settembre 2012 - Bcc Scafati e Cetara

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settembre 2012 - Bcc Scafati e Cetara
SETTEMBRE 2012
Numero 26
Gita sociale - Ischia 2012
editoriale
Il Presidente
Il polo industriale
di Pietrarsa
“L’unica azienda italiana in grado di fare tutto
da sola, dalle rotaie alle locomotive”
di Gabriele Acanfora
L’editoriale
S
di Massimo Cavallaro
small is Beautiful (Piccolo è bello).
Prendo in prestito il titolo del
bestseller che lo scrittore ed
economista tedesco, Ernst Friedrich
Schumacher (conosciuto soprattutto per
la sua critica alle economie occidentali e le
sue proposte per l'adozione di tecnologie a
misura d'uomo), pubblicò nel 1973, per
ribadire l’importanza degli istituti di credito
di piccole dimensioni, e in particolare, delle
Bcc in un momento difficile come quello
attuale. Sono tante infatti le piccole imprese
che in Italia rappresentano un modello, da
imitare, di efficienza. È il caso quindi di
chiedersi se il “gigantismo” di certi istituti
di credito non possa aver contribuito
all’attuale crisi economica. Difficile dirlo.
Una cosa è certa: le Bcc, banche locali che
si ispiranno alla Rerum Novarum di papa
Leone XIII (che, insieme alla teoria del
distributismo di alcuni fautori della dottrina
sociale della Chiesa cattolica, ha influenzato
lo stesso Schumacher), stanno affrontando
meglio la difficile congiuntura. Con la loro
azione “a misura d’uomo”, riescono a
sostenere e supportare meglio anche la
clientela della grandi banche. Per questo
condividiamo appieno le parole del
finanziere milanese, Jody Vender, che in
una recente intervista ha affermato che "le
economie di scala non contano nulla se poi la
dimensione crea un rischio sistemico. Non dico
che le banche non possano essere grandi, ma
che le dimensioni non debbano essere eccessive,
tali da provocare rischi per il sistema. Al di là
del rischio sistemico resto convinto che tanto
più sono grandi, tanto più è difficile avere
visibilità e controllare tutti i rischi".
2
Informati... è meglio - Settembre 2012
P
roseguendo il processo di
industrializzazione delle
Due Sicilie, cominciato
dall’avo Carlo III, nel 1770, con
le”Reali Ferriere ed Officine di
Mongiana e continuato dal figlio
Ferdinando IV (poi Ferdinando
I) con i cantieri navali di Castel­
lammare di Stabia fondati nel
1783, nel 1840, il nipote Ferdi­
nando II inaugurò, nel comune
di Portici, il Reale Opificio Mec­
canico e Pirotecnico di Pietrar­
sa, presso Portici.
A Pietrarsa, in seguito a questa
decisione, 44 anni prima delle
Officine Breda e 57 anni prima
della Fiat, nacque l’industria si­
derurgica campana.
Scopo dello stabilimento era la
“costruzione delle locomotive,
nonché delle riparazioni e dei
bisogni per le locomotive stesse
degli accessori dei carri e dei wa­
gons che percorreranno la nuova
strada ferrata Napoli-Capua”. Si
costruivano inoltre le prime mo­
trici a vapore per uso navale e si
provvedeva – assoluta novità –
alla formazione di personale
qualificato per la loro gestione.
Con Pietrarsa - scrive Nicola
Zitara nel libro “L’invenzione
del Mezzogiorno” - il re inten­
deva creare un’industria siderur­
gica moderna, che non dovesse
più “soggiacere …all’Inghilter­
ra e alla Francia”, all'avanguardia
nella costruzione delle macchi­
ne a vapore..”.
La costruzione delle locomotive
avrebbe sviluppato i trasporti su
ferro, integrato il trasporto via ma­
re, favorito ulteriormente traffici
e commercio. Fino ad allora gran
parte del materiale rotabile era di
fabbricazione inglese come pure
anglosassone erano la maggioran­
za del personale conduttore.
Nel 1842, due anni dopo l’inau­
gurazione, nei circa 34.000 mq
dell’opificio di Pietrarsa, lavora­
vano circa 200 (duecento) per­
sone. Nel 1860 – anno
dell’Unità – gli occupati erano
circa 900 (novecento).
Ovviamente era mano d’opera
locale, “artefici paesani”: alcuni
erano disegnatori, altri modella­
tori, tornieri e limatori, altri
montatori. A Genova, le officine
Ansaldo, nello stesso periodo,
non superavano i 500 (cinque­
cento) occupati.
La materia prima, che rendeva il
regno autosufficiente, il ferro e
continua a pag. 10
S O M M A R I O
Il polo industriale di Petrarsa
2
“Il cammino della speranza.
I passi della ragione. Le ragioni del
cambiamento”
3
A Scafati gli incontri di Preparazione
al VII Incontro Mondiale delle
Famiglie
5
Gite sociali
7
n. 26 - Settembre 2012
La Fabbrica della Pasta
senza glutine
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Accordo Bcc-Comune per il rilancio
dell’antica Torre Vicereale
11
In Italia
le tasse più alte d’Europa
13
Grande successo per la prima
maratonina “Città di Scafati” 15
ASSEMBLEA ORDINARIA
Federcampana
Banca di Credito Cooperativo
“Il cammino della speranza. I passi della
ragione. Le ragioni del cambiamento”
A Pietrelcina la 46a Assemblea ordinaria della Federazione Campana delle banche di credito cooperativo
di Basilio Puoti
A
pprovazione del Bilancio
2011 ed elezione dei vertici:
sono alcuni degli argomenti
all’ordine del giorno della 46°
Assemblea ordinaria della
Federazione Campana delle Bcc
svoltasi presso il “Palavetro” di
Pietrelcina (Bn), alla presenza del
presidente di Federcasse,
Alessandro Azzi e del direttore della
filiale di Salerno della Banca d’Italia,
Emanuele Alagna.
Le nomine
L'Assemblea di Federcampana ha
provveduto all'elezione del nuovo
Consiglio di amministrazione per il
triennio 2012-2014. Alla guida della
Federazione è stato rieletto Silvio
Petrone, presidente della Cassa
Rurale ed Artigiana Bcc di Battipaglia
e Montecorvino Rovella. I consiglieri
eletti sono i seguenti: Lucio Alfieri
(Bcc dei Comuni Cientani),
Antonio Calandriello (Bcc
Sassano), Massimo Cavallaro (Bcc
Scafati e Cetara), Domenico
Carrino (Bcc Irpina), Angelo
D'Amato (Banca di Salerno Credito
Cooperativo), Maria Rosaria Di
Il tavolo dei relatori
Paola (Bcc Flumeri), Valentino
Grant (Bcc "San Vincenzo de Paoli"
Casagiove), Massimo Luciano (Bcc
Serino), Pasquale Lucibello (Banca
del Cilento - Credito Cooperativo),
Amedeo Manzo (Bcc Napoli),
Filippo Mordente (Bcc Monte
Pruno di Roscigno e di Laurino),
Giovanni Napolitano (Bcc
Buccino), Angelo Perullo (Bcc Alto
Casertano e Basso Frusinate),
Giovanni Rinaldi (Bcc
Buonabitacolo), Luigi Scorziello
(Bcc Aquara), Domenico Sessa
(Bcc Fisciano), Benedetto Voza
(Bcc Capaccio Paestum), Luigi
Zollo (Bcc di San Marco dei Cavoti
e del Sannio Calvi). Per il collegio
sindacale sono stati nominati Giulio
Russo, Marianna Fiocco, Mariella
Rutigliano.
Le relazioni
Nel corso della sua relazione al
bilancio, Silvio Petrone ha parlato
“del futuro, di cammino della
speranza con i passi della ragione”,
ma anche delle ragioni di un
“cambiamento che dovrà interessare
il sistema della cooperazione di
credito senza tradire i valori fondanti
di ogni singola banca di credito e del
sistema nel suo complesso”. Forte è
stato il riferimento al rilancio della
cooperazione come possibile
strumento di sviluppo per
l’economia campana. “Le nostre
banche – ha affermato – non solo
continuano, ma addirittura
accentuano il loro ruolo di sostegno
e di volano dell’economia locale e
regionale”. Da qui l'appello a
Federcasse ad una sempre maggiore
attenzione ai contributi di idee e di
proposte che arrivano da
Federcampana e dalle singole Bcc.
Appello raccolto dal presidente
nazionale della Federazione italiana
delle Bcc, Alessandro Azzi, che ha
evidenziato il ruolo positivo del
credito cooperativo italiano
nonostante le difficoltà generali
derivanti dal calo della liquidità e
dalla particolare congiuntura
internazionale che ha portato alla
“fine del mito dei grandi istituti di
credito”. Azzi ha poi lanciato a tutti
gli organismi della cooperazione di
credito un appello alla
partecipazione attiva: "la Bcc è sì
numero ventisei
3
ASSEMBLEA ORDINARIA
Federcampana
Il Presidente Azzi
un'impresa, ma è anche istituzione
coperativa, e quindi è fondamentale
la partecipazione".
Le proposte della Bcc di Scafati e Cetara
Nel suo intervento “Un futuro da
scrivere … il presente da realizzare”,
il presidente Massimo Cavallaro si
è soffermato sul principio di
"democrazia cooperativa", tante volte
invocato e da sempre ritenuto
"fondamentale" per la stessa esistenza
del movimento del credito
cooperativo e sulle modifiche
statutarie della Federazione
Campana.
La prima proposta avanzata dal
presidente della Bcc di Scafati e
Cetara riguarda la necessità di
stabilire “un adeguato limite al
cumulo degli incarichi” in seno alla
Federazione Campana, in modo da
“estendere ad un maggior numero di
amministratori la partecipazione, sia
interna al movimento, che nella
società civile, dando vita al necessario
e periodico ricambio della classe
dirigente, nonché ad una maggiore
diffusione di conoscenze,
competenze e professionalità”.
D'altro canto, lo stesso Governatore
della Banca d'Italia, nella lettera
dell'11 gennaio 2012, ha richiamato
l’attenzione del movimento in
materia di organizzazione e governo
societario delle banche, evidenziando
come il concreto svolgimento delle
funzioni assegnate agli organi di
governo societario richieda che in tali
organi siano presenti soggetti con
professionalità adeguate al ruolo, con
4
competenze diffuse ed
opportunamente diversificate, con
possibilità di dedicare tempo e risorse
adeguate all'incarico ricoperto. “Se
tutto ciò vale per gli organi di governo
societario delle banche, a maggior
ragione dovrebbe valere per gli organi
associativi delle medesime”, ha
chiarito.
Cavallaro ha fatto sue le
considerazioni del segretario generale
dell'Associazione delle Banche
Cooperative Europee Hervé Guider
che, al Congresso nazionale del
Credito Cooperativo dello scorso
dicembre, nel richiamare i nuovi
attori e le nuove problematiche
presenti sui mercati della micro
finanza, ha prospettato un motivo di
speranza nella "governance delle
banche di credito cooperativo", in
particolare nel "principio una testa
e un voto". "Il modello cooperativo
è un modello di relazioni e
non di transazioni – ha detto Guider
-. Questo funzionamento
democratico presenta una duplice
virtù: ognuno partecipa al processo
decisionale ed ognuno si sente
responsabile delle decisioni
collettive". Tali affermazioni, che
sviluppano e realizzano il principio
di "democrazia cooperativa" sono alla
base delle considerazioni svolte per
affrontare il tema della
rappresentanza assembleare e, quindi,
del diritto di voto. “Da parte mia è la
riaffermazione del principio
dell'impresa bancaria coniugato con
la natura sociale delle nostre aziende
– ha aggiunto -. È opportuno e
naturale evidenziare l'esigenza di
coniugare la "democrazia
cooperativa" con l'efficienza
organizzativa della società cui si
riferisce; è evidente che il
bilanciamento tra democrazia
assembleare ed efficienza decisionale
è tanto più difficile quanto più si
allarga la compagine sociale. Tale
esigenza è peraltro perseguibile in
maniera totale in quelle società che
non rappresentano un’impresa votata
alla produzione di un utile. È questo
il caso della Federazione Campana.
A maggior ragione, la regola del voto
"capitario" è certamente adeguata in
una cooperativa composta da un
Informati... è meglio - Settembre 2012
ristretto numero di soci, quale è la
Federazione campana”. A seguire il
presidente Cavallaro ha citato il
proverbio africano, già richiamato dal
presidente Azzi: "Se vuoi arrivare
primo, corri da solo; ma se vuoi
arrivare lontano cammina insieme".
E rispetto alla necessità di rendere
ancor più efficiente e incisiva la rete
del credito cooperativo, ha aggiunto:
“La "rete" deve assicurare la tutela dei
più deboli e consentire una crescita
territoriale diffusa a favore dei territori
rurali ed economicamente più
difficili”. “Il "sostegno" della
Federazione è essenziale se vogliamo
che le nostre banche contribuiscano
in maniera significativa al
miglioramento ed allo sviluppo dei
nostri territori, così difficili, ma così
bisognevoli di cooperazione, di
mutualità, di quei valori di coesione
ed assistenza portati avanti dal
movimento – ha proseguito Cavallaro
-. La "rete", di cui la Federazione è
parte integrante e fondamentale,
deve, attraverso la diffusione e la
pratica applicazione dei nostri
principi, proteggere l'esistenza e la
crescita delle nostre Banche, produrre
efficienza nelle condizioni strutturali
indispensabili per realizzare
autonomia, capacità decisionale,
sviluppo; il tutto coniugato con un
più efficace ed efficiente controllo dei
rischi per la tempestiva prevenzione
delle crisi aziendali, le cui
conseguenze ricadono su ogni banca
associata. Questo richiede una
riflessione comune per un diverso
posizionamento della Federazione, i
servizi offerti, il sistema di ripartizione
dei costi, e non certo per ultimo
l'applicazione del principio di
"democrazia cooperativa". In tale
riesame andrebbero rivalutati, con
l'ausilio della Federazione nazionale,
in un confronto con le altre
Federazioni, la possibilità di mettere
a fattor comune capacità ed
esperienze per offrire servizi sempre
più efficienti ad una platea adeguata
a sostenerne i costi”. E infine: “la
Federazione Campana può e deve
offrire un contributo rilevante
all'edificazione di quello che il
presidente Azzi ha scritto come "il
nostro possibile futuro”.
ATTIVITÀ SOCIALI
Scafati
Banca di Credito Cooperativo
A Scafati gli incontri di
Preparazione al VII Incontro
Mondiale delle Famiglie
di Gabriele Acanfora
Nella parrocchia di S.
Maria delle Vergini, a
Scafati, si sono svolti, dal
10 al 13 maggio scorsi, in
dal parroco, don Giovanni
De Ruggi e dai suoi
collaboratori, gli Incontri
hanno toccato, nella serata
Il manifesto dell'evento
collaborazione con
l’Ufficio di pastorale
familiare della Diocesi di
Nola, gli Incontri di
Preparazione al VII
Incontro Mondiale delle
Famiglie, in programma
prossimamente a Milano.
Sapientemente coordinati
di sabato, uno dei
momenti di maggiore
interesse e attenta
partecipazione, perché il
tema “La Famiglia e il
Lavoro” è quanto mai
sentito nel nostro contesto
territoriale che,
drammaticamente, vive
non solo la progressiva
scomparsa di posti di
lavoro ma anche l’assoluta
carenza di indizi, che
rincuorino e facciano
presagire una sia pur lenta
ripresa.
Don Giovanni ha colto
questi dati angoscianti e,
con gli Incontri, ha voluto
lanciare un segnale forte di
speranza e di vicinanza a
chi, specie i giovani, più è
lacerato per la mancanza
di segnali incoraggianti e
prospettive di
miglioramento.
Si è perciò avvalso di
relatori/testimoni - don
Aniello Tortora,
l’ingegnere Francesco
Prete, il dott. Massimo
Cavallaro - che hanno
offerto all’uditorio, alla
luce delle proprie
esperienze di vita e dei
propri capisaldi valoriali,
esposizioni piacevoli,
briose, contenuti
interessanti e proposte
concrete.
Don Aniello Tortora,
responsabile dell’Ufficio
Diocesano per la pastorale
del lavoro, spaziando tra i
testi sacri, dal Vecchio al
Nuovo testamento, dal
libro della Genesi al
Siracide, alle Encicliche
Sociali, ha affermato che la
chiesa deve essere attenta
al nuovo, interessarsi alla
centralità del lavoro nella
vita sociale, perché esso è
vocazione, creazione,
partecipazione dell’azione
di Dio.
Soffermandosi, poi,
sull’incidenza del lavoro
nella vita della famiglia
contemporanea, ha
evidenziato quanto spesso
e diversamente dal
passato, non sia più la
madre ad accogliere il
figlio che torna a casa dalla
scuola, ma il figlio, che
tornato dalla scuola,
apparecchia per la madre,
che torna dal lavoro. Che,
qualunque sia, dal più
umile al più prestigioso,
rende degno di rispetto
ogni lavoratore; come
Gesù nella bottega di
Giuseppe, o Dio, con la
fatica della creazione.
L’ingegnere Francesco
Prete, imprenditore, ha
proposto il punto di vista
di chi deve, ogni giorno,
dialetticamente,
“conciliare” questioni
aziendali e problematiche
familiari.
Possono, si è chiesto, i
problemi familiari
interferire nel lavoro
quotidiano, limitarne la
dimensione creativa o
relazionale? Qual è il ruolo
dell’imprenditore rispetto
al lavoratore? Come deve
agire il lavoratore nei
confronti dell’azienda, che
pure consente il
sostentamento a lui e alla
sua famiglia? I gruppi di
acquisto solidale possono
essere una risposta?
Dando prova di profonde
competenze, anche
psicologiche, l’ingegnere
ha evidenziato il ruolo
della collaborazione
proattiva, come capacità di
numero ventisei
5
ATTIVITÀ SOCIALI
Scafati
Dipinto della Chiesa Madre
percepire anticipatamente
le tendenze ed i
cambiamenti futuri, per
pianificare le opportune
iniziative aziendali.
E’questo tipo di
collaborazione con
l’imprenditore, che
testimonia il senso di
appartenenza del
lavoratore all’azienda,
intesa come luogo in cui la
fede unisce, vince gli
egoismi e fonda, attraverso
il lavoro, il bene comune.
Il dott. Massimo
Cavallaro, presidente
della Banca di Credito
Cooperativo di Scafati e
Cetara, ha esordito
precisando che la Bcc è
una banca “differente”,
non perseguono scopi di
profitto bensì obiettivi di
utilità sociale poiché
reinvestono il danaro
raccolto laddove hanno
sede, aiutano le piccole
imprese e facilitano
l’accesso al credito alle
fasce più deboli. “Le Bcc
sono tenute per legge a
dare dove hanno preso e
ad operare,
prevalentemente, con i
loro soci – ha affermato il
presidente Cavallaro –.
6
Ecco la grande differenza
della Bcc. I soci sono la
banca. Hanno fondato la
Banca, ne eleggono il CdA,
ne decidono gli assetti e le
strategie. Sul loro ONORE
– è scritto nella Carta dei
Valori – si impegnano a
contribuire allo sviluppo
della banca … aderiscono
ad un codice etico fondato
su onestà, trasparenza,
responsabilità sociale,
altruismo”.
Dopo aver ricordato che la
Banca nacque, quasi cento
anni fa, il 22 febbraio 1914,
ad opera di piccoli
commercianti e contadini
che, ispirati dalla Rerum
Novarum, misero insieme
i loro risparmi per
costituire un fondo di aiuto
comune con cui affrontare
le difficoltà, Cavallaro ha
evidenziato l’attualità della
cooperazione che si fa
solidarietà ed auspicato
che la famiglia educhi i figli
alla rinunzia e al risparmio.
L’educazione al risparmio,
inteso come uso
consapevole del denaro,
contrasta il consumismo
dilagante, educa a scelte
responsabili, consente di
progettare ed investire nel
Informati... è meglio - Settembre 2012
proprio futuro. Può
favorire la riscoperta del
lavoro in agricoltura,
fondamentale per la tutela
dell’ambiente e l’uso
responsabile delle risorse
naturali. Perché, senza
risparmio non ci può
essere sviluppo o crescita
sostenibile. Sull’impegno
sociale delle Bcc, Cavallaro
ha aggiunto: “l’altra sera, il
prof. Giuseppe
Savagnone (direttore del
Centro Diocesano per la
Pastorale della Diocesi di
Palermo intervenuto sul
tema "La famiglia come
comunità educante"), ha
detto che noi non
dobbiamo farci i fatti
nostri. Ci dobbiamo curare
degli altri. Noi della Bcc ci
proviamo. Perciò siamo
una cooperativa che
privilegia le famiglie e le
piccole imprese e
operiamo per favorire lo
sviluppo locale. Siamo la
Banca del territorio. Siamo
legati alla nostra terra, ai
nostri contadini, ai nostri
artigiani, ai piccoli
imprenditori… siamo nati
grazie al risparmio, siamo
cresciuti grazie al
risparmio… custodiamo il
risparmio della nostra
gente, e lo promuoviamo”.
Le famiglie hanno affidato
alla Bcc circa 187 milioni
di euro, pari al 90% di tutto
quello che è stato raccolto.
Il restante 10% viene dalle
imprese. “I risparmi che le
famiglie ci affidano li
restituiamo al territorio,
cioè alle famiglie stesse, alle
piccole imprese, a tassi
vantaggiosi – ha detto
ancora Cavallaro -. C’è
reciprocità, mutualità,
perché al centro del nostro
agire, c’è la persona con le
sue difficoltà, le sue risorse,
i suoi talenti. Ascoltiamo
le richieste e
accompagniamo ognuno
nel proprio percorso di vita
per soddisfarne i bisogni,
le aspirazioni. Alle famiglie
abbiamo consentito di
coronare il sogno di una
casa, di affrontare un
matrimonio, una disgrazia,
degli imprevisti. Forniamo
alle imprese i capitali, le
condizioni per stare sul
mercato. Le sosteniamo, le
incoraggiamo, perché
senza impresa non c’è
lavoro. E senza lavoro la
famiglia soffre”. Al 30
aprile scorso la Bcc ha
restituito alle famiglie 44
milioni, pari al 37% del
totale erogato. Il restante
63% è andato alle imprese
per proteggere i posti di
lavoro, e per creare lavoro.
Il cliente della Bcc di
Scafati e Cetara è valutato
quindi non solo come
soggetto economico, ma
per la sua storia, la sua
affidabilità come cittadino,
per quello che mette in
campo sociale. Per la storia
della sua famiglia, per le
sue relazioni
interpersonali.
“E’ con questa filosofia,
questo approccio al danaro
e all’economia che la
nostra Banca, come tante
Bcc, ha resistito alla crisi –
ha concluso il presidente
Cavallaro – non si è
lasciata abbagliare dai facili
guadagni, e non ha mai
negato danaro a chi,
avendone i requisiti, lo
chiedeva. Potevamo fare di
più, possiamo fare meglio.
Certo. E’ certo però che
anche se cooperatori da
soli non siamo
autosufficienti. Abbiamo
bisogno che Voi ci vediate
con occhio diverso, amico,
come la Banca della MIA
CITTA’”.
ATTIVITÀ SOCIALI
Ischia
Banca di Credito Cooperativo
Gite sociali ad Ibiza e Ischia
Alcuni momenti della gita
di Carmine Librera
I
l consiglio di
Amministrazione ha
ritenuto opportuno
organizzare le gite sociali
quest'anno ad Ibiza e ad Ischia.
Entrambe sono state molto
partecipate e hanno suscitato
un'animi consensi. La gita di Ibiza
si è svolta dal 15 al 22 luglio, mentre
quella ad Ischia si è svolta dal 26
agosto al 2 settembre.
Ischia ha accolto i soci della Banca
di Credito Cooperativo di Scafati e
Cetara che hanno soggiornato
presso l'Hotel Re Fedinando. La
scelta dell'isola ha voluto significare
la vicinanza del nostro Istituto nei
confronti degli operatori turistici
della regione Campania. E la
decisione di privilegiare la nostra
terra è stata premiata da un
meraviglioso soggiorno. È stata una
settimana magnifica, il bel tempo è
stato la cornice di una vacanza
istruttiva che ha visto i partecipanti
approfondire la conoscenza
dell'Isola verde e delle sue più
importanti attrazioni. Il soggiorno
è stato inoltre reso piacevole dalle
dotazioni dell'Hotel, ed in
particolare dall'attrezzato centro
termale con fisioterapia e reparto
estetico all'interno del quale molti
giovani, ma anche i meno giovani,
hanno potuto godere di trattamenti
estetici e massoterapici.
Le escursioni e le serate si sono
alternate in un crescendo piacevole
cosicché la fine del soggiorno è stata
da tutti salutata con rammarico e
un pizzico di tristezza.
Periodico informativo della Banca
di Credito Cooperativo di Scafati e Cetara
SETTEMBRE 2012
Numero 26
La famiglia BCC a Ischia
Numero 26 - Settembre 2012
direttore responsabile
Basilio Puoti
art director
Clemente Falanga
Hanno collaborato
Gabriele Acanfora
Giuseppe Costigliola
Carmine Librera
Si ringraziano
Corriere della Sera
Gianni Cesariello
Federcampana
Alfonso Pappalardo
Secondo Squizzato
www.bccscafati-cetara.it
[email protected]
Reg. Tribunale di Nocera Inf.
n. 7/07 del 3 maggio 2007
numero ventisei
7
IMPRESE
Gragnano
A Gragnano l'innovazione cresce con
“La Fabbrica della Pasta” senza glutine
I saperi e i sapori
di una pregiata
produzione
artigianale
incontrano la
maestria e
l'inventiva di
Antonino Moccia,
detto "il Pastaio"
di Basilio Puoti
Antonino, Ciro, Marianna e Susanna Moccia. (Credits photo / Gianni Cesariello)
U
na fabbrica unica
nel suo genere. In
grado di produrre
esclusivamente
pasta artigianale senza
glutine. Per soddisfare i
gusti e le esigenze di celiaci
e diabetici. È "La Fabbrica
della Pasta Senza
Glutine" dei fratelli
Moccia, già titolari della
società “La fabbrica della
pasta di Gragnano”,
primo brand di
riconoscimento artigianale
europeo.
“I saperi e i sapori di una
pregiata produzione
artigianale incontrano la
maestria e l'inventiva di
Antonino Moccia, detto
"il Pastaio", nel produrre
pasta priva di glutine
dedicata ai consumatori
celiaci – esordisce il
direttore marketing Ciro
Moccia -. Dal 15
settembre è iniziata la
vendita della nostra nuova
pasta artigianale nei
formati più grandi ed
emozionali. Da parte dei
consumatori celiaci c’è una
8
forte richiesta di un
prodotto differente da
quello offerto oggi sul
mercato che mortifica
ancor di più chi già non
può gustare un buon
piatto di pasta pregiata di
semola di grano duro”.
La storia
Tutto nasce nel 1976
quando papà Mario
Moccia rileva il vecchio
pastificio (dove lavorava)
gestito fin dagli inizi del
'900 da suo zio. “Nostro
padre ha dedicato tutta la
vita al restauro dell’edificio
nel centro storico, alla
costruzione del nuovo
stabilimento, al rilancio
della pasta e dei suoi
marchi, alla nascita del
primo consorzio dei
pastifici di Gragnano, il
Copag – racconta Ciro –.
In tal mondo ha
contribuito
all'affermazione della pasta
di Gragnano sui mercati di
tutto il mondo, almeno fino
al 1989 quando purtroppo
morì (nel 1994 il pastificio
fu venduto)”. Dopo alcuni
Informati... è meglio - Settembre 2012
anni, per amore e per
passione, in onore del
padre, i figli hanno deciso
di rifondare un pastificio
artigianale con una
produzione di qualità
pregiata. “Non abbiamo
saputo resistere alla
nostalgica magia dei sapori
e dei profumi esaltanti di
Gragnano – aggiunge -.
Successe a Natale del 2006.
Cercavamo un pacco di
fusilli di Gragnano, ma non
li trovammo. Così, noi 4
fratelli, insieme a nostra
madre e alle nostre
famiglie, convenimmo che
da troppo tempo non si
mangiava più un buon
piatto di vera pasta di
Gragnano che
emozionasse e
coinvolgesse tutti i sensi.
Il 2 luglio 2007 riaprimmo
il pastificio. Si decise di
partire con 4 quintali di
fusilli al giorno, ma poco
dopo passammo a 12.
Puntando sull’inventiva di
mio fratello, decidemmo di
reinventarci la pasta di
Gragnano, di dargli una
veste nuova, di fare anche
i formati che nessuno aveva
mai fatto”. In appena 5 anni
la produzione è aumentata
di oltre il 90 per cento.
I formati
Oggi la Fabbrica realizza
120 formati diversi, di cui
12 sono unici e brevettati
(il lasagnone, gli spaghetti
a metro, i cornicielli, il sole
di Capri, i Cuori giganti, la
Stella, il tiramisù). A farla
da padrone è la caccavella,
il formato più grande al
mondo. “E’ quello che
vendiamo di più – ricorda
–. Nacque da uno scherzo
che volevamo fare ad
Antonino: gli portai un
formato gigantesco per
l'epoca (2008), quasi
l'attuale caccavella,
ottenuto modellando una
pasta sfoglia per dolci,
facendogli credere che
c'era un pastaio più bravo
di lui. Antonino sembrò
non raccogliere la sfida, ma
a distanza di 6 mesi (di
silenzi e prove segrete), mi
portò il primo pezzo di
caccavella”. La famosa
IMPRESE
Gragnano
Banca di Credito Cooperativo
500 metri sgorga la famosa
acqua di Gragnano”, dice
ancora Antonino. “Non
produciamo pasta, ma
emozioni. Attraverso
l’effetto ottico e gustativo,
la pasta cerchiamo di
raccontarla – conclude –.
Riceviamo continue
testimonianze di
gratitudine per il nostro
prodotto di qualità.
“Finalmente mangiamo
pasta buona”, ci ha scritto
un cliente. Questo ci
riempie di gioia”.
Azienda
Antonino in azienda
“terrina” di pasta
monoporzione è diventata
il principale testimonial
della Fabbrica. È il
formato che scatena le
fantasie di chef, mamme e
nonne: viene utilizzato
anche come portagioielli,
fermacarte, decorazione di
alberi di Natale. Ed è il più
gettonato dai blogger.
Premi e progetti
La Fabbrica ha ricevuto
vari premi tra cui l’''Agorà
d'argento" per il miglior
packaging food 2010. “Il
nostro è il primo pastificio
di Gragnano certificato
Igp – spiega Antonino -.
Abbiamo avviato una serie
di collaborazioni e
partnership con il
Dipartimento di Scienze
dell’alimentazione
dell’Università Federico II
di Napoli, nonché con
Autogrill e Fiat”. I Moccia
sono titolari anche di un
polo logistico ubicato a
Scafati, nonché soci del
centro Multicedi con il
marchio Decò. Da dodici
anni l’azienda di
Gragnano è cliente della
Bcc di Scafati e Cetara
(filiale di Santa Maria la
carità). “Da quest’anno
siamo anche soci –
chiarisce Ciro -. Da un
paio di anni il nostro
rapporto con la Bcc è
diventato più concreto e
diretto. Sono convinto che
una banca locale debba
sostenere l’imprenditore
che, se aiutato, può
realizzare importanti
trend di crescita”.
Ragione sociale: La Fabbrica della Pasta di Gragnano sas
Sede: Viale San Francesco, 30 - 80054 Gragnano (Napoli)
Settore e prodotti: agroalimentare - pasta
Anno di fondazione: 2007
Direttore marketing:
Ciro Moccia, 42 anni, detto “o’ vulcan pazz"
Responsabile produzione: Antonino Moccia, 39 anni, "o’ mpastator",
il pastaio
Amministrazione e contabilità: Marianna Moccia, 38 anni, "la precisa"
Responsabile estero: Susanna Moccia, 31 anni, "il piccione viaggiatore"
Immagine e design: Patrizia, "l'architetto", consorte di Ciro
Controllo qualità: Manuela, consorte di Antonino
Addetti: 40
Mercati sbocco: nord Europa, Nuova Zelanda, Australia, Brasile,
Giappone, Usa, Canada, Marocco, Grecia, Russia, Panama, India,
Singapore, Svizzera, Emirati Arabi, Corea…. e Italia
Tel. +39 081.8011487
Fax +39 081.8011530
Sito web: http://www.lafabbricadellapastadigragnano.it/
E-mail: [email protected]
Curiosità
La Fabbrica si è dotata di
una cucina e una sala
degustazione, “dove ogni
ospite si sente un re e
come per magia rivive un
viaggio nell'800, gustando
la pasta fumante,
circondato da stampe e
antichi attrezzi d'epoca
con vista sul golfo di
Sorrento da un lato e,
dall’altro vista sugli
incontaminati Monti
Lattari nei quali è
incastonata la nostra
fabbrica e dai quali a soli
numero ventisei
9
STORIA ECONOMICA
Pietrarsa
continua da pag. 2
l’acciaio, proveniva dal Po­
lo industriale di Mongiana,
sulle Serre calabresi.
La produzione, diversifica­
ta, concerneva caldaie a va­
pore per alimentare le loco­
motive, vagoni, carrozze,
rotaie, cuscinetti nonché le
navi dei cantieri di Castel­
lammare di Stabia.
Per gli usi militari, Pietrarsa
produceva cannoni, bom­
be, granate e proiettili, co­
sicché, insieme agli operai,
lavoravano, anche circa 70
artiglieri che “alloggiavano
in un’apposita caserma al­
l’interno dello stabilimento
stesso”.
Poco distante, nella Real
Fonderia di Castelnuovo
(nella cinta fortificata del
Maschio Angioino. poi ab­
battuta) lavoravano, come
fonditori, staffatori, fuochi­
sti e forgiatori circa 300
(trecento) operai.
Vi erano anche impiegati i
detenuti ai lavori forzati e
i gendarmi per il loro con­
trollo. Le modernissime
tecnologie, per l’epoca,
consentirono la realizzazio­
ne dell'apparecchio “per ri­
coprir di seta i fili metallici
de' telegrafi elettrici e le
belle ed intricate macchine
che questi richieggono”.
Si fabbricavano, inoltre,
“strumenti e opere d'arte
….e di pregio come i can­
delabri posti sulla scalinata
principale di Palazzo Reale
a Napoli e la colossale sta­
tua in ghisa, fusa in un solo
blocco posta all'ingresso,
raffigurante Ferdinando II
mentre dispone la fonda­
zione dell'Opificio” (tratto
da Musei.it). Veniva, perfi­
no, riutilizzato il ferro dei
proiettili usati o difettosi,
per realizzare opere in ferro
“di perfettissima qualità e
di grosse dimensioni”.
Le prime 7 locomotive co­
struite a Pietrarsa, furono
chiamate: Pietrarsa, Vesu­
La statua di Ferdinando II di Borbone a Portici
vio, Etna, Partenope, Maria
Teresa, Corvi, Robertson.
Fino al 1860 ne furono co­
struite 20: una di esse, nel
1873, vinse la medaglia d’o­
ro all’esposizione Univer­
sale di Vienna.
La Campania era la regio­
ne più industrializzata
d'Italia. La qualità delle
produzioni indusse lo zar
Nicola I di Russia, a visitar­
lo nel 1845, “per far copia­
re e riprodurre – scrive Pi­
no Aprile – identica in
Russia, la fabbrica napole­
tana: fu così che nacquero
le Officine di Kronstadt”.
Nel 1849, Pietrarsa accolse
il Papa Pio IX.
Collegata all’Opificio, Fer­
dinando II istituì anche una
“Scuola d'Arte", inaugurata
nel 1841, dove si insegna­
vano matematica e geome­
tria, scienze meccaniche,
lingue, e disegno meccani­
co, per avviare i giovani ai
mestieri di carpentiere, tor­
nitore, fonditore. Si forma­
vano, inoltre, ufficiali mac­
chinisti perle navi a vapore
della marina militare e mer­
cantile del Regno.
In questo modo, le navi a
vapore napoletane furono
le uniche all’epoca ad avere
propri ufficiali di macchina,
affrancandosi dalla necessità di dovere ricorrere
a comandanti inglesi, gli
unici, all’epoca, in possesso
delle necessarie competen­
ze tecniche e nautiche.
“Il Polo Industriale di Pie­
trarsa comprendeva nume­
rose botteghe artigiane,
fonderie ed officine mecca­
niche quali la fonderia dei
Fratelli Delamorte, l’opifi­
cio meccanico di Luigi Oo­
mens, la fonderia Mather­
son e C., lo stabilimento
metallurgico di Giovanni
Corradini, nonché le
società “Guppy & Co.” e
“Zino & Henri” che co­
struì, assieme alla Bayard,
la Napoli-Portici.
Esse davano lavoro circa
600 persone.
La fonderia “Macry Henry
& Co”, al Ponte della Mad­
dalena, partecipata dal ric­
co calabrese Gregorio Ma­
cry, produceva strumenti e
strutture metalliche per le
navi.
Fu scelta per la realizzazio­
ne delle tubazioni e dei 350
pali in ghisa necessari per
sostenere le 350 lampade
dell’impianto di illumina­
zione a gas a Napoli, a par­
tire dal Porticato della Ba­
silica di San Francesco di
Paola.
Il 10 settembre 1837 Napo­
li così fu la terza città d’Eu­
ropa, dopo Londra e Parigi,
ad avere un impianto di
pubblica illuminazione.
L’intero Polo industriale
occupava circa 7.000 (set­
temila) persone. Con
l’Unità d’Italia, tutto questo
ebbe termine.
“L’unica azienda italiana in
grado di fare tutto da sola,
dalla rotaia alla locomoti­
va”, come scrive Pino Apri­
le, nel 1863, fu privatizzata
e ceduta alla ditta Bozza,
per un canone irrisorio an­
nuo di lire 46.000.
Per fare un paragone l’anno
prima, il Parlamento aveva
varato la legge 15 luglio
1862, n. 697 “che autorizza
la spesa di lire 500.000
(cinquecentomila) per il pa­
gamento della dote di
S.A.R. la principessa Maria
Pia di Savoia.
La Scuola d’Arte fu sop­
pressa, dimezzata la forza
lavoro, ridotta la paga.
Inutili le proteste, gli scio­
peri. Come a Mongiana!
Nel 1885, il Reale Opifi­
cio di Meccanico e Piro­
tecnico fu declassato ad of­
ficina di riparazione di
locomotive e caldaie a va­
pore e nel 1975, riparata
un’ultima locomotiva,
cessò ogni attività.
Dal 1989, Pietrarsa è stata
trasformata nell’unico Mu­
seo Ferroviario d’Italia.
continua ....
10
Informati... è meglio - Settembre 2012
SOCIETÀ & CULTURA
Cetara
Banca di Credito Cooperativo
Accordo Bcc-Comune per il
rilancio dell’antica Torre Vicereale
di Alfonso Pappalardo
È
ufficiale. La Banca di
Credito Cooperativo di
Scafati e Cetara e il Comune
costiero lavoreranno, in sinergia, per
la gestione e la valorizzazione
dell’antica Torre vicereale, simbolo
dell’identità locale. Sottoscritto il
protocollo di intesa tra l’Ente
comunale, diretto dal sindaco
Secondo Squizzato e l’istituto di
credito, presieduto da Massimo
Cavallaro. L’occasione per la
sottoscrizione e la presentazione
dell’accordo è stata la
manifestazione “Le spose di ieri”,
una mostra organizzata in memoria
di Giovanna Liguori, sarta di
Cetara, nata nel 1924 e scomparsa
nel 2008.
Più volte il sindaco Squizzato ha
sottolineato l’importanza
dell’intervento di risanamento
conservativo del monumento
simbolo di Cetara. L’obiettivo
principale dell’amministrazione
comunale è quello di rendere la
cittadina costiera “un nuovo
contenitore turistico-culturale”. La
torre vuole quindi essere il centro
propulsore di un nuovo sviluppo di
Foto di gruppo
Il sindaco Squizzato e il presidente Cavallaro
Cetara basato sull'arricchimento
dell'offerta turistica e delle attività
economiche a cominciare dal pesce
azzurro, dal tonno alla bottarga, dalla
colatura di alici alle attività marinare
ed al contempo il fulcro di una svolta
sociale per il paese situato nel cuore
della costa d’Amalfi. Il primo
cittadino plaude poi alla decisione
della Bcc di sostenere la
valorizzazione della torre e del
nascente museo civico. “A
completamento dell’intervento di
restauro – ha spiegato – non poteva
mancare l’apporto della Banca di
credito cooperativo di Scafati e
Cetara sempre attenta alle esigenze
del territorio e della nostra
comunità”. Dal suo canto il
presidente della Bcc, Massimo
Cavallaro, ha sempre considerato la
torre vicereale il “custode di quei
valori antichi di cui Cetara è
portatrice”. “La immagino – ha
ribadito – come uno scrigno dove,
aldilà delle arti e di tutto ciò che di
artistico e musicale si svolga al suo
interno, possa soprattutto
racchiudere e testimoniare quella
forza che il popolo cetarese da
sempre dimostra di avere nel tempo.
Sono convinto che una identità si
riconosca nella capacità di un popolo
di rispettare e ricordare le proprie
radici. Il nostro intento è quello di
numero ventisei
11
SOCIETÀ & CULTURA
Cetara
In alto la torre di Cetara, sotto la locandina dell'evento e un vestito realizzato dalla sarta Liguori
far sentire alla comunità cetarese la
nostra vicinanza”. La Bcc ha aderito
fin dall’inizio al lodevole progetto
del Comune di Cetara che, grazie al
protocollo sottoscritto nei giorni
scorsi, potrà utilizzare il logo “Bcc”
per la promozione della torre e del
museo.
La Torre Vicereale e il mare hanno
fatto da scenario naturale all’evento
“Le spose di ieri”, una cornice
irripetibile per 45 abiti da sposa
raccolti per questa occasione.
L’iniziativa è stata ideata dalla
12
Commissione Pari Opportunità di
Cetara per accendere i riflettori su
temi attuali quali l’imprenditoria
femminile e gli antichi mestieri in
via di estinzione. Grazie alla
collaborazione del Forum dei
giovani, il progetto, promosso
nell’ambito del PTG (progetto di
politiche giovanili) “Tradizione e
Creatività in Costiera”, è stato
dedicato alla figura di Giovanna
Liguori, sarta cetarese che ha iniziato
a ricamare a soli 9 anni; dalla sua
passione è nata una vera e propria
Informati... è meglio - Settembre 2012
forma d’arte che ha trasmesso a chi
le stava accanto. Ha creato, cucito e
ricamato a mano, centinaia di vestiti
da sposa per tante donne di Cetara.
La stanza della sua abitazione è stato
un punto di riferimento per molte
ragazze che all’epoca, già all’età di
15 anni, dopo aver terminato la
scuola, si prestavano ad apprendere
quest’arte. Alcune di loro hanno
lavorato con grandi stilisti come
Gattinoni e Valentino. “Ma ora non
è più come una volta - dicono le
ragazze che hanno lavorato con lei
e ora sono madri -. Nessuno usa più
ricamare a mano”. Numerose donne
hanno voluto concedere il proprio
vestito per ricordare e rendere
visibile a tutti, il lavoro, il sacrificio
e le qualità di Giovanna Liguori. Tra
i modelli in esposizione c’era anche
un abito degli anni 60’ dell’Atelier
Passaro Sposa.
L’obiettivo del progetto è la
valorizzazione di arti e mestieri
antichi che, attraverso specifiche
tecniche e particolari modalità di
lavoro, sono in grado di trasferire la
cultura di un tempo. Oggi è
importante mantenere, quanto più
intatte possibili, le tradizioni di una
preziosa manualità, capace di La torre
trasformare anche le risorse più
povere. Lo scopo è quello di creare
dei laboratori d'artigianato. A
settembre il progetto continuerà con
specifici percorsi di formazione che
dovranno “coniugare il vecchio e il
nuovo” al fine di recuperare le
antiche tradizioni legandole alle
attuali esigenze, con l'ausilio di
tecniche e metodi moderni che non
cancellino lo spirito e l’originalità
degli antichi valori e mestieri.
All’evento, organizzato dall’assessore
del Comune di Cetara con delega
alla cultura e alle politiche giovanili,
Angela Speranza, hanno preso
parte l’assessore alla cultura del
comune di Amalfi, Daniele Milano,
Pinella Passaro, proprietaria di
“Atelier Passaro Sposa” che ha
concesso in esposizione uno dei
primi vestiti della collezione anni 60’
e un vestito recente della collezione
2011-12.
ECONOMIA
Italia
Banca di Credito Cooperativo
In Italia le tasse più alte d’Europa
Dati allarmanti su una pressione fiscale al 54-55% (nel 2013) che rischia di affondare il Paese
di Basilio Puoti
T
asse: Italia prima in
Europa. E, forse,
nel mondo. Alcuni
studi realizzati da Istituzio­
ni europee e da Associazio­
ni nazionali di categoria
mostrano una pressione fi­
scale “apparente” destinata
a salire al 45,4% del Pil nel
2013 (toccherà il 45,1% nel
2012) ed una “effettiva”
(ossia la quota di entrate
fiscali e contributive sul Pil
da quanto prodotto
dall'economia sommersa)
prossima al 54,6%.
Studi europei
Secondo la Commissione
europea la pressione fiscale
(apparente) in Italia
toccherà il 45% del Pil, ri­
manendo inferiore solo a
quella di Belgio (47,5%) e
Francia (46,7%). Un livello
eccessivo che penalizza i
principali motori del siste­
ma economico: i lavoratori
e le imprese. Le aziende
esportatrici, che investono
maggiormente in ricerca e
innovazione e hanno la
produttività più elevata, ri­
schierebbero di soccombe­
re di fronte alla concorren­
za di quelle che operano in
paesi con migliori servizi
pubblici e minore peso fi­
scale. Secondo il rapporto
dell'Ufficio Statistico
dell'Unione Europea (Eu­
rostat) per il 2012 la pres­
sione fiscale dell'Italia (Ir­
pef) raggiungerà il 47,3%.
A stare peggio di noi in Eu­
rolandia sono Belgio, Dani­
marca, Grecia, Spagna.
Ricerche nazionali
A “certificare” i dati europei
è il centro studi di Confin­
Il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco
dustria che, durante la pre­
sentazione degli “scenari
economici” di giugno, ha
rincarato la dose: la pressio­
ne fiscale apparente salirà
al 45,4% del Pil nel 2013,
quella effettiva raggiungerà
il 54,6%. Entrambe inclu­
dono l’aumento dell’Iva
pronto a scattare dal pros­
simo 1° ottobre. Un prece­
dente studio, presentato da
Confcommercio al forum
di Cernobbio su “Le pro­
spettive economiche
dell'Italia nel breve-medio
termine”, rilevava che nel
2007 la pressione “appa­
rente” era al 43%: l’Italia
era settima dopo Danimar­
ca (49,8%), Svezia
(47,8%), Belgio (45,9%),
Francia (45,2%), Austria
(43,2%) e Finlandia
(43,1%). Oggi, con il
45,2%, è quinta dietro Da­
nimarca (47,4%), Francia
(46,3%), Svezia (45,8%) e
Belgio (45,8%). Secondo
Confcommercio togliendo
dal Pil la quota di sommer­
so, la pressione effettiva fi­
scale sui contribuenti in re­
gola nel 2012 è al 55%. In
tal caso l’Italia raggiunge­
rebbe la vetta in Europa e
Il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi
nel mondo davanti a Belgio
(48%) e Svezia (46-47%).
Tasse e PIL
L’Italia è tra i paesi in cui il
peso delle tasse rispetto al
Pil è più alto: 42,3% (dati
2010) contro una media
europea del 38,4% (38,9%
in Eurolandia). Il paese che
raccoglie più tasse è la Da­
nimarca (47,6%) seguita
dalla Svezia (45,8%). La re­
cessione italiana si è dimo­
strata così intensa da spin­
gere il Centro studi di
Confindustria a rivedere al
ribasso le stime del Pil. Per
il 2012 l'economia calerà
del 2,4% contro il -1,6% in­
dicato a dicembre e analo­
ga è la differenza nello sce­
nario per il 2013: da +0,6%
a -0,3%.
Tasse sulle persone fisi­
che
Il peso del fisco sulle spalle
degli italiani è destinato a
crescere di quasi due punti
percentuali passando dal
45,6% (2011) al 47,3% di
quest’anno (dati Eurostat).
Nel 2000 la percentuale era
al 45,9%. Il confronto con
il 2000 evidenzia come la
pressione fiscale si sia gra­
dualmente spostata dalle
imprese alle persone. La
media europea è al 38,1%
(nel 2011 era al 42,2%),
per i Paesi dell'euro è pari
al 43,2-43,3%. Secondo i
dati in questione le tasse
sul reddito più alte vengo­
no pagate in Svezia
(56,6%), Danimarca
(55,4%), Belgio (53,7%),
Spagna e Olanda (52%),
Austria e Gran Bretagna,
(50%). I regimi fiscali più
favorevoli sono quelli di
Bulgaria (10%), Repubbli­
ca Ceca e Lituania (15%).
Le imprese
La pressione fiscale sulle
aziende italiane risulta sta­
bile al 31,4% nel 2012 (nel
2000 era al 41,3%) nel cal­
colo figurano Ires (al
27,5%) e Irap (nella media
è poco sotto il 4%). Le tasse
sulle imprese in Europa so­
no mediamente più basse
di quelle italiane: al 23,5%
nell’Ue a 27, al 26,1% nel­
l’Eurozona. Il paese in cui
le tasse sulle imprese sono
più alte è la Francia
(36,1%) ma il programma
del neo presidente Franco­
numero ventisei
13
ECONOMIA
Italia
is Holande prevede una
rimodulazione delle stesse.
Al secondo posto in Europa
c’è Malta (35%), seguita da
Belgio (34%) e Portogallo
(31,5%). I regimi fiscali più
favorevoli sono in Bulgaria
e Cipro (10%) e in Irlanda
(12,5%).
Tasse sul lavoro
Primato all’Italia. Gravano
imposte e contributi a cari­
co di lavoratori e aziende,
comprensive dei contributi
sociali (ad esempio, per la
cassa integrazione), esclu­
dendo invece le pensioni.
Nel 2010, in base ai dati di
Eurostat, il peso implicito
(ovvero tasse più oneri so­
ciali dello Stato) sul costo
del lavoro è salito dal 42,3%
del 2009 al 42,6%. La me­
dia dell’Ue a 27 si attesta al
33,4% (34% nell’Eurozo­
na). Fra i Paesi europei in
cui il lavoro è più tassato ci
sono il Belgio al 42,5% (era
al 41,9% nel 2009). In Ger­
mania il peso fiscale impli­
cito sul lavoro nel 2010 era
al 37,4% (dal 37,8%), in
Francia al 41% (dal 41,3%).
La tassazione più favorevo­
14
"i proventi della sacrosanta
lotta all'evasione devono
essere utilizzati per ridurre
la pressione fiscale su chi
produce ricchezza ossia sul
lavoro e l'impresa". Di “ec­
cessiva tassazione” ha par­
lato recentemente il gover­
natore della Banca d’Italia,
Ignazio Visco. “Per rimet­
tere i conti in ordine – ha
affermato – si è pagato il
prezzo di un innalzamento
della pressione fiscale a li­
velli ormai non compatibili
con una crescita sostenuta.
L’inasprimento non può
che essere temporaneo.
Occorre trovare, oltre a più
ampi recuperi di evasione,
tagli di spesa che compen­
sino il necessario ridimen­
sionamento del peso fisca­
le”.
le è a Malta (21,7%).
La casa
Secondo Eurostat la
pressione fiscale sugli
immobili è in Italia
all'1,9% del Pil (era
2,2% nel 2009). In
Europa si va dallo 0,4%
in Repubblica Ceca,
Estonia e Slovacchia,
al 4,2% del Regno
Unito e al 3,4% della
Francia. I ricavi mag­
giori dalla pressione
fiscale sugli immobili si re­
gistrano in Gran Bretagna
con 71,8 miliardi, Francia
(66,5 miliardi), Italia (28,9
miliardi) e Germania (21
miliardi).
Iva
L’Italia (al 21%) è in perfet­
ta media rispetto all’Ue a
27, e registra un punto in
più rispetto al 20% di Euro­
landia. La più cara è in Un­
gheria (27%), Danimarca
e Svezia (25%). Le più bas­
se sono in Lussemburgo
(15%) e Cipro (17%).
I commenti
Nel suo discorso di insedia­
mento al vertice di Confin­
Informati... è meglio - Settembre 2012
dustria, il neo presidente
Giorgio Squinzi ha punta­
to il dito contro la pressio­
ne fiscale che definisce “u­
na zavorra intollerabile”
per le imprese italiane.
Squinzi dice “no” a nuovi
balzelli e tasse fantasiose
“che creerebbero solo in­
certezza e sfiducia”. “Nel
2011 – ha proseguito – il
total tax rate, inclusivo di
tutte le tasse e i prelievi,
compresi gli oneri sociali,
gravanti su una piccola im­
presa-tipo, era pari, in Ita­
lia, al 68,5%, contro il
52,8% in Svezia, il 46,7%
in Germania, il 37,3% nel
Regno Unito". Per Squinzi,
Nessuna riduzione
Il 16 agosto scorso il Presi­
dente del Consiglio, Ma­
rio Monti, ha spiegato: “il
carico fiscale sulle persone
fisiche e sulle imprese in
Italia è senz'altro eccessivo
ma in questo momento
l'attenzione per il riequili­
brio della finanza pubblica
non può essere allentata...
Un fisco meno gravoso è
una sacrosanta esigenza
per i contribuenti onesti.
Renderlo concretamente
possibile, senza fare pro­
messe irrealizzabili, è un
obiettivo tra i più impor­
tanti per il governo. Ma
prima che la politica di ri­
sanamento e di riforma
venga consolidata […],
iniziare a distribuirne i be­
nefici (ad esempio ridu­
cendo l'Irpef) sarebbe pre­
maturo. Quando una tale
prospettiva verrà delineata
e sarà considerata credibile
anche dai mercati, ipotesi
di un minore carico fiscale
saranno non solo auspica­
bili, ma concretamente re­
alizzabili".
ATTIVITÀ SOCIALI
Scafati
Banca di Credito Cooperativo
Grande successo per la prima
maratonina “Città di Scafati”
di Giuseppe Costigliola
È
stata una festa
per tutta la città.
La prima
maratonina “Città di
Scafati” è stato un
successo assoluto.
L’evento sportivo,
organizzato dall’APD
Atletica Scafati, con il
patrocinio del Comune,
ha visto la partecipazione
di ben 815 atleti, tra
tesserati e non alla Fidal,
che hanno percorso i 10
km previsti, all’interno del
territorio comunale, da
via Oberdan a via
(Pod. Cava Picentini –
30’57”), e a seguire
Hamza Sahli (Pod. “Il
Laghetto” – 31’07”), Said
El Otmani (Lib.
Benevento – 31’32”) e
Hamid Kadiri (Fiamme
Argento – 32’28”).
All’arrivo il primo degli
italiani è stato Enrico
Signorelli (Amatori
Vesuvio – 33’08”).
Gianluca Piermatteo
(Apd Scafati) si è piazzato
al nono posto con 33’35”.
Più sentita ed
entusiasmante per i
Melchiade. Tra gli
sponsor della
manifestazione anche la
Bcc di Scafati e Cetara.
Sul fronte sportivo a
vincere, con l’ottimo
tempo di 30’46”, è stato
dopo una lunga volata un
atleta portacolori della
Pod. “Il Laghetto”, già
vincitore della Neapolis
Half Marathon, ovvero
Youness Zitouni, che ha
preceduto altri quattro
atleti nordafricani,
staccando di circa 60
metri Morad El Mourid
cittadini scafatesi è stata
la gara femminile che ha
visto il dominio assoluto
dell’atleta locale
Annamaria Vanacore
(Apd Scafati), vincitrice
con un tempo di 38’02”
su Cathy Barbati
(Baiano Runners),
seconda con 38’44”, e
Alba Vitale (Isaura Valle
dell’Irno), terza con
40’51”. Perfetta la
macchina organizzativa
messa in piedi dall’Apd
Scafati, società presieduta
da Carlo D’Ambrosio,
Sopra: la premiazione della gara; la partenzain via Oberdan; l'arrivo in via P. Melchiade
nata appena 2 anni fa, che
conta quasi 70 tesserati.
“Per noi organizzare
questo primo evento a
Scafati – ha dichiarato su
un blog il presidente
D’Ambrosio – è stata
una scommessa.
Abbiamo dovuto superare
diversi ostacoli burocratici
per avere tutte le
autorizzazioni necessarie,
da quelle comunali a
quelle rilasciate dalla
polizia locale (che
ringrazio per la
professionalità). Gli
obiettivi prefissati erano
due: quello di non far
mancare nulla agli attori
principali che erano tutti
gli amici podisti, dal
percorso al ristoro al
pacco gara; e quello di
offrire un bello spettacolo,
fatto di sport “vero”, alle
centinaia di cittadini
scafatesi che, per la prima
volta, assistevano ad una
gara agonistica di corsa su
strada… Un po’ di
energia, un tantino di
buona volontà e il
risultato è stato raggiunto.
Lo dimostrano i tanti
commenti positivi che
abbiamo ricevuto. Grazie
ancora a tutti”. Parte
dell’incasso delle iscrizioni
è stato devoluto
dall’associazione scafatese
alla onlus Trame Africane
che opera in Kenya,
Congo e Tanzania.
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