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anno 20 | numero 52/1 | 8 GENNaio 2014 |  2,00
Poste italiane spa - spedizione in a. p. D.L. 353/03 (conv. L. 46/04) art. 1 comma 1, NE/VR
settimanale diretto da luigi amicone
Te Deum
Un giovane diacono legge la Sacra Bibbia (Lalibela, Etiopia 1997 - Kazuyoshi Nomachi). Dalla mostra “Nomachi. Le vie del sacro”, Roma, La Pelanda
EDITORIALE
LA CROCIATA GLOBALE LGBT E LA COCCIUTA REALTÀ
C’è una frontiera invalicabile anche
per il nuovo imperialismo dell’“Amore”
B
arack Obama passerà alla storia solo perché ha sposato l’agenda Lgbt e perché ha
desiderato ardentemente che la sua sposa baciasse il mondo intero. La sua è una
crociata globale, perfettamente compatibile e, anzi, conseguente all’altra, femminista e sessantottina, dei cosiddetti “diritti riproduttivi” (aborto, pillole, eugenetica)
oggi abbracciati ovunque. Minare l’unità uomo-donna e separare la procreazione dalle possibilità dell’amore è stato infatti il precedente logico indispensabile per certificare che non esiste altro che la neutralità dell’“Amante” e dell’“Amore”. Con tanti auguri
ai bambini. Che nasceranno in tutti i modi tecnicamente possibili. E vivranno in tutte
le varietà di “famiglie” tecnicamente immaginabili. Come la prima – più radicalmente della prima – la seconda crociata all’insegna dei “diritti” maschera di umanità, bontà, progresso l’ultima frontiera coloniale: l’essere umano, in particolare l’essere umano
femminile, diventato il nuovo continente da esplorare. Pozzo da sondare. Miniera da
scavare. Fonte di impossessamento e spossessamento, affinché il minerale portato alla
luce, la materia scavata nella carne e nel sangue (soprattutto delle donne), sia messa al
servizio (brevetti di embrioni, uteri in affitto, commerci di ovuli) della più straordinaria
delle rivoluzioni comparse sulla faccia della terra. Tutto si fa nel nome degli “Amanti”
e dell’“Amore”! E poiché Obama non smette
di invocare su di sé e sulla sua “sposa” la be- QUALUNQUE SIA IL MONDO CHE CI
nedizione di Dio, bisogna credergli.
PREPARANO I NUOVI MISSIONARI
Sì. Egli ha fede. Non vi è posto in questa
DEL GENDER, MANCHERÀ SEMPRE
sua fede per certe evidenze elementari che,
direbbe Aristotele, solo un pazzo non ricono- DI UN “QUID”. E L’UOMO RESTERÀ
scerebbe come tali? Ma la fede tutto abbrac- UN’ECCEZIONE NELL’UNIVERSO
cia e tutto riscrive. A cominciare dai versetti
della Bibbia secondo cui «Dio creò uomo e donna, maschio e femmina li creò, e vide che
ciò era bene». Tutto è avviato alla riscrizione “come si deve” da parte della volenterosa
lena dei credenti. Presidenti. Ideologi. Burocrati del Gender. Ebbene, annuncerebbe un
gongolante Nietzsche risorgendo dalla morte che lo prese folle: “è il gusto che decide!”,
“è la volontà di potenza!”. In buona sostanza, questo sta scritto nella bibbia del presidente americano e all’entrata della chiesa postmoderna: l’Oltreuomo non è più l’utopia di
un folle ma sono il desiderio dell’“Amante” e i diritti dell’“Amore” realizzati.
È talmente una crociata quella del leader e dell’establishment politico-industriale
americano, che Obama sembra sottovalutare (o forse no) le pericolose conseguenze di
certe sue “provocazioni” propagandistiche (tipo la decisione di inviare alle olimpiadi di
Sochi una delegazione di atlete guidate da una coppia di lesbiche, per contestare Putin
e la legislazione russa anti-Lgbt). La pressione ai cancelli del reale è diuturna e capillare. Ricorda l’euforia della rivoluzione industriale, scientifica e positivista che all’ombra
del calvinismo crebbe e consacrò “l’età dell’imperialismo” (a cavallo tra Ottocento e Novecento). Dai film di Hollywood ai libri per bambini, dai programmi scolastici alle regole d’impresa, anche oggi è tutto un proliferare di “fede” e “società missionarie” (secondo canoni e dogmi Lgbt).
Sappiamo bene come andò a finire l’età dell’imperialismo e quale razza di secolo venne dopo. Però adesso noi non sappiamo a cosa preluda questa fase imperiale. E neanche
sappiamo cosa uscirà dal “gusto” e dalla “potenza” offerta agli uomini da una tecnica sconosciuta alle generazioni che prima di noi hanno abitato la terra. Comunque, qualunque sia il mondo che si dispiegherà; qualunque sia il Truman Show in cui l’uomo godrà,
si riprodurrà, verrà alla luce, ebbene, egli resterà un’eccezione nell’universo. Tranquilli.
Tutto quello che predica e ci ficca nella testa il “gusto” e la “potenza” di questo mondo,
manca sempre di un “quid”. Manca (dell’esperienza) dell’evidenza – unico vero segreto della felicità di stare al mondo – che la mia vita,
Avviso ai lettori
la tua vita, tutta la vita di tutta la gente, non
Questo numero di Tempi resterà
è inutile. E adesso riguardate quel ragazin edicola due settimane. Il prossimo
zetto etiope in copertina. E fate come
numero uscirà dunque il 9 gennaio.
lui. Facciamo come lui. Te Deum.
FOGLIETTO
Povera Roma.
Le “luminarie rainbow”
di via del Corso hanno
oscurato il buon senso
residuo della Capitale
V
ia del Corso è la strada più affollata di Roma, dove i negozi,
nonostante la crisi, sono pieni
di gente. È anche la meglio addobbata,
ricca di luci e decorazioni. Magari non
tutti coloro che montano le lampadine
sono consapevoli del valore simbolico
che nelle Feste hanno le luci, ma se il
Natale è la memoria della Luce che
squarcia le tenebre, non guastano un
po’ di luminarie lungo le vie principali
della città. Fino all’anno scorso qui
era allestito un “cielo” di lampadine
verdi, bianche e rosse che formavano
tre fasce: nel cuore della Capitale un
richiamo alla Nazione nella festa più significativa dell’anno. Cambiati sindaco
e amministrazione, a Natale 2013 romani e non romani che vanno da piazza
del Popolo a piazza Venezia alzano
lo sguardo e vedono lo stesso “cielo”,
ma i colori sono cambiati: al posto del
tricolore c’è un bell’arcobaleno! Non è
un errore; il vicesindaco Luigi Nieri ha
rivendicato i «segnali simbolici importanti, scegliendo luminarie rainbow»: il
segnale di fare dell’Urbe «la capitale dei
diritti», che sarà seguito dall’istituzione
del registro delle unioni civili, «un pezzo
fondamentale dell’idea di città che
stiamo costruendo». Non scomodiamo
l’etica, è sufficiente l’estetica per non
capire proprio cosa abbia a che fare la
bandiera gay con il Natale. Vero è che
le rivendicazioni delle lobby di settore
hanno assunto un profilo maniacale, se
non lasciano in pace neanche la Festa
di un Dio che diventa bambino e viene
nel mondo. «Venne fra la sua gente, ma
i suoi non l’hanno accolto» (Gv 1,11):
si è portati a pensare solo a un rifiuto
esplicito, come quello che ha riguardato
direttamente il Verbo Incarnato e tanti
suoi testimoni, fino a oggi, nella vita
bimillenaria della Chiesa. Ma vi è pure
la dimensione della deformazione priva
di senso: prima ancora del profilo della
Fede, è in discussione il buon senso.
Oscurato dalle “luminarie rainbow”.
Alfredo Mantovano
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| 8 gennaio 2014 |
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SOMMARIO
08 CARLO CAFFARRA PER IL TUO POPOLO FEDELE
N.
52/1
aNNo 20 | NUmERo 52/1 | 8 gENNaio 2014 |  2,00
Poste italiane spa - spedizione in a. p. D.L. 353/03 (conv. L. 46/04) art. 1 comma 1, NE/VR
SEttimaNaLE DiREtto Da LUigi amicoNE
Te Deum
Un giovane diacono legge la Sacra Bibbia (Lalibela, Etiopia 1997 - Kazuyoshi Nomachi). Dalla mostra “Nomachi. Le vie del sacro”, Roma, La Pelanda
LE ALTRE FIRME
12 BEN WEASEL L’INNO DI UN’ICONA DEL PUNK ROCK
10 DOLCE & GABBANA IL GRAZIE DEI
DUE STILISTI
17 GINO RIGOLDI PER IL MIRACOLO DI ERVIN
28 FRANCESCO MARIANI PER IL CUORE DEI SARDI
Foglietto
Alfredo Mantovano..............5
Per quei tre figli
Marina Corradi.......................... 14
Per questi anni di fango
Antonio Saladino................... 19
Per tutti i miei difetti
Costanza Miriano................20
Per la fede in Siria
Samaan Daoud........................... 22
Perché eri nel lager con me
Claire Ly...................................................24
Per i giorni che mi dai
Susanna Campus...................27
Per il male fisico
Aldo Trento...................................... 30
Per il tandem fra i Papi
Pippo Corigliano..................... 32
Per gli eroi “normali”
Pino Suriano.................................... 34
Perché non ho più paura
Paola Cevasco..............................37
Per i miei insegnanti
Maria Bonacina........................ 38
Per l’incontro sperato
Angelica Calò Livné......... 41
Per il dono della vita
Francesco Belletti.............. 43
Per la vittoria sulla morte
Monica Mondo.......................... 44
Per questo calcio ingiusto
Fred Perri..............................................46
Il Te Deum dei lettori
Antonio Benvenuti........... 48
Le nuove lettere di
Berlicche..................................................50
Foto: Ansa, AP/LaPresse
Reg. del Trib. di Milano n. 332 dell’11/6/1994
settimanale di cronaca, giudizio,
libera circolazione di idee
Anno 20 – N. 52/1
dal 26 dicembre 2013 all’8 gennaio 2014
DIRETTORE RESPONSABILE:
LUIGI AMICONE
IN COPERTINA: Un giovane diacono legge la Sacra
Bibbia (Lalibela, Etiopia 1997 – Kazuyoshi Nomachi)
A deacon reads from the Psalms of David, or another
Reg. del Trib. di Milano n. 332 dell’11/6/1994
settimanale di cronaca, giudizio,
libera circolazione di idee
religious text. This one is printed on paper, but traditionally it would have been written on parchment. The
work is in Ge’ez, an Ethiopian ecclesiastical language,
formerly called Ethiopic in Europe. It is an Semitic
tongue akin to Hebrew and Arabic. Ge’ez is no longer
spoken, or known to the lay public, but is, like Latin,
the root of several modern vernacular languages.
Note the window which is in shape of the decoration
surmounting the famous stele, or obelisks, of Aksum
(Bless Ethiopia, Nomachi, Odyssey Publications, 1998).
La foto è esposta nella mostra: “Nomachi. Le vie
del sacro” (apart fino al 4 maggio 2014 a Roma, La
Pelanda – Centro di Produzione Culturale.
PROGETTO GRAFICO:
Enrico Bagnoli, Francesco Camagna
UFFICIO GRAFICO:
FOTOLITO E STAMPA: Roto2000 S.p.A., Via L. da Vinci, 18/20, Casarile (MI)
DISTRIBUZIONE a cura della Press Di Srl
SEDE REDAZIONE: Corso Sempione 4, Milano, tel.
02/31923727, fax 02/34538074, [email protected], www.tempi.it
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BUON 2014
Te Deum laudamus
Per il Tuo
popolo che
perdura
Dai grandi insegnamenti giunti dalla Cattedra
di Pietro fino allo stupore dell’ultimo tra i più
piccoli di fronte al Mistero, il primo motivo di
riconoscenza è questa presenza fedele fra noi
8
| 8 gennaio 2014 |
|
Foto: Infophoto
«B
enedici il Signore, anima mia; non dimenticare i tanti suoi benefici». | DI Carlo Caffarra*
Così ci raccomanda un Salmo. Il ricordo dei benefici ricevuti è
un’esigenza della nostra fede, consapevoli che Dio opera all’interno della nostra vicenda umana. Il male può apparirci così invadente da farci
pensare che abbia eliminato il bene. Poiché Dio opera fra noi, il bene è sempre
presente. Anche l’anno che sta terminando ne è la prova.
Abbiamo vissuto il grande dono dell’Anno della Fede. Nella mia città è stata fatta una grande Missione per i giovani. Più di cento missionari sono andati per le strade, nelle piazze, nelle discoteche, lungo i viali della prostituzione,
solamente per notificare loro un fatto: Dio ti ama! La
forza di questo semplice annunzio è stata straordinaria. A Dio, infatti, piace salvare il mondo attraverso la stoltezza del kerigma. È questa la principale for- ste le meraviglie del Magistero di Benedetto XVI. Una
za del bene di cui ringraziare il Signore: la predica- cristallina limpidezza congiunta ad una affascinanzione del Vangelo. Pensiamo all’annuncio fatto quo- te profondità; una sapiente semplicità congiunta ad
tidianamente da padre Aldo; da tutti coloro che aiu- una rara penetrazione dei misteri della fede. «Non
tano poveri, discriminati, oppressi poiché vedono in dimenticare i tanti suoi benefici»: non dimentichiaessi il volto di Cristo. Uniscono la miseria umana a mo il dono fattoci dal Signore in Benedetto XVI.
A una Chiesa ancora turbata e scossa lo Sposo
Cristo, e Cristo alla miseria umana.
Ma la bontà del Signore durante l’anno che sta Gesù dona papa Francesco. È l’amore, la misericorper chiudersi si è manifestata soprattutto in ciò che dia del Signore fattasi carne ed ossa davanti ai nostri
è accaduto nella successione petrina. Il grande gesto cuori, spesso desolati dalle quotidiane tribolazioni.
della rinuncia fatta da Benedetto XVI è stato il suo I suoi gesti di carità verso i poveri, sofferenti, abbanultimo insegnamento. Egli ha insegnato alla Chiesa donati e colpiti da sventure sono la ripresentazione
pellegrina in terra che è Cristo che la guida; i Papi delle pagine evangeliche che narrano di folle di zoppassano, ma Lui resta: ieri, oggi, sempre. Ma dobbia- pi, ciechi, sordi, ammalati di ogni genere che accormo essere grati al Signore per il Magistero lasciatoci rono a Gesù. Ma dobbiamo ringraziare il Signore
da Benedetto XVI. Durante una Visita Pastorale, visi- perché non solo papa Francesco ci riporta continuatai un’anziana contadina che non poteva uscire di mente al nucleo incandescente del Vangelo, colla
casa. Ella mi disse: «Non avrei mai pensato che mi parola e la vita. Ma anche perché egli, da vero figlio
succedesse ciò che mi accade. Io, una povera contadi- di sant’Ignazio, ci insegna quotidianamente, colna quasi analfabeta, capisco ciò che dice il Papa. Ma le omelie di Santa Marta, a crescere nella carità; a
pensi: io, l’ultima figlia della Chiesa». Sono state que- discernere le mozioni dello Spirito Santo da quel-
Il cardinale
arcivescovo
di Bologna
Carlo Caffarra
al pellegrinaggio
di Macerata-Loreto
del giugno 2010
Foto: Infophoto
le del Nemico; a respingere ogni forma di mondanità spirituale, specialmente noi pastori. «Non dimenticare i tanti suoi benefici». Ora la Chiesa ha il dittico della vita: la charitas veritatis di Benedetto XVI e
la veritas charitatis di Francesco.
L’unità delle famiglie, l’eroismo dei sacerdoti
Ma ciò che è accaduto sulla Cattedra di Pietro non è
l’unica ragione della riconoscenza al Signore. È ciò
che accade nel popolo cristiano che costituisce ragione non meno forte per benedire il Signore. Anzi, al
riguardo il primo motivo della nostra riconoscenza
a fine anno è il perdurare della presenza del popolo cristiano fra noi. Quando penso a questo fatto, a
questa realtà non posso non commuovermi. Penso
soprattutto in questo momento a coloro i cui nomi
sono scritti nei cieli, e giammai sui cosiddetti grandi quotidiani d’informazione: i poveri, i semplici, i
piccoli. Lo stupore dei bambini di fronte al Mistero,
che ho incontrato nelle Visite Pastorali. Lo stupore di
quella bambina che, piena di meraviglia, esclamò:
«Ma allora la Madonna è la mamma di Gesù, come la
mia mamma è la mamma di me e del mio fratellino».
Come può lasciarci indifferenti il fatto che Dio riveli il suo segreto più grande, l’Incarnazione del Verbo, ad una bambina! Ha commosso anche Gesù questo fatto. Penso ai giovani i cui occhi si illuminano
quando si parla della bellezza della nostra fede. Penso soprattutto al dono di quelle famiglie che restano
unite, che donano generosamente la vita, nella fatica
di un lavoro che a mala pena oggi consente di arrivare alla fine del mese. Famiglie in cui gli sposi scoprono ogni giorno di più la bellezza del Sacramento e
dell’amore coniugale. Ma infine e soprattutto, benedico il Signore per essere testimone oculare dell’eroismo, ripeto eroismo, quotidiano dei nostri sacerdoti
nelle nostre parrocchie. Un servizio fedele, faticoso,
spesso senza alcuna ricompensa umana: guardano
solo a Gesù e al bene della Santa Chiesa.
«Benedici il Signore, anima mia; non dimenticare i tanti suoi benefici».
*cardinale arcivescovo di Bologna
|
| 8 gennaio 2014 |
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BUON 2014
Te Deum laudamus
Per la Bellezza
dell’Italia
Senza l’enorme patrimonio di cultura,
creatività e lavoro affidato da Dio a questo
paese, neanche Dolce e Gabbana sarebbero
Dolce & Gabbana. Il «Grazie» dei due stilisti
«nonostante le difficoltà dell’anno trascorso»
P
er quanto poco siamo abituati a scrivere, dedicando la totalità del nostro tem-
|
DI Domenico Dolce
e Stefano Gabbana
po al mestiere di stilisti, potremmo sintetizzare il nostro ringraziamento
sul finire di questo anno con le parole che abbiamo scelto per il titolo:
“Grazie per la Bellezza dell’Italia”. Una Bellezza data dalla natura stessa di questo Paese e dall’enorme patrimonio artistico e culturale che esso custodisce. Una
Bellezza che si è tradotta nell’attitudine per il bel vivere, nel saper fare, nello stile di vita e nel buon gusto certamente non solo estetico, di noi italiani.
Una Bellezza che ognuno di noi ha ricevuto in dote per il semplice fatto
di essere nato in Italia. Di questa dote noi, come uomini e come stilisti, siamo
immensamente grati.
Il nostro mestiere, che è la nostra vita, consiste
nel creare cose belle che facciano sognare le persone
tanto quanto noi sogniamo quando le creiamo.
di dire “viva l’Italia” è il profondo rispetto che abbiaI nostri sogni e la nostra creatività attingono mo per questo Paese: come persone, come marchio
continuamente alla ricchezza dell’Italia: mare, sole, (che porta il nostro nome) e come azienda (di cui siaamore, arte, manualità e artigianalità. Un patrimo- mo i responsabili), nonostante tutte le difficoltà che
nio e una forza che noi italiani abbiamo a disposizio- ciò comporti ogni giorno e abbia comportato in parne e nessun altro al mondo ha con la stessa intensi- ticolare nell’anno appena trascorso.
tà, la stessa storia e la stessa credibilità.
Ma sognare, fantasticare, immaginare la storia
Con le nostre collezioni raccontiamo al mon- che vogliamo raccontare prima ancora di disegnare
do intero questa Italia, fatta di persone che portano un capo è ciò che ci fa vivere felici.
avanti la tradizione artigianale con passione e digniSenza il talento della creatività e la capacità di
tà, e così facendo noi stessi continuiamo ad impara- sognare che Dio ci ha dato nulla sarebbe stato posre cose nuove sul nostro Paese, anche attraverso gli sibile. Le cose più belle le abbiamo realizzate quanocchi degli stranieri che ce lo fanno riscoprire conti- do abbiamo seguito il nostro istinto creativo e non
nuamente, perché a volte noi che lo viviamo e che ci quando le abbiamo studiate a tavolino. Ci auguriamo
siamo nati non lo capiamo abbastanza.
di continuare a fare tesoro di questo talento e di esseIl nostro modo di mostrare gratitudine per esse- re capaci di tramandare ai giovani la bellezza di metre nati in questo Paese non è solo quello di celebrar- tere l’anima in qualsiasi cosa si faccia nella vita, purlo nelle collezioni, o meglio quello è solo il risultato ché si insegua un sogno, rispettando sempre quanto
finale e più visibile agli occhi di tutti, il nostro modo ci è stato donato.
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| 8 gennaio 2014 |
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BUON 2014
Te Deum laudamus
Per la nostra
Chiesa ostinata
«Se ciò che Dio vuole da noi è l’amore,
la cosa che vuole che facciamo, innanzitutto,
è perseverare. Alla fine l’unico peccato è
arrendersi». L’inno di un’icona del punk rock
12
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C
|
DI BEN WEASEL
do mi sento un po’ più devoto, anche per quelle schifose. Ma soprattutto
ringrazio Dio per la grazia della permanenza nella speranza. Se ciò che
Dio vuole da noi è l’amore, la cosa che vuole che facciamo, innanzitutto, è perseverare. Alla fine l’unico peccato è arrendersi.
Penso a Caterina da Siena, che ha dovuto sopportare le pressioni della famiglia. Volevano che facesse come tutte le ragazze, che si sposasse. Credevano che
fosse come tutte le altre, e che avrebbe abbandonato quella religiosità e quella
devozione che sembravano carine e simpatiche a prima vista, ma devono essere diventate parecchio irritanti quando hanno preso a interferire con i progetti che la famiglia aveva su di lei. Come Cristo, lei ha
obbedito ai genitori, ma, sempre come Cristo, ha perseverato con quella caparbia determinazione che è
rende improbabile la sua morte definitiva per non averara oggi come allora.
E penso ai cattolici che si lamentano della Chie- re ordinato le donne o non aver sposato le coppie gay.
In realtà, è esattamente per la perseveranza della
sa perché non è al passo coi tempi e vorrebbero che
cambiasse. Queste invocazioni contengono sempre Chiesa nonostante i contrasti e le opposizioni che noi
due assunti: primo, che il cambiamento (in realtà, la patetici, modesti peccatori possiamo sperimentare
voglia di inchinarsi alle tendenze culturali del tem- che quello che essa ci offre è reale e vero; è per questo
po) porterà nuovi fedeli e risveglierà i cattolici addor- che possiamo inginocchiarci davanto al tabernacolo
mentati; secondo, che l’assenza di cambiamento avrà e, piangendo lacrime di contrizione e gioia, mendicare e ricevere la pietà del Signore. L’impegno incessancome esito la morte della Chiesa.
La prima idea appare chiaramente falsa. Non rie- te della Chiesa nel fare la volontà di Dio parla ai povesco a pensare a nessuna istituzione religiosa che è riu- ri, a chi è solo e ai disperati con più forza e chiarezscita a ingrossare le sue fila rimpiazzando i precet- za rispetto a quelli che si lamentano del suo rifiuto di
ti con un sacco di distrazioni. Per quanto riguarda la abbracciare le istanze culturali della modernità. È con
seconda, il fatto che la Chiesa cattolica sia sopravvissu- la perseveranza nel proclamare la carità che la Chieta per duemila anni opponendosi ai modi del mondo sa fa entrare chi la cerca. Di sicuro è stato così per me.
|
Foto: Getty Images
Benjamin Foster, in
arte Ben Weasel, è
il leader della storica
band punk rock di
Chicago “Screeching
Weasel”, nata nel
1986. Precursore
di un intero genere
musicale, ha influenzato profondamente
gruppi come i Blink
182 e i Green Day
(di cui è grande
amico). Ben Weasel
è considerato in
tutto il mondo
un’icona punk non
solo per la sua musica, ma anche per le
sue posizioni originali
e non convenzionali
che hanno ispirato
più generazioni di
sostenitori sfegatati
del rock. Sposato
con Sara, padre di
tre figli, ha dato
l’ennesima prova di
essere una voce fuori
dal coro convertendosi al cattolicesimo.
erco di ricordare di ringraziare Dio per le cose belle della mia vita e, quan-
Foto: Getty Images
In un certo senso la mia vita è stata difficile, alle
volte, specialmente per via dell’ansia e della depressione. Ma da quando ho memoria, per quanto mi sia
lamentato, per quanto sia stato difficile riconoscere
il bene in me e negli altri, per quanto abbia rifiutato
spesso ciò che era ragionevole per scegliere quello che
mi trascinava giù, non c’è mai stato un momento in
cui ho perso del tutto la speranza.
Nei momenti di angoscia e di miseria
Anche quando ho toccata il fondo, ho sempre avuto la sensazione che ci fosse qualcosa di meglio sulla mia strada, una specie di smodato ottimismo che
mi costringeva a guardare a cose più importanti dei
miei problemi. Ricevere questa grazia è un dono di
una potenza che non riesco a descrivere con le parole, specialmente avendo conosciuto così tante persone che si sono arrese alla disperazione.
Rendo grazie, dunque, per il dono della speranza, sapendo che mi è arrivata in modo assolutamente immeritato, e che contagia ogni cosa. È possibile
avere una moglie bellissima e premurosa, tre bambini meravigliosi, una casa in cui crescerli e un lavoro con cui sostenerli soltanto perché Dio mi ha dato
speranza nei momenti di angoscia e miseria. E rendo grazie per la Chiesa di Cristo, luce che illumina il
cammino attraverso l’oscurità, e che continua a guidare tutti noi peccatori in cerca di perdono, e che,
come Davide, hanno corpi che anelano e anime che
hanno sete del Signore.
|
| 8 gennaio 2014 |
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BUON 2014
Te Deum laudamus
Per le foto
nelle cornici
d’argento
Le immagini di quei tre figli donati si fanno luogo
di memoria e speranza. E benché né mio marito
né io abbiamo ancora ben capito su che pianeta
siamo atterrati, loro, stranamente, lo sanno
I
l presepe lo abbiamo fatto da soli i ragazzi e io quest’anno, mio marito è da due
|
DI MARINA CORRADI
mesi in ospedale. E tornerà, certo, ma intanto io scopro come è dura essere,
ogni mattina, sola. E il Te Deum di quest’anno, dunque? mi domando stasera.
Di fronte a me su una libreria in soggiorno si allineano nelle cornici le foto
di famiglia. Il mio sguardo ci si posa sopra e, come catturato, si ferma. Sulle facce dei figli, da bambini. Quello lì, biondo come un pulcino e pallido, è il primo,
a tre anni. Ogni volta che guardo quella foto, mi meraviglio; perché è uguale a
suo padre, ma certo l’espressione degli occhi è la mia. (Come se i figli davvero
imparassero a guardare il mondo attraverso lo sguardo della madre, come mi disse un giorno un vecchio
frate a San Giovanni Rotondo). Lo sguardo di Pietro è
lievemente malinconico, quasi perplesso, come di un
Poi, la bambina, a un anno, mentre gattona
piccolo alieno che si domandi su quale pianeta è mai nell’erba del giardino dei nonni. Sguardo curioso e
atterrato. Sguardo di pensieroso bambino che osser- fiero, come di un cucciolo di gatto che a stento si regva due genitori amorosi, e però come smarriti. Fisso ga sulle zampe, ma già si avventuri, cacciatore, nella
quegli occhi scuri e risento la voce di mio figlio a tre giungla del cortile. Bella: negli occhi grandi, nella pieanni, dal seggiolino sui sedili posteriori dell’auto, al ga capricciosa della bocca. Un accenno di gentile insomare, in Toscana. Mi piaceva girare per le campagne e lenza: quale pianeta sia non importa, io sarò, comunandare a caso là dove la strada mi portava, e poi non que, una regina.
sapevo più tornare, e agli incroci mi fermavo, esitanE dunque stasera i tre mi guardano, e per un
te. Il bambino, alle spalle, educatamente inquieto: «Ci momento la malinconia mi tenta (quei tre, sussurra,
siamo pelsi di nuovo?». Sì, c’eravamo persi di nuovo, piccoli così non esistono più, non torneranno più).
ma poi in qualche modo ritrovavo ogni volta la straEppure no, non li abbiamo perduti. Il primo, è
da di casa.
vero, lo si incrocia raramente per casa, e si esprime a
La foto accanto è del secondo, bruno come un tenebrosi monosillabi, però sembra sapere cosa fare.
saraceno: seminudo sul lettone, a un anno e mezzo. La strada, quella che io al mare perdevo sempre, se la
Aria gioviale, espressione da vincitore, nessun dub- è trovata grazie a un prete cui sarò riconoscente per
bio: il pianeta su cui è atterrato, è quello giusto. Guan- sempre (don Giorgio Pontiggia, voglio ricordarne il
ce abbondanti, da buona forchetta (quando si scolava nome). E ora silenzioso e metodico Pietro procede, ford’un fiato il biberon e poi mi guardava, perplesso: già te della compagnia di alcuni grandi amici.
finito?). E in fondo agli occhi già affiorante una certezIl secondo ha mantenuto lo sguardo trionfante
za, quasi un orgoglio: la vita è una sfida buona, e vi e lieto della foto sul lettone. Anche lui si vede poco,
accorgerete di chi sono, io…
ha sempre un sacco di cose da fare e il suo cellula-
14
| 8 gennaio 2014 |
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re ronza continuamente come un alveare. Berni alza
gli occhi dal tomo delle memorie di Churchill che sta
leggendo, scorre i messaggi, sorride, torna a leggere.
A volte minaccia che gli piacerebbe entrare in politica (costernazione della madre. E stupore, però, che un
diciottenne oggi pensi alla politica come a una cosa
utile e buona). Intanto, comunque, la strada la fa lui
a noi, con quel sorriso solare, come la memoria certa
di un destino di bene; lui il primo, ogni mattina, che
in auto verso scuola attacca l’Ave Maria. Per quanto
stanchi o preoccupati si sia, lui come un carro armato, nel traffico delle sette del mattino: «Ave Maria…», e
noi lo seguiamo, grati.
E la piccola? Per me è la vita in persona. Sempre lieta, in perpetuo movimento, femminile in ogni
fibra, costantemente sfarfalla tra una festa («non ho
niente da mettermi», geme davanti all’armadio, con
la stessa bocca capricciosa della foto a un anno) e
una mostra che deve «assolutamente» vedere. Lei,
che entra in casa come una folata di vento di marzo,
quel giovane vento che arruffa e accarezza le cose che
nascono, nuove. Lei, che la domenica mattina quando
si alza canta, e la sua voce chiara colma la casa.
Allora le fotografie nelle cornici d’argento si fanno un luogo vivo di memoria e gratitudine. Grazie
per loro, dal fondo di questo aspro dicembre. E benché mio marito e io, guardandoci, sappiamo che né
l’uno né l’altro ha ancora ben capito su che pianeta è
atterrato, questi tre, stranamente, lo sanno.
Grazie: e questo esercizio di ricordare e dire grazie
è importante, perché, come ha insegnato Benedetto
XVI un anno fa, «la memoria si fa speranza». Come il
popolo ebraico ricordando il deserto e la fuga sul Mar
Rosso vedeva la sua storia e intuiva un disegno e un
destino, ed era grato, così ogni uomo ha una storia, e,
per quanto povero sia, una madre che lo ha messo al
mondo, e Dio, che lo ha voluto.
Per me i figli sono prova concreta, la certezza del
bene – nonostante io fossi quella delle strade incerte.
Quelle facce, quegli occhi – mentre stasera dalla cucina arrivano le voci e le risate di una tavolata di figli e
amici – testimoniano un bene grande ricevuto. In virtù di questo bene, è ragionevole sperare. Grazie allora,
mille volte grazie, per quei tre figli donati.
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| 8 gennaio 2014 |
15
BUON 2014
Te Deum LAUDAMUS
Per questo pazzo figlio
che voleva salvare sua madre
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DI Don gino rigoldi
H
o raccolto Ervin al semaforo. Lo vedevo continuamente
Ordinato sacerdote nel 1967,
sulla via di casa sorridente, implorante di “qualche modon Gino Rigoldi è cappellano
netina” con in mano una specie di spugna per i vetri che
del Beccaria di Milano dal 1972.
secondo lui serviva per pulire. Me lo sono portato a casa, dove il
Dal 1973 è anche presidente delposto si trova sempre e comunque è meglio che dormire nei cela onlus Comunità Nuova, opera
spugli al margine della strada .
nata proprio per aiutare i ragazzi
Pressoché nessuna cultura, pochissima scuola, semplicità e
che uscivano dal carcere minoristupefacente incompetenza sul come vestire, il come mangiare,
le e fuori non avevano casa né fanei rapporti con gli altri ragazzi e con i responsabili. Ervin era
miglia. Ha ricevuto l’onorificenza
la testimonianza di cosa succede ad essere così poveri, così senza
di cittadino benemerito del capocultura, così sottoposti anche alle prepotenze e alle ingiustizie.
luogo lombardo, è Cavaliere della
Tuttavia, dopo poco più di un anno, con un po’ di italiano meglio
Repubblica e nel 1999 è stato incapito e parlato, con una grande voglia di lavorare, di mettere a
signito dell’Ambrogino d’oro.
profitto l’iniziale apprendimento da idraulico, Ervin è partito per
la Toscana e ha cominciato a lavorare e duramente come idrauliAnche a Malpensa è capitato lo stesso miracolo con l’aeroco in un porto marittimo. È tornato dopo che l’azienda nella quale aveva lavorato per due anni ha chiuso e dopo sei mesi di tenta- porto e le autorità di frontiera. Ora la mamma è in un ospedale vicino a Milano e forse si salverà. Forse le taglieranno due ditivi di ritrovare un lavoro, praticamente per fame.
Meno di quindici giorni fa arriva dall’Albania una telefona- ta di un piede, cureranno il dissesto dello stomaco e di non so
ta: «Mamma è in ospedale e sta morendo, arriva a salutarla!». quanti altri organi. Ervin è orgoglioso e felice perché la mamRisposta semplice e concreta di Ervin: «Io so come curano i po- ma incomincia a riconoscerlo e sta meglio.
Mi sto chiedendo quale alveri in Albania, vado a salvare
tro miracolo dovrà accadere
mia madre». E qui incomincia
Come sia stato possibile A ERVIN
quando questa signora uscirà
il miracolo.
superare la frontiera albanese con
dall’ospedale, ma diamo tempo
Ervin va in ospedale in Alin spalla una donna incosciente
al Padre di tutti e agli uomini di
bania dove il medico di turno
PRELEVATA DA UN OSPEDALE non mi è
buona volontà. Chi avrà chiesto
si ferma se gli fai vedere il cospiegabile. COME È Inspiegabile la
al cuore e dentro il cuore dellore degli euri e trova la masalita su di un aereo verso l’Italia.
le persone incontrate di lasciar
dre ormai senza conoscenza.
passare questo pazzo figlio che
Breve e inutile consulto con il
HO VISTO I MIRACOLI DELL’AMORE
voleva salvare sua madre?
padre, messo ancora peggio di
Ho visto i miracoli dell’amore. Non è neanche la prima volta
lui quanto a capacità di gestire una difficoltà. Si mette in spalla
la mamma incosciente e si avvia verso l’aeroporto, l’Italia e un ma è proprio vero che il bene è come un seme che porta frutto,
si moltiplica, fa miracoli appunto, anche i miracoli che si toccaospedale italiano.
Come sia stato possibile superare la frontiera albanese con no, diventano eventi anche solo di cuore ma quanto mai conin spalla una donna incosciente non mi è spiegabile. Inspiegabi- creti e teneri.
Quando dico a qualcuno che Dio, Gesù si vede mi dicono
le allo stesso modo la salita su di un aereo verso l’Italia. Lui dice
di aver detto agli agenti di frontiera e agli steward dell’aereo che che sono matto, ma a saper guardare, Dio, Gesù si vede proprio.
Milano, 11 dicembre 2013
voleva salvare la sua mamma e l’hanno lasciato passare.
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| 8 gennaio 2014 |
17
BUON 2014
Te Deum LAUDAMUS
Per questi sette
anni di fango
immeritato
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DI ANTONIO SALADINO
T
Verso la fine del 2006 l’imprenditore
calabrese Antonio Saladino, all’epoca
uno dei vertici della Compagnia delle
opere nel Mezzogiorno, si ritrova travolto dalla più fantasmagorica delle
indagini del pm di Catanzaro Luigi De
Magistris. La procura ipotizza un incredibile giro di ruberie nella gestione di
fondi pubblici calabresi in cui vengono
tirati in ballo decine di personaggi
anche di primo piano della politica italiana, tra i quali l’allora presidente del
Consiglio Romano Prodi e il guardasigilli
Clemente Mastella. Nella ricostruzione
dell’accusa spunta perfino una presunta
(molto presunta) loggia massonica
deviata con sede a San Marino. I
giornali non ci mettono molto a inserire questo “scandalo” nella «nuova
Tangentopoli» del Sud denunciata dallo
stesso De Magistris in una celebre intervista al Corriere della Sera. E il centro
di tanto malaffare viene individuato
dal pm proprio in Why not, agenzia
attraverso la quale Saladino, sfruttando
le novità introdotte dalla legge Biagi,
all’epoca riesce a offrire un impiego a
qualcosa come 700 persone. Il caso
giudiziario si protrarrà per sette anni,
durante i quali, grazie al clamore suscitato dalle carte che filtrano regolarmente alla stampa, il lavoro di Saladino
andrà in fumo, un governo cadrà (quello
di Prodi e Mastella, appunto) e altre
persone coinvolte nelle indagini saranno
rovinate. A inizio ottobre 2013 la Corte
di Cassazione ha demolito definitivamente le ipotesi totalmente infondate
dell’accusa. Nel frattempo De Magistris
è stato eletto sindaco di Napoli.
e Deum laudamus per questi sette anni di fango in cui ho capito che non si può vivere di odio perché alla fine ti sentiresti solo, inutilmente stanco e svuotato. E ho sperimentato anche che la vera battaglia nella vita sta nel non cedere
sulla propria libertà, specialmente quando gli interessi in gioco
sono grandi in termini economici e di potere. Alla tentazione di
cedere può far fronte solo una solida esperienza educativa che
ti ha reso anche per un frangente un uomo lieto. Ci dobbiamo
sempre porre la domanda: “Ma io chi sono?”.
In questo lungo periodo mi ha sostenuto una preghiera
che ho cercato di recitare ogni mattina: è la preghiera di padre
Léonce de Grandmaison: «Formami un cuore dolce e umile… un
cuore grande e indomabile, così che nessuna ingratitudine lo
possa chiudere e nessuna indifferenza lo possa stancare». Questo perché dentro le circostanze, anche se drammatiche, biso- i cittadini in cui si ha la netta percezione che se parte il circo
gna essere capaci di vedere la luce; le circostanze non sono im- mediatico-giudiziario (su di me 5 mila articoli di giornale, 30
portanti in se stesse ma perché esse evidenziano, in chi crede, ore di trasmissioni televisive, tra cui 3 puntate di AnnoZero
l’amore di Gesù.
con Santoro nella veste di pm e uno share di 5 milioni di spetLa consistenza di un uomo non sta nelle situazioni belle o tatori) il cittadino è impossibilitato a difendersi. I giornalisti
brutte che siano, ma nell’appartenenza a Cristo, senza il qua- diventano la grancassa dei magistrati e questi difendono i giorle perdi la tua umanità. Con questa certezza esse smuovono il nalisti dalle denunzie per eventuali calunnie e diffamazioni; e
cuore e la ragione; ecco perché Dio ha bisogno degli uomini e si radica una cultura per cui non è importante cercare la veriancor più gli uomini hanno bisotà ma far diventare certezza congno di Dio.
divisa la menzogna.
quando sono stato ingiustamente
Questa certezza piena di stuQuanta saggezza insegnano i
messo alla gogna ho capito che non
pore colpisce gli altri e permette
Padri della Chiesa che affermano
si può vivere di odio. E che la vera
a te di non diventare cinico o senche è più meritorio sopportare il
battaglia sta nel non cedere sulla
timentale. La mia vita, nonostanmale che fare il bene. E quale mate le mie fragilità e i miei difet- propria libertà, specialmente quando le peggiore se non quello della falgli interessi in gioco sono grandi in sità e dell’essere messi alla gogna?
ti, è impastata di Cristo perché il
termini economici e di potere
cristianesimo è il legame di CriGià nel 1993 don Giussani
sto con me, non di me con Cristo.
con la sua lungimiranza diceva:
Da parte mia non c’è nessun odio verso nessuno, neanche «L’identità di una persona implica che essa sia rispettata nelverso chi mi ha accusato ingiustamente, ma non posso non con- la sua dignità. Mettere alla gogna, vale a dire svergognare senstatare una grande amarezza per il modo in cui viene ammini- za necessità una persona (…) è l’errore cui dà bene immagine
strata la giustizia nel nostro paese.
una certa magistratura di questi tempi. E nessuno fiata! QueHo chiesto il rito abbreviato (da non confondere con il pat- sto silenzio è dovuto al fatto che nessuno ha educato o guidateggiamento) nella certezza della mia innocenza e non ho pun- to il popolo a salvaguardare e rispettare l’identità delle persotato sulla prescrizione che lascia poi tutto nel dubbio, ma non ne di cui è composto».
ci sono riuscito e la prescrizione è puntualmente arrivata. QueRingrazio gli amici che mi sono stati vicini e compagni in
sta vicenda è il paradigma dello scontro storico tra lo Stato e questa storia kafkiana ma purtroppo tipicamente italiana.
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| 8 gennaio 2014 |
19
BUON 2014
Te Deum laudamus
Per tutte
le volte che
non funziono
La mia inadeguatezza, le ossessioni, le stramberie.
I pensieri bassi, stupidi, inutili. Ti ringrazio per
i “difetti di fabbrica” che mi costringono a fissare
lo sguardo su di te, per non morire di disgusto
Costanza Miriano
è stata per anni
giornalista del Tg3,
attualmente si occupa di informazione
religiosa per Rai
Vaticano e collabora
con altre testate
tra cui Avvenire e
il Foglio. Sposata e
madre di quattro
figli, è diventata
un caso editoriale
grazie al successo
dei suoi libri, Sposati
e sii sottomessa
(Vallecchi 2011) e
Sposala e muori per
lei (Sonzogno 2012),
nei quali, da «cattolica fervente», come
si definisce lei stessa,
parla del ruolo della
donna e dell’uomo
nel matrimonio e
nella famiglia. Il
primo dei due volumi in particolare
è stato tradotto
in diverse lingue e
l’edizione spagnola
(Cásate y se sumisa)
ha scatenato molte
polemiche e richieste
di censura da parte
delle femministe
iberiche.
20
| 8 gennaio 2014 |
D
io, ti ringrazio per tutte le volte in cui quest’anno che è passato non ho | DI Costanza Miriano
funzionato. Per quando sono stata di cattivo umore, offesa, triste, arrabbiata, inadeguata, malevola. Ti ringrazio perché non è stato un caso,
una malaugurata coincidenza o un inciampo. Il problema è che io proprio non
funziono bene. Ho un difetto di fabbricazione, qualcosa all’origine, ma ormai,
come dice mio marito, mi è scaduta la garanzia, e dovrò vedere di combinare
qualcosa lo stesso, con quello che ho. Dovrò cucinare con quello che c’è in frigo,
e vedere di tirarne fuori un piatto decente. Ti ringrazio perché il mio non funzionare mi ricorda cosa vuol dire che tu sei il Salvatore. Vuol dire che tu non sei
una ciliegina sulla mia torta, ma sei proprio la torta, colui che ci fa vivere, essere felici. Ti ringrazio perché ho atteso questo Natale
al grido di arrivano i nostri, come chi sta sull’orlo di
un precipizio, ed ha bisogno, un bisogno vero e vitale di essere salvato.
Ti ringrazio perché quando il mio limite non lo
Ti ringrazio per le mie fisse, le mie ossessioni, le vedo permetti che qualcuno me lo faccia notare (il
mie stramberie. Ti ringrazio per i pensieri bassi, stu- mio padre spirituale dice: «Se qualcuno è arrabbiapidi, inutili che il mio mondo interiore produce a to con te, e comincia a gridarti contro, chiedigli di
ciclo continuo (ne ho anche da esportare, se a qual- aspettare un attimo, corri a prendere un registratocuno dovessero difettare). Ti ringrazio perché mi re e prendi nota: ti sta facendo la grazia di mostrarcostringono a distogliere lo sguardo da me stessa, e a ti come sei realmente»), e sempre più desidero mettefissarlo su di te, se non voglio morire di disgusto. Ti re lo sguardo su di te, unica vera bellezza. Ti ringraringrazio per le emozioni incontrollabili e pazze che zio perché quando non ho la grazia di vedere il mio
ogni tanto vorrebbero prendere il comando della bar- peccato, perché quella è la vera grazia, mi mandi
ca, e ti ringrazio perché solo con te – con quel po’ di oltre alle vibrate proteste di chi è arrabbiato con me,
preghiera che riesco ad accozzare, col tuo stesso cor- anche sempre qualche tuo figlio prediletto che mi
po al quale mi aggrappo ogni giorno a Messa come corregge fraternamente, e che prega per la mia cona una scialuppa – riesco sgangheratamente a man- versione, mettendo in moto la comunione dei santi,
tenermi quasi decentemente fedele al piccolo posto al grido di battaglia «al mio via, scatenate il paradidi combattimento che mi hai assegnato. Ti ringra- so» (copyright della mia amica Elisabetta).
zio anche per tutte le qualità che mi hai dato, per le
Ti ringrazio perché la vita è insostenibile senza di
munizioni da spendere in battaglia, e ti ringrazio per te, è troppo difficile la fedeltà totale, la dedizione leaavermele date così bene impastate ai difetti che non le e incondizionata al proprio posto in trincea, così
posso guardare le une senza vedere gli altri.
che o si cerca di imbucarsi, di nascondersi dietro un
|
cespuglio lasciando che sia qualcun altro a fare la
nostra parte, o bisogna appoggiarsi a te a peso morto. Ti ringrazio perché l’insostenibilità della vita e la
nostra inadeguatezza ci costringono a fare memoria
di te, a chiederci chi è che può rispondere al nostro
desiderio, chi finalmente può colmare tutte le nostre
attese, la nostra sete ardente.
Il motivo per cui ci hai pensati
A volte mi dicono “che bello avere una fede come la
tua” e io un po’ mi vergogno un po’ mi spavento, perché io non so se davvero la mia sia fede, e mi sento
come quando dai un’impressione troppo buona di
te (per esempio come quando all’esame prendevi un
voto più alto di quello che meritassi, probabilmente perché ti avevano fatto una domanda esattamente
sulle sole due cose che sapevi, avendole casualmente
ripassate la notte prima). Il fatto è che io non so se ho
fede, ma ho bisogno, pretendo che tu, Dio, sia davvero
mio Padre, che mi ami come dice il Vangelo.
Non potrei vivere se le cose non stessero così, e se
ho bisogno di te, è proprio perché senza non funziono. Quando non funziono, quando vedo la struttura di male che c’è in me anche quando non collaboro attivamente col peccato, quando vedo la mia natura doppia, il male e il bene, ne cerco le ragioni, perché dello stare bene non abbiamo bisogno di chiederci nulla. E quando cerco le ragioni, è sempre a te che
mi trovo costretta a volgere lo sguardo. La struttura di
male che c’è in me mi mostra chiaramente il bisogno
vitale, imprescindibile, di essere redenta.
Il senso della fede è avere un rapporto vero e personale con te, perdere la nostra vita, sgangherata pazza e malfunzionante, per cominciare a vivere la tua, e
così realizzare la meravigliosa felice somiglianza per
la quale ci hai pensati, creati. È arrivare a un rapporto
vero, totalizzante, radicale, senza calcoli, con te. Solo
allora saremo credibili, e qualcuno si fiderà di noi, e
magari ci verrà anche un po’ dietro. E così potremo
oltre ad amarti anche magari farti amare da qualcuno.
|
Sopra, Monica
Bellucci nei panni
della Maddalena
in una scena del
film La passione
di Cristo diretto
da Mel Gibson
| 8 gennaio 2014 |
21
BUON 2014
Te Deum laudamus
Per la fede
in questo
Oriente
Sono stati mesi di sangue per i cristiani siriani
da quando la “rivoluzione” è diventata un jihad
per il Califfato. Ma noi non ci faremo rubare
la libertà, come dice la Madonna di Soufanieh
Samaan Daoud,
sposato con due
figli, vive a Damasco.
Prima della guerra
faceva la guida
turistica e organizzava le visite dei
pellegrini cristiani
italiani. Attualmente
traduce libri dall’italiano all’arabo per i
salesiani del Medio
Oriente. Collabora
anche con Avsi.
22
| 8 gennaio 2014 |
|
Foto: Getty Images
D
all’inizio dell’anno 2013 la violenza in Siria ha cominciato a prendere una | DA DAMASCO
SAMAAN DAOUD
piega abbastanza brutale. In questo anno abbiamo assistito alla nascita di
un altro gruppo armato estremista che usa la religione per giustificare la
propria azione: Isil, lo “Stato islamico dell’Iraq e del Levante”. Così siamo entrati in una nuova ondata di violenza sempre più spietata, perché questi gruppi
armati, che hanno una base religiosa wahabita-salafita e radicale, sfruttano la
fede musulmana e la usano come un mezzo per creare uno Stato religioso governato secondo la legge islamica. Ormai questi ribelli non parlano più né di democrazia né di libertà. Per eliminare gli ostacoli all’instaurazione dello Stato islamico, si sono messi a minacciare tutti quelli che non si sottomettono alla loro
ideologia. E i cristiani naturalmente fanno parte di
questi “infedeli”, perciò hanno dichiarato una guerra contro di loro.
I cristiani del nord e del nord-est del paese han- stiani della Siria, ma purtroppo è stata assediata per
no vissuto sulla propria pelle l’autentica persecuzio- più di un anno dal fronte di Al Nusra (affiliato ad Al
ne. Alcuni villagi in quelle regioni sono stati com- Qaeda) e dall’Isil, che hanno causato la distruzione
pletamente svuotati delle comunità cristiane, fuggi- di tante chiese e di interi quartieri cristiani.
te per paura di essere massacrate o perché sono state minacciate. Dalle città di Raqqa, Tel Abiad, Der Comandano i Fratelli Musulmani
Ezzor e tante altre i cristiani sono scappati in Libano Tutta questa violenza contro i cristiani è dovuta al
per poi andare in Europa, altri sono sfollati all’inter- fatto che i cristiani non si sono schierati a favore di
no del paese, verso zone sicure come la costa e Dama- questa cosiddetta “rivoluzione”. E perché non lo hansco. Ma questi gruppi armati di fanatici si sono resi no fatto? Perché si sono accorti che la cosiddetta rivoresponsabili anche di massacri tra le comunità cri- luzione è stata subito “mangiata” sia dagli estremisti
stiane come Maloula, Sadad, nei sobborghi di Lata- che dagli stati le cui istituzioni sono di ispirazione
kia. Per non parlare di Aleppo e di quanta sofferenza coranica, come l’Arabia Saudita e il Qatar, o da quelli
vive la nostra Chiesa là. Aleppo era la capitale dei cri- dove comandano i Fratelli Musulmani, come la Tuni-
Foto: Getty Images
sia, la Turchia, la Libia, l’Egitto. E non bisogna certo
dimenticare che dietro a tutti quanti ci sono i governi americani ed europei, in modo particolare Francia
e Inghilterra. Ormai i combattenti stranieri penetrati in Siria sono veramente tanti e il loro numero è in
continuo aumento: si parla di oltre 30 o 40 mila elementi, e tra essi ci sono anche 1.700 jihadisti europei.
Allora la nostra guerra in Siria non è più per sostenere Assad o il suo regime, la nostra guerra adesso è per
sostenere la Siria, per salvare lo Stato siriano, per salvare la società siriana, per salvare l’uomo.
Ho visto con i miei occhi che razza di disastro si è
abbattuto sulla Siria (Maloula, Jobar, Homs, Qusayr).
Ovunque passano, questi fanatici lasciano dietro di
sé massacri umani (Sadad, Adra). Gli ultimi tre mesi
di questo 2013 sono stati i piu brutti. In questo periodo abbiamo segnalato tanti attacchi contro i cristiani, che sono presi in particolar modo di mira dai
gruppi fanatici. Colpi di mortaio sulle scuole cristiane a Damasco, più di cinquecento colpi di mortaio
contro la zona di Jaramana (a 6 chilometri da Damasco), dove c’è una grossa comunità cristiana. Ma noi
continuiamo a vivere la vera testimonianza di Gesù
Cristo. La Madonna di Soufanieh ci ha detto durante la sua ultima apparizione nel 2004: voi cristiani
di Damasco continuate a conservare la vostra fede
orientale, e non lasciate che rubino la vostra volontà, la vostra libertà, e la vostra fede in questo Oriente.
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Nella foto, un’icona
dissacrata della
crocifissione di
Gesù nella chiesa
di Sant’Elia,
a Qusayr, Siria
| 8 gennaio 2014 |
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BUON 2014
Te Deum laudamus
Per la Tua
compagnia
nel lager
24
| 8 gennaio 2014 |
M
Claire Ly, sono una cambogiana uscita viva dai campi di inter- | DI CLAIRE LY
namento dei khmer rossi, e ringrazio Dio perché mi ha dato una certezza che non è chiusa su se stessa, ma è aperta come una ferita. Ringrazio perché la verità non è qualcosa che io possiedo, ma qualcuno che sta
davanti a me. Voglio dire che la mia fede si nutre della certezza che il Resuscitato ci precede sempre. Egli non è nostra proprietà. Non lo è nemmeno della Chiesa: lo spirito di Cristo non può essere rinchiuso da nessuna parte.
Oggi vivo in Francia, insegno e scrivo libri. Ma fra il 1975 e il 1979 ho perso tutto: mio padre, mio marito e i miei fratelli sono
stati fucilati, e nel giro di 24 ore ho dovuto lasciare il
mio lavoro di insegnante e traduttrice, la mia casa, i
miei vestiti, e coi capelli tagliati corti come quelli del- to in me un cambiamento: ho cominciato a commuole contadine sono stata deportata, incinta, in campa- vermi per la sofferenza altrui, non ero più chiusa su
gna e costretta lavorare nelle risaie. Ero buddhista, me stessa e sulle mie perdite. La Cambogia ha perso
ma non potevo accettare l’interpretazione buddhista due milioni di abitanti su sette nei quattro anni del
del male, la legge del karma secondo cui chi è vittima potere khmer, la mia disgrazia era la stessa di miliodi un’ingiustizia sta ricevendo il contraccambio per ni di persone. Ho vissuto altri due anni nei campi, ho
le ingiustizie che ha compiuto nelle sue vite prece- visto i bambini sottratti alle famiglie e mandati a vivedenti. Ero piena di rabbia, che nel buddhismo è uno re da soli, i neonati passati da una madre all’altra per
dei tre veleni (gli altri due sono l’odio e l’ignoranza) l’allattamento perché maternità e figliolanza dovevache uccidono l’anima.
no essere solo collettive.
Per liberarmi da quel sentimento mi sono costruPer gli occidentali il problema è conciliare l’idea
ita un oggetto mentale su cui riversare il mio malani- di onnipotenza di Dio col fatto che Lui non impedisce
mo. In Occidente avreste detto che mi ero trovata un il male. Io non mi ponevo questo problema: Dio potecapro espiatorio. Quell’oggetto era “il Dio degli occi- va anche essere onnipotente, ma la mia collera era
dentali”, al quale urlavo la mia rabbia e che accusavo grande come Lui. L’ho semplicemente convocato, sendelle mie disgrazie. Dopo due anni di quella vita, ho za domandargli nulla. E imprevedibilmente ho fatcominciato a provare una strana sensazione: una pre- to l’esperienza che questo Dio mi ascoltava. Che c’era
senza invisibile accanto a me. Il Dio contro il quale veramente Qualcuno che mi ascoltava e mi accompaavevo gridato, senza chiedere mai nulla, aveva ascolta- gnava sulla strada della sofferenza. Che vegliava su di
to la mia non-preghiera. All’inizio ho pensato che sta- me come una mamma veglia il figlio malato. Senza
vo vaneggiando, ma poi mi sono accorta che insieme parole, ma con tenerezza. Anche adesso, quando paralla percezione della misteriosa presenza era avvenu- lo di Dio, parlo di questo Dio della tenerezza.
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i chiamo
Foto: AP/LaPresse
Nata da una famiglia
borghese, Claire Ly
lavorava per il ministero della Pubblica
istruzione della
Cambogia quando,
nel 1975, il regime
comunista di Pol Pot
decise di fare tabula
rasa della classe
dirigente del paese
e deportare tutti gli
“intellettuali” per
rieducarli al lavoro
nei famigerati campi
di internamento
dei khmer rossi. Si
trattò in realtà di
uno dei genocidi
più rapidi e spietati
del Novecento: in
soli quattro anni di
regime, furono sterminati due milioni di
cambogiani su una
popolazione totale
di sette milioni. Nei
lager di Pol Pot
Claire Ly perse il
padre, il marito e i
fratelli, ma riuscì a
sopravvivere insieme ai suoi due figli,
con i quali, dopo la
fine della dittatura,
nel 1979, emigrò in
Francia, dove vive
tutt’ora insegnando
all’Istituto di Scienze
e Teologia delle
Religioni di Marsiglia
e scrivendo libri.
L’ultima sua opera
uscita in Italia è
La mangrovia. Una
donna, due anime
(Pimedit).
Claire Ly, cambogiana scampata al genocidio di
Pol Pot, racconta la sua conversione, iniziata in
un campo di internamento. «Io gli urlavo contro
solo odio, Lui ha ascoltato la mia non-preghiera»
Foto: AP/LaPresse
Quando il regime dei khmer rossi è finito, mi
sono trasferita in Francia. È lì che ho scoperto che il
Dio che mi era stato compagno nelle risaie era il Dio
di Gesù Cristo. Nessuno ha cercato di convertirmi. Mi
sono interessata ai Vangeli perché nei giornali che
gentilmente mi portavano, perché mi tenessi informata sulla Cambogia, trovai una copia dell’enciclica Dives in misericordia di Giovanni Paolo II. C’erano
tante citazioni dai Vangeli, e io chiesi di poterli leggere. Così scoprii la figura di Gesù Cristo.
Gesù è uno che piange, che si arrabbia
Di lui mi ha colpito subito la libertà: nonostante le
sue umili origini, nonostante la situazione politica dell’epoca, nulla lo poteva fermare. Gesù di Nazareth mi ha sedotto subito come maestro, e questo non
era in contraddizione col buddhismo, che permette
una pluralità di maestri: mi sono messa ad ascoltarlo. Quel che mi colpiva di lui, era la vicinanza, il fatto
che era un maestro alla mia portata. Buddha è il maestro che mostra la strada verso il Nirvana, ma soltanto lui è arrivato alla saggezza suprema. Solo lui è stato
capace di vivere senza mai piangere, senza mai provare rabbia. Questo lo rende lontano, un modello inarrivabile. Invece Gesù è uno che piange, che si arrabbia:
l’ho sentito vicino e simile a me. Nel buddhismo l’uomo è chiamato a liberarsi da sé, nel cristianesimo Dio
si incarna in Cristo per liberarci. Un giorno ho voluto
partecipare a una Messa ed è lì che è successo qualcosa. Il mio desiderio è cambiato, non volevo essere semplicemente una che ascolta, ma una che segue il maestro. Ho sentito che Colui che aveva camminato per
tanto tempo con me voleva che lo riconoscessi. La mia
risposta è stata domandare il Battesimo, che mi è stato impartito nel 1983 nella diocesi di Nîmes.
La fede cristiana ha questo in più di qualunque
altra fede religiosa: che è Dio che si abbassa fino a
noi. Questo è un movimento unico fra tutte le religioni. In tutte le altre esperienze religiose si tratta sempre di salire, anche il buddhismo richiede un’ascesi continua. Invece nel cristianesimo è Dio che si colloca alla nostra portata. Di questo non prenderemo
mai abbastanza coscienza.
(testo raccolto da Rodolfo Casadei)
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I resti delle vittime
dei khmer rossi
raccolti ed esposti
al pubblico in un
ossario a Khnounh,
nella provincia
di Kandal, circa
35 chilometri a sud
di Phnom Penh,
Cambogia
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BUON 2014
Te Deum LAUDAMUS
Per ogni nuovo giorno
strappato alla Sla
C
ari amici, questo è il
Te Deum di una malata di Sla. Sape- | DI SUSANNA CAMPUS
te, quando ci si ammala, si guarda la vita con un’ottica
diversa, ed è quello che è accaduto a me. Prima vivevo
“distratta” dagli impegni quotidiani che riempiono le nostre
giornate. Oggi, invece, ancorata al mio letto, sono costretta a
guardare tutto dando un peso “diverso” (e io dico: più profondo) a ogni cosa che mi circonda.
Quest’anno è stato un susseguirsi di buone e cattive notizie, eppure – se proprio devo dire con una sola parola quello
che è il mio stato d’animo – quella parola è “grazie”. Sono ancora qui fra voi.
Dovete sapere che per comunicare utilizzo un sintetizzatore vocale, che nei primi mesi del 2013, dopo anni di onorato
servizio, si è rotto lasciandomi senza voce. Provate a immedesimarvi. Da un giorno all’altro non potete più non solo parlare (io quello non lo faccio più da tempo), ma proprio comunicare con gli altri. Così ho dovuto ricominciare a “parlare”
col cartello (cioè a “dettare” con
lo sguardo le lettere raffigurate La MALATTIA voleva ancora una volta
su un pannello che poi vanno a “impedirmi di vivere” e a settembre,
formare il mio pensiero). Non so- quando MI hanno ricoveraTA perché
lo. Essendosi rotto il computer
avevo un foro nella trachea, ci è
ho dovuto smetterla di navigare
con gli occhi su internet. Una ve- quasi riuscita. COSì imparO a vedere
ra sciagura per una impicciona le cose DIVERSAMENTE: tutto diventa
come me, cui piace moltissimo importante se capisci che ti è donato
sbirciare negli affaracci altrui. E
non potevo più nemmeno scrivere i miei articoli sul blog di pi, non sono potuta andare a Cagliari a incontrare quel gigantempi.it e rispondere alle email degli amici… Così quella santa te di papa Francesco.
Vivere in bilico, ogni giorno dover lottare non solo contro la
donna di mia sorella Immacolata ha fatto da computer, interpretando il movimento delle mie pupille, trascrivendo i miei malattia ma anche contro la tentazione di mollare tutto, non è
pensieri, rincuorandomi quando mi deprimevo perché non ca- facile. Ma, sarà che sono un tipo caparbio, sarà che sono circondata da una famiglia meravigliosa e da un’infinità di amici che
piva. Una fatica bestiale!
Poi la Sla (come fa ormai da diciassette anni a questa parte) mi sostengono, anche queste prove possono essere superate. La
gratitudine che nasce dall’aver strappato “ancora un giorno” alha ricominciato a perseguitarmi.
Con i primi di luglio ho iniziato a respirare male e, quan- la Sla è il sentimento che caratterizza la mia quotidianità. Non
do ho fatto il cambio cannula e la broncoscopia, i medici han- so, ma mi pare che questo mi aiuti anche a vedere le cose seconno visto che la mia trachea era in procinto di rottura. Quando do una nuova prospettiva: tutto diventa importante se capisci
ho visto i volti dei miei rianimatori sbiancare ho capito che la si- che ti è stato donato.
Certo, la mia vita, e quella di tanti malati di Sla, non è più
tuazione si era fatta grave. La Sla voleva ancora una volta “impedirmi di vivere” e a settembre, quando hanno dovuto ricoverar- un’autostrada; assomiglia di più a una stradina di montagna,
mi perché avevo un foro nella trachea, ci è quasi riuscita. Sono tortuosa e a tornanti, ma si addice bene al mio spirito da scalamessa così male che non si è trovato un medico disposto a ope- trice che non s’arrende alle prime difficoltà. E poi, sapete, la strararmi. Ora sono qui solo grazie al dottor Demetrio Vidili (che io da che conduce alla vetta è ricca ogni giorno di sorprese. Si tratchiamo affettuosamente “babbo”) che ha “messo una pezza” so- ta di coglierle, come un bel fiore cresciuto sul bordo del sentiero.
stituendomi la cannula. Che dire? Fino ad ora sono qui anche se
Segui “Scritto con gli occhi”, il blog
mi piange il cuore a pensare che, a causa di tutti questi intopdi Susanna Campus su tempi.it
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BUON 2014
Te Deum laudamus
Per il cuore
buono
degli uomini
Nei giorni dell’apocalisse sarda, oltre al tifone,
alla rovina e agli sciacalli si è vista anche
tanta grazia. Piccole storie di grande gratuità
raccontate da don Mariani, parroco a Nuoro
Don Francesco
Mariani è parroco
di San Giuseppe a
Nuoro e direttore di
Radio Barbagia.
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Foto: Ansa
N
on gli era rimasto proprio nulla. Precipitosa e imprevista nella sua porta- | DI Francesco Mariani
ta, l’alluvione del 18 novembre gli aveva portato via tutto. Erano rimaste giusto le mura perimetrali della casa. Lui, finito lo scempio, aveva
vagato per Torpè (sapete che il nome del paese è mutuato dal santo martire,
sotto Nerone, venerato a Pisa, Genova e Saint Tropez, e che questo agglomerato dell’alta Baronia isolana è stato feudo pisano?), dando una mano ad altri
sinistrati come lui. L’indomani il parroco lo trovò al cimitero intento a ripulire la tomba della moglie. «Almeno lei deve stare bene», si giustificò con estremo pudore. Poi vennero alcuni volontari della parrocchia per dargli un letto
e un materasso, e lui, con ineffabile stupore disse:
«Puru a mie?», anche a me? Lui che più di tutti aveva
un bisogno immediato non riusciva a raccapezzarsi
di tanta attenzione, magari, a suo giudizio, sottrat- vignaiuolo travolto con la sua casetta campestre da
ta ad altri più sfortunati ancora.
una valanga d’acqua e fango. Il figlio Marco è riusciTi ringrazio Signore perché questo anno ho toc- to miracolosamente a salvarsi, ma di lui non è stacato con mano il tuo pane che si chiama gratitudine ta trovata traccia. Commovente la fede della moglie
e gratuità. Il pane che da piccolino ho contribuito a che sino all’ultimo ha sperato e creduto e ancora
fare nella casa di famiglia, dando una mano a mam- oggi chiede a Dio il miracolo. Suo marito era la voce
ma con gli altri due miei fratelli. Lavoro tradizional- solista del coro Ocches de S’Annosciata ed è indimente femminile eseguito, per necessità, da maschi. menticabile il suo canto che, tradotto dal sardo dice
Quel pane che era davvero la “grazia di Dio”, da non così: «Dammi la mano Signore perché ho bisogno di
sprecare, da gustare e nutrirsi. Pane di cui tutti abbia- Te; dammi la pace e l’amore, la luce e la speranza
mo bisogno se riconosciuto come Tua grazia.
che vengono da Te». In me resta il ricordo di tante
Quel signore, quel gran signore di Torpè non ave- serate, di pomeriggi passati insieme, di tante messe
va più nulla ma gli restava la cosa più preziosa: la animate dal suo canto. E mi pare di sentirlo ancora,
dignità di un uomo fatto a immagine e somiglian- mentre sottovoce ripeto le sue melodie. Soprattutto
za del suo Creatore e Padre. Nei giorni dell’apocalis- quella preghiera che termina così: «Abbracciaci Tu
se sarda si sono visti ingordi che facevano incetta di nell’ora della morte». E dico grazie per aver incontutto, sciacalli in azione, avventurieri in cerca di glo- trato un amico così.
ria. Ma si è vista anche tanta nobiltà d’animo, tanta
Il mio Te Deum si innalza per tutte le volte che
solidarietà, tanta vicinanza al prossimo. Il paese di ho toccato con mano il cuore buono degli uomini.
Bitti si è mobilitato per settimane alla ricerca di Gio- Quando stavo facendo il giro delle case, nella mia
vanni Farre (Jon Ferry per gli amici), l’imbianchino- parrocchia, per dare la benedizione pasquale, tro-
Il tifone che
si è abbattuto
sulla Sardegna
lo scorso novembre
ha provocato
disastri in tutta
l’isola e causato
la morte di 16
persone.
A sinistra, la chiesa
di Sant’Antonio
a Olbia trasformata
in un magazzino
per distribuire
indumenti
agli alluvionati
Foto: Ansa
vai un signore di mezza età che mi accolse scettico sull’uscio. «Non sono credente», disse. «Una benedizione male non fa», risposi. Mi fece entrare, dissi la preghiera, mi voltai per dargli la benedizione:
cadde in ginocchio singhiozzando e mormorando:
«Io voglio credere, voglio credere… ma non riesco».
Ecco, un cuore così sconvolge le nostre abitudini, ci
ricorda che la vita è una ricerca continua, una continua domanda che riappare anche dietro la nostra
facciata di presunte sicurezze.
Poveri che aiutano poveri
Che dire poi dello stupore provato quella domenica
mentre ritiravo il cestino delle offerte. Vi trovai un
biglietto con su scritto: «Un giorno, molti anni fa,
mia mamma era disperata perché non sapeva come
comprare pane e latte. Davanti alla Madonna delle
Grazie piangeva in silenzio, pregandola di aiutarla.
Andò a fare la comunione. Tornò al suo posto e cercò
nella borsa un fazzoletto per asciugarsi gli occhi. Trovò 50 lire! Guardò la Madonna, si guardò intorno… La
Divina Provvidenza ancora una volta ci aveva sfamati. Io non ho molto, ma forse anche oggi c’è bisogno
di pane e latte e io ne ho già». Allegata c’era una piccola offerta. Poveri che aiutano poveri.
Ma anche quel terzo lunedì di gennaio non è da
meno. Ero nel pallone perché dovevo pagare il carburante per il riscaldamento della parrocchia e non
avevo un euro. Una nuova fornitura non osavo chiederla perché erano tre anni che la ditta non veniva saldata. E poi c’era una marea di altri debiti ereditati dal mio predecessore. Avevo parlato di questa mia preoccupazione con qualcuno. Quel lunedì
controllai il conto della parrocchia e mi avvidi che
uno sconosciuto (a me, ovviamente) aveva fatto un
versamento che copriva il costo pregresso del carburante e consentiva una nuova fornitura di quattro mila litri.
È pertanto doveroso il mio Te Deum visto che
ho toccato con mano «la bontà del Signore nella
terra dei viventi». Una bontà contagiosa che riscalda il cuore.
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BUON 2014
Te Deum laudamus
Perché mi
rendi sempre
più impotente
Ventidue anni di esaurimento e ora il male
fisico. Da quando l’ho scoperto ho capito che
Dio e la Madonna mi amano molto. Il loro
dono mi aiuta a immedesimarmi in Gesù
Caro padre, ho 35 anni e soffro da anni di depressione a
causa dei sentimenti. Sono in cura da una psicologa e ho
terminato una terapia farmacologica mesi fa. Ho ferite
grandi e pesanti come macigni e nonostante la mia fede
vacillo… Ho paura di farmi del male, di morire e di fare
un torto a Dio e ai miei cari. Cosa posso fare? Più soffro e
più vedo amiche felici che si sposano. Solo la mia vita non
cambia mai. Mi sono arresa. (Lettera firmata)
C
ara amica, uno si arrende soltanto quando non
ha trovato Gesù. Se una persona ha davvero
sperimentato l’amore di Gesù, non esiste ferita, sofferenza, malattia che impedisca il cammino
bello della vita.
Siamo arrivati alla fine del 2013. Il mio cuore batte di gratitudine per la malattia che mi è stata regalata: spondilopatia iperostosante dismetabolica. Dopo
ventidue anni di depressione (ossessivo-compulsiva,
per usare il linguaggio dei maghi della psichiatria),
un giorno di fine novembre 2011 il dottor Federico
Franco, presidente della Repubblica in carica, mi aveva invitato a camminare insieme a lui verso il santuario della Madonna di Caacupé, la grande Patrona del
Paraguay. Un gesto semplice di penitenza e di ringraziamento per i doni ricevuti. Si trattava di camminare per 6 chilometri. Eravamo un gruppo molto piccolo, scortati da alcune guardie del corpo. Per i primi
chilometri tutto è andato bene, poi ho incominciato a sentire una difficoltà che mi paralizzava ambedue i piedi. Volevo camminare in fretta come facevo
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DI ALDO TRENTO
pochi minuti prima, ma non riuscivo a farlo. Mi prese una terribile rabbia per quest’improvvisa impotenza. Il presidente, accortosi della mia difficoltà, chiese al capo della scorta che mi portasse in macchina
fino al santuario dove ho aspettato l’arrivo del gruppo per celebrare la Santa Messa di ringraziamento.
È stato l’inizio di un lungo calvario, tanto in
Paraguay come in Brasile e in Italia, passando da un
medico all’altro, ognuno mi dava una propria ipotesi diagnostica con i relativi farmaci. Parlavano di Parkinson, di Sla, di Alzheimer, eccetera. Molte pastiglie
e nessun risultato. Ho avuto un consulto con due psichiatri, uno a Buenos Aires e un altro al Policlinico
Gemelli di Roma. Nessuno riusciva a definire la mia
situazione che intanto continuava a peggiorare, finché un giorno un amico medico mi ha consigliato di
farmi visitare dall’unico specialista a cui non mi ero
ancora rivolto: un reumatologo.
Finalmente mi accompagna all’ospedale Sacco di
Milano dove la diagnosi è stata immediata: spondilopatia iperostosante dismetabolica. Non avendo capi-
to niente, mi veniva da ridere, ma quando mi ha spiegato di che cosa si trattava ho detto: «Grazie Signore,
perché veramente d’ora in avanti la mia impotenza
fisica aumenterà, e darà spazio alla tua Onnipotenza
Divina». Era il giugno del 2013.
Che fatica visitare i miei malati
Sono trascorsi sei mesi e ogni giorno diventa più difficile camminare. Per questo negli aeroporti mi portano su una sedia a rotelle. I miei giorni hanno un
orario di attività molto breve e molto lento. Ho bisogno di molto tempo per visitare (che grazia gli ascensori!) i pazienti e i miei bambini. Però ci riesco!
Ventidue anni di esaurimento psichico e ora fisico, veramente Gesù mi ama molto. Per questo, in
questo fine anno, con tutto il mio cuore canto con
gioia il mio Te Deum. Come potrei non ringraziare
il Signore e la vergine Maria per questi doni che mi
immedesimano in Gesù morto e resuscitato?
Inoltre è uno spettacolo vedere come persino le
opere funzionano meglio, ora che sono ogni gior-
no più impotente. Soltanto lo stolto non riconosce
che quello che qui esiste è unicamente un’opera del
Signore. Quando padre Paolino è andato via, per me
è stato un colpo mortale, ma mi sono consegnato
totalmente a Dio, nella certezza che Lui si sarebbe
incaricato di portare avanti la Sua opera e si sarebbe
preso cura delle 177 persone che lavorano qui. Vedendo l’amore che il popolo paraguaiano, il presidente
della Repubblica e migliaia di altre persone hanno
nei miei confronti, non posso non rendere grazie al
Signore per la malattia, perché la gente vede il Mistero fatto carne in Gesù operante.
«Non a me Signore, ma al Tuo nome dà gloria»,
«il Signore è stato grande con noi e per questo siamo gioiosi». Una gioia che è pace del cuore. Una pace
che, come afferma Manzoni: «… il mondo irride ma
che rapir non può». Mai arrendersi nella vita perché,
come dice ancora Manzoni: «Dio non turba mai la
gioia dei suoi figli se non per prepararne loro una
più certa e più grande». Davvero: «Te Deum laudamus, Te Dominum confitemur».
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BUON 2014
Te Deum laudamus
Per le basi
di una nuova
civiltà
Benedetto ha sgretolato la cultura che vuole
allontanarci da Dio. Francesco invita il mondo
a riscoprire il rapporto vivo con Gesù. Davvero
il tandem fra i Papi fa risplendere il lumen fidei
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Foto: AP/LaPresse
N
on c’è alcun dubbio. Il Te Deum è per ringraziare di aver avuto papa Fran- | DI Pippo Corigliano
cesco; e non penso di essere il solo. Il ringraziamento si estende anche
al gran regalo di Dio che è Benedetto XVI, il Papa teologo e umile che
ha indetto l’Anno della Fede, degno coronamento della sua attività di teologo tutta orientata a far comprendere all’uomo contemporaneo la verità
dell’Amore di Dio. Grazie anche per la sua sapienza e umiltà nel farsi da parte quando è stato il momento.
I mesi di papa Francesco sono stati un susseguirsi di sorprese che sarebbe
lungo elencare. Io che mi occupo di comunicazione posso sottolineare (e ringraziare per questo) lo spostamento dell’asse della comunicazione della Santa Sede. Siamo passati dall’assedio dei media di tutto il mondo sui temi della pedofilia, Ior e Vatileaks, al superamento delle questioni pochi ricchi che affamano il pianeta. Non è un consull’aborto, matrimonio, educazione cattolica, euta- dottiero di masse, è un padre di persone. Rivoluzionasia, matrimoni omosessuali, e così via, per dare nario e tenero a un tempo. Francesco invita a riscola priorità al messaggio evangelico allo stato puro. Il prire Dio e il rapporto vivo con lui. Le grandi questioPapa ha ripreso alla lettera lo stile di Gesù. Parlando ni morali della nostra civiltà non vengono trascurate:
il linguaggio comune e prendendo spunto dalle cir- si sa bene come la pensa, ma lui sa che la buona concostanze ordinarie della vita quotidiana (il pranzo, la dotta è conseguenza dell’amore. Occorre risvegliare
vecchietta, la pecora, Mammona, il lavoro), il Papa ci nelle coscienze l’amore a Gesù che ci ha amati per
ha restituito la limpidezza e la concretezza del Vange- primo. Occorre conoscerlo per amarlo, occorre prelo. Ci ha fatto rivedere Dio sotto forma di Gesù incar- gare per avere confidenza con lui. Il resto viene dopo.
nato nella nostra realtà di vita di ogni giorno, tanto I primi cristiani non erano apostolici perché avevasoprannaturale quanto naturale. È una strategia che no ascoltato discorsi sulla decenza o sui valori, erano
nasce dalla sua preghiera che lo rende capace di inte- vibranti perché credevano in Gesù risorto.
ressarsi alla sorte di ognuno e di tutti. Diceva FrosCome già accadde con Giovanni Paolo II, c’è stasard che Dio sa contare fino a uno e il Papa fa così. È ta una corsa per considerarlo progressista in certi
capace di telefonare personalmente a chi ha subìto momenti o conservatore in certi altri, senza ricorun torto e interessarsi delle grandi tragedie mondiali: dare che gli uomini di Dio sono sempre a un tempo
dalla sorte dei migranti disperati fino all’egoismo dei rivoluzionari e tradizionalisti.
Foto: AP/LaPresse
Tutta la nostra civiltà è come un mosaico in cui
ogni tessera è un contributo lasciato da un santo, o
reso possibile da un santo. Francesco sta mutando le
categorie su cui il mondo si regge: contro l’aggressività militare propone una veglia mondiale di preghiera e digiuno, contro l’egoismo della speculazione finanziaria fa aprire gli occhi su chi ha fame ed
è senza lavoro, denunciando l’idolatria di Mammona. Non dispone di divisioni militari né di strumenti
economici, ma agisce sui cuori, come san Paolo che
nella lettera a Filemone spiega che non si può considerare schiavo un fratello in Cristo.
Il Vangelo per tutti
San Paolo non è Spartaco che organizza il sollevamento armato ma mette il seme di quella cultura che
abolirà la schiavitù. Così Francesco mette le basi di
una nuova civiltà in cui la persona è al primo posto e
il lavoro, la famiglia, la casa, la solidarietà e la libertà
sono punti imprescindibili. Francesco parla al mondo intero perché rende vivo il Vangelo in modo che
lo capisca anche il pescatore delle Filippine e il minatore africano. Per comprenderlo non occorre aver studiato al liceo. Provvidenzialmente Joseph Ratzinger
aveva prima parlato agli intellettuali europei demolendo gli ostacoli che la cultura europea aveva costruito per separarci da Dio. Una continuità ammirevole
fra i due Papi, perché l’Europa ha diffuso il Vangelo
nel mondo, ora lo sta rinnegando e ha urgente bisogno di rievangelizzazione. Malgrado tutto, il mondo intero guarda alla cultura occidentale e rimane
sbigottito quando vede che la stiamo buttando dalla
finestra, come mi ha detto un amico cinese.
Ecco che il tandem fra i due Papi davvero illumina il mondo con il “lumen fidei”. Grazie Signore, il Te
Deum è per averci dato due guide così.
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Papa Francesco
durante la sua
prima visita
al papa emerito
Benedetto XVI
il 23 marzo scorso
a Castel Gandolfo
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BUON 2014
Te Deum laudamus
Per questi
eroi “normali”
e coraggiosi
Uomini, donne, bambini. Persone semplici
ma capaci di atti inaspettati, rivoluzionari.
Sorprendenti per la loro scandalosa bellezza
Gennaio. C’era una volta un pastore, una vita trascorsa a pascolare bestiame | DI PINO SURIANO
in Val d’Ossola, non sposato e senza figli, aveva solo i suoi animali e la montagna. Poi, all’improvviso, una malattia renale e il tormento delle dialisi, finché,
un giorno, arriva finalmente il suo turno per un trapianto di rene. Lui cosa fa?
«Sono solo, non ho famiglia. Lascio il mio posto a chi ha più bisogno di me, a
chi ha figli», rivelerà il parroco al funerale. Oggi, da qualche parte d’Italia o
del mondo, un uomo festeggia il nuovo anno sorridendo con suo figlio. Il suo
rene, la sua vita, il suo sorriso sono il dono di quel vecchio pastore scomparso a gennaio, Walter Bevilacqua. Te Deum, perché la grandezza, spesso, esonda nei cuori dei semplici.
Febbraio. Un uomo compiva gesti di infinita tenerezza, ma tanti vedevano in lui solo forza e freddezza. Poi, un giorno di febbraio, tutti dissero che aveva
fatto un gesto di debolezza. Era, invece, un gesto di
incredibile forza. Te Deum per il coraggio, immenso,
di papa Benedetto XVI.
Marzo. In giro c’è un uomo che ogni giorno stupisce,
spiazza, telefona, accoglie, abbraccia, rivoluziona.
Tutto questo perché ama. Ha sempre qualcosa di bello da dare o da dire agli altri. Di sé, invece, ha detto di
essere “un peccatore”. Lo hanno, lo abbiamo, lo hai
chiamato dall’altra parte del mondo. Te Deum per il
dono, ogni giorno più sorprendente, di papa Francesco. Te Deum per il suo sorriso.
Segui “L’eroe
del giorno”, il blog
di Pino Suriano
su tempi.it
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Aprile. Venti anni prima aveva ucciso i genitori di
Laura e Nadia. Erano anche i suoi genitori. Poi furono
anni di carcere e solitudine, anni di niente, solo l’angosciosa tristezza di chi si è perso. Eppure lì, tra quelle mura, un sacerdote lo ha guardato da uomo. Quello sguardo, nel tempo, è diventato anche il loro. Il 15
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aprile Pietro Maso è uscito dal carcere dopo ventidue
anni in cella. Ad attenderlo e abbracciarlo c’erano
Laura e Nadia, le sue sorelle. Te Deum per la bellezza
scandalosa del perdono.
Maggio. Era sempre stato in vetta. I suoi avversari
man mano cadevano; lui, se cadeva, cadeva in piedi.
Fu uomo di potere, compromessi, sotterfugi, accordi,
processi. Tra tutte queste cose, ogni giorno, lo spazio
per una costante: Tu. Gli hai dato il coraggio e l’ironia; gli hai dato il male e la forza di sopportarlo; hai
permesso che tanti lo giudicassero, ma gli hai dato
anche la certezza su quale fosse, alla fine, il giudizio che conta. Uomo in apparenza di ghiaccio, lo hai
ripreso a primavera. Te Deum per la vita, spericolata
ma innamorata, di Giulio Andreotti.
Giugno. C’era un uomo al quale avevi donato la for-
za e il vigore del corpo, la vibrazione dell’istante, la
gioia del gol. Poi, un giorno, gli hai fatto conoscere
la debolezza e l’infermità. E lui? Lui ti ha dato tutto, tutto di quel poco che gli avevi lasciato. Ha continuato ad amare la vita, la famiglia. È stato capace
di «trasformare il veleno della malattia in medicina
per gli altri» (Roberto Baggio). È tornato a Te il 27 giugno. Te Deum per la vita, sempre “in attacco”, di Stefano Borgonovo.
Luglio. Aveva quindici anni, scriveva i suoi pensieri
in un blog di libertà sperata in terra pakistana. Un
giorno tornava dalla sua amata scuola sul bus degli
studenti; quel giorno i talebani l’hanno presa e le
hanno sparato. Non l’hanno uccisa. Il 12 luglio, giorno del suo sedicesimo compleanno, davanti all’Assemblea Generale Onu ha urlato al mondo il suo
amore per la scuola, un amore che forse noi non riusciamo più a capire: «Un bambino, un insegnante,
una penna e un libro possono cambiare il mondo».
Te Deum per l’esempio, ingenuo e tenero, di Malala
Yousafzai, candidata al premio Nobel per la Pace. Te
Deum per il miracolo dell’educazione.
Agosto. Fabio Paladino era un avvocato con un figlio
piccolo e la moglie in attesa. L’11 agosto sulla spiaggia di Palinuro c’era la bandiera rossa, segnale di
pericolo. Circa dieci persone, però, erano in acqua
e rischiavano di annegare. Lui si è tuffato per salvare quelle vite e c’è riuscito, ma non ha salvato la sua,
travolta dalle onde. Ora c’è un bimbo che a capodanno non potrà sorridere con il suo papà, ma da grande
sentirà la gioia e l’orgoglio di esserne figlio. Te Deum
per l’istinto meraviglioso che ci hai messo in corpo.
Settembre. È stato filosofo e parlamentare del Pci.
Ha creduto in Marx, nel popolo, nella lotta di classe, poi, caduto tutto, ha scoperto l’abisso del nichilismo. Troppa cultura, troppo studio per poter credere
anche in Gesù. Non ci ha mai creduto infatti: sempli-
cemente, alla fine, lo ha incontrato. «Solo la presenza del divino nell’umano può gettare un ponte tra
la nostra dolorosa finitezza e la gioiosa giostra delle galassie e delle stelle». Lo hai preso con Te il 6 settembre. Te Deum per la vita e la rivoluzione – l’ultima, quella vera – di Pietro Barcellona.
Ottobre. Il 29 agosto del 1989 Gianfranco Barbato è
un uomo di 36 anni di Vigonza. Quel giorno un tragico incidente gli cambia la vita: gli restano un letto e uno stato vegetativo permanente che dura ventiquattro anni. Per i primi venti anni si prende cura
di lui mamma Antonietta. Lui, però, le sopravvive
per quattro anni, sempre inchiodato a quel letto.
Gianfranco muore il 2 ottobre di quest’anno, a 61
anni. A piangere, davanti a quel letto, c’è Giuseppe
Barbato, suo padre. Per gli ultimi quattro anni è stato lui a prendersene cura. Giuseppe, per la cronaca,
è un uomo di 85 anni. Te Deum per la forza che non
abbiamo e che ci dai.
Novembre. La crisi dell’euro prima, la vicenda Priebke
poi hanno fatto riaffiorare un pregiudizio antigermanico mai abbastanza sopito. Poi, in Sardegna, arriva l’alluvione. Un’anziana di Olbia rischia di morire
annegata nella sua casa. Per questa vecchietta è pronta a morire una donna di 35 anni, che per fortuna
salva se stessa, l’anziana e anche il suo cane. Si chiama Martina Feick, ha 35 anni, è tedesca. Te Deum,
perché con i fatti Tu squarci i pregiudizi.
Dicembre. Samunder Singh ha accoltellato e ucciso
una suora cattolica in India. Sembra incredibile, ma
la famiglia di quella donna lo ha pubblicamente perdonato e lo ha accolto – pazzesco – come un membro della famiglia. La madre di lei è giunta addirittura a baciarlo. Adesso un uomo si è commosso per
questa storia e ha chiesto di poterlo abbracciare: si
chiama papa Francesco. Te Deum, perché rendi possibile l’impossibile.
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BUON 2014
«I
n Lui si sono adempiute le promesTe Deum LAUDAMUS
se. Per questo Lo aspettiamo».
Questo breve inciso del cardinal Scola (twitter del 2 dicembre) è la ragionevole speranza con cui ogni mattina
decido di reiniziare a vivere, a non disperare. Ogni mattina, al risveglio, riprendo
coscienza che mio figlio Marco non torna qui neppure oggi, non può tornare come prima perché ora vive nella realtà sicura dell’eternità. Ogni mattina la Messa
mi aiuta, aiuta me e mio marito a non
avere paura, ci ricrea, ci dona quello che
noi non possiamo. Io ringrazio Dio perché
non c’è il vuoto che ha preso Marco, ma le
Sue braccia. Non mi so spiegare molte cose, anzi non mi spiego quasi niente, il dolore persiste nella vita mia e di tanti compagni di strada. Il Signore prende sul serio | DI PAOLA CEVASCO*
noi, quando felici gli vogliamo dare tutto.
E questo ci sbaraglia e ferisce immediata- ste». Andiamo avanti, terza strofa: «When
mente. «Mi aprirò alla ricerca del Mistero», the sun turns red with blood, o Lord I want
aveva scritto in un bigliettino Marco nel to be in that number». Accidenti, non sasuo portafogli. Aperti al Mistero: come si pevo che sarebbe stata così, io ho sempre
può sapere cosa ci succederà?! E io davve- cantato l’inoffensiva «when the moon begins to shine». Penso subito ai perseguitaro non lo so.
Non è facile vivere così. Ma tutto il re- ti, a quanti uccisi per amore della giustisto sa così tanto di già conosciuto, ha già zia, a quanti martiri oggi, al sangue del
svelato il suo inganno che davvero non è mio Marco, al sangue di quei poveri africapiù interessante. Singolare che questo ac- ni schiavi allora e a quanti perseguitati ogcada a ognuno di noi in famiglia, anche al- gi. Penso anche a un calendario passato di
le nostre figlie, di 16 e 22 anni: stride con Tempi. Le lacrime salgono pericolosamenle aspettative della maggior parte di chi si te. Non posso piangere davanti ai bambiha intorno. Della maggior parte. Non di ni. Sono tutti così attenti, perché nessuno
tutti, però: ritrovare chi
risuona così, trovare quelmio figlio Marco NON può tornare,
li per cui la salute non è
perché ora vive nella realtà sicura
tutto, per cui non è vero
dell’eternità. MA Io TI ringrazio Dio
che “meno male che non
perché
non c’è il vuoto, CI SONO le Tue
è niente, gli è andata bebraccia.
Trovare quelli che aspettano
ne”, quelli che Lo aspettaTE, che non stanno bene se TU non SEI
no, che non stanno bene
se Lui non è riconosciuriconosciuto presente, è già paradiso
to presente, e non hanno
paura a dirtelo, trovare loro è già paradiso. pensa ad altro? Potrei non tradurre la stroPochi giorni fa mi sono ritrovata, su ri- fa, farli cantare e basta. Dal fondo Eleonochiesta delle colleghe, in una scuola pri- ra: «Ma blood è sangue, cosa vuol dire?».
maria di una città lombarda, a dover spie- Già: cosa vuol dire? Dare tutto usque ad efgare le parole della canzone “Oh When the fusionem sanguinis. Dare tutto e non aver
Saints” ai bambini di terza. «Quando i san- preso niente. Come il mio Marco.
ti entreranno dove?», inizia uno. Respiro,
Allora timidamente cerco di spiegare
penso al mio Marco. «In un posto dove ci ai bambini che anche il sacrificio più tersarà una festa incredibile a cui nessuno ribile non è niente paragonato alla festa
vorrebbe mancare. Non staremo mica sul- che ci aspetta. «Ma come, allora, tu vuoi dila porta?! In “go marching in” si tratta di re… – esita ma prosegue dal primo banco
entrare». Bene, me la sono cavata, penso. – tu vuoi dire che vorresti essere tra quelCantiamo seconda strofa: «And when the li che… (la vicina, compagna saggia, corsun refuse to shine» (mai cantata così, pen- regge: «Ma intendeva, un tu generico, non
so). «Certo, anche quando le cose non an- lei», e mi guarda in cerca di rassicuraziodranno bene, anche quando il sole sarà tri- ne). «Sì, sì», quasi fosse secondario, Filip-
Perché non ho più
paura quando
mi alzo al mattino
po prosegue delicato guardandomi fisso:
«Ma tu vorresti essere tra quelli che… muoiono? Come puoi?». Accidenti Filippo, fino
a ieri, commentando i fatti di Lampedusa,
proprio tu sembravi inconsapevole.
C’è Qualcuno che ha cura di me
Quando si vive qui sulla terra così monchi
come me, non si possono fare più proclami, si continua a vivere sconfitti in partenza, il sangue scorre… un bambino che mi
guarda è per me una richiesta di verità nella carne, il mio stesso bisogno di senso.
«Non è che me lo auguro come chi ha
scritto questa canzone, chi era schiavo
non avrebbe voluto essere schiavo. Ma da
schiavo sapeva che era libero, perché anche la cosa più terribile che potevano fare a lui e ai suoi cari, non lo avrebbe finito.
Uno schiavo libero. Ecco, non è che io non
soffro, ma non ho più paura. Siamo liberi».
Mi guardano tutti e 25, in attesa.
«Soffro eccome, non vorrei fosse così,
ma non ho più paura perché… – ci guardiamo nel silenzio della classe, io e quei bambini, sorprendente sguscia fuori la ragione
per cui so che il mio Marco è vivo – perché
so che c’è Qualcuno che non mi abbandona, che ha sempre cura di me».
Li guardo e penso a quanta storia di misericordia e pazienza mi ha portato lì: «Perché anche se uno mi dice “brutta, brutta,
brutta”, io so che non è così, non mi spavento, perché la mia mamma me lo ha detto che non sono brutta, brutta, brutta». Ecco, così mi capiscono, sorridono. «Anche se
tutti mi dicessero che non valgo niente, io
lo so che valgo per il mio papà e per la mia
mamma: per questo non ho più paura».
*insegnante
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| 8 gennaio 2014 |
37
BUON 2014
Te Deum laudamus
Perché anche
i prof hanno
un’anima
L’insegnante di greco quando spiega trasuda
passione. Come faccio a non stare attenta?
Nel mio liceo è così, non ci sono marziani dietro
la cattedra. Ma adulti che si spendono per me
38
| 8 gennaio 2014 |
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Foto: Sintesi
S
un personale Te Deum a soli sedi- | DI MARIA BONACINA*
ci anni può risultare impresa ambiziosa e ardua, ma non mi cimenterei
se non fossi anche certa che proprio alla mia età siano parecchi i motivi per ringraziare il Padre eterno per questo 2013 che sta vivendo i suoi ultimi giorni.
Scegliere un particolare ambito per il quale rivolgere un autentico “grazie”
mi impone una seria ma serena riflessione, perché la realtà di un’adolescente offre molti spunti dettati proprio dalla bellezza di questa mia età. Apparirà quindi desueto per molti il fatto che una studentessa di liceo classico decida di ringraziare in modo particolare il buon Dio per
la scuola, per la sua scuola e con essa per il nutrito gruppo di insegnanti che la compongono. So che
molti ragazzi troverebbero di cattivo gusto ringrazia- bellezza, positività e passione. Devo ammettere che
re per qualcosa che troppo spesso avvertono come anch’io sino a non molto tempo fa guardavo alla
noioso e ostico. La scuola, per tanti, è una prigione, scuola con occhio vigile e sospettoso, poi ho compreun luogo che impone ritmi serrati, noiosi e incompa- so, vivendo più appassionatamente e intensamente
tibili con le vicende di una vita spensierata; un ambi- le ore scolastiche, che anche gli insegnanti hanno
to obbligatorio, monotono e talvolta asfissiante che si un’anima e che non sono marziani sempre presi dalfrequenta con la stessa felicità con cui si assumereb- le loro formule o dai loro libri.
be un’amara, ma indispensabile, medicina.
Gli insegnati poi… assurde creature venute da un Non tutte le scuole sono un disastro
lontano pianeta che comunicano attraverso una lin- Il mio liceo è dedicato a Giacomo Leopardi ed è situagua ancora più strana e incomprensibile.
to in un piacevole rione di Lecco; è un liceo paritario
Più o meno è così che i giovani coetanei vedono dove ho avuto la fortuna di incontrare molti adule vivono la realtà scolastica. Quindi, perché proprio ti capaci di suscitare interesse e curiosità anche verio sento la necessità di ringraziare con un persona- so quelle materie che ritengo meno appetibili. Trolissimo Te Deum Laudamus per il dono della scuo- vo affascinate osservare il mio insegnante di greco e
la? Semplice, a parer mio! Perché sono fermamen- latino che trasuda passione e interesse mentre spiega
te convinta che questa istituzione fondamentale val- gli antichi autori del passato; come non poter stare
ga molto di più di ciò che mostra, doni molto di più attenta durante tali spiegazioni? Ovvio, la fatica non
di ciò che immaginiamo; l’importante è saper guar- viene tolta, ma sicuramente dimezzata dalla modadare con occhio attento e vivace. Il mio liceo, come lità intrigante che utilizza l’insegnante, e quell’indel resto molti altri, è un concentrato di ricchezza e cedere sicuro tra i meandri della storia antica segna
ono consapevole che decidere di scrivere
Foto: Sintesi
anche il passo della mia attuale vita, ponendomi dinnanzi a un orizzonte e a un giudizio buono e positivo. Con questo sguardo, non importa se le lezioni
sono pesanti, quello che realmente conta è ciò che
la modalità utilizzata dagli insegnanti mi ha lasciato
dentro al cuore. Questo per me è educare e imparare.
E io ho la fortuna di viverlo ogni giorno.
Nel mio liceo non si ha solo la possibilità di
apprendere notizie e nozioni fondamentali, non si
imparano solo date storiche o formule matematiche,
nel mio istituto si vive vita vera, ci si confronta, ci
si arricchisce vicendevolmente con uno scambio di
proposte concrete e interessanti, con gesti autentici
di attenzione che colpiscono anche lo studente più
passivo. Talvolta mi chiedo se gli insegnanti si rendano completamente conto di quale grande responsabilità hanno nei confronti di noi studenti… magari
anche loro ogni tanto ci guardano come dei marziani zeppi di contraddizioni; lo so, noi siamo complicati e lunatici, volubili e talvolta reticenti, ma se mi
fermo a guardare i miei professori o il preside in per-
sona spendersi a dismisura per noi ragazzi, comprendo la motivazione che spinge questi adulti a dedicarsi a noi con passione. Sapere che posso contare sempre su persone disponibili all’ascolto e al consiglio,
rende più lieve la fatica e mi permette di “osare” un
rapporto che va oltre il semplice insegnamento. Te
Deum Laudamus.
Oggi si sente spessissimo parlare del disastro che
regna sovrano sulla scuola, molto meno frequentemente si ode la voce di piccole/grandi realtà, come il
mio caro liceo Leopardi, che comunque e nonostante le difficoltà dettate dalla crisi operano con slancio
e passione; ecco una delle tante scuole italiane che
funziona bene, che accompagna il percorso dei suoi
studenti e che, anche se sempre in progressione per
migliorarsi, lascia comunque un segno positivo a chi
la frequenta. Non serve altro per sentirmi libera di
“volare in alto” e di poter dire con tutto il mio cuore
il grande bene che voglio al mio liceo, perché non è
necessario altro per provare questo sentimento.
*studente liceale
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| 8 gennaio 2014 |
39
Da OlTRE CINQUaNT’aNNI
laVORIamO PER la TUa SICUREZZa
SUllE FERROVIE ITalIaNE
GRUPPO ROSSI (GCF & GEFER) V i a l e d e l l ’O c e a n O a t l a n t i c O n . 190, 00144 R O m a
T E l . +39.06.597831 - F a x +39.06.5922814 - E - m a I l g c f @ g c f . i t - g e f e R @ g e f e R . i t
BUON 2014
Alleluia. Lodate il Signore dai cieli,/ lodatelo
nell’alto dei cieli./ Lodatelo, voi tutti, suoi angeli,/ lodatelo, voi tutte, sue schiere./ Lodatelo,
sole e luna,/ lodatelo, voi tutte, fulgide stelle.
S
i possono trasmettere i valori uma-
Te Deum LAUDAMUS
Per lo spettacolo
dell’incontro tra
arabi e israeliani
più profondi attraverso l’attività
educativa in un movimento giovanile, si può raccontare Israele e l’ebraismo
attraverso la Torah, si possono esplorare
tradizioni, il passato e il presente, citando
filosofi, antropologi, sociolologi e si possono risvegliare emozioni e ricordi con una
melodia, un’immagine o un semplice gesto. In questi otto anni di “Una cultura tra
tante culture”, il progetto dell’Unione delle comunità ebraiche d’Italia (Ucei) realiz- | DA Kibbutz Sasa, Israele
zato con l’8 per mille, tutti questi fili sotAngelica Edna Calò LivnÉ
tili di ciò che più è caro a chi ancora crede
in un mondo vivibile, si sono collegati ar- unire giovani arabi ed ebrei, in tempi di
moniosamente creando un ricamo di sin- pace e in tempi di guerra, davanti a ragazgolare bellezza. Insieme a Ziva Fischer, zi e docenti divorati dall’ingiustizia souna quasi ottantenne forza della natura ciale, davanti a ragazze di 16 anni con il
ebrea di Roma, siamo riusciti a coinvolge- grembo già gonfio. Abbiamo fatto danzare
re i membri del consiglio dell’Ucei e le si- e ridere professori timidi, presidi e bamgnore dell’Adei Wizo (associazione donne bini emarginati, allontanati… considerati
ebree italiane), in un progetto che rimarrà diversi. Li abbiamo fatti conoscere e “vedescolpito nei cuori di centinaia di ragazzi re” per la prima volta anche se erano neldi ogni età, di insegnanti stanche che han- la stessa classe da anni, li abbiamo aiutati
no potuto rinnovare il loro vigore. Da Ve- a mostrare la parte più bella, più dolce e
nezia a Catania, da Siracusa a Trieste, da sconosciuta di essi, anche a se stessi.
Napoli a Verona lungo tutto il paese.
Ci siamo trovati più volte al centro di
Nelle sale, dove si svolgevano le attivi- un “vulcano” in piena esplosione in un lità, aleggiavano i profumi della Colombia, ceo di Augusta e in uno di Firenze dove
i canti della Cina, la nostalgia di una nenia siciI RAGAZZI HANNO IMPARATO DI NUOVO
liana sconosciuta a BoloLA SPERANZA ATTRAVERO LA DANZA E IL
gna e la paura recondita
DIALOGO TEATRALE. LI ABBIAMO AIUTATI
di un boato improvviso
A CONOSCERSI MOSTRANDO LA PARTE PIù
a Finale Emilia. I ragazzi
BELLA, DOLCE E SCONOSCIUTA DI LORO
ascoltavano attenti storie
STESSI. QUANDO USCIVANO DALLE SALE
di missili che distruggevano le case sui confini di
AVEVANO MILLE SCINTILLE NEGLI OCCHI
Israele e si immedesimavano ricordando la loro terra che tremava, si perpetrava uno sciopero degli studenti:
le loro sicurezze che crollavano insieme ai «Siamo qui per presentare un workshop
loro cari; ascoltavano come ipnotizzati le di “Educazione al Dialogo”», abbiamo detstorie dei nostri sforzi per ricostruire tut- to ai ragazzi che urlavano sotto le finestre
to e presto, perché nella nostra visione di e reclamavano con fischi e trombe. I rapopolo antico abbiamo sempre ricostrui- gazzi, increduli, hanno mandato una picto tutto ciò che ci era stato distrutto, con cola rappresentanza. Hanno preso coragalacrità, con l’obiettivo nitido davanti agli gio e hanno parlato davanti al sindaco e
occhi: la vita.
al prefetto che erano venuti a riceverci. A
Siracusa siamo stati accolti con una coloAl centro di un vulcano
ratissima orchestra di bambini che cantaPoi hanno imparato di nuovo la speranza vano in nostro onore «Questo è l’ombelico
attraverso il mimo, la danza e il dialogo del mondo dove si incontrano facce strane
teatrale e ogni ragazzo che usciva dall’in- di una bellezza un po’ disarmante». In 120
contro aveva mille scintille negli occhi. hanno poi ballato con noi e creato la sculAbbiamo raccontato dei nostri sforzi per tura vivente di un naufragio proprio come
ni
qualche giorno prima a Lampedusa. Ma in
arte tutto è possibile e loro hanno rappresentato il salvataggio … per dimostrare
che si può essere protagonisti di una positività, andare avanti, cambiare, migliorare ed essere parte di un mondo più bello!
Studenti e docenti agguerriti
Ci siamo trovati anche ad affrontare momenti difficili davanti a studenti e docenti
agguerriti all’università di Firenze, nella
facoltà di scienze politiche, ma per rispondere ai loro attacchi a Israele, basati su notizie fornite dai media, è bastato il messaggio educativo, innovativo che affronta la
realtà giorno per giorno con i fatti e non
a parole. È bastato mostrare le immagini
dei servizi televisivi sui ragazzi del teatro
multiculturale di Beresheet LaShalom per
capire la verità.
E quest’anno i corsi li ho presentati insieme a Yehuda, il mio compagno. Come
ai tempi della nostra missione educativa
all’Hashome Hazair a Roma. Siamo tornati a casa con il cuore in piena dalle emozioni. Questo corso è stato particolare per
me: al ritorno dalla Sicilia, durante la preparazione del Centenario dell’Hashomer,
sono stata richiamata a casa perché mia
madre, Fiorella Di Tivoli Calò, era in gravi
condizioni. È lei che ha infuso in me questo spirito ebraico, che mi ha insegnato a
non aver mai paura, che ha accompagnato con amore i miei studi al Collegio Rabbinico, le recite della scuola, fino all’università in Israele; che mi ha insegnato
cosa significa dare il meglio di se stessi
nella società in cui si vive. E sono grata
alle amiche dell’Adei Wizo, che con una
spilla d’oro hanno riconosciuto in me i valori che mia madre mi ha trasmesso!
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| 8 gennaio 2014 |
41
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BUON 2014
Te Deum LAUDAMUS
Perché si nasce ancora
nonostante tutto
|
DI Francesco Belletti
L
Te Deum, a fine anno, mi ha semFrancesco Belletti
pre un po’ disorientato: è come se mi costringesse a faè presidente del Forum
re un bilancio che non vorrei fare, in un periodo strano
delle associazioni familiari.
dell’anno. C’è appena stata la gioia della nascita del nostro Salvatore, ci sono le luci del presepe, abbiamo tutti già scartato i regali, gioito brevemente per quelli più belli, ma già dopo pochi
giorni tutto è rientrato in una normalità ripetitiva, in un “tempo feriale” che, anche se non si va al lavoro, ti lascia sempre con
un po’ di amaro in bocca: «È appena nato Gesù, e io sono ancora
uguale… e il mondo è ancora esattamente come prima!». Nessu- quest’anno andrò più convinto, in chiesa, a cantare il Te Deum,
na conversione spettacolare della mia vita, nessun evento mera- certo di dover ringraziare Dio di ogni istante della mia vita, anviglioso che cambia il mondo… esattamente come 2.000 anni fa, che per le fatiche “pubbliche e private”, per le vittorie e le scondopo la meraviglia della Notte Santa, i pastori sono tornati ai lo- fitte, per le consapevolezze e per quello che non capisco.
Però vorrei ringraziare il Signore anche per un altro fatto
ro greggi, forse con il cuore più caldo per la vista di quel Bambino, e hanno ritrovato la solitudine, il freddo dei giorni inver- che è successo nel 2013, che pochi ricordano, e che per fortunali, il buio pauroso della notte. Tutto come prima: ma anche na continua a succedere ogni anno, nonostante i grandi della
tutto diverso da prima, certo. Ma chi di loro ne avrà avuto quo- terra: quei poco più di cinquecentomila genitori che nel 2013
hanno messo al mondo un bambino in Italia. Ce ne vuole oggi,
tidiana consapevolezza?
Eppure la Chiesa ci chiama ogni anno, pazientemente, a di coraggio, per mettere al mondo un bambino… Contro la culcantare di gioia, per ringraziare di tutto ciò che ci è stato dona- tura dell’aborto, contro la paura del futuro, contro la fragilità
to durante l’anno. Ma come si fa a cantare “Dio, Ti lodiamo!”, dei rapporti tra uomo e donna, contro le paure di giovani che
se l’ondata contro la vita sembra crescere sempre di più, e pro- non sanno come educare i propri figli… questi “eroi del futuro”
del nostro paese, questi geniprio quest’anno ha portato l’Itatori coraggiosi, che alla faccia
lia a uno scontro sempre più
ringrazio per quei cinquecentomila
di tutto questo clima dis-umaduro, di cui non si vede certo la
che nel 2013 hanno messo al mondo un
no e anti-umano, accolgono
fine? Un anno in cui sembrano
bambino in Italia. genitori coraggiosi,
il dono della vita che nasce, e
vincere le derive ideologiche di
che alla faccia di tutto questo clima
con il bambino che piange, in
chi, per difendere l’onnipotendis-umano e anti-umano, accolgono
cuor loro, cantano silenziosaza dell’uomo di oggi, vuole canil dono della vita che nasce. sono eroi
mente: «Te Deum laudamus,
cellare le radici dell’umanità, e
Te Dominum confitemur». «Ti
nega le parole stesse di padre
quotidiani, generatori di speranza
lodiamo, Signore, per il dono
e madre, e considera, come sta
per accadere in Belgio, una conquista di civiltà l’introduzione di questa vita, che ci hai aiutato ad accogliere. E confidiamo in
dell’eutanasia per i bambini. Proteggerli dal dolore procurando te, per continuare a proteggerla». Il 25 per cento di questi genitori non sono sposati, il 20 per cento di questi genitori sono naloro la morte. Che grande menzogna!
Eppure il latino e l’antico inno ci spingono a una lode di ti in altre nazioni, e sono ancora stranieri, nel nostro paese. Eppreferenza: quel “Te Deum”, quel “tu” proprio all’inizio dell’in- pure, tutti loro, sì, sono “eroi quotidiani”, costruttori di futuro
no, a me ha sempre fatto venire in mente “proprio Te lodiamo, e generatori di speranza. Per questo, per l’incessante dono della
mio Dio, proprio Te dobbiamo lodare, chi altri sennò?”. E allora vita, innalzo lode a te, Signore!
a tradizione del canto del
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| 8 gennaio 2014 |
43
BUON 2014
Te Deum laudamus
Per la Tua
vittoria
sulla morte
Ancora una schiera di lutti. Bambini
che non hanno visto la luce, disperati
annegati in mare. Non possiamo scordarli
più. Sono con Te? Non avrebbero fine
le nostre lacrime, se non le addolcisci Tu
Monica Mondo è
giornalista, nella
sua carriera ha
lavorato per Il
Sabato, Avvenire e
Il Riformista, Radio
Rai e Tv2000. Nel
2012 ha scritto il
libro Sarà bella
la vita, pubblicato
da Marietti 1820.
Nel 2013 la stessa
casa editrice le ha
pubblicato il suo
secondo libro: Il mio
nome è Khalid.
44
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DI MONICA MONDO
manca, quando siamo più miseri e soli. Siamo creati, e non abbiamo
altro padre. Lontano da Te, non sapremmo dove andare. Non sempre riusciamo a starti dietro, Signore, neppure riconosciamo il Tuo volto, la polvere e
le lacrime confondono la vista, chinano gli occhi a terra. Siamo fatti così, ci hai
fatti così, col cuore grande e il fiato debole, lo sguardo appannato.
Ti lodiamo, allora, per gli uomini e le donne che ti rendono manifesto: la
testolina bionda di quel bambino in treno, l’amico frate che studia l’arabo, credendo nella comunione; per quel ragazzo che dopo anni di carcere, domani
si laurea in giurisprudenza, per quel professore che
porta i suoi allievi a distribuire panini ai poveri; per
quella vecchia che ancora sorride, per quei giovani
che studiano e sperano, e ieri hanno fatto in univer- tano, ai confini del nostro mondo, e non sa ricordarli
con un nome e un volto precisi. Non capiamo perché
sità un coro di Natale. Sei Tu.
E sei Tu nelle filacce di nubi che striano il cie- non li hai salvati, ma sappiamo che salvano noi. Tutlo, nella nebbia che insegue il finestrino del treno, il ti quei morti, nelle loro chiese bruciate, nelle segresole che s’allarga e indora le case, le piazze. I cieli e te di regime.
Tutti quei bambini che non hanno mai visto la
la terra sono pieni della tua maestà.
Sei Tu in quella stanza d’ospedale, dove c’è chi luce, quegli ammalati sacrificati per non scomodarcombatte col male per dare un senso alla vita, e chie- ci troppo, per non guardare in faccia il loro soffride il miracolo. Sei tu che chiami quei due amici a re. Tutti quei morti in mare, le loro grida, le mani
entrare in convento, e con la baldanza e l’allegria di aggrappate ai barconi. Non possiamo scordarli più.
Sono con te? Anche noi ci aggrappiamo, sgomenti,
una festa.
Ti acclama la candida schiera dei martiri: anche alla tua vittoria sulla morte, o non potremmo più
quest’anno, Signore, hanno sofferto mortificazio- vivere. Chiediamo per avere una risposta, non ci piane, violenza, morte, in tuo nome. Hanno testimo- ce dubitare per sport. Non avrebbero fine le nostre
niato anche per noi, pagano la nostra tiepidezza, le lacrime buone, se non le addolcisci tu. Non è colnostre paure, e tutta l’indifferenza che li relega lon- pa nostra, la ragione non arriva a tanto. C’è bisogno
|
Foto: AP/LaPresse
T
i lodiamo, Signore, e continuiamo a confidare in te. Anche quando la fiducia
Foto: AP/LaPresse
di un altro slancio, c’è bisogno della tua grazia, per
non avere paura. Come quella madre, che lascia tra
le tue braccia il figlio appena nato, e lo ridona a te,
dopo un solo bacio. Come chi prende in mano pale e
picconi per ricostruire la sua casa, spazzata via dalla
natura impazzita.
Chi si ostina a lavorare con lena, a sfidare ogni
crisi, a far famiglia, e rimane generoso e umile. Chi
ricostruisce la tua chiesa, dalle macerie dei suoi peccati, e dalla malignità dei suoi nemici. Abbiamo palpitato per lei, quest’anno, ci siamo ammutoliti e
intristiti. Quell’elicottero che da San Pietro si alzava in volo portava con sé mille e mille preghiere: guida e proteggi, non lasciarci confusi. Pensavamo a un
uomo prostrato, perdente, arreso. Sorrideva, faceva
ciao ciao con la mano, non ci ha strappato la speran-
za. Pensavamo di perdere un padre. Ce ne hai donati
due, per abbracciarci tutti.
Continuiamo ad avere paura, a esitare, e ci
copriamo con lo scandalo e l’indignazione. Come se
fossimo puri, come se dipendesse da noi essere tutti
più buoni, dalle nostre regole e precetti, dal buongoverno, da sobrietà e moderazione. Evviva gli smodati, Signore, assetati di umanità e di te, peccatori, ma
figli tuoi. Non vogliamo essere tranquilli e soddisfatti, non coprirci mai gli occhi, fa che ogni ferita bruci
e ci allarghi un po’ il cuore.
Che alla fine di quest’anno, come all’ultimo giorno, alziamo un bicchiere dicendo grazie, a te, marito mio, moglie mia, a voi, figli miei, amici miei. Sono
felice che siate qui con me. Sono felice di esserci, qui,
sulla strada.
|
Lo scorso 3 ottobre
un barcone con
a bordo profughi
per la maggior
parte eritrei è
affondato a poche
miglia dalla costa
di Lampedusa.
Le vittime sono
state 365 . Prima
dei funerali, le bare
sono state raccolte
nell’hangar dell’isola
| 8 gennaio 2014 |
45
BUON 2014
Te Deum laudamus
Perché
il calcio
è ingiusto
E se fosse giusto non sarebbe calcio. Ben vengano
le uscite dalla Champions, B. B. che spodesta
Galliani, i trucchi della Fifa contro di noi che non
contiamo niente. E pure la nuova diccì renziana
46
| 8 gennaio 2014 |
|
Foto: Getty Images
T
Deum laudamus, innanzitutto perché siamo ancora qui. Tempi è vivo e lot- | DI FRED PERRI
ta insieme con me e non era scontato, sia per me che per lui, visti i tempi (ah, ah, calembour).
Te Deum laudamus perché c’è Balotelli, altrimenti non ci sarebbe da scrivere.
Magari è un bravo ragazzo e non il bad boy che sembra, però allora ha una sfiga
pazzesca: dalla Fico con la figlia da riconoscere alla Bentley (o quel che è sfasciata), dalla pistola scacciacani all’incendio della casa.
Te Deum laudamus perché non sono tra quelli
che si sono scandalizzati perché Obama ha dato la
mano a Raul Castro. L’ho data a così tanti stronzi nel- Laigueglia inveendo contro di lui, di tutti quelli che
la mia vita che non basterebbero dieci anni nel deter- hanno fatto i giornali apposta contro di lui. Come
sivo per purificarla.
farebbero, meschini, con le rate del mutuo?
Te Deum laudamus perché il calcio è ingiusto e se
Te Deum laudamus perché nel noioso panorama
fosse giusto non sarebbe calcio. La Juve stava per qua- calcistico italiano è piombata Barbarella. Una donna
lificarsi in Champions con sette punti, il Napoli non al comando del Milan. Sì, certo, Galliani mi sta simc’è riuscito con dodici. Una crudeltà, ma ora scur- patico, è un mito, ma vuoi mettere Barbara Berluscodammuce ’o passato e cerchiamo di vincere l’Europa ni al timone dell’ex club di via Turati (neanche so
League. Vale anche questa.
dove sta ora)? Ne vedremo delle belle anche qui. DopTe Deum laudamus per la NDCDS, cioè la Nuo- pia acca contro Barbarella. Evvai.
va Democrazia Cristiana Di Sinistra, l’ex Pci, Pds, Ds,
Te Deum laudamus ma i cinque stelle, sorry, con
Pd. Ora comanda Renzi e io li conosco gli scout, non tutta la buona volontà non riesco a farmeli stare simtemete: sono cattolici che se la tirano di sinistra solo patici. Grillo sì, lui è un vecchio sparafucile populiper sembrare più fighi. Ma più reazionari e baciapi- sta, un comico guerriero che ha smesso almeno di
le di me.
fare il comico (non sopporto i comici-politici, quelTe Deum laudamus per Thohir e le sue due acca. li ibridi mi annoiano) e fa il tribuno della plebe. Ma
Pensavo che con la dipartita (calcistica) di Massimo la sua plebe c’ha una spocchia, un’arroganza che mi
Moratti l’Inter non avrebbe più offerto simpatici prudono le mai.
spunti di commento, ma il mitico “due acca” venuto
Te Deum laudamus per la “Maggica”. Almeno il
dall’Oriente già mi pare sulla buona strada. Ne vedre- campionato è un po’ vivo e non è defunto a dicemmo delle belle.
bre. Certo, alla Roma deve andare tutto bene, perché
Te Deum laudamus perché Silvio Berlusconi è nella Capitale, dopo qualche pareggio e malgrado
vivo e lotta insieme con noi. No, sapete, mi preoc- la classifica spaventosa, stavano già in fibrillazione.
cupo di tutti quelli che si sono comprati la villetta a
Te Deum laudamus anche se siamo ormai tute
Foto: Getty Images
ti incattiviti, ci guardiamo in cagnesco e scattiamo
per niente. Ma fatevi un esame di coscienza e datevi una calmata.
Te Deum laudamus perché Gasperson è tornato al Vecchio Grifo. Forse la sfanghiamo ancora una
volta.
Te Deum laudamus anche se non capisco il successo di X Factor. Ma forse sono “antico” come dice
mio figlio.
Te Deum laudamus però mi devi dare una mano:
anche questa volta non sono riuscito a dimagrire e
oggi vado dal dietologo: mi farà un culo quadro.
Te Deum laudamus per le partite di calcio in tv.
Certo il monopolio televisivo rende la vita difficile ai
negletti giornalisti di carta, ma quand’ero un ragazzino e guardavo anche le partite della serie B svizzera avrei fatto un patto col diavolo per questa valanga di pallone in tv.
Te Deum laudamus anche se sono più vecchio di
un anno e sto cominciando a guardare quelli che ne
hanno 20, 30 più di me e cerco di capire cosa fanno
o cosa non fanno. Che brutta cosa la vecchiaia, non
credete a quelli che dicono il contrario.
Te Deum laudamus per Federica Pellegrini. Vin-
ce un sacco di medaglie ed è anche una bella gnocca. C’è altro da dire?
Te Deum laudamus ma il Brasile mi preoccupa. È
tutto chiacchiere e Copacabana, qualche culo al vento e un mucchio di problemi. Speriamo bene.
Te Deum laudamus però noi italiani non contiamo un piffero. Basta vedere il numero che hanno
fatto al sorteggio con la Francia che doveva stare al
nostro posto e invece le hanno spianato la strada fino
ai quarti di finale.
Te Deum laudamus ma a volte penso a cosa sarebbe successo se ci fossimo tenuti la vecchia, cara Lira.
Sarebbe stato peggio? Sarebbe stato meglio? Non
sono anti-europeo, ma ogni tanto c’ho dei rimpianti
(e non solo sulla lira).
Te Deum laudamus e mi sa che sono giunto alla
fine. La sintesi, My God, è che noi italiani non contiamo un cazzo, ma una volta ne andavamo fieri e
facevamo la nostra partita. Adesso siamo tremebondi e senza palle.
Te Deum laudamus (ultimo lo giuro): potresti farmi fare un giro negli anni Ottanta? Craxi e Tardelli, la Milano da bere e Lorella Cuccarini (giovane)?
Quando vuoi. Buon anno a Te e a tutti.
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BUON 2014
Te Deum laudamus
Perché
mi hai fatto
sbagliato
Solo la Legge non fallisce mai. La Legge sa
sempre dov’è il nemico e lo schiaccia. Ma che
fatica, Signore, essere giusti. E che delusione.
Meno male che Tu non mi vuoi come loro
Il prezioso
contributo dei
nostri lettori
Quest’anno per la
prima volta abbiamo
chiesto ai nostri
lettori di partecipare al numero
speciale dedicato al
Te Deum inviando
alla redazione uno
scritto personale per
ringraziare del 2013.
Il testo di Antonio
Benvenuti pubblicato in queste pagine
è quello scelto dal
direttore e dalla
redazione tra i tanti
contributi pervenuti
nei giorni scorsi.
Tempi ringrazia di
cuore tutti coloro
che si sono presi la
briga di scrivere e
confida di ritrovarli
altrettanto volenterosi l’anno prossimo.
Buon 2014.
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T
Dio, perché non sono come loro. E ti lodo perché me lo fai capire | DI ANTONIO BENVENUTI
continuamente. Ne ho bisogno, proprio perché non sono come loro. Io
sono una testa dura. Una testa di cemento, una testa di ferro, una testa di
cuoio. E altri tipi di testa. Quando capisco una cosa, e la capisco bene, io vado
avanti come un panzer. Schiaccio. Faccio sempre la cosa giusta.
Solo che la cosa giusta non è sempre così giusta.
Un tuo discepolo della venticinquesima ora diceva che sei venuto a liberarci
dalla Legge. E questo l’ho sempre saputo, solo che avevo difficoltà a comprendere cosa fosse la Legge. Adesso l’ho capito. Via, l’ho capito un poco di più. Come
dicevo prima, sono una testa dura che ha bisogno di apprendere continuamente le stesse cose, perché una sola volta non basta. Sono
come certe materie che studiavi da ragazzo, che non ti
entravano in testa e poi pigliavi una sufficienza stentata. Ma quando adesso ti capita di rivederle con tuo ge non è affatto male, perché dice cose giuste, ti fa
figlio scopri che le sai, le sai bene, le sai in una manie- fare cose giuste. Non sbaglia mai.
E questo è esattamente il punto. La Legge non sbara che trent’anni fa sembrava impossibile.
Ecco, così mi capita sempre. Hai voglia a pensa- glia mai. Io, invece, sono sbagliato. Sono tremendare che la Legge sia una cosa per Ebrei. Una cosa del mente sbagliato. Anche quando faccio la cosa giusta
passato. Superata. Sistemata, una volta per tutte. No, lo vedo bene che potrei fare la cosa sbagliata. E quanquell’accidente di Legge rispunta sempre. Perché, do faccio la cosa giusta, quando vado avanti come
un panzer e schiaccio, dopo mi volto indietro e guarintendiamoci bene, la Legge è tosta.
Con la Legge sai sempre cosa dire. Con la Legge sai do cosa ho schiacciato. Perché, se applico la Legge,
sempre qual è il tuo nemico. Con la Legge puoi per- schiaccio. Non c’è posto per ciò che è fuori dalla Legmetterti di non pensare, perché è già tutto deciso, ge, nella Legge.
E allora diamo alla Legge il nome abituale. Regoincasellato, automatizzato. Accidenti, come è comoda la Legge. Ed è anche giusta, di solito. Anche vera, le. Valori. Li cerco di passare ai miei figli, ai miei amiin generale. Ecco, è quello che ti frega di più. La Leg- ci, ai miei conoscenti. Agli estranei. E li schiaccio.
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i lodo,
.IT
Non è che non siano veri, capite. Solo che vanno stretti. E sapete perché vanno stretti? Perché non
sono fatti su misura. Sono fatti a misura di altri. E,
diciamocelo chiaramente, vestirsi con i vestiti di altri
è sempre un fastidio. Sono come quelle uniformi che
talvolta hai dovuto mettere. Sempre troppo strette o
troppo larghe. Troppo ruvide o troppo morbide.
Un abito intriso di profumo
È veramente odioso mettere gli abiti dismessi di qualcun altro. Non lo faresti mai. Salvo che tu ne abbia
veramente bisogno, perché sei nudo e tremi di freddo. Salvo che siano di qualcuno che ami, che portino
intriso ancora il suo profumo.
Ti ringrazio, Dio, perché mi hai fatto vedere (più
e più volte, dato che ho la testa dura) che quello che
vuoi non è qualcuno che imponga la Legge, le regole, i valori. Ma che faccia amare quello che sta dietro
quella Legge, quei valori e quelle regole, che poi il
resto viene quasi da sé.
Ti ringrazio, Dio, perché mi hai fatto abbastanza sbagliato da capire cosa è giusto. Non perché io sia
come loro, come quelli che non sbagliano mai, ma
perché ho tentato di essere come loro e non mi è bastato. È una gran fatica essere giusti essendo sbagliati. Mi
hai fatto voltare, e accorgere ancora una volta di come
io sia. E di questo non ti ringrazierò mai abbastanza.
Adesso il resto spetta a me, ma questa è un’altra storia.
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PROSSIMAMENTE
I vostri “Te Deum” online su tempi.it
I migliori Te Deum
inviati a Tempi dai
lettori per ringraziare di questo anno
appena trascorso
saranno pubblicati
nei prossimi giorni
sul nostro sito internet (tempi.it).
Ecco l’elenco in ordine alfabetico degli
autori degli articoli
selezionati: Antonella
Albano, Silvia
Balsamo, Antonio
Benvenuti, Luca
Bernardi, Vittorino
e Maria Pia Bocchi,
Paolo Botti, Andrea
Caprotti, Iginio
Carlomagno, Fabrizio
Cattari, Marina
Cecchetti, Andrea
Costanzi, Francesco
Del Giudice, Aldo
Di Carlo, Maurizia
Fabris, Nadia Ferrari,
Giulia Giannarelli,
Stefano Iorio, M.
Cristina La Manna,
Eleonora Nori,
Francesca Palazzo,
Doriana Prestinari,
Andrea Rebeggiani,
Bruna Riccardi,
Claudio Domenico
Risalvato, Simone
Riva, Sebastiano
Rizzo, Sara
Santinelli, Gianmaria
Spagnoletti,
Adalberto Tommasi.
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LE NUOVE LETTERE
DI BERLICCHE
ANCHE BERLICCHE FA LA SUA “RINUNCIA”
Tante diaboliche soddisfazioni
e un solo cruccio. Ma decisivo
M
io caro Malacoda, è tempo di con-
suntivi e di bilanci. E di una decisione importante.
Nel 2013 abbiamo cementato la predisposizione degli italiani alla lagna. Ti risparmio l’elenco, scorri un archivio di un
quotidiano qualsiasi.
Abbiamo provveduto a confondere i
semplici con la teoria del genere, un’università australiana ne ha censiti 23, altro
che «maschio e femmina li creò», con la
possibilità di passare dall’uno all’altro in
base alla teoria dell’identità “fluttuante”.
Fluttuante come Franco Battiato, il
cantautore assessore siciliano alla cultura, anzi no al turismo, anzi no grazie:
«Continuate a chiamarmi Franco».
Fluttuantissimo il totopapa dopo le dimissioni di Benedetto XVI. Gli “informati”
resoconti giornalistici candidavano al Soglio con serie chance di successo: 7 europei, 3 nordamericani, 3 sudamericani, 2
africani, 1 cubano, 1 australiano, 1 filippino, 1 indiano… la somma fa 19. 116 cardinali diviso 19, 6 voti a testa, solo 72 sotto il
quorum. È la stampa, bellezza!
Diabolico il tuo suggerimento a Gad
Lerner per il commento al suicidio di un
dirigente del Monte dei Paschi di Siena:
«Quando si toglie la vita un uomo che, sia
pure non di prima fila, apparteneva alla
classe dirigente investita dal discredito, a
me succede di provare, insieme al disagio
e alla pietà, anche il bisogno di esprimere
una domanda quasi indicibile: come mai
così in pochi?». Viva l’istigazione al suicidio a mezzo stampa! Una volta era considerato reato, ora i nuovi moralisti incitano al
gesto supremo in nome di un lavacro sacrificale delle coscienze dei potenti.
E che dire di quel prete che sull’altare
ha distrutto a martellate una tv per preservare le coscienze dei suoi parrocchiani dagli infasti influssi dell’etere? Preservare per preservare, l’ha prima ricoperta
con una pellicola di plastica, praticamente un preservativo, per evitare i danni da
schegge. Voleva «scioccare i fedeli con un
gesto eclatante». Un pezzo di pane che di-
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dalle piazze ai tg. Poi è bastato il sì di un
vecchio signore perbene alla proposta di
un altro vecchio signore considerato meno perbene e il bluff è stato scoperto: Giorgio Napolitano è risalito al Colle e Stefano
Rodotà sta ancora risalendo le valli alla ricerca dei 4.677 cibernauti che l’hanno votato alle più inutili primarie dell’anno.
Per non dire degli inceppamenti e dei
ceppi della giustizia: la presunta trattativa Stato-mafia, le performance
“Non prAevalebunt”. Quante volte del pentito principe Ciancimino
jr, l’anno di galera preventiva del
abbiamo riso dell’antica profezia. poi assolto Silvio Scaglia, i procesMa ora Devo ammettere, mio caro si di quell’altro Silvio, la via giuMalacoda, che inizio a pensare
diziaria per l’affossamento della
siderurgia nazionale, la singolaci sia del vero. Sai Di cosa PARLO:
re inversione delle parti per cui
le dimissioni e l’elezione
la destra invoca amnistia per il
venta carne non gli pare un fatto abbasovraffollamento delle carceri e
stanza clamoroso.
la sinistra umanitaria bolla la clemenza
Clamoroso, invece, il tentativo di un di Stato come “ingiusta” e “diseducativa”…
giornale italiano di fare del Papa il testimoCome vedi, nipote, un anno in cui abnial delle coccole, “Francesco: non abbiate biamo avuto molte soddisfazioni… e un
paura delle tenerezze”. Francesco l’aveva cruccio. Uno solo, ma decisivo. Anzi, due.
detta al singolare – »Non abbiate paura del- Le dimissioni e l’elezione. Sai a chi io mi
la bontà, neanche della tenerezza» – ma co- riferisca.
me resistere a una simile tentazione?
Quando Benedetto ha lasciato a bocca
E come resistere all’elogio delle con- aperta i cardinali dicendo a loro e al montraddizioni più sublimi pronunciate sen- do che scendeva dal trono di Pietro perché
za pudore? Sentire Susanna Camusso con- sentiva di «dover riconoscere la mia incasultata da Pier Luigi Bersani, presidente pacità di amministrare bene il ministero
del Consiglio pre-incaricato, dichiarare a me affidato», l’abbiamo insultato dicenche priorità per la Cgil era l’abolizione do che non si scende dalla croce. Abbiadell’Imu sulla prima casa è stato godimen- mo scoperto nel tempo che con quel geto puro. Che quella vecchia t… del Cav. sto sulla croce ci saliva definitivamente
avesse ragione? No! Non si può dire. Non si e sono bastati pochi mesi per veder crolpuò dire troia? No, non si può dire ragione! lare tutte le teorie sul doppio papato, sul
nuovo pontefice intimorito dalla presenLa ragione inceppata
za del vecchio e bloccato nella sua liberRagione, madre della logica e cugina del- tà di governo. Abbiamo sperato invano anla coerenza. Quella (in)coerenza grilli- che questa volta.
“Non praevalebunt”. Quante volte abna che invoca trasparenza per il palazzo
(vedi consultazioni in streaming) e segre- biamo riso dell’antica profezia. Buona per
tezza per le riunioni di partito. La traspa- consolare i deboli, pensavamo. Devo amrenza in fondo è come la freccia delle mac- mettere, mio caro Malacoda, che inizio
chine, funziona a intermittenza, sembra a pensare ci sia del vero. Io ho visto fallire nel tempo tutti i miei tentativi. Tu vai
incepparsi.
Anche la Rete, a volte s’inceppa. Aveva avanti con le tentazioni. Da solo. È l’ultiscelto “il presidente di tutti gli italiani”, il mo consiglio che ti do.
suo nome rimbalzava dai pc alle piazze e
Tuo affezionatissimo zio Berlicche

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