Untergang_Boxed_files/fanzine x sito_low

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usica e arte sono state le mie passioni più grandi, totalizzanti, karmiche, fin dall’infanzia. Negli anni ho realizzato
di poter probabilmente sopravvivere senz’arte, ma non senza
musica.
Come artista visivo ho sempre mirato a imparare e sviluppare
tecniche e teorie, finendo per essere criticato per questo,
in un ambito di decostruzione o rifiuto dei linguaggi tradizionali. Così il libero approccio, quasi naïf, alla musica è
stato molto liberatorio. Difatti, al di là di poche tecniche
e conoscenze autosviluppate, per questo progetto mi sono
fidato solo del mio orecchio e delle mie dita, che non mi
hanno tradito: tutti i pezzi musicali sono scaturiti come in
una scrittura automatica surrealista, in poche ore, talvolta minuti (anche
se ci sono poi voluti mesi per rifinirli e ripulirli), e, con mia grande sorpresa, piuttosto complessi
e melodici. Una sorta di possessione medianica che è l’effetto più notevole della magia della
musica, sia quando la si ascolta che quando la si crea. (Tanto che, parallelamente, sto lavorando
a un progetto di musiche sciamaniche -Sipping Soma, composte di ritmi tribali e ipnotici suoni
ambient).
Ogni tanto venivo preso da scrupoli tecnici, ma mi confortava il pensiero di essere solo un
artista che usa la musica come ulteriore tavolozza. Al tempo stesso, la maldestra verginità tecnica
e l’impossibilità a ricorrere al virtuosismo mi dava un grande senso di libertà creativa.
Fin dai tardi anni settanta mi sono sempre interessato perlopiù di musica elettronica, e, incoraggiato dall’esplosione del Post-Punk e della musica per non-musicisti, per qualche anno (all’i-
intensamente,
) ho anche suonato
nizio degli anni ’80
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effimeri gruppi Flexipop scovati su internet anni dopo. Più generalmente, tutta l’eccitante ondata di musica elettronica degli inizi
dell’80, esplorata con grande inventiva e libertà da non-musicisti, che ha lasciato in
eredità stili e scoperte che continuano ad essere ampiamente sfruttati nella musica pop e dance
odierne, dalla House alla Techno, all’Electroclash, da Madonna a Lady Gaga, a Moby, persino a
Britney Spears, dalla rinascita attuale del Synthpop all’Hip-Hop più elettrico, fino agli sviluppi
contemporanei di certa Ambient e all’elettronica etichettata Warp.
Mi sono anche riconciliato con il pomposo Prog Rock della mia adolescenza, con i suoni
stregati di Mellotron e Moog. Tutti sono diventati
parte del mio
DNA. Ecco perché quasi in
ogni traccia di
questo progetto,
intenzionalmente e non (e con
molto
divertimento), offro loro
il tributo di una
frase musicale o di
una citazione (oltre
che cover di brani
fondamentali come
“Heroes” di Bowie
e Eno, Neonlicht dei
Kraftwerk e Love will
tear us apart dei Joy
Division, che hanno
spianato la strada al
futuro del pop).
Nonostante le grandi
possibilità del suono campionato, ho cercato di ricreare le
inconfondibili sonorità dei miei primi synth e drum-machines Korg e Roland. E, come sempre nel mio lavoro, un
eccitante ossimoro: in questo caso quello di ricreare suoni analogici attraverso un semplice e geniale programma
Apple per principianti. (Non sono mai stato un grande
fan di Jobs e del suo culto, ma, onestamente, gli devo
gratitudine perpetua per almeno due dei suoi prodotti:
l’iPod e Garageband).
Non si tratta però di un’operazione di mera archeologia
tecnologica o di nostalgia (anche se la filologia è stata rispettata): l’avvento del digitale ci ha entusiasmati tutti, ma a ben riguardare, nulla ha mai eguagliato
le onde fascinose originate da oscillatori e filtri analogici. Per me sono ancora la migliore colonna sonora dei nostri
tempi, con la loro combinazione di nostalgia, sirene di guerra, jingles anni ’60, ritmi
industriali ripetitivi e metallici, archi bizzarri, effetti misteriosi, melodie elementari ma toccanti,
retorica della macchina e del superuomo, struggente malinconia e fredda disperazione cioraniana,
paesaggio industriale e postatomico (pensavate si sarebbero fermati a Sellafield o Chernobyl,
come cantavano i Kraftwerk?), fascinazione e repulsione verso la scienza. La persistenza insomma
dell’eredità romantica europea, mescolata all’industrialismo del dopoguerra e alla tecnica onnipresente, esaltata da una
nuova retorica futuristica
e da nuove tecnologie
inusitate (ricordiamoci
che da lì a poco sarebbe
iniziata la rivoluzione informatica, precorsa dalle
macchine di suono). L’anima contemporanea, a
cavallo fra due millenni,
che si trova a contemplare, non solo le rovine
del moderno, ma anche
del postmoderno, le rovine delle proprie fondamenta stesse, il suo
definitivo(?)/ciclico(?)
Untergang, che è ormai
sotto gli occhi di tutti.
E, siccome tutto il mio
lavoro altro non è che la
proiezione della mia anima sullo sfondo dell’ani-
ma del mondo (e viceversa, l’impressione del mondo
sulla veronica della mia anima), nessun altro mezzo mi ha mai permesso di mettere a nudo l’anima
come la musica). Ne è risultata la sintesi di tutte le
mie esperienze artistiche ed umane sino ad oggi, la
soundtrack perfetta della mia esistenza.
All’inizio dell’80 ipotizzavo che nel futuro prossimo
ognuno avrebbe fabbricato e ascoltato la propria
musica. Ci sono voluti trent’anni, ma eccoci qua!
inusitate cromie
orchestrali wag
neriane,
la dodecafonia
e il Rock & Roll
(sintetizzandoli, peraltro
, tutti).
P arallelamente alla musica ho
lavorato
sulle immagini,
montando digi
talmente
per ogni tracci
a un corrispett
ivo visivo,
oltre che a un video molto complesso (che condensa tutto il ciclo), in un severo bianco e nero che dà enfasi alle
atmosfere dove Deco, retrò pre e post-bellico e futuribile si
mescolano. Ho fatto largo uso di materiale iconografico della
Germania e della Russia degli anni trenta, senza, ovviamente,
nessun aggancio di tipo ideologico, pur essendo ben cosciente
di muovermi in un terreno minato che ho affrontato con l’ironia
S
i può affermare che il Technopop sia la vera
musica folk dell’Europa del XXI° secolo. Pur se si
è diffusa, come stile, (purtroppo nella sua forma
più edulcorata e banale) praticamente in tutto il
mondo, la sua base poetica rimane prettamente (mittel)europea, e deve la prima codifica
ai Kraftwerk che hanno unito Jodel e suoni
industriali, dando vita a una musica nuova
che traeva ispirazione dalle proprie radici culturali e non dal pop americano o
inglese. Inoltre, essendo riuscito ad
innestare una tradizione melodica
popolare su sonorità, tecnologie e
modi compositivi del tutto inediti, segna il più importante
passo della musica occidentale dopo la polifonia, la
codificazione bachiana dell’accordatura
temperata, l’invenzione del Fortepiano,
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ca (pur utilizzando linguaggi altamente retorici)
Gesamtkunstwerk tascabile per maldestri.
Volevo lavorare su un monumentalismo minimale
che mi permettesse di creare mondi complessi a
basso costo, a basso ingombro e a basso impatto.
Fare arte attraverso un bricolage tecnologico economico, a disposizione di tutti. Riprendere la felicità amatoriale di imparare e di fare tutto da solo,
ritrovare un po’ del perduto incanto di fare arte.
Tutto sta dentro una scatola (o, volendo essere
ancora più estremisti, in una pendrive), che però
racchiude nelle sue dimensioni minime mondi musicali, poetici e visuali. La si può portare ovunque, senza bisogno di casse e trasporti costosi e
inquinanti, di assicurazioni, di spazi monumentali.
L’esposizione può esserci o non esserci, ma qualora debba esserci, basterà stampare le immagini
su un supporto più largo (per goderne appieno la
complessità), duplicare cd e video da un qualsiasi
masterizzatore, uno schermo, un videoproiettore,
et voilà. Volendo potrei spedirla all’altra parte
del mondo in pochi minuti, attraverso un Server
FTP, oppure organizzarne la tournée portandomi
appresso la stessa confezione dentro uno zaino
(e magari documentarla, facendoci un’operazione),
alla faccia del sitespecific.
S
ono stato molto colpito dalla dichiarazione di
Laurie Anderson, all’uscita del geniale O Superman: “volevo fare un’opera d’arte che tutti potessero comprare a pochi dollari” (e tutto sommato
la sua trasformazione in Star alternative è stata
coerente con questa filosofia). Ho subito pensato:
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Prima declinazione del tema.
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del synth e la melodia ricordano
Skyscraper di John Foxx.
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04 > Art & Technique # 1 (In praise of music
iti e fra i più interessanti di elettronica
prefer
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Dedicata all’omonimo gruppo belga, uno dei
atmosfere e nella composizione, e a quello
underground dei primi anni ‘80, sia nel titolo che nelle
olandese degli Smalts, stilisticamente vicini.
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07 > Helden der Avantgrade (Sputnik remix).
2010/11
Cover di “Heroes” di David Bowie, dovuto omaggio
al mantra della mia giovinezza. Intro Prog
con mellotron e campionamento della voce di Gagar
in dalla Mir. La parte cantata è fatta da cori
maestosi che vogliono ricordare quelli dell’Armata Rossa
. Ho tentanto di ricreare il geniale riff di
Fripp filtrando con tonnellate di chorus, echi, phaser
e flanger chitarre elettriche campionate.
08 > Subways & Skytrains. 2010/11
tivi del primo John Foxx: 0.30, con la sua
Dedicata a uno dei brani più enigmatici ed evoca
stacchi (piccola citazione di Vienna degli
(apparente) monotona ripetitività, spezzata qui da
Ultravox) e fughe di piano.
12 > Angel in my
backpack (The joy
of travelling). 2010
Inizia come Astradyne
/11
degli Ultravox con il
ticchettìo metallico
digressione ipnotica
della CR 78 e termina
su un potente tappet
con una lunga
o ritmico, con arpeg
chitarre filtrate Krau
gi rileyani, sequence
trock, fughe cicliche
rs, cori sinfonici,
di piano e synth.
09 > Europa
im Herbst (Be
rlin ‘77 rewin
Una rielaboraz
ione personal
d). 2010/11
e della Trilogi
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a di Bowie co
piano cavernos
n citazioni di
o, Koto e rum
finale, ma anch
Warszawa, Su
ori lontani di
e le atmosfere
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clima decadent
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odierna, anch
ann. Celebra
e se di quella
anni ’70, dram
città non è ri
masto praticam maticamente attuale nella
ente nulla.
ttes). 2010/11
# 2 (Der Zorn Go
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13 > Untergang
der, la colonna so
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guirre), i suoni di
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ma non si spos
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14 > Neon nights (At the Court of the Crimson Kraft). 2010/11
Cover di Neon Lights dei Kraftwerk. Intro e finale con mellotron Crimsoniano e ritornell
o con percussioni Gamelan.
15 > Art &
Technique#
2. 2010/11
Vedi N.04
16 >
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os. 201
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Kunst ist ein altes Spielzeug
sperriger Museumsabfall
We build in solitude
the beat of the multitude
We make sculptures of sound
immaterial paintings
monumental minimalism
portable conceptualism
Visionary art-detox
you can bring everywhere
in a small music pod
to stimulate you brain
Wir sind elektronische (Musik) Ingenieure
romantische KUNSTruktivisten
Wir sind elektronische (Musik) Designers
oxymorische Retrofuturisten
L’arte è un vecchio giocattolo
ingombrante spazzatura da museo
Noi costruiamo in solitudine
il battito della moltitudine
Noi costruiamo sculture di suono
pitture immateriali
minimalismi monumentali
concettualismi portatili
Visionari disintossicanti artistici
che si possono portare ovunque
in un piccolo guscio musicale
per stimolare il cervello
Electronic (music) Engineering
C oncepito come un veloce videoclip synthpop e non come
un lentissimo art-video, è la sintesi del progetto Retrophuture, che esorta ad abbandonare i morti linguaggi artistici
e virare nel ben più eccitante e vitale mondo della musica
(elettronica) autoprodotta.
La filosofia dell’intero progetto è sintetizzata dal testo della
soundtrack omonima.
Noi siamo Ingegneri (di musica) elettronici
KUNSTruttivisti romantici
Noi siamo designer (di musica) elettronici
Ossimorici Retrofuturisti
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La sezione è dedicata alle teorie della catastrofe conte
mporanea di Paul Virilio e sul suo
assunto “Ogni nuova tecnologia veicola un nuovo,
specifico accidente”, ma anche “Non
siamo più minacciati dalla catastrofe, siamo già nella
catastrofe” del teorico della decrescita Serge Latouche.
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rappresentare il
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Pur non essendosi piazzato nei posti alti delle charts all’epoca della sua
uscita, “Heroes”, diventa presto un inno e un brano di musica seminale
per le decadi a venire.
Probabilmente nessuna canzone pop ha mai avuto un’influenza
tanto vasta e profonda ed è fra le più citate nelle cover, che sono
numerosissime, e continuano ad essere riproposte.
Inoltre numerose sono state le cover di brani tratti dalla Trilogia:
Aska w. Bobby Evand & Moon (African Night life) / Chairlift, King Black Acid, Silent Order, The Olive
Tree (Always crashing wiht the same car) / Marco Benevento, Alexander Macinante (Art Decade) /
Corridor, Halomaker, Love Among Puppets, Richard Walters (Be my wife) / AFX, Aspyg, Associates,
Dambuilders, Duran Duran, Susannah Hoffs (Boys keep swinging) / Guy Chadwick (Fall in love
with me) / Peter Murphy, Boy George (Funtime) / Dichroic Mirror, Halloween Swin Team, Swans of
Avon(Look back in anger) / Swahili Blonde e Jack Frusciante (Red Money), Blaine L. Reininger (Sons
of the Silent Age) / Bad Soup, Mechanical Bride, Foibles, Matthew Dear, Megapuss and Devendra
Banhart (Sound and Vision) / Elephone (Speed of Life) / B.E.F. e Billy Mackenzie, Liftiba, St. Clair
Board (The secret life of Arabia)...
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