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Dr. Mauro Caneschi
SAGOR, Arezzo, ITALIA
Mauro Caneschi è il Direttore del Laboratorio dei
Metalli Preziosi SAGOR della Camera di Commercio di
Arezzo. Consulente dell’ASSICOR, ha collaborato alla
revisione della Normativa Italiana sui Metalli Preziosi.
In questa memoria vengono affrontati i differenti aspetti
del titolo, dei metodi di controllo, sia a priori che a
posteriori, nonché dei metodi alternativi per la garanzia
del titolo. Si parlerà anche delle prospettive future per un
controllo europeo del titolo dei prodotti in leghe d’oro.
Italia ed Europa: titoli legali e metodi di controllo
Introduzione
I titoli legali presenti attualmente nell’Europa dei 15 riguardano gli oggetti in
circolazione in oro, argento, platino e palladio.
In questa trattazione, per ragioni di tempo ci limiteremo a parlare esclusivamente dei
titoli legali degli oggetti in oro, sia perché il metallo in questione rappresenta
nell’immaginario collettivo il metallo prezioso per eccellenza, sia perché più alto è il
numero dei titoli diversi da paese a paese.
Occorre anche premettere che la legislazione italiana nei confronti dei manufatti in
oro, permette tre titoli legali ma permette anche “qualsiasi titolo superiore al più alto
indicato per ciascuno dei metalli preziosi”.
In questo caso, poiché il titolo più alto di quelli riportati dal D.lgs 251/99 per l’oro è
750‰, si deduce che siano titoli legali tutti quelli superiori a 750‰ riportati nella
tabella A.
Altra premessa da fare è che la Svizzera è stata volutamente inserita tra i paesi
europei, anche se a tutt’oggi non fa parte dell’Unione Europea (U.E.). La scelta
è stata operata per evidenti ragioni sia geografiche che di commercio, dato che
parte del flusso di oro italiano diretto in Germania transita per la Svizzera.
Nel presentare questa panoramica dei titoli legali permessi nei vari paesi facenti
parte dell’U.E., occorre sottolineare due aspetti che saltano subito all’occhio.
ll primo si riferisce all’estrema ampiezza del numero di titoli permessi
nell’Unione. Come si può facilmente notare, i titoli in Europa spaziano da 333‰
a 999‰, comprendendo i classici 585‰ e 750‰, assieme ai più desueti
625‰, 833‰ ed altri.
Il secondo aspetto si riferisce al fatto che solo pochi titoli rispetto agli altri svettano
come presenza nella maggior parte dei paesi europei.
Il 750‰ risulta legale in 13 paesi, il 585‰ in 12 paesi, il 916‰ in 11 paesi, il 375‰
in 10 paesi, il 999‰ in nove paesi.
Gli altri titoli si devono accontentare di posizioni più arretrate e marginali come
l’833‰ ed il 990‰ in cinque paesi, l’800‰ in quattro paesi, i 986‰, 900‰,
840‰, 500‰, 583‰, 417‰, 333‰ in tre paesi e, fanalini di coda i 969‰, 950‰,
875‰, 625‰, in due paesi.
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Una panoramica della distribuzione dei vari titoli legali nei paesi U.E. è rappresentata
nella tabella A.
Tabella A
333 375 417 500 583 585 625 750 800 833 840 875 900 916 950 969 986 990 999
Austria
Belgio
Danimarca
Finlandia
Francia
Germania
Grecia
Inghilterra
Irlanda
Italia
Olanda
Portogallo
Spagna
Svezia
Svizzera
Come si nota, la Germania risulta priva di titoli legali; in quel paese infatti il reato di
sottotitolo si configura come semplice truffa ai danni del consumatore e come non
conformità rispetto al titolo impresso o dichiarato.
Il grafico di Fig. 1 evidenzia quanto riportato in tabella A.
Figura 1
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Mettendo in evidenza i titoli maggiormente rappresentati nei paesi sopraindicati
otteniamo il grafico di Fig. 2:
Figura 2
Come si vede, a parte il titolo 999‰, sono solo quattro i titoli legali più rappresentati:
nell’ordine 750‰, 585‰, 916‰, 375‰.
Se passiamo ai paesi che in un tempo breve o lungo entreranno a far parte dell’U.E.
possiamo vedere che i due titoli leader restano il 750‰ ed il 585‰ (9 e 8 paesi
rispettivamente) seguiti a grande distanza da 375‰, 900‰ e 916‰ (5 paesi). Gli
altri titoli si dividono le briciole.
La tabella B riporta la distribuzione dei vari titoli legali nei paesi di prossimo ingresso
nell’U.E.
Tabella B
333 375 417 500 583 585 625 750 800 833 840 875 900 916 950 969 986 990 999
Cipro
Estonia
Lettonia
Lituania
Polonia
960
Rep. Ceka
Slovacchia
Slovenia
Ungheria
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Nella tabella C compare l’insieme dei titoli legali per l’oro nei paesi U.E. e nei paesi
candidati all’U.E.
Questo sarà il quadro complessivo dei titoli legali per l’oro al momento dell’ingresso
dei nuovi paesi nella U.E.
Tabella C
333 375 417 500 583 585 625 750 800 833 840 875 900 916 950 969 986 990 999
Austria
Belgio
Cipro
Croazia
Danimarca
Estonia
Finlandia
Francia
Germania
Grecia
Inghilterra
Irlanda
Italia
Lituania
Lettonia
Norvegia
Olanda
Polonia
960
Portogallo
Rep. Ceka
Slovacchia
Slovenia
Spagna
Svezia
Svizzera
Ungheria
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Modalità di controllo del Titolo
Le attività di controllo eseguite in Europa per garantire il titolo dei metalli preziosi
sono assai diverse tra loro e derivano da tradizioni e leggi che si sono stratificate nel
corso degli anni ed in qualche caso nel corso dei secoli.
Indifferentemente dal tipo di metallo prezioso, in pratica i meccanismi di controllo
sono di due tipi: controllo a priori e controllo a posteriori (controllo sul mercato).
Controllo a priori
Il controllo a priori è eseguito sui prodotti in metalli preziosi prima dell’immissione sul
mercato ad opera di organismi pubblici o privati autorizzati dallo stato.
Alcuni di questi sono molto antichi; nel lontano 1327 in Inghilterra la Goldsmiths
Guild per decreto reale si assunse l’onere e l’onore della responsabilità del controllo
e punzonatura dei metalli preziosi e ancora oggi a Londra presso il Palazzo degli
Orafi (Goldsmith Hall) sono eseguite le analisi e le punzonature su oggetti in metalli
preziosi. Se non fosse per la proverbiale terzietà di tale ufficio, si potrebbe ipotizzare
un conflitto di interessi…………!
Questi uffici, che per comodità chiameremo tutti Assay Offices, in omaggio ai più
antichi uffici di controllo, che sono quelli inglesi, hanno in realtà nomi e derivazioni
diverse da paese a paese.
Ad esempio, in Portogallo le “Contrasterie” sono due, a Lisbona e a Porto e sono
uffici pubblici. In Francia gli uffici della “Garantie” sono anch’essi pubblici e sono 25.
In Inghilterra gli Assay Offices sono privati e sono quattro: Londra, Birmingham,
Sheffield ed Edimburgo. In Svezia il sistema di controllo e marcatura da parte di un
ufficio terzo è volontario così come in Austria.
In ogni caso la procedura alla quale questi uffici si attengono è a grandi linee la stessa:
dopo l’effettuazione del controllo del titolo, in caso di conformità dello stesso, sono
apposti dei punzoni che indicano il titolo stesso e l’ufficio che ha eseguito il controllo.
Senza punzoni gli oggetti non possono essere immessi sul mercato. Se non
passano attraverso l’Assay Office gli oggetti non sono punzonati.
Il sistema sembra blindato.
In realtà ci sono due caratteristiche che rendono fallibile il sistema.
Inconvenienti del sistema Hallmarking
La prima è che, a detta dello stesso D.W.Evans (Direttore del London Assay Office),
“il numero totale dei pezzi sottoposti a controllo e la gamma del numero di articoli
per lotto rende possibile solo indicare a grandi linee la frequenza delle campionature
e i metodi utilizzati” (1).
Ciò vuol dire in primo luogo che non tutti gli oggetti sono saggiati, ma che è
prelevato dal lotto un campione non statistico; in secondo luogo che i metodi
utilizzati per l’esame del titolo sono diversi.
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Infatti è vero che tutti gli oggetti sono sottoposti a screening, ma l’analisi di screening
è per forza di cose non distruttiva ed è effettuata o con la pietra di paragone o con
la fluorescenza a raggi X.
Senza andare a sottolineare i pregi e i difetti di queste tecniche, per altro molto diverse
e aventi diverso grado di incertezza di analisi, occorre affermare che ambedue i metodi
soffrono di una grave limitazione: effettuano analisi di superficie e quindi non hanno
validità su oggetti cavi, vuoti, elettroformati o ottenuti con tecniche miste.
Per tutti gli oggetti in cui il risultato dello screening sia dubbio, si procede all’analisi
distruttiva effettuata secondo la norma UNI EN ISO 11426/00.
Quando è dichiarato che gli uffici di saggio inglese hanno “hallmarked over 34
million articles in 2002” (2), si fa riferimento al numero di oggetti punzonati, non al
numero di oggetti di cui si ha un risultato certo, proveniente da analisi eseguite
secondo uno standard internazionale.
Non potrebbe essere altrimenti dato che, come ripeto, questo tipo di analisi è
distruttivo e non penso che il mercato potrebbe sopportare la distruzione di 34
milioni di pezzi!
È detto che nessun sistema è perfetto e che in caso di smagliature o di falle
accertate (leggi: in caso di rinvenimento di oggetti marcati regolarmente ma risultati
successivamente non a titolo), gli Assay Offices sono responsabili e rifondono il
danno. Anche qui andando ad indagare si trova che tale realtà è vera solo per alcuni
Assay Offices (esempio Inghilterra) e che in questi casi l’ufficio è pronto a pagare la
differenza tra il metallo prezioso derivante dal titolo punzonato e quello reale. Per
fare un esempio per una collana da 20 grammi punzonata 750‰ che risulti poi
all’analisi a titolo 740‰ viene rifuso un danno pari a 0,2 grammi d’oro!
È chiaro d’altra parte che, per l’azienda che produce a titolo 740‰ invece che a
750‰, ogni 10 chili di collane si ha un risparmio truffaldino di 100 grammi d’oro (circa
1.000 Euro), con grave turbativa del mercato nei confronti dei produttori onesti.
La seconda ragione per la quale il sistema è fallibile è che in molti casi il sistema è
alternativo al controllo sul mercato.
Ciò vuol dire che, in molti dei paesi in cui vige un sistema hallmarking, nessuno
controlla che in vendita al cliente finale vengano posti effettivamente solo oggetti
marcati e quindi garantiti dal sistema, con buona pace delle importazioni illegali o
dei marchi contraffatti.
Controllo sul mercato
In questo caso esiste un ufficio pubblico che assegna il marchio di identificazione al
responsabile della punzonatura del titolo e del marchio di responsabilità che può
essere il fabbricante o l’importatore.
Gli oggetti sono punzonati da questi ultimi e sono immessi sul mercato.
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L’ufficio metrico attraverso i suoi ispettori ha libero accesso presso le aziende di
produzione, commercializzazione e vendita ed effettua controlli sull’esatta
apposizione dei marchi.
Mediante prelievo sugli oggetti finiti e sulle materie prime e successivo invio a
laboratori abilitati per le analisi, viene riscontrata l’effettiva conformità del titolo a
quanto impresso sull’oggetto stesso.
Le analisi vengono esclusivamente condotte in riferimento a norme internazionali e
sono distruttive.
Questo da una parte limita fortemente il numero di pezzi analizzabili ma dall’altra
garantisce il consumatore ed il mercato sull’esatto tenore di metallo prezioso
contenuto nell’oggetto campionato.
Situazione italiana
In Italia nel 1999 è entrata in vigore una nuova legge (3) il cui regolamento
applicativo è entrato in vigore nel 2000.
In tale legge, tra le altre norme con contenuti di novità rispetto alla legge precedente,
viene ulteriormente rafforzata la necessità di controllo dei titoli e dei marchi sul
mercato da parte degli Uffici Metrici, che sono diventati per effetto di leggi precedenti
uffici delle Camere di Commercio.
Alla rete dei 103 uffici metrici presenti sul territorio italiano viene quindi demandato il
controllo effettivo del titolo e della corretta apposizione dei marchi sugli oggetti posti
in vendita. Sempre agli uffici metrici viene demandato lo stesso tipo di controllo su
chiunque venda o commercializzi metalli preziosi puri o sotto forma di semilavorati
nel territorio italiano. Da novembre 2002 è stato messo in atto un ambizioso piano di
campionamento nazionale, che sta controllando percentuali interessanti dei
produttori, per poi passare al commercio ed al dettaglio.
Senza entrare in merito alle percentuali di non conformità del titolo fino ad ora
rilevate e per altro abbastanza modeste, occorre sottolineare come il metallo che più
frequentemente ricorre come “sottotitolo” non è l’oro, come si potrebbe supporre
dato il suo valore, ma l’argento.
Sottotitoli spesso modesti, ma più frequenti negli oggetti di argento che in quelli in
oro, fanno supporre che, nonostante il basso valore della materia prima, ci sia stata
fino ad ora una minor attenzione da parte di alcuni settori della produzione al titolo
dell’argento rispetto a quello dell’oro.
Inconvenienti del sistema di controllo sul mercato
In pratica l’unico inconveniente del sistema utilizzato in Italia per il controllo del
mercato è dato dal relativamente piccolo numero dei controlli distruttivi che possono
essere eseguiti.
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Per dare un’idea, si sta parlando di decine di migliaia di controlli rispetto a milioni di
pezzi in circolazione.
Per incrementare ulteriormente il numero dei controlli, si sta studiando la possibilità
di utilizzare tecniche di analisi non distruttive su determinate e selezionate tipologie
di oggetti, che dovrebbero essere costituiti essenzialmente da lastre o prodotti
ottenuti mediante colaggio a cera persa.
L’effetto che l’inizio dei controlli sta avendo su tutta la filiera produttiva è
enormemente più ampio di quello che i puri numeri potrebbero far pensare.
Passare da una situazione nella quale i controlli erano stati sporadici e numericamente
inconsistenti ad una situazione nella quale vengono eseguite decine di migliaia di
controlli, è paragonabile all’inserimento della patente a punti nel codice della strada.
Maggior autocontrollo, maggiore disciplina nel rispetto delle regole, consapevolezza
dei limiti di legge.
Il maggior supporto a questa accresciuta volontà di controllo è venuto da parte di
tutte le associazioni del settore, che da sempre hanno chiesto una maggior tutela
non solo verso chi non osserva le regole, ma anche verso le importazioni di metallo
prezioso da paesi extra U.E.
Metodi alternativi per la garanzia del titolo
Sia nella legislazione italiana che in quella francese emergono timidi tentativi di
inserire metodi di garanzia del titolo alternativi o di supporto al controllo operato da
parte della Garantie (Francia) o dall’Ufficio Metrico (Italia).
In Francia, la Garantie dà la possibilità alle aziende dotate di sistema di qualità certificato
di punzonare direttamente la merce, riservandosi di controllare l’efficacia di tale sistema.
In Italia le aziende produttrici, su base volontaria e a seguito dell’esito positivo delle
analisi su controlli operati a sorpresa da parte di organismi riconosciuti dalla legge
durante il corso dell’anno, possono ottenere una Certificazione Aggiuntiva del Titolo,
che al momento non è comunque sostitutiva dei controlli ufficiali.
Prospettive future per il controllo europeo del titolo
Come in molti altri campi, anche nel settore dei metalli preziosi esistono in Europa
diversi modi per il controllo delle merci e i diversi metodi vengono applicati da
organismi diversi pubblici o privati.
Questo stato di cose genera spesso doppi controlli all’atto dell’”esportazione “ verso
un altro paese dell’U.E.
Infatti i controlli sono eseguiti nel paese di partenza e anche nel paese di arrivo.
La parola esportazione è stata posta volutamente tra virgolette, dato che
tecnicamente questa si ha solo verso la Svizzera, che non fa parte della U.E.
D’altra parte in Svizzera, nel libretto distribuito dall’Ufficio Centrale del Controllo dei
Metalli Preziosi, Direzione Generale delle Dogane, si legge:
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“All’atto dell’importazione in Svizzera, gli invii contenenti merci assoggettate
all’obbligo del controllo dei metalli preziosi sono annunciati ad uno dei nostri uffici di
controllo. Questi ultimi decidono di volta in volta se il rispettivo invio dev’essere
verificato integralmente o per sondaggio, oppure accettato all’importazione senza
controllo. La stragrande maggioranza dei lavori non sono controllati al momento del
passaggio del confine e il destinatario assume la responsabilità circa la conformità
legale dei lavori che immette successivamente in commercio.”
Come si vede, la decisione se controllare la merce in arrivo oppure no viene
delegata all’ufficio di controllo e si afferma che la stragrande maggioranza dei lavori
non sono controllati al momento del passaggio del confine.
L’attività degli uffici doganali svizzeri serve soprattutto come opera di dissuasione
verso produttori, che, intenzionati a operare in modo disonesto, desistono
dall’intenzione, sapendo che possono incappare in un controllo.
Il passare tra le maglie del controllo Svizzero tutela quindi il consumatore nello
stesso modo in cui verrebbe tutelato da un blando controllo sulla produzione
operato nel paese di origine.
A maggior ragione appare assurdo effettuare tali controlli nel caso in cui non ci sia
confine, data l’affermazione ormai acclarata del libero transito delle merci e delle
persone all’interno della U.E.
In realtà doppi controlli avvengono tra tutti i partner europei con conseguenze sui
tempi e sui costi non più sostenibili dai produttori.
Per ovviare a questo inconveniente, alcuni paesi europei (a oggi 10), dotati di sistemi
simili basati sul controllo “a posteriori”, si sono organizzati dal 1975 in quello che
viene chiamato “Vienna Agreement”.
Secondo tale convenzione, ratificata tra stati, è prevista l’accettazione di articoli
marcati da un Ufficio di Controllo riconosciuto secondo un marchio comune, senza
ulteriori controlli da parte dello stato ricevente.
L’idea è buona, ma ci sono diverse difficoltà: innanzitutto l’accordo non include
paesi dotati di controllo a priori come la Francia, che non vi ha mai aderito, inoltre
esclude di fatto paesi dotati di sistemi di controllo diversi da quello a priori, quali
l’Italia, che è il maggior produttore europeo di oggetti in metalli preziosi.
In ogni caso, anche nel caso che si trascurino i problemi che insorgono anche
all’interno dei paesi aderenti alla Convenzione di Vienna e derivanti da diversi metodi
di campionamento e/o di analisi e/o di incertezza correlata alle stesse, non viene
affrontato il problema della circolazione di marchi falsi e di merce sottotitolo,
introdotta illegalmente all’interno della U.E.
In breve, a parere dello scrivente, quello che servirebbe per migliorare la libera
circolazione delle merci, garantendo ovviamente la tutela del mercato e del
consumatore, sarebbe una Direttiva Europea che armonizzi il settore, indicando
come metodi di analisi i soli metodi normati internazionalmente, e come paritari i
metodi di controllo operati da ciascuno degli stati membri, purché venga rafforzato
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il controllo del mercato ove previsto e facendolo decollare laddove non lo sia, anche
attraverso un bonus di qualità, da riconoscere alle aziende che abbiano intrapreso il
cammino della certificazione da parte terza.
Purtroppo ad oggi tale prospettiva appare tramontata per la ferrea opposizione di
paesi quali l’Inghilterra, l’Irlanda, il Portogallo e la Spagna, che si sono arroccati su
di una supposta miglior opera di salvaguardia del consumatore da parte dei loro
metodi di controllo, rispetto a qualunque altra ipotesi.
Dobbiamo inoltre segnalare che i paesi che entreranno a far parte dell’U.E. hanno
tutti dei sistemi di controllo hallmarking.
In questa prospettiva, il Governo Italiano sta studiando la possibilità di stringere accordi
multilaterali con tutti i paesi che si sono mostrati favorevoli all’idea di una Direttiva.
Bibliografia
1) Gold Tecnology n° 3, gennaio 1991, pag. 3
2) “The Anchor”, inverno 2002/03
3) D.lgs 251/99
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