mostra impressionista nel 1895 che permetterà il

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mostra impressionista nel 1895 che permetterà il
mostra impressionista nel 1895 che permetterà il distaccamento dai suoi precedenti interessi
portandolo fino a Monaco, città che andava sviluppandosi sempre di più nelle arti dell’avanguardia.
Ben presto divenne allievo di Franz von Stuck, stimato artista appartenente al movimento di
secessione bavarese.
L’insegnante ammirava molto le abilità artistiche del giovane artista, ma non approvava l’uso di
colori troppo brillanti e obbligò al pittore di lavorare solo in bianco e nero. Nel 1900 Vasilij lasciò
lo studio di Stuck senza lasciare traccia dei suoi lavori di quel periodo. Nello stesso anno egli si
separò dalla moglie e iniziò una nuova storia con Gabriele Munter che lo avrebbe portato in giro per
l’Europa per i cinque anni consecutivi iniziando così un periodo di esplorazione e sperimentazione.
A seguito di questi 5 anni Kandinskij ritorna a Monaco e nel 1910 si dedica al famoso saggio
teorico intitolato “Lo spirituale nell’arte” dove espone la sua teoria riguardo alla pittura non
figurativa, alla forza psicologica del colore puro e l’analogia tra la musica e l’arte.
Nel 1911 Kandinskij e Franz formarono un gruppo denominato Der blaue Reiter (il cavallo
azzurro). Questo movimento aveva lo scopo di divulgare una nuova arte capace di evocare un
concetto più astratto dell’universo rivelato dalla fisica dalla matematica e dalla spiritualità. Gli
artisti che aderirono a questo movimento, non avevano uno stile simile, ma ognuno di loro
rappresentava opere al di fuori della tradizione. Allo scoppio della prima guerra mondiale l’artista si
trasferì in Svizzera e poi di nuovo a Mosca. Durante la guerra Kandinskij dovette per la prima volta
affrontare il problema della povertà, mettendo così a dura prova la psiche dell’artista. Alla fine della
guerra il pittore riacquistò il suo prestigio e nel 1922 fu chiamato da Walter Gropius ad insegnare al
Bauhaus della repubblica di Weimar. Questa scuola di arti applicate, fondata nel 1919 dall’architetto
tedesco, svolge un ruolo fondamentale nel rinnovamento artistico europeo degli anni ’20 e ’30. In
questa fase il suo astrattismo conosce una svolta molto decisa. Nella prima fase i suoi quadri si
componevano di figure molto informi mischiate senza alcun ordine geometrico. Anche i colori
erano molto vari, mischiati tra loro, ottenendo infinite varietà cromatiche intermedie. Nella nuova
fase, coincidente con il suo insegnamento al Bauhaus, i quadri di Kandinskij assumono un ordine
più preciso. Si compongono di forme dalle geometrie più riconoscibili e dalle tinte più separate tra
loro. Ciò segna un passaggio ben preciso nel suo approccio all’arte astratta. Nella prima fase il suo
astrattismo risponde solo alle sue esigenze interiori di esprimere emozioni e sentimenti. Nella
seconda fase prevale la necessità della didattica, e quindi la razionalizzazione di un metodo che
possa essere di insegnamento agli allievi. Anche se ciò è stato spesso interpretato come un
impoverimento della sua vena creativa, è questo uno sforzo che egli compie che sarà fondamentale
per la nascita di una estetica veramente moderna e attuale. Il periodo trascorso al Bauhaus finisce
nel 1933, quando la scuola viene chiusa dal regime nazista. L’anno successivo Kandinskij si
trasferisce in Francia. A Parigi vive gli ultimi dieci anni della sua vita. Muore nel 1944.
Una delle sue opere più famose è certamente il
quadro che ho osservato per la realizzazione del
mio oggetto in Raku. Come ho già detto l’artista
da molta importanza nelle sue opere al colore.
Secondo lui infatti, l’armonia dei colore
Corrisponde a quella dei suoni musicali, con la
ricerca di un effetto psicologico che va al di là
del soggetto. Così Kandinskij nelle sue variazioni
di motivi trasforma il soggetto in una corrispondenza armoniosa secondo ritmi soprattutto diagonali
e secondo toni originati dal blu, rosso, giallo, in diverse gradazioni e sfumature. Kandinskij parte
dai colori, anzi, dall’accostamento dei colori con i suoni musicali. Nello “Spirituale nell’arte” fa
corrispondere il giallo alla tromba, l’azzurro al flauto, al violoncello, al contrabbasso e all’organo, il
verde al violino. Sostiene che il rosso richiama alla mente le fanfare, il rosso di cinabro la tuba o il
cembalo, l’arancione una campana di suono medio o un contralto che suoni in largo e che il viola
suona come un corno inglese o come i bassi dei legni. Dopo aver collegato ciascun colore ad un
suono, un profumo, un’emozione precisa, l’artista afferma che proprio grazie alle sue risonanze
interiori, secondo la sua diversità, ogni colore produce un effetto particolare sull’anima. Il colore
rosso per esempio può provocare l’effetto della sofferenza dolorosa, per la sua somiglianza al
sangue. Il giallo invece, per semplice associazione col limone, comunica un’impressione di acido.
Alcuni colori possono avere un’apparenza ruvida, pungente, mentre altri sono sentiti come qualcosa
di liscio, di vellutato, così di dar voglia di accarezzarli. Ognuno di loro, inoltre, corrisponde a delle
forme che si distinguono nello spazio in modo preciso le une dalle altre. Ogni forma a sua volta,
come il colore, ha una precisa corrispondenza: al cerchio associa il blu, al triangolo il giallo, al
quadrato il rosso. Kandinskij progetta la composizione di questo quadro in un acquerello
preparatorio, eseguito in forma più semplice ma già perfettamente definita nelle sue parti. L’idea
compositiva si basa sulla contrapposizione della parte destra con quella sinistra. Nella prima
prevalgono i toni atmosferici dell’azzurro contornato dal viola; in essa si inseriscono in prevalenza
segni grafici leggeri posti secondo un ordine di armonia geometrica. Nella metà di sinistra fa da
sfondo un colore giallo che chiude lo spazio senza sfondamenti in profondità. In questa parte le
forme che il pittore inserisce hanno una consistenza materica più densa.
Il Colore
Kandinskij, come ho già detto, nei suoi quadri da molta importanza al colore, ma cosa sono i colori?
Nel corso della storia molti esperti si sono interessati allo studio del colore fra cui Isaac Newton.
Un’importante osservazione del noto fisico è che la luce (del sole, ma anche di qualunque altra
sorgente) è composta di radiazioni diverse, ognuna di diversa intensità. Le singole radiazioni e le
relative intensità sono evidenziate dalla scomposizione che un prisma di vetro può fare della luce.
Ognuna delle singole radiazioni, se arriva all'occhio separatamente dalle altre, causa la percezione
di un determinato colore, più o meno brillante secondo la relativa intensità. La scomposizione della
luce solare è vasta ed è misurabile grazie allo spettro solare. Esso, infatti, è costruito in base alla
grandezza delle onde elettromagnetiche della luce stessa. L’occhio umano è in grado di percepire il
colore solo di alcune onde elettromagnetiche e precisamente quelle che vanno da 7000 a 4000 Å
( amstrong ), colori che variano rispettivamente dal rosso al violetto. Qui sopra è riportato lo
schema dello spettro solare. Lo stesso Netwon ha scoperto, inoltre, che se vengono accostati, due
prismi ottici uno capovolto all’altro, si ha di nuovo la ricomposizione della luce bianca. Questo
processo è nominato sintesi additiva. Grazie a questo metodo possiamo ricavare tre luci colorate
fondamentali (rosso, blu e verde) e tre secondarie (cyan, giallo e magenta). Le luci primarie e quelle
secondarie sono strettamente legate tra loro. Le seconde, infatti, sono date dalla somma di due luci
primarie. Per fare un esempio, se sommiamo una luce rossa con una blu, otterremo una luce gialla,
così come dalla luce blu e da quella verde, otteniamo quella cyan. La luce fondamentale che non è
sommata alle altre due per creare quella secondaria, si dice che è complementare a quest' ultima.
Così vediamo che la luce verde è complementare a quella gialla, quella cyan a quella rossa e così
via. La somma delle tre luci fondamentali o di una luce secondaria alla sua complementare da come
risultato la luce bianca, come schematizzato in questo disegno qui a fianco.
I colori che usiamo per dare un aspetto colorato ai materiali a cui si applicano, però, si comportano
in maniera diversa dalle luci colorate. Esiste, infatti, un altro tipo di sintesi per spiegare il diverso
comportamento tra le luci colorate e i pigmenti. Parliamo quindi di sintesi sottrattiva. Innanzi tutto è
necessario affermare che questa sintesi è solo teorica. I colori primari presi in esame per questo tipo
di sintesi non sono più rosso verde e blu bensì il Magenta, il giallo e il cyan. Se sommati tra loro
questi colori danno come risultante il nero. Analogamente alla sintesi additiva, sommati a coppia
originano i tre colori secondari ossia il verde, il blu e il rosso. Nella realtà, però, i colori primari
vengono considerati semplicemente il giallo il rosso e il blu. Questi colori cromatici, infatti, non
possono essere ottenuti sommandone altri. Al tempo stesso sommando questi tre colori a coppie si
ottengono il viola, l’arancio e il verde, in altre parole i tre colori secondari. Qui di fianco troviamo
la rappresentazione dei colori schematizzati dallo studioso Itten.
La Repubblica di Weimar
Riprendendo il discorso di Kandinskij abbiamo affermato che nel 1922 si trasferisce nella
repubblica di Weimar per insegnare nel Bauhaus. Questo nuovo ordinamento politico tedesco nasce
nel 1919 a seguito della prima guerra mondiale. Fin dall’inizio questa repubblica risulta instabile sia
dal punto di vista politico che da quello economico. La Germania, infatti, finita la guerra si trova di
fronte ad una grossa crisi economica. I trattati di pace prevedevano che questa nazione si accollasse
la maggior parte delle spese di riparazione della guerra, in quanto fu ritenuta responsabile del
conflitto mondiale. Questo portò lo stato ad un grosso debito pubblico al quale ne conseguì una
forte svalutazione del marco e una alta inflazione. Per il nuovo regime non era facile affrontare tutti
questi problemi e la crisi non fu superata fino al 1924, quando l’America decise di aiutare
finanziariamente la Germania di modo che, anche quest’ultima, potesse avere la possibilità di
superare il difficile dopoguerra. Dal punto di vista politico la repubblica di Weimar era basata su un
governo democratico e liberale prevedendo un sistema elettorale proporzionale ed una tutela delle
minoranze. Fin dall’inizio, la Repubblica fu posta sotto grande pressione da entrambi gli estremisti
di destra e sinistra. Essenzialmente, la sinistra accusava i Socialdemocratici al potere di aver tradito
gli ideali del movimento operaio,mentre la destra si opponeva ad un sistema democratico perché
avrebbe preferito mantenere uno stato autoritario come l'Impero del 1871. Nel 1923 Adolf Hitler,
fedele al regime di Guglielmo II, tentò un colpo di stato ma fu fermato e il giovane politico venne
incarcerato per un anno, durante il quale studiò metodi legali per ottenere il potere e scrisse il “Mein
Kampf “ ( La mia lotta ) dove esprimeva il suo piano politico. Nei 5 anni successivi la Germania
vive un fortissimo rilancio economico. Sono i cosiddetti "anni d'oro" della Repubblica di Weimar.
Insieme ad una sorprendente capacità di ripresa economica, la Germania dimostra una straordinaria
vivacità in campo culturale. Cominciano a fiorire il cinema, il teatro, la letteratura, la pittura, la
musica, i cabaret.
Nel 1929 l’America subisce il crollo di Wallstreet causando così una lunga e profonda crisi
economica mondiale. La Germania il cui boom era basato in gran parte sulla collaborazione e sui
soldi americani è colpita più di ogni altra nazione. In pochi anni dal 1929 al 1932 la Germania
precipita in una crisi che sembra inarrestabile e che vede alla fine l'arrivo di Hitler al potere,
riportando la dittatura nello nuovo stato nazista.
In Italia già da alcuni anni vigeva un regime autoritario che vedeva protagonista Benito Mussolini,
futuro alleato di Hitler nella seconda guerra mondiale. Il regime fascista era approvato da molte
personalità letterarie come i futuristi e Gabriele D’annunzio.
Gabriele D’annunzio
Nato a Pescara nel 1863 da famiglia borghese di possidenti, Gabriele D’annunzio compie gli studi
liceali presso un collegio di Prato. Appena sedicenne pubblica il primo volumetto di poesie, Primo
vere, che
ottiene notevole successo
Nel 1882 si trasferisce a Roma per gli studi universitari, ma, pur essendosi iscritto alla facoltà di
Lettere, non riuscì a conseguire la laurea. In quegli anni preferì frequentare gli ambienti letterari,
giornalistici e mondani della capitale, iniziando subito una notevole attività di giornalista e scrittore
(collaborò a importanti riviste culturali).
Fino al 1910 la sua vita fu caratterizzata da un intenso lavoro letterario e da esperienze stravaganti
con le quali sapeva attirare l'attenzione su di sé, conquistando fama e notorietà. La sua vita però era
molto dispendiosa e in questo anno, sommerso dai debiti, fu costretto a scappare dall’Italia per
rifugiarsi in Francia, dove fu accolto con un grande entusiasmo. Quando l’Italia entrò in guerra
Gabriele ritornò in Italia deciso a partecipare attivamente al conflitto contro Austria e Germania. si
arruolò come volontario nell'esercito italiano, compiendo audaci e clamorose imprese belliche, per
cielo, per terra e per mare, che gli valsero il grado di colonnello, 5 medaglie d'argento e una d'oro.
Subì però anche numerose ferite, la più grave delle quali fu la perdita di un occhio. Finita la guerra
si oppose al trattato di pace di Versailles che non aveva permesso all'Italia di occupare Fiume. Con
alcune centinaia di "legionari" s'impadronì della città, instaurandovi un governo personale, che durò
sino al Natale del 1920, allorché il governo di Roma, timoroso di complicazioni internazionali, pose
fine all'impresa con l'invio di truppe. D'Annunzio si ritirò,allora, sul lago di Garda, in una villa ove
allestì un museo della sua vita artistica e militare. Appoggiò, come ho già detto, con entusiasmo
l'ascesa del fascismo al potere. Nel 1924, in occasione della celebrazione dell'annessione di Fiume
all'Italia, ottenne dei riconoscimenti onorifici dal Re e dal Governo, il quale decretò l'edizione
nazionale di tutte le sue opere. Tuttavia, i suoi ultimi anni, sino alla morte avvenuta nel 1938, li
passerà pressoché in solitudine.
La poetica di d’Annunzio è divisibile sostanzialmente in tre fasi: la fase edonistica e sensuale
,legata agli anni tra il 1881 e il 1893, quella superomisticafino al 1912 e, infine, il periodo del
riflusso.
Della prima fase ricordiamo il celebre romanzo “Il Piacere”. Esso, come dice Alfredo Gargiulo è
forse il romanzo più riuscito di d’Annunzio. Di carattere verista, quest romanzo venne scritto nel
1889. Ne è protagonista Andrea Sperelli Raffinato e gelido; cultore solo di un bello aristocratico;
spregiatore del grigio diluvio democratico odierno che tante belle cose e rare sommerge
miseramente, Andrea Sperelli è l'ultimo rampollo di un'antica famiglia nobile e ne continua anche la
tradizione: è un raffinato, predilige gli studi insoliti, è un esteta. Tutta la sua vita è improntata su
questi criteri come pure la vita amorosa.
Il romanzo si apre nel giorno di S.Silvestro. Andrea Sperelli, il protagonista, attende, nel suo
appartamento la visita di Elena Muti, la donna che è stata sua amante, ma che non vede da quasi un
anno. L’arrivo di Elena è preceduto da una rievocazione dell’ultimo incontro fra i due e, come in un
gioco di scatole cinesi, dal ricordo della loro storia d’amore che in quel giorno lontano Andrea
aveva rievocato. L’incontro porta però ad una nuova separazione ed Elena, che ora è sposata, se ne
va piangente, lasciando l’amante nella prostrazione più profonda.
I capitoli che seguono ripropongono in modo più dettagliato ed impersonale il primo incontro tra i
due e la loro storia d’amore, terminata quando la donna (già vedova del duca di Scerni) aveva
preferito sposare il ricchissimo Lord Heathfield, e la tumultuosa serie di avventure eroticosentimentali alle quali Sperelli si era abbandonato dopo il loro addio. Il primo libro termina con la
descrizione di un duello in cui Andrea è coinvolto a causa di un'altra donna e che termina con il suo
ferimento.
Durante la convalescenza, in una sorta di purificazione e di rinascita spirituale, Andrea Sperelli
scopre la profonda perfezione dell’arte e medita di "trovare una forma di Poema moderno", "una
lirica veramente moderna nel contenuto ma vestita di tutte le antiche eleganze". E’ in questo
momento di elevazione intellettuale e di distacco dalle passioni tumultuose che egli incontra Maria
Ferres, moglie di un ministro guatemalteco, ed inizia fra i due un amore platonico, poi rievocato,
attimo per attimo, nel diario di Maria che occupa un’ampia sezione del secondo libro e che termina
con l’esplicito riconoscimento, da parte della donna, del suo amore per Andrea.
A questo punto si chiude la lunga parentesi retrospettiva e la narrazione riprende dal quel giorno di
San Silvestro in cui Elena ed Andrea si rincontrano. Tutta la parte finale è costituita da una sorte di
tormentato contrappunto tra l’amore sensuale per la Muti, che illude e tradisce Andrea tenendolo
però avvinto a sé, e l’amore più puro e spirituale del protagonista per Maria. Sarà però la passione
dei sensi a prevalere e, proprio quando Andrea sembra aver conquistato definitivamente il cuore
della Ferres che gli si concede, egli pronuncerà, fra le braccia della sua nuova amante il nome di
Elena.
La testimonianza più importante del secondo periodo di d’Annunzio è rappresentata dalle Laudi.
Esse costituiscono l'opera poetica più notevole e più famosa dell’autore. Questa raccolta doveva
essere costituita da 7 libri, quante sono le pleiadi, in realtà invece è composta solo da 4 volumi.
Il primo libro,Maia, fu composto nel 1903 e pubblicato nello stesso anno; il sottotitolo, Laus Vitae,
ne chiarisce i motivi ispiratori: una vitalistica celebrazione dell'energia vitale; un naturalismo
pagano impreziosito dai riferimenti classici e mitologici.
Il secondo libro, Elettra, composto tra il 1899 e il 1902 e pubblicato nel 1903, celebra gli eroi della
patria e dell'arte; nella terza parte sono cantate 25 "Città del silenzio" (Ferrara, Ravenna ecc.); nella
quarta è il famoso Canto augurale per la Nazione eletta, che infiammò di entusiasmo i nazionalisti.
Il terzo libro, Alcyone, fu pubblicato assieme al secondo e contiene per acquisito giudizio il meglio
del D'Annunzio poeta ( La pioggia nel pineto, La sera fiesolana, Stabat nuda Aestas).
Il quarto libro, Merope, raccoglie i canti celebrativi della conquista della Libia composti ad
Arcachon, pubblicati dapprima sul "Corriere della Sera" e poi in volume nel 1912.
Appartenente al terzo periodo è il Notturno, una raccolta di meditazioni e ricordi, in forma di prosa
lirica, redatta nel 1916 durante il periodo di immobilità e cecità. L’opera è caratterizzata da un
momento di intimità e di ripiegamento su se stesso. Nella prima parte del libro predomina il
ricordo dell’amico e compagno di armi Giuseppe Miraglia, morto ancora giovane nel
dicembre del 1915, cui farà seguito il sentimento denso di commozione affettuosa per la madre
inferma e stanca, che morì di lì a poco, nel gennaio del 1917.
Tra pagine di esaltazione eroica, in cui il poeta lamenta l’inganno che la morte gli ha teso,
lasciandolo in vita al posto dei suoi più giovani compagni, tra quelle di dolente rimpianto per
gli amici scomparsi, troviamo appuntate le sensazioni del poeta, le sue osservazioni sulla vita e
sull’arte e preziosissime riflessioni.