Musica per occhi - Marena Rooms Gallery

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Musica per occhi - Marena Rooms Gallery
Guido Alfs, Paolo Maggis, Moritz Schleime
Musica per occhi
a cura di Claudia Praderio
testo critico di Gabriella Serusi
10 luglio - 29 settembre 2007
RE-THINKING BERLIN
Testo Critico
di Gabriella Serusi
Dedicato ad Annetta
Dedicated to Annetta
Franca Pastore e Alesssandro Marena
Questo catalogo è stato pubblicato per la mostra personale di
Guido Alfs, Paolo Maggis, Moritz Schleime:
This catalogue was published for on the occasion of the exhibition of
Guido Alfs, Paolo Maggis, Moritz Schleime:
Musica per occhi 17 Luglio – 29 Settembre 2007 Marena Rooms Gallery
a cura di / curated by: Claudia Praderio
Testi / Texts: Gabriella Serusi
Traduzione / Translation: studio Melchior
Stampa / Print: Grafiche Ferrero - Torino
Editore / Publischer: Marena Rooms Gallery
Consulenza legale / Legal consultant: studio legale Paolo Emilio Ferreri
La cultura della società dei consumi riguarda piuttosto
il dimenticare che non l’imparare.a
Ripensare il Paesaggio
Fra le tante metropoli del nostro mondo globalizzato, Berlino rappresenta un caso piuttosto unico nel panorama europeo. Ultima fra le città
del Vecchio Continente ad essersi liberata dalle catene della Seconda
Guerra Mondiale, la capitale della Germania riunificata è oggi un luogo che appare sostanzialmente orfano del suo passato. In nessun’altra
grande città (né Parigi né Londra possono in tal senso competere)
si avverte così forte la sensazione di trovarsi in un territorio ferito,
segnato dalla violenza, attraversato dalla storia eppure tanto alacremente proiettato in un futuro di gioiosa e inarrestabile costruzione e
ricostruzione. Non ci sono rovine a Berlino, almeno non del tipo di cui
parla l’antropologo francese Marc Augè: quelle che colpiscono per “la
loro capacità di fornire il senso del tempo senza riassumere la storia
e senza concluderla nell’illusione del sapere.”b Neanche la caduta del
Muro – con tutto quello che ha significato nel 1989 il crollo di una
frontiera artificiale che per ventotto anni ha diviso in due la capitale,
facendo dell’Ovest una Bengodi del consumismo e dell’Est una sconfinata periferia fredda e austera – è riuscita a produrne di durature.
Come dar torto allora ad Augè quando scrive che “la storia futura non
produrrà più rovine perché non ne ha il tempo.” Quel che resta di un
evento epocale del nostro secolo, dopo che i suoi brandelli sono stati
venduti a turisti di tutte le nazionalità, è poco più di un muretto su cui
si può passeggiare circondati da altri muri, più recenti e meno tristi
grazie ai graffiti che li abbelliscono come opere d’arte a cielo aperto.
Se Berlino, fra le capitali europee, è considerata oggi, la più dinamica,
eccentrica, alternativa, stupefacente e al tempo stesso la più vivibile, è
perché questa città è in larga misura un cantiere sperimentale in tutti
i sensi, un laboratorio ed un museo insieme. Per chi ha visitato recentemente la celebre Potsdamerplatz – la piazza dove passava il Muro,
ora scenario ultramoderno segnato dalla verticalità degli edifici, tra
cui spicca il mostro di vetro progettato da Renzo Piano per il gruppo
Mercedes-Benz – non sarà difficile farsi un’idea del carattere mutante
di questa metropoli sul cui corpo, stimati professionisti del calibro di
Renzo Piano, Sir Norman Foster, Frank Gehry, Peter Eisenman e Daniel Liebeskind, continuano a scrivere pagine importanti della Storia
dell’Architettura contemporanea. In nessun altro luogo i rapporti fra
città, società e arte sono così saldamente coesi e in nessun’altra parte
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del Vecchio Continente è così serrato il testa a testa fra la forza del
passato e la volontà del suo oblio. Si direbbe che, sospesa fra orrore
della decostruzione e ansia di ri-costruzione, Berlino viva in un eterno
e vulnerabile presente.
La disponibilità di spazi e di edifici vuoti (la sua superficie misura otto
volte quella di Parigi e ospita solo tre milioni e mezzo di abitanti), i
costi relativamente bassi di mantenimento e affitto di queste strutture ereditate dal passato, il desiderio del “nuovo”, i forti investimenti
nazionali ed internazionali qui confluiti, hanno funzionato magnificamente da magnete per tutte quelle persone in cerca di novità, libertà
e diversità. Non è un caso che dagli anni novanta in poi, siano confluiti
in questa regione dell’Europa professionisti, eccentrici e creativi di
ogni genere provenienti da tutte le parti del mondo. Artisti di fama
internazionale come Tacita Dean, Monica Bonvicini, Olafur Eliasson,
Janet Cardiff, John Bock, Thomas Demand, Franz Ackerman hanno
trovato qui una nuova casa e un nuovo modo di vivere e lavorare. Le
loro opere, i loro progetti artistici, le ricerche che conducono, parlano e si nutrono di questo “caos” pieno di forma e di sostanza. Per
certi versi, questa fase a-storicac in cui è entrata la città, garantisce
la conservazione di quei valori di vitalità, plasticità, centralità diffusa,
a-tipicità, mobilità, melting pot linguistico che sono al tempo stesso le
formule attrattive delle metropoli globali ed il loro tallone d’Achille.
Ripensare l’Arte
Ciò che oggi sta accadendo a Berlino dal punto di vista dell’arte (della produzione, della fruizione e del mercato) è la logica conseguenza
di quanto abbiamo brevemente accennato precedentemente. L’arte
– che è sempre anche fenomeno sociale oltre che estetico – riflette nella pluralità dei linguaggi, nella differenza delle metodologie, nel
cross-over dei generi, nella commistione di passato e presente, quegli
slanci, quella confusione e quella vitalità caotica che già caratterizza
la morfologia urbana. Se è sempre più difficile aggiornare la lista del
numero di artisti, di studi (più di 400), di gallerie e di musei votati al
contemporaneo che nella città sono una realtà ben evidente dopo il
crollo del Muro, più semplice è invece constatare come la riunificazione delle due Germanie e l’occidentalizzazione dell’ex DDR abbia
accelerato nell’arte il processo di contaminazione ed ibridazione dei
linguaggi. Markus Draper (1969), attivo a Berlino, utilizza nell’elaborazione dei suoi lavori, media diversi, pittura, collage, fotografia, giornali;
tutto concorre a creare una certa idea di paesaggio. Per la maggior
parte dei giovani artisti, il confronto con il nazionalsocialismo, presente ad esempio nelle opere di autentici mostri sacri come Hans Haacke, Anselm Kiefer e Joseph Beuys, appartiene al passato. Nella scena
artistica attuale si va delineando invece una «nuova interiorità» che si
occupa di mondi in reciproca collisione. Essere nel “villaggio globale”
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significa aderire o criticare non solo gli stili di vita ma anche i modelli
linguistici e comportamentali prodotti in seno a una società. Penso
alle mappe mentali di Franz Ackerman e leggo, dietro l’esplosione del
colore, l’isteria collettiva celata appena oltre la facciata di un mondo
organizzato e controllato secondo regole precise. Penso ad artisti giovani come Tino Seghal e Thomas Scheibitz che, nella Biennale di Venezia del 2005, con le loro rispettive performance immateriali e pitture
generate dalla commistione fra osservazione della realtà, immagini popolari e design, abitano lo spazio vasto e fluttuante del dialogo, dello
scambio e della trasformazione contemporanea. Dopo un decennio
(gli anni ‘70) di rigorosità minimale e di austerità espressiva che ha
prodotto essenzialmente artisti e opere fortemente impegnate e interessate all’astrazione ed all’aspetto concettuale dell’arte, i parenti più
prossimi di questa nuova generazione sono stati i Neue Wilden, fautori di un’arte concentrata sull’uomo e sulle sue conflittualità interiori ma
anche intrisa di sensualità profonda connessa alla vita quotidiana ed
ai suoi tormenti. “La pittura era così all’inizio di un’autotematizzazione
della propria esistenza”, scriveva Armin Wildermuth nel 1984d a proposito dei lavori pittorici dei berlinesi Fetting, Middendorf, Zimmer e
di altri come loro che sulla matericità delle textures e sulla gestualità
potente avevano costruito un nuovo stile pittorico ed un emozionante
alfabeto di segni.
La pittura tornava a farsi figurativa e le possibilità di un linguaggio, classico fra i classici, sprigionavano di nuovo un’energia vitale profonda ed
autentica in grado di influenzare le generazioni successive. Dagli anni
novanta in poi però qualcosa è cambiato. L’arte tedesca che vanta nelle città di Lipsia, Dresda e Berlino, tre nodi fondamentali della Nuova
Scuola di Pittura, ha assorbito i profondi cambiamenti strutturali, politici ed economici e ha cominciato a navigare in direzione di una contaminazione sempre più massiccia con altri linguaggi propri della cultura
globale; pop, cinema, pubblicità, design, fumetto e quant’altro si possa
ascrivere all’universo della comunicazione di tutto il mondo, rivisitati
comunque e sempre in chiave e in stile assolutamente originali.
Prendiamo ad esempio un artista come Neo Rauch (1960), autentica
star insieme a Matthias Weisher (1973) della nuova corrente pittorica di Lipsia. Nei suoi quadri, prevalentemente di grandi dimensioni,
l’incontro tra elementi della grafica pubblicitaria e del fumetto ed
elementi del Realismo Socialista riporta al passato della Repubblica
Democratica Tedesca. Molte trame di azioni rappresentate dall’artista, simili a tanti tasselli scollegati di un collage, rappresentano scene
della vita di tutti i giorni cristallizzate in una luce surreale.
Veniamo ora agli artisti invitati alla mostra collettiva Musica per occhi,
un percorso per immagini che desidera essere un contributo aggiuntivo a quanto si è già detto, scritto e visto in molte esposizioni pubbliche
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e private dedicate alla pittura internazionale di ultima generazione:
un linguaggio che appare sempre più espanso e meticcio, più aperto
alle contaminazioni con l’architettura, il paesaggio, la realtà e il mondo dei consumi ma che non dimentica l’essere umano, anche quando
quest’ultimo è vittima e carnefice di se stesso. Due degli artisti sono
tedeschi, Guido Alfs e Moritz Schleime; Paolo Maggis è milanese, ma
da qualche tempo si è trasferito a vivere e lavorare a Berlino. Niente
di nuovo sotto il sole: il “nomadismo culturale” è alla base della crescita dell’individuo-artista globale ed è il fondamento di un aggiornato
concetto di esperienza. “Un buon consumatore è un avventuriero che
ama gli imprevisti.”e Oggi l’artista è – proprio come il cittadino globale
di cui parla Bauman – fruitore onnivoro di forme e generi culturali diversissimi, alti e bassi, colti e popolari, divulgativi come la musica ed il
fumetto o elitari come il cinema d’autore e la Storia dell’Arte.
Il romanzo di formazione di questi artisti è un complesso coacervo di
esperienze individuali e condivisioni collettive in un tempo che va veloce e che con la storia ha voglia di intrattenere un rapporto vero ma
discontinuo. Nelle loro opere il dato personale si mescola con quello
pubblico, la realtà con la finzione grottesca, la narrazione con la folgorazione di un’immagine lucida, il sogno con la fantasia surreale, il
quotidiano banale con lo straordinario. Il mondo non si può affrontare di petto, questo è ciò che nel complesso queste opere sembrano
suggerire. Bisogna inventare nuovi codici di lettura utili a decodificare
un’arte che, dietro le figure retoriche dell’ironia, del sarcasmo e del
grotesque, cela una presa di distanza psicologica dai fatti della vita.
GUIDO ALFS
L’ingresso di Guido Alfs sulla scena pittorica è un fatto piuttosto recente. L’artista – oggi trentacinquenne – si è trasferito a Berlino solo
nei primi anni ’90, per esercitare la libera professione di designer indipendente, dopo aver compiuto studi in design industriale e poi in
filosofia ad Amburgo. Sin dalle prime mostre collettive nel 2006, Guido Alfs realizza una serie di lavori ad olio intensamente drammatici e
cupi, carichi di laica religiosità e a tratti pervasi da un oscuro senso di
sconfitta dell’uomo. La sua pittura, in un certo senso tradizionale per
la scelta dei temi pseudo storici (Der Flugtag), mitici (Herr und Frau
Gott), di tradizione popolare (Die Dareichen), d’ambientazione realistica e quotidiana, si inserisce in una linea estetica che dal Romanticismo Tedesco mutua l’interesse per l’aspetto spirituale e psicologico
dell’arte, per alcuni effetti stilistici e per l’attenzione ai dettagli esecutivi, evidenti soprattutto nelle scene con paesaggio. Opere come O.T.
e In meiner Sänfte evidenziano il carattere enigmatico dello sguardo
di Alfs, incline a cogliere il lato misterioso e straniante della natura e
dell’individuo umano. Si tratta di scene allegoriche in cui la mostruosità fa il suo ingresso sotto forma di esseri vagamente deformi, sdop6
piati, alienati da se stessi e poi inseriti in un paesaggio dai toni poco
rassicuranti, pervaso di una luce livida e carica di inquietudine. Atmosfere cupe, allucinate, vagamente surreali e apocalittiche incorniciano
i gesti ed i soggetti rappresentati, conferendo alle opere un aspetto
fortemente onirico e premonitivo. Il dato della follia collettiva e dell’inconscio cresce a dismisura nelle pitture d’ambientazione quotidiana e
realistica in cui l’essere umano è presentato come autentica minaccia
per se stesso e per i suoi simili. In Wir haben Ihn!/noi abbiamo Lui!, un
uomo giovane in abito da lavoro, simile ad un manichino senza vita,
si prepara a compiere probabilmente un’azione nefasta, non sapendo d’essere lui stesso vittima di una congiura superiore ordita ai suoi
danni. Sospese fra realismo psicologico e allucinazione fantastica, segnate da massicce dosi di grottesco, le pitture di Alfs sono sempre
metafore visive di un presente buio e disturbato, segnato dalla solitudine e dalla violenza cieca. Le pennellate fluide, i cromatismi terrosi,
le textures liquide, il ricorso ad effetti di luminosità improvvisa, sono
elementi che l’artista utilizza nei quadri con sapienza per elevare il
tono drammatico ed epico di scene di per sé quotidiane e familiari. È
a questo punto che si legge fra le righe una volontà critica e polemica
dell’autore verso la storia e verso un presente defraudato ormai del
lato umano, razionale e benigno.
MORITZ SCHLEIME
Il giovane Moritz Schleime si pone in quella nuova tendenza pittorica tedesca che, con la denominazione di Nuovo Realismo Berlinese, considera il medium della pittura come uno spazio aperto, come
un’interfaccia di altri linguaggi che della cultura giovanile sono dirette
emanazioni. Il nostro artista ha solo ventinove anni, una formazione da
grafico e una grande passione per la musica post punk e rock, quella
– per intenderci – che negli ultimi anni ha fatto la fortuna di modeste
o superbe rock band femminili animate da eroine eternamente adolescenti, truccatissime e disinibite, fanatiche della seduzione e del look
più che della chitarra o della voce. L’immaginario contemporaneo di
Schleime si nutre d’immagini, suggestioni, elementi, provenienti dal
gran flusso di informazioni mediatiche connesse con gli stili di vita, le
abitudini e la cultura di una generazione cresciuta con MTV, videogames, fumetto e cinema di genere, manga, etc…
L’artista, originario di Berlino Est, rielabora e utilizza queste fonti iconologiche in un’architettura visiva complessa e critica in cui il rimando
letterario non è mai platealmente narrativo. Il riferimento all’attualità, al dato storico e culturale entra nelle scene dipinte come sfondo,
come presupposto iniziale del lavoro, per evolversi subito dopo in ricerca pittorica tout court. Schleime si serve di una tavolozza di colori
acidi e lisergici: gialli, verdi e blu tanto accesi da diventare quasi fluorescenti; disegna campiture cromatiche quasi al limite dell’astratto,
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concede alle textures di espandersi sulla tela in sgocciolature. Così
facendo, cancella dalle opere ogni effetto mimetico e naturalistico.
Lovebeat e Winner of the day, due oli di grandi dimensioni, assomigliano più a piccoli incubi realistici venati di romanticismo decadente
che a scene rintracciabili nella realtà. La vita dei protagonisti appare
spiata attraverso uno schermo televisivo, modellata secondo i canoni
del consumismo sfrenato, così da giungere allo spettatore distante e
favolosa proprio come i sogni o i videoclip musicali. In Lovebeat, una
rock band di giovanissime, vestite di aggressività e seduzione, divide la scena con animaletti da cartoon disneyano, favoleggiando una
situazione paradossale e surreale in cui l’ironia pungente dell’artista
è maliziosamente esercitata per sciogliere ogni dubbio di giudizio. In
Winner of the day, un gruppo di ragazzi celebra a duro prezzo la vittoria di un evento (quale? forse della caduta del Muro). È proprio in
questo lavoro che s’insinua chiaramente la minaccia di una violenza
subdola che arriva dall’esterno per trasformare questi giovani eroi in
antieroi disillusi, vittime di una storia assurda e priva di senso logico.
PAOLO MAGGIS
Sin dai suoi primi lavori sui lottatori, Paolo Maggis dimostra di essere
interessato, più d’ogni altra cosa, ad indagare le potenzialità e i limiti
del linguaggio pittorico. Questo medium, la sua autonomia espressiva, la sua valenza mitopoietica diventa via via il perno di una ricerca
intorno alla quale modellare figure, simulare scene di vita quotidiana,
creare atmosfere. Maggis indaga l’immaginario contemporaneo; parte
da esistenze simili e vicine alle sue: prima le fotografa e poi, in un lungo processo di elaborazione si disfa di quelle immagini per navigare
in direzione di una pittura libera e gestuale, niente affatto mimetica
e oltremodo ricca di sfumature psicologiche. Abbandonando ogni
obiettivo descrittivo, questi nuovi nuclei di figurazione puntano tutto
sull’aspetto emotivo ed interiore dei personaggi, secondo un’attitudine che avvicina il lavoro di Paolo a quello di certi grandi della pittura
tedesca e inglese come Baselitz e Bacon. Più che mai in questa ricognizione della vita e della realtà contemporanea, il corpo diviene silloge e termine di paragone del mondo, opaca e impenetrabile scrittura
di pensiero, segno e segnale di un tempo freddo e oscuro. La priorità
figurativa si comprende magnificamente osservando le stesure piatte
di colore che diventano, in opere come Balloon’s Boy, Wrestlers, Fuck
it o Examination of the heart, sfondi scuri o lisergici dai quali i corpi
emergono con prepotenza, segnati da pennellate robuste e materiche,
da cromatismi contrastanti e antinaturalistici. Maggis riesce a creare,
con i soli strumenti dello sguardo e del pennello, un mondo profondo
e sconcertante, mai consolatorio e sempre inquietante. In Balloon’s
Boy, un uomo, forse un ragazzo, buca come un proiettile lo spazio
buio e materico della pittura, dirigendo uno sguardo penetrante in
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direzione dello spettatore mentre con un braccio sospeso nell’aria
solleva un pallone. Tutto si gioca, nel quadro, in termini di luminosità
e oscurità, secondo un’antica legge della pittura che riconosce nella
luce, nel colore e nella forma i presupposti di partenza di questo linguaggio. Examination of the heart è una perfetta metafora dei nostri
tempi, una lettura al vetriolo del presente, visto e sentito come agonia
collettiva, come condizione di malattia, evocata qui dalla figura di un
ragazzo a torso nudo, punteggiato da fili cardiometrici. L’esame del
cuore – pare suggerire il quadro – è il primo step per misurare lo stato
di salute di un corpo ed è anche il principale strumento di diagnosi
della malattia. Ma è in Wrestlers, uno dei lavori più belli presentati in
mostra, che s’intuisce la vera natura della ricerca espressiva di questo
giovane e talentuoso pittore milanese non ancora trentenne. Un fondo buio, rischiarato dalle evanescenze di un azzurro elettrico e visivamente potente, accoglie le figure di due lottatori dal fisico muscoloso
ed aitante. La forza del dipinto è tutta contenuta in quella posa enigmatica e chiusa, forse una stretta mortale o forse un abbraccio compassionevole. Ripiegate su se stesse, le figure raccontano di un altro
campo di battaglia, fuori dei limiti del ring, oltre le regole stabilite del
gioco. È la vita così com’è per tutti noi: un agone, una terra di nessuno,
un teatro dell’assurdo.
a Zygmunt Bauman, Dentro la globalizzazione. Le conseguenze sulle persone, 1999, Editori
Laterza.
b Marc Augè, Rovine e macerie. Il senso del tempo, 2004, Ed. Bollati Boringhieri.
c “ Come conseguenza di questo livellamento anche l’aura storica si affievolisce; la città
sembra svincolarsi dai riferimenti del passato per entrare in una fase a-storica.” Alessandra Pace, Berlino e il ritorno del nuovo, in Metropolitanscape. Paesaggi urbani nell’arte
contemporanea, a cura di Marco Di Capua, Giovanni Iovane, Lea Mattarella, cat. 2006,
Silvana Editore.
d Armin Wildermuth, La crisi dell’interpretazione, Flash Art Italia, Marzo/Aprile 1984.
e Zygmunt Bauman, Dentro la globalizzazione. Le conseguenze sulle persone, 1999, Editori
Laterza.
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RE-THINKING BERLIN
Crtical essay
by Gabriella Serusi
The culture of consumer society is mostly about
forgetting not learning.a
Rethinking the Landscape
Of the many metropolises in our globalized world, Berlin is a rather
unique case within the panorama of Europe. The last city in the Old
Continent to be liberated from the yoke of the Second World War,
the capital of reunified Germany is now a place that seems to be essentially orphaned from its past. In no other large city (neither Paris
nor London can contend in this sense) is there such a strong feeling
of being in a wounded territory, one that is marked by violence and
crossed through by history and yet one that has been so quickly projected into a future of joyous and unstoppable construction and reconstruction. There are no ruins in Berlin, at least not the sort that
French anthropologist Marc Augè talks about: ruins that have “an aptitude for making time without summing up history or concluding it
in the illusion of knowledge.”b Not even the fall of the Wall was able
to produce any lasting ruins despite the significance of this event in
1989: the fall of an artificial frontier that had divided the capital for 28
years, rendering the West a consumerist land of plenty and the East
an infinite cold and austere periphery. So how can we blame Augè
for saying that “future history will no longer produce ruins because
it does not have time.” After selling off bits and pieces to tourists of
all nationalities, what remains of an epochal event in our century is
nothing more than a small wall that you can walk on surrounded by
other, more recent and less sorrowful walls thanks to the graffiti that
embellishes them like outdoor works of art. If Berlin is now considered
to be the most dynamic, eccentric, alternative, amazing and also the
most livable city of all the European capitals, it is because this city is,
to a large extent, an experimental workshop in all senses of the term,
it is both a laboratory and a museum at the same time. Anyone who
has recently been to the famous Potsdamerplatz – the square that
was bisected by the Wall and is now an ultramodern scene of highrise buildings, including the glass monster designed by Renzo Piano
for the Mercedes-Benz group – can easily see the changing nature of
this metropolis on whose body highly regarded professionals of the
caliber of Renzo Piano, Sir Norman Foster, Frank Gehry, Peter Eisenman and Daniel Liebeskind, continue to write important pages of the
History of Contemporary Architecture. In no other place are the relationships between city, society and art so firmly cohesive, and in no
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other part of the Old Continent is the conflict between the power of
the past and the desire to forget it so tight. You could say that Berlin
is living in an eternal and vulnerable present, suspended between the
horror of deconstruction and the angst of reconstruction.
The availability of space and empty buildings (Berlin has a surface area
that is eight times bigger than Paris and yet it has only 3,500,000 inhabitants), the relatively low rentals and maintenance costs for these
buildings inherited from the past, the desire for something “new”, and
the heavy national and international investments that have flowed
here have drawn in like a magnet everyone who is looking for novelty,
liberty and diversity. It is not by chance that all sorts of professionals,
eccentrics and creative types from all over the world have been converging in this area of Europe since the 1990s. Internationally famous
artists such as Tacita Dean, Monica Bonvicini, Olafur Eliasson, Janet
Cardiff, John Bock, Thomas Demand and Franz Ackerman have found
a new home and a new way of living and working here. Their work,
their artistic projects and their research speak about and are nurtured
by this “chaos” full of form and substance. To some extent, this a-historicc phase that the city has entered will ensure that the values of vitality, plasticity, diffuse centrality, atypicality, mobility and linguistic
melting pot, all of which are both the attraction and the Achilles heel
of global metropolises, will be preserved.
Rethinking Art
What is happening in Berlin today from the standpoint of art (production, enjoyment and market) is the logical consequence of what we
touched upon above. Art – which is always a social as well as an aesthetic phenomenon – reflects those impulses, that confusion and that
chaotic vitality that already characteristic of urban morphology in the
plurality of the languages, the difference in methodologies, the crossover of genres and the mingling of past and present. If it is becoming
increasingly difficult to keep updating the list of the number of artists,
studios (over 400), galleries and museums devoted to contemporary
art and which are very evident in the city since the fall of the Wall, it is
easier to see how the reunification of the two Germanys and the westernization of the former GDR have accelerated the process of contamination and hybridization of language in art. Markus Draper (1969),
working in Berlin, uses different media, painting, collages, photography, newspapers to create his works; everything contributes to create
a certain idea of landscape. For most young artists, the conflict with
nationalsocialism, which can be seen in the works of authentic mythical figures such as Hans Haacke, Anselm Kiefer and Joseph Beuys, belongs to the past. Rather, a “new interiority” and an interest in spheres
of experience that collide with one another are emerging in the art
scene. Being in the “global village” means supporting or criticizing not
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only lifestyles but also the linguistic and behavioral models produced
within a society. I am thinking of the mental maps of Franz Ackerman
and behind the explosion of color, I see the collective hysteria barely
concealed behind the facade of a world that is organized and controlled by a set of precise rules. I am thinking of young artists such as
Tino Seghal and Thomas Scheibitz who exhibited at the 2005 Venice
Biennale with their respective ethereal performances and paintings
generated by mingling the observation of reality, folk images and design and who live in the vast and fluctuating space of dialog, exchange
and contemporary transformation, After a decade (the 1970s) of minimalist rigor and expressive austerity that essentially produced artists
and works that were strongly involved and interested in abstraction
and the conceptual aspect of art, the closest relatives of this new generation were the Neue Wilden, proponents of an art that was focused
on man and his internal conflicts but also imbued with a profound sensuality associated with everyday life and its torments. “Painting was
like this at the beginning of an autothematization of its own existence”,
wrote Armin Wildermuth in 1984d about the paintings of Berlin artists
Fetting, Middendorf, Zimmer and others like them who had created a
new style of painting and an emotional alphabet of signs on the materiality of textures and strong gestural expressiveness.
Painting had once again become figurative and the possibilities of a
language, the most classic of classics, released once again a profound
and authentic vital energy that could influence the next generations.
Something changed, though, from the 1990s and on. The German art
proudly produced in the cities of Leipzig, Dresden and Berlin, the three
hubs of the New School of Painting, has absorbed the profound structural, political and economic changes and has started to navigate
toward a growing massive contamination with other languages from
the global culture; pop, cinema, advertising, design, cartoons and anything else that can be attributed to the universe of global communication, but revisited and always in an absolutely original vein and style.
Take an artist such as Neo Rauch (1960), for example, who together
with Matthias Weisher (1973) is a true star of the new painting trend
in Leipzig. In his predominantly large-sized paintings, the intersection
between elements of advertising graphics and cartoons and elements
of Socialist Realism is reminiscent of the past of the German Democratic Republic. Many of the threads of actions represented by the
artist, similar to the many disconnected pieces of a collage, represent
scenes of everyday life crystallized in a surreal light.
Let’s look now at the artists invited to the collective show Musica per
occhi, a journey through painting that is meant to contribute further
to what has already been said, written and seen in many public and
private exhibitions devoted to the latest generation of international
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painting: a language that seems more widespread and hybrid, more
open to contamination with architecture, landscape, reality and the
world of consumerism but one that does not ignore the human being, even when this human being is the victim and torturer of himself.
Two of the artists, Guido Alfs and Mortiz Schleime, are German; Paolo
Maggis is from Milan but has been living and working in Berlin for
a while. This is nothing new: “cultural nomadism” is the basis for the
growth of the global individual-artist and is the foundation of an updated concept of experience. “A good consumer is an adventurer who
likes the unexpected.”e Just like the global citizen that Bauman talks
about, the artist is now an omnivorous consumer of very diverse forms
and cultural genres that can be high and low, cultured and folk, popular like music and cartoons or elitist such as art cinema and the History of Art.
The training ground for these artists is an accumulated complex of
individual and collectively shared experiences in a time that moves
quickly and wants to entertain a real but intermittent relationship with
history. Their works mix personal elements with public elements, reality with grotesque fiction, narration with the sudden flash of a playful
image, dreams with surreal fantasy, the ordinary everyday life with
the extraordinary. You cannot face the world head on, which is what
overall these works seem to suggest. We need to invent new reading
codes to decode an art which, behind the rhetorical figures of irony,
sarcasm and the grotesque, conceals a psychological distancing from
the facts of life.
GUIDO ALFS
Guido Alfs entered the painting scene only very recently. The artist, who is now 35, moved to Berlin at the beginning of the 1990s to
be a freelance designer after finishing his studies in industrial design
and later in philosophy in Hamburg. Since his first collective shows in
2006, Guido Alfs has been creating a series of intensely dramatic and
somber oil paintings, full of secular religiosity and at times pervaded
by an obscure sense of the defeat of man. His painting, which is traditional in a certain sense due to the choice of subjects that are pseudo
historic (Der Flugtag), mythical (Herr und Frau Gott), folkloric (Die Dareichen) and placed in realistic and everyday settings, belongs to an
aesthetic line which borrows from German Romanticism the interest in
the spiritual and psychological aspect of art, some stylistic effects and
the attention to the creative details, which can be seen mainly in the
landscapes. Works such as O.T. and In meiner Sänfte show the enigmatic nature of Alfs view, which tends to capture the mysterious and
estranged side of nature and man. These are allegoric scenes in which
monstrosity makes its entrance in the form of beings that are vaguely
deformed, torn apart and alienated from themselves and inserted in
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a landscape of disturbing colors, pervaded by a pale light and full of
restlessness. Somber, haunted atmospheres that are vaguely surreal
and apocalyptic frame the gestures and subjects represented, conferring a strong dreamlike and foreboding quality to the work. The
element of collective madness and the subconscious grows out of all
proportion in the paintings with their everyday and realistic settings,
in which the human being is presented as a real threat to himself and
mankind. In Wir haben Ihn!/noi abbiamo Lui!, a young man in work
clothes, like a lifeless mannequin, is getting ready to perform a probably evil act, not knowing whether he himself is the victim of a higher
conspiracy plotted at his expense. Suspended between psychological
realism and imaginary hallucination and marked by massive doses of
the grotesque, Alfs’ paintings are always visual metaphors for a dark
and disturbed present, marked by solitude and blind violence. The
fluid brushstrokes, the earthy colors, the liquid textures, the use of unexpected light effects are all elements that the artist skillfully uses in
his paintings to heighten the dramatic and epic tone of everyday and
familiar scenes. It is here where you can read between the lines the
critical and controversial will of the artist toward history and toward
a present that has by now been stripped of its human, rational and
benign side.
MORITZ SCHLEIME
The young Moritz Schleime is part of the new German painting trend
known as the New Berlin Realism and which considers the medium of
painting as an open space, an interface to other languages which are
direct emanations of a young culture. Our artist is only 29, was trained
as a graphic designer and is a great fan of post-punk and rock music,
or more specifically the music which has recently made the fortunes
of average or superb female rock bands led by eternally adolescent,
heavily made up and uninhibited heroines who are more concerned
with seduction and how they look than with the guitar or their voices.
The contemporary imagination of Schleime is nurtured on images,
suggestions and elements deriving from the huge flow of information
from the media associated with the lifestyle, customs and culture of
a generation that grew up on MTV, videogames, cartoons and genre
cinema, manga, etc…
The artist, who comes from East Berlin, recreates and uses these iconological sources in a visually complex and critical architecture in which
the literary reference is never blatantly narrative. The reference to
current events, the historic and cultural element enters into the scene
painted as background, as the initial outline of the work, to evolve immediately afterwards into research, period. Schleime uses a palette
of acid, lysergic colors: vivid yellow, green and blue which become
almost fluorescent; he draws colorful background paintings that are
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almost at the limit of abstractionism, allows textures to extend over
the canvas in droplets. In doing so, he eliminates any mimetic and naturalistic effect from the works. Lovebeat and Winner of the day, two
large oil paintings, are more reminiscent of small realistic nightmares
pervaded with decadent romanticism than scenes that are rooted in
reality. It seems as if we are eavesdropping on the life of the subjects
through a television screen, a life that is modeled on the canons of
uncontrolled consumerism, so that they appear to the spectator as
remote and fabulous just like dreams or music videos. In Lovebeat, a
rock band of very young girls aggressively and seductively dressed
shares the scene with Disneyesque cartoon animals, depicting a paradoxical and surreal situation in which the artist maliciously exercises
his sharp irony to remove any doubt of judgment. In Winner of the day,
a group of boys celebrates the hard-won victory of an event (which?
the fall of the Wall maybe). It is precisely in this work that the threat
of devious violence from the outside is clearly insinuated to transform
these young heroes into disillusioned antiheroes, victims of an absurd,
senseless history.
PAOLO MAGGIS
Since his first works about wrestlers, Paolo Maggis shows that he is
mainly interested in exploring the possibilities and limits of pictorial
language. With its autonomy of expression and mythical-poetic valency, this medium is gradually becoming the lynchpin around which the
artist seeks to model figures, simulate scenes of everyday life and create atmospheres. Maggis explores the contemporary imagination; he
starts with existences similar and close to his own: he first photographs
them and then, in a long process of development, he disposes of those
images to navigate toward a painting style that is free and gestural,
not at all mimetic and extremely rich in psychological nuances. Abandoning any descriptive objective, these new nuclei of figures direct
everything onto the emotional and internal aspect of the characters,
with a talent that brings Paolo’s work close to certain great German
and English painters such as Baselitz and Bacon. More than ever in
this acknowledgement of life and contemporary reality, the body becomes an anthology and term of comparison of the world, opaque
and impenetrable setting down of thought, sign and signal of a cold
and obscure time. The figurative priority is marvelously understood by
looking at the flat coats of color which, in works such as Balloon’s Boy,
Wrestlers, Fuck it or Examination of the heart, become dark or lysergic backgrounds from which the bodies emerge powerfully, marked by
strong and material brushstrokes and by contrasting, antinaturalistic
colors. Using only his observation and a brush, Maggis succeeds in
creating a profound and disconcerting world, which is never comforting and is always ominous. In Balloon’s Boy, a man, or perhaps it is a
15
boy, punctures the dark and material space of the painting like a projectile, directing a penetrating gaze at the spectator while an arm suspended in the air carries a ball. In the picture, everything is played in
terms of luminosity and obscurity in keeping with an old law of painting which recognizes that the starting premise of this language is in
light, color and form. Examination of the heart is a perfect metaphor
for our times, a reading on the vitriol of the present, which is seen and
felt as a collective agony or an illness, evoked here by the figure of a
naked boy, punctured by cardiometric wires. The painting seems to
suggest that examining the heart is the first step to determining the
health of a body and it is also the main tool for diagnosing the illness.
However, it is in Wrestlers, one of the most beautiful works on display
in the exhibition, where you can see the true nature of the search for
expression by this young, talented painter from Milan, who is not yet
30 of age. A dark background, lightened by the evanescence of an
electric and visually powerful blue, bathes the figures of the two wrestlers with the muscular and sturdy bodies. The power of the painting
is contained entirely within that enigmatic and enclosed pose, which
is perhaps a mortal hold or maybe a compassionate embrace. Bent
over each other, the figures recount the story of another battlefield
outside the limits of the ring and beyond the established rules of the
game. This is what life is like for all of us: an agony, a no-man’s land, a
theater of the absurd.
GUIDO ALFS ARTWORKS
OPERE
WORKS
a Zygmunt Bauman, Inside Globalization. The Repercussions on People, 1999, Editori Laterza.
b Marc Augè, Ruins and Rubble. The sense of Time, 2004, Ed. Bollati Boringhieri.
c “As a result of this leveling, even the historic aura fades; the city seems to disengage itself
from the references from the past to enter into an a-historic phase.” Alessandra Pace, Berlin and the return of the new, in Metropolitanscape. Urban landscapes in contemporary
art, by Marco Di Capua, Giovanni Iovane, Lea Mattarella, cat. 2006, Silvana Editore.
d Armin Wildermuth, The Crisis of Interpretation, Flash Art Italia, Marzo/Aprile 1984.
e Zygmunt Bauman, Inside Globalization. The Repercussions on People, 1999, Editori Laterza.
16
17
“Wir haben Ihn!” L’abbiamo in pugno! 2007, Olio su Tela, 100 x 80 cm
We’ve got you! 2007, Oil on Canvas, 39.4 x 31.5 in
18
19
“O.T.” Senza parole, Olio su Tela, 80 x 60 cm
Without words, Oil on Canvas, 31.5 x 23.6 in
20
21
“Schreckmann” Uomo mostruoso, Olio su Tela, 80 x 60 cm
Monsterman, Oil on Canvas, 31.5 x 23.6 in
22
23
“Schrankmann” L’uomo gigante, Olio su Tela, 80 x 60 cm
Giant man, Oil on Canvas, 31.5 x 23.6 in
24
25
“Herr und. Frau Gott” Signore e Signora Gott, Olio su Tela, 80 x 60 cm
Mistress and Mister Gott, Oil on Canvas, 31.5 x 23.6 in
26
27
“Tram im Tran” Tram nel grasso, Olio su Tela, 80 x 60 cm
Tram in the oil, Oil on Canvas, 31.5 x 23.6 in
28
29
“In meiner Sänfte” Nel mio palanchino, Olio su Tela, 80 x 60 cm
In my palanquin, Oil on Canvas, 31.5 x 23.6 in
30
31
“Die Dareichen” I Dareichen, Olio su Tela, 80 x 60 cm
The Dareichen, Oil on Canvas, 31.5 x 23.6 in
32
33
“Der Flugtag” Il giorno del volo, Olio su Tela, 80 x 60 cm
The flight day, Oil on Canvas, 31.5 x 23.6 in
34
35
PAOLO MAGGIS ARTWORKS
OPERE
WORKS
37
“Wrestlers” Lottatori, Olio su Tela 160 x 180 cm,
Wrestlers, Oil on Canvas, 63 x 71 in
38
39
“Ballon’s boy” Ragazzo con il palloncino, Olio su Alluminio, 30 x 30 cm
Ballon’s boy, Oil on Aluminium, 11.8 x 11.8 cm
40
41
“Examination of the heart” Esame del cuore, Olio su Tela, 90 x 120 cm
Examination of the heart, Oil on Canvas, 35.4 x 47 cm
42
43
“Fuck it!” Fottilo!, Olio su Tela, 50 x 50 cm
Fuck it!, Oil on Canvas, 19.7 x 19.7 cm
44
45
“No title” Senza titolo, Olio su Tela, 40 x 50 cm
No title, Oil on Canvas, 15.7 x 19.7 cm
46
47
“When you were young” Quando eri giovane, Olio su Tela, 170 x 180 cm
When you were young, Oil on Canvas, 67 x 71 in
48
49
“Wrestler” Lottatore, Olio su Tela, 120 x 140 cm
Wrestler, Oil on Canvas, 47 x 55 in
50
51
MORITZ SCHLEIME ARTWORS
OPERE
WORKS
53
“Lovebeat (Bussy Bären Bande)” Ritmo d’amore (la band di Bussy l’Orso), 2007,
Olio su Carta su Tela, 150 x 220 cm
Lovebeat (the bear Bussy’s band), 2007, Oil on Paper on Canvas 59 x 86.6 in
54
55
“Mann im Mond” Uomo sulla Luna, 2006, Olio cu Carta, 80 x 120 cm
Man on the Moon, 2006, Oil on Paper, 31.5 x 47 in
56
57
“Winner of the Day” Il vincitore del giorno, 2005, Olio su Tela, 150 x 150 cm
Winner of the Day, 2005, Oil on Canvas, 59 x 59 in
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59
Guido Alfs
Berlino. 1971. Vive e lavora a Berlino.
Paolo Maggis
Milano. 1978. Vive e lavora a Berlino.
MOSTRE PERSONALI SELEZIONATE
2007
Im Säuremantel – Malerei.
Wendt + Friedmann Galerie, Berlin.
2006
lll Berliner Kunstsalon, Art Fair.
MOSTRE PERSONALI SELEZIONATE
2006
Galerie Binz & Kraemer, Köln.
Galeria Metropolitana, Barcelona.
Galleria Allegretti Contemporanea, Torino.
2005
Museo della Permanente, Milano.
Palazzo Sarcinelli, Conegliano Veneto.
2004
Galleria Spirale Arte, Milano.
The Beaker Gallery, Tampa.
Galerie Binz & Kraemer, Köln.
MOSTRE COLLETTIVE SELEZIONATE
2007
Musica per occhi
Marena Rooms Gallery,Torino
Kaputt in Hollywood, con Lawrence Power, Moritz Schleime und
Marcus Wittmers, Galerie Andreas Wendt, Berlino.
Guido Alfs
Berlin. 1971. Resides and works in Berlin.
Paolo Maggis
Milan. 1978. Resides and works in Berlin.
SELECTED PERSONAL EXHIBITIONS
2007
Im Säuremantel – Malerei.
Wendt + Friedmann Galerie, Berlin.
2006
lll Berliner Kunstsalon, Art Fair.
SELECTED PERSONAL EXHIBITIONS
2006
Galerie Binz & Kraemer, Cologne.
Galeria Metropolitana, Barcelona.
Galleria Allegretti Contemporanea, Turin.
2005
Museo della Permanente, Milan.
Palazzo Sarcinelli, Conegliano Veneto.
2004
Galleria Spirale Arte, Milan.
The Beaker Gallery, Tampa.
Galerie Binz & Kraemer, Cologne.
SELECTED COLLECTIVE EXHIBITIONS
2007
Musica per occhi
Marena Rooms Gallery,Turin.
Kaputt in Hollywood, with Lawrence Power, Moritz Schleime and
Marcus Wittmers, Galerie Andreas Wendt, Berlin.
60
MOSTRE COLLETTIVE SELEZIONATE
2007
Musica per occhi
Marena Rooms Gallery,Torino
2006
La donna oggetto. Miti e metamorfosi al
femminile 1900-2005, Cavallerizza del
Castello, Comune di Vigevano.
2005
Ovalitudine, Complesso Le Ciminiere, Catania.
Jeunesse, Andrea Arte Contemporanea,
Vicenza.
2004
Anteprima XIV Quadriennale, Palazzo della
Promotrice, Torino.
SELECTED COLLECTIVE EXHIBITIONS
2007
Musica per occhi
Marena Rooms Gallery,Turin
2006
La donna oggetto. Miti e metamorfosi al
femminile 1900-2005, Cavallerizza del
Castello, Comune di Vigevano.
2005
Ovalitudine, Complesso Le Ciminiere,
Catania.
Jeunesse, Andrea Arte Contemporanea,
Vicenza.
2004
Anteprima XIV Quadriennale, Palazzo della
Promotrice, Turin.
61
Moritz Schleime
Berlino Est. 1978. Vive e lavora a Berlino.
MOSTRE COLLETTIVE SELEZIONATE
2007
Musica per occhi
Marena Rooms Gallery,Torino
2005
Tennis-Elephant – YBAF: fresh fresh…cream…
freshman- freshwoman, Galerie U7, Frankfurt/M.
Tennis-Elephant – YBAF: Comeback, Salon
Vista, Berlin.
Tennis-Elephant, The Young Berlin Artist
Foundation, Intro: Die Welt ist groß!, Galerie
Parterre, Berlin.
1. Berliner Kunstsalon, arena magazin, Messe,
Berlin.
Moritz Schleime
East Berlin. 1978. Resides and works in Berlin.
SELECTED COLLECTIVE EXHIBITIONS
2007
Musica per occhi
Marena Rooms Gallery,Turin.
Tennis-Elephant – YBAF: fresh fresh…cream…
freshman- freshwoman, Galerie U7, Frankfurt/M.
2005
Tennis-Elephant – YBAF: Comeback, Salon
Vista, Berlin.
Tennis-Elephant, The Young Berlin Artist
Foundation, Intro: Die Welt ist groß!, Galerie
Parterre, Berlin.
1. Berliner Kunstsalon, arena magazin, Messe,
Berlin.
2004
Lieblingsbilder, Galerie U7, Frankfurt/M.
EINS plus ZWEI, Galerie U7, Frankfurt/M.
2003
Das Musterhaus, Berlin.
2002
Fernwärme, Hellersdorfer Plattenbau mit
anschließender Ausstellung
2001
Jungkünstler, Galerie am Wasserturm, Berlin.
Corps d`honneur -Otterwisch bei Leipzig,
Gruppenaustellung im Schloß Otterwisch.
Arbeitsaufenthalt auf La Gomera im Atelier
Strecker.
2000
Haus 5, Berlin.
2004
Lieblingsbilder, Galerie U7, Frankfurt/M.
EINS plus ZWEI, Galerie U7, Frankfurt/M.
2003
Das Musterhaus, Berlin.
2002
Fernwärme, Hellersdorfer Plattenbau mit
anschließender Ausstellung
2001
Jungkünstler, Galerie am Wasserturm, Berlin.
Corps d`honneur -Otterwisch bei Leipzig,
Gruppenaustellung im Schloß Otterwisch.
Arbeitsaufenthalt auf La Gomera im Atelier
Strecker.
2000
Haus 5, Berlin.
Tributo a Berlino (Listen To), 2007, Cotone, 70 x 48 cm
Creata da Gaia e Alessandro
Tribute to Berlin (Listen To), 2007, Cotton, 70 x 48 cm
Created by Gaia and Alessandro
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Finito di stampare nel mese di giugno 2007
Grafiche Ferrero - Torino