videogames d`azione migliorano la capacità di lettura

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videogames d`azione migliorano la capacità di lettura
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Si parla di IRCCS “E. Medea” - Ass. La Nostra Famiglia
1 marzo 2013
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Dislessia, nuovo studio: videogames d'azione migliorano la capacità di lettura
Indagine condotta dall’università di Padova e dall’Irccs Eugenio Medea: “Dodici ore passate ai videogiochi
migliorano la capacità di lettura più di quanto non faccia un anno di lettura”. Ma, per non dare messaggi distorti
e “non illudere le famiglie”, è indispensabile la prudenza: non vi è ancora nessun trattamento scientificamente
testato. Una sperimentazione sta per partire a Lecco su un campione di 40 bambini
ROMA - La notizia è di quelle destinate ad accendere il dibattito tra esperti, famiglie, educatori. Uno
studio pubblicato sulla rivista Current Biology e condotto dall'università di Padova e dall'Istituto
scientifico di ricerca e riabilitazione "Eugenio Medea" rivela che i videogiochi d'azione migliorano la
capacità di lettura nei bambini dislessici. "Dodici ore passate ai videogiochi migliorano la capacità di
lettura più di quanto non faccia un anno di lettura spontanea o trattamenti di lettura tradizionali". Lo
studio è il secondo step di un lavoro di ricerca che collega la dislessia a problemi di attenzione visiva ed
è stato condotto da Andrea Facoetti dell'Università degli Studi di Padova e consulente all'Istituto
Scientifico "E. Medea" insieme al team composto da Sandro Franceschini, Simone Gori, Milena Ruffino,
Simona Viola e Massimo Molteni. "I videogiochi d'azione migliorano molti aspetti dell'attenzione visiva
e favoriscono l'estrazione di informazioni dall'ambiente", spiega Facoetti. I risultati dello studio
sarebbero una conferma che i deficit di attenzione visiva sono alla base della dislessia, una condizione
che rende la lettura estremamente difficile per un bambino su dieci.
I ricercatori hanno testato la lettura, le capacità fonologiche e di attenzione di due gruppi di bambini
con dislessia che non erano utilizzatori abituali di videogames. "I bimbi sono stati valutati nelle loro
capacità attentive e di lettura prima e dopo aver giocato con videogiochi di azione o non-azione per
nove sedute di 80 minuti. Ebbene, i bambini che avevano utilizzato videogiochi d'azione sono stati in
grado di leggere più velocemente senza perdere in accuratezza ed hanno anche mostrato progressi in
altri test di attenzione. Questi sorprendenti risultati sulle abilità di lettura si sono mantenuti anche ad
un successivo controllo dopo due mesi. Dover colpire un bersaglio periferico in movimento comporta
un'abilità di percezione del contesto e quindi di rapida attenzione al particolare che aiuta i bambini
dislessici molto di più di un allenamento alla lettura. Grazie ai videogiochi - spiegano ancora gli autori
della ricerca - i bambini dislessici hanno imparato a orientare e focalizzare la loro attenzione per
estrarre le informazioni rilevanti di una parola scritta in modo più efficiente, riducendo l'eccessiva
interferenza laterale di cui sembrano soffrire. Per non parlare poi del problema del dropout: i
trattamenti tradizionali sono spesso noiosi, molti bambini abbandonano, ma quando si divertono
questo non succede".
Ma quella che s'impone, per non dare messaggi distorti e "non illudere le famiglie", come tiene a
precisare Facoetti, è la prudenza: non vi è ancora nessun trattamento scientificamente testato per la
dislessia che includa questo tipo di videogiochi. Occorre sperimentare, e per questo il team dei
ricercatori padovani e del Medea ha studiato, con il dipartimento di Matematica dell'università di
Padova che li ha sviluppati, dei videogiochi per tablet che verranno utilizzati a breve nelle scuole
dell'infanzia di Lecco su un campione di 40 bambini a rischio di dislessia: " Si tratta di bambini con
difficoltà attenzionali e fonologiche", ci spiega Facoetti, nei quali si prova a intervenire prima che si
manifesti il disturbo. In sintesi i piccoli saranno incoraggiati, attraverso giochi con punteggi e con
feedback, a estrarre il segnale dal "rumore" sia visivo sia sonoro. "Il gioco si adatta alla prestazione,
rallenta o si velocizza a seconda di chi lo sta usando, permettendo di far restare il giocatore sempre
agganciato". Se funzioneranno - il se è d'obbligo come ribadisce il ricercatore - queste applicazioni,
usabili su smartphone in versioni per iPhone e Android, saranno scaricabili gratuitamente.
"L'associazione di stimoli visivi e auditivi può migliorare le capacità di lettura, una lettera è sia
immagine che suono, e oggi la tecnologia ci permette di accedere a entrambe le cose" ci dice Vittorio
Midoro dell'Istituto Tecnologie Didattiche del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Genova, che
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tuttavia, da noi raggiunto, non si sbilancia sulla ricerca che non conosce ancora nei dettagli, così come
la dottoressa Lucia Ferlino che per lo stesso dipartimento si occupa tra l'altro di di strumenti
compensativi per la dislessia e di giochi educativi che pone l'accento sulle "difficoltà di decodifica e
memoria a breve termine" nei pazienti dislessici.
"Questi risultati sono molto importanti per comprendere i meccanismi cerebrali che stanno alla base
della dislessia", spiega ancora l'autore dello studio, Facoetti. "Tuttavia non possiamo raccomandare i
videogiochi senza il controllo o la supervisione di uno specialista della riabilitazione neuropsicologica.
Un trattamento non si improvvisa e funzionano solo certi tipi di videogiochi: quelli di azione che
agiscono sui circuiti cerebrali legati alla percezione del movimento". I videogiochi di azione sono
caratterizzati da stimoli estremamente veloci, un alto carico percettivo finalizzato ad una pianificazione
motoria molto accurata, non prevedibilità temporale e spaziale degli stimoli che compaiono
principalmente in visione periferica. Infine, altra cosa importante, il fatto che si agisca sulle capacità di
percezione e di attenzione, piuttosto che sulle competenze linguistiche, apre la strada a prospettive
per interventi precoci: "Il nostro studio dà il via a nuovi programmi terapeutici in grado di ridurre i
sintomi della dislessia o di prevenirla, nel caso di bambini a rischio, già prima che questi imparino a
leggere". (ep)
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