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PAESANESIMO
La stagione estiva di Anzio volge al termine e il dato
che emerge è quello di una città di villeggiatura in
decadenza dove la mancanza di un progetto turistico
serio, con obiettivi chiari e condivisi dall’intera
comunità politica e imprenditoriale, produce ogni
anno di più la diminuzione dei giorni di permanenza
per le famiglie storiche, il quasi azzeramento delle persone che scelgono il
nostro paese come nuova meta turistica da scoprire, ed un forte aumento
del numero di turisti mordi e fuggi.
Alla base di questa incapacità evolutiva della città c’è il “paesanesimo”,
condizione mentale dura da estirpare che è ben radicata nelle famiglie
di Anzio. Per definizione il paesano è un uomo semplice, spesso
autoreferenziale, con grosse difficoltà di adeguamento ai cambiamenti che
la società contemporanea impone per essere competitivi, soprattutto nel
campo dell’impresa turistica. Sono finiti i tempi in cui Anzio era l’ambita
meta delle vacanze della borghesia romana, c’è bisogno di rimboccarsi le
maniche per costruire una nuova identità turistica della città.
Così un’altra estate, paesana ed autoreferenziale, è sfuggita tra inaugurazioni
di mostre e manifestazioni, per alcuni versi anche interessanti, ma del tutto
incapaci di servire da attrazioni turistiche, bensì solo dalle semplici occasioni
di intrattenimento per quelle persone che per scelta o per disgrazia si sono
trovate a passare da queste parti.
Quando troveranno i nostri amministratori la volontà di confrontarsi
veramente con il problema del turismo anziate? Quando nasceranno nuove
strutture ricettive che possano accogliere dignitosamente nuovi turisti?
Quando si faranno corsi di formazione di livello per coinvolgere politici e
commercianti nella costruzione di un Anzio Style? A quando un progetto
concreto che valorizzi la città, con le sue importanti risorse, rispetto alle
altre cittadine del litorale del Lazio?
Le idee del nuovo Piano regolatore e del nuovo porto della Capo
d’Anzio si stanno dimostrando ogni giorno di più fallimentari e a
favore di questo declino d’immagine della città.
Chissà se è arrivato il momento di darsi una linea e lavorare interi inverni
per migliorare la qualità del soggiorno del turista. Chissà se è arrivato il
momento di chiudere con gli spot (paesani).
Andrea Mingiacchi
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Unisciti al nostro
gruppo “00042” su:
BI... SOGNO DI UNA
NOTTE DI MEZZA ESTATE
Incubo Anzio. Si fa fatica a riconoscere la nostra amata città. Nel
cuore della stagione estiva si riscontrano solo eventi degni di un
film trash. Passeggiare per le strade della città equivale ad un tour
tra brutture e lacune di ogni genere. Prima sensazione sgradevole:
l’illuminazione delle vie principali assomiglia in modo macabro a
quelle di un cimitero di periferia. A tal proposito, poiché spesso
veniamo additati come coloro che si limitano a criticare, passiamo
alle soluzioni. Nel primo caso, ricorrendo ad un elaborato
manuale di ingegneria abbiamo trovato il nostro rimedio:
cambiare le lampadine. Seconda sensazione da brivido: Anzio
puzza. In qualunque via vi aggiriate, da ogni angolo provengono
odori nauseabondi. Rimedio numero due: dopo aver consultato
i massimi esperti di idraulica abbiamo trovato un ottimo
espediente, pulire e lavare le strade, coinvolgendo nell’ardito
progetto quei tecnici che hanno ideato l’impianto fognario in
piazza Pia. Terza amara sensazione: nel cuore di agosto le spiagge
principali sono semideserte. Rimedio numero tre: dotare gli
stabilimenti di strutture all’avanguardia. Investire su alberghi e
favorire la crescita del commercio locale, invogliando l’arrivo di
nuovi turisti. Rimedio numero tre bis (per gli amministratori):
comprendendo la difficoltà di questo progetto, si può sempre
convocare un folto gruppo di adepti pronti a sventolare numerose
bandiere blu con effetto hola. Per attirare l’attenzione si può
anche programmare una serie di conferenze fiume sul porto
(non il fiume vero attenzione..). Titolo suggerito: il sonno della
Regione genera mostri. Quarta sensazione: l’oblio delle coscienze.
Ad Anzio ormai si è creata una congiuntura tra imprenditori
dell’ultima ora, stampa imbavagliata e sistema politico, grazie
alla quale la gente crede realmente di vivere in California. Una
blanda operazione in salsa berlusconiana che mira a nascondere
le enormi contraddizioni del nostro territorio. Rimedio numero
quattro: da settembre l’Associazione 00042 moltiplicherà gli sforzi
e di volta in volta si preparerà a sposare una causa meritevole di
attenzione. Saremo concretamente al fianco di tutti quei cittadini
che attendono risposte vere da parte della classe politica (mai
arrivate). D’altronde sono loro gli autentici protagonisti della
città, che grazie all’impegno associazionistico hanno alimentato la
storia di Anzio. Questo è il nostro incontenibile bi..sogno di una
notte di mezza estate.
Marcello Bartoli
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Mensile di Informazione di Anzio e Nettuno
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L’esponente dei Democratici: “Prioritaria la compatibilità con la città storica”
PORTO, BERNARDONE (PD):
“ECCO UNA PROPOSTA ALTERNATIVA”
Ivano Bernardone, consigliere comunale del
PD, torna a mettere al centro del dibattito
politico la questione del porto di Anzio. Se
nel 2009 l’esponente dei democratici con il
documento “Anzio - Punto sul porto” aveva
cercato di analizzare il problema oggi, a circa
un anno di distanza, ripropone la questione
presentando una proposta alternativa a quella
del nuovo porto.
Per Bernardone “le criticità del progetto della
Capo d’Anzio devono essere superate con una
nuova progettazione che abbia come punti
qualificanti l’armonia con la città storica,
la tutela dell’assetto del litorale e del sito
archeologico, il collegamento con il territorio
e la massima sostenibilità. La dimensione
complessiva dell’infrastruttura deve essere
compatibile con quella della città storica e
il progetto del porto deve essere associato a
quello di un’accurata riqualificazione del
centro storico, delle riviere e della viabilità.
Per conservare e valorizzare l’identità della
città, le funzioni storicamente presenti nel
porto (pesca, passeggeri, sport, diporto, ecc.)
devono restare interne al bacino storico”.
Da qui la proposta dell’esponente Pd: “Un valido
progetto alternativo del porto deve rinunciare
ad un secondo bacino in mare aperto, che
lo allontana dal centro storico snaturando
l’assetto urbanistico; eliminare l’arteria stradale
prevista sul perimetro interno del bacino e che
costituirà una barriera di asfalto che separerà
in modo definitivo e fisico la città dal porto;
risanare le riviere e potenziare il porto turistico
con un ampliamento misurato e sostenibile a
levante, con un percorso urbano attrezzato
lungo la spiaggia che potrà raggiungere il centro
di Nettuno; preservare lo specchio d’acqua
interno al bacino davanti alla città storica che,
per il suo alto valore paesaggistico, non deve
essere compromesso; conservare le funzioni
e le attività storiche nel porto, prima fra tutte
la pesca; ricollocare i cantieri in modo che non
rappresentino una barriera fisica e visiva tra
città e mare; incentivare la viabilità pedonale
e ciclistica, creando nodi di scambio (navette,
taxi, ciclotaxi, botticelle, ecc.)”.
Quello di Anzio è un porto polifunzionale che,
opportunamente riqualificato, deve conservare
il suo ruolo e rango a livello regionale. Ma
“senza adeguati collegamenti extraurbani continua Bernardone -, questa infrastruttura
e gli investimenti per il suo potenziamento
non sono proponibili. La forte urbanizzazione
del territorio rende necessario soprattutto
assicurare efficienza nei collegamenti con la rete
regionale e nazionale, attraverso le due nuove
arterie autostradali di prossima realizzazione:
la Roma–Latina e la Cisterna–Valmontone”.
Altra questione l’erosione delle spiagge: si
tratta di “un fenomeno che sul litorale a sud
di Roma sta assumendo un peso drammatico
ed è per buona parte da addebitare ad opere
foranee costruite senza alcuna attenzione alle
conseguenze. Il molo di sopraflutto del porto di
Anzio proposto dalla Capo d’Anzio (lungo 900
ml e spinto in mare per 450 ml), come più volte
evidenziato da studiosi autorevoli, è certamente
destinato ad avere ripercussioni serie sul
litorale. Per queste ragioni la riqualificazione
e l’ampliamento del porto devono avvenire
entro il bacino esistente limitando le opere
sull’attuale molo sopraflutto e quindi l’impatto
sulle spiagge, risolvendo allo stesso tempo il
problema dell’insabbiamento. L’insabbiamento
del porto è un serio problema ambientale,
funzionale e di sicurezza e deve essere risolto
con soluzioni strutturali, non con il dragaggio
permanente e continuo dei bacini”.
In merito al patrimonio artistico, secondo
Bernardone, “si può e si deve attraverso il
recupero del porto, valorizzare anche la
ricchezza archeologica irrinunciabile che
distingue Anzio da qualsiasi altra località. I resti
della villa e del porto di Nerone rappresentano
un sito di interesse mondiale e le indagini
archeologiche e le valutazioni in merito alla
necessità di conservazione e recupero devono
anch’esse essere poste a base del progetto. Non
è concepibile, come sta avvenendo, che queste
indagini siano rimandate alla fase esecutiva
con il rischio del blocco dell’opera o della
compromissione di beni archeologici di valore
incalcolabile”.
Infine una stoccata tutta politica: “La colpa più
grave da rilevare nell’intera vicenda è l’assoluta
negazione di ogni confronto. Il dialogo sereno,
chiarezza e trasparenza relativamente alle
procedure, al soggetto attuatore e alla fattibilità
finanziaria sono tutti elementi che possono
dare una soluzione definitiva al problema.
È urgente e necessario chiarire il ruolo e
l’identità dell’attuale Capo d’Anzio S.p.A., la
cui nascita è stata deliberata dal Consiglio
Comunale di Anzio, in quanto società mista
tra soggetti pubblici. Tuttavia il destino e il
futuro di questa società sono incerti e poco
chiari. In questo contesto il ruolo della Regione
Lazio, proprietaria della parte commerciale e
titolare di un porto polifunzionale di interesse
regionale, è un elemento da non sottovalutare.
Per questa vicenda la soluzione corretta sarà
necessariamente la profonda rielaborazione di
contenuti importanti negati dal progetto della
Capo d’Anzio e dalla totale assenza di quei
processi di partecipazione democratica che
opere dai così rilevanti impatti richiedono”.
Silvia Arena
PORTI TURISTICI: UN MERCATO SEMPRE PIÙ AFFATICATO
Se ad Anzio il problema del nuovo porto è all’ordine del giorno, il Sole 24ore invece riflette
sulla crisi che sta colpendo proprio il settore portuale. In un articolo di Raoul de Forcade,
pubblicato il 25 luglio, il quotidiano economico analizza il business delle marine. In Italia ci
sono circa ottomila nuovi posti barca in meno rispetto alle previsioni del 2009 e ai progetti
già avviati (28 porticcioli per un totale di 16.770 posti: mentre altri 51 porti sono in arrivo
per i prossimi due anni per un totale di 24.252 posti).
Secondo il presidente di Assomarines, Roberto Perrocchio, i posti in meno sono dovuti
“principalmente a ragioni economiche. Per noi questo è il momento peggiore della crisi con
un giro d’affari in calo tra il 5 e il 10%.” Per chi lavora nel settore nautico tutto ciò è negativo:
sono calate le spese per le manutenzione delle barche e per il carburante e i tragitti sono
più brevi. Di fronte a questa crisi, non sarebbe meglio se molti comuni costieri rivedessero
la loro politica basata sullo sviluppo dei porti turistici non sempre in simbiosi con il resto
della città?
red
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PORTO D’ANZIO QUANTO MI COSTI…
IN UNA SOLA SETTIMANA IL COSTO DI PERMANENZA DI UNA DRAGA SI AGGIRA INTORNO AI 100.000 €
Da tempo si risolve l’annoso problema
dell’insabbiamento del porto di Anzio
per mezzo di una costante azione di
dragaggio, ma spesso passa in secondo
piano il costo di un’operazione che non
comporta mai una soluzione definitiva,
o quantomeno a medio termine.
É possibile farsi un’idea approssimativa
dei costi di simili interventi in base
a semplici considerazioni tecniche,
e ai dati forniti dal Ministero delle
Infrastrutture e dei Trasporti per
la Regione Lazio. Questi ultimi
evidenziano un costo base del noleggio
di una draga di 463,59 € per ogni ora
di lavoro; tale cifra, gonfiata da costi di
ammortamento, approvvigionamento,
manutenzione
e
installazioni
complementari, sfiora i 600 €/ l’ora,
calcolati a prescindere dai tempi
effettivi di lavoro.
In breve, il costo di una sola settimana
di permanenza di una draga nel porto
d’Anzio si aggira intorno ai 100.000
€. E come la storia del nostro porto
insegna, questa grande spesa fatta con
i soldi dei contribuenti non risolverà
affatto il problema in via definitiva. Al
contrario, è evidente come la sua azione
sia un fattore addirittura perturbante
per equilibrio della morfologia e per
l’ecosistema del litorale anziate. Questo
per dire che la soluzione andrebbe
trovata, non attraverso sistemi costosi
e temporanei, ma
con modifiche e
ottimizzazioni
atte a ripristinare
l’equilibrio
del
litorale
che
il
braccio
portuale
deturpa.
Non vi è teoria,
né alcuno studio
a supporto della
tesi
sostenuta
dai
promotori
del
progetto
proposto dall’amministrazione, che
realizzando un altro braccio di enormi
proporzioni dal versante sottocorrente,
possa
risolversi
il
problema
dell’insabbiamento.
L’esperienza e i recenti
studi dimostrano invece
come
l’imposizione
di
ulteriori
ostacoli,
trasversali rispetto alla
linea di riva, favorisca
l’erosione
dei
fondali
sottocorrente e il deposito
di sedimenti sul versante
opposto, ovvero ciò che
accade nel porto di Anzio:
la costante erosione del
litorale a nord e l’eccessiva
sedimentazione a sud di
esso.
La
pratica
moderna
impiega sistemi alternativi, al fine di
attenuare questi fenomeni. Si tratta
di riprogettare l’opera in funzione
dell’ambiente che la ospita, in base
a moderni criteri ingegneristici,
avvalendosi di materiali e tecnologie
a basso costo, a impatto ambientale
pressoché nullo, e utilizzando spesso
moto ondoso e correnti per ricavarne
energia pulita. Si pensi in particolare
ai sistemi di rimescolamento e
ventilazione artificiale delle acque,
già utilizzati dai porti turistici di
Senigallia, Marinadorica di Ancona e
Porto Ottiolu, in Sardegna, alimentati
a bassa potenza, dai costi di gestione
e installazione estremamente bassi e
capaci di svolgere la loro azione per
tempi lunghissimi. Oltre che impedire
la sedimentazione e il ristagno delle
acque, tali sistemi riducono anche
l’inquinamento dovuto alla presenza
di imbarcazioni stanziali, che in alta
stagione non vengono semplicemente
“parcheggiate”, ma “abitate”, costituendo
un vero e proprio insediamento umano.
Altro sistema è il brevetto B.M.S.,
nato come alternativa ai ripascimenti
artificiali, che coopera col moto ondoso
sfruttando la cosiddetta “swash-zone”
ed un lieve pompaggio artificiale, per
drenare e stabilizzare la linea di riva
impedendone l’erosione, dunque la
sedimentazione del materiale in altre
zone costiere. Ulteriori tecnologie
puntano all’utilizzo di materiali
geosintetici per ridurre l’effetto
erosivo di moto ondoso e correnti,
e per proteggere i litorali a rischio;
attualmente sono in fase di studio vere
e proprie “barriere semisommerse”,
dotate di rotori ad elevato rendimento
che, oltre ad ostacolare l’azione di
correnti e mareggiate, ne sfruttano la
forza per generare energia elettrica
pulita.
Queste soluzioni non vengono tuttavia
prese in considerazione dall’attuale
amministrazione. Convinti che tutti, a
palazzo, abbiano studiato l’equazione
di Dean sulla caduta dei sedimenti,
l’effetto “overlifting” e l’equazione
d’onda di Reynolds, ci chiediamo: non
gli sarà mica sfuggito qualcosa?
Maurizio Fracassi
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Un pescatore che ama il mare non può chiudere gli occhi. Serve più responsabilità
LA PESCA MODERNA E UN MARE INDIFESO
LO SFRUTTAMENTO INTENSIVO DELLE ACQUE CAUSA L’IMPOVERIMENTO DELLE R I S O R S E I T T I C H E
Pensando al nostro “mare magnum” vengono
alla mente le storie raccontate da Ernest
Heminguay, scrittore americano,
amante
della pesca e autore del capolavoro “Il vecchio
e il mare” in cui racconta l’ultima avventura di
un vecchio pescatore. La vita dei pescatori
è fatta di sacrifici e fatica. Vivere giornate
intere a largo, lontano dalla costa, spesso al
freddo, fa diventare un essere umano duro e
impermeabile emotivamente ma eccezionale,
diverso per il senso di libertà che si acquisisce
solo vivendo tra lo sballottio delle onde e
l’orizzonte talmente lontano da fondersi con
il cielo. Questo vale per i pescherecci quanto
per i pescatori della piccola pesca. Però questa
romantica visione del pescatore, stona quando
ci rendiamo conto che a dare è solo il mare,
noi non gli offriamo nulla in cambio, neanche
il rispetto.
Ad esempio la pesca con la “spadara”, che andava
da maggio a luglio, permetteva di pescare il
pescespada. Ma nella rete a maglia larga, lunga
fino a 10 km e profonda fino a 30 metri, finivano
anche alcune specie in via di estinzione come
tartarughe e delfini; quest’ultimi non riuscivano
a riemergere e morivano soffocati. Quando i
gruppi di ecologisti videro tornare a galla i corpi
di questi meravigliosi mammiferi cominciò la
guerra alle spadare, conclusasi con la messa al
bando da parte della Comunità Europea delle
reti killer. Sicuramente se i pescatori avessero
avuto un atteggiamento più collaborativo,
avvisando le autorità competenti, il problema
si sarebbe potuto risolvere in maniera diversa.
La morale di questo racconto è che il pescatore
cerca sempre di sfruttare al massimo i beni del
mare senza interessarsi del “tesoro marino”
e senza collaborare per preservarlo, per
esempio denunciando per primo un così grave
episodio per trovarne soluzione con le autorità
competenti.
Questa
posizione
rende
l’immagine
del pescatore poco collaborativa per la
conservazione dei beni marini, e specializzata
nello sfruttamento. Gli operatori del settore
conoscono bene i danni provocati sia dalla
piccola pesca sia dai pescherecci. Possiamo
parlare delle reti da posta che rimangono
incagliate negli scogli, ma anche dei
pescherecci con le reti da scoglio, dei ramponi
per le sogliole, della pesca sottocosta, delle
aliciare che a Terracina sono state bloccate
dagli stessi pescatori. Ormai non sono più
i cincioli con le lampare a pescare alici, ma
pescherecci con reti a strascico specializzate.
La quantità di pesce è nettamente inferiore
rispetto a venti anni fa e se spariscono anche le
alici, che sono alla base della catena alimentare,
è finita per tutti. È ora che ci sia una diversa
coscienza e responsabilità prima di tutto
proprio da parte dei pescatori che conoscono
il problema meglio di chiunque altro.
Alessandro Tinarelli
La replica di Angelo Grillo presidente della Breve intervista al comandante Sezione
cooperativa del pesce “La Concordia”
Operativa Navale GdF di Anzio
I PESCHERECCI E LA PICCOLA
PESCA NON SONO IN CONFLITTO
Il signor Angelo Grillo presidente della cooperativa del pesce “La Concordia”,
che ha sede nel porto di Anzio, e armatore del peschereccio “Paola Madre”, ha
replicato sull’articolo della pesca a strascico sottocosta pubblicato sul numero
precedente di Anzio-Space. Egli denuncia un generale tiro al bersaglio ai
pescherecci da ogni direzione a cominciare dalle ultime norme europee sino
al vociferare locale di un probabile danneggiamento all’ecosistema del nostro
mare.
“Non è vero”- sostiene Grillo-”che abbiamo avuto controversie con la piccola
pesca, mi sono anche consultato con loro per l’incomprensibile articolo, e
comunque è ormai molto tempo che in cooperativa non riceviamo
reclami relativi a reti da posta strappate. Abbiamo raggiunto il giusto equilibrio
ed è offensivo definirci come i padroni del mare dopo tanti sacrifici e tribolazioni
per portare il miglior pesce sulle tavole della gente.” “Anche quando abbiamo
avuto problemi sporadici con la piccola pesca li abbiamo risolti con la massima
solidarietà. Insomma noi i panni sporchi ce li sappiamo lavare in famiglia e non
abbiamo nessun interesse a creare conflitti tra pescatori”.
Il signor Grillo sembra frenato per non creare ulteriori polemiche, ma poi
continua la sua dichiarazione e la dice tutta. “Se vogliamo andare fino in fondo
la piccola pesca è anche più distruttiva dei pescherecci perchè nelle loro reti
vengono catturati pesci di ogni specie con milioni di uova ancora al loro interno,
la rete da posta è specializzata a pescare pesci in ‘amore’”.
Attigua alla “Concordia” c’è un’altra importante cooperativa del pesce “La
fanciulla d’Anzio” e nessun rappresentante o socio ha ribattuto alla redazione
o fatto commenti riguardo l’articolo del numero precedente
.
Alessandro Tinarelli
STRASCICO SOTTOCOSTA:
“PROBLEMA IN DIMINUZIONE”
Il Luogotenente Luigi
Marrazzo, Comandante
della Sezione Operativa
Navale della Guardia
di Finanza di Anzio,
ci spiega la situazione
della pesca a strascico
sulle coste della città.
“Normalmente - ci dice il nostro è un servizio di
polizia economica e finanziaria.”
Negli ultimi due anni quanti verbali sono stati fatti per la pesca
a strascico sottocosta?
Ne sono stati fatti circa una decina, invece quest’anno cinque in
tutto. L’ultimo lo abbiamo fatto proprio questa notte. Comunque
rispetto al 2009 il problema sembra in diminuzione.
È stato sequestrato materiale da pesca?
Sequestriamo la rete che rimane in custodia giudiziale alla
parte. Pagati i 2000 euro di multa il pescatore può richiederne il
dissequestro alla Capitaneria di Porto di Roma.
Ci sono problemi di fondi per i controlli in mare?
Non direi. Più o meno lavoriamo quasi tutte le notti in mare per
prevenire il contrabbando, così a volte riusciamo a fermare anche
qualche peschereccio che infrange le regole.
Silvia Arena
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Inter vista a due ar tigiani storici di Anzio: Luciano Salesi e Pino Scagnetti
L’ARTIGIANATO DAI TEMPI D’ORO A QUELLI DELLA CRISI
La storia di Anzio si intreccia con quella
dell’artigianato, un’arte ben radicata
nella città neroniana, come testimoniano
alcune botteghe aperte da più di
sessant’anni anche se negli ultimi tempi
il settore sta vivendo un periodo di crisi.
Abbiamo intervistato due artigiani locali,
Luciano Salesi e Pino Scagnetti, per fare il
punto della situazione. La nostra indagine
parte da una delle più longeve “Botteghe”:
quella di Luciano Salesi. La troviamo
in una posizione centrale, sulla Riviera
di Levante. “Sono più di cinquant’anni
che esercito l’attività d’artigiano qui al
centro di Anzio, ma sembra ieri quando
mio padre mi introdusse in questo lavoro
interessantissimo…” ci racconta il signor
Salesi.
Ma come è cambiata la situazione
da cinquant’anni a questa parte?
“Cinquant’anni fa il lavoro Artigianale
era la risorsa economica più importante
di Anzio, gran parte degli uomini
erano piccoli artigiani, o naturalmente
pescatori.
Parliamoci
chiaramente
l’artigianato era il polmone dell’Italia,
perché non conosce ferie, malattie,
riposi, ma purtroppo le nostre istituzioni
questo non lo hanno capito.”
Quindi secondo lei non esiste più
l’artigianato?
“No, assolutamente no. Ad esempio non so
neanche più se esistono ancora gli istituti
professionali che portavano e che davano
ai ragazzi qualcosa di
veramente importante,
come lo è questo lavoro.
Ormai sono rimasti in
pochi a fare il mestiere
di artigiano, perché
non esistono più le
mezze misure: o sei una
grande azienda e così
lavori, o sei un mago e
hai passione per quello
che fai e allora puoi
permetterti di diventare
artigiano”.
Che cosa manca ad
Anzio?
“Le risorse per dare un futuro ai giovani.
Se ce ne fossero le nuove generazioni non
sarebbero costretti a recarsi nelle grandi
città come Roma per trovare un lavoro.
Mi chiedo perché devo avere due figli che
lavorano a Roma: Anzio non è all’altezza
di dare una possibilità a questi ragazzi?”
.
Pensa che il porto potrebbe sollevare
le sorti di questa città?
“Oggi non abbiamo un porto adeguato
anche se siamo una cittadina a sessanta
chilometri da Roma “la capitale”.
Potremmo diventare una piccola
Civitavecchia, con tutti i vantaggi che
ne deriverebbero, ma forse nessuno lo ha
ancora capito. Troppe chiacchiere e pochi
fatti.”
Il secondo incontro per riscoprire il mondo
dell’artigianato è con Pino Scagnetti, che
insieme a suo fratello Andrea continuano
ciò che negli anni sessanta aveva iniziato
il padre Angelo. L’azienda degli Scagnetti,
che si occupa di arredamento su misura, ha
anche l’opportunità di lavorare all’estero, più
precisamente nel Nord Europa.
Secondo lei perché l’artigianato è così
in crisi?
“Rispetto a sessanta anni fa il lavoro
artigianale è diminuito anche perché
non si tramanda più. Oggi non è facile
assumere i giovani, perché nessuno di
loro vuole fare questo lavoro che è molto
difficile e non viene più tramandato.
Poi perché per imparare il mestiere
di artigiano ci vogliono anni ma il
sistema impone che per assumere un
apprendista lo devi pagare come un
operaio. Ovviamente questo non porta
guadagno, in un periodo già complicato
per l’Artigianato”.
Continuiamo proprio a parlare della
difficoltà che sta attraversando il campo
artigianale, che purtroppo le istituzioni sia
nazionali sia locali non aiutano in nessun
modo. Il signor Pino parla anche di una
struttura chiamata “Città dell’Artigiano”,
che deve essere costruita nei prossimi
anni, ma anche per quella i fondi mancano
e per il momento è tutto in alto mare.
A proposito della nostra città, cosa
pensa del porto?
“Secondo me una struttura adeguata va
fatta, e sicuramente sarà la maggior parte
riguadagnato poiché porterà, almeno spero
lavoro, commercio, e darà un nuovo aspetto
ad Anzio”.
Fatima Esherighi
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ACQUALATINA: ECCO TUTTA LA STORIA
COME E QUANDO ANZIO E NETTUNO PASSARONO DAL MONOPOLIO PUBBLICO A QUELLO PRIVATO
Nel 1994 la legge Galli, nel tentativo
di semplificare la gestione pubblica
delle acque ripartita tra novemila
diversi soggetti, crea gli ATO
(Ambito Territoriale Ottimale) per il
Servizio Idrico Integrato (S.S.I): ossia
acquedotto, fognatura e depurazione.
L’Italia viene divisa in novantuno
ATO in base alle caratteristiche
idrogeologiche del territorio con
particolare riferimento ai bacini idrici.
Nel 1996 la Regione Lazio individua
cinque ATO sul territorio: Anzio e
Nettuno (RM) vengono assegnate
all’ATO n 4 – “Lazio Meridionale
–Latina”
insieme
ad altri 36 comuni:
quelli della Provincia
di
Latina
(escluso
Campodimele) e i comuni
di Amaseno, Giuliano
di Roma, Vallecorsa e
VillaSantoStefano della
Provincia di Frosinone,
per una popolazione
complessiva di 610.000
unità (1.100.000 abitanti
nel
periodo
estivo).
A quel tempo sembrò
preferibile
l’annessione
all’ATO4 (composta da
soli 38 comuni) piuttosto
che al gigantesco ATO di
Roma e Provincia.
La gestione degli ATO compete alle
Autorità di Ambito (solitamente
Enti
Locali
quali
Province
o
Comuni). L’Autorità di Ambito
dell’ATO4 nasce il 4 luglio 1997
con
la
“CONVENZIONE
DI
COOPERAZIONE” approvata dal
Consiglio Provinciale di Latina
(presieduto
all’epoca
da
Paride
Martella), nella quale viene sancito
che il S.I.I sarà gestito da una S.p.A a
partecipazione mista e che la provincia
di Latina sarà l’Ente Coordinatore
dell’ATO4.
Il 2 agosto 2002 la CONVENZIONE
PER LA GESTIONE DELL’ATO4,
porta alla costituzione di una
Società composta al 51% da capitale
pubblico ed al 49% da capitali
privati
(IDROLATINA);
entrambi
confluiscono
nella
società
ACQUALATINA S.p.A. cui viene
affidata la gestione del S.I.I per trenta
anni. Stipulano la Convenzione di
gestione Paride Martella (ATO4) e
Raimondo Besson Vicepresidente
di ACQUALATINA. È importante
sottolineare che Paride Martella
ricopriva all’epoca sia la carica di
Presidente della Provincia di Latina
(Autorità d’Ambito ATO4), sia quella
di Presidente di ACQUALATINA
S.p.A. (da lui fondata una settimana
prima), tanto che il Tribunale di
Latina nel 2004 aveva riconosciuto un
“conflitto di interessi”.
ACQUALATINA S.p.A è gestita da
tre organi: la Conferenza dei Sindaci
(la rappresentanza per ogni sindaco è
proporzionale al numero dei residenti),
il Consiglio di Amministrazione o
C.D.A (composto da 11 membri di cui 7
designati dal pubblico e 4 dal privato) e
il Comitato Esecutivo composto da tre
membri: Presidente, Vicepresidente
e Amministratore Delegato (scelto
tra i 4 membri del CDA designati
dal socio privato) al quale vengono
conferiti poteri di ordinaria e
straordinaria amministrazione. In
conclusione
nell’ACQUALATINA
S.p.A la quota pubblica non ha alcun
potere decisionale!
Il 9 settembre 2004 la Conferenza
dei Sindaci approva la gestione del
S.I.I da parte della società mista con il
voto favorevole di Anzio e Nettuno,
espresso dagli allora sindaci Candido
De Angelis e Vittorio Marzoli.
Nella stessa seduta vengono nominati
i membri del C.D.A di Acqualatina
in rappresentanza dell’azionariato
pubblico, tra i quali Candido De
Angelis, che rimarrà in carica per 4
anni.
Infine c’è da sottolineare che nella
Convenzione di Cooperazione si legge
che “gli enti locali convenzionati si
impegnano ad approvare nei rispettivi
Consigli Comunali la Convenzione per
la Gestione del S.I.I”. Solo 9 Comuni
portarono in Consiglio Comunale,
approvandola, la Convenzione di
Gestione. Gli altri 29, compresi Anzio
e Nettuno non lo fecero,
pertanto Paride Martella
non
avrebbe
potuto
stipulare la Convenzione
di Gestione in nome
dell’ATO4 poiché non
aveva la delega di tutti i
38 Comuni!
In conclusione la storia
di ACQUALATINA è
una “storia privata”
in tutti i sensi dove gli
unici attori protagonisti
sono
stati
Sindaci,
Presidenti,
C omuni,
Province e Privati. I
cittadini sono stati solo
messi
dinnanzi
alla
necessità di dover pagare bollette
salatissime. Questa storia, dunque,
non va dimenticata per e vitare
errori in av venire. Un futuro da
non augurarsi con una società come
ACQUALATINA che agonizza fra
debiti, stipendi non pagati e dirigenti
agli arresti domiciliari. Né tantomeno
con Amministrazioni C omunali che
“vendono” al migliore offerente un
bene definito dalla Dichiarazione
Universale dei Diritti dell’Uomo
un “Diritto alla Vita”. Il futuro si
de ve basare sia sull’educazione delle
nuove generazioni al risparmio e al
recupero dell’acqua sia su dirigenti
politici che non considerino l’acqua
un b ene sul quale sp e culare. Il
futuro è una strada in salita che città
come Parigi ed Aprilia sono riuscite
a percorrere, segno che volendo, si
può riuscire.
Emanuela Moroni
Space - Città
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Mensile di Informazione di Anzio e Nettuno
Il nitrito di Incitatus
«Tutta
la
terra
aveva
una
sola
lingua e le stesse
parole. Emigrando
dall’oriente
gli
uomini capitarono
in una pianura nel
paese di Sennaar e
vi si stabilirono. Si
dissero l’un l’altro:
‘Venite, facciamoci
mattoni e cuociamoli
al fuoco’. Poi dissero:
‘Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui
cima tocchi il cielo e facciamoci un nome, per non
disperderci su tutta la terra’. Ma il Signore scese a vedere
la città e la torre che gli uomini stavano costruendo. Il
Signore disse: ‘Ecco, essi sono un solo popolo e hanno
tutti una lingua sola; questo è l’inizio della loro opera
e ora quanto avranno in progetto di fare non sarà loro
impossibile. Scendiamo dunque e confondiamo la loro
lingua, perché non comprendano più l’uno la lingua
dell’altro’. Il Signore li disperse di là su tutta la terra
ed essi cessarono di costruire la città. Per questo la si
chiamò Babele». (Genesi 11, 1-9)
Anzio come Babele, la confusione già nota è ora
amplificata dall’impianto acustico del Consiglio
comunale, capace di trasformare le parole dei nostri
amministratori in veri e propri nitriti, costringendoli ad
abbandonare villa Sarsina al galoppo. Come è successo
nell’assemblea di fine luglio.
Quest’impianto che rende le parole dei consiglieri
incomprensibili non è certo stato ideato per evitare che
l’opposizione possa proporre cose sensate ed acclararsi
la simpatia degli elettori, o per lasciare libero spazio
all’amministrazione sul grande tema dell’acquisto
di nuovi fiorellini, quanto per evitare l’impiccio del
cittadino sulle cose di Palazzo.
Iiihhh, iiihhh, iiihhh, iiihhh ...
Anzio Space
UN OSTELLO DELLA
GIOVENTÚ PER ANZIO
Potenziare le strutture alberghiere della città
puntando anche su altre soluzioni
Viaggiare, girare il mondo o scoprire le tante bellezze che l’Italia
custodisce a prezzi abbordabili, o meglio low cost. Sono sempre di
più i giovani che durante le vacanze o i viaggi optano per gli ostelli.
Un tempo disprezzati ed etichettati come luoghi mal frequentati da
persone squattrinate, oggi stanno rivivendo una seconda giovinezza:
curati, accoglienti, sempre più alla moda, sono sinonimo di qualità e
convenienza, pronti a soddisfare le esigenze di ragazzi, ma anche di
famiglie e scuole. In Italia però la formula dell’ostello fatica a decollare,
anche se negli ultimi anni qualcosa inizia a cambiare. Il buon esempio
lo danno le città d’arte: a Venezia o a Firenze si possono trovare
stanze a partire da 12-20 euro.
Dalle città d’arte a quelle sul mare. Sarebbe bello se anche Anzio
puntasse, oltre che sulle strutture alberghiere (che però sono
poche), anche sugli ostelli. Per un paese a vocazione turistica, hotel
e bed&breakfast costituiscono un punto di forza e di attrazione non
indifferente. Un modo interessante per potenziare queste strutture
potrebbe essere quello di recuperare i beni del demanio incentivando
ancor di più il turismo sulle coste laziali. Lo scorso mese l’agenzia
del demanio ha pubblicato online l’elenco di circa dodicimila
beni (tra caserme, fabbricati, ex-poligoni di tiro…) che potranno
essere trasferiti agli enti locali in base al federalismo demaniale.
Navigando sul sito, nella sezione dei beni presenti ad Anzio, c’è l’ex
caserma di polizia sita in via pretonio n. 2 (una traversa a metà
della riviera Mellozzi). Una struttura in pieno centro, a due
passi dal mare, ideale per ricavare un ostello che richiamerebbe
molti turisti e giovani.
lc
Vogliamo contribuire a rendere Anzio una città che sia:
• vivibile e interessante per i giovani
• viva culturalmente
• all’avanguardia nell’ecologia e la preservazione del territorio
• arricchita dalla diversità etnica che la contraddistingue
Non siamo convinti di avere la risposta a tutte le domande o di
essere i migliori, siamo semplicemente un gruppo di persone
giovani (chi di corpo, chi di spirito) che vogliono darsi da fare per
migliorare il territorio in cui vivono.
Al momento abbiamo tre iniziative:
• Anzio Space, che puoi scaricare su www.anziospace.com
• Shingle22J, Biennale d’Arte Contemporanea di Anzio e di
Nettuno, info su www.shingle22j.com
• Il Centro Polivalente per i Giovani e la Cultura, che vorremmo
costruire.
UNISCITI A NOI!
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Anzio Space
Space - Città
Mensile di Informazione di Anzio e Nettuno
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Ad Anzio presso la stazione ferroviaria ha sede il Centro Orientamento Lavoro
CERCHI LAVORO? C.O.L. CAVOLO!
I NOSTRI INVIATI SONO ANDATI A CHIEDERE INFORMAZIONI, L’UFFICIO PERÒ ERA CHIUSO
Anzio, lunedì ore undici. Io e Betta ci
incontriamo al bar della Stazione con i
rispettivi compagni. Le presentazioni, quattro
risate e loro fra un caffè e una sigaretta
scoprono di essere entrambi futuri ingegneri
alle soglie della laurea. Vorrebbero trasferirsi
dalle nostre parti a lavorare.
Siamo qui per il C.O.L. (Centro
Orientamento Lavoro) di Anzio, dove ci
hanno detto che chi cerca un impiego può
ottenere aiuto.
Del C.O.L. ci ha parlato la prima volta una
nostra amica disoccupata che vi si è rivolta:
l’unico servizio che le hanno fornito è stato
quello di inviarle a casa il Curriculum in
formato europeo. Le hanno fatto capire che
la sua Laurea in Lettere la colloca in una
categoria di “privilegiati” cui loro possono
fornire un sostegno molto limitato.
Noi è la terza volta che ci rechiamo qui: le volte
precedenti l’Ufficio era chiuso. Forse il sito
internet non viene aggiornato su giorni e orari
di apertura. Forse. Poco importa. Ora ci siamo
informate con precisione e lunedì mattina
è orario di ricevimento, così abbiamo preso
entrambe un giorno di ferie.
La gestione del C.O.L., a vedere il sito, è
pluricompetente: Regione,
Provincia,
Comune, Unione Europea, Fondo Sociale
Europeo, Ministero della Salute e delle
Politiche Sociali. Insomma una cosa “in
grande” abbiamo pensato: finiti i tempi
delle “liste di collocamento”, ora si parla
di Curriculum Europeo, Bilancio delle
Competenze, Orientamento e Formazione.
Entriamo nella stazione; lì si trova il C.O.L.
poiché, come scritto sul sito “questa scelta
logistica permette di entrare in contatto con
studenti, pendolari e lavoratori occasionali”.
Il nostro entusiasmo si spegne davanti ad una
porta a vetri foderata da giornali ingialliti e
vecchi manifesti; dall’esterno nulla è visibile e
l’aspetto è quello di un ufficio abbandonato.
Proviamo ad entrare ma la porta è chiusa.
Proviamo l’altro ingresso. Niente. Chiamiamo
il numero scritto sulla porta. Sentiamo
il telefono squillare a vuoto. Chiediamo
all’ufficio a fianco, alla signora delle pulizie, alla
giornalaia, al poliziotto: nessuno sa nulla. Al
bar anche sanno poco: parlano di un ragazzo
che ogni tanto fa colazione da loro.
Siamo sorprese e anche un po’ arrabbiate.
Tre giorni a settimana dalle 9 alle 13
non è un impegno così gravoso per gente
stipendiata da istituzioni così importanti.
Eppure, o non ci sono, o non forniscono
i servizi adeguati. Volevamo presentare ai
nostri amici una “Anzio diversa”, quella dove
le istituzioni si addentrano nel tessuto sociale
per sostenerlo. E invece ci toccherà solo
prendere un altro giorno di ferie per tornare
al C.O.L.
EL.MA
ANZIO: GROTTE DI NERONE SEMPRE PIÚ A RISCHIO
PERICOLO FRANE E SMOTTAMENTI. MANCANO I SOLDI PER I LAVORI DI MESSA IN SICUREZZA
Anzio e le grotte di Nerone. L’antica villa
neroniana, uno dei fiori all’occhiello della
città, occupa la striscia di spiaggia libera,
lunga circa 100 metri, che ogni anno vede
turisti e cittadini andare lì per prendere il
sole e passare una giornata al mare. Peccato
che l’area sia sempre più a rischio:
oltre alla sporcizia e al divieto di
balneazione per mancanza di un
apposito servizio di salvataggio, il
comune ha segnalato con diversi
cartelli che l’ultimo tratto di arenile,
dove il costone cade a picco sul mare,
è a rischio frane e smottamenti. Chi
oltrepassa l’area verrà punito con
una contravvenzione che va da 25
euro a 500 euro.
Nonostante il divieto i bagnanti per
amore della tintarella continuano
a sfidare il pericolo e un mese fa
alcune persone o forse dei vandali
hanno addirittura abbattuto la recinzione
che delimita l’area. Il sindaco Luciano
Bruschini si è dichiarato molto preoccupato,
soprattutto perché è sempre più difficile
fermare i turisti e le reti di protezione sono
quasi inutili visto che vengono scavalcate.
Basta la caduta accidentale di qualche masso
o di un pezzo archeologico per ripetere la
tragedia avvenuta lo scorso aprile all’isola di
Ventotene, dove due ragazze di 13 e 14 anni
in gita con la scuola sono morte a causa del
crollo improvviso di un costone staccatosi da
una parete di tufo.“Dopo quella disgrazia – ha
spiegato il primo cittadino al Corriere della
Sera - inviammo alla governatrice Polverini
un elenco delle emergenze geologiche che
gravano sulla nostra costa dove però sono
almeno tre o quattro i chilometri di falesia da
mettere in sicurezza”.
Il nocciolo della questione è che mancano
però i soldi necessari per la messa in
scurezza delle varie zone. Il sindaco ha
detto che si tratta di “spiccioli”. Soldi o
no, al momento non resta che sperare nel
buon senso della gente. Intanto
un’altra stagione estiva è quasi
finita, le spiagge si svuotano, gli
ombrelloni e le sdraie tornano
in cantina mentre la nuova
statuta dell’imperatore Nerone
(inagurata a fine giugno e costata
circa 40mila euro) svetta alta
nei giardinetti della Mellozzi
indicando i ruderi dell’antica
residenza estiva tanto amata
dall’imperatore e ora lasciata
alla più completa incuranza.
Passeggiando lungo la spiaggia
libera e guardando in direzione
del parco archeologico si vedono infatti
diversi reti metalliche orami rotte e
pericolanti proprio nei punti che si
affacciano a strapiombo sul mare in
prossimità della spiaggia libera.
lc
Space - Città
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Mensile di Informazione
di Anzio e Nettuno
Lavinio-Space
Anzio Space
Genitori preoccupati per il salasso scolastico
13 SETTEMBRE: SCUOLA PER STUDENTI, PENSIERI PER LE FAMIGLIE
TRA ZAINO, ASTUCCIO E CANCELLERIA VARIA SI SPENDERÀ UN MINIMO DI 120 E U R O A N N U A L I
Ultimi giorni di mare e di vacanze per
ragazzi e bambini, che tra poche settimane
ritorneranno tra i banchi di scuola. Il
Ministero dell’Istruzione ha reso note le date
d’inizio dell’anno scolastico
2010/11. Nella maggior parte
dei casi le giunte regionali
hanno comunicato che la data di
avvio sarà lunedì 13 settembre.
Dunque il conto alla rovescia
è iniziato e in attesa del suono
della campanella, è cominciata
anche la “caccia” agli accessori
e agli articoli di cancelleria:
amata dai ragazzi, ma “odiata”
dai genitori preoccupati per il
cosiddetto “salasso scolastico”.
Ma quanto costa effettivamente
la scuola pubblica in Italia?
Ogni famiglia tra zaino, diario,
astuccio e cancelleria varia,
spenderà in media un minimo
di 120 euro annuali. Per i cinque anni della
scuola primaria statale, ex scuola elementare,
non ci sono grandi spese: l’iscrizione e i
libri sono completamente gratuiti, mentre
il servizio di ristorazione scolastica e altri
progetti sono a pagamento. Il costo della
mensa varia a seconda se si usufruisce
del tempo pieno (pasto giornaliero) o del
rientro pomeridiano (pasto per due giorni
settimanali). Nel primo caso il costo varia dai
40 ai 50 euro mensili; nel secondo dai 25 ai
29 euro.
Passiamo ai tre anni della scuola secondaria
di I grado, ex scuola media. Qui, a differenza
delle elementari, si paga un’iscrizione
scolastica di circa 20 euro che comprende
l’assicurazione e il libretto delle assenze.
Inoltre, per chi frequenta la prima media,
l’acquisto dei libri scolastici varia dai 270
ai 300 euro annuali e di questi testi molti
sono “unici”, cioè usati anche per i due anni
successivi. Infatti, per quanto riguarda la 2ª e
3ª media, l’acquisto dei testi varia dai 150 ai
200 euro annuali.
Arriviamo infine alla scuola di
II grado, ex scuola superiore
dove la spesa diventa quasi
insostenibile.
Solo
per
l’iscrizione la quota varia a
secondo l’Istituto dai 100 ai 120
euro annuali; mentre per i libri
ogni famiglia spende circa 400
euro l’anno. Tutto ciò porta alla
consapevolezza che l’acquisto
dei
materiali
scolastici
rappresenta un problema e, per
molti italiani, costituisce una
spesa non indifferente che ogni
anno si rincara almeno del 10%.
Scherzando (forse!), ci verrebbe
quasi da pensare che oggi per le
famiglie converrebbe mettere al
mondo figli il più possibile coetanei in modo
da poter rendere sostenibile (magari con un
libro in due!) la loro istruzione. Finché vige
questa situazione, parlare di diritto allo studio
come strumento basilare per la crescita, la
formazione e il futuro dei nostri figli, è solo
pura ipocrisia.
Elisabetta Civitan
Una pubblicazione
Studio 93 def.pdf
Chiuso in redazione lunedì 23 Agosto 2010
01/06/10
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Mensile di Informazione di Anzio e Nettuno
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Anzio premiata per il suo mare e le spiagge. Rimangono però molte perplessità
COME SI OTTIENE LA PRESTIGIOSA BANDIERA BLU?
Poco prima dell’estate è stato dato grande
risalto alla notizia dell’assegnazione ad
Anzio della Bandiera Blu. Ma cosa significa
essere insigniti di questo riconoscimento e
come viene ottenuto? La Bandiera Blu viene
rilasciata da una organizzazione privata la FEE
(Foundation For Environmental Education).
Sono i Comuni interessati a chiedere di poter
ottenere il riconoscimento della prestigiosa
bandiera attraverso un’autocandidatura,
compilando un questionario e allegando la
documentazione che poi verrà valutata da una
commissione interna alla FEE e che deciderà
sul rilascio o meno del drappo blu.
Per ottenere questo riconoscimento ogni
Comune deve soddisfare dei requisiti, alcuni
dei quali identificati come necessari altri come
“auspicabili”. Tra i primi rientra l’affissione
sulla qualità delle acque che devono per
forza di cose risultare, dopo una serie di
analisi, pulite. Per pulite si intendono acque
che abbiano un livello di coliformi e coliformi
totali tali da rientrare in paramenti definiti.
La quantità di colibatteri nell’acqua indica la
presenza di batteri fecali nella stessa. Per la FEE
i risultati delle analisi sulla salubrità delle acque
di Anzio hanno dato esito positivo. Per una
agenzia regionale che si occupa dell’ambiente
nel Lazio, invece, lo stato delle acque nella
nostra Regione è tale da essere ritenuto
preoccupante, vista la cronica contaminazione
da colibatteri. Nello specifico le analisi hanno
evidenziato che le acque, in una zona prossima
a Lido dei Pini, presentano dei valori molto
al di la dei limiti. Risultati nelle analisi delle
acque così differenti non devono destare
alcuna sorpresa. Una differenza nella qualità
delle acque portodanzesi era già emersa dai
risultati di analisi svolte da due organi diversi
che valsero ad Anzio, il riconoscimento nello
stesso anno, sia della Bandiera Blu sia della
Bandiera Nera. Quest’ultima rilasciata da
Legambiente, identifica le spiagge ritenute
idonee o meno alla balneazione. I litorali che
ottengono la Bandiera Nera sono considerati
non adatti alla balneazione.
Altro requisito, che risulta necessario per
ottenere la l’insegna blu, riguarda la raccolta
differenziata. Un settimanale ha dato ampio
risalto al fatto che il Comune nel mese di
agosto ha dotato le spiagge di contenitori
per la raccolta differenziata. Per la FEE uno
dei prerequisiti è quello di avere spiagge in
cui siano presenti idonee attrezzature per la
raccolta differenziata. Nel mese di maggio è
stata consegnata la Bandiera Blu al Comune,
dal mese di agosto le spiagge di Anzio hanno i
contenitori per la raccolta differenziata.
Enea
Che
bello
sarebbe il
nostro.....Paese,
con meno
discariche...
Estese
!!!!
Lavinio - Space
12
Mensile di Informazione
di Anzio e Nettuno
Lavinio-Space
Anzio Space
PAESE CHE VAI… ECOMOSTRO CHE TROVI
TANTO CLAMORE PER QUELLO DI NETTUNO, QUANDO A LAVINIO CE N’È UNO CHE RESISTE DA TRENT’ANNI
In un periodo in cui non si è fatto altro che
parlare ed esaltare la Bandiera Blu conquistata
da Anzio, pensiamo sia doveroso
rispolverare la memoria su quella
che fu la Bandiera “Nera” del 2007:
l’ecomostro di Lavinio, ossia la
costruzione circolare che deturpa,
da oltre trent’anni, il tratto di costa
a ridosso della Riserva naturale
di Tor Caldara. Una struttura
che, suo malgrado, è entrata
a far parte di quelle leggende
metropolitane di cui tutti parlano,
tutti raccontano la loro versione,
ma di cui pochissimi conoscono
la verità.
Qualcuno afferma che all’inizio
doveva essere un rimessaggio di
barche, altri sostengono che dovesse diventare
un albergo. Sta di fatto che l’edificio venne
costruito alla metà degli anni settanta, nel
periodo di maggior boom di quell’edilizia
senza scrupoli, che ha cementificato tutta
la parte di litorale che da Nettuno arriva
fino a Torvajanica, in un punto pressoché
invidiabilissimo, posto com’era sul costone che
si affacciava direttamente sul mare, a due passi
dall’allora campeggio di Tor Caldara (diventata
Riserva Regionale nel 1988). La costruzione
venne così incastonata tra il verde di quel che
rimaneva della famosa macchia mediterranea.
L’unica “pecca” era l’altezza, la mole e i confini
che avevano fatto “imbestialire” i proprietari
delle case limitrofe, che si erano visti negare,
con quella presenza ingombrante, la vista
mare.
Ritenuto pertanto abusivo, nel 1977 l’edificio
venne posto sotto sequestro dall’autorità
giudiziaria. Iniziarono così anni di lunghi iter
burocratici e processuali che ne fermarono la
realizzazione fino al condono edilizio della
fine gli anni ottanta, che sembrò spianare la
strada al suo compimento; da lì iniziarono una
serie di cambiamenti relativi alla destinazione
d’uso, con l’immobile che veniva di volta in
volta riqualificato prima come albergo e poi
come parcheggio.
Ma nonostante tutto, i lavori non ripresero,
anche perchè l’opinione pubblica si era
mobilitata contro l’ecomostro e molte
associazioni, prima fra tutte Legambiente,
avevano fatto una serie di richieste
reclamandone più volte l’abbattimento. Nel
2005 la richiesta di demolizione stava per
essere accolta quando ci si rese conto che
per l’abbattimento bisognava spendere molti
più soldi rispetto a quanti ne sarebbe serviti
per ultimare la costruzione. Ecco allora
nascere una cordata di imprenditori che ne
acquistarono la proprietà con l’intenzione di
trasformarlo in un residence.
I lavori dunque ricominciano: vengono
rafforzati i pilastri, deteriorati dal lungo
abbandono, si fanno tutta una serie di
operazioni per la messa in sicurezza, ma
poi davanti alla necessità imposta dal P.R.G.
di abbassare di un piano la costruzione,
gli imprenditori desistono. La struttura
viene abbandonata e lasciata al degrado
più profondo diventando pericolosa. Ben
presto, infatti, i bandoni di alluminio posti
a chiudere il recinto del cantiere vengono
divelti e al suo interno trovano posto sbandati
e drogati. Passare lì accanto (ricordiamo che
costeggiando una delle discese al mare, il
transito delle persone è molto frequente),
diventa pericolosissimo.
Insomma, una storia infinita, ma
con una costante: l’indifferenza.
Dell’ecomostro si torna a parlare
sempre e solo d’estate, quando la
vita sulle spiagge torna ad animarsi
e i tanti villeggianti che lo vedono
rimangono disgustati da quella
presenza, che però viene dimenticata
d’inverno quando tutti i vacanzieri
tornano a Roma.
E così ancora una volta la costruzione
viene avvolta dall’oblio. Proprio
l’abbandono e lo squallore in cui
versa l’edificio viene riportato alla
notorietà dalla campagna “Goletta
verde” lanciata da Legambiente,
che nel 2007 decide di assegnargli
la “Bandiera Nera” per la “mancata
messa in sicurezza della struttura da
parte dei proprietari”.
Con un blitz, di cui parlano tutti
i giornali locali e regionali, alcuni
ambientalisti si arrampicarono
sull’edificio indossando un enorme striscione
con scritto: “Abbattiamolo!”. Una parola
d’ordine che per Legambiente
è valida ancora oggi, anche
perchè nel frattempo è arrivato a
conclusione l’iter del P.T.P (Piano
Territoriale Paesaggistico) della
Regione Lazio, che ha imposto
delle rigide delimitazioni alle
costruzioni costiere. Ad esempio
non ci dovrebbero essere più
edifici costruiti entro i primi 300
metri dal mare. Secondo tale
norma, tutte le abitazioni presenti
sulla costa sarebbero così a rischio
di abbattimento, una cosa quasi
impossibile da attuare su larga
scala (c’è stato solo qualche caso
sporadico a Torvajanica). La legge però può
tornare utile per bloccare nuove costruzioni
(come nel nostro caso) o evitare nuovi scempi
per il futuro. “Si potrebbe cominciare con
l’ecomostro di Lavinio – spiega apertamente
Anna Tomasetti, presidentessa del circolo
anziate di Legambiente - L’ecomostro non
potrà mai essere terminato, tanto vale
abbatterlo e far sparire quell’obbrobrio dalla
vista della costa”.
Ormai siamo a settembre e come diceva la famosa
canzone dei Righeira “L’estate sta finendo”. Speriamo
di non doverci rioccupare dell’ecomostro di Lavinio
alla prossima estate, quando verranno di nuovo
riaperti gli ombrelloni sulla spiaggia…
Maurizio D’Eramo
Anzio Space
Lavinio - Space
Mensile di Informazione di Anzio e Nettuno
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PASSEGGIANDO CON… NERONE
UN TUFFO NEL MONDO DELL’IMPERATORE ROMANO CON LA RIEVOCAZIONE STORICA DEL ‘VILLAGGIO ANTIUM’
Rilanciare e valorizzare il territorio di Anzio
attraverso il fascino delle rievocazioni
storiche. Nei weekend di agosto, i giardini
antistanti l’AQ International di via del Sandalo,
in località Sacida, sulla scia della ventata di
‘romanità’ che ha investito la nostra cittadina
dopo l’inaugurazione della statua di Nerone
(l’ultimo imperatore della gens Giulio-Claudia
nativo di Anzio), hanno ospitato il ‘villaggio
Antium’: un accampamento di epoca romana
con tanto di angolo museale in cui sono
stati esposti armature e cimeli di legionari e
gladiatori. Ma oltre alle spiegazioni teoriche
su armamenti, disciplina e modi di giostrare
nell’arena, per chi lo desiderava è stata data
l’opportunità di calarsi ancora di più nella
realtà di quell’epoca indossando le armature e
provando le tecniche di guerra che hanno reso
le legioni romane invincibile in tutto il mondo
antico.
Espressamente voluto dal patron di AQ
International, Salvo Cacciola, il villaggio
Antium è stato realizzato in collaborazione con
la Pro Loco Città di Anzio, il Gladiator’s Tour
e l’Associazione S.P.Q.R. Come ci ha spiegato
Barbara Milioni, una delle responsabili
dell’Associazione SPQR, attraverso queste
rievocazioni storiche si vuole far riscoprire il
mondo romano del I secolo d.C., il periodo
più bello per la storia romana: quello che con
l’avvento di Augusto al potere portò alla fine
della Repubblica e alla nascita dell’Impero.
Nel campo, hanno trovato posto le tende
romane, con i contuberna, i bracieri, l’armeria,
le tre macchine da guerra in dotazione al
gruppo, tutte perfettamente funzionanti, le
pignatte per il rancio dei legionari, insomma
uno spaccato del mondo e della vita del tempo
che, anche se vista con gli occhi dei legionari,
non vuole essere un tributo alla guerra. “Non
siamo guerrafondai”- ci dice Barbara Milioni
- Le nostre rievocazioni hanno, alle spalle,
un apparato altamente scientifico. Tutto
quello che esponiamo è ricostruito secondo
i canoni storici. Si fanno ricerche, foto da
bassorilievi e poi i pezzi vengono realizzati
da artigiani, molti dei quali fanno parte
della nostra stessa associazione. Gli elmi,
ad esempio, sono realizzati con ribattini,
senza nessun tipo di saldatura. Proprio
come si faceva allora”.
Una preparazione ed una serietà che hanno
portato il gruppo ad essere contattato
da diversi programmi televisivi come,
‘History channel’, ‘National Geographic’ e
da Alberto Angela per ‘Ulisse – il piacere
della scoperta’ di RAI 3, per la realizzazione
di documentari storici. Dunque una serie
di appuntamenti che hanno tentato di far
conoscere ai moderni “figli di Nerone”
come era il modo di vivere di quell’epoca:
da quello legionario a quello politico e
religioso con tanto di senatori e magistrati
che andavano ‘a braccetto’ delle sacre
vestali. Nerone docet.
Maurizio D’Eramo
TRA I PROGETTI DI AQ INTERNATIONAL, UN POLO
ALBERGHIERO SUPER ATTREZZATO
“AQ International nasce come un progetto
teso al rilancio e alla valorizzazione
del territorio di Anzio”- spiega Salvatore
Cacciola, patron della società, -“Perché Anzio?
Perché Anzio ha un mare splendido, con le
isole pontine davanti e a prescindere
dalla bandiera blu di quest’anno, ha
una costa che merita. Poi c’è il fatto
storico-archeologico: parliamo di
Nerone, dell’insediamento dell’antica
Roma per arrivare allo sbarco della
seconda guerra mondiale. Tutto
questo fa sì che Anzio sia molto
conosciuta. Io ho viaggiato per
mezzo mondo e ho vissuto molto
tempo all’estero, e devo affermare che
ho trovato giapponesi e americani
che si ricordano più di Anzio che di
tante altre famose località italiane.
Proprio per questo mi sono trasferito
anch’io qui, con lo scopo di attuare
un grande progetto”.
Il progetto che si vuole realizzare
è quello di creare un centro polivalente
(una struttura alberghiera con 150 tra
camere e suite, un centro sportivo per
la pratica di hockey, pattinaggio, volley
e basket e l’immancabile beauty farm
SPA) d’eccellenza. L’esperienza internazionale
degli ideatori, unita allo studio del design
e all’adozione di criteri di tutela ambientale
all’avanguardia in Europa (ricordiamo che
nascerebbe a ridosso di una riserva boschiva
di circa mille ettari), collocano il progetto ai
più alti livelli del settore.
Nell’intenzione di Cacciola, non solo si
andrebbe così a colmare un vuoto di strutture
turistiche a contatto con la natura, ma si
creerebbe anche un polo di riferimento per
attività ed eventi legati all’acqua (grande
passione del Cacciola, che per anni è stato
un documentarista RAI e poi
organizzatore, in diverse parti del
mondo, di eventi culturali legati
all’immagine subacquea).
“Il tutto cercando di dare lavoro
e professionalità ai giovani.
Credo fermamente in quello
che sto dicendo”– continua
Cacciola –“All’inizio ho trovato
molto scetticismo da parte
dell’Amministrazione
comunale.
Devo dire che con l’ultima, quella
di Luciano Bruschini, ho avuto
finalmente delle soddisfazioni. Certo
senza l’appoggio della struttura
amministrativa locale non si va da
nessuna parte, ma adesso confido
molto nel suo aiuto per poter portare
al termine questo progetto e coronare uno
sforzo sia personale che di tanti miei validi
collaboratori.”.
M. D’E.
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Mensile di Informazione
di Anzio e Nettuno
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L’intervista alla titolare del Bar Gemma, storico locale dal ‘50
VILLA CLAUDIA: DOVE IERI SI VIVEVA, OGGI SI SOPRAVVIVE
IL QUARTIERE È SEMPRE PIÙ TRASCURATO E SPORCO. TRA I PROBLEMI QUELLI LEGATI ALLA VIABILITÀ
Fin dal 1973 la signora Gemma gestisce il bar di
Villa Claudia che prende il suo nome. Originaria
della Valtellina ha sposato un portodanzese e si
è trasferita ad Anzio, “che era un giardino, un
paradiso”, nel 1956. Con yacht di gran classe
venivano attori, principi, politici, il re Faruk.
Anzio era ricca e tutti avevano un lavoro. Ora la
città è diventata molto sporca, ci dice, e ci concede
gentilmente un’intervista per spiegarci cosa
succede nel quartiere in quest’ultimi anni.
Cosa pensa di Villa Claudia?
La zona sta peggiorando. Manca l’illuminazione
in un tratto di Via Adriatico e quando le
persone tornano la sera tardi con il treno
sono costrette, soprattutto d’inverno, a
camminare al buio. I residenti hanno
anche fatto domanda al Comune di
fornire la strada di illuminazione, ma
non c’è stata risposta. Nonostante quasi
tutte le case prevedano un parcheggio in
giardino, le persone lasciano la macchina
fuori e la corriera su Via Adda non
riesce più a passare. Quando poi due
macchine si incrociano si crea l’ingorgo.
L’asfalto è consumato e le buche vengono
ogni tanto riempite con una manciatina
di sabbia. Con tutti i soldi che buttano
dentro queste buche avrebbero potuto
costruire dieci strade nuove. In tutte le
traverse di via di Villa Claudia i marciapiedi non
esistono e bisogna stare molto attenti quando si
cammina, soprattutto in prossimità degli incroci.
Sarebbe il caso di installare dei dissuasori di
velocità in queste stradine perché purtroppo, molti
pendolari, per timore di perdere il treno, spesso
corrono come frecce. Su Via del Mare e Via Roma
abbiamo una media di un incidente a settimana.
Villa Claudia è cambiata?
Sicuramente. Ogni anno i villeggianti
diminuiscono perché questa zona non
offre nulla a parte affitti da capogiro. È un
territorio abbandonato, totalmente trascurato
dall’amministrazione comunale e mancano i
servizi più elementari. Il livello dei turisti e dei
residenti si è abbassato. Non c’è più educazione
e rispetto per il prossimo. Le famiglie in vacanza,
che prima restavano ad Anzio per tutti e tre i
mesi estivi, adesso si trattengono pochi giorni, al
massimo una settimana e affittano la casa per il
resto del periodo ad altre persone.
Dov’è che manca l’amministrazione?
Pago tasse onerose, l’immondizia è cara (più di
2500 euro l’anno) soprattutto tenendo presente
quanta in realtà ne produco. I cartoni e le bottiglie
vanno tutte nella raccolta differenziata e l’unica
spazzatura sono i fondi del caffè. Ad Anzio centro
va tutto bene, qui invece il Comune prende e
non dà. A me non ha dato mai niente, neanche
sicurezza. Non ci sono controlli e in un anno i ladri
sono entrati parecchie volte nel bar. Villa Claudia
è sporca, non vengono mai a pulire. Mancano
totalmente gli spazzini. Io vivo ad Anzio Colonia.
La stazione è vergognosa, non c’è una pensilina
sotto cui ripararsi ma una cosa bella ce l’ha: gli
spazzini. I giardini sono stupendi ma non grazie
al Comune. Sono i privati, con un profondo senso
civico, ad occuparsene per tradizione. Perché a
Villa Claudia lo spazzino non c’è? I residenti non
pagano la tassa sull’immondizia come i cittadini
di Anzio centro?
Come vede il futuro?
Lo vedo nero. Quest’amministrazione
non mi piace, non sta facendo nulla per
migliorare la situazione di questa zona
e di tutte le altre che non sono Anzio
Centro. Le spiagge non sono curate, gli
stabilimenti sono per la maggior parte
cari e non offrono servizi. Il lavoro non
c’è e l’amministrazione non investe per
offrire un futuro ai residenti. Non ci sono
alberghi e strutture. Ci si scontra spesso
con una mentalità chiusa che si chiede:
-Che vengono a fare questi romani?
Vengono a sporcare?- dimenticando così
che i romani portano i soldi e il lavoro e
spesso vengono ringraziati con servizi da
Terzo Mondo. Dimenticando che non
sono i romani a sporcare, bensì l’amministrazione
che non pulisce.
Cosa può risollevare Anzio?
Un’amministrazione che pensi in grande e in
maniera concreta, che valorizzi il porto che così
com’è è vergognoso. Un’amministrazione che non
si concentri a costruire in tanti anni solo case e
rotonde (pure abbandonate e non finite) ma si
dedichi a fornire servizi efficienti ai cittadini.
Intervista a cura di Silvia Arena
La manifestazione del Pd anziate vissuta a metà tra impegno e svago
FESTA DEMOCRATICA, BILANCIO POSITIVO
Una Festa Democratica all’insegna dell’impegno e del divertimento.
Come da copione, anche quest’anno la tradizionale manifestazione
del centrosinistra anziate è riuscita a coniugare l’elevato livello dei
dibattiti politici con la buona gastronomia locale. Teatro dell’evento
il centro sportivo del Falasche Calcio, che dal 22 luglio al 1° agosto ha
ospitato militanti e simpatizzanti del Pd. Una kermesse ben strutturata,
la cui riuscita è da attribuire in toto all’impegno dei militanti storici
del partito, che hanno effettuato un lavoro decisamente apprezzabile.
Una risposta concreta all’impasse che ha travolto il centrosinistra a
livello nazionale, dove la confusione regna incontrastata. In questo
caso risposte chiare sono arrivate dai numerosi ospiti di rilievo della
Festa: l’ex ministro Gentiloni, che ha affrontato il tema spinoso della
legge bavaglio, al pari dell’assessore provinciale Aurelio Lo Fazio, che
ha chiarito gli aspetti della pesca locale. Numerosi i big nazionali e
regionali intervenuti nel corso della manifestazione, da annoverare
anche le presenze dell’eurodeputato Milana e del responsabile
economico Pd Stefano Fassina, lucido e preciso nell’analizzare
l’attuale crisi economica. Oltre alle diverse personalità politiche, la
Festa Democratica ha lasciato spazio anche alle associazioni locali,
che hanno potuto illustrare alcuni progetti di estremo interesse. Tra
questi non poteva mancare il “nostro” Centro Polifunzionale dei
Giovani, uno dei cavalli di battaglia storici dell’Associazione 00042, i
cui esponenti si sono prodigati nel raccogliere firme per sensibilizzare
l’Amministrazione Comunale. Dopo l’ottima riuscita della Festa, il Pd
neroniano si appresta a vivere un autunno caldo, nel corso del quale
bisognerà dare nuovo impulso alle strategie politiche, in vista della
bagarre che potrebbe anche condurre alle elezioni nazionali.
Marcello Bartoli
Anzio Space
Nettuno - Space
Space /Associazioni
Mensile di Informazione
di Anzio e Nettuno
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Firmato a porte chiuse un protocollo d’intesa fra Comuni ed Acqualatina
CHIAVETTA E BRUSCHINI: “ACCORDO A TUTELA DELLE
CLASSI ECONOMICAMENTE SVANTAGGIATE”
CRITICHE DAL COMITATO ACQUAPUBBLICA. “L’ACCORDO RENDE LA DELIBERA POPOLARE
APPROVATA IL 9 LUGLIO “CARTA STRACCIA”
Marco Bordacconi
lo avevamo lasciato
il 6 maggio scorso
nella sala consiliare
del Comune di
Nettuno “mascherato”
da goccia d’acqua.
Aveva
consegnato,
in
qualità
di
membro del Comitato Acquapubblica, solo
simbolicamente (vista l’assenza dell’intera
giunta comunale) le novecento firme necessarie
per l’approvazione della delibera popolare che
sanciva definitivamente l’acqua “bene pubblico”.
Il regolamento comunale prevede un tempo
massimo di trenta giorni entro il quale la giunta
deve riunirsi e istituire un’apposita commissione
di studio circa l’argomento oggetto della delibera
popolare. Lo rincontriamo il 28 luglio alla Festa
del Partito Democratico di Anzio, dove si è appena
tenuto un incontro tematico su “ambiente e
tutela dell’acqua pubblica”.
Dal 6 maggio ad oggi cosa è successo?
Dopo la consegna delle firme avvenuta di fatto
il 20 maggio, il Consiglio Comunale di Nettuno
si è riunito nuovamente il 9 luglio: all’ordine del
giorno, la discussione della delibera popolare che
è stata approvata all’unanimità.
Possiamo quindi parlare di un vero e proprio
successo del Comitato Acquapubblica?
Sorride amareggiato – Non direi proprio. Il 16
luglio, esattamente una settimana dopo, a Villa
Sarsina si è svolto un incontro tra i Sindaci
Chiavetta e Bruschini e la dirigenza di
Acqualatina nella persona di Armando Cusani.
È stato firmato a porte chiuse un “protocollo
d’intesa”. Il nostro Comitato era presente con una
telecamera ma al momento delle firme siamo
stati cortesemente invitati ad uscire.
Cosa prevede il protocollo d’intesa firmato a
Villa Sarsina?
Abbattimento di penali, normalizzazione
situazioni irregolari, fatturazione dei consumi
sulla lettura reale, possibilità di rateizzazioni
degli insoluti e l’istituzione di un fondo sociale
a favore dei nuclei familiari disagiati (parametri
ISEE): uno stanziamento di bilancio di 100.000
€ per Anzio e 50.000 € per Nettuno, che è già
stato erogato ad Acqualatina per garantire una
fornitura gratuita di 110 mt3 annui alle famiglie
disagiate.
Detta così non sembra male: un accordo
che va incontro al cittadino. Perché allora
tante polemiche da parte del comitato di
Acquapubblica?
Il protocollo d’intesa firmato a Villa Sarsina rende
la delibera popolare approvata il 9 luglio “carta
straccia”, poiché ha definitivamente legittimato
Acqualatina quale gestore privato del servizio
idrico, laddove nella delibera l’acqua viene
considerata “bene comune” non assoggettabile
a logiche di mercato.
In secondo luogo Chiavetta ha siglato un
accordo con Acqualatina all’insaputa di tutti.
Non ne ha discusso preventivamente in Giunta,
esautorando di fatto un organo di rappresentanza
politica sovrano quale è il Consiglio Comunale
ed escludendo i cittadini dalla sfera politica
decisionale nonostante nella delibera si
prevedesse esplicitamente l’informazione della
cittadinanza. Infine, riguardo all’istituzione
del fondo sociale mi chiedo: da quale voce del
bilancio sono usciti questi 50.000 euro visto
che in nessun Consiglio Comunale si è mai
discusso questo stanziamento? E ancora:
perché “anticipare” dei soldi ad Acqualatina?
Perché non erogare questi fondi direttamente ai
nuclei familiari disagiati?
Il 9 luglio la giunta comunale nettunese ha
istituito la commissione di studio prevista
dal regolamento?
No. Affatto.
Il comunicato stampa rilasciato dai sindaci
si chiude con questa frase “Cusani si è
impegnato ad adoperarsi per riconoscere
un’adeguata rappresentanza dei due Comuni
all’interno dell’Ambito di gestione”. Può
spiegarci che vuol dire ?
Presuppongo voglia dire che Chiavetta e
Bruschini hanno chiesto di poter far parte
del CDA (Comitato Di Amministrazione)
di Acqualatina, visto che Anzio e Nettuno
contribuiscono in modo “sostanzioso”(10
milioni di euro/anno) al bilancio di Acqualatina
senza però avere voce in capitolo per quello che
riguarda eventuali forme di reinvestimento sul
territorio.
Emanuela Moroni
I COMUNI E IL PARADOSSO DEL FONDO SOCIALE...
ROSARIA, DISOCCUPATA E CON REDDITO PARI A ZERO DOVRÀ PAGARE PER INTERO L’ACQUA
È passato un mese da quando a Villa
Sarsina i Sindaci di Anzio e Nettuno hanno
firmato il 16 luglio un protocollo d’intesa
con Acqualatina. Tra le novità presenti nel
documento c’è l’istituzione di un fondo
sociale per i nuclei familiari disagiati ISEE.
Abbiamo cercato questi cosiddetti “nuclei” e
abbiamo trovato Rosaria (nome di fantasia)
che si presta a rispondere alle nostre
domande spiegandoci la sua situazione.
Quanti siete in famiglia e in quanti
lavorate?
Siamo io ed il mio compagno: lui studente
universitario, io laureata e disoccupata.
Cos’è la certificazione ISEE?
È il certificato attestante che la tua
situazione economica (reddito, patrimonio,
famiglia) non va oltre 10.000 euro l’anno.
Nel mio caso ho un reddito pari a zero
(sorride). Per questo lo Stato riconosce
alcune agevolazioni, fra cui pagare in
misura ridotta acqua, luce o altre utenze”.
Quindi lei per Acqualatina rientra nella
fascia agevolata?
È stato così nel 2008 e 2009. Poi la
Conferenza dei Sindaci ha modificato
le modalità di accesso all’agevolazione
tributaria e dal 1° gennaio 2010 sono DUE
I REQUISITI NECESSARI: certificazione
ISEE che attesti di rientrare nella fascia
agevolata e non possedere una casa che
faccia parte della categoria catastale
A7(villino). Ed io “purtroppo” posseggo
una casa di 70 mt2 su un unico piano,
ereditata dai miei genitori, che rientra nella
tipologia del “villino”.
Ma ad Anzio sono tutti “villini”.
Non a caso è stato coniato il termine
“villettopoli”! Questo significa che
lei, con un reddito pari a zero, non
rientra nella fascia di persone che potrà
beneficiare del fondo sociale istituito il
16 luglio?
Esatto. Casa e reddito per me non sono
cambiati. È cambiato solo il fatto che nel
2010 non rientrerò nelle tariffe agevolate di
Acqualatina. Nonostante il fondo sociale.
Emanuela Moroni
Space - Politica
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Mensile di Informazione
di Anzio e Nettuno
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Il centrodestra anziate verso un periodo delicato segnato da spaccature interne
IL FUTURO DEL PDL: POPOLO DELLA LACERAZIONE?
Pdl. Popolo della libertà o della
lacerazione? La politica anziate si
interroga sugli ultimi sviluppi del
centrodestra nazionale, che ha fatto
registrare la scissione storica tra i
due leader Giancarlo Fini e Silvio
Berlusconi. Una diatriba che in parte si
riflette sulle sorti dell’A mministrazione
capeggiata
dal
sindaco
Luciano
Bruschini, che recentemente ha mostrato
qualche spaccatura al suo interno.
Paradossalmente, la maggioranza di
centrodestra ha anticipato il conflitto
esploso a livello nazionale: è un dato
assodato la “migrazione” di alcuni
consiglieri comunali, che hanno palesato
più di un malumore. Al contrario,
ora, ovvero nel momento di massima
tensione tra finiani ed ex forzisti, gran
parte della squadra di consiglieri e
assessori si è compattata sotto l’insegna
del Pdl, rinnegando (alcuni) la storica
vicinanza con Fini. Anche in questo
caso emerge una contraddizione: il deus
ex machina del Pdl neroniano, ovvero
il senatore De Angelis ha dichiarato
apertamente la sua permanenza nelle
file di Fli (il nuovo movimento creato da
Fini e soci). Cosa ne sarà di lui quando
(come sembra) si appresterà a tornare
di nuovo sul palcoscenico della politica
anziate? Il caos interno al centrodestra
come già detto si è manifestato da tempo:
basti pensare all’uscita di scena dal Pdl
di Vito Presicce, al “balletto” effettuato
da Attoni e Castaldi, per non parlare
della migrazione di massa nell’Udc (Toti
Amato, Fontana, Tuscano). Il partito
di Casini ha assunto un peso maggiore
all’interno della coalizione, un dato non
trascurabile anche in ottica di quanto si
sta delineando a livello nazionale.
Si preannuncia quindi un autunno
molto teso per la maggioranza
neroniana, che al di là delle apparenze
deve ancora sciogliere i nodi principali
che continuano a tenere “legata” la città
su posizioni primitive. I cittadini anziati
cominciano ad avvertire un distacco
notevole da un’amministrazione che
continua a vagheggiare progetti faraonici
(vedi porto), trascurando le emergenze
reali del territorio. Il sindaco Bruschini
sarà atteso da un lavoro delicato, che lo
vedrà impegnato sia nel dover contenere
i malcontenti di alcuni “dissidenti” sia
nell’arginare la deriva centrista dell’Udc,
che potrebbe rivelarsi un insospettabile
alleato del centrosinistra. L’opposizione
è chiamata finalmente a recitare un
ruolo di primo piano: una nuova e più
feconda struttura di alleanze potrebbe
rappresentare un’altra spina nel fianco
della maggioranza.
Marcello Bartoli
PD, CENNI DI RISVEGLIO IN ATTESA DELLA SVOLTA
L’OPPOSIZIONE ANZIATE SI MOBILITA, CERCANDO DI APPROFITTARE DELLA CONFUSIONE
IN SENO ALLA MAGGIORANZA
L’ultimo
Consiglio
Comunale
ha
evidenziato ancora una volta la pessima
acustica della rinnovata Villa Sarsina.
Nell’ultima seduta l’opposizione di
centrosinistra ha posto all’attenzione
il problema, manifestando il proprio
disappunto con una protesta plateale,
sfociata nell’abbandono della sede. Una
mossa compatta quella del Pd neroniano,
che negli ultimi mesi ha fatto registrare
qualche segnale di vita. Il partito si è
dato una nuova struttura, affidandosi
al triumvirato Mangili- GianninoCupelli, un terzetto di transizione, ma
che ha sicuramente i mezzi consoni per
traghettare l’opposizione verso lidi più
stabili. Notevole l’impegno manifestato
anche da alcuni consiglieri comunali, che
stanno incalzando la maggioranza con
numerose interrogazioni e che hanno
posto l’attenzione su problematiche
scottanti. Il lavoro dei vari Bernardone,
Creo, Toselli e Lo Fazio comincia a
dare i suoi frutti, anche se il partito
soffre ancora del virus endemico delle
correnti interne e della mancanza di
programmazione. Il Pd si trova dinanzi ad
un crocevia fondamentale: solo dotandosi
di un’organizzazione salda e ben delineata
e dando vita ad alleanze più estese, potrà
lanciare la sfida al centrodestra. A due anni
e mezzo dalle prossime elezioni comunali,
il partito di Bersani ha l’obbligo di lavorare
alacremente e di programmare “l’assalto”
alle poltrone che contano. A nostro
avviso il sistema bipolare, nonostante le
nobili intenzioni, sta già celebrando il de
profundis, ergo il Pd deve aprire a nuovi
scenari. Anche se i bacchettoni dell’ultima
ora grideranno allo scandalo, non vediamo
alternative possibili per poter puntare con
decisione alla guida politica di Anzio.
A livello locale, se il Pd intende realmente
tornare a primeggiare, deve cominciare
fin da ora a dialogare in modo serrato
con tutte le forze politiche, senza alcuna
preclusione. Tutto questo a patto che il
Progetto politico non sia solo sulla carta,
ma improntato a criteri ben delineati,
e che le future alleanze siano non solo
di comodo ma strutturate su basi solide
e comuni. Al di là di qualsiasi visione
politica, solo un Pd rinnovato e sostenuto
da Idv, Udc (un partito da recuperare
alla causa), Sel, Rifondazione, Api e soci
potrà realmente costituire un’alternativa
numericamente credibile al centrodestra.
Peraltro le attuali divergenze in seno
alla maggioranza sembrano agevolare il
compito dell’opposizione. Non bisogna far
altro che accelerare le manovre.
Marcello Bartoli
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Bilancio positivo per l’estate 2010 di Anzio e Nettuno
IL TRIONFO DELLA MUSICA, DELL’ARTE E DEL TEATRO
Ultime giornate estive all’insegna del mare
e della tintarella. Però l’estate non è solo
sinonimo di spiaggia, ma anche di serate
all’aperto, di passeggiate per le vie del centro
“gustando” i tanti spettacoli che Anzio e
Nettuno hanno offerto in questi tre mesi.
Anche quest’anno la città neroniana ha
registrato un ottimo successo
in termini di eventi seguiti
con
grande
interesse
da
cittadini e turisti. Se a giugno le
prevendite ai boghettini avevano
preannunciato una partenza
positiva, i risultati a conclusione
della stagione 2009-2010 sono
stati dei migliori. Protagonisti
del ricco programma di eventi
“AnzioEstateBlu ” sono stati alcuni
dei grandi nomi del panorama
artistico musicale italiano come: gli Zero
Assoluto, Vincenzo Capossela, i comici
Maurizio Battista e Rodolfo Laganà, il
pianista Giovanni Allevi, Cristiano De
Andrè, Gigi D’Alessio e il tenore anziate
Nazzareno Antinori. Uno degli eventi più
seguiti è stato il concerto gratuito degli Zero
Assoluto, che hanno richiamato tantissimi
giovani ma anche diverse famiglie. Tutto
esaurito poi per l’esibizione del musicista
Giovanni Allevi che, con il suo pianoforte,
ha deliziato la platea proponendo sia brani
di musica classica sia pezzi diventati celebri
colonne sonore di spot. Ci sono stati poi i
grandi appuntamenti culturali ad ingresso
libero come la rassegna cinematografica
“Anzio nel cinema”, le mostre al Museo al
archeologico (ancora in corso fino a dicembre
ndr) e la rassegna letteraria “Anzio Derive”.
Tra gli ospiti di quest’anno il giornalista Rai
Claudio Angelici che ha presentato il suo
libro dal titolo: “Obama un anno di sfide”.
Anche la città di Nettuno ha offerto a
cittadini e turisti una serie di eventi dislocati
tra lo stadio da baseball, il Forte SanGallo,
il laghetto Granieri e le piazze del paese.
Protagonisti dell’estate nettunese sono
stati Mario Biondi, Luca Barbarossa e
Neri Marcorè, il rapper J-Ax,
Massimo Ranieri. Ci sono state
poi le esibizioni delle band locali.
Tra gli spettacoli ad ingresso libero,
il Forte SanGallo ha ospitato
la rassegna cinematografica
“Guerra e Pace FilmFest” che ha
riproposto una serie di film del
2010 tra i quali “Bastardi senza
gloria” del regista Tarantino.
Invece lo stabilimento della pro
Loco ha proposto il Cinema in
spiaggia (l’evento era però a pagamento ndr).
Dal cinema al teatro e alle mostre culturali
allestite sempre all’interno del Forte. Tra
le mostre quella dedicata all’apicoltura e la
rassegna fotografica dal titolo: “L’inferno
delle anime perdute”.
lc
CONSIDERAZIONI (SEMISERIE) SULLA STAGIONE ESTIVA
U N A S TA G I O N E B A L N E A R E P O C O P R O F I C U A P E R G L I S TA B I L I M E N T I
Quest’anno, la bella stagione è partita con
notevole ritardo, giocando un brutto scherzo
ai gestori di attività turistiche del territorio. Il
sole estivo ci ha degnato della sua presenza
soltanto nel mese di luglio, non pervenuto
nei bollettini di maggio e giugno. Invece
puntuali, ristoratori e gestori di stabilimenti
erano pronti ad accogliere i turisti al primo
raggio di sole. A dire il vero, che l’estate
era ancora lontana lo avevamo già capito
quando, a maggio inoltrato, sembrava
di essere all’Epifania. Sulle spiagge del
litorale non c’era neanche l’ombra di un
turista, gli unici indisturbati frequentatori
sono stati soltanto i gabbiani, anche loro
un po’ confusi da un clima più adatto
alle giornate autunnali. E non c’è inverno
che si rispetti senza partite di pallone,
poco importa se invece del campionato di
calcio c’era il mondiale, così almeno pub e
pizzerie vista la scarsità di turisti, potevano
contare sul binomio cena-partita, ma
anche stavolta tutti a casa e, nel caso della
Nazionale, giustamente. Senza sole e senza
Italia ai mondiali, giungiamo a fine giugno
e finalmente arriva l’estate, o meglio, l’afa
estiva. Lo diceva il meteo del buon Giuliacci
che sarebbe stata un’estate più calda del
solito. Il primo luglio, parte ufficialmente la
stagione, facendoci dimenticare ben presto il
freddo e un pessimo mondiale. Passando ad
aspetti più seri, abbiamo svolto un sondaggio
tra i gestori di stabilimenti balneari, i più
penalizzati dal clima impazzito, per un
commento sulla stagione estiva. La voce
comune è stata sul mal tempo che ne ha
ritardato l’avvio.
Passi per il mese di maggio, ma l’assenza di
turisti a giugno avrà il suo indubbio peso sul
bilancio complessivo della stagione. Parlando
di turismo, bisogna poi fare una distinzione
tra gli abitanti di Anzio e Nettuno con chi ha la
residenza ma vive e lavora fuori. Negli ultimi
cinque anni le due cittadine hanno visto
crescere la popolazione residente in misura
considerevole, in particolare Anzio. Di questi
residenti, già da qualche anno si è ridotta la
percentuale di chi affitta l’ombrellone per
tutto il mese, limitando il periodo ai dieci
giorni di ferie e ai fine settimana liberi;
moglie e figli un mese al mare e il marito che
fa il pendolare sembra sia passato di moda.
A causa di prenotazioni così frammentate, i
gestori sono costretti a cercare improbabili
combinazioni ad incastro e a lavorare con
forti oscillazioni di clientela nell’arco dello
stesso mese. Non era così fino a pochi anni
fa.
Il dato che emerge da questa stagione – a
causa del mal tempo, ma pensiamo anche
per la crisi economica - è che abbiamo a che
fare con un turismo sempre più esigente ed
oculato: è disposto a pagare per il servizio che
effettivamente utilizza e pretende determinati
standard.
Simone Selva
Space - Cultura
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Mensile di Informazione
di Anzio e Nettuno
Lavinio-Space
Space-Politica
Scrittori di Anzio e Nettuno
IMPLOSIONI DEL
CUORE
L’esordio poetico di Angela Di Paola
In bilico tra passato, presente e futuro, la poesia di Angela
di Paola dà vita a un’esplosione di immagini inconsce che
emergono incontrollate tra le pagine di questo libro-diario
pubblicato dalla Editrice Totem di Lavinio.
Implosioni del cuore è un racconto in versi del viaggio
di un’anima leggera che, lontano dai rigidi schematismi
di tanta retorica classica, danza con leggiadria su un filo
sospeso tra vita e morte.
I versi diventano cacciatori di sentimenti, emozioni
e pensieri nascosti nel silenzio, ma sempre pronti ad
attraversare, grazie alla voce della poesia, ignara fanciulla
che tra due mondi vaga, quel confine intangibile tra realtà
e fantasia. Le parole di questo libro suggeriscono immagini,
suoni e profumi che riescono a penetrare nell’animo di
noi lettori trasportandoci in una dimensione impalpabile,
laddove come d’incanto si trasformano in versi di un’opera
da scrivere sulle righe del vivere.
Lungo questo percorso – oltre i limiti del noto – Angela Di
Paola accompagna anche i lettori più piccoli nella sezione
dedicata a coloro che hanno il futuro sui loro visi. Con
la semplicità lessicale e la dolce ingenuità dell’espressione
e dei contenuti proprie di una giovane insegnante della
Scuola Primaria di Anzio, l’Autrice, così come ha fatto nella
prima parte dell’opera, lancia sul palcoscenico il suo spirito
libero, che come un folletto di una fiaba di Hans Christian
Andersen prende per mano il piccolo anatroccolo e lo guida
alla scoperta del mondo, della scienza e della vita manifesta
in tutti i suoi miracoli.
Attraverso una poesia immersa nella magia dell’analogia,
Angela Di Paola cattura il lettore di ogni età riuscendo
nell’ambizioso intento di offrirgli cibo per l’anima.
Abbiamo trovato molto accattivante la copertina con un
tramonto che trasfonde in un’alba.
Ottima la prefazione di Monica Di Martino.
Il libro è in vendita nelle librerie di Lavinio, Anzio e
Nettuno.
Marianna Bellobono
Anzio Space
ALLA SCOPERTA DI
SHINGLE 22J, BIENNALE
D’ARTE CONTEMPORANEA
DI ANZIO E NETTUNO
Con il numero di settembre di Anzio-Space, iniziamo il
nostro percorso di avvicinamento a SHINGLE 22J Biennale di
arte Contemporanea di Anzio e Nettuno 2011.
La prima edizione si tenne nel Gennaio 2007 e si svolse
all’interno di Villa Adele. Il tema proposto fu “sbarco dell’A rte”
per celebrare, non solo il 63° Anniversario dello sbarco angloamericano del 1944, ma anche quello dell’amicizia tra i popoli
attraverso l’arte . Vi parteciparono ben 30 artisti provenienti
da tutto il territorio nazionale e non solo, e ci furono più
di 2000 visitatori durante le giornate della mostra. Questi
numeri, che andarono ben oltre le aspettative, permisero di
pensare subito a SHINGLE 22J 2009.
Ricordiamo che il bando di partecipazione per la III edizione
di SHINGLE 22J scade il 31 Dicembre 2010.
Andrea VILLANI
Responsabile Immagine di SHINGLE 22J
(Opera di Giovanni Balzarani: “Elica”)
Anzio Space
Rubriche
Space /Associazioni
Mensile di Informazione
di Anzio e Nettuno
DETTI PORTODANZESI
“Ariveno i paini che ci porteno li quatrini!” In
estate venivano in villeggiatura vari personaggi,
bellimbusti che vestivano anche in maniera un
po’ vistosa ed eccentrica, giravano in paese e
spendevano bei soldi.
“Sto sole ‘n coccia.” Quando il sole è troppo
forte, attenti a non stare esposti per troppo tempo,
può far male. “Sto callo te cionca!” Questo
caldo ti fa stare male, ti toglie le forze.”È bafogna!” Ce lo fa dire lo scirocco
appiccicoso.
Meno male che qualcuno ci dava consigli per il caldo: “Bevete che fa
callo!” gridava sulla spiaggia lo storico venditore di bibite, “Barone”, che
aveva il chioschetto vicino alla fermata dei pullman e che in estate vendeva
bibite fresche sulla spiaggia con un secchio e dentro il ghiaccio.
Ancora adesso se un clacson suona più forte del normale si sente dire:
“Aho, è arivato Cacini... ai bagni... de segatura!”
Quando una persona è lenta nel fare una cosa: “... Sì... mo affitti...
nemmeno pe’ er mese d’agosto...” perché agosto era “il mese che se
affittava da sé”, il più richiesto della villeggiatura.
“Sò venuti li signori da te?” sono arrivati i villeggianti a casa tua? Venivano
chiamati “signori” per rispetto e anche perché spendevano molti soldi.
“Se continuamo così annamo a finì ‘n faccia a li scoji!” Questo tuo
modo di fare ci fa finire nei guai!!!
Nelle giornate molto calde, mia nonna Amabile diceva: “Oggi hanno
messo ‘n artra fascina!” È più caldo perché nel fuoco hanno aggiunto un
fascio di legna!
“Ammazzete... come stai bene!” si usa per fare un complimento ad una
persona che non si vede da tempo.
Alla prossima cuggì!
Dal gruppo facebook:”Detti popolari portodanzesi”.
amministrato da Tinarelli Alessandro e Salustri Pina
SMS - Space
Anzio-Space apre uno spazio ai lettori
Scriveteci un sms
al: 3463859599
“RFI mercoledì 11 agosto ha pulito la
stazione di Villa Claudia. Speriamo che
duri!“ Anna
“RFI mercoledì 11 agosto ha pulito la
stazione di Villa Claudia. Speriamo che
duri!”. Lu
“Da quando andavo all’università
studiavo sulle panchine della piccola
pesca. Non toglietemela”. Lele
“Visto che con questo giornale state dando voce ad una città inespressa
da tempo, avete un orientamento politico? È vero che il vostro
presidente vuole diventare sindaco? ”.
“Da quando hanno cominciato i lavori sulla rotonda di Lavinio
tengono intrappolato dentro le transenne un raccoglitore per la
raccolta differenziata per la carta. Quanto vogliono per il riscatto?”.
Simo
“Complimenti per l’obiettività dell’articolo sulla povera piccola pesca
che non si ferma neanche durante il fermo biologico ”.
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Spor t e ambiente
BLERA E LE SUE ANTICHE ORIGINI
Il paese, a sud di Viterbo, è un museo a
cielo aperto. Tra i siti da visitare le necropoli
Cari lettori oggi ci spostiamo nella Provincia di Viterbo, più
precisamente a Blera, per immergerci in un paesaggio stupendo, dove
il verde della natura si fonde con la storia dell’antico popolo etrusco
dando vita ad un meraviglioso risultato.
Il paesino di Blera si trova a sud di Viterbo verso Roma, su uno sperone
di roccia alla confluenza tra due torrenti: il Biedano e il Ricanale.
Questo paese è ricco di necropoli che lo circondano, dividendolo
in due itinerari che possiamo indicare come “necropoli orientali” e
“necropoli occidentali”. Il primo percorso è di circa 2,5 km praticabile
a piedi, a cavallo e in mountain bike fino all’aria di sosta di Grotta
Penta, valutando l’itinerario più tortuoso che porta alla sommità del
Pontone del Graziolo e del Terrone oppure direttamente fino alla sosta
di Grotta Penta. Il complesso della Grotta Penta è una vasta necropoli
con una tomba perfettamente conservata e delle sepolture laterali
dipinte. L’itinerario occidentale è di circa 6,5 km percorribile come
il precedente fino al Ponte della Rocca. Questo percorso incrocia
anche l’antica Via Clodia che collegava Roma a Saturnia e le necropoli
situate nella zona di Pian del Vescovo nonché le gole del Biedano.
Le gole sono uno splendido itinerario naturalistico ben conservato,
percorribili con un altro percorso che le collega al villaggio etrusco
di S. Giovenale un meraviglioso ritrovamento degli anni ‘60 da parte
dell’Istituto Archeologico Svedese con a capo il Re di Svezia.
Come Associazione, oltre a questi itinerari (in particolare quello delle
gole del Biedano), nel corso degli ultimi anni abbiamo effettuato
anche una campagna esplorativa sotterranea per il rilievo cartografico
e fotografico dell’acquedotto etrusco di Blera.
Infine lo spiccato senso d’ospitalità della gente del luogo è vivo nelle
numerose manifestazioni che si svolgono nel corso dell’anno e su cui
è possibile trovare informazioni nel sito della Proloco:
http://web.tiscali.it/prolocoblera.
Manrico Martini, Associazione Sport, Ambiente e Natura “Su e Giù”
Space - Donna
Mensile di Informazione
di Anzio e Nettuno
Lavinio-Space
Space-Politica
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Anzio Space
LA RICETTA DEL MESE
Care Lettrici,
in quest’articolo potevo benissimo
parlare della stagione estiva appena
passata e magari trattare temi un po’ più
leggeri, così da esorcizzare l’arrivo della
brutta stagione.
Invece ho ritenuto più importante parlare e cercare di
analizzare, per quanto mi è possibile, l’escalation di violenza
che si è scatenata contro le donne quest’estate.
Questo nuovo fenomeno lo chiamano “femminicidio”,
termine coniato in Messico per le centinaia di donne
vittime della guerra tra i narcotrafficanti.
In Italia, nel 2009, le donne uccise da ex mariti o
fidanzati sono state 119, 19 in più rispetto ad appena 3
anni fa (dati Eures).
Che cosa spinge un uomo a uccidere la propria compagna,
cos’è che scatta?
Si continua a etichettarli come delitti passionali e a ricercare
la causa scatenante nell’abbandono da parte dell’amata.
Certo, è l’amore a far girare il mondo, ma cosa rimane della
vittima quando da persona cara diventa oggetto di possesso
o gelosia?
Oggetto, donne oggetto: concetto che ritorna spesso
e che decenni di emancipazione, femminismo, leggi
paritarie e l’entrata in tutte le professioni non hanno
cancellato.
È qui, credo, che bisogna andare a cercare il fattore x;
quanto più una donna tenta di uguagliarsi in dignità,
valore e diritti all’uomo, tanto più il maschio reagisce con
violenza.
Si tratta di uomini deboli che non accettano l’autonomia
femminile, pretendendo così di sottometterla al
proprio volere ed evitare un confronto diretto con
quello che sino a non molto tempo fa era considerato
il sesso debole.
Pensare di salvaguardare la propria virilità negando
all’altro la possibilità di vivere, e poi?
È pur vero che amare significa anche rinunciare a qualcosa
o dipendere in un certo qual modo dall’altro, ma questo
non esclude in alcun modo l’autonomia della persona
che c’è accanto e che nessuno è a nostra completa
disposizione.
Roberta Treglia
TIRAMISU’ AL COCCO E CIOCCOLATO BIANCO
Ingredienti:
Per la base:
• 1 scatola di pavesini classici (o savoiardi)
• una moka da sei tazzine di caffè
• 200 gr circa di latte
Per la farcitura:
• 500 gr di mascarpone
• 5 tuorli
• 2 albumi
• 150 gr di zucchero
• 170 gr di farina di cocco
• 1 tavoletta di cioccolato bianco
Procedimento. grattugiare il
cioccolato bianco e metterlo in
frigo per non farlo sciogliere.
Separare gli albumi dai tuorli
e montare i primi a neve con 2
cucchiai di zucchero e i secondi
con il restante zucchero, fino
a farli divenire un composto
chiaro e spumoso. Aggiungere i
tuorli agli albumi, amalgamarli
bene, aggiungere il mascarpone
e la farina di cocco. Mescolare
tutti gli ingredienti dal basso
verso l’alto delicatamente.
Preparare il caffè-latte, bagnare i pavesini, quindi foderare una
teglia e formare vari strati coperti di crema al cocco. Alla fine
di ogni strato spolverizzare la crema con il cioccolato bianco
tritato, fino ad arrivare allo strato finale.
Fate riposare il tiramisù per almeno 3 ore in frigo prima di
servire.
Elisabetta Civitan
Il consiglio di Cesare Del Gatto:
L’abbinamento di un vino con un dolce al caffè e cioccolato
è difficile. Chi vuole cercarlo potrà sperimentare uno Sherry
pedro ximenez o un Madeira malmsey. Chi ama il rum può
facilmente bere il suo preferito, che si accosterà sicuramente
meglio. Il mio consiglio tuttavia è una crema di liquore al
cioccolato e rum oppure uno zabaione artigianale. Il primo è
ottenuto da cacao criollo e forastero, rum dei caraibi e base di
latte ed è prodotto dall’azienda di cioccolato Venchi. Il secondo
da marsala stravecchio tuorli d’uovo e latte ed è prodotto dalla
liquoreria Carlotto.
Buon appetito!!!!
Per ogni suggerimento, idea, iniziativa per noi
donne scrivetemi a: [email protected]
Anzio Space
Space - Donna
Mensile di Informazione di Anzio e Nettuno
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BIONDA SÌ, MA DI CAPELLI
Le donne fanno il loro ingresso anche nei
birrifici
Vedo già i maschietti storcere il naso ma dati alla mano,
sempre più donne hanno fatto il loro ingresso come
assaggiatrici nell’industria birraia.
Studi scientifici hanno appurato che per ragioni fisiologiche
l’olfatto femminile è superiore in quanto a raffinatezza
a quello maschile, abili tracannatori di birra sì, ma la
pratica non sempre rende perfetti.
Infatti, l’olfatto è un senso essenziale per giudicare se le
caratteristiche della birra, sia quella del fusto sia quella delle
bottiglie, corrispondano perfettamente a quelle volute dalla
ricetta.
Come mai i maschi hanno impiegato tanto ad aprire le porte
del “mondo delle bionde” alle donne?
Colpa anche nostra sicuramente e dei pregiudizi verso
questa bevanda che per lunghissimo tempo si pensava
gonfiasse.
Noi e la nostra mania della linea!!!
Un ritorno al passato insomma e sapete perché?
Si dice che ai tempi dei Sumeri, primo popolo birraio, la
produzione della bevanda fosse esclusiva delle donne.
Roberta Treglia
GIORNALE MENSILE
DI ANZIO E NETTUNO
“Coriolano, perché Anzio non conquistò Roma”
Nelle librerie il testo di Guglielmo Natalizi dedicato al grande condottiero romano
Con questa biografia si completa la trilogia di
Guglielmo Natalini dedicata all’antica storia di
Anzio, che include i saggi già pubblicati come:
Nerone, oltre la leggenda (2006) e Caligola,
l’imperatore in rivolta che voleva la luna (2008).
Coriolano, vissuto nel V secolo a.C., fu un grande
protagonista della storia di Roma e allo stesso
tempo la sua vita s’intrecciò con quella di Anzio,
capitale dei Volsci. Grande condottiero, guidò
vittoriosamente i romani in molte guerre con
i popoli vicini. Le fonti storiche riguardanti la
sua vita e le sua gesta sono quelle di Tito Livio
(Ab Urbe Condita Libri – Dalla Fondazione di
Roma) e di Plutarco (Vita Parallela). Tali opere
ci narrano che i contrasti insorti tra i tribuni
della plebe e Coriolano, resero quest’ultimo
inviso all’assemblea popolare provocando la sua
condanna all’esilio. Rifugiatosi ad Anzio, capitale
dei Volsci, fu accolto calorosamente dal loro re
Tullo Aufidio che gli propose di mettersi a capo
dell’esercito volsco. Passando di vittoria in vittoria
riuscì a porre il campo fin sotto le mura di Roma
per l’assalto finale. Atterriti, i romani tentarono
invano di fermarlo e vi riuscirono solo inviandogli
come ambasciatori le donne romane, guidate
dalla madre Volumnia e dalla moglie Virginia.
Coriolano, commosso dalle loro implorazioni e
dal timore di essere ricordato come traditore della
patria, concluse la pace con la città, levò le tende
e ricondusse l’esercito ad Anzio. Tullo Aufidio e i
Volsci non gli perdonarono l’abbandono di una
guerra che stava per essere vinta e, accusandolo di
tradimento, lo uccisero sulla pubblica piazza.
La storia e la fama di Coroliano si diffondono in
Italia grazie ad un’indimenticabile messa in scena
del dramma di Shakespeare al Piccolo Teatro di
Milano nel 1957, con la regia di Giorgio Strehler
che suscitò ampi apprezzamenti, ma anche accesi
contrasti per la lettura politica del personaggio.
Da una parte il grande condottiero veniva visto
come l’eroe senza macchia, che aveva rifiutato di
chiedere consensi politici vantando le sue glorie
militari. Dall’altra parte veniva immaginato come
un superbo aristocratico che voleva instaurare
la dittatura dei nobili patrizi, negando ai plebei
qualsiasi diritto di partecipazione al governo della
Repubblica.
red
Space - Sport
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22
Mensile di Informazione
di Anzio e Nettuno
Lavinio-Space
Space-Politica
Anzio Space
Con l’ottima campagna acquisti condotta dal dg Vichi, la squadra neroniana può
puntare a togliersi molte soddisfazioni
ANZIOLAVINIO, IL SOGNO CONTINUA
L’Anziolavinio si prepara a vivere una
grande stagione. Il team del presidente
Rizzaro ha svolto il ritiro precampionato
agli ordini del neo tecnico
Paolo Caputo. Un lavoro
intenso per Guida e compagni,
che in questa stagione
dovranno confrontarsi con
club dal grande blasone, in un
torneo livellato come quello
di serie D. Per affrontare al
meglio il salto di categoria la
società neroniana ha lavorato
alacremente in sede di mercato
per completare l’organico,
grazie all’operato efficace del dg
Roberto Vichi. Tra i volti nuovi
spicca l’ultimo arrivo, quello
del difensore siciliano Giuseppe Rao, un
ventiseienne con una vasta esperienza nel
mondo della serie D, oltre alla crescita nelle
giovanili del Palermo. Il colpo ad effetto
del mercato anziate è stato l’arrivo del
bomber Flavio Gagliardini, un’autentica
garanzia che andrà a completare un reparto
di altissimo livello. Infine non si possono
trascurare gli innesti preziosi del giovane
esterno alto Alessandro Triola e del
difensore centrale Alberto Calefato.
Dopo i primi test amichevoli contro Borgo
Flora e Cecchina, il gruppo biancoceleste
è atteso per i primi impegni ufficiali.
Ad esempio il 29 agosto si disputerà il
doppio confronto di Coppa Italia (non
possiamo ancora svelare il
nome dell’avversario), mentre
il 5 settembre prenderà il via
il campionato. Nell’ambiente
biancoceleste la dirigenza ha
sempre mantenuto un profilo
basso, in più di un’occasione sia
il presidente Rizzaro che il dg
Vichi hanno sempre indicato
nella
salvezza
l’obiettivo
principale da conseguire. Al
coro si è unito anche mister
Caputo, che non si è mai
sbilanciato in dichiarazioni
ad effetto, puntando con
decisione al lavoro e a plasmare un
gruppo già molto affiatato. Ci sono tutti i
presupposti per sognare in grande. Forza
ragazzi!
Marcello Bartoli
Campionato Nazionale Dilettanti 2010-2011
Girone “G”
ANZIOLAVINIO
APRILIA
ARZACHENA
ASTREA
BACOLI S.
BUDONI
CASTIADAS
CYNTHIA
FIDENE
GUIDONIA
MONTEROTONDO
PORTO TORRES
SANLURI
SELARGIUS
TAVOLARA
VIRIBUS UNITIS
VITERBESE
ZAGAROLO
NETTUNO SI PREPARA PER UN NUOVO
CAMPIONATO DI PROMOZIONE
TRA I NUOVI ARRIVI IN SQUADRA: SAMPAOLO, COLELLA, MARRO
Dal 2 agosto i ragazzi di Mr. Marco
D’ambra si stanno preparando ad
un altro campionato di promozione
che inizierà domenica 5 settembre.
L’organico a disposizione del Mister
è di ottimo livello, e a dare maggiore
sostanza alla rosa ci sono gli arrivi
di Ivan Sampaolo – autore di 25 reti
lo scorso anno con la maglia della
Nuova Circe – del centrocampista ex
Cynthia Luca Colella – classe 1987
di indiscusso valore – e del difensore
Stefano Marro che insieme al capitano
Giorgio Graziosi vanno a formare
un’ottima linea difensiva.
Ci saranno da valutare le condizioni
fisiche di chi lo scorso anno è
rimasto fermo per infortunio come
Giuseppe Maggiore e Giovanni
Ostaggio e del rientrante Riccardo
Tomassi. Tra i pezzi da novanta
rimasti a disposizione di Mr. D’ambra
vanno citati William Belli, Marco
Pietrangeli e il bomber Cristiano
Stazi. In casa verdeblu ci sono da
segnalare le partenze del fantasista
Cristian Greco, di Marinelli, Trapani,
Cacciapuoti, Matteo Rossi e di Fabio
Facci che da quest’anno allenerà gli
Allievi Nazionali del Latina.
Non è mai facile vincere un campionato
di promozione ma Nettuno ha tutte le
carte in regola per provare a farlo. Le
ambizioni sono alte ma se al giro di
boa il Nettuno sarà nei piani alti della
classifica, con qualche ritocco alla rosa
avrà ottime probabilità di centrare la
promozione nella categoria superiore.
Fabrizio Tirocchi
Anzio Space
Space - Sport
Mensile di Informazione di Anzio e Nettuno
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Il 2 settembre l’amichevole in famiglia contro la Juniores di Mister Graziosi
FALASCHE PRONTA A SCENDERE IN CAMPO
Ci siamo, il 5 settembre agli ordini del
confermato Mister Neno Cesarini, partirà il
campionato delle Falasche che si appresta a
disputare per il secondo anno consecutivo il
campionato di Promozione. La società punta
a valorizzare i giovani del proprio vivaio e
non: in quest’ottica, dal mercato è arrivato
Danilo Cianchetti, attaccante classe 1991
(ex Anziolavinio) e Flavio Zamperini, classe
1989 (ex Morro D’oro). A questi va aggiunto
il ritorno di Fabio Petruolo, classe 1985, e
Michele Zitarosa, classe ’83 ex Artena. Anche
quest’ultimo è un cavallo di ritorno visto che
ha disputato le giovanili Biancoverdi prima
di tentare l’avventura con il Parma Calcio.
In uscita invece ci sono Alessio Sambataro
accasatosi al Velletri, Manolo Granata
trasferitosi al Cava dei Selci e Luca Loria che
proverà l’avventura in Serie D con il Gaeta.
Per quanto riguarda i “big” spiccano le
conferme di Mirko Molinari, Luca Cancelli,
Flavio Porcari e Marco Buchicchio, che
con Cianchetti va a formare una coppia di
attaccanti giovani ma di assoluto valore.
Per quanto riguarda il portiere, la società
punterà sul classe ‘86 William Rosi.
Obiettivo del Falasche è partire per un
campionato tranquillo, dando luce ai tanti
giovani presenti in rosa. Se a dicembre,
prima della pausa natalizia, si troverà in una
buona posizione di classifica gli obiettivi
potrebbero cambiare. I ragazzi di Mister
Cesarini sono in preparazione dal 2 agosto
e sono già state definite diverse amichevoli
precampionato che si sono disputate e si
disputeranno tutte in casa al campo di Villa
Claudia. L’11 agosto la prima della serie
contro il Borgo Flora, il 18 agosto contro la
Roma VIII e il 26 contro la Vigor Cisterna
(amichevole ancora da definire), per poi
chiudere il 2 settembre nell’amichevole
in famiglia contro la Juniores allenata dal
nuovo Mister Leonardo Graziosi.
Fabrizio Tirocchi
CAMPIONATO DI PROMOZIONE
GIRONE C 2010-2011
ALMAS ROMA
BORGO PODGORA
CASALOTTI
CIAMPINO
DILETTANTI FALASCHE
N.ATL.SABOTINO
NUOVA S.MARIA DELLE MOLE
OSTIANTICA
VIS AURELIA
BORGO FLORA
CAN. ROCCA DI PAPA
CAVA DEI SELCI 97
CITTA’ DI ACILIA
MONTESPACCATO
NETTUNO
OLIMPIA
V.J.S. VELLETRI
VIV. GROTTAFERRATA
Il tanto atteso Derby ci sarà alla 15° giornata
ANDATA : 12-12-2010
Nettuno – Falasche
RITORNO : 01-05-2011
Falasche – Nettuno
L’interbase Martin Mondino: “L’obiettivo è vincere i play off. Abbiamo sete di rivincita”
ANZIO BASEBALL: ATTESA PER I PLAY-OFF
L’Anzio Baseball ha chiuso la Regular
Season 2010 in seconda posizione con
722 PCT ed andrà quindi a giocare la fase
finale dei play-off contro l’Eurodifarm
Codogno in quel di Milano il primo weekend di settembre con il solo rammarico
che due delle tre partite si disputeranno
in terra Lombarda. È stato un cammino
importante quello dei ragazzi di Coach
Carlo Morville iniziato ad aprile contro la
squadra di Messina e conclusosi con una
bella doppia vittoria ai danni dell’Arezzo.
Per l’ultima partita lo sponsor Colavita, che
tornerà a sponsorizzare l’Anzio Baseball
per i play-off ha voluto salutare i tanti
tifosi presenti al “Reatini” offrendo olio
e bruschetta a tutti. Va sottolineato che i
ragazzi si giocheranno queste finali pur
sapendo che il nuovo regolamento per la
Serie A Federale non prevede promozioni.
Importante sarà provare comunque a
vincere il campionato e la speranza nostra
e dei tifosi anziati è che la società riesca nel
giro di due - tre anni a fare la richiesta per
la IBL, dando così lustro alla città di Anzio
e regalare ai tifosi l’emozione di assistere
nuovamente ad una stracittadina.
Abbiamo avuto il piacere di raccogliere
alcune dichiarazioni dell’Interbase Italoargentino Martin Mondino che ci dice
“Siamo molto felici di aver conquistato
i play-off con due giornate di anticipo”
e prosegue analizzando la prima fase
della stagione “L’inizio è stato un po’
difficile visto che sono andati via
giocatori importanti, ma i loro sostituti
si sono integrati benissimo nel gruppo
dimostrando di essere all’altezza dell’Anzio”.
Dichiara inoltre di non aver mai dubitato
di non riuscire a centrare l’obiettivo playoff: “Sono molto positivo. Sapevo che
quest’anno sarebbe stato più difficile
rispetto allo scorso, ma ad Anzio c’è un
gruppo incredibile, mai visto prima, siamo
una grande famiglia”. Ha inoltre analizzato
la sua stagione: “In battuta avrei potuto fare
qualcosa di più, mentre in difesa credo di
essere riuscito a dare il mio contributo alla
squadra. Si sa però che nel Baseball così
come negli altri sport di squadra, vengono
prima gli obiettivi del gruppo e solo dopo
quelli personali”. Parlando di obiettivi post
season ci ha riferito “L’obiettivo è vincere i
play off. Non sarà facile ma noi abbiamo
fame di rivincita dopo aver perso l’anno
scorso la finale a gara 5”. Ci svela infine
come sia difficile stare da solo lontano dalla
famiglia: però Martin ad Anzio ha trovato
un gruppo di veri amici che lo aiutano a
non sentire la mancanza dei suoi cari.
Fabrizio Tirocchi
iL GIoVanOtto
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Mensile di Informazione
di Anzio e Nettuno
Lavinio-Space
Space-Politica
Anzio Space
Pagina di ANZIO-SPACE gestita dai giovani de “Il Giovanotto”.
Politica, dove
Quando i giovani si
sono i ragazzi? esprimono…
Secondo i risultati dell’indagine Intervista a Juri Durazzi, che a vent’anni ha
Ipso il 66% dei giovani non ha scritto un romanzo
Dicono che tutti i ragazzi
fiducia nell’operato dei politici
I risultati degli ultimi sondaggi dell’ISPO (Istituto per gli Studi
sull’Opinione Pubblica) confermano che sempre meno giovani,
dai 18 ai 34 anni, sono fiduciosi dell’operato della politica italiana.
Infatti, come spiega la ricerca, se il 66% dei ragazzi non crede più
nell’arte del possibile, ma anzi esprime il suo netto malcontento, solo
il 34% crede nella possibilità di una ripresa dalla crisi politica. Se poi
guardiamo la situazione da vicino, possiamo vedere ad esempio che
anche a livello locale la politica non si adopera per i giovani,
anzi si distacca dalle opinioni, dalle idee e soprattutto dai
bisogni dei ragazzi. Come è vero anche che gli stessi giovani ormai
dormono in una sottospecie di sonno esistenziale e politico, dove
questa volta per “politico” si intende la vera etimologia della parola:
far parte della vita sociale e culturale della città.
Tanto esclusi quanto pigri, forse è questo che non ci permette di
guardare oltre, di oltrepassare questa nebulosa italiana, questa
confusa aria creata forse intenzionalmente proprio per ammutolire
quel pubblico che può rinnovare la oramai vecchia e “puzzolente”
politica! Ma come si cambia? Come si può cambiare tendenza?
Forse cominciando dalle piccole cose, dalla nostra città dove
più che mai in questo momento c’è bisogno di gioventù, visto
che il cemento e la gloriosa devastazione ambientale peserà
sulla nostra salute e soprattutto su quella dei nostri figli!
Vivere meglio, tranquilli, sereni, non vuol dire lasciar scorrere la
nostra giovinezza, presentarci già anziani e poi magari rimpiangere
di non aver pensato prima alle cause dei nostri mali. Questo è il
momento di cambiare, di svegliarci dal sonno imposto; questo
è il momento che la gioventù si prenda gli spazi che le spettano!
Pensateci su!
Federico Arancio
di oggi non abbiano
iniziativa e pensino
solo alle stupidaggini. A
smentirli è un giovane
di vent’anni di nome
Juri, che in un periodo
della sua vita ha deciso
di dare “sfogo” a
tutte le sue emozioni
racchiudendole in un
libro dal titolo Tra
inverno e inverno.
Perché hai scritto questo libro?
Questo libro è nato principalmente per uscire da un brutto
periodo e siccome scrivere mi è sempre stato utile per esprimere
tutto senza problemi, l’anno scorso ho sentito il bisogno “prendere
carta e penna”. Ho lasciato il mio lavoro e ho cominciato a
scrivere. Inizialmente non pensavo che questo libro potesse
diventare un romanzo, era nato solo per un bisogno di sfogo. Poi
la storia si è sviluppata ed è cresciuta in me la volontà di lanciare
un messaggio, fare una critica forte e farla arrivare ai giovani.
Scrivere ti ha dato qualche esperienza particolare?
Mi sono reso conto che ho imparato a scrivere scrivendo. A romanzo
concluso e dopo averlo riletto, ho capito che i messaggi inviati
attraverso la scrittura sono più diretti e più forti. Un’altra cosa
fantastica è che quando scrivi scopri le emozioni che hai dentro,
di cui non ti eri accorto. Ad esempio leggendo nuovamente il testo
ho avuto l’impressione di non averlo scritto io. Non immaginavo
che dentro di me ci potessero essere quelle sensazioni.
Come s’intitola il romanzo? Qual è la trama?
Il libro si intitola “Tra inverno e inverno” e può essere letto su
due piani. Per i lettori superficiali il libro può essere visto come
il percorso dall’infanzia all’adolescenza di un ragazzo, il quale ha
vissuto diversi traumi infantili che hanno cambiato il suo modo
di vedere il mondo. Un giovane che attraversa le varie esperienze
adolescenziali d’amore e d’amicizia. Il lettore riflessivo troverà
dietro alle storie di amicizia e amore, considerazioni e critiche
alla società di oggi.
Cosa pensi che provi una persona leggendo il tuo libro?
Insieme al protagonista del romanzo il lettore compie un percorso
di crescita e alla fine di questo cammino il lettore, come il
personaggio, capisce che diverse cose non vanno come dovrebbero
e andrebbero cambiate. Dopo questa riflessione il lettore, di
fronte alla scelta drammatica presa dal protagonista, tende ad
avere una reazione inversa. Ed è proprio questo il messaggio che
voglio mandare: fare la scelta opposta rispetto al protagonista,
combattere sempre e lottare per cambiare questa realtà.
Massimo Garbini
Anzio Space
Space-Lettere a [email protected]
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STAZIONE DI VILLA CLAUDIA: QUANDO “TRIONFA” L’INCIVILTÀ
Una mattina, mentre attendo l’arrivo del
Treno alla Stazione Ferroviaria di Villa
Claudia, avverto un odore sgradevole
provenire dalla vecchia Biglietteria
da tempo inutilizzata e in stato di
abbandono. Mi accorgo che nella parte
retrostante, c’è una porta apparentemente
forzata da cui si possono scorgere rifiuti
di ogni genere.
Guardo qualche istante con perplessità
e mi domando come sia stato possibile
arrivare a tanto degrado. Circa due anni
fa, il Gruppo F.S. dava in comodato
d’uso all’Amministrazione Comunale
di Anzio tutte le strutture
ferroviarie site all’interno
del territorio e in cambio
quest’ultima avrebbe dovuto
occuparsi
di
mantenerne
il decoro. In effetti, chi ha
beneficiato
concretamente
di tale accordo è la Stazione
Ferroviaria di Anzio, che
inoltre offre alcuni servizi utili
all’esterno, come il Bus navetta,
il Parcheggio della “Piccola”
e all’interno i distributori
automatici.
Chi abita qui da quarant’anni,
ha visto le fermate ferroviarie trattate
con civiltà: prima c’era un Ferroviere in
Servizio nella Biglietteria, il controllo
costante del passaggio a livello e il
cittadino era tutelato da imprevisti o
distrazioni. Al contrario oggi accadono
fatti inquietanti, incresciosi, a discapito
di chi passa e soprattutto dei pendolari. E
poi, non si assisteva a scene imbarazzanti
causate dalla chiusura dei bagni pubblici
decisa dall’Azienda R.F.I. Non servono
molte parole per descrivere la mancanza
d’attenzione da parte degli Enti preposti
Evviva Nerone!
Era necessario? Era veramente necessario innalzare ad Anzio una statua dell’imperatore Nerone?
Il sindaco Bruschini, fautore di questa iniziativa, nota che è “l’unica statua al mondo dedicata a
quest’imperatore” (‘Nettunense n°13 del 10.7.2010). Si è chiesto il perché? Perché Nerone, subito
dopo la morte, venne condannato alla ‘damnatio memoriae’, cioè alla condanna del ricordo
(distruzione di tutte le sue effigi, di tutte le opere da lui edificate, abrasione del suo nome ovunque
comparisse).
Questa condanna credo denoti chiaramente quanto fosse amato Nerone! Riconosciamogli di
essere stato un buon imperatore riformista (anche se spesso le sue riforme furono solo teoriche) nei
primi cinque anni di regno. Salito al trono a soli 17 anni grazie alle trame della madre Agrippina,
fu affiancato e consigliato dal grande filosofo Anneo Seneca e dall’esperto generale Afranio Burro.
Seneca, attraverso il suo pupillo, cercò di creare quel governo ideale teorizzato dalla sua filosofia ma
dal 59 d.C. l’imperatore cominciò a dimostrare una grande ferocia (lo stesso Seneca fu tra le prime
vittime) e decisi intenti megalomani.
Il famoso e tragico incendio del 64 non fu certo appiccato da lui e forse neanche ordinato (a Roma
gli incendi erano molto frequenti in quell’epoca), ma sicuramente fu sfruttato a suo favore. Infatti
si impossessò di numerosi terreni espropriandoli ai proprietari che avevano perso tutto e iniziando
la costruzione della sua nuova ed immensa dimora, la famosa ‘Domus Aurea’. Per edificarla, con
marmi ornamentali ed eccezionali decorazioni pittoriche, e per la ricostruzione di Roma distrutta
proprio nei suoi punti nevralgici, aumentò le tasse ai cittadini.
Tutti sappiamo che per allontanare delle voci su di lui, scatenò un’atroce persecuzione contro
i cristiani (al tempo ritenuti una frangia estremista degli ebrei) ingiustamente accusati di aver
causato l’incendio.
Da questo momento inizia la rovina non solo dell’imperatore, ma anche del suo impero. Nerone
si dedicò alla realizzazione dei suoi sogni urbanistici, musicali ed artistici fino a divenire inviso ai
più e ad essere dichiarato dal Senato ‘nemico pubblico’. Morì suicida a soli trentun’anni, non avendo
ormai nessuna possibilità di recuperare credibilità.
A questo punto chiedo ancora: era proprio necessario? Non sarebbe stato meglio impiegare i 40
mila euro spesi per la statua per qualcosa di veramente utile alla comunità anziate?
Daniela Aveta
a mantenere l’impegno preso di concerto
verso tutta la cittadinanza.
Ma è necessario porre all’attenzione
una situazione che in seguito potrebbe
degenerare sotto l’aspetto igienicosanitario e causare danni alle persone
all’ambiente.
Loretta Giacomozzi
Corso
Infermiere
Volontarie
C R I (I.I.V.V.)
Fino al 15 settembre 2010 sono aperte le
iscrizioni per il XVI Corso Infermiere
Volontarie della Croce Rossa Italiana.
I requisiti necessari per partecipare sono
maggiore età; diploma di scuola superiore;
cittadinanza italiana; certificato medico da cui
risulti sana costituzione fisica e psichica; due
lettere di presentazione di infermiere volontarie
o di persone conosciute dal comitato C.R.I.;
titoli di studi ed altri documenti che dimostrino
idoneità al servizio, conoscenza di lingue
straniere, ecc…; casellario giudiziario che attesti
l’assenza di precedenti penali.
Per informazioni ed iscrizioni rivolgersi alla
sede CRI Riviera Zanardelli, 105 - Anzio –
Tel. 06. 98.48.401 – 06. 98.48.400 (martedì e
giovedì ore 9,30 – 12,30)
Space-Lettere a [email protected]
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Mensile di Informazione
di Anzio e Nettuno
Lavinio-Space
Space-Politica
Anzio Space
Il presente e il futuro di Lavinio sono
nell’unione dei cittadini
Apprezzo l’attenzione che Anzio-Space riser va ai reali
problemi di Lavinio e della sua gente, ma non credo che
ser va addirittura fondare un nuovo comune per risolverli.
È vero che questa zona sembra trascinata inesorabilmente
verso il baratro dal traffico caotico, dai disagi di chi usa
il treno, dal parcheggio selvaggio sui marciapiedi e dalla
sofferenza dei disabili in carrozzella costretti a muoversi
in mezzo alla strada, soggetti a rischi enormi e anche
all’umiliazione di essere proprio loro l’emblema di un
degrado sociale insopportabile.
A scalare la ricca classifica di episodi di degrado
ci sono adesso anche i ricorrenti crolli di pali
della luce e alberi su Via Valle Schioia. Non episodi
isolati ma eventi sempre più frequenti e di una gravità
inaudita che avvengono nella più assoluta noncuranza
dell’amministrazione e dei media locali, perennemente
presi dal raccontare le diatribe politiche che impediscono
l’avvio dei lavori per il nuovo porto. Il porto sarà pure
importante ma certo non risolverà i problemi dei
quartieri abbandonati da sempre. Bisogna rimboccarsi
le maniche e sistemare alla svelta almeno la strada
più importante di L avinio. Qualche tempo fa su un
giornale locale con sollievo ho potuto apprezzare un
sorprendente progetto di riqualificazione di Via Valle
Schioia che prevedeva la sistemazione di marciapiedi e
parcheggi e persino la realizzazione di una pista ciclabile
dalla stazione fino al mare. So che si tratta della proposta
di un consigliere di opposizione che aveva aggiunto anche
un progetto di risanamento della zona della stazione e
ho letto anche che persino la maggioranza aveva accolto
e votato quelle proposte in Consiglio Comunale. Ma
sono passati anni ormai e non ho più sentito parlare di
queste prospettive, specie dall’amministrazione della
città. Allora vorrei rivolgermi ai cittadini di Lavinio:
quelli che magari la barca non ce l’hanno e che prima del
nuovo porto hanno bisogno di strade, piazze, scuole e
giardini, quelli imprigionati nel loro piccolo giardinetto
con l’inferno fuori, quelli che a giudicare dai risultati
elettorali sembrerebbero quasi gradire questo caos.
Forse è giunto il tempo di usare meglio il consenso
elettorale che spesso concediamo ciecamente ai nostri
amministratori senza chiedere cosa davvero intendano
fare per noi. L a mia speranza è che i cittadini di
L avinio sappiano aggregarsi costruttivamente per
ottenere finalmente le cose necessarie come le fogne,
le strade, il verde ed un piano regolatore che migliori
la città e non produca solo case. Io non voglio che per
tenere su i pali della luce si debba arrivare a creare un
nuovo comune, ma pretendo che a chi abita a Lavinio sia
riconosciuta la dignità di cittadino di Anzio. Non si può più
dare retta a chi si avvicina a questi quartieri, volutamente
abbandonati, solo quando si vota; noi di Lavinio, come
chi vive in altre zone ingiustamente trascurate, dobbiamo
trovare il modo di esprimere il nostro disagio e partecipare
attivamente alla soluzione dei problemi. Per questo vi
ringrazio dell’attenzione che prestate a questi temi e dello
spazio che, se vorrete, dedicherete a questo mio piccolo
contributo.
(lettera firmata)
Lavinio Stazione sempre piú nel degrado
Lo stress quotidiano e l’abitudine a certi comportamenti ci hanno
reso insensibili alle buone maniere, al degrado e, molte volte, anche
al pericolo. L’incuria a cui siamo giunti rende davvero precarie le
condizioni di sicurezza in cui viviamo. I servizi di trasporto sono
inefficienti, sottodimensionati da tempo rispetto all’aumento della
popolazione e, più che servizi di trasporto, sembrano carri bestiame.
Mai un orario rispettato, lotte per salire, specialmente negli orari di
punta.
La viabilità è al collasso con continui ingorghi nell’arteria principale
(ne abbiamo solo una!) e su questa strada - in condizioni urbanistiche
primitive - si verificano giornalmente incidenti, molti dei quali sono
gravi.
Le amministrazioni comunali e la stampa esortano ad utilizzate i
mezzi pubblici, come accade nelle civiltà progredite post industriali:
“andiamo a prendere il treno in bicicletta come fanno i cittadini del
nord!”. Ma mancano le piste ciclabili, mancano i marciapiedi e arrivare
sani e salvi alla stazione è un’impresa. E i parcheggi per le bici? Le
rastrelliere ci sono, ben fatte e addirittura coperte! Si parcheggia, si
utilizza anche una catena se si vuole! Poi si sale sul treno e iniziano
i dubbi: come mai non c’erano biciclette parcheggiate? Eppure il
posto sembrava perfetto. Non c’è una risposta immediata ma la sera
al ritorno ci si rende conto che la bici è stata in balia di tutti e di tutto.
Se si è fortunati la si trova distrutta, altrimenti non la si ritrova affatto.
Un famoso scrittore, ormai nel secolo passato, scrisse “Cristo si
è fermato ad Eboli”, ad indicare il confine oltre il quale non c’è più
civiltà. Potremmo ora accorgerci, con amara sorpresa, che tale
confine è salito molto, ma molto più a nord. Sarebbe compito di chi
ci amministra prevenire tali accadimenti e impedire che Lavinio
diventi la periferia disperata di posto di frontiera. Nei pressi della
stazione esiste un fabbricato sul quale fa bella mostra di sé la scritta
“Polizia Municipale”; ma è desolatamente vuoto, perché?
Il sindaco dovrebbe dare una risposta a tutti gli abitanti di
Lavinio, dopo la sua campagna elettorale al grido di migliorare
la sicurezza.
Nonostante i buoni propositi, l’auspicato miglioramento non si è visto,
anzi alcune cose sono anche peggiorate. Perché non si installano altre
telecamere intorno alla stazione per controllare questa zona molto
trafficata di giorno e soprattutto di notte? Perché durante la notte i
cittadini sono completamente abbandonati a tutto quello che può
accadere, senza una minima sorveglianza e senza la tanto sbandierata
sicurezza? Siamo tutti in attesa della promessa riqualificazione
urbanistica programmata. Ma verrà?
Rocco Archidiacono
Anzio Space
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