Versione in Italiano - Associazione Maggio Eugubino

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Versione in Italiano - Associazione Maggio Eugubino
Associazione Maggio Eugubino
LA REPLICA DELLO
STUDIOLO
DI FEDERICO DA MONTEFELTRO
NEL PALAZZO DUCALE DI
GUBBIO
Testo e disegni di
Vincenzo Ambrogi
Fotografie Giampaolo Pauselli
Traduzione testi latini Filippo Mario Stirati
Traduzione inglese Anna Lisa Rossetto
copyright © 2011 Vincenzo Ambrogi
Tutti i diritti riservati
ASPICIS ÆTERNOS VENERANDÆ MATRIS ALVMNOS DOCTRINA EXCELSOS INGENIOQVE VIROS
Nel Palazzo Ducale di Gubbio è stata ricostruita la replica della stanza dello
Studiolo del Duca Federico. Questo capolavoro del Rinascimento italiano era stato
smembrato in vari musei di New York, Londra e Berlino. Nel presente testo sono
descritti i dettagli dell’operazione, le caratteristiche dell’opera e le soluzioni adottate
per la realizzazione della copia.
Le ragioni di una replica
E’ lecito indirizzare una così grande quantità di denari per creare un falso? Non sarebbe
stato meglio destinare risorse finanziarie così importanti per conservare beni preesistenti?
Quali sono state le ragioni per creare un replica?
La particolarità dell’opera. Lo Studiolo è un arredo strutturale e dunque non può
essere trasportato e ricollocato altrove né tanto meno smembrato. Il Palazzo Ducale
sebbene ampiamente saccheggiato delle opere pittoriche, degli arredi lignei e lapidei,
rimane intatto nella sua struttura, pronto ad accogliere nuovamente l’opera con vantaggi
reciproci. Replicare lo Studiolo per accoglierlo nel contenitore originale ha la stessa
dignità che esporre quello originale in un contenitore falso, come nel caso del
Metropolitan.
La soluzione più logica. La realizzazione di una replica lignea rappresenta la soluzione
più logica. Le pratiche di restituzione non solo sarebbero state troppo lunghe, ma
praticamente improponibili visto che lo Studiolo risulta regolarmente venduto qualche
mese prima del 1 giugno 1939, giorno in cui entrò in vigore la legge italiana sul vicolo dei
beni culturali. Anche un prestito temporaneo sarebbe difficile da realizzare, vista la
complessità dell’opera e la sua elevata deteriorabilità: tanto che al Metropolitan, dal 1939 a
oggi, è quasi più il tempo in cui l’opera è stata in restauro che in esposizione.
La soluzione più efficace. La replica lignea, cioè il materiale originario dell’opera, è la
soluzione che meglio restituisce l’idea dell’oggetto e quella che ha il carattere più
definitivo. Una replica fotografica, ipotizzata nel 1996, sarebbe stata sicuramente più
semplice, ma non avrebbe avuto la stessa resa e rapidamente si sarebbe deteriorata. Le
nuove tecniche audiovisive con proiezione di immagini a grandezza naturale sulle pareti,
avrebbero sicuramente restituito maggiore profondità all’immagine, ma non sarebbero
state tecnicamente realizzabili vista l’esiguità dello spazio a disposizione.
La sua riproducibilità. Una volta in possesso delle immagini, lo Studiolo è un’opera
non impossibile da replicabile. Gli artigiani eugubini del mobile d’epoca, tra i migliori
“falsari” d’Italia, e che ancora conoscono le antiche tecniche dell’intarsio rinascimentale,
sarebbero stati assolutamente in grado di realizzare una simile opera.
L’impatto sugli eugubini. Gubbio aveva interrotto ogni legame con questa magnifica
opera - forse la perdita artistica più grave subita dalla città negli ultimi secoli - tanto che se
ne era persa perfino la memoria: proprio quello che speravano gli “sciagurati” che nel
1874 avevano venduto il bene. Un suo ritorno, anche se come opera “clonata”, rappresenta
un punto fermo nella storia di Gubbio, segno tangibile della rinascita culturale ed
economica.
L’impatto sul movimento turistico. Contrariamente ad un restauro conservativo di
un’opera già esistente, la replica dello Studiolo, eseguita “a regola d’arte” e reinserita nel
nuovo polo museale del Palazzo Ducale, può essere considerata un’opera nuova che si
aggiunge al patrimonio di opere d’arte in Italia. La diffusione e lo sfruttamento
dell’immagine sono altre logiche conseguenze dell’operazione che potrà attrarre molti
turisti anche dall’estero.
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Lo Studiolo
Lo studiolo è la stanza più importante del palazzo di un principe del Rinascimento italiano,
uno spazio segreto dove questi si ritira per studiare e pensare, ma fatto anche per stupire gli
ospiti più importanti. E’ di solito piccolo e buio, ma ricco di decorazioni, rivestito di pannelli di
legno ad illusione ottica e da tavole dipinte.
Questa stanza è considerata molto importante perché rappresenta il luogo perfetto, dove si
incontrano il mondo reale e quello delle idee, divisione cara al pensiero neoplatonico,
dominante nel Rinascimento. Gli oggetti raffigurati negli intarsi sono simboli che inducono
alla riflessione e guidano lungo il cammino della conoscenza.
Visione prospettica dello Studiolo dall’alto.
Quello di Gubbio è, insieme a quello di Urbino, il più completo esemplare di studiolo
italiano del quattrocento. Entrambi sono stati eseguiti per volontà del Duca Federico di
Montefeltro (Gubbio 1422 – Ferrara 1482), principe delle armi, cultore delle scienze e
mecenate delle arti.
L’opera venne realizzata tra il 1475 ed il 1482 dalla collaborazione di Francesco di Giorgio
Martini, ideatore del progetto, con i fratelli Giuliano e Benedetto da Maiano, probabili
disegnatori degli intarsi, realizzati poi da ebanisti locali, e con Giusto di Gand, esecutore delle
tavole dipinte.
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La Perdita dello Studiolo
Le tavole dipinte che ornavano la parte
superiore della stanza furono smontate nel
1673 e trasportate a Firenze, dove si
trovava come granduchessa Vittoria,
l’ultima erede Montefeltro. Da qui furono
disperse in Europa.
Nel 1874, la parte lignea dello Studiolo fu
smantellata e venduta per la somma di
6.000 lire. Questa era una cifra
ragguardevole, basti pensare che nello
stesso periodo il Comune di Gubbio
acquistava il palazzo del Bargello per 4.000
lire. L'acquirente era il principe Filippo
Massimo Lancellotti che con lo Studiolo
voleva arredare l’attico della sua villa di
Frascati.
La Villa Lancellotti a Frascati. La freccia indica l’attico
della villa dove fu accolto lo Studiolo dal 1874 al 1937.
Lo Studiolo rimase proprietà del principe
per oltre cinquanta anni, quando, nel
gennaio 1937, il curatore dei beni della
famiglia Lancellotti lo vendette ad un
mercante d’arte tedesco di origine ebraica
che lavorava a Venezia, Adolph Loewi, per
la somma di 150.000 lire. Con l’avvento
delle leggi razziali e l’incombere della
seconda guerra mondiale, Loewi non si
sentì più al sicuro in Italia e partì per gli
Stati Uniti nel febbraio 1938 dove pensava
di poter collocare con maggiore profitto il
pregiato, ma "scomodo" oggetto.
Lo Studiolo venne smontato un’altra
volta e partì per un lungo viaggio da
Genova, per via mare fino a Marsiglia e poi
verso gli Stati Uniti. Il 21 aprile 1939, dopo
due mesi di traversata lo Studiolo venne
sdoganato a New York. Loewi propose
l’acquisto del bene al Metropolitan
Museum di New York che ne entrò in
possesso per la somma di 32.000 dollari: era
il 30 novembre 1939.
L’aspetto della stanza dello Studiolo
dal 1874 fino al 2009.
Lo Studiolo di Gubbio rimontato in una
stanza appositamente ricreata al
Metropolitan Museum of Art di New York.
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La Rinascita dello Studiolo
Dopo una gestazione di circa cinque
anni, il Progetto per la rinascita dello
Studiolo è stato formalmente proposto
dall’Associazione Maggio Eugubino alla
Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia
nel 2002.
Esso prevedeva l’esecuzione della
replica dello Studiolo del Duca in base ad
immagini provenienti dagli archivi
nazionali e la sua ricollocazione nel
Palazzo Ducale.
Il Progetto ha ottenuto il finanziamento
iniziale per l’esecuzione di due dei tredici
pannelli. Gli artigiani in grado di replicare
lo Studiolo sono stati identificati nei
maestri ebanisti eugubini Marcello e
Vincenzo Minelli, che vantavano una
grande esperienza nel restauro e
riproduzione del mobile antico.
Uno dei pannelli durante la lavorazione.
Lo scavo della matrice lignea con il coltello da spalla.
Secondo la tecnica originale, gli intarsi
fatti di legni differenti (noce, pero, ciliegio,
acero, pioppo, quercia, gelso e fusaggine)
furono inseriti nei pannelli scavando la
matrice di noce stagionata con il coltello da
spalla. Questo utensile era tipicamente
usato dagli ebansti del Rinascimentos per
incidere in profondità i contorni di un
disegno.
Nel dicembre 2003 sono stati presentati
i primi due pannelli. Da allora in poi il
Progetto
ha
ottenuto
periodici
finanziamenti con la realizzazione di tutti
gli altri pannelli, dei soffitti e delle tavole
dipinte.
La ricollocazione dei pannelli nella stanza.
Dal gennaio 2009, lo stesso mese in cui,
nel 1874, lo Studiolo era uscito dal palazzo,
sono iniziate le prove per il riallestimento,
terminate nel mese di settembre.
Adesso Gubbio ha di nuovo il suo
Studiolo.
11 settembre 2009. Inaugurazione della
replica. Il ministro della Cultura on.
Sandro Bondi si complimenta con gli
autori.
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I Pannelli intarsiati
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Gli 11 grandi pannelli intarsiati ed i 2 più piccoli, che corrispondono al sopraporta ed al
sottofinestra, rivestono la parte inferiore della stanza e ne rappresentano l’aspetto più
caratteristico.
Gli intarsi di questi pannelli sono impostati su giochi di illusione visiva o trompe l’oeil, con falsi
sedili, false scansie con sportelli semiaperti dentro le quali si intravedono in prospettiva, tra
ombre e luci, falsi oggetti, i quali possiedono una particolare valenza simbolica.
I 13 pannelli sono distribuiti su quattro pareti e vengono solitamente identificati con numeri
latini. Sono qui rappresentati per intero, intorno ad una mappa schematica della stanza.
I
XI
XII
La Parete lunga
III
XIII
IV
La Parete della porta
VI
II
La Parete di fondo
La Parete della finestra
VII
VIII
V
IX
X
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La Parete lunga
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E’ costituita dai tre pannelli, che sono concepiti in maniera unitaria, con una unica panca
su cui è appoggiato il mazzocchio, la ciambella sfaccettata a scacchi bianchi e neri, usata
come supporto per copricapi di stoffa, che diventa simbolo della Geometria. Negli schienali
l’ermellino, simbolo della purezza, e lo struzzo, simbolo della tenacia.
I
II
III
La Parete lunga. Nei cerchi sono evidenziati gli oggetti raffigurati in dettaglio nelle foto.
Lo struzzo, simbolo della tenacia, stringe
nel becco una punta di lancia; la scritta
in tedesco recita: “io posso ingoiare un
grosso ferro”.
L‘ermellino,
simbolo
di
purezza,
l'animale che non vuole mai sporcarsi,
Il mazzocchio.
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Il corno da caccia.
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La lettera cifrata.
La ribeca ed il suo relativo archetto.
Nel pannello di sinistra (I) i simboli di
alcune muse: la ribeca, antico strumento ad
arco, simbolo di Talìa (Commedia) ed il
corno da caccia, simbolo di Melpòmene
(Tragedia). Da un libro pende una lettera
cifrata, espediente usato dal Duca per
impartire ordini segreti.
La Giarrettiera con il motto
francese “Honi soit qui mal y
pense” (sia un infame chi ne
pensa male).
Nel pannello centrale (II) due simboli
cari al Duca: la Giarrettiera, ordine onorifico
conferito al Duca dal re d’Inghilterra, e lo
spazzolino, simbolo della pulizia intesa
anche come pulizia morale.
Nel pannello di destra (III) il tamburello
e l’arpa simboli della musa Erato (Poesia
lirica) e la chiave a T per accordare, simbolo
della Musica, che richiama un piccola croce
ansata. Nel libro aperto si leggeva fino ad
un secolo fa la canzone “O rosa bella”, tra le
preferite del Duca.
Lo spazzolino.
La chiave per accordare.
Il libro aperto sulla canzone “O rosa bella”.
L’arpa ed il tamburello.
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La Parete di fondo
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E’ la prima parete che compare affacciandosi nello Studiolo. Sviluppa lo spazio di due
pannelli raccordati da un semplice sedile unico privo di pilastri di sostegno. Negli schienali lo
spazzolino per strigliare ed il morso per dirigere il cavallo, allusione agli strumenti della
politica del principe che deve premiare gli obbedienti e bloccare i ribelli.
Il morso da cavallo.
Lo spazzolino.
IV
V
La Parete di fondo. Nei cerchi sono evidenziati
gli oggetti raffigurati in dettaglio nelle foto.
Il vaso ed il pugnale.
Nel pannello di sinistra (IV)
il compasso, la squadra con il
filo a piombo (simboli della
Geometria),
la
citerna
(simbolo di Tersìcore, musa
della Danza), la clessidra ed il
candelabro con la candela
spenta, riferimenti al tempo
che passa.
Nel pannello di destra (V) il
pugnale diretto verso il basso
(simbolo della Temperanza), il
vaso a due manici (simbolo
della Grammatica), il tamburo
(simbolo della guerra) e la
scatola di granuli (simbolo
dell’Aritmetica).
Il compasso, la citerna, la squadra con
filo a piombo e la clessidra.
La candela spenta.
Il tamburo di guerra.
La scatola dei granuli.
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La Parete della finestra
Su questa parete si apre la nicchia
della finestra posta tra due grandi
pannelli (VII e IX) ed uno più
piccolo, sotto il davanzale (VIII). Ai
lati della nicchia, sotto due piccole
aperture aeree, troviamo altri due
pannelli isolati (VI e X).
Nel pannello di sinistra (VI) della
parete, appoggiata sul sedile, la
spada del Duca, simbolo della
Giustizia. Sugli schienali le lingue
di fuoco ed il monogramma del
Duca FD. Nell’armadio l’armatura
del Duca con la mazza (simbolo
della Fortezza).
VI
VII
VIII
L’elmo del Duca.
IX
La mazza.
X
La spada.
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Lo strumento per tracciare la prospettiva.
La gru che regge nella
zampa una pietra.
Il pappagallo.
Il leggìo con l’Eneide aperta sulla
“Morte di Pallante”.
La sfera armillare.
Nel pannello sinistro della nicchia
(VII) sullo schienale è raffigurata
una gru (simbolo della vigilanza) e
nello stipo
una grande gabbia
ottagona
che
custodisce
un
pappagallo, simbolo della Retorica.
Da segnalare anche i dischi della
cornice che descrivono preziosi
giochi prospettici.
Il pannello del sottofinestra (VIII),
perso durante la spedizione a New
York, è frutto di una ricostruzione
basata su una vecchia foto in bianco
e nero. Sul sedile è appoggiato uno
strumento
per
tracciare
la
prospettiva (un listello unito ad un
filo che sospende un peso a forma
di farfalla).
Nello schienale
l’Ordine della Giarrettiera che
circonda un’aquila feltresca.
Nel pannello di destra della
nicchia (IX), sul sedile è appoggiato
il leggìo che reca l’Eneide aperta sul
brano della prematura morte in
battaglia
dell'eroe
Pallante,
allusione e alla gloriosa vita ed alla
morte del Duca, avvenuta prima del
completamento dello Studiolo. Dal
soffitto dello stipo superiore pende
lo specchio rotondo, simbolo della
Prudenza,
con
la
scritta
G.BALDO.DX (Guidoubaldo, il
nuovo Duca). Nella
scansia
inferiore il calamaio con lo stilo,
simboli della musa Calliope, la
Poesia epica.
Nel pannello di destra della
parete (X) sui sedili sono appoggiati
due fasci, simbolo di concordia.
Nello schienale sono raffigurate
delle aquile alternate a campi in
bande oblique. Nell’armadio si
trovano la grande sfera armillare ed
il quadrante, entrambi simboli
dell’Astronomia.
I dischi della cornice.
Lo specchio rotondo
di Guidoubaldo.
Il calamaio, lo stilo
ed il temperino.
I fasci.
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La Parete della porta
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Sulla parete si apre l’unica porta che immette nella stanza dello studiolo. Ai lati due stretti
pannelli, uniti tra di loro da un terzo che funge da architrave.
Lo stipo chiuso, la
granata esplodente
ed il libro.
XI
XII
XIII
La Parete della porta. Nei cerchi sono evidenziati gli oggetti
Il Collare dell’Ermellino.
Il doppio flauto di Euterpe.
Nel pannello di sinistra (XI),
appoggiato sopra un sedile,
un libro chiuso così come è
chiusa l’unica anta dello stipo,
allusione all'occulto sapere
ermetico, introdotto allora in
Italia. Nello schienale la
granata esplodente, l'arma più
moderna a disposizione del
Duca.
Dal pannello del sopraporta
(XII) fuoriescono il manico di
un liuto ed il Collare
dell’Ermellino.
Nel pannello di destra
(XIII), appoggiato sul sedile,
l’organo portatile, simbolo
della musa Polimnia (Musica
sacra). Nell’armadio un liuto,
il flauto doppio simbolo della
musa Euterpe (Musica) ed un
violino.
L’organo portatile ed il violino.
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L’Inscrizione
L’inscrizione
in
latino
è
giunta
incompleta ed è stata
ricostruita per mezzo di
trascrizioni eseguite nel
1500 (Codice Gabrielli) e
nel 1873, un anno prima
dello smontaggio, da
parte
dell’architetto
tedesco Laspeyres.
La frase allude ad
alunni
inginocchiati
davanti alla Veneranda
Madre e richiama le
Tavole
delle
Arti
Liberali soprastanti. La
Veneranda
Madre
potrebbe
essere
interpretata come la
sapienza, o meglio la
filosofia, la massima
espressione del pensiero
dell’uomo.
Ancora più oscura è
l’ultima
parte
dell’inscrizione
che
dovrebbe avere una
spiegazione nella tavola
dell’Orazione,
ma
ancora attende una
soluzione soddisfacente.
La versione adottata
nella
replica
dello
Studiolo
tiene
maggiormente
conto
della
trascrizione
eseguita da Laspeyres
nel 1873, sono presenti i
dittonghi Æ e la parola
IVSTITIAM (accusativo,
trad. la Pietas vince sulla
Giustizia), che a New
York è stata trascritta
come IVSTITIĀ secondo
il documento del Codice
Gabrielli (ablativo, trad.
la Pietas prevale con
l’aiuto della Giustizia).
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ASPICIS ÆTERNOS VENERANDÆ MATRIS ALVMNOS
Tu osservi gli inesauribili discepoli della Veneranda Madre
DOCTRINA EXCELSOS INGENIOQVE VIROS
uomini eccelsi per ingegno e cultura
VT NVDA CERVICE CADANT ANTE ORA PARENTIS
come si lascino cadere a capo nudo dinanzi alla genitrice.
SVPPLICITER FLEXO PROCVBVERE GENV
In atto di supplica si inginocchiarono.
IVSTITIAM PIETAS VINCIT REVERENDA NEC VLLVM
La Pietas degna di reverenza vince sulla Giustizia e nessuno
POENITET ALTRICI SVCCVBVISSE SVÆ
si pente di essersi prostrato a colei che lo nutre.
L’inscrizione è scritta in una forma metrica latina chiamata distico elegiaco con
un esametro ed un pentametro alternati. Questo ha permesso ad esperti di
enigmistica di completarne anche le parti andate perdute e non documentate
(ORA PARENTIS SVPPLIC), che erano quelle intorno alla finestra. Questa che
segue è la lettura metrica:
ÀSPĬCĬS| ÈTĒR|NÒS VĔNĔ|RÀNDĒ| MÀTRĬS Ă|LÙMNŎS║
DÒCTRĬNĂ |ÈXCĒL|SÒS║ ÌNGĔNĬ|ÒQUĔ VĬ|RÒS ║
ÙT NŪ|DÀ CĒR|VÌCĔ CĂD|ÀNT ĀNT(E) |ÒRĂ PĂ|RÈNTĪS║
SÙPPLĬCĬ|TÈR FLĒ|XÒ ║PRÒCŬBŬ|ÈRĔ GĔ|NÙ ║
ÌUSTĬTĬ|ÀM PĬĔ|TÀS VĪN|CÌT RĔVĔ|RÈNDĂ NĔC|ÙLLŪM║
PÈNĬTĔT |ÀLTRĪ|CÌ║ SÙCCŬ BŬ|ÌSSĔ SŬ|È║
La trascrizione dell’inscrizione nel codice
Gabrielli (Fondo Armanni, MS. I.C. 10,
fol.146v).
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Il Titolo ducale
Non è certo che nello Studiolo
avesse
posto
l'inscrizione
celebrativa del Titolo ducale, ma
questa possibilità è molto alta. Per
questo motivo l'inscrizione è stata
riprodotta nella replica.
La presenza del Titolo nello
Studiolo è documentata in uno
scritto del 1660 che descrive
questa inscrizione come situata in
un “camerino remoto” con soffitto
dorato del piano nobile del
palazzo. E' verosimile che questo
“camerino” possa trattarsi proprio
dello Studiolo poiché solo questa
stanza del piano nobile possiede
queste caratteristiche. Il Titolo
sarebbe poi stato asportato nel
1673 per facilitare lo smontaggio
delle Tavole delle Arti Liberali.
Alcuni studiosi negano la
presenza del Titolo perché tale
inscrizione sarebbe già presente
nelle sottostanti Tavole delle Arti
Liberali.
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FEDERICVS MONTEFELTRIVS
Federico da Montefeltro
EVGVBII ET DVX VRBINI MONTISFERETRI
di Gubbio e Duca di Urbino del Montefeltro
AC DVRANTIS COMES
e Conte di Castel Durante
SERENISSIMI REGIS SICILIÆ
del Serenissimo Re di Sicilia
CAPITANEVS GENERALIS
Capitano Generale
SANCTÆQVE ROMANÆ
e di Santa Romana
ECCLESIÆ CONFALONERIVS
Chiesa Confaloniere
Il Titolo è molto simile a quello
riportato nello Studiolo di Urbino
ed è stato collocato nella stessa
posizione: subito al di sotto del
soffitto. Da questo si differenzia
per la presenza della significativa
parola EVGVBII (di Gubbio).
Il Titolo definisce l’araldica, i
possessi politici e gli incarichi
militari del Duca. In esso si
evidenziano le alleanze da lui
stabilite. Quella con il re Ferrante
di Napoli, che gli ha conferito il
Collare dell’Ermellino, e quella
con il Papa Sisto IV che lo nomina
Duca, e che viene rafforzata con il
matrimonio di Giovanna, figlia
del Duca, con Giovanni della
Rovere, nipote del Papa.
La trascrizione del Titolo nel documento del 1660 (SASG Fondo
Comunale Riformanze, Reg:75, c.152v. Indice Rif III,c,196).
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Le Tavole delle Arti Liberali
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Le tavole dipinte da Giusto di Gand, un
pittore fiammingo della cerchia federiciana, che
decoravano la parte alta dello Studiolo, furono
smontate nel 1673. Non ci sono documenti di
come dovessero essere disposte (per le ipotesi
vedi la sezione dedicata). Le tavole
rappresentano una figura maschile che si
inginocchia al cospetto della personificazione di
un’arte liberale assisa in trono e dalla quale
riceve un dono. Oggi sono presenti solo quattro
delle sette tavole di cui questo ciclo si
componeva in origine.
La Retorica (replica).
La Retorica, che la tradizione identifica con
Costanza Montefeltro, quarta figlia del Duca,
nell’atto di indicare la pagina di un libro aperto
ad un giovane, forse il fratellastro Antonio.
L’Astronomia, che porge una sfera armillare
al Re Tolomeo con le sembianze di Ferrante, Re
di Napoli che ha insignito Federico del Collare
dell’Ermellino.
L’Astronomia (replica).
La Grammatica, impersonata da Agnesina la
terza figlia, che consegna un libro chiuso al
Duca stesso.
La Musica (replica).
La Musica, incarnata da Giovanna la seconda
figlia del Duca, che indica un organo portatile
ad un giovane che potrebbe essere suo marito
Giovanni Della Rovere o suo zio Costanzo
Sforza. Un particolare interessante è costituito
dal motivo ornamentale dell'arco del trono. Esso
è in realtà una scritta in arabo con l'antico
alfabeto cufico, che va letta da destra verso
sinistra: non avrai altro Dio all’infuori di Allah, e
Maometto è profeta di Allah.
La Grammatica (replica).
Le due tavole a destra (Astronomia e Grammatica) furono acquistate nel 1821 da un mercante
prussiano e finirono al Kaiser Friedrich (oggi Bode) Museum di Berlino fino al 1945, quando
andarono bruciate durante la battaglia per la conquista della città. Le repliche realizzate per il nuovo
Studiolo di Gubbio e qui raffigurate sono state ricreate a partire da fotografie in bianco e nero.
Le due tavole a sinistra (Retorica e Musica) furono acquistate nel 1866 dalla National Gallery di
Londra, dove ancora oggi sono esposte.
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La Tavola dell’Orazione
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La presenza di questa tavola nello Studiolo è negata da molti studiosi, perché non omogenea, sia per
altezza (molto inferiore per coprire lo spazio a disposizione) che per soggetto, rispetto alle tavole delle
Arti Liberali. Inoltre sia il testo dell’inscrizione del Titolo che la presenza del Duca, costituirebbero
due elementi già raffigurati nelle suddette tavole, e dunque mal conciliabili con queste.
Elementi che invece depongono per la presenza di questa tavola nello Studiolo, a parte il soggetto
feltresco e la simile mano del pittore, sono la perfetta corrispondenza tra le colonne e le paraste
sottostanti nella parete della porta, la larghezza giusta per lo spazio disponibile, e la prospettiva della
scena vista dal basso che si adatta bene a quella del punto di vista dell’osservatore nello Studiolo.
La
tavola
venne smontata
nel 1673 e come
le altre tavole
trasferita
a
Firenze.
Fu
poi
acquistata dalla
Regina Vittoria
nel 1853 e da
allora si trova
nel Palazzo di
Hampton Court
a Londra.
La tavola dell’Orazione (replica).
L’evento rappresentato non è stato identificato. Queste le ipotesi formulate:
1) una seduta dell’Accademia degli Assorditi di Urbino;
2) una lettura di Lodovico Odasio o di Paul di Middelburg o di un altro umanista invitato a corte;
3) la cerimonia d’investitura (1474) con l’Ordine della Giarrettiera, che il Duca mostra sul petto;
4) un’orazione pronunciata da Antonio Bonfini (1477 o 1478) in difesa di Leonardo Angelo, a cui
era stato espropriato il feudo di Controguerra nel Regno di Napoli ed a cui farebbe riferimento
l’inciso dell’inscrizione IUSTITIAM PIETAS VINCIT.
La tavola si compone di tre settori divisi da due colonne in primo piano, possibile riferimento a
Boaz e Jakim, le due colonne del tempio di Gerusalemme, potente elemento della filosofia
ermetica.
Nel settore a sinistra compare l’oratore in toga su un pulpito con un leggìo ed un libro.
Al centro Federico seduto in trono con la coccarda dell’Ordine della Giarrettiera sul petto ed un
libro in mano. Nella tavola originale i lineamenti del Duca erano molto ritoccati e lo rendevano
irriconoscibile: nella replica abbiamo preferito dare un immagine più somigliante del Duca. Alla
sua destra, in piedi, il figlio Guidoubaldo, erede al Ducato. Dalla cupola ottagona del soffitto
filtra una luce, allegoria della rivelazione divina (la vita contemplativa dei neoplatonici), che
investe i due protagonisti permettendone il passaggio ad un altro livello di conoscenza.
Nel settore a destra sono raffigurati tre personaggi della corte ducale seduti sui loro scranni.
Quello centrale è probabilmente Ottaviano degli Ubaldini, grande amico e collaboratore del Duca
Federico, nonché reggente del giovane Guidoubaldo, dopo la morte del padre.
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La Sistemazione delle Tavole dipinte
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Non ci sono documenti di come dovesse essere la sistemazione delle tavole dipinte al di sopra
dei pannelli intarsiati. Nessuna sistemazione tentata è risultata pienamente soddisfacente.
Esistono dei principi generali che da più di sessanta anni hanno guidato le varie ipotesi:
1) La corrispondenza spaziale tra tavole e pannelli: le tavole devono essere inserite nello spazio
individuato dalla continuazione delle paraste intarsiate;
2) La corretta sequenza testuale del Titolo ducale inscritto a segmenti nella parte superiore delle
tavole e dunque con la Musica o ultima o penultima;
3) La corrispondenza prospettica tra le tavole (orientate alcune da destra, altre dal centro ed altre
da sinistra) e la disposizione di queste nella parete;
4) La divisione classica delle Arti Liberali in trivio (dialettica, retorica e grammatica) e quadrivio
(aritmetica, geometria, astronomia e musica);
5) La corrispondenza semantica tra tavola e pannello sottostante. Questo punto è sicuramente
quello meno vincolante, dal momento che i pannelli sono difficilmente monotematici.
DAVIS 1945
Pro. La soluzione più logica per la
parete lunga.
Contro. Astronomia singola e con
prospettiva sinistra messa come
centrale su una parete a due posti.
Geometria ed Aritmetica su parete
tripartita. Sequenza del Titolo
insoddisfacente. Necessità di chiudere
a metà la finestra.
Davies M. Early Netherlandish School. National Gallery
Catalogues. London 1945.
CLOUGH 1986
Pro. Introduzione dell’Orazione
perfetta per la parete della porta.
Contro. Astronomia singola su una
parete a due posti. Necessità di
chiudere le due finestrelle e a metà la
finestra. Posizione prospettica non
adatta alla Musica.
CHELES 1986
Pro. Sequenza del Titolo corretta.
Contro. Soluzione prospettica poco
probabile con due laterali sul fondo e
due centrali sulle finestrelle, che
debbono essere così necessariamente
chiuse.
Cheles L. The Studiolo of Urbino: An
Investigation, Wiesbaden 1986, pp. 31-33.
Iconographical
FABIANSKI 1990
Pro. Ottima soluzione per posizione
prospettica e sequenza del Titolo.
Contro. Necessità di chiudere le due
finestrelle e a metà la finestra.
Necessità di una Geometria molto
diversa dalle altre, larga il doppio e
con un elemento divisorio centrale che
continua la parasta.
Clough CH. Lo Studiolo di Gubbio. In: Federico di
Montefeltro. Lo Stato, le Arti, la Cultura (Atti del convegno di
Urbino-Gubbio 1982) Cerboni Baiardi G, Chittolini G, Floriani
P (eds). Roma 1986; Vol.II, pp. 287-300.
Fabiański M. Federigo da Montefeltro's "Studiolo" in Gubbio
reconsidered. Its decoration and its iconographic program: an
interpretation. Artibus et Historiae, Vol. XI, No. 21 (1990), pp.
199-214.
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CLOUGH 1995
Pro. Ottima soluzione per la parete
corta con due tavole strette.
Contro. Posizione improbabile della
Musica per motivi prospettici.
Clough CH. Art as power in the decoration of the study of an
italian Renaissace Prince: the case of Federico da Montefeltro.
Artibus et Historiae, Vol. XVI, No.31 (1995), pp. 19-50.
RAGGIO 1996
Pro. Divisione in trivio-quadrivio, con
due centrali sul fondo e due laterali
sopra la porta lasciando intatte tutte le
finestre.
Contro. Posizione improbabile per la
sequenza del Titolo. Parete della porta
con solo due tavole anziché tripartita.
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Raggio O. The Liberal Arts Studiolo from the Ducal Palace at
Gubbio. The Metropolitan Museum of Art Bulletin, Vol.LIII,
No.4 (1996), pp. 5-35.
RAGGIO 1999
Pro. Buona soluzione per la parete di fondo e per la sequenza del
Titolo. Divisione in trivio e quadrivio lasciando intatte tutte le
finestre.
Contro. Improbabile soluzione della parete sopra la porta con due
tavole di cui una con prospettiva centrale ed una laterale, che
occupano uno spazio decisamente inferiore a quello disponibile.
LA SOLUZIONE ADOTTATA 2009
Raggio O. The problem of the Liberal Arts. In: Gubbio Studiolo and
its Conservation. Federico da Montefeltro’s Palace at Gubbio and its
Studiolo. The Metropolitan Museum of Art, New York 1999, Vol.I,
pp. 157-167.
Come abbiamo visto dall’analisi di tutte le ipotesi
finora proposte, la soluzione ideale non esiste, a meno
che non si trovino documenti chiave o, meglio ancora,
le Tavole mancanti. Come appare evidente nella
soluzione proposta non è stata adottata in maniera
totale nessuna delle precedenti ipotesi.
Nella soluzione adottata sono state rispettate tutte le
tre aperture (due secondarie laterali e superiori ed una
principale centrale) sulla parete della finestra. Anche se
è molto probabile che queste non abbiano
rappresentato un vincolo per la disposizione delle
Tavole, perché aperte successivamente o comunque
copribili con i dipinti, si è tuttavia preferito non
alterare la fisionomia architettonica della parete.
Sulla parete della porta la Tavola dell’Orazione è
stata preferita a Musica ed Astronomia (ipotesi Raggio
1999), perché più adatta alla tripartizione delle paraste.
In base a questi presupposti l’unico spazio per
Astronomia e Musica diventato la parete di fondo,
soluzione non congruente con la sequenza del titolo e
con le dimensioni ristrette dello spazio a disposizione.
Tuttavia in questo modo non rimangono più
antiestetici spazi vuoti nella stanza, se non quello per la
prima tavola (la Dialettica).
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Il Soffitto
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Il soffitto dello Studiolo si compone di tre settori differenti: il soffitto maggiore, il soffitto del
vano finestra, ed il soffitto del vano porta.
Il soffitto maggiore
Copre tutta la stanza ed ha pertanto un
forma trapezoidale. E’ sostenuto da un
cornicione che reca un fregio di palme e
pennacchi dorati su campo azzurro. Esso si
compone di 7 fasce di lacunari ottagoni al
centro dei quali campeggiano in campo
azzurro dei fiori dorati in rilievo. Gli
ottagoni sono separati da lacunari a losanga
con boccioli dorati in campo azzurro, e da
rettangoli verdi intarsiati che simulano del
finto marmo.
Il soffitto maggiore (replica).
Visione dal basso dello Studiolo. I cerchi
evidenziano la posizione dei tre soffitti.
Il soffitto minore o del vano finestra
Di forma pressoché rettangolare copre il
vano della finestra. E’ circondato da una
cornice con grottesche urbinati dorate su
campo azzurro e riprende lo stesso motivo
del soffitto maggiore, con un totale di 6
lacunari ottagonali.
Il soffitto minore (replica).
Il soffitto del vano porta
Copre il vano della porta nello spessore
del muro maestro e contrariamente ai
precedenti è realizzato come una singola
tarsia. Raffigura lo stemma dei Montefeltro
con il monogramma FE DVX.
Il soffitto del vano porta (replica).

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