Leggi un estratto del libro! - TERRE di MEZZO

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che pensava volessi sentire. Il cuoio capelluto mi bruciava, ma non dissi nulla, non piansi, non feci neanche un
salto per il dolore. Dopo che mi ebbe risciacquato i capelli
nell’acqua rugginosa, vomitai nella tazza del cesso e lungo
il muro sporco. L’odore era insopportabile, ma nessuna di
noi due si lamentò. Sentimmo le sirene che si allontanavano.
“Guarda, Faith”, disse la cicciona, e tirò fuori dalla tasca un dito.
Dovetti girarmi dall’altra parte. Era impossibile, quella
cosa bianco pallido. Gli avevo solo affettato la guancia. Gli
avevo solo tagliato la faccia. Era impossibile e irreale, eppure era una prova tangibile. Quando mi voltai di nuovo
non c’era più, lei l’aveva messo via da qualche parte.
Fuori, avevamo cambiato il mondo una volta per tutte.
“Dobbiamo andarcene quando fa buio”, disse. E poi mi
sussurrò le cose che credeva dovessi sapere se volevo diventare una persona nuova. Se volevo lasciarmi Faith alle spalle.
Più tardi, non so bene quando, attraversammo la fitta
boscaglia fino all’autostrada, dove mi fermai, incerta sulle
gambe, nella mia nuova identità e con il pollice in fuori.
Probabilmente ci stavano cercando. Stavano cercando
me. Era ora di andarsene. Tutti quei progetti, tutta quella
preparazione e ora eccoci sul ciglio della strada, a fare
l’autostop con una vita ormai diversa per sempre.
Mi balenò davanti agli occhi la faccia di Tony Giobambera. Vidi le sue dita allargate sul sasso e il coltello.
Mi vidi mentre arretravo pronta a colpire e poi la cicciona
schioccò le dita e indicò l’auto che ci era passata davanti.
“Aspettami, Faith”, disse. “Resta qui.”
Mi sforzai di fare un sorriso per dirle che avevo capito.
Riuscii a rimediare un passaggio da uno studente universitario di nome Monty che era più triste di me e in
vena di chiacchiere. Era così triste e parlava così tanto che
non dovetti fare nulla tranne guardare fisso fuori del finestrino, ed emettere uno uh-huh ogni tanto.
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Era diretto a casa, a Memphis in Tennessee. Sua madre stava morendo. Glielo avevano appena detto per telefono e aveva guidato tutta la notte da Washington
D.C. Era contento che gli tenessi compagnia. Così contento che a ovest di Statesville mi infilò una mano tra le
gambe.
Faith ne sarebbe rimasta paralizzata, ma Annabelle no.
Gli diedi una sberla in testa e un pugno sul braccio.
Sterzò bruscamente, ma si scusò mortificato.
Sul sedile posteriore la cicciona sorrise.
Ad Asheville, la cicciona mi insegnò a rubare. Prendemmo dei trucchi e una rivista patinata da un negozio e
poi mettemmo a frutto il nostro bottino nel gabinetto di
una sala da biliardo, dall’altra parte della strada. Annabelle era una ragazza da tv, da riviste. Annabelle sapeva
come disegnarsi il contorno labbra, e portava un reggiseno push-up. Uscii con aria tranquilla, occhi truccati con
mascara e ombretto azzurro, labbra lucide e rosa, una
pennellata di fard sulle guance.
Non ero niente male. E in quel momento era la cosa
che importava di più. Che ci avrebbe portato dovunque
avessimo voluto andare.
Trovammo una stazione degli autobus e comprammo
un biglietto per Nashville. “Restiamo nelle grandi città”,
consigliò la cicciona. “Dobbiamo scomparire, non dare
nell’occhio.” Il biglietto era caro e protestai, pensando che
ci convenisse fare di nuovo l’autostop, ma lei mi convinse
del contrario.
“Presto ci toccherà farlo”, disse. “Per il momento, tanto
vale arrivare il più lontano possibile prima di attirare
l’attenzione.”
Mentre aspettavamo la partenza dell’autobus, trovammo un negozio di vestiti usati e mi comprai una
gonna corta di cotone, stivali neri da cowboy tutti graffiati, una maglietta lunga e un maglione giallo attillato. La
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cicciona non faceva altro che togliermi le braccia da dove
le tenevo incrociate, davanti al petto.
“Non c’è niente che non va nel tuo seno”, disse, facendomi arrossire. “Fallo vedere, santo Dio, distoglie l’attenzione della gente dal tuo viso.” Ci sbarazzammo della mia
vecchia giacca a vento azzurra e la sostituimmo con un
giubbotto di pelle nera consumata. La cicciona tirò fuori
da chissà dove un paio di collant. Mi studiai allo specchio
impolverato. Ero convinta di dimostrare almeno diciannove anni.
“Il segreto per sembrare più vecchi” disse la cicciona,
“è cercare di sembrare più giovani.” Mi girai verso destra,
poi a sinistra, esaminandomi attentamente.
Quando uscii dal negozio ero tutta un’altra persona.
Non più Faith. Faith era infilata da qualche parte nel mio
zaino insieme a quasi seicento dollari, perlopiù guadagnati.
Ero Annabelle e me la sarei cavata.
Percorremmo a piedi qualche isolato fino a una tavola
calda. Non avevo tanta fame, ma la cicciona sì. Mangiò
tutte le mie frittelle e metà della mia porzione di frutta.
Intorno a noi diverse persone leggevano il giornale.
“Credi che…?” Ma non fu necessario finire la frase. La
cicciona scosse il capo e addentò una frittella.
“Presto”, disse con la bocca piena.
L’autobus procedeva lento e regolare, fermandosi traballante a ogni cittadina lungo il percorso. Dormii per
quasi tutta la durata del viaggio. Quando partimmo era ormai l’imbrunire e non vidi granché mentre attraversavamo
le montagne. Il sonno era come una pesante coperta nera
che mi avvolgeva tutto intorno e io non mi divincolai, né
sognai. Fuori Knoxville la cicciona mi svegliò con una
botta per farmi uscire a sgranchirmi le gambe, ma io ero
stanca, stanchissima. Sbuffò infastidita e scese da sola.
Mi svegliai qualche altra volta, trovandomi davanti al
vago profilo di paesini impossibili da distinguere alla luce
dell’alba. Dopo un po’ sentii delle dita che si muovevano
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