A proposito di “Folk Medley”

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A proposito di “Folk Medley”
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A proposito di “Folk Medley”
Il termine “medley” può significare sia “una serie di canzoni suonate una dopo l'altra senza interruzioni”,
sia “un insieme di cose relazionate ma differenti, presentate come una sola cosa”.
Folk Medley si basa su quattro songs di culture e di epoche diverse, collegate fra loro in modo da
formare un unità:
1) Scarborough Fair (è un notissima ballata inglese di origine medioevale)
2) Quand vous voudrez faire une amie (il testo di questa canzone è di Clément Marot, poeta francese
vissuto nella prima metà del ‘500, ma la musica risale probabilmente al secolo precedente)
3) Raziella (famosa canzone napoletana, di autori ignoti)
4) Pust' gitara zvutshit (canzone russa di origine gitana)
La prima canzone è stata sviluppata soprattutto dal punto di vista armonico, la seconda da quello
contrappuntistico, la terza ha sollecitato un’elaborazione più estesa e radicale, mentre per la quarta si può
parlare di “arrangiamento” nel senso più tradizionale del termine, sia pure con alcune “licenze”.
Dal punto di vista poetico, le canzoni possono essere collegate fra loro fino a creare un vero e proprio
percorso.
La prima canzone, nata in epoca medioevale, tratta di un amore idealizzato (anche se qui i termini sono
provocatoriamente rovesciati: non è la donna ad essere idealizzata bensì l’uomo). Essa viene bruscamente
interrotta dal secondo brano, che esprime un pensiero opposto.
Qui siamo già in epoca rinascimentale e il poeta dà consigli molto pratici su come scegliere la donna da
sposare (o anche semplicemente un’amante) assicurando felicità a chi seguirà i suoi consigli. Dice come
deve essere il suo carattere, cosa deve saper fare, che età deve avere… arriva persino a stabilire quale debba
essere il colore dei suoi capelli. Altro che “amore idealizzato”!
Nel terzo brano non sappiamo se il “protagonista” sia caduto vittima di un amore idealizzato o abbia
seguito i “saggi” consigli del poeta. Sappiamo solo che il suo grande amore è stato tradito. L’atmosfera di
questa personale elaborazione non è però quella del pianto, della rabbia o della vendetta, bensì quella della
“pietrificazione”, il sentimento che si impossessa di chi ha già sofferto tutto e non ha più lacrime da versare.
Nella quarta canzone viene suggerita una via d’uscita a questa situazione: trovare l’oblio attraverso
l’alcool. La filosofia “edonista” qui promulgata denota una totale disillusione.
Si potrebbe affermare, dunque, che il percorso poetico del brano parta dall’amore idealizzato e si
concluda con quel “nyet lyubvi” (“non c’è amore”) dell’ultimo verso della canzone russa.
1) Scarborough Fair
Questa prima elaborazione impiega la “tecnica scalare” (per lo studio della quale si rimanda ai testi che ne
trattano in modo particolareggiato), qui applicata per la prima volta in presenza di una melodia preesistente
Ecco l’analisi di un frammento da questo brano, alla luce di tale tecnica:
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Nel seguente prospetto, vengono invece messe a confronto le tre armonizzazioni (completamente
differenti fra loro) della melodia popolare presenti nel brano:
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Mostro ora, sempre a titolo esemplificativo, come è nata la prima idea esposta dall’arpa nell’introduzione:
A
1
2
3
4
5
6
7
B
C
D
2) Quand vous voudrez faire une amie
Nelle volute melodiche affidate ai penetranti timbri dell’ottavino e del clarinetto piccolo il tema
popolare viene smembrato nelle sue costituenti, le quali sono liberamente contrappuntate fra loro in un
tripudio di procedimenti imitativi. A partire dalla batt. 157 anche l’arpa partecipa all’elaborazione e si creano
canoni a quattro parti:
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La metrica già irregolare della canzone originale è ulteriormente elaborata, anche qui secondo un
percorso che ricerca la massima varietà:
Prima strofa:
Seconda strofa:
5
3) Raziella
Dall’aggregato armonico dell’introduzione dell’arpa…
…si ricava una scala che parte dalla nota re:
Osservando la melodia originale di Raziella…
…colpisce l’enfasi posta sul mib (2° grado abbassato della scala minore).
Aggiungendo il mib alla scala di cui sopra si ottiene la scala su cui si fonda l’intera elaborazione (come si
può notare, questa scala risulta ambigua dal punto di vista “tonale”, ambiguità che sarà sfruttata nello
svolgimento dell’elaborazione).
Svolgendo la melodia napoletana su questa scala, essa risulta lievemente modificata:
Non tutta la melodia originaria è affidata alla voce, bensì solo la prima parte di essa, consistente nelle
battute citate sopra. La seconda parte viene elaborata nelle frasi affidate al flauto in sol e al clarinetto basso.
Anzitutto essa viene divisa in otto frammenti:
(dall’elaborazione saranno poi esclusi i frammenti G e H, in quanto praticamente uguali alla seconda metà
della melodia affidata alla voce)
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Si decide poi che il clarinetto basso utilizzi la scala di cui sopra trasportata mezzo tono sopra:
… e che il flauto in sol la utilizzi un semitono sotto:
A questo punto si possono costruire i primi sei frammenti (derivati dai precedenti) affidati al clarinetto
basso:
Questi frammenti saranno usati in 4 forme:
1)
2)
3)
4)
Linea melodica originale – Ritmo originale (o/o) – Clar.basso
Linea melodica retrogradata – Ritmo originale (r/o) – Clar. basso
Linea melodica inversa – Ritmo retrogradato (i/r) – Fl. in sol
Linea melodica inversa e retrogradata – Ritmo retrogradato (ir/r) – Fl. in sol
Nella pagina seguente, sono esposte le forme 2, 3 e 4 di questi frammenti.
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Lo schema secondo il quale essi sono presentati nel corso della composizione è il seguente:
VOCE
STROFA 1
A (i/r)
FLAUTO IN SOL
CLAR. BASSO
A (o/o)
B (o/o)
C (o/o)
VOCE
FLAUTO IN SOL
D (o/o)
F (o/o)
STROFA 2
B (i/r)
CLAR. BASSO
C (i/r)
A (r/o)
D (i/r)
B (r/o)
E (i/r)
C (r/o)
VOCE
F (i/r)
D (r/o)
E (r/o)
STROFA 3
FLAUTO IN SOL
CLAR. BASSO
E (o/o)
A (ir/r)
B (ir/r)
C (ir/r)
D (ir/r)
E (ir/r)
F (ir/r)
F (r/o)
4) Pust’ gitara zvutshit
Come è già stato detto, questa elaborazione è più simile a un “arrangiamento” nel senso comune del
termine. Particolare curioso è la ricomparsa, nelle frasi di raccordo fra le strofe della canzone, di motivi ed
elementi ascoltati nelle tre songs precedenti:
1
2
9
3
4
5
6
Mario Totaro © Copyright 2009