Rapporto conclusivo

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Rapporto conclusivo
In collaborazione con :
Agenzia Regionale di Sanità (ARS)
Azienda USL 8 Arezzo
Dip.Ingegneria dell’Informazione -Università Di Siena
Dip.Provinciale di Arezzo (ARPAT)
Laboratorio Sanità Pubblica – Area Vasta Sud Est
” STUDIO DI MONITORAGGIO BIOLOGICO PER LA VALUTAZIONE DELLA
POSSIBILE ESPOSIZIONE RESIDENZIALE DA INQUINANTI EMESSI
DALL’IMPIANTO CHIMET
E
STUDIO DI FATTIBILITA’ PER LA VALUTAZIONE DI EFFETTI SANITARI
LEGATI ALLE POSSIBILI ESPOSIZIONI AVVENUTE NEL PASSATO”
Rapporto conclusivo
Firenze, 23 luglio 2008
A cura del Gruppo di lavoro coordinato dall’ISPO (ex-CSPO) costituito da :
Elisabetta Chellini (coordinatore scientifico del progetto), Maria Cristina Fondelli, Patrizia
Legittimo, Sandra Mallone, Adele Seniori Costantini (ISPO, Firenze)
M.Teresa Maurello (ASL 8 Arezzo)
Simone Bartolacci (ARS, Firenze)
Gianfranco Sciarra (Laboratorio Sanità Pubblica – Area Vasta Sud Est, Siena)
Paolo Giambini, Andrea Corti (Dip.Ingegneria dell’Informazione, Università di Siena)
Claudio Bondi (ARPAT, Dip.provinciale di Arezzo)
Si ringrazia per la collaborazione:
Luca Zeffiri (Comune di Civitella in Val di Chiana)
1
INDICE
Introduzione
pag.
3
Il contesto
a) L’azienda CHIMET
b) La pregressa valutazione di ARS e CSPO sui dati correnti relativi
allo stato di salute della popolazione di Civitella in Val di Chiana
“
“
4
4
“
6
Il lavoro svolto nell’ambito della convenzione
“
7
1 - Il contributo alla definizione dei modelli diffusionali
“
7
2 - Revisione della letteratura scientifica sul monitoraggio
biologico di popolazioni esposte a emissioni di inceneritori
a) Le emissioni
b) Il monitoraggio biologico
b.1 – Il MB di popolazioni residenti in prossimità di inceneritori
b.2 – Il MB di addetti agli impianti di incenerimento
“
“
“
“
“
9
9
10
11
12
3 - Proposta di studio di monitoraggio biologico sui residenti
nelle aree di ricaduta degli inquinanti emessi dalla CHIMET
“
14
4 - Valutazione dati di esposizione su altre matrici (biomonitoraggio)
“
15
5 - Valutazione dei dati sanitari
5.a – Leucemie
5.b – Malformazioni congenite e abortività spontanea
5.c – Tumore della lingua
“
“
“
“
16
16
20
23
6 - Fattibilità di uno studio epidemiologico sugli effetti a lungo
termine delle esposizioni alle emissioni CHIMET nella
popolazione residente nelle aree circostanti l’impianto
“
24
Considerazioni conclusive
“
27
Bibliografia
“
29
Allegati:
1. Protocollo dello studio di monitoraggio biologico sui residenti nelle vicinanze
dell’impianto CHIMET
2. Parametri ed elaborazioni per la fattibilità dello studio epidemiologico sugli effetti a
lungo termine nella popolazione residente nelle vicinanze dell’impianto CHIMET
2
INTRODUZIONE
In data 27 marzo 2008, è stata attivata una convenzione tra il Comune di Civitella in Val di
Chiana e il CSPO al fine di effettuare:
-
“una valutazione delle esposizioni della popolazione residente nelle vicinanze
dell’impianto CHIMET
-
nonchè una valutazione degli impatti sanitari di tali esposizioni”.
Il lavoro previsto nell’ambito di questa convenzione doveva essere avviato una volta disponibili
le mappe predisposte dal gruppo di lavoro coordinato dal Prof.Corti dell’Università di Siena di
cui alla “prima fase di modellazione della diffusione e ricaduta al suolo degli inquinanti emessi
dagli inceneritori CHIMET e AISA”, e prevedeva la “predisposizione sia dello studio di
monitoraggio biologico sulle attuali esposizioni ai possibili inquinanti emessi dal locale
impianto Chimet,…, sia di fattibilità dello studio epidemiologico di coorte sulla popolazione ivi
residente”. Già da febbraio si era costituito un gruppo di lavoro di operatori di Enti pubblici
(CSPO, ARS, ASL 8 Arezzo, ARPAT, Università di Siena, Comune) al fine di discutere, fornire
indicazioni e suggerimenti per la predisposizione dei modelli diffusionali. Occorre notare che le
mappe definitive di prima modellazione risultano disponibili solo dal 23 maggio u.s., e pertanto
è stata richiesta (lettera CSPO del 16/6/08 n.prot.0002135) e successivamente autorizzata
(lettera comune di Civitella del 18/6/08 n.prot.11809) una proroga di un mese per la consegna
del presente rapporto in modo che potessero essere inclusi nelle ultime elaborazioni i risultati
sulla distribuzione della popolazione residente nelle aree di mappatura.
Questa relazione riporta il lavoro svolto nel suo complesso nei tre mesi di lavoro, a partire dal 27
marzo 2008. Il gruppo di lavoro poco sopra citato ha definito le necessità di approfondimento
conoscitivo necessarie per rispondere ai due quesiti posti dalla convenzione, ed in particolare ha:
1. contribuito alla definizione dei modelli diffusionali prodotti dall’Università di Siena,
necessari per la identificazione delle aree a maggiore e minore ricaduta degli inquinanti emessi
dall’azienda in esame;
2. valutato la letteratura inerente gli studi di esposizione a inquinanti emessi da inceneritori, con
particolare riferimento a studi su esposizioni a metalli pesanti e diossine;
3. disegnato il protocollo di uno studio di monitoraggio biologico per valutare nella popolazione
residente attorno all’impianto l’esposizione agli inquinanti emessi dall’azienda stessa;
4. discusso sulla opportunità di valutare l’esposizione agli inquinanti emessi dall’azienda tramite
studi di biomonitoraggio (cioè su matrici biologiche animali e/ alimentari);
5. esaminato i dati sanitari relativi alla popolazione residente nell’area di ricaduta degli
inquinanti emessi dalla CHIMET, con particolare attenzione alle leucemie dato il recente
incremento osservato di decessi per questa causa tra i residenti nel comune di Civitella;
6. stimato la fattibilità di uno studio epidemiologico di coorte sulla popolazione residente
nell’area di massima ricaduta degli inquinanti emessi dalla CHIMET.
Il Gruppo di lavoro si è riunito 4 volte a Firenze presso la sede del CSPO a San Salvi: il 29
febbraio, il 19 marzo, il 15 aprile e il 23 maggio 20081.
Qui di seguito, dopo un breve capitolo nel quale vengono riassunte alcune informazioni
sull’azienda in esame, verrà riportato il lavoro svolto sugli aspetti sopra citati e le considerazioni
che sono emerse, tutte discusse collegialmente dal gruppo di lavoro.
1
I verbali sono disponibili c/o la UO Epidemiologia Ambientale Occupazionale, ISPO
3
IL CONTESTO
a) L’azienda CHIMET
Nella frazione di Badia al Pino del comune di Civitella in Val di Chiana è ubicata l’azienda
CHIMET. Attiva fin dai primi anni ’70, si occupa principalmente del trattamento, recupero e
affinazione di metalli preziosi provenienti da rifiuti prevalentemente nel settore orafo ma anche
da altre attività industriali (marmitte catalitiche, catalizzatori esausti, bagni galvanici,
radiografie, ecc.). L'attività nello stabilimento di Badia al Pino inizia il 26/05/1976. Dal 1982 è
in funzione anche una filiale commerciale nel distretto industriale orafo-argentiero di Vicenza
per la commercializzazione dei prodotti finiti. Nel 1984 viene aperto un secondo stabilimento a
Viciomaggio. Da circa 10 anni incenerisce anche rifiuti speciali, pericolosi e ospedalieri. É
iscritta all'Albo Nazionale Imprese Esercenti Attività di Smaltimento Rifiuti.
L’azienda, costruita in una zona agricola, in prossimità dell’autostrada A1, è distante pochi km
da un inceneritore municipalizzato di RSU, ubicato nel comune di Arezzo (AISA). A poca
distanza dall’impianto sono presenti diversi centri abitati (Figura 1).
Figura 1 – Ubicazione dell’impianto CHIMET
l’azienda
Badia al Pino
Pieve al Toppo
Tegoleto
Lo stabilimento CHIMET e le annesse zone di stoccaggio di rifiuti e acque di produzione si
trovano a Badia al Pino. L’attività si estende su una superficie complessiva di 133.300 m2, dei
quali coperti 14.000 m2, pavimentati circa 37.500 m2. La parte restante è costituita da prati,
laghetti e discarica. L’impianto effettua stoccaggio e messa in riserva dei rifiuti da trattare. Sono
presenti una discarica, numerosi forni di fusione e due linee principali di incenerimento con 2
camini di emissione, dotati di sistemi di monitoraggio in continuo dei parametri: CO, CO2,
NOx, SOx HCl, HF, COT, polveri totali, temperatura, umidità e portata. Gli altri inquinanti
normati (PCDDs/Fs, metalli pesanti, IPA) sono misurati semestralmente. A partire dal 1989
l’azienda è autorizzata dalla Regione Toscana, ai sensi dell’art.12 del D.P.R. 24 maggio 1988
n°203, alle emissioni in atmosfera. L’autorizzazione prevede analisi quadrimestrali di
autocontrollo alle quali possono assistere i tecnici del Dipartimento Provinciale ARPAT di
Arezzo, che comunque devono essere preventivamente informati sul calendario dei
campionamenti.
4
Nel marzo 2006 vi è stato un episodio di non rispetto dei valori limite per le emissioni di
diossine/furani, ed in particolare, le rilevazioni dell’ARPAT hanno verificato emissioni di questi
inquinanti superiori di oltre 5 volte il limite massimo fissato dalla legge, come descritto nella
seguente tabella 1, ed in base a queste misurazioni l’impianto di incenerimento settore B
(recupero metalli preziosi) è rimasto chiuso a decorrere dalla metà di luglio 2006 per tre mesi.
Tabella 1 – Concentrazioni di diossine e furani registrati nel marzo 2006 (Fonte: ARPAT).
Rilevazioni effettuate in data Primo
1°, 3 e 14 marzo 2006
campione
DIOSSINE e FURANI
0,4384
ng TEq/Nmc
Secondo
campione
0,5787
Media
0,50855
Limite
massimo
fissato dalla legge
0,1000
Nei mesi successivi il Dipartimento Provinciale di Arezzo di ARPAT ha effettuato un’indagine
dal maggio all’agosto 2006 sulla concentrazione di metalli pesanti e microinquinanti organici
nei terreni circostanti l’impianto2. Sono stati effettuati campionamenti in 5 punti nell’area di
ricaduta delle emissioni dai camini della CHIMET e in 3 punti considerati rappresentativi del
livello di fondo, non interessati da tali ricadute (due nel comune di Arezzo ed uno nel comune di
Marciano della Chiana).
Per quanto riguarda i microinquinanti organici (PCB, diossine/furani ed IPA), tutti le
concentrazioni riscontrate nell’area attorno alla CHIMET risultarono “nei limiti di legge per i
suoli a destinazione residenziale /verde pubblico”. La tabella 2 mostra tali risultati. Lo stesso
dicasi per i 4 metalli pesanti considerati: Cadmio (Cd), Cromo (Cr), Nickel (Ni) e Piombo (Pb)
di cui si riportano i risultati in tabella 3. Nell’area di ricaduta delle emissioni dei camini della
CHIMET non risultava quindi, successivamente all’episodio rilevato di fuoriuscita di diossine,
una deposizione al suolo di tali inquinanti superiore a quella presente nell’area identificata come
non rappresentativa di tali ricadute, e le concentrazioni rilevate risultavano molto inferiori ai
valori limite definiti dalla normativa vigente.
Attualmente sono in corso accertamenti della A.G. su specifiche porzioni di terreni che
risulterebbero essere state interessate nel ’82 a sperimentazioni agronomiche con fanghi
industriali Chimet, gli esiti degli accertamenti non sono ancora disponibili, è stato comunque
attivato dall’azienda un procedimento di bonifica. I terreni in questione non corrispondono a
quelli che sono stati oggetto di campionamento da parte di ARPAT nel 2006.
Tabella 2 – Risultati delle analisi effettuate nel 2006 dei campioni al suolo per
microinquinanti organici (Fonte: ARPAT)
Area di ricaduta delle emissioni
CHIMET:
Media
IC
Area non interessata alle ricadute
(livello di fondo):
Media
IC
Limite DLgs 152/06 per aree
residenziali:
Media
PCDD-PCDF
in ng/kg
PCB totali
in µg/kg
IPA totali
in µg/kg
0,282
0,223 - 0,341
0,832
0,492 - 1,172
6,16
2,2 - 10,1
0,789
-0,761 - 2,338
0,470
0,332 - 0,608
15,63
-11,8 - 43,1
10
60
10000
2
ARPAT: “Controllo della presenza di metalli pesanti e microinquinanti organici nei terreni circostanti la ditta
CHIMET spa – Badia al Pino (Civitella in Val di Chiana, AR)”. Documento disponibile in copia c/o la UO
Epidemiologia Ambientale Occupazionale ISPO
5
Tabella 3 – Risultati delle analisi effettuate nel 2006 dei campioni al suolo per
microinquinanti organici (Fonte: ARPAT)
Cd
in mg/kg
Area di ricaduta delle emissioni
CHIMET:
0,232
Media
IC 0,175 - 0,289
Area non interessata alle
ricadute (livello di fondo):
0,297
Media
IC 0,136 - 0,457
Limite DLgs 152/06 per aree
residenziali:
2
Media
Cr
in mg/kg
Ni
in mg/kg
Pb
in mg/kg
64,6
55 - 74,1
57,3
37,8 - 76,9
12,0
3,9 - 20,2
75,0
38,5 - 111,5
80,0
33,4 - 126,6
31,0
22,6 - 39,4
150
120
100
Recentemente l’azienda ha richiesto l’ampliamento della propria attività produttiva e questo ha
aumentato la preoccupazione dei residenti che abitano vicino all’impianto per i potenziali effetti
sulla salute delle emissioni.
b) La pregressa valutazione di ARS e CSPO sui dati correnti relativi allo stato di salute della
popolazione di Civitella in Val di Chiana
Nell’estate 2007 un Comitato locale ha fatto un esposto alla Magistratura, che ha avviato
un’inchiesta per valutare l’eventuale inquinamento prodotto dalla CHIMET nell’area circostante
l’impianto. Nel contempo, il Sindaco di Civitella in Val di Chiana ha chiesto al CSPO di
valutare lo stato di salute della popolazione residente nell’area in esame, e la IV Commissione
del Consiglio Regionale toscano ha richiesto all’Agenzia Regionale di Sanità (ARS) un’analoga
valutazione.
La relazione dell’ARS3, benché sottolineasse i limiti delle analisi esplorative effettuate sui dati
sanitari correnti di mortalità e morbosità (ricoveri ospedalieri) relativi agli anni 1996-2005, ha
generato ulteriore preoccupazione, come testimoniano i vari articoli apparsi sia sulla cronaca
locale de La Nazione sia sul giornale on-line Arezzo Notizie. La relazione ARS “a carattere
puramente descrittivo e preliminare” evidenziava un eccesso di decessi per leucemie nel
secondo quinquennio 2001-2005 rispetto a quello precedente, 1996-2000. Veniva indicata la
necessità di un approfondimento per capire se tale eccesso, confermato dai dati di
ospedalizzazione, fosse da attribuire ad eventuali esposizioni ambientali; si faceva nel contempo
notare come comunque tali dati fossero relativi all’intera popolazione residente nel comune di
Civitella, non fossero corredati da informazioni sulla storia residenziale e lavorativa e non
consentissero di identificare un tipologia specifica di leucemie.
Analoghe considerazioni sono riportate nelle due comunicazioni inviate al CSPO al Sindaco4: in
questo caso le elaborazioni hanno riguardato i dati di mortalità di un periodo più lungo, anche
precedente all’inizio di attività della CHIMET, dal 1971 al 2006; sono state effettuate presso il
Registro di Mortalità Regionale toscano, che il CSPO gestisce per conto della Regione Toscana.
3
4
Copia del documento è disponibile c/o la UO Epidemiologia Ambientale Occupazionale, ISPO
idem
6
IL LAVORO SVOLTO NELL’AMBITO DELLA CONVENZIONE
1 - IL CONTRIBUTO ALLA DEFINIZIONE DEI MODELLI DIFFUSIONALI
Il Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione dell’Università di Siena in collaborazione con
ARPAT ha effettuato uno studio di modellistica di dispersione atmosferica di microinquinanti
nel territorio circostante l’impianto CHIMET5.
Si è ritenuto utile fornire un contributo di riflessione sulle fonti da esaminare, sugli inquinanti da
mappare nonché sulle varie mappe prodotte, poiché queste rappresentano la base di partenza per
poter identificare la popolazione potenzialmente esposta rispetto a quella non esposta, sia per
l’eventuale studio di monitoraggio biologico (vedi pag.14) sia per quello epidemiologico (vedi
pag.24).
In sintesi per la modellistica sono state considerate le tre seguenti tipologie di microinquinanti :
1. il cadmio (Cd), individuato come marker di riferimento tra tutte le specie catalogate
come metalli pesanti, poiché risulta essere il microinquinante inorganico più
rappresentativo del processo di combustione dei rifiuti;
2. le diossine e i furani (PCDD/F), trattandosi di una categoria di microinquinanti con
elevato grado di tossicità legato al fenomeno del bioaccumulo e in quanto nell’area
oggetto di indagine sono stati riscontrati due episodi di superamento dei limiti di
concentrazione all’emissione per questa categoria di inquinanti presso due differenti
impianti industriali (CHIMET e Del Tongo);
3. le polveri fini (PM10), in quanto costituiscono il principale veicolo di trasporto e
dispersione in atmosfera delle diverse specie di microinquinanti organici ed inorganici
caratterizzanti i processi di termodistruzione dei rifiuti.
Le sorgenti emissive considerate, oltre a quelle iniziali (CHIMET e AISA), sono state:
1. l’impianto termico alimentato a trucioli di legno vergine e trattato dalla ditta Del Tongo,
in località Tegoleto nel comune di Arezzo;
2. l’impianto per la produzione di conglomerati bituminosi della ditta Pavimental, in
località Tuori nel comune di Arezzo;
3. l’impianto della ditta Romana Maceri, in località Tuori nel comune di Arezzo;
4. l’autostrada A1;
5. la strada di grande comunicazione Grosseto - Fano (E78);
6. la strada statale Senese – Aretina (SS73).
Per le tre tipologie di inquinanti il gruppo di lavoro del Dipartimento di Ingegneria di Siena ha
studiato quattro scenari emissivi:
- - lo “Scenario WTE”, rappresentato dall’impianto CHIMET e dal termovalorizzatore
AISA (benché sia le concentrazioni medie annuali sia quelle giornaliere siano risultate
inferiori ai valori limite imposti dalla normativa vigente -DM 60/2002, D.Lgs. 152/07 - e
dalle linee guida sanitarie, sono state tenute in considerazione sia le “condizioni medie”
di funzionamento sia le “condizioni limite” indicate dalle autorizzazioni emissive);
- lo “Scenario IND”, comprendente tutte le sorgenti industriali significative presenti
nell’area in esame (è stato escluso il contributo della ditta Romana Maceri in quanto
risultato così esiguo da considerarlo poco significativo);
5
Università degli Studi di Siena, Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione. “Studio modellistico di dispersione
atmosferica di microinquinanti nel territorio circostante l’impianto CHIMET (Badia al Pino, Arezzo)”. Documento
disponibile c/o la UO Epidemiologia Ambientale Occupazionale, ISPO
7
-
-
lo “Scenario ROAD” contenente la sorgente stradale dell’A1 nel tratto Monte San
Savino-Arezzo, mentre le altre due sorgenti stradali non sono state considerate in quanto
non disponibili i relativi dati di traffico;
lo “Scenario ALL” comprendente tutte le sorgenti emissive considerate nei precedenti
scenari.
Per quanto riguarda le diossine e i furani (PCDD/F), è stato analizzato anche un ulteriore
scenario, che ha tenuto conto dei superamenti dei limiti normativi di concentrazione al camino
verificatisi per i PCDD/F negli impianti della ditta CHIMET e della ditta Del Tongo,
ipotizzando un malfunzionamento protratto per un intero anno.
Sono state quindi costruite mappe di isoconcentrazione media a 3 metri dal suolo, annuali e
giornaliere in termini di 97,08 percentile, oltre che mappe di deposizione media annuale al
suolo.
Dalla relazione si evince che le zone a massimo e minimo carico ambientale sono risultate
essere analoghe per tutti gli inquinanti e per tutte le condizioni di funzionamento degli
inceneritori (medie e limite) considerate, sempre risultati al sotto dei valori limite imposti dalla
normativa vigente, ma il contributo di CHIMET da solo è risultato in grado di definire le aree di
massimo e minimo impatto relative agli impianti di trattamento termico dei rifiuti. La zona
maggiormente caricata dagli impianti di incenerimento è risultata essere l’area comprensiva
dell’abitato di Badia al Pino.
Le zone a massimo e a minimo carico ambientale sono inoltre risultate dipendenti dalla tipologia
di inquinante considerato:
-
le polveri fini sono risultate derivare principalmente dall’autostrada,
-
per quel che riguarda cadmio e il PCDD/F risulta prevalente il contributo delle sorgenti
industriali ed in particolare il contributo della CHIMET. Specialmente per il cadmio il
contributo della CHIMET sovrasta di gran lunga l’apporto alle concentrazioni di
inquinanti di tutte le altre sorgenti industriali e pertanto il cadmio può essere considerato
il tracciante principale delle emissioni dell’Azienda.
Le mappe ottenute utilizzando i dati sul cadmio sono state considerate per definire l’area di
residenza della popolazione potenzialmente esposta sia per lo studio di monitoraggio biologico
sia per la fattibilità dello studio epidemiologico. Per quest’ultimo, sono state comunque
successivamente considerate anche le mappe prodotte con i dati sulle diossine per l’interesse a
questo specifico inquinante.
8
2 - REVISIONE DELLA LETTERATURA SCIENTIFICA SUL MONITORAGGIO
BIOLOGICO DI POPOLAZIONI ESPOSTE A EMISSIONI DI INCENERITORI
Qui di seguito viene riportata una sintesi della revisione di letteratura effettuata. Un rapporto più
dettagliato, curato da Fondelli, è disponibile c/o la UO Epidemiologia Ambientale
Occupazionale, ISPO.
a) Le emissioni
La letteratura internazionale fornisce indicazioni sui “principali” inquinanti contenuti nelle
emissioni che sono emesse dai camini degli inceneritori, e che si ritrovano nelle ceneri residue e
nelle acque di processo. Le emissioni totali comprendono oltre le emissioni gassose dal camino,
che si disperdono nell’atmosfera, le emissioni diffuse, fuggitive ed eccezionali (Figura 2). Come
scarti rimangono le ceneri pesanti e leggere (che devono essere smaltite come rifiuti) e le acque
di scarico di lavaggio (che devono essere trattate prima di essere immesse negli scarichi). Le
emissioni diffusive e fuggitive hanno perlopiù un impatto all’interno dell’impianto. Le emissioni
del camino e quelle eccezionali, sono quelle che maggiormente espongono i residenti perché
sono disperse a livello di scala locale e regionale.
Figura 2 – Le emissioni degli inceneritori
EMISSIONI AI CAMINI
(in fase di esercizio normale)
+
EMISSIONI TOTALI
EMISSIONI DIFFUSE e FUGGITIVE
(in fase di esercizio normale)
+
EMISSIONI ECCEZIONALI
E’ da sottolineare che la composizione quali – quantitativa delle emissioni non è costante nel
tempo e dipende da caratteristiche impiantistiche, dalla conduzione dell’impianto: dalla capacità
di abbattimento e di trattamento degli effluenti, dalla fase (avvio ecc..), dalla stabilità delle
condizioni operative del processo e dall’alimentazione (tipo di rifiuto, tipo di contaminazione, %
di alogeni e dei precursori di microinquinanti nei rifiuti che alimentano il forno). Dalla
letteratura emerge che gli impianti che funzionano su 24 ore sono meno inquinanti di quelli che
funzionano per tempi ridotti. Gli inceneritori più vecchi hanno inquinato di più perché dotati di
sistemi di abbattimento più scadenti e perché hanno funzionato in periodi in cui VLE erano
meno stringenti, i controlli scarsi, e le metodiche analitiche per la determinazione dei
microinquinanti meno sensibili.
I normali costituenti delle emissioni al camino sono i prodotti di combustione completa del
materiale organico bruciato (principalmente acqua, CO2, NOx, SO2, NH3, HX), e prodotti di
9
combustione incompleta (Polveri fini, CO, NMVOC, VOC es. benzene, cloroformio,
tetracloroetilene, 1,1,1-tricloroetano, toluene, cloruro di metilene, SVOC, metalli pesanti es. i
più pericolosi: Sb, As, Ba, Be, Cd, Cr (VI), ,Pb, Hg°, Hg (II), Ni, Ag, Tl, Zn; e i microinquinanti
organici: IPA, Nitro-IPA, PCBs, PBDEs, PCNs, PNBzs es. 1,3-dinitrobenzene, 2,4dinitrotoluene, 2,6-dinitrotoluene, nitrobenzene, e pentacloronitrobenzene) (Jay,1995; Rowat,
1999; Rushton,2003; Singh,2007). Le PCDD/Fs e P(F,Br,S)DD/Fs analoghe e miste sono
sottoprodotti indesiderati dei processi di combustione, sono ubiquitarie e sono considerate
contaminanti globali. Le PCDD/Fs e i PCBs sono molto tossici e persistenti nell’ambiente,
soggetti a fenomeni di trasporto che possono interessare anche grandi distanze e che, attraverso
la catena alimentare, tendono ad accumularsi nei sedimenti, nel suolo e nel tessuto grasso degli
organismi viventi compreso l’uomo. Sono considerate sostanze che alterano i meccanismi
endocrini.
b) Il monitoraggio biologico
E’ stata effettuata una revisione della letteratura scientifica sul monitoraggio biologico di
popolazioni esposte ad emissioni di inceneritori. Particolare attenzione è stata posta alle
emissioni di diossine, perché tossiche e alcune cancerogene, caratterizzate da una lunga
persistenza nell’ambiente e da un loro possibile impatto, attraverso la catena alimentare, sulla
salute anche di popolazioni residenti in aree più lontane dalla loro emissione. Nella tabella 4
sono riportati in sintesi i risultati degli studi sulle diossine.
Per ottenere informazioni sui livelli di esposizione, il Monitoraggio Biologico (MB) è spesso la
scelta migliore in quanto consente di disporre di dati che riflettono la dose assunta dall’uomo
attraverso tutte le vie di penetrazione. Il MB assume un valore particolarmente significativo
quando sono ben note le relazioni tra dosi esterne, dosi interne ed effetti sulla salute. Se sono
note soltanto le relazioni tra dosi esterne e interne, lo xenobiotico (sostanza tal quale o un suo
metabolita in matrici biologiche) può essere usato solo come indice di esposizione. Il MB è
considerato attualmente il miglior mezzo per determinare il carico corporeo di sostanze che si
bio-accumulano es. i Contaminanti Organici Persistenti (POPs) (Needham,2007). Nonostante sia
cresciuta l’attenzione per l’attuale rischio per la salute umana associata agli attuali livelli di
esposizione a POPs, la stima dell’esposizione è però particolarmente complessa per quelle
miscele come es. PCBs, costituiti da decine di diversi congeneri a differente, e non sempre
adeguatamente caratterizzata, attività tossicologica. La stima corretta delle dosi assorbite
necessita infatti di conoscenze adeguate sul metabolismo e sulla farmacocinetica della sostanza,
sull’uomo e/o sugli animali da esperimento. Tali dati risultano utili per la scelta della matrice
biologica e delle modalità di campionamento.
A differenza degli studi epidemiologici sugli effetti sulla salute degli inceneritori che sono stati
oggetto di estese rassegne bibliografiche (es.: Rushton,2003; Franchini,2004), per il
monitoraggio biologico di esseri umani non si sono trovate analoghe rassegne bibliografiche ma
articoli originali, atti di convegni e rapporti ministeriali. Non sono stati considerati gli studi sugli
effetti sanitari, qualora non riportassero dati di monitoraggio biologico.
Sugli effetti sanitari su popolazioni residenti attorno ad inceneritori si ricorda che dalle recenti
revisioni di letteratura emerge che effetti sanitari sono stati identificati solo per impianti vecchi
(c.a. 1970-80), e non per gli impianti di nuova generazione (termo-valorizzatori o inceneritori in
conformità con la Direttiva 2000/76/CE e il D.Lgs. 11 maggio 2005, n. 133 “Attuazione della
direttiva 2000/76/CE, in materia di incenerimento dei rifiuti”) (Report WHO,2007, Rapporti
ISTISAN: n.50 del 2007 “Impatto sulla salute dei siti inquinati: metodi e strumenti per la ricerca
e le valutazioni” e n.19 del 2006 "Indagini epidemiologiche nei siti inquinati: basi scientifiche,
procedure metodologiche e gestionali, prospettive di equità”).
La ricerca dei lavori scientifici è stata effettuata in INTERNET tramite MEDLINE e TOXNET o
con ricerca libera con i normali motori di ricerca per il periodo 1/1/2000-31/12/2008. Per la
10
ricerca sono stati selezionati tutti i lavori più recenti e pubblicati in preferenza tra il 2000 e il
2008 su riviste nazionali o internazionali. Si sono considerati anche lavori più vecchi se ritenuti
interessanti. La lista di articoli esaminati comprende 132 referenze riguardanti inceneritori
alimentati con varia tipologia di rifiuti e livelli di marker biologici di esposizione o di effetto in
diverse matrici biologiche umane (principalmente: sangue, urina, latte materno, tessuti da
autopsie, capelli, cordoni ombelicali, aria in zona respiratoria ecc..).
La rassegna cita lavori pubblicati tra il 1992 e il 2008, 56 riguardanti lavoratori di inceneritori,
64 residenti in prossimità di inceneritori e 10 su residenti e soggetti esposti professionalmente.
Quattro lavori riguardano inceneritori localizzati in Italia ed in particolare 2 riguardano realtà
toscane (De Felip,2008)
La maggior parte degli studi riguarda inceneritori di vecchia generazione attivi da anni, alcuni in
fase di saltellamento o chiusi e spesso in presenza di altre fonti di inquinamento di tipo
industriale ad es. acciaierie.
Interessanti sono gli studi eseguiti in Spagna e Portogallo che rappresentano esempi di come
mettere a punto ed eseguire programmi di sorveglianza sanitaria ed ambientale di inceneritori.
Solo 7 lavori su 132 hanno riguardato attività di riciclaggio dei metalli. Negli anni 2007-2008
sono stati pubblicati i primi lavori riguardanti livelli interni di PBDEs e diossine in relazione ad
una nuova tipologie di rifiuti: gli e-waste (computers, chips, telefonini, schede telefoniche ecc.)
in nuove attività di trattamento consistenti nel recupero di metalli preziosi in cicli produttivi
simili a quello della CHIMET anche se condotti in Paesi dove sono presenti scarsi controlli
occupazionali e ambientali. Lo studio più vecchio trovato, che ha riguardato i residenti in
prossimità di un impianto di recupero di metalli, è quello di Ewers del 1996.
b.1 – Il MB di popolazioni residenti in prossimità di inceneritori
Gli studi su popolazioni residenti, non coinvolte in incidenti industriali, ma potenzialmente
esposte alle normali emissioni degli inceneritori in quanto residenti in prossimità ad impianti di
incenerimento hanno focalizzato l’attenzione principalmente sugli hazards che si accumulano
nell’uomo: metalli pesanti (principalmente: As, Be, Cd, Ni, Pb, Hg) e “diossine”
(principalmente: 17 congeneri PCDD/Fs + PCBs diossina simili). Gli studi di monitoraggio
biologico che hanno valutato i livelli di carico corporeo di metalli hanno riguardato soggetti
sensibili quali bambini e adolescenti, utilizzando varie matrici di facile reperibilità e ottenute
con metodi indolori come sangue del cordone ombelicale, capelli e urine e solo per gli
adolescenti si sono utilizzati anche campioni di sangue.
In genere il carico corporeo per le diossine è stato sempre valutato utilizzando sangue, tessuto
adiposo da autopsie o latte materno. Il prelievo del campione è in genere accompagnato da
accurati questionari che pongono domande su età, BMI, fumo, indicatori di classe sociale e/o
reddito, titolo di studio, storia lavorativa, hobby, attività fisica, alimentazione. Per le donne sono
in genere anche richieste informazioni sul numero di gravidanze e sul tipo e durata
dell’allattamento.
Gli studi pubblicati sono stati eseguiti principalmente dall’inizio del 2000 fino ad oggi. La
numerosità del campione di popolazione non è mai molto alta (20-138 soggetti se si esclude
alcuni studi in Taiwan c.a. 1700 persone): ciò dipende dalla difficoltà di trovare persone disposte
a donare c.a. 60 -150 ml di sangue per indagini individuali, una minore quantità se l’indagine si
affida a analisi pool. I soggetti reclutati sono spesso volontari trovati tra i donatori di sangue; a
volte invece per incentivare l’adesione allo studio si ricorre al pagamento di un contributo. Gli
studi di preferenza hanno riguardato inceneritori industriali oppure vecchi impianti municipali di
incenerimento rifiuti.
La maggior parte degli studi non evidenza un aumento del carico corporeo diossine nei residenti
in prossimità di inceneritori (es. Chen,2004; Agramunt,2005; Reis,2007), altri hanno trovato che
l’incremento poteva essere correlato al consumo di alimenti prodotti localmente (Fierens,2007).
11
In Italia è stata effettuata un’indagine sui livelli d’esposizione a diossina, per conto del
Ministero della Sanità, dopo la scoperta di un eccesso di sarcomi dei tessuti molli tra i residenti
nelle vicinanze di Mantova, eccesso imputato alle emissioni del locale impianto petrolchimico
che aveva smaltito rifiuti tossici, scorie e sottoprodotti di lavorazione di un inceneritore.
Di particolare interesse è anche il lavoro di De Felip (2008): l’obiettivo dello studio era
caratterizzare l’attuale esposizione di PCDD/Fs, co-PCBs e metalli pesanti (Cd, Hg, Pb, V e Zn)
nella popolazione residente potenzialmente esposta (distanza<3 Km) rispetto ad una popolazione
residente a distanze maggiori. Lo studio ha riguardato il monitoraggio ambientale (latte bovino
ed ovino e foraggi coltivati nelle zone in studio) ed uno studio di monitoraggio biologico: non
sono stati trovati superamenti dei valori di riferimento per i metalli ad eccezione del Hg in una
località a distanza maggiore.
b.2 – Il MB di addetti agli impianti di incenerimento
Lo studio dell’esposizione interna di soggetti professionalmente esposti rimane scarso nelle
realtà europee, mentre risulta più attenta in Asia, in paesi come Giappone, Taiwan e Corea.
Oltre alle misure dirette dei livelli di esposizione in zona respiratoria di lavoratori di
inceneritori, gli studi monitoraggio biologico recenti hanno dato indicazioni sui principali rischi
all’interno dell’impianto, identificando mansioni e lavori, sia in condizioni di normale marcia e
per lavori temporanei (es. durante la manutenzione straordinaria con lavoratori temporanei –
Shih,2006), durante lo smantellamento di impianti obsoleti o più a rischio svolti all’interno del
perimetro aziendale (es. Kitamura,2000), nonchè tecniche migliori per la protezione ambientale
e individuale. In genere la popolazione studiata è quella maschile. Inoltre gli xenobiotici
ricercati contemporaneamente nelle matrici biologiche sono molteplici e non si limitano a
xenobiotici persistenti o che si accumulano come invece accade in genere negli studi di
monitoraggio biologico su residenti.
12
Tabella 4 - Livelli di diossina trovati in studi di monitoraggio biologico.
Inquinante
PCDD
PCDF
PCDD/Fs (17)
Esposti
(ppt or pg TEQ/g lipidi)
12.9
4.9-27-7
12.4
2.8-43.4
18.7
11.9 (6.4)
3.14 (5.75) lavoratori
11.9(6.4)
13.41 lavoratori
14.59
(6.82 - 33.49)
38 (Tumide)*
5-71
24 (Pont-de-Loup)
11-113
26.7
13.4-84
26.7 lavoratori (Baseline
1999)
16.9 lavoratori (survey 2000)
19.2 lavoratori A
11-26.4
28.8 lavoratori B
17-54.1
23.4 lavoratori C
13.5-33
22.8 lavoratori I
13.1-38.8
30.7 lavoratori II
14.9-57.6
22.8 lavoratori III
11.1 - 35.8
85 lavoratori (poco esposti)
115 lavoratori (esposti)
346 lavoratori molto esposti
Controlli
(ppt or pg TEQ/g lipidi)
-
Media
Sesso
Età
Rif.
M
25-57
94
M
25-57
94
M
M
43
20-65
30
53
59
53
-
21-80
22/23
-
23-58
20
-
A
R
A
R
A
A
G
A
Med
A
R
G
R
G
R
A
R
A
-
18-40
81
22.9 A
12.1-37.8 A
24.5 B
17.5-48.7B
23.6 C
11.3-40
16.4 I
10.9-24.3
20.2 II
12.1-30.3
24.9 III
20-31.6
46 lavoratori non -esposti
A
A
R
A
R
A
R
A
R
A
R
A
R
A
M
35-65
42
M
24-59
44
19
11.2 (4.8)
8.04(3.12) (d=300 m)
11.2 (4.8)
24
5-71
-
M
M
45
A
A
49.1 lavoratori dopo 1 mese
18.4
A
di fine esposizione
16.1-24.4
45.7-53.3
R
29.4 lavoratori dopo 16 mesi
A
di fine esposizione.
24-34.3
R
PCDD/Fs (17) +
54.8
19.9
Med
co-PCB (4)
68.3
21.0
A
49 (Tumide)*
31
G
9-145
7-100
R
31 (Pont-de-Loup)
G
13-133
R
PCDD/Fs + co38.9
A
PCB
10.8-97.8
R
PCDD/Fs (17)
26.7 lavoratori 1999
A
16.9 lavoratori 2000
A
10.0 lavoratori 2001
A
10.3 lavoratori 2002
A
27.0 1998
A
14.8 - 49.0
R
15.7 2002
A
* significativo; A = media aritmetica, R= range, G= media geometrica, Med= mediana, M=maschi
M
26 - 64
41
-
18-85
64
-
22/23
M
25-57
94
M/F
-
1
13
3 - PROPOSTA DI STUDIO DI MONITORAGGIO BIOLOGICO SUI RESIDENTI
NELLE AREE DI RICADUTA DEGLI INQUINANTI EMESSI DALLA CHIMET
Un sottogruppo di lavoro composto da Maurello della ASL 8 Arezzo, Sciarra e Aprea del
Laboratorio di Sanità Pubblica dell’Area Vasta (AV) Sud-Est, e Fondelli dell’ex-CSPO (ora
ISPO) hanno valutato l’opportunità di effettuare un monitoraggio biologico nella popolazione
residente nell’area di ricaduta delle emissioni dell’impianto, esaminando:
- gli indicatori più utili e agili da rilevare;
- la disponibilità delle metodiche per tale indagine;
- la disponibilità di ottenere analoghi dati su una popolazione residente in un’area non
interessata da tali ricadute (popolazione di controllo);
- le modalità di raccolta dei campioni biologici (sangue e urina);
- le modalità di raccolta delle informazioni su stili di vita ed eventuali esposizioni presenti e
pregresse agli inquinanti monitorati.
In sintesi, è stato deciso di effettuare uno studio di monitoraggio biologico su adulti maschi
donatori di sangue residenti in parte a Civitella in Val di Chiana e in parte in un’altra area non
caratterizzata da impianti di combustione (nel Casentino a Badia Prataglia).
Il protocollo dello studio è riportato in dettaglio nell’allegato 1.
I principali obiettivi dello studio sono :
-
di determinare gli attuali livelli di alcuni indicatori di esposizione a metalli pesanti, VOC
e IPA considerati nelle matrici biologiche di un campione di persone residenti nelle
vicinanze della CHIMET e confrontarli con quelli della popolazione di controllo abitante
nella zona identificata come zona di controllo per determinare se sono significativamente
più elevati, aggiustando per una serie di variabili legate alle condizioni e stili di vita;
-
di effettuare confronti con i risultati di analoghi studi toscani (es: studio ISS effettuato
nella zona di Scarlino, studio Lucca), e per ogni analita e matrice fare il confronto con
valori di indici biologici di esposizione e di riferimento (popolazione generale italiana,
generale toscana, generale aretina ed altre popolazioni se disponibili) e di altri valori di
riferimento disponibili nella letteratura scientifica.
Lo studio della durata di circa 1 anno avrà inizio nell’agosto 2008 e sarà effettuato utilizzando
risorse interne della ASL 8 Arezzo. Le analisi di laboratorio saranno effettuate presso il
Laboratorio di Sanità Pubblica dell’Area Vasta Sud-Est.
14
4 - VALUTAZIONE DATI DI ESPOSIZIONE SU ALTRE MATRICI
(BIOMONITORAGGIO)
Gli impianti di trattamento rifiuti, e gli inceneritori in particolare, sono oggetto del fenomeno
“NIMBY” (Not In My Back Yard) poiché frequentemente la popolazione residente nelle
prossimità manifesta preoccupazione per i potenziali effetti sulla salute e sull’ambiente delle
emissioni degl’impianti e si lamentano dei disagi associati all’aumento di odori molesti, del
traffico pesante e del rumore.
La sorveglianza ambientale nelle aree esterne limitrofe agli impianti di incenerimento e
programmi di monitoraggio ambientale sono comunemente utilizzati per il controllo delle zone
di ricaduta a potenziale rischio di inquinamento. In genere, data la facilità di raccolta e
conservazione, i vegetali destinati o meno al consumo, come foglie di alberi, muschi, licheni
epifiti, sedimenti e suolo sono le principali matrici utilizzate. Spesso sono monitorate anche
matrici biologiche provenienti da esseri viventi non umani (es. fauna selvatica locale come
pesci, molluschi, roditori, invertebrati ecc.), alimenti prodotti da animali allevati nella zona in
studio (latte di mucca e/o pecora, formaggio, uova, pollame), o alimenti vegetali prodotti nella
zona di interesse. Suoli e vegetali sono in genere usati come matrici di accumulo per esposizioni
di breve o di lungo periodo. Il biomonitoraggio è efficiente se gli animali sono allevati allo stato
brado o almeno, nel caso di animali allevati in batteria al chiuso, se alimentati con foraggi e
mangimi prodotti localmente.
Per quanto riguarda l’area in esame, risulta che la CHIMET ha provveduto autonomamente al
bio-monitoraggio di vegetali coltivati dentro il perimetro dell’azienda e ha eseguito in
collaborazione con l’Università di Perugia nel 1999 un’analisi dei campioni suolo per valutare
l’inquinamento da metalli pesanti. Si ricorda inoltre l’indagine effettuata nel maggio-agosto del
2006 da ARPAT-Dipartimento di Arezzo per la determinazione di metalli pesanti (Cd, Cr, Ni,
Pb), diossine ed IPA in campioni di suolo in prossimità dell’impianto e nell’area dell’abitato di
Badia al Pino. Di questa indagine è già stato riferito a pag. 5 del presente rapporto.
Ulteriori indagini ambientali sono in corso da parte della Magistratura e, da notizie riportate
dalla “La Nazione”, risulta in particolare che le analisi dei primi campioni (suolo dell’impianto,
olivo, broccoli, cavoli verde e nero) prelevati in un campo vicino alla CHIMET nella prima
ispezione a sorpresa della Forestale, il 20 febbraio 2008, ed esaminati presso l’Università di
Siena sotto la direzione del Prof. Focardi, abbiano rilevato tracce di metalli pesanti, ma che
queste non fossero tali da rappresentare un pericolo per la salute umana.
Il gruppo di lavoro ha perciò ritenuto opportuno non procedere a mettere a punto nuove indagini
di biomonitoraggio ma attendere i risultati di quelle in corso.
15
5 - VALUTAZIONE DEI DATI SANITARI
Alla luce dei risultati delle prime elaborazioni effettuate da ARS e CSPO, il sottogruppo che ha
lavorato sugli eventi sanitari ha deciso di approfondire tre argomenti specifici:
- l’eccesso di leucemie riscontrato nel 2000-2004;
- valutare i dati relativi alle malformazioni congenite registrate dal Registro regionale delle
malformazioni congenite ed i dati sulla abortività spontanea desumibili dai flussi correnti di
ricovero;
- ed infine avviare un approfondimento sui tre casi di decesso per tumore della lingua, tutti
osservati in donne.
5.a - Leucemie
Sono stati esaminati tutti i casi di decesso per leucemia identificati presso il Registro di
Mortalità Regionale (RMR) occorsi dal 1995 al 2006 e tutti i casi individuati sull’archivio delle
Schede di Dimissione Ospedaliera (SDO) dal 1995 al 2005 che al ricovero presentavano una
diagnosi principale o secondaria di leucemia. In totale sono stati oggetto di approfondimento: 16
casi desunti dal RMR e 13 casi desunti dalle SDO. Per tutti casi, sono state recuperate e
visionate le cartelle cliniche al fine di valutare la diagnosi in dettaglio e l’anno effettivo di
incidenza. Qualora non fossero identificate cartelle cliniche relative a ricoveri dei soggetti in
esame, sono stati interpellati i loro medici curanti. Solo per un caso, il n.11, non è stato possibile
raccogliere ulteriori informazioni rispetto a quelle desunte dal certificato di decesso, in quanto,
benché residente in Civitella, non risultava iscritto all’anagrafe assistiti, né risultavano a suo
nome ricoveri negli anni per i quali erano disponibili dati di ricovero.
Alla luce delle ulteriori informazioni sanitarie raccolte 6 casi sono stati esclusi dalla casistica
finale. I motivi di esclusione sono i seguenti:
1)
per residenza da troppo poco tempo rispetto alla diagnosi o decesso: il n.3 residente a
Civitella in Val di Chiana da solo 3 mesi rispetto alla data di decesso;
2)
perché affetti da patologie diverse dalle leucemie:
1)
-
il n.27 affetto da mieloma multiplo,
-
il n.20 affetto da Malattia di Waldestrom diagnosticata nel 1995,
-
il n.29 affetto da un disordine genetico autorecessivo;
per trattamenti terapeutici scatenanti:
-
il n.7 : LMA M1 , successiva a trattamento chemio-radioterapico per astrocitoma
cerebrale;
-
il n.12: LMA successiva a trattamento radioterapico per neoplasia prostatica;
La tabella 5 che segue riporta la casistica finale rivista, composta da 23 casi, per anno di prima
diagnosi così come risulta dalla documentazione raccolta.
16
Tabella 5 - I casi esaminati per anno di prima diagnosi nota
ID
Sesso
Anno
di
nascita
Anno di
incidenza
Anno di
decesso
Età alla diagnosi
o al decesso
Diagnosi
Attività lavorativa
Frazione di
residenza
21
M
1936
1995
-
59
Leucemia a cellule capellute
Viciomaggio
1996
55
Sindrome mieloproliferativa –
mielofibrosi con componente
ipereosinofila
Alla diagnosi:
in pensione
Al decesso:
artigiano
10
M
1941
5
M
1918
2000
82
LLC Tipo B
8
M
1926
1998
72
LLC
20
M
1948
1999
-
51
LMC
6
F
1930
2000
2001
70
LLA
15
M
1921
2000
2002
81
LLC
14
M
1920
2000
2003
83
Leucemia a cellule capellute
19
M
1924
2000
-
76
LLC
26
F
1911
2000
-
89
LMC
16
M
1921
2001
2003
80
Sindrome mielodisplastica
17
F
1918
2001
2006
83
LM
1998
Cornia
Oliveto
Al decesso:
agricoltore +
vendita e trasporto
di gasolio da
riscaldamento
Alla diagnosi:
in pensione
Al decesso:
in pensione
Al decesso:
in pensione
Ciggiano
Viciomaggio
Tegoleto
Tegoleto
Badia al Pino
Alla diagnosi:
in pensione
Alla diagnosi:
in pensione
Al decesso:
in pensione
Alla diagnosi:
in pensione
Tegoleto
Tegoleto
Ciggiano
Pieve al Toppo
17
Tabella 5. (continua)
n caso
Sesso
Anno
di
nascita
11
F
1
Anno di
incidenza
Anno di
decesso
Età alla diagnosi
o al decesso
Diagnosi
Attività lavorativa
Frazione di
residenza
1911
2001
90
M
1918
2001
83
LMA
22
F
1963
2002
-
39
Sindrome proliferativa
cronica/sindrome di Budd-Chiari
Badia al Pino
9
F
1916
2003
2003
87
LLC
Badia al Pino
24
M
1922
2003
2005
81
LLC tipo B
2
M
1914
2005
91
4
M
1936
2005
69
LMA
(diagnosi di Sindrome.
mieloproliferativa nel 1995)
LMC dal ? -Decesso per LLA
25
M
1914
2005
-
91
LMC
23
F
1933
2005
2005
72
LLC
13
M
1941
2006
2006
65
LMA
Nel 2002 diagnosi di Linfoma non
Hodgkin centrofollicolare 2° stadio
18
M
1964
2006
-
42
LMC
Tegoleto
Al decesso:
in pensione
Badia al Pino
Alla diagnosi:
in pensione
Al decesso:
in pensione
Civitella
Lucidatore
Tegoleto
Alla diagnosi:
in pensione
Alla diagnosi:
in pensione
Al decesso:
in pensione
Tegoleto
Alla diagnosi:
barista
Pieve al Toppo
Pieve al Toppo
Tegoleto
Badia al Pino
18
Riguardo ai 12 anni di osservazione occorre considerare che solo dal 1997 sono disponibili dati di
buona qualità sui ricoveri ospedalieri e che questi sono stati potuti esaminare fino al 31/12/2005,
mentre per la mortalità i dati erano disponibili al momento dello studio dal 1987 al 2006. Da ciò
consegue una limitazione nella individuazione dei casi nei primi 2 anni (1995-1996) e nell’ultimo
anno (2006) di osservazione.
I la tabella 6 mostra la distribuzione dei casi per anno di prima diagnosi, così come desunta dai
documenti esaminati.
Tabella 6 - Distribuzione dei casi di leucemia tra
i residenti nel comune di Civitella per anno di
diagnosi
Anno
1995
1996
1997
1998
1999
2000
2001
2002
2003
2004
2005
2006
Totale
N. casi
1
1
2
1
5
4
1
2
4
2
23
I casi sono per la grande maggioranza evidenziati in soggetti di età avanzata: 3 casi in età inferiore
ai 54 anni (13,1%), 2 tra i 55 e i 64 anni (8,7%), 5 tra i 65 ed i 74 anni (21,7%), 8 tra i 75 e gli 84
anni (34,8%) e 5 in età uguale o superiore agli 85 anni (21,7%).
Dalle informazioni desunte sulle cartelle cliniche finora recuperate emergono alcuni aspetti:
1) si nota una certa tendenza all’aumento nel numero dei casi nel Comune. Si ricorda che anche nel
comune vicino di Monte San Savino da un primo esame della mortalità/ricoveri da parte di ARS
emergeva un aumento della casistica nel periodo 2001-2005 rispetto al quinquennio precedente.
L’aumento della casistica nel suo complesso solo in parte è da attribuire all’invecchiamento della
popolazione. Dato comunque che alla voce leucemie vengono inseriti casi anche molto diversi tra
loro si è ritenuto opportuno valutare se vi fosse un andamento temporale in crescita per un
particolare istotipo. La grande eterogeneità nella casistica, così come desunta dalla documentazione
esaminata non consente però di effettuare una tale valutazione. Vi sono infatti:
-
7 casi di Leucemia Linfatica Cronica (LLC),
-
5 casi di Leucemia Mieloide Cronica (LMC),
-
3 caso di Leucemia Mieloide Acuta (LMA),
-
3 casi di sindrome mieloproliferativa ,
-
2 casi di leucemie a cellule capellute,
-
1 caso di Leucemia Linfatica Acuta (LLA),
19
-
1 caso di Leucemia mieloide (LM),
-
1 non definito in base alle informazioni raccolte e disponibili.
2) Si osservano due casi di una forma molto rara di leucemia (leucemia a cellule capellute) che
necessita di essere discussa con un esperto in ematologia.
3) Riguardo alla residenza dei casi al momento della morte o del primo ricovero non risultano
insolite concentrazioni nell’area di massima ricaduta degli inquinanti dalla CHIMET (5 dei 23 casi
risultano residenti nella frazione di Badia al Pino). E’ comunque necessario un approfondimento
sulla storia residenziale dei casi per escludere che vi siano ulteriori casi da attribuire ad esposizioni
nell’aerea in esame.
Non è stato infine possibile esaminare i dati dell’archivio della farmaceutica in quanto non risultano
ad oggi disponibili indicatori specifici che possano far identificare casi a partire da questa banca
dati.
5.b - Malformazioni congenite e abortività spontanea
I bambini, in generale, e ancora più quando sono nella fase fetale, si reputa siano più vulnerabili
degli adulti agli insulti provenienti dal mondo esterno. L’esposizione a tossici ambientali in
momenti critici della crescita, quale quella in utero, possono esitare in deficit e alterazioni strutturali
e funzionali tali da determinare danni sia a breve che a lungo termine sulla salute. Malformazioni
congenite sono riscontrabili nel 3-6% dei nati. Per molti di questi difetti non sono note le cause; una
proporzione importante è legata a fattori genetici ed una più piccola è legata a fattori esterni in
senso lato (uso di farmaci, alcool, fumo, caffeina, radiazioni ionizzanti, sostanze chimiche,
infezioni, ecc.), anche di tipo strettamente ambientale (intossicazione da CO, metilmercurio,
piombo, PCB, ecc). L’occorrenza di aggregazioni insolite geografiche e/o temporali di
malformazioni congenite e di aborti spontanei è quindi considerato un indicatore di possibili
esposizioni ambientali di una certa rilevanza.
E’ stata quindi preliminarmente effettuata una valutazione della prevalenza di malformazioni
congenite e di abortività spontanea tra i residenti nel comune di Civitella al fine di valutare se si
fossero verificati eccessi di tali eventi. Si sottolinea che una tale valutazione è sempre esplorativa ed
è seguita, nel caso si evidenzino eccessi, da un più approfondito studio su eventuali nessi di
causalità con l’esposizione a sostanze teratogene che tenga in debita considerazione i livelli di
esposizione, la durata e il periodo fetale di esposizione.
5.b1 – Malformazioni Congenite
Sono state richieste informazioni sui casi con malformazioni congenite registrati dal Registro
Toscano dei Difetti Congeniti relativi a nati nel comune di Civitella in Val di Chiana. La tabella 7
mostra come, negli anni di rilevazione, tra i residenti nel comune non si siano evidenziate insolite
concentrazioni temporali di nati con difetti congeniti tra i nuovi nati: il rapporto tra il numero dei
casi attesi e quello dei casi osservati appare infatti aumentato solo in due anni, il 1999 e il 2002,
durante i quali sono stati osservati 3 casi contro i circa 2 casi attesi in base al dato medio regionale,
ma è da notare come sia negli anni precedenti sia in quelli successivi tale rapporto sia o pari a circa
1 (cioè i casi osservati sono stati uguali agli attesi) o inferiore all’unità (casi osservati inferiori agli
attesi).
Dai dati disponibili presso il Registro Toscano dei Difetti Congeniti purtroppo solo per meno della
metà dei casi con difetti congeniti è possibile risalire alla specifica residenza al momento della
nascita. Non è stato quindi possibile effettuare alcuna valutazione sulla occorrenza di eventuali
20
aggregazioni geografiche di tali casi, in particolare nell’area di maggiore ricaduta degli inquinanti
dall’impianto in esame, e cioè a Badia al Pino. Sui 19 osservati solo per 7 casi é disponibile il dato
sulla residenza al momento della nascita; di questi solo 1 risulta nell’area di ricaduta degli
inquinanti.
Tabella 7 – Casi con difetti congeniti (DC) residenti nel comune di Civitella in Val di Chiana per
anno di evento
Anno di
nascita
n. nati
n.nati
osservati
(O) con DC
Prevalenza
per 1000
IC 95%
N.casi attesi
(A)
O/A
1992
63
1
15,9
0-114,3
1,5
0,7
1993
75
1
13,3
0-95,8
1,9
0,5
1994
78
2
25,6
0-137,7
2,0
1,0
1995
69
1
14,5
0-104,3
1,8
0,5
1996
84
0
-
-
2,2
0,0
1997
80
1
12,5
0-89,9
1,9
0,5
1998
85
0
-
-
2,1
0,0
1999
76
3
39,5
0-180,5
2,0
1,5
2000
70
2
28,6
0-153,7
1,8
1,1
2001
85
2
23,5
0-126,4
2,2
0,9
2002
73
3
41,1
0-187,9
1,8
1,7
2003
74
0
-
-
2,1
0,0
2004
79
0
-
-
2,2
0,0
2005
86
1
11,6
0-83,5
1,9
0,5
2006
83
1
24,1
0-129,6
1,9
1,0
Totale
1160
19
16,4
0-39,7
29,5
0,6
Fonte denominatori: la popolazione in toscana. Regione Toscana
Elaborazione: Registro Toscano Difetti Congeniti – Istituto Fisiologia Clinica CNR, Pisa
5.b2 – Abortività spontanea
Per valutare la numerosità degli aborti spontanei si ricorre alle schede di dimissione ospedaliera che
riportano in diagnosi di dimissione i seguenti codici ICD9: 632.XX oppure 633.XX oppure 634.XX.
Nella tabella 8 sono riportate le numerosità degli aborti spontanei di donne in età compresa tra i 15
ed i 49 anni residenti, al momento dell’evento, nel comune di Civitella in Val di Chiana.
E’ stato valutato l’andamento temporale degli aborti spontanei, confrontando i tassi annuali
registrati a Civitella con quelli calcolati per le residenti dell’intera ASL di Arezzo o di tutta la
Toscana. La figura 3 mette a confronto i tassi delle tre aree: le grosse fluttuazioni registrate a
Civitella tra un anno e l’altro sono attribuibili alla bassa numerosità dei casi. Per una valutazione
più “stabile” i dati sono stati aggregati per periodi maggiori ed è stato calcolato il rapporto tra
osservati e attesi nel comune di Civitella utilizzando come standard o la popolazione dell’intera
ASL di Arezzo o quella dell’intera regione Toscana: la tabella 9 mostra un lieve eccesso di casi nel
comune di Civitella rispetto alle due zone di confronto nel primo periodo 1997-99; tale eccesso
21
risulta mantenersi solo nel confronto con la ASL nel 2° periodo, 2000-03, e scompare nell’ultimo
periodo, 2004-06.
Tabella 8 – Numerosità degli aborti spontanei rilevati
in donne di 15-49 anni residenti a Civitella in Val di
Chiana dal 1997 al 2006
ANNO
1997
1998
1999
2000
2001
2002
2003
2004
2005
2006
N°
9
11
18
14
12
10
15
7
9
11
Figura 3 – Tassi di abortività spontanea nel comune di Civitella in
Vald i Chiana, nella ASL 8 Arezzo e in Toscana
10,00
9,00
8,00
7,00
6,00
5,00
4,00
3,00
2,00
1,00
0,00
1997
1998
1999
2000
Regione Toscana
2001
Asl 108
2002
2003
2004
2005
2006
Civitella di val di Chiana
Tabella 9 – Confronto tra i casi osservati di abortività spontanea e quelli attesi nel comune di
Civitella in Val di Chiana, utilizzando come tassi di riferimento quelli della Toscana e quelli della
ASL 8 Arezzo, per raggruppamenti di anni.
1997-1999
POPOLAZIONE
STANDARD
attesi
Toscana
34,8
38
ASL 8 Arezzo
31,7
38
2000-2003
osservati oss/att
2004-2006
Attesi osservati oss/att
attesi
osservati
oss/att
1,09
52,4
51
0,97
42,2
27
0,64
1,20
43,4
51
1,18
37,9
27
0,71
22
5.c - Tumore della lingua
Il tumore della lingua è un tumore non molto frequente, specialmente nel sesso femminile.
Solitamente nelle stime di incidenza dei Registri Tumori, il tumore della lingua è considerato
assieme ad altri tumori delle cavità aerodigestive superiori (labbra, orofaringe, rinofaringe,
ipofaringe, laringe) in quanto accomunati dal tipo di epitelio di cui sono rivestiti questi organi
(epitelio di tipo squamoso). I Registri Tumori italiani nel periodo 1998-2002 hanno evidenziato che
i tumori delle vie aerodigestive superiori rappresentano il 4,1%di tutte le neoplasie tra i maschi e
l’1,1% tra le femmine, con in media ogni anno 32,5 casi ogni 100.000 uomini e 6.5 casi ogni
100.000 donne. La maggior parte dei casi sono registrati a carico della laringe.
Nelle donne il tumore della lingua è pertanto una patologia rara. La registrazione di tre decessi per
tumore della lingua negli anni 1996-2004 in donne residenti a Civitella ha indotto questo gruppo di
lavoro ad approfondire i casi e valutare se vi fossero cause plausibili dell’eccesso di patologia
evidenziato, tenendo presente che tra i fattori di rischio noti per questo tumore nessuno di essi è da
ricondurre ad un possibile inquinamento ambientale della CHIMET.
I fattori di rischio noti più importanti per il tumore della lingua sono il tabacco sia fumato che
masticato (Kabat,1994; Znaor,2003; Accortt,2005; Chen,2006) e l’alcool, nonché la combinazione
di alcool e tabacco che può avere un effetto di potenziamento del rischio dei due fattori considerati
separatamente (Choi,1991; Harris,1997; Harty,1997; Franceschi,2000; Talamini,2002;
Chang,2004). Dati di letteratura hanno mostrato anche un associazione tra questo tumore e
l’infezione da papilloma virus (da Silva,2007). Lo stessi dicasi per l’esposizione occupazionale a
cromo esavalente (Tisch,1996). Deboli e controverse sono risultate invece le associazioni con le
irritazioni locali, l’uso di colluttori con alcol etilico e l’esposizione a raggi UV.
Sono state recuperate le cartelle cliniche relative ai ricoveri delle tre donne i cui certificati di
decesso riportavano come causa di morte il tumore della lingua. Dall’esame della documentazione
sanitaria uno dei casi è stato escluso: si trattava di un linfoma a successiva localizzazione alla
lingua. Gli altri due casi, entrambi diagnosticati in donne di età avanzata (76 e 88 anni) nel 2002 e
deceduti nel 2003, sono risultati essere carcinomi squamocellulari cheratinizzanti infiltranti la
lingua. Per questi due casi è previsto di procedere ad un recupero di informazioni sulla storia di vita
e lavoro delle due donne mediante intervista dei parenti prossimi viventi.
23
6 - FATTIBILITÀ DI UNO STUDIO EPIDEMIOLOGICO SUGLI EFFETTI A LUNGO
TERMINE DELLE ESPOSIZIONI ALLE EMISSIONI CHIMET NELLA POPOLAZIONE
RESIDENTE NELLE AREE CIRCOSTANTI L’IMPIANTO
La fattibilità di uno studio epidemiologico sugli effetti a lungo termine delle esposizioni alle
emissioni di inquinanti della CHIMET e di altre sorgenti nella popolazione di Civitella in Val di
Chiana è stata effettuata sulla base di una serie di osservazioni, considerazioni e assunzioni, qui di
seguito dettagliate, sulla distribuzione dell’esposizione, sui dati di popolazione ad oggi disponibili,
sulla durata dello studio e sui casi attesi in tale popolazione.
1. Stima della popolazione esposta
I dati forniti dal Comune sulla distribuzione della popolazione nelle aree di ricaduta degli
inquinanti, secondo i modelli diffusionali messi a punto dal Dipartimento di Ingegneria
dell’Università di Siena, mostrano che la quota di popolazione potenzialmente esposta agli
inquinanti varia al variare delle sorgenti emissive considerate (tutte o solo CHIMET), e in parte
anche al variare dell’inquinante scelto (cadmio o diossine). La tabelle seguenti (tabelle 10 e 11)
mostrano che i soggetti residenti nell’area mappata sono pari all’86,5% della popolazione totale
residente nel comune. Considerando l’area a livelli elevati di ricaduta del cadmio (tabella 10), la
quota di popolazione esposta rimane pressoché stazionaria sia che si consideri la sola sorgente
CHIMET sia che si considerino tutte le possibili sorgenti emissive presenti. Nelle aree a livelli medi
o bassi di ricaduta si osservano invece andamenti diversi nella quota di popolazione esposta a
seconda delle sorgenti emissive considerate: nell’area a livelli medi la popolazione passa dal 12,5%
considerando la sola CHIMET al 16,1 % considerando tutte le sorgenti; nell’area a livelli bassi di
ricaduta l’andamento è inverso, la popolazione passa dal 82,7% considerando la sola CHIMET al
78,8% considerando tutte le sorgenti.
Tabella 10 – Distribuzione della popolazione per livelli di esposizione secondo i
modelli diffusionali prodotti dal Dip.di Ingegneria dell’Università di Siena per
cadmio, considerando tutte le possibili sorgenti emissive o solo la CHIMET.
ESPOSIZIONE A CADMIO (da TUTTE LE SORGENTI)
Livello inquinante
<0.05
N
Maschi
Femmine
Totale
%
3050
3200
6250
0.05-0.2
N
78.3 638
79.3 641
78.8 1279
%
>0.2
N
%
16.4 205
15.9 193
16.1 398
5.3
4.8
5.0
Totale
mappa
Totale
comune
N
%
N
3893
4034
7927
86.2
86.8
86.5
4515
4646
9161
ESPOSIZIONE A CADMIO (da sola fonte CHIMET)
Livello inquinante
<0.05
N
Maschi
Femmine
Totale
3197
3358
6555
0.05-0.2
>0.2
%
N
%
N
82.1
83.2
82.7
497
491
988
12.8 199
12.2 185
12.5 384
%
5.1
4.6
4.8
Totale
mappa
Totale
comune
N
%
N
3893
4034
7927
86.2
86.8
86.5
4515
4646
9161
24
Un andamento analogo a quello visto per il cadmio si osserva anche utilizzando le mappe
diffusionali per le diossine, considerando la sola sorgente CHIMET o tutte le sorgenti emissive
presenti (tabella 11), con variazioni più consistenti rispetto al cadmio nelle aree a livelli medi o
bassi di ricaduta degli inquinanti.
Tabella 11 – Distribuzione della popolazione per livelli di esposizione secondo i
modelli diffusionali prodotti dal Dip.di Ingegneria dell’Università di Siena per
diossine, considerando tutte le possibili sorgenti emissive o solo la CHIMET.
ESPOSIZIONE A DIOSSINA ( daTUTTE LE SORGENTI)
Livello inquinante
<0.04
Maschi
Femmine
Totale
0.04-1.2
Totale
mappa
>1.2
Totale
comune
N
%
N
%
N
%
N
%
N
2806
2928
5734
72.1
72.6
72.3
890
922
1812
22.9
22.9
22.9
197
184
381
5.06
4.56
4.81
3893
4034
7927
86.2
86.8
86.5
4515
4646
9161
ESPOSIZIONE A DIOSSINA ( da sola fonte CHIMET)
Livello inquinante
<0.04
Maschi
Femmine
Totale
0.04-1.2
N
%
N
3510
3658
7168
90.2
90.7
90.4
211
214
425
Totale
mappa
>1.2
%
5.4
5.3
5.4
N
172
162
334
%
4.4
4.0
4.2
Totale
comune
N
%
N
3893
4034
7927
86.2
86.8
86.5
4515
4646
9161
I sistemi informatizzati dell’Amministrazione Comunale consentono di identificare la popolazione
attualmente residente nelle aree individuate dai modelli diffusionali sopra citati. Dati storici
georeferenziati sono disponibili solo dal 1992, ma risultano di difficile confronto con quelli
successivi, in quanto attorno all’anno 1992 vi sono stati cambiamenti rilevanti di tipo urbanistico
(ad es. cambiamenti nei nomi delle vie). Qualora si volesse avviare lo studio epidemiologico
sarebbe dunque necessario ricostruire il gruppo di residenti da osservare, distinti per aree di
esposizione, sulla base degli archivi cartacei comunali, con notevole dispendio di risorse.
2. Struttura e andamento della popolazione
Esaminando la distribuzione per età e sesso della popolazione residente a Civitella in Val di Chiana
nel periodo 1987-2006, anni per i quali queste informazioni sono disponibili presso il RMR, si
assiste, analogamente a quanto osservato in Toscana in genere, ad un invecchiamento della
popolazione, come mostra chiaramente la figura 4.
25
Figura 4 – Distribuzione per età e sesso della popolazione residente a Civitella in Val di Chiana
negli anni 1987 e 2006
3. Fattibilità dello studio epidemiologico
Sono stati stimati, con il programma EGRET, gli anni persona complessivi necessari a mettere in
evidenza rischi relativi (RR) per “tutti i tumori” e per “tumore del polmone” significativamente
maggiori di 1, ponendo un errore α pari a 5% e una potenza pari a 80%. Nell’allegato 2 sono
riportate le specifiche tecniche e i risultati delle elaborazioni effettuate.
Le prevalenze di esposizione sono state ottenute sulla base dei modelli diffusionali più volte citati in
precedenza. Come misura di occorrenza di “tutti i tumori” (codice ICD IX: 140-239) e di “tumore
del polmone” (codice ICD IX: 162) nella popolazione non esposta sono stati utilizzati i tassi grezzi
osservati nella popolazione toscana dal 1987 al 2006. Sulla base della popolazione ad oggi residente
a Civitella in Val di Chiana, è stato assunto di includere nello studio 7.500-8000 persone da seguire
per almeno 25 anni per un ammontare complessivo di almeno 185.000 anni persona. Sulla base di
questi parametri le stime dei rischi evidenziabili per “tutti i tumori” dovrebbero risultare intorno
all’1.3, cioè si dovrebbe osservare almeno il 30% dei casi in più rispetto a quelli attesi. In realtà a
Civitella in Val di Chiana i tassi standardizzati per tutti i tumori osservati in questi anni dal RMR si
attestano su valori inferiori del 15% circa rispetto a quelli medi regionali e quindi dovrebbero poter
essere evidenziati molti più casi di quelli osservati attualmente. Lo stesso di può affermare per la
stima di rischio per tumore del polmone: le stime dei rischi evidenziabili per il “tumore del
polmone” dovrebbero risultare intorno all’1.7-1.8, , cioè si dovrebbe osservare almeno il 70-80%
dei casi in più rispetto a quelli attesi. In realtà a Civitella in Val di Chiana i tassi standardizzati di
mortalità per tumore del polmone risultano marcatamente più bassi (inferiori di un 25% circa nei
maschi e di oltre il 50% nelle femmine) e quindi dovrebbero poter essere evidenziati molti più casi
di quelli osservati.
Questi risultati, oltre alle considerazioni poco sopra riportate in merito alla difficoltà di identificare
per gli anni precedenti al 1992 la popolazione residente, scoraggiano l’avvio di uno studio
epidemiologico di coorte che necessiterebbe di risorse consistenti per poter mettere in evidenza
rischi elevati difficilmente evidenziabili per esposizioni di tipo ambientale.
26
CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE
L’analisi sugli andamenti spazio-temporali di dati sanitari correnti, oggi sempre più disponibili, può
consentire di identificare situazioni ambientali potenzialmente di allarme. Più difficile e complesso
è stabilire il nesso causale tra i fenomeni sanitari evidenziati e le condizioni ambientali ipotizzate a
rischio in quanto occorre avere, oltre ad informazioni sulle patologie relazionabili alle cause
ambientali e sui potenziali fattori di rischio, anche informazioni sulle esposizioni della popolazione
a rischio.
Le popolazioni residenti nelle vicinanze di impianti di incenerimento in genere esprimono
preoccupazione e talora allarme per la loro salute in relazione alla possibile esposizione ad
inquinanti emessi da tali impianti. Anche la popolazione di Civitella ha espresso grande
preoccupazione sulle emissioni della CHIMET. Questa è una grande azienda che recupera e affina
metalli preziosi provenienti da rifiuti prevalentemente nel settore orafo ma anche di altre attività
industriali e che da circa 10 anni incenerisce anche rifiuti speciali, pericolosi e ospedalieri. Tale
preoccupazione si è resa più palese dopo l’episodio del marzo 2006 di sforamento del limite
massimo fissato per le emissioni di diossine/furani, e dopo la richiesta dell’azienda di ampliamento
della propria attività produttiva. L’indagine effettuata nel maggio-agosto 2006 da ARPAT sulle
deposizioni al suolo di diossine ha mostrato concentrazioni inferiori ai valori limite definiti dalla
normativa vigente, e anche non superiori a quelle rilevate in un’area scelta di controllo. Risulta in
corso un’indagine della Magistratura sull’eventuale inquinamento da diossine/furani di derrate
alimentari prodotte nella zona.
Nella relazione è stato riportato il lavoro svolto in questi ultimi 3 mesi dal gruppo di lavoro
coordinato dal CSPO. In sintesi:
1. Il contributo di riflessione alla messa a punto dei modelli diffusionali commissionati
all’Università di Siena, importanti per i possibili successivi studi sulle esposizioni dei
residenti nelle aree circostanti l’impianto e sui possibili effetti sanitari, ha portato a
identificare il cadmio come tracciante principale delle emissioni dell’Azienda. Le mappe
diffusionali costruite a partire dalle emissioni di cadmio sia dalla sola CHIMET che da
tutte le fonti emissive presenti nell’area in esame sono state infatti prese in
considerazione sia per lo studio di monitoraggio biologico che per la fattibilità dello
studio epidemiologico. Dato l’interesse sulle diossine, sono state comunque considerate
anche le mappe costruite a partire dai dati di emissione di tale inquinante.
Complessivamente l’attenzione è stata posta sull’area risultata a maggior impatto di
emissioni della CHIMET, cioè quella comprensiva dell’abitato di Badia al Pino, che
comunque risente anche delle emissioni, in particolare di polveri fini, della vicina autostrada
A1.
2. E’ stato messo a punto il protocollo di uno studio di monitoraggio biologico per
valutare l’esposizione dei residenti attorno all’impianto a inquinanti da questo emessi,
in particolare metalli pesanti. Lo studio che sarà effettuato con risorse proprie della ASL 8
Arezzo, prenderà avvio nell’agosto 2008. L’obiettivo è quello di determinare gli attuali
livelli di alcuni indicatori di esposizione a metalli pesanti, VOC e IPA confrontandoli con
quelli rilevati in una popolazione di controllo e con quelli rilevati in altri studi italiani. I
partecipanti saranno volontari e arruolati tra gli abituali donatori di sangue. Si prevede
l’acquisizione dei campioni biologici entro la fine di settembre 2008, mentre considerando
che per la effettuazione delle analisi, l’elaborazione dei dati ed una prima discussione sui
risultati ottenuti occorreranno almeno altri 6 mesi, la relazione conclusiva dello studio è
prevista per giugno-agosto 2009.
27
3. Riguardo all’allarme sollevato dall’eccesso di leucemie riscontrato nella popolazione di
Civitella nel 2001-2005 rispetto al quinquennio precedente, sono stati oggetto di
approfondimento i casi di leucemia evidenziati da fonti correnti di dati sanitari (mortalità e
ricoveri) fino al 2006. Complessivamente i casi di leucemia (n.23 casi dal 1995 al 2006)
rilevati tra i residenti sono risultati in aumento nel periodo considerato. La grande
eterogeneità degli istotipi e l’esiguità della casistica per singoli istotipo non ha
consentito di valutare se vi fosse un aumento di un particolare tipo di leucemia rispetto
agli altri tipi. Considerando le residenze al momento della morte o del ricovero non
risultano insolite concentrazioni di casi nell’area di massima ricaduta degli inquinanti dalla
CHIMET; per poter comunque escludere che vi sia una particolare concentrazione in tale
area è previsto un approfondimento sulla storia residenziale dei casi.
4. Essendo i bambini, specialmente nella fase fetale, più vulnerabili degli adulti agli insulti
provenienti dal mondo esterno, sono stati esaminati anche i dati disponibili sui difetti
congeniti e sull’abortività spontanea nella popolazione residente a Civitella: si è evidenziato
un lieve eccesso di aborti spontanei nel 1997-99 rispetto a quello evidenziato nella
popolazione della ASL di Arezzo ed in quella toscana, eccesso che comunque non si è
mantenuto negli anni più recenti.
5. Sono ancora in corso gli approfondimenti sui due decessi per tumore della lingua in donne
residenti nel comune di Civitella: si tratta comunque di tumori per i quali i fattori di rischio
noti non risultano riconducibili ad un possibile inquinamento ambientale della CHIMET.
6. Riguardo all’ipotizzato studio epidemiologico di coorte, le stime di potenza effettuate
scoraggiano l’avvio di un tale studio che necessiterebbe di risorse consistenti per mettere
in evidenza rischi piuttosto elevati, difficilmente evidenziabili a seguito di esposizioni
ambientali.
In generale, occorre sottolineare che nella valutazione dei rischi ambientali, cioè dell’associazione
tra effetti gravi sulla salute (quali difetti congeniti e tumori) ed esposizioni ambientali, sia
l’emotività legata a tali effetti sanitari, sia il fatto che si è di fronte a esposizioni involontarie, talora
un’errata interpretazione delle informazioni scientifiche può indurre a sovrastimare o a sottostimare
tali rischi. Allo stato attuale delle conoscenze sulla situazione di rischio per la popolazione
residente nell’area circostante l’azienda CHIMET, il gruppo di lavoro concorda nel ritenere
che occorre avere un atteggiamento di cautela e di controllo vigile della situazione specifica,
dato che le emissioni CHIMET, benché di lieve entità e molto al di sotto dei limiti normati,
riguardano fattori di rischio noti per la salute umana. Occorrerà attendere i risultati dello
studio di monitoraggio biologico per valutare se effettivamente la popolazione residente
nell’area di maggiore ricaduta degli inquinanti dai camini CHIMET risulta a maggiore
esposizione rispetto a quella residente nelle altre frazioni del comune e rispetto ad una
popolazione di controllo, residente in un’area dove non vi sono emissioni di inceneritori.
28
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