4 - il ponte

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4 - il ponte
N.4- settembre 2009
IL PONTE - Anno XXXVIII Supplemento al n. 29 del 28 agosto 2009 de “IL NUOVO GIORNALE”
Autorizzazione Tribunale di Piacenza con decreto n. 4 del 4 giugno 1948
A Castagnola
un segno
della nostra presenza
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Bimestrale d’informazione e attualità
Fondato nel 1971: da don Dante Concari
Direttore responsabile: don Davide Maloberti
Direzione editoriale e redazione
don Renzo Corbelletta - don Gino Costantino
Paolo Labati e Renato Passerini - coordinatori
Collaboratori
don Cesare Lugani, don Paolo Camminati, Sabrina
Mazzocchi, Loris Caragnano, Ennio Torricella, suor Luisella, Annalisa Cristofoli, Lorenzo Migliorini,
Federico Zanelli, Michela Migliorini, Gianmarco Zanelli, Alberto Burgazzi, Michele Malvicini, Michele
Anselmi, Chiara Ratti, Elena Fogliazza, Gianmarco Ratti, Gian Carlo Anselmi, Claudia Cigalla,
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Per le fotografie: Renato Passerini, Foto Cavanna, Oreste Grana, Foto Gaudenzi.
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Le collaborazioni sono sempre gradite.
Articoli, suggerimenti, notizie, lettere.... possono essere inviate ai recapiti:
- fax 0523 871610 - E-mail: [email protected]
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Testi e fotografie non si restituiscono se non dietro espressa richiesta.
I nostri
bimbi
I nonni Jole e Alberto
Rossi presentano Anita
Camisa.
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editoriale
“ … una carezza del Nazareno”. Con questa
immagine, nell’ultimo meeting di Rimini, Enzo
Jannacci racconta di sé, del suo cammino
interiore, di una fede mai dimenticata né tanto
meno rinnegata, ma che ha accompagnato le
varie stagioni del suo vivere: dalle corsie di dolore
dell’ospedale in cui lavorava all’amore della sua
donna, dalla gioia di un figlio ai passi incerti e fragili,
spesso ironici e contraddittori della sua carriera
di artista.
incontrarsi e scontrarsi, un luogo e uno spazio
dove sentirsi amati, cercati, da trovare e da
ritrovare, dove intimamente percepirsi a casa:
questo a mio avviso è il diritto di tutti noi quando
ci affacciamo alla vita. Di questo, personalmente,
ne sono certo! Sono un po’ meno certo però dei
parametri con cui spesso “misuriamo” la
canonicità delle nostre famiglie. Non voglio, di
conseguenza, in questa mia riflessione
addentrarmi nelle ombre che spesso avvolgono
le nostre mura domestiche, bensì lasciarmi
illuminare dalla luce di chi forse esula da tali
canonici parametri e che, paradossalmente, nutre
e si nutre invece di quel calore generante che è la
“carezza del Nazareno”.
La vita dell’uomo nasce e rinasce nel/dal calore
di questa carezza ed è, appunto, ad esso e ad
essa che, personalmente, mi piacerebbe leggere
questo nuovo anno pastorale che si sta aprendo.
Sono sempre più convinto, infatti, che non sia la
norma e/o la morale a definire il buon esito delle
nostre azioni nei confronti dell’altro, ma l’amore,
l’incontro autentico e rispettoso con l’individuo
chiunque esso sia. E cos’è la carezza se non
questo delicato approssimarsi all’altro, il fragile e
discreto accorgersi di un volto, il timido protendere
verso di esso, l’assenza di pretese se non quella
di nutrire l’altro innanzi a me con il calore della
mia stessa mano: sfiorarsi e vivere l’incanto del
gioco della vita.
Quanto amore, quanto rispetto, quanta tenerezza,
infatti, non solo abitano accanto a noi, ma
contemporaneamente e inaspettatamente con
altrettanta delicatezza ci vengono incontro
aprendo e alleggerendo le nostre storie. Ogni
uomo è una storia sacra e chi ti apre, anche solo
per un attimo, il suo cuore scolpisce dentro di te
la certezza di un Dio che fa della nostra carne il
luogo della sua Rivelazione. Io non sono né padre
né madre e la parrocchia non può sostituirsi alla
famiglia: la chiesa, infatti, è la chiesa e non è che
per attimi e momenti che noi la abitiamo. Così
reciprocamente la scuola è la scuola e nel nostro
crescere e formarci in essa ci vede, appunto,
discenti e non figli! Nessuno, quindi, può sostituirsi
alla famiglia, ma come possiamo in certi
momenti, proprio in questi luoghi così altri da essa,
non riconoscerne alcuni tra i suoi tratti più intimi e
veri! La cura, l’attenzione, la responsabilità, la
fiducia, la chiarezza, l’amore … qualificano
incommensurabilmente spesso le nostre
relazioni educative. A volte sono riconosciute, a
volte, purtroppo, sono fonte di confusione e di
interferenza.
Una buona strategia educativa non conduce da
nessuna parte se non è supportata da un
autentico e quotidiano “esserci” con l’altro, se non
è supportata, quindi, da quella paziente e
meravigliosa arte che è l’incontro con l’uomo, il
gioco della relazione e degli affetti, la compagnia
sacra di chi è di fronte a me. Nutrirsi del mistero
di chi, vicino o lontano, incontra il nostro cammino,
aperti alla fiducia, all’ascolto, all’amore: ecco come
risuona dentro di me la “carezza del Nazareno”.
Sono anni un po’ caotici i nostri, confusi, incerti,
anni i cui confini, paradossalmente, sono sempre
meno confini, in cui ci perdiamo, confondiamo,
adattiamo, in cui vaghiamo spesso con
reminiscenze di mete che poco hanno a che fare
con il nostro tempo. Innanzi a tutto questo il mio
essere sacerdote/educatore/insegnante non solo
non smette mai di interrogarsi e di lasciarsi
interrogare, ma mi ha condotto –senza retorica!a riconoscere sempre più fondamentale il ruolo
della famiglia all’interno della nostra società. Avere,
infatti, dei punti di riferimento, parole da
riconoscere e da misconoscere, con cui
La “carezza del Nazareno” si svincola dai
partitismi, dalle appartenenze, perfino dai differenti
“credi” religiosi e va “all’uomo”, chiunque esso sia.
Forse è proprio a questa umanità così universale
che la “carezza del Nazareno” vuole condurci e
forse è la “fratellanza” la figura famigliare con cui
il Regno di Dio chiede di mostrarsi al mondo: che
la carezza del Nazareno scaldi il nostro corpo,
apra il nostro cuore, rinnovi nell’amore il nostro
vivere.
Don Gino
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Tour de Vie in Terra Santa: inevitabile
Si, il Tour de Vie può essere considerato un
pellegrinaggio, perché c’è una meta da
raggiungere, c’è un percorso per raggiungerla,
c’è un tempo per sostarvi e c’è un ritorno per
ripensarci e in tutto questo movimento c’è
sempre una grande cura per la dimensione
spirituale. Preghiere, silenzi, confronti,
celebrazioni, testimonianze, approfondimenti,
canti, non sono mai mancati in questi anni.
E poi c’è la voglia di conoscere i luoghi che si
incontrano, la loro storia, le vicende che li
hanno fatti nascere ed evolvere nel tempo.
Forse è un’utopia, ma la nostra speranza è
quella di consentire ai giovani che partecipano
di abitare i luoghi che incontrano e non solo di
visitarli. Forse è troppo, ma noi ci proviamo e
siamo sicuri che per certi luoghi ci siamo
riusciti. Un incontro cordiale con i luoghi, non
solo un incontro visivo.
E in ultimo, ma non per ultimo, le relazioni. In
questi anni, tra le persone che hanno
partecipato ai Tour de Vie sono nate
conoscenze, amicizie, esperienza, occasioni
per altri viaggi, ci sono stati incontri tra persone
di parrocchie e valli diverse della nostra
diocesi, chi ha partecipato ha avuto
l’occasione di sentire che c’è qualcosa di più
E pensare che è nato quasi per scherzo, anzi
no, per sfida. Questo è quello che ci tramanda
la tradizione riguardo al Tour de Vie. Un’estate
di dodici anni fa, a Resy (in Val d’Ayas dove
c’è la casa dell’AC di Piacenza) un gruppo di
giovani e don Mauro Stabellini (allora incaricato
diocesano per la Pastorale giovanile e
Assistente del Settore Giovani di Azione
Cattolica) decisero di fare una proposta un po’
strana, ma per loro affascinante, a tutti i giovani
della diocesi: un viaggio al campo di
concentramento di Mautahuesen e una sosta
di riflessione in Austria, nel paese natio di
Franz Jagerstetter, giovane cristiano che a
costo della vita rifiutò di essere arruolato
nell’esercito tedesco a causa della sua fede.
La risposta alla proposta fu enorme. E da lì il
Tour de Vie non si è più fermato.
E’ mutato, ha raggiunto giovani differenti per
età e provenienza, ha avuto alti e bassi, ha
suscitato sorprese e ha offerto conferme, ma
nonostante tutte le variazioni è sempre stato
fedele ad alcuni elementi chiave che
consentono a questa esperienza di rimanere
interessante.
Il Tour innanzitutto si muove nell’orizzonte del
pellegrinaggio. Certo, alcuni puristi di questa
parola storcono il naso di
fronte
a
questa
affermazione e dicono:
“no, il pellegrinaggio è
un’altra cosa”. Noi siamo
convinti che le parole
fissano l’intuizione che le
ha fatte nascere ma, nel
tempo,
possono
assumere colori e forme
diverse, pur rimanendo
fedeli a quell’intuizione.
Gerusalemme
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ampio della propria parrocchia o del
proprio gruppo di appartenenza. La
qualità delle relazioni che si vivono
all’interno di un’esperienza del Tour di
Vie per noi è fondamentale. Chi
organizza queste esperienze
(Servizio diocesano per la pastorale
giovanile) non è un’agenzia di viaggio, ma un
gruppo di persone che credono che un
elemento fondamentale della Chiesa sia la
qualità delle relazioni umane che in essa si
vivono. Ovviamente con tutti i limiti e le fatiche
che le relazioni umane portano con sé.
Per questi motivi il Tour de Vie non poteva non
andare a Gerusalemme.
Già Gerusalemme, meta di pellegrinaggio per
eccellenza, invito costante alla spiritualità,
luogo da abitare, crocevia di culture differenti,
spazio di apertura della coscienza, terreno di
conflitti apparentemente insanabili, memoria
di molto e speranza di tutto, racchiude in se
tutti i motivi che caratterizzano la proposta del
Tour de Vie.
Prima vista su Gerusalemme
Sono certo che l’esperienza del Tour de Vie
continuerà e sono altrettanto certo che le mete
rimarranno affascinanti e interessanti, ma la
meta di quest’anno avrà sempre qualcosa in
più, forse qualcosa di inspiegabile e di
misterioso. Anzi, proprio per questo avrà
sempre qualcosa in più.
Don Paolo Camminati
P.S.: per chi fosse interessato il sito http://
terrasanta.pagiop.net/ riporta il diario del viaggio in
Terra Santa e le testimonianze dei giovani che vi
hanno partecipato, oltre ad articoli e riflessioni su
questo tema.
Nazareth, Betlemme, Cana, Banyas, il lago di Tiberiade,
Cafarnao, il Tabor, Gerico, Gerusalemme …
No, non è stato un viaggio “organizzato” come quel cristianesimo che ti conduce, protegge il tuo
cammino e ti segue fino alla morte, quel cristianesimo che non ha gran bisogno di Gesù ma che
è una risposta moderata agli integralismi religiosi sempre più presenti nel nostro mondo.
Se segui Lui, segui la sua schiena, il suo percorso come un segno di libertà.
E la sua libertà è fuori da ogni vincolo religioso che sia cristiano, musulmano, ebraico.
Lui ti precede e ti offre fede in quel cammino che è poi anche il tuo viaggio.
E’ l’uomo di spalle che offre a tutti una strada e un futuro.
E’ il suo camminare il senso più profondo della sua predicazione, l’andare avanti senza
preoccuparsi, da un villaggio all’altro, da una sordità alla seguente, perché la preoccupazione
non può appartenere a chi offre speranza.
“ Cammina. Senza sosta cammina. Va qui e poi là. Trascorre la propria vita su circa sessanta
chilometri di lunghezza, trenta di larghezza. E cammina. Senza sosta.
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Il Santo Sepolcro all’alba
Quello che si sa di Lui lo si deve a
un libro. Se avessimo un orecchio un
po’ più fine, potremmo fare a meno
di quel libro e ricevere notizie di Lui
ascoltando il canto dei granelli di
sabbia sotto i suoi piedi nudi.
Nulla si riprende dal suo passaggio
e il suo passaggio non conosce fine.
Sono dapprima in quattro a scrivere
su di lui. Quando scrivono, hanno sessant’anni di ritardo sull’evento del suo passaggio. Noi
ne abbiamo molti di più: duemila. Tutto quanto può essere detto su quest’uomo è in ritardo
rispetto a lui. Conserva una falcata di vantaggio e la sua parola è come lui, incessantemente
in movimento, senza fine nel movimento di dare tutto di se stessa. Duemila anni dopo di lui
è come sessanta. E’ appena passato e i giardini di Israele fremono ancora per il suo passaggio,
come dopo una bomba, onde infuocate di un soffio.
Se ne va a capo scoperto. La morte, il vento, l’ingiuria: tutto riceve in faccia, senza mai rallentare
il passo.
Si direbbe che ciò che lo tormenta è nulla rispetto a ciò che egli spera. Che la morte è nulla
più di un vento di sabbia. Che vivere è come il suo cammino: senza fine”. (C. Bobin)
Nazareth, Betlemme, Cana, Banyas, il lago di Tiberiade, Cafarnao, il Tabor, Gerico, Gerusalemme …
passando per i volti e le storie dei ragazzi di Padre Ibrahim, per quel muro della paura che gli
israeliani chiamano fence “recinto” e che taglia in due quartieri e famiglie, separando i genitori
dai figli, le persone dal proprio posto di lavoro, i bambini dalla propria scuola.
Un muro, accanto al quale vive e si espande un semplicissimo congegno di dolore e di morte:
filo spinato a tracciare sul terreno le linee di una divisione attiva, di una separazione territoriale
il più delle volte iniqua e giustificata con il cosiddetto “stato di necessità”.
Il filo spinato, invenzione banale che ha segnato in modo decisivo la storia del diciannovesimo
secolo e che qualcuno ha definito la “più grande corona di spine” inventata da un uomo tanti
secoli dopo quella che aveva oltraggiato Gesù.
Muro e filo spinato a separare le coscienze e le anime, lasciando conflitti e dolori difficilmente
sanabili.
Nazareth, Betlemme, Cana, Banyas, il lago di Tiberiade, Cafarnao, il Tabor, Gerico, passando
fra chiese, sinagoghe, moschee, villaggi beduini e posti di blocco.
Gerusalemme: musulmani, ebrei, cristiani cattolici latini, di rito bizantino, maroniti, armeni, siriani,
caldei, copti, protestanti, greci - ortodossi.
Gerusalemme: il caos delle religioni, la sua forza e la sua debolezza.
“ Cammina. I quattro che descrivono il suo passaggio sostengono che, morto, si è rialzato
dalla morte. E’ questo indubbiamente il punto di rottura: questa storia che ha molti tratti della
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luce serena d’Oriente, assume qui
una dimensione incomparabile. O
ci si separa da quest’uomo su
questo punto e si fa di lui un
sapiente come ce ne sono stati
migliaia, pronti magari ad
accordargli un titolo di principe.
Oppure lo si segue, e si è votati al
silenzio, perché tutto ciò che si
potrebbe dire è allora inudibile e folle. L’uomo che cammina è quel folle che pensa che si
possa assaporare una vita così abbondante da inghiottire perfino la morte. Coloro che ne
seguono le orme e credono che si possa restare eternamente vivi nella trasparenza di una
parola d’amore, senza mai smarrire il respiro, costoro, nella misura in cui sentono quel che
dicono, sono forzatamente considerati matti. Quello che sostengono è inaccettabile. La loro
parola è folle e tuttavia cosa valgono altre parole, tutte le altre parole pronunciate nella notte
dei secoli? Cos’è parlare?
Cos’è amare? Come credere e
come non credere?
Forse non abbiamo mai avuto
altra scelta che tra una parola
folle e una parola vana”. (C.
Bobin). Viaggio … nel Viaggio.
Paola
Sopra: Dal giardino degli Ulivi. A
fianco: All’ingresso della Grotta
della Natività.
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“ Ci sono luoghi in cui soffia lo
Spirito, ma c’è uno Spirito che
soffia in tutti i luoghi” (M.
Debrel)
Lo Spirito soffia nelle pietre,
quelle che Tu hai toccato e
visto. Una gioia interiore e
quasi inspiegabile mi avvolge
per essermi bagnata nelle
acque del Tuo lago, per aver
respirato a pieni polmoni il
profumo della Tua terra e per
osservato ciò che Tu vedevi.
Sulla strada del mercato arabo,
ancora
deserta
ed
addormentata, che conduce al
Santo Sepolcro, mi immagino
le donne con la loro e la nostra
preoccupazione troppo umana:
Chi rotolerà via il masso
dall’ingresso del Sepolcro?. E
mi immagino ancora l’ingenuità
commovente con cui quel
giovane annuncia che Gesù è
risorto. Mentre sono in fila per
entrare
nel
Sepolcro,
silenziosamente cercando di
non disturbare la preghiera del
vicino,
alcune
parole
riecheggiano nella mia mente:
Ma è vuoto! Parole che diventano pienezza e spirito, nel momento di intimità quando tocco e mi
inginocchio davanti alla Tua nuda pietra.
Claudia
Torrano chiude il mese di maggio
Torrano ha festeggiato la chiusura dei mese Mariano unitamente ai ritorno in chiesa della sua
Madonnina restaurata. La bella statua lignea della Madonna raffigurante l’Immacolata
Concezione, scolpita nel 1750 circa, è opera di Hermansz Geernaert, scultore fiammingo che
ha molto lavorato in Piacenza e provincia;ad esempio sono opera sua la statua della Madonna
della Neve ed il Crocefisso posto nell’altare della chiesa di Riva.
Il restauro è stato possibile grazie all’intervento della Banca di Piacenza ed approvato dalle
Belle Arti di Parma, che hanno giudicato la statua particolarmente pregevole perchè è giunta a
noi intatta conservando i colori e le fattezze originali.
Gli abitanti di Torrano amano la loro Madonnina e ringraziano la cara Clementina che per lunghi
anni ha custodito la bella statua con tanta devozione.
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A Siena il nostro viaggio - vacanze
Il
racconto di Giorgia e Simone
sull’esperienza vissuta nella bella
città toscana
…È già passato in pratica un mese da quando
siamo tornati dal nostro viaggio a Siena…
Eppure, riassaggio i momenti…scorrendo le
fotografie… e sembra che solo ieri fossimo
ancora là, in Piazza del Campo..distesi a
guardare le stelle e a ridere in compagnia.
E’ stato un viaggio breve, di pochi giorni, ma
altrettanto intenso….è stato uno di quei viaggi
che mi porterò sempre nel cuore… uno di quelli
che ti fanno scoprire il lato bello delle persone,
uno di quelli, che al solo ricordo ti fanno
spuntare il sorriso sulle labbra perché è stato
un viaggio che è andato al di là dalla solita
visita turistica della città. Sono sicura che le
risate, le battute e i sorrisi di quei giorni non li
dimenticherò mai.
Mi ha fatto riscoprire la magia dello stare
insieme…il divertimento di un viaggio in
pulman, di una canzone stonata urlata al cielo
lassù….. Mi ha permesso di ritrovare chi forse
da troppo tempo mi era distante… e
di capire che gli amici… quelli
veri…sono quelli che mi hanno
accompagnato in questo viaggio…
Quelli che è facile perdere di vista, ma
che ritrovi sempre… e che basta poco,
per sentirli vicini quando è il momento
di ridere e scherzare, ma anche di
piangere e soffrire… Ecco perché
volevo ringraziare tutti quelli che ogni
estate vivono con me un esperienza
diversa, momenti indimenticabili…che
lasciano dentro ricordi indelebili…
Giorgia Ballotta
...earth my body... water my blood...
.....air my breath... .fire my spirit.. .
queste parole sono la mia mappa..la mia guida in un viaggio, perchè raccolgono in poche e
semplici righe una filosofia..la mia...tu viaggi per conoscere, ma molte volte non ti rendi conto
che prima di voler visitare dei posti lontani, ognuno dovrebbe visitare se stesso..il viaggio a
Siena mi ha permesso questo...è stato un modo per riscoprirmi...e quale momento migliore per
farlo se non in viaggio? quando ti stacchi da tutto? dalla tua solita vita?...più si cresce e più le
persone cambiano...e diventa difficile lasciarsi andare... sentirsi ancora bambini...quando
bastava uno sguardo per fare amicizia e non avevamo secondi fini che guidavano le nostre
azioni..e tutti eravamo un piccolo mondo che cresceva...e che si rispecchiava negli altri...è bello
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poter tornare un po’ bambini..e poter
ancora rendersi conto che stiamo
crescendo,con gli amici, con la famiglia,
con la scuola,e riuscire ancora a ridere
davanti alle preoccupazioni che ogni
giorno si presentano
...il mondo il mio corpo..
...l’acqua il mio sangue...
...l’aria il mio respiro...
...il fuoco il mio spirito...
Simone Provini
Vacanza a Gatteo Mare: 22-29 agosto
Eccomi qui... di fronte a me vedo dei binari... binari che si intrecciano, si allontanano per poi
incontrarsi di nuovo... Allora il mio pensiero va subito alle nostre vite, perchè in questo momento
si sono unite per trascorrere un “pezzo” di strada
insieme.
Nessuno di noi sa come sarà questo viaggio, le
aspettative sono tante, diverse, ma nello stesso
tempo hanno tutte un unico obiettivo: trascorrere
una vacanza indimenticabile.
Non mancheranno di certo i pianti, le discussioni,
le arrabbiature... ma fanno parte di noi... e
vivremo così ogni momento nella sua totalità, ma
soprattutto intensamente.
Ci sono tante vite che si uniscono e sono sicura
che ognuno di noi potrà lasciare qualcosa nel
cuore dell’altro dicendo che, anche se per
solo una settimana, la sua vita si è intrecciata
con quella di persone stupende.
Manuela Gazzola
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Veano sotto le stelle
2009, la piccola e tradizionale Festa di San Lorenzo ha indossato l’abito da sera.
Sabato 8 agosto alle ore 18,00 il via con la
celebrazione della Santa Messa. Su un
tappeto di petali di rose bianche e rosse, la
statua del Martire sembrava partecipare
soddisfatta, coccolata dalle voci del coro di
Riva, bravissimi come sempre.
Quest’anno , sul sagrato della chiesa, il solito
banco di beneficenza, era una distesa di
piante e fiori colorati, offerti dai vivai: Maserati,
Scorpo, La Margherita, Ferrari, Punto Verde
e Agnese, il tutto arricchito da bellissimi cesti di frutta e salumi offerti dai negozi: Taravella,
Burgazzi, Daniela e Michela.
Si è proseguito poi con la cena nel suggestivo cortile del Collegio Alberoni, di cui una parte del
ricavato verrà utilizzato all’acquisto di una chiesetta prefabbricata da donare al paese di
Collebrincioni in Abruzzo distrutta durante il terremoto del 6 aprile. Momento significativo è
stato il taglio della mega crostata ( preparata da Non Solo Pasta di Vigolzone ) a mano della
Prof.ssa Anna Braghieri, coadiuvata da Loris Caragnano, Mario Chiesa e Alessandro Ghisoni
che hanno sottolineato l’importanza di questo evento, sia per la riapertura del Collegio Alberoni
dopo la ristrutturazione che l’ha riportato agli antichi splendori, che per il nostro piccolo aiuto
all’Abruzzo. La serata è stata allietata dalla musica di Roberto, che ha fatto ballare tutti quanti
eed i più coraggiosi si sono cimentati con il karaoke. Alla fine della serata sono stata fermata
da una signora che non
conoscevo che mi ha detto: “Non
è stata la solita festa, bravi,
proprio bravi per essere la prima
volta”. Un ringraziamento
particolare a tutti coloro che
hanno
collaborato
alla
realizzazione e riuscita di un “
sogno”, cercare di riportare la
Festa di San Lorenzo alle sue
origini. Arrivederci (speriamo!!!)
al
prossimo
anno.
Maria
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Il grande ricordo della nostra estate a Castagnola
Sentire parlare tante persone in modo così
intenso di Casta, è stato questo che mi ha
spinto a fare quest’esperienza, l’entusiasmo di
chi già ci era passato è davvero straordinario..
C’è solo una parola per descrivere Casta,
magica. Ti ritrovi a contatto con persone che
conosci da una vita ma che in realtà forse non
hai mai capito davvero, forse perché non ti sei
mai sforzato di conoscerle in fondo o forse più
semplicemente perché ci sono troppi pregiudizi
che ti bloccano, ma una volta lì ti rendi conto
delle persone che ti vivono accanto, impari a
vederle sotto un altro aspetto, ad apprezzare
anche i minimi gesti, ogni parola che ti fa
sembrare tutto diverso. C’è la fatica di
camminare, ci sono le risate, il modo in cui
accetti ogni condizione proprio perché ti
sembra tutto più superficiale.. Lì ciò che conta
è l’essenziale. Ci sono i pomeriggi passati in
quel cortile, le partite di pallavolo a cui qualcuno
riesce sempre in un modo o nell’altro a sfuggire,
ci sono le partite a carte e una guerra di colori
a colpi di pennelli e naturalmente innumerevoli
canzoni (d’altronde quelle non possono mai mancare!). Ma c’è molto di più, ci sono legami che
riesci a ritrovare anche quando ti sembrava impossibile, ci sono persone invece che pensavi di
conoscere, ma poi ti accorgi che hanno ancora tanto da regalarti e spetta a te dargliene la
possibilità. Ci sono persone sempre disponibili per ogni cosa e anche questo è straordinario.
Pensi a quante persone hanno vissuto le tue stesse emozioni davanti a quel fuoco, quanti si
sono sentiti come a casa sotto quello stesso cielo, e fa davvero uno strano effetto.. Personalmente
di Casta mi rimarrà un
magnifico ricordo, mi
rimarranno tanti momenti,
parole,
profumi
e
s e n s a z i o n i
semplicemente
indescrivibili che tante
persone e luoghi mi
hanno saputo regalare.
Chiara Anselmi
Pubblichiamo nelle pagine
seguenti le foto del
soggiorno a Castagnola di
alcuni nostri giovani.
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CG GREST …..20 bambini da 3 a 6 anni di Ponte e Vigolzone
sfidano il caldo per una nuova avventura.
Ad ottobre 2008 alcuni genitori riunitisi
nell’Associazione Comitato Genitori si sono posti
tra gli obiettivi quello di organizzare, dall’estate
2009, un centro estivo per la fascia di età 3/6.
Dopo la chiusura della materna e quindi dalla
seconda settimana di luglio per i bambini di tale
età non era infatti presente a Ponte un servizio
che coprisse almeno le 3 settimane di luglio in
cui le ditte e gli uffici sono ancora tutti aperti e in
cui le famiglie si ingegnano, ogni anno, per
accudire i propri bambini.
Si è costituito un gruppo di lavoro formato dai
genitori più interessati al tema. Il gruppo ha
raccolto i dati sui principali centri estivi della
provincia ( costi, modalità ecc), intervistato la
responsabile di un centro estivo, le diverse figure
professionali presenti alla scuola dell’infanzia e
verificato la normativa di riferimento applicabile
ai centri estivi. E’ stato quindi somministrato un
questionario a tutte le 140 famiglie i cui bambini
frequentano la scuola materna G. Rossi al fine di
conoscerne le esigenze specifiche e i costi
massimi che sarebbero state in grado di
affrontare. Dopo l’analisi dei questionari che
segnalavano l’esigenza come particolarmente
sentita il gruppo di lavoro è passato alla parte
operativa preparando una sorta di capitolato del
servizio richiesto al fine di acquisire preventivi da
più soggetti per poterne comparare costi e attività
proposte. E’ stato quindi più volte incontrato
l’Assessore ai servizi sociali Rosella Taschieri e
poi il Sindaco di Ponte al fine di verificare la
disponibilità dell’Amministrazione al supporto
dell’iniziativa. Insieme sono state valutate le offerte
presentate
da
2
soggetti
operanti
professionalmente sul territorio. Dopo vari incontri
per organizzare il servizio è stata scelta la
cooperativa EUREKA, che già segue a Ponte il
grest per elementari e medie. Uno degli aspetti
più problematici è stato il reperimento dei locali:
sia presso la scuola materna che presso la scuola
elementare erano, in quel periodo, in programma
lavori di manutenzione edilizia e quindi il solo locale
disponibile che presentasse i requisiti normativi
per ospitare l’iniziativa è stata la scuola media.
E’stato adibito a classe il locale mensa che si
trova nel retro della scuola e allestito a piccolo
dormitorio il locale subito accanto. La Scuola
materna ha messo a disposizione i lettini, i tavoli
ed alcuni giochi mentre il Comune, proprietario
dei locali, ha seguito il trasporto dei materiali e si
è occupato anche dei trasferimenti dei bimbi in
piscina una volta alla settimana. Durante i primi
giorni la collocazione a qualcuno è sembrata poco
consona all’iniziativa ma dopo le prime uscite ai
giardini, al parco villa Rossi e in piscina le prime
rimostranze si sono trasformate in un plauso
comune anche grazie alle competenze e alla
dolcezza delle 2 insegnanti scelte dall’Eureka:
Elena e Silvia. Tutti e 20 i bambini aspettavano
l’occasione di incontrarLe ed ogni giorno
aumentava l’affiatamento del gruppo che sfidava
il caldo torrido svolgendo nuove attività creative i
cui esiti venivano orgogliosamente mostrati
all’arrivo dei genitori e dei nonni alle 16,00.
Le 3 settimane sono davvero volate. Venerdì 31
luglio durante la festa al Parco Villa Rossi si
respirava la riuscita dell’iniziativa attraverso la
serenità e la partecipazione dei bambini ai canti
e balli organizzati dalle insegnanti e anche
attraverso i sorrisi dei genitori e dei nonni che
hanno trovato in questo nuovo servizio un valido
alleato al loro lavoro in questo scorcio di calda
Elena Fogliazza
estate.
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L’Unitalsi di Pontedell’Olio a Lourdes
Per ben dieci anni ho vissuto di riflesso,
tramite i racconti di mia madre, la vita, le
esperienze, le gioie, i dolori di quella
settimana “speciale “ trascorsa a Lourdes.
Devo essere sincera, a volte, mi sembrava
un po’ fanatica.
Ora, dopo aver toccato con mano, perché
anch ‘io quest ‘anno sono stata una sorella
d’assistenza, devo dire che tutto è preciso
come mi era stato descritto. Al di là della
preghiera, che per noi “primine”, con tanta
voglia di essere presenti a tutte le
celebrazioni, accompagnando i malati a
destra e a manca, la vivevamo intensamente
solo la notte, quando, finito il turno, ci
accostavamo alla grotta ,e lì, in silenzio,
potevamo mandare i nostri pensieri e
sentimenti a Maria.
Mi è rimasto talmente forte il contatto umano
con le persone che soffrono, con le sorelle,
con tutto il personale che ho avvicinato e con
tutto quello che è questo pellegrinaggio, da
far nascere in me il forte desiderio di ritornare.
M. Carla
L’esperienza del mio pellegrinaggio a
Lourdes, per la prima volta come volontaria, è
stata positiva e negativa.
Negativa perché i primi
giorni, il rapporto con il
malato è stato difficile. Non
sapevo come comportarmi, per far sì che egli si
sentisse a suo agio con
me, persona nuovasconosciuta.
Il gruppo Unitalsiano di Ponte,
alla stazione di Lourdes, in
attesa della partenza per il
ritorno a casa.
16
Ma arriva presto il lato positivo : è il malato
stesso che ti aiuta a farsi conoscere e ti mostra
la persona che stai aiutando, ma non la
malattia. Nei giorni del pellegrinaggio ho
imparato molto, conoscendo persone che sono
fisicamente disabili, ma con una intelligenza
ed una capacità di rapportarsi che io non
immaginavo certamente.
Per me è stato molto importante; ho constatato
che cose e situazioni, che comunque davo per
scontate, invece per chi ha problemi, è molto
più difficile avere una vita normale.
A Lourdes c’è un’atmosfera ed un rapporto
umano che fuori dal pellegrinaggio, cioè, nella
vita di tutti i giorni non esiste: è la relazione
con le persone che ci circondano. Quando vai
a Lourdes la prima volta, poi non riesci più a
stare lontana. L’atmosfera è inspiegabile, ti fa
dimenticare tutto e ti porta dentro una serenità
indescrivibile.
Quando si torna, a mio modesto parere, si è
più ricchi dentro; ti rimane qualcosa che non si
dimentica mai. Penso che il miracolo vero di
Lourdes sia che ti dimostra che esiste
un’umanità quasi indescrivibile.
Lucia
Folignano festeggia il Patrono
La cristianità delle nostre genti ha sempre tenuto in
considerazione l’influenza protettiva del Santo Patrono
della località e continua a farlo anche in questi tempi di
laicismo imperante, celebrando la ricorrenza con
festeggiamenti familiari e pubblici.
Così Folignano lo ha fatto anche quest’anno, il 2 agosto,
corrispondente alla prima domenica del mese.
Sviluppando i nostri ricordi ci viene spontaneo il
confronto di oggi con il passato.
La torta che mia nonna preparava per la festa di S.Pietro,
sempre celebrata la prima domenica di agosto, era la
soffice e buonissima torta paradiso, che chiudeva un
ottimo pranzo preparato con cura per l’occasione. I
parenti erano invitati e la tavolata era allegra e rumorosa.
Si gustavano gli anolini, gli arrosti cotti nel forno a legna
e i tortelli dolci fritti alcuni giorni prima.
In paese c’era molta animazione, perché nel pomeriggio, dopo i riti religiosi, si svolgevano i
giochi popolari: la corsa nei sacchi, l’albero della cuccagna, la corsa con in bocca un cucchiaio
su cui spiccava un uovo che non doveva cadere a terra fino al traguardo, il gioco delle pentole
di terracotta. La statua di S.Pietro, alta e maestosa, con in mano alcune grandi chiavi, aveva
sollecitato una domanda alla mia nonna: “perché le chiavi?” “Sono quelle che aprono le porte
del Paradiso” mi aveva risposto, e mi era sembrata un’immagine bellissima.
Anche mia mamma aveva continuato la tradizione culinaria della nonna, animando con grandi
preparativi la felice tavolata in famiglia.
Ora le cose sono cambiate e la sagra del paese viene festeggiata in comunità, con grandi
tavolate sul sagrato della chiesa, con la statua del Santo sempre presente come ai tempi della
mia fanciullezza, che guarda bonario i convenuti impegnati a consumare l’ottima cena.
Le persone che hanno provveduto alla buona riuscita della serata sono le stesse che ogni
domenica aiutano i Sacerdoti nella preparazione della S.Messa e dei vari riti religiosi, prima
fra tutte la dinamica Maria.
E’ stata una serata all’insegna dell’allegria, che ogni anno si rinnova: ottime le varie portate che
hanno permesso a tutti di arrivare a mezzanotte senza accorgersi del trascorrere del tempo,
avvolti da una leggera brezza che ci ha fatto dimenticare l’afa dei giorni precedenti.
Al tavolo dove io ero seduta c’erano le stesse persone dell’anno precedente, come se il tempo
si fosse fermato, tutti consapevoli di trascorrere nuovamente una bella serata nello spirito della
tradizione.
Mancava però una persona che sempre aveva aiutato nei preparativi e che tutti ricordiamo
disponibile e competente per l’organizzazione, specialmente per quanto riguarda gli impianti
elettrici: Gigi aveva già dimostrato tale abilità nell’allestimento del bellissimo presepio, che a
Natale aveva richiamato
numerosi visitatori.
Visto il successo della
serata, mi auguro che anche
l’anno
prossimo
l’appuntamento si rinnovi,
sempre sorretti dall’aiuto di
S.Pietro.
Eleonora Rossi
17
Conosciamo i nostri anziani
Vivo al “Balderacchi” come fossi a casa mia
Pontolliese “doc”, ingegnere, classe 1924,
Francesco Polledri, da alcuni anni ha scelto di
trasferire la residenza al “Balderrachi” di Riva,
felice di trascorrere le giornate a due passi dai
luoghi che lo hanno visto nascere e crescere.
Purtroppo, le sue condizioni di salute, in
relazione anche di un intervento chirurgico al
cuore subito alcuni anni fa, non gli permettono
di vivere da solo in tranquillità e per questo,
non “ho voluto pesare su nipoti o su altri
parenti”.
Ci accoglie nella “suo monolocale” al secondo
piano della nuova struttura, con gli occhi pieni
di lacrime pensando al lontano 1951, quando
da giovane geometra, seguendo i consigli e
le indicazioni dell’allora parroco don Sidoli,
progettò proprio la prima parte di quella
struttura che oggi è diventata la sua casa. L’ing.
Francesco, a riguardo cita l’ing. Camoni
(firmatario del progetto) ed ha parole di viva
riconoscenza nei confronti della signora Dina
Balderacchi, cittadina altamente benemerita di
tutta la Val Nure.
Ultimo di sei fratelli e sorelle, Francesco
frequenta le scuole elementari a
Pontedell’Olio, dove il papà ha gestito per tanti
anni un negozio di merceria “sul Borgo”,
passando poi a Piacenza alle Medie San
Vincenzo e successivamente all’Istituto per
geometri “Romagnosi”, conseguendo anche,
da privatista, la maturità scientifica.
Successivamente conseguì la laurea a
Bologna in ingegneria civile.
Dopo un periodo di libera professione, l’ing.
Francesco intraprese la carriera
dell’insegnamento iniziando presso l’Istituto
Tecnico agrario statale “G. Raineri” di Piacenza
quale titolare della cattedra di Costruzioni
Rurali, Topografia e Meccanica Agraria.
A lui chiediamo un ricordo di quegli anni.
18
“Ero un insegnante severo? Lascio ai miei ex
allievi il giudizio. Le mie scolaresche erano
principalmente costituite da figli di agricoltori:
giovani cresciuti insiemi ai loro genitori, assai
rispettosi e sufficientemente dotati di
vocazione per l’agricoltura. Non mi è però
mancato, continua l’ingegnere, qualche
studente dal profitto piuttosto limitato: si
trattava quasi sempre di giovani con problemi
personali o familiari.
Del lungo periodo trascorso nelle aule
scolastiche, continua l’ex insegnante, ricordo
un caso che mi ha molto amareggiato. Un
giorno interrogai uno studente dal profitto
piuttosto scarso. Era un bravo giovane,
dall’aspetto quasi sempre triste. Poiché
l’interrogazione stava per finire con
l’insufficienza, gli ho chiesto: perché non mi
studi quelle poche cose che quasi sempre
chiedo, cosicché possa darti la sufficienza?”
La sua risposta: “Mi hanno messo in questa
scuola ma potevano mettermi in qualsiasi
altra scuola che per me era lo stesso. Una
domenica vado a trovar mio padre, una
domenica vado a trovar mia madre”.
Quella risposta fu per me, continua Polledri,
una mazzata in testa, insegnandomi che nel
rapporto con i giovani, prima di giudicare,
occorre conoscere, conoscere e riflettere.
Mi è sempre piaciuto molto stare in mezzo
agli studenti, perchè vivendo in mezzo ai
giovani si ha la sensazione di essere sempre
giovani. Purtroppo viene anche il momento
di cedere il proprio posto al successore, e così
è stato anche per mè.
Poco amante della vita cittadina, l’ingegnere
ha fatto ritorno nella casa paterna dove, per
hobby, si divertiva coltivare l’orto e soprattutto
la vigna.
Francesco Polledri
Purtroppo gli acciacchi della
vecchiaia, aggravati da
“imprevisti cardiaci” e
irrimediabili difetti oculistici
mi hanno convinto, e
volentieri, a trovare
ospitalità in questo caro
luogo. E così da alcuni anni
sono ospite in questo
Istituto, assicurando che
l’assistenza diurna e
notturna non manca.
Il personale è cortese con
gli ospiti: sia perché in parte possiede una
pluriennale esperienza, sia perchè le nuove
leve volentieri imparano dalle loro colleghe
più anziane.
Anche il personale addetto alla cura degli
ospiti di questa casa evidenzia una buona
preparazione infermieristica.
E che dire degli ospiti? Vi giungono dalle
località vicine e lontane portandosi appresso
le proprie abitudini, talvolta difficilmente
modificabili, nonché i propri malanni.
Vi sono anziani un po’ di tutte le età: alcuni si
stanno avvicinando al secolo, altri lo
superano.
Vi sono ospiti che potendo, aiutano i loro
amici a tavola e nelle azioni quotidiane della
giornata evidenziando così il proprio buon
cuore.
Purtroppo, termina Polledri, a volte arriva
anche qualche ospite dal carattere difficile.
Pensando però che tutti, come quel giovane
studente con problemi che ho incontrato sui
banchi di scuola,
ognuno di noi può
nascondere
insoddisfazioni
che vengono da
lontano: sta a tutti
saperci sopportare
ed
aiutare
vicendevolmente.
Paolo Labati
19
20
Spazio aperto
Pagine di opinioni, proposte
e commenti dei lettori e dei redattori
Contrappunti
Non è un paese per forestieri
posso pretendere che l’orizzonte del
mondo si esaurisca nei pochi metri del mio
campo visivo.
Dall’8 agosto, dunque, essere clandestino
equivale a commettere un reato, a dispetto
del più elementare concetto del diritto
penale, secondo il quale è “reato quel
comportamento umano (che consiste in
azioni od omissioni) che contrasta coi fini
dello Stato ed esige come sanzione una
pena”. Tutto chiaro quindi: per parlare di
commissione di un reato occorre trovarci
di fronte ad un “comportamento” non ad una
“condizione”: si tratta di un criterio logico e
generale, a cui invece deroga la legge 94/
2009.
Per trovare un’altra legge che punisca la
condizione in cui si trova una persona e non
il suo comportamento, bisogna risalire al
1938, in pieno regime fascista, quando
vennero emanate le leggi razziali (chissà
se lo sapevano gli onorevoli deputati e
senatori che hanno votato la legge 94/2009)
che limitavano fortemente la libertà di
studiare, di lavorare, di intraprendere, di chi
si trovava nella condizione di ebreo.
Ma nemmeno le leggi fasciste in difesa della
razza arrivavano tuttavia a considerare un
reato il fatto di essere “ebreo”, come invece
accade a chi è “clandestino” nell’Italia del
2009.
Fin qui l’aspetto che potremmo definire
politico-giuridico di questa nuova legge.
C’è poi un’altra valutazione di carattere etico
che dovrebbe interpellare profondamente
tutti coloro che cercano di riconoscersi nei
principi fondamentali il cristianesimo.
L’8 agosto scorso è entrata in vigore la legge
che, tra l’altro, introduce nell’ordinamento
giuridico del nostro Paese il reato di
clandestinità, intendendo per clandestine le
persone di nazionalità diversa da quella
italiana o di una nazione appartenente
all’Unione Europea, non provviste di un
documento che legittimi la loro presenza nel
territorio italiano.
Leggendo la legge e le motivazioni che hanno
condotto alla sua approvazione si ricava la
sensazione che sia stata data la risposta
sbagliata e superficiale ad un problema
reale e complesso. Perché è certamente
vero che l’Italia non può accogliere tutti e
indistintamente coloro che “bussano” alle
sue porte (pur senza dimenticare che
l’intera storia dell’umanità è caratterizzata
da grandi migrazioni di popoli), ma è
altrettanto vero che ogni nazione dovrebbe
avere il diritto di essere guidata da
rappresentanti che cercano di trarre il
meglio dall’intelligenza e dalla saggezza
della società che li esprime.
La strada scelta dal nostro legislatore ricorda
invece l’atteggiamento di quei genitori che
attribuiscono gli insuccessi scolastici dei
propri figli sempre ed unicamente a
presunte inadeguatezze – se non malanimo
– degli insegnanti.
Così l’Italia, anziché interrogarsi seriamente
sul fenomeno e dotarsi di strumenti idonei
di accoglienza, integrazione e controllo;
anziché costruire una rete autentica e
efficace di accordi con i partner comunitari
e con i paesi da cui provengono e transitano
i migranti (non parliamo del patto scellerato
con la Libia, che è solo un modo per tenere
il problema lontano dai nostri occhi) ha
scelto la via facile e semplicistica di
considerare la condizione di clandestino un
reato.
E’ ovvio che la ricerca di soluzioni diverse
presupporrebbe volontà politiche, capacità
progettuali e sensibilità culturali che non
appartengono al dna dell’attuale classe
dirigente, ma se io soffro di miopia non
Qualche anno fa, quando l’Unione Europea
decise di dotarsi di una Costituzione, una
parte rilevante dell’opinione pubblica e della
classe politica italiana (soprattutto tra le file
di quelle stesse forze che hanno voluto ed
approvato la legge 94/2009) chiese
ripetutamente, seppur vanamente, che nella
Costituzione Europea fosse inserito tra i
valori fondanti dell’Unione, un richiamo ai
principi cristiani.
21
Confesso di aver seguito quel dibattito senza
particolare passione, convinto come sono
che il cristianesimo vada più testimoniato
che dichiarato.
Oggi, dopo aver letto la nuova legge che
punisce il reato di clandestinità, ho preso il
Vangelo secondo Matteo che, al capitolo
25, narra di quando, nel giudizio finale, il
“Figlio dell’uomo siederà sul trono della sua
gloria e dirà: venite, benedetti dal Padre
mio, ricevete in eredità il regno preparato
per voi. Perché io … ero forestiero e mi
avete ospitato… Allora i giusti gli
risponderanno: Signore, quando mai ti
abbiamo visto forestiero e ti abbiano
ospitato ? … Rispondendo, il re dirà loro:
in verità vi dico: ogni volta che avete fatto
queste cose ad uno solo dei miei fratelli più
piccoli, l’avete fatto a me”.
Possiamo fermarci qui, perché ognuno deve,
solo per sé, interpellare la propria
coscienza.
Concludo, proponendovi un estratto della
lettera pastorale della Quaresima, scritta
16 luglio 2009
Isotta Gandi, laureata presso la
Facoltà di Medicina e Chirurgia
dell’Università di Parma, con la tesi:
“Idrochinesiterapia termale nelle
patologie della colonna vertebrale”,
è ora
DOTTORESSA IN SCIENZE
DELLE ATTIVITA’ MOTORIE.
La famiglia si congratula per
l’eccellente risultato.
22
dal vescovo di Chieti, mons. Giuseppe
Venturi, sul tema del razzismo e
dell’antisemitismo.
E’ del 1942, ma mi pare quanto mai attuale
anche per gli “italiani brava gente” del 2009.
“Tutti siamo fratelli; e quel sacro vincolo, che
unisce e cementa gli uomini tutti, non può
essere rotto o allentato giammai da niuna
diversità di origine, di sangue, di razza, di
cultura, di fede, ma solo dalla malizia umana
e dall’abbruttimento, a cui l’uomo spesso
si abbandona. E come Dio nella
distribuzione delle sue grazie non fa
distinzione alcuna tra giusto e ingiusto, tra
giudeo o greco, tra sapiente e ignorante,
ma le versa su tutti, come fa su tutti
risplendere il sole, così deve fare anche il
cristiano. Oggetto cioè del suo amore
devono essere gli uomini tutti, siano amici,
siano nemici; del proprio o di diverso
sangue; appartenenti alla stessa o ad altra
lingua.”
gm ratti
Ponte in Cammino
- ricerca su luoghi, strade e vie di interesse storicoa cura di Giovanni Pilla e Chiara Ratti
Via Giovanni Battista Ghizzoni
Via Luigi Ghizzoni
In questo numero ci occupiamo delle vie
intitolate a Luigi Ghizzoni e a Giovanni Battista
Ghizzoni. Percorrendo Via Vittorio Veneto la
prima via che origina dalla direttrice principale
e si immette in via Rocca è dedicata a Giovani
Battista Ghizzoni mentre la via intitolata a Luigi
Ghizzoni origina anch’essa da Via Vittorio
Veneto e, costeggiando la nuova lotizzazione
“Le Fornaci”, conduce all’attuale via Fioruzzi.
Nel 1968 i fabbricati recentemente costruiti
nell’area lottizzata ad est della borgata resero
necessaria l’attribuzione della denominazione
a ciascuna delle strade in essa previste, il
Consiglio Comunale con delibera dell’8/04
dispose quanto riportiamo:
« La strada che si diparte dal Corso Vittorio
Veneto e si congiunge ad est con la strada
recentemente denominata “Martin Luter King”
(oggi Via Rocca) della lunghezza di mt. 200
circa viene denominata Giovanni Battista
Ghizzoni. Ghizzoni nacque a Ponte dell’Olio
l’11.4.1861 e morì il 10.4.1937, nacque da una
famiglia dalla quale ereditava lo spirito di amor
patrio, la dirittura di carattere e la profondità e
la versatilità dell’ingegno.
Dotato delle più felici attitudini intellettuali e di
particolare inclinazione allo studio delle Leggi
si avviava alla carriera della Magistratura dove
ben presto emerse per qualità di carattere, per
acume giuridico e per dottrina. Raggiunto il
grado di Presidente di Tribunale dalla sede di
Piacenza passava a quella di Milano
esercitando il suo ministero fra l’altissima stima
dei suoi collaboratori, il plauso dei
rappresentanti del Foro e la più lusinghiera
considerazione di tutti coloro per i quali
amministrava la giustizia, per il rigoroso senso
del dovere che lo guidava, il fine tatto, la grande
obiettività, l’innata signorilità del gentil uomo.
Promosso Consigliere alla Corte di
Cassazione di Palermo, tornava poi a Milano
con le funzioni di Presidente di Sezione di
Corte di Appello, e quivi dopo 45 anni aveva
fine la sua carriera per raggiunti limiti di età.Su
quei colli che Egli tanto amava, fra le cure della
famiglia da lui cresciuta nei sani principi a cui
aveva informata la sua esistena si dedicò
all’agricoltra con l’animo di chi vedeva nella
terra l’alma parens ed a nessun dei tanti che a
lui ricorrevano, negò mai il saggio, sicuro e
gratuito consiglio che gli veniva chiesto con
larga fiducia da coloro per i quali era “Il
Presidente” per antonomasia.
In tanta pace, in tanta austerità nei magnifici
placidi tramonti della sua terra egli vide venire
la fine della sua giornata terrena, che accolse
con rassegnazione e con la fiducia che può
dare la sicurezza della coscienza. Egli aveva
disposto che la sua salma avesse a sostare
davanti alla casa paterna per una preghiera,
perché in quel momento egli avrebbe riveduto
con lo spirito tutti i suoi cari e sarebbero in lui
risorti i più lieti ricordi della sua vita. Egli riposa
nel cimitero di Ponte dell’Olio donde così
diceva gli sembrava ancora avrebbe potuto
gioire dello spettacolo di quella terra che gli
era stata così cara».
Illustre progenitore di Giovanni Battista fu Luigi
Ghizzoni, nato in Albarola nel 1751, morì a
Piacenza il 2 marzo 1820, medico distintissimo
e- secondo lo storico Rossi - «direttore
dell’Ospedale Civile di Piacenza,la quale
giustamente lo stimava per uno de’ suoi più
probi e benemeriti cittadini ed uno de’ suoi più
dotti, operosi, sicuri e valenti medici. Gli amici
piansero le qualità del candido animo suo e
del suo integerrimo cuore.
La sua fama si estende oltre la cerchia della
sua provincia; col suo testamento lasciò
all’ospedale lire 5 mila e lasciò in legato alla
pubblica Biblioteca tutti i suoi libri spettanti alla
Medicina e alle Scienze a questa ausiliarie,
23
che in totalità ammontavano a circa ottocento
cinquanta opere, tra le quali alcune di parecchi
volumi; e grata, per tal dono, la Commissione
della pubblica Libreria, ordinò si conservasse
nella stessa il ritratto di Lui». Il ritratto citato
dallo storico è quello che pubblichiamo nella
pagina seguente.
Luigi e Giovanni Battista Ghizzoni sono però
solo due rappresentanti di una famiglia che ha
ricoperto una posizione di spicco nella storia
del nostro paese, il cognome si trova già nel
XVIII secolo, in particolare nell’elenco dei
possidenti a Ponte dell’Olio dopo il 1765 si
legge di Ghizzoni Giovanni Antonio,
proprietario di 7 perticati e più tardi, nel 1798,
il Signor Pietro Ghizzoni figura nell’elenco dei
residenti con la rispettiva rendita catasatale,
di lui si legge inoltre nel dizionario biografico
Piacentino: «Ghizzoni comm. Pietro,
benemerito e munificentissimo cittadino
arricchitosi nel commercio, dotò ospedali e
chiese, fondò in perpetuo nel Seminario
vescovile di Piacenza trenta posti per altrettanti
giovani poveri chierici in aiuto alla benevolenza
alberoniana, con atto di donazione del 7 giugno
1835, approvato con decreto sovrano il 14
novembre 1837; in Albarola di Ponte dell’Olio
nacque nel 16 maggio 1757 e morì lungamente
compianto il 16 gennaio 1838 nella grave età
di anni 80 e mesi 8; nel cimitero di Piacenza e
precisamente nell’avello della famiglia
Ghizzoni leggesi una lunga ma sincera
iscrizione funebre in sua lode».
Nel 1831 a Ponte erano presenti 4 rivenditori
di caffè, acquavite e liquori in borgata, tra
questi anche Pietro Ghizzoni nel cui locale
“Caffè del Commercio” si poteva anche
giocare a carte.
Sempre nell’Ottocento visse Giovanni Battista
Ghizzoni, il farmacista del paese, in esercizio
dall’aprile 1818, che all’età di 45 anni aveva
un’entrata di 2.500 lire, il che lo poneva tra le
persone più ricche del paese. Rivestì diverse
cariche: fu Podestà dal dicembre 1839 fino al
1843, Santese con l’incarico di tesoriere dal
31 marzo 1844 al primo luglio 1847 e nel 1835
fu membro della Commissione Speciale di
Sanità e Soccorso del Comune di Ponte
dell’Olio nominata a scopo preventivo e di
24
vigilanza dato il diffondersi del colera con
risoluzione sovrana del 14 agosto e di cui
faceva parte anche Pietro Zurlini, già incontrato
nelle precedenti ricerche.
Tra i notabili della famiglia occorre citare anche
Vincenzo Ghizzoni, il quale, secondo quanto
riportato da Stefano Pronti nel volume “Ponte
dell’Olio, vicende storiche 1200-1860" era «
proprietario di una fabbrica per la trattura della
seta, situata a San Bono, di cui troviamo notizie
significative nel 1837: la trattura veniva
eseguita da 28 operaie (14 forestiere e 14
locali) per 28 caldaie; da una nota di otto anni
dopo risulta che i lavoranti impiegati
complessivamente nello stabilimento all’epoca
erano 56. Un terzo del fabbricato in cui si
svolgeva l’attività era detto la “bigatteria
vecchia”, erano dotati di graticci per una
capienza di 2.500 pesi di gallette; il locale
descritto aveva approssimativamente un
estensione di 65 metri, un altezza di 10 e una
larghezza di 7,5. Nel gennaio 1839 scoppiò
un incendio proprio in questo ambiente e la
filanda subì danni per lire nuove 10.000; la
produzione continuò ugualmente e nel
settembre la seta ricavata dall’acquisto di
1.452 pesi di bozzoli equivalse a libbre 3.470,
dato che rispecchiava la media produttiva del
quarto decennio come evidenzia l’esame delle
dichiarazioni annuali di Ghizzoni. Nel libro delle
cessazioni di commercio esistente presso
l’Archivio Storico Comunale è registrata la
dichiarazione di chiusura della trattura
effettuata dalla vedova di Ghizzoni nel 1853».
San Bono era all’epoca il palazzetto di
villeggiatura dei Ghizzoni con annesso oratorio
ed era pressochè isolato dal paese e
circondato da terreno prativo e coltivo, non a
caso a Vincenzo si deve altresì la realizzazione
della Via San Bono: secondo la permuta
proposta all’amministrazione municipale,
effettuata nel 1840, furono chiusi due tratti di
strada pubblica che inopportunamente
ripartivano la proprietà dell’imprenditore e se
ne aprirono altrettanti su fondi di sua
appartenenza lungo la direttrice interessata.
A Vincenzo Ghizzoni vennero affidate le
operazioni di collegamento alla strada
governativa per Piacenza dopo la conclusione
del ponte sul Nure, quando si rese necessario
congiungere il manufatto alla importante via di
comunicazione e si pensò di riutilizzare la
strada che partendo dalla maestra per
Piacenza al Follo di Albarola passava per
l’abitato e scendeva al Nure; egli era inoltre
titolare della società “Fornace Calce di Valnure
di Vincenzo Ghizzoni e soci” che verso il 1890
diede mandato a Emilio Rossi, capomastro,
padre di Giovanni Rossi, di costruire a Ponte
dell’Olio una fornace per produrre calce viva.
Possiamo considerare questa attività come
l’embrione della futura Cementirossi poiché
Giovanni Rossi ne divenne successivamente
unico proprietario.
Battesimo di Emma nata il 6 novembre 2008 festeggiata da amici e parenti.
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Ricordiamoli
Cademartiri Teresa
ved. Zazzera
n. 25.08.1920 - m.21.06.2009
Nicelli Gianni
n.10.04.1949- m.23.06.2009
Bosi Gaetano
n.01.06.1910 - m.04.07.2009
Corbellini Giulia ved.
Corbellini
n. 14.09.1928 - m.06.07.2009
Provini Giovanni
n.12.10.1920- m.07.07.2009
Volta Antonio
n.15.02.1925 - m.09.07.2009
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Solari Germana
ved. Calza
n. 12.06.1930 - m. 30.06.2009
Calandroni Luigii
n.28.08.1930 - m.07.07.2009
Zangrandi Rosanna in Ferrari
n. 21.07.1951 - m.24.07.2009
Ricordiamoli
Manini Domenico
n.03.05.1930- m.27.07.2009
Carini Giuseppe (Pino)
01.05.1922 - m. 18.08.2009
Polledri Anna in Recamento
n.02.01.1950 - m.31.07.2009
Sartori Alessandro
n. 08.01.1942 - m. 19.08.2009
Bertonazzi Giovanni
n. 14.06.1950 - m.10.08.2009
Celaschi Jole ved. Gandi
n.09.05.1925 - m.16.08.2009
La nonna di Sabrina
è tornata
alla casa del Padre.
A Sabrina
un abbraccio dagli
amici della
redazione di
Vigolzone
Cordani Margherita
ved. Mazzoni
n.24.04.1911 - m.27.07.2009
Maschi Francesca ved. Mazzocchi
n.30.09.1909 - m.14.08.2009
35
Raduno allievi del 48° Corso Ufficiali di Cavalleria
Anche questo anno Villa Chiara a Villò
(Piacenza), ha ospita il Raduno degli ex
ufficiali del 48° Corso di Cavalleria (1967
Caserta), secondo una consuetudine che
ora, al 13° anno, è divenuta tradizione. Tra
gli ospiti del conte Camillo Nasalli Rocca,
anche Francesco Rolleri, neo primo cittadino
di Vigolzone, una rappresentanza guidata
da Gaetano Morosoli e da Giacomo
Bernardi del locale Gruppo Alpini che nel
2007 si è gemellato con la compagine di
ufficiali in occasione del quarantennale del
Corso, il presidente provinciale dell’A.N.A,
Bruno Plucani. Alcuni ex ufficiali che
provengono da lontano sono attesi già domani e prenderanno alloggio in parte nella splendida
dimora degli anfitrioni e in parte in alberghi della Val Nure.
Il programma del raduno, ormai consolidato, ha previsto una SS. Messa al campo, celebrata
da Don Paolo Camminati, parroco di Villò. Nel corso del rito sono stati ricordati il comandante
Gen. C.A. Giangiorgio Barbasetti di Prun, gli allievi di cavalleria e gli amici alpini che ci hanno
lasciato ma soprattutto tutti coloro che hanno donato la vita per la Patria.
A rendere ancor più frizzante la già affettuosa rimpatriata, un aperitivo con Bianchello del Metauro
delle cantine Morelli di Fano e tipici salumi della Val Nure, una colazione all’aperto
impeccabilmente cucinata e servita all’ombra dei secolari cedri del parco di Villa Chiara dove
verranno offerti vini rossi con etichetta Morelli di Fano, La Tosa di Vigolzone, Conte Otto Barattieri
di Albarola e bianchi della selezione Bertuzzi di Vi1lò. Al termine un brindisi con la tradizionale
carica di cavalleria comandata dal Capitano Marcello Fenili affiancato dal suo trombettiere
generale Franco Tolomei. In serata, prima di riprendere la strada del ritorno alle proprie
residenze, “il bicchiere della staffa” presso il rifugio alpini di Vigolzone, intendendo con questa
espressione nata nell’800, quando i signori che si recavano nelle locande bevevano l’ultimo
bicchiere quando già avevano un piede nella staffa, pronti per montare a cavallo, l’ultimo
bicchiere prima di congedarsi dagli amici fraternamente rimasti tali. Il rito è stato affrontato di
buon grado anche da Francesco Rolleri, neo primo cittadino di Vigolzone nella foto di Oreste
Grana con il conte Camillo e alcuni ospiti che brindano all’appuntamento del 2010.
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Rubrica di cucina
a cura di Antonietta Spelta
Torta di carote
La ricetta di questa torta, l’abbiamo chiesta a Francesca,la nostra pasticcera del caffè della
domenica mattina alla Madonna della Neve, dopo averla assaggiata, gustata e trovata veramente
squisita.
INGREDIENTI:
gr.200 carote
gr.200 mandorle
nr.4 uova
gr, 50 burro
gr 200 zucchero
1 bicchiere di farina
1 bustina di lievito per dolci
ESECUZIONE:
Pulite le carote, grattugiatele e mettetele in un colapasta.
Tritate le mandorle con la buccia.
Separate i tuorli dagli albumi.
Montate gli albumi a neve ben soda.
Mescolate le mandorle tritate alla farina e al lievito.
Imburrate una teglia del diametro di circa 24 – 26 cm .
Sbattete bene i tuorli con lo zucchero, incorporate la miscela di mandorle e farina, ( se fosse
troppo duro l’impasto, aggiungete un cucchiaio di albume montato), aggiungete poi le carote e
da ultimo gli albumi montati a neve.
Versate l’impasto nella teglia e cuocete a 180 gradi per circa 45 minuti.
Questa torta si serve così o cosparsa di zucchero
vanigliato.
Grazie Francesca!
Faccio questo appello a tutti gli appassionati
della rubrica di cucina, mandatemi le vostre
ricette più esclusive o dettatemele per telefono,
sarà un piacere condividerle con i lettori de “Il
Ponte”.
Chiamatemi al numero:
338 2909344
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Vigolzone: Prima Confessione e Prima Comunione
Prima Confessione: Burgazzi Sabrina, Ghizzinardi Loris, Agnelli Federica, Ghetti Lorenzo, Albertelli
Davide, Soragna Greta, Burgazzi Mauro, Guglielmetti Marco, Puddu Giulia, Tagliaferri Rebecca,
Malvicini Andrea, Fracassi Nicola, Busca Maria Cristina, Di Nuccio Clarissa, Costa Matteo, Rossi Matteo,
Tosi Alessandro, Gatti Alex, Prati Lorenzo, Frino Simona, Sartori Francesca, Callisardi Nicole, Conca
Anna.
Prima Comunione: Benzi Stefania, Burgazzi Alessandro, Burgazzi Christian, Burgazzi Michela,
Chiarello Alessandro, Chiesa Michael, Cucuzza Simone, Gallinari Nicolò, Ghezzi Greta, Maio Manuel,
Massini Jacopo, Padellaro Debora, Rasparini Alessia, Sanguineti Mattia, Soardi Nicola, Donini Emil,
Rossi Matteo, Torres Oscar, Pernice Anna Maria.
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Vigolzone, 2 giugno 2009: hanno ricevuto il Sacramento
della Confermazione:
Accorsini Marco, Albertelli Mattia, Cravedi Lorenzo, Franchi Laura, Leoni Alessandro, Paraboschi
Samuele, Pedroli Mara, Ratti Martina, Trimarchi Sara.
Insieme per festeggiare gli anniversari di matrimonio
A Vigolzone, lo scorso 21 giugno una quarantina di coppie si è ritrovata in chiesa per ringraziare
il signore e rinnovare insieme “la promessa”.La messa è stata concelebrata da don Cesare e
Don Gianni Cobianchi che tanti di noi conoscono e ricordano con affetto essendo stato per
lunghi anni parroco a Ponte dell’Olio. Al termine, come sempre, un piacevole momento conviviale
con la consegna delle pergamene ricordo.
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Pubblicità Banca di Piacenza
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