Imitazione e originalità T4

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Imitazione e originalità T4
ANGELO POLIZIANO
T4
Imitazione e originalità
La lettera (in latino) è indirizzata da Poliziano a Paolo Cortese, che gli aveva mandato una raccolta di sue epistole.
Angelo Poliziano al suo Paolo Cortese.
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Ti rimando le lettere che con tanta cura hai raccolto1, nella cui lettura, te lo dirò schiettamente, mi
vergogno di avere speso tanto male il mio tempo. Tranne pochissime, non sono affatto degne di essere né lette né raccolte da un uomo colto. Non sto a dirti quelle che approvo e quelle che condanno. Non
voglio che dipenda da me che qualcuno abbia ad approvarle o a condannarle. Tuttavia c’è una cosa, a
proposito dello stile, in cui io dissento da te. A quel che mi sembra, tu non approvi se non chi riproduca Cicerone2. A me sembra più rispettabile l’aspetto del toro o del leone che non quello della scimmia,
anche se la scimmia rassomiglia di più all’uomo3. Come ha detto Seneca4, non sono simili tra loro quelli che si crede siano stati i massimi esponenti dell’eloquenza. Quintiliano5 deride coloro che credevano di essere i fratelli germani di Cicerone per il fatto che finivano i loro periodi con le sue stesse parole. Orazio6 condanna coloro che sono imitatori e nient’altro che imitatori. Quelli che compongono solamente imitando mi sembrano simili ai pappagalli7 che dicono cose che non intendono. Quanti scrivono
in tal modo mancano di forza e di vita; mancano di energia, di affetto, di indole; sono sdraiati, dormono, russano. Non dicono niente di vero, niente di solito, niente di efficace. Tu non ti esprimi come Cicerone, dice qualcuno. Ebbene? Io non sono Cicerone; io esprimo me stesso.
Vi sono poi certuni, caro Paolo, che vanno mendicando lo stile a pezzi, come il pane, e vivono alla
giornata. Se non hanno innanzi un libro da cui rubacchiare, non sanno mettere assieme tre parole; ed
anche quelle le contaminano con nessi rozzi e con vergognosa barbarie. La loro espressione è sempre
tremante, vacillante, debole, mal curata, mal connessa; costoro io non posso soffrire; eppure hanno la
sfacciataggine di giudicare dei dotti, di coloro il cui stile è quasi fecondato da una nascosta cultura, da
un leggere continuo, da un lunghissimo studio8. Ma voglio ritornare a te, caro Paolo, che amo profondamente, a cui debbo molto, a cui attribuisco un grande ingegno: io vorrei che tu non ti lasciassi avvincere da codesta superstizione che ti impedisce di compiacerti di qualcosa che sia completamente tuo,
che non ti permette di staccare mai gli occhi da Cicerone. Quando invece Cicerone ed altri buoni autori avrai letto abbondantemente, ed a lungo, e li avrai studiati, imparati, digeriti; quando avrai empito
il tuo petto con la cognizione di molte cose, e ti deciderai finalmente a comporre qualcosa di tuo, vorrei
che tu procedessi con le tue stesse forze, vorrei che tu fossi una buona volta te stesso, vorrei che tu abbandonassi codesta troppo ansiosa preoccupazione di riprodurre esclusivamente Cicerone, vorrei che
tu rischiassi mettendo in giuoco tutte le tue capacità. Coloro i quali stanno attoniti a contemplare solo
codesti vostri ridicoli modelli non riescono mai, credimi, a renderli, e in qualche modo vengono spengendo l’impeto del loro ingegno e mettono ostacoli davanti a chi corre, e, per usare l’espressione plau-
1. raccolto: si allude alla raccolta di lettere
che Cortese aveva inviato a Poliziano.
2. tu non approvi ... Cicerone: Cortese
è assertore di un’accurata e fedele imitazione
dello stile di Cicerone, il massimo oratore latino, vissuto nell’età di Cesare (106-43 a.C.),
autore di opere retoriche, filosofiche, politiche
e di un ricco epistolario.
3. A me sembra ... uomo: il toro e il leone,
diversi dall’uomo, hanno una loro precisa individualità, che non ha la scimmia, imitatrice
degli atteggiamenti esteriori dell’uomo.
4. Seneca: nato nel 4 a.C. e morto nel 65
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d.C., precettore di Nerone, costretto dall’imperatore a darsi la morte, rappresentante dello stoicismo romano; autore di trattati filosofici e di tragedie. Il suo stile, franto e spezzettato, si contrappone a quello regolare di
Cicerone.
5. Quintiliano: (35 circa - 95 circa d.C.)
grande retore, autore delle Institutiones, il più
completo trattato di retorica dell’antichità. Segue i modelli oratori tradizionali di Catone e
Cicerone; polemizza con il “modernismo” di
Seneca.
6. Orazio: (65-8 a.C.), poeta satirico e lirico,
scrisse l’Ars poetica, in cui afferma che l’arte
non può consistere nell’imitazione e nell’esercizio, ma deve accompagnarsi all’ispirazione e alla genialità.
7. mi sembrano ... pappagalli: come sopra, qui Poliziano ricorre al paragone con un
animale che imita l’uomo per criticare la pura
e semplice imitazione di un modello.
8. nascosta ... studio: Poliziano allude al
serio impegno dell’autore che ha formato il
proprio stile personale sullo studio sistematico dei classici.
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Baldi, Giusso, Razetti, Zaccaria
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tina9, quasi remore. Come non può correre velocemente chi si preoccupa solo di porre il suo piede sulle
orme altrui, così non potrà mai scrivere bene chi non ha il coraggio di uscire dalla via segnata10. E ricordati infine che solo un ingegno infelice imita sempre, senza trarre mai nulla da sé. Addio.
Trad. it. di E. Garin, in Prosatori latini del Quattrocento, cit.
9. espressione plautina: formula ripetutamente presente nelle commedie di Plauto
(259-184 a.C.), grande commediografo lati-
Angelo Poliziano • T4
no. Non si allude ad un’espressione particolare, si fa riferimento genericamente a numerosi modi di dire che sono presenti in Plauto.
10. orme ... via segnata: si allude ad un
percorso obbligato, non libero.
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