Osservatorio italiano sulla prevenzione

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Osservatorio italiano sulla prevenzione
osservatorio prevenzione
Domenico Lagravinese*
e
Francesco Calamo Specchia**
Osservatorio italiano sulla prevenzione
(oip). Conferme sperimentali e
prospettive di stabilizzazione
1. Caratteristiche e obiettivi dell’Oip
L’iniziativa dell’Osservatorio Italiano sulla Prevenzione
(Oip), lanciata nel 2010 dalla Fondazione Smith Kline
(Fsk) e dalla Società Italiana di Igiene (Siti), è un’esperienza di costruzione – ampiamente partecipata da parte
degli operatori dei Dipartimenti di prevenzione – di strumenti di valutazione qualitativa e di rilevazione quantitativa di tutte le attività di prevenzione svolte nel Servizio
sanitario nazionale, da sottoporre poi alla compilazione
degli stessi operatori.
Obiettivo strategico dell’Oip è contribuire con le sue
indagini a realizzare un confronto tra le diverse esperienze e i diversi «mondi» della prevenzione italiana, ponendosi come possibile localizzazione comune e sintesi
per le diverse esperienze geografiche e per le differenti appartenenze professionali.
La definizione di «che cosa è» e di «che cosa fa» il
Dipartimento (oltre che di «che cosa sarebbe auspicabile
che fosse e che facesse»), ottenuta analizzando le risposte fornite dagli operatori delle diverse regioni italiane,
può portare in tal modo un contributo al disegno di una
ipotesi di Dipartimento forte e condivisa, e che in maniera
forte e condivisa possa poi essere proposta ai referenti
istituzionali e politici del Ssn.
Ma per un impegno così «alto», politico ed articolato,
allora, non si tratta tanto o solo di attivare un benchmar* Coordinatore del Collegio degli operatori di sanità pubblica (Siti),
direttore del Dipartimento di prevenzione e del Servizio di igiene e sanità pubblica della Asl di Bari.
* * Professore associato di Igiene, Università Cattolica del Sacro Cuore, Roma.
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king di modello aziendalistico; non si tratta cioè tanto o
solo di pesare e comparare rigidamente quantità, quanto
soprattutto di interrogarsi reciprocamente sulla qualità; riaffermando così operativamente, peraltro, anche la convinzione che la salute-qualità non si possa rappresentare
in maniera soddisfacente con dati sulla sola quantità-servizio.
Per tali fini e in tale ottica è stata disegnata dunque
un’iniziativa che sembra presentare alcuni caratteri di originalità; i principali dei quali possono essere schematicamente individuati come segue.
1. Partecipazione degli operatori alla costruzione degli
strumenti di rilevazione.
Il questionario di valutazione e le griglie di rilevazione
utilizzati per l’indagine dell’Oip sono stati messi a punto
nel 2010 in tre incontri di macroarea regionale tenutisi a
Bologna, Roma e Bari, cui hanno partecipato oltre 100
operatori dei Dipartimenti di prevenzione di tutta Italia
[Lagravinese e Calamo Specchia 2010a].
Le domande inserite nel questionario di valutazione, e
gli aspetti sui quali le griglie di rilevazione si propongono
di raccogliere elementi conoscitivi, derivano quindi tutti
dalle sollecitazioni e dalle segnalazioni di tali operatori.
2. Costante «manutenzione» partecipata degli strumenti
di rilevazione.
Il questionario e le griglie usciti dagli incontri del
2010 sono stati successivamente validati nel 2011 in una
prima tornata di rilevazioni, che ha riguardato 23 Dipartimenti di prevenzione (circa il 15% del totale nazionale)
distribuiti in 12 Regioni [Lagravinese e Calamo Specchia
2011].
In tale tornata sono stati raccolti, oltre ai risultati
delle rilevazioni, anche i pareri e i suggerimenti sugli strumenti di rilevazione provenienti dagli operatori che erano
stati sollecitati a considerare questionario e griglie ancora
«elastici», e dunque passibili di miglioramento e modifica,
e ad inserire formalmente i loro eventuali suggerimenti
nello spazio del questionario appositamente dedicato ai
commenti liberi.
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Tali suggerimenti e segnalazioni hanno condotto a migliorare questionario e griglie per la tornata di rilevazioni
del 2012 (come rappresentato in dettaglio più avanti, vedi
§ 2.2); così come i suggerimenti raccolti nella tornata di
rilevazioni di quest’anno contribuiranno a modificare questionario e griglie del 2013, e a renderli massimamente
idonei ad essere utilizzati in forma stabile nel momento
di una auspicabile applicazione formalizzata dell’Oip su
tutto il territorio nazionale, terminata la presente fase di
avvio e sperimentazione.
3. Stimolo al confronto e all’integrazione tra gli operatori.
L’approccio «partecipato» dell’Oip sottolinea fortemente l’opportunità che le risposte fornite a questionario
e griglie dai Colleghi dei Dipartimenti siano unitarie e
prodotte collegialmente, ossia che rappresentino il frutto
di un percorso di interlocuzione e confronto più ampio
possibile tra tutte le diverse professionalità e le diverse
funzioni presenti nei Dipartimenti (sul modello di una
«consensus conference» diffusa); naturalmente nella misura più ampia compatibile con gli oggettivi vincoli organizzativi delle diverse realtà locali.
E in realtà ciò è già avvenuto nelle rilevazioni sperimentali del 2011 e del 2012, durante le quali le questioni
poste dall’Oip hanno diffusamente costituito il centro di
iniziative comunque collettive – anche se ovviamente più
o meno partecipate nelle diverse situazioni locali – attraverso le quali gli operatori dipartimentali, variamente interrelandosi, hanno compiuto (spesso per la prima volta)
dei veri e propri check comuni delle loro attività.
4. Stimolo alla soggettività autovalutativa degli operatori.
Anche in virtù del suo approccio integrato ed unitario, l’Oip potrebbe costituire una importante opportunità
per costruire una voce politicamente rilevante di tutti gli
operatori italiani della prevenzione, nessuno escluso.
Mentre altre iniziative di rilevazione in ambito di prevenzione (ad es. Passi, Okkio, ecc.) indagano la soggettività dei cittadini e degli utenti, l’Oip tende infatti a far
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emergere – sia nel questionario a ciò specificamente dedicato, ma sia anche nelle griglie, pur dedicate prevalentemente a rilevazioni più oggettive – la soggettività degli
operatori dei Dipartimenti di prevenzione, finora meno
esplorata, i loro orientamenti e le loro esperienze, le loro
sensazioni e le loro aspettative; e a stimolare dunque la
loro capacità professionale di valutazione, autovalutazione
e riprogettazione delle proprie attività, del proprio contesto di lavoro, ecc.
5. Ampio spazio per le rilevazioni qualitative.
Le rilevazioni promosse dall’Oip non si riferiscono
tanto o solo a elementi epidemiologici «quantitativi»,
quali ad esempio i dati oggettivi di servizio (peraltro
anch’essi presenti nelle griglie di rilevazione), ma puntano
anche ampiamente la loro indagine su aspetti fortemente
qualitativi, come ad esempio tutte le valutazioni richieste sia nel questionario (dalla qualità delle relazioni istituzionali del Dipartimento a quella della comunicazione
esterna e interna, dalla accettabilità sociale degli interventi
di prevenzione alla equità sociale che essi riescono a promuovere, ecc.), sia nella griglia di analisi della legislazione
regionale, ecc.
6. Rilevazioni quantitative originali.
Gli elementi epidemiologici «quantitativi» desumibili
da dati oggettivi di servizio, che come detto sono presenti anch’essi nelle rilevazioni Oip, si riferiscono peraltro
nella loro grande maggioranza – per evitare duplicazioni
o ripetizioni di altre esperienze di rilevazione passate o
in corso – ad aspetti di solito meno indagati in maniera
organica: dalle attività di epidemiologia della Asl a tutte
le attività preventive svolte nel territorio, dal turnover dirigenziale di Asl e Dipartimento alle dotazioni di risorse
strumentali di quest’ultimo, ecc.
7. Analisi riferita a tutto il territorio.
L’indagine promossa dall’Oip è mirata sulla prevenzione tutta, e non solo sulle strette pertinenze operative
del Dipartimento, perché è ben evidente come gli interventi di prevenzione non si risolvano tutti all’interno del
Dipartimento.
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Conseguentemente, l’Oip appunta la sua attenzione
sia sul contesto regionale (legislazione per la prevenzione,
ecc.) che di Asl (flussi informativi, attività di epidemiologia, ecc.); e le sue rilevazioni riguardano le attività preventive svolte nei diversi territori, anche al di là delle strette
pertinenze dei Dipartimenti.
In tal senso, l’Oip stimola gli operatori dipartimentali impegnati nelle rilevazioni a non accontentarsi di uno
sguardo autoreferenziale sulla propria organizzazione, ma
piuttosto a sviluppare una contezza completa su tutto ciò
che accade con valenze preventive non solo nella Asl, ma
anche nel territorio in senso lato (ad es. evoluzione produttiva e legislativa, politica e istituzionale, antropologica
e sociale, ecc.); costituendo così in qualche modo per essi
una occasione di incarnare la propria funzione di referenza culturale – quando non anche direttamente professionale – della prevenzione.
8. Monitoraggio di tutte le attività preventive.
L’Oip si propone di rilevare non solo le attività di prevenzione principali e più consuete (come ad esempio alcune vaccinazioni, o alcuni screening, ecc.), e perciò stesso
più conosciute e più monitorate. Esso si propone viceversa
di rilevare tutte le attività di prevenzione, di qualsiasi segno e natura, messe in opera nel territorio della Asl dal
Dipartimento o da qualsivoglia altro referente istituzionale,
sanitario o extrasanitario, pubblico e/o privato.
Le rilevazioni hanno condotto in tal modo alla segnalazione fin dal 2011 da parte dei Dipartimenti partecipanti di oltre 500 diverse attività preventive, e di circa
1.200 quest’anno.
9. Monitoraggio del contesto in cui tali attività si svolgono.
Tali attività vengono nelle rilevazioni dell’Oip peraltro non solo «contate», ma anche seguite lungo tutto il
loro iter: dalle conoscenze epidemiologiche su cui esse si
basano (registri, studi ad hoc, flussi informativi, ecc.), alle
condizioni legislative e organizzative che ne rendono possibile l’attuazione, alle modalità della loro valutazione (di
risultato, di salute, di gradimento).
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Per far ciò la griglia di rilevazione è articolata in cinque ambiti principali, ognuno indagato da una griglia dedicata:
a) analisi della legislazione regionale per la prevenzione.
b) Analisi delle attività di epidemiologia della Asl.
c) Analisi dei flussi informativi istituzionali della Asl.
d) Descrizione dell’assetto organizzativo e analisi delle
risorse dei Dipartimenti di prevenzione.
e) Analisi delle attività preventive della Asl nei differenti settori di intervento.
2. Le rilevazioni del 2012
Dopo la messa a punto teorica del 2010 e le prime
rilevazioni del 2011, l’obiettivo operativo principale del
lavoro condotto quest’anno dall’Oip è stato il completamento della sua fase sperimentale giungendo a ottenere
risultati da almeno un Dipartimento per Regione, al fine
di avvicinarsi sempre più ad una piena rappresentatività
statistica e «politica» del mondo (o dei mondi) della prevenzione italiana; e di preparare così una propria auspicabile generalizzazione e stabilizzazione, proponendosi ai
decisori istituzionali come strumento – certo ancora modulabile e perfettibile – ma già con un suo radicamento e
una sua affidabilità.
2.1. I Dipartimenti partecipanti
I Dipartimenti di prevenzione censiti dal Ministero
della Salute in riferimento alle più aggiornate leggi regionali di organizzazione sanitaria territoriale sono 146. Peraltro, al 31 dicembre 2011 in alcune regioni persistevano
di fatto modelli organizzativi precedenti, che portavano i
Dipartimenti operanti in sostanziale autonomia al numero
di 161; e relativamente a questo numero sono state compiute le indagini dell’Oip.
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I Dipartimenti che hanno partecipato quest’anno alle
rilevazioni dell’Oip sono 60, (ossia il 37% dei 161 Dipartimenti italiani); e precisamente:
Agrigento, Aosta, Arezzo, Ascoli, Bari, Barletta-AndriaTrani, Bologna, Bolzano, Brindisi, Caltanissetta, Camerino,
Campobasso, Catania, Catanzaro, Città di Castello, Cosenza, Crotone, Empoli, Enna, Fabriano, Fano, Firenze,
Foggia, Foligno, Genova, Grosseto, Latina, Lecce, Lucca,
Macerata, Massa e Carrara, Medio Friuli, Messina, Napoli
2, Olbia, Palermo, Perugia, Pesaro, Potenza, Prato, Ragusa,
Rimini, Roma A, Roma D, Roma E, Roma H, Salerno 1,
Salerno 2, Saluzzo, Siracusa, Taranto, Teramo, Terni, Torino, Trapani, Trento, Urbino, Venezia, Verona, Vibo Valentia (fig. a).
Quest’anno dunque il numero dei Dipartimenti rispondenti all’indagine dell’Oip si è quasi triplicato rispetto al 2011 (da 23 a 60).
Quarantadue dei Dipartimenti hanno partecipato alle
rilevazioni per la prima volta quest’anno, e precisamente:
Agrigento, Aosta, Arezzo, Bolzano, Caltanissetta, Campobasso, Catania, Catanzaro, Cosenza, Crotone, Empoli,
Enna, Fabriano, Firenze, Foggia, Foligno, Grosseto, Lecce,
Massa e Carrara, Messina, Napoli 2, Olbia, Palermo, Perugia, Prato, Ragusa, Rimini, Roma A, Roma D, Roma E,
Roma H, Salerno 1, Salerno 2, Saluzzo, Siracusa, Terni,
Trapani, Trento, Urbino, Venezia, Verona, Vibo Valentia.
Diciotto dei Dipartimenti che hanno partecipato alle
rilevazioni di quest’anno erano già tra i partecipanti alle
rilevazioni del 2011, e precisamente: Ascoli, Bari, Barletta-Andria-Trani, Bologna, Brindisi, Camerino, Città di
Castello, Fano, Genova, Latina, Lucca, Macerata, Medio
Friuli, Pesaro, Potenza, Taranto, Teramo, Torino; mentre 5
Dipartimenti tra i partecipanti del 2011 quest’anno non
hanno partecipato alle rilevazioni, e precisamente: Alto
Friuli, Bassa friulana, Isernia, Matera, Viterbo.
Le regioni coperte nel 2012 con la presenza di almeno
un Dipartimento sono 19, rispetto alle 12 del 2011.
Complessivamente dunque, nelle rilevazioni sperimentali del 2011 e del 2012, hanno partecipato alle rilevazioni
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2/2
1/1
0/15
1/6
2/21
2/12
2/11
1/5
7/12
7/13
4/4
5/12
1/4
1/3
6/6
3/10
1/2
1/8
4/5
9/9
Fig. a. Oip, rilevazioni sperimentali 2012. Dipartimenti partecipanti.
sperimentali dell’Oip 65 differenti Dipartimenti (ossia il
40% dei 161 Dipartimenti italiani), distribuiti in tutte le
regioni italiane tranne che in Lombardia (fig. b); la cui
costante assenza finora dalle rilevazioni può essere fatta
risalire a contrattempi organizzativi che hanno rallentato
i chiarimenti circa l’adattabilità del senso e dell’impostazione dell’Oip alla specifica situazione regionale.
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2/2
1/1
0/15
3/6
2/21
2/12
2/11
1/5
7/12
7/13
4/4
6/12
1/4
2/3
6/6
3/10
2/2
1/8
4/5
9/9
Fig. b. Oip, rilevazioni sperimentali 2011 e 2012. Dipartimenti complessivamente partecipanti.
In 6 regioni – Basilicata, Puglia, Sicilia, Trentino-Alto
Adige, Umbria, Valle d’Aosta – hanno partecipato alle
rilevazioni il 100% dei Dipartimenti; in Calabria hanno
partecipato la quasi totalità dei Dipartimenti (ne manca
solo 1 su 5), e in altre 4 regioni (Friuli, Toscana, Marche,
Molise) hanno partecipato la metà ed oltre dei Dipartimenti.
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Sommando il numero dei residenti nel territorio dei
65 Dipartimenti partecipanti complessivamente all’Oip si
arriva a oltre 24,5 milioni di cittadini, ossia il 40% dei
60,8 milioni di cittadini italiani.
Questi dati possono dunque autorizzare nel loro complesso a considerare conclusa in maniera soddisfacente la
fase sperimentale iniziale dell’Oip, e possono costituire
una base sufficientemente rappresentativa per lo sviluppo
delle sue attività su tutto il territorio nazionale.
2.2. Le modifiche agli strumenti di rilevazione
Gli strumenti di indagine dell’Oip, questionario di valutazione e griglie di rilevazione (molto dettagliatamente
illustrati nelle già segnalate edizioni 2010 e 2011 del Rapporto prevenzione, alle quali dunque – per evitare ridondanze nel presente scritto – si rimanda per eventuali approfondimenti), sono sinteticamente rappresentati nella
tabella a.
Qui occorre però segnalare almeno le più significative
tra le modifiche intercorse nella edizione 2012 di questionario e griglie, che sono derivate dai pareri e dai suggerimenti informali e formali (questi ultimi tratti dall’apposito
spazio previsto nel questionario) raccolti nelle rilevazioni
del 2011.
2.2.1. Questionario di valutazione
Nella parte I del questionario di valutazione è stata introdotta la correzione anticipata nella scorsa edizione del
Rapporto prevenzione riguardo ai verbi di richiesta utilizzati nelle domande («come giudica...», «come valuta...»,
«aggiunga...»), che sono stati passati dal singolare al plurale («come giudicate...», «come valutate...», «aggiungete...»), al fine di rappresentare ancora meglio la necessità che le risposte vengano fornite dopo l’interlocuzione
più ampia possibile tra gli operatori.
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• Relazioni formali e rapporti informali con Regione, Asl, Unità di
epidemiologia, Mmg e Pls, altri referenti istituzionali extra Asl
• Necessità, situazione attuale e
stile della comunicazione esterna e
interna
• Ritorni comunicativi dalla Asl
• Controlli di qualità
• Progetti autonomi e con finanziatori esterni, commerciali e istituzionali
• Turnover dirigenziale Asl e Dipartimento
• Età media, rapporto di lavoro e
motivazione degli operatori
• Promozione dell’equità sociale
negli interventi
Questionario, parte I
Dipartimento nel suo complesso
Questionario, parte III
Aree del Dipartimento e
Dipartimento nel suo complesso
Griglie
• Sensibilità sociale (attesa/richie- • Punti forti e punti deboli
• Analisi della legislazione regioste) verso gli interventi
• Considerazioni e commenti li- nale più influente sulla preven• Accettabilità sociale (gradimen- beri
zione
to) verso gli interventi
• Analisi delle attività di epide• Rilevanza epidemiologica degli
miologia della Asl
interventi
• Analisi dei flussi informativi
• Qualità degli interventi
della Asl
• Efficacia degli interventi
• Descrizione
degli
assetti
• Efficienza degli interventi
dell’organizzazione e analisi delle
• Qualità della comunicazione
risorse dei Dipartimenti (persoesterna
nale, strutture, strumenti, finan• Necessità di approfondimenti
ziamenti)
epidemiologici
• Analisi delle attività preventive
della Asl nei differenti settori di
• Necessità di aggiornamenti teorici
intervento, e della loro preparae operativi, e loro ambiti e argomenzione (studi epidemiologici ad
ti
hoc e indicazione di obiettivi di
salute) e valutazione (di risultato,
di salute, di gradimento)
Questionario, parte II
Aree del Dipartimento
Tab. a. Questionario di valutazione e griglie di rilevazione, schema degli ambiti e argomenti
Per ottenere però un’ancora maggiore chiarezza circa
l’origine delle risposte, è stato anche inserito un foglio
iniziale nel quale si chiedono notizie sulle modalità seguite nel fornirle, che vanno da una decisionalità esclusiva
del Direttore del Dipartimento al coinvolgimento generale
di tutti gli operatori.
È stata inoltre diffusamente emendata l’aggettivazione presente nelle caselle di risposta, rendendola più
propria a rappresentare i gradi di risposta alle diverse
domande; ad esempio, nelle possibilità di risposta alla
domanda sullo stile di comunicazione all’interno del Dipartimento, l’aggettivo «assente» è stato sostituito con la
dizione «gravi difficoltà comunicative», essendo oggettivamente difficile riscontrare una totale assenza di comunicazione.
Peraltro, inserendo la categoria centrale «=», si è passati per tutte le domande da una gradazione a quattro a
una gradazione a cinque caselle nelle risposte, («– –», «–»,
«=», «+», «+ +»).
È stata infine soppressa la domanda sulla presenza
di un Laboratorio di sanità pubblica (peraltro facilmente
desumibile dagli organigrammi istituzionali delle diverse
Sanità pubbliche regionali), mentre sono state inserite domande su:
• presenza e qualità di ritorni comunicativi dalla Asl
verso il Dipartimento;
• tipologia dei soggetti da cui arrivano al Dipartimento eventuali finanziamenti (altre istituzioni o aziende
commerciali);
• reale allocazione degli operatori secondo le proprie
vocazioni (elemento non irrilevante nel clima organizzativo e nelle performances professionali);
• valutazioni di eticità degli interventi, intesa non
tanto e non solo in riferimento alle evidenti e ben note
caratteristiche intrinsecamente favorevoli che la prevenzione mostra in tema (capacità anticipatoria, non selezione degli utenti, ecc.), quanto in termini di capacità del
Dipartimento di promozione dell’equità sociale con i propri interventi preventivi [Guberti 2012].
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Nella parte II del questionario di valutazione, alle aree
di attività dipartimentale identificate nel 2010 con gli
operatori negli incontri di Bologna-Roma-Bari è stata aggiunta l’area «medicina legale», presente in alcune regioni
e richiesta dagli operatori coinvolti; mentre l’area «salute
in ambiente di vita e di lavoro» è stata più specificamente
ridenominata «salute in ambiente di lavoro», essendo già
compresa l’area «ambiente di vita» in quella dedicata a
«ambiente e salute».
Sono state infine lievemente riformulate le domande
circa attenzione prestata e gradimento mostrato agli interventi del Dipartimento da parte dell’opinione pubblica,
per chiarire ancora meglio che essi possono non convergere; ed è stata aggiunta una domanda sui temi e argomenti più urgenti e sentiti dagli operatori per la formazione/aggiornamento nelle diverse aree di attività dipartimentale.
2.2.2. Griglie di rilevazione
Nella griglia dedicata alla legislazione regionale è stato
richiesto di indicare un numero di leggi non superiore a
tre, sulla scorta del numero medio di leggi segnalate dai
Dipartimenti partecipanti alle rilevazioni del 2011.
Nella griglia del 2011 veniva peraltro richiesto di indicare per ogni legge segnalata una serie di punti qualificanti,
e di ognuno di tali punti – oltre che della legge in toto –
veniva richiesto altresì di valutare se fossero stati effettivamente applicati, e se avessero sortito degli effetti. Tali domande di valutazione «fine», probabilmente troppo di dettaglio, e che hanno trovato nella tornata di rilevazioni dello
scorso anno risposte scarse e scarsamente interpretabili,
sono state semplificate nella edizione 2012 della griglia.
Nel 2013 andrà anche richiesto di esprimere esplicitamente l’argomento di ogni legge segnalata, quest’anno
talvolta non indicato.
Nella griglia dedicata ai flussi informativi della Asl, la
legge 30 luglio 2010 n. 122 di conversione con modifica29
zioni del d.l. 78/2010, che prevede l’attribuzione all’Inail
delle funzioni già svolte dall’Ispesl, ha reso superflua la
presenza di quest’ultimo; mentre vi è stato aggiunto il Ministero della Salute, sulla scorta delle segnalazioni giunte
nel 2011.
Nella griglia dedicata alle attività preventive nel territorio, infine, è stata eliminata la domanda sulla numerosità
di cittadini coinvolti nelle differenti attività preventive,
cui erano state fornite nel 2011 risposte non complete e
talora inattendibili.
Inoltre, è stata prevista esplicitamente la possibilità
che, per attività svolte in collaborazione tra servizi, i soggetti organizzativi responsabili possano essere più d’uno;
ridefinendo dunque la categoria di rilevazione come «soggetti organizzativi responsabili o collaboranti».
Alle aree di ambito lavorativo ne è stata aggiunta una
su «ritmi, organizzazione e interrelazioni sul luogo di lavoro», che possono essere patogeni in sé, al di là di possibili malattie professionali, incidenti o mobbing.
Infine, nell’area screening gli interventi segnalati
nel 2011 – a parte una segnalazione di screening antitubercolare – riguardavano prevalentemente i tumori
della mammella, della cervice uterina e del colon-retto,
cui sono già dedicate delle aree di rilevazione specifiche. Nella griglia di quest’anno l’area screening è stata
dunque ridenominata come area «screening non oncologici».
2.2.3. Future modifiche degli strumenti di indagine
Come facilmente rilevabile (cfr. supra, 2.2.2), le modifiche intercorse agli strumenti di indagine dal 2011 al
2012 non sono di natura o rilevanza tale da impedire
confronti tra i dati rilevati.
Del resto, la piena comparabilità dei dati (che permangono anche quest’anno, è bene ribadirlo con chiarezza,
non rappresentativi dal punto di vista statistico) non è ancora un obiettivo dell’Oip; le rilevazioni del 2012 non sono
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pensate tanto per compararle a quelle del 2011, o per ricavarne più che indicazioni generiche di tendenza, quanto
per ottenere un ancor migliore testaggio «in campo» degli
strumenti di indagine, e per allargare il bacino di ascolto e
di influenza dell’Oip a tutte le regioni italiane.
Ovviamente, nel momento in cui – come è auspicabile
– l’Oip dovesse assumere le caratteristiche di rilevazione
consolidata, a copertura nazionale completa e magari a
connotazione in qualche modo istituzionale, le esperienze
di questi due anni sarebbero preziose per configurare
nella migliore delle maniere strumenti di indagine che poi
potrebbero rimanere sostanzialmente stabili.
Anche le rilevazioni di quest’anno hanno dunque prodotto una serie di suggestioni e indicazioni che contribui­
ranno a migliorare ancora questionario e griglie per il
prossimo anno.
Si può accennare fin d’ora ad alcune di tali modifiche.
Potrebbe ad esempio essere utile, per migliorare la
confrontabilità delle rilevazioni tra i diversi Dipartimenti,
inserire domande sui tempi medi di percorribilità dei tronchi stradali, o sul numero dei Comuni serviti, ecc.; e rilevare le differenze di ruolo e compiti nelle diverse regioni
per assistenti sanitari, infermieri, tecnici della prevenzione; mentre si potrebbero anche analizzare più approfonditamente le relazioni con ospedale e distretto, e si potrebbero studiare i modi per l’inserimento di una rilevazione della presenza della salute in tutte le politiche (cfr.
infra, 4.2.1).
Nella pagina iniziale dell’indagine andranno forse ancor meglio chiariti i termini «articolazione organizzativa
di appartenenza», «profilo professionale», «ruolo istituzionale» – che anche quest’anno sembrano aver ingenerato
qualche piccola incertezza – magari configurandoli come
domande a risposta chiusa.
Nella parte I del questionario andrà evidenziata la
possibile presenza di progetti dipartimentali a finanziamento misto (sia interno che esterno al sistema RegioneAsl), e chiarito il termine «referente» (cfr. infra, par.
31
3.1.1); mentre nella parte II si potrebbe ridisegnare ancora più puntualmente l’articolazione delle aree, con una
rinnovata e più articolata interlocuzione con i Colleghi di
altre professionalità oltre quella igienistica.
Nelle griglie, si potrebbero studiare i modi per un incrocio delle evidenze contenute nei risultati a proposito di
risorse (griglia 3) e di attività (griglia 5).
Quanto alle risorse, si potrebbe evidenziare l’articolazione del personale tra dirigenza e comparto; e andrà
chiarito il termine «struttura» (cfr. infra, par. 3.2.4).
Quanto alle risorse finanziarie, andrà forse orientata esclusivamente o prevalentemente la valutazione su
aspetti di processo quali i modelli di conferimento delle
risorse finanziarie, o il processo e le dinamiche di budgeting (origine del budget – regione, Asl, ecc. –, tempi,
formalità o sostanzialità della negoziazione, modalità di
reportistica e controllo di gestione, ecc.). Si è infatti tentato anche quest’anno di ottenere una rilevazione accurata dei finanziamenti; ma anche quest’anno un’analisi
di dettaglio monetario si è mostrata francamente complicata, in relazione ai dati prodotti dai Dipartimenti,
carenti (40 su 60 i non rispondenti), complessivamente
molto incompleti (17 dei 20 rimanenti hanno riempito
solo una o due caselle, e 1 ha fornito solo dati parziali) e
dunque non confrontabili.
Nella griglia dedicata alle attività, potrebbe essere
forse opportuno aggiungere alle valutazioni di contesto
una domanda sulla attuazione di valutazioni Ebp per ogni
intervento attuato (cfr. infra, par. 4.2.10). Andrà probabilmente inserita anche un’area relativa all’assistenza alle
imprese (sportelli attività produttive, ecc.), e di sicuro andranno mantenute le due – sicurezza alimentare e sanità
veterinaria – emerse dalle rilevazioni di quest’anno (cfr.
infra, par. 3.2.5); mentre più in generale potrebbe essere
opportuna una riflessione sulla compresenza di aree di attività e di aree di ambito.
Nella griglia dedicata alla legislazione, infine, come
detto, occorrerà far esplicitare l’argomento di ogni legge
segnalata (cfr. supra, par. 2.2.2).
32
3. I risultati
Nel presente capitolo vengono riassunte le risposte
ottenute alle domande contenute nel questionario e nelle
griglie.
Per uno sguardo più analitico, si rimanda alle tabelle
e alle figure – raggruppate in 11 allegati e riportate in appendice al testo – qui di seguito volta per volta richiamate con indicazioni a più cifre (in cui la prima si riferisce all’allegato nel quale sono contenute, e le successive
al numero progressivo della tabella o della figura).
Tabelle e figure riportano nel più ampio dettaglio possibile tutte le valutazioni inviate dai 60 Dipartimenti partecipanti quest’anno alle rilevazioni; esse contribuiscono
ad una conoscenza più completa del comune sentire dei
Dipartimenti, e costituiscono peraltro un seppur infinitesimo «diritto di tribuna» per i loro operatori, che non è
l’ultimo tra gli scopi dell’Oip.
Peraltro, leggendo analiticamente tutte le segnalazioni giunte dai Dipartimenti – dai tavoli di collaborazione attivati agli argomenti di aggiornamento suggeriti,
dai punti forti e deboli individuati alle attività effettuate,
dalle proposte legislative ai commenti liberi – si può in
qualche modo ottenere una sorta di «guida» alle pratiche preventive correnti sul territorio, ai loro problemi
e ai loro possibili miglioramenti; e ciò costituisce uno
dei motivi della scelta di riportare in maniera sostanzialmente fedele nelle tabelle tutte le segnalazioni così come
sono giunte, senza eccessivi accorpamenti o semplificazioni.
3.1. Questionario
Nello spazio iniziale dedicato ai dati personali del responsabile della compilazione del questionario (tab. 1.0,
punto a), in un caso non è stato indicato alcun dato, e
in un caso è stato segnalato come compilatore un gruppo
multiprofessionale e multiruolo.
33
Per i restanti 58 questionari, i compilatori – la cui età
media è di oltre 57 anni (solo uno tra i 30 e i 40 anni, e
solo tre tra i 40 e i 50) – appartengono tutti al Dipartimento (42 direttori e 12 responsabili di unità semplici o
complesse), tranne 3 appartenenti all’Unità di epidemiologia extra-dipartimentale e 1 dipendente Asl non meglio
specificato; e sono tutti medici (tra cui 31 si sono qualificati come igienisti – di cui 2 anche epidemiologi; 8 come
medici del lavoro – di cui 2 anche igienisti; 2 come medici
legali – di cui 1 anche medico del lavoro), tranne 2 veterinari, 1 sociologo ed epidemiologo, 1 biologo, 1 dottore in
scienze per le professioni sanitarie della prevenzione.
Questi dati sembrano confermare nel loro complesso
quel certo sbilanciamento delle rilevazioni Oip verso
un’ottica igienistica già rilevato lo scorso anno; come però
è del tutto naturale, considerando sia l’origine dell’indagine, sia anche la prevalenza degli igienisti nel ruolo di
Direttore di Dipartimento; ma come andrà in qualche
modo ulteriormente riequilibrato, se si vuole spingere
sempre più l’Oip verso una rappresentatività universale
del mondo della prevenzione italiana in tutti i suoi ruoli
e in tutti i suoi profili professionali.
Quanto poi alle modalità di compilazione seguite (tab.
1.0, punto b), sembra di poter dire che l’esigenza segnalata di fornire le risposte a questionario e griglia come
frutto di un’ampia consultazione interna sia stata rispettata. Le modalità consigliate di raccolta delle risposte
(«tutti i responsabili dei servizi» e «gruppo di lavoro ad
hoc») hanno raccolto infatti i due terzi delle segnalazioni.
In un caso il questionario è stato compilato inserendo
in ognuna delle cinque caselle dedicate a ogni risposta il
numero degli operatori del Dipartimento partecipanti alla
rilevazione che consentiva con essa. In sede di elaborazione dei risultati è stata considerata come risposta del
Dipartimento quella segnalata per ogni domanda nella casella con più consensi; ma questo metodo sembra poco
accettabile, perché elimina la ricerca del consenso tra gli
operatori dipartimentali, che è uno degli obiettivi principali dell’Oip.
34
3.1.1. Prima sezione
Negli spazi del questionario dedicati alle domande,
anche nel 2012 – come lo scorso anno – solo poche risposte sono lasciate in bianco, e solo in pochi casi si ripetono le risposte in colonna, che potrebbero far pensare
a un livello di compilazione affrettato e non particolarmente accurato; mentre nella stragrande maggioranza dei
casi le valutazioni sono articolate nella varietà completa
delle risposte possibili.
Dall’analisi delle risposte fornite alle undici domande
della prima sezione del questionario, si rileva innanzitutto
(tab. 1.1) una ottima relazione funzionale con l’Unità di
epidemiologia, ed una relazione insoddisfacente con medici di medicina generale e pediatri di base; mentre, come
lo scorso anno, le relazioni con il livello regionale sembrano lievemente migliori di quelle con il livello aziendale.
La necessità di comunicazione (tab. 1.2) è molto fortemente sentita nei Dipartimenti, ancor più dei livelli già
alti del 2011: questo è infatti l’ambito per cui si raggiungono nel questionario le segnalazioni più basse per le risposte negative (nessun «nulla» e solo 3 «scarsa» alle tre
domande), e le segnalazioni più numerose nelle caselle
«alta» e «molto alta» (oltre il 75% delle risposte per la
comunicazione verso la popolazione generale e per la comunicazione verso i referenti intra-Asl, e circa il 70% per
la comunicazione verso gli altri referenti istituzionali).
Lo stile di comunicazione (tab. 1.3) nel Dipartimento
è ritenuto anche quest’anno nella stragrande maggioranza
dei casi di coordinamento funzionale, con 5 sole segnalazioni di relazionalità profonda ed empatica (in 1 caso
limitata al personale femminile) e 6 complessivamente di
difficoltà relazionali o stile gerarchico.
I ritorni comunicativi dalla Asl verso il Dipartimento
(tab. 1.4) sono giudicati meno che sufficienti dal 40% dei
rispondenti, e solo sufficienti da un altro 35%.
Per i tavoli formali di relazione del Dipartimento con
altri referenti istituzionali intra- ed extra-Asl (tab. 1.5)
35
sono stati segnalati un ampio ventaglio di referenti e di
argomenti.
Si è registrato però in alcuni casi un equivoco circa
il termine referente, che alcuni tra i Dipartimenti rispondenti hanno interpretato come «singolo operatore dipartimentale che si occupa dello specifico intervento», mentre va correttamente inteso come «soggetto organizzativo
esterno, referente istituzionale del Dipartimento per l’intervento».
Dalle risposte risulta comunque una prevalenza tra
i referenti della Regione, del Comune, della Provincia,
dell’Arpa, dell’Oer, dell’Izs, dell’Unità di epidemiologia e
del Distretto; mentre tra gli argomenti prevalgono le vaccinazioni, la sicurezza del lavoro, la programmazione e organizzazione sanitaria, la promozione della salute, la sorveglianza delle strutture sanitarie, gli screening oncologici e
la sicurezza alimentare.
Un sistema autonomo per la gestione della qualità modello Iso9000 è segnalato attivo solo in 13 Dipartimenti
sui 51 rispondenti, in 6 dei quali è oltretutto limitato a
particolari servizi o settori; peraltro, i 9 non rispondenti
alla domanda possono forse essere considerati anch’essi,
senza eccessive forzature, come risposte negative.
Tra i progetti dei Dipartimenti (tab. 1.6), da oltre
l’80% dei rispondenti arriva una segnalazione di 3 o più
progetti autonomi attivati, e di almeno 1 con finanziatore
istituzionale; mentre i progetti con finanziatori commerciali sono presenti solo in 7 Dipartimenti.
Il Direttore del Dipartimento (tab. 1.7) è in carica in
media da 7 anni e 1 mese, mentre il Direttore generale
Asl lo è in media da 2 anni e 3 mesi.
L’età media degli operatori del Dipartimento (tab. 1.8)
è stimata da poco più di metà dei rispondenti tra i 40 e
i 50 anni, e dal resto oltre i 50; mentre la percentuale di
operatori non stabili (tab. 1.9) viene stimata nella grande
maggioranza dei casi sotto il 5%. Peraltro, va sottolineato
che un Dipartimento ne segnala una percentuale superiore al 25%, ed un altro una superiore al 10%; e che aumenta rispetto allo scorso anno la percentuale di segnala36
zioni di presenze non stabili superiori al 5% (quest’anno
un terzo delle segnalazioni totali).
La corrispondenza tra le vocazioni degli operatori e la
loro reale allocazione in ruoli e attività (tab. 1.10) è ritenuta largamente soddisfacente; mentre la capacità del
Dipartimento di promuovere l’equità sociale con i propri
interventi preventivi (tab. 1.11) sembra solo sufficiente o
scarsa a circa il 70% dei rispondenti.
3.1.2. Seconda e terza sezione
Anche dalle risposte alla seconda e alla terza sezione
del questionario risulta in generale una sensibile e diffusa
positività.
Tale positività riguarda nello specifico:
• la sensibilità sociale (fig. 2.1), intesa come attesa/
richiesta/livello di attenzione prestato dall’opinione pubblica agli interventi;
• l’accettabilità sociale (fig. 2.2), intesa come gradimento dell’opinione pubblica agli stessi;
• la rilevanza (fig. 2.3), intesa come entità e importanza del danno di salute prevenibile, in base ai dati epidemiologici;
• la qualità (fig. 2.4), intesa come adeguatezza a standard scientifico/normativi;
• l’efficacia (fig. 2.5), intesa come capacità di risposta
ai bisogni di salute/prevenzione desumibili dagli obiettivi
di budget);
• l’efficienza (fig. 2.6), intesa come capacità di utilizzo
delle risorse rispetto al budget aziendale assegnato.
Fa eccezione invece la qualità della comunicazione
esterna (fig. 3.1), per la quale come lo scorso anno si
riscontrano i più ampi e diffusi livelli di negatività (è
l’unica risposta con valutazioni di «scarsa» e «insufficiente» presenti in tutte le aree), in particolare per Mcd
e screening.
La necessità di approfondimenti epidemiologici (fig.
3.2) e la necessità di aggiornamenti (fig. 3.3) sono consi37
derate diffusamente di alto livello, come si era verificato
l’anno scorso.
Proprio in considerazione di questo, si è inserita
quest’anno una domanda circa gli argomenti che potrebbero costituire auspicabili temi di aggiornamento/formazione nelle diverse aree (richiedendo di segnalarne al
massimo 3 per area).
Sono giunte 805 segnalazioni da 49 Dipartimenti (in
media 16 per Dipartimento), massimamente numerose
nelle aree igiene pubblica, igiene degli alimenti, e salute in
ambienti di lavoro (tab. 3.2). Due dei rispondenti hanno
peraltro scelto di evidenziare anche un’area Medicina
sportiva.
Tali segnalazioni riportano sia argomenti trasversali
alle diverse aree – e precisamente: comunicazione, formazione, epidemiologia, informatica, organizzazione, normativa, vigilanza-controllo-tecniche operative – sia argomenti
specifici di ogni area.
Tra i primi, il più ampio risalto è mostrato di gran
lunga dalla comunicazione, seguita dall’epidemiologia;
mentre tra i secondi assume una particolare evidenza
nell’area igiene pubblica il tema delle vaccinazioni.
Il dettaglio delle segnalazioni è riportato nella tabella
3.1 (3.1.1-3.1.10); e si può forse affermare, senza enfasi,
che tale pur rudimentale ma estesa analisi dei bisogni formativi identifica un ventaglio abbastanza esaustivo e particolareggiato dei possibili interventi di aggiornamento richiesti nel territorio; ossia una sorta di guida alle priorità
– o se non altro una utile indicazione – nella scelta degli
argomenti per chi volesse attivarli.
3.1.3. Punti forti e punti deboli
In 53 questionari sono giunte complessivamente 988
segnalazioni di punti deboli e punti forti per tutte le diverse aree di intervento, e 287 segnalazioni per il Dipartimento nel suo complesso; con un totale dunque di 1.275
segnalazioni.
38
Per ogni area erano richieste non più di 3 segnalazioni.
Un’analisi degli argomenti di tali segnalazioni ha portato a suddividerli in venti categorie, individuate come riportato nella tabella b.
a) Tra le aree di attività del Dipartimento, il massimo
delle segnalazioni riguarda l’igiene degli alimenti, seguita
dall’igiene pubblica; mentre registrano una prevalenza di
punti forti soprattutto medicina legale, igiene pubblica e
sanità veterinaria, e di punti deboli soprattutto igiene degli alimenti, ambiente e salute, e prevenzione delle Mcd e
screening (tab. 4.4).
Tra i punti forti di tutte le aree, quelli maggiormente segnalati riguardano di gran lunga gli operatori (al
primo posto in tutte le aree, e al secondo nell’area di sanità veterinaria), seguiti dalle prestazioni (al primo posto
nell’area sanità veterinaria, e al secondo in igiene pubblica e in medicina legale), dall’integrazione (al secondo
posto nelle aree igiene della nutrizione, prevenzione delle
Mcd e screening, sanità veterinaria), dalle attività (al secondo posto nelle aree igiene degli alimenti, e salute in
ambienti di lavoro), e dall’organizzazione (al secondo posto nelle aree educazione alla salute, e ambiente e salute).
Si segnala con particolare evidenza il tema delle vaccinazioni, sia in igiene pubblica che in sanità veterinaria.
Tra i punti deboli di tutte le aree, quelli maggiormente
segnalati riguardano di gran lunga le risorse (al primo posto in tutte le aree, e al secondo nell’area di medicina legale), seguiti dall’integrazione (al secondo nelle aree igiene
degli alimenti, igiene della nutrizione, ambiente e salute,
sanità veterinaria), dal contesto intra- ed extra-aziendale
(al secondo posto nelle aree igiene pubblica, prevenzione
delle Mcd e screening, salute in ambienti di lavoro), dalla
formazione (seconda nell’area educazione alla salute), e da
clima e da prestazioni (secondi nell’area igiene della nutrizione). La burocratizzazione è al primo posto tra i punti
deboli nell’area medicina legale.
Una analisi sinottica delle segnalazioni dei punti deboli e dei punti forti per tutte le aree si ritrova nella ta39
Tab. b.
argomenti
per le
diverse
aree
Pf
1
vaccinazioni
2
risorse
3
contesto intra ed
extra-aziendale
4
Clima
5
6
operatori
Integrazione
7
Organizzazione
8
epidemiologia
9
valutazione
10 attività
11 prestazioni
12 natura dell’intervento
13 burocratizzazione
14 informatizzazione
15 comunicazione/
informazione
16 educazione alla
salute
17 formazione
18 normativa
effettuazione e organizzazione di interventi di somministrazione, formazione, eas,
ecc.
personale,
strumentazioni,
strutture, budget, finanziamenti per la formazione, ecc.
assetti culturali, ambientali,
istituzionali, politici, del territorio e dell’azienda
attitudini, atteggiamento o
«cultura» negli operatori e
nell’organizzazione
motivazione e professionalità
Capacità del Dipartimento di
attivare relazioni istituzionali
e funzionali stabili con altri
referenti organizzativi intraed extra-Asl
Modalità e protocolli
nella fornitura dei servizi
indagini ad hoc e sistemi di
rilevazione dati
verifica dei risultati degli interventi
tipologie delle attività praticate
interventi garantiti, al netto
degli assetti organizzativi o
della dotazione di risorse
caratteristiche
intrinseche
degli interventi attivati
attitudine a privilegiare le
forme normative rispetto alla
sostanza operativa
presenza di sistemi automatizzati di gestione di dati e
informazioni
apertura di canali relazionali
interni ed esterni e pubblicizzazione di dati e informazioni
educazione alla salute, promozione della salute
iniziative o corsi di aggiornamento o formazione interni
ed esterni al Dipartimento
aspetti legislativi e normativi
Pd
per il
Dipartimento
nel suo
complesso
Pf
Pd
Tab. b. (segue)
argomenti
per le
diverse
aree
Pf
Pd
per il
Dipartimento
nel suo
complesso
Pf
Pd
19 punti forti e pun- interventi o servizi reputati
ti deboli locali
nello specifico Dipartimento
particolarmente positivi o
negativi
20 assenza
esclusione di una specifica
area di intervento dalle competenze del Dipartimento
N.B.: Le celle in grigio indicano l’assenza di segnalazioni.
bella 4.2; scorrendola è possibile identificare per ogni
area la natura degli argomenti prevalentemente segnalati
in ogni categoria, peraltro articolati in una trama di rimandi che sembra evidenziare un nucleo abbastanza compatto di pur embrionale «comune sentire» degli operatori
dipartimentali.
• Per le vaccinazioni, viene sottolineata l’organizzazione di campagne quale punto forte; e la mancanza di
copertura degli operatori, di una anagrafe vaccinale e di
ritorni dei dati sulle vaccinazioni effettuate quali punti
deboli.
• Per le risorse, ovviamente snodo centrale di ogni
discorso sui Dipartimenti, le segnalazioni di punti deboli riguardano, oltre la carenza generale (di strutture, di
strumentazioni, di finanziamenti e soprattutto di personale – in particolare specialistico, e generalmente ad alto
turn­over), anche la loro disomogeneità distributiva sul
territorio e tra i vari servizi, e la carenza di risorse per la
formazione; mentre l’importanza della questione risorse
è sottolineata dall’inserimento della dotazione di risorse
adeguate (finanziamenti regionali, personale specialistico
e multiprofessionale, strumentazioni) quale punto forte
del Dipartimento.
41
• Per il contesto intra- ed extra-aziendale, punto forte
è considerato il riconoscimento sociale (per cui sono fondamentali le strategie comunicative esterne, delle quali anche viene segnalata la crucialità, cfr. infra, comunicazione),
e punti deboli i riconoscimenti politici (che al riconoscimento sociale sono in qualche modo collegati), oltre ad
alcune configurazioni fisico-orografiche territoriali (vastità
o difficile percorribilità). Va rimarcato che sono segnalati
tra i punti deboli il lavoro nero, gli interessi economici, le
importazioni clandestine; il che testimonia di uno sguardo
del Dipartimento aperto e attento sul sociale e sulle sue
implicazioni sanitarie (sguardo una cui mancanza è peraltro esplicitamente segnalata come punto debole, cfr. infra,
prestazioni).
• Per il clima, punto forte è ritenuta la collaboratività
e la disponibilità al cambiamento, e punto debole il loro
contrario; il che richiama evidentemente ad una richiesta
forte di integrazione (cfr. infra).
• Per gli operatori, oltre ai punti forti molto diffusamente segnalati e costituiti da professionalità e motivazione, altro punto forte è ritenuta la multiprofessionalità
(segnalata anche come punto forte tra le risorse, cfr. supra, 3.1.1). Ulteriori punti forti sono il radicamento sul
territorio e la stabilità dell’organico (della quale invece è
riscontrabile qualche iniziale segnalazione di carenza riferendosi alla tabella 1.9, che reca le risposte alla specifica domanda). I punti deboli indicati sono la mancanza
di aggiornamento (che trova riscontro nella segnalazione
di una diffusa scarsa qualità della formazione, cfr. infra)
e l’alta mobilità del personale (segnalata anche tra i punti
deboli delle risorse, cfr. supra).
• Per l’integrazione, che percorre davvero come un
fondamentale filo rosso e una aspirazione condivisa tutto
il sentire collettivo degli operatori dei Dipartimenti, punti
forti sono considerati l’integrazione tra i servizi veterinari, dei servizi veterinari con quelli che si occupano di
alimenti e alimentazione, e tra operatori dipartimentali
e Mmg, Pls, clinici; oltre che l’integrazione del Dipartimento al suo esterno con le altre articolazioni del Ssn,
42
con una lunga serie di enti e istituzioni, e con tutte le
istanze collettive presenti nel territorio (associazionismo
civile, sindacale, politico, professionale, di categoria, ecc.).
Punti deboli sono costituiti evidentemente dalle dinamiche opposte.
• Per l’organizzazione, punto forte diffusamente segnalato è anzitutto la programmazione; e poi anche il coordinamento, la valutazione (cfr. infra), il lavoro in rete
(cfr. supra, integrazione), l’audit; mentre i loro contrari
rappresentano ovviamente dei punti deboli.
• Per l’epidemiologia, le criticità in positivo e in negativo riguardano prevalentemente la valutazione del rischio,
e poi anche le indagini ad hoc, e i registri di popolazione
(Recam, Registro tumori); mentre per la valutazione le
criticità sono costituite dalla diffusione delle pratiche di
Ebp ed Ebe.
• Per le attività, non sono segnalati punti deboli, e
i punti forti sono costituiti dalle pratiche di vigilanza e
controllo, mirate sui contesti specifici di ogni area. Interessanti le segnalazioni concernenti la rilevanza delle campagne mediatiche a supporto o in concomitanza di tali
pratiche: esse testimoniano la consapevolezza di quanto
vigilanza e controllo debbano oggi costituirsi sempre più
come imperdibili occasioni di relazione comunicativa e
educativa, informativa e promozionale.
• Per le prestazioni, vengono segnalate tra i punti
forti rapidità, capillarità, continuatività oraria, qualità degli interventi, insieme con la flessibilità e la capacità di risposta degli operatori (anche segnalata come punto forte
delle variabili locali – cfr. infra) e con la loro capacità di
radicare collegamenti e riconoscibilità nel territorio (cfr.
supra, operatori); mentre tra i punti deboli sono indicati
il basso impatto epidemiologico, i tempi lunghi di accesso
ai servizi e di risposta, la scarsa attenzione ai determinanti non sanitari di malattia (cfr. supra, contesto intra- ed
extra-aziendale).
• Per la natura dell’intervento, la rilevante potenzialità
preventiva e di salute di alcuni interventi costituisce un
punto forte, mentre la vastità del sapere esperto che altri
43
interventi richiedono, e la difficoltà in generale a modificare gli stili di vita in senso salutare costituiscono punti
deboli.
• La burocratizzazione è naturalmente considerata
solo un punto debole, in quanto introduce nelle attività
elementi di formalismo autoreferenziale, orienta più alla
repressione che alla prevenzione, produce scarse ricadute
sanitarie, e spesso si riferisce a leggi obsolete.
• Per l’informatizzazione, le criticità sono diffusamente segnalate in positivo in riferimento alla presenza di
un sistema informativo-gestionale automatizzato; mentre
in negativo riguardano prevalentemente la carenza di anagrafi sanitarie informatiche.
• Per la comunicazione, anch’essa leit-motiv ricorrente
e cruciale nelle riflessioni degli operatori dipartimentali,
la criticità assoluta segnalata in positivo e in negativo è
costituita dalla comunicazione esterna (cfr. supra, par.
3.1.2), con una stigmatizzazione per l’assenza di ritorno
dei dati epidemiologici (analogamente a quanto segnalato
per i dati vaccinali, cfr. supra, vaccinazioni); e per la educazione alla salute dalle iniziative e campagne educative e
dal counselling.
• Per la formazione viene segnalata in positivo la presenza di formazione continua, e in negativo, oltre alla già
segnalata carenza di risorse (cfr. supra), una diffusa scarsa
qualità (cfr. supra, operatori) ed una natura eccessivamente
commerciale sia dei contenuti didattici sia degli organismi
ed enti che implementano i corsi.
• Per la normativa, viene considerata un punto forte
una legislazione aggiornata, e complessivamente anche
quella vigente; mentre punto debole è ritenuta la complicazione eccessiva delle norme. Da rimarcare la presenza tra i punti forti dell’obbligatorietà della prevenzione; sicuramente facilitatrice, ma forse strumento di
minore consolidamento e consapevolizzazione rispetto
ad esempio a strategie comunicative e formative più
profonde.
• Per le variabili locali, infine, vengono considerati punti forti la capacità di problem solving (cfr. supra,
44
prestazioni) e la presenza di unità mobili, ospedale veterinario, ecc.; mentre sono ritenuti punti deboli la complessità organizzativa e l’assenza dalle competenze del Dipartimento del Sian, della prevenzione delle Mcd e degli
screen­ing, e dell’educazione alla salute.
In un dettaglio ancora maggiore, le segnalazioni di
punti forti e punti deboli per le diverse aree sono riportate nella tabella 4.1 (4.1.1-4.1.12). Nella tabella si evidenzia anche come da parte rispettivamente di 1, 2 e 1
Dipartimento siano state segnalate come aree aggiuntive a
quelle fin qui menzionate la promozione della salute, l’epidemiologia e la medicina dello sport.
b) I punti forti e i punti deboli per il complesso del
Dipartimento riguardano gli stessi argomenti segnalati tra
i punti forti e i punti deboli per le diverse aree, tranne le
vaccinazioni e l’assenza (cfr. supra, tab. b).
Tra i punti forti, i più segnalati sono gli operatori e
l’integrazione; e tra i punti deboli l’organizzazione e ancora l’integrazione (tab. 4.4).
È possibile effettuare una analisi sintetica degli argomenti delle diverse segnalazioni riferendosi alla tabella 4.3
(4.3.1-4.3.2).
• Per le risorse, i principali punti forti sono il budget
derivante da propri fondi autonomi e un organico accettabile, mentre le segnalazioni di punti deboli riguardano
prevalentemente la carenza di ogni tipologia di risorsa (12
segnalazioni specifiche per il personale, 5 per i finanziamenti, 3 per le sedi, più altre 9 generiche o miste).
• Per il contesto intra- ed extra-aziendale, punti forti
sono considerati il riconoscimento sociale e le relazioni
con le istituzioni e tra i servizi, mentre punti deboli sono
considerati un mancato riconoscimento politico – ma anche l’eccessiva politicizzazione nella gestione interna e
l’eccessivo economicismo nell’orientamento del lavoro –
oltre a configurazioni fisico-demografiche territoriali (vastità o scarsa densità abitativa).
• Per il clima, punti forti sono ritenute la collaboratività e la multiprofessionalità, e punti deboli la resistenza
al cambiamento, l’appiattimento da routine, la disabitu45
dine al lavoro programmato e d’équipe, l’insicurezza del
posto di lavoro.
• Per gli operatori, oltre ai punti forti molto diffusamente segnalati e costituiti da professionalità e motivazione, altro punto forte è ritenuta una direzione dipartimentale competente e disponibile all’ascolto; mentre
punti deboli sono l’età media elevata e il mancato ricambio dirigenziale.
• Per l’integrazione, punti forti sono considerati l’integrazione interna tra servizi veterinari e servizi medici
e l’interdisciplinarità; oltre che l’integrazione del Dipartimento al suo esterno con le altre articolazioni del Ssn,
con il territorio e con altri enti e istituzioni (università,
ecc.). Punti deboli sono costituiti evidentemente dalle dinamiche opposte, con particolare sottolineatura per i rapporti intra-dipartimentali tra servizi e per i rapporti tra
Dipartimento e altre strutture aziendali o sovraziendali
(Arpa).
• Per l’organizzazione, i principali punti forti indicati
sono la pianificazione integrata della attività, la loro standardizzazione e codifica, il coordinamento, la chiarezza
dei mandati, l’audit; mentre rappresentano dei punti deboli i loro contrari, con particolari segnalazioni per la
mancanza di linee guida e riferimenti politici, tecnici, amministrativi, per i conflitti di competenze a tutti i livelli,
per la perdita da parte del Dipartimento di settori di intervento.
• Per l’epidemiologia, le criticità segnalate in positivo
riguardano il suo inserimento tra i servizi dipartimentali,
e quelle in negativo la carenza e la scarsa condivisione intra-dipartimentale delle iniziative epidemiologiche.
• Per le attività, i punti forti sono costituiti prevalentemente dalle vaccinazioni e poi anche dalle pratiche di
vigilanza e controllo; mentre punto debole sono considerate le pratiche obsolete.
• Per le prestazioni, viene segnalata tra i punti forti
soprattutto la capacità di rispondere ai mandati regionali
e aziendali, e per la natura dell’intervento la rilevante po46
tenzialità preventiva e di salute di alcuni interventi; mentre per entrambe non vengono segnalati punti deboli.
• Per la burocratizzazione, invece, vengono ovviamente segnalati solo punti deboli: autoreferenzialità degli
interventi, formalismo, ripetitività, scotomizzazione dei
problemi reali, ecc.
• Per l’informatizzazione, punto forte è la disponibilità di un intranet aziendale, mentre la criticità negativa di
gran lunga più segnalata è la carenza di attrezzature (cfr.
infra, tab. 10.1).
• Per la comunicazione, punto forte è la comunicazione esterna, e punto debole la comunicazione interna ed esterna, che viene dunque riconosciuta cruciale
quando c’è e quando manca; mentre per l’educazione alla
salute si segnalano criticità solo negative, legate prevalentemente alle iniziative di promozione della salute.
• Per la formazione viene segnalata in positivo una
buona pianificazione degli interventi, ed un buon legame
con le università; in negativo invece si segnala un eccesso
di approccio «poliziesco» nelle metodologie insegnate e la
difficoltà ad attivare e gestire autonomamente iniziative e
corsi da parte del Dipartimento.
• Per la normativa viene considerata punto forte la
legislazione vigente, e per le variabili locali la capacità di
problem solving; mentre per entrambe non vengono segnalati punti deboli.
L’analisi dei principali argomenti segnalati per il Dipartimento nel suo complesso conferma dunque sostanzialmente quanto già evidenziato nelle segnalazioni riguardanti le sue diverse aree.
In conclusione, pare di poter dire che – al di là delle
sintesi testé effettuate – una lettura analitica di tutti i
punti forti e i punti deboli segnalati per le diverse aree e
per il complesso del Dipartimento, e riportati nelle tabelle
4.1 e 4.3, appare esercizio fortemente consigliato e potenzialmente molto istruttivo. Il profilo delineato da tali
segnalazioni, infatti, può contribuire in maniera rilevante
al disegno di uno spaccato significativo e dettagliato delle
47
principali criticità presenti nei Dipartimenti, e percepite
dai loro operatori.
3.1.4. Considerazioni e commenti liberi
I Dipartimenti che hanno prodotto considerazioni e
commenti liberi sono 14 (tab. 5.1).
Gli argomenti di tali considerazioni – che appaiono
tutte ampiamente condivisibili – ripercorrono rapidamente molti degli argomenti segnalati come criticità tra i
punti forti o i punti deboli.
Si va dall’auspicio di maggiore integrazione con le
pubbliche amministrazioni e i dipartimenti ospedalieri,
alla richiesta di aumento e ridistribuzione omogenea (e
parametrata con criteri nazionali) delle risorse; dalla segnalazione della necessità di rivedere l’organizzazione dei
servizi dipartimentali (includendovi epidemiologia, Eas e
medicina preventiva, ed ampliando la possibilità di esecuzione di servizi a terzi, e di creazione dunque di budget autonomo), alla necessità di garantirsi un contesto di
visibilità politica; dalla stigmatizzazione dell’assenza del
ritorno dei flussi informativi, alla sollecitazione di una valutazione basata su prove di efficacia; dalla denuncia della
burocratizzazione e delle sue lungaggini, alla rivendicazione della capacità di auto-formazione e auto-aggiornamento degli operatori.
In due casi in particolare arrivano dai Dipartimenti
contributi ampi e articolati.
Nel primo si affronta il tema della burocratizzazione,
lamentando che nel Dipartimento prevalga «l’orientamento e l’attenzione verso gli aspetti gestionali e organizzativi... che riduce la visione “medica” delle attività di
prevenzione», e suggerendo di «allontanare l’attenzione
degli operatori dagli aspetti autoritativi proscrittivi/prescrittivi..., per privilegiare gli aspetti di più evidente valenza sanitario-medica».
A tale tema viene legato quello dell’integrazione, denunciando come sia «sempre più accentuata l’attenzione
48
verso gli aspetti strutturali e sempre meno quella dell’integrazione delle attività e delle professioni», e come «il
resto della sanità aziendale nella maggior parte dei casi
ignora le attività del Dipartimento».
Per l’organizzazione, si deplora «la mancanza di un
allargamento tra gli operatori della base decisionale, che
rimanda alla gerarchizzazione», e si suggerisce di riorganizzare il Dipartimento «raggruppando gli operatori per
problemi (macro) ed obiettivi, alla stregua dell’attività
svolta negli ospedali organizzati per livelli diversi di intensità di cura».
Nel secondo, infine, si manifesta l’esigenza di «un momento di incontro/confronto dei Dipartimenti sia a livello
regionale che nazionale per unificare ed omogeneizzare
strategie, aggiornare obiettivi ed organizzazione di massima, nell’ottica di costruire un sistema di integrazione
operativa con il complesso di attività assistenziali delle
aziende sanitarie»; considerazione nella quale sembra davvero di cogliere il senso fondante dell’intervento dell’Oip.
3.2. Griglie di rilevazione
3.2.1. Analisi della legislazione regionale per la prevenzione
La griglia 1, dedicata alla analisi della legislazione regionale per la prevenzione, è stata compilata da 36 Dipartimenti.
Complessivamente, sono state prodotte 112 segnalazioni di 69 leggi diverse. Ad ogni Dipartimento era stato
richiesto di segnalare al massimo tre leggi; due di essi ne
hanno segnalate un numero maggiore.
Le 112 segnalazioni possono essere raggruppate per
argomento come segue (fig. 6.1): 16 sull’organizzazione,
13 sull’igiene pubblica, 12 sulla pianificazione, 8 rispettivamente sulla veterinaria e sull’alimentazione, 5 sul lavoro,
4 sull’Arpa, 2 rispettivamente sull’ambiente, sull’edilizia,
sulla medicina legale, sulla semplificazione, sulle risorse, e
49
1 rispettivamente sulla formazione e sulla medicina dello
sport.
Inoltre, 34 segnalazioni si riferiscono a leggi indicate
con i loro estremi identificativi seriali, ma senza una indicazione dell’argomento cui si riferiscono.
Il dettaglio delle leggi segnalate è riportato nella tabella 6.1.
In sintesi:
• per quanto riguarda l’organizzazione, le leggi segnalate costituiscono circa un quinto delle segnalazioni con
una indicazione di argomento, e si riferiscono in massima
parte alle linee guida generali per il Dipartimento (leggi
costitutive, norme per l’accreditamento, istituzione Lsp e
Oer, ecc.);
• per la pianificazione, le segnalazioni riguardano
principalmente leggi concernenti il Piano sanitario regionale e il Piano regionale di prevenzione;
• per l’igiene pubblica le segnalazioni si riferiscono
prevalentemente alle vaccinazioni, e poi anche agli screen­
ing e alle piscine;
• per la veterinaria le leggi segnalate concernono argomenti molto vari, dalla West Nile disease al Piano nazionale residui, dalla politica agricola al farmaco veterinario, dalla profilassi della Tbc alla sorveglianza sull’alimentazione animale, ecc.;
• per l’alimentazione, le segnalazioni riguardano prevalentemente leggi sui controlli di sicurezza e sugli esercizi e attività nel settore alimentare;
• per il lavoro, sono segnalate leggi di organizzazione
dello Spisal e leggi sulla prevenzione e sicurezza nei luoghi di lavoro;
• per l’Arpa, sono segnalate le leggi istitutive e leggi
sulla gestione degli esposti e sul rilascio dei pareri;
• per l’ambiente, sono segnalate leggi sull’acqua potabile e sull’inquinamento atmosferico;
• per l’edilizia, sono segnalate leggi sui criteri e i permessi a costruire;
• per la medicina legale, sono segnalate leggi sulla
disabilità e norme per l’esercizio delle funzioni medicolegali;
50
• per la semplificazione, sono segnalate leggi sulla
modulistica delle verifiche ispettive e sulla semplificazione
normativa in generale;
• per le risorse, sono segnalate leggi sugli appalti e
sul blocco del turnover;
• infine, per la formazione viene segnalata una legge
sugli alimentaristi, e per la medicina dello sport una legge
di riordino generale delle attività.
I Dipartimenti che hanno risposto alla domanda sulle
altre criticità su cui intervenire normativamente sono 25
(tab. 6.2), ed hanno prodotto 38 proposte complessive,
categorizzabili come segue: 12 sull’organizzazione, 5 sulla
legislazione e sull’integrazione, 4 sull’alimentazione, 3
sulla semplificazione, 2 sulla pianificazione, sulle risorse,
sull’ambiente, ed 1 sull’Arpa, sugli incidenti stradali e
sulle Mcd.
Gli argomenti proposti per un intervento di normazione ex-novo, o di revisione della normativa vigente, riguardano principalmente:
• per l’organizzazione, la riorganizzazione del Dipartimento, i flussi informativi, i Tdp in ambito veterinario,
gli Osa, l’Ebp, ecc.;
• per la legislazione gli accordi Stato-Regioni, e adeguamenti vari delle leggi regionali sanitarie;
• per l’integrazione, il processo di integrazione intradipartimentale ed i rapporti con Mmg, Pls, specialisti,
enti locali e scuole;
• per l’alimentazione, le linee guida del Sian e i piani
alimentari nella ristorazione collettiva;
• per la semplificazione, le attività obsolete e la semplificazione in generale;
• per la pianificazione, il Psr e il Pnp;
• per le risorse, il budget e le dotazioni di personale,
e l’impiego improduttivo degli operatori nella partecipazione alle commissioni pubblico spettacolo;
• per l’ambiente, i Lea e i disinfestanti;
• per l’Arpa, i modi dell’integrazione col Dipartimento;
• e infine gli incidenti stradali e le Mcd.
51
3.2.2. Analisi delle attività di epidemiologia della Asl
La griglia 2, dedicata alla analisi delle attività di epidemiologia della Asl, è stata compilata da 43 Dipartimenti.
Il dettaglio delle attività segnalate è riportato nella tabella
7.1.
Un Registro delle cause di morte (Recam) è presente
in 36 Asl (ma i suoi risultati non sono inseriti in 10 casi
nella programmazione/valutazione aziendale, ed in 9 casi
nella programmazione/valutazione regionale). Dunque i
Recam produttivi a livello locale si riducono a 26 su 60
Asl.
Una Relazione sullo stato di salute (Rss) è presente in
27 Asl (ma i suoi risultati non sono inseriti in 5 casi nella
programmazione/valutazione aziendale, ed in 7 casi nella
programmazione/valutazione regionale). Le Rss produttive
a livello locale sono dunque 22 su 60 Asl.
Un Bilancio sociale è presente solo in 15 Asl (e in 6 casi
i suoi risultati non sono inseriti né nella programmazione/valutazione aziendale, né in quella regionale). I Bilanci sociali
produttivi a livello locale sono dunque 9 su 60 Asl.
Quanto ad altre iniziative epidemiologiche – abbastanza numerose (218 nel complesso, quasi 9 per Asl)
e tutte abbastanza ben recepite a livello di programmazione locale e regionale – tra i registri di patologia si segnalano il registro tumori (14 segnalazioni), più i registri
mesoteliomi (11) e tumori nasali (5); tra le rilevazioni di
rischio quelle relative alle malattie infettive (3) e ai campi
elettromagnetici (3); tra le rilevazioni delle percezioni soggettive quelle attivate a livello nazionale: Passi (19), Passi
d’argento (11), Okkio (14), Hbsc (9); e infine sono segnalate anche altre indagini, tra i cui oggetti si possono
menzionare in particolare le malattie infettive e la nutrizione pediatrica, la natalità e la mortalità, gli infortuni
e le malattie professionali, le disuguaglianze e le fragilità
(ulteriore spia dell’attenzione al sociale dei Dipartimenti
– cfr. supra, 3.1.3a).
52
3.2.3. Analisi dei flussi informativi della Asl
La griglia 3, dedicata alla analisi dei flussi informativi
della Asl, è stata compilata da 44 Dipartimenti. Il dettaglio delle risposte è riportato nella tabella 8.1.
Tra i referenti proposti nella griglia, la maggior parte
dei flussi complessivi, sia in uscita che in entrata, vengono
segnalati con la Regione (con il massimo dei flussi facoltativi in uscita e in entrata), e con il Ministero della salute; mentre l’Istat è il destinatario del massimo dei flussi
obbligatori in uscita, ma ne restituisce circa 3 su 4 (che
costituiscono comunque il massimo dei flussi obbligatori
in entrata).
L’Inps ottiene il massimo delle segnalazioni per l’assenza di flussi in uscita, e le Province per l’assenza di
flussi in entrata.
Tra i referenti identificati dai Dipartimenti e aggiunti
alla griglia nella casella «altro» si segnala il Ministero
dell’economia.
3.2.4. Analisi dell’assetto organizzativo e delle risorse del
Dipartimento
La griglia 4 è dedicata alla analisi dell’assetto organizzativo e della dotazione di risorse di personale, di strutture, di strumenti e di finanziamento del Dipartimento.
La griglia è stata compilata in almeno una sua parte
da 56 Dipartimenti (cfr. p. 171); ma tra le diverse domande si mostrano differenze nel numero dei rispondenti,
che verranno qui di seguito segnalate volta per volta.
a) I Dipartimenti presentano una estensione territoriale media di circa 2.400 kmq (calcolata su 55 rispondenti), e una popolosità media di circa 425.000 abitanti
(calcolata su 56 rispondenti); ma con una distribuzione
ampia, che va da meno di 1.000 a più di 4.000 kmq e da
meno di 100.000 a più di 1.000.000 di abitanti (fig. 9.1).
La loro densità abitativa media è di circa 350 abitanti per
53
kmq, con oscillazioni peraltro davvero molto ampie (da
39 a 2.545 ab/kmq).
b) Un organigramma è stato fornito da 33 Dipartimenti (figg. 9.2.1-9.2.31), in 15 dei quali è rappresentata
una territorializzazione/distrettualizzazione più o meno
spinta delle attività.
«Sintetizzando» le strutture organizzative presentate
negli organigrammi, si può giungere ad una sorta di organigramma riassuntivo (tab. 9.1), nel quale ad ogni servizio possono essere accoppiate sue articolazioni, presenti
nei diversi Dipartimenti in riferimento alle principali aree
di intervento o centri di interesse dei servizi, e in termini
molto vari di Unità complesse o semplici, Unità di staff,
ecc.
In riferimento alla tabella, nella quale sono riportate
tutte le unità organizzative segnalate nei 32 organigrammi,
può dunque essere disegnato anche una sorta di organigramma medio (fig. 9.2.33), costruito però necessariamente – per esigenze di sintesi – con qualche forzatura.
Ad esempio, non sono state considerate le articolazioni organizzative recanti la stessa denominazione del
servizio di afferenza. Sono state ricondotte al servizio in
cui erano più presenti unità dedicate allo stesso ambito
operativo, ma afferenti in misura differente a servizi diversi; ed in caso di presenza uguale in due servizi, sono
state assegnate del tutto arbitrariamente ad uno dei due.
Per ogni servizio è stata riportata una afferenza solo
quando l’articolazione afferente aveva registrato almeno
3 segnalazioni (il che spiega l’assenza di articolazioni per
Sian, Siav-B e Siav-C); mentre sono state considerate di
particolare evidenza organizzativa quelle articolazioni
tanto presenti (più di 5 segnalazioni) da meritare probabilmente una quota di autonomia maggiore. In generale,
ci si è riferiti comunque ad una struttura a sei servizi
«secchi» più Direzione.
Ad ogni modo, così operando si può segnalare l’afferenza in tale organigramma:
• alla Direzione del Dipartimento, innanzitutto di articolazioni più «autonome», quali nell’ordine epidemiologia,
54
medicina dello sport, promozione/educazione alla salute,
amministrazione/segreteria, Lsp, medicina legale; e poi anche di articolazioni dedicate a medicina scolastica, flussi
informativi, Recam, qualità;
• al Sisp di articolazioni dedicate in particolare alla tutela dell’ambiente, agli screening e alla medicina preventiva;
• allo Spesal di articolazioni dedicate in particolare
all’impiantistica/antinfortunistica e a vigilanza e controlli;
• al Siav-A di articolazioni dedicate in particolare alle
anagrafi veterinarie, al randagismo e all’alimentazione animale.
Va ancora sottolineato che – nel segno della più volte
menzionata esigenza di integrazione – vengono anche segnalate dai Dipartimenti varie modalità di accorpamento
funzionale dei servizi (tab. 9.1), in particolare tra Siav-B e
Sian, tra Sisp e Sian, e tra i tre servizi veterinari (criticità
peraltro molto segnalata dai Dipartimenti stessi nel questionario, cfr. supra, par. 3.1.3, punto a).
c) Il profilo professionale del direttore del Dipartimento
è riportato da 41 rispondenti (tab. 9.2), ed è indicato come
medico in 35 casi (tra cui 20 si sono qualificati come igienisti – di cui 2 anche medici del lavoro e 4 anche medici
del lavoro e medici legali; 11 come medici del lavoro – di
cui 2 anche igienisti e 4 anche igienisti e medici legali; 5
come medici legali – di cui 4 anche igienisti e medici del
lavoro), veterinario in 4 casi, ingegnere in 1 caso.
Tale quadro riproduce la sostanziale prevalenza della
disciplina igienistica già segnalata tra i responsabili della
compilazione di questionario e griglie (cfr. supra, 3.1).
d) Nei 56 Dipartimenti rispondenti, l’Unità di epidemiologia è in 20 casi afferente al Dipartimento (e in 1 rispettivamente al Sisp, allo Spresal, all’area veterinaria) e
in 21 alla Direzione generale; mentre in 1 caso è un dipartimento autonomo e in 11 casi è assente (tab. 9.3).
e) Su 45 Dipartimenti rispondenti, una certificazione
Iso9000 è assente in 34 casi, presente in 7, e parziale in
4 (tab. 9.4). Peraltro è forse abbastanza attendibile che
anche i non rispondenti possano essere conteggiati come
risposte negative.
55
f) Per quanto riguarda il personale in organico, analizzando le risposte ricevute si evidenzia innanzitutto una
media per operatore di poco meno di 2.200 abitanti (fig.
9.3.1) e di circa 12 kmq (fig. 9.3.2), con una variabilità
per entrambe peraltro piuttosto ampia.
L’analisi della dotazione percentuale di personale per
ruolo (sanitario, tecnico, professionale e amministrativo)
sul totale del personale dei Dipartimenti rispondenti è
presentata nelle figure 9.3.3-9.3.6; mentre la media delle
medie di presenza percentuale del personale per ruolo è
presentata nella figura 9.3.7, da cui si evince la generale
prevalenza del personale sanitario (70% circa del personale) e la scarsità del ruolo professionale.
La percentuale di tecnici della prevenzione e di assistenti sanitari e infermieri sul totale del personale sanitario è presentata nelle figure 9.3.8-9.3.9; il valore medio è
rispettivamente del 35% per i Tdp e del 6% per gli infermieri.
Nella figura 9.3.10 si presenta invece la percentuale di
tecnici laureati sul totale di personale tecnico, che è di oltre il 40%.
L’analisi della dotazione percentuale di personale per
servizio (Direzione, Sisp, Sian, Spesal, Siav-A, Siav-B,
Siav-C) sul totale del personale dei Dipartimenti rispondenti è presentata nelle figure 9.3.11-9.3.17; e la media
delle medie della dotazione di personale per servizio è
presentata nella figura 9.3.18, da cui si evince la preponderanza del Sisp (quasi il 30% del personale), peraltro
poco meno rispetto ai tre servizi veterinari, che messi insieme assommano al 30% del personale (fig. 9.3.17).
Tra gli altri servizi/articolazioni organizzative segnalati, quando presenti la medicina legale occupa in media
il 15% circa del personale, l’epidemiologia il 14%, l’ospedale veterinario il 12% (fig. 9.3.19).
g) Per quanto riguarda strutture, strumenti e finanziamenti del Dipartimento e dei suoi servizi, la situazione
delle risposte ricevute si presenta variegata.
In particolare, per quanto riguarda la rilevazione dei
finanziamenti, si sono raccolte appena 2 griglie compilate
56
in modo completo e attendibile; e ciò, unitamente alle riflessioni sopra riportate (cfr. supra, 2.2.3) fa propendere
per l’ipotesi di un profondo ripensamento o di una eliminazione di questa sezione dalle future rilevazioni Oip.
Per le strutture, in media ogni Dipartimento dei 41 rispondenti può contare su circa 18 strutture edilizie (tab.
10.1), con una media di occupazione di circa 22 operatori
per struttura (fig. 10.1).
Il rapporto medio di abitanti per struttura è di 36.000
abitanti circa (fig. 10.2), eliminando due dati fuori scala
(che porterebbero la media a 51.000 abitanti circa).
Quanto alla localizzazione, in media il Sisp e l’epidemiologia (quando presente) hanno entrambi una presenza
in circa 10 delle 18 strutture del Dipartimento, e l’area veterinaria complessivamente circa in 12 strutture (fig. 10.3).
Operando una media delle percentuali di occupazione delle strutture da parte dei diversi servizi nei Dipartimenti, il Sisp è presente approssimativamente in
media nel 55% delle strutture disponibili per il Dipartimento, e i tre servizi veterinari stanno tra il 17% e il
28% (fig. 10.4). Sembra comunque opportuna, per la
prossima edizione della griglia, una precisazione più fine
e dettagliata del termine «struttura», che eviti fraintendimenti tra edifici, sedi centralizzate, ambulatori, sportelli,
ecc.
Tra gli strumenti, per i 35 Dipartimenti rispondenti il
rapporto medio kmq per veicolo è di circa 91 kmq (fig.
10.5), eliminando due dati fuori scala (più del doppio rispetto al valore più alto della restante serie).
La dotazione media di veicoli per Dipartimento è di
circa 39, di cui circa 8 per il Sisp e circa 7 rispettivamente
per lo Spesal e per il Siav-A (16 veicoli complessivamente
per l’area veterinaria) (fig. 10.6); mentre, operando una
media delle ripartizioni percentuali dei veicoli tra i diversi
servizi dei Dipartimenti, il Sisp è dotato in media del
21% dei veicoli del Dipartsimento, e lo Spesal e il Siav-A
del 18% ciascuno (fig. 10.7).
Quanto alle dotazioni informatiche, sono segnalati in
media per il totale del Dipartimento circa 3 operatori per
57
Pc, mentre una media delle medie di dotazione degli altri
servizi nei vari Dipartimenti pilota segnala l’Unità amministrativa e la Direzione come le più fornite di strumentazioni informatiche, e il Siav-C come il meno fornito.
L’informatizzazione (intesa come esistenza di un sistema
di informatizzazione delle procedure, oltre la mera disponibilità di supporti informatici) è segnalata come presente
solo nella metà circa (21 su 41) dei Dipartimenti rispondenti (tab. 10.1).
3.2.5. Analisi delle attività preventive della Asl
La griglia 5 è dedicata alla analisi delle attività preventive della Asl, ed è stata compilata da 37 Dipartimenti,
che hanno prodotto 1.146 segnalazioni, con una media di
31 interventi segnalati per Dipartimento (tab. 11.1).
Gli interventi, ricalcando quasi esattamente la sequenza registratasi lo scorso anno, si riferiscono in ordine
di numerosità decrescente di segnalazioni alle vaccinazioni, agli infortuni sul lavoro, alla promozione della salute
nelle scuole, alla promozione della nutrizione corretta, alla
prevenzione delle malattie infettive, alla formazione (tab.
11.2).
Tra le articolazioni organizzative Asl responsabili, da
sole o in collaborazione, degli interventi segnalati, a parte
le preponderanti segnalazioni «Dipartimento» e «Asl»,
tra i servizi dipartimentali si evidenziano il Sisp, con 137
segnalazioni, il Sian con 123, lo Spesal con 102; mentre
i servizi veterinari vengono citati complessivamente 56
volte, il che potrebbe costituire un ulteriore indizio per
così dire di «medicocentrismo» nello sguardo dell’Oip.
Lo spettro dei referenti citati come responsabili in
proprio o in collaborazione degli interventi di prevenzione è amplissimo, e ripercorre i referenti fin qui citati
(cfr. in particolare supra, tab. 1.5 e 8.1): in particolare
sono tra i maggiormente menzionati enti e istituzioni varie
(Ministeri – della salute e dell’istruzione, Iss, Ccm, Istat,
Inps, Inail, università, Regione, Province, Comuni, Pre58
fettura, Scuole, Vigili del fuoco, Scuole guida, Polstrada,
Polizia Municipale...); associazionismo civile, sindacale,
politico, professionale, di categoria...; Ssr e sue articolazioni (Ares, Oer, Izs, Lsp, Arpa...); Asl e sue articolazioni (distretti, consultori, Sert, Dsm, medicina scolastica,
medicina legale, epidemiologia, medicina sportiva, centri
vaccinazioni, unità screening...); ospedali e reparti ospedalieri (direzione sanitaria, comitato di lotta alle infezioni
ospedaliere, malattie infettive, cardiologia, medicina, psichiatria, oculistica, neurologia, geriatria, ostetricia, punti
nascita, diabetologia, senologia e mammografia, odontoiatria, radiologia, laboratorio analisi...).
In 187 segnalazioni (circa il 15% dei casi, come lo
scorso anno), invece, non viene segnalato alcun responsabile; ma tali segnalazioni «in bianco» forse potrebbero
verosimilmente essere considerate come segnalazioni di
responsabilità operativa del Dipartimento nel suo complesso.
Gli specifici interventi segnalati nelle 40 aree proposte
nella griglia sono presentati nelle tabelle da 11.3 a 11.3.40,
nelle quali le segnalazioni sono state fedelmente riportate,
avendo comunque cura di eliminarne eventuali riferimenti
al territorio (ad esempio «Roma» è diventato «comune»,
«Lazio» «regione», e così via), che non sembravano aggiungere molto alla rappresentatività generale del dato.
Va rimarcato che alcuni Dipartimenti hanno molto
opportunamente aggiunto alle aree già individuate un’area
«sicurezza alimentare» e un’area «sanità pubblica veterinaria». Tali aree verranno conservate anche nella prossima
edizione della griglia.
• Nell’area prevenzione ambientale (tab. 11.3.1) gli interventi segnalati riguardano prevalentemente la vigilanza
sulle strutture ad uso collettivo e sull’abitato, il regolamento Reach, la formulazione di pareri e la sorveglianza
ambientale – con segnalazioni specifiche per allergeni,
scarichi, amianto, campi elettromagnetici.
• Nell’area educazione alla salute (tab. 11.3.2) gli interventi segnalati riguardano prevalentemente tabagismo,
attività fisica, alimentazione, alcolismo, sessualità.
59
• Nell’area promozione della salute nelle scuole (tab.
11.3.3) gli interventi segnalati riguardano prevalentemente
un approccio complessivo alla promozione della salute e
agli stili di vita sani, e poi tabagismo, attività fisica, nutrizione, lavoro, sessualità, convivenza uomo-animali.
• Nell’area formazione (tab. 11.3.4) gli interventi segnalati riguardano prevalentemente tabagisti, alimentaristi, micofili, utilizzatori di fitosanitari, tatuatori e piercer,
imprenditori, e poi personale sanitario (con interventi su
vaccinazioni, medicina legale, comunicazione e prevenzione sul lavoro, igiene alimenti e nutrizione, zoonosi,
epidemiologia, sorveglianza, vigilanza e controlli indoor,
promozione ed educazione alla salute, norme Iso9000,
necroscopia, medicina dei viaggi).
• Nell’area prevenzione materno/infantile (tab. 11.3.5)
gli interventi segnalati riguardano prevalentemente tabagismo, allattamento al seno, procreazione consapevole, diabete infantile, malattie esantematiche, incidenti domestici,
promozione dell’abitudine alla lettura, tutela delle lavoratrici madri, rapporto gestante-animali.
• Nell’area vaccinazione (tab. 11.3.6) gli interventi segnalati riguardano prevalentemente promozione ed effettuazione di campagne vaccinali obbligatorie e facoltative
(Hpv, meningococco, pneumococco, Mpr, varicella, influenza, Dt, ecc.), Piano nazionale e regionale vaccinazioni,
miglioramento della qualità dei processi vaccinali, monitoraggio coperture vaccinali, informatizzazione anagrafi
vaccinali, rilevazioni di gradimento e degli eventi avversi,
emergenze post-vaccinali, verifica dello stato immunitario,
profilassi internazionale e medicina del viaggiatore.
• Nell’area screening non oncologici (tab. 11.3.7) gli
interventi segnalati riguardano prevalentemente Tbc, ambliopia, carie e malocclusioni, sordità, diabete e malattie
metaboliche, osteoporosi e patologie ortopediche, asbestosi negli esposti.
• Nell’area prevenzione malattie infettive (tab. 11.3.8)
gli interventi segnalati riguardano prevalentemente Tbc,
meningiti, morbillo, Hiv e malattie sessualmente trasmesse, Hpv, legionellosi, leishmaniosi e malattie tra60
smesse da vettori, zoonosi, indagini epidemiologiche e
ambientali, vigilanza e controllo, sistema di notifica informatizzato.
• Nell’area prevenzione cardiovascolare dedicata alla
carta del rischio (tab. 11.3.9) sono segnalati interventi di
formazione all’uso della carta e di sua applicazione.
• Per l’area prevenzione cardiovascolare, in quella dedicata specificamente alla prevenzione dell’obesità donna
e del bambino (tab. 11.3.10) gli interventi segnalati riguardano prevalentemente promozione dell’attività fisica,
dietetica e dietetica scolastica e aziendale, attività ambulatoriale e promozione di abitudini corrette, laboratori di
cucina salutare.
• Nell’area dedicata alla prevenzione delle complicanze
del diabete II (tab. 11.3.11) gli interventi segnalati riguardano prevalentemente formazione degli operatori, appropriatezza diagnostica e promozione della salute, gestione
integrata del diabete.
• Nell’area dedicata alla prevenzione delle recidive
(tab. 11.3.12) gli interventi segnalati riguardano prevalentemente counselling, audit Mmg, attivazione di ambulatori, promozione della salute.
• Nell’area dedicata alla prevenzione cardiovascolare:
altro (tab. 11.3.13) sono segnalati prevalentemente interventi di promozione dell’attività motoria.
• Nelle aree dedicate alla prevenzione tumori del seno
(tab. 11.3.14), alla prevenzione tumori della cervice uterina
(tab. 11.3.15), e alla prevenzione tumori del colon-retto
(tab. 11.3.16), sono segnalati promozione, attuazione, superamento delle criticità e monitoraggio di interventi di
screening.
• Nell’area dedicata a prevenzione tumori: altro (tab.
11.3.17) sono segnalati interventi di screening del carcinoma prostatico e di ricerca delle ammine urinarie nei lavoratori.
• Nell’area prevenzione altre malattie cronico-degenerative (tab. 11.3.18) gli interventi segnalati riguardano prevalentemente prevenzione delle patologie da tabagismo,
dell’osteoporosi, dell’artrite reumatoide, della sindrome
61
metabolica; promozione dell’attività fisica e dell’uso di
sale iodato; gestione integrata della Bpco e del diabete.
• Nell’area prevenzione incidenti stradali (tab.
11.3.19) gli interventi segnalati riguardano prevalentemente promozione della salute verso le scuole e la popolazione generale, e verso categorie specificamente riguardate (Polizia stradale, autotrasportatori, autoscuole);
statistiche ed epidemiologia; e progetti specifici contro
l’uso di alcool e droghe, per l’adozione delle cinture di
sicurezza e dei seggiolini, sull’uso dei ciclomotori e del
casco.
• Nell’area prevenzione incidenti domestici (tab.
11.3.20) gli interventi segnalati riguardano prevalentemente formazione e promozione della salute con genitori
di bambini in età prescolare, nelle scuole, università della
terza età e centri anziani; statistiche ed epidemiologia; e
poi – in particolare per la popolazione anziana – promozione dell’attività fisica e visite domiciliari.
• Nell’area prevenzione infortuni sul lavoro (tab.
11.3.21) gli interventi segnalati riguardano prevalentemente edilizia e grandi opere, metallurgia, agricoltura,
lotta all’alcolismo e al tabagismo, vigilanza e controllo nei
luoghi di lavoro, educazione e promozione della salute,
formazione, statistiche ed epidemiologia, vigilanza su appalti e apprendistato.
• Nell’area prevenzione patologie legate a interrelazioni, ritmi e organizzazione sul luogo di lavoro (tab.
11.3.22) gli interventi segnalati riguardano prevalentemente le patologie stress-correlate, in particolare nei cantieri di grandi opere e nel lavoro infermieristico.
• Nell’area prevenzione delle malattie professionali
(tab. 11.3.23) gli interventi segnalati riguardano prevalentemente vigilanza, ricerca attiva, formazione ed educazione alla salute, attività di polizia giudiziaria, verifica
di protocolli e regolamenti, e interventi in particolare per
amianto, metalli pesanti, cancerogeni e tumori professionali, polvere di legno, ipoacusia.
• Nell’area prevenzione mobbing (tab. 11.3.24) sono
segnalati dodici interventi di istituzione di appositi orga62
nismi referenti, in particolare nei cantieri per le grandi
opere.
• Nell’area promozione della nutrizione corretta (tab.
11.3.25) gli interventi segnalati riguardano prevalentemente promozione della salute – in gran parte nelle
scuole – counselling, tutela della celiachia, consumo di sodio e sale iodato, valutazione dei menù delle mense scolastiche, aziendali, ospedaliere e delle comunità terapeutiche.
• Nell’area sicurezza alimentare (tab. 11.3.25.bis) gli
interventi segnalati riguardano prevalentemente vigilanza
igienico sanitaria sulla produzione, manipolazione, trasporto, deposito, conservazione, distribuzione e vendita
di alimenti e bevande, tossinfezioni alimentari, ispettorato
micologico, ricerca di residui di principi farmacologicamente attivi negli alimenti.
• Nell’area sanità pubblica veterinaria (tab. 11.3.25.
ter) gli interventi segnalati riguardano prevalentemente
profilassi delle zoonosi, randagismo, anagrafe e benessere
animale, farmacovigilanza, vigilanza e controllo sulle industrie e sugli allevamenti.
• Nell’area tutela degli alimenti di origine animale
(tab. 11.3.26) gli interventi segnalati riguardano prevalentemente vigilanza e controllo sugli alimenti, e in particolare su latte, carni e macellazione, mangimi, prodotti ittici
e pesce crudo.
• Nell’area tutela degli alimenti di origine vegetale
(tab. 11.3.27) gli interventi segnalati riguardano prevalentemente piani di campionamento, vigilanza e controllo,
audit, sorveglianza micotossine e funghi, fitosanitari e antiparassitari, sorveglianza stabilimenti di produzione.
• Nell’area tutela dell’acqua potabile (tab. 11.3.28) gli
interventi segnalati riguardano prevalentemente vigilanza,
campionamenti e monitoraggio sistematici dell’acqua e
della rete idrica, di pozzi e sorgenti e degli enti gestori,
formazione e informazione, pareri autorizzativi e verifica
strutture e infrastrutture.
• Nell’area tutela delle acque di balneazione (tab.
11.3.29) gli interventi segnalati riguardano prevalente63
mente la vigilanza e il controllo sulle piscine, spiagge e
acque di balneazione, scarichi e recettori.
• Nell’area tutela della salute mentale (tab. 11.3.30)
gli interventi segnalati riguardano prevalentemente il comportamento alimentare negli adolescenti, e la prevenzione
della depressione negli ospedalizzati e post-partum.
• Nell’area prevenzione handicap (tab. 11.3.31) gli interventi segnalati riguardano prevalentemente screening
neonatali (ipoacusia, ambliopia e vizi rifrazione, cecità,
malattie dismetaboliche, displasia anca) e presa in carico
dei pazienti affetti da ictus.
• Nell’area prevenzione dipendenze patologiche (tab.
11.3.32) gli interventi segnalati riguardano prevalentemente
interventi contro tabagismo, alcolismo, tossicodipendenze.
• Nell’area tutela della fragilità (tab. 11.3.33) gli interventi segnalati riguardano prevalentemente prevenzione e
promozione della salute negli anziani (attività fisica, prevenzione odontostomatologica, sorveglianza delle ondate
di calore, telemedicina), tutela dei migranti (assistenza sanitaria, prevenzione Tbc), tutela della lavoratrici madri e
delle persone non autosufficienti.
• Nell’area tutela della salute dei reclusi (tab. 11.3.34)
gli interventi segnalati riguardano prevalentemente ispezioni e controlli igienico sanitari nelle carceri, sorveglianza
e controllo Tbc, miglioramento igienico nutrizionale della
mensa.
• Nell’area tutela delle attività sportive (tab. 11.3.35)
gli interventi segnalati riguardano prevalentemente controlli sanitari su minorenni, controlli sugli ambulatori privati di medicina sportiva, visite mediche e certificazioni,
controlli degli impianti.
• Nell’area tutela dei viaggi/aeroporti/porti (tab.
11.3.36) gli interventi segnalati riguardano prevalentemente l’istituzione di centri e ambulatori, consulenze,
counselling, promozione della salute.
• Nell’area farmacovigilanza (tab. 11.3.37) gli interventi segnalati riguardano prevalentemente effetti avversi
delle vaccinazioni, audit clinico, controlli sulle farmacie,
ricerca residui farmacologici.
64
• Nell’area prevenzione dei rischi clinici e ospedalieri
(tab. 11.3.38) gli interventi segnalati riguardano prevalentemente infezioni ospedaliere, rischio biologico, interventi
di formazione, indagini epidemiologiche, risk management.
• Nell’area medicina legale (tab. 11.3.39) gli interventi
segnalati riguardano prevalentemente prevenzione del
contenzioso, rilascio certificazioni, medicina fiscale.
• Nell’area altro (tab. 11.3.40), oltre a segnalazioni di
progetti nazionali quali Okkio, Passi, ecc., vengono segnalati rendicontazione fatturazioni e sorveglianza di popolazione
Va rimarcato che – oltre alla presenza di alcune attività in due diverse aree, a causa della citata compresenza
sia di aree di attività sia di aree di ambito – alcuni progetti di respiro nazionale o regionale risultano trasversali
a molte delle aree in elenco: in particolare Okkio (segnalato nelle aree educazione alla salute, promozione della
salute nelle scuole, prevenzione dell’obesità della donna e
del bambino, prevenzione cardiovascolare: altro, promozione nutrizione corretta), Passi (educazione alla salute
prevenzione altre malattie cronico-degenerative, tutela fragilità), Passi d’argento (educazione alla salute, prevenzione
cardiovascolare: prevenzione recidive, tutela fragilità),
Guadagnare salute (educazione alla salute, promozione
della salute nelle scuole, prevenzione dell’obesità della
donna e del bambino, promozione nutrizione corretta),
gruppi di cammino (promozione della salute nelle scuole,
prevenzione complicanze diabete II, prevenzione cardiovascolare: altro, prevenzione incidenti domestici, tutela
fragilità), sistemi di allerta (prevenzione ambientale, sicurezza alimentare, tutela alimenti animali).
Inoltre si può rimarcare la diffusa segnalazione di
lotta contro il tabagismo (educazione alla salute, promozione della salute nelle scuole, prevenzione materno/infantile, prevenzione altre malattie cronico-degenerative,
prevenzione infortuni sul lavoro, prevenzione dipendenze
patologiche), noto e incontrovertibile fattore di rischio
per molteplici patologie, su cui viene peraltro segnalata
65
una «limitata assunzione di responsabilità del Ssn nel
Pnp» [AA.VV. 2011] cui l’attività dei Dipartimenti pare
spontaneamente mettere in qualche modo riparo.
Nella griglia 5 era infine anche richiesto di indicare,
per ogni intervento segnalato, se fossero stati formalizzati
chiari obiettivi di salute, e se fossero state effettuate indagini epidemiologiche pre-intervento e rilevazioni postintervento di risultati operativi, di effetti di salute e di effetti di gradimento.
Sui 1.146 interventi segnalati, per 1.065 (ossia il 93%;
lo scorso anno erano solo il 69%) è stata fornita almeno
una indicazione su una delle valutazioni di contesto degli
interventi testé riportate.
Come lo scorso anno, le risposte sono fortemente
positive per l’indicazione di obiettivi di salute e la rilevazione di risultati operativi, di livello meno elevato per la
presenza di indagini epidemiologiche pre-intervento e di
effetti di salute, ed abbastanza insoddisfacenti per la rilevazione degli effetti di gradimento (figura 11.1).
4. Interpretazione dei risultati
Anche quest’anno ogni interpretazione dei risultati
dell’Oip va condotta tenendo ben presente che ci si riferisce a dati – anche se ormai abbastanza numerosi – pur
sempre non esaustivi, e comunque raccolti senza pretese
di rappresentatività statistica; che possono dunque fornire
interessanti suggestioni o indicazioni di massima, ma sui
quali non è possibile costruire rappresentazioni o inferenze generali.
4.1. Dal Dipartimento «medio» agli standard e alle linee
guida
La costruzione di una sorta di ipotesi di «Dipartimento medio», basandosi sui dati – peraltro non sempre
completi – provenienti dai 60 Dipartimenti partecipanti,
66
è dunque evidentemente anche per quest’anno un’ipotesi
non praticabile per l’Oip.
Ma, come già affermato lo scorso anno, anche se si
avesse – o quando si avrà – a disposizione un universo
statistico rappresentativo di tutto il territorio nazionale, i
dati medi che potrebbero derivarne non costituirebbero
naturalmente di per sé uno standard, ma piuttosto una
fotografia dell’esistente.
Disporre di tale fotografia sarebbe peraltro utilissimo;
ed in primo luogo perché l’esistente, per quanto possa apparire strano, ancora non pare completamente conosciuto.
Anche quest’anno si è riscontrato come nei Dipartimenti – travolti forse dalle emergenze, dalle urgenze
legislative, dalle pressioni di varia natura, dalla stessa
forza della routine – la conoscenza anche di dati organizzativi basali non sia ancora diffusa come ci si attenderebbe (anche nelle risposte pervenute quest’anno, talvolta non solo alcuni aspetti della dotazione di risorse,
ma addirittura anche estensione territoriale e popolosità
sono stati comunicati con qualche carenza o approssimazione...).
In secondo luogo, la conoscenza completa e attendibile di tali dati servirebbe invece sia a fondarsi su un
riferimento per la costruzione di standard, non tanto rigidi (per rispettare la variabilità e l’autonomia territoriale) quanto almeno di dotazione minima; sia a poter
effettuare incroci di efficienza ed efficacia, calcoli di carichi di lavoro, ecc. Insomma, servirebbe a poter rispondere intanto ai classici quesiti sul chi – fa che cosa – perché – come – quando – dove – quanto – con quale impiego di risorse – con quali risultati di efficienza, di salute
e gradimento; per poter poi organizzare sempre meglio il
lavoro, anche in termini di fissazione di parametri, protocolli, linee guida; come peraltro fortemente richiesto dagli
operatori stessi (cfr. infra, par. 4.2.4).
Le risposte ai suddetti classici quesiti, che in tutte le
aziende commerciali sane costituiscono la base di ogni
agire, sembrano invece di indaginosissima produzione in
una Asl o in un Dipartimento.
67
Eppure, per ognuna delle questioni poste nel questionario e nella griglia, anche quest’anno sono giunte risposte assolutamente accurate e complete da almeno uno dei
Dipartimenti, e spesso da ben più di uno; ciò fa ancora
pensare dunque che una eventuale mancanza di risposte
possa riferirsi non tanto ad una difficoltà insormontabile
o ad una impossibilità assoluta nel fornirle, quanto a carenze di tempo, di determinazione o di organizzazione nel
procurarsele; cui dunque può essere necessario rispondere
con un potenziamento delle risorse dell’Oip che funga da
supporto operativo alle rilevazioni di ogni Dipartimento
(cfr. infra, par. 5).
Tenendo ben presenti queste considerazioni preliminari, si possono comunque fornire alcune indicazioni di
«medietà» desunte dalle risposte dei 60 Dipartimenti partecipanti all’Oip.
I dati raccolti quest’anno – ben lungi comunque, occorre non stancarsi di ripeterlo, dal rappresentare altro
che medie grezze e non coordinate (anche perché provenienti da universi statistici di rispondenti volta per volta
diversi) di un pool eterogeneo di Dipartimenti – possono
delineare un Dipartimento vasto circa 2.400 kmq e con
circa 430.000 abitanti e una densità abitativa di 354 abitanti/kmq; con una struttura edilizia ogni 36.000 abitanti,
con una rete informatica solo nel 50% dei casi, ma dotato
comunque di 1 Pc ogni 3 operatori circa; con un veicolo
ogni 90 kmq circa, e con un operatore (cinquantenne o
ultracinquantenne) ogni 2.200 abitanti e 12 kmq circa.
Tali operatori sono dotati di un contratto stabile di
lavoro, ma con crescenti segnali di precarizzazione, e
sono complessivamente vocati al proprio impegno, fortemente motivati e con buona professionalità; con una
prevalenza del personale di ruolo sanitario del 70%
del totale (di cui più di 1/3 Tdp e circa 1/20 assistenti
sanitari e infermieri), e personale tecnico al 40% lau­
reato. Essi sono allocati al 30% nei servizi veterinari, e
per quasi il 30% nel Sisp; mentre anche la loro dotazione strutturale e strumentale è allocata in modo grosso
modo analogo.
68
Il Dipartimento medio è inserito in una Asl con un
Direttore generale in carica da circa 2 anni, ed è diretto
da un Medico igienista in carica da circa 7 anni; non dispone di una certificazione modello Iso9000, e ha i sei
servizi dotati di alcune articolazioni dedicate ai loro ambiti di intervento specifici, più altre articolazioni organizzative dipartimentali trasversali dedicate a epidemiologia,
medicina dello sport, promozione della salute/educazione
alla salute, funzioni amministrative e segretariali, laboratorio di sanità pubblica, medicina legale.
È un Dipartimento impegnato in molti progetti (circa
10), dei quali pochissimi con finanziatori commerciali, e
che attua molti interventi (31) complessivamente efficaci,
efficienti, produttivi in termini di salute; ma che non vengono giudicati particolarmente promoventi sotto il profilo
dell’equità sociale.
4.2. Verso una visione di consenso: dieci nodi di discussione
Forse ancor più della rappresentazione «media» degli assetti organizzativi dei Dipartimenti italiani, presentata nel precedente paragrafo e desunta dalle rilevazioni
più oggettive contenute negli strumenti di rilevazione
dell’Oip, può risultare interessante il tentativo di co­
strui­re una elementare base per attivare un discorso
condiviso sulla soggettività di visione dei diversi Dipartimenti, partendo ovviamente dagli aspetti più descrittivi e
più evidenti che è possibile desumere dalle segnalazioni
giunte quest’anno.
Naturalmente, anche le semplici formulazioni soggettive che verranno presentate qui di seguito non si fondano su nessuna rappresentatività statistica, né rivestono
alcun crisma formale o istituzionale, né hanno alcuna
pretesa di esaustività o di immodificabilità; ma forse potrebbero risultare utili nel tentativo di costruzione di un
consenso che – se raggiunto – conterrebbe in sé il plus
dell’essersi formato con un itinerario del tutto trasparente
69
di costruzione collettiva lunga e partecipata, e fondata
sulle istanze di una larga base di operatori.
4.2.1. primo nodo: integrazione
Anche quest’anno il primo, più evidente e forse più
importante elemento che risalta da una lettura delle risposte, attraversando uniformemente tutti i settori delle
rilevazioni, è la forte tensione all’integrazione culturale,
operativa e in larga parte umana e relazionale, sia tra gli
operatori del Dipartimento, sia del Dipartimento con la
amplissima messe di referenti operativi ed organizzativi intra- ed extra-Asl fin qui diffusamente segnalati, dagli enti
locali a tutte le articolazioni dell’intervento statale, ecc.
Ciò anche nel convincimento – evidentemente largamente vissuto nei servizi, oltre che di assoluta evidenza
culturale – che [Guberti 2012]:
L’integrazione professionale rappresenta «teoricamente»
una delle ragioni fondamentali della organizzazione del lavoro
in Dipartimenti.
[...]
[Essa] rappresenta il punto di forza e la condizione indispensabile che gli operatori della prevenzione devono garantire
per perseguire gli obiettivi di salute.
È un modo di essere prima ancora che di agire, che consente di adeguare le proprie conoscenze e capacità specialistiche, quindi settoriali, alla complessità dei problemi intersettoriali da affrontare, non sacrificando, ma esaltando la propria
specificità in una visione sistemica della realtà.
[...]
Il Dipartimento di prevenzione è l’asse portante e il nodo
strategico di una più forte e valida collaborazione tra le strutture, i servizi e le unità operative, interni ed esterni all’azienda
sanitaria, impegnati nella promozione e nella tutela della salute
dei cittadini.
Come estesamente riscontrabile in tutte le segnalazioni, gli operatori ascoltati dall’Oip affermano la neces70
sità che il Dipartimento esista e che sia uno; che comprenda insieme medici e veterinari, igienisti e medici del
lavoro – anzi che tragga una delle sue forze dalla loro integrazione; che non perda nessuno dei suoi settori tradizionali di impegno, ma anzi che integri medicina legale e
dello sport, epidemiologia e medicina scolastica, ecc.
Ciò conforta una volta di più nella scelta dell’approccio fortemente orientato all’integrazione scelto dall’Oip, e
testimonia dell’opportunità di approfondire le rilevazioni
dei livelli di integrazione Dipartimento-ospedale e Dipartimento-distretto, e di indagare anche sulla presenza della
salute in tutte le politiche (cfr. supra, par. 2.2.3).
4.2.2. Secondo nodo: comunicazione
In tale ottica di indispensabilità dell’integrazione, si
conferma nei Dipartimenti una diffusa consapevolezza
della crucialità assoluta della comunicazione, in tutte le
sue accezioni: interpersonale tra colleghi e verso utenti,
cittadini e portatori d’interesse, con l’associazionismo e il
territorio, tra servizi dipartimentali e con tutte le unità organizzative Asl, con le istituzioni sanitarie territoriali e nazionali, con università e agenzie formative, con le diverse
articolazioni territoriali e funzionali dello Stato; come è
dimostrato tra l’altro dall’alta intensità e dall’alto numero
di flussi informativi e di tavoli formali di lavoro comune
attivati.
La comunicazione – in particolare quella esterna – è
la criticità più citata tra punti forti e punti deboli; e per
la comunicazione vengono suggeriti la maggior parte degli
interventi di formazione (ciò che può forse far riflettere
sia sulla necessità di inserire una disciplina «comunicazione in sanità» nella formazione di base di tutti i professionisti sanitari, sia sull’opportunità di riservare il più ampio spazio alla comunicazione nelle attività di formazione
continua/aggiornamento attivati nei Dipartimenti).
Inoltre, si segnalano ad esempio la scarsità di ritorni
comunicativi della Asl, e l’insufficienza dei ritorni comu71
nicativi delle rilevazioni epidemiologiche; e viene peraltro individuato dagli operatori dei Dipartimenti come un
grave limite la mancanza – e come una importante risorsa
la presenza – di visibilità e riconoscimento dei Dipartimenti e dei loro dirigenti e operatori (che si costruisce
soprattutto con strategie comunicative), e di un clima
interno collaborativo (che è evidentemente frutto di una
buona comunicazione interna).
4.2.3. Terzo nodo: risorse
Anche la scarsità assolutamente drammatica di risorse
emerge con grande chiarezza dalle segnalazioni; come ci si
poteva aspettare, e come era già accaduto lo scorso anno.
A fronte di compiti che aumentano, diminuiscono
drasticamente le risorse, ed in particolar quella più cruciale, ossia il personale; che è segnalato come di età avanzata e a basso turnover.
Le segnalazioni della carenza di risorse sono ampie e
dettagliate, e riguardano oltre al personale, anche le risorse per la formazione, quelle strutturali (mancanza di
spazi come diminuzione della possibilità di offrire privacy
e accoglienza) ed economiche, e la mancata informatizzazione.
La gravità e la crucialità della questione delle risorse
potrebbe dunque forse richiedere, insieme alla segnalazione e alla denuncia, anche uno sforzo propositivo; che
verosimilmente non potrebbe non passare attraverso una
riflessione di respiro più generale sulle questioni del posto
della salute e della prevenzione nella scala delle priorità
politiche e culturali contemporanee, del finanziamento
della sanità pubblica e della lotta all’evasione fiscale, del
rapporto tra pubblico e privato e del diritto Costituzionale alla salute, ecc.; riflessione che in questo caso apparirebbe essere non pretestuosa o teorica, ma davvero come
una delle ricadute più evidentemente connesse alle risultanze dell’Oip.
72
4.2.4. Quarto nodo: organizzazione
Gli operatori dei Dipartimenti sottolineano con forza
anche nel 2012 come rimangano gravi ostacoli al lavoro
in alcuni assetti organizzativi non accettabili.
Tra di essi, si segnalano l’assenza di linee guida e di
chiari e stabili riferimenti tecnici e amministrativi e la
mancanza di una pianificazione delle attività, che lasciano
spazio ad una burocratizzazione autoreferenziale degli interventi anch’essa fortemente segnalata tra i punti deboli
del Dipartimento; l’ovvio disorientamento proveniente da
un turnover nella dirigenza gestionale e politica delle Asl
vorticoso più ancora che accelerato; la frammentazione
degli interventi tra diversi referenti e la confusione delle
competenze fino a franchi conflitti (da riferirsi anche
alla mancata integrazione) e la mancanza di uno sguardo
chiaro e unitario sul lavoro; la scarsità di standardizzazioni e protocolli condivisi. Ossia insomma, in una parola,
la mancanza di una normazione legislativa e organizzativa
di quella integrazione cui si è appena fatto cenno.
Ciò sembra rendere necessario un miglioramento del
formale delineamento organizzativo e legislativo dei compiti nel Dipartimento (come testimoniato anche nelle tabelle 6.1 e 6.2, nelle quali le leggi segnalate sono in massima parte leggi di organizzazione, e le segnalazioni su
auspicabili nuove statuizioni riguardano in massima parte
organizzazione e pianificazione).
4.2.5. Quinto nodo: operatori
A carenze di risorse e disfunzionalità organizzative fa
fronte però una capacità ed una dedizione degli operatori
(e una funzione di guida e stimolo dei dirigenti) vista anche quest’anno come risorsa cruciale; che giunge anche
quest’anno nonostante tutto a produrre buoni risultati di
funzionalità per i servizi, con interventi efficaci, efficienti
e graditi.
73
Occorre tener presente naturalmente che tale visione
è generata da uno sguardo degli operatori su se stessi, e
che quindi potrebbe essere influenzata da una qualche
auto-indulgenza e da un qualche autocompiacimento.
Ma non è comunque senza significato – e anzi si configura come una forte e consapevole assunzione di responsabilità – che anche quest’anno essi identifichino la propria eventuale competenza, abnegazione, flessibilità, capacità di collaborazione come quella importantissima chiave
di volta per l’efficacia e l’efficienza dell’organizzazione che
studi e acquisizioni della scienza aziendale internazionale
dimostrano effettivamente che sia.
La professionalità e la motivazione degli operatori, e
il buon livello delle prestazioni fornite (capillarità, flessibilità, capacità di risposta, rapidità, continuità oraria,
ecc.) sono infatti tra i punti forti più segnalati; mentre
risalta tra i punti deboli la connotazione anagraficamente svantaggiosa degli operatori stessi (che peraltro
– a proposito di elementi-base di managerialità – nessuna azienda commerciale tollererebbe senza intervenire
a riequilibrarla...!), naturalmente legata alla carenza di
risorse che blocca le nuove assunzioni impedendo un
abbassamento dell’età media, ma anche probabilmente
a volontà di politica generale e sanitaria forse ostili alla
prevenzione.
4.2.6. Sesto nodo: formazione continua
La mancanza di formazione continua/aggiornamento è
tra i punti deboli più segnalati e più lamentati dagli operatori; che ne sentono fortemente la necessità, la identificano come un punto cardine per la qualità degli interventi del Dipartimento, ma ne giudicano gli interventi
correntemente effettuati come complessivamente di scarsa
qualità. Per sopperire a ciò, essi si impegnano diffusamente in un auto-aggiornamento che supplisce in qualche
modo alla scarsità di risorse stanziate per la loro formazione, anch’essa ampiamente denunciata.
74
Tale quadro complessivamente non positivo sembra
giustificare il richiamo all’esigenza di ripensare/rilanciare
il sistema di formazione/aggiornamento degli operatori
del Dipartimento.
L’esigenza di integrazione già più volte segnalata, e
l’altrettanto evidente e prevalente richiesta di formazione
in comunicazione, richiederebbero però forse una attenzione, oltre che ai contenuti, anche ai metodi e all’orientamento o allo «spirito» o clima di fondo di tale formazione continua; che dovrebbe forse essere declinato principalmente in termini di metadisciplinarità, e di comunicazione.
Questa attitudine metadisciplinare, [...] potrebbe servire
dunque che fosse formata in maniera specifica anche nel nostro
Paese in una Scuola di Sanità Pubblica, intesa come una sorta
di «Scuola Quadri» di cui l’organizzazione sanitaria, come ogni
organizzazioni complessa e matura, non può davvero più fare a
meno; come luogo formativo post-lauream di livello nazionale,
auspicabilmente collegata con una rete di Scuole di Sanità Pubblica regionali, a loro volta collegate con Scuole di Sanità Pubblica di Asl.
[...]
Nella rete territoriale di Scuole di Sanità Pubblica – vere
scuole di comunicazione, di metadisciplinarità, di organizzazione sanitaria, di salute, di prevenzione – sarebbe dunque necessario anzitutto creare un clima particolare – che può derivare dalla capacità di relazionarsi e comunicare profondamente
intorno alla condivisione del mandato fondante alla produzione
di salute e alla difesa del diritto alla salute, e che nessun corso
di laurea si cura forse sufficientemente di formare [Lagravinese
e Calamo Specchia 2010b].
4.2.7. Settimo nodo: vaccinazioni
Come accennato presentando i risultati della griglia 5,
tra gli interventi la maggiore frequenza di segnalazioni è
quella per l’area vaccinazioni, con oltre 60 segnalazioni.
Le vaccinazioni prevalgono come argomento anche tra i
tavoli di relazione formale attivati dai Dipartimenti con i di75
versi referenti esterni; e sono molto diffusamente segnalate
come punto forte dei Dipartimenti, come ambito cruciale
della legislazione sanitaria e come argomento fondamentale
per le attività di formazione continua/aggiornamento.
4.2.8. Ottavo nodo: promozione della salute
Analizzando il quadro generale dei circa 1.200 interventi segnalati dai Dipartimenti pilota, si rimane colpiti
dalla loro eterogeneità; che spazia dagli studi e dalla sorveglianza epidemiologica alla redazione di progetti e piani
d’azione, dalla formazione alla mediazione linguistica,
dalle visite mediche e dall’attività ambulatoriale alla fisioterapia riabilitativa e preventiva, ecc.
In esso, oltre alle vaccinazioni, e accanto alle più tradizionali attività di vigilanza e controllo, sembra manifestarsi con grande evidenza la presenza diffusa di interventi di promozione della salute di varia natura ed argomento, ma che condividono con la formazione, l’educazione alla salute, il counselling, l’informazione ai cittadini,
l’essere basati sullo strumento comunicazione; e che attraversano trasversalmente la più gran parte delle aree, fino
ad evidenziarsi come il metodo di prevenzione non medica probabilmente più usato, e più fortemente segnalato
come punto qualificante delle attività.
Del resto tale orientamento dei Dipartimenti trova
un riscontro importante nelle acquisizioni scientifiche internazionali; la promozione della salute, infatti, «come
emerge dai documenti scientifici e strategici delle principali agenzie sanitarie internazionali, costituisce la mission
per eccellenza dei Dipartimenti di prevenzione» [Guberti
2012].
4.2.9. nono nodo: epidemiologia
Oltre alle varie disfunzionalità organizzative già segnalate, ciò che pare forse ancora più preoccupante per gli
76
operatori quanto a funzionalità dell’organizzazione è la
mancanza in generale di valutazione dei risultati del lavoro;
ed in particolare la mancanza di valutazioni fondate su dati
di salute (mancanze da mettere in relazione alle carenze
dell’epidemiologia, segnalate nelle griglie 2 e 5, e alla segnalazione dell’alta necessità di approfondimenti epidemiologici), su dati di gradimento (da mettere in relazione alle
carenze segnalate nelle prassi comunicative con cittadini e
utenti), e su audit e best practices (che rimandano ancora
una volta alla necessità di integrazione e confronto).
Peraltro, il tema dell’epidemiologia è il più segnalato,
dopo la comunicazione, tra i più importanti per l’aggiornamento degli operatori; e nonostante il dato delle ottime relazioni con le Unità di epidemiologia, tali Unità
mostrano una presenza non diffusissima (mancano in un
quarto dei 60 Dipartimenti).
La necessità di approfondimenti epidemiologici è fortemente sentita, come quella di aggiornamento/formazione; e ciò è confermato dalla sofferenza diffusa nelle
diverse Asl di strumenti quali Recam, Rss e Bilancio sociale.
4.2.10. decimo nodo: Ebp
Se per identificare in maniera mirata i bisogni cui rispondere prioritariamente, e poi per valutare l’effetto
delle risposte attivate, occorrerebbe incrementare le attività di epidemiologia nel Dipartimento, per non procedere nel lavoro in maniera autoreferenziale occorrerebbe
anche incrementarvi le attività di valutazione Ebp.
La necessità di diffondere sempre più le acquisizioni
e la pratica della Prevenzione basata sull’evidenza è ampiamente segnalata dai Dipartimenti rispondenti all’Oip;
oltre che essere riconosciuta sempre più come uno dei
fondamenti dell’agire professionale [AA.VV. 2011]:
Da un punto di vista operativo, la distinzione da operare
risiede piuttosto nella distinzione tra interventi per i quali esiste
77
adeguata documentazione scientifica sull’efficacia e interventi
che necessitano ancora di essere valutati.
[...]
Per quanto attiene i paradigmi scientifici, si condivide l’impostazione del documento [Pnp, N.d.A.] che esige di far riferimento alla necessità inderogabile di introdurre, finanziandoli,
soltanto interventi sanitari adeguatamente supportato da prove
di efficacia.
Ciò può giustificare l’inserimento nelle rilevazioni
dell’Oip per il prossimo anno di domande specifiche sul
numero di interventi attivati dopo valutazioni Ebp.
4.2.11. verso una interpretazione/scioglimento dei nodi
Scorrendo i nodi fin qui evidenziati, si può essere indotti a pensare che molte delle posizioni assunte dai Dipartimenti fossero prevedibili o attese; e che comunque
in larga parte suonino come un ribadimento di posizioni
già espresse lo scorso anno.
Tali elementi di «prevedibilità» e di «continuità» delle
risposte in relazione al senso ed agli scopi più cruciali
dell’Oip, lungi dal costituirne un punto debole, ne costituiscono viceversa un assoluto punto di forza; perché testimoniano da una parte dell’attendibilità dello strumento
di rilevazione, e dall’altra del lento coagularsi di una convergenza su visioni per il momento molto «di base», ma
già sufficientemente chiare.
Se le risposte soggettive di quest’anno sono per larga
parte previste (come peraltro ci si poteva attendere fin
dall’inizio del lavoro), ciò testimonia che c’era e c’è una
larga parte di comune sentire informalmente percepito
nel mondo della prevenzione italiana, le cui argomentazioni vanno spostate dal piano della consapevolezza comune ed inespressa a quello della certificazione collettiva:
e proprio questo è uno degli scopi fondanti dell’Oip.
Su queste pur rudimentali «certificazioni» di base, e
sulla minima credibilità che l’Oip sta forse costruendosi
78
in esse, potrà essere possibile lavorare ulteriormente per
confermare ancora quanto fin qui testimoniato, e per allargare e dettagliare l’indagine ad aspetti via via più approfonditi, sui quali verificare un consenso più complesso
e articolato.
Molte delle consapevolezze emerse nelle rilevazioni
Oip sono già presenti in documenti professionali e
­acquisizioni scientifiche; se dunque una differenza o un
valore aggiunto può esser loro conferito dall’Oip, esso
sta nell’averle costituite non come pareri di esperti o delegati, ma come espressione di una larga base di operatori.
Ed esse avranno tanto più valore, quindi, quanto più
questa base si allargherà, e quanto più si saprà rafforzare
lo stile collettivo nel raccoglierle.
Affermare le stesse cose, anche se di banale senso comune, se viene affermato tutti insieme trasforma il senso
comune in massa critica; e richiedere tutti insieme una
cosa banale rende non banale la richiesta.
5. Conclusioni
L’Oip si trova al suo terzo anno di attività a confrontarsi inevitabilmente con una forte domanda di senso, che
è dunque anche un interrogativo cruciale sulle sue prospettive e il suo sviluppo.
Esso potrebbe senz’altro sopravvivere come iniziativa
di ricerca tra le tante, arruolando ogni anno i Dipartimenti partecipanti sulla scorta di dinamiche non organiche – circostanze occasionali, relazioni personali, autoselezione, ecc. – e contando sulla dedizione e l’entusiasmo
degli operatori dei Dipartimenti e dei colleghi della Siti;
ma ciò condurrebbe inevitabilmente a rilevazioni a macchia di leopardo, pur sempre suggestive e indicative, e
utili per progressivi affinamenti dello strumento di indagine, ma mai davvero pienamente rappresentative e politicamente «pesanti».
79
Se viceversa ci si pone, come appare più logico e produttivo, l’obiettivo di sviluppare l’Oip come sistema di
controllo epidemiologico generalizzato e oggettivo, per
rilevare dotazioni, attività, performance della sanità pubblica – oltre che come sistema di ascolto e confronto degli orientamenti e atteggiamenti dei suoi operatori – allora occorre mettere in campo una serie di miglioramenti
e correttivi delle sue attività.
In primo luogo, appare necessario un potenziamento
significativo delle risorse dell’Oip, in termini sia di risorse
strumentali (ad esempio dotandosi di modelli e supporti
informatici per la raccolta, trasmissione ed elaborazione
dei dati, e per la diffusione dei risultati), sia soprattutto
ed in particolare in termini di operatori dedicati, che possano funzionare nelle diverse Regioni da sollecitatori, facilitatori, effettori, supervisori delle rilevazioni.
Tali operatori potrebbero ad esempio essere costituiti
da studenti in formazione nelle scuole di specializzazione
(o anche nei corsi di laurea) di area preventiva e di sanità
pubblica; coadiuvati magari da una rete più strutturata di
referenti Oip, costituita da un operatore per ogni Dipartimento, selezionato tra gli iscritti alla Siti o alle altre società scientifiche e professionali della sanità pubblica.
Per favorire la tempestività e la qualità delle risposte,
peraltro, potrebbe essere utilissimo attivare, sotto l’egida
degli Assessorati regionali alla Sanità, una serie di work­
shop regionali di una o di mezza giornata, per la presentazione dettagliata agli operatori dei Dipartimenti di questionario e griglie (che potrebbe essere utile fornire il prossimo anno anche in una versione esemplificativa compilata
in fac-simile); mentre altrettanto utile potrebbe risultare
successivamente una giornata di confronto a livello regionale intorno alla considerazione e verifica dei risultati regionali, che permetterebbe utili riflessioni a livello locale.
In secondo luogo, occorrerebbe per lo sviluppo
dell’Oip una opportunità ed una capacità di lavorare in
strettissima sinergia ed integrazione con i referenti istituzionali nazionali e regionali, anche per evitare duplicazioni
di richieste di dati ai Dipartimenti.
80
Perché l’Oip contribuisca in tal modo nella maniera
più produttiva al sistema integrato delle rilevazioni istituzionali, occorrerebbe in particolare svilupparne ulteriormente l’approccio metodologico – sostanzialmente
originale nel quadro delle rilevazioni sulla sanità pubblica italiana – potenziando ed allargando sia le sue rilevazioni quantitative mai prima effettuate, sia tutta la
parte mirata sulla soggettività e sulla auto-valutazione
degli operatori.
Tale ultima parte soggettiva però, per non restare
una sorta di sterile autocoscienza, dovrebbe trovare uno
sbocco in una autorevolezza dell’Oip che andrebbe sempre più ampliata, ampliando appunto fino ad una completa rappresentatività statistica le rilevazioni.
E dunque, in terzo luogo, per tale ampliamento – oltre
che, come già detto, aumentare le risorse dedicate all’Oip
– sarebbe indispensabile anche o soprattutto, come cruciale elemento motivante per gli operatori chiamati ad
esprimersi, trasmettere con forza l’idea che le rilevazioni
dell’Oip non galleggino nel vuoto, né costituiscano uno
sterile esercizio accademico, ma rappresentino il cuore e
il centro e l’occasione imperdibile di una iniziativa strategica, nella quale la Siti convoglia tutto il suo impegno e
tutta la sua determinazione, e dalla quale ci si aspettano
indicazioni importanti e condivise di cambiamento, su cui
poi puntare con tutta la propria forza di lobbyng.
Un impegno che la Siti potrebbe assolvere ad esempio anche riservando all’Oip uno spazio dedicato e sempre più centrale in ognuno dei suoi incontri e convegni
regionali o nazionali, e magari apposite commissioni di
studio nelle sezioni regionali; o quant’altro possa comunque servire a costituire di fatto la riflessione sull’Oip e
dunque sui Dipartimenti come una sorta di filo rosso che
si dipana parallelamente a tutte le sue attività scientifiche
ed istituzionali.
Le esperienze del 2010 e del 2011 dell’Oip, e le rilevazioni formali e informali degli orientamenti di tutti gli
operatori partecipanti, confermano peraltro che tale impegno non avrebbe molto senso se non fosse condotto dalla
81
Siti nello spirito dell’integrazione metadisciplinare, più
ancora che della sola apertura professionale e interdisciplinare; spirito peraltro già da tempo diffusamente identificato come caratterizzante del profilo di ogni igienista;
anzi a tale profilo assolutamente connaturato.
Dunque si può ancora convintamente ribadire, come
affermato lo scorso anno, che:
la sfida ulteriore che sembra ora cruciale accettare è quella di
superare i confini della disciplina igienistica, in un’opera intelligente di ricomposizione dei diversi apporti disciplinari verso il
fine comune della prevenzione, da praticare e da difendere.
Gli stessi operatori dei Dipartimenti pilota, segnalando l’esigenza di integrazione come punto irrinunciabile e fondamentale
del loro agire professionale, hanno mostrato di condividere tale
impostazione di fondo dell’iniziativa dell’Oip. O meglio, l’Oip
ha mostrato di saper intercettare una esigenza fortemente presente negli operatori: ridisegnare per il Dipartimento nuovi
spazi di unitarietà, nel lavoro di ricerca comune per arrivare a
un quadro di riferimento condiviso per la sua struttura organizzativa ed i suoi interventi.
Al di là dei dati e risultati sempre più importanti che auspicabilmente l’Oip sarà in grado di produrre, è insomma importante attivare fin d’ora intorno a quei dati un processo di confronto e coesione interna nei Dipartimenti che potrebbe essere
forse il risultato più importante da conseguire (e che potrebbe
partire dal riequilibrio di un certo sbilanciamento sui servizi
igienistici e sui ruoli medici dello sguardo analitico dell’Oip); e
sostituire la contrapposizione e il conflitto per allargare le aree
di dominio disciplinare con la ricomposizione degli apporti
scientifici e professionali per aumentare la salute dei cittadini (e
prima ancora per allargare gli spazi di praticabilità all’interno
del Ssn che permettano di farlo!).
Un «andare oltre la Siti» per riunire tutti i professionisti
della prevenzione, che può forse essere condotto e realizzato
nella maniera migliore proprio dalla Siti stessa; sia per la tradizione di agenti di integrazione culturale e professionale presente nella storia degli igienisti, sia per il radicamento della riflessione metadisciplinare nelle basi dottrinali della disciplina,
sia dunque per la vocazione complessiva dell’igienista a porsi
come riferimento trasversale per il collegamento comunicativo
tra i differenti ricercatori.
82
Non sembra dunque azzardato affermare che se non saranno gli igienisti italiani a farsene carico fino in fondo, forse
non sarà semplicissimo trovare altri gruppi professionali in
grado di fungere da attivatori di tale processo; ed in tal senso
l’Oip può divenire una forte assunzione di responsabilità
dell’Igiene, ed un impegno strategico della Siti intorno a cui
coagulare ricerca, formazione, lobbyng virtuoso, promozione di
immagine.
Tali proposizioni sembrano del tutto condivisibili anche quest’anno.
Come si potrebbe ad esempio valutare un servizio veterinario, o prospettarne una riorganizzazione, senza parlarne con un veterinario? Anzi, senza lasciare che sia un
veterinario a parlarne?
Come affrontare il tema di una riorganizzazione che
coinvolge tutti gli operatori, senza coinvolgere nella discussione appunto tutti gli operatori? Come parlare di
integrazione professionale e più ancora culturale e di intenti, affermarne e rilevarne la necessità, e non realizzarla
nel lavoro stesso che la rileva?
In quarto – ma assolutamente non ultimo! – luogo,
dunque, il gruppo di lavoro dell’Oip andrebbe allora necessariamente e tempestivamente allargato – almeno, ma
non solo – a veterinari, medici del lavoro, infermieri, assistenti sanitari, tecnici della prevenzione; e il gruppo dei
promotori dell’Oip a tutte le associazioni scientifiche e
professionali della prevenzione e della sanità pubblica, o a
quante più possibile.
Tale allargamento potrebbe ad esempio trovare una
sua concretizzazione ed identificazione insieme operativa
e simbolica nella organizzazione congiunta da parte di
tutte le Società scientifiche di sanità pubblica di un incontro nazionale ad hoc, specificamente dedicato non solo
alla illustrazione dettagliata dei risultati dell’Oip, ma anche e soprattutto all’avvio di un processo di confronto
serrato, scientifico e «politico», tra le visioni culturali,
istituzionali ed organizzative del Dipartimento di prevenzione, tendente a costruire il più ampio consenso professionale intorno ad una ipotesi unitaria.
83
Peraltro, promuovere un tale coagulo di intenti, ponendone l’Oip come base di partenza e veicolo di diffusione, potrebbe porre di fatto la Siti alla testa di un movimento complessivo della sanità pubblica italiana, che viceversa essa da sola, non solo potrebbe più difficilmente
realizzare – non fosse altro perché non ne rappresenta il
mondo nella sua interezza – ma in mancanza del quale
potrebbe vedere addirittura limitate di molto forse anche
le stesse possibilità di continuare con le semplici rilevazioni statistiche dell’Oip su altri servizi dipartimentali che
non siano solo quello di Igiene e sanità pubblica.
Tiepidità verso la teoria e la prassi dell’integrazione
metadisciplinare, scetticismi o addirittura opposizioni –
fondate magari soltanto in dinamiche di pura appartenenza – non segnerebbero dunque solo la fine dell’Oip,
in sé non particolarmente rilevante.
Ciò potrebbe segnare forse anche la perdita di una
occasione per la Siti di porsi ancor più come perno centrale dell’associazionismo professionale e scientifico della
sanità pubblica italiana; e forse anche per gli stessi operatori di ogni ruolo e profilo dei Dipartimenti di prevenzione, che se non riuscissero a parlare con una sola voce
– che sia l’Oip o meno – potrebbero condannarsi comunque all’impossibilità di incidere in maniera significativa
sulla realtà organizzativa e «politica» del Servizio sanitario
nazionale, e di determinarne gli eventi.
Riferimenti bibliografici
AA.VV. (2011), Documento intersocietario Siti-Aie-Sismec sul
nuovo Piano Nazionale della Prevenzione, http://www.societaitalianaigiene.org/cms/index.
Guberti E. (a cura di) (2012), Collegio Operatori della Società
italiana di Igiene. Linee guida per i Dipartimenti di prevenzione, http://www.societaitalianaigiene.org/cms/index.
Lagravinese D. e Calamo Specchia F. (2010a), Costruzione
dell’osservatorio, in A. Boccia et al. (a cura di), Rapporto
prevenzione 2010. La formazione alla prevenzione, Bologna,
Il Mulino.
84
Lagravinese D. e Calamo Specchia F. (2010b), Il ruolo dei professionisti della prevenzione tra intersettorialità e metadisciplinarità: verso una rete di scuole territoriali di sanità pubblica, in A. Boccia et al. (a cura di), Rapporto prevenzione
2010. La formazione alla prevenzione, Bologna, Il Mulino.
Lagravinese D. e Calamo Specchia F. (2011), Osservatorio italiano sulla prevenzione (Oip): precisazioni metodologiche e
primi risultati, in A. Boccia et al. (a cura di), Rapporto prevenzione 2011. Le attività di prevenzione, Bologna, Il Mulino.
85
allegato
1
questionario - sezione i
Tab. 1.0.
a) Dati personali del responsabile della compilazione del questionario (59 rispondenti)
– articolazione organizzativa di appartenenza... 54 Dipartimento di prevenzione,
4 Unità di epidemiologia extra-dipartimentale, 1 Asl
– profilo professionale... 52 medici (tra cui 29 igienisti, 5 medici del lavoro, 1
medico legale, 3 igienisti/medici del lavoro, 2 igienisti/epidemiologi, 1 medico
del lavoro/medico legale), 2 veterinari, 1 sociologo/epidemiologo, 1 biologo, 1
dottore in scienze per le professioni sanitarie della prevenzione, 1 ingegnere, 1
gruppo multiprofessionale
– ruolo istituzionale... 42 direttori Dipartimento prevenzione, 12 dirigenti Uoc
e Uos del Dipartimento, 3 responsabili unità di epidemiologia extra-dipartimentale, 1 dipendente Asl, 1 gruppo multiruolo
– età media... (54 rispondenti) 57,3 anni
b) Modalità di risposta seguite dal responsabile della compilazione (59 rispondenti, risposte multiple)
– interpretando da solo il «comune sentire» dei colleghi del Dipartimento... 5
– dopo una consultazione di alcuni colleghi più interessati... 10
– dopo una consultazione di alcuni responsabili dei servizi e delle aree... 10
– dopo una consultazione di tutti i responsabili dei servizi e delle aree... 20
– dopo una consultazione di un gruppo di lavoro ad hoc composto da colleghi dei
diversi ruoli e profili professionali... 19
– altro... 2
Tab. 1.1. (59 rispondenti)
Come giudicate ognuno di questi
aspetti del Dipartimento
Scarso insuffi- suffi- Buono Ottimo
ciente ciente
l’adattabilità ai progetti regionali
i rapporti con l’assessorato regionale
(autonomia decisionale)
il contributo alla definizione degli
obiettivi regionali
i rapporti con la dirigenza Asl (autonomia decisionale)
il contributo alla definizione degli
obiettivi aziendali
i rapporti con i medici di medicina
generale e con i pediatri di base
i rapporti con l’unità di epidemiologia*
* 45 rispondenti.
86
1
2
15
35
6
3
5
12
34
5
5
4
13
32
5
1
5
17
28
8
1
8
17
27
6
1
2
11
4
16
6
27
23
4
10
Tab. 1.2. (59 rispondenti)
come giudicate la necessità di
Nulla
comunicazione del Dipartimento
Verso le altre articolazioni Asl
Verso referenti istituzionali diversi extra-Asl
Verso la popolazione generale
Scarsa Discreta
Alta
Molto
alta
–
–
1
2
18
17
32
27
8
13
–
–
12
20
27
Tab. 1.3. (58 rispondenti)
Come giudicate lo stile di
comunicazione
Gerarchico, Di coordina- relazionale,
Gravi
empatico e
mento
unidiredifficoltà
funzionale profondo
zionale
relazionali
All’interno del Dipartimento
3
3
47
5
Tab. 1.4. (57 rispondenti)
Come giudicate
i ritorni comunicativi della
Asl verso il Dipartimento
Gravemente
carenti
Scarsi Sufficienti Numerosi
4
15
87
25
12
Molto
numerosi
1
Tab. 1.5
nel vostro
Dipartimento
esistono
tavoli formali di
relazione con altri
organismi referenti organizzativi e
istituzionali intraAsl?
(se sì, specificare
quali)
(49 rispondenti)
Sì 44
organismo referente
argomento
Direzione strategica Asl (3) Vaccinazioni (15)
Coordinamento
Distretti Emergenze infettive
Sanitari (3)
Distretto sanitario (4)
Malattie infettive, pandemie, grandi emergenze
Dipartimento cure primarie Sorveglianza Tbc (5)
Dipartimento
materno- Prevenzione Legionella (3)
infan­tile
Mmg (2)
Infezioni ospedaliere (4)
Pediatri (2)
Strutture sanitarie e strutture specialistiche esterne
(2)
Consultorio
Rischio clinico (2)
Direzioni ospedaliere (3)
Procedure
Comitato Infezioni Ospe- Ambulatori
daliere
Urp
Attività distrettuali
Servizio di Epidemiologia Applicazione di tutti i
(4)
decreti del commissario
ad acta
Servizio Formazione (3)
Integrazione nell’ambito
delle attività di prevenzione (2)
Unità di Educazione alla Direzione sanitaria azienSalute (2)
dale
Servizio promozione della Monitoraggio budget (2)
salute
Organismi di staff
Clima organizzativo
Gruppo di supporto alla Qualità percepita degenti
definizione del piano strategico aziendale
Organismo tecnico dell’in- Qualità aziendale (2)
novazione
Tavolo tecnico per il con- Comitato di Direzione
trollo del piano di rientro
Uoc Governo della Rete
Definizione degli obiettivi
aziendali triennali
Uoc Risk Management
Atto
di
Autonomia
Aziendale
Coordinatore e Referenti Piano Formativo aziendaPrp
le (3)
Responsabile medicina so- Piani Regionali di prevenciale
zione (3)
Responsabile medicina del Piano nazionale prevenlavoro
zione
Piani Ccm
Prevenzione in età pediatrica
Protocollo intesa SdS
No
5
Tab. 1.5. (segue)
nel vostro
Dipartimento
esistono
Organismo referente
Argomento
Bilancio sociale
Promozione della salute (6)
Promozione della salute
nelle scuole (2)
Promozione attività fisica
Nucleo ispettivo
Screening oncologici (8)
Prevenzione cardiovascolare
Controllo del divieto di
fumo
Gestione socio sanitaria
e sorveglianza sindromica
dei profughi per soggiorno umanitario
Progetto immigrazione
Controllo fitosanitari
Zoonosi e problematiche
piccioni
Ondate di calore
Alimenti e nutrizione (2)
Controlli su alimenti
Sisa
Ambiente e Salute (2)
Sistri
Reach
Prevenzione e sicurezza
luoghi di lavoro
Ricerca attiva malattie da
lavoro
Edilizia e Cantieri (2)
Maternità donne lavoratrici
Mobbing (2)
Sì 44
Tavoli formali di
relazione con altri
referenti organizzativi e istituzionali extra-Asl?
(se sì, specificare
quali)
(52 rispondenti)
Regione, aree ed articola- Prevenzione infortuni e
zioni diverse (12)
malattie professionali (17)
Consulta Direttori Dip. di Piano regionale per la
Prevenzione
prevenzione degli infortuni sul lavoro
Tavoli tecnici regionali del Sicurezza sul lavoro
Prp 2010-2012
Commissione regionale vac­­ Flussi regionali relativi
cini
agli eventi infortunistici e
alle malattie professionali
Comitato regionale di coordi- Amianto (4)
namento prevenzione infortuni
e malattie professionali
No
5
Tab. 1.5. (segue)
nel vostro
Dipartimento
esistono
Organismo referente
Argomento
Comitato tecnico Regionale
sulla prevenzione collettiva
Coordinamento dei servizi
regionali per la prevenzione
Tavoli tecnici regionali
Spresal (2)
Gruppo audit regionale per
la sicurezza alimentare (2)
Servizio ambiente della regione
Referente regionale del
Progetto mattone internazionale
Dipartimento sociale della
regione (2)
Assessorato regionale Agricoltura
Consulta della Sicurezza
Arpa (8)
Comitato tecnico Arpa
Oer (12)
Provincia (8)
Promozione della salute
sul lavoro
Tabagismo nei luoghi di
lavoro
Art. 40 d.l. 81/08
Suap
Igiene industriale
Edilizia (3)
Agricoltura (3)
Verifica requisiti strutture
sanitarie
Igiene della Nutrizione
Emergenze Alimentari
Mense menù
Aree mercatali
Centro di Controllo Micologico
Prefettura (2)
Prodotti fitosanitari
Ufficio operativo provincia- Mitilicoltura e qualità acle per la vigilanza
que consumo umano
Camera di commercio
Problematiche settore ittico
Direzione provinciale del Sicurezza alimentare (2)
Lavoro
Coordinamento interistituzio- Sicurezza degli alimenti e
nale per la sicurezza lavoro
della nutrizione
Ufficio Scolastico provin- Protocolli con associaciale
zioni per la sicurezza alimentare
Scuole (2)
Piano per la sicurezza
alimentare, piani di risanamento per brucellosileucosi-Tbc ecc.
Gis (Gruppo Interistituzio- Malattie infettive
nale Scuola)
Istituto Zooprofilattico (5) Progetto Ccm «Sorveglianza zoonosi»
Lsp
Randagismo
Comune (10)
Controllo del territorio
per le transumanze
Comitato sindaci distret- Acque destinate al consutuali
mo umano
Tab. 1.5. (segue)
nel vostro
Dipartimento
esistono
Organismo referente
Argomento
Ministero di Grazia e Giu- Controlli ufficiali delle
stizia
acque destinate a consumo umano e delle acque
di balneazione
Corpo
Forestale
dello Salubrità ambienti nataStato-gruppo di lavoro per tori
randagismo
Coni
Qualità della ristorazione
scolastica
Inail (5)
Scuole
Inps
Tavolo scuola-salute
Anmil
Progetti di promozione
salute nelle istituzioni
scolastiche (2)
Agci
Guadagnare salute in
adolescenza
Api
Promozione della salute
nelle giovani generazioni
Cia
Promozione della salute (2)
Cna
Scuola territoriale della
salute
Vigili del fuoco (2)
Attività fisica
Polizia municipale
Formazione
Questura
Comunicazione
Genio civile
Salute e ambiente (3)
Protezione civile
Osservatorio salute e ambiente
Capitaneria di Porto
Rifiuti
Confindustria
Inquinamento indoor
Fondazioni private
Inquinamento dell’aria
Caritas
Prestazioni in materia
di controlli ambientali – campionamenti (2)
Censimento e bonifica delle
Federsanità
aree di rischio ambientale
Medici Competenti territoriali Autorizzazioni ambientali
Atti autorizzativi vari
Attività istituzionali
Piano Regionale della
Prevenzione (5)
Flussi informativi del Dipartimento (2)
Procedure di appalto
regionale per materiali
d’uso dei Siav
Sì 13
Un sistema autonomo per la gestione della qualità
modello Iso9000?
(51 rispondenti)
(di cui 6 parzialmente)
No
38
Tab. 1.6
Tra le attività del vostro
Dipartimento vi sono quanti
Progetti autonomi
(56 rispondenti)
Progetti sostenuti da finanziatori
istituzionali esterni alla RegioneAsl (56 rispondenti)
Progetti sostenuti da finanziatori
commerciali (48 rispondenti)
0
1
3-5
6 o più
9
3
23
20
16
13
21
6
41
4
3
–
Tab. 1.7. 58 rispondenti
Da quanto tempo sono in carica
Anni
Mesi
7
2
1
3
L’attuale dirigente del Dipartimento
L’attuale direttore generale Asl
Tab. 1.8. 58 rispondenti
Come stimate approssimativamente
Sotto i Tra i 30 Tra i 40 Oltre i
30 anni e i 40 e i 50
50
L’età media degli operatori del Dipartimento
–
–
31
27
Tab. 1.9. 59 rispondenti
Come stimate approssimativamente
Meno Tra 2% Tra 6% Più del
dell’1% e 5% e 10% 10%
La percentuale degli operatori non stabili (a
tempo, a contratto, ecc.) sul totale degli operatori del Dipartimento
19
20
11
9
Tab. 1.10. 58 rispondenti
Come giudicate la
corrispondenza tra
Quasi mai Coincidente Coincidente Quasi
coincidente solo per per diversi sempre
qualcuno operatori coincidente
Le vocazioni degli operatori
e la loro reale allocazione in
ruoli e attività
–
3
37
18
Tab. 1.11. 52 rispondenti
Come giudicate la capacità
del Dipartimento
Di promuovere l’equità sociale
con i propri interventi preventivi
Nulla
–
Scarsa Sufficiente
5
32
Alta
Molto
alta
20
2
allegato
2
questionario - sezione ii
Degli interventi di ognuna delle seguenti aree del Dipartimento, come valutate:
60
50
5
5
40
6
28
30
3
21
28
20
33
28
20
17
1
Ottima
Buona
Insufficiente
Scarsa
Fig. 2.1. Sensibilità sociale.
93
1
1
Sufficiente
5
1
9
Med. legale
3
10
Eas
1
10
San. veterinaria
1
8
Amb. lavoro
Ig. alimenti
5
9
Mcd e screening
1
0
12
9
Ig. pubblica
7
14
Ig. nutrizione
10
4
3
2
27
Ambiente
30
6
7
60
1
2
2
40
30
1
2
2
3
5
1
29
28
26
34
35
21
32
24
3
5
Ottima
Buona
11
1
8
9
1
Sufficiente
2
Eas
Ig. nutrizione
Ig. alimenti
0
1
10
San. veterinaria
1
14
11
Amb. lavoro
13
Mcd e screening
15
Ig. pubblica
10
Ambiente
20
20
8
2
Med. legale
50
Insufficiente
Fig. 2.2. Accettabilità sociale.
50
4
4
5
8
5
40
3
35
25
5
26
30
21
32
9
29
28
18
20
13
Fig. 2.3. Rilevanza.
5
3
Mcd e screening
1
Ambiente
1
Ig. pubblica
Ig. alimenti
4
Ig. nutrizione
1
0
8
10
Ottima
Buona
Insufficiente
Scarsa
9
11
9
1
1
San. veterinaria
11
Amb. lavoro
10
10
5
12
10
15
Sufficiente
11
2
Med. legale
30
Eas
45
50
45
3
5
20
2
28
30
25
1
3
35
30
2
30
24
33
22
23
15
12
10
7
5
Ottima
Buona
Insufficiente
Scarsa
1
1
Eas
1
San. veterinaria
4
Amb. lavoro
1
Mcd e screening
Ig. nutrizione
0
1
7
Ambiente
5
3
Ig. pubblica
9
Ig. alimenti
5
22
14
10
Med. legale
35
3
5
40
Sufficiente
Fig. 2.4. Qualità.
60
1
40
29
24
Fig. 2.5. Efficacia.
5
11
1
Ottima
Buona
Insufficiente
Scarsa
1
7
6
Eas
6
Mcd e screening
1
2
14
Ambiente
1
18
10
6
12
Ig. pubblica
5
33
15
8
Ig. nutrizione
3
Ig. alimenti
0
29
34
23
8
3
24
Amb. lavoro
30
10
1
4
4
20
4
3
Sufficiente
7
2
Med. legale
2
San. veterinaria
50
60
50
40
11
8
12
12
6
5
30
22
28
14
10
20
7
7
22
25
18
29
26
18
5
13
Buona
9
Sufficiente
Fig. 2.6. Efficienza.
96
10
3
Insufficiente
8
Med. legale
7
San. veterinaria
3
Mcd e screening
1
Amb. lavoro
10
Eas
16
Ambiente
Ig. alimenti
Ottima
11
Ig. pubblica
3
0
Ig. nutrizione
10
allegato
3
questionario - sezione iii
Per ognuna delle seguenti aree del Dipartimento,
come valutate:
60
10
12
30
20
6
5
7
9
9
11
11
Amb. lavoro
8
Ottima
Buona
Insufficiente
Scarsa
Fig. 3.1. Qualità della comunicazione esterna.
97
13
9
9
5
8
Mcd e screening
9
9
18
Ambiente
10
14
1
13
Ig. pubblica
0
15
18
14
6
Ig. nutrizione
10
18
22
2
Ig. alimenti
20
3
7
6
3
Sufficiente
6
7
7
3
Med. legale
14
4
Eas
40
1
2
3
San. veterinaria
50
60
50
5
5
40
6
3
2
27
28
30
21
28
20
33
28
20
17
3
1
1
Ottima
Buona
Insufficiente
Scarsa
10
1
5
1
9
Med. legale
1
10
Eas
1
8
San. veterinaria
Ig. nutrizione
Ig. alimenti
5
9
Amb. lavoro
1
0
12
9
Ambiente
7
14
Ig. pubblica
10
4
3
Mcd e screening
30
6
7
Sufficiente
Fig. 3.2. Necessità di approfondimenti epidemiologici.
60
50
4
5
40
6
6
1
28
26
27
20
27
20
30
26
16
16
3
Ottima
Buona
Insufficiente
Scarsa
Fig. 3.3. Necessità di aggiornamento.
2
Sufficiente
5
2
10
Med. legale
3
13
Eas
3
11
San. veterinaria
1
4
Amb. lavoro
Ig. alimenti
0
5
8
Mcd e screening
1
13
12
Ig. pubblica
9
15
Ig. nutrizione
10
3
2
Ambiente
30
8
5
Tab. 3.1. Argomenti segnalati come auspicabili temi di aggiornamento/formazione, nelle diverse aree (49 rispondenti)
3.1.1. Igiene degli alimenti
Comunicazione
1. Attività relazionale
2. Confronti con culture diverse
3. Counselling
4. Comunicazione e comunicazione del rischio (2)
5. Lavorare in gruppo ed integrazione professionale
6. Comunicazione extra Asl
7. Stili comunicazionali
8. Tecniche di comunicazione
9. Audit (8)
10. Conduzione di audit c/o imprese alimentari
11. Audit Osa
Formazione
12. Formazione dei formatori
13. Formazione auditors
Epidemiologia
14. Epidemiologia
15. Epidemiologia veterinaria sicurezza alimentare
16. Approfondimenti epidemiologici
17. Analisi del rischio (2)
18. Criteri per la definizione degli obiettivi di salute
Informatica
19. Informatica
20. Organizzazione di forum informatici con responsabili di impresa del settore
alimentare
Organizzazione
21. Organizzazione (risorse umane e tecnico-strutturali, procedure)
22. Integrazione con altre strutture
23. Audit e sistema di allerta rapido
24. Sistema di allerta (3)
Normativa
25. Aggiornamento normativo (4)
26. Normativa sugli alimenti per l’infanzia
27. Obblighi e procedure della polizia giudiziaria
28. Attività amministrativa e penale a seguito del controllo ufficiale
29. Procedure omogenee per categorizzazione (2)
30. Procedure di depenalizzazione dei reati alimentari (2)
31. Nuova normativa acque minerali
32. Legislazione mangimistica
33. Organi di controllo tra giusta autonomia ed opportuno coordinamento
34. Provvedimenti amministrativi riferiti alle non conformità rilevate
35. Procedure sanzionatorie
36. Sistema sanzionatorio (3)
37. Controlli ufficiali
99
3.1.1. (segue)
Vigilanza, controllo, tecniche operative
38. Tecniche di campionamento e controllo diretto (5)
39. Validazione piani di autocontrollo
40. Metodiche per Ogm
41. Analisi microbiologiche
42. Haccp (2)
43. Tecnologia degli alimenti (2)
44. Qualità dei controlli ufficiali e audit
45. Vigilanza e controllo di attività ristorazione
46. Controlli ufficiali delle imprese di produzione primaria e di commercializzazione
47. Controllo degli alimenti d’importazione (2)
48. Controllo acque potabili (2)
49. Controlli sulla potabilità dell’acqua (organizzazione)
Argomenti specifici dell’area
50. Manuali di buona prassi igienica
51. Microecologia degli alimenti
52. Nutrizione
53. Materiali e oggetti a contatto (5)
54. I contaminanti chimici biologici e ambientali degli alimenti (3)
55. Ristorazione pubblica ed alimentazione particolare
56. Salute della popolazione anziana ed alimentazione dedicata
57. Dinamiche territoriali correlate a stili di vita ed alimentazione
58. Aspetti zoonosici legati al consumo di alimenti di origine animale
59. Pacchetto igiene celiachia
60. Problematiche connesse all’utilizzo di acque potabili non condottate
61. Additivi (4)
62. Moca (2)
63. Fitosanitari (2)
64. Procedure sui prodotti vegetali
65. Etichettature (4)
66. Sicurezza alimentare
67. La sicurezza alimentare e nutrizionale tra autocontrollo, verifiche ed educazione al consumo
68. Sicurezza alimentare: shelf-life, etichettatura e ruolo degli organi di controllo
69. Patogeni emergenti e tossinfezioni alimentari
70. Monitoraggio degli insetti vettori di malattie
71. Integratori alimentari
72. Antibiotico-resistenza in animali uomo ed alimenti
73. Igiene della produzione agricola
100
3.1.2. Igiene della nutrizione
Comunicazione
1. Comunicazione esterna
2. Tecniche di comunicazione
3. Stili comunicazionali
4. Comunicazione del rischio nutrizionale
5. Strategie comunicative volte alla modifica ed applicazione di corretti stili alimentari
6. Colloquio motivazionale breve di gruppo
7. Comunicazione sociale
8. Counselling nutrizionale (6)
9. Le tecniche di counselling
10. Counselling di gruppo (2)
11. Educazione nutrizionale (3)
12. Interventi di educazione e sorveglianza nutrizionale c/o istituzioni pubbliche e private e c/o istituzioni scolastiche
13. Confronto tra culture diverse
14. Psicologia dell’alimentazione/nutrizione
Formazione
15. Formazione dei formatori
16. Formazione
Epidemiologia
17. Analisi dati epidemiologici
18. Approfondimenti epidemiologici (2)
19. Fondamenti epidemiologici della qualità nutrizionale
20. Ricerca nelle banche dati biomediche: applicazioni pratiche
21. Ebp: strategie e metodi per trasferire la ricerca nella pratica dei Sian (2)
22. Registri di patologia da alimenti
23. Epidemiologia disturbi della nutrizione
Informatica
24. Informatica
Organizzazione
25. Organizzazione servizi dietologici
26. Organizzazione degli interventi (risorse umane e tecnico strutturali)
Vigilanza, controllo, tecniche operative
27. Sorveglianza e controlli nutrizionali (4)
28. Piano di controllo alimentazione particolare (2)
29. Tecniche e metodologie interpretative di impedenziometria, psicometria e
calorimetria
Argomenti specifici dell’area
30. Terapia disturbi alimentari
31. Dietetica (3)
32. Dieta mediterranea
33. Etichettatura alimenti
34. Etichette nutrizionali
101
3.1.2. (segue)
35. Sorveglianza nutrizionale nella ristorazione collettiva (4)
36. Aspetti nutrizionali in ambito scolastico (2)
37. Nutrizione nelle categorie a rischio per patologie (2)
38. Educazione alimentare per celiaci
39. Alimentazione nei soggetti celiaci (2)
40. La nutrizione nelle collettività per anziani
41. Regime alimentare negli anziani (3)
42. Dinamiche territoriali correlate a stili di vita ed alimentazione
43. Nutrizione in gravidanza, puerperio e allattamento
44. Sovrappeso ed obesità in età pediatrica (3)
45. Obesità (2)
46. Prevenzione dell’obesità
47. Attività fisica nei bambini
48. Nutrizione nei bambini e adolescenti (2)
49. La sicurezza alimentare e nutrizionale tra autocontrollo, verifiche ed educazione al consumo
50. Aspetti nutrizionali degli alimenti
51. Nutrizione clinica
52. Determinanti alimentari positivi di salute
53. Disturbi del comportamento alimentare
54. Alimenti e sostenibilità
55. Uso sale iodato
56. Aggiornamento tecnico
57. Nuovi larn
3.1.3. Igiene pubblica
Vaccinazioni
1. Vaccinazioni (12)
2. Campagne di vaccinazione (strumenti di comunicazione finalizzati alla adesione consapevole) (2)
3. Superamento della resistenza alle vaccinazioni (4)
4. Processi avversi post-vaccinali
5. Obiettivi del calendario vaccinale
6. Nuovo Piano nazionale vaccini
7. Sensibilizzazione Mmg/Pls campagne di vaccinazioni (2)
8. Vaccinazioni degli adulti (5)
Comunicazione
9. Comunicazione (6)
10. Approccio all’utenza
11. Comunicazione del rischio (2)
12. Metodologie e strumenti di emporwerment su stili di vita
13. Metodologia progetti promozione della salute
14. Counselling
102
3.1.3. (segue)
Formazione
15. Formazione dei formatori
Epidemiologia
16. Ebp (2)
17. Sistematica misura dell’outcome delle attività sanitarie preventive
18. Valutazione dei servizi
19. Indicatori e strumenti di valutazione di health care
20. Epidemiologia e sorveglianza delle malattie infettive emergenti e riemergenti (8)
21. Epidemiologia
22. Metodologie e tecniche applicate agli studi di popolazione
23. Report epidemiologici – morbosità
24. Codifica schede di mortalità per registro nominativo cause di morte (2)
25. Georeferenziazione ambientale ed economica del rischio
26. Vigilanza e prevenzione rischio biologico strutture sanitarie (3)
Informatica
27. Informatica (3)
Organizzazione
28. Gestione strutture sanitarie
Normativa
29. Aggiornamento normativo
30. Procedure amministrative
31. Gestione procedure penali
32. Certificazione pubblica
33. Semplificazione atti procedure mediante abolizione pratiche obsolete
34. Autorizzazione strutture sanitarie
35. Normativa sulla privacy e trattamento dei dati personali (2)
36. Nuove normative su strutture ricettive, palestre, camping, piscine, acconciatori ed estetisti, tatuatori
37. Normativa ambientale
38. Normativa igiene edilizia
Vigilanza, controllo, tecniche operative
39. Le attività di vigilanza e controllo
40. Il procedimento ispettivo in igiene e sanità pubblica
Argomenti specifici dell’area
41. Malattie infettive (5)
42. Legionellosi
43. Prevenzione delle patologie infettive da importazione (4)
44. Bonifica ambientale: formazione ed aggiornamento tecnici disinfestatori
45. Zoonosi e malattie da vettori (2)
46. Malattie sessualmente trasmesse
47. Medicina tropicale e sub-tropicale
48. Modifica approccio al controllo (ante/post)
49. Programmazione di reti interistituzionali
103
3.1.3. (segue)
50. Gestione delle emergenze (3)
51. Fattori di rischio ambiente e salute
52. Determinanti di salute
53. Acque (2)
54. Inquinamento ambientale
55. Inquinamento indoor (4)
56. Inquinanti e malattie
57. Applicazione operativa sistema Reach/Ghs/Clp
58. Norme di igiene urbana (2)
59. Gli interventi di prevenzione nella valutazione dei piani urbanistici (4)
60. Igiene ambientale (2)
61. Rischi ambientali e delle popolazioni
62. Gestione della problematica amianto
63. Incidenti domestici
64. Sicurezza ambienti di vita
65. Sicurezza impianti in civili abitazioni: formazione tecnici della prevenzione
66. Igiene delle scuole
67. Polizia mortuaria
68. Diseguaglianza e salute (2)
69. Cosmetici e attività correlate (estetica, piercer, tatuatori, parrucchieri)
70. Strutture sanitarie e sociali
3.1.4. Ambiente e salute
Comunicazione
1. Counselling mirato gruppi rischio
2. Comunicazione (3)
3. Comunicazione del rischio ambientale (5)
Epidemiologia
4. Epidemiologia ambientale (6)
5. Approfondimenti epidemiologici (4)
6. L’analisi multivariata dei fattori ambientali correlabili alla salute
7. Analisi e valutazione del rischio ambientale per la salute
8. Uso programmi epidemiologico-statistici
9. Correlazione dati ambientali e impatto sulla salute
10. Statistica medica
11. La gestione dei dati
12. Creazione di registri cause di morte e tumori
13. Georeferenziazione delle aree di rischio ambientale
Informatica
14. Informatica
Organizzazione
15. Gestione delle emergenze
104
3.1.4. (segue)
Normativa
16. Rapporti e competenze tra Asl e Arpa
17. Via (2)
18. Vis
19. Vas (2)
20. Valutazione impatto sanitario realizzazione opere edilizie
Vigilanza, controllo, tecniche operative
21. Vigilanza sulla corretta gestione dei rifiuti (2)
22. Tecniche applicate alla valutazione degli ambienti confinati
23. Tecniche di monitoraggio indicatori di inquinamento
24. Tecniche di campionamento
Argomenti specifici dell’area
25. Salute ed ambiente
26. Gli strumenti per la salvaguardia della salute dai determinanti ambientali
27. Siti inquinati e loro bonifica
28. Prevenzione rischi da inquinamenti ambientali (2)
29. Rischi chimici
30. Contaminanti chimici ad azione antiormonale
31. Reach (2)
32. Prevenzione delle patologie correlate ad inquinanti fisici
33. Inquinamento acustico e normativa (2)
34. Inquinamento atmosferico (2)
35. Radon
36. Inquinamento indoor (3)
37. Inquinamento elettromagnetico (4)
38. Radio-protezione (2)
39. Rischio amianto (5)
40. Inquinamento delle acque
41. Acque potabili
42. Inquinamento da rsu e reflui (5)
43. Gestione dei rifiuti, normative europee
44. Impianti a biomasse e altri impianti a energie rinnovabili
45. Energie alternative
46. Gestione rifiuti e igiene urbana
47. Problemi igienico-sanitari negli aggregati urbani (3)
48. Malattie professionali
49. Cambiamenti climatici
50. Rapporto con traffico (2)
51. Rapporto con mobilità sostenibile
52. Valutazioni impianti
53. Qualità delle acque
54. Medicina sportiva
55. Il paesaggio e la armonia degli ambienti come fattore di benessere
56. Il valore etico nelle decisioni
57. Aggiornamento specifico di alcuni dirigenti medici
105
3.1.5. Prevenzione malattie cronico-degenerative (Mcd)
Comunicazione
1. Counselling
2. Il counselling motivazionale
3. Comunicazione e counselling (2)
4. Comunicazione (3)
5. Tecniche di comunicazione (3)
6. Screening e campagna informativa
7. Interventi motivazionali nella scelta degli stili di vita
8. Comunicazione del rischio
9. Comunicazione esiti
10. Accoglienza
11. La cultura della presa in carico
12. Disease management
13. Promozione all’accesso
14. Popolazione a rischio: informazione, formazione e comunicazione agli operatori di sanità ed alla popolazione
Formazione
15. Formazione degli operatori dedicati agli screening
16. Formazione in economia sanitaria
Epidemiologia
17. Epidemiologia e statistica (3)
18. Epidemiologia delle malattie cronico degenerative (2)
19. Registro tumori
20. Ruolo del registro tumori nella pianificazione delle azioni preventive
21. Elaborazione Sdo
22. Epidemiologia degli screening
Informatica
23. Formazione informatica e gestione software
24. Approfondimenti sull’utilizzo del sistema informatico per ogni figura professionale (2)
25. Informatizzazione del servizio, accessibilità al programma
26. Gestione flussi informativi
27. Gestione ed analisi flussi screening
Organizzazione
28. Organizzazione screening (2)
29. Ritorni economici e di salute dalla prevenzione
Vigilanza, controllo, tecniche operative
30. Aggiornamento tecnico
31. Tecnica di aggiornamento per il pap-test
Argomenti specifici dell’area
32. Governance
33. Percorsi integrati ospedale territorio
34. Modelli di integrazione tra servizi per la prevenzione delle Mcd
35. Approccio olistico organizzativo
106
3.1.5. (segue)
36. Le tre sorveglianze (screening mammografico, colon retto, collo dell’utero)
37. Il ruolo del Dipartimento nell’esecuzione degli screening e nella prevenzione delle Mcd
38. Metodiche e attuazione screening
39. Uso e abuso degli screening
40. Screening e rendicontazione sociale
41. Hpv e screening
42. Screening mammella
43. Modalità per aumentare l’adesione (3)
44. Utilità interventi preventivi e priorità Mcd
45. Prevenzione primaria e secondaria e Mmg
46. Mcv
47. Stili di vita e prevenzione del rischio cardiovascolare (3)
48. Applicazione carte del rischio cardiovascolare
49. Stili di vita e dinamiche di popolazione
50. Dieta mediterranea e prevenzione delle malattie cronico-degenerative
51. Alimentazione e Mcd
52. Attività fisica e salute
53. Prevenzione obesità e diabete (2)
54. Sindrome metabolica
55. Bpco
3.1.6. Salute in ambiente di lavoro
Comunicazione
1. Tecniche di comunicazione
2. Comunicazione del rischio
3. Stili di vita e dinamiche di popolazione
4. Popolazione a rischio: informazione, formazione e comunicazione agli operatori di sanità ed alla popolazione
5. L’audit quale strumento di controllo
Formazione
6. Formazione scientifica medica e tecnica
Epidemiologia
7. Epidemiologia e fattori di rischio sanitario
8. Epidemiologia tumori
9. Ruolo del registro tumori nella pianificazione delle azioni preventive
10. Utilizzo del sistema informativo regionale della prevenzione e della medicina legale
11. Statistica
12. Valutazione dell’efficacia degli interventi di vigilanza sul miglioramento della salute dei lavoratori
Informatica
13. Informatica
107
3.1.6. (segue)
14. Informatizzazione delle procedure di vigilanza
Organizzazione
15. Organizzazione del lavoro, logistica e benessere lavorativo
16. Lavorare in gruppo ed integrazione professionale
Normativa
17. Applicazione nuova normativa su ambienti confinati
18. Aggiornamento normativa vigente d.lgs. 81/2008 e similari (4)
19. Normativa antincendio
20. Competenze dei professionisti Upg (2)
21. Procedure penali formazione ed aggiornamento
22. Assistenza microimprese
Vigilanza, Controllo, Tecniche Operative
23. Le norme tecniche specifiche per sicurezza ed ergonomia
24. Attività vigilanza edilizia (2)
25. Tecniche e strumenti di campionamento (2)
26. Aggiornamento tecnico
27. Tecniche di campionamento
28. Il monitoraggio ambientale e biologico dei lavoratori
Argomenti specifici dell’area
29. Geologia
30. Lavoro minorile
31. Lavoro nero
32. Lavoro di extracomunitari
33. Rischio chimico ed eziologia malattie professionali (2)
34. Rischi fisici (3)
35. Campi elettromagnetici, radiazioni ottiche artificiali
36. Radiazioni ionizzanti e non
37. Rischio biologico (2)
38. Attività ergonomiche
39. Rischio amianto (3)
40. Amianto e reflui pericolosi di lavorazione
41. Procedure circa la rimozione dei manufatti di amianto
42. La gestione del registro amianto
43. Ricerca prevenzione malattie da lavoro
44. Igiene industriale (4)
45. Sistemi di gestione salute e sicurezza sul lavoro (4)
46. Responsabilità amministrativa e sistemi di gestione della sicurezza nei luoghi di lavoro (2)
47. Sicurezza dei luoghi di lavoro (2)
48. Rapporto e vincoli tra aspetti legati all’economicità dei sistemi di controllo
e alla sicurezza dei lavoratori
49. Promozione dei luoghi e dei comportamenti sicuri (3)
50. Sicurezza impiantistica
51. Sicurezza cantieri edili (2)
52. Movimentazione manuale dei carichi
108
3.1.6. (segue)
53. Rischio in agricoltura-edilizia (2)
54. Aggiornamenti su normative sicurezza macchine e impianti
55. Approfondimento sulle macchine (2)
56. Apparecchi a pressione
57. Attività preventiva
58. Prevenzione degli infortuni in ambito portuale
59. Stress lavoro-correlato (4)
60. Rischio alcol correlato
61. Alcol e lavoro
62. Malattie professionali (2)
63. Indagini malattie professionali
64. Patologie osteo-articolari
65. Cancerogenesi professionale (2)
66. Sostanze ad azione cancerogena
67. Indagini infortuni sul lavoro
68. Antinfortunistica sul lavoro (2)
69. Metodologie indagini infortunistiche
70. Reach
71. Polizia giudiziaria e lavoro
3.1.7. Sanità veterinaria
Vaccinazioni
1. Vaccinazioni
Comunicazione
2. Comunicazione (2)
3. Comunicazione del rischio
4. La promozione dei determinanti di salute
5. Audit
6. Tecnica dell’audit
7. Audit sistemi sanitari di sicurezza alimentare
Epidemiologia
8. Epidemiologia
9. Analisi epidemiologica sul campo
10. Valutazione epidemiologica principali patologie degli animali da reddito
11. Bdn
12. Anagrafe zootecnica
Informatica
13. Informatica (3)
Organizzazione
14. Management
15. Certificazione dei servizi-norme Iso9001 (2)
16. Sistemi di qualità
109
3.1.7. (segue)
Normativa
17. Aggiornamento normativo (4)
18. Legislazione di riferimento nella vigilanza (europea, italiana, regionale)
19. Normativa alimenti di origine animale
20. Responsabilità amministrativa e sistemi di gestione della sicurezza nei luoghi di lavoro
21. Gestione procedure penali
22. Aggiornamenti e competenze di Upg
Vigilanza, Controllo, Tecniche Operative
23. Controlli ufficiali delle imprese di produzione primaria e di commercializzazione
24. Controllo ufficiale in allevamento
25. Vigilanza integrata in sanità pubblica veterinaria
26. La sorveglianza di patologie infettive emergenti con possibile coinvolgimento umano
Argomenti specifici dell’area
27. Biosicurezza ed igiene degli alimenti (2)
28. Biosicurezza negli allevamenti (2)
29. Influenza aviaria e biosicurezza
30. Malattie animali
31. Malattie transfrontaliere e rischi legati alla globalizzazione
32. Malattie da vettori
33. Malattie infettive
34. Gestione malattie infettive focolai
35. Profilassi delle malattie infettive e delle zoonosi (2)
36. Gestione zoonosi
37. Metodiche di campionamento alimenti e mangimi
38. Emergenze veterinarie (4)
39. Emergenza rabbia
40. Pronto soccorso veterinario
41. Tutela della sicurezza alimentare relativamente alle produzioni primarie (2)
42. Sicurezza nei sottoprodotti di origine animale
43. Normativa nazionale e comunitaria per la gestione degli allevamenti e piano residui
44. Risanamento degli allevamenti e profilassi (2)
45. Piani di risanamento: ottimizzazione delle risorse
46. Igiene urbana (3)
47. Benessere animale (3)
48. Benessere animali di affezione e problematiche relativa alla fauna selvatica
49. Benessere animali di affezione: normative e protocolli operativi nel randagismo
50. Tracciabilità degli animali
51. Benessere animale al macello
52. Benessere animale in allevamento
53. Macellazione rituale (2)
54. Additivi alimentari
55. Materiali da contatto (2)
110
3.1.7. (segue)
56. Ittiocultura
57. Piano nazionale animale; autocontrollo e Hccp
58. Problem solving sul farmaco e residui negli animali
59. Antibiotico-resistenza in animali uomo ed alimenti (2)
60. I parametri igienico sanitari del latte destinato alla caseificazione
61. Igiene del latte nella produzione primaria
62. Valutazione degli esiti degli esami microbiologici sugli alimenti di origine
animale
63. Cucina esotica (2)
64. West Nile disease
3.1.8. Educazione alla salute
Comunicazione
1. Relazioni professionali e personali in ambito lavorativo
2. Lavorare in gruppo ed integrazione professionale (3)
3. Miglioramento degli aspetti relazionali con utenze problematiche
4. Counselling (4)
5. Comunicazione (2)
6. Comunicazione interna ed esterna (2)
7. Metodologie e tecniche di comunicazione (2)
8. Comunicazione del rischio
9. Comunicazione e relazione
10. Presa in carico accoglienza utenti
11. La gestione del colloquio
12. Comunicazione di massa
13. Marketing sociale
14. Comunicazione ai mass media (2)
15. Comunicazione tramite internet
16. Modelli integrati e metodologie educative
17. La pedagogia medica per insegnare a guadagnare salute
18. Focus group (2)
19. Life skills (2)
20. Lo sviluppo delle life skills nelle diverse fasce d’età
Formazione
21. Formazione dei formatori (2)
22. Principi generali e elementi formativi in educazione alla salute
Epidemiologia
23. Statistica
24. Approccio epidemiologico (2)
25. Epidemiologia e fattori di rischio sanitario (2)
26. Studi di popolazione e delle dinamiche sociali
27. Ebp (2)
28. Revisione tipologia interventi e valutazione di efficacia
111
3.1.8. (segue)
29. Valutazione progetti e modalità documentali
30. Valutazione attività di promozione della salute
Informatica
31. Informatica
Organizzazione
32. Corretta domanda di servizi sanitari
33. Gestione risorse
34. Integrazione con attività territoriali e Mmg
Vigilanza, controllo, tecniche operative
35. Implementazione secondo Green
Argomenti specifici dell’area
36. Metodi e strumenti moderni per campagne efficaci di educazione alla salute
37. Management dei fattori di rischio collegati agli stili di vita (3)
38. Come prevenire e affrontare i fattori di rischio legati agli stili di vita: determinanti sanitari di salute
39. Le motivazioni psicologiche del comportamento umano
40. Formazione ad hoc su tematiche psicologiche e sociologiche
41. Approfondimento conoscenza dei processi produttivi di salute
42. Profili di salute
43. La tecnologia per la promozione della salute
44. Prevenzione della incidentistica domestica
45. Promozione del benessere psicofisico
46. Benessere in tempo di crisi
47. Prevenzione consumo di alcolici e tabagismo (7)
48. Alimentazione
49. Modalità di azione ed effetti dell’attività fisica (2)
50. Prevenzione malattie metaboliche
51. Prevenzione patologie trasmesse per via sessuale
52. Metodologie ed evidenze
3.1.9. Medicina legale
Comunicazione
1. Tecniche di comunicazione
Epidemiologia
2. Approccio epidemiologico
Informatica
3. Informatizzazione delle procedure (2)
Organizzazione
4. Integrazione tra enti sui temi di specifico interesse medico-legale
112
3.1.9. (segue)
5. Integrazione con attività di altri reparti ospedalieri e territoriali
Normativa
6. Normative di riferimento (2)
7. Legge 104
8. Certificazioni: aspetti giuridici e medico legali
9. Morti improvvise: diagnosi e procedure legali
Argomenti specifici dell’area
10. Polizia mortuaria
11. Tanatologia
12. Necroscopia (2)
13. Bioetica (2)
14. Il consenso informato
15. La responsabilità sanitaria
16. Responsabilità professionale
17. Criteri di ermeneutica della responsabilità amministrativa, dirigenziale, disciplinare della dirigenza medica e sanitaria
18. Visite fiscali: competenze e responsabilità
19. Invalidità civile: standardizzazione delle valutazioni (3)
20. Metodologia di orientamento e criteri di valutazione medico legale (ambito invalidità civile) delle menomazioni oncologiche, con coinvolgimento dei clinici
21. Accertamento delle invalidità ed utilizzo strumenti informatici
22. Medicina sociale
23. Risk management (2)
24. Rischio clinico (2)
25. Prevenzione dei conflitti
26. Medicina difensiva
27. Gestione contenzioso (2)
28. Rilascio patenti speciali (commissioni mediche locali)
29. Idoneità alla guida e criteri di valutazione dei cardiopatici, con coinvolgimento dei clinici (2)
3.1.10. Medicina sportiva (2 rispondenti)
1. Promozione della salute tramite attività fisica (2)
2. Cardiologia dello sport (2)
3. Nuovi orientamenti di Medicina legale applicati all’idoneità sportiva (2)
113
Igiene degli alimenti
Igiene della nutrizione
Igiene pubblica
Ambiente e salute
Prevenzione malattie cronico-degenerative
(Mcd) e screening
Salute in ambienti di lavoro
Sanità veterinaria
Educazione alla salute
Medicina legale
Medicina sportiva
Totale
%
5
7
31
1
2
127
17
–
1
–
–
29
4
19
22
12
9
19
–
–
28
–
–
11
1
1
–
3
–
2
2
1
–
2
88
11
6
5
12
1
6
9
22
18
9
Vacci- comu- Forma- epidenazioni nicazione zione miologia
21
2
2
3
1
2
2
1
3
1
6
24
2
2
4
3
2
6
2
1
1
3
10
9
–
5
2
64
8
20
–
11
7
–
infor- organiz- Normamatica zazione
tiva
49
6
8
4
1
–
20
7
2
5
2
Vigilanza,
controllo,
tecniche
operative
68
54
26
28
2
392
49
38
42
50
54
30
102
87
77
39
6
805
100
113
85
130
95
71
Argomenti Totale
specifici
dell’area
Tab. 3.2. Argomenti segnalati come auspicabili temi di aggiornamento/formazione, nelle diverse aree. Numeri assoluti e totali delle segnalazioni
allegato 4
punti forti e punti deboli per le diverse aree e
per il complesso del dipartimento
questionario - sezione iv
Tab. 4.1. Punti forti e punti deboli per le diverse aree del Dipartimento (53
rispondenti)
4.1.1. Igiene degli alimenti
Punti forti
Punti deboli
Clima
• Clima interno collaborativo(2)
• La presenza degli stessi operatori da oltre 10 anni
• Buona disponibilità al cambiamento
• Flessibilità e capacità nel problem solving
• Spiccata propensione alla multidisciplinarità (2)
Risorse
• Carenza risorse (2)
• Carenza di risorse umane (14)
• Difformità dotazione organica per profilo professionale
• Difficoltà nel garantire le stesse figure
disciplinari a tutte le Uu.Oo. territoriali
• Limitata dotazione organica medica
• Carenza di tecnici della prevenzione e
dietisti
• Carenza di personale di vigilanza
• Carenza personale amministrativo (2)
Operatori
1
• Insufficienza quadri intermedi
• Professionalità (16)
2
• Carenza delle risorse tecnologiche/stru• Motivazione (3)
mentali (7)
• Team multiprofessionale
• Carenza di automezzi aziendali per il
Integrazione
servizio
• Sinergie con la Regione
• Condivisione dipartimentale pro- • Scarse risorse strutturali
• Locali non adeguati dal punto di vista
cedure (2)
• Buona integrazione con veteri- dell’accoglienza dell’utenza e del benessere del personale
naria
• Scarsi servizi di supporto
• Carenza risorse per la formazione
Organizzazione
• Ritardi negli acquisti dei materiali di
• Accreditamento Lsp
• La presenza di una figura orga- consumo
nizzativa con responsabilità completa (medico e m. veterinaria) del- Contesto intra ed extra-aziendale
• Distanza tra paese reale e paese legale
la sicurezza alimentare
• La scarsa consapevolezza dell’utenza
• Buona definizione procedure
sulle responsabilità del servizio in materia
• Lavoro per progetti
di sicurezza alimentare
• Audit
• Numerosità e variabilità delle aziende e
degli Osa
Epidemiologia
• Pianificazione delle attività in riferimento alle valutazioni di rischio (2) Clima
• Archivio dati di impresa, regi- • Capacità di lavorare in team
strazione ecc. completo (2)
115
4.1.1. (segue)
Punti forti
Attività
• Attività di controllo analitico
sulle matrici alimentari (2)
• Vigilanza ed attività di controllo
c/o i centri di macellazione
• Vigilanza e controllo (4)
• Controllo lungo la catena alimentare (2)
• Controlli ufficiali
• Controllo delle acque per il consumo umano (3)
• Controlli acque potabili
• Controlli ristorazioni
• Controlli ristorazione etnica
Punti deboli
Operatori
• Aggiornamento
• Scarsa conoscenza tecnologia
Integrazione
• Scarso coordinamento con altri servizi
dipartimentali (5)
• Scarsa relazione con i servizi e le istituzioni concorrenti in competenza per la
sicurezza alimentare (6)
• Scarsa e difficile integrazione operativa
con Servizio Veterinario di Area B
• Frammentazione competenze Sian/Siav-B
• Izs coinvolto in emergenza e con limiti
di operatività
• Frammentazione delle attività sul territorio (2)
Prestazioni
• Rapidità di intervento
Organizzazione
• Capillarità di intervento
• Doppia linea gerarchica dirigenza com• Disponibilità operativa h24
parto
• Gestione stati d’allerta (3)
• Qualità/efficacia dei singoli in- • Mancanza piano di audit
• Mancanza di Lsp dedicato
terventi operativi
• Laboratori Arpa non accreditati
• Programmazione controlli ufficiali
Informatizzazione
• Sistema informativo e gestionale
Epidemiologia
• Categorizzazione del rischio
Comunicazione/informazione
• Sportello informativo dedicato
Valutazione
all’utenza (2)
• Mancanza di una correlazione costante
tra attività e sua ricaduta sulla popolazione
Educazione alla salute
• Educazione sanitaria e promoAttività
zione della salute
• Nutrizione
• Micologia
Formazione
• Formazione e sensibilizzazione Osa • Controlli alimenti per neonati
sulle procedure di autocontrollo (2) • Procedure in tema di acque potabili
• Controlli produzioni agricole
• Formazione continua (4)
Prestazioni
Normativa
• Impatto sociale ed epidemiologico
• I riferimenti normativi (2)
• Applicazione normativa comuni- • Implementazione Ispettorato Micologico
taria (2)
• Adeguato aggiornamento in tema
di norme disciplinanti la materia
116
4.1.1. (segue)
Punti forti
Punti deboli
Natura dell’intervento
• Sapere esperto troppo ampio
Burocratizzazione
• Eccessiva attenzione agli adempimenti
formali
• Finalismo, pressoché esclusivo, delle
attività per il rispetto dei programmi di
campionamento regionali e per la verifica
delle Dia
Informatizzazione
• Informatizzazione insufficiente (2)
• Carenza di rete informatica dal centro
alla periferia
• Anagrafe informatizzata attività soggette
a controllo
Comunicazione/informazione
• Comunicazione esterna (6)
Educazione alla salute
• Educazione sanitaria (2)
Normativa
• Complessità della normativa (2)
• Scarsa conoscenza atti amministrativi
• Applicazione d.lgs. 194/08
Pd locali
• Un’organizzazione del servizio complessa con 5 sedi e coordinamento del personale appartenente anche ad altri servizi
• Scarsa incisività controlli su extracomunitari
N.B.: In questa e nelle successive tabelle fino alla 4.1.12 è stata conteggiata una segnalazione di professionalità degli operatori quando era definita anche
come esperienza, preparazione, competenza, specializzazione, qualità professionale,
capacità, autorevolezza; e una segnalazione di motivazione degli operatori quando
era definita anche come spirito di appartenenza aziendale, responsabilizzazione,
senso del dovere, adesione, disponibilità, impegno.
117
4.1.2. Igiene della nutrizione
Punti forti
Punti deboli
Risorse
• Dotazione strumentale ambulatoriale
Contesto intra ed extra-aziendale
• Mancata pressione dell’utenza
• Rapporto diretto con la popolazione
Operatori
• Professionalità (8)
• Motivazione (7)
• Spiccata propensione alla multiprofessionalità (2)
• Professionalità dietiste
Risorse
• Applicazione della l. 123/2005
• Scarsità delle risorse (2)
• Carenza di risorse umane (9)
• Carenza di risorse umane stabilizzate
• Carenza di risorse umane specializzate (3)
• Carenza di figure specifiche dedicate
(psicologo, psichiatra, dietologo) (3)
• Dotazione organica inadeguata di
medici (2)
• Mancanza della figura professionale
della dietista (6)/nutrizionista (2)
• Difficoltà nella ridistribuzione delle
risorse e nel garantire le stesse figure
disciplinari a tutte le Uu.Oo. territoriali
• Carenza di personale di vigilanza e
di attrezzature
• Scarse risorse tecnico strutturali (4)
• Carenza risorse per la formazione
Integrazione
• Ottima integrazione con territorio
per attività formativa/informativa (famiglie, scuole, mense, ospedale) (4)
• Integrazione con la medicina di comunità per la prevenzione delle Mcd
• Approccio completamente unitario
alla sicurezza alimentare
• Reti nutrizionali integrate
Contesto intra ed extra-aziendale
• Capacità di lavoro in rete
• Scarsa visibilità
• Scarsa sensibilizzazione ed interesse
Organizzazione
• Disponibilità di linee guida e proce- attivo da parte della politica
• Variabilità della popolazione con
dure
forte presenza di immigrati
• Centralizzazione del servizio
• Autonomia professionale
• Attuazione di progetti regionali e Clima
• Individualismo
nazionali (3)
• Scarsa capacità di lavorare in team
(2)
Attività
• Controllo qualità nutrizionale nella
Integrazione
ristorazione collettiva (2)
• Interventi di prevenzione nutrizio- • Insufficiente apertura verso l’esterno
istituzionale ed associativo
nale (2)
• Integrazione con altre strutture a li• Sorveglianza nutrizionale
• Monitoraggio e validazione delle ta- vello aziendale (2)
belle dietetiche delle mense scolastiche • Scarso coordinamento con altri servizi dipartimentali
(3)
• Valutazione menù ospedalieri
Organizzazione
• Mancanza piano di audit
Natura dell’intervento
• Possibilità di influenzare gli stili di
Epidemiologia
vita
• Valutazione delle abitudini nutrizio• Importanza della tematica
nali della popolazione
118
4.1.2. (segue)
Punti forti
Punti deboli
Informatizzazione
• Sistema informativo e gestionale
Educazione alla salute
• Educazione alla salute (2)
Formazione
• Formazione continua (2)
• Attivazione delle procedure di formazione per le diete speciali ed alimentazione particolare (celiachia, ecc.)
Normativa
• Normativa vigente
Attività
• Ambulatori dietologici
• Interventi di promozione alla salute
sulla ristorazione collettiva non scolastica
Prestazioni
• Mancata attivazione educazione alimentare individuale e di gruppo
• Impatto epidemiologico
• Impatto sociale
• Presenza nelle scuole e nelle aggregazioni sociali
Informatizzazione
• Informatizzazione insufficiente
Educazione alla salute
• Counselling nutrizionale
Assenza
• Assenza Sian
4.1.3. Igiene pubblica
Punti forti
Punti deboli
Vaccinazioni
• Accorpamento dei centri vaccinali
• Vaccinazioni (12)
• Buona copertura vaccinale
• Gestione della prevenzione ed emergenze malattie infettive (4)
• Anagrafe vaccinale informatizzata
unica (2)
• Gara vaccini unica (controllo centrale acquisto e distribuzione vaccini)
• Medicina dei viaggiatori e vaccinazioni
Vaccinazioni
• Bassa copertura vaccinale di operatori sanitari (2)
• Mancanza omogeneità procedure
vaccinali
Risorse
• Risorse impiegate su temi meno rilevanti: commissioni pubblico spettacolo, polizia
• Difficoltà nella ridistribuzione delle
risorse e nel garantire le stesse figure
disciplinari a tutte le Uu.Oo. Territoriali
• Difforme distribuzione territoriale
della dotazione organica per profilo
professionale
• Carenza risorse umane (11)
119
4.1.3. (segue)
Punti forti
Punti deboli
• Dotazione organica inadeguata di
Clima
• Collaborazione del personale, coe- tecnici della prevenzione, infermieri,
assistenti sanitari ecc. (2)
sione (2)
• Carenza di personale di vigilanza
• Carenza di personale per le attività
Operatori
di integrazione col territorio
• Professionalità (8)
• Carenza di amministrativi
• Motivazione (9)
• Buona conoscenza e radicamento sul • Carenza di dotazione strumentale (9)
• Carenza di locali
territorio
• Carenza risorse per la formazione
• Stabilità dell’organico
• Livello professionale dei Tecnici delContesto intra ed extra-aziendale
la prevenzione
• Spiccata propensione alla multi-di- • Territorio montano con scarsa viabilità
sciplinarità
• Presenza su tutto il territorio azien- • Frammentazione territoriale eccesdale di dirigenti medici che operano in siva
• Variabilità e mutevolezza dell’amregime multidisciplinare
biente sociosanitario ed economico su
cui si opera
Integrazione
• Lavoro congiunto con mmg e ospe- • Forte pressione dell’utenza su prestazioni routinarie a scarsa o nessuna
dalieri e pls
ricaduta sanitaria evidente
• Ottimo collegamento istituzionale
• Capacità di creare partnership istitu- • Scarso interesse aziendale e istituzionale alle attività preventive (2)
zionali
• Rapporto con le amministrazioni lo- • Scarsa attenzione politica (3)
cali
• Integrazione con Arpa, Noe, Nas, Clima
• Residue resistenze adozione proceAqp, Vv.Ff.
dure comuni condivise
• Inadeguato lavoro di gruppo
Organizzazione
• Rinnovamento degli ambiti di com- • Scarso sviluppo dell’autonomia professionale
petenza
• Scarsa capacità di lavorare in team
• Protocolli sanitari
Integrazione
• Insufficiente apertura verso l’esterno
istituzionale ed associativo
• Assenza di coordinamento e di punti di riferimento regionali
• Scarso coordinamento tra servizi del
Dipartimento e tra il Dipartimento e
Valutazione
le altre macrostrutture aziendali
• Evidenze scientifiche di efficacia
• Attenzione alla performance degli • Rapporto con Arpa
• Uniformità interventi a livello regiooperatori
nale
Epidemiologia
• Rencam (2)
• Registro tumori
• Malattie infettive
• Efficace controllo territoriale
Epidemiologia
• Indagini epidemiologiche
120
4.1.3. (segue)
Punti forti
Punti deboli
Attività
Burocratizzazione
• Eccessiva burocratizzazione delle
• Vigilanza
• Qualità dei programmi di vigilanza pratiche di lavoro
• Vincoli determinati da leggi e regoterritoriale
lamenti obsoleti
• Controlli igienico sanitari
• Attività
• Controlli igiene edilizia
• Presenza di attività poco appropriate
• Controlli case di cura
Prestazioni
• La capacità di risposta all’utenza sulla base di richieste/segnalazioni
• Assenza tempi di attesa
• Presenza capillare su tutto il territorio aziendale (4)
• Disponibilità operativa h24 (2)
• Presenza di strutture sanitarie capillarmente diffuse sull’ambito di riferimento
• Capillare conoscenza territoriale
• Adeguato sistema di sorveglianza sanitaria
• Problem solving
Informatizzazione
• Sistema informativo e gestionale
Prestazioni
• Scarsa copertura territoriale
Informatizzazione
• Informatizzazione insufficiente
• Mancata attivazione del software per
l’anagrafe informatizzata delle vaccinazioni
• Mancanza del collegamento intranet
tra le strutture territoriali
• Scarsa informatizzazione dei flussi
informativi
• Impossibilità di utilizzare gli strumenti del web 2.0 per politiche aziendali
Comunicazione/Informazione
• Insufficiente comunicazione con la
cittadinanza (3)
Comunicazione/Informazione
• Comunicazione esterna
Formazione
• Qualità degli aggiornamenti teorici e
operativi
Pd locali
• Controlli sanitari sugli immigrati da
avviare ai centri di accoglienza
• Un’organizzazione del servizio comNormativa
plessa con 5 sedi e coordinamento del
• Piano regionale prevenzione
personale appartenente anche ad altri
• Normativa vigente
• Conoscenza ed attuazione coerente servizi
delle norme regionali e nazionali di riferimento
• Applicazione norme urbanistiche
Educazione alla salute
• Educazione alla salute (2)
Formazione
• Formazione continua (2)
Pf locali
• Il controllo delle acque potabili e
na­tatorie
• Bonifica ambientale
• Interventi ambiente salute
121
4.1.4. Ambiente e salute
Punti forti
Punti deboli
Risorse
Contesto intra ed extra-aziendale
• La buona sensibilità ecologica della • Scarsità di risorse (2)
• Mancanza effettivi servizio epidepopolazione (3)
miologia
• Mancanza di personale specializzato
Operatori
(dopo istituzione Arpa)
• Professionalità (9)
• La mancanza di tecnici della pre• Motivazione (4)
venzione (2)
• Carenza di personale e attrezzature
Integrazione
(4)
• Integrazioni con gli enti territoriali
• Ruolo di riferimento per Arpa e al- • Grave carenza di personale tecnico
(2)
tri enti coinvolti
• Ottime capacità relazionali con le • Carenza delle risorse umane e tecnologiche (2)
istituzioni (2)
• Integrazione servizio/tecnici della • Carenza di personale di vigilanza e
di attrezzature
prevenzione
• Budget economico
Organizzazione
Contesto
• Organizzazione (2)
• Accurata definizione ed aggiorna- • Scarso potere contrattuale
• Non attenzione dei politici all’ammento delle procedure (2)
• La figura organizzativa di un biolo- biente
go che presidia per i servizi collaboranti gli aspetti prettamente ambientali Clima
• Scarsa capacità di lavorare in team
• Competenza territoriale
Integrazione
Epidemiologia
• Monitoraggio degli effetti sulla salu- • Assenza di coordinamento e di punti di riferimento regionali
te dei determinanti ambientali
• Separazione tra ambiente e salute
• Controlli ambientali scrupolosi
• Attivazione delle procedure di geo- • Mancata previsione di area specifica, con competenze attualmente divise
referenziazione dei siti a rischio
tra l’igiene pubblica e la sicurezza ambienti di vita
Prestazioni
• Rapidità di intervento nelle urgenze • Frammentazione competenze tra
servizi
• Rapporto con Arpa (5)
Informatizzazione
• Sistema informativo e gestionale
Epidemiologia
• Indagini epidemiologiche
Comunicazione/Informazione
• Buona capacità di comunicazione • Supporto epidemiologico insufficiente (2)
con la cittadinanza
• Mancanza di registro cause di morte
e tumori
Formazione
• Insufficienza della capacità di rispo• Formazione continua (2)
sta da parte del Dipartimento
122
4.1.4. (segue)
Punti forti
Punti deboli
Valutazione
• Mancanza di evidenze di efficacia
Prestazioni
• Insufficienza della capacità di risposta da parte del Dipartimento
• Scarsa diffusione di corrette conoscenze
Informatizzazione
• Informatizzazione insufficiente
Formazione
• Formazione professionalizzante
• Non adeguata formazione specifica
su alcune tematiche: rifiuti, aria, interazione salute/ambiente, fattori di rischio ambientali
Pd locali
• Inadeguato servizio di disinfestazione sia per la parte relativa alle risorse
umane che per quanto attiene alla dotazione di mezzi e strumenti
4.1.5. Prevenzione malattie cronico-degenerative (Mcd) e screening
Punti forti
Punti deboli
Risorse
• Finanziamento regionale (3)
Risorse
• Carenza dotazione organica (6)
• Carenza di risorse dedicate
• Carenza di personale specialistico
dedicato agli screening (5)
• Carenza di personale per il front
office
• Difficoltà acquisto strumenti
• Carenza delle risorse tecnologiche
(4)
• Blocco dei finanziamenti
Contesto intra ed extra-aziendale
• Riconoscimento sociale (2)
Clima
• Alta collaboratività
Operatori
• Professionalità (5)
• Motivazione (8)
Integrazione
• Sinergia con ordini professionali (2)
Contesto intra ed extra-aziendale
• Estensione provinciale (limitata)
dello screening
123
4.1.5. (segue)
Punti forti
Punti deboli
• Buon rapporto con le associazioni
di volontariato (2)
• Attivazione di percorsi integrati con
altre articolazioni aziendali
• Attivazione del tavolo interdisciplinare
• Difficoltà della compliance delle
adesioni (2)
• Minor adesione da parte delle fasce
di popolazione più svantaggiate
• Limitata importanza ed attenzione
alla tematica da parte della popolazione
• Sostanziale mancanza di volontà
d’affidare al Dipartimento le campagne di prevenzione e screening
• Scarsa sensibilità aziendale
• Scarsa attenzione da parte delle associazioni
• Scarsa sensibilità da parte degli operatori clinici
Organizzazione
• La programmazione regionale
• Pianificazione delle azioni previste
dal Prp
• Acquisizione dati dal sistema Passi
e Passi d’Argento per la pianificazione
attività
• Possibilità d’implementare nuove
linee di azione tra differenti strutture
aziendali per migliorare l’efficacia del- Clima
le campagne di screening e prevenzio- • Scarsa coesione
• Scarsa capacità di lavorare in team
ne delle Mcd
• Conflittualità tra attori delle diverse
discipline
Epidemiologia
• Sistematicità attività di sorveglianza • Necessità di acquisire la prevenzione secondaria e terziaria come obiettisu popolazione.
vo dipartimentale a medio termine
• Indagini epidemiologiche
• Non tutti i professionisti percepiscono lo screening come Lea
Valutazione
• Insufficiente consapevolezza dei
• Evidenza di efficacia
pro­blemi
Attività
Integrazione
• Tumore mammella
• Screening oncologici implementati a • Insufficienti rapporti con i Mmg
livello provinciale da molto tempo
• Esperienze gestione diabete (matu- Organizzazione
• Strutture ambulatoriali sovrapposte
rate in altra area)
ai compiti istituzionali
• Diabete e Mcv
• Mancanza centro unico coordinamento screening
Prestazioni
• Capillarità dell’intervento
Epidemiologia
• Adesioni
• Anagrafe sanitaria poco aggiornata
• Unità mobile
• Buoni standard negli indicatori di • Registro tumori incompleto
• Sistemi di reclutamento delle popoqualità
• Percentuali rilevanti di coinvolgi- lazioni a rischio inadeguati
mento popolazione
Attività
• Tumore colon
Informatizzazione
• Accesso diretto all’anagrafe assistiti • Tumore utero
• Programma informatico unico per
Prestazioni
tutti i professionisti coinvolti
• Tempi di refertazione lunghi
124
4.1.5. (segue)
Punti forti
Punti deboli
• Tutto il percorso visibile dai profes- • Limitati interventi di prevenzione
sionisti
Natura dell’intervento
• Sistema informativo e gestionale
• Difficoltà nel modificare gli stili di
vita
Formazione
• Formazione continua (2)
Informatizzazione
• Carenza informatizzazione
Normativa
• Gestione dei dati
• Prevenzione obbligatoria
• Acquisizione immagini digitali
Comunicazione/informazione
• Insufficiente comunicazione dell’importanza degli screening (3)
• Penetrazione messaggi di prevenzione
Formazione
• Carenza di aggiornamento specifico
del personale tecnico
Assenza
• Il Dipartimento non è coinvolto
4.1.6. Salute in ambienti di lavoro
Punti forti
Punti deboli
Risorse
• Risorse dedicate consistenti (2)
Contesto intra ed extra-aziendale
• Attenzione sociale alla tematica
• Territorio in crescita economica ed
con attività lavorativa intensa e varia
Clima
• Messa in discussione dell’efficacia
dell’intervento ispettivo
• Collaborazione fra le diverse figure
professionali
• Spiccata propensione alla multi professionalità
Operatori
• Professionalità (11)
• Metodicità operative professionalità
degli operatori
Risorse
• Carenza risorse
• Organico insufficiente (7)
• Inadeguata dotazione organica di
dirigenti medici, infermieri e Tecnici
della prevenzione (3)
• Cronica e grave carenza di personale tecnico ed amministrativo
• Carenza di personale amministrativo
e di vigilanza (2)
• Carenza delle risorse tecnologiche
(4)
• Carenza auto aziendali
• Carenza risorse per la formazione
• Crisi economica
• Mancanza di riferimenti/laboratori
per analisi di igiene industriale
Contesto intra ed extra-aziendale
• Aumento lavoro nero
• Difficoltà operative e contrasto di
interessi economici
125
4.1.6. (segue)
Punti forti
Punti deboli
• Insufficiente accettabilità e sensibilità sociale
• Scarso rilievo delle attività tra i non
Integrazione
• Con altri organi (Ispettorato del La- addetti
• Scarsa sensibilità della popolazione
voro, Nas, Vv.Uu.)
sulla sicurezza del lavoro
• Consulta Medici Competenti
• Attivazione di tavoli tematici tra Asp
Clima
e Direzione Provinciale del Lavoro
• Coordinamento regionale delle atti- • Messa in discussione dell’efficacia
dell’intervento ispettivo non ancora
vità
• Rapporti con organizzazioni datoria- ben diffusa tra tutti gli operatori
• Clima organizzativo soggetto ad
li, sindacali ed altri Enti (2)
emotività Operatori
• Alta mobilità del personale
Organizzazione
• Organizzazione
Organizzazione
• Formalizzazione procedure
• Uniformità nelle modalità operative • Difficoltà della programmazione delle attività
(procedure codificate)
• Efficacia nella programmazione del- • Progettazione intra-dipartimentale
le attività a fronte della esiguità delle
Epidemiologia
risorse
• Indagini epidemiologiche
Attività
Attività
• Vigilanza (2)
• Rilevazioni strumentali
• Vigilanza e controllo edilizia
• Microclima agenti fisici
• Strutture sanitarie
• Tossicodipendenza e lavoro
• Indagini Infortuni
• Ricerca malattie professionali
Prestazioni
• Attività di igiene industriale (2)
• Troppo orientamento verso attività
di AG, sulla base di accordi regionali
Prestazioni
• Ottimo collegamento con il territorio (2)
• Migliorare l’aspetto preventivo
• Elevati standard di qualità
• Efficienza organizzativa del servizio
Burocratizzazione
• Capacità di risposta agli eventi
• Capacità di modulare gli interventi • Eccessiva attenzione agli adempiin base alle esigenze del territorio e menti formali
• L’orientamento maggiore verso fordel momento storico
me di vigilanza (repressione) piuttosto
• Buona copertura del territorio (2)
che verso azioni di prevenzione
Natura dell’intervento
Informatizzazione
• Potenzialità preventiva
• Sistema informatico complessivo
• Motivazione (3)
Comunicazione/informazione
• Comunicazione (2)
126
4.1.6. (segue)
Punti forti
Punti deboli
• Implementazione campagne di informazione negli ambienti di lavoro (2)
Informatizzazione
• Sistema informativo e gestionale
Formazione
Comunicazione/informazione
• Formazione inadeguata del perso• Comunicazione
• Efficace comunicazione verticale e nale
• Necessità di un aggiornamento speorizzontale
cifico continuo
• Insufficiente attività informativa/forEducazione alla salute
mativa sull’utenza a rischio e non
• Educazione sanitaria
Formazione
• Adeguata formazione degli operatori
(2)
• Formazione continua (2)
Normativa
• Applicazione quadro normativo
• L’esistenza di norme chiare e stringenti (2)
Pf locali
• Problem solving, disponibilità con
l’utenza, capacità all’ascolto e all’accoglienza
127
4.1.7. Sanità veterinaria
Punti forti
Punti deboli
Vaccinazioni
Vaccinazioni
• Gestione profilassi legate al risana- • Mancato ritorno della valutazione
epidemiologica dell’attività di profilassi
mento zootecnico
• Vaccinazioni animali (3)
Risorse
• Carenza risorse (2)
Risorse
• Finanziamento dedicato dell’Asses- • Carenza risorse di personale (6)
• Carenza di tecnici e personale amsorato regionale
• Dotazione organica di dirigenti vete- ministrativo
• Carenza di personale di vigilanza
rinari e specialisti ambulatoriali
• Organici abbondanti ma squilibrati • Carenze attrezzature e tecnologie (3)
• Carenza di computer e di automezzi
sulla sanità animale
• Carenza risorse per la formazione
Contesto intra ed extra-aziendale
Clima
• Coesione professionale e sindacale • Età media operatori 54 anni
• Ampio territorio di riferimento
degli operatori
• Limitata conoscenza del nostro operato da parte dei consumatori
Operatori
• Importazioni fraudolente di alimenti
• Professionalità (4)
animali
• Motivazione
• Senso di appartenenza dei dirigenti
Clima
veterinari e degli operatori tecnici
• Autorevolezza del Responsabile del • Scarsa disponibilità alle innovazioni tecnologiche e informatiche di una
Servizio
parte del personale
• Tendenza all’attestazione professioIntegrazione
nale
• Rapporto col territorio (2)
• Forte legame con l’Istituto Zoopro- • Scarsa propensione alla pianificazione e alla gestione dei processi delle atfilattico (2)
• Integrazione operativa con Servizio tività nonché alla verifica dell’efficacia
delle operazioni svolte
Igiene degli alimenti (2)
• Scarsa interdisciplinarietà
• Sinergia tra servizi veterinari
• Conflittualità tra dirigenti veterinari
e specialisti ambulatoriali
Organizzazione
• Procedure condivise in sanità ani- • Eccessiva autonomia dei dirigenti
male
• Presenza di procedure operative Integrazione
• Scarsa integrazione dipartimentale
omogenee e condivise
• Organizzazione funzionale program- (5)
• Collaborazione insufficiente con i
matica
servizi medici (4)
• Assetto organizzativo (2)
• Struttura di coordinamento centrale • L’esistenza di aree di duplicazione
d’intervento
dei nuclei veterinari territoriali
128
4.1.7. (segue)
Punti forti
Punti deboli
Epidemiologia
• Pianificazione delle attività in riferimento alle valutazioni di rischio (2)
• Gestione anagrafi zootecniche
• Anagrafe canina e bovina
• Archivio dati di impresa, registrazione ecc. completo
• Banca dati nazionale
Attività
• Attività di controllo analitico sulle
matrici alimentari ed animali
• Controllo stabilimenti di produzione
(2)
• Sanità animale
• Piani di profilassi/eradicazione malattie
Prestazioni
• Forte radicamento sul territorio (2)
• Presenza capillare sul territorio (3)
• Presenza stabile in stabilimenti di
macellazione
• Disponibilità operativa h24 (2)
• Gestione stati d’allerta
• Elevati standard di qualità
• Efficacia nella risoluzione dei problemi e nel raggiungimento degli
obiettivi (3)
• Efficienza organizzativa del servizio
• Efficienza del personale veterinario
per le attività inerenti i piani di controllo delle malattie infettive
• Efficienza del personale amministrativo per le attività di anagrafe zootecnica
• Consolidamento delle attività
• Lotta al randagismo (2)
• Stisaoa: competenze personale; programmazione attività
• Siapz: competenza tecnico-professionale e capacità adattativa del personale
• Ospedale veterinario: alta capacità di
adattamento e risposta agli eventi di crisi
Organizzazione
• Responsabilità del Servizio divisa in
due
• Scarsa organizzazione dei processi
lavorativi
• Mancanza piano di audit
Epidemiologia
• Scarsa aderenza in alcuni alle valenze epidemiologiche
Prestazioni
• Gestione fenomeno del randagismo
• Limiti nella gestione del piano di risanamento
Burocratizzazione
• Eccessiva burocratizzazione
pratiche di lavoro (2)
delle
Informatizzazione
• Inadeguato sistema informatico per
la gestione della Bdn
• Inadeguata informatizzazione
• Software inefficace
Comunicazione/informazione
• Carente comunicazione al cittadino
• Risposta non immediata alle proposte del personale
• Mancata comunicazione dei dati epidemiologici della popolazione animale
Educazione alla salute
• Educazione sanitaria
Formazione
• Necessità di aggiornamento
• Formazione/aggiornamento e responsabilità dei titolari delle imprese
zootecniche non adeguata e, soprattutto, dedicata esclusivamente al fenomeno commerciale
129
4.1.7. (segue)
Punti forti
Punti deboli
Natura dell’intervento
• Potenzialità preventive
Informatizzazione
• Informatizzazione dei dati – Siva
• Sistema informativo e gestionale
Formazione
• Formazione continua (2)
Normativa
• Adeguato aggiornamento in tema di
norme disciplinanti la materia
4.1.8. Educazione alla salute
Punti forti
Punti deboli
Contesto
• Visibilità
Risorse
• Carenza di risorse
• Carenza dotazione organica (8)
• Carenza risorse economiche (2)
• Non autonomia di budget
• Carenza di risorse strumentali
• Urgenze ed altre priorità che assorbono buona parte delle risorse disponibili
• Forze concentrate sui temi di moda
e meno sui temi reali
• Difficoltà all’utilizzo delle risorse e
tempi di intervento non coincidenti
con il normale orario di lavoro
Operatori
• Professionalità (2)
• Motivazione (15)
Integrazione
• Istituzionalizzato rapporto con istituzioni scolastiche, Distretti, Sert e
Dsm
• Interventi di tipo trasversale
• Ottima comunicazione e collaborazione con le istituzioni scolastiche
grazie all’istituzione del Gis (Gruppo
interistituzionale salute)
• Adeguato sistema di relazione tra
struttura dipartimentale e Regione,
Ccm, Ministero della salute
• Collaborazione interistituzionale
• Interventi di comunità
• Attività di rete
Organizzazione
• Presenza di una figura o servizio di
coordinamento aziendale delle attività
di promozione della salute (4)
Contesto intra ed extra-aziendale
• Territorio non «attrezzato»
• Sensibilità sociale e interessi contrastanti
• Scarso interesse della scuola
Integrazione
• Insufficienza nella integrazione interistituzionale e intra-aziendale
130
4.1.8. (segue)
Punti forti
Punti deboli
• Correlazione regionale adeguata
• Coerente attività in relazione alle
determinazioni regionali ed aziendali
• Progettazione condivisa
• Servizi ben organizzati
• Protocolli operativi
Organizzazione
• Troppe strutture aziendali che si occupano di eas con insufficiente coordinamento (2)
• Scarsa attività di programmazione (2)
Valutazione
• Carente validazione dei programmi
Valutazione
• Progetti con elevati standard di evi- • Scarsa attitudine alla valutazione
dence
Prestazioni
• Interventi spot non di lunga durata
Attività
• Insufficiente attenzione ai determi• Campagne di stampa e mediatiche
nanti non sanitari della salute
• Attività troppo centrata sulla scuola
Prestazioni
• Flessibilità nel rispondere alle richie- • Scarsa presenza in ambito scolastico
ste anche al di fuori del programmato
• Aumento della «percezione» di effi- Comunicazione/informazione
• Inadeguati sistemi di comunicaziocacia della prevenzione
ne-informazione
• Difficoltà a raggiungere tutti i target
Natura dell’intervento
• Scarsa attenzione dei mass media
• Potenzialità preventiva (4)
• Capacità di offrire informazioni autentiche per la salvaguardia della salute Formazione
• Scarsa formazione di base (5)
Informatizzazione
Assenza
• Sistema informativo e gestionale
• Mancanza di una struttura aziendale
dedicata
Formazione
• Formazione professionalizzante
Normativa
• Inserimento nel Prp
4.1.9. Medicina legale
Punti forti
Punti deboli
Risorse
Risorse
• Presenza di una struttura con orga- • Carenza di personale (3)
• Carenza di dotazione strumentale e
nico adeguato
informatica
• Elevato turnover personale di comContesto intra ed extra-aziendale
• Utilità del servizio richiesta e valo- parto
rizzata dall’utenza
• Visibilità
131
4.1.9. (segue)
Punti forti
Punti deboli
Contesto intra ed extra-aziendale
Clima
aziendale
• Disponibilità ad innovazione
• Disponibilità all’integrazione intra- • Scarsa sensibilità in materia di medicina sociale
interaziendale
Operatori
• Professionalità (6)
• Motivazione (3)
• Competenza dirigenza medica
• Competenza elevata tecnico-giuridica
• Buona conoscenza e radicamento
sul territorio
Integrazione
• Rapporti interistituzionali
• Insufficiente integrazione con area
clinica
Organizzazione
• Formulazione linee guida comuni
Burocratizzazione
• Peso della routine
• Necessità semplificazione attività
commissioni
Epidemiologia
• Troppe commissioni
• Rilevazione dati Risk management
• Acquisizione dati epidemiologici fragilità • Eccessiva autoreferenzialità ed attenzione a problemi formali di scarsa
valenza preventiva
Prestazioni
• Farraginosità delle procedure e
• Elevati standard di qualità
• Efficienza organizzativa del servizio complessità nelle articolazioni delle
competenze
(2)
• Attività di sportello e certificative • La scarsa valenza sanitaria di molte
attività
adeguate
• Commissioni per l’accertamento
• Valutazione danno a livello aziendale Informatizzazione
• Sistema informatico intranet e collegamento Inps inadeguati
Informatizzazione
• Sistema informativo e gestionale
Formazione
• Formazione del personale
Organizzazione
• Integrazione procedure valutative
4.1.10. Promozione della salute (1 rispondente)
Punti forti
Punti deboli
Integrazione
Integrazione
• Interazione e co-progettazione con • Difficoltà nel coinvolgimento e nella
le reti esterne (scuola, comuni, associa- costruzione della rete interna aziendale
zionismo ecc.)
Organizzazione
• Condivisione di un percorso formativo regionale sulle metodologie
132
4.1.11. Epidemiologia (2 rispondenti)
Punti forti
Operatori
• Professionalità (2)
Formazione
• Formazione continua (2)
Punti deboli
Risorse
• Carenza delle risorse umane e tecnologiche (2)
Organizzazione
• Scarso coordinamento tra servizi (2)
4.1.12. Medicina dello sport (1 rispondente)
Punti forti
Punti deboli
Prestazioni
Organizzazione
• Attività di rete in promozione della • Necessità di almeno un altro dirigente medico
salute
Prestazioni
• Liste di attesa brevi (1 mese)
133
Pd – carenza
generale1
– carenza
specialisti
– disomogeneità
distributive
– risorse
per formazione
Pf
organizzazione
campagne
mancato
ritorno dati
vaccinazioni
Sanità
veterinaria
– finanfinanzia- risorse
consistenti ziamento
mento
regionale
regionale
– personale
specialistico
– personale
di sanità
animale
– carenza – carenza
– carenza – ca– carenza – cagenerale generale
generale renza
renza
generale
– carenza generale – carenza generale – carenza – carenza
specialisti – caren- specialisti – caren- specialisti specialisti
za specia- – risorse – risorse
za specia– risorse
per formaper forlisti
per forma- listi
mazione zione
– dizione
– laborasomotori
geneità
distributive
– risorse
per formazione
dotazione
strumentale
– copertura
operatori
sanitari
– anagrafe
vaccinale
Pd
Risorse
vaccinazioni
Igiene della Igiene Ambiente Prevenz. Salute in
ambienti
nutrizione pubblica e salute
Mcd e
screening di lavoro
Vaccinazioni Pf
Igiene
degli
alimenti
Tab. 4.2. Punti forti e punti deboli delle diverse aree, quadro sinottico
– carenza
generale
– carenza
specialisti
– risorse per
formazione
– risorse deviate su altri
usi o su temi
di moda
– difficoltà
nei tempi di
utilizzo
educazione
alla salute
– carenza
generale
– elevato
turnover
personale
in organico
medicina
legale
promozione
della
salute
carenza
generale
epidemiologia medicina
dello
sport
Igiene
degli
alimenti
rapporti
con il
territorio
sensibilità visibilità2
ecologica
popolazione
Igiene della Igiene Ambiente Prevenz. Salute in
ambienti
nutrizione pubblica e salute
Mcd e
screening di lavoro
– sensi­
bilità
sociale3
– territorio in
crescita
economica
– lavoro
– visibilità – senPd – sensibi- – visibilità – sennero
sibilità
– senlità sociale – sensibili- sibilità
politici, – interessi
tà politici politici e sibilità
– nuaziende, economici
aziende politici
merosità – molti
territorio, – sensibiimmigrati – interesaziende
lità sociale
clinici
se sociale
– difficiesclusivo
le comalla
pliance
routine
– variabilità
ambientale
– territorio
montano
e frammentato
Contesto in- Pf
tra ed extraaziendale
Tab. 4.2. (segue)
– sensibilità
sociale
– alta età
media
operatori
– importazione
fraudolenta
alimenti
– territorio
vasto
Sanità
veterinaria
– visibilità
– sensibilità sociale
sensibilità
sociale
– sensibilità
sociale
– sensibilità
scuole
medicina
legale
visibilità
educazione
alla salute
promozione
della
salute
epidemiologia medicina
dello
sport
Operatori
Clima
Igiene
degli
alimenti
Pf – professionalità
– motivazione
– multiprofessionalità
– professionalità
– motivazione
– multiprofessionalità
– professionalità
– motivazione
– conoscenza del
territorio
– collaboratività
– disponibilità al
cambiamento
– collaboratività
– interesse all’efficacia degli
interventi
– conflit- – disinteresse
tualità
all’effica– non
consape- cia degli
volezza interventi
– emotività
collabora- collabotività
ratività
– collaboratività
– coesione
sindacale e
professionale
– conflit– conflittualità
tualità
– resistenza
– scarsa
all’innovaautozione
nomia
– resiprofessiostenza alla
nale
programmazione
– profes- – profes- – profes- – profes- – professio- motivazione
sionalità sionalità sionalità sionalità nalità
– moti- – motiva- – moti- – motiva- – motivazione
vazione zione
vazione zione
– multi- – auto– multiprofessio- revolezza
professiodirigenti
nalità
nalità
– stabilità
organico
– conoscenza
del
territorio
collaboratività
medicina
legale
Sanità
veterinaria
educazione
alla salute
Igiene della Igiene Ambiente Prevenz. Salute in
ambienti
nutrizione pubblica e salute
Mcd e
screening di lavoro
Pf – collaboratività
– disponibilità al
cambiamento
Pd conflittua- conflittualità
lità
Tab. 4.2. (segue)
promozione
della
salute
professionalità
epidemiologia medicina
dello
sport
Organizzazione
Pd – Dipartimento
– veterinaria
– territorio
– istituzioni
– Izs
Pf – programmazione
– accreditamento
– audit
– regione
– Arpa
– Dipartimento
– regione
– Arpa
– Asl
– Dipartimento
– territorio
– Asl
– Dipartimento
– pro– program- – programma- grammamazione
zione
– centraliz- zione
zazione
– istituzioni
– Arpa
– Tdp
– mmg
e pls
– istituzioni
– pro– programma- grammazione
zione
– dati
Passi
alta
mobilità
– azien- – regione
– istitude
– ordini zioni
professio- – medici
compenali
– volon- tenti
– orgatariato
nizzazioni
datoriali e
sindacali
Pd aggiornamento
Integrazione Pf – Dipartimento
– veterinaria
– territorio
– altri
Mcd
– altri
nutrizione
e sicurezza
alimentare
– lavoro in
rete
Igiene della Igiene Ambiente Prevenz. Salute in
ambienti
nutrizione pubblica e salute
Mcd e
screening di lavoro
Igiene
degli
alimenti
Tab. 4.2. (segue)
promozione
della
salute
procedure programmavalutative zione
– programmazione
– coordinamento
– programmazione
– coordinamento
aziende
– istituzioni
– area
clinica
– istituzioni
– istituzioni
– istituzioni
– Asl
– Dipartimento
– area
medica
– duplicazioni
interventi
procedure territorio
valutative
medicina
legale
– ministero
– regione
– territorio
– scuole
– Asl
– dipartimento
– interventi
di comunità
educazione
alla salute
– Izs
– Sian
– veterinaria
Sanità
veterinaria
lavoro in
rete
epidemiologia medicina
dello
sport
Pd Ebp
– ebp
– performance
operatori
ebp
– georeferenziazione rischio
– studi
ambientali
– indagini
– recam
– registro
tumori
– registro
tumori
– anagrafi
sanitarie
ebp
– sorveglianza
– indagini
indagini
attività
insufficienti
– audit
– programmazione
– frammentazione responsabilità
dei servizi
valutazione
rischio
anagrafi
– coordi- programnamento mazione
screening
– ambulatori
– audit
– programmazione
audit
Sanità
veterinaria
Igiene della Igiene Ambiente Prevenz. Salute in
ambienti
nutrizione pubblica e salute
Mcd e
screening di lavoro
Igiene
degli
alimenti
Pf valutazio- valutazione – recam
ne rischio rischio
– registro
tumori
– m.i.
indagini
Pd categorizzazione
del rischio
Valutazione Pf
Epidemiologia
Tab. 4.2. (segue)
– ebe
– validazione
programmi
progetti con
elevata ebe
programmazione
– programmazione
– coordinamento
– risk
management
– fragilità
medicina
legale
educazione
alla salute
promozione
della
salute
coordinamento
epidemiologia medicina
dello
sport
Prestazioni
Attività
Igiene
degli
alimenti
utero
colon
campagne
mediatiche
educazione
alla salute
– rilevazioni
strumentali
– Td e
lavoro
– microclima
– capilla- – capilla- – capillarità flessibilità
– h24
rità
rità
– qualità – allerta
– ade– collega- – qualità
sioni
menti col – collegaterritorio menti col
territorio
– randagismo
– controlli
– vigi– sanità
lanza e
controlli animale
– strutture
sanitarie
– infortuni
– malattie
professionali
Sanità
veterinaria
– tumore
mammella
– screen­
ing oncologici
– Mcv
– diabete
Igiene della Igiene Ambiente Prevenz. Salute in
ambienti
nutrizione pubblica e salute
Mcd e
screening di lavoro
Pf vigilanza e prevenzio- – attività
controlli ne nutrizio- poco
appronale
priate
– vigilanza e
controlli
– strutture
sanitarie
– igiene
edilizia
– ambuPd – conlatorio
trolli
nutrizione dietologia
– risto– micorazione
logia
collettiva
rapidità
– rapiPf – rapidità
dità
– capilla– capillarità
rità
– h24
– h24
– allerta
– allerta
– qualità
Tab. 4.2. (segue)
– qualità
– sportel­
lo
– commissioni
accertamento
– valutazione
danno
medicina
legale
promozione
della
salute
rapidità
epidemiologia medicina
dello
sport
Burocratizzazione
Natura
dell’intervento
Pd sapere
esperto
troppo
ampio
Pd formalismo
alte
potenzialità
preventive
Pf
Sanità
veterinaria
leggi
obsolete
alte po- alte potenzialità tenzialità
preven- preventive
tive
difficoltà
modificazione stili
di vita
– formalismo
– più
repressione che
prevenzione
formalismo
alte
potenzialità
preventive
– randagitroppe
prestazio- tempi
scarsa
copertura ni insuffi- lunghi di attività di smo
– piano di
referta- Ag
cienti
territorisanamento
zione
riale
Igiene della Igiene Ambiente Prevenz. Salute in
ambienti
nutrizione pubblica e salute
Mcd e
screening di lavoro
– educazione
alimentare
– impatto
epidemiologico
Igiene
degli
alimenti
Pd – micologia
– impatto
epidemiologico
Tab. 4.2. (segue)
– troppe
attività
scolastiche
– poche
attività
scolastiche
– poca
attenzione ai
determinanti
non sanitari
di salute
educazione
alla salute
– formalismo
– commissioni
competenze
– scarse
ricadute
sanitarie
medicina
legale
promozione
della
salute
epidemiologia medicina
dello
sport
counselling
Eas
eas
Educazione Pf Eas e
alla salute
promozione della
salute
Pd Eas
comunicazione
esterna
– insuffi- insufficiente
ciente
– intranet
comunicazione
esterna
comunicazione
esterna
Pd – insuffi- insufficiente
ciente
– anagrafi
comunicazione
esterna
– sistema
informativo/gestionale
– anagrafi
assistenziali
– insufficiente
– immagini
digitali
Sanità
veterinaria
educazione
alla salute
medicina
legale
Eas
comunicazione
esterna
comunicazione in
ambiente
di lavoro
insufficiente
Eas
– comunicazione
esterna ed
interna
– ritorno
dati epidemiologici
– insufficiente
– Bdn
sistema insistema
– sistema sistema
informati- informativo/ informativo/ formativo/
gestionale
gestionale
vo/gestio- gestionale
nale
– Siva
Igiene della Igiene Ambiente Prevenz. Salute in
ambienti
nutrizione pubblica e salute
Mcd e
screening di lavoro
Pf sistema in- sistema in- sistema sistema informativo/ formativo/ informa- formativo/
gestionale gestionale tivo/ge- gestionale
stionale
Igiene
degli
alimenti
Comunica- Pf sportello
zione/informazione
Pd comunicazione
esterna
Informatizzazione
Tab. 4.2. (segue)
promozione
della
salute
epidemiologia medicina
dello
sport
Igiene
degli
alimenti
Pd e Pf
locali
Normativa
Pf – vigente vigente
– comunitaria
– aggiornata
Pd complessa
Pf
– ambiente
– acque
– problem
solving
– vigente
– Prp
– urbanistica
qualità
formazione
continua
scarsa
formazione
di base
Eas inserita
nel Prp
scarsa
formazione
di base
aggiornata
– qualità
– formazione
utenti
vigente
– unità problem
solving
mobili
– qualità
adesione
– Stisaoa
– Siapz
– ospedale
veterinario
formazione
professionalizzante
formazione
continua
formaformazione
zione
continua continua
formazione
personale
tecnico
prevenzione
obbligatoria
educazione
alla salute
Sanità
veterinaria
Igiene della Igiene Ambiente Prevenz. Salute in
ambienti
nutrizione pubblica e salute
Mcd e
screening di lavoro
formazione formaFormazione Pf – forzione
mazione continua
continua
continua
– formazione Osa
Pd qualità
Tab. 4.2. (segue)
qualità
medicina
legale
promozione
della
salute
formazione
continua
epidemiologia medicina
dello
sport
Pd
disinfesta- esten– orgasione
nizzazione zione
screening
territorialmente
complessa
– controlli
immigrati
assenza Sian
assente
dal
Dipartimento
Igiene della Igiene Ambiente Prevenz. Salute in
ambienti
nutrizione pubblica e salute
Mcd e
screening di lavoro
Sanità
veterinaria
asenza di
una struttura
dedicata
educazione
alla salute
medicina
legale
promozione
della
salute
epidemiologia medicina
dello
sport
Note: 1 Carenza di risorse umane, strumentali, strutturali, finanziarie; 2 Riconoscimento sociale, potere contrattuale; 3 Ai temi e agli interventi dell’area in questione.
Assenza
Igiene
degli
alimenti
Pd – organizzazione
territorialmente
complessa
– controlli
immigrati
Tab. 4.2. (segue)
Tab. 4.3. Punti forti e punti deboli per il complesso del Dipartimento
Tab. 4.3.1. Punti forti per il complesso del Dipartimento
Risorse
• Budget specifico del Dipartimento, costituito da propri fondi derivanti
dall’attività dei servizi (3)
• Organico accettabile, anche se attualmente in riduzione (2)
Contesto intra ed extra-aziendale
• Buon rapporto con la direzione aziendale
• Visibilità del Dipartimento con gli altri enti territoriali
• Clima collaborativo tra territori e tra servizi
• Tessuto sociale buono
• Buono il livello medio di partecipazione
• Vicinanza alle esigenze della popolazione
• Rapporti con la realtà sociale territoriale
• Buon impatto sulla opinione pubblica
• Dimensione territoriale e orografica favorevole
Clima
• Propensione alla multi professionalità e multidisciplinarietà
• Approccio alle attività della prevenzione con ottica dipartimentale
• Lavoro di équipe
Operatori
• Professionalità (12)
• Motivazione (10)
• Direzione dipartimentale di alto profilo
• Punto di riferimento e disponibilità di ascolto da parte del direttore del Dipartimento
• Eccellenze professionali (2)
• Miglioramento (grazie anche all’inserimento di professionisti provenienti dai
corsi universitari) della professionalità e delle competenze degli operatori
• Qualità del personale e attenzione alla formazione continua (2)
• Varietà competenze medico-chirurgiche e veterinarie (2)
Integrazione
• Presenza del personale su tutto il territorio aziendale operante in regime di
multidisciplinarità (2)
• Conoscenza ed integrazione con il territorio
• Ottimi rapporti istituzionali (2)
• Accettabile rapporto con la direzione aziendale
• Buon coordinamento all’interno del Dipartimento (3)
• Buona integrazione fra servizi di area di sanità umana e quelli di sanità animale (2)
• Richiama ad un ambito comune di competenze e funzioni
• Richiama ad una «casa» comune col lavoro in équipe
• Presenza di programmi interdisciplinari
• Organizzazione e collegamenti interdisciplinari, intersettoriali e interistituzionali
• Attivazione percorsi integrati tra i servizi interdipartimentali (2)
• Rapporti con i distretti sanitari
• Rapporti con l’università
144
Tab. 4.3.1. (segue)
• Opportunità di condurre valutazioni di rischio integrate tra più servizi (Aia,
realizzazione di grossi impianti produttivi, zootecnici, infrastrutture...)
• Pianificazione annuale condivisa delle attività sia disciplinari che interdisciplinari nell’ambito delle competenze attribuite al comitato di Dipartimento
Organizzazione
• Buon orientamento ai bisogni dell’utenza
• Mandato istituzionale chiaro
• Indirizzi regionali di coordinamento migliorabili ma accettabili (2)
• Accreditamento istituzionale e certificazione Iso9001-2008 (2)
• Modello organizzativo a matrice gestionale e professionale consolidato
• Presenza di gruppi di lavoro dipartimentali settoriali ed intersettoriali (sistema informativo, comunicazione, formazione, qualità, rischio clinico)
• Audit periodici regionali sulla sicurezza alimentare
• Grande opportunità di ottimizzare l’utilizzo delle risorse, di operare per processi, seguendo procedure e secondo standard definiti e condivisi (2)
• Uniformità nelle modalità operative (procedure codificate)
• È un Dipartimento strutturale
• Direzione dipartimentale strutturata con risorse dedicate e funzioni specifiche esplicitate nel regolamento del Dipartimento
• Una direzione igiene e sanità pubblica a valenza provinciale ha sicuramente
un’ottica di sistema e la possibilità di lavorare con un approccio abbastanza
uniforme su tutto l’ambito territoriale
• Direzione partecipata
• Capacità di riorganizzazione interna
• Prospettiva di promuovere e coordinare direttamente interventi di prevenzione
Epidemiologia
• Epidemiologia inserita strutturalmente nel Dipartimento
Valutazione
• Implementazione sistema di rilevazione volumi di attività produttive (sistema
informativo)
• Reportistica trimestrale e condivisione delle schede di rilevazione
• Verifiche periodiche dei risultati e riformulazione degli obiettivi di piano annuale delle attività (Pal)
• Controllo e monitoraggio adeguato delle azioni messe in atto
Attività
• Vaccinazioni (4)
• Attività dello sportello della prevenzione
• Componente autorizzativa
• Componente vigilanza – verifiche ispettive – campionamenti (2)
• Medicina legale
• Medicina dello sport
• Igiene
• Medicina del lavoro
145
Tab. 4.3.1. (segue)
Prestazioni
• Conoscenza del territorio e capacità di lettura dei contesti, con possibilità di
elaborazione di mappe dei rischi
• Buona copertura del territorio (2)
• Capacità di realizzare obiettivi di budget aziendali e obiettivi regionali (4)
• Aderenza al mandato complessivo
• Capacità di assicurare prestazioni e servizi agli utenti nonostante la cronica
carenza di risorse umane, nel rispetto dei lea
• Completa attuazione dei programmi nazionali, regionali e locali (2)
• Capacità di intervento rapido sui problemi (2)
Natura dell’intervento
• Grande possibilità di intervenire sui contesti per migliorare l’impatto dei fattori di rischio ex ante la realizzazione e l’uso
• Opportunità per informare/assistere correttamente ed esaustivamente singoli
cittadini, professionisti (progettisti, imprenditori, allevatori, esercenti) o gruppi
target per fattore di rischio
• Grandi potenzialità di efficacia degli interventi preventivi coordinati
• Buone capacità e potenzialità per incidere sulla prevenzione ed il miglioramento della salute della popolazione
• Le funzioni che il Dipartimento deve garantire alla comunità sono espresse nel d.lgs. 229/1999 ulteriormente esplicate nell’allegato a del d.p.c.m.
29.11.2001. Il Dipartimento è pertanto la principale organizzazione dei servizi
sanitari che opera per la sanità pubblica e rappresenta l’assistenza sanitaria volta a prevenire le malattie promuovere salute prevenire infortuni in ambito di
lavoro favorire l’equità sociale nell’ambito di uno sviluppo sostenibile attraverso l’impegno organizzativo della società
Informatizzazione
• Presenza della rete intranet aziendale ed informatizzazione del Dipartimento
(comunicazione interna e gestione documenti)
• Sistema informativo dipartimentale unificato (2)
• Collegamento informatico tra direzione dipartimentale e direzioni delle strutture complesse afferenti
• Presenza di un sistema informatizzato (autogestito) di gestione dei dati di attività
Comunicazione/informazione
• Componente comunicazione
• Comunicazione esterna e newsletter del Dipartimento
• Efficace comunicazione interna pur con i limiti dovuti alla carenza di strumenti informatici
• Visibilità del Dipartimento in occasioni scientifiche
• Rapporti con la stampa 2
Formazione
• Buona pianificazione delle attività formative a carattere collettivo ed interdisciplinare (2)
• Riqualificazione del personale professioni sanitarie attraverso specifici percorsi universitari (lauree triennali, lauree specialistiche, master di I e II livello),
su base di autoqualificazione
• Ottima preparazione professionale (formazione in learning)
146
Tab. 4.3.1. (segue)
Normativa
• Quadro normativo nazionale e regionale con un livello di attenzione per la
prevenzione
• Mandato normativo
• Supporti normativi (2)
• Coordinamento degli obiettivi del piano di prevenzione disposti con d.g.r.
851/2010
• Ottima revisione normativa
• Coordinamento dei piani attuativi aziendali del piano regionale della prevenzione 2010-12
pf locali
• La legislazione regionale che ha ridotto il numero delle aziende sanitarie,
determinando una fusione dei servizi dipartimentali, ha contribuito alla acquisizione di professionalità che rappresentano uno stimolo continuo al perseguimento di obiettivi di prevenzione sempre maggiori
• La cronica e progressiva carenza di personale tecnico ha creato una ottima
capacità di mettere in atto efficaci strategie di problem-solving e una utile selezione di priorità di intervento con alte percentuali di successo
Tab. 4.3.2. Punti deboli per il complesso del Dipartimento
Risorse
• Carenza di dotazione organica (3)
• Carenza di attrezzature: manca personale di vigilanza e sono carenti le dotazioni strumentali (automezzi, personal computer, collegamento internet sul territorio, ecc.)
• Carenza di personale amministrativo, tecnico e di vigilanza (2)
• Carenza di risorse aggravata dal «piano di rientro»
• Scarso investimento di risorse
• Carenza di risorse umane e tecnico strutturali
• Sedi inadeguate rispetto alle esigenze (2)
• Espletamento delle attività in più sedi spesso anche molto distanti tra di
loro, con difficoltà organizzative, gestionali e con dispersione del poco personale presente (2)
• Cronico il problema dei fondi destinati alla prevenzione
• Carenza di personale e mancato turnover
• Carenza di risorse strumentali e in alcuni casi strutturali
• Risorse umane e strumentali in continua diminuzione
• Limitazione sempre maggiore delle risorse messe a disposizione
• Scarse risorse
• Carenza di risorse di personale (prevalentemente di tipo medico) (2)
• Scarse risorse amministrative a supporto dei servizi
• Mancata attribuzione del budget, fatta salva la presentazione ed accettazione
dei budgets prestazionali
• Gestione finanziaria subordinata alle determinazioni degli uffici centrali di
gestione finanziaria
• Risorse professionali (amministrativi, tecnici della prevenzione, ruoli sanitari
intermedi ecc.) inadeguate (2)
• Scarso turnover del personale che esce per pensionamento (2)
147
Tab. 4.3.2. (segue)
Contesto intra ed extra-aziendale
• Ampiezza del territorio e dispersione della popolazione (bassa densità abitativa)
• La politicizzazione come garanzia della posizione lavorativa individuale
• Scarsa attenzione del vertice aziendale
• Eccessiva attenzione della direzione aziendale agli aspetti economici
• Scarsa conoscenza del nostro mandato da parte della popolazione
• Non sufficiente interesse da parte degli organismi politici
Clima
• Resistenza al cambiamento
• Clima organizzativo soggetto ad emotività per scarsità di personale e continuo cambiamento delle direttive della direzione strategica
• Poche persone in grado di dare indirizzi innovativi (2)
• Appiattimento professionale degli operatori
• Operatori generalmente ignari della valenza del Dipartimento spesso visto in
chiave gerarchica e nel solo «significato» organizzativo
• Assenza di momenti di confronto interno (criticità non riscontrata dall’Isp)
• Scarso lavoro in équipe (criticità non riscontrata dall’Isp)
• Scarso confronto tra gli operatori (criticità non riscontrata dall’Isp)
• Difficoltà ad essere autonomi rispetto a soggetto socio-politico
• Scarsa attitudine alla programmazione ed alla gestione di problematiche comuni
Operatori
• Età media elevata del personale (5)
• Mancato rinnovamento dirigenziale (elevata età media)
Integrazione
• Scarsa comunicazione tra Direttore del Dipartimento e strutture
• Scarso coordinamento tra servizi del Dipartimento (7)
• Scarso coordinamento tra il Dipartimento e le altre macrostrutture aziendali
(ospedale, distretto, mmg, epidemiologia) (5)
• Confusioni di ruolo con i servizi dell’Arpa
• Assetto organizzativo aziendale troppo orientato alla separazione delle famiglie professionali
• Integrazione di funzioni e professionalità (2)
• Scollegamento reale dalla sanità clinico/riabilitativa
• Mondo medico veterinario e mondo medico normalmente lontani nell’attività
e nell’approccio lavorativo
• Insufficienti contatti con centri di ricerca eccellenti
Organizzazione
• Totale mancanza di riferimenti tecnici, politici ed amministrativi da parte
della direzione regionale (4)
• Assenza del direttore di Dipartimento
• Carenze di linee guida e protocolli operativi validi
• Modello organizzativo regionale ed aziendale da migliorare per la chiarezza
tra linea operativa (unità funzionali) e linea professionale (unità operative) ma
soprattutto per l’eccessiva presenza di strutture organizzative
148
Tab. 4.3.2. (segue)
• Modello organizzativo regionale ed aziendale troppo farraginoso per la non
totale chiarezza tra linea operativa (unità funzionali) e linea professionale (unità operative)
• La forte omologazione di attività e progetti diventa un punto di debolezza
laddove i referenti (pochi e sempre gli stessi) non svolgono al meglio il loro
ruolo
• Contraddizione tra ambiente e salute che vedono intrecciare competenze di
ministeri e assessorati diversi di province e comuni, in un frammentarsi e sovrapporsi di ruoli e funzioni a volte in competizione
• Frammentazione e rigidità del modello organizzativo
• A causa del modello organizzativo dato e della non chiara attribuzione di
funzioni tra Dipartimento e distretto (ed anche presidio ospedaliero), esiste
grande confusione nella regia della programmazione e costruzione dei percorsi
assistenziali rivolti alla collettività e nella loro gestione (screening, vaccinazioni,
prevenzione rischi comportamentali e stili di vita) e frammentazione di competenze e professionalità
• Mancanza di un sistema di gestione della qualità, certificazione ed accreditamento (2)
• Difficoltà di programmazione a medio e lungo termine per l’incertezza politica
• Difficoltà a lavorare attraverso la programmazione, a causa delle continue
emergenze
• Assenza di programmazione
• Assenza di comitato direttivo dipartimentale
• Manca una programmazione condivisa fra le singole uu.ff. che permetta interventi sul territorio più incisivi (meno costosi e più integrati) e senza confusione di ruoli
• Eccessiva autonomia funzionale dei servizi
• Eccessivo avvicendamento dei componenti della direzione strategica, che
comporta variazioni interpretative dei programmi aziendali
• Autonomia condizionata nella programmazione e limitato potere contrattuale
per asimmetria di posizione e di obiettivi
• Difficoltà e carenza flussi informativi (2)
• Assenza di trasparenza nelle scelte economiche ed organizzative dipartimentali (criticità non riscontrata dall’Isp)
• Mancanza di pianificazione rispetto a obiettivi comuni (criticità non riscontrata dall’Isp)
• Mancata attivazione del laboratorio di sanità pubblica
• Mancata attuazione macro aree territoriali (giusta previsione r.r. n. 13/2009)
• Mancata implementazione servizio della prevenzione, ovvero mancata attuazione operativa delle strutture di staff alla direzione del Dipartimento (giusta
previsione r.r. n. 13/2009)
• Perdita di attività transitate ad altre strutture aziendali
Epidemiologia
• Mancato feedback fra i diversi attori del Dipartimento in relazione alle informazioni di natura epidemiologica
• Scarsa conoscenza dei bisogni in termini di prevenzione della collettività
• Carenza di strumenti epidemiologici
149
Tab. 4.3.2. (segue)
• Autoreferenzialità dei servizi rispetto alla partecipazione dei dati epidemiologici e di contesto
Valutazione
• Modesto orientamento per le attività di provata efficacia contro attività a
scarsa appropriatezza
• Difficoltà nel reperire indicatori di esito degli interventi che non permette
una corretta valutazione delle attività nel verso dell’efficacia e della valutazione
costi-benefici (o quantomeno costi-risultati)
• Quasi totale conduzione delle attività sulla base dei mandati di legge e scarso utilizzo delle evidenze scientifiche (best practice) nella pianificazione e progettazione degli interventi
Attività
• Vengono di fatto ancora svolte attività tradizionali inappropriate sia per errate richieste da parte del territorio (amministrazioni comunali) che per incapacità degli operatori di modificare i loro comportamenti (2)
Burocratizzazione
• In campo igienistico: persistenza di obblighi burocratici
• Centratura sulla particolare funzione di servizio e non sull’interezza delle varie problematiche di prevenzione
• Orientamento verso l’aspetto autorizzativo e di controllo burocratico piuttosto che sull’efficacia sanitaria degli interventi (2)
• Prevalenza delle attività di controllo rispetto alle attività di promozione della
salute
• Centratura sulla struttura e non sulla funzione
• Eccessiva attenzione del Dipartimento al rispetto degli obblighi formali
• Arroccamento su attività burocratiche ripetitive ed obsolete
• Eccessiva burocratizzazione delle attività e insufficiente interdisciplinarietà
Informatizzazione
• Rete ed attrezzature informatiche carenti (8)
• Da migliorare la certificazione elettronica
• Inadeguatezza dei supporti informatici
Comunicazione/informazione
• Comunicazione ai cittadini (2)
• Comunicazione tra i vari servizi insufficiente, che risente spesso di conflittualità tra il personale (3)
• Scarsità di comunicazione interna (criticità non riscontrata dall’Isp) (2)
• Scarsa capacità di comunicare al cittadino la valenza preventiva e non repressiva del suo operato (criticità non riscontrata dall’Isp)
• Sono da implementare la programmazione e conduzione di interventi di comunicazione, di campagne di informazione sullo stato di salute dei target di
riferimento o di comunicazione dei rischi
Educazione alla salute
• In evoluzione la componente relativa alla promozione della salute in virtù
del mandato cogente espresso nel Prp
• Componente marketing sociale promozione della salute
150
Tab. 4.3.2. (segue)
Formazione
• Aggiornamento complessivo
• Formazione orientata ad un ruolo poliziesco
• Scuole universitarie di specializzazione che forniscono una preparazione scarsa
• Mancanza di delega per una gestione dipartimentale, con relative risorse dedicate, della formazione e aggiornamento professionale
Tab. 4.4. Punti forti e punti deboli per le diverse aree del Dipartimento e per il
complesso del Dipartimento, segnalazioni totali e per argomento
segnalazioni
totali (n.a.)
Igiene degli alimenti
Di cui
(%)
173
54
Igiene della nutrizione
111
51
Igiene pubblica
Ambiente e salute
157
57
75
53
Prevenzione malattie cronico-degenerative (Mcd) e
screening
102
Salute in ambienti di lavoro
109
53
55
151
punti più segnalati*
(n.a.)
Pf operatori (20)
attività (16)
Pd risorse (37)
integrazione (16)
Pf operatori (18)
integrazione (8)
Pd risorse (35)
integrazione, clima,
prestazioni (4)
Pf vaccinazioni, operatori (22)
prestazioni (12)
Pd risorse (30)
contesto intra ed extra-aziendale (9)
Pf operatori (13)
organizzazione (6)
Pd risorse (16)
integrazione (9)
Pf operatori (13)
integrazione (6)
Pd risorse (19)
contesto intra ed extra-aziendale (9)
Pf operatori (15)
attività (8)
Pd risorse (22)
contesto intra ed extra-aziendale (5)
Tab. 4.4. (segue)
segnalazioni
totali (n.a.)
Di cui
(%)
118
56
Educazione alla salute
85
54
Medicina legale
44
61
988
52
287
50
1.275
51
Sanità veterinaria
Totale segnalazioni per le diverse aree
Segnalazioni per il complesso
del Dipartimento
Totale segnalazioni complessive
punti più segnalati*
(n.a.)
Pf prestazioni (21)
operatori, integrazione (7)
Pd risorse (15)
integrazione (10)
Pf operatori (17)
organizzazione (9)
Pd risorse (16)
formazione (5)
Pf operatori (12)
prestazioni (6)
Pd burocratizzazione (6)
risorse (5)
Pf
Pd
Pf operatori (31)
integrazione (21)
Pd organizzazione (30)
integrazione (20)
Pf
Pd
* Sono riportati i due argomenti più segnalati. La virgola separa argomenti che hanno ottenuto lo stesso numero di segnalazioni.
152
allegato 5
considerazioni e commenti liberi
questionario - sezione iv
Tab. 5.1. Considerazioni e commenti liberi sul Dipartimento – 14 rispondenti
(corsivi aggiunti). Rispondenti 14 Dipartimenti
1. Nei Servizi e nel Dipartimento prevale l’orientamento e l’attenzione verso gli
aspetti gestionali e organizzativi volti quasi sempre all’acquisizione di una «certa
posizione» a discapito dagli aspetti professionali. Manca la cultura del «professional», della figura cioè che risolve i problemi tecnico scientifici. Tutto ciò va
a discapito quindi del rigore metodologico usualmente discutibile.
La prevalenza nel Dipartimento della cultura autoritativa e la tradizione del
controllo formale con cui si connota l’attività della maggior parte dei servizi
riduce la visione «medica» delle attività di prevenzione. Ne risulta una dismetria
con il resto della sanità aziendale che nella maggior parte dei casi ignora le attività del Dipartimento. E nel confronto con gli operatori di quest’ultimo marcano
una diversità che spesso si riverbera sulle decisioni aziendali con perdita secca
per la prevenzione sul piano dell’acquisizione delle risorse e degli investimenti.
La mancanza di un allargamento tra gli operatori della base decisionale rimanda alla gerarchizzazione delle stesse con la conseguente perdita tra di loro di
quote di autorevolezza e credibilità disgiunta dalle diffuse coperture «politicofamilistiche».
Nel tempo si è sempre più accentuata l’attenzione verso gli aspetti strutturali e
sempre meno quella dell’integrazione delle attività e delle professioni.
Si dovrebbe destrutturare il Dipartimento raggruppando gli operatori per problemi (macro) ed obiettivi, alla stregua dell’attività svolta negli ospedali organizzati
per livelli diversi di intensità di cura.
Allontanare l’attenzione degli operatori dagli aspetti autoritativi proscrittivi/prescrittivi ormai gestiti da molteplici altri soggetti con cui si entra in conflitto più
che in sintonia, per privilegiare gli aspetti di più evidente valenza sanitaria-medica: più attenzione alla nutrizione che alla sicurezza delle derrate alimentari...;
più attenzione agli stili di vita che alle misure delle residenze o alle certificazioni di «idoneità a»...; più attenzione ai comportamenti lavorativi ed ai processi
di lavoro che alla misura degli ambiti lavorativi...
2. Sarebbe auspicabile un momento di incontro/confronto dei Dipartimenti sia a
livello regionale che nazionale per unificare ed omogeneizzare strategie, aggiornare obiettivi ed organizzazione di massima, nell’ottica di costruire un sistema
di integrazione operativa con il complesso di attività assistenziali delle aziende
sanitarie, ove la sinergia tra attività di prevenzione ed attività di assistenza
(l’health care in pratica) sicuramente può garantire il risultato più efficace al
costo minore (vantaggi economici della prevenzione calcolabili e dimostrabili!).
Aggiornare obiettivi, strategie e modelli operativi dei Dipartimenti è un processo che non può essere avulso da quello di riposizionamento all’interno delle
aziende sanitarie territoriali, ove possono costituire un cardine fondamentale
nel sistema di health care, attraverso una strategia di integrazione organizzativa ed operativa con la rete di assistenza territoriale aziendale. Tale sistema integrato prevenzione/assistenza potrebbe rappresentare un sistema di gestione
153
Tab. 5.1. (segue)
della salute pubblica complementare al sistema ospedale. Da qui la necessità
anche di ridisegnare la struttura organizzativa dei Dipartimenti e la tipologia
delle linee di attività interne. Quindi prevedere un processo di valorizzazione
ed ottimizzazione delle competenze e potenzialità dei Dipartimenti all’interno
delle aziende sanitarie territoriali al fine di una produttiva collaborazione con
il «classico» sistema assistenziale attraverso una reingegnerizzazione di percorsi
clinico-assistenziali sempre più anticipati.
3. Necessità di rivedere competenze dei vari servizi integrate con le altre amministrazioni pubbliche onde rendere i percorsi più agili e con profitto per i
fruitori.
Ridare autonomia tecnica reale ai responsabili dei servizi e risorse adeguate
specialmente per la distribuzione delle risorse umane con criteri omogenei nazionali basati su popolazione, densità, distribuzione sul territorio e infrastrutture al
fine di garantire i servizi (pianta organica specifica territoriale per i servizi del
Dipartimento di prevenzione, senza promiscuità).
4. Il Dipartimento deve integrare le sue attività con gli altri dipartimenti ospedalieri. Debole dopo la nascita di Arpa il ruolo nel rapporto salute-ambiente.
5. In gran parte la prevenzione viene fatta fuori dal Dipartimento che è una
struttura che non sta in piedi: comprende Medicina legale che non ha un ruolo
preventivo, mentre non comprende epidemiologia, educazione alla salute e regia
della prevenzione secondaria.
Coesistono strutture con scarso impatto sulla prevenzione insieme con strutture
che hanno maggior impatto sulla prevenzione.
In particolare l’Igiene pubblica non è riuscita a scrollarsi di dosso le Commissioni pubblico spettacolo.
Ormai la prevenzione la fanno tutti e «non paga»: il Dipartimento si potrebbe
meglio chiamare «Dipartimento di sanità pubblica».
6. Nonostante la mole di lavoro svolta con carenza di personale e mezzi, si
avverte una scarsa considerazione da parte dei decisori regionali e nazionali
dell’operato di questo Dipartimento.
È necessario implementare il personale, quanto meno garantire il turnover.
Spesso i flussi informativi sono ad una sola direzione e non vi è ritorno.
7. Scarsa sensibilità alle problematiche del Dipartimento. Assenza di normative
adeguate e in linea con le recenti norme. Scollamento tra comuni-regione-Asl.
8. Turnover del personale esagerato per alcuni Servizi.
9. Il nostro Dipartimento nel corso degli anni ha subito numerose riorganizzazioni con acquisizione di nuove attività e funzioni a fronte di una progressiva
riduzione del personale dipendente.
Le risorse previste per il Dipartimento non sono mai state completamente erogate.
154
Tab. 5.1. (segue)
Al fine di aumentare la qualità dei servizi al cittadino, ottimizzando risorse e
prestazioni, e di favorire un maggiore gettito economico a vantaggio dell’Asl è
stato implementato il Piano industriale del Dipartimento, un modello innovativo per l’esecuzione di servizi a terzi che opera su tre macroaree di intervento: a)
formazione esterna; b) consulenza, fornitura di prestazioni e servizi, certificazioni; c) progettazione.
10. I Dipartimenti continuano ad organizzarsi concentrando la propria attenzione su compiti e pratiche la cui efficacia ed appropriatezza non sempre sono
provate o sottoposte a verifica.
Per cui bisognerebbe promuovere il radicamento di pratiche della Sanità pubblica e della prevenzione basate sulle prove di efficacia (Evidence based prevention).
11. Il più delle volte le procedure burocratiche e la loro lungaggine creano enormi difficoltà all’espletamento delle attività di prevenzione.
12. Data l’evoluzione normativa degli ultimi anni si da atto della capacità di
auto – formazione e aggiornamento professionale degli operatori.
13. Il nostro Dipartimento è in attesa dell’approvazione del Piano aziendale
2012, attualmente in esame presso i competenti organi regionali. Sulla base dei
Servizi e delle Unità operative sulle quali si potrà definitivamente contare, verrà avviata e realizzata un’opera di ristrutturazione che ottimizzerà l’utilizzazione
delle poche risorse umane e strumentali attualmente a disposizione, vigendo il
Piano di rientro e la gestione dell’azienda sanitaria da parte della Commissione
straordinaria.
14. Da circa tre anni nella nostra azienda sanitaria è stato istituito il Dipartimento per la salute diretto ad interim dal Direttore sanitario aziendale.
155
allegato 6
analisi legislazione regionale per la prevenzione
griglia
1
34
35
30
25
20
16
15
13
12
10
8
8
5
5
4
2
2
2
2
2
1
1
0
Organizzazione
Igiene pubblica
Pianificazione
Veterinaria
Alimentazione
Lavoro
Arpa
Ambiente
Edilizia
Medicina legale
Semplificazione
Risorse
Formazione
Medicina dello sport
Senza argomento
Fig. 6.1. Segnalazioni di leggi per argomento, n.a.
156
Tab. 6.1. 112 segnalazioni di 69 leggi diverse (36 rispondenti)
Leggi segnalate
Argomento
Punti qualificanti
Senza argomento
(34)
Organizzazione
1 C.a. 1045/2001 (2)
2
3
4
5
Linee guida dei Dipartimenti
D.a. 6 ago 2004
Istituzione Lsp
Legge n. 40/2005 (3)
Organizzazione del Ssr
n. 13/2009
Regolamento regionale
Delibera Giunta regio- Direttiva alle aziende
nale n. 2011 del 2007
sanitarie: indirizzi per
l’organizzazione
dei
Dipartimenti di sanità
pubblica
6 Legge
4/2010
regionale
n. Norme per l’attuazione
della direttiva 2006/123/
Ce relativa ai servizi nel
mercato interno e altre
norme per l’adeguamento all’ordinamento
comunitario – legge comunitaria regionale per
il 2010
7 Delibera giunta regio- Requisiti specifici per
nale n. 385/2011
l’accreditamento dei Dipartimenti
157
Esamina i bisogni organizzativi dei Dsp, ed
individua nei programmi
lo strumento organizzativo più appropriato per
raggiungere l’integrazione delle strutture organizzative, contemperando
elevati livelli di autonomia tecnico-professionale
ed assicurando il governo unitario su temi prioritari di sanità pubblica,
concernenti più discipline specialistiche e/o più
aree del servizio sanitario
Modifica la disciplina
delle sanzioni amministrative posta dalla legge regionale n. 21/84,
spostando la competenza in materia sanzionatoria dai comuni – cui
peraltro non spettava
l’introito delle sanzioni,
ma che subiva l’aggravio dei costi anche di
contenzioso – alle aziende sanitarie, rafforzando
l’efficacia di tale strumento
Definisce i criteri per
l’accreditamento
del
Dsp, accelerando tale
processo già previsto
dalla l.r. 34/98, che porterà allo sviluppo di un
sistema di gestione complessiva della qualità in
esso
Tab. 6.1. (segue)
Leggi segnalate
Argomento
Punti qualificanti
8 Legge regionale 25 feb- Norme urgenti in ma- Processo di accreditamenbraio 2010, n. 4
teria di sanità e servizi to al servizio sanitario
Stabilizzazione del persosociali
nale sanitario
Norme in materia di attività di formazione
Norme in materia di
formazione dei direttori
generali
Istituzione dell’Osservatorio epidemiologico regionale
Norme per il potenziamento delle attività dei
dipartimenti
Norme in materia di sistemi informativi e obblighi informativi
Centrale di acquisto territoriale della regione
9 Regolamento regionale Modifiche ed integra10 febbraio 2010, n. 5 zioni al regolamento
regionale n. 5/2007 ad
oggetto: modalità di
costituzione e funzionamento della conferenza
permanente per la programmazione sanitaria e
socio-sanitaria regionale
10 Regolamento regionale Modifiche ed integrazioni al regolamento regio5 febbraio 2010, n. 3
nale 13 gennaio 2005,
n. 3, su requisiti strutturali per autorizzazione
ed accreditamento delle
strutture sanitarie
11 Regolamento regionale Organizzazione del Di30 giugno 2009, n. 13
partimento di prevenzione
12 Regolamento regionale Modifica ambiti territo30 marzo 2007, n. 9
riali delle Ausl
13 l.r. n. 41/1995
Istituzione del Dipartimento di prevenzione
Pianificazione sociosanitaria
regionale
1 D.p.r. 18 luglio 2011
Piano della salute 20112013
2
Psr
3 Legge regionale 19 set- Piano regionale di salutembre 2008, n. 23
te 2008-2010
Tab. 6.1. (segue)
Leggi segnalate
Argomento
Punti qualificanti
4 L.r. n. 34/2010
5
6
7
8
9
Piano regionale per la
salute ed il benessere
sociale 2011-2013
Piano integrato
Dgp n. 13/2011
Piano
prevenzione
2010-2012
Dgp n. 2340
Piano
prevenzione
2007-2009
D.g.r. n. 3726/2010 (4) Piano regionale di pre- Costituisce il principale
venzione 2010-2012
strumento di programmazione sanitaria regionale, ed indica con
chiarezza i diversi livelli
di integrazione necessari
per una risposta efficace
ai bisogni di salute della
popolazione
Determina
D.g.
n. Programma Guadagnare
503/2009
salute
Determina regionale
Piano regionale Guadagnare salute
Semplificazione
1 n. 40/2009
2 D.d. n. 4617
27/06/2011
Semplificazione
del Modulistica
verifiche
ispettive 2011
Risorse
1 n. 38/2007
Appalti
2 Legge regionale 24 set- Piano di rientro 2010- Blocco turnover
tembre 2010, n. 12
2012. Adempimenti
Arpa
1 Legge regionale n. 9 Norme sulla istituzione Attribuzione delle materie
del 06/03/1998
e disciplina dell’Arpa
ambientali alla costituenda
agenzia regionale per l’ambiente con assegnazione
alla stessa delle funzioni di
laboratorio di sanità pubblica per tutte le matrici
ambientali, comprensive di
campionamenti di piscine
ed acque destinate al consumo umano
2 D.g.r. 976 del 9/07/2003 Endoprocedimenti Ausl Definizione delle comed Arpa per il rilascio petenze in base alle varie fattispecie di eventi/
dei pareri
situazioni/richieste
3 D.g.r. 1067 del 21/06/2006 Arpa-Ausl: gestione de- Definizione delle comgli esposti-segnalazioni petenze in base alle varie fattispecie di eventi/
situazioni/richieste
4 Regolamento regionale Agenzia regionale per la
10 giugno 2008, n. 7
protezione ambientale
Tab. 6.1. (segue)
Leggi segnalate
Argomento
Veterinaria
1 L.r. n. 19 del 19/07/94
2 D.p.g.r. n. 65-66-67-68 Profilassi Tbc-brucellosi
del 11/05/07
3 Det. dirig. n. 2052 del
12/03/2010
4 Circ. Applic. n. 29184 West Nile desease
del 25/02/2008
5 D.d. n. 968 del 21/02/ Piano nazionale di sor2011
veglianza e di vigilanza
sanitaria sulla alimentazione degli animali,
piano pluriennale 20092011. II integrazione
Punti qualificanti
Controllo fenomeno del
randagismo
Prevenzione della rabbia
Riduzione dei cani presenti nei rifugi
Rispetto etico dell’animale
Controllo zoonosi
Valorizzazione produzioni zootecniche
Possibilità/facilitazioni
per scambi internazionali
Monitoraggio territoriale
Categorizzazione biosicurezza allevamenti suini
Valorizzazione prodotti
zootecnici
Possibilità/facilitazione di
scambi internazionali
Monitoraggio del territorio e del patrimonio
Monitoraggio diffusione
del virus nel territorio
Valutazione dei rischi di
contagio per l’uomo
Attività di controllo
sull’intera filiera mangimistica, dalla produzione
primaria al mangimificio, trasportatore, distributore ed allevatore che
somministra
mangimi
Campionamenti di mangimi presso gli operatori
della filiera mangimistica
per ricerche analitiche
previste dalla comunità
europea
Adeguamento della filiera mangimistica ai requisiti igienico sanitari della
comunità europea e alla
sicurezza igienico sanitaria delle produzioni mangimistiche con risvolti di
sicurezza alimentare e di
possibilità di scambi Ce
Raggiungimento di requisiti igienico sanitari adeguati
all’attività di esportazione
verso paesi terzi
Tab. 6.1. (segue)
Leggi segnalate
Argomento
Punti qualificanti
6 D.d. n. 98 del 14/01/ Piano nazionale residui Attività di controllo su
2011
2011
allevamenti per ricerca
sostanze proibite, residui
di farmaci e di contaminanti ambientali su animali e loro produzioni
Attività di campionamento di matrici varie (organiche, alimenti di o.a.) Per
ricerca sostanze proibite,
residui di farmaci e di
contaminanti ambientali
7 Dd.gg.rr. n. 272 del Applicazione del reg. Indagini e rendicontazio22/02/2006 e n. 1435 Ce 1782/2003 sul prin- ni finalizzate alla verifica
cipio di condizionalità sistematica e/o mirata
del 02/08/2006
della politica agricola della rispondenza a specifici requisiti di sanità,
comunitaria
sicurezza alimentare e
benessere animale delle
imprese zootecniche ed
alimentari ai fini della
erogazione di risorse finanziarie
8 D.d. n. 4917 del 01/06/ Il farmaco veterinario: Attività di controllo pres2010.
piano regionale di far- so allevamenti, distribumacosorveglianza e pia- tori (farmacie e grossisti),
no regionale di farma- medici veterinari (ambulatori e zooiatri) della dicovigilanza
stribuzione e dell’uso dei
farmaci veterinari
Prevenzione di residui farmacologici in alimenti di
origine animale e monitoraggio di reazioni avverse
ai farmaci negli animali
Lavoro
1 D.a.
2 Delibera n. 330 (2)
Medicina del lavoro
Rafforzamento
della
prevenzione nei luoghi
di lavoro
3 Legge
regionale
n. Norme per la program12/89
mazione ed organizzazione Spisal
4 Decreto
Assessorato Piano regionale straor­
della Salute 29 aprile dinario per la tutela
della salute e sicurezza
2010
nei luoghi di lavoro
Ambiente
1 Decreto pf Vsa 178/ Controllo qualità delle
19.12.2003
acque destinate al consumo umano
Tab. 6.1. (segue)
Leggi segnalate
Argomento
Punti qualificanti
2 Legge regionale 19 di- Norme a tutela della
cembre 2008, n. 44
salute, dell’ambiente e
del territorio: limiti alle
emissioni in atmosfera
di policlorodibenzodiossina e policlorodibenzofurani
Igiene Pubblica
1
2 D.g.r. 85 del 2008
3
4
5
6
7
8
9
10
Legge pacchetto igiene
Approvazione sistema
segnalazione
rapida
eventi epidemici e sentinella
D.a. 1819/2010 (3)
Sulle vaccinazioni
Vaccinazioni
D.a. n. 0820/2012
Calendario
vaccinale
per la vita
Calendario vaccinale
Piano regionale vaccini
D.a. 14 giu 2007 e se- Sugli screening
guenti (2)
Legge regionale n. 4 Disciplina in materia di
del 13/02/2007
requisiti igienico-sanitari
delle piscine ad uso natatorio
Regolamento regionale Disciplina in materia di
n. 2 del 01/04/2008
requisiti igienico-sanitari
delle piscine ad uso natatorio
Alimentazione
1 Decreto
Assessorato
della Salute 26 Marzo
2012
2 Determina regionale
3 Delibera (2)
4 Decreto Pf Vsa
37/26.03.2012
5 D.g.r. 2232/2009
Formazione
1 D.a. 19 feb. 2007
Piano regionale Integrato dei controlli sulla
sicurezza alimentare
Sistemi di allerta per
non conformità alimentari
n. Piano regionale di campionamento delle sostanze alimentari
Notifica inizio attività
settore alimentare
Formazione alimentaristi
162
Definizione di requisiti
e procedure univoche su
tutto il territorio regionale
Definizione di requisiti
e procedure univoche su
tutto il territorio regionale
Disciplina la categorizzazione degli esercizi alimentari
Tab. 6.1. (segue)
Leggi segnalate
Argomento
Edilizia
1 Legge regionale n. 1 Norme
del 18/2/2004
edilizia
Punti qualificanti
l’attività Ridefinisce criteri per i
permessi a costruire e
standard dei requisiti minimi per la civili abitazioni e per servizi recettivi peggiorativi rispetto
alle normativa nazionale,
con compromissione (in
particolare per l’utilizzo
delle mansarde e seminterrati) della qualità delle
abitazioni e dei recettivi
(agriturismi)
2 Regolamento n. 9 del Disciplina di attuazione Ridefinisce criteri per i
03/11/2008
dell’art. 12, comma 1, permessi a costruire e
della legge regionale n. standard dei requisiti minimi per la civili abita1 del 18/2/2004
zioni e per servizi recettivi peggiorativi rispetto
alle normativa nazionale,
con compromissione (in
particolare per l’utilizzo
delle mansarde e seminterrati) della qualità delle
abitazioni e dei recettivi
(agriturismi)
Medicina legale
1 Legge
regionale
4/2008
per
n. Disciplina degli accertamenti della disabilità – ulteriori misure di
semplificazione ed altre
disposizioni in materia
sanitaria e sociale
163
Dispone la semplificazione degli adempimenti
amministrativi connessi
alle misure di prevenzione e di tutela della salute
prevedendo l’individuazione dei casi di superamento delle certificazioni
e delle previste idoneità,
sulla base dei principi di
evidenza scientifica ed
efficacia delle prestazioni
sanitarie, dell’evoluzione
della disciplina comunitaria e nazionale
Rafforza il ruolo centrale
del Dsp nel processo autorizzativo delle strutture
sanitarie e nella gestione
della relativa anagrafe
Tab. 6.1. (segue)
Leggi segnalate
2 Legge
53/90
regionale
Medicina dello sport
1 Delibera giunta
gionale n. 775
26/04/2004 Argomento
Punti qualificanti
n. Norme per l’esercizio
delle funzioni medico
legali
re- Riordino delle attività
del di medicina dello sport:
individuazione di ulteriori prestazioni nei
livelli essenziali di assistenza garantiti dal servizio sanitario regionale
Amplia le attività dei
servizi di medicina dello
sport, affiancando alla
tutela della pratica sportiva agonistica la promozione dell’attività fisica
nella popolazione generale e la tutela sanitaria
delle attività sportive non
agonistiche
Tab. 6.2. 38 segnalazioni (25 rispondenti)
Leggi suggerite
Organizzazione
1 Norme sulla organizzazione del Dipartimento. Linee guida Sian (Nutrizione:
potenziamento – Sicurezza alimenti: coordinamento tra Sian e Siaoa)
2 Linee guida sui servizi del Dipartimento (2)
3 Le attività di prevenzione primaria e secondaria e del territorio devono essere ricomprese in un’unica struttura che riesca a programmare le attività
con una visione d’insieme (con l’epidemiologia alla base della programmazione)
4 Normare definitivamente i flussi informativi interdisciplinari ed i flussi a
provenienza dalla medicina generale di interesse preventivo
5 Ruolo dei tecnici della prevenzione in ambito veterinario con possibilità di
far loro eseguire interventi di profilassi sotto controllo veterinario
6 Eliminazione delle prestazioni di non comprovata efficienza (2)
7 Cercare di incidere sui fattori che hanno maggior impatto sulla salute delle
persone
8 Collegare in maniera stringente i temi di promozione della salute alle politiche generali regionali e non solamente alle norme di settore (sanitario)
9 Nella l.r. 9/2006 occorre specificare meglio i rapporti di subdelega e la trasparenza nei confronti degli Osa qualora vengano subappaltate a terzi determinate analisi
10 Autorizzazioni sanitarie
Legislazione
1 Aggiornamento delle leggi regionali vigenti
2 Adeguamenti agli accordi Stato-Regioni
3 Legge regionale 14/11
164
Tab. 6.2. (segue)
Leggi suggerite
4
5
Non appaiono in prospettiva efficaci alcune interferenze o precisazioni legislative. Di esse si servono peraltro le direzioni strategiche per gestire «l’inefficienza» del sistema attraverso loro fiduciari
Perfezionamento normativo in relazione alle nuove conoscenze mediche e
strumentali
Integrazione
1 Collegamento con i Mmg, Pls e specialisti
2 Collegamento con enti locali e scuola
3 Si deve agire sulle cultura sia degli operatori che delle direzioni strategiche
per piegarle verso la visione integrata dell’attività del Dipartimento
4 Omogeneizzazione (2)
1
2
Pianificazione sociosanitaria regionale
Maggiore applicazione del piano per la prevenzione
È in approvazione il nuovo piano socio sanitario integrato regionale 20122015 (3)
Semplificazione
1 In attesa di normativa regionale che statuisca l’abolizione di certificazioni
ed attività obsolete, proposto all’amministrazione regionale già nel 2011,
con conseguente riorganizzazione dell’attività territoriale
2 Semplificazione (2)
Risorse
1 Difficoltà del pieno utilizzo delle somme assegnate, mancata assegnazione di
idonea dotazione organica
2 Partecipazione del personale medico a commissioni pubblico spettacolo con
notevole dispendio di risorse per attività che potrebbero essere fatte dai
tecnici della prevenzione e che hanno impatto sulla salute irrilevante
Arpa
1 Precisare con regolamento le funzioni, gli ambiti, le interazioni ed i programmi tra Dipartimento ed Arpa in materia di ambiente e salute
Ambiente
1 Poco adeguata, in materia ambientale, l’applicazione dei Lea a livello regionale, occorrerebbe maggior impegno per sensibilizzare gli operatori deputati
2 Normare i ruoli degli enti territoriali in materia di bonifiche ambientali trattamenti disinfestanti
Alimentazione
1 Linee guida Sian (nutrizione: potenziamento; sicurezza alimenti: coordinamento tra attività Sian e Siaoa)
2 Adeguatezza piani alimentari nella ristorazione collettiva
3 Rispetto del piano regionale integrato 2011-2014 e relativo documento programma regionale annuale come elaborato dal Sian (2)
Altro
1 Incidenti stradali
2 Malattie cronico degenerative
165
allegato 7
analisi delle attività di epidemiologia della asl
griglia
2
Tab. 7.1. (43 rispondenti)
Analisi attività di epidemiologia Asl
Sì No
Risultati inseriti
Risultati inseriti
formalmente
formalmente nella
nella
programmazione/
programmazione/
valutazione
valutazione
aziendale
regionale
1 Registro di cause di morte
36 5
2 Relazione sullo stato di salute 27 14
Asl
3 Bilancio sociale di Asl
15 26
4 Registri di patologie attivi ed aggiornati nell’anno di rilevazione (66)
Registro tumori (14)*
Mesoteliomi e patologie asbesto correlate (12)
Tumori naso-sinusali (5)
Carcinoma colon-retto
Carcinoma mammella
Carcinoma utero
Leucemie
Tumori professionali
Malattie professionali (5)
Flussi infortuni e malattie professionali
Registro esposti
Invalidità
Malattie infettive (1)
Tbc (2)
Meningite (1)
Categorie di rischio per vaccinazione
antinfluenzale (1)
Malattie rare
Diabete (3)
Registro diabete pediatrico
Trattati farmacologicamente per diabete mellito
Trattati farmacologicamente per ipertensione
166
Sì
No
Sì
No
26
22
10
5
27
20
9
7
9
6
9
6
8
3
9
2
4
2
2
2
2
5
2
3
3
2
2
2
1
1
3
6
1
1
3
1
1
1
1
2
1
1
2
1
2
1
1
1
2
1
1
2
1
1
1
1
2
1
Tab. 7.1. (segue)
Analisi attività di epidemiologia Asl
Risultati inseriti
Risultati inseriti
formalmente
formalmente nella
nella
programmazione/
programmazione/
valutazione
valutazione
aziendale
regionale
Sì
Sdo (1)
Registro Certificati assistenza al parto
(2)
Protesi d’anca (1)
Registro nominativo di mortalità
5 Studi e rilevazioni di rischio attive ed
aggiornate nell’anno di rilevazione (47)
Controllo del rischio cardiovascolare
Progetto cuore
Studio di incidenza malattie cardiocircolatorie tra i due sessi 2010-2012
«Il cuore delle donne»
Report screening
Partecipazione agli screening oncologici
Studio di popolazione su ambiente e
salute
Mappa di rischio dell’esposizione a
vari cancerogeni (1)
Monitoraggio esposti a cancerogeni
nei lavoratori
Monitoraggio amine aromatiche
Metalli pesanti (1)
Intossicazioni da Co (1)
Reach
Rischio amianto
Indagine stress-lavoro correlato 2011
Utilizzo fitofarmaci
Campi elettromagnetici
Ricerca attiva malattie professionali
Incidenti sul lavoro(1)
Infortuni in edilizia
Infortuni in agricoltura
Infortuni mortali
Monitoraggio e consumo di alcol nei
lavoratori
Incidenti domestici
Incidenti stradali (1)
Cinture e seggiolini auto
167
No
Sì
1
1
1
1
1
1
1
1
1
1
1
1
–
1
1
1
1
–
–
1
1
1
1
1
1
1
1
–
–
1
1
3
2
1
1
1
No
2
1
–
–
–
1
–
1
1
1
1
1
Tab. 7.1. (segue)
Analisi attività di epidemiologia Asl
Risultati inseriti
Risultati inseriti
formalmente
formalmente nella
nella
programmazione/
programmazione/
valutazione
valutazione
aziendale
regionale
Sì
Report zoonosi
Report vaccinazioni
Reazioni da vaccini
Report malattie infettive (3)
Legionellosi
Tossinfezioni alimentari
Sorveglianza nutrizionale pediatrica
Progetto monitoraggio obesità
Mortalità infantile
Pozzi contaminati
Longarina (1)
Immigrazione (1)
Profilo di salute di area vasta 2012
«New tribes» – stili di vita adolescenti
Progetto Ulisse
6 Rilevazioni delle percezioni soggettive
di salute e di rischio attive ed aggiornate nell’anno di rilevazione (83)
Passi (25)
Passi d’argento (16)
Okkio (14)
Hbsc (9)
Gyts
Percezione del rischio (cancerogeniregistro esposti-tumori)
Studio Respirare
Sorveglianza ondate di calore
Sorveglianza pollini
Studio Euroqol
Georeferenziazione delle aree di rischio
Studio cluster leucemie
Allattamento al seno
Indagine percezione rischio alcol nei
lavoratori
Analisi della equità d’accesso per nazionalità
168
1
1
1
1
1
1
1
No
1
1
1
2
1
16
9
7
5
1
3
2
2
2
1
1
1
1
1
1
–
No
1
1
1
2
–
1
2
1
1
1
1
1
1
1
2
1
1
Sì
1
19
11
9
6
2
1
2
1
1
1
1
1
1
1
2
1
1
1
2
1
1
1
2
1
1
Tab. 7.1. (segue)
Analisi attività di epidemiologia Asl
Risultati inseriti
Risultati inseriti
formalmente
formalmente nella
nella
programmazione/
programmazione/
valutazione
valutazione
aziendale
regionale
Sì
Analisi degli aspetti demografici di
interesse sanitario
Qualità in epidemiologia
Profilo di salute (1)
Insieme per la sicurezza
7 Altre iniziative epidemiologiche rilevanti (22)
Relazione infortuni e malattie professionali
Reazioni avverse Hpv
Casi pneumococco
Studio Epiair
Sviluppo di profili di comunità, di
profili di salute e bilancio di missione
Pianoro Study
Studio Moniter
Studio Cogeneratore
Analisi dei determinanti di disuguaglianze (1)
Indice di deprivazione sociale
Studio fragilità
Valutazioni di impatto sulla salute
Dati mortalità triennale
Piaghe da decubito
Blue tongue
West Nile
Biotossine algali nei molluschi
Sorveglianza nutrizionale pediatrica
Leucemie infantili in esposti a pesticidi (1)
Ospedalizzazione: mortalità e incidenza (1)
Sorveglianza natalità (1)
No
Sì
1
1
1
1
1
1
1
1
1
1
1
1
1
2
1
1
1
1
1
1
1
1
1
1
1
1
1
1
1
1
1
1
No
1
1
1
1
1
2
1
1
* Il numero apposto accanto alle denominazioni degli interventi indica
il numero totale delle segnalazioni, per interventi che da alcuni Dipartimenti
sono stati segnalati senza indicazione del loro inserimento nella programmazione aziendale e regionale.
169
allegato 8
analisi dei flussi informativi della asl
griglia
3
Tab. 8.1. (44 rispondenti)*
Analisi flussi informativi Asl
Ministero della salute
Istat
Inail
Inps
Iss
Arpa
Direz. Prov. Lavoro
Istituti Zooprofilattici
Regione
Province
Comuni
Ministero Economia
Prefettura
Forze dell’Ordine
Registro tumori
Registro malattie congenite
Bdn Anagrafe bestiame
Flussi in uscita
Flussi in entrata
nes- Solo Obbligasuno obbliga- tori e
tori facoltativi
Obbliganes- Solo
tori e
suno obbligafacoltativi
tori
0
7
12
18
8
8
11
8
3
14
8
25
33
23
20
18
21
19
18
13
10
13
19
4
9
6
18
15
14
18
28
20
23
9
16
15
16
14
12
17
11
7
18
11
1
1
1
2
1
2
1
1
1
1
1
22
25
21
22
13
17
19
19
14
14
18
1
1
13
3
8
6
17
15
8
14
23
12
15
1
1
1
* Le caselle lasciate in bianco dai rispondenti sia tra i flussi in entrata che
tra i flussi in uscita relativi ai primi 11 referenti elencati in tabella sono state
conteggiate nelle rispettive caselle «nessuno».
Legenda: corsivo: valori maggiori della colonna; cella grigia: valori minori
della colonna.
170
allegato 9
assetto organizzativo e personale
griglia
4 - parte
i
Rispondenti 56 Dipartimenti (complessivamente). Il dettaglio dei rispondenti è riportato in ogni singola risposta.
24
25
20
15
13
13
14
13
11
9
10
5
7
4
3
Kmq
> 4.000 kmq
> 1.00.000 ab.
3.000/4.000 kmq
500.000/1.000.000 ab.
2.000/3.000 kmq
200.000/500.000 ab.
1.000/2.000 kmq
100.000/200.000 ab.
< 1.000 kmq
< 100.000 ab.
0
Ab.
Media estensione: kmq 2.370, media abitanti: 423.000
Fig. 9.1. Numero di Dipartimenti per estensione territoriale (55 rispondenti) e
per classe di numerosità abitanti (56 rispondenti).
171
Fig. 9.2.1. Aosta.
Igiene degli
alimenti
e della nutrizione
Prevenzione
e sicurezza
degli ambienti
di lavoro
Verifiche
tecniche
Igiene e
Sanità
pubblica
Medicina
del lavoro
Igiene degli
allevamenti
e delle produzioni
zootecniche
Direttore area
prevenzione
Organigrammi dei Dipartimenti (33 rispondenti).
Epidemiologia
veterinaria
Sanità
animale
Igiene della
produzione,
trasformazione,
commercializzazione,
conservazione e
trasporto alimenti
di origine animale
Medicina
legale
Fig. 9.2.2. Arezzo.
Aree funzionali territoriali
Settore
sanità pubblica e igiene alimenti
e nutrizione
Settore
sanità pubblica veterinaria
Uoc igiene degli illevamenti
e prod. zootecniche
Uoc igiene degli alimenti
e della nutrizione
Settore
prevenzione igiene e sicurezza
nei luoghi di lavoro
Uoc igiene degli alimenti
di origine animale
Uoc igiene e sanità pubblica
Uoc sanità animale
Uoc prevenzione e sicurezza
negli ambienti confinati
Comitato direttivo
di dipartimento
Uop assistenti sanitarie
Uop tecnici della
prevenzione veterinaria
Uop tecnici della
prevenzione sanità pubblica
Uop tecnici
della prevenzione Pisll
Uoc Ps professioni
della prevenzione
Uoc igiene e salute nei luoghi
di lavoro
Dipartimento della prevenzione
Direttore
Direzione aziendale
Ufficio di
direzione
Direzione Dsp
Programmmi
Comitato di
dipartimento
Area
Isp
Area
Psal
Area
Spv
Area
Apps
Sater
Uoc
Amministrativa
Fig. 9.2.3. Bologna.
Programma screening
Programma sicurezza
alimentare
Programma prevenzione
delle malattie cronico
degenerative
Programma igiene
e sicurezza negli ambienti
di vita e lavoro
Direzione
Dsp
Programma promozione
della salute
Programma effetti
dell’ambiente della salute
Programma grandi
opere
Programma sovreglianza
e controllo sulle malattie
infettive
Fig. 9.2.3.a. Bologna. «Area programmi».
174
Direzione Dsp
Area
igiene e sanità pubblica
Uoc Isp
città
Uoc Isp
pianura
Uoc Isp
montagna
Uos Prof.
Mal. Inf.
Uos prof.
mal. inf.
Uos prof.
mal. inf.
Uos sic.
alim.
Uos ig.
edil/urb.
Uos ig.
edil/urb.
Uos ig.
edil/urb.
Uos ig. e
nutr.
Uos ig.
ambient.
Uos Ian
Uos Ian
Uoc
med. sport
Uoc Ian
città
Fig. 9.2.3.b. Bologna «Area Isp».
Direzione Dsp
Area prevenzione e
sicurezza ambienti di lavoro
Uoc Psal
città
Uos ig. lav.
Uoc Psal
pianura
Uoc Psal
montagna
Uos med. lav.
Uos med. lav.
Uos ig. lav.
Uos ig. lav.
Uos sic. lav.
Fig. 9.2.3.c. Bologna. «Area Psal».
Uoc imp.
Antinfortun.
Uos imp.
Press.
Uos imp.
Soll.
Direzione Dsp
Area
sanità pubblica veterinaria
Uoc
Vet A
Uoc
Vet B
Uoc
Vet C
Uos A
città
Uos B
città
Uos C
città
Uos A
pianura
Uos B
pianura
Uos C
pianura
Uos A
montagna
Uos B
montagna
Uos C
montagna
Fig. 9.2.3.d. Bologna. «Area Spv».
Direzione Dsp
Area
analisi, prevenzione e
promozione della salute
Uoc
pianificazione
e innovazione
e centro screening
Uoc epidemiologia, promozione della
salute e comunicazione del rischio
Uos epidem. descrittiva
Uos educazione della salute
Fig. 9.2.3.e. Bologna. «Area Apps».
Direzione Dsp
Responsabile Sater
dipartimentale
ArOa
Fig. 9.2.3.f. Bologna.
«AreaArOa
Sater».
clinico
igiene
assistenziale
pubblica
ArOa
tutela ambienti
lavoro
ArOa
veterinaria
Direttore
dipartimento di
sanità pubblica
Direttore
Uoc
amministrativa
Responsabile Uos
economica, contenzioso e
supporto giuridico e
aree funzionali
Responsabile Uos
flussi documentali e
risorse umane
Fig. 9.2.3.g. Bologna. «Area Uoc Amministrativa».
177
Uos territoriali
Uos territoriali
Uoc servizio di igiene
degli ambienti di vita
Uoc servizio igiene
alimenti e nutrizione
Fig. 9.2.4. Caltanissetta.
Uos territoriali
Uoc laboratorio di sanità pubblica
Dipartimento strutturale
di prevenzione medico
Uoc servizio di sanità pubblica
epidemiologia e medicina preventiva
Area igiene e sanità pubblica
Staff amministrativo
Uos medicina scolastica
Uos medicina dello sport
Uoc servizio prevenzione e
sicurezza ambienti di lavoro
Uoc servizio impiantistica
e antinfortunistica
Area tutela della salute e sicurezza
negli ambienti di lavoro
Uos accreditamento
Uoc igiene pubblica – Gela
Direzione
Uo accreditamento
Uoc servizio prevenzione e sicurezza
negli ambienti di lavoro
Uoc servizio impiantistica
ed antinfortunistica
Uoc servizio epidemiologia
e prevenzione primaria delle malattie
cronico-degenerative
Uoc servizio sanità pubblica
medicina preventiva
Uoc servizio igiene
ambienti di vita
Uoc servizio di igiene
degli alimenti, sorveglianza
e prevenzione nutrizionale
Uoc laboratorio medico
di sanità pubblica
Fig. 9.2.5. Catania.
179
Uo
igiene
pubblica
Dipartimento prevenzione
Macroarea
sanità pubblica
Macroarea
prevenzione nei
luoghi di lavoro
Sc
igiene e sanità
pubblica
Sc
prevenzione e
sicurezza
ambienti
di lavoro
Ssa
educazione
alla salute
Ssa
impiantistica
Macroarea
sanità pubblica
veterinaria
Sc
sanità animale
Ssa
igiene degli
allevamenti e
delle produzioni
zootecniche
Ssa
epidemiologia
Macroarea
sicurezza
alimentare
Sc
igiene degli
alimenti
di origine
animale
Ssa
igiene degli
alimenti e della
nutrizione
Sst
coordinamento
screening
Area professionale della prevenzione (personale tecnico)
Fig. 9.2.6. Città di Castello.
180
Sian
(6)
Sisp
(6)
Fig. 9.2.7. Cosenza.
Sian
Sisp
(2)
(1)
Med.
sport
Sorv.
san.
Spesal
(1)
Med.
sport
Sorv.
san.
Spesal
Epidem.
e Ss
Unità territoriali
(6)
Med.
legale
(1)
Epidem.
e Ss
Strutture semplici
Med.
legale
Strutture complesse dipartimentali
Dipartimento
Pro
m. salute
Pro
m. salute
(6)
Svet A
Svet A
(7)
Svet B
Svet B
(6)
Svet C
Svet C
Direzione dipartimento
di prevenzione
Staff amministrativo
di supporto
Area dipartimentale
di sanità
Area dipartimentale
tutela salute
ambienti di lavoro
Area dipartimentale
di sanità pubblica
veterinaria
Uo igiene
e sanità pubblica
Uo tutela salute
ambienti di lavoro
Servizio igiene
degli allevamenti
e delle produzioni
zootecniche
Uo igiene
alimenti e nutrizione
Servizio igiene
degli alimenti di
origine animale
e loro derivati
Uo medicina
legale
Uo medicina
scolastica
Servizio sanità
animale
Uo medicina
dello sport
Uo educazione
sanitaria
Uo tutela
ambientale
Fig. 9.2.8. Crotone.
182
Medicina
dello sport
Laboratorio di
sanità pubblica
Dipartimento di prevenzione
Uos accreditamento
istituzionale
Uoc igiene degli
alimenti e della
nutrizione
Uoc igiene
ambienti di vita
e sanità pubblica
Uoc prevenzione
e sicurezza ambienti
di lavoro
Uoc epidemiologia
e statistica
(non attivata)
Uoc impiantistica
ed antinfortunistica
Fig. 9.2.9. Enna.
183
Fig. 9.2.10. Firenze.
Uf Isvrod
Uf medicina dello sport
Struttura sovranazionali
Sis. inf. ed epidemiologia
For.Ed
Struttura qualità
Uu.Oo dipartimentali
Struttura amministrativa
Staff direzione
dipartimento
Settore Pisll
Direttore
Settore Spv
Responsabile settori
Settore Isp
Responsabile aree funzionali
Responsabile struttura amministrativa
Responsabile lab. sanità pubblica
Dirigente area professionale della prevenzione
Responsabile Uo Ingegneri
Comitato direttivo
Uf Vim
Uf lab. tossicologia
clinica e antidoping
Uf lab. chimica alimenti, acque
farmaci e cosmetici
Uf lab. biotossicologia
Uf lab. ig. e toss. occupazionale
e ambientale
Laboratorio sanità pubblica
Ispettorato micologico
Uo medicina legale
Uf igiene urbana
veterinaria
Uf Tav
e grandi opere
Fig. 9.2.10. (segue)
Uf Pisll
territoriali
Uf Spv
territoriali
Uf Isp
territoriali
Dipartimento prevenzione
Macroarea
sanità pubblica
Macroarea
prevenzione nei
luoghi di lavoro
Sc
igiene e sanità
pubblica
Sc
prevenzione e
sicurezza
ambienti
di lavoro
Ssa
educazione
alla salute
Ssa
impiantistica
Macroarea
sanità pubblica
veterinaria
Sc
sanità animale
Ssa
igiene degli
allevamenti e
delle produzioni
zootecniche
Ssa
epidemiologia
Macroarea
sicurezza
alimentare
Sc
igiene degli
alimenti
di origine
animale
Ssa
igiene degli
alimenti e della
nutrizione
Sst
coordinamento
screening
Area professionale della prevenzione (personale tecnico)
Fig. 9.2.11. Foligno.
186
Dipartimento prevenzione
Settore prevenzione,
igiene e sicurezza
nei luoghi di lavoro
Settore igiene
e sanità pubblica
Settore sicurezza
alimentare
4 unità
funzionali zonali
4 unità
funzionali zonali
4 unità
funzionali zonali
Fig. 9.2.12. Grosseto.
Direttore del dipartimento
Dirett. Uoc Sisp,
Siav A e B (area nord
e sud) Sian area sud
Dir. Uos
territoriali
Segreteria affari
generali
Dir. Uos
tematiche
Dirett. Uoc Spesal,
Siav C (area nord
e sud) Sian area nord
Dir. Uos
tematiche
Dirig. Ap
territoriali
Fig. 9.2.13. Lecce.
187
Uf Iaoa
zona apuane
Uf Iaoa
zona lunigiana
Uf Ian
zona apuane
Uf Ian
zona lunigiana
Fig. 9.2.14. Massa e Carrara.
Uf gestione
imprese alimentari
aziendali
Uo
igiene alimenti
origine animale
Uo
igiene alimenti
e nutrizione
Settore
sicurezza alimentare
e nutrizione
Uf igiene
allevamenti e
produzioni
zootecniche
Uf Sa
zona lunigiana
Uf Sa
zona apuane
Uo
sanità animale
Uf Isp
zona lunigiana
Uf Isp
zona apuane
Uo
igiene e
sanità Pubblica
Uo
igiene e salute
luoghi di lavoro
Settore
ambienti di vita
e di lavoro
Uf Pisll
zona lunigiana
Uf Pisll
zona apuane
Uo
prevenzione
sicurezza
luoghi di lavoro
Direttore Dipartimento prevenzione
Uo
verifiche
periodiche
Uo
ingegneria
mineraria
Fig. 9.2.15. Messina.
n. 7 Uos distrettuali
di prevenzione vaccinale
e screening scolastici
n. 7 Uos distrettuali
autorizzazioni e controlli
Uos medicina
preventiva scolastica
Uos
edilizia pubblica
e privata
Uos
autorizzazione e
controlli fitosanitari
Uos
formazione operatori
alimentari
Uos
flussi informativi
e centro gestionale
screening oncologici
Uoc Siav
Uos
nutrizione e alimenti
Uoc Sian
Uos epidemiologia
Uoc Spem
Area igiene, sanità pubblica ed epidemiologia
Staff dipartimento
Direttore
Uos accreditamento
Uos ispezioni e controlli
Uos tutela ambientale
Uos Rencam
Laboratorio di sanità pubblica
Uoc
Medicina dello sport
Uoc
Spresal
Uoc
infortunistica
Area prev. in amb. di vita e di lavoro
Direzione del Dipartimento
Uoc medicina
del lavoro
Uoc
igiene
Uoc
alimenti
Uoc
epidemiologia
Uos
med. del lavoro
Uos
igiene
Uos
alimenti
Uos
epidemiologia
Uos
med. del lavoro
Uos
igiene
Uos
alimenti
Uos
epidemiologia
Uos
med. del lavoro
Uos
igiene
Uos
alimenti
Uos
epidemiologia
Uos
igiene
Uos
igiene
Direzione del Dipartimento
Coordinamento aree veterinarie
Uoc veterinaria
area A
Uoc veterinaria
area B
Uoc veterinaria
area C
Uoc
prot. e sicurezza
Uos
veterinaria A
Uos
veterinaria B
Uos
veternaria C
Uos
prot. e sicurezza
Uos
veterinaria A
Uos
veterinaria B
Uos
veternaria C
Uos
prot. e sicurezza
Uos
veterinaria A
Uos
veterinaria B
Uos
Veternaria C
Uos
prot. e sicurezza
Fig. 9.2.16. Napoli 2.
190
Fig. 9.2.17.a. Olbia.
Arpas
Integrazione
Salute
Ambiente
Funzione
epidemiologica
aziendale
Staff programmazione
controllo committenza Da
Medicina
legale
Ssd igiene
alimenti e
nutrizione
Area assistenza
distrettuale
e ospedaliera
Educazione
Sanitaria
Promozione
Ambiente
Sc
Pre Sal
Funzione
amministrativa
Sc igiene
e sanità
pubblica
Dipartimento
strutture amministrative
Comitato
dipartimento
Sc
s. animale
Ispettorato lavoro
Istituto zooprofilattico
sperimentale Sardegna
Sc
igiene a
o. animale
Dipartimentale
e aziendale
Direttore
dipartimento
Sc igiene
allevamenti
produzioni
zootecniche
Assemblea del
dipartimento
Direttore
Direttore
Direttore
M. lavoro
Sicurezza L.L.
M. legale
Vaccinazioni
Randagismo
Igiene
Allevamenti
Banca dati - anagrafe zoot. e piani risanamento
Benessere
animale
Sicurezza alimentare: audit - allerta
Vaccinazioni
Prev. malattie
Nutrizione
infettive
Macellazione
Vigilanza
ins. produtt.
Promozione educazione salute: coordinamento piani attivi
Fitofarmaci
ispett.
micologico
Direttore
D. generale
D.
D.
distretto distretto
Fig. 9.2.17.b. Olbia bis.
Igiene
pubblica
Spresal
Igiene alimentare
e nutrizione
Siaoa
S. animale
Ig. all. pr. zoo.
Epidemiologia: Re.N. Ca. M - Malattie infettive - Tumori - Incidenti Lavoro - Domestici - Stradali - M. professionali - Disturbi Alimentari
Piani
comparto
Edilizia
Latte
Direttore
D. dipartimento
D. sanitario
Ambiente e salute: piani di campionamenti ambientali e rapporti con Arpas
Direttore
Staff direzione
Uos
abitato e
collettività
Uos
igiene degli
ambienti
di vita
Fig. 9.2.18. Palermo.
Uos
unità operative
territoriali di
prevenzione
Uos
coperture
vaccinali
Uos
acque
e bevande
Uos
assistenza,
informazione
e formazione
Uos
prevenzione
e sicurezza
ambienti
di lavoro
Uos
controllo
combustioni
Uos
impiantistica
e antinfortunistica
Uos radioprotezione
Uos programmazione,
verifica e controllo
Uos
igiene degli
alimenti,
sorveglianza
e prevenzione
nutrizionale
Uos medicina dello sport
Uos gestione emergenze
Uos
sanità pubblica
epidemiologia e
medicina
preventiva
Uos coordinamento
amministrativo
Uos accreditamento
Dipartimento di prevenzione
direzione
Uos
biofisica negli
ambienti di vita
e di lavoro
Uos
laboratorio
medico di
sanità pubblica
Uos
Haccp-Rso
194
Uos
profilassi
delle malattie
infettive
Uos
professioni
e arti
sanitarie
Uos
progetti di
opere
pubbliche
Uos
malattie
cronico
degenetrative
e rencam
Uos
lavorazioni
insalubri
Fig. 9.2.18. (segue)
Uos
Dia
imprese
alimentari e
nutrizione
Uos
prevenzione
sanitaria ed
epidemiologia
occupazionale
Uos
pareri
preventivi e
autorizzazioni
Uos
controllo
e vigilanza
Uos
sicurezza
di impianti
macchine
Uos
tossicologia e
biochimica
Uos
microbiologia,
parassitologia
e virologia
Direzione
Uoc Sa
Uoc Isp
Uoc Ian
Uoc Psal
Uoc Mds
Uoc Iapz
Uoc Iaoa
Uoc Epi
Fig. 9.2.19. Perugia.
Direttore dipartimento
Unita funzionali
gestionali (UF):
Unità operative
professionali (Uo):
Isp igiene e
sanità pubblica
Isp
Ian
Iaoa
Sa
Medicina legale
Isl
Prev. sicurezza
Pisll prevenzione igiene
e sicurezza luoghi
di lavoro
Ian igiene alimenti
nutrizione
Iaoa:
igiene alimenti
origine animale
Sa sanità animale
Med. leg.-sport
Fig. 9.2.20. Prato.
195
Posizioni organizzative:
• Dirigente dei TdP:+
Po sic. aliment
e-Po Isp
• Po amministrativa
• Coordin. compl.
infermieristico
• Coord. sempl.
inferm. med. sport
• Isp
• Pisll
• Isl
• Ian
• Sa
• Iaoa
Fig. 9.2.21. Ragusa.
Servizio
igiene degli
ambienti di vita
Servizio igiene degli alimenti,
sorveglianza e prevenzione
nutrizionale
Servizio sanità pubblica,
epidemiologia e
medicina preventiva
Area dipartimentale di igiene
e sanità pubblica
Laboratorio di
sanità pubblica
Dipartimento di prevenzione
medico
Servizio
impiantistica
ed antinfortunistica
Servizio prevenzione
e sicurezza negli
ambienti di lavoro
Area dipartimentale
di tutela della salute e della
sicurezza nei luoghi di lavoro
Ss
sicurezza e
igiene del lavoro
Uo
prevenzione e
sicurezza negli
ambienti di
lavoro
Uo sanita
pubblica veter.
e igiene
alimenti di
origine animal
Uo
sanità animale
Ss
igiene degli allevamenti e
delle produzioni zootecniche
Uo
impiantistica
antinfortunistica
Uo
epidemiologia
Referente della formazione
Programma sorveglianza e
controllo delle malattie infettive
Uo
igiene degli
alimenti e
nutrizione
Referenti qualità e accreditamento
Programma sicurezza alimentare
Fig. 9.2.22. Rimini.
Uo
igiene e sanità
pubblica
Staff
Responsabile tecnico del Dsp
Responsabile segreteria amministrativa
Direttore
Dsp
Ss promozione della salute e
comunicazione
Comitato di
dipartimento
Dipartimento
di sanità pubblica (Dsp)
Dipartimento di prevenzione
Uos
amministrativa
Valutazione
progetti impianti
Sian
Sisp
Igiene
ambientale
Spresal
Ambulatorio
nutrizionale
Mcd
Vigilanza
I-II-III-IV
distretto
Flussi informativi
e ambulatorio
medicina
del lavoro
Epidemiologia
e malattie
infettive
Medicina
dello sport
Strutture
sanitarie
Fig. 9.2.23. Roma A.
198
Vet 1
Vet 2
Vet 3
Fig. 9.2.24. Roma D.
Uoc
servizio sanità
animale
Uoc
servizio igiene degli
alimenti e della
nutrizione
Uoc
servizio per la tutela
igienico sanitaria degli
alimenti di o. a.
Uoc
servizio igiene degli
allevamenti e delle
produzioni zootecniche
Area dipartimentale di sanità pubblica
veterinaria
Uoc
servizio igiene e
sanità pubblica
Uosd
immunoprofilassi e
programmi di prev.
e prom. della salute
Uosd
flussi informativi e
valutazione attività
Direzione
Uoc
ospedale
veterinario
Uosd
amministrativa
Dipartimento di prevenzione
Uoc
servizio prevenzione e
sicurezza sui luoghi
di lavoro
Uos
prevenzione
e controllo
malattie
flussi
informativi
Ous
distr. 18
Fig. 9.2.25. Roma E.
Uos
distr. 17
coord. az.
programmi
prevenzione
sian
Uoc
Sian
Uos
tutela salute
ambienti di vita
distr. 17-18
Uos
distr. 19-20
Uoc
Sisp
Uoc
Vet A
Uos
tutela salute
ambienti di vita
distr. 19-20
Uos
distr. 17
referente
grandi
complessi
Uoc
Vet B
Uos
strutture e
attività
sanitarie
Uos
distr. 18 e
referente
qualità e
rischi
Uoc
Spresal
Uos
distr. 20 e
referente
renam
Uoc cord.
programmmi
screening
Uoc
Vet C
Uos
distr. 19 e
referente
strutture
sanitarie
Dipartimento di prevenzione
Uosd
Flc
Uos
igiene e
sicurezza
del lavoro
Uosd
Azip
Uosd
medicina
dello sport
Fig. 9.2.26. Salerno 1 e 2.
Uoc
igiene degli alimenti
e della nutrizione
area sud
Uoc
epidemiologia
e prevenzione
area sud
Uoc
epidemiologia
e prevenzione
area nord
Uoc
igiene degli alimenti
e della nutrizione
area nord
Uoc
igiene e
sanità pubblica
area sud
Uoc
igiene e
sanità pubblica
area nord
Area di
riferimento
igiene pubblica
e promozione
della salute
Comitato di
dipartimento
Uoc
igiene e
medicina
del lavoro
area nord
Uoc
prevenzione e
sicurezza negli
ambienti di lavoro
area nord
Uoc
igiene e
medicina
del lavoro
area sud
Uoc
prevenzione e
sicurezza negli
ambienti di lavoro
area sud
Area di
riferimento
igiene e sicurezza
negli ambienti
di lavoro
Direzione
dipartimento
di prevenzione
Uoc
tutela igienico
sanitaria degli alimenti
di origine animale
area nord
Uoc
igiene allevamenti
e produzioni
zootecniche
area nord
Uoc
sanità animale
area nord
Uoc
tutela igienico
sanitaria degli alimenti
di origine animale
area sud
Uoc
igiene allevamenti
e produzioni
zootecniche
area sud
Uoc
sanità animale
area sud
Area di
riferimento
sanità pubblica
veterinaria
Uoc
direzione
amministrativa
Direzione
dipartimento
Ss di epidemiologia
Ss medicina
sportiva
Sian
Sprsal
Sisp
Veterinario
area A
Veterinario
area B
Veterinario
area C
Fig. 9.2.27. Saluzzo.
Uos gest. amministrativa
Uos accreditamento
Direzione
Uos medicina scolastica
Uoc
Siav
Area
territoriale 1
Uos Siav
Uos Sian
Uos Semp
Uoc
Lsp
Uoc
Sian
Area
territoriale 2
Uos Siav
Uos Sian
Uos Semp
Uoc S
Emp
Area
territoriale 3
Uos Siav
Uos Sian
Uos Semp
Fig. 9.2.28. Siracusa.
202
Uoc
Sia
Uoc
Spresal
Area
territoriale 4
Uos Siav
Uos Sian
Uos Semp
Fig. 9.2.29. Trapani.
Centro
gestionale
screening
Registro
tumori
Profilassi
malattie
infettive
Sanità pubb.
epidemiolog.
medicina
preventiva
Igiene
nutrizione
Igiene
alimenti
bevande
Igiene
dello abitato
Medicina
preventiva
ambienti
di vita
Igiene
alimenti e
nutrizione
Igiene
ambienti
di vita
Accreditamento istituzionale
Controllo
vigilanza
Pareri
preventivi
autorizzaz.
Prev. ig. sanit.
occupazionale
inf. formaz
s.pre.s.a.l.
sicurezza
ambienti
di lavoro
Prevenzione per la salute
Impiantis. e
apparecchi
pressione
Impiantistica
infortunistica
Direttore sanitario
Tossicol.
biochim.
biofisica
amb. lavoro
Microbiologia
parassitologia
virologia
Lsp
lab. sanità
pubbica
Prevenzione
territoriale
distrettuale
Direzione
dipartimento
di prevenzione
Ufficio amministrativo
del dipartimento
Servizio igiene e
sanità pubblica
Servizio
sanità animale
Servizio igiene
alimenti
e nutrizione
Servizio igiene
alimenti di origine
animale
Fig. 9.2.30. Urbino.
204
Servizio
prevenzione e
sicurezza
ambienti di lavoro
Servizio igiene
degli allevamenti
e delle produzioni
zootecniche
Ufficio igiene
edilizia e
delle strutture
collettive
Fig. 9.2.31. Verona.
Ufficio
profilassi
malattie
infettive
Servizio igiene e
sanità pubblica
Sisp
Ufficio di
medicina
legale
Servizio igiene
alimenti e
nutrizione
Sian
Dipartimento
di prevenzione
Unità
funzionale
igiene alimenti
Unità
funzionale
igiene della
nutrizione
Servizio
prevenzione igiene
e sicurezza
ambienti di lavoro
Spisal
Unità
operativa di
vigilanza
Servizio igiene
alimenti di
origine animale
S. vet.
Ufficio di coordinamento
degli screening oncologici
Ufficio di promozione
ed educazione alla salute
Unità
operativa di
sorveglianza
epidemiologica
Servizio igiene e
sanità animale
S. vet.
Unità
operativa di
igiene del
lavoro
Servizio
veterinario
multizonale
Svm
Direttore del
dipartimento
Uoc
igiene,
epidemiologia
e sanità
pubblica
Uoc
medicina
del lavoro
Spisal
Ssvd
medicina
dello sport
Ssvd
area «B»
igiene
alimenti
di orig.
animale
Ss igiene
della nutrizione
Ss medicina
preventiva
Fig. 9.2.32. Vibo Valentia.
206
Ssvd
area «C»
igiene degli
allevamenti
Ssvd
area «A»
sanità
animale
Fig. 9.2.33. Organigramma «medio».
Unità funzionali
territoriali 15
Medicina legale 7
Lsp 8
Amministrazione/
segreteria 9
Eas/Promozione
della salute 11
Medicina dello
sport 15
Epidemiologia 18
Spesal
Impiantistica e
antinfortunistica 8
Vigilanza e controlli 5
Sicurezza 4
Medicina legale 7
Igiene del lavoro 3
DIREZIONE
Medicina scolastica 4
Flussi informativi 3
Recam 3
Qualità 3
Sian
Sisp
Vaccinazioni/medicina
preventiva 12
Tutela ambiente di vita 8
Screening 8
Mcd 4
Strutture sanitarie 3
Siav-C
Siav-B
Siav-A
Anagrafi 3
Randagismo 3
Alim. animale 3
Igiene urbana
veterinaria 2
Tab. 9.1. Organigramma «riassuntivo»
Servizi
Direzione
Sisp
Sian
Spesal
Articolazioni
Lsp 8
Amministrazione/segreteria 9
Programmazione 2
Valutazione 1
Qualità 2 (+ 1 Spesal)
Professionisti 2
Accreditamento 8
Epidemiologia 12 (+ 6 Sisp)
Recam 1 (+ 1 Sisp + 1 Spesal)
Flussi informativi 1(+ 1 Spesal + 1 Sisp)
Medicina dello sport 11 (+ 2 Sisp + 2 Spesal)
Medicina legale 5 (+ 2 Sisp)
Medicina scolastica 2 (+ 1 Sian + 1 Spesal)
Promozione della salute/Eas 8 (+ 3 Sisp)
Comunicazione 2
Grandi opere 2
Sorveglianza sanitaria 1
Radioprotezione 1
Igiene urbana veterinaria 1
Gestione emergenze 1
Vim 1
Isvrod 1
Fored 1
Flc 1
Azip 1
Vaccinazioni/medicina preventiva 11 (+ 1 direzione)
Screening 4 (+ 4 Direzione)
Mcd 2 (+2 direzione)
Registro tumori 1
Tutela ambiente di vita 4 (+ 4 direzione)
Edilizia 2
Medicina del lavoro 1
Strutture sanitarie 2 (+ 1 Spesal)
Ambulatorio nutrizionale 1
Formazione alimentaristi 1
Autorizzazioni e controlli fitosanitari 1
Fitofarmaci 1
Micologia 1 (+ 1 direzione)
Edilizia
Acque 1
Imprese alimentari 1
Impiantistica e antinfortunistica 8 (+ 4 direzione)
208
Tab. 9.1. (segue)
Servizi
Siav-A sanità animale
Siav-B alimenti di origine
animale
Siav-C allevamenti e produzioni zootecniche
Aree organizzative
Unità funzionali territoriali
Articolazioni
Sicurezza 4
Controlli e vigilanza 4 (+ 1 direzione)
Igiene del lavoro 3
Ambulatorio di medicina del lavoro 1
Verifiche tecniche 2
Pareri e autorizzazioni 2
Epidemiologia occupazionale 2
Informazione e formazione 2
Ambienti confinati 1
Ingegneria mineraria 1
Grandi complessi 1
Epidemiologia veterinaria 1
Vaccinazioni veterinarie 1
Prevenzione malattie infettive 1
Vigilanza insediamenti produttivi 1
Ospedale veterinario 1
–
Latte 1
Randagismo 1
Sisp + Sian 4
Sisp + Spesal 1
Siav-a + Siav-B + Siav-C 3
Siav-A + Siav-B + Sian 1
Siav-B + Sian 5
Separazione area veterinaria dal Dipartimento 5
15 Dipartimenti
209
Tab. 9.2. Profilo professionale del Direttore (42 rispondenti)
Medico Medico Medico Medico Medico Medico Veteri- IngeProfilo
legale igienista igienista, nario gnere
igienista del
professionale
e del del lavoro
lavoro
del Direttore
lavoro e legale
9
14
7
1
2
4
4
1
Tab. 9.3. Unità di epidemiologia (56 rispondenti)
Altro
(specificare)
Unità
Assente
Staff
Staff
di epidemiologia
Dipartimento direzione
generale
11
20
21
4
• Dipartimento autonomo
• Veterinaria
• Sisp
• Uoc Spresal
Tab. 9.4. Certificazione/accreditamento (45 rispondenti)
Esistenza di certificazione/
accreditamento per il
Dipartimento
Sì
7
(di cui 1
in itinere)
Parziale
No
34
4
• Spresal
• Lsp
• Lsp, Isp, veterinaria e parte Pisll
• Parziale
210
Personale in organico
12
11
10
9
8
6
6
6
4
2
2
2
2
2
1
4.001-4.500
3.501-4.000
3.001-3.500
2.501-3.000
2.001-2.500
1.501-2.000
1.001-1.500
501-1.000
0-500
0
Fig. 9.3.1. Abitanti per operatore (41 rispondenti).
Media: 2.159 abitanti per operatore.
12
10
10
10
9
9
8
7
6
4
3
2
0
0-5
6-10
11-15
16-20
Fig. 9.3.2. Kmq per operatori (41 rispondenti).
Media: 11,7 kmq per operatore.
211
21-25
26 e oltre
12
11
10
9
8
6
4
4
4
3
3
2
2
1
1
0
fino a 50 51-55
56-60
61-65
66-70
71-75
76-80
81-85 86 e oltre
Fig. 9.3.3. Personale sanitario nel totale del personale, % (38 rispondenti).
Media delle percentuali: 71%.
14
14
12
12
10
8
6
5
4
3
2
2
1
0
0-5
6-10
11-15
16-20
21-25
26 e oltre
Fig. 9.3.4. Percentuale tecnico nel totale del personale, % (36 rispondenti).
Media delle percentuali: 10%.
212
14
13
12
10
8
6
5
4
2
2
2
1
0
0-3
4-6
7-9
10-12
13 e oltre
Fig. 9.3.5. Personale professionale sul totale del personale, % (23 rispondenti).
Media delle percentuali: 4%.
12
11
10
10
8
8
6
6
4
2
1
1
0
0-5
6-10
11-15
16-20
21-25
26 e oltre
Fig. 9.3.6. Personale amministrativo sul totale del personale, % (37 rispondenti).
Media delle percentuali: 15%.
213
15
4
10
71
Sanitario
Tecnico
Professionale
Amministrativo
Fig. 9.3.7. Ripartizione media del personale del Dipartimento tra i profili professionali, %.
12
11
10
10
8
8
6
4
4
2
3
2
0
0-10
11-20
21-30
31-40
41-45
50 e oltre
Fig. 9.3.8. Tecnici della prevenzione sul totale del personale sanitario, % (38
rispondenti).
Media delle percentuali: 35%.
214
30
25
21
20
15
10
7
5
3
3
1
0
0-5
6-10
11-15
16-20
21 e oltre
Fig. 9.3.9. Assistenti sanitari e infermieri sul totale del personale sanitario, %
(35 rispondenti).
Media delle percentuali: 6%.
14
13
12
10
10
8
6
6
4
3
3
2
2
2
0
0
1-20
21-40
41-60
61-80
81-99
100
Fig. 9.3.10. Tecnici laureati sul totale del personale tecnico, % (39 rispondenti).
Media: 41%.
215
25
20
20
15
10
7
7
5
3
3
11-20
21 e oltre
0
0
1-5
6-10
Fig. 9.3.11. Personale della Direzione sul totale del personale, % (40 rispondenti).
Media delle percentuali: 6%.
16
14
14
12
10
10
8
6
6
5
4
4
2
1
0
0-10
11-20
21-30
31-40
41-50
51 e oltre
Fig. 9.3.12. Personale Sisp sul totale del personale, % (40 rispondenti).
Media delle percentuali: 28%.
N.B.: in 3 casi l’indicazione del personale è stata fornita relativamente
all’aggregazione Sisp/Sian; e il personale Sisp è stato arbitrariamente considerato la metà del totale indicato.
216
18
16
16
14
12
10
8
8
7
6
6
4
3
2
0
0
6-10
11-15
16-20
21 e oltre
Fig. 9.3.13. Personale Sian sul totale del personale, % (40 rispondenti).
Media delle percentuali: 13%.
N.B.: in 3 casi l’indicazione del personale è stata fornita relativamente
all’aggregazione Sisp/Sian; e il personale Sian è stato arbitrariamente considerato la metà del totale indicato.
14
13
12
10
8
8
6
5
5
5
4
2
3
1
0
0-5
6-10
11-15
16-20
21-25
26-30
31 e oltre
Fig. 9.3.14. Personale Spesal sul totale del personale, % (40 rispondenti).
Media delle percentuali: 16%.
217
14
13
12
12
10
8
6
4
5
4
3
2
2
0
0-5
6-10
11-15
16-20
21-25
26 e oltre
Fig. 9.3.15. Personale Siav-A sul totale del personale, % (39 rispondenti).
Media delle percentuali: 12%.
N.B.: in 6 casi l’indicazione del personale è stata fornita relativamente
all’aggregazione Siav-A/Siav-B/Siav-C; e il personale Siav-A è stato arbitrariamente considerato un terzo del totale indicato.
12
11
11
10
8
7
6
6
4
2
2
1
0
0-3
4-6
7-9
10-12
13-15
16 e oltre
Fig. 9.3.16. Personale Siav-B sul totale del personale, % (38 rispondenti).
Media delle percentuali: 11%.
N.B.: in 6 casi l’indicazione del personale è stata fornita relativamente
all’aggregazione Siav-A/Siav-B/Siav-C; e il personale Siav-B è stato arbitrariamente considerato un terzo del totale indicato. In un Dipartimento il Siav-B
non è attivo.
12
10
10
9
8
6
7
6
4
2
1
1
0
0-3
4-6
7-9
10-12
13-15
16 e oltre
Fig. 9.3.17. Personale Siav-C sul totale del personale, % (34 rispondenti).
Media delle percentuali: 7%.
N.B.: in 6 casi l’indicazione del personale è stata fornita relativamente
all’aggregazione Siav-A/Siav-B/Siav-C; e il personale Siav-C è stato arbitrariamente considerato un terzo del totale indicato. In 5 Dipartimenti il Siav-C non
è attivo.
6
7
7
11
28
12
13
16
Direzione
Sisp
Sian
Spesal
Siav-A
Siav-B
Siav-C
Altri
Fig. 9.3.18. Ripartizione del personale del Dipartimento tra i servizi, %.
219
Verifiche periodiche
8
Promozione della salute
2
Educazione alla salute
2
Ospedale veterinaria
12
Epidemiologia veterinaria
1
14
Anagrafe zootecnica
1
Filiera lattiero-casearia
3
Lsp
9
Sorveglianza sanitaria
2
N.B.: in un caso è stata indicata una numerosità del personale inquadrato in un servizio «altro» non specificato pari al 72% del personale
totale. Tale dato non è stato preso in considerazione nei calcoli.
Medie delle percentuali: medicina legale 15; medicina dello sport 5; epidemiologia 14; unità impiantistica 6; unità amministrativa 8,5;
screen­ing 1,5; altro non specificato 7.
Fig. 9.3.19. Personale di altre articolazioni organizzative distrettuali sul totale del personale, %.
0
5
10
15
20
23
15
13
11
Medicina legale
25
2
30
6
Unità impiantistica
25
12
4
Epidemiologia
5
3
Medicina dello sport
15
2
Unità amministrativa
2
1
Screening
18
8
4
2
Altro non specificato
allegato 10
strutture, strumenti, finanziamenti
griglia
4 - parte
ii
Tab. 10.1. Strutture e strumenti (41 rispondenti complessivi)
Strutture
edilizie
Totale Dipartimento
Direzione Dipartimento
Sisp
Sian
Spesal
Siav-A
Siav-B
Siav-C
Epidemiologia
Medicina legale
Medicina dello sport
Unità amministrativa
Screening
Impiantistica
Promozione della salute
Sorveglianza sanitaria
Ospedale veterinario
Verifica, Lsp, Lattiero-caseario, Anagrafe zootecnica
Altro
media 18
media 2
media 10
media 5
media 3
media 4
media 5
media 3
media 10
media 7
media 4
media 3
media 1
media 1
n.a. 11
n.a. 9
n.a. 2
n.a. 1
media 4
Strumenti
Veicoli
media
media
media
media
media
media
media
media
n.a. 1
n.a. 3
n.a. 1
33
2
8
6
7
7
5
4
Op/Pc
•
media
media
media
media
media
media
media
media
media
media
media
media
2,6
1,1
2,6
2,2
3,1
2,7
3,8
4,4
1,8
1,2
1,5
1
Informatizzazione
21
11*
5*
6*
7*
5*
4*
3*
n.a. 1
n.a. 2
n.a. 4
n.a. 3
n.a. 3
(Verifica)
n.a. 13
* Numero di servizi informatizzati autonomamente, in assenza di una informatizzazione generale del Dipartimento.
• Rapporto tra operatori e personal computer.
N.B.: È riportato il numero assoluto (n.a.) nei casi di segnalazione singola.
In un caso è stata indicata una numerosità delle strutture di un servizio «altro»
non specificato pari a 57. Tale dato non è stato preso in considerazione nei
calcoli.
221
9
8
Numero di segnalazioni
8
8
5
7
5
6
5
4
3
3
41-50
51 e oltre
3
2
1
0
0-10
11-20
21-30
31-40
Numero medio operatori
Fig. 10.1. Operatori per struttura, numero medio (31 rispondenti).
Media: 22 operatori per struttura.
9
8
Numero di segnalazioni
8
7
6
5
5
2
4
4
4
3
5
3
2
2
2
61-70
71-80
1
0
0-10
11-20
21-30
31-40
41-50
51-60
100
e oltre
Numero medio abitanti, x 1.000
Fig. 10.2. Abitanti per struttura, numero medio (35 rispondenti).
Media 31 rispondenti: 36.000 abitanti per struttura (media 35 rispondenti:
51.000 abitanti per struttura).
222
12
10
10
10
8
7
6
5
4
4
3
3
4
3
2
1
1
Impiantistica
2
Screening
2
5
4
Altro
Unità amministrativa
Medicina dello sport
Medicina legale
Epidemiologia
Siav-C
Siav-B
Siav-A
Spesal
Sian
Sisp
Direzione
0
Fig. 10.3. Numero medio di strutture nel Dipartimento nelle quali è presente
ogni servizio.
60
55
50
40
30
5
28
28
22
22
17
20
17
11
10
0
Direzione
Sisp
Sian
Spesal
Siav-A
Siav-B
Siav-C
Altro
Fig. 10.4. Presenza percentuale media delle strutture dei servizi nel totale delle
strutture del Dipartimento.
223
10
9
Numero di segnalazioni
9
8
7
6
5
5
5
4
4
4
4
3
2
2
2
1
0
0-20
21-40
41-60
61-80
81-100 101-200 201-500
1500
e oltre
Kmq
Fig. 10.5. Kmq per veicolo (35 rispondenti).
Media 33 rispondenti: 91 kmq.
N.B.: In 2 casi il risultato del rapporto eccedeva i 1.500 kmq. Tali dati
non sono stati presi in considerazione nei calcoli.
9
8
8
7
7
7
6
6
5
5
4
4
3
2
2
1
0
Direzione
Sisp
Sian
Spesal
Siav-A
Siav-B
Fig. 10.6. Numero medio dei veicoli del Dipartimento, per servizio.
Media per Dipartimento: 39.
Siav-C
5
10
21
13
18
15
18
Direzione
Sisp
Sian
Siav-A
Siav-B
Siav-C
Spesal
Fig. 10.7. Ripartizione dei veicoli del Dipartimento tra i servizi, %.
225
allegato 11
analisi delle attività preventive della asl
griglia
5
Tab. 11.1.
Segnalazioni totali
1.146
dipartimenti
rispondenti
Media interventi segnalati
per Dipartimento
37
31
226
Tab. 11.2.
numero
progressivo
nella griglia
di rilevazione
6
21
3
25
8
4
19
27
20
23
28
2
1
26
15
14
5
33
16
10
25 ter
32
7
29
11
37
18
38
9
22
30
35
36
40
24
34
39
12
25 bis
13
31
17
Ambito
Numero
interventi
segnalati
in ordine
decrescente
Vaccinazione
Prevenzione infortuni sul lavoro
Promozione della salute nelle scuole
Promozione nutrizione corretta
Prevenzione malattie infettive
Formazione
Prevenzione incidenti stradali
Tutela alimenti vegetali
Prevenzione incidenti domestici
Prevenzione malattie professionali
Tutela acqua potabile
Educazione alla salute
Prevenzione ambientale
Tutela alimenti animali
Prevenzione tumori cervice uterina
Prevenzione tumori seno
Prevenzione materno infantile
Tutela fragilità (anziani, indigenti, migranti, ecc.)
Prevenzione tumori colon/retto
Prevenzione cardiovascolare: prevenzione obesità
donna/bambino
Sanità pubblica veterinaria
Prevenzione dipendenze patologiche
Screening non oncologici
Tutela acque di balneazione
Prevenzione cardiovascolare: prevenzione complicanze diabete II
Farmacovigilanza
Prevenzione altre Malattie Cronico Degenerative
Prevenzione rischi clinici/ospedalieri
Prevenzione cardiovascolare: carta del rischio
Prevenzione patologie legate a interrelazioni, ritmi,
organizzazione sul luogo di lavoro
Tutela salute mentale
Tutela attività sportive
Tutela viaggi/aeroporti/porti
Altro
Prevenzione mobbing
Tutela salute reclusi
Medicina legale
Prevenzione cardiovascolare: prevenzione recidive
Sicurezza alimentare
Prevenzione cardiovascolare: altro
Prevenzione handicap
Prevenzione tumori: altro
64
57
56
52
52
50
47
44
39
38
37
35
34
34
31
30
29
28
28
27
26
23
22
21
21
20
19
19
18
18
16
16
15
13
12
11
11
10
8
7
5
3
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
Sì No
Ris.
oper.
×
×
×
×
×
Sì No
Sì No
×
Ob.
salute
Ril.
epid.
8 Vigilanza su strutture ad uso collettivo (scolastiche, sa- Serv. Igiene Sanità Pubblica
×
nitarie, recettive, di servizio alla persona)
9 Indagine regionale su inquinamento indoor (scuole)
Sanità Pubblica-Laboratorio Sanità Pubblica
×
10 Monitoraggio condizioni igieniche scuole
Siav
×
11 La componente salute negli strumenti di pianificazione
urbanistica
×
12 Pareri preventivi permessi a costruire, Dia, agibilità, Serv. Igiene Sanità Pubblica
autorizzazioni all’esercizio
6
7
2
3
4
5
Soggetti organizzativi
responsabili o collaboranti
Dipartimento Prevenzione, Lsp-Ispo-ArsIzs, università, Arpa
Protocolli operativi Arpa
Asl
Studio Moniter
Regione
Studio Epiair2
Ccm, Ministero della Salute
Studi di Impatto sulla salute di impianti industriali Comune/Amministrazione Provinciale
(produzione bitumi)
Prevenzione Ambientale
Siav
Verifiche condizioni igienico-sanitarie dell’abitato su Serv. Igiene Sanità Pubblica
segnalazioni
1 Indagine stato di salute di popolazione
Principali interventi/piani/progetti
Tab. 11.3.1. Prevenzione ambientale
Analisi attività preventive Asl nei differenti ambiti di intervento
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
Sì No
Eff.
sal.
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
Sì No
Gradim.
13 Valutazione igienico-sanitaria degli strumenti di regolazione e valutazione urbanistica
14 Gestione sistema di Allerta sostanze chimiche e fisiche
15 Attuazione Regolamento Reach
16 Rete reg. vigilanza regolamento Reach e Clp
17 Regolamento Reach
18 Rete regionale vigilanza regolamento Reach e Clp
19 Regolamento Reach e collegati
20 rete regionale di vigilanza su regolamento Reach e Clp
21 Formulazione pareri di legge
22 Formulazione pareri di legge
23 Sorveglianza e approccio integrato sorveglianza allergeni
24 Sorveglianza e approccio integrato alla problematica degli aeroallergeni pollini e muffe, campagna informativa
25 Monitoraggio diossina
26 Sistemi di sorveglianza della qualità degli scarichi
27 Sistema di sorveglianza della qualità degli scarichi e dei
corpi recettori
28 Gestione degli esposti
29 Gestione degli esposti
30 Amianto
31 Laboratorio Igiene industriale.
32 Monitoraggio e dismissione Mca
33 Progetto Longarina la comunità e l’elettrodotto (tutela
della salute degli abitanti del quartiere)
34 Campi elettromagnetici
Principali interventi/piani/progetti
Tab. 11.3.1. (segue)
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Arpa
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Serv. Veterinari e Ian
Uo Tutela ambiente
Ssr
Asp
Settore Igiene e Sanità Pubblica (Isp)
Settore Igiene e Sanità Pubblica (Isp)
Comune (Psal)
Psal
Psal-Isp-Comuni
Iss, Dipartimento di Prevenzione
Ssr-Asp
Sisp
Sisp
Ssr-Asp
Pnp-Regione Asl
Serv. Igiene Sanità Pubblica
Serv. Igiene Sanità Pubblica
Soggetti organizzativi
responsabili o collaboranti
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17 Tabagismo
18 Prevenzione inquinamento indoor
19 Counseling tabagismo
5 Okkio alla salute
6 Guadagnare salute
7 Guadagnare salute in adolescenza
8 Insieme x la sicurezza
9 1 km in salute
10 Il movimento è vita – Promozione attività motoria
11 Gruppi di cammino
12 Stili di vita corretti: alimentazione attività fisica
13 Progetto frutta e verdura a scuola
14 Counseling Alimentare
15 Prevenzione della carie in età pediatrica
16 Progetto «Mamme libere dal fumo»
1 Sorvegliamo comunichiamo per cambiare. Okkio alla
salute, Passi, Hbsc, lo stato nutrizionale della popolazione
2 Passi
3 Passi d’Argento
4 Okkio alla salute
Principali interventi/piani/progetti
Tab. 11.3.2. Educazione alla salute
Dipartimento di Prevenzione
Asp, Scuole
Dipartimento di Prevenzione/Dipartimento Materno-Infantile
Uff. Ed. salute
Asl
Dipartimento di Prevenzione
Prom salute e med. sportiva
Pnp-Regione-Asl
Ministero Salute
Ministero Salute
Ministero Istruzione, Ministero della Salute-Iss-Regione
Ed. salute, Sep
Asp
Sian, Sisp, Istituzioni scolastiche, Comuni
Ufficio promozione della salute
Ufficio promozione della salute
Sian, Isp, Istituzioni scolastiche
Soggetti organizzativi
responsabili o collaboranti
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Pisll e Settore Igiene e Sanità Pubblica
Soggetti organizzativi
responsabili o collaboranti
Promozione salute e alcologie
Spsal
Servizio Ed. alla salute, Distretti sanitari,
Scuole, Comuni, Associazioni
26 Alcol e Lavoro
Psal + Goat
27 Affettività-Sessualità
Servizio Ed. alla salute, Distretti sanitari,
Scuole, Comuni, Associazioni
28 Educazione sanitaria e prevenzione malattie sessual- Ambulatorio provinciale malattie sessualmente trasmissibili
mente trasmesse
29 Promozione della salute verso i neo genitori
Uoc Sisp
30 Ondate calore
Ed salute, Sep
31 Peer to peer
Asp
32 Coordinamento delle attività di educazione alla salute
svolte a livello distrettuale
33 Definizione di idonee e regolari forme di comunicazione e di collaborazione con i vari soggetti della società civile per facilitare gli interventi di prevenzione a
tutela della salute collettiva
34 Catalogo interventi educativi «Obiettivo Salute» su Azienda Usl
vari temi
35 Educazione alla salute
Uoesa
20 Prevenzione tabagismo e uso alcol con particolare riferimento a luoghi lavoro
21 Prevenzione tabagismo e uso alcol con particolare riferimento a luoghi lavoro
22 Piano regionale tabagismo Campagna
Informativa stili di vita
23 Abitudine fumo-alcol
24 Progetto grandi opere lotta uso e abuso alcol e fumo
25 Progetto prevenzione abuso alcol
Principali interventi/piani/progetti
Tab. 11.3.2. (segue)
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Dipartimento materno-infantile Ausl
3 Progetto: «A scuola di salute passo dopo passo»
4 Progetto «Alla conquista del pass per la città del sole» Dipartimento di Prevenzione
5 Favorire un ambiente di relazioni nella scuola tra giovani ed adulti che promuova il benessere e la salute
con attenzione alle diverse classi di età dei giovani
6 Realizzazione e coordinamento di interventi di promozione e di educazione alla salute nella scuola
7 Programma Scuole promotrici di salute
Asp
Scuole
8 Progetto «Comunicare il Ben-Essere»
Personale Sisp Servizio Ed. alla salute,
Distretti sanitari, Scuole, Comuni, Associazioni
9 Campagna comunicazione stili di vita
10 Promozione salute (intersettoriali)
Isp-Distretto
11 Scuole che promuovono benessere
Promozione salute
12 Promozione della salute nelle scuole
Medicina scolastica
13 Promozione salute sugli obiettivi del progetto guadagnare salute
Promozione salute
Sian-Siav
1 Scuole provincia
Soggetti organizzativi
responsabili o collaboranti
2 Promozione della salute nelle scuole
Principali interventi/piani/progetti
Tab. 11.3.3. Promozione della salute nelle scuole
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Personale Sisp Responsabile Servizio Ed.
alla salute, Distretti sanitari, Scuole, Comuni, Associazioni
Soggetti organizzativi
responsabili o collaboranti
Dipartimento di Prevenzione
Azienda Usl
Asp scuole
Coni associazioni sportive
Dipartimento Materno-Infantile e S.S.
Disturbi del Comportamento Alimentare
in collaborazione con il Dipartimento di
Prevenzione
19 Stili di vita corretti: alimentazione e attività fisica
Pnp-Regione-Asl
20 Guadagnare salute negli adolescenti. Sana alimentazio- Asp scuole
ne ed attività fisica
21 «E vai con la frutta»
Assessorato alle Politiche per la Salute
22 Progetto frutta nella scuola
Ian, Distretto Scuole Primarie
23 Nutrizione
Promozione salute e Ian
24 Sportello nutrizione
Asl
25 Sorveglianza nutrizionale pediatrica
Ser. Medicina Scolastica
26 Progetto educazione alimentare nelle scuole
Sian
27 Vigilanza refezione
Med Scolastica
28 A scuola con gusto
Sian, Istituzioni scolastiche
14 Progetto «Sviluppare a livello locale la Promozione
della Salute, secondo i principi del programma Guadagnare Salute» con attivazione gruppi di cammino
per anziani, progetto pedibus, corsi per smettere di
fumare.
15 Progetto «Sport et Santé»
16 Samba – incremento attività motoria
17 Il movimento è vita: promuovere l’attività fisica nel
setting scuola
18 Progetto «La synchronie du bien-etre: Alimentation et
activité physique»
Principali interventi/piani/progetti
Tab. 11.3.3. (segue)
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Dipartimento Prevenzione-Dir. Terr. Lavoro-Vigili del Fuoco-Inail-Scuole
Psal
Soggetti organizzativi
responsabili o collaboranti
31 Progetto giovani e sicurezza sul lavoro
Spsal
32 Crescita cultura della sicurezza del lavoro
Settore Pisll
33 Crescita cultura della sicurezza del lavoro
Settore Pisll
34 Prevenzione Hiv/Aids
Sisp
35 Hpv, educazione sessuale, prevenzione sostanze d’abu- Medicina scolastica e salute mentale
so
36 Prevenzione Cancro cervice uterina
Asl
37 New tribes «stili di vita»
Ufficio promozione della salute
38 Indagine stili di vita, tabagismo
Ufficio promozione della salute
39 Campagne contro il tabagismo nei giovani
Azienda Usl
40 Progetto Unplugged
Dipartimento di Prevenzione e Area Territoriale
41 Progetto «Affy fiuta pericoli»
Dipartimento di Prevenzione
42 Smoke Free Class Competition
Dipartimento di Prevenzione
43 Prevenire l’abitudine al fumo nelle giovani generazioni
44 Prevenzione delle malattie polmonari
Asl
45 Gyts Global youth Tobacco Survey
Ministero Salute, Ares, Oer
46 Campagne contro il tabagismo nei giovani
Azienda Usl
30 Progetto scuole professionali
29 Informazione-Formazione-Assistenza
Principali interventi/piani/progetti
Tab. 11.3.3. (segue)
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47 Crescere Felix
48 Okkio alla salute
49 Okkio alla salute
50 Okkio alla salute
51 Okkio alla Salute
52 Okkio alla salute
53 Hbsc Health Behaviour in School-aged Children
54 Progetto «Iniziamo a Colori»
55 Screening
56 Intervento educativo sulla corretta convivenza uomoanimale
Principali interventi/piani/progetti
Tab. 11.3.3. (segue)
Ospedale-Sian-Uoc Epidemiologia
Ministero Salute
Medicina scolastica
Sian, Istituzioni scolastiche
Uoc Epidemiologia
Ser. Medicina Scolastica
Ministero Salute
Ian, Afas, Scuole Primarie
Med Scolastica
Distretti scolastici
Soggetti organizzativi
responsabili o collaboranti
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Soggetti organizzativi
responsabili o collaboranti
1 Protocollo unificato per le vaccinazioni e per la sorve- Dipartimento di Prevenzione in collaboglianza delle principali malattie infettive
razione con il Dipartimento Materno-Infantile e la Sc Malattie Infettive
2 Applicazione Pnv
Sisp
3 Urgenze ed emergenze nei centri vaccinali
Spem
4 Prevenzioni malattie infettive eradicabili con vaccino
Spem
5 Vaccinazione anti Hpv
Asl
6 Consolidamento del modello di controllo ufficiale del- Dipartimento di Prevenzione
la Sc igiene degli alimenti e nutrizione
7 Corsi di formazione per operatori del settore alimen- Associazioni allevatori e altre associazioni
tare
di settore
8 Formazione personale addetto alla manipolazione di Uo Igiene Alimenti e Nutrizione
alimenti
9 Formazione alimentaristi
10 Favorire la preparazione di pasti privi d’ingredienti
contenenti glutine in particolari settori
11 Celiachia nella ristorazione collettiva
Sian
12 Progetto Celiachia
Ian-Aic
13 Formazione Raccoglitori professionisti funghi
14 Formazione Raccoglitori occasionali funghi
15 Piano formazione Dipartimentale per le sorveglianze
epidemiologiche
16 Corsi di formazione in Epidemiologia di base
Azienda Usl
Principali interventi/piani/progetti
Tab. 11.3.4. Formazione
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Soggetti organizzativi
responsabili o collaboranti
17 Le fonti di inquinamento indoor ed i metodi di misu- Dipartimento di Prevenzione
razione
18 I risultati dei sistemi di sorveglianza nell’azienda Usl e Dipartimento di Prevenzione
la sostenibilità del sistema
19 Piano di formazione Dipartimentale per la promozione della salute e le attività di prevenzione
20 L’Azienda Usl promotrice di Salute
Sc Osru in collaborazione con il Dipartimento di Prevenzione
21 l’importanza della rete nella prevenzione delle patolo- Dipartimento di Prevenzione
gie fumo correlate
22 Formazione medici neoassunti riguardo attività certifi- Sc Med. Legale
cata della Sc Med. Legale
23 Consolidamento e integrazione del modello di control- Dipartimento di Prevenzione
lo ufficiale previsto dal Reg. Ce 882/2004 rispetto al
modello previsto dalla norma Iso 9001/2008
24 Consolidamento del modello di controllo ufficiale de- Dipartimento di Prevenzione
gli allevamenti e produzioni zootecniche
25 Prevenzione zoonosi
Sisp
26 Aggiornamento delle normative sull’idoneità al conse- Sc Medicina Legale in collaborazione con
guimento e rinnovo/revisione delle patenti di guida
Sc Igiene e Sanità Pubblica, Sc Cardiologia, Sc Medicina., Sc Psichiatria, Sc Oculistica, Sc Neurologia
27 Formazione ex d.l. n. 81
28 Formazione utilizzo fitosanitari
29 Corso per tatuatori
Asl
Principali interventi/piani/progetti
Tab. 11.3.4. (segue)
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Soggetti organizzativi
responsabili o collaboranti
Formazione tatuatori e piercer
Formazione tatuatori e piercer
Uo Igiene Alimenti e Nutrizione
Formazione Pblsd
Le fonti di inquinamento indoor ed i metodi di misu- Dipartimento di Prevenzione
razione
34 Mmg e Pls: Screening e stili di vita
Formazione
Comunicazione
Qualità
Aziendale, Serv. Igiene Sanità Pubblica,
Direz. di Distretto
35 Formazione
Cpt/Spresal
36 Gruppo di miglioramento tutela lavoratrici madri
Spsal
37 Gruppo di miglioramento prevenzione Tbc negli ex- Sisp
tracomunitari
38 Lavoro e salute: Formazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro
39 Imprendosicuro
Psal
40 Attività di comunicazione e promozione della salute e Dipartimento di Prevenzione
sicurezza nei cantieri edili
41 Attività comunicazione e promozione della salute e si- Dipartimento di Prevenzione
curezza nelle aziende agricole
42 Progetto formazione tecnici
Psal-Assoindustria
43 Piano formazione operatori del Dipartimento
Asl
44 Videocorso generale
Dip prev
45 Convegno regionale
Dip prev
46 Piano Formativo Dipartimentale
Asl
30
31
32
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Principali interventi/piani/progetti
Tab. 11.3.4. (segue)
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47
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50
Corsi di aggiornamento Ecm
Corsi di aggiornamento Ecm
Attività di formazione sul campo
Vari
Principali interventi/piani/progetti
Tab. 11.3.4. (segue)
Direzione del Dipartimento
Direzione del Dipartimento
Soggetti organizzativi
responsabili o collaboranti
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Sì No
Gradim.
Dipartimento di Prevenzione in collaborazione con il Dipartimento MaternoInfantile
Il Dipartimento di Prevenzione coordina
i referenti delle attività che fanno capo ad
articolazioni aziendali diverse
Dipartimento di Prevenzione in collaborazione con il Dipartimento MaternoInfantile
Aosp, Ausl
Soggetti organizzativi
responsabili o collaboranti
4 Registro diabetici in età infantile
5 GenitoriPiù: promozione della salute nei primi anni di
vita
6 Genitori più
Dipartimento Tutela materno Infantile – Servizi Consultoriali Distrettuali – Servizio Igiene Sanità Pubblica
7 Campagna di prevenzione rosolia congenita
Sisp, Pls, reparto ostetricia
8 Eliminazione morbillo e rosolia congenita
9 Promozione allattamento materno
10 Allattamento al seno
Sisp e Consultorio
11 Promozione allattamento al seno
Uoc Materno Infantile
12 Promozione allattamento al seno
Il Dipartimento di Prevenzione coordina
i referenti delle attività che fanno capo ad
articolazioni aziendali diverse
13 Allattamento al seno
Prom. Salute/Consultori/Ospedali/Pediatri L.S.
3 Progetto «Baby boom»
2 Riduzione tabagismo materno
1 Progetto «Mamme Libere dal Fumo»
Principali interventi/piani/progetti
Tab. 11.3.5. Prevenzione materno infantile
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Gradim.
23 Progetto regionale Nati per leggere
24 Intervento educativo per un corretto rapporto donnaanimale in gravidanza
25 Prevenzione degli incidenti domestici pediatrici
26 Prevenzione incidenti domestici
27 Casa sicura
28 Interventi vari
29 Prevenzione Materno infantile
22 Screening
14 Promozione dell’allattamento al seno, dello svezzamento e delle competenze genitoriali per la promozione della salute
15 Sostegno alle campagne di promozione dell’allattamento al seno
16 Studio Percorso nascita
17 Studio Percorso nascita
18 Procreazione sicura e consapevole
19 Preparazione alla nascita
20 Gruppo di miglioramento tutela lavoratrici madri
21 Corretti stili di vita
Principali interventi/piani/progetti
Tab. 11.3.5. (segue)
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Consultori familiari
Sisp, consultorio, Pls
Ufficio promozione della salute
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Materno infantile
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Ob.
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epid.
Azienda Usl
Azienda Usl
Servizi Consultoriale Distrettuali
Uoc Materno Infantile
Spsal
Medicina scolastica, medici medicina preventiva distrettuali
Medicina scolastica, medici medicina preventiva distrettuali
Ssr/Asp
Soggetti organizzativi
responsabili o collaboranti
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Gradim.
17
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10
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13
2
3
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5
6
7
8
9
Soggetti organizzativi
responsabili o collaboranti
Dip. Prevenzione-Attività sanitarie di Comunità
Hpv
Centri vaccinali
Hpv
Uo Medicina preventiva
Promozione della vaccinazione contro Hpv
Asl
Progetto Hpv Valore
Iss-Uoc Epidemiologia
Progetto Hpv
Pnp-Regione-Asl
Studio reazioni avverse Hpv
Centri vaccinali
Prevenire le infezioni da Hpv
Uoisp-Centri salute
Meningococco C, Pneumococco eptavalente, Hpv alle Distretto Centri di Salute – Servizio Igie11enni
ne Sanità Pubblica
Offerta attiva della vaccinazione antipneumococcica
Uos Prevenzione Malattie Infettive
Mpr, vaccinazione antinfluenzale e papillomavirus
Settore Isp
Mpr, vaccinazione antinfluenzale e papillomavirus
Settore Isp
Recupero inadempienti vaccinazione Mpr
Personale Sisp e dei Distretti sanitari
Medici di Mg
Eradicazione rosolia congenita, prevenzione compli- Uos e centri vaccinali Spem
canze morbillo
Influenza, difto-tetano, viaggiatori, donne fertili su- Distretto Centri di Salute – Mmg – Serviscettibili per Rosolia
zio Igiene Sanità Pubblica
Nuovo Piano nazionale per l’eliminazione del Morbil- Asp
lo Rosolia congenita 2020/2012 consolidamento delle Agenzie educative
coperture vaccinali, sorveglianza epidemiologica
Piano nazionale di Eliminazione del Morbillo e della Regione
Rosolia congenita
1 Profilassi collettiva
Principali interventi/piani/progetti
Tab. 11.3.6. Vaccinazione
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Gradim.
Soggetti organizzativi
responsabili o collaboranti
18 Recupero vaccinazione antirosolia donne in età fertile Personale Sisp e dei Distretti sanitari
ai fini della prevenzione casi di rosolia congenita
Medici di Mg
19 Gravidanza senza rosolia
Uoisp-Centri salute-Consultori-Punti nascita
20 Campagna vaccinazione antinfluenzale
Servizio Epidemiologia-Distretti
21 Antinfluenzale
Dip.
22 Campagna di vaccinazione antinfluenzale
Personale Sisp e dei Distretti sanitari
Medici di Mg
23 Varicella
Centri vaccinali
24 Vaccinazioni dell’infanzia-adolescenza-adulti-anziani
Servizio Epidemiologia e PrevenzioneCentri Vaccinali
25 Programma di aggiornamento del piano regionale vac- Dipartimento di Prevenzione e Diparticini
mento Materno Infantile
26 Applicazione Pnv
Sisp
27 Coordinamento e monitoraggio in ambito provinciale
dei programmi vaccinali sulla base delle indicazioni
contenute nei Piani Vaccini Provinciali e Nazionali
28 Verifica dello stato vaccinale e chiamata attiva
Uos Prevenzione Malattie Infettive
29 Monitoraggio coperture vaccinali
Semp
30 Monitoraggio coperture vaccinali
Dipartimento di Prevenzione
31 Monitoraggio delle coperture vaccinali e uniformazio- Asp
ne informatizzazione delle anagrafi vaccinali
32 Monitoraggio coperture vaccinali
Sisp
33 Informatizzazione anagrafe vaccinale
Sisp
34 Informatizzazione anagrafe vaccinale
Dipartimento di Prevenzione
Principali interventi/piani/progetti
Tab. 11.3.6. (segue)
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Gradim.
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54
Profilassi internazionale
Medicina del Viaggiatore
Medicina dei Viaggiatori
Formazione
Campagna di sensibilizzazione
Potenziamento counseling
35 Monitoraggio coperture e informatizzazione anagrafi
vaccinali
36 Aumentare la copertura vaccinale delle vaccinazioni
del ciclo primario
37 Adozione calendario regionale
38 Programmi di vaccinazione
39 Miglioramento qualità offerta vaccinale
40 Miglioramento qualità dell’offerta vaccinale
41 Vaccinazioni
42 Vaccinazione
43 Vaccinazioni
44 Vaccinazione
45 Vaccinazioni obbligatorie e raccomandate previste dal
Piano vaccini Regionale
46 Vaccinazione degli adulti
47 Coperture calendario vaccinale regionale
48 Geva Web
Principali interventi/piani/progetti
Tab. 11.3.6. (segue)
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Sep
Asp
Uo Medicina preventiva
Spemp
Isp
Sep
Personale Sisp e dei Distretti sanitari
Medici di Mg
Asl, Mmg
Uos e centri vaccinali Spem
Uoc EpidemiologiaCentri Vaccinali
Isp – Distretto
Sisp
Asl, Simvim, Siti
Medicina Preventiva Età Evolutiva
Sisp
Sep
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Regione
Soggetti organizzativi
responsabili o collaboranti
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Gradim.
55 Valutazione e gestione delle emergenze post-vaccinali
56 Visite domiciliari (verifiche e counselling), collegate al
percorso vaccinale della Pediatria di Comunità
57 Prevenzione vaccinale ambulatorio per migranti regolari e non
58 Popolazione Immigrata Vaccinazioni
59 Medicina del Viaggiatore (vaccinazioni)
60 Vaccinazioni per viaggi internazionali
61 Vaccinazioni per viaggi internazionali
62 Vaccinazioni viaggiatori
63 Ambulatorio di Vaccinazioni per i Viaggi Internazionali
64 Promozione di una migliore conoscenza delle vaccinazioni, attraverso la redazione e diffusione di una dispensa sui «Protocolli vaccinali nell’adulto e nel viaggiatore internazionale»
Principali interventi/piani/progetti
Tab. 11.3.6. (segue)
Uos Prevenzione Malattie Infettive
Isp
Settore Isp
Settore Isp
Uos centri vaccinali
Dipartimento di Prevenzione
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Spem e medicina scolastica
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Uos Prevenzione Malattie Infettive
Uoc Pianificazione ed Innovazione Dsp
Soggetti organizzativi
responsabili o collaboranti
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Gradim.
Soggetti organizzativi
responsabili o collaboranti
1 Progetto «Cuore» – Epidemiologia e prevenzione del- Dipartimento di Prevenzione in collaborale malattie cerebro e cardiovascolari
zione con il Dipartimento Toraco-CardioVascolare ed il Dipartimento di Medicine
a larga diffusione
2 Popolazione Immigrata (Tbc)
Assessorato alle Politiche della Salute
3 Screening della degenerazione maculare legata all’età
4 Ambliopia
5 Screening ambliopia
6 Screening dell’ambliopia e dei vizi della refrazione in Ssr-Asp
età evolutiva
7 Screening patologie visive in età scolare
Il Dipartimento di Prevenzione coordina
i referenti delle attività che fanno capo ad
articolazioni aziendali diverse
8 Screening ortottico
Distretti scolastici
9 Carie
10 Screening carie e malocclusione in età scolare
11 Screening carie e malocclusioni in età scolare
Il Dipartimento di Prevenzione coordina
i referenti delle attività che fanno capo ad
articolazioni aziendali diverse
12 Screening ortopedico, odontoiatrico, oculistico, otorino Medicina scolastica
13 Ampliamento dello screening neonatale per le malattie
metaboliche ereditarie
14 Screening uditivo neonatale
Tab. 11.3.7. Screening non oncologici
Principali interventi/piani/progetti
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Gradim.
15 Prevenzione primaria e diagnosi precoce delle sordità
infantili
16 Screening Diabete Mellito e Ridotta Tolleranza Glucidica su donatori sangue
17 Screening diabete donatori di sangue Avis
18 Screening uditivo neonatale
19 Monitoraggio screening
20 Prevenzione osteoporosi conclamata
21 Ambulatorio esposti amianto
22 Screening non oncologici
Principali interventi/piani/progetti
Tab. 11.3.7. (segue)
Unità Screening Sisp
Ssr/Asp
Uopsal
Uo Screening
Aosp-Asp
Ssr-Asp
Soggetti organizzativi
responsabili o collaboranti
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1
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Soggetti organizzativi
responsabili o collaboranti
Prevenzione malattie infettive
Prevenzione malattie infettive
Emergenza emigranti
Distretti-Uoc Epidemiologia
Prevenzione Tubercolosi negli immigrati
Uoc Igiene P.
Sviluppo di un percorso integrato di prevenzione dia- Uo Medicina preventiva
gnosi e cura Tbc
Sviluppo di un percorso integrato di prevenzione dia- Uo Medicina preventiva
gnosi e cura Tbc
Screening Tbc centri accoglienza Rsa
Tubercolosi, meningiti
Settore Isp
Tubercolosi, meningiti
Settore Isp
Profilassi Tbc e malattie respiratorie
Ambulatorio provinciale prevenzione malattie respiratorie
Profilassi Tbc
Asl
Piano anti Tbc
Sep
Indagini su conviventi e contatti di casi di Tbc, Epati- Personale Sisp e dei Distretti sanitari,
te A, Meningite meningococcia, epatite B, pediculosi, Mmg, Pls, Direzioni di Presidio
scabbia ed altre malattie parassitarie
Profilassi post-esposizionedel morbillo
Regione-Asl
Sorveglianza morbillo
Sep
Ambulatorio Hiv
Sisp
Prevenzione Hiv/Aids
Sisp
Prevenzione dell’infezione da Hpv
Ssr/Asp
Peer education prevenzione delle infezioni sessualmen- Programma gudagnare salute in adolete trasmesse
scenza/Asp
Principali interventi/piani/progetti
Tab. 11.3.8. Prevenzione malattie infettive
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23
21
Soggetti organizzativi
responsabili o collaboranti
Il Dipartimento di Prevenzione coordina
i referenti delle attività che fanno capo ad
articolazioni aziendali diverse
Progetto Peer education per le malattie sessualmente Area territoriale in collaborazione con il
trasmesse
Dipartimento di Prevenzione
Epatite A
Prevenzione della legionellosi nelle strutture sanitarie, Personale Sisp e dei Distretti sanitari,
Rsa, Rp, case di riposo ecc.
Mmg, Pls, Direzioni di Presidio
Promozione dell’applicazione delle linee guida regio- Uos Prevenzione Malattie Infettive
nali sulla legionellosi presso strutture recettive e socioassistenziali
Prevenzione rischio legionellosi negli impianti natatori Uoisp
Monitoraggio infortuni dei lavoratori del settore sanità Spsal
Monitoraggio condizioni igieniche scuole
Dipartimento di Prevenzione
Sorveglianza prevenzione e controllo delle malattie da Ssr/Asp/Enti locali
importazione trasmesse da insetti vettori
I programmi di prevenzione e controllo delle malattie trasmissibili: sorveglianza e controllo delle malattie
trasmesse da vettori
Piano per la sorveglianza prevenzione e controllo delle Ssr/Asp
malattie da importazione trasmesse da insetti vettori
Piano Regionale per la Leshmania
Regione
Campagna di comunicazione per la prevenzione della Uoc Sanità Veterinaria
Leishmaniosi dai serbatoi canini
Prevenzione Zoonosi
Progetto Ccm Zoonosi
Isp
20 Peer education su malattie sessualmente trasmesse
Principali interventi/piani/progetti
Tab. 11.3.8. (segue)
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Gradim.
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52
Indagini epidemiologiche
Inchieste epidemiologiche
Simi-Web
Prp 2010-12
35 Sviluppare programmi di prevenzione delle zoonosi
favorendo l’integrazione della sorveglianza, dei sistemi
informativi e delle procedure mediche
36 Controllo
37 Prevenzione Malattie infettive
38 Profilassi farmacologica ed interventi coercitivi
39 Controllo Malattie Infettive
40 Sorveglianza e controllo malattie infettive
41 I programmi di prevenzione e controllo delle malattie trasmissibili: controllo delle malattie socialmente rilevanti
42 Sorveglianza e verifica dell’intervento
43 Vigilanza
44 Controllo
45 Coordinamento e monitoraggio in ambito provinciale
delle attività di sorveglianza, prevenzione e controllo
delle malattie infettive
46 Notifica malattie infettive
47 Gestione del sistema informatizzato di notifica delle
malattie infettive
48 Monitoraggio e indagini epidemiologiche
Principali interventi/piani/progetti
Tab. 11.3.8. (segue)
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Distretto-Servizio Igiene Sanità Pubblica
Personale Sisp e dei Distretti sanitari,
Mmg, Pls, Direzioni di Presidio
Uos epidemiologia e Uos prevenzione distrettuali
Dip
Distretto-Servizio Igiene Sanità Pubblica
Uoc Epidemiologia
Regione
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Dip
Isp
Isp
Sanità Pubblica-Reparti ospedalieri
Spemp
Distretto-Servizio Igiene Sanità Pubblica
Isp-Distretto
Servizio Epidemiologia e Prevenzione
Ssr/Asp
Soggetti organizzativi
responsabili o collaboranti
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Ssr/Asp
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Uo Cardiologia
Soggetti organizzativi
responsabili o collaboranti
Il Dipartimento di Prevenzione coordina
i referenti delle attività che fanno capo ad
articolazioni aziendali diverse
Estensione della carta del rischio cardiovascolare
Uo Cardiologia
Applicazione carta da parte Mmg su fascia da 35 a 69 Dsp e Dipartimento Cure Primarie
anni
Applicazione carta per età: donne 55 aa, uomini 45
Dsp e Dipartimento Cure Primarie
Carta del rischio
Med base
Carta del rischio
Uos Cardiologia I Distretto
Carta del rischio
Regione
Carta del rischio
Uff. Rischio clinico
Carta del rischio
Carta del rischio
Ufficio promozione della salute
Carta del rischio
Prom salute e Mmg
Carta del rischio
Distretto
Carta del rischio
Cardiologia/Dip. prev
Carta del rischio
Distretto, Pls, Mmg, Servizio Igiene Sanità Pubblica, Servizio Igiene Nutrizione,
Servizio Educazione Sanitaria
Carta rischio Cv
Uoc Epidemiologia, Mmg
1 Formazione operatori sanitari
2 Diffusione/miglioramento dell’uso della carta e del
punteggio del rischio cardiovascolare attraverso la formazione dei Mmg
3 Diffusione/miglioramento dell’uso della carta e del
punteggio del rischio cardio vascolare con la formazione dei Mmg
4 Estensione della carta del rischio cardiovascolare ad
un secondo distretto della Asp
Principali interventi/piani/progetti
Tab. 11.3.9. Prevenzione cardiovascolare: carta del rischio
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3
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5
Soggetti organizzativi
responsabili o collaboranti
Pedibus
Dsp
Ragazzi in gamba
Isp
Okkio alla salute
Uo medicina scolastica
Sorveglianza Okkio
Asp/Iss/scuole
Attivazione Progetto di Promozione della Salute se- Distretto, Pls, Mmg, Servizio Igiene Sacondo Guadagnare Salute
nità Pubblica, Servizio Igiene Nutrizione,
Servizio Educazione Sanitaria
Crescere Felix: interventi per la prevenzione e riduzio- Ospedale, Sian, Uoc Epidemiologia
ne della Obesità del bambino e dell’adolescente
Valutazione menù scolastici e capitolati
Dsp
Promozione corrette abitudini alimentari con offerta Dsp
alimenti equilibrati nei distributori automatici
Incontri promozione sani stili di vita con donne in Dsp e Dipartimento Cure Primarie
menopausa, donne in gravidanza, donne terza età
Bilancio di salute Pls, misura Bmi e counselling breve Distretto, Pls, Mmg, Servizio Igiene Sanità Pubblica, Servizio Igiene Nutrizione,
Servizio Educazione Sanitaria
Fumo, Alcool, Sedentarietà, Obesità-sovrappeso
Distretto, Pls, Mmg, Servizio Igiene Sanità Pubblica, Servizio Igiene Nutrizione,
Servizio Educazione Sanitaria
Prevenzione obesità nell’età scolastica
Settore Igiene alimenti e nutrizione
Prevenzione obesità nell’età scolastica
Settore Igiene alimenti e nutrizione
Prev. obesità donna/bambino
Regione-Asl
Prev. obesità donna/bambino
Ed salute Sian
Principali interventi/piani/progetti
Tab. 11.3.10. Prevenzione cardiovascolare: prevenzione obesità donna/bambino
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27 Laboratori di cucina salutare e ricettari salutari
Prev. obesità donna/bambino
Prev. obesità donna/bambino
Prev. obesità donna/bambino
Prev. obesità donna/bambino
Controllo obesità donna/bambino
Sorveglianza nutrizionale pediatrica
Sorveglianza nutrizionale pediatrica
Realizzazione e attivazione di un sistema di sorveglianza dello stato nutrizionale nei bambini sotto sei anni
di età utilizzando i bilanci di salute eseguiti dai pediatri di libera scelta
24 Promozione corretta alimentazione mense aziendali
25 Promozione corretta alimentazione popolazione infantile
26 Contrasto ai Disturbi del Comportamento Alimentare
16
17
18
19
20
21
22
23
Principali interventi/piani/progetti
Tab. 11.3.10. (segue)
Il Dipartimento di Prevenzione coordina
i referenti delle attività che fanno capo ad
articolazioni aziendali diverse
Sian
Sian
Sian
Ian
Dipartimento di Prevenzione
Uo Igiene della Nutrizione
Regione
Sian
Soggetti organizzativi
responsabili o collaboranti
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11
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2
3
4
Prevenzione complicanze diabete II
Prevenzione complicanze diabete II
Prevenzione complicanze diabete II
Prevenzione complicanze diabete II Gruppi di cammino
Prevenzione e gestione complicanze diabete II
Prevenzione complicanze diabete II
Progetto «Mantenimento e consolidamento del programma delle complicanze del diabete»
Gestione commissione aziendale. Coinvolgimento specialisti e Mmg per la promozione di sani stili di vita,
per la distribuzione di opuscoli informativi.
Progetto Regionale appropriatezza diagnosi-trattamento
Screening diabete mellito e ridotta tolleranza glucidica
su una donaz. popolazione di donatori di sangue afferenti al centro Avis
Prevenzione e gestione delle complicanze del diabete
di tipo 2
Linee operative per la pianificazione regionale sulla
prevenzione delle complicanze del diabete
Gestione integrata diabete
Principali interventi/piani/progetti
Il Dipartimento di Prevenzione coordina
i referenti delle attività che fanno capo ad
articolazioni aziendali diverse
Distretti Sanitari
Centro diabetologico
Distretto Servizi Diabetologia, Direzioni
di Presidio
Centro diabetologico
× Dsp
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Regione
Centro diabetologia
Ambulatoriale
Promozione salute – diabetologia territoriale – medicina sportiva
Aosp/Asp
Distretto
Sc Medicina/Dip. prev
Soggetti organizzativi
responsabili o collaboranti
Tab. 11.3.11. Prevenzione cardiovascolare: prevenzione complicanze diabete II
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Sì No
Eff.
sal.
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Sì No
Gradim.
15 Evoluzione del disease management delle persone con
diabete mellito
16 Diabete in età pediatrica
17 Costituzione gruppo di lavoro aziendale incaricato formazione a livello locale
18 Preparazione e percorso formativo Mmg
19 Prevenzione complicanze del diabete di tipo II
20 Riorganizzazione assistenza diabetologia Mmg e centri
specialistici
21 Mappatura del rischio diabete
14 Contrasto ai disturbi del comportamento alimentare
Principali interventi/piani/progetti
Tab. 11.3.11. (segue)
Ambulatoriale
×
×
Uos diabetologia I distretto
Aosp/Asp
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Sì No
Sì No
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salute
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epid.
Uos Diabetologia I distretto
Il Dipartimento di Prevenzione coordina
i referenti delle attività che fanno capo ad
articolazioni aziendali diverse
Soggetti organizzativi
responsabili o collaboranti
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Gradim.
Dipartimento Medico (cardiologie)
Dsp Progetto inter-regionale
Dipartimento Medico (cardiologie)
Distretto
Ospedale
Soggetti organizzativi
responsabili o collaboranti
Distretto Servizi Diabetologia, Direzioni
di Presidio
8 Istituzione di Ambulatori di Gestione Integrata tra Il Dipartimento di Prevenzione coordina
Mmg e specialista per la gestione dei pazienti più i referenti delle attività che fanno capo ad
articolazioni aziendali diverse
complessi
9 Attivazione, in via sperimentale, del Day service ambu- Il Dipartimento di Prevenzione coordina
latoriale territoriale, riservato ai casi più complessi
i referenti delle attività che fanno capo ad
articolazioni aziendali diverse
10 Passi d’argento
Uoc accreditamento
1 Prev. recidive eventi cerebro e cardiovascolari
2 Prev. recidive
3 Prevenzione delle recidive nei soggetti ricoverati per
accidenti cardiovascolari acuti
4 Counselling alla dimissione su stili di vita, continuità
terapeutica, con la distribuzione opuscoli informativi
5 Audit con Mmg per la gestione post Ima/Sca
6 Presa in carico ospedale e territorio dei dimessi con
diagnosi Ima/Sca. Promozione sani stili di vita
7 Riduzione della mortalità in pazienti affetti da Stemi
Principali interventi/piani/progetti
Tab. 11.3.12. Prevenzione cardiovascolare: prevenzione recidive
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Gradim.
1 Monitoraggio ed intervento sui fattori fisici rischio
cardiovascolare
2 Educazione motoria e attività fisica in soggetti disabili
per stroke
3 La presa in carico delle persone con ictus cerebrale
4 Promozione attività motoria nel setting scuola
5 Okkio alla salute
6 Pranzo sano fuori casa
7 Gruppi di cammino
Principali interventi/piani/progetti
Tab. 11.3.13. Prevenzione cardiovascolare: altro
Uo medicina dello sport
Pnp-Iss-Regione-Asl
Pnp-Regione-Asl
Promozione Salute/Cardiologia territoriale/Medicina Sportiva
Soggetti organizzativi
responsabili o collaboranti
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Gradim.
15
13
14
11
12
Centro screening oncologici
Regione
Asl/Ares/Oer
Uo screening/consultori
Uo Screening
Screening
Soggetti organizzativi
responsabili o collaboranti
Epidemiologia-Senologia
Il Dipartimento di Prevenzione coordina
i referenti delle attività che fanno capo ad
articolazioni aziendali diverse
Screening mammografico
Personale Sisp, Distretti e Radiologia
Mammella
Centro Screening, Distretto Puo Presidi
Ospedalieri
Screening carcinoma della mammella
Uo Screening
Screening
Sep, Centro Gestione Screening, Uo mammografica
Progetto di mantenimento e consolidamento dei pro- Sc Radiologia diagnostica
grammi di screening organizzati del carcinoma della
mammella e della cervice uterina
Screening seno
Seno
Seno
Seno
Seno
Seno
Screening ca. mammario
Screening per la diagnosi precoce dei tumori della
mammella
9 Programma di screening
10 Promozione screening per carcinoma della mammella
1
2
3
4
5
6
7
8
Principali interventi/piani/progetti
Tab. 11.3.14. Prevenzione tumori seno
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Sì No
Gradim.
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Sì No
Eff.
sal.
30
29
28
27
25
26
24
Uoc Pianificazione ed Innovazione Dsp
(Centro screening)
Uoc Pianificazione ed Innovazione Dsp
(Centro screening)
Uoc Pianificazione ed Innovazione Dsp
(Centro screening)
Ssr/Asp
Soggetti organizzativi
responsabili o collaboranti
Uo educazione sanitaria
Uo educazione sanitaria
Regione, Asp Cl, Dipartimenti Ospedalieri
Chiamata attiva popolazione target, gestione II livello Isp
e presa in carico
Raggiungimento e mantenimento standard
Ssr/Asp
Potenziamento e miglioramento qualitativo delle infra- Uoc Materno Infantile
strutture coinvolte nei programmi di screening oncologici regionali della mammmella
Estensione totale inviti
Dip/Sisp – Uos Malattie Cronico Degenerative
Promozione screening nei soggetti fragili
Dip/Sisp – Uos Malattie Cronico Degenerative
Promozione screening oncologici femminili popolazio- Epidemiologia-comunicazione
ne rumena
La valutazione del rischio eredo-familiare nello screen­
ing dei tumori del colon-retto e della mammella
16 Consolidamento dei livelli di qualità (aumento inviti e
risposte all’invito)
17 Invito al percorso di screening da parte della Uo Senologia per utenti ad accesso spontaneo
18 Promozione ulteriore del coinvolgimento dei soggetti
fragili nei programmi di screening
19 Superamento criticità
20 Superamento criticità screening cancro mammella
21 Recupero non responders
22 Promozione accesso
23 Progetto implementazione screening mammografico
Principali interventi/piani/progetti
Tab. 11.3.14. (segue)
×
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Gradim.
Soggetti organizzativi
responsabili o collaboranti
1 Screening cervice uterina
Asl/Ares/Oer
2 Consolidamento dei livelli di qualità (aumento inviti e Uoc Pianificazione ed Innovazione Dsp
risposte all’invito)
(Centro Screening)
3 Cervice uterina
Centro Screening, Distretto Puo Presidi
Ospedalieri
4 Screening cervice uterina
Personale Sisp, Distretti, Consultori, Laboratorio Analisi
5 Cervice uterina
Uos centro gestionale screening/Uos prevenzione tumore cervice uterina e consultori familiari
6 Promozione screening per carcinoma della cervice ute- Il Dipartimento di Prevenzione coordina
rina
i referenti delle attività che fanno capo ad
articolazioni aziendali diverse
7 Programma screening
Epidemiologia-Laboratorio Citologia
8 Cervice uterina
Uo Screening/consultori
9 Cervice uterina
Uo Screening
10 Screening ca. cervice uterina
Regione
11 Cervice uterina
Centro screening oncologici
12 Screening carcinoma della cervice uterina
Uo Screening
13 Screening carcinoma della cervice uterina
Uo Screening
14 Cervice uterina
15 Cervice uterina
Screening
Principali interventi/piani/progetti
Tab. 11.3.15. Prevenzione tumori cervice uterina
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Gradim.
Ssr/Asp
Uoc Pianificazione ed Innovazione Dsp
(Centro Screening)
Uoc Pianificazione ed Innovazione Dsp
(Centro Screening)
Uoc Pianificazione ed Innovazione Dsp
(Centro Screening)
Sep, Centro Gestione Screening, Uo Consultori
Soggetti organizzativi
responsabili o collaboranti
Uo educazione sanitaria
Uo educazione sanitaria
Regione – Asp – Consultori Familiari Dipartmenti ospedalieri
26 Chiamata attiva popolazione target, gestione II livello Isp
e presa in carico
27 Raggiungimento e mantenimento standard
Ssr/Asp
28 Potenziamento e miglioramento qualitativo delle infra- Uoc Materno Infantile
strutture coinvolte nei programmi di screening oncologici regionali cervice uterina
17 Screening per la diagnosi precoce e prevenzione dei
tumori del collo dell’utero
18 Invito al percorso di screening per utenti che hanno
effettuato solo accesso spontaneo
19 Promozione ulteriore del coinvolgimento dei soggetti
fragili nei programmi di screening
20 Monitoraggio e valutazione delle evidenze scientifiche
emergenti e partecipazione a studi sperimentali riguardanti innovazioni tecnologiche screening con introduzione dell’utilizzo di altri test di screening (Test Hpv)
21 Superamento criticità
22 Superamento criticità screening cancro cervice uterina
23 Recupero non responders
24 Promozione accesso
25 Progetto implementazione screening Cervice uterina
16 Cervice uterina
Principali interventi/piani/progetti
Tab. 11.3.15. (segue)
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Gradim.
Soggetti organizzativi
responsabili o collaboranti
Dip/Sisp – Uos Malattie Cronico Degenerative
30 Promozione screening nei soggetti fragili
Dip/Sisp – Uos Malattie Cronico Degenerative
31 Promozione screening oncologici femminili popolazio- Epidemiologia-Comunicazione
ne rumena
29 Divulgazione materiale informativo in lingua straniera
Principali interventi/piani/progetti
Tab. 11.3.15. (segue)
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Sì No
Sì No
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Sì No
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15
7
8
9
10
11
12
13
14
5
6
4
3
2
Soggetti organizzativi
responsabili o collaboranti
Centro Screening, Distretto Puo Presidi
Ospedalieri
Screening colon-retto
Personale Sisp, Distretti, Laboratorio
Analisi
Programma per l’attivazione dello screening del cancro Uo C. Epidemiologia
del colon retto in regione
Promozione screening per carcinoma del colon retto
Il Dipartimento di Prevenzione coordina
i referenti delle attività che fanno capo ad
articolazioni aziendali diverse
Colon/retto
Epidemiologia-Laboratorio Citologia
Colon/retto
Sep, Centro Gestione screening, Uo gastroenterologia
Screening ca. colon/retto
Colon/retto
Centro Screening oncologici
Screening carcinoma del colon-retto
Uo screening
Colon/retto
Colon/retto
Screening
Colon/retto
Uo screening/gastroenterologie
Colon/retto
Uo screening
Screening per la diagnosi precoce e prevenzione dei
tumori del colon-retto
Progetto di mantenimento e consolidamento del pro- Sc Gastroenterologia, Farmacie Territoriagramma di screening organizzato del cancro del colon- li ed Associazioni di Volontariato
retto
1 Colon retto
Principali interventi/piani/progetti
Tab. 11.3.16. Prevenzione tumori colon/retto
Sì No
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Sì No
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28
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25
Ssr/Asp
Isp
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ed Innovazione Dsp
ed Innovazione Dsp
Malattie Cronico Degene-
Malattie Cronico Degene-
Malattie Cronico Degene­
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× × × ed Innovazione Dsp
× Sì No
Sì No
× Ob.
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ed Innovazione Dsp
Malattie Cronico Degene­
Uoc Pianificazione
(Centro screening)
Uoc Pianificazione
(Centro screening)
Uoc Pianificazione
(Centro screening)
Uoc Pianificazione
(Centro screening)
Soggetti organizzativi
responsabili o collaboranti
Dip/Sisp – Uos
rative
Creazione rete capillare distribuzione/raccolta kit
Dip/Sisp – Uos
rative
Coinvolgimento Mmg per screening colon retto
Dip/Sisp – Uos
rative – Asp
Formazione operatori front office screening (comuni- Dip/Sisp – Uos
cazione)
rative – Asp
Raggiungimento e mantenimento standard
Ssr/Asp
16 Consolidamento dei livelli di qualità (aumento inviti e
risposte all’invito)
17 Invito al percorso di screening per utenti che hanno
effettuato solo accesso spontaneo
18 Promozione ulteriore del coinvolgimento dei soggetti
fragili nei programmi di screening
19 Monitoraggio e valutazione delle evidenze scientifiche
emergenti e partecipazione a studi sperimentali riguardanti innovazioni tecnologiche screening con introduzione dell’utilizzo di altri test di screening di 2o (p. es.
colon-tac virtuale, Dna test, video capsula ecc.)
20 Superamento criticità screening cancro colon retto
21 Superamento criticità
22 Chiamata attiva popolazione target, gestione II livello
e presa in carico
23 La valutazione del rischio eredo-familiare nello screen­
ing dei tumori del colon-retto e della mammella
24 Estensione totale inviti
Principali interventi/piani/progetti
Tab. 11.3.16. (segue)
×
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× × × × Sì No
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× × × × Sì No
Gradim.
1 Linea Guida screening spontaneo carcinoma prostata
2 Linee guida per lo screening spontaneo della prostata
3 Ricerca ammine urine lavoratori
Principali interventi/piani/progetti
Tab. 11.3.17. Prevenzione tumori: altro
Ssr/Asp
Asl
Soggetti organizzativi
responsabili o collaboranti
×
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Sì No
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Sì No
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Sì No
Gradim.
Soggetti organizzativi
responsabili o collaboranti
2 Progetto «L’importanza della rete per la prevenzione Dipartimento di Prevenzione in collabodel tabagismo»
razione con l’Area Territoriale, l’Ospedale
e Associazioni di Volontariato
3 Progetto integrato per la prevenzione della sindrome metabolica e del rischio cardiovascolare
4 Gestione integrata Bpco e insufficienza respiratoria
Ambulatorio pneumologia
5 Miglioramento decorso clinico Bpco
6 Studio Respirare
Università, Aosp, Ausl
7 Prevenzione osteoporosi nella donne in menopausa
8 Progetto Diabete: riorganizzazione assistenza diabetologica
9 Migliorare la gestione ambulatoriale dei pazienti diabetici
10 Controllo
Ian
11 Somministrazione esercizio fisico
Ministero Salute, Assessorato Sanità, Dipartimento di prevenzione, università,
Mmg
12 Artrite reumatoide
Regione
13 Promozione e verifica uso sale iodato
Uo Igiene della Nutrizione
1 Progetto «Definizione e implementazione di un siste- Dipartimento di Prevenzione
ma di monitoraggio del rispetto della normativa sul
fumo nell’Azienda Usl per la prevenzione delle patologie fumo correlate negli operatori»
Principali interventi/piani/progetti
Tab. 11.3.18. Prevenzione altre malattie cronico degenerative
×
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14
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16
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18
19
Studio Moss (Monit. Stato di salute)
Sorveglianza con Passi
Passi
Passi
Malattie di genere
Anziani promotori di benessere
Principali interventi/piani/progetti
Tab. 11.3.18. (segue)
Uoc Epidemiologia-Comune
Uo Screening
Uoc Epidemiologia
Uos Malattie Cronico Degenerative
cardiologia e promozione salute
Promozione Salute
Soggetti organizzativi
responsabili o collaboranti
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Sì No
Gradim.
Guida sicura in assenza di alcol e droghe
Progetto trasporto no alcol
Incidenti alcol correlati
Guida Sicura nei professionisti (autotrasportatori)
Studio uso cinture di sicurezza della prevenzione del
rischio lavorativo
La prevenzione degli infortuni di lavoro per incidente
stradale
Prevenzione conseguenze incidenti con l’utilizzo di
strumenti di ritenuta
Prevenzione conseguenze incidenti con l’utilizzo di
strumenti di ritenuta
Guida sicura nei giovani
Guida sicura nei giovani
Scegliere la strada della sicurezza
Scegli strada della sicurezza
Giovani e guida sicura
Suem
Settore Isp
Dipartimento Prevenzione
Spsal
Uff. Ed. salute
Dsp
Dsp
Soggetti organizzativi
responsabili o collaboranti
Suem
Promozione Salute/Uoisp/Alcologie/Scuole Guida
14 Guida sicura nei giovani
Programma gudagnare salute in adolescenza/Asp
15 Scegliere la strada della sicurezza – Moltiplicatori Programma gudagnare salute in adoledell’azione preventiva
scenza/Asp
16 Interventi per la sicurezza stradale nei bambini e negli
utenti deboli
9
10
11
12
13
8
7
6
1
2
3
4
5
Principali interventi/piani/progetti
Tab. 11.3.19. Prevenzione incidenti stradali
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Gradim.
29
30
31
27
28
26
25
22
23
24
21
Isp – (Intersettoriali)
Sisp-Dip
Soggetti organizzativi
responsabili o collaboranti
Isp – (Intersettoriali)
Personale Sisp, Prefettura, Polizia Stradale, Scuole
Progetto «Sicurezza Stradale su Ciclomotore» rivolto Personale Sisp, Prefettura, Polizia Stradaai ragazzi
le, Scuole
Promozione uso seggiolini per bambini in automobile Dsp
Progetto Sicurezza Stradale nelle scuole
Dsp
Prevenzione incidenti stradali
Medicina scolastica, Comando Polizia
Municipale, Polizia stradale, Direzione
Istruzione
Promozione della salute (autoscuole esercizi pubblici) Igiene Sanità Pubblica, Distretto,
Sezione Epidemiologia
Acquisizione dati epidemiologici
Igiene Sanità Pubblica, Distretto
Sezione Epidemiologia
Progetto Prevenzione incidenti stradali
Ministero Istruzione
Incontri informativi sulla sicurezza stradale rivolti al Personale Sisp, Prefettura, Polizia Stradatarget anziani
le, Scuole
Prevenzione incidenti stradali
Isp Vp
Riduzione incidenti stradali
Uoc epidemiologia
Campagne di comunicazione
Il Dipartimento di Prevenzione coordina
i referenti delle attività che fanno capo ad
articolazioni aziendali diverse
17 Promozione attraverso materiale informativo e mini
counseling ai genitori di bambini da 0-4 anni
18 Promuovere salute in contesti promotori di salute:
giovani e guida responsabile
19 Promozione stili di vita salutari negli adolescenti
20 Incontri informativi rivolti alla Scuola
Principali interventi/piani/progetti
Tab. 11.3.19. (segue)
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Gradim.
Prevenzione incidenti
Formazione sulla sorveglianza
Prp 2010-12 Progetto n. 3
Prp 2010-12 Progetto n. 4
Prevenzione degli eventi infortunistici in ambito stradale.
Prevenzione incidenti stradali
Uso del casco
Piano regionale prev. Campagne di comunicazione e
interventi specifici per incidenti stradali
Sorveglianza degli incidenti stradali
Insieme x la sicurezza
Monitoraggio annuale
Il sistema di sorveglianza regionale integrato degli incidenti stradali e domestici
Sistema regionale di sorveglianza integrato degli incidenti stradali e domestici
46 Prevenzione incidenti stradali
47 Educazione alla Sicurezza Stradale
45
41
42
43
44
38
39
40
33
34
35
36
37
32 Interventi specifici
Principali interventi/piani/progetti
Tab. 11.3.19. (segue)
Uoc Epidemiologia
Ps Presidi Ospedalieri
Forze dell’Ordine
Istat
Uoesa
Serv. Igiene Sanità Pubblica
Ufficio promozione della salute
Ufficio epidemiologia
Ssr/Asp
Sisp
Uff. Ed. salute
Uo Educazione alla Salute
Dip
Regione
Regione
Uoc Sisp
Il Dipartimento di Prevenzione coordina
i referenti delle attività che fanno capo ad
articolazioni aziendali diverse
Soggetti organizzativi
responsabili o collaboranti
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
Sì No
Sì No
×
×
×
×
Ob.
salute
Ril.
epid.
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
Sì No
Ris.
oper.
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
Sì No
Eff.
sal.
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
Sì No
Gradim.
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
Uff. Ed. salute
Uo medicina dello sport
Dip
×
×
×
×
Ssr/Asp
×
×
×
×
×
×
×
Sì No
Sì No
×
Ob.
salute
Ril.
epid.
Asl
Ufficio promozione della salute
Distretto, Dipartimento Tutela Materno
Infantile, Centro Infanzia, Riabilitazione
aziendale, Igiene Sanità Pubblica
Soggetti organizzativi
responsabili o collaboranti
Il Dipartimento di Prevenzione coordina
i referenti delle attività che fanno capo ad
articolazioni aziendali diverse
13 Interventi sperimentali sul tema degli incidenti dome- Personale Sisp
stici presso le sedi dell’Università della Terza Età
Università della Terza Età
4 Anziani in cammino
5 Promozione dell’attività dei gruppi di cammino per la
popolazione anziana Strategie ed azioni di educazione
motoria per gli anziani
6 Attività motoria per anziani
7 Promozione attività fisica anziani
8 Prevenzione delle cadute degli anziani nelle civili abitazioni
9 Prevenzione cadute anziani in ambito domestico
10 Promozione attraverso consegna materiale informativo
e gruppi di cammino nei centri di aggregazione anziani
11 Prevenzione dei traumi dell’anziano
12 Interventi mirati per la popolazione anziana
1 Casa sicura
2 Casa Sicura
3 Genitori più
Principali interventi/piani/progetti
Tab. 11.3.20. Prevenzione incidenti domestici
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
Sì No
Ris.
oper.
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
Sì No
Eff.
sal.
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
Sì No
Gradim.
14 Anziani
15 Programma per la sorveglianza e la prevenzione degli
incidenti domestici nell’anziano
16 Incontri di educazione alla prevenzione del rischio
presso centri di aggregazione di anziani. Successivi accessi domiciliari (verifiche e counselling), da parte di
anziani «esperti» formati dal Dsp
17 Progetto di riduzione del rischio di caduta nell’anziano fragile a domicilio: intervento da parte di un Fisioterapista di promozione dell’attività fisica adattata (su
3 distretti)
18 Interventi per la sicurezza domestica dei bambini e
degli anziani
19 Progetto «La sicurezza in casa per i bambini 0-6
anni»
20 Riduzione del rischio incidenti domestici sulla fascia
0-6 anni – formazione rivolta ai genitori tramite i servizi socio-educativi; formazione sul tema rivolta alle
educatrici dei servizi 0-6
21 Promozione attraverso materiale informativo e mini
counseling ai genitori di bambini da 0-4 anni
22 Prev. Incidenti fascia età 0-5 anni
23 Realizzazione di un pacchetto didattico per la scuola
dell’infanzia di supporto agli insegnanti per i temi di
sicurezza
Principali interventi/piani/progetti
Tab. 11.3.20. (segue)
× Uoc Pianificazione ed Innovazione Dsp
×
Uo Medicina scolastica
Asp/Scuole
×
×
× Uoc Pianificazione ed Innovazione Dsp
Dip
×
Dipartimento di Prevenzione
×
× Uoc Pianificazione ed Innovazione Dsp
×
×
×
× ×
×
× × ×
×
Sì No
Sì No
×
×
Ob.
salute
Ril.
epid.
Dipartimento di Prevenzione
Soggetti organizzativi
responsabili o collaboranti
×
×
×
× ×
×
× × ×
×
Sì No
Ris.
oper.
×
×
×
× ×
×
× × ×
×
Sì No
Eff.
sal.
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
Sì No
Gradim.
24 Prevenzione incidenti domestici nei bambini
25 Acquisizione dati epidemiologici
26 Messa a punto di un modello di comunicazione del rischio di incidente domestico in età pediatrica efficace
per donne migranti e famiglie di nuovi cittadini della
regione
27 Progetto rilevazione incidenti domestici
28 Prevenzione incidenti domestici
29 Messa a punto di linee guida e sensibilizzazione dei
comuni
30 Incidenti domestici
31 Prevenzione infortuni in abitazione
32 Prosecuzione progetto precedente rischio donne adulte
33 Prp 2010-12 Progetto n. 4
34 Prevenzione degli eventi infortunistici in ambito domestico
35 Prevenzione incidenti domestici
36 Prevenzione incidenti domestici
37 Prevenzione incidenti domestici
38 Sicurezza domestica
39 Infortuni domestici
Principali interventi/piani/progetti
Tab. 11.3.20. (segue)
Servizio Igiene e Sanità Pubblica
Servizio Epidemiologia
Uoesa
Uo Educazione alla Salute
Uoc epidemiologia
Ssr/Asp
Regione
Uoc Sisp
Medicina scolastica
Ministero della Salute-Iss-Regione
Sisp, consultorio, Pls
Settore Pisll e Settore Isp
Sezione Epidemiologia
Uoc Pianificazione ed Innovazione Dsp
Soggetti organizzativi
responsabili o collaboranti
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
× ×
×
×
×
×
×
×
×
×
× × ×
×
×
Sì No
Sì No
×
Ob.
salute
Ril.
epid.
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
× ×
Sì No
Ris.
oper.
×
×
×
×
×
×
×
×
×
× ×
Sì No
Eff.
sal.
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
Sì No
Gradim.
Piano regionale di prevenzione in edilizia
Piano regionale di prevenzione in Edilizia
Piano regionale di verifica attività in edilizia
Riduzione infortuni in edilizia Azioni di controllo in
attuazione al piano regionale edilizia
Tutela della salute e la prevenzione degli infortuni nel
comparto delle costruzioni
Progetto nazionale «la sicurezza in edilizia non è una
favola»
prevenzione incidenti in edilizia
Riduzione Infortuni in edilizia
Progetto edilizia: vigilanza, con particolare riferimento
alla prevenzione di cadute, sprofondamento ed elettrocuzione
Progetto «Salute e sicurezza nei cantieri edili»
Grandi opere
Attività di vigilanza attività delle «Grandi opere infrastrutturali – quadrilatero»
Salute e sicurezza nelle grandi opere infrastrutturali
Piano mirato di prevenzione nelle «Grandi Opere»
15 Piani mirati in edilizia e agricoltura
16 Piani mirati in edilizia e agricoltura
13
14
10
11
12
7
8
9
6
5
1
2
3
4
Principali interventi/piani/progetti
Tab. 11.3.21. Prevenzione infortuni sul lavoro
Uoc Prevenzione Sicurezza Ambienti di
Lavoro
Settore Pisll
Settore Pisll
Dipartimento di Prevenzione
Regione-Asl
Personale Spsal
Uoc Prevenzione Sicurezza Ambienti di
Lavoro
Uo spisal
Spsal
Spresal
Dipartimento di Prevenzione
Personale Spsal
Ssr
Asp
Soggetti organizzativi
responsabili o collaboranti
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
× ×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
Sì No
Sì No
×
Ob.
salute
Ril.
epid.
× ×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
Sì No
Ris.
oper.
×
×
× ×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
Sì No
Eff.
sal.
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
Sì No
Gradim.
17 Promozione salute in agricoltura, edilizia e metallurgia
18 Incremento controlli ispettivi comparto agricolo ed
edile
19 Ispezioni in edilizia ed in agricoltura
20 Riduzione infortuni in agricoltura. Azioni di controllo
in attuazione al piano regionale agricoltura
21 Prevenzione infortuni in agricoltura
22 Prevenzione incidenti in agricoltura
23 Agricoltura più sicura
24 Riduzione infortuni in agricoltura
25 Vigilanza in aziende agricole, rivenditori e noleggiatori
di macchine agricole
26 Piano regionale di verifica macchine comparto agricoltura e aziende del territorio
27 Corsi rilascio patentini fitofarmaci
28 Prevenzione e vigilanza nel settore dell’agricoltura e
della silvicoltura
29 Piano regionale di prev. in agricoltura e selvicoltura
30 Piano regionale di prevenzione in agricoltura e selvicultura
31 Progetto silvicoltura
32 Prevenzione infortuni in quota
33 Prevenzione degli infortuni derivanti dalle attrezzature
di lavoro e degli impianti soggetti a verifica periodica
Principali interventi/piani/progetti
Tab. 11.3.21. (segue)
Asl, comunità locali
Asl
Spresal
Dipartimento di Prevenzione
Spresal
Dipartimento di Prevenzione
Uoc Prevenzione Sicurezza Ambienti di
Lavoro
Personale Spsal
Spresal
Ssr
Asp
Regione Asl
Uo Spisal
Regione/Asl
Spresal
Soggetti organizzativi
responsabili o collaboranti
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
× ×
×
× ×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
Sì No
Sì No
×
×
Ob.
salute
Ril.
epid.
×
×
×
×
×
×
×
×
× ×
×
×
×
×
×
Sì No
Ris.
oper.
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
Sì No
Eff.
sal.
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
Sì No
Gradim.
49
45
46
47
48
42
43
44
Dipartimento Prev./Società alcolisti
Spsal
Dip-Spresal
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
× ×
Uoc Prevenzione Sicurezza Ambienti di
Lavoro
Dip-Spresal
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
× ×
× ×
×
×
Sì No
Sì No
×
×
Ob.
salute
Ril.
epid.
Inail-Asl
Dipartimento di Prevenzione
Soggetti organizzativi
responsabili o collaboranti
Settore Prevenzione nei luoghi di lavoroDirezione territoriale del lavoro-Inail-Inps
Controllo
Pisll
Vigilanza
Pisll
Vigilanza sui fattori di rischio per la salute negli am- Uoc Medicina del lavoro
bienti di lavoro
Sorveglianza infortuni mortali
Spresal
Varie attività di controllo
Uopsal
Prevenzione infortuni sul lavoro
Spisal
Prevenzione degli eventi infortunistici in ambito lavo- Uoc Spresal
rativo e delle patologie lavoro correlate
Prevenzione infortuni sul lavoro
Spresal
34 Carrelli elevatori
35 Prevenzione e vigilanza nei settori con rischi di patologie del rachide dorso-lombare
36 Vigilanza sul sistema degli appalti, in relazione alla gestione della sicurezza del lavoro
37 Promozione del rispetto del divieto di assunzione delle bevande alcoliche nei luoghi di lavoro
38 Promozione salute alcol e lavoro
39 Progetto trasporto no alcol
40 Tabagismo e lavoro: programma di sensibilizzazione
delle aziende sulla esposizione al fumo di tabacco attivo e passivo
41 Vigilanza-Controllo
Principali interventi/piani/progetti
Tab. 11.3.21. (segue)
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
× ×
×
×
Sì No
Ris.
oper.
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
Sì No
Eff.
sal.
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
Sì No
Gradim.
Prevenzione infortuni sul lavoro
Prevenzione infortuni
Studi
Progetto Prp
Prp 2010-12 Progetti n. 5 e 6
Prp 2010-12 Progetti n. 13 e 14
Corsi di formazione per lavoratori, datori di lavoro e
Rssp
57 Definizione del programma di legislatura in materia di
salute e sicurezza sui luoghi di lavoro
50
51
52
53
54
55
56
Principali interventi/piani/progetti
Tab. 11.3.21. (segue)
Spresal
Spresal
Ingegneria mineraria
Psal
Regione
Regione
Spresal
Soggetti organizzativi
responsabili o collaboranti
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
Sì No
Sì No
×
×
×
×
×
×
Ob.
salute
Ril.
epid.
×
×
×
×
×
×
×
×
Sì No
Ris.
oper.
×
×
×
×
×
×
×
×
Sì No
Eff.
sal.
×
×
×
×
×
×
×
Sì No
Gradim.
18
17
9
10
11
12
13
14
15
16
7
8
1
2
3
4
5
6
Stress lavoro correlato
Progetto stress lavoro correlato
Indagine stress lavoro correlato
Stress e altro
Alcol free
Campagna sensibilizzazione rischi e danni da consumo di alcol sui luoghi di lavoro
Formazione-Assistenza-Indagini
Zoonosi professionali
Dalla valutazione del rischio alla malattie occupazionali
Nei cantieri per la realizzazione di grandi opere
Nei cantieri per la realizzazione di grandi opere
Interv. microimprese
Controllo
Assistenza
Vigilanza
Indagine su benessere organizzativo infermieristico
Prevenzione patologie legate a interrelazioni ritmi, organizzazione, sul luogo di lavoro
Prevenzione patologie legate a interrelazioni ritmi, organizzazione, sul luogo di lavoro
Prevenzione patologie legate a interrelazioni ritmi, organizzazione, sul luogo di lavoro
Principali interventi/piani/progetti
Spresal
Spesal
Unità Funzionale Tav e Grandi opere
Settore Pisll
Regione-Asl
Pisll
Pisll
Psal
Sep
Simel
Settore Prevenzione nei luoghi di lavoro
Spsal
Spsal, Dsm
Personale Spsal
Spsal e ufficio promozione salute
Uopsal
Uopsal
Soggetti organizzativi
responsabili o collaboranti
Tab. 11.3.22. Prevenzione patologie legate a interrelazioni, ritmi, organizzazione sul luogo di lavoro
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
Sì No
Sì No
×
×
×
×
×
×
Ob.
salute
Ril.
epid.
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
Sì No
Ris.
oper.
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
Sì No
Eff.
sal.
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
Sì No
Gradim.
14
15
16
17
18
13
9
10
11
12
8
1
2
3
4
5
6
7
Controllo
Vigilanza
Vigilanza
Attuazione dei regolamenti Reach/Clp
Metalli pesanti
Prevenzione Malattie professionali
Prevenzione Malattie professionali
Prevenzione Malattie professionali
Prevenzione Malattie professionali
Malattie prof. – Sistema di Sorveglianza Sanitaria
Implementazione progetto Malprof
Anagrafe delle malattie correlate al lavoro utilizzando
il programma Malprof dell’Inail/Ispesl Regioni
Valutazione ed analisi congruità notifiche di malattie
professionali (progetto Malprof)
Diagnosi precoce di malattie professionali
Inchieste Mp
Indagine malattie professionali
Indagini sui casi prioritari di malattia professionale,
garantendo la collaborazione con l’Autorità Giudiziaria
Indagine-vigilanza-Controllo
Principali interventi/piani/progetti
Tab. 11.3.23. Prevenzione malattie professionali
×
×
×
×
Asp/enti privati
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
× ×
×
×
×
×
×
×
×
×
Sì No
Sì No
×
×
Ob.
salute
Ril.
epid.
Uo Igiene e Salute Ll-Inail, Centro Regionale per infortuni e malattie professionali
(Cerimp)
Pisll
Pisll
Psal
Settore Pisll
Psal
Spsal e ufficio promozione salute
Personale Spsal
Simel
Spresal
Spesal
Spresal
Spresal
Spresal
Dipartimento di Prevenzione
Soggetti organizzativi
responsabili o collaboranti
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
Sì No
Ris.
oper.
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
Sì No
Eff.
sal.
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
Sì No
Gradim.
19 Collaborazione, in sinergia con altre strutture Apss
ed Enti, ai programmi attivati per la prevenzione e la
sicurezza nell’utilizzo di gas tossici
20 Amianto
21 Progetto cancerogeni: piano di vigilanza finalizzato al
miglioramento della valutazione dei rischi e delle misure di prevenzione adottate
22 Lotta ai rischi e danni da esposizione professionale a
sostanze cancerogene
23 Monitoraggio e contenimento del rischio cancerogeno
di origine professionale
24 Indagine di igiene industriale per esposizione a cancerogeni
25 Ospedale – Territorio. Neoplasie di origine professionale: la ricerca attiva
26 Tumori professionali
27 Tumori professionali
28 Attività di indagine su neoplasie di origine professionale (mesiotelioma pleurico)
29 I tumori professionali monitoraggio dei rischi e dei
danni da esposizione a cancerogeni
30 Progetto malattie muscolo-scheletriche: verifica congruità valutazioni del rischio e adozione delle conseguenti misure di prevenzione
Principali interventi/piani/progetti
Tab. 11.3.23. (segue)
Uoc Prevenzione Sicurezza Ambienti di
Lavoro
× ×
Ssr
Asp
× ×
×
×
×
×
Uo Spisal
Personale Spsal
×
×
×
×
Personale Spsal
×
×
Spsal
×
×
Sì No
Sì No
×
Ob.
salute
Ril.
epid.
Spresal
Uoc Prevenzione Sicurezza Ambienti di
Lavoro
Soggetti organizzativi
responsabili o collaboranti
× ×
×
×
×
×
×
×
×
Sì No
Ris.
oper.
×
×
×
×
×
×
×
×
×
Sì No
Eff.
sal.
×
×
×
×
×
×
×
×
×
Sì No
Gradim.
38
35
36
37
31
32
33
34
Prevenzione patologia da polvere di legno
Prevenzione patologia da polvere di legno
Ipoacusia
Verifica di congruità dei documenti di valutazione dei
rischi e verifica congruità attività medico competente
Ambulatori Ml
Corsi di formazione per medici competenti e Mmg
Progetto formativo che coinvolge i medici di medicina generale e i medici competenti finalizzato a facilitare l’individuazione delle malattie professionali e
promuovere la corretta gestione dei casi
Ricerca attiva
Principali interventi/piani/progetti
Tab. 11.3.23. (segue)
Regione-Asl
Psal
Spresal
Dipartimento di Prevenzione
Settore Pisll
Settore Pisll
Spresal
Personale Spsal
Soggetti organizzativi
responsabili o collaboranti
×
×
×
× ×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
Sì No
Sì No
×
×
Ob.
salute
Ril.
epid.
×
×
×
×
×
×
×
×
Sì No
Ris.
oper.
×
×
×
×
×
×
×
×
Sì No
Eff.
sal.
×
×
×
×
×
×
×
Sì No
Gradim.
9
10
11
12
Collegio Mobbing
Indagine stress lavoro correlato
Ambulatorio mobbing
Attività centro
1 Mobbing
2 Mobbing
3 Istituzione funzione «Consiglieri di Fiducia» al fine
di prevenire e gestire situazioni interne all’azienda,
legate a discriminazioni, molestie e mobbing
4 Interventi su denuncia
5 Nei cantieri per la realizzazione di grandi opere
6 Nei cantieri per la realizzazione di grandi opere
7 Gruppo di Lavoro per analisi segnalazione casi di
mobbing
8 Centro Aziendale Prevenzione e Cura Mobbing
Principali interventi/piani/progetti
Tab. 11.3.24. Prevenzione mobbing
Uoc di Psicologia in collaborazione con il
Dipartimento di Prevenzione
Psal-Medleg-Psicologo-Psichiatra
Spsal e ufficio promozione salute
Spsal
Uopsal
Personale Spsal
Spesal
Urp
Direzione Generale Ausl
Soggetti organizzativi
responsabili o collaboranti
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
× ×
×
×
×
×
×
Sì No
Sì No
×
Ob.
salute
Ril.
epid.
×
×
×
×
×
×
×
× ×
Sì No
Ris.
oper.
×
×
×
×
×
×
×
×
×
Sì No
Eff.
sal.
×
×
×
×
×
×
×
×
Sì No
Gradim.
1 Promozione corrette abitudini alimentari «Il patto della merenda» per promuovere prima colazione e spuntini salutari
2 «Un giro al mercato» per promuovere attraverso
l’esperienza il consumo di frutta e verdura
3 Alimenta la tua salute – prevenzione obesità sul personale dipendente (Ausl di Bologna) intranet aziendale
4 Allenare il gusto
5 Più frutta più benessere
6 «E vai con la frutta»
7 Più frutta
8 Prevenzione del sovrappeso e dell’obesità
Frutta e verdura nella scuola
9 Progetto Frutta e verdura a scuola
10 «Di gusto in Gusto» corso di educazione sensoriale – Laboratori del gusto nelle scuole
11 Predisposizione linee guida rist. scolastica
12 Adeguatezza menù scolastici
13 Applicazione delle linee guida regionali per la ristorazione scolastica
14 Applicazione delle linee guida regionali per la ristorazione scolastica
15 Applicazione delle linee guida regionali per la ristorazione scolastica
Principali interventi/piani/progetti
Tab. 11.3.25. Promozione nutrizione corretta
×
×
×
× ×
×
×
× ×
× ×
×
×
× × ×
× ×
×
Uo Igiene Alimenti e Nutrizione
Sian, Comuni, Istituzioni scolastiche
×
×
× ×
× ×
×
Dipartimento di Prevenzione
Uo Igiene Alimenti e Nutrizione
Asl, Coni, Comune, Scuole medie inferiori
Sian, Istituzioni scolastiche
Assessorato alle Politiche per la Salute
Sian
Uo Igiene della Nutrizione
Uo Igiene Alimenti e Nutrizione
×
× Uo Igiene Alimenti e Nutrizione
× Sì No
Sì No
× Ob.
salute
Ril.
epid.
Uo Igiene Alimenti e Nutrizione
Soggetti organizzativi
responsabili o collaboranti
×
×
×
×
× ×
×
×
× ×
×
×
× × Sì No
Ris.
oper.
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
Sì No
Eff.
sal.
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
× × Sì No
Gradim.
16 Verifica nutrizionale menù mense scolastiche, aziendali
ed ospedaliere
17 Mense scolastiche e strutture sanitarie e socio-sanitarie
residenziali e semiresidenziali
18 Interventi educativi in ambito scolastico (Okkio alla
salute)
19 Progetto Sorveglianza con Okkio alla Salute
20 Prev. del sovrappeso e dell’obesità
Okkio alla salute
21 Okkio alla salute sorveglianza nutrizionale sui bambini
e comunicazione dei risultati ai genitori
22 Okkio alla salute sorveglianza nutrizionale sui bambini
e comunicazione dei risultati ai genitori
23 Okkio alla salute sorveglianza nutrizionale sui bambini
e comunicazione dei risultati ai genitori
24 Okkio
25 Hbsc
26 Guadagnare salute negli adolescenti: attività fisica e
alimentazione
27 Percorso nascita
28 Corsi di formazione per Osa su celiachia
29 Tutela della Celiachia
30 Progetto no al Glutine sì al gusto
31 Educazione sanitaria per la prevenzione della celiachia
Principali interventi/piani/progetti
Tab. 11.3.25. (segue)
× ×
×
×
×
×
Dip-Sian.
Uo Igiene Alimenti e Nutrizione
Personale Sian
Regione Asl
Sian
Dip-Sian
×
Dip-Sian.
×
×
×
×
Dip-Sian.
Sian
Sian
×
×
× ×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
Dipartimento di Prevenzione
Uo Igiene della Nutrizione
×
×
Distretto, Igiene della Nutrizione, Igiene
Sanità Pubblica
Personale Sian
×
Sì No
Sì No
×
Ob.
salute
Ril.
epid.
Personale Sian
Soggetti organizzativi
responsabili o collaboranti
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
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× Sì No
Ris.
oper.
×
×
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×
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×
Sì No
Eff.
sal.
×
×
×
× ×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
Sì No
Gradim.
Soggetti organizzativi
responsabili o collaboranti
32 Campagne di informazione e comunicazione contro
l’eccessivo consumo di sodio
33 Campagne di informazione e comunicazione contro
l’eccessivo consumo di sodio
34 Campagne di informazione e comunicazione contro
l’eccessivo consumo di sodio
35 Uso sale iodato
Sian
36 Progetto Iodo-Profilassi
Sian
37 Prevenzione patologie tiroidee
Asp
38 Promozione Nutrizione corretta
39 Promozione Nutrizione corretta
Sian
40 Counselling nutrizionale di gruppo
Uo Igiene Alimenti e Nutrizione
41 Su fasce di popolazioni a rischi
Settore Igiene alimenti e nutrizione
42 Su fasce di popolazioni a rischio
Settore Igiene alimenti e nutrizione
43
Sian
44 Prevenzione dell’obesità
Asl
45 Controllo
Ian
46 Vigilanza
Ian
47
Uos prevenzione alimenti e nutrizione,
scuola e Pls
48 Mangiare imparando
Ian
49 Educazione Sanitaria
Sian
50 Screening ponderale ed educazione alimentare ai pa- Dip-Sian
zienti di una comunità terapeutica
51 Screening ponderale ed educazione alimentare ai pa- Dip-Sian
zienti di una comunità terapeutica
52 Screening ponderale ed educazione alimentare ai pa- Dip-Sian
zienti di una comunità terapeutica
Principali interventi/piani/progetti
Tab. 11.3.25. (segue)
×
×
×
×
×
×
×
×
×
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×
×
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Sì No
Sì No
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Ob.
salute
Ril.
epid.
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×
Sì No
Ris.
oper.
×
×
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×
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×
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×
Sì No
Eff.
sal.
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×
×
×
×
×
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×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
Sì No
Gradim.
1 Sicurezza alimentare
2 Vigilanza igienico sanitaria sulla produzione, manipolazione, trasporto, deposito, conservazione, distribuzione e vendita di alimenti e bevande, sui loro contenitori e sui lavoratori addetti
3 Controllo sulla produzione e sul commercio dei prodotti dietetici e degli alimenti per la prima infanzia
4 Prevenzione e sorveglianza delle tossinfezioni alimentari e delle patologie collettive di origine alimentare
5 Gestione dell’Ispettorato micologico: attività certificativa informazione ai consumatori e vigilanza sulla
produzione e commercializzazione di alimenti a base
di funghi per la prevenzione delle intossicazioni da
funghi
6 Attività di controllo e gestione delle allerta sanitarie
di competenza
7 Ispezione e controllo sulla macellazione degli alimenti
in tutte le sue fasi
8 Ricerca di residui di principi farmacologicamente attivi o da contaminanti ambientali di sostanze illecite
nelle carni, nei prodotti ittici e negli altri prodotti di
origine animale
Principali interventi/piani/progetti
Tab. 11.3.25.bis. Sicurezza alimentare
×
×
Iaoa/Iapz
×
Ian/Iaoa
Iaoa
×
×
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×
×
×
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×
×
Sì No
Sì No
×
Ob.
salute
Ril.
epid.
Ian
Ian/Iaoa/Iapz
Ian
Settore Isp e Settore Veterinaria
Ian/Iaoa/Iapz
Soggetti organizzativi
responsabili o collaboranti
×
×
×
×
×
×
×
×
Sì No
Ris.
oper.
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×
Sì No
Eff.
sal.
×
×
×
×
×
×
×
×
Sì No
Gradim.
1 Piano Regionale per Alimentazione Animale
2 Profilassi delle zoonosi e malattie infettive in animali
d’affezione (cani, gatti) ed esotici e loro eradicazione
3 Profilassi delle malattie infettive e diffusive animali
e bonifica sanitaria degli allevamenti ed eradicazione
malattie d’interesse antropozoonosico e zoosanitario
negli stessi
4 Profilassi malattie infettive animali da reddito e da
cortile
5 Profilassi delle malattie infettive e diffusive animali
da reddito e da cortili anche attraverso la gestione
delle anagrafiche
6 Bonifica sanitaria degli allevamenti ed eradicazione
malattie d’interesse antropozoonosico e zoosanitario
negli stessi
7 Bonifica sanitaria allevamenti e controllo zoonosi
8 Prevenzione delle zoonosi favorendo l’integrazione
della sorveglianza, dei sistemi informativi e delle procedure mediche e veterinari
9 Randagismo
10 Prevenzione randagismo, anche tramite campagne
programmate di sterilizzazione
Principali interventi/piani/progetti
Tab. 11.3.25.ter. Sanità pubblica veterinaria
×
×
×
Ssr
Asp
Enti locali
Sa
×
×
×
×
×
×
×
×
Sa
Veterinaria
Pubblica
×
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Sì No
Sì No
×
Veterinaria
Pubblica
Ob.
salute
Ril.
epid.
Sa
Regione
Personale Sanità
Personale Iapz
Personale Sanità
Personale Iapz
Soggetti organizzativi
responsabili o collaboranti
×
×
×
×
×
×
×
Sì No
Ris.
oper.
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×
×
×
Sì No
Eff.
sal.
×
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×
Sì No
Gradim.
Pubblica
Pubblica
Pubblica
Pubblica
Sanità
Iapz
Sanità
Iapz
Sanità
Iapz
Sanità
Iapz
Veterinaria
Veterinaria
Veterinaria
Veterinaria
Soggetti organizzativi
responsabili o collaboranti
11 Prevenzione randagismo, anche tramite campagne Personale
programmate di sterilizzazione
Personale
12 Gestione anagrafe animale
13 Gestione anagrafe bestiame
Personale
Personale
14 Benessere animale
15 Vigilanza preventiva e permanente in materia di be- Iapz
nessere degli animali allevati, detenuti o utilizzati nella sperimentazione ai fini scientifici
16 Farmacovigilanza e farmacosorveglianza
Iapz
17 Farmacovigilanza e farmacosorveglianza
Personale
Personale
18 Farmacosorveglianza e farmacovigilanza
19 Riproduzione
20 Vigilanza, controllo su impianti raccolta e smaltimen- Iapz
to, trasformazione e commercializzazione dei sottoprodotti di origine animale
21 Controllo vigilanza su industria alimentare
22 Controllo alimentazioni zootecniche
23 Controllo e vigilanza sulla produzione e commercia- Personale
lizzazione del latte e dei prodotti lattiero-caseari e Personale
sulla produzione, commercializzazione ed uso mangimi ed integratori e negli alimenti zootecnici
Principali interventi/piani/progetti
Tab. 11.3.25.ter. (segue)
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
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Sì No
Sì No
×
Ob.
salute
Ril.
epid.
×
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×
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Sì No
Ris.
oper.
×
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×
×
Sì No
Eff.
sal.
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×
×
×
×
Sì No
Gradim.
24 Controllo e vigilanza sulla produzione e commercializzazione del latte e dei prodotti lattiero-caseari
25 Vigilanza sulla produzione, commercializzazione ed
uso mangimi ed integratori e negli alimenti zootecnici
26 Vigilanza preventiva e permanente idoneità impianti
di allevamento animali da reddito e da cortile; vigilanza in materia di benessere degli animali da reddito
Principali interventi/piani/progetti
Tab. 11.3.25.ter. (segue)
Personale Sanità
Personale Iapz
Pubblica
Veterinaria
×
×
Iapz
×
×
×
Sì No
Sì No
×
Ob.
salute
Ril.
epid.
Iapz
Soggetti organizzativi
responsabili o collaboranti
×
×
×
Sì No
Ris.
oper.
×
×
×
Sì No
Eff.
sal.
×
×
×
Sì No
Gradim.
1 Vigilanza e controllo lavorazione carni e somministrazione
2 Tracciabilità carni bovine
3 Prevenzione pericolo Bse
4 Ricerca di residui di principi farmacologicamente attivi o da contaminanti ambientali di sostanze illecite
nelle carni, nei prodotti ittici e negli altri prodotti di
origine animale e vegetale
5 Sorveglianza sulla presenza di residui di farmaci e
contaminanti ambientali negli alimenti di origine animale
6 Piano residui nei mangimi
7 Vigilanza igienico sanitaria e ispezione sulla macellazione
8 Sorveglianza sugli impianti di macellazione di bovini,
suini, ovini, equini, pollame, lagomorfi
9 Sorveglianza sugli stabilimenti riconosciuti di carni,
prodotti ittici e uova
10 Prevenzione pericolo Anisakis
11 Controllo delle patologie da consumo di pesce crudo
12 Miglioramento dei Piani di controllo e campionamento alimenti
13 Valutazione della qualità e appropriatezza dei servizi
di sicurezza alimentare
Principali interventi/piani/progetti
Tab. 11.3.26. Tutela alimenti animali
× ×
×
×
Uo Veterinaria area B
×
×
×
× ×
×
×
×
×
×
× ×
× × ×
Sì No
Sì No
×
Ob.
salute
Ril.
epid.
Uoc Sanità Veterinaria
Dip/Vet-Sian
Regione Asl
Personale Iaoa
Personale Ian
Regione/Asl
Uoc Sanità Veterinaria
Personale Iaoa
Personale Ian
Uo Igiene Alimenti di origine animale
Soggetti organizzativi
responsabili o collaboranti
×
×
× ×
×
×
×
×
× ×
Sì No
Ris.
oper.
×
×
×
×
×
×
×
× ×
Sì No
Eff.
sal.
×
× ×
×
×
×
×
×
×
×
Sì No
Gradim.
14 Valutazione della qualità e appropriatezza dei servizi
di sicurezza alimentare
15 Programma di sicurezza alimentare, audit e autocontrollo
16 Progetto regionale vacanze sicure
17 Latte di qualità
18 Latte di qualità
19 Controllo sul latte e produzione lattiero-casearia
20 Sorveglianza sulla produzione di latte e sulle produzioni lattiero-casearie, sulla produzione di miele e
uova
21
22 Attività di controllo e gestione degli allerta sanitari di
competenza
23 Controllo
24 Vigilanza
25 Vigilanza e Controllo
26 Vigilanza strutture produttive alimenti
27 Sorveglianza e controllo sulla produzione e commercializzazione degli alimenti di origine animale
28 Programma di sorveglianza di alimentazione nel centro storico
Principali interventi/piani/progetti
Tab. 11.3.26. (segue)
Dip/Vet-Sian
Siav-B
Personale Iaoa
Personale Ian
Iaoa
Iaoa
S.Vet.
Uoc Veterinaria B
Uo Veterinaria area B
Settore veterinaria
Settore sicurezza alimentare
Uo C. Veterinaria C
Ssr
Asp
Soggetti organizzativi
responsabili o collaboranti
×
×
×
×
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Sì No
Sì No
×
Ob.
salute
Ril.
epid.
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Sì No
Ris.
oper.
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Sì No
Eff.
sal.
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×
×
×
×
Sì No
Gradim.
Soggetti organizzativi
responsabili o collaboranti
Piano Regionale Residui
Regione
Piano Regionale Alimenti Animali
Regione
Sistema di allerta
Gestione degli stati di allerta inerenti gli alimenti destinati al consumo umano e gli alimenti per animali
33 Registrazione degli stabilimenti del settore alimentare
34 Vari
Iaoa
29
30
31
32
Principali interventi/piani/progetti
Tab. 11.3.26. (segue)
×
×
×
Sì No
Sì No
×
Ob.
salute
Ril.
epid.
×
×
Sì No
Ris.
oper.
×
×
Sì No
Eff.
sal.
×
×
Sì No
Gradim.
11
12
10
9
8
7
6
5
3
4
2
Soggetti organizzativi
responsabili o collaboranti
Dipartimento Prevenzione (Igiene Alimenti e Nutrizione) con Lsp (Laboratorio
di Sanità Pubblica)
Vigilanza e controllo prodotti IV e V gamma (com- Dipartimento Prevenzione (Igiene Alimercio)
menti e Nutrizione) con Lsp (Laboratorio
di Sanità Pubblica)
Piano di controlli integrato
Ian
Definire ed implementare piani regionali integrati di
campionamento
Miglioramento dei piani di controllo e campionamen- Ssr Asp
to
Miglioramento dei piani di controllo e campionamen- Uo Sian
to alimenti e bevande
Miglioramento della efficacia dei controlli ufficiali Sian, Regione, Izs
sulla base delle evidenze
Miglioramento dei Piani di controllo e campionamento alimenti
Applicazione di modelli di audit sui servizi di con- Dipartimento di Prevenzione
trollo
Applicazione di modelli di audit sui servizi di con- Sian
trollo
Implementazione audit Osa
Uo Sian
Implementazione audit su Osa
Ssr
Asp
1 Vigilanza e controllo produzione primaria (locale)
Principali interventi/piani/progetti
Tab. 11.3.27. Tutela alimenti vegetali
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
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Sì No
Sì No
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Ob.
salute
Ril.
epid.
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Sì No
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oper.
×
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×
×
×
Sì No
Eff.
sal.
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
Sì No
Gradim.
13 Programma di sicurezza alimentare, audit e autocontrollo
14 Valutazione della qualità e appropriatezza dei servizi
di sicurezza alimentare
15 Sorveglianza e Controllo attività connesse alimenti
vegetali
16 Controllo
17 Vigilanza
18 Tutela alimenti vegetali
19 Tutela alimenti vegetali
20 Piano monitoraggio alimenti vegetali
21 Vigilanza e Controllo
22 Vigilanza e controlli
23 Sorveglianza e controllo sulle attività dei laboratori e
degli stabilimenti di produzione e lavorazione degli
alimenti e sui depositi all’ingrosso
24 Controlli ufficiali sulla filiera
25 Controllo e sorveglianza prodotti fitosanitari
26 Migliorare la valutazione dei rischi correlati all’utilizzo di prodotti fitosanitari
27 Piano nazionale residui fitosanitari
28 Rischio presenza antiparassitari
29 Rischio presenza antiparassitari
30 Piano nazionale ricerca micotossine
Principali interventi/piani/progetti
Tab. 11.3.27. (segue)
Regione/Asl
Settore Isp
Settore sicurezza alimentare
Asl/Usmaf
Sian
Sian
Sian
Regione
Sian
Sian e Lsp
Ian
Ian
Ssr
Asp
Sian
Soggetti organizzativi
responsabili o collaboranti
×
×
×
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×
Sì No
Sì No
×
Ob.
salute
Ril.
epid.
×
×
×
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×
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×
×
×
×
Sì No
Ris.
oper.
×
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Sì No
Eff.
sal.
×
×
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×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
Sì No
Gradim.
Controllo su funghi, compresa la radioattività
Controllo su funghi, compresa la radioattività
Piano nazionale residui isotopi
Controllo della filiera con particolare attenzione alle
Utenze Sensibili (scuole, ospedali, residenze per anziani, comunità di recupero)
Formazione operatori della ristorazione scolastica
Tutela dei celiaci nella ristorazione pubblica e commerciale con momenti di formazione e specifici interventi di controllo
Realizzazione centro regionale di riferimento Mta
Prog. Reg. Vacanze sicure
Dal campo alla tavola
Uo Igiene Alimenti e Nutrizione
Uo Igiene Alimenti e Nutrizione
Ispettorato micologico
Ispettorato micologico
Arpa/Asl
Uo Igiene Alimenti e Nutrizione
Soggetti organizzativi
responsabili o collaboranti
Uo Sian
Uo Sian
Sian, Associazioni di categoria
Sian.
Uos prevenzione alimenti e nutrizione,
scuola
42 Pareri autorizzativi
Sian
43 Programma di sorveglianza di alimentazione nel cen- Dip/Sian
tro storico della città
44 Registrazione delle imprese del settore alimentare
37
38
39
40
41
35
36
31
32
33
34
Principali interventi/piani/progetti
Tab. 11.3.27. (segue)
×
×
×
×
×
×
×
× × × ×
×
×
×
×
×
×
× × ×
×
×
× Sì No
Sì No
×
×
Ob.
salute
Ril.
epid.
×
×
×
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×
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×
× × ×
×
×
× Sì No
Ris.
oper.
×
×
×
×
×
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×
×
×
×
×
×
×
Sì No
Eff.
sal.
×
×
×
×
×
×
×
× × ×
×
×
× Sì No
Gradim.
17
18
19
20
21
22
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
16
Vigilanza e Controllo
Vigilanza e Controllo
Vigilanza
Controllo
Controlli
Campionamento e controlli
Controllo sistematico della rete idrica
Controllo sistematico della rete idrica
Controlli analitici su punti rete pubblici acquedotti
Controllo qualità Acque destinate al consumo umano
Sorveglianza acque destinate al consumo umano
Controllo e sorveglianza acque potabili
Tutela Acqua potabile
Tutela Acqua potabile
Controllo delle acque destinate al consumo umano
con campionamenti sistematici della potabilità
Piano monitoraggio pozzi di emungimento
Pozzi e sorgenti
Pareri attivazione nuove fonti di approvvigionamento
Idoneità all’uso potabile approvvigionamenti privati
Controlli acque imbottigliate
Controllo qualità acque potabili trattate
1 Vigilanza-Controllo
Principali interventi/piani/progetti
Tab. 11.3.28. Tutela acqua potabile
Regione
Sian e Lsp
Personale Sisp
Igiene Sanità Pubblica P
Sian
Ian
Sian-Enti Comunali
Sian, Siav
Sian
Sanità Pubblica-Laboratorio Sanità Pubblica
Sian
Sisp
Isp/Ian
Isp/Ian
Ian
Sian e Lsp
Settore Isp
Settore Isp
Personale Sisp
Soggetti organizzativi
responsabili o collaboranti
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
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×
×
×
×
×
×
×
×
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×
×
×
×
×
×
×
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×
×
×
×
×
×
×
Sì No
Sì No
×
Ob.
salute
Ril.
epid.
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
Sì No
Ris.
oper.
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
Sì No
Eff.
sal.
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
Sì No
Gradim.
23 Controllo interno da parte dei gestori dei servizi idrici
24 Controlli qualità acque acquedotti pubblici e attività
enti gestori
25 Campionamenti captazione e distribuzione acquedotti
pubblici
26 Verifiche della Asp sui controlli interni effettuati dai
gestori dei servizi idrici
27 Verifica controlli di Enti Gestori
28 Verifica strutture ed infrastrutture
29 Rete idrica
30 Monitoraggio attraverso prelievi e controlli periodici
sulle acque potabili erogate dai comuni di competenza
31 Linee guida e formazione per il controllo di qualità
dell’acqua destinata al consumo umano
32 Formazione per il controllo interno della qualità delle
acque dest. al consumo
33 Svil. Sist. Integrato e informazione alla popolazione
34 Supporto ai Comuni e regione su situazioni di inquinamento acque superficiali
35 Rilevazione pseudomonas
36
37
Principali interventi/piani/progetti
Tab. 11.3.28. (segue)
Personale Sisp
Arpa/Asl
Sian
Isp-Arpa
Ian
Ssr-Asp
Personale Sisp
Igiene Sanità Pubblica P
Sian e Lsp
Uo Sian
Dipartimento di Prevenzione
Igiene Sanità Pubblica P
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
Sian
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
Sì No
Sì No
×
Ob.
salute
Ril.
epid.
Sian
Soggetti organizzativi
responsabili o collaboranti
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
Sì No
Ris.
oper.
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
Sì No
Eff.
sal.
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
×
Sì No
Gradim.
12
13
14
15
16
17
18
10
11
1
2
3
4
5
6
7
8
9
Vigilanza-Controllo
Vigilanza e Controllo
Vigilanza e Controllo
Campionamento e controlli
Sorveglianza
Vigilanza piscine
Campionamenti in vasca
Pareri autorizzativi piscine recettivi
Verifica requisiti igienico sanitari strutture comprensive di indagini microclimatiche, dei requisiti igienico
sanitari del servizio mensa e applicazione dei protocolli in materia di prevenzione delle malattie infettive
Controlli impianti natatori
Vigilanza, controllo, monitoraggio piscine pubbliche
e acque di balneazione
Acque di balneazione
Campionamenti acqua di balneazione
Tutela Acque di balneazione
Acque balneazione
Vigilianza spiagge
Lago
Campionamenti stagionali
Principali interventi/piani/progetti
Tab. 11.3.29. Tutela acque di balneazione
Regione e Asp
Lsp-Siav
Siav
Lsp
Siav
Isp-Regione-Comune
Siav e Lsp
Uoisp
Sanità Pubblica – Lab. San. Pubb.
Sisp
Sisp
Siav e Lsp
Arpa
Igiene Sanità Pubblica P
Igiene Sanità Pubblica P
Igiene Sanità Pubblica P
Personale Sisp
Personale Sian
Personale Distretto
Soggetti organizzativi
responsabili o collaboranti
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Sì No
Gradim.
Soggetti organizzativi
responsabili o collaboranti
19 Sorveglianza qualità scarichi e corpi recettori
20 Controlli specif. in collaborazione con Arpa
Uo Igiene Pubblica
21 Tutela della salute nell’uso delle piscine pubbliche e
delle acque di balneazione mediante attività di vigilanza, controllo e monitoraggio in ambito provinciale
Principali interventi/piani/progetti
Tab. 11.3.29. (segue)
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Sì No
Sì No
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Ob.
salute
Ril.
epid.
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Sì No
Ris.
oper.
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Eff.
sal.
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Sì No
Gradim.
2 Progetto «Lotta alla depressione»
3 Progetto contrasto ai disturbi del comportamento alimentare
4 Individuazione precoce della sindrome depressiva nei
pazienti ospedalizzati
5 Individuazione precoce della sindrome depressiva nei
pazienti ospedalizzati
6 Individuazione precoce della sindrome depressiva nei
pazienti ospedalizzati
7 Seminari formativi ai Mmg per diagnosi precoce
8 Disturbi del comportamento alimentare negli adolescenti
9 Disturbi del comportamento alimentare negli adolescenti
10 Disturbi del comportamento alimentare negli adolescenti
11 Prevenzione del disagio
12 Stress lavoro correlato
1 Progetto «Depressione post-partum»
Principali interventi/piani/progetti
Tab. 11.3.30. Tutela salute mentale
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Ssr
Asp
min. salute-Iss-Regione-Dsm
Spsal, Dsm
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Sì No
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Ob.
salute
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Csm
Ssr-Asp
Dipartimento di Salute Mentale in collaborazione con il Dipartimento di Prevenzione
Soggetti organizzativi
responsabili o collaboranti
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Sì No
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Gradim.
Soggetti organizzativi
responsabili o collaboranti
13 Implementare e migliorare lo stile di lavoro integrato
fra servizi sociali, educativi, scolastici, formativi, sanitari, ricreativi e associazioni utenti e familiari Dca
14 Prp 2010-12 Progetto n. 21
Regione
15 Tutela Salute mentale
Dsm
16 Tutela Salute mentale
Salute mentale
Principali interventi/piani/progetti
Tab. 11.3.30. (segue)
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Sì No
Sì No
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Ob.
salute
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Sì No
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Sì No
Gradim.
1 Screening neonatali: ipoacusia, cecità, malattie dismetaboliche, displasia anca
2 Screening ambliopia e vizi rifrazione in età evolutiva
3 Prevenzione primaria e diagnosi precoce sordità infantili
4 Presa in carico pz. ictus implementazione percorsi di
cura integrati e gestione
Ssr/Asp
5 Prevenzione handicap
Dsm
Principali interventi/piani/progetti
Tab. 11.3.31. Prevenzione handicap
Soggetti organizzativi
responsabili o collaboranti
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Sì No
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Gradim.
Osservatorio delle dipendenze
Piano regionale tabagismo: stili di vita: fumo
«Mamme libere dal fumo»
Prevenzione Antitabagismo
Sisp, Consultori
Dipartimento Prevenzione
Patologiche
Dipendenze
Soggetti organizzativi
responsabili o collaboranti
Prevenzione del tabagismo
Centri antifumo
Il tabagismo
Ufficio promozione salute, Sert
Piano regionale tabagismo: azioni di prevenzione, Ssr/Asp
cura e controllo e campagna informativa stili di vita
9 Prevenzione dell’uso del tabacco, alcool e droghe
nelle scuole
10 Attività Peer Education Scuole
Dipartimento Prevenzione Dipendenze
Patologiche
11 Progetto alcol, pub, disco
12 Prevenzione uso di sostanze
13 Sostanze Stupefacenti Psicotrope» Dalla gestione del Spsal, Dsm
Rischio alla gestione del lavoratore
14 Incontri sul rischio sostanze psicotrope
Ufficio promozione salute, Sert
15 Progetto Unplugged
Il Dipartimento di Prevenzione coordina
i referenti delle attività che fanno capo ad
articolazioni aziendali diverse
16 Unplugged
Asp Regione
17 Prevenzione Malattie Infettive
Dp-Sert
5
6
7
8
1
2
3
4
Principali interventi/piani/progetti
Tab. 11.3.32. Prevenzione dipendenze patologiche
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Gradim.
Soggetti organizzativi
responsabili o collaboranti
18 Sensibilizzare i cittadini delle diverse classi di età sui
fenomeni del consumo di sostanze e i rischi connessi,
sulle pressioni sociali sottostanti, favorendo l’adozione di scelte consapevoli per tutelare la propria salute
e rispettare quella degli altri
19 Difendiamo la vita: Formazione nelle scuole (licei)
Équipe di formazione interdistrettuale +
Agenzia tossico dipendenze
20 Promozione all’interno di aziende pubbliche e private Uoc Spresal
di modelli d’intervento atti ad eliminare l’esposizione
al fumo passivo e favorire la disassuefazione dell’abitudine al fumo
21 Informativo/esperenziale
Scuole medie e superiori – Ambulatorio
per i disturbi alimentari
22 Varie
Dip. Dipendenze/Prom. Salute
23 Prevenzione Dipendenze patologiche
Sert
Principali interventi/piani/progetti
Tab. 11.3.32. (segue)
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Sì No
Ris.
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Gradim.
Soggetti organizzativi
responsabili o collaboranti
1 «Mettiamoci in moto» intervento di promozione atti- Uoc Medicina dello Sport
vità fisica negli anziani
2 Anziani in cammino
3 Gruppi di cammino nei centri di aggregazione anziani
4 Progetto «Anziani e cronicità»
Sc Geriatria in collaborazione con il Dipartimento di Prevenzione
5 Passi d’Argento
Coordinamento Uo Anziani – Uoc Epidemiologia
6 Sorveglianza delle condizioni di fragilità dell’anziano Dipartimento di Prevenzione
«Passi d’Argento»
7 Comunicazione integrata dei dati Passi e delle altre Sian
sorveglianze di popolazione a sostegno degli interventi di promozione della salute e dell’empowerment dei
cittadini
8 Passi d’Argento
9 Passi d’argento
Ufficio epidemiologia
10 Passi
Ufficio epidemiologia
11 Messa e regime in regione del monitoraggio sullo Ssr
stato di salute della pop. anziana e sulla qualità degli Asp
Passi Argento
interventi assitenziali e socio assistenziali
12 Progetto di prevenzione delle patologie odontostoma- Sc Otorinolaringoiatria/Odontoiatria e
cologiche negli anziani
chirurgia maxillo-facciale in collaborazione con il Dipartimento di Prevenzione
Principali interventi/piani/progetti
Tab. 11.3.33. Tutela fragilità (anziani, indigenti, migranti, ecc.)
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× Sì No
Gradim.
20 Gruppo di miglioramento tutela lavoratrici madri
21 Gruppo miglioramento prevenzione Tbc extracomunitari
22 Progetto immigrazione
23 Assistenza migranti
24 Assistenza salute migrante
25 Sviluppo di sistemi di sorveglianza sulla fragilità
26 Tutela Fragilità (anziani, indigenti, migranti, ecc.)
27 Sistema integrato per la gestione e il monitoraggio
nelle persone non autosufficienti
28 La protezione e la promozione della salute risorsa
potenziale della collettività
13 Protezione e promozione salute anziani: risorsa potenziale per collettività
14 Monitoraggio stato salute anziani, disabilità e qualità
interventi socio-assistenziali
15 Monitoraggio della copertura della qualità percepita
degli interventi sociosanitari nella popolazione degli
anziani
16 Sorveglianza condizioni fragilità anziani
17 Sorveglianza qualità clinico assistenziale Rsa
18 Sistema sorveglianza e-care
19 Sistema sorveglianza ondate di calore
Principali interventi/piani/progetti
Tab. 11.3.33. (segue)
Adi
Ssr
Asp
Ssr
Asp
Asl 4
Sep
Dip + Equipe inter-distrettuale
Spsal
Sisp
Azienda Usl
Regione, Azienda Usl
Amb. Adi
Uoc Sisp
Soggetti organizzativi
responsabili o collaboranti
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Gradim.
11
9
10
6
7
8
5
3
4
2
Soggetti organizzativi
responsabili o collaboranti
Sanità Pubblica – Igiene Alimenti e Nutrizione
Ispezioni carceri
Siav e Uos autorizzazioni e controllo distrettuali
Ispezioni nelle carceri
Siav
Sistematico controllo condizioni igienico sanitarie car- Settore Isp
cere
Sistematico controllo condizioni igienico sanitarie car- Settore Isp
cere
Monitoraggio condizioni igieniche nelle carceri
Dipartimento di Prevenzione
Monitoraggio condizioni igieniche carceri
Siav
Verifica requisiti igienico sanitari strutture compren- Personale Sisp
sive di indagini microclimatiche, dei requisiti igienico Personale Sian
sanitari del servizio mensa e applicazione dei proto- Personale Distretto
colli in materia di prevenzione delle malattie infettive
Protocollo operativo
Regione/Asl
Miglioramento igienico e nutrizionale dei pasti offer- Uo Igiene Alimenti e Nutrizione
ti e dell’alimentazione in genere, oltre a formazione
e l’aggiornamento periodico dei detenuti addetti alla
ristorazione e del personale di sorveglianza
Sorveglianza e Controllo Tbc
Uoc Epidemiologia
1 Vigilanza
Principali interventi/piani/progetti
Tab. 11.3.34. Tutela salute reclusi
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15
16
12
13
14
10
11
7
8
9
1
2
3
4
5
6
Soggetti organizzativi
responsabili o collaboranti
Uoc Medicina dello Sport
Unità funzionale Medicina dello sport
Unità funzionale Medicina dello sport
Uo medicina sportiva
Distretto
Sanità Pubblica-Prevenzione Luoghi di
Lavoro-Medicina dello sport
Controllo ambulatori privati di medicina dello sport Unità funzionale Medicina dello sport
Controllo ambulatori privati di medicina dello sport Unità funzionale Medicina dello sport
Visite medico sportive complete di prova da sforzo Personale Sisp
finalizzate alla verifica della idoneità alla pratica sportiva agonistica e non agonistica in soggetti a rischio
Visite mediche
Medicina dello sport
Visite e certificazioni attività agonistica e non
Medicina dello sport e specialisti ambulatoriali interni
Interventi Vigilanza impianti sportivi
Regione-Asl
Questionari su stili di vita
Dip/Sisp
Informazione su doping/stili di vita/Certificazione Dip/Sisp
Medico Sportiva
Controlli individuali
Medicina Sportiva
Promozione attività fisica
Promozione salute e Medicina Sportiva
Samba (Scuole elementari)
Controllo sanitario su minorenni
Controllo sanitario su minorenni
Tutela salute attività motorie sportive agonistiche e non
Tutela attività sportive
Vigilanza-Assistenza
Principali interventi/piani/progetti
Tab. 11.3.35. Tutela attività sportive
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Gradim.
Soggetti organizzativi
responsabili o collaboranti
1 counseeling per la prevenzione dei viaggiatori inter- Personale Sisp e dei Distretti sanitari,
nazionali
Mmg, Pls, Direzioni di Presidio
2 Centro medicina viaggi e delle migrazioni
Asl/università
3 Ambulatorio di medicina dei viaggi
4 Ambulatori Medicina dei viaggi e migranti
Sep
5 Promozione attività medicina del viaggiatore
Asl
Sorveglianza Malattie dei viaggiatori
Uoc Epidemiologia
6 Profilassi-Informazione
Sanità Pubblica
7 Tutela viaggi/aeroporti/porti
Isp
8 Sicurezza del viaggiatore
Sisp
9 Vari
Uoisp
Principali interventi/piani/progetti
Tab. 11.3.36. Tutela viaggi/aeroporti/porti
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Sì No
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18
17
6
7
8
9
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11
12
13
14
15
16
4
5
Soggetti organizzativi
responsabili o collaboranti
Isp
Uos centri vaccinali, Uos epidemiologia
Uoc Farmaco vigilanza-Uoc epidemiologia
Reazioni avverse a vaccini
Sep
Farmacovigilanza attiva: campagna di sensibilizzazio- Asl Farmacovigilanza + Regione
ne per Mmg sulla segnalazione degli effetti avversi
Farmacosorveglianza e farmacovigilanza
Farmacovigilanza
Sisp-Servizio Farmaceutico
Medica
Profilassi-Informazione
Sanità Pubblica
Produzione reportistica per prescrittori
Azienda Usl
Studi Audit Clinico
Azienda Usl
Prelievi matrici varie per ricerca residui farmacologici Uo Veterinaria Area C
Controllo distribuzione e somministrazione farmaco
Collaborazione con Asl
Asl
Veterinaria
Iapz
Per il farmaco animale. Controllo annuale del 25% Settore veterinario
punti vendita
Per il farmaco animale. Controllo annuale del 25% Settore sicurezza alimentare
punti vendita
Controllo ed ispezione farmacie territoriali
Asl
1 Segnalazione eventi avversi a vaccini
2 Notifiche eventi avversi vaccinali
3 Rilevazioni reazioni avverse da vaccinazione
Principali interventi/piani/progetti
Tab. 11.3.37. Farmacovigilanza
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Sì No
Gradim.
1 Commissione Infezioni Ospedaliere
2 Controllo infezioni ospedaliere
3 Infezioni correlate alla assistenza sanitaria e sociosanitaria e prevenzione dell’antibioticoresistenza
4 Good practices in ambiente ospedaliero: protocolli e
linee guida prevenzione infortunio biologico
5 Good practices implementazione protocolli e linee
guida infortuni biologici
6 Controlli acque dialisi
7 Valutazione rischio antiblastici
8 Elaborazione procedure operative percorsi clinici diagnostici
9 Audit clinici ed organizzativi
10 Monitoraggio infortuni dei lavoratori del settore sanità
11 Verifica requisiti accreditamento strutture sanitaire
12 Rischio clinico: incident reporting
13 Controllo
14 Formazione del personale sui Dpi
15 Segnalazione errori
16 Corso di formazione agli operatori Asl su: gestione
del farmaco
17 Indagini epidemiologiche in occasione di cluster epidemici
18 Indagini epidemiologiche in occasione di cluster epidemici
19 Risk management
Principali interventi/piani/progetti
Tab. 11.3.38. Prevenzione rischi clinici/ospedalieri
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Servizio Epidemiologia
Servizio Epidemiologia
Direzione di zona e epidemiologia
×
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Spsal, Dsm
Regione Asl
Direzione Sanitaria/Formazione
Sanità Pubblica
Dipartimento prevenzione
Dipartimento prevenzione
Direzione Sanitaria/Formazione
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Ob.
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Ian
Uopsal
Uo Medicina Legale
Ssr/Asp
Azienda Usl
Direzione presidio ospedaliero
Soggetti organizzativi
responsabili o collaboranti
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Sì No
Gradim.
9
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11
8
6
7
3
4
5
2
1
Ob.
salute
Ris.
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Eff.
sal.
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Sì No Sì No Sì No Sì No Sì No
Ril.
epid.
Uos autorizzazioni e controlli distrettuali,
Medici medicina legale e fiscale
×
Asl
×
Asl
×
×
Personale Ml
Personale Ml
Unità operativa Medicina Legale
Unità operativa Medicina Legale
Personale Ml
Soggetti organizzativi
responsabili o collaboranti
Procedure di valutazione rilascio certificazioni medicina legale
Attività medico legale per programmi preventivi e valutativi
Prevenzione del contenzioso
Prevenzione del contenzioso
Attività ambulatoriale di certificazione medico legale
finalizzata al rinnovo patente auto, porto armi ecc.
Controlli medico fiscale sulle assenze per malattia
Certificazione per astensione anticipata dal lavoro per
gravidanza a rischio
Medicina necroscopica e controlli lavoratori assenti
per malattia, visite patenti
Consulenza Uo ospedale
Database rischio Rct
Tutte le attività di Upg
Principali interventi/piani/progetti
Tab. 11.3.39. Medicina legale
13
12
7
8
9
10
11
6
4
5
3
Soggetti organizzativi
responsabili o collaboranti
Dipartimento di Prevenzione
Uoc Epidemiologia
Uoc Sian
Passi
Dipartimento di Prevenzione in collaborazione con l’Area Territoriale
Passi d’Argento
Dipartimento di Prevenzione
Sistema di sorveglianza Passi
Ssr
Asp
Comunicazione integrata dei dati Passi e delle altre Sian
sorveglianze di popolazione a sostegno degli interventi di promozione della salute e dell’empowerment dei
cittadini
Hbsc/Gyts
Dipartimento di Prevenzione
Sispc
Regione, Asl
Rendicontazione fatturazione
Asl
Sgq
Regione, Asl
Prp 2010-12 Sorveglianza di popolazione Progetto n. Regione
11
Prp 2010-12 Sorveglianza di popolazione Progetto n. Regione
22
Comunicazione dei dati delle Sorveglianze e collabo- Uoc Sisp
razione con stakeholder esterni al Ssr
1 Okkio
2 Okkio alla salute, Hbsc, Passi
Principali interventi/piani/progetti
Tab. 11.3.40. Altro
×
×
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Sì No
Sì No
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Ob.
salute
Ril.
epid.
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Sì No
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×
×
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Sì No
Eff.
sal.
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×
×
Sì No
Gradim.
1.200
92
1.000
800
97
311
333
477
600
400
960
917
685
626
464
200
No
Effetti di
gradimento
Effetti di
salute
Risultati
operativi
Obiettivi di
salute
Indagini
epidemiologiche
0
Sì
Fig. 11.1. Attività di contesto per i diversi interventi, n.a. segnalazioni Sì/No.
Totale interventi segnalati: 1.146; presenza di almeno una segnalazione Sì/
No su indagini pre-intervento, obiettivi, risultati, effetti: 1.065 (93%).
314
Abbreviazioni
Adi
assistenza domiciliare integrata
Af
area funzionale
Afas
azienda speciale farmacie
Agci
associazione generale cooperative italiane
Aic
associazione italiana celiachia
Aids
acquisite immune deficiency syndrome
Aie
associazione italiana epidemiologia
Anmilassociazione nazionale fra lavoratori mutilati e invalidi del lavoro
Aosp
azienda ospedaliera
Api
associazione piccole e medie industrie
Apps
analisi, prevenzione e promozione della salute
Apss
azienda provinciale servizi sanitari
Aqp
acquedotto pugliese
Ares
agenzia regionale sanitaria
Aroa
area omogenea assistenziale
Arpa agenzia regionale protezione ambiente
Ars
agenzia regionale sanitaria
Asl
azienda sanitaria locale
Asp azienda sanitaria provinciale
Ass
azienda per i servizi sanitari
Ausl
azienda unità sanitaria locale
Azip
anagrafe zootecnica insediamenti produttivi
Bdn banca dati nazionale
Bmi
body mass index
Ccm
centro controllo malattie
Cerimp centro regionale infortuni e malattie professionali
Cia
confederazione italiana agricoltori
Clp classification, labelling and packaging of substances and
mixtures
Cnaconfederazione nazionale dell’artigianato e della piccola e media impresa
Coni
comitato olimpico nazionale italiano
Cpt
comitato paritetico territoriale
Dca
disturbi del comportamento alimentare
Dia dichiarazione inizio attività
Dip
dipartimento
Dp
dipartimento prevenzione
Dpi
dispositivi di protezione individuale
Dsm
dipartimento salute mentale
315
Dsp
dipartimento sanità pubblica
Eas educazione alla salute
Ebe evidence based education
Ebp
evidence based prevention
Epi
epidemiologia
Euroqol euro quality of life
Flc
filiera lattiero-casearia
Fored
formazione educazione permanente
Geva
gestione vaccinati
Ghsglobally harmonized system of classification and labell­
ing of chemical
Goat
gruppo operativo alcologico territoriale
Gyts
global youth tobacco survey
h24
ventiquattro ore
Haccp hazard analysis and critical control points
Hbsc health behaviour in school-aged children
Hpv
human papilloma virus
Ian
igiene alimenti nutrizione
Iaoa
igiene alimenti origine animale
Iapz
igiene allevamenti produzioni zootecniche
Iarn
international audiotex regulator network
Ima
infarto miocardico acuto
Inail istituto nazionale assistenza infortuni sul lavoro
Inps
istituto nazionale previdenza sociale
Isl igiene e salute sui luoghi di lavoro
Iso
international standardization organization
Isp igiene e sanità pubblica
Ispo
istituto scientifico prevenzione oncologica
Istat
istituto nazionale di statistica
Isvrodindirizzo e vigilanza strutture ricovero ospedaliero
diagnostica
Izs istituto zooprofilattico sperimentale
Lea
livelli essenziali di assistenza
Lsp laboratorio di sanità pubblica
Mca
materiali contenenti amianto
Mcd
malattie cronico-degenerative
Mcv
malattie cardio-vascolari
Mds
medicina dello sport
Ml
medicina del lavoro
Mmg medici di medicina generale
Moca
Montreal cognitive assessment
Moss
monitoraggio stato di salute
316
Mp
Mpr
n.a.
Nas
Noe
Oa Oer Ogm
Osa
Osru
Passi Pblsd
Pd Pes
Pf Pisll
Pls Pnp
Pnv
Po
Prp Psal
Psr
Puo
Reach
Recam Rencam
Rp
Rsa
Rso
Rss
Rssp
Sa
Samba
Sater
Sc
Sca
Sdo
Sds Semp
Sep
Sert
malattie professionali
morbillo parotite rosolia
numero assoluto
nuclei antisofisticazione carabinieri
nuclei operativi ecologici carabinieri
origine animale
osservatorio epidemiologico nazionale
organismi geneticamente modificati
operatore socio assistenziale
organizzazione sviluppo risorse umane
progressi aziende sanitarie per la salute in Italia
pediatric basic life support and defibrillation
punti deboli
promozione ed educazione alla salute
punti forti
prevenzione igiene sicurezza luoghi di lavoro
pediatri di libera scelta
piano nazionale della prevenzione
piano nazionale vaccini
posizioni organizzative
piano regionale della prevenzione
prevenzione sanità luoghi di lavoro
piano sanitario regionale
presidio universitario ospedaliero
regulation evaluation authorization of chemicals
registro cause di morte
registro nominativo cause di morte
residenze protette
residenze sanitarie per anziani
rifiuti speciali ospedalieri
relazione sullo stato di salute
responsabile servizio prevenzione e protezione
sanità animale
sorveglianza attività motoria bambini
servizio assistenziale tecnico-sanitario e riabilitativo
struttura complessa
sindromi coronariche acute
scheda dimissioni ospedaliera
società della salute
servizio di epidemiologia e medicina preventiva
servizio epidemiologia
servizio tossicodipendenze
317
Sgq
sistema gestione qualità
Sian servizio igiene alimenti e nutrizione
Siaoa servizio igiene alimenti di origine animale
Siapz servizio igiene allevamenti e produzioni zootecniche
Siav
servizio igiene assistenza veterinaria
Simel
società italiana medicina del lavoro
Simi
sistema informatizzato malattie infettive
Simvim società italiana medicina dei viaggi e migrazioni
Sisa società italiana scienza alimentazione
Sismecsocietà italiana di statistica medica ed epidemiologia
clinica
Sisp
servizio igiene e sanità pubblica
Sispc
sistema informativo sanitario prevenzione collettiva
Sistri
sistema controllo tracciabilità rifiuti
Siva
sistema informativo veterinario e alimentare
Spem servizio sanità pubblica epidemiologia e medicina
preventiva
Spempservizio sanità pubblica epidemiologia e medicina
preventiva
Spesal servizio prevenzione e sicurezza ambienti di lavoro
Spisalservizio prevenzione igiene sicurezza ambienti di lavoro
Spresal servizio prevenzione e sicurezza ambienti di lavoro
Spsal
servizio prevenzione e sicurezza sui luoghi di lavoro
Spv
sanità pubblica veterinaria
Ss
struttura semplice
Ssa
struttura semplice aziendale
Ssd
struttura semplice dipartimentale
Ssn
servizio sanitario nazionale
Ssr servizio sanitario regionale
Sst
struttura semplice territoriale
Ssvd
struttura semplice a valenza dipartimentale
Stemi S-T elevation myocardial infarction
Stisaoa servizio tutela igienico sanitaria alimenti di origine
animale
Suap
sportello unico attività produttive
Suem
servizio urgenza emergenza medica
Svet
servizio veterinario
Svm
servizio veterinario multizonale
Tav
treno alta velocità
Tbc tubercolosi
318
Tdp
tecnici della prevenzione
Ucad
ufficio di coordinamento delle attività distrettuali
Uf
unità funzionale
Uo unità operativa
Uoc
unità operativa complessa
Uocps unità operativa complessa pronto soccorso
Uoesa unità operativa educazione alla salute aziendale
Uoisp
unità operativa igiene e sanità pubblica
Uop
unità operativa professionale Uopsalunità operativa prevenzione e sicurezza negli ambienti
di lavoro
Uos
unità operativa semplice
Uosd
unità operativa semplice dipartimentale
Upg ufficiale di polizia giudiziaria
Urp
ufficio relazioni col pubblico
Usl
unità sanitaria locale
Usmaf ufficio sanità marittima area e di frontiera
Vas valutazione ambientale strategica
Vet
veterinaria
Via
valutazione impatto ambientale
Vim vendita ingrosso medicinali
Vv.Ff. vigili del fuoco
Vv.Uu. vigili urbani
319
Hanno attivamente
dell’Oip 183 Colleghi:
collaborato
alle
rilevazioni
2012
Agostini, Amadio, Antonelli, Arcangeli, Baffoni, Baldaccini, Balocchini, Bandirola, Bernardi, Bianco, Bicchielli, Bichi, Bodo,
Bonciarelli, Borsellino, Brianti, Caiazzo, Caliendo, Campo, Candura, Cannone, Canzoneri, Capelli, Capezzone, Capone, Cappuccini, Cardinalini, Carella, Castellan, Castelli, Cauzillo, Celebre, Ceppitelli, Chiovoloni, Cianti, Ciccone, Cimini, Coccia,
Colao A.M., Colao G., Conversano, Corda, Corso, Covarino,
Cristaudo, Curia, D’Alessandro A., D’Alessandro G., D’Orsi,
Dal Carobbo, De Lucia, De Padova, De Pasquale, De Vito, Di
Bella, Di Fant, Di Gregorio, Di Martino, Di Meo, Di Rosa, Di
Silvestre, Facibeni, Fantini, Fedele, Fedi, Ferrari, Ferretti, Fiacchini, Filippetti, Foppa, Francia, Frega, Fresina, Furnari, Gallone, Gamberale, Garofalo, Gasperi, Gaviani, Giai, Giaimo,
Gigli, Gilli, Gisone, Guarnieri, Iacovacci, Lattanzi, Lucchetta,
Macchioni, Macellari, Madrucci, Maggio, Malandrucco, Maragliano, Marchetti, Marensi, Margheri, Marinelli, Marino, Martucci, Massara, Matera, Mattei, Mattioli, Mauro, Mencarelli,
Messineo, Micossi, Miglio, Migliozzi, Minni, Miscetti, Monaldi
C., Monaldi M., Monsignori, Montù, Moscato, Negrone, Neri,
Nicolardi, Orlando, Paduano, Palazzini, Palermo, Palombi, Panico, Parlato, Pecora, Pedote, Pellegri, Pelliccioni, Perna, Perrelli, Petramala, Petrioli, Pompili, Ponzio, Proietti, Properzi,
Quarto, Ragionieri, Ravaglia, Reggiani, Renga, Requirez, Ricci,
Roffin, Rossi, Ruina, Russo, Saba, Sabatucci, Sallese, Saltarelli,
Saluto, Sansonetti, Sansoni, Santocchia, Sciarrone, Sconza, Sezian, Simeoni, Simoni, Smilari, Sonaglia, Spica, Striglioni, Taurasi, Tedesco, Tomasi, Tomassetti, Toni, Torringhi-Berretti,
Trivellini, Turco, Vaccaro, Valentini, Valiani, Vallet, Valsecchi,
Vannucchi, Vannucci, Verardo
Eventuali dimenticanze nelle citazioni (delle quali ci scusiamo fin d’ora)
potranno essere emendate nell’edizione del prossimo anno del Rapporto
Prevenzione.
320

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