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ASSOCIAZIONE NAZIONALE INDUSTRIALI PRIVATI GAS E SERVIZI ENERGETICI
Rassegna stampa
4 Marzo 2015
Piazza Luigi di Savoia 22 – 20124 Milano – Tel. 027381079 – Fax 02733342 – [email protected] – www.assogas.it
Sommario
Sommario
IL SOLE 24 ORE .................................................................................................................................... 2
Contrattazione, prove di riforma ..................................................................................................... 2
AVVENIRE ............................................................................................................................................ 2
La minaccia dell'Is per l'energia italiana ........................................................................................ 2
IL MANIFESTO ...................................................................................................................................... 3
«No a Confindustria, sì ai rinnovi» .................................................................................................... 3
MF......................................................................................................................................................... 4
Gare offshore per il Tap, all'appello Saipem & C ......................................................................... 4
L’AVVISATORE MARITTIMO ................................................................................................................ 4
La domanda globale di energia aumenterà del 35% nei prossimi 25 anni .............................. 4
OSSERVATORE ROMANO ................................................................................................................... 5
Salvo il gas per l'Europa .................................................................................................................... 5
STAFFETTA QUOTIDIANA .................................................................................................................... 6
Gnl, in arrivo la bozza del Piano strategico ................................................................................... 6
Mercati della capacità, Eurelectric sulla partecipazione cross border .................................... 6
Upstream, Degani: osservazioni a Croazia entro 4 maggio ........................................................ 7
Accenture, strategie per rinnovare le utilities ................................................................................ 7
Utility, De Vincenti: quotate faranno da polo aggregativo ........................................................ 7
Iren, piano a giugno.......................................................................................................................... 7
Allarme Ungheria su Unione energetica ........................................................................................ 8
QUOTIDIANO ENERGIA ...................................................................................................................... 8
Hera: “Crediamo ancora nel gas sardo”....................................................................................... 8
Utility, in un settore in evoluzione la sfida è l'innovazione ............................................................ 8
Croazia, referendum sull'upstream adriatico ................................................................................ 9
Capacity market, il "modello di riferimento" di Eurelectric .......................................................... 9
Morosità gas, no del Tar a Italgas e F2i sul default ..................................................................... 10
Corridoio Sud, la Turchia vuole anche il gas del Turkmenistan................................................. 10
Energia Italia. Clima nuovo nel 2015 ............................................................................................ 10
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Sommario
IL SOLE 24 ORE
Rappresentanza. Scaduto l'accordo del 2009 sul modello contrattuale le parti sociali cercano un
nuovo quadro di riferimento per i prossimi rinnovi
Contrattazione, prove di riforma
Scaduto l'accordo del 2009 sul modello contrattuale, per affrontare la nuova tornata di rinnovi le
parti sociali sono alla ricerca di un nuovo sistema di riferimento: la strada è in salita per Cgil, Cisl e
Uil in vista della presentazione delle piattaforme a giugno. A fine anno scadono contratti come il
chimico-farmaceutico, energia e petrolio, elettrici, gas-acqua, gomma-plastica, lavanderie
industriali che interessano 470mila lavoratori, quello per 1,6 milioni di metalmeccanici, come è stato
ricordato ieri al seminario della Filctem-Cgil. C'è un punto fermo tra i sindacati: l'indicatore Ipca
(indice dei prezzi al consumo armonizzato per i Paesi europei) preso come riferimento per gli
aumenti dal modello del 2009 è superato in una fase come l'attuale caratterizzata dalla
deflazione. Diverse le proposte sono diverse. «È ragionevole costruire una richiesta salariale che
abbia solidi riferimenti al costo della vita e alle ragioni del settore - sostiene Emilio Miceli (Filctem) -.
L'Ipca non salvaguarda il potere d'acquisto, se si punta sull'inflazione si arriva al paradosso di dover
restituire gli aumenti. Bisogna fare leva anche su indicatori industriali, non su un unico indicatore».
Sergio Gigli (Femca-Cisl) chiede cosa vuol dire salvaguardare il potere d'acquisto? «La strada è
stretta - afferma- il riferimento non può essere la produttività di settore che va lasciata ala
contrattazione aziendale». Paolo Pirani (Uiltec) punta su «una politica salariale attiva, non più
legata all'obiettivo del recupero del potere d'acquisto in base all'inflazione», che «renda
complementari il contratto nazionale e quello aziendale, per dare a tutti i lavoratori un livello
omogeneo di garanzie, affrontando in azienda l'innovazione tecnologica, orari e professionalità».
Sullo sfondo il documento di maggio 2014 di Confindustria che propone di consentire alle imprese
che hanno la contrattazione aziendale di negoziare solo incrementi retributivi collegati ai risultati
aziendali (senza gli aumenti dei Ccnl) e alle imprese dove non si fa contrattazione aziendale di
optare, secondo le previsioni dei Ccnl, tra l'applicazione degli incrementi economici previsti o di
modelli retributivi collegati ai risultati aziendali (predisposti dai Ccnl).
AVVENIRE
La minaccia dell'Is per l'energia italiana
Dalla Libia forniture dirette pari al 22% per il petrolio e al 9% per il gas Nel 2014 il nostro Paese ha
coperto
circa il 76% del proprio fabbisogno (il 75% nel 2013 e il 78% nel 2012) grazie alle importazioni
Carlo Andrea Bollino Presidente dell'Aiee (Associazione italiana economisti dell'energia)
L’Is minaccia e il pensiero corre anche alle forniture di energia che vengono dallo scacchiere del
Medio Orientale. L'Italia è caratterizzata da una forte dipendenza dalle fonti energetiche primarie
estere che solo di recente - per la contrazione della domanda energetica e le politiche di
efficienza energetica – stanno segnando valori leggermente al di sotto della soglia dell'80%. Nel
2014 il nostro Paese ha coperto circa il 76% del proprio fabbisogno (il 75% nel 2013 e il 78% nel 2012)
grazie alle importazioni. La dipendenza italiana è legata prevalentemente alle due fonti fossili
principali: petrolio e gas naturale. In particolare, l'approvvigionamento dall'estero per il petrolio ha
toccato il 92%, in prevalenza legato alle forniture dai Paesi ex Urss (45%), seguiti da quelli africani
(29%) e del Medio Oriente (23%). I principali venditori di petrolio del nostro Paese sono Russia (19%),
Azerbaijan (18,6%), Arabia Saudita e Libia (14%, sebbene nel 2014 il contributo sia stato
leggermente inferiore a tale percentuale), seguiti da Iraq (8%), Kazakhstan (7%), Nigeria (5%) e
Algeria (3%). La dipendenza dalle importazioni di gas naturale viaggia su una soglia di poco
inferiore a quella del petrolio, attestandosi sul 90% circa. I principali fornitori sono Russia (45%),
Algeria (20%), seguiti da Libia (9%) e Qatar (8,6%), mentre dal Nord Europa arriva una fornitura di
gas che si aggira intorno all'11%, di cui il 3% dalla Norvegia. Al di là di ogni considerazione
geopolitica, etica e religiosa, in un contesto energetico come il nostro - di forte legame del sistema
nazionale alle forniture da Paesi esteri, spesso politicamente instabili - non stupisce l'attenzione
crescente per quanto succede in Medio Oriente con l'avanzata del Califfato che sta
coinvolgendo anche la Libia, dove la vecchia entità statale - già provata dalla coesistenza di due
Governi antagonisti e da decine di milizie armate - sembra, ormai prossima al collasso e sta
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Sommario
spingendo all'azione diversi governi dell'area. L'incertezza sulla stabilità dei Paesi coinvolti rende
imprevedibile anche la fornitura energetica che da essi deriva. È ormai ferma l'esportazione libica
per attentati mirati proprio alle infrastrutture di energia a opera dell'Is. L'area interessata dalle
attività degli integralisti islamici coincide infatti con quelle di maggior ricchezza di risorse fossili di cui
il mondo occidentale necessita. Ma qual è la parte del nostro fabbisogno totale che proviene
dalle aree che possono essere interessate dalla minaccia Is? Si tratta di forniture dirette pari al 22%
per il petrolio e al 9% per il gas. Percentuali che in questo momento non giustificano un allarme,
anche perché non si prospettano, nel breve termine, problemi di approvvigionamento. Gli effetti
che si possono prevedere potrebbero essere, almeno in questa prima fase, legati a un
innalzamento del prezzo delle due commodity. Tale rialzo, però, non trova alleati tra i principali
produttori dell'Opec. La stessa Arabia Saudita nell'ultima riunione del "cartello" si è espressa per
mantenere inalterati i livelli produttivi per calmierare il prezzo. Non si sa se Riad si voglia muovere in
senso proattivo, contrastando attivamente la minaccia di aumento del prezzo. Ma è certo che è
politicamente contraria. Insomma, un alleato prezioso contro la minaccia Is è proprio una fetta di
mondo arabo. Su questo l'Europa e il nostro Governo devono meditare attentamente prima di
assumere ogni iniziativa.
IL MANIFESTO
Contrattazione - Il sindacato cerca una difficile strada per rispondere a Jobs act e deflazione
«No a Confindustria, sì ai rinnovi»
«Quando Confindustria arriva a mettere in discussione il patrimonio di relazioni dei chimici, vuol dire
chesbarella».
Massimo Franchi
La battuta è di Agostino Megale, segretario dei bancari della Cgil e «inventore nel 2009 - come
ricorda Paolo Pirani della Uil - dell'Ipca», l'indice dei prezzi al consumo armonizzato per i paesi
membri dell'Unione europea che è la base di calcolo attuale degli aumenti contrattuali. Proprio di
contrattazione si parla al convegno organizzato dalla Filctem, la federazione Cgil che unisce
chimici e tessili e che ha nella firma unitaria dei contratti una regola aurea. Dove Confindustria con il direttore dell'area lavoro e welfare Pierangelo Albini - diserta all'ultimo momento dando
adito alle voci di spaccature, specie con Federchimica, la sua associata che stava chiudendo un
accordo coi sindacati del settore per spalmare gli aumenti in più tranche, evitando di arrivare a
contratti ad aumento zero o - come imporrebbe la deflazione attuale - addirittura con restituzione
di soldi da parte dei lavoratori. La linea di Confindustria è però nota: blocco (o moratoria) dei
contratti. Come per il comparto pubblico. Di «ricchezza prodotta da distribuire» non ce n'è, e allora
«noi rinunciamo a chiedere indietro i soldi che vi abbiamo dato, ma non chiedeteci aumenti». La
risposta dei sindacati è un «No» grande e grosso. Ma se l'obiettivo di «rinnovare i contratti» è
comune a tutti, sul come la discussione è articolata e una posizione unitaria lontana. La proposta
di legare gli aumenti alla crescita del Pil, avanzata la scorsa settimana dal segretario della Uil
Carmelo Barbagallo, non convince. Per il padrone di casa e relatore d'apertura Emilio Miceli
«rischia di non essere la strada giusta perché può tradire squilibri pesanti fra i settori». Per la Filctem
serve una «nuova politica salariale» che «riprenda lo spirito dell'accordo del 1993 ma tenendo
conto anche dell'andamento specifico dei settori con la creazione di indicatori macroeconomici
che sostengano il potere d'acquisto dei lavoratori» mentre «si sa che gli istituti di statistica sono
ottimisti quando c'è deflazione e pessimisti quando c'è inflazione». La sintesi finale è presto detta:
«nessuna moratoria mascherata dei contratti, ma subito la presentazione delle piattaforme unitarie
(entro giugno, ndr) per i contratti» chimico-farmaceutico, elettrico, energia e gas-acqua che
riuniscono 1,6 milioni di lavoratori. Sulla stessa lunghezza d'onda gli omologhi di Cisl (Sergio Gigli
della Femca, vicina alla fusione con i meccanici della Fim: «Confindustria vuole tentare di tirar via il
contratto nazionale anche nelle federazioni di buona volontà») e Uil (Pirani della Uiltec: «Dobbiamo
immaginare una politica propulsiva dei salari che costringa imprese a fare i conti con
l'innovazione») e gli altri segretari Cgil (Stefania Crogi degli agrolimentari della Flai e Walter
Schiavella degli edili Fillea). Ma il discorso in casa Cgil si amplia alla strategia confederale: usare la
contrattazione per depotenziare il Jobs act («produrrà un alto contenzioso giuridico e di certo non
ricopieremo sotto dettatura la riforma dentro i contratti», precisa Miceli). E qui entra in scena
Maurizio Landini. Che con un intervento da sindacalista puro («la coalizione sociale è partita da un
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Sommario
ragionamento puramente sindacale, come la conferenza sui diritti di Trentin del 1994, per ricreare
una rappresentanza sociale a chi lavora in contrapposizione alla coalizione Confindustriagoverno») riesce nell'impresa di farsi applaudire da una platea fatta essenzialmente di quadri del
sindacato dei chimici, «destri» per natura, unitari per vocazione. Il segretario della Fiom parla «della
situazione grave che in tutta Europa mette in discussione l'idea stessa di contrattazione»: «le
imprese vogliono sostituire il contratto aziendale al posto del nazionale, il governo vuole ridurre il
ruolo del sindacato alla sola presenza aziendale». In questo quadro «la discussione non può essere
come portare a casa il contratto quando rischiamo che Renzi abbia dato gli 80 euro e noi
firmeremo la restituzione di 79, con le imprese che ci lasciano un euro per il caffè». Per questo
Landini propone che il contratto nazionale debba diventare «lo strumento per defiscalizzare,
utilizzando i soldi che le imprese hanno preso dagli sgravi sulle assunzioni per fare
prepensionamenti, inserire il salario minimo come minimo contrattuale, riunificare le filiere
produttive, ridare diritti ai chi ha il tutele crescenti, alle partite Iva, ridurre l'orario per aumentare
l'occupazione come alla Ducati di Bologna e non come alla Fca di Melfi, dove si lavorerà di più
assumendo molto meno del possibile». La Cgil, annuncia in chiusura il segretario confederale
Franco Martini, discuterà la questione il 26 marzo «per riprogettare la contrattazione come leva
della crescita, il contratto nazionale come uno strumento d'identità e rappresentanza».
MF
Gare offshore per il Tap, all'appello Saipem & C
Angelica Romani
Mentre in Puglia ancora si discute su un approdo alternativo, il consorzio che sviluppa il gasdotto
Tap (Trans Adriatic Pipeline) che porterà fino in Italia il gas dei giacimenti di Shah Deniz, in
Azerbaigian, va avanti secondo la tabella di marcia. Ieri sono stati pubblicati i bandi di
prequalificazione per la costruzione della tratta sottomarina, un percorso di 105 km sotto il mare
Adriatico. La massima profondità alla quale saranno posati i tubi è di 820 metri. Il primo bando
riguarda i lavori di Engineering, Procurement, Construction and Installation (Epci, progettazione
esecutiva, acquisti, costruzione e installazione) del tratto offshore tra la costa albanese e quella
italiana. L' Epci include i connessi lavori di ingegneria civile a entrambi gli approdi, le attività di
ispezione dei fondali e quelle di precollaudo. Il secondo bando è per la fornitura di tubi e
rivestimenti sottomarini, ed è suddiviso in tre lotti. Knut Steinar Kvindesland, procurement director di
Tap, conta su un'adesione massiccia alle nuove gare: «È un grande piacere invitare le aziende,
comprese quelle dei Paesi che Tap attraverserà», spiega, «a sottoporre le loro manifestazioni di
interesse». Conclusa la fase di selezione, il prossimo passaggio delle gare è previsto a maggio. Tra
le aziende interessate ci sarebbe anche Saipem. La controllata di Eni, insieme ai colossi cinesi Cnpc
e Sinopec è già tra i gruppi selezionati da Tap per l'aggiudicazione dei lavori di ingegneria,
approvvigionamento e costruzione del tratto interrato del gasdotto tra Albania e Grecia. La
pipeline si snoderà per circa 900 chilometri dal Mar Caspio fino alle coste pugliesi; il tratto onshore
ne prevede circa 780. Gli azionisti del Tap sono Statoil, BP e Socar, ciascuno col 20%, seguiti da
Fluxys (19%), Enagas (16%) e Axpo (5%). Tra le priorità del consorzio c'è il possibile raddoppio della
capacità fino a 20 miliardi di metri cubi di gas l'anno entro il 2020. Ma intanto la priorità è far partire
i lavori, con l'obiettivo di aprire i cantieri nel 2016 e ricevere il primo gas da Shah Deniz nel 2020.
L’AVVISATORE MARITTIMO
Le previsioni sui consumi mondiali
La domanda globale di energia aumenterà del 35% nei prossimi 25 anni
Tra il 2010 e il 2040 la domanda mondiale di energia salirà del 35%, spinta soprattutto dalla nuova
classe media che sta emergendo in paesi come Cina e India, mentre i paesi industrializzati
dell'Ocse vedranno per la prima volta ridursi del 7% i consumi energetici, nonostante l'economia in
crescita. L'incremento globale sarebbe addirittura del 140% se in questi 25 anni non continuasse a
migliorare significativamente l'efficienza energetica. Sono alcune delle previsioni contenute
nell'Energy Outlook di ExxonMobil. La classe media, entro il 2030, dovrebbe crescere da 1,9 a 4,7
miliardi di persone a livello globale e, in particolare, in Cina e India; nel 2040 il Pil pro-capite sarà
rispettivamente di quattro e tre volte superiore a quello del 2010. Questa nuova capacità di spesa
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Sommario
farà salire gli standard di vita e si ripercuoterà sui consumi: ed esempio il parco circolante passerà
da 825 milioni di auto del 2010 a 1,7 miliardi nel 2040 e il 40% di questa crescita sarà concentrato in
Cina dove nel 50% dei casi si tratterà dell'acquisto della prima auto. L'85% di questa crescita
avverrà nei paesi non-Ocse e, nel 2040, i veicoli ibridi rappresenteranno il 33% del parco circolante.
La diffusione delle auto, insieme all'incremento mondiale del traffico merci, farà aumentare i
consumi per il settore dei trasporti del 40%. Un altro fenomeno che caratterizzerà i prossimi anni sarà
quello del forte incremento della domanda di elettricità che salirà dell'85% anche in virtù del fatto
che, da qui al 2030, 1,7 miliardi di persone avranno finalmente accesso all'elettricità. Nel 2040 il
petrolio sarà ancora la prima fonte energetica del mondo, seguita dal gas naturale e dal carbone.
La domanda di petrolio, spinto soprattutto dai consumi per il trasporto merci e da quelli
dell'industria chimica, tra il 2010 e il 2040 salirà del 30% e quella di gas del 65%, grazie soprattutto
dalle ridotte emissioni. Gas e petrolio sono anche i settori in cui la tecnologia ha fatto i passi
maggiori e permetterà di sfruttare risorse fino ad ora inutilizzabili, come i pozzi in acque profonde, le
sabbie bituminose e le riserve nelle rocce di scisto. Tra il 2010 e il 2030, le emissioni mondiali di CO2
correlate all'energia saliranno a livello globale di circa il 25%, per poi scendere del 5% tra il 2030 e il
2040.
OSSERVATORE ROMANO
Accordo raggiunto tra Mosca e Kiev
Salvo il gas per l'Europa
Dopo una maratona negoziale durata oltre sei ore, l'Unione europea è riuscita nella notte a
raggiungere un'intesa tra Russia e Ucraina sul gas, garantendo così le forniture sia a Kiev che
all'Europa e la cruciale attuazione degli accordi di Minsk. Ed entro la fine di marzo sarà convocato
un nuovo vertice trilaterale per cercare un accordo sulle forniture per il periodo estivo, dato che
l'attuale pacchetto invernale giunge a scadenza a fine mese. «Siamo riusciti a salvaguardare
l'applicazione del pacchetto invernale per le forniture all'Ucraina e a garantire il transito verso l'Ue»,
ha dichiarato il vicepresidente della Commissione europea, Maros Sefovi, al termine del vertice,
dove ha portato avanti la mediazione tra il ministro russo dell'Energia , Alexander Novak, e
l'omologo ucraino, Vladimir Demchishin. «Il risultato del vertice può aiutare a superare le differenze
sulle forniture di gas tra Ucraina e Russia, e questi sforzi - ha commentato in una nota l'Alto
rappresentante Ue per la politica estera e di sicurezza comune, Federica Mogherini - sono parte
del sostegno concreto dell'Ue all'attuazione degli accordi di Minsk». L'intesa siglata a Bruxelles
prevede, come detto, il pieno rispetto del pacchetto invernale sulle forniture concordato lo scorso
ottobre con la società energetica ucraina Naftogaz, che s'impegna a rispettare il sistema dei
prepagamenti, a ordinare sufficienti quantità di gas per coprire il fabbisogno domestico per marzo
al colosso russo Gazprom e garantire il transito delle forniture all'Ue. Gazprom, a sua volta,
s'impegna a consegnare centoquattordici metri cubi al giorno di gas nei punti stabiliti. Le forniture
nelle città orientali ucraine di Lungansk e Donetsk, roccaforte dei separatisti filorussi, sono sono
invece una questione altamente complessa in termini legali, tecnici e politici, per cui - hanno reso
noto fonti ufficiali da Bruxelles - la questione non è stata ancora affrontata direttamente. Mosca e
Kiev hanno inoltre espresso la loro volontà di continuare i trilaterali sul seguito del pacchetto
invernale, che scade a fine mese. Le parti sono state invitate a presentare le loro proposte per il
prossimo incontro che si terrà prima della fine di marzo. Il sistema messo in piedi a fine ottobre con
la mediazione dell'ex commissario Ue all'Energia, Günther Oettinger, aveva funzionato per tutto
l'inverno, sino a quando, circa una settimana fa, sono iniziate di nuovo le accuse incrociate tra
Kiev e Mosca e le minacce di stop alle forniture. La Russia ha accusato Kiev di aver tagliato il gas
all'est del Paese dopo una serie di esplosioni lungo il gasdotto nella zona controllata dai ribelli, e ha
così inviato forniture parlando di aiuti umanitari. Ma poi, ha accusato Kiev, Mosca ha mandato la
fattura. Da qui il rimpallo di responsabilità su chi ha tagliato cosa e in quali quantità, e le minacce
russe di tagli alle forniture anche verso l'Ue. «Impossibile verificare sul posto», hanno ammesso alla
Commissione europea, dove Sefovi ha proposto di separare la questione Donbass da quella del
pacchetto invernale, senza il cui rispetto cadeva anche la discussione per quello estivo. Intanto, il
cancelliere tedesco, Angela Merkel, ha invitato oggi i rappresentanti di Ucraina, Russia e Francia a
prendere parte a un altro round di colloqui sulla grave crisi nell'est ucraino. Il vertice dovrebbe
tenersi venerdì prossimo a Berlino. Lo ha reso noto il portavoce dell'Esecutivo tedesco, Steffen
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Sommario
Seibert, precisando che nella capitale si discuterà dell'attuazione del cessate il fuoco di Minsk a
livello di alti funzionari.
STAFFETTA QUOTIDIANA
Gnl, in arrivo la bozza del Piano strategico
In anticipo sui tempi fissati dalla direttiva europea del 2014 sullo sviluppo dei combustibili alternativi
Annunciato un anno fa, il Piano strategico nazionale sull'utilizzo del Gnl in Italia è ormai in dirittura
d'arrivo. A quanto appreso dalla Staffetta, nella maggior parte dei casi i lavori preliminari dei
gruppi e dei sottogruppi, costituti e coordinati dal ministero dello Sviluppo Economico a partire dal
maggio scorso, si sono conclusi e, in base al cronoprogramma a suo tempo stabilito, per la fine di
questo mese sarà tenuta una riunione dei loro coordinatori per definire l'elaborazione della bozza
di piano che entro la primavera sarà messa in consultazione pubblica per raccogliere commenti e
suggerimenti. Piano che, entro l'estate, sarà elaborato nella versione finale, in tempo per essere
inviato alla Commissione europea entro la fine dell'anno: sicuramente tra i primi paesi in Europa.
Con largo anticipo sui tempi fissati dalla direttiva 2014/94/EU del Parlamento Europeo e del
Consiglio del 22 Ottobre 2014 sullo sviluppo dell'infrastruttura per i combustibili alternativi (DAFI) che
prevede che gli Stati Membri debbano produrre dei piani di sviluppo delle diverse fonti alternative
per il settore dei trasporti entro il 2016. E bruciando i tempi. Infatti la prima riunione nazionale
convocata dal Mise per analizzare preliminarmente lo stato dell'arte e le diverse competenzeesperienze nell'utilizzo del Gnl in Italia, con particolare attenzione all'impiego nel trasporto pesante
su strada (camion e autobus) e nel trasporto marittimo insieme alla riconversione di siti/impianti da
Gpl e gasolio a Gnl risale al 24 gennaio 2014. Quando tra l'altro venne sottolineato che gli aspetti di
cui si sentiva maggiormente l'esigenza di approfondimento erano quelli di tipo normativo, tecnico,
economico, di sicurezza e di impatto sociale. Senza contare che nel frattempo strumenti legislativi
sono già stati predisposti e saranno veicolati al Parlamento per la loro adozione, mentre alcune
norme tecniche di sicurezza sono state emanate ed altre sono in emanazione. E che nel frattempo
c'è stato altresì tutto un fiorire di iniziative in tutti i settori di utilizzo del GNL ed un forte interesse a
nuovi investimenti da parte di molti operatori. Come la Staffetta ha avuto modo in questi mesi di
segnalare e approfondire con notizie e interviste.
Mercati della capacità, Eurelectric sulla partecipazione cross border
L'associazione delle grandi utility europee: i meccanismi evolvano da nazionali a regionali
Dopo il recente policy paper dei gestori di rete, è stato oggi il turno dell'associazione delle maggiori
produttori elettrici europei Eurelectric di pubblicare un Report con la loro posizione in tema di
mercati della capacità elettrica. Nello studio, disponibile in allegato, Eurelectric rimarca la
necessità che i meccanismi di capacità evolvano da un modello nazionale a uno regionale e
infine europeo. In merito alla partecipazione cross border, Eurelectric è favorevole all'ipotesi “A”
descritta nel Report in cui il fornitore di capacità transfrontaliera vende la propria disponibilità a
produrre nei momenti di scarsità e l' interconnector riceve “rendita di congestione”. Una soluzione
che secondo l'associazione minimizza le distorsioni garantendo nel contempo che partecipare
siano gli operatori del mercato, non soggetti regolati. Le imprese auspicano la definizione di un
modello di partecipazione transfrontaliera, indicando una serie di principi da rispettare. Tra questi
l'obbligo per tutti partecipanti al mercato di aderire a dei requisiti comuni in materia di
certificazione e regime sanzionatorio; l'impossibilità di partecipare con la stessa capacità in più
mercati con riferimento allo stesso periodo temporale (cosiddetto “no double commitment and
earnings”). Sempre secondo Eurelectric i gestori di rete dovrebbero offrire una determinata
quantità di partecipazione transfrontaliera, sulla base di condizioni non discriminatorie e
imponendo limiti solo in presenza di costrizioni fisiche oggettive. Tso inoltre non dovrebbe essere
permesso di ignorare i contratti di capacità transfrontaliera esistenti in situazioni di stress. Secondo
l'associazione infine non deve essere prevista alcuna riserva di capacità transfrontaliera per evitare
interferenze con i mercati day ahead, intragiornalieri e di bilanciamento, che determinano l'effetti
va direzione dei flussi.
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Upstream, Degani: osservazioni a Croazia entro 4 maggio
"L'Italia ha delle regole molto severe in materia di trivellazioni, quindi eventuali problemi possono
nascere da comportamenti magari permissivi di Paesi confinanti. E' un dato inconfutabile e
incontestabile, che non possiamo decidere cosa può essere o non essere fatto nelle acque
territoriali di altri Paesi. Detto questo però è nostro dovere cercare in tutti i modi e con tutti gli
strumenti di far valere il buon senso e le ragioni dell'Ambiente e dell'Italia. Così abbiamo fatto
chiedendo di partecipare alla Vas (Valutazione Ambientale Strategica) della Croazia". Così il
sottosegretario all'Ambiente Barbara Degani sulle questioni delle trivellazioni offshore in Adriatico.
"Appena abbiamo saputo che la Croazia aveva attivato questa procedura comunitaria che
impone la consultazione dei Paesi transfrontalieri -sottolinea Degani-, ci siamo fatti avanti noi per
poter far avere le nostre valutazioni. E' di ieri la risposta, dovuta, della Croazia che ci invita a
presentare le nostre osservazioni sul loro Piano e Programma Quadro di ricerca e produzione degli
idrocarburi nell'Adriatico". Contestualmente, aggiunge, "abbiamo coinvolto in questa operazione
tutte le Regioni adriatiche interessate dal tema delle trivellazioni in Adriatico chiedendo loro di
fornirci entro il 17 aprile le osservazioni che, elaborate e riunite, invieremo nel termine stabilito del 4
maggio. Così attraverso uno strumento comunitario potremo far valere le nostre giuste ragioni, e
questo è davvero un importante risultato".
Accenture, strategie per rinnovare le utilities
Bene il settore idrico
Ecco i tre imperativi che devono ispirare azioni concrete delle Utilities, secondo Accenture:
raggiungere l'eccellenza nel business convenzionale, aprirsi a nuovi business, evolvere le
competenze e la gestione delle risorse umane. "Partendo dai dati storici del mercato italiano degli
ultimi anni, l'analisi suggerisce che se queste azioni saranno intraprese, le performance delle utilities
potranno crescere del 30% in termini di redditività entro il 2020", si legge nel secondo studio
intitolato "Strategie per rinnovare le Utilities in Italia", presentato a Milano durante il XV Osservatorio
Utilities di Agici Finanza d'Impresa e Accenture. Presenti Claudio De Vincenti, viceministro per lo
Sviluppo Economico; Francesco Profumo, Anci e Iren; Valerio Camerano, A2A; Alberto Irace, Acea
Stefano Venier, Hera; Massimiliano Bianco, Iren; Aldo Chiarini, Gdf Suez; Paolo Mosa, Snam rete
gas; Livio Gallo, Enel; Angelo Zaccari, Eni. Il primo studio presentato analizza i risultati del settore
Utilities nel 2014 in Italia e in Europa, evidenziando alcuni aspetti, come la crisi delle fonti fossili; il
ruolo marginale dei grandi impianti; i consumi calanti. "Per le multiutility italiane si evidenzia una
situazione di stagnazione per ricavi e gli utili, che rimangono immutati nel 2014 rispetto all'anno
precedente", sottolinea Accenture. Bene invece il settore idrico: nel periodo oggetto di analisi
(2008-2013) i ricavi sono in crescita, la redditività in costante aumento, il debito in calo netto.
Utility, De Vincenti: quotate faranno da polo aggregativo
L'esperienza maturata sul campo dalle quattro utility quotate in Borsa, A2A, Acea , Iren e Hera, farà
da driver alla realizzazione di un polo aggregativo fra le utility. E gli incentivi previsti nella legge di
stabilità saranno efficaci nei prossimi mesi. E' quanto ha detto oggi Claudio De Vincenti, vice
ministro allo Sviluppo economico, a margine di un convegno organizzato da Accenture-Agici sulle
utility italiane. “Le principali multiutility quotate, grazie alla loro esperienza, faranno da polo
aggregativo del settore”, ha dichiarato De Vincenti. “Certamente - ha aggiunto - l'esperienza delle
quotate è importante, ha aperto la strada alla crescita dimensionale. Può fare da driver
complessivo dei processi di aggregazione”. Questi processi, secondo il vice ministro, sono “molto
importanti e vogliamo che i servizi pubblici locali acquistino una dimensione industriale forte e che
le imprese italiane siano in grado di essere dei campioni nazionali sia sul mercato italiano sia in
ambito europeo e internazionale”. Secondo De Vincenti, infine, “gli incentivi sono molto importanti.
L'esclusione dai vincoli del patto di stabilità interno degli investimenti finanziati con le risorse
derivanti dai processi di sessione è un potentissimo stimolo agli enti locali ad andare nelle direzione
delle aggregazioni delle società, poi c'è un ragionamento da parte di Cdp su questo versante. Se
ci sarà siamo molto favorevoli, però con la legge di stabilità abbiamo credo già costituito i primi
stimoli verso le aggregazioni che secondo noi saranno efficaci e opereranno nei prossimi mesi”.
Iren, piano a giugno
I comuni azionisti di Iren , Torino, Genova, Reggio Emilia, Parma e Piacenza, sono disponibili a
valutare piani di aggregazione con altre utility del territorio di riferimento: Piemonte, Liguria ed
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Emilia occidentale. E' quanto sostengono i vertici della multiutility che hanno oggi incontrato la
stampa a margine del convegno Agici-Accenture. Dice l'a.d. Massimiliano Bianco: “entro il primo
semestre finalizzeremo il piano industriale dove ci sarà la nostra visione di business, ma anche la
disponibilità a crescere anche per aggregazioni innestando nella nostra capacità tecnica,
finanziaria e industriale tutte le iniziative sul territorio in cui operiamo”. Il manager ha poi aggiunto
che “quando si fanno dei matrimoni bisogna essere in due e i nostri azionisti devono essere
d'accordo. Credo che sia un dato già acquisito la disponibilità dei nostri azionisti a valutare
positivamente progetti industriali che possano rafforzare sul territorio la nostra presenza”. Il
perimetro di riferimento di Iren “è ampio, comprende Piemonte, Liguria ed Emilia occidentale,
all'interno del quale non ci sono grandi operatori e in alcune non ce ne sono proprio, abbiamo
dunque il dovere di proporci, aumentando al contempo l'efficienza dei nostri servizi”, ha concluso
Bianco. Infine, secondo il presidente, Francesco Profumo, “una dimensione più ampia ci consente
di fare una operazione industriale che è quello di cui oggi ha bisogno il Paese. La grande sfida è
una maggiore vicinanza tra servizi e industrie connesse ai servizi: un elemento importante per i
territori che stanno soffrendo sotto il profilo industriale. In questo modo, inoltre, si creano le
condizioni per ottimizzare risorse da reinvestire sul territorio”.
Allarme Ungheria su Unione energetica
Per via della pre-consultazione obbligatoria sugli accordi gas
La strategia quadro sull'Unione energetica europea presentata il 25 febbraio a Bruxelles allarma
l'Ungheria. Lo ha dichiarato alla fine della settimana scorsa il primo ministro, Viktor Orban. Perché
minaccerebbe la sovranità del Paese. Nel mirino in particolare l'intento di instaurare a partire dal
prossimo anno una “pre-consultazione obbligatoria” sugli accordi bilaterali intergovernativi (AIG)
conclusi tra uno Stato membro e un paese terzo in materia di approvvigionamento di energia: una
procedura che sostituirebbe il meccanismo attuale, più flessibile, di semplice segnalazione
preventiva. In cui rientrerebbero in particolare gli accordi riservati sul gas stretti tra la Russia e alcuni
paesi dell'Europa centrale e orientale, tra cui appunto l'Ungheria. Per rinforzare la sicurezza degli
approvvigionamenti la strategia prevede anche di “aggregare” la domanda di gas in caso di crisi.
QUOTIDIANO ENERGIA
Hera: “Crediamo ancora nel gas sardo”
La società: “Abbiamo rilevato la quota della Regione nel Galsi e non stiamo vendendo Medea”
Hera crede ancora nel business del gas in Sardegna. Lo sottolinea la società in riferimento
all'articolo dal titolo "Gas, la Sardegna temporeggia" pubblicato ieri (QE 3/3), nel quale si dava
conto di indiscrezioni su una possibile cessione della controllata Medea e su un possibile "segnale di
sfiducia" nei confronti del gasdotto Galsi. Hera rimarca di non avere in corso "nessun processo di
vendita di Medea" e di "continuare a credere nel progetto Galsi", ricordando di avere "rilevato di
recente la quota di sua competenza della partecipazione messa in vendita da Sfirs, la finanziaria
della regione Sardegna".
Utility, in un settore in evoluzione la sfida è l'innovazione
Lo studio presentato oggi in occasione del Workshop Agici - Accenture
di Monica Giambersio
Garantire un business caratterizzato da massima efficienza, con particolare attenzione all'
innovazione tecnologica. Promuovere uno sviluppo per adiacenze posizionandosi in contesti dove
c'è un maggior vantaggio competitivo rispetto ad altri operatori. Puntare su un'evoluzione
strategica delle risorse umane. Sono queste le linee guida che le utility devono seguire per
affrontare un mercato complesso, come quello attuale, caratterizzato da riduzione dei consumi di
energia, sovraccapacità produttiva, incertezza legata ai prezzi del petrolio e basso costo del
denaro. A dirlo è lo studio "Le strategie per rinnovare le Utilities in Italia"- realizzato da Agici e Studio
Accenture - che è stato presentato oggi a Milano a Palazzo Clerici in occasione del XV Workshop
Agici - Accenture 2015 sul Mercato Pan- Europeo delle Utilities. Dalla ricerca è emerso come in
Europa le fonti di energia rinnovabile abbiano ormai sorpassato quelle fossili attestandosi nel 2014
all'80%. Sempre più utilizzate sono poi le le centrali a carbone e lignite, mentre gas e produzione
elettrica sono sempre più fuori mercato. Per quanto riguarda poi la generazione elettrica si registra
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un declino del ruolo dei grandi impianti (solo in Italia 31 GW sfruttano le reti locali), tendenza
questa riscontrabile anche nelle reti elettriche. Numeri negativi anche per quanto riguarda i
consumi (previsti cali fino al 2035) e prezzi di elettricità e gas in uno scenario economico che vede i
"mid- sized player" focalizzati sull'energia, in difficoltà e i player italiani in costante discesa dal 2008.
In controtendenza, invece, i trader indipendenti che, sebbene fragili da un punto di vista
patrimoniale, registrano un aumento potenziale dei ricavi. Un quadro, dunque, quello emerso dallo
studio, che lancia alle imprese una sfida in termini di innovazione tecnologica e di ripensamento
dei modelli business, tema affrontato durante la mattinata nell'ambito della tavola rotonda
intitolata "La prospettiva mono e multi- utility". Nel corso del dibattito, incentrato sul ruolo del
territorio come asset strategico per il rilancio in termini di competitività, è emersa l'importanza di un
approccio inclusivo e strutturale al rapporto con gli stakeholder, la centralità del cliente e
dell'implementazione di soluzione tecnologiche (con particolare attenzione al mondo delle start
up) e la maggior integrazione tra distribuzione e vendita.
Croazia, referendum sull'upstream adriatico
Il premier Milanovic: "Governo favorevole a perforazioni, ma occorre decisione condivisa"
Il Governo croato indirà un referendum sullo sfruttamento delle riserve di idrocarburi dell'Adriatico.
Lo ha annunciato ieri il primo ministro Zoran Milanovic, che nel corso di una visita all'isola
settentrionale di Rab ha messo così a tacere le critiche degli ambientalisti e di alcune comunità
locali al piano per l'upstream lanciato da Zagabria. "Le riserve croate di petrolio e gas non saranno
sfruttate prima che i cittadini abbiano la possibilità di esprimere la loro opinione attraverso un
referendum", ha detto Milanovic, ribadendo che il Governo è favorevole alle trivellazioni.
"Abbiamo ricevuto offerte da alcune delle più prestigiose compagnie del mondo, che possono
effettuare scoperte per un valore di miliardi: vogliamo perdere questa opportunità? E' una
decisione che non posso prendere da solo", ha dichiarato. La Croazia la lanciato nel 2014 una
tornata per l'esplorazione nel Mare Adriatico, chiusasi in novembre. Lo scorso gennaio sono state
assegnate 10 licenze: una a un consorzio tra Eni e Medoligas, sette a una joint venture tra
Marathon e Omv e due a Ina. I relativi contratti dovrebbero essere firmati entro la fine del mese.
Capacity market, il "modello di riferimento" di Eurelectric
Mercati regionali neutri e aperti a impianti esistenti e nuovi, demand response e accumuli
"I mercati della capacità dovrebbero rafforzare piuttosto che indebolire gli sforzi per il
completamento del mercato interno dell'energia e, di conseguenza, chiediamo ai decisori politici
di agire con urgenza per far sì che questi sistemi vadano oltre i confini nazionali". E' l'appello
lanciato oggi dal segretario generale di Eurelectric, Hans ten Berge, che ha presentato a Bruxelles
nel corso della conferenza "Capacity Markets - delivering security of supply in the Internal Energy
Market" il rapporto "A reference model for European capacity markets", contenente i suggerimenti
dell'associazione dell'industria elettrica europea. Secondo ten Berge, i capacity market
dovrebbero essere basati sul mercato, neutri dal punto di vista tecnologico, aperti agli impianti sia
nuovi che esistenti, alla demand response e agli accumuli. A giudizio di Eurelectric, i mercati
regionali della capacità dovrebbero essere sviluppati dopo una valutazione di adeguatezza
comune e attraverso una metodologia omogenea e trasparente. Il meccanismo dovrebbe poi
lasciare piena libertà di ingresso e uscita agli operatori (che dovrebbero poter decidere quando
tenere in funzione, chiudere o mettere in stand by le loro centrali) e definire la durata dei prodotti
richiesti al fine di riflettere l'orizzonte di lungo-termine degli investimenti nella generazione elettrica.
Inoltre, dovrebbe essere istituito un sistema di sanzioni che penalizzi l'indisponibilità della capacità
contrattata, mentre i Tso - adeguatamente coordinati tra loro - dovrebbero avere la responsabilità
di ottimizzare la gestione delle infrastrutture al fine di garantire al meglio la sicurezza dei sistemi
regionali. Last but not least, i prezzi della capacità dovrebbero scaturire dalla libera concorrenza,
senza l'effetto distorsivo di eventuali regolamentazioni. Per quanto riguarda la partecipazione
transfrontaliera al capacity market, le aziende elettriche ritengono che tutti i generatori
dovrebbero essere assoggettati alle medesime regole (in merito a certificazione, regimi
sanzionatori, requisiti di disponibilità etc.). In aggiunta, dovrebbe essere vietata la partecipazione
della stessa capacità a più di un mercato. I Tso, per parte loro, dovranno offrire le capacità
transfrontaliere basandosi su condizioni non discriminatorie e con limitazioni derivanti
esclusivamente da provati ostacoli fisici. Eurelectric chiede infine che non venga introdotto alcun
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sistema di prenotazione della capacità, per non interferire con il funzionamento dei mercati
forward, day-ahead, intra-day e del bilanciamento.
Morosità gas, no del Tar a Italgas e F2i sul default
Il Tribunale ha respinto il ricorso dei due distributori contro le delibere 241 e 533 del 2013, e 84 e 246
del 2014
Il Tar Lombardia ha respinto i ricorsi di Italgas e 2I Rete Gas (gruppo F2i) contro il meccanismo di
default di distribuzione gas messo in piedi dall'Autorità per l'Energia. Oggetto principale del
contendere è la delibera 241/2013, in particolare nella parte in cui obbliga i distributori a "porre in
essere tutte le azioni necessarie per la disalimentazione fisica del punto di riconsegna, oltre
all'onere delle iniziative giudiziarie finalizzate a ottenere l'esecuzione forzata della predetta
disalimentazione". Le due società avevano inoltre impugnato, per motivi aggiunti, anche le
delibere 533/2013, 84 e 246 del 2014. I giudici hanno ritenuto le varie argomentazioni dei ricorrenti
infondate, e hanno quindi respinto le istanze.
Corridoio Sud, la Turchia vuole anche il gas del Turkmenistan
Incontro tra i presidenti Erdogan e Berdymukhamedov
Il presidente della Turchia, Recep Tayyip Erdogan, e quello del Turkmenistan, Gurbanguly
Berdimuhamedov, hanno dato un nuovo imprimatur politico all'accordo siglato lo scorso
novembre da Atagaz e Turkmengas per il trasporto del gas del Paese centro-asiatico verso
l'Europa. In un incontro svoltosi ieri ad Ankara, Erdogan e Berdimuhamedov hanno deciso infatti di
istituire una cooperazione trilaterale con l'Azerbaijan al fine di includere il Turkmenistan nel
Corridoio Sud. Il primo incontro della trilaterale si terrà nei prossimi mesi, ha dichiarato Erdogan,
aggiungendo che il gas del Turkmenistan potrà attraversare la Turchia grazie al gasdotto Tanap e
raggiungere così i mercati europei. Il Tanap sarà in grado di trasportare dal 2019 circa 16 miliardi di
mc di gas prodotti nel giacimento azero Shah Deniz II. La capacità sarà poi aumentata a 23 mld
mc dal 2023 e a 31 mld m dal 2026 per accogliere volumi addizionali. Il collegamento del Tanap
con il Turkmenistan, che vanta le quarte riserve di gas del mondo, implica tuttavia la realizzazione
di un gasdotto attraverso il Mar Caspio, contro il quale si è più volta espressa la Russia adducendo
possibili danni all'ecosistema.
Energia Italia. Clima nuovo nel 2015
Sempre più anno di cambiamento: a gennaio torna positiva la domanda complessiva (+1,3%). Gas
in evidenza. Positive anche le Fer
di Vittorio D'Ermo, Delia Battistelli
Il 2015 si sta qualificando sempre di più come un anno di cambiamento. I segnali positivi si stanno
facendo sempre più numerosi con l'Istat che in poco tempo ha fornito informazioni incoraggianti
sullo stato di salute dell'economia: dalla prospettiva di un aumento del PIL già nel primo trimestre
alla riduzione della disoccupazione, all'aumento della produzione industriale e delle esportazioni.
Tutto questo in attesa dell'inizio della manovra del "quantitative easing" da parte della BCE che
dovrebbe imprimere una scossa positiva a tutta l'economia europea. Anche sul fronte del costo
dell'energia importata la situazione è drasticamente diversa da quella del 2014 con un prezzo del
Brent che a febbraio è stato pari a 58 dollari per barile, rispetto ai 109 del corrispondente mese del
2014. Le indicazioni in arrivo dal settore energia confermano che è in atto un significativo
mutamento. La prima novità è rappresentata dalla svolta del gas naturale che ha iniziato l'anno
con il segno positivo nella misura del 3,2%. Con questo aumento la quota sul totale delle fonti
primarie ha sfiorato il 43%, anche se per effetto del maggiore contributo, in questo periodo, degli
impieghi per riscaldamento. a domanda del settore usi civili, che anche nel mese di dicembre era
diminuita dell'13,7%, rispetto al corrispondente mese dell'anno precedente, ha conseguito infatti un
aumento del 7,3%, accentuato dal fattore climatico. La domanda per usi termoelettrici, che a
dicembre aveva subito una riduzione del 17,7%, è scesa sempre rispetto al mese di gennaio 2014
del 7,4%, anche a motivo di una riduzione piuttosto sensibile dell'apporto idroelettrico. Meno
brillante la domanda industriale che ha registrato un riduzione che non significa automaticamente
calo dell'attività industriale, sopratutto tenendo conto del minor numero di giornate lavorative. La
svolta gas sembra confermata anche per il mese di febbraio 2015 e questo è di buon auspicio
anche per le altre fonti.
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Sommario
Fonte: Osservatorio Energia AIEE
Fonte: Osservatorio Energia AIEE
Nel caso del petrolio, che non è riuscito a far registrare una variazione positiva, non sono
comunque mancati nuovi spunti di recupero in vari segmenti del mercato. La domanda di benzina
si è ridotta rispetto a gennaio 2014 del 3,2%, ma a parità di giorni di consegna la variazione
sarebbe stata positiva nella misura dell' 1,6%. Gli impieghi di diesel hanno registrato una variazione
positiva dell'1,7% che conferma il trend di crescita in atto dall'inizio del 2014. I consumi di GPL per
uso autotrazione sono aumentati dello 0,8%, mentre variazioni positive più importanti hanno
interessato il GPL per riscaldamento. il futuro può contare sul buon andamento delle
immatricolazioni e sulle riduzioni dei prezzi dei carburanti; fattori che costituiscono una
premessa importante per nuovi consolidamenti nei prossimi mesi. Più lontana appare la ripresa
della domanda di prodotti impiegati dall'industria e dal settore termoelettrico che potrebbe essere
risvegliata da una robusta ripresa economica. Complessivamente la quota del petrolio sul totale
delle fonti primarie si è stabilizzata a circa il 27%.
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Fonte: Osservatorio Energia AIEE
Gli impieghi di combustibili solidi a causa dei perduranti problemi nel settore della produzione
termoelettrica e della siderurgia sono diminuiti dell'8%. Le fonti rinnovabili hanno iniziato il 2015 con
una variazione positiva relativamente modesta, a causa di una forte flessione dell'apporto
idroelettrico comunque compensato da incrementi molto sensibili delle altre rinnovabili. A fronte di
una flessione dell'apporto idroelettrico del 23,9%, le altre rinnovabili hanno evidenziato un aumento
del 14,4% sostenuto da un balzo del fotovoltatico del 44,9%, dell'eolico del 13,5% e del geotermico
7,8%. Complessivamente la quota delle fonti rinnovabili sul totale delle fonti primarie si è attestata
al 17,6% rispetto al 17,4 % del 2014. In forte aumento, pari al 12,5 %, le importazioni nette di
elettricità che hanno accresciuto il loro peso sul totale delle fonti primarie, nonostante l'esistenza di
larghi margini di capacità produttiva esistenti all'interno del paese e questo non è un elemento
molto positivo . Nel primo mese dell'anno la domanda elettrica è risultata in calo in termini grezzi
del 2,0% rispetto al corrispondente mese del 2014 ma, applicando il metodo AIEE per la correzione
dal diverso calendario e dalla temperatura media mensile, il dato diventa pari al -1,4% per gli
effetti contrapposti della temperatura (più fredda di 1°C rispetto all'anno scorso) e del calendario
(lunghezza del mese di gennaio in giorni lavorativi equivalenti: 2015=28,14; 2014=28,38). Da queste
variazioni emerge secondo l'Osservatorio dell'AIEE che nel mese di gennaio la domanda
complessiva di energia è tornata in positivo nella misura dell'1,3 %, una svolta rispetto ad un lungo
periodo di variazioni negative.
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Fonte: Osservatorio Energia AIEE
Fonte: Osservatorio Energia AIEE
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