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SETTEMBRE - OTTOBRE 2011
N. 04
CLUB MILANO
Andrea Berton: “La città di Milano mi ha praticamente adottato. Ho iniziato a lavorare qui all’età di 19 anni”.
L’anima di Tokyo, area urbana di 26 milioni di abitanti, svelata dagli scatti del fotografo Antonino Savojardo.
Da “sport dei re” a disciplina dall’alto grado di professionismo, il polo entusiasma anche alle porte di Milano.
Eco-bungalow e alberghi green: la vacanza ecocompatibile piace a tutti, c’è solo l’imbarazzo della scelta.
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EDITORIAL
Autunno caldo
Ce lo hanno detto e fatto capire in tutti i modi. Sarà un autunno caldo, anzi, rovente.
Stiamo vivendo e attraversando una gravissima crisi economico-finanziaria, per di più
con ricaduta annessa, dopo il 2009. E noi che facciamo? Pensiamo a bere, mangiare
e fare sport, magari con una puntatina al Salone Nautico di Genova e un occhio curioso alla Settimana della Moda di Milano. Folli? Sconsiderati? Sconnessi dalla realtà?
Penso il contrario. Viviamo in un’epoca in cui il 90% di chi legge non produce beni
materiali, ma servizi. E in cui il tanto agognato e temuto PIL non ha alcun senso se
poi non c’è gente disposta ad acquistare quanto è stato prodotto. Non è sempre facile,
ma la prima regola per tornare a far girare l’economia è proprio quella di vivere il
frutto del nostro lavoro, evitando di chiudersi in casa aspettando che passi la tempesta e partecipando a quelle occasioni che solo in apparenza sembrano ludiche, mentre
muovono un indotto di aziende sempre più specializzate nel rendere la nostra vita
migliore. Non significa fingere che nulla stia accadendo. Ma significa, da privati, andare oltre alla triste realtà di un Paese che sembra sempre più immobile. Occasioni non
ne mancano, specialmente in questo periodo dell’anno: dal 15 al 18 settembre all’Ippodromo del Galoppo si svolgerà la 2° edizione di Taste of Milano, kermesse che vede
protagonisti i 20 migliori chef della città. Tutti da provare. Il Mi-To anche quest’anno
propone eventi musicali di altissimo livello, e non è da meno il Milano Film Festival,
sempre più internazionale. Da metà mese inizierà poi il grande circo della moda,
con le sfilate di Milano Moda Donna e le fiere di calzature (MICAM) e pelletteria
(MIPEL). Prima ancora il MACEF, esposizione tutta dedicata al mondo della casa.
In aggiunta a questo calendario, già molto ricco, il 14 settembre Club Milano propone una tavola rotonda dal titolo Nuove frontiere e soluzioni green per una Milano
eco-sostenibile, un’occasione importante, ospitata da smart urban stage, per ragionare
con alcuni esperti provenienti da varie discipline sulle possibilità di uno sviluppo
eco-compatibile di una città così complessa come la nostra. Le soluzioni ci sono,
basta scoprirle. Parafrasando e riadattando una celebre frase di un altrettanto celebre
presidente: non pensate cosa la vostra città può fare per voi, ma cosa voi potete fare
per la vostra città.
Stefano Ampollini
4
CONTENTS
POINT OF VIEW
10
INTERVIEW
Milano da mangiare: una scommessa vinta
Prendersi la Scala a 28 anni. E senza
di Roberto Perrone
bacchetta magica
28
di Chiara Cossalter
INSIDE
12
Brevi dalla città
FOCUS
di Eliana Albano
Il nuovo “divorzio all’italiana”
32
di Ilaria Morani
OUTSIDE
14
Brevi dal mondo
DESIGN
di Eliana Albano
Pop Up design
35
di Dino Cicchetti
COVER STORY
16
Il “gigante” dell’alta cucina
di Alessia Delisi
STYLE
38
Seventies Day
PORTFOLIO
20
di Luigi Bruzzone
Tokyo, la città che “non esiste”
SPORT
Foto di Antonino Savojardo
40
La scienza dell’anima
di Eliana Albano
POLO
Polo addicted
di Andrea Zappa
FOCUS
Con le mani nella terra
di Filippo Spreafico
6
26
42
CONTENTS
POLO EQUIPMENT
44
OVERSEAS
56
Lo sport dei re
The green accommodation
di Luigi Bruzzone
di Maria Zanolli
YACHTING
46
Italiani, popolo di poeti, santi e navigatori…
di Andrea Zappa
HI TECH
48
Case sempre più “intelligenti”
di Enrico S. Benincasa
WHEELS
50
Gadget follie
di Paolo Borrone
CLUB HOUSE
58
Il manuale del tennis italiano? Tutto da rifare
di Chiara Cossalter
CLUB HOUSE
60
Il tennis di una volta
di Enrico S. Benincasa
WEEK-END
52
Sud Tirol, l’altra Italia
di Stefano Ampollini
FREE TIME
62
Da non perdere
a cura di Eliana Albano ed Enrico S. Benincasa
WELLNESS
54
In copertina
Hohenwart Vista Spa
Andrea Berton, chef
a cura della redazione di Club Milano
del Trussardi alla Scala
di Milano.
Foto di Davide Zanoni/
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POINT OF VIEW
ROBERTO PERRONE
Vive a Milano da trent’anni, ma ha conservato
solide radici zeneisi. Nato a Rapallo, è giornalista
e scrittore. Per il Corriere della Sera si occupa
di sport, enogastronomia e viaggi. Ha pubblicato
diversi libri, tra i quali il suo ultimo romanzo
Occhi negli occhi edito da Mondadori.
Milano da mangiare:
una scommessa vinta
Non sono nato qui. Sono, come molti, ormai presumo la maggioranza, un milanese
acquisito. Vivo a Milano da trent’anni esatti, 1981-2011. Forse l’ho già detto in
qualche editoriale precedente, ma come sapete (e dovete avere pazienza), con
l’età gli esseri umani tendono a ripetersi e, anche, a non sentirci più tanto bene.
Mio figlio Giovanni, anni 11, quando gli chiedo di ripetere una frase appena pronunciata, mi batte la mano sulla spalla: “L’udito è la prima cosa che se ne va”.
Purtroppo ha ragione, ma per il gusto è tutta un’altra faccenda. Questo è vivo e
lotta insieme a me. Vivo a Milano da trent’anni e ho visto la città cambiare. Forse,
sotto certi aspetti, è peggiorata. Sotto altri, invece, è migliorata. Le opinioni che
sento sono discordanti. C’è chi, ad esempio, rimpiange la Milano da bere, chi, quel
periodo degli anni Ottanta con il famoso spot dell’amaro Ramazzotti (a me piaceva molto) diventato, suo malgrado, il simbolo di un’epoca, lo disprezza con tutto
il cuore. Una cosa però posso dire senza timore di essere smentito, su qualcosa di
Milano posso dare un giudizio definitivo (e inappellabile): la Milano da mangiare
ha vinto la sua sfida. Quando ho cominciato la mia avventura milanese non c’era
questa scelta, non c’era questo Taste, questo assaggio, sapore, gusto, comunque
vogliate tradurre il termine inglese che dà il nome alla manifestazione che dal 15
al 18 settembre occuperà l’Ippodromo di San Siro. Non c’era questa qualità, in cucina. Non è che si mangiasse male, perbacco, no, ma a parte due o tre luoghi, c’era
un’offerta molto normale, senza punte, senza fantasia, senza vitalità. Negli anni
la Milano da mangiare ha percorso una strada spesso tortuosa ma è arrivata qua,
a offrire questo lungo assaggio. Ho visto, negli anni, nascere e morire molti ristoranti. Ho visto passare molti chef. Ho assaggiato pezzi di cucina nel piatto e brani
di vita fuori, ascoltando le loro storie. Ho visto Milano appassionarsi alla grande
cucina, che è grande non solo nello sfavillio di un ristorante che si affaccia su piazza della Scala come il Trussardi dell’altissimo (in tutti i sensi) Andrea Berton, ma
anche nella tranquillità di una via decentrata come quella dove la Viviana Varese
mi regala emozioni ogni volta che vado o nella qualità accurata che il mio amico
Enrico offre alla Langosteria 10. Ho fatto qualche esempio, gli altri Tast-ateli voi.
Roberto Perrone
10
INSIDE
Nuovi bus ecologici
Dall’inizio del mese Milano si è finalmente dotata
di nuovi bus ecologici. Sulle linee 201, 220, 221
e 328 presteranno servizio vetture non solo
dall’animo ecologista ma anche all’avanguardia
per la sicurezza: impianto di videosorveglianza
integrale per passeggeri e autista; monitor e
telecamera a colori.
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Vogue Fashion Night Out 2011
Anche quest’anno Milano è stata protagonista di uno degli eventi più
attesi da tutto il popolo della moda e non solo. La Vogue Fashion Night
Out, infatti, ha coinvolto centinaia di persone e realtà diverse. Alcuni
esempi? L’esclusivo foulard realizzato da Dean e Dan Caten in collaborazione con Mini, che ha colto l’occasione per presentare anche l’eccezionale Mini Cooper S targata DSquared2. Oppure la shopping bag
in nylon nero con dettagli in pelle creata da Trussardi e la Cento Bag
di Gherardini, una piattina pratica e stylish realizzata in tessuto softy.
Il ricavato della vendita dei prodotti creati per la VFNO andrà a favore
dell’Associazione Amici di Brera.
vfno.vogue.it
La notte bianca allo
stadio
Prendi una sera a San Siro quando
la partita non c’è, aggiungi opere
di writer e street artist, giocando
a trisball e calcio balilla o visitando
il museo di Milan e Inter, gli spogliatoi, le tribune e le torri. Ecco,
questo è stato lo spettacolo unico
del Meazza durante la sua prima
Notte Bianca.
www.comune.milano.it
Mi Pap + Kiton
Durante la settimana della moda verrà presentato il progetto
che vede insieme due tra i più promettenti giovani creativi
e l’azienda simbolo della sartoria napoletana nel mondo:
Julitta-Colombo e Kiton. I progetti saranno presentati con un
grande evento presso la boutique Kiton in via del Gesù 11.
Le capsule collection andranno in scena nella location di
Mi Milano Prêt-à-porter a Fieramilanocity.
www.kiton.it
Cosmetica made in Provenza
Da questa estate in corso Vercelli, 23 tutte le donne hanno
un’ulteriore occasione per dedicarsi alla cura della propria
bellezza, grazie alla nuova boutique L’Occitane. A caratterizzare questa linea cosmetica è innanzitutto la scelta degli
ingredienti: naturali, di origine vegetale e, dove possibile,
provenienti da agricoltura biologica.
www.loccitane.com
12
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SELMECTRIC
.
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tendenze per il futuro delle nostre città? smart urban stage è l’occasione
giusta per scoprire la mobilità di domani. Fatti ispirare da progetti che, tra
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giorni. Guida il futuro. Prova in anteprima la nuova smart fortwo electric drive.
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OUTSIDE
Mangiare comodamente… su uno scoglio
Dimenticate i soliti ristoranti sul mare. Sulla spiaggia di
Michamvi Pingwe a Zanzibar si trova uno degli indirizzi dove
mangiare più scenografici del mondo. Costruito su uno
scoglio circondato dall’acqua, ma che con la bassa marea è
raggiungibile a piedi.
www.starblazers.it/therock
Burberry Body
Hotpoint-Ariston e Steve McCurry
È stata lanciata questo mese in 150 paesi la
prima fragranza firmata Burberry. “Burberry
Body è il mondo Burberry tradotto in un profumo.
Volevamo creare qualcosa di molto inglese, femminile, intramontabile, particolare e naturalmente
sensuale, con al centro l’attitude e l’energia del
nostro iconico trench” – parola di Christopher
Bailey.
www.burberry.it
Famiglie nuove, appena formate, quelle da
tradizione e quelle sorprendenti, è per loro il
nuovo concorso di Hotpoint-Ariston, che per
l’occasione ha scelto un partner d’ eccezione:
Steve McCurry. Entro il 15 ottobre invia uno
scatto che ti ritrae insieme alla tua famiglia, per
dare vita, e prendere parte, a questa inedita
e sorprendente galleria di ritratti delle famiglie
europee.
www.hotpoint-ariston.com
Vercelli multibrand
Il 10 settembre in piazza Palazzo
Vecchio a Vercelli è stato inaugurato Nove, il nuovo concept store
dove creatività, arte e stile si incontrano. Il negozio ospita importanti
brand internazionali come Comme
Des Garçons Wallets, Tricker’s,
Ally Capellino e Edwin. Uno spazio
dove oltre alla vendita di abbigliamento e accessori maschili di
target medio alto, verranno allestite
alcune interessanti mostre.
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Bally conquista il Sol Levante
L’azienda svizzera della pelletteria di lusso ha conquistato anche il Giappone. Il
suo nuovo flagship store, infatti, è stato inaugurato a Ginza, il quartiere più alla
moda di Tokyo. Bally segna il traguardo dei 160 anni di eccellenza nella pelletteria
artigianale e nel design contemporaneo, continuando a sottolineare l’importanza
dell’eleganza discreta e della bellezza senza tempo. La boutique di Bally di Ginza
avrà, inoltre, alcuni pezzi firmati speciali tra cui la Piaggi Bag e le incantevoli
ballerine Grune in diversi colori, la special edition di borse in canvas e T-shirt con
il nuovo motivo Bally-rina.
www.bally.com
14
boggi.com
COVER STORY
01. Andrea Berton,
chef e direttore del
Trussardi alla Scala e
del Café Trussardi.
Nel 2008 ottiene la
prima stella della Guida
Michelin Italia. La
seconda stella è arrivata
nel 2009. Foto courtesy
Trussardi alla Scala.
16
COVER STORY
ANDREA BERTON
IL “GIGANTE”
DELL’ALTA CUCINA
Friulano doc, fisico da giocatore di basket e un curriculum
che lo inserisce a pieno titolo tra i più quotati chef di Milano.
Stiamo parlando di Andrea Berton, responsabile della
cucina del Trussardi alla Scala, ristorante unico con vista
sull’epicentro culturale e artistico della città. Una cucina
raffinata e al tempo stesso di immediata e facile fruizione, in
cui la passione è l’ingrediente principale. Il talentuoso chef ci
racconta gli esordi milanesi, i successi e i suoi progetti per il
futuro. E dispensa anche qualche prezioso consiglio.
di Alessia Delisi
Sei friulano d’origine, ma sei anche lo
chef di uno dei ristoranti più rinomati di Milano, il Trussardi alla Scala.
Cosa rappresenta per te il capoluogo
meneghino?
Beh, Milano mi ha praticamente adottato. Ho iniziato a lavorare qui all’età
di 19 anni. Dopo i miei esordi in cucina, ricordo di aver fatto una piccola
pausa, durante la quale ho viaggiato
molto, facendo le più disparate esperienze. Milano mi ha dato la possibilità di riprendere quell’attività per me
fondamentale. Lavoravo con Gualtiero Marchesi, erano gli anni del boom
economico di una gastronomia ancora
molto di nicchia.
Come credi siano cambiate le cose da
allora?
Sicuramente c’è stata una selezione
naturale che ha premiato, tenendo in
piedi, chi, nel corso degli anni, ha mantenuto un livello qualitativamente alto,
proponendo un lavoro originale e di
qualità. Senza contare che, rispetto ad
allora, il pubblico oggi è più attento e
più preparato, vuole capire. E questo è
senz’altro uno stimolo non solo per la
soddisfazione del cliente, ma anche per
lo chef, che in questo modo ha la possibilità di mettersi in gioco, di rivedere
continuamente le cose che fa. Diciamo
che così non c’è la possibilità di annoiarsi!
E tu, quando ti sei scoperto chef?
Quando, giovanissimo, ho smesso di
sciare. Lo facevo già a livello agonistico, poi ho capito che la cosa non faceva
per me [ride, NdR]. In realtà ho scoperto la mia vocazione già da bambino.
Se uscivo a cena con i miei genitori, mi
piaceva molto curiosare nelle cucine
dei ristoranti per vedere l’intera evoluzione del piatto, come venivano combinati gli ingredienti e come si trasformavano nel prodotto che alla fine veniva
portato in tavola. Ecco, è questa la cosa
che mi ha affascinato di più, quella che
ha contribuito a innescare una serie di
meccanismi per cui a un certo punto,
con il passare del tempo, ho desiderato
intraprendere seriamente la professione dello chef.
E il tuo primo esperimento culinario,
te lo ricordi?
Sì... andavo spesso a fare degli stage e
all’età di 16 anni, se non ricordo male,
mi sono cimentato in un piatto di tagliolini con il prosciutto San Daniele.
Non che non fossero piaciuti, ma devo
dire che, col senno di poi, non posso
certo considerarli un successo. Ovviamente questo non mi ha fatto perdere
la voglia di cimentarmi dietro i fornelli,
infatti ora sono qui.
Hai avuto dei maestri? E, se sì, chi
vorresti ringraziare?
Devo senz’altro dire grazie ad Alain
Ducasse e a Gualtiero Marchesi. Ma in
generale mi sento di ringraziare tutte
quelle persone che, nel corso degli anni,
mi hanno dato la possibilità di appren17
COVER STORY
02. Lo chef in cucina
insieme ai suoi
collaboratori.
Foto courtesy Trussardi
alla Scala.
dere questo mestiere e di migliorarlo.
E poi, come si è evoluta la tua cucina?
Credo sia in continua evoluzione. Deve
essere così, altrimenti non c’è stimolo e
si perde la volontà, il desiderio di creare piatti nuovi e ricette gustose capaci di conquistare il cliente. Per quanto
riguarda il Trussardi poi, punto a una
cucina di facile approccio, dall’impatto
visivo immediato e con una caratteristica di digeribilità molto forte. Diciamo che la mia cucina è, e vuole essere,
un’esperienza sensoriale completa in
cui l’importante è scegliere l’ingrediente giusto, quello che fa la differenza. In
generale vale la regola per cui un piatto
che si presenta bene è anche buono e
viceversa. E soprattutto quella di non
dare mai nulla per scontato.
Pensi che la cucina sia un’arte?
Personalmente non attribuisco questa
definizione alla cucina. L’arte è per
sempre. È una sola e dura nel tempo.
La cucina invece ha molto più a che
18
fare con l’artigianato e l’artigianalità,
per così dire. È il frutto di un lungo e
duro lavoro quotidiano, di ricerca prima di tutto. Ciò non toglie che può essere senz’altro vista come un’arte nel
momento in cui si crea un piatto e che
questo piatto è bello, ha cioè una certa
rilevanza estetica.
Qual è la tua fonte di ispirazione
quando crei un piatto?
Diciamo che l’ispirazione può arrivare
da molte situazioni differenti. Può essere un ingrediente che ho assaggiato,
magari la sera prima, oppure qualcosa
che ho visto. Si tratta sempre e comunque di cose che mi hanno colpito.
Cucini ormai da circa vent’anni. Quale è stato il momento della tua carriera
che ricordi con più orgoglio?
Quando il gruppo Trussardi mi ha contattato perché diventassi lo chef del ristorante. E poi, senz’altro, quando nel
2008 e nel 2009 abbiamo ottenuto le
due stelle della guida Michelin. Un suc-
cesso che ho condiviso con tutto il mio
staff, quasi tutti ragazzi giovani, molto
motivati e professionali.
Che tipo di clientela frequenta il tuo
ristorante?
È molto varia in realtà. Diciamo che a
pranzo il cliente tipo è per lo più un
cliente business, se non altro per la posizione centrale che il Trussardi occupa.
La sera invece il pubblico è molto più
ampio, ma si tratta comunque sempre
di persone profondamente interessante
al mondo della ristorazione. E poi moltissimi giovani. I giovani sono sempre i
più attenti e i più curiosi. La cosa che
mi ha colpito di più è che molti di loro
risparmiano per venire al ristorante.
C’è da parte loro un forte interesse: vogliono sapere, essere aggiornati.
Qual è il piatto che ti viene maggiormente richiesto o quello più rappresentativo del Trussardi alla Scala?
Il riso in tutte le sue sfaccettature. È
l’alimento che in assoluto prediligo e
COVER STORY
“L’importante è scegliere l’ingrediente
giusto, quello che fa la differenza”
che preparo con più attenzione e cura.
Ma al di là del mio gusto personale, trovo che sia un ingrediente estremamente versatile, che si presta a molte lavorazioni: dalle chips di riso, che serviamo
all’aperitivo, a tutti i tipi di risotto.
Nel tempo libero cosa fai?
Non ci crederai, ma... cucino! Per me e
per gli amici. Oppure vado al ristorante. Mi piace frequentare i colleghi perché credo che ognuno di loro, a modo
suo, possa darti qualcosa. In Italia poi
ci sono molti chef che reputo preparati
ed estremamente competenti. Come
avrai capito, oltre a essere un lavoro,
quest’attività è per me una passione
che mi assorbe completamente. Passo
molte ore in cucina e credo che se potessi, le ore che dedico a sonno e riposo
le userei per cucinare. Comunque faccio anche molto sport. Scio ancora!
Mi pare di capire che hai un’ottima
considerazione per la cucina italiana.
In Italia la cucina sta attraversando un
momento di grande evoluzione, prevedibile solo in parte. Assistiamo oggi a
un importante fermento culturale di
cui, fino a poco tempo fa nessuno so-
spettava l’esistenza. C’è infatti un notevole scambio di opinioni e la voglia di
sperimentare. È un segnale molto forte
che ci dice che la cucina italiana non è
statica, ma in continuo movimento. Insomma, il nostro successo non è legato
esclusivamente alla pasta o alla pizza.
Anche se riconosco che la pizza in Italia è molto buona!
Oltre all’Italia, qual è il paese in cui
hai mangiato meglio?
Senza dubbio la Spagna.
E quello in cui hai mangiato peggio?
Devo dire che non ci sono paesi in cui
posso dire di aver mangiato male, quasi
tutti quelli che ho visitato finora hanno infatti un’offerta gastronomica di
qualità. Come sempre poi, quando si
va all’estero, ci vuole tanta curiosità e
la capacità di adattarsi alle più svariate
situazioni.
Primo appuntamento con invito a
cena. Cosa consigli a un romantico
neofita?
Gli direi che non è tanto importante
cosa cucina, ma come lo cucina: attenzione prima di tutto. L’ingrediente più
importante è la passione. Non sempre
è dato conoscere i gusti dei commensali, ma un piatto cucinato con passione
sarà sicuramente un successo.
Come chef guardi sempre al futuro,
qual è la tua prossima sfida culinaria?
Vorrei cercare di avvicinare la gente
comune alla cucina di qualità. Credo
che l’alta gastronomia non debba avere
barriere. È indubbio che la gente che
non frequenta normalmente un certo
tipo di cucina guarda con perplessità
quei piatti caratterizzati da una forte
componente estetica. Mi piacerebbe
che tutto fosse più fluido, più semplice da percepire. È un obiettivo importante, più importante forse di quello
di continuare a sviluppare idee nuove
e originali per dare piacere a chi viene
a mangiare nel nostro ristorante. Credo
che l’evento Taste of Milano che si terrà a metà settembre all’Ippodromo di
San Siro possa aiutare a questo scopo.
Il tuo ultimo desiderio. Quale piatto
vorresti gustare?
Può sembrare banale, ma molto semplicemente pane grigliato, acciughe
fresche e olio extravergine. Mi ricorda
certi pic-nic che facevo da ragazzino.
19
PORTFOLIO
TOKYO , LA CITTÀ
CHE “NON ESISTE”
Tokyo è un’area urbana e non una città, costituita da 23
municipalità che contano più di 26 milioni di abitanti. Una
megalopoli, la più grande del mondo secondo l’ONU, tenuta
insieme da una rete infinita di linee metropolitane e ferrovie
sopraelevate. Una “non-città” in cui lo spazio urbano sembra
senza fine, in netto contrasto con quello individuale ridotto
e limitato. Qui l’individuo si trova a oscillare tra la prigione
dell’omologazione e il disperato bisogno di identità, all’interno
di un sistema in cui il lavoro è la prima ragione di vita.
Foto di Antonino Savojardo
20
PORTFOLIO
Foto sopra
Colletti bianchi nella
zona dei ministeri di
Kasumigaseki.
Foto a fianco
Una coppia guarda
fuori dal finestrino del
treno che dal cuore
della city porta fino
all’isola artificiale di
Odaiba.
Nella pagina a fianco
Ore 00.15, impiegati
accalcati nell’ultimo
treno della sera in
partenza dalla stazione
di Shinjuku.
21
PORTFOLIO
Un passante con la
tipica mascherina
antibatteri nel quartiere
di Shibuya.
22
PORTFOLIO
Foto sopra
Una delle vie della
Love Hotel Hill, area
della città che ospita
pensioni a ore e sexy
shop.
Foto a fianco
Un uomo guarda gli
indici di borsa in una
vetrina di una banca
nel centro finanziario
della city.
23
PORTFOLIO
ANTONINO SAVOJARDO
Palermitano doc, classe 1978, si trasferisce a Mi
lavorando presso lo studio di Paolo Utimpergher.
Dopo il corso di foto-giornalismo presso l’IIF di
Milano, inizia a realizzare reportage per i più importanti periodici italiani come D di La Repubblica,
L’Espresso, L’Internazionale, IL, Io Donna, Rolling
Stone e Marie Claire. Macchina: Canon Eos 5d.
www.antoninosavojardo.it
24
PORTFOLIO
Foto sopra
Un uomo d’affari
cammina lungo
un muro fatto
di ceramiche
rappresentanti un tipico
giardino giapponese
nella zona dei grattacieli
di Marunouci
Foto a fianco
Un cartellone
pubblicitario nel
quartiere di Ginza
Nella pagina a fianco
La ferrovia sopraelevata
nell’area portuale.
25
FOCUS
CON LE MANI
NELLA TERRA
L’orto si evolve e diventa diffuso: spazi abbandonati e aree di recupero
si trasformano per regalare alla città una nuova identità verde.
di Filippo Spreafico
SUL WEB
www.nostrale.it
www.ortoalto.it
ortodiffuso.noblogs.org
01
01. Community garden
di Cascina Bianca,
presso Quinto Romano
(MI), realizzato
dall’associazione
Nostrale.
26
È dalle piccole cose che hanno vita i grandi cambiamenti e tutte le piccole cose rispondono sempre a una necessità pratica. La realtà degli orti urbani, quasi un movimento underground declinato
in un successo popolare sempre crescente, è oggi
la risposta che i cittadini si sono dati alla necessità di avere ogni giorno dei prodotti freschi a km
zero, ecosostenibili, sicuri e, soprattutto, buoni.
Per chi abita nelle grandi metropoli l’idea di verdura fresca è quasi automaticamente associata a
infinite distese di prodotti collocati sugli scaffali
dei supermercati: verdura colorata e lucida che
probabilmente arriva da molto lontano, portando
con sé costi economici ed ecologici infinitamente
superiori al valore stesso della merce.
Ma come è possibile conciliare il desiderio di godere di un orto privato con la realtà di una metropoli come Milano, soffocata dall’asfalto e avida
di angoli di terra non ancora edificati? La risposta
a questa domanda è la nascita di una nuova idea
di orto, lontana dalla sua forma tradizionale ma
di fatto erede di metodologie ed economie an-
tiche e operaie, pensate per ottimizzare risorse
e spazi in momenti di profonda crisi (come nel
dopoguerra). L’orto diffuso si fonda sulla pervasività del verde coltivato in ogni luogo possibile e
plausibile, dal giardino privato al piccolo davanzale. In questo modo l’orto presenta non solo un
fine pratico, ma si configura soprattutto come un
modo per riappropriarsi della città, per ripensare
allo spazio urbano e permettere la condivisione
sociale intergenerazionale tra persone accomunate dagli stessi interessi. L’orto urbano fa tesoro
dell’esperienza degli orti comunali che la città di
Milano da moltissimi anni mette a disposizione
dei suoi cittadini, ma allo stesso tempo ne rappresenta la naturale evoluzione.
Il concetto portante dell’orto diffuso è che tutti
gli spazi a disposizione, compresi balconi, terrazzi e davanzali (ma anche aree tradizionali come i
giardini o gli spiazzi abbandonati), possano di fatto essere sottratti alla città e alla cementificazione
per diventare aree vive, coltivabili e produttive.
Un movimento che nasce dal basso e che contri-
FOCUS
02
ORTO CON CUCINA
Posizionato a Sud di Milano, in
un’antica locanda del Seicento sulla
sponda del Naviglio Pavese, l’Erba
Brusca - orto con cucina, progettato
da rgastudio (www.rgastudio.it) è
un ristorante che ruota, come suggerisce il nome stesso, attorno al
suo orto, fatto di erbe aromatiche,
ortaggi e frutta. L’orto, visibile dal
déhor, racchiude in sé l’attenzione
dello chef Alice Delcourt per le
materie prime realmente a “portata
di braccio” e l’interesse per la filiera
corta o a chilometri zero.
La cucina è intesa in senso prettamente bio, con carni e ortaggi provenienti esclusivamente da aziende
biologiche.
www.erbabrusca.it
03
buisce a tenere insieme il tessuto sociale: nascono
così numerose forme di aggregazione comunitarie per la condivisione delle esperienze, come ad
esempio l’associazione Libere Rape Metropolitane, che grazie al progetto Orto Diffuso porta
avanti la mappatura completa degli orti privati e
dei community garden nati a Milano e Roma.
Oltre alla riorganizzazione sociale degli spazi abbandonati e dei giardini, sono soprattutto le aree
pavimentate ad avere un ruolo ancora più rivoluzionario in questa nuova idea di orto: il ritrovato
affiatamento dei cittadini per la coltivazione ha
interessato così numerosi designer del verde, che
propongono oggi sul mercato idee e progetti innovativi per garantire una giusta ortocultura anche in aree piccole o di recupero.
I kit per la realizzazione di orti “casalinghi” sono
oggi numerosi e per tutte le tasche: soluzioni leggere e riutilizzabili, pratiche e poco invasive per
trasformare ogni spazio a disposizione in un’area
100% biologica, capace di offrire le giuste caratteristiche per uno sviluppo sano e sicuro del verde.
Da Ortoalto, che permette la coltivazione di fiori e verdure all’interno di una struttura rialzata,
studiata ergonomicamente per consentire una
coltivazione comoda e agevole in ogni contesto
domestico, fino a Ortobaleno, un sistema combinato di vaschette per la coltivazione di verdure a
foglia senza l’impiego di prodotti fitostimolanti: le
soluzioni oggi disponibili assicurano una resa eccezionale e permettono un’ottimizzazione ideale
dello spazio disponibile. Terrazzi e balconi garantiscono inoltre un’ottimale esposizione alla luce
e una corretta ventilazione: un po’ di tempo a
disposizione e un giusto calendario rimangono le
ultime prerogative necessarie per godere appieno
di uno spazio che vive e cresce per nutrire tutti e
cinque i sensi.
Che sia un giardino comunitario o un piccolo
vaso, l’esperienza dell’orto diffuso è oggi uno dei
progetti su cui anche le amministrazioni cominciano a puntare: lo dimostrano i grandi progetti
di orti urbani previsti per le Olimpiadi di Londra
2012 e l’Expo di Milano 2015.
02. Composizione di
un orto privato. Foto
courtesy Burgon & Ball.
03. Allestimento
di Ortoalto. Foto
courtesy Tanzi
Architetti.
27
INTERVIEW
DANIELE RUSTIONI
PRENDERSI LA SCALA
A 28 ANNI. E SENZA
BACCHETTA MAGICA
Dal Conservatorio di Milano alla Royal Opera House di Londra.
Poi, finalmente, il Piermarini. Sul palco, Daniele Rustioni. La musica
classica non è mai stata tanto giovane.
di Chiara Cossalter
28
INTERVIEW
Classe 1983, il giovane
Rustioni è uno dei
tanti talenti nostrani in
fuga dall’Italia. Molto
apprezzato all’estero,
nell’autunno 2012
dirigerà la Bohème di
Giacomo Puccini al Teatro alla Scala di Milano.
Foto di Daniel Vass.
Che la fuga di cervelli ormai spopolasse
in Italia, purtroppo, è cosa nota. Quello
che in molti sottovalutavano, forse, è
che riguardasse anche la musica classica. Non se l’aspettava nemmeno lui,
Daniele Rustioni, 28enne milanese che
dopo 15 anni di Conservatorio ha dovuto salutare Duomo e Madonnina per
farsi conoscere. Riuscendoci in pieno,
con tanto di ciliegina sulla torta. Perché dopo aver diretto i principali teatri
d’Europa e non solo (San Pietroburgo,
Bologna, Verona, Londra, New York)
ha ricevuto una chiamata anche da
uno 02. L’indirizzo è il più prestigioso:
Teatro alla Scala, via Filodrammatici 2.
L’appuntamento è fissato per il 2012:
dal 26 settembre al 26 ottobre la direzione della Bohème di Giacomo Puccini
sarà affidata a lui. Non male per uno
che deve ancora compiere 30 anni.
Tanto per rendere l’idea della tua vita,
illustra i tuoi ultimi spostamenti…
In questo momento mi trovo a New
York a dirigere una nuova produzione
di Medea (Cherubini) al Glimmerglass
Opera Festival. Sono arrivato in America a fine giugno, reduce dalle ultime
recite di Così fan tutte alla Welsh National Opera di Cardiff. In mezzo alle
prime recite di Medea ho passato una
splendida settimana a San Diego in California con la mia dolce metà. A metà
agosto comincerò a lavorare su Madama Butterfly per l’Opera North in Inghilterra fino alla fine di settembre. A
novembre rientrerò in Italia tra Torino,
Roma e Verona.
Quando hai scelto di intraprendere
questa carriera?
Ero corista nelle voci bianche del Conservatorio e Teatro alla Scala, dove per
una decina d’anni ho seguito Riccardo
Muti: questo ha lasciato sicuramente
un segno indelebile nel mio percorso
artistico. In generale sono sempre stato attratto dalla figura carismatica del
direttore, ma ho deciso solo intorno ai
20 anni che sarebbe stata la mia strada.
Respirare insieme a tutta l’orchestra,
comprendere le dinamiche comunicative che intercorrono fra il direttore e
i musicisti, plasmare la musica insieme
a loro: tutte cose che rendono magico
questo lavoro.
Cosa fa la differenza tra Muti e uno
qualunque?
Carisma, volontà, conoscenza, dedizione, determinazione, talento e fortuna.
Cos’hai invece tu in più, rispetto ai
tuoi colleghi?
Sento molta passione in quello che faccio, ho sempre voglia di testarmi e di
migliorarmi.
Quali capacità tecniche deve avere un
bravo direttore d’orchestra?
Le capacità tecniche gestuali non rappresentano oltre il 20% delle qualità
necessarie. Sentire una forte pulsazione ritmica interna per il controllo del
tempo aiuta, ma la comunicazione con
i musicisti dell’orchestra e con il pubblico in sala va ben oltre.
Convincere e coinvolgere tutti i professori a suonare con l’idea musicale del
direttore richiede doti carismatiche in-
nate, insieme a un tipo di autorità musicale raggiungibile solo dopo anni di
studio, di contatto diretto costante con
l’orchestra e di sperimentazioni.
Le conquiste per un impiegato sono
l’aumento di stipendio, le promozioni
di grado… Nel tuo caso invece?
L’obiettivo è quello di fare musica ad
alti livelli su base stabile. Per il momento sto ancora costruendo il mio repertorio: faccio tante esperienze importanti
sia come direttore ospite principale sia
come direttore freelance. La direzione
musicale di un’orchestra sinfonica e di
un teatro d’opera diventeranno presto
la mia priorità, e penso che sarà così
anche in futuro.
Descrivi le tue ore di “allenamento”
quotidiane
Passo ore sulle partiture, cercando di
metabolizzare la musica: tempo, fraseggi, orchestrazione, interpretazione... Mi
divido tra il pianoforte e la scrivania.
La maggior parte del tempo lavoro con
l’orecchio interno, ricreando dentro di
me timbri e suoni della partitura.
Quanto sono stati importanti la tua
famiglia, gli amici, la fidanzata?
La mamma è stata fondamentale. Da
sempre appassionata, continua a cantare come corista, ma fin da piccolo mi
ha fatto studiare musica. La fidanzata,
da quasi sette anni, è una figura altrettanto importante: è Francesca Dego,
violinista italiana di successo. Ci capiamo e incoraggiamo a vicenda.
Qual è stata fin adesso l’emozione più
grande?
29
INTERVIEW
“La maggior parte del tempo
lavoro con l’orecchio interno,
ricreando dentro di me timbri
e suoni della partitura”
Dirigere il Requiem di Verdi: un’esperienza artistica e umana che non si può
descrivere.
Quanto ti manca Milano?
Più passo tempo all’estero più mi mancano l’Italia e Milano. Lo stile di vita,
le persone, i luoghi. Corso Lodi-Porta
Romana è sempre stata la mia zona
perché sono nato e cresciuto lì. Poi San
Babila per la vicinanza col Conservatorio, dove ho passato 15 anni a studiare,
le sale da concerto e il Teatro alla Scala,
ovviamente.
Come si fa a portare un ragazzo di
vent’anni a un concerto di musica
classica?
I giovani di oggi sono abituati a un alto
livello di spettacolarizzazione della
musica, gli eventi ormai non stimolano
più la loro immaginazione. Un concerto pop di Lady Gaga crea un’evasione
dal quotidiano, proietta il pubblico direttamente dentro il palcoscenico con
grandi effetti visivi, in cui la musica diventa un semplice accompagnamento
costruito intorno a motivi accattivanti
quanto ripetitivi. In confronto sedersi
in una sala da concerto, sentire i timbri di strumenti classici rappresenta un
anticlimax!
Il vero problema è sociale e culturale.
L’Italia è la culla dell’opera lirica, ha il
dovere di impiegare molte più risorse.
Serve un coinvolgimento sapientemente guidato a opere, balletti e concerti,
in grado di sensibilizzare l’ascolto da
parte dei giovani. L’ora di musica set30
timanale in classe con flautini e tamburelli, per esempio, non è di grande
ispirazione...
Cosa ti fa avere tutta questa passione
per il tuo lavoro?
Amo la musica, non riesco a stare senza. Se non avessi fatto il direttore avrei
continuato come pianista.
Un consiglio per farla amare ancora
di più?
La musica è un linguaggio universale
meraviglioso, che tocca direttamente le
corde dell’anima di un individuo; ogni
tentativo di descriverla, catalogarla e
analizzarla la sminuisce. Ma come ogni
altro linguaggio artistico va studiata,
richiede un tipo di ascolto attivo per
essere compresa. Rappresenta un arricchimento per la mente ed è fonte di
ispirazione costante nel quotidiano.
Un calciatore ha le sue scarpette, un
tennista la sua racchetta, tu la bacchetta. Ne hai una da anni e la coccoli,
come una bacchetta magica o invece in
fondo non ha tutta quest’importanza?
Continuo a rompere e perdere bacchette in giro, quindi per necessità le
cambio sempre! Ma in fondo è solo un
prolungamento del braccio per farsi vedere meglio dagli artisti dell’orchestra,
non ricopre un particolare valore. Il respiro del direttore, la sua “aura” comunica molto di più.
Per un italiano medio under 18 il poster appeso in camera è quello dell’attaccante della squadra preferita, nel
tuo caso invece?
Ho adorato anch’io Baggio negli anni
Novanta, poi da buon interista sono
passato al poster di Ronaldo. Ma nella
mia stanza hanno sempre troneggiato e
troneggiano tuttora ritratti di Schubert,
Wagner, Brahms, Debussy, Muti, Abbado, Karajan, Kleiber.
Tieni anche tu sempre sottomano un
iPod?
Non manca mai. Dentro c’è soprattutto musica classica. Opere, sinfonie,
concerti, sonate, musica da camera. Ma
il repertorio è sterminato, mi spingo
fino ai Beatles e al jazz.
Credi di avere in comune, in fondo, gli
stessi problemi quotidiani che affronta un tuo coetaneo milanese?
Tutto uguale, salvo il fatto che per ora
devo organizzare una vita da nomade.
Ma questi benedetti giovani di cui
parlano i giornali: “I bamboccioni italiani che non hanno voglia di lavorare, che se ne stanno chiusi nelle loro
cuffie con Vasco o Eminem, che non
si interessano di politica e tantomeno
conoscono la musica classica…”. Tu
sei uno di loro? Cosa ne pensi?
Nel nostro Paese molti giovani sono
costretti a vivere a casa dei genitori a
tempo indeterminato ma non sempre
per volontà, piuttosto per mancanza
di opportunità. Manca il cambio generazionale, chi ha un posto di lavoro di
rilievo diventa intoccabile, e così non si
liberano nuove occasioni per i giovani.
In questo senso mi sento un “vendicatore di bamboccioni”.
FOCUS
IL NUOVO “DIVORZIO
ALL’ITALIANA”
Una storia d’amore che finisce è una nuova vita che inizia. E può
cominciare nel migliore dei modi. Ecco i presupposti della prima agenzia
che in Italia si occupa di divorzi, trattandoli come veri e propri eventi.
di Ilaria Morani
01
Se è il padre che accompagna la sposa all’altare, è
un team di psicologi e avvocati che, con piglio professionale, aiuta a fare marcia indietro. Dall’altare
al portone della chiesa e poi fuori, verso quella
che, nemmeno troppo metaforicamente, chiamano una nuova vita. Il divorce planner fa tutto questo. Ben lontano dal condurre il povero ex-sposo
all’indietro in una fuga alla cieca, lo si accompagna per mano, verso nuovi lidi. Il wedding planner
costruisce il primo giorno di una nuova vita, il divorce planner aiuta a dire addio (o meglio: “ciao”)
con un abbraccio. Niente scene madri, niente lanci di bottiglie o di televisori fuori dalla finestra,
niente liti furibonde con gli avvocati che fanno da
scudo. Ciao Amore è la prima agenzia in Italia che
cerca di ricucire un rapporto civile per chiudere
definitivamente una storia (www.ciaoamore.info).
Il risultato non è sempre assicurato, ma le chiavi in
mano per una nuova dimensione della “singletudine”, quelle sì. Le colonne dei giornali sono zeppe
32
di amori al capolinea, di coppie scoppiate. E non
serve andare a ficcare il naso in quelle più celebri. Anche qui in Italia il matrimonio non è più
consigliato, “è un pessimo investimento”, dicono
gli economisti. Mentre gli Stati Uniti legittimano
nuovi tipi di matrimonio, quelli omosessuali, da
noi si fanno i conti con i divorzi. Cercando di indorare la pillola e renderli meno “all’italiana”. Da
qui l’idea di un’agenzia che metta insieme più
figure professionali, dallo psicologo, all’avvocato, al mediatore famigliare. Milena Stojkovic, di
origine serba, titolare dell’agenzia Ciao Amore,
prende ispirazione dalla sua vita e dal mondo che
la circonda. “È stata la risposta a un’esigenza ben
diffusa”, spiega. Secondo l’Istat il fenomeno divorzio è in costante crescita: se nel 1995 ogni 1.000
matrimoni si sono registrati 158 separazioni e 80
divorzi, nel 2009 si arriva a 297 separazioni e 181
divorzi. L’età media alla separazione è di 47 anni
per i mariti e 43 anni per le mogli: un’età perfet-
FOCUS
“Negli Stati Uniti gli avvocati
nemmeno ti accettano come cliente
se non sei seguito da uno psicologo.”
PER CHI CI CREDE ANCORA
Non c’è crisi che tenga. Anche se
gli esperti del settore calcolano
che per un matrimonio si possono
spendere dai 18 ai 50 mila euro,
le nozze rimarranno un “lusso”
che durerà per sempre. Per chi è
prossimo al grande passo una fiera,
quest’anno giunta alla sua 36° edizione. MilanoSposi si terrà dal 6 al
9 ottobre al Forum di Assago. Per
trovare il giusto suggerimento per
abito, pranzo, ricevimento, viaggio
di nozze, trucco e parrucco.
www.milanosposi.it
02
ta per ricominciare. A chiedere aiuto, però, non è
solo il sesso debole. Il 30% dei clienti dell’agenzia,
sono infatti uomini. “Segno dei tempi che cambiano
− commenta la titolare − gli uomini normalmente
sono meno propensi a chiedere un aiuto esterno, ma
la società non è più la stessa, anche la legislazione
sul divorzio sta mutando e si inizia a dare più attenzione anche ai padri divorziati e alle loro esigenze”.
Il tariffario è basso. Dagli 800 ai 1200 euro. Poco
per chi conosce gli studi degli avvocati matrimonialisti. “Pensa che negli Stati Uniti gli avvocati
nemmeno ti accettano come cliente se non sei seguito
da uno psicologo”. Un consiglio che Stojkovic ha
seguito alla lettera. In 8 massimo 12 incontri si
prepara la coppia al distacco emotivo. “Uno dei
due è sempre più motivato a lasciare perdere, l’altro
in genere subisce la separazione”. Ma di 20 coppie
che in media ogni anno si rivolgono a Ciao Amore,
oltre il 20% alla fine rimane insieme: un successo
per l’agenzia. E molte delle altre trovano un com-
promesso per dividere casa, cane, gestire i figli e
imparare a rimanere in buoni rapporti. È un modo
nuovo per affrontarsi: si dialoga, ci si confronta e
si scopre insieme una via d’uscita che lasci dipinto sul volto un sorriso. Dall’avvocato al mediatore
famigliare, dal consulente finanziario, alla psicoterapeuta. Ma non solo. “Il nostro è un aiuto a 360
gradi − continua Stojkovic − se l’uomo è rimasto
chiuso fuori di casa con le valigie in mano, noi lo
aiutiamo a trovare un appartamento. Se la moglie è
depressa le consigliamo anche una bella vacanza o
un pomeriggio dal parrucchiere”. Si incontra la coppia e si studia il metodo più adatto per affrontare
la situazione. “Riceviamo richieste da tutta Italia,
ma per ora le nostre sedi sono poche, tra Roma, Trieste e Torino”. Molti clienti e tante nuove idee. “Un
divorce party? Perché no. Si tratta pur sempre di una
nuova vita da cominciare”. E nuove sfide da affrontare: “Per ora non abbiamo avuto richieste da coppie
omosessuali, ma siamo pronti anche a quello”.
01. 02. È dal 1809 con
l’entrata in vigore del
Codice Napoleone che
in Italia si inizia a parlare di divorzio. In realtà
bisognerà attendere
il 1970 perché questa
istituzione venga introdotta nell’ordinamento
giuridico italiano.
Foto courtesy Astock/
Fotolia.com e
Zimmytws/Fotolia.com
33
DESIGN
Pop Up design
Up 5 realizzata
interamente in
poliuretano e rivestita
in tessuto elastico ha
un prezzo di circa
2.500 euro.
Mentre il primo uomo sbarcava sulla Luna, i ragazzi si radunavano a
Woodstock, i Beatles tenevano il loro ultimo concerto, usciva al cinema
Easy Rider, in Italia scoppiavano le bombe. Eppure fra un attentato e
l’altro sopravviveva ancora la voglia di progettare e di celebrare la vita.
Testo e Illustrazione di Dino Cicchetti
35
DESIGN
IL FEMMINISMO E L’ARTE
Negli stessi anni, mentre in
Italia si formano vari gruppi di
rivendicazione, nel resto del
mondo sono le performance
artistiche a provare a rompere
il muro del pregiudizio. Cindy
Sherman, Francesca Woodman,
Ana Mendieta e soprattutto
Valerie Export mettono a dura
prova i valori borghesi dell’epoca.
Memorabile la performance
Tapp-und Tast-Kino dove la Export
nasconde il suo busto dietro una
televisione di cartone invitando i
passanti a toccare i suoi seni nudi.
Il gesto evidenzia i più triviali istinti
sessuali, tracciando il ritratto nitido
di una società conformista che non
riesce a maturare una sessualità
equilibrata e paritaria.
01. La Serie Up è stata
rimessa recentemente
in produzione e
definita Up 2000 per
distinguerla dalla prima
versione.
02. Il Piede, chiamato
più propriamente Up 7,
misura 160x80cm ed è
ormai fuori produzione.
36
01
La serie Up di Gaetano Pesce per C&B (oggi
B&B) è di certo uno degli esempi più importanti
di design italiano. A prima vista potrebbe sembrare che gli oggetti di Pesce siano puri strumenti
antropomorfi utilizzati per la veicolazione di un
messaggio. Vero. Ma se non fossero sufficienti le
forme armoniche a giustificare la sua opera, basterebbe invece approfondire la ricerca tecnologica
che vi è nascosta dietro. Pesce era un conoscitore
estremo delle schiume di poliuretano, presentate
proprio in quegli anni e, partendo dall’idea della
spugna, che pur compressa tiene memoria della
sua forma grazie all’assorbimento dell’aria, diede vita a un’idea rivoluzionaria. La sua poltrona
Up 5, rivestita in tessuti elastici, venne confezionata sottovuoto, riducendo il volume di circa
il 90%. Una volta estratta dall’involucro, grazie
alla pressione atmosferica, l’aria sarebbe dovuta
rientrare di nuovo nelle celle del poliuretano.
Purtroppo questo meccanismo non funzionò mai
come avrebbe dovuto, ma l’idea fu comunque
02
rivoluzionaria. La sinuosità dell’oggetto ricorda
le statue votive delle preistoriche dee della fertilità, un grembo materno nel quale accovacciarsi
ritrovando una posizione quasi fetale. Eppure c’è
un elemento che scompone l’equilibrio che, pur
morbido nella sua conformazione, risulta pungente, duro. Si tratta di un pouf sferico, Up 6 per
l’appunto, legato alla poltrona da un cavo: una
sorta di palla al piede che la donna rappresentata dalla poltrona è costretta a portare con sé.
Non a caso nello stesso anno, siamo nel ’69, in
Italia si costituiranno il Fronte Italiano di Liberazione Femminile (FILF) e il Movimento per la
Liberazione della Donna (MLD), espressione del
Partito Radicale, che avanza richieste concrete
come l’istituzione del divorzio, l’informazione
sui metodi anticoncezionali o la legalizzazione
dell’aborto. La serie Up è costituita da sette modelli di divani e poltrone di diverse dimensioni,
fino alla dimensione massima del Piede, altro pezzo memorabile.
laviniastyle.com
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scultu
ure digiitali per
er fabbrica
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la
lampad
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pad
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realizzati
zatii in 3D
3D printing
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de
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esclusivo
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STYLE
Seventies Day
FENDI
Occhiale da sole con lenti sfumate
e montatura anni Settanta in
acetato color ambra.
BURBERRY
Cintura bordeaux in pelle verniciata
e scamosciata con fibbia oro.
MALÌPARMI
Foulard in seta stampata a motivi
floreali.
DSQUARED2
Décolleté realizzata in pony.
Sono gli anni Settanta, incarnati nella bellezza
di Maria Schneider in Ultimo Tango a Parigi, a
ispirarare la collezione autunno inverno di Iceberg.
Trasgressione borghese ed elegante sensualità.
di Luigi Bruzzone
38
STYLE
Shoulder Bags
L’accessorio dell’autunno? La borsa a
tracolla, da portare anche a mano.
Furla
Bally
Salvatore Ferragamo
Mini bag con lunga tracolla in
Postina modello Cellie in pelle con
Borsa a tracolla in pelle bicolore
cavallino e dettagli in pelle.
tracolla a catena e chiusura in oro.
dalla forma arrotondata.
www.furla.it
www.bally.com
www.ferragamo.com
D&G
Louis Vuitton
Blugirl
Borsa modello Dori in montone
Borsa Miranda in monogram
Borsa in camoscio con impugnatura
lucido e tracolla staccabile.
vernis con tracolla amovibile.
e mini tracolla a catena.
www.dolcegabbana.it
www.louisvuitton.com
www.blugirl.it
Sportmax
Serapian
CK Calvin Klein
Bisaccia con tracolla modello
Borsa a tracolla modello Plexy
Borsa a tracolla in pelle bianca
Gustavo in pelle color ottanio.
con chiusura a battente.
con chiusura a battente.
www.sportmax.com
www.serapian.com
www.calvinklein.com
39
SPORT
La scienza dell’anima
BE VEGAN!
Quest’anno il programma dello
YogaFestival presenta una novità:
“Il laboratorio di cucina yogica e
spazio vegan”. Un’occasione per
imparare a preparare cibo energetico, salutare e biologico, usare le
spezie, riconoscere gli ingredienti
e utilizzarli nel modo corretto e
come preparare in casa in modo
appetitoso questo tipo di cibo.
Inoltre, laboratori e conferenze
sempre sul tema dell’alimentazione sana e naturale. E ancora
VeganOK, la prima certificazione
vegana in Italia, allestirà uno spazio
dedicato al cibo vegano, dove
assaggiare e acquistare prelibatezze
animal free.
www.yogafestival.it
01
L’incidenza dello stress sulle nostre vite richiede sempre più
spesso la necessità di trovare momenti dedicati alla cura
di noi stessi. Da molti anni la pratica dello yoga si è rivelato
un ottimo metodo per ritrovare il benessere interiore e non solo.
di Eliana Albano
Negli ultimi anni anche la medicina occidentale è
giunta all’evidenza dello stretto legame che esiste
fra mente e corpo. In particolare è stato riscontrato come i ritmi frenetici, che contraddistinguono
lo stile di vita di molte persone, abbiano un’incidenza negativa non solo sull’umore e sui livelli
di stress, ma anche sulle funzioni vitali e più in
generale sulla salute del nostro corpo. Il mondo
occidentale, infatti, da molto tempo ha imboccato
la strada dell’accumulazione e della velocità con
una conseguente e crescente “accelerazione” mentale. Quante volte ci capita di avere la sensazione
che la nostra mente non sia mai a riposo? Oppure
di non avere mai abbastanza tempo per realizzare
tutto quello che vorremmo fare? O peggio ancora
che quello che facciamo non sia mai abbastanza?
Avere la mente sempre impegnata implica spesso
una separazione dannosa di quest’ultima dal rit40
mo naturale e profondo del nostro organismo. Il
risultato di un tale atteggiamento è uno scontento
sottile, per il quale neppure riuscire a realizzare
un desiderio costituisce un reale appagamento.
Mai come in un periodo di particolare fermento o stress psicofisico, dunque, ci ritroviamo nella
condizione di dover recuperare una dimensione
che meglio corrisponda alla nostra natura profonda. Una dimensione più essenziale e, allo stesso
tempo, orientata al benessere.
A questo scopo la pratica dell’antica arte indiana
dello yoga è considerata un ottimo aiuto, in quanto fonte di rilassamento. Ma per comprendere fino
in fondo l’utilità della pratica dello yoga è importante conoscere alcuni aspetti che caratterizzano
questa antica disciplina. Certamente accanto a
una componente legata al fascino suscitato dalla
storia e dalla cultura di un paese come l’India, lo
SPORT
02
“Lo yoga è un beneficio sia
per lo spirito che per i muscoli”
yoga è oramai conosciuto e diffuso in gran parte
del mondo proprio grazie ai preziosi e importanti benefici che è in grado di apportare tanto allo
stato d’animo quanto al corpo. Questa disciplina,
infatti, ha una forte componente fisica: accanto
agli esercizi di meditazione e rilassamento ci sono
posizioni e movimenti che aiutano ad aumentare la forza e la flessibilità, a stimolare il senso
di equilibrio e soprattutto a governare meglio la
respirazione. Lo yoga è dunque un beneficio sia
per lo spirito che per i muscoli: da una parte aiuta a mantenere la giusta postura e a tonificare il
corpo, dall’altra è un ottimo metodo per ritrovare
il benessere interiore e alleviare gli umori negativi. Ad esempio, molti studi sembrano dimostrare
che praticare yoga agisca positivamente su alcuni
fattori di rischio per le malattie cardiovascolari:
ipertensione, colesterolo alto e indurimento delle pareti dei vasi sanguigni. Le sessioni di yoga e
in particolare gli esercizi di respirazione, agiscono
sul sistema nervoso abbassando il rilascio di adrenalina, portando il cuore a battere in modo più
regolare. Questa è una delle ragioni per cui molti
degli esercizi previsti sono adatti a persone di tutte le età. Non a caso, negli ultimi anni, il numero
di corsi e incontri è notevolmente aumentato in
tutto lo stivale.
In Italia, la pratica più diffusa, così come in gran
parte dell’occidente, è quella dello Hatha Yoga,
basato su una serie di esercizi originati nelle scuole iniziatiche dell’India e del Tibet, attualmente
slegato dal forte legame originario con aspetti religiosi, e per questo inserito anche tra i corsi di
numerose palestre di fitness. A Milano è entrato a
far parte dei più attesi appuntamenti internazionali di yoga e olistica lo YogaFestival. Dal 14 al 16
ottobre, Superstudio Più di via Tortona ospiterà
la sesta edizione di questo importante evento. Un
festival rivolto a insegnanti, appassionati o semplici curiosi che desiderano conoscere le diverse
discipline di questa antica filosofia e approfondire
scienze correlate come l’olistica e l’ayurveda. Il
tema della manifestazione di quest’anno trae ispirazione dalla celebre frase del Mahatma Gandhi:
“Sii tu il cambiamento che vuoi vedere nel mondo”.
Con una serie di incontri, conferenze e sessioni
pratiche con esperti e insegnanti, si cercherà di
capire meglio e di indagare la direzione che sta
prendendo la nostra società. Nessuno di noi può
sapere con esattezza che cosa ci riserverà il futuro,
ma ognuno ha il dovere verso se stesso di farsi
trovare preparato. E con la pratica, la meditazione
e la cura di corpo e mente ogni cosa può ritrovare
il suo ordine, la sua armonia.
01. 02. Lo YogaFestival
raccoglie ogni edizione
5000 visitatori, 1600
iscritti ai seminari e
oltre 2000 presenze
nelle freeclass (lezioni
gratuite di circa 45
minuti tenute da scuole
qualificate). Foto
courtesy YogaFestival.
41
POLO
Polo addicted
SUL WEB
www.milanopolo.com
www.lanuovaponcia.it
www.villasestapoloclub.com
01
Un campo in erba, otto cavalli con i rispettivi
cavalieri dotati di mazze e una palla. Questi gli
elementi che caratterizzano il polo, uno degli sport più
antichi e affascinanti del mondo. Provare per credere.
Testo e foto di Andrea Zappa
01. Fase di gioco
durante una partita di
allenamento presso
il Milano Polo Club.
La struttura ha sede
a Mesero a pochi
chilometri da Milano.
Tra settembre e
ottobre verranno
organizzati gli ultimi
due tornei della
stagione.
42
“Mamma, ho scoperto la cosa più bella del mondo: il
polo”, così scriveva dal collegio Winston Churchill
alla madre verso la fine dell’Ottocento. In quel
periodo il futuro primo ministro inglese inizia a
praticare lo sport, subendone il fascino indiscusso.
È difficile infatti non rimanere rapiti dal polo una
volta che si è stati a bordo campo, figuriamoci se
si monta in sella per impararne i rudimenti. Cavallo e cavaliere diventano una cosa sola, un concentrato di potenza, eleganza e adrenalina in movimento. Sebbene sia comunemente considerato
uno sport d’élite, le sue origini in realtà sono molto umili e risalgono alle tradizioni rurali e guerriere di paesi come la Mongolia e il Tibet. In quelle
regioni era consuetudine che alcuni uomini a cavallo si mettessero a scacciare con un lungo bastone i roditori che infestavano i campi coltivati.
Il roditore in seguito diventò una palla e i cavalieri
disinfestatori una squadra. Se nel Vecchio Continente sono gli inglesi a dominare per tradizione
(furono i primi a portarlo in Europa in epoca coloniale), a livello mondiale i signori indiscussi del
campo sono gli argentini. Le terre sconfinate e la
passione per i cavalli hanno portato il paese sudamericano a essere un punto di riferimento per
questo sport, sia per quanto concerne i giocatori che la loro monta. “I cavalli argentini − spiega
Attila Tanzi, presidente del Milano Polo Club −
erano perfetti per la loro robustezza, maneggevolezza e per i movimenti che erano abituati a compiere
nella gestione delle mandrie: grande scatto, capacità
di prendere la bestia e quindi prendere l’avversario
e nessuna paura del contatto. Ovviamente poi si è
cercato di migliorarne la razza e oggi non sono rari i
casi di cavalli da polo 100% purosangue. In Inghilterra, ad esempio, molto spesso i cavalli purosangue
POLO
ASPETTANDO LA COPPA
Dal 22 settembre al 2 ottobre si
terranno in Italia presso il Villa Sesta
Polo Club di Bucine (AR) i Playoff
europei validi per le qualificazioni
alla nona edizione della FIP World
Polo Championship che si giocherà
a ottobre in Argentina. Alle selezioni europee parteciperanno i mi-
02
non abbastanza veloci per le corse vengono messi a
giocare a polo. A parità di livello tra i cavalieri, è
il cavallo che fa la differenza. Gonzalo Pieres Sr.,
ex-giocatore pluripremiato e oggi uno dei più importanti polo manager del mondo, sostiene che un
cavallo conta in campo per il 70%”. Una squadra di
polo si compone di quattro elementi. I numeri 3
e 4 sono i difensori, solitamente i più bravi, quelli
dotati del “colpo lungo” che in genere rimangono
in posizione più arretrata per impostare il gioco e
lanciare l’azione. Il valore di un giocatore dipende dal suo handicap (numero che indica il livello
di gioco). Si parte da un minimo di -2 fino a un
massimo di 10. La somma degli handicap di tutti i giocatori, esprime il valore del team nel suo
complesso. Questa valutazione tecnica permette
di organizzare partite anche tra squadre miste o
di livello diverso, ovviamente dando al team più
debole un vantaggio in goal. “In passato in Italia
− prosegue Tanzi − c’era la tendenza a gratificare i
giocatori alzando un po’ l’handicap ma poi, quando
si affrontavano squadre straniere il cui valore assegnato era reale, non se ne usciva vivi. Oggi i nostri
professionisti sono quasi tutti di due, massimo tre
goal di handicap”. In Europa una partita dura solitamente quattro tempi da sette minuti e mezzo
l’uno, con un break di circa tre minuti. In linea
gliori team di Italia, Francia, Spagna,
Germania, Olanda e Inghilterra.
L’appuntamento mondiale di cui
La Martina è official supplier si svolgerà all’Estancia Grande Polo Club,
nella provincia di San Luis, una
realtà sportiva che conta quattro
campi da polo e scuderie in grado
di ospitare fino a 280 cavalli.
03
di principio si dovrebbe cambiare un cavallo per
tempo. Teoricamente quindi un giocatore dovrebbe possedere quattro cavalli. “Nel polo c’è dunque
una variabile terza, quella finanziaria, che gioca un
ruolo non indifferente: se hai soldi puoi comprarti
più cavalli e di qualità”. In Italia ci sono vari tornei
oltre a un campionato nazionale che raggiunge un
livello massimo di 6 handicap per squadra. Vengono organizzati due gironi eliminatori, solitamente di sei squadre ciascuno, uno del nord e uno
del centro-sud. Al girone finale sono ammesse le
migliori quattro squadre. La realtà milanese del
polo esiste, anche se con sedi diverse, ormai da
molti anni: “La collocazione della sede a Mesero, nei
pressi di Malpensa, ci ha portato fortuna. Ci sono
infatti molti stranieri di passaggio che ci chiamano
e ci chiedono di praticare da noi. La struttura offre
un centinaio di box fissi, che possono essere integrati
durante il periodo delle gare, un campo di sabbia per
giocare all’arena polo, attivo tutto l’inverno, un campo pratica, dove si disputano le partite amichevoli, e
accanto un campo di gara regolamentare. Dall’anno
prossimo poi, a partire dalla bella stagione, avremo
anche due nuovi campi proprio in città, nella zona
di San Siro. Lì faremo maggiore promozione per i
corsi di iniziazione. E sarà una bella vetrina per i
tornei più importanti”.
02. Il polo è uno
sport molto dinamico
e veloce. Non sono
rari gli infortuni, per
questo i giocatori
indossano protezioni
per ginocchia, gomiti
e testa.
03. Ogni team si
compone di quattro
cavalieri. Nel
professionismo ogni
giocatore cambia il
cavallo a ogni tempo
di gioco, così da avere
sempre una monta
fresca e riposata.
43
POLO EQUIPMENT
Lo sport dei re
Il gioco del polo vanta origini antichissime ed è da sempre considerato
lo sport per eccellenza di re, principi e ufficiali dell’esercito. Un gioco
equestre tra i più spettacolari, virili ed eleganti.
di Luigi Bruzzone
L’Army Polo Team
sponsorizzato da
Hackett durante
l’ultima edizione della
Hackett Rundle Cup.
Foto di Tim Newton.
44
L’abbigliamento e l’attrezzatura per il gioco del
polo sono rimasti sostanzialmente invariati dal
XIX secolo a oggi, con alcuni accorgimenti tecnici
dovuti alla ricerca e all’evoluzione dei materiali. Il
casco, fornito in alcuni casi anche di griglia, è un
accessorio essenziale per garantire la sicurezza del
capo e del volto del cavaliere. Gli occhiali hanno
la funzione di proteggere gli occhi dalla palla e
dalla mazza degli avversari, ma anche dai fastidiosi moscerini che sono spesso presenti sui campi da
gioco. I guanti garantiscono il perfetto grip per la
presa della stecca, la “protesi” che possiede il cavaliere per colpire la palla una volta in sella. Questa
è composta di tre parti: un’impugnatura superiore
con laccio, una canna di bambù resistente e flessibile di lunghezza variabile e, all’estremità inferiore, quella con cui si porta il colpo, un cilindro
in legno che disegna un angolo di 90 gradi con
l’asta. Fondamentali le ginocchiere, rigorosamente
in cuoio, che proteggono le gambe del giocatore
durante gli scontri e le spinte che avvengono normalmente in campo. Di recente alcuni cavalieri
indossano anche dei paragomiti per sopportare
meglio i contatti involontari con la palla e le mazze degli avversari. Gli stivali, realizzati in cuoio,
hanno solitamente una cerniera sul davanti per
poterli sfilare facilmente in caso di traumi alla tibia e al perone. Non sono infatti rare le cadute
dovute al cavallo che inciampa lanciato al galoppo
o per cambi di direzione troppo repentini. Completano il look del giocatore i pantaloni, rigorosamente bianchi, e naturalmente la polo shirt, che
prende il nome proprio da questo sport. Anche
i cavalli devono seguire un’etichetta nella tenuta
di gara: sella da polo all’inglese, sottosella e fasce
protettive nella parte inferiore degli arti. La coda
è corta e la criniera è rasata affinché la stecca non
vi rimanga impigliata. Lo “sport dei re” non poteva
non sedurre i cuori regali dei principi William e
Harry. I due si vedono regolarmente sui campi del
Tidworth Polo Club in rosso Hackett. Dal 2005
infatti il marchio inglese, nell’ambito della Hackett Rundle Cup, sponsorizza l’Army Polo Team
nella sfida annuale contro la Royal Navy.
POLO EQUIPMENT
Style & Protection
Il guardaroba del giocatore di polo: un
mix di eleganza british e funzionalità.
Dainese
Boggi
La Martina
Guanti in tessuto traspirante della linea
Cintura scamosciata con fodera
Casco tecnico da polo della
Equestrian Collection by Dainese.
in nabuk e fibbia in nickel satinato.
serie Pro Evolution Helmet.
www.dainese.com
www.boggi.it
www.lamartina.eu
Museum
Etiqueta Negra
U.S. Polo Assn.
Gilet imbottito in piuma realizzato
Pantalone modello chino
Polo della collezione Special Edition
in nylon water repellent.
in gabardina di cotone.
dedicata a diverse nazioni.
www.museumtheoriginal.com
www.etiquetanegra.eu
www.uspoloassn.com
Casa Fagliano
Logi Polo House
Asprey London
Stivali da polo di manifattura
Mazze da polo Argentine in bambù
Sella da polo creata in collaborazione
artigianale realizzati in cuoio.
realizzate a mano.
con il campione Memo Gracida.
www.fagliano.com.ar
www.logipolo.com
www.asprey.com
45
YACHTING
Italiani, popolo di poeti,
santi e navigatori…
SUL WEB
www.riva-yacht.com
www.wider-yachts.com
www.revolverboats.com
www.azimutyachts.com
www.sacsmarine.it
01
Grandi, piccole, larghe, strette, chi più ne ha più ne esponga.
Il meglio della nautica mondiale, e soprattutto dell’eccellenza
made in Italy, si dà appuntamento a Genova in occasione della
cinquantunesima edizione del Salone Nautico Internazionale.
di Andrea Zappa
01. Il Wider 42’ in
navigazione. Un open
day-cruiser di ultima
generazione a dir poco
“camaleontico”.
46
Poeti sicuramente, santi mica tanto, navigatori forse. Più che di navigatori si potrebbe invece parlare
di costruttori. Da sempre i cantieri nautici italiani
sono i leader indiscussi del mercato, in particolare
di quello delle imbarcazioni a motore. Vetrina di
questa eccellenza è senza dubbio il Salone Nautico Internazionale di Genova. Dall’1 al 9 ottobre
la città ligure diventa la capitale mondiale del settore offrendo un evento che coinvolge circa 1300
espositori e mette in mostra quasi 2000 barche,
dal più piccolo natante al super-yacht di ultima
generazione. La manifestazione si sviluppa su
quattro padiglioni, due grandi marine e una darsena. L’area floating, la più suggestiva in cui si possono ammirare le barche “galleggiare”, conta oltre
110mila metri quadrati di specchio acqueo con
più di 450 scafi in banchina. Ce n’è veramente per
tutti i gusti e per tutte le tasche.
Lo storico marchio Riva, che fin dagli anni Sessanta è stato sinonimo di classe e glamour, presenta
tra gli altri il nuovo Riva Iseo, un day cruiser di 27
piedi destinato a diventare un vero e proprio must
per gli amanti dello stile senza tempo. Il piccolo
yacht, per le dimensioni e i criteri con cui è stato
disegnato, può essere agevolmente trasportato al
traino di una vettura. Il forte legame con il passato è testimoniato dall’ampio utilizzo del mogano,
emblema del marchio, lavorato ad arte e, come da
tradizione, verniciato con venti mani di cui dieci
a pennello e dieci a spruzzo. La barca avrà anche
una versione con motore ibrido con possibilità
di funzionamento ZEM (Zero Emission Mode),
ideale per l’utilizzo in acque in cui la normale
navigazione è interdetta. Per chi ama i progetti
innovativi Wider, azienda nautica nata nel 2010
su idea dell’imprenditore Tilli Antonelli, propone il Wider 42’, un open day-cruiser in grado di
trasformarsi e adattarsi alle più diverse esigenze
del suo armatore. L’imbarcazione è progettata per
allargarsi tramite un sistema automatico, grazie a
due estensioni laterali dello scafo, così da raddoppiare le superfici calpestabili e garantire maggiore
vivibilità a bordo. Inoltre è possibile scegliere tra
due diverse configurazioni per la poppa: la prima,
YACHTING
GENOVA, DUE PASSI IN
BANCHINA
Il Salone è aperto tutti i giorni dalle
10 alle 18.30. Il primo ottobre,
giorno di inaugurazione, i cancelli
chiuderanno invece alle 22.30.
Il biglietto d’ingresso costa 15
Euro, 12 Euro il ridotto. Ingresso
gratuito per i bambini fino a 5 anni
compiuti. Tre sono gli ingressi al
Salone: dal portale di Levante di
piazzale Kennedy, sul lato ovest
dalle Riparazioni Navali e dalla
banchina riservata ai battelli del
Consorzio Liguria Via Mare.
Il biglietto è acquistabile anche
online sul sito della manifestazione:
www.genoaboatshow.com
03
02
allestita con moto d’acqua; la seconda, con prendisole e garage che permette di stivare un tender
da 2,5 metri. Per chi invece ama l’ebrezza della
velocità, il Revolver 42, realizzato nei Cantieri di
Anselmo Mauri sul Lago di Garda, è l’imbarcazione ideale. Uno scafo senza compromessi dalle
linee d’acqua aggressive disegnate dal progettista
Micheal Peters, i cui yacht hanno riportato oltre
200 vittorie in Offshore Classe 1 e detengono
tredici titoli mondiali. La consolle di comando è
sportiva e la parte superiore dell’hard-top, il lunotto posteriore e i finestrini laterali scorrono a
scomparsa, garantendo una totale protezione da
vento e mare per coloro che vogliono toccare la
folle velocità di 68 nodi. Per chi se lo può permettere o per chi invece ha solo voglia di sognare
a Genova sarà possibile visitare il bellissimo Azimut 120 SL, l’ultima ammiraglia della linea S. Un
megayacht di 36 metri che offre ai suoi ospiti un
salone di 60 metri quadri, una cabina armatoriale
da mille e una notte e tre suite ospiti. Un vero
attico in centro a Milano con terrazza sul mare.
Dal maxi al mini. Tra i gioielli gonfiabili di Sacs
Marine è assolutamente da vedere il mini-tender
firmato Christian Grande DesignWorks, realizzato in co-branding con Abarth e Ferrari. Un ulteriore esempio del processo di “ibridazione” dei
mondi car design e yacht design. L’idea è quella
di riproporre su un gommone le forme aggressive ed eleganti delle monoposto di Maranello, con
pilota in posizione centrale e dotazioni di bordo
dallo spiccato carattere corsaiolo. Il tender di soli
3,3 metri è dotato di un potente idrogetto da 104
hp che permette di raggiungere una velocità di
oltre 40 nodi. La livrea, nel tipico Rosso Corsa, è
impreziosita dai loghi “Abarth Tributo Ferrari” e
la selleria è caratterizzata dalle impunture rosse
tipiche dei sedili del marchio dello scorpione.
Il modello sarà realizzato in edizione limitata in
199 esemplari.
Questo e molto altro alla kermesse genovese che
come sempre offrirà il meglio dell’esperienza, della raffinatezza e dell’estro nostrano. Ora tocca a
noi sentirci solo un po’ più navigatori.
02. L’elegante consolle
di guida del Riva Iseo, il
27 piedi carrellabile di
casa Riva.
03. Una delle qualità
principali del nuovo
Azimut 120 SL è la
grande luminosità degli
ambienti interni.
47
HI TECH
Case sempre più “intelligenti”
DOMOTICA A MILANO
L’ingresso dello showroom BTicino
di via Messina a Milano, dove è
possibile vedere tutte le soluzioni
domotiche del sistema MyHome.
È possibile visitare lo showroom
prenotando al numero verde
800 837035.
In Italia cresce l’interesse per la domotica: soluzioni per tutte le esigenze,
proposte sia da piccoli installatori che da grandi aziende multinazionali.
di Enrico S. Benincasa
Sono passati 27 anni da quando il giornalista francese Bruno De La Tour coniò il termine domotica, fondendo in una sola espressione il latinismo
domus con una delle parole magiche degli anni
Ottanta: informatica. In realtà questa disciplina
sin dai suoi albori attingeva non solo dal mondo
dei computer, ma anche da altri campi come telecomunicazioni, elettronica, elettrotecnica e ingegneria edile. Proprio questa natura multidisciplinare sembra essere uno dei fattori che hanno
determinato la crescita della domotica in Italia.
Oggi su di essa convergono le attenzioni di diversi
settori industriali, attirati dalle buone possibilità
di business. Non è un caso, quindi, che proprio
sei anni fa sia nata Assodomotica, un’associazione che riunisce i soggetti interessati – pubblici e
privati – e che promuove lo sviluppo di aziende,
prodotti e servizi dedicati. Il fattore principale,
però, è la presenza di un mercato in espansione:
nel 2005 gli impianti domotici installati in Italia
erano meno di 20 mila, oggi sono più di 60 mila
e si supererà quota 100 mila unità entro il 2013.
Oggi la home automation (così viene chiamata
nel mondo anglosassone) comprende opzioni che
vengono customizzate in base alle esigenze degli
48
utilizzatori finali: climatizzazione, sicurezza, controllo di impianti ed elettrodomestici, risparmio
energetico e, soprattutto, accesso da remoto. Il
diffondersi del mobile Internet, infatti, ha reso
smartphone e tablet interfacce perfette per comunicare con la propria casa “intelligente” quando si
è fuori, ricevendo feedback tramite portali web,
SMS, mail o notifiche push da app dedicate. Negli
ambienti, invece, sono i pannelli touch screen a essere scelti maggiormente per la loro facilità d’uso,
ma non mancano controller pensati per chi soffre
di particolari disabilità. Nel mercato sono molte
le aziende italiane che si sfidano, a cominciare da
BTicino che, con il suo sistema MyHome, è stata
tra le prime a credere nel successo della domotica.
Anche Vimar (con ByMe) e Gewiss (con Chorus)
sono attive in questa nicchia destinata a crescere.
A esse si affiancano una serie di realtà più piccole
che mixano prodotti di diverse marche, controllati
attraverso software creati ad hoc o attingendo da
soluzioni open source come Misterhouse o Freedom. Per chi ne vuole sapere di più appuntamento il 25 e 26 ottobre alla Fiera di Verona per Home
& Building, la manifestazione espositiva dedicata
più importante nel nostro paese.
ADVERTORIAL
Panamera Diesel, la viaggiatrice
dal cuore sportivo
L’ultima versione della Gran Turismo di casa Porsche non ha rivali sui
lunghi percorsi tra le potenti sportive della sua categoria. Un’autonomia
di oltre 1200 chilometri per un motore diesel da 250 CV. Il sogno
diventa realtà.
La lingua di asfalto prosegue all’infinito oltre l’orizzonte e il piacere di guida
è totale. Sensazioni uniche che diventano quotidianità a bordo della nuova
Panamera Diesel, da agosto sul mercato, che con un serbatoio di 80 litri e
consumi di carburante pari a soli 6,5
l/100 km si pone ai vertici delle berline
sportive adatte ai lunghi viaggi.
Grazie al silenzioso motore V6 da 3.0
l con 250 CV di potenza, che rappresenta il livello più moderno della tecnologia diesel, l’ultima nata di casa
Porsche affronta con spunto brillante
qualsiasi tipo di itinerario, dai lunghi
tratti autostradali ai più divertenti percorsi montani. In combinazione con
l’efficiente Tiptronic S a 8 rapporti, il
cuore turbodiesel V6, con emissioni
ridotte di CO2 pari a 172 g/km, accelera da 0 a 100 km/h in 6,8 secondi e
raggiunge la velocità massima di 242
km/h. Emozioni e sostanza in grado di
far sognare qualsiasi pilota. Ma la casa
di Stoccarda ha da sempre un occhio
di riguardo anche per l’ambiente, offrendo sulla Panamera Diesel anche
la funzione automatica Start-Stop e
la possibilità di montare pneumatici a
basso coefficiente di attrito che fanno
diminuire ulteriormente le emissioni a
167 g/km. La V6 Diesel è disponibile
esclusivamente quattro porte con trazione posteriore. Una “fondista” autentica tra le Porsche Gran Turismo per le
quali il piacere di guida è un must. In
alternativa al telaio con sospensioni in
acciaio, presente di serie, su richiesta
sono disponibili le sospensioni pneumatiche adattive che consentono di
ampliare l’impostazione dell’assetto,
aumentando ulteriormente il comfort
di guida da un lato e la dinamica di
condotta sportiva dall’altro. Nonostante la tipica silhouette Porsche, bassa e
filante, all’interno dell’abitacolo ogni
passeggero trova, grazie ai 4 sedili singoli, lo spazio ideale per godere appieno del viaggio. In combinazione con
i sedili riscaldabili sono disponibili,
come optional, anche quelli ventilati. Anche il vano di carico è di grande
flessibilità grazie ai sedili posteriori ribaltabili singolarmente. Il viaggio può
avere inizio.
Informazioni: www.porsche.com/italy/
49
WHEELS
Gadget follie
01
Se un tempo i gadget dei costruttori di automobili si
potevano trovare a fatica in qualche concessionaria
oggi sono considerati fondamentali per l’immagine
di un brand, con prodotti esclusivi e particolari.
di Paolo Borrone
01. Classe e
raffinatezza per la
piccola auto a pedali
di casa Audi: telaio in
alluminio e dettagli in
vera pelle.
50
L’importanza del merchandising ufficiale nel settore automotive è in aumento anno dopo anno,
con margini di crescita che non lasciano dubbi in
merito: nel corso del 2010, per esempio, l’on line
store di Ferrari ha visto crescere i propri ricavi di
oltre il 50%. Inoltre questi prodotti, soprattutto
per i brand di lusso, garantiscono un’esperienza
complessiva del marchio che va al di là delle ore
passate al volante: questo è fondamentale perché
permette di stringere un legame anche con chi non
acquisterà un’autovettura. Cercando tra le infinite
proposte degli articoli ufficiali delle case automobilistiche si trovano i classici capi di abbigliamento come cappellini, T-shirt, polo, orologi, valigie,
articoli per l’ufficio, lo sport e il tempo libero, oltre alle riduzioni in scala di altissima qualità dei
modelli più famosi. Non mancano però oggetti
curiosi e originali. Bentley propone un modello in
scala 1:12 della mitica Blower 4½ Litre del 1929
realizzato dalla storica manifattura Anthony Holt,
specializzata nelle produzioni di lusso dal 1915.
Costruita a mano dai maestri artigiani, questo
modello presenta un livello di finitura nei minimi
dettagli impossibile da riscontrare in altre proposte: portiera lato guidatore apribile, cofano estraibile, motore riprodotto nei più piccoli particolari
e cruscotto con quadranti perfettamente leggibili. La base è invece realizzata in pregiato legno
di noce con ovviamente il logo Bentley posto in
evidenza. L’esclusività dell’oggetto è dovuta alla
tiratura, soli dieci esemplari prodotti e numerati,
al prezzo altrettanto esclusivo di 29.782.98 sterline, al cambio oltre 33 mila euro. Iva esclusa, of
course. Sempre nel campo dell’eccellenza l’omaggio di Damiani alla Maserati si concretizza in un
portachiavi in oro bianco con diamanti e pavé di
zaffiri. Il tridente, simbolo della casa modenese,
è riprodotto grazie all’impiego di 232 zaffiri blu
per una caratura di 2,70 e 66 diamanti (ct. 0,66),
contraddistinti da una certificazione conflict-free
WHEELS
FERRARI WORLD
Ha aperto alla fine dello scorso
anno il Ferrari World di Abu Dhabi,
il primo parco monotematico dedicato alle rosse. Costruito sull’isola
Yas Island, al suo interno sono
presenti un circuito di Formula 1,
un hotel a 5 stelle e attrazioni
all’avanguardia: le montagne russe
più veloci del mondo, capaci di
raggiungere i 240 km/ora, e Scuderia Challenge, un simulatore del
tutto simile a quello usato dai piloti
professionisti.
02
03
(acquistati da fonti lecite non coinvolte nel finanziamento di conflitti). Anche in questo caso
prezzo non proprio abbordabile, 10.500 euro, e
tiratura limitata: otto esemplari, come i cilindri
del propulsore Maserati. È davvero vasta la gamma di prodotti che i costruttori di automobili
decidono di rivisitare secondo la propria filosofia
costruttiva, che spesso si orienta verso il design
più esclusivo e l’elevato grado di tecnologia, valori
che contraddistinguono per esempio le proposte
di Porsche. La casa di Stoccarda attraverso la sua
divisione Porsche Design Studio, propone per gli
appassionati della neve uno slittino che assicura
anche in questo campo, prestazioni all’avanguardia e la massima tenuta di pista. Il prodotto è realizzato con una speciale plastica che ha permesso
di garantire un peso molto contenuto (intorno ai
4 chilogrammi) e la robustezza necessaria. La ricerca dei materiali ottimali è ciò che caratterizza
anche la splendida BMW M Bike Carbon Racer,
una bicicletta da corsa prodotta dalla divisione
sportiva della casa bavarese. Disponibile da pochissimi mesi, la M Bike Carbon Racer ha un telaio in carbonio (che è lo stato dell’arte in questo
settore perché garantisce prestazioni uniche per
leggerezza e resistenza), unito a un gruppo ciclistica Shimano Ultegra (composto da guarnitura,
movimento centrale, pedivelle, corona, leve freno, freni, leve cambio, catena, mozzi e deragliato-
ri), tra i migliori disponibili sul mercato. Grande
attenzione anche nelle finiture estetiche: il logo
Motor sport campeggia sul tubo superiore mentre
manopole, sella e cerchi hanno inserti di colore
rosso corsa. Molto ampia è ovviamente la parte
dedicata ai più piccoli. Tra modellini e peluche
ci sono oggetti capaci di entusiasmare qualsiasi
bambino e non solo. Sicuramente la Ferrari California 12 Volt e l’Audi Silberpfeil Auto Union
Typ C sono quei prodotti che un qualsiasi figlio
vorrebbe e che un papà avrebbe voluto. L’Audi,
all’epoca Auto Union, ha celebrato il suo settantesimo anniversario con un’automobile a pedali che
ne ha omaggiato le linee: 999 esemplari in tiratura
limitata con carrozzeria in alluminio e dettagli in
vera pelle.
Con il design unico della Spider 8 cilindri della
casa di Maranello, più un vero telaio in acciaio e
una solida carrozzeria in plastica, dipinta ovviamente con colori non tossici, la piccola Ferrari ha
invece un sistema monomarcia (con anche retro),
ruote e cerchi in lega e un vero impianto frenante
elettronico, il tutto alimentato a 12 Volt. Velocità
massima 8 kilometri orari, pochi in confronto agli
oltre 300 del modello vero, sufficienti però per
sognare. Con un indiscutibile vantaggio: una volta finito il carburante basta ricaricare le batterie,
senza dover passare dal benzinaio. Visti i prezzi
attuali non è poco!
02. Dall'asfalto alla
neve, Porsche Design
Studio realizza per
gli appassionati della
montagna uno slittino
dalle linee filanti
e, come vuole la
tradizione del marchio,
dalle alte prestazioni.
03. Telaio in carbonio e
ciclistica all'avanguardia
sono i punti di forza
della M Bike Carbon
Racer di BMW.
51
WEEK - END
Sud Tirol, l’altra Italia
SUL WEB
www.suedtirol.info/it/
www.pfefferlechner.it
www.acquarena.com
www.termemerano.it
01
Desiderate passare qualche giorno di vero relax in un luogo dove
le parole d’ordine del vostro soggiorno siano ordine, qualità, rispetto
per la natura, accoglienza e puntualità? In Sud Tirol si può.
di Stefano Ampollini
01. Il territorio
attorno a Bolzano si
caratterizza di vitigni
a perdita d’occhio. La
parte più a sud dell’Alto
Adige è considerata la
regione “mediterranea”
del paese: non a caso
il suo clima mite rende
il lago di Caldaro il più
caldo dell’intero arco
alpino. Foto courtesy
Alto Adige Marketing/
Clemens Zahn.
52
Da sempre isola felice e un po’ anomala della
nostra incasinata Italia, il Sud Tirol rappresenta il
massimo per chi desidera lasciarsi alle spalle i ritmi e le inefficienze delle nostre città. Già, perché
da queste parti tutto funziona alla perfezione, a
dispetto di ritmi molto più lenti. A dimostrazione
che per costruire un ambiente in cui poter vivere
in modo sostenibile ed efficiente non è necessario
fare mille cose. Ne bastano poche, fatte bene e
con cura. Basta qualche piccolo sforzo di adattamento (talora linguistico) e potrete godere di una
varietà di offerta in grado di soddisfare qualunque
esigenza. Wellness, natura, enogastronomia, tradizione e modernità: questi i pilastri dell’offerta altoatesina. Non a caso il wellness è al primo posto,
perché idealmente raccoglie tutto il resto. Venire
quassù senza provare una spa, che sia pubblica o
interna a un albergo, è un delitto. Ve ne sono per
tutti i gusti, ma tutte accomunate da alcune regole chiare: nelle saune e nei bagni si deve entrare
nudi, in sauna è obbligatorio stendersi o sedersi
su un telo grande in modo che nessuna parte del
proprio corpo venga a contatto con il legno, gli
schiamazzi sono da evitare nel modo più assoluto.
Poche regole che però segnano una distanza notevole con ciò a cui siamo abituati nelle nostre città.
Se, in particolare, il pudore vi inibirà a mostrarvi nudi per la prima volta in un luogo pubblico,
dopo pochi minuti vi chiederete come avete fatto
per tanti anni a vestire un costume in una sauna.
Da provare assolutamente le sessioni di getti di
vapore: blocchi di ghiaccio con essenze vengono
collocati sui braceri a 90° delle saune secche. Il
vapore sprigionato viene gettato sui partecipanti
da un inserviente che fa roteare in aria un asciugamano. Un’esperienza insolita e suggestiva, soprattutto quando il vapore porta la temperatura
a quasi 120°. Il tuffo in catini d’acqua ghiacciata
che ne segue è un toccasana. Portatevi un libro,
però: l’unica cosa da fare dopo è distendervi su un
lettino in una zona relax, spesso con viste mozzafiato su distese di meleti e montagne. A parte
le Spa interne a tutti gli hotel, imperdibili sono
l’Acquarena di Bressanone e le Terme di Merano.
WEEK - END
“Il perfetto connubio tra tradizione
e modernità trova qua la sua massima
espressione”
02
Per gli amanti del trekking o delle ciaspolate invernali il Sud Tirol rappresenta una tappa obbligata, in particolare perché affrontabile da tutti,
grazie alle dolci pendenze dolomitiche. Dopo
qualche ora di camminata non c’è nulla di meglio che fermarsi in qualche baita per assaggiare le specialità gastronomiche: dalla più leggera
“merenda tirolese” (speck, salsicce affumicate con
rafano e formaggio), alla più saporita testina di
vitello in agro con cipolle, fino ai più consistenti
canederli in brodo, i gröstl (pasticcio di patate e
carne lessa) oppure il fortissimo graukäse anche
detto “formaggio grigio” per il colore delle sue
muffe. Se il tutto vi sembra piuttosto pesante, potrete sempre farvi aiutare da qualche ottimo vino
locale, non solo il Gewurztraminer, tanto amato
dalle donne, ma anche ottimi pinot neri e merlot,
vitigni sempre più apprezzati anche dai numerosi
tedeschi che giungono fin qua. Da non perdere
i vini biodinamici di Alois Lageder, punta d’eccellenza della produzione locale, ma neppure le
molteplici birre artigianali, tra cui la Pfeffer del
IL MUSEION DI BOLZANO
Il Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Bolzano, inaugurato
nel 2008, è un must per gli amanti
del genere. L’edificio di per sé è
uno dei massimi esempi italiani di
architettura contemporanea. La
forma cubica e le vetrate delle facciate hanno un forte impatto visivo,
specialmente la sera. La posizione,
a metà tra il centro storico e la
zona verde lungo il fiume Talvera,
lo rende uno dei cuori pulsanti
della città. Foto courtesy Alto Adige
Marketing/Frieder Blickle
www.museion.it
birrificio Pfefferlechner di Lana, dove si possono
gustare anche ottimi stinchi di maiale al forno.
Imperdibile Merano: nessun altro luogo può meglio rappresentare il Sud Tirol di questa tranquilla
cittadina, nota fin dal tempo degli Asburgo per il
suo clima temperato tutto l’anno. La principessa
Sissi era solita passarvi gli inverni e da lei prendono il nome i meravigliosi giardini del Castello
di Trauttmansdorff. Il perfetto connubio tra tradizione e modernità trova qua la sua massima
espressione: se da una parte la festa dell’uva, in
programma dal 14 al 16 ottobre, rappresenta il
massimo dell’attaccamento alle origini contadine,
dall’altra edifici come le Terme e l’albergo attiguo
progettati dall’architetto Matteo Thun (lo stesso di Tortona 37 a Milano) segnalano l’esigenza,
molto sentita, di costruire con un occhio al futuro. La tendenza è quella di rompere con la tradizione ma sempre ricercando la perfetta simbiosi
con la natura circostante. Insomma, chi fino a oggi
conosceva l’Alto Adige solo per i mercatini di Natale ha un mondo intero da scoprire.
02. La Festa dell'uva è
uno degli appuntamenti
imperdibili nel
calendario degli
avvenimenti meranesi.
Il clou della "tre giorni"
è la sfilata domenicale
di carri e bande in
costume tradizionale.
Foto courtesy Alto
Adige Marketing/
Frieder Blickle.
53
WELLNESS
Hohenwart Vista Spa
REGALARE HOHENWART
L’hotel mette a disposizione la
possibilità di regalare un esclusivo
buono valido per un paio di
rilassanti giorni di vacanza o per
uno specifico pacchetto wellness
Beauty à la Carte, in cui l’ospite
potrà godere a sua scelta di un
trattamento tra Magia delle Rose
o In vino Veritas.
www.hohenwart.com
L’esclusivo Hotel Hohenwart amplia la sua offerta
relax inaugurando il nuovo spazio Vista Spa. 1.200
metri quadri dedicati al benessere e alla cura del
corpo immersi in un oasi di verde e familiarità.
a cura della redazione di Club Milano
Su una soleggiata collina panoramica, abbracciato dalle cime dei monti Ivigna e Hirzer, si trova
il comune di Scena, un meraviglioso paesino di
2.700 abitanti, a circa 4 chilometri dalla città di
Merano. Durante gli ultimi cinquant’anni il comune si è trasformato da sconosciuta comunità
rurale in meraviglioso centro turistico. La posizione, il clima piacevole e i numerosi hotel di cui
dispone hanno contribuito a rendere quest’angolo
dell’Alto Adige un autentico paradiso per chiunque sia in cerca di ristoro per corpo e mente. Da
qui, infatti, è possibile ammirare un grandioso panorama naturale: cime montuose, vigneti, boschi
di conifere e frutteti che ospitano le più diverse
varietà locali.
L’Hotel Hohenwart rappresenta il luogo ideale
per trascorrere una vacanza indimenticabile, circondati dall’ospitalità della famiglia Mair, proprietaria dell’albergo, che da cinquant’anni accoglie i propri ospiti con piacere e dedizione. Nulla
è lasciato al caso, dalla sistemazione all’offerta
gourmet, fino alle proposte wellness, vero fiore
all’occhiello dell’hotel. Di recente è stata inaugurata Vista Spa, l’ampia struttura suddivisa in tre
piani con vista spettacolare sul Castello di Scena e
54
su Merano. Al primo livello sono disposte le stanze per i trattamenti estetici e i massaggi, l’area
yoga e shiatsu, le sale riposo e due Spa private. Al
secondo livello trovano spazio la sauna tirolese,
la bio sauna, il bagno di vapore alla rosa e l’area
doccia Fontana della giovinezza. In cima, nella terrazza sul tetto, si trova il “roof garden” – un grande prato, una piscina di acqua salata di 50 metri
quadrati a sfioro, una sauna panoramica, una zona
relax e una Spa privata a cielo aperto.
Eccellenza dell’offerta benessere sono i trattamenti all’uva e alla rosa. Per quelli In vino Veritas
vengono utilizzati estratti d’uva ricchi di vitamine
e sali minerali, acidi del frutto e microelementi
uniti a tanniti, lieviti di vino e OPC. Le cure naturali all’uva vantano una lunga tradizione, appartengono alla cultura del Sudtirolo e sono una vera
fonte di giovinezza: promuovono una protezione
attiva delle cellule e il persistente ringiovanimento della pelle. Contemporaneamente i trattamenti
a base di rosa alpina rappresentano vere cerimonie di benessere: i preziosi prodotti nutrono e
curano la pelle in modo particolarmente intenso,
inoltre il profumo del loro olio essenziale ha un
effetto calmante ed equilibrante.
WELLNESS
Natural style
Prodotti e ingredienti naturali
(concentrazione minima 70%) per
la cura di viso e corpo.
Mediterranea - Daily Allover Cream
Davines - Crema Fluido Restitutivo
Comfort zone - Hidramemory Cream Gel 24h
Crema all’estratto di pino e vitamina E per lenire e
Crema fluido all’aloe biologica, olio di Argan e olio
Crema viso con trealosio, estratto di baobab e
idratare il viso.
di crusca di riso.
acido ialuronico.
www.mediterranea.it
www.davines.com
www.comfortzone.it
B by Limoni - Talasso Scrub
Ahava - Softening Butter Salt Scrub
L’Occitane - Delicious Paste
Scrub anticellulite con sale del Mar Morto, olio di
Scrub naturale con osmoter, jojoba, olio di cocco e
Pasta esfoliante con olio e burro di mandorla e
avocado e vitamina E.
olio di semi di sesamo.
cristalli di zucchero.
www.limoni.it
www.ahava.it
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Delarom - Arome Equilibrant Hydratant
Kiehl’s - Midnight Recovery Concentrate
Khenz - Invigorating Lotion
Trattamento viso agli oli essenziali contro la perdita
Concentrato notte naturale al 99% e privo di
Concentrato a base di cellule staminali vegetali,
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parabeni.
caffeina e ginseng.
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www.khenz.it
55
OVERSEAS
The green accommodation
AEREO SÌ, MA CON I
CARBON OFFSET CREDITS
Se per raggiungere la vostra
destinazione dovete prendere un
aereo potete farlo ecologicamente. Per le lunghe distanze alcune
compagnie aeree offrono i carbon
offset credits. Acquistando questi
“crediti”, si possono compensare
le emissioni di CO2 prodotte dal
volo sostenendo, per esempio,
il rimboschimento di aree colpite
dalla deforestazione o progetti
relativi allo sviluppo di fonti energetiche rinnovabili. Per chi vuole
avere maggiori informazioni sul
sito di Air France c’è una sezione
“sviluppo sostenibile”.
01
Alloggiare in comode royal-suite ecocompatibili o in ecobungalow spartani a stretto contatto con la natura. Pronti per
un'avventura ecologica? Viaggiare green è un lusso per tutti.
di Maria Zanolli
01. Uno degli ecobungalow di Chumbe
Island in Tanzania.
Le strutture sono
alimentate a energia
solare e l’acqua viene
depurata. Foto di Karin
Sursenegger.
56
Quando cinque anni fa ho immerso i piedi nella
sabbia bianca di Fraser Island in Australia ho pensato: questo sì che è un vero paradiso terrestre.
Fraser è la più grande isola di sabbia al mondo,
per l’Unesco patrimonio dell’umanità, con una
superficie di 1.840 chilometri quadrati. La sabbia
di Fraser custodisce più di 100 laghi e una foresta
pluviale in cui crescono felci rarissime. Sull’isola
c’è un eco-code (un codice ecologico) che riassume alcuni comportamenti per garantire il totale
rispetto dell’ecosistema. Non esistono nuclei abitati, ma solo alcuni eco-lodge come il pluricertificato Kingfisher Bay Resort (www.kingfisherbay.
com), in cui l’esperienza green è totale. Il design
dei lodge è studiato per mimetizzarsi nella natura
circostante, e un sistema controllato di riforestazione permette alla vegetazione di proseguire il
suo ciclo naturale. All’interno del resort è stato
creato un centro di ricerca in collaborazione con
l’University of the Sunshine Coast per studiare
l’impatto del turismo e definire le pratiche da
attuare per la migliore conservazione dell’isola.
Cosa vuol dire vivere un’esperienza ecologica
viaggiando? Esistono luoghi più “eco” di altri? Un
hotel di lusso può essere anche green? Se guardiamo i trend negli stili di vita del mondo contemporaneo sembrerebbe che le persone abbiano
sempre più voglia di recuperare un contatto autentico con la natura nella quotidianità e soprattutto nelle loro vacanze.
Ci sono alcuni resort di lusso che, per le tecniche adottate nella costruzione e per alcune scelte
etiche sono certificati ecologici a livello internazionale. Uno dei sei hotel al mondo ad avere da
poco ottenuto il Luxury Eco Certification Standards (LECS) – la certificazione più autorevole, eseguita dal Sustainable Travel International
(STI) – è il The Setai Miami, un albergo affacciato sul mare che, oltre ad avere tutti i pleasure
di un soggiorno esclusivo, soddisfa i 100 criteri
green previsti dal LECS. Tra questi si annovera
per esempio l’eccellenza nel risparmio energetico con piano triennale a favore della comunità
locale, grazie all’installazione di filtri per l’ottimizzazione del consumo idrico privato. Se dalle
spiagge di Miami ci spostiamo in Africa troviamo
OVERSEAS
AVVENTURARSI
ECOLOGICAMENTE…
Avete voglia di vivere un’esperienza molto wild? In Belize, piccolo
stato della penisola dello Yucatan
affacciato sul Mar dei Caraibi, tra
antiche caverne Maya, coccodrilli,
giaguari e scimmie, l’avventura è
assicurata. Queste sono le destinazioni più quotate: Lamanai outpost
lodge (www.lamanai.com), Black
Rock Lodge (www.blackrocklodge.
com) a San Ignacio, il Blancaneaux
Lodge (www.blancaneaux.com)
ex rifugio familiare di Francis Ford
Coppola, un resort immerso nella
foresta pluviale.
02
altre forme di ecoturismo, un po’ più spartane ma
altrettanto sostenibili. Nell’isola di Lamu, Kenia,
sorge il Majlis, un particolare resort turistico attento all’impatto ambientale e alla sostenibilità.
Le ville sono costruite con pietra corallina ricavata dalle cave circostanti e legno locale, il resort
utilizza un sistema ibrido di solare ed eolico per
produrre energia pulita, utile alla vita del villaggio e oltre il 95% dello staff impiegato è keniota.
Non lontano da qui, a Chumbe Island in Tanzania, sette eco-bungalow sono l’alloggio perfetto
per chi vuole vivere un’esperienza selvaggia nella
riserva del Chumbe Reef Sanctuary (prima area
marina protetta della Tanzania) e della Chumbe Forest. Le strutture sono alimentate a energia
solare, la cucina è a “chilometri zero”, africana e
mediorientale e sull’isola sono state adottate alcune iniziative ecologiche come la produzione e
l’utilizzo di sapone locale fatto dalle cooperative
delle donne di Zanzibar, l’utilizzo di acqua depurata, il divieto di introdurre prodotti non organici
(per esempio i sacchetti di plastica) e il rispetto della vita notturna degli animali escludendo
sistemi di illuminazione artificiale. Esistono poi
alcune esperienze di viaggio esclusivissime che
soddisfano anche la voglia di avventura come
quelle nel deserto dell’Atacama in Cile, nel resort eco-chic di Awasi: qui, nel silenzio del cielo
si può ritrovare il contatto con la natura e cenare a lume di candela adagiati su cuscini di seta.
Tornando ai paradisi terrestri ce n’è uno ancora
molto poco frequentato che si trova sull’atollo di
Ahe nelle isole Tuamotu, Polinesia francese. Qui
si può soggiornare in alcuni eco-lodge e visitare le
aree circostanti, come la splendida Eden, un’isola
abitata da una comunità di cinesi che studiando
le caratteristiche del suolo è riuscita a creare un
orto sulla sabbia.
Viaggiare ecologicamente, insomma, significa anche andare a scovare quei luoghi che hanno qualcosa da insegnarci sul modo in cui si può vivere in
maniera del tutto decorosa pur rispettando l’ambiente, la biodiversità e le tradizioni della cultura.
In valigia, quindi, oltre a mettere tutto il kit da
viaggio, possibilmente bio, non bisogna dimenticare una dose importante di buon senso e rispetto.
02. La splendida
piscina del The Setai
Miami, uno dei sei
hotel più green al
mondo. L’albergo
affacciato sul mare
soddisfa i 100 criteri
previsti dal Luxury
Eco Certifications
Standards.
57
CLUB HOUSE
Il manuale del tennis italiano?
Tutto da rifare
Per chi ha la passione del tennis sentirne parlare da chi ha camminato sull’erba di
Wimbledon è il massimo. Prendete Laura Golarsa: milanese, classe ’67, oggi responsabile
del settore agonistico del TCM, con la massima naturalezza ti dice che Conchita Martinez
è sempre su Facebook: “Beh, certo si vedeva che aveva l’aria simpatica…”.
di Chiara Cossalter
Foto di Andrea Zappa
58
CLUB HOUSE
“Il bene più prezioso è la serenità
e il coraggio nel colpire la palla”
Il 1989 è l’anno che probabilmente
l’ha resa più famosa: quarti di finale
a Londra, davanti a lei c’è Cris Evert.
Partita storica in una delle sedi più illustri del tennis mondiale. Laura Golarsa
perde, ma solo al terzo set: 6-3, 2-6, 7-5
il risultato finale. E l’anno dopo sale al
trentanovesimo posto della classifica
WTA. Tutti buoni motivi per trovarla
oggi al Tennis Club Milano Alberto
Bonacossa, dove le è stata affidata la
supervisione agonistico-tecnica dagli
under 10 ai professionisti. Prima cosa
da sapere: stare lontani dalle regole del
tennis italiano.
Chi ha giocato ad alti livelli spesso fatica a volerne ancora sapere una volta
appesa la racchetta al chiodo. È stato
così anche per te?
Ho giocato la mia ultima stagione con
estrema consapevolezza. Avevo ben in
testa il mio futuro, era una scelta ponderata: 3 infortuni in 7 anni, un compagno di vita e non di doppio e i miei
32 anni. Non volevo andare avanti,
scendere magari tra le 300 del mondo e
provare poi a rimettermi in gioco. Ero
convinta di chiudere con Wimbledon,
invece mi ritrovo dritta in tabellone a
Flushing Meadows. E allora perché rinunciarci?
Terminati gli US Open del 1999 esci
dunque dal tabellone e così anche dal
circuito, e poi?
Poi ancora tennis. Tutto secondo programma. Ad aprile un caro amico mi
propone di venire ad allenare. Un’offerta invitante, part-time, che non mi
condiziona la vita privata. Accetto e
una settimana dopo sono a 100 metri
dal TCM, dove arrivo 5 anni dopo.
Senza alcuna lezione da coach?
Avevo acquisito la lezione su come
allenare in tutti quegli anni di tennis.
Anzi, in tutto ciò che mi era mancato in quegli anni, ossia in una guida.
Chi ti dice come muoverti, quante ore
andare a correre, quanti salti e quanti
pesi fare, che alimentazione seguire,
come iscriversi a un torneo ITF. A 21
anni mi ero ritrovata nei quarti a Wimbledon senza sapere come avessi fatto.
Tutto bello, ma non avevo riferimenti
intorno. Gli americani giravano il mondo crescendo nelle accademie, mentre
noi restavamo ancorati a uno sparring
partner, a una corsa sulla montagnetta
di San Siro o alle vittorie nelle coppe a
squadre under 14.
Da dove partire?
Dal basso. Per prima cosa serviva un
sistema di lavoro. Il mio obiettivo era
fare da traghettatore per passare da un
tennis amatoriale a uno professionistico. La speranza era trovare la forte motivazione. Io, per esempio, ero una che
dava la vita sul campo. Meglio piangere
per non riuscire mai a passare un turno di un 10.000 dollari che ricevere la
coppa delle regioni e finire sul gazzettino della propria città. L’obiettivo era
quello di far crescere un ragazzo di 9
anni e renderlo un giocatore di tennis.
Magari uno dei primi 50 del mondo.
Cosa serviva?
Da parte mia mettevo a disposizione
competenza maturata sul campo e
disponibilità, dall’altra parte cercavo
motivazione, fiducia e fame di vittorie.
Le ho trovate subito con Alessandro
Bega e Emanuele Molina, vederli contro nella finale in un torneo internazio-
nale è stata la prima soddisfazione da
coach. Parallelamente, ho formato tecnici con cui seguire tecnica e atletica.
Prova a dare qualche lezione. Non sul
campo, ma su carta stampata.
Lezione n. 1: non contano le vittorie,
conta essere competitivo a livello di
gioco. Il bene più prezioso è la serenità e il coraggio nel colpire la palla. In
Italia si pensa spesso più al talento che
allo spirito di sacrificio. Bisogna avere
fame, invece. Da subito.
Lezione n. 2: ognuno fa una corsa su se
stesso. Se non raggiungi quelle tappe
non ti dico di smettere. Ma di insistere,
continuare. Alberta Brianti, una delle
ragazze che alleno, a 30 anni è al suo
massimo livello, è stata chiamata anche in Federation Cup.
Lezione n. 3: via tutti i principi del tennis italiano. Primo fra tutti, la famiglia
fuori dal campo. Un ragazzo deve essere libero di giocare. L’approccio allo
sport deve essere ludico, senza stress
né forzature. Io stessa non ho problemi
a farlo capire ai genitori. Sono diretta,
a costo di perdere un talento. Dimostro sempre di lavorare per il bene del
ragazzo, questo è fondamentale.
Lezione n. 4: andare oltre i propri limiti. Non bisogna mai pensare di essere
stanchi. In questo sono sicuramente molto esigente in allenamento. Se
vedo che un colpo tanto provato riesce
chiedo di insistere ancora. E i risultati
si vedono, la stessa Alberta Brianti ne è
un esempio.
Facendo un salto nel passato come allenatore, chi avresti portato in campo?
Sicuramente Laura Golarsa: dava sempre l’anima.
59
CLUB HOUSE
Il tennis di una volta
TIRIAMO FUORI LE
RACCHETTE DI LEGNO
A breve sui campi del Tennis Club
Milano Alberto Bonacossa avrà
luogo un torneo nel pieno rispetto
delle tradizioni legate al tennis di
una volta, sia nelle racchette che
nell’abbigliamento. Un’occasione
per riscoprire un tennis meno
potente ma più tecnico e, forse,
più divertente da vedere.
01
Breve storia delle “rivoluzioni” che hanno cambiato
questo sport negli ultimi 40 anni, dopo un primo secolo
di grande rispetto delle sue tradizioni.
di Enrico S. Benincasa
Il tennis è uno sport dalle radici antiche:
si hanno tracce della sua nascita già nel
XII secolo in Francia e in Gran Bretagna, ma fu solo verso la fine del XIX
secolo che iniziò la standardizzazione
delle regole e la diffusione di questo
sport. Con la prima edizione del torneo
di Wimbledon del 1877 ha inizio la prima era moderna del tennis così come lo
conosciamo oggi, durata circa fino alla
metà degli anni Settanta. Nei suoi primi cento anni, infatti, questo sport è riuscito a passare indenne a ogni cambiamento sostanziale, rimanendo ancorato
a tradizioni come il sistema di assegna60
zione dei punti, mutuato dalle lancette dell’orologio. L’abbigliamento ha
subito delle evoluzioni con capi come
la polo per gli uomini, grazie a René
Lacoste e alla sua mitica 1212. Lacoste
diventò un imprenditore di successo e
lo seguirono a ruota altri colleghi come
Fred Perry. In campo femminile i più
grandi cambiamenti avvennero grazie
a Suzanne Lenglen negli anni Venti e
a Lea Pericoli negli anni Cinquanta,
capaci di “sfidare” il comune senso del
pudore di quelle epoche accorciando le
loro mise da gara. Una costante, però,
ha da sempre accomunato i tennisti: il
colore bianco. Per quasi cento anni il
bianco è stato imprescindibile, dal professionista all’amatore. Solo agli inizi
degli anni Settanta con Lamar Hunt,
creatore del WCT, l’embrione che ha
dato origine alla moderna ATP, si è iniziato a vedere abbigliamento colorato
tra i tennisti. Per molti è subito diventato un tratto distintivo, basti pensare
alla polo rossa di Panatta o a quella a
righe quasi invisibili di Borg. Dalla
semplice distinzione allo stravolgimento dei “canoni” il passo è stato breve:
in principio fu Agassi, vero e proprio
punk con la racchetta, per arrivare poi
CLUB HOUSE
01. Giocatori in azione
negli anni Cinquanta
sui campi del TCM,
ovviamente in polo
bianca e racchette di
legno.
02. 03. Immagini delle
campagne pubblicitarie
anni Settanta di
Lacoste e Fila (foto
courtesy Fondazione
Fila Museum). Si
inizia a intravedere
un po’ di colore
nell’abbigliamento
dopo anni di bianco
stile Wimbledon.
02
a esempi non proprio di stile come la
canottiera di Nadal. In generale questa rivoluzione ha spezzato il legame
della polo con il tennis: basta guardare
un qualsiasi torneo per capire come i
tennisti moderni preferiscano T-shirt in
tessuti tecnici dai colori e i disegni più
strani. Il primo secolo di tennis, però,
non si è distinto per particolari cambiamenti nemmeno sul fronte dell’equipaggiamento tecnico. Le racchette non
subirono grandi cambiamenti né nella
forma né nei materiali. Il frassino era
il legno preferito per costruire i telai, il
piatto delle corde era di circa 65 pollici
quadrati e il peso totale dell’attrezzo si
aggirava attorno ai 450 grammi. La prima sfida allo status quo tecnologico fu
lanciata da Wilson, che nel 1967 dotò
Jimmy Connors della T2000, la prima
racchetta con telaio in alluminio. Seguirono anni di sperimentazioni sui materiali fino all’approssimarsi degli anni
03
Ottanta. La vera rivoluzione, però, la si
deve a Howard Head, geniale inventore e imprenditore che aveva già contribuito a innovare lo sci introducendo il
metallo come materiale. Ritiratosi dalla
sua azienda, la Head appunto, nel 1976
decise di migliorare il suo tennis con
una macchina lanciapalle della Prince.
Capì subito, però, che, per quanto si
potesse allenare, il vero problema era
la dimensione del piatto delle corde
che non gli permetteva di colpire con
efficacia. Chiamò quindi la Prince e
propose loro di produrre un modello
oversize, con un piatto delle corde che
fosse grande il doppio, ovvero circa 130
pollici quadrati. Nacque così la Prince
Graphite 1, la prima racchetta oversize
costruita in grafite (uno dei materiali
su cui si sperimentava in quegli anni)
che divenne subito un successo commerciale per l’allora giovane azienda
americana. D’altronde i risultati erano
evidenti: chi utilizzava questa racchetta
vinceva e scalava le classifiche. Gli altri produttori si dovettero adattare ai
nuovi standard dei materiali, scatenando una “guerra” tecnologica che dura
ancora oggi. Questa competizione ha
prodotto una customizzazione delle
racchette, sviluppate in base alle caratteristiche del tennista. Con attrezzi più
leggeri e più performanti, però, il gioco
è cambiato, a vantaggio degli atleti dotati di un servizio potente e solidi da
fondocampo. Dal punto di vista tecnico per molti è stato un impoverimento:
il serve and volley, approccio a questo sport che ha reso celebri giocatori
come Laver, McEnroe ed Edberg, è praticamente scomparso. Troppo rischioso
scendere a rete per dover fronteggiare
“missili terra-aria” sotto forma di pallina. E allora un po’ di nostalgia per quel
tennis fatto di polo bianche e racchette
di legno è più che comprensibile.
61
EVENTI
Da non perdere...
Una selezione dei migliori eventi che
animeranno la città nei prossimi mesi.
a cura di Enrico S. Benincasa
Incontro
Tempo di smart urban stage
Due donne libere e piene di
passione, Lavinia Turra e Annalù
Boeretto, “indagano” sul dualismo
moda-arte, due mondi che confinano e che tendono a invadere
il campo semantico dell’altro. Il
progetto (denominato appunto Incontro) prevede la creazione di abiti
a tiratura limitata che, “spogliati” di
ogni connotazione effimera, diventano vere e proprie opere d’arte in
movimento che producono tracce
concrete di vita vera.
Spazio Laviniaturra
Fino al 20 ottobre (solo su invito)
www.laviniaturra.it
Parcheggio di via Pagano
Fino al 21 settembre
www.smart-urban-stage.com
Silvio Wolf
Il PAC di Milano apre la stagione
espositiva con Sulla Soglia, mostra
curata da Giorgio Verzotti e
dedicata alle opere di Silvio Wolf.
Sette sezioni che sintetizzano
il lavoro trentennale dell’artista
milanese. Saranno presenti il suo
lavoro fotografico, i lavori video
e le sue installazioni tra cui Light
Wave, l’opera realizzata da Wolf
per la 53esima edizione della
Biennale di Venezia del 2009.
Padiglione d’Arte Contemporanea
dal 7 ottobre al 6 novembre
www.comune.milano.it/pac
62
In poco più di un anno smart urban
stage ha toccato tutte le città più importanti d’Europa come Londra, Parigi,
Madrid, Bruxelles, Berlino e Barcellona,
e ora approda anche a Milano. Non è la
prima volta che smart urban stage arriva in Italia: lo scorso giugno, infatti, fece
tappa a Roma in zona Parioli. A Milano,
invece, la tensostruttura avveniristica e
dal grande effetto che ospita le attività
di questo evento organizzato da Smart
(che si protrarrà fino al 21 settembre) è
situata nell’area di Pagano, a due passi
da Corso Vercelli. Il tema centrale attorno al quale ruoteranno tutte le iniziative è Il Futuro della città, raccontato
attraverso una mostra-concorso nella
quale si confrontano 12 progetti scelti
da 5 personalità eccellenti (Pippo Ciorra, Giulio Iacchetti, Eleonora Fiorani,
Davide Bennato e Fabrizio Rovatti) fa-
centi parte del mondo dell’architettura,
del design, delle scienze e delle tecnologie. Al vincitore un premio da 10.000
euro e la possibilità di confrontarsi con
i premiati delle altre tappe di questo
road show europeo unico nel suo genere. Le iniziative in programma sono
molte (sul sito il programma completo), così come le occasioni di vedere e
provare la nuova ForTwo electric drive,
il primo modello elettrico di Smart che
a breve sarà lanciato sul mercato italiano. Anche Club Milano partecipa a
smart urban stage con una tavola rotonda dal titolo Nuove Frontiere e soluzioni
green per una Milano eco sostenibile, in
calendario il 14 settembre a partire dalle 18:30. Un’occasione in più per approfondire alcuni dei temi che abbiamo
affrontato su queste pagine sin dalla nascita di questo progetto editoriale.
EVENTI
George Michael
Charlie Watts
Il batterista dei Rolling Stones
incontra alcuni dei protagonisti
della scena jazz londinese con “The
A, B, C & D of Boogie Woogie”,
un progetto dove suona assieme
Axel Zwingenberger, Dave Green
e il promotore dell’iniziativa Ben
Waters. Per soddisfare la curiosità di
vedere come Watts se la cava senza
Jagger e Richards ben 6 concerti
in tre giorni nel tempio del jazz
milanese, il Blue Note.
Blue Note
Dal 27 al 29 settembre
www.bluenotemilano.it
Mediolanum Forum
L’11 e il 12 novembre
www.dalessandroegalli.com
George Michael torna sul palco dopo
tre anni di pausa. E lo fa in grande stile, con un tour in cui è accompagnato
da un'orchestra sinfonica che darà un
nuovo volto ai suoi brani più famosi.
Una buona notizia per tutti i suoi estimatori, dal momento che negli ultimi
tempi il suo nome è balzato all’onore
delle cronache non certo per aver scritto nuove canzoni che hanno scalato le
classifiche di vendita. L’ex leader degli
Wham!, dallo scorso agosto, sta girando l’Europa per una serie di concerti
che lo vedono impegnato in luoghi
suggestivi legati alla storia della musica
europea, come la Royal Opera House
di Londra e il Palais Garnier di Parigi,
quest’ultimo sede storica dell’Opera
fino al 1989. È stato un desiderio dello
stesso Michael quello di scegliere con
cura le location, basandosi sulla loro
importanza culturale e sulle qualità
acustiche. Non è un caso, quindi, che
proprio di recente il tour abbia fatto tappa in Italia: approfittando dello
scorcio d’estate rimasto, infatti, George
Michael si è da poco esibito in location
altrettanto d’effetto come l’Arena di
Verona e piazza Santa Croce a Firenze.
I fan milanesi dovranno invece aspettare ancora un po’, perché i concerti
previsti al Mediolanum Forum sono
in programma solo per il prossimo novembre. Ma occorre affrettarsi a procurarsi i biglietti, perché la seconda data
è stata aggiunta in seguito alle grandi
richieste che la prima data (e unica in
origine) sta avendo in questi giorni.
Un’apprensione giustificata, perché
quello dell’artista britannico è senz’altro uno dei concerti da non perdere di
questo autunno musicale.
David Crosby & Graham
Nash
Anche senza i loro “amici” Stephen
Stills e Neil Young, Crosby e Nash
sono sempre capaci di regalare al
loro pubblico emozioni sottoforma
di note. I due songrwriter arrivano
in Italia per quattro date a partire
dalla fine di ottobre: saranno di
scena infatti a Padova, Firenze,
Roma e ovviamente Milano. Il Teatro Smeraldo è pronto a ospitare
due leggende della musica ancora
decisamente in forma.
Teatro Smeraldo
Il 30 ottobre
www.dalessandroegalli.com
63
EVENTI
Taste of Milano
Deejay Ten
Come ogni ottobre da qualche
anno a questa parte torna la Deejay
Ten, l’evento podistico organizzato
da Radio Deejay. Un percorso di 10
chilometri per le vie di Milano e, per
chi non se la sente ancora di confrontarsi con la distanza, la possibilità
di partecipare alla gara non competitiva di 5 chilometri insieme ai tanti
appassionati di running in erba che
questa manifestazione riesce a coinvolgere.
Partenza da
piazza Santa Maria Novella
Il 2 ottobre
www.deejayten.it
Le Fooding
Un nuovo format legato al cibo
chiama a raccolta chef di primo
livello come Andrea Berton,
Davide Oldani e Massimo Bottura
che, insieme con altri colleghi, si
confronteranno con gli chef italiani
“emigrati” per capire se si mangia
meglio italiano in Italia o all’estero.
Tre serate divertenti, gustose e
attente a chi ha più bisogno: parte
del ricavato dalla vendita dei biglietti, infatti, andrà in beneficienza.
Tortona Locations
Dal 20 al 22 ottobre
www.lefooding.com
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Ippodromo del Galoppo di San Siro
Dal 15 al 18 settembre
www.tasteofmilano.it
Seconda edizione per l’evento food
che lo scorso anno ha conquistato i milanesi, accorsi in massa per assaggiare
le creazioni di alta cucina dei migliori
chef della città. Tante le novità per il
2011, a cominciare dal calendario: rispetto all’anno scorso, infatti, si è deciso di anticipare di qualche giorno
per sfruttare gli ultimi giorni d’estate
rimasti. Inoltre è cambiata la location:
la manifestazione lascia Parco Sempione per approdare all’Ippodromo del
Galoppo di San Siro. Uno spazio più
grande e altrettanto suggestivo, che
ha permesso agli organizzatori di ampliare l’offerta portando da 12 a 20 i
ristoranti (e gli altrettanti chef) partecipanti. La formula è sempre la stessa:
ogni chef proporrà tre piatti in versione assaggio a prezzi contenuti (da 4 a
6 ducati, moneta ufficiale dell’evento;
ogni ducato vale 1 euro), per un totale
di 60 deliziosi proposte tra cui scegliere. Alle conferme di nomi come Davide
Oldani, Andrea Berton e Aimo Moroni
si aggiungono novità interessanti come
Pietro Leemann, Ernst Knam, Gaetano
Simonato, Angelo Gangemi e la proposta tutto pesce di Langosteria 10. Taste
è un’occasione non solo per avvicinarsi
all’alta cucina, ma anche per conoscere tante realtà italiane che operano nel
settore food e i loro prodotti di qualità.
Il programma, inoltre, è ricco di iniziative collaterali: si potranno vedere gli
chef all’opera nel Teatro degli Chef,
imparare nuove ricette alla Scuola di
Cucina e conoscere meglio i nostri
vini con la Wine&Spirits Academy. Il
“mega ristorante” di Taste sarà aperto
solo quattro giorni, sia a pranzo che a
cena, per permettere a tutti i foodies
di assaggiare il meglio che l’alta cucina
milanese oggi può offrire.
NETWORK
Puoi trovare Club Milano
in oltre 200 location
selezionate a Milano
NIGHT & RESTAURANT: Antica Trattoria della Pesa V.le Pasubio 10
Bar Magenta Largo D’Ancona Beda House Via Murat 2 Bento Bar C.so
Garibaldi 104 Bhangra Bar C.so Sempione 1 Blanco Via Morgagni 2
Blue Note Via Borsieri 37 Caffè della Pusterla Via De Amicis 24 Caffè
Savona Via Montevideo 4 California Bakery Pzza Sant’Eustorgio 4 - V.le
Premuda 449 - Largo Augusto Cape Town Via Vigevano 3 Capo Verde
Via Leoncavallo 16 Cheese Via Celestino IV 11 Chocolat Via Boccaccio 9
Circle Via Stendhal 36 Colonial Cafè C.so Magenta 85 Combines XL Via
Montevideo 9 Cubo Lungo Via San Galdino 5 Dada Cafè / Superstudio
Più Via Tortona 27 Deseo C.so Sempione 2 Design Library Via Savona
11 Elettrauto Cadore Via Cadore ang. Pinaroli 3 El Galo Negro Via
Taverna Executive Lounge Via Di Tocqueville 3 Exploit Via Pioppette
3 Fashion Cafè Via San Marco 1 FoodArt Via Vigevano 34 Fusco Via
Solferino 48 G Lounge Via Larga 8 Giamaica Via Brera 32 Goganga Via
Cadolini 39 Grand’Italia Via Palermo 5 HB Bistrot Hangar Bicocca Via
Chiese 2 Il Coriandolo Via dell’Orso 1 Innvilllà Via Pegaso 11 Jazz Cafè
C.so Sempione 4 Kamarina Via Pier Capponi 1 Kisho Via Morosini 12
Kohinoor Via Decembrio 26 Kyoto Via Bixio 29 La Fabbrica V.le Pasubio
2 La rosa nera Via Solferino 12 La Tradizionale Via Bergognone 16 Le
Biciclette Via Torti 1 Le Coquetel Via Vetere 14 Le jardin au bord du lac
Via Circonvallazione 51 (Idroscalo) Leopardi 13 Via Leopardi 13 Lifegate
Cafè Via della Commenda 43 Living P.zza Sempione 2 Luca e Andrea
Alzaia Naviglio Grande 34 MAG Cafè Ripa Porta Ticinese 43 Mandarin
2 Via Garofano 22 Milano Via Procaccini 37 Mono Via Lecco 6 My Sushi
Via Casati 1 - V.le Certosa 63 N’ombra de Vin Via San Marco 2 Noon Via
Boccaccio 4 Noy Via Soresina 4 O’ Fuoco Via Palermo 11 Origami Via
Rosales 4 Palo Alto Café C.so di Porta Romana 106 Panino Giusto P.zza
Beccaria 4 - P.zza 24 Maggio Parco Via Spallanzani - C.so Magenta 14 - P.zza
Cavour 7 Patchouli Cafè C.so Lodi 51 Posteria de Amicis Via De Amicis
33 Qor Via Elba 30 Radetzky C.so Garibaldi 105 Ratanà Via De Castillia
28 Refeel Via Sabotino 20 Rigolo Via Solferino 11 Marghera Via Marghera
37 Rita Via Fumagalli 1 Roialto Via Piero della Francesca 55 Serendepity
C.so di Porta Ticinese 100 Seven C.so Colombo 11 - V.le Montenero 29
- Via Bertelli 4 Smeraldino P.zza XXV Aprile 1 Smooth Via Buonarroti 15
Superstudio Café Via Forcella 13 Stendhal Via Ancona 1 Tasca C.so Porta
Ticinese 14 That’s Wine P.zza Velasca 5 Timè Via S.Marco 5 Tortona 36
Via Tortona 36 Trattoria Toscana C.so di Porta Ticinese 58 Union Club Via
Moretto da Brescia 36 Van Gogh Cafè Via Bertani 2 Volo Via Torricelli 16
Zerodue_Restaurant C.so di Porta Ticinese 6 56 Via Tucidide 56 3Jolie Via
Induno 1 20 Milano Via Celestino 4
STORES: Ago Via San Pietro All’Orto 17 Al.ive Via Burlamacchi 11 Ana
Pires Via Solferino 46 Antonia Via Pontevetero 1 ang. Via Cusani Bagatt
P.zza San Marco 1 Banner Via Sant’Andrea 8/a Biffi C.so Genova 6 Brand
Largo Zandonai 3 Brooksfield C.so Venezia 1 Buscemi Dischi C.so
Magenta 31 C.P. Company C.so Venezia Calligaris Via Tivoli ang. Foro
Buonaparte Dantone C.so Matteotti 20 Eleven Store Via Tocqueville 11
FNAC Via Torino 45 Germano Zama Via Solferino 1 Gioielleria Verga Via
Mazzini 1 Henry Cottons C.so Venezia 7 Joost Via Cesare Correnti 12
Jump Via Sciesa 2/a Kartell Via Turati ang. Via Porta 1 La tenda 3 Piazza
San Marco 1 Le Moustache Via Amadeo 24 Le Vintage Via Garigliano 4
Libreria Hoepli Via Hoepli 5 MCS Marlboro Classics C.so Venezia 2 Via Torino 21 - C.so Vercelli 25 Moroso Via Pontaccio 8/10 Native Alzaia
Naviglio Grande 36 Paul Smith Via Manzoni 30 Pepe Jeans C.so Europa
18 Pinko Via Torino 47 Rossocorsa C.so porta Vercellina 16 Porsche Haus
V.le Lancetti 46 Rubertelli Via Vincenzo Monti 56 The Store Via Solferino
11 Valcucine (Bookshop) C.so Garibaldi 99
SHOWROOM: Alberta Ferretti Via Donizetti 48 Alessandro Falconieri
Via Uberti 6 And’s Studio Via Colletta 69 Bagutta Via Tortona 35
Casile&Casile Via Mascheroni 19 Damiano Baiocchi Via San Primo 4
Daniela Gerini Via Sant’Andrea 8 Gap Studio C.so P.ta Romana 98 Gallo
Evolution Via Andegari 15 ang. Via Manzoni Gruppo Moda Via Ferrini 3
Guess Via Lambro 5 Guffanti Concept Via Corridoni 37 IF Italian Fashion
Via Vittadini 11 In Style Via Cola Montano 36 Interga V.le Faenza 12/13
Jean’s Paul Gaultier Via Montebello 30 Love Sex Money Via Giovan
Battista Morgagni 33 Massimo Bonini Via Montenapoleone 2 Miroglio Via
Burlamacc hi 4 Missoni Via Solferino 9 Moschino Via San Gregorio 28
Parini 11 Via Parini 11 Red Fish Lab Via Malpighi 4 Sapi C.so Plebisciti 12
Spazio + Meet2Biz Alzaia Naviglio Grande 14 Studio Zeta Via Friuli 26
Who’s Who Via Serbelloni 7
BEAUTY & FITNESS: Accademia del Bell’Essere Via Mecenate 76/24
Adorè C.so XXII Marzo 48 Caroli Health Club Via Senato 11 Centro
Sportivo San Carlo Via Zenale 6 Damasco Via Tortona 19 Palestre
Downtown P.za Diaz 6 - P.za Cavour 2 Fitness First V.le Cassala 22 - V.le
Certosa 21/a - Foro Bonaparte 71 - Via S.Paolo 7 Get Fit Via Lambrate 20
- Via Piranesi 9 - V.le Stelvio 65 - Via Piacenza 4 - Via Ravizza 4 - Via Meda
52 - Via Vico 38 - Via Cenisio 10 Greenline Via Procaccini 36/38 Gym Plus
Via Friuli 10 Intrecci Via Larga 2 Le Garcons de la rue Via Lagrange 1 Le
terme in città Via Vigevano 3 Orea Malià Via Castaldi 42 - Via Marghera
18 Spy Hair Via Palermo 1 Tennis Club Milano Alberto Bonacossa Via
Giuseppe Arimondi 15 Terme Milano P.zza Medaglie d’Oro 2, ang. Via
Filippetti Tony&Guy Gall. Passerella 1
ART & ENTERTAINMENT: PAC (Padiglione Arte Contemporanea) Via
Palestro 14 Pack Foro Bonaparte 60 Palazzo Reale P.zza Duomo Teatro
Carcano C.so di Porta Romana 63 Teatro Derby Via Pietro Mascagni
8 Teatro Libero Via Savona 10 Teatro Litta C.so Magenta 24 Teatro
Smeraldo P.zza XXV Aprile 10 Teatro Strehler Largo Greppi 1 Triennale
V.le Alemagna 6 Triennale Bovisa Via Lambruschini 31
HOTEL: Admiral Via Domodossola 16 Astoria V.le Murillo 9 Boscolo C.so
Matteotti 4 Bulgari Via Fratelli Gabba 7/a Domenichino Via Domenichino
41 Four Season Via Gesù 8 Galileo C.so Europa 9 Nhow Via Tortona 35
Park Hyatt (Park Restaurant) Via T. Grossi 1 Residence Romana C.so P.ta
Romana 64 Sheraton Diana Majestic V.le Piave 42
INOLTRE: Bagni Vecchi e Bagni Nuovi di Bormio (SO) Terme di PreSaint-Didier (AO)
65
COLOPHON
CLUB MILANO
alzaia Naviglio Grande, 14
20144 Milano
T +39 02 45491091
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fibre riciclate post-consumer (100%
Ilaria Morani, Roberto Perrone,
Riciclato). Nulla di ciò che viene
Filippo Spreafico, Maria Zanolli.
utilizzato nel processo produttivo
viene eliminato e anche gli scarti
fotografi
provenienti dalla lavorazione sono
Tanzi Architetti, Frieder Blickle,
a loro volta utilizzati. Revive 100
Tim Newton, Helmuth Rier,
Natural è certificata Ecolabel.
Antonino Savojardo, Karin
Soursenegger, Daniel Vass,
Clemens Zahn, Davide Zanoni.
sales manager
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T +39 02 89072469
Alberto Bonacossa
distribuzione
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questo progetto è reso possibile
grazie a Contemporanea Brain Lab.
È vietata la riproduzione, anche parziale, di testi e foto.
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