Dogville Gen(Y) MI LOW COST pag.9

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Dogville Gen(Y) MI LOW COST pag.9
Dogville
pag.3
Celentano Sindaco?
MilanoX Party - Arci BITTE (v Watt 37, Naviglio
Grande) - brindate alla nostra salute e ballate la
nostra musica - Ven 21 maggio h23
MilanoX ospite di Frank e Bunna (Africa Unite)
su LifeGate, nel programma Natural Mystic
condannati pesantemente in appello i vertici
della polizia autori della mattanza della diaz a
genova 2001
guerra civile a Bangkok: l’esercito spara sulle
camicie rosse, la borsa brucia
Merkel: l’euro in crisi – infatti, è colpa tua
Decorato: clandestini, voglio nuovo centro a Malpensa, via Corelli è insufficiente
studenti in statale appendono striscioni contro
decorato e la ripresa del fascismo europeo
La questura di Milano ha deciso di vietare il corteo neonazi indetto da Forza Nuova e Jobbik per
sabato 22 maggio
newco: regione provincia e comune comprano i
terreni per expo dai privati con spa pubblica soddisfatto Formigoni
http://festivalnoexpo.com 28-29-30 maggio alla
Fornace (Rho) - anche MilanoX alla presentazione dell’ultimo numero della rivista noexpo
GODETEVI IL NUMERO MATTO DI MILANOX!
Gen(Y)
Riot Porn 2000
pag.2
MI LOW COST
Muzik & Komix
pag.9
DistroX
di MilanoX
Riot Porn 2000
by AnarcoAutonomo
Davos 2002
Veniamo fermati a Land Quart, paesello
sperduto nella campagna, siamo in 5, in
macchina. Passa poco tempo, un treno viene fatto partire con su circa mille persone,
e fermato in mezzo ai campi, in poco tempo capiamo che la polizia ci ha fatto arrivare tutti li per tenerci lontani da Davos,
e ci vuole dividere tutti. Ecco un blocco di
tedeschi si stacca e inizia ad andare verso l’autostrada, la polizia blocca il corteo:
inizia il lancio di pietre e razzi contro la polizia che risponde con lacrimogeni e idranti.
C’è la neve, tanta neve, la battaglia con la
polizia è davvero dura, molti compagni vengono presi in pieno dell’idrante che sfonda
gli striscioni impermeabili a protezione del
corteo. Facciamo un altro tentativo provando a sfondare i cordoni posti a difesa
della stazione, e qua succede una cosa incredibile: dall’altra parte degli sbirri arriva
una cinquantina di persone, tutti rasati,
sono nazis, sì nazi. Inizia una sassaiola su
sbirri e fasci idranti e lacrimogeni di risposta. Il treno fermato in mezzo alle campagne intanto sta tornando, tanto che ad un
certo punto gli sbirri e i fasci si trovano
chiusi su due lati da una parte noi, dall’altra il treno dei mille che sta tornando, è
qua che non ci capisco più niente, partiamo con una determinazione e una rabbia
che fa paura, sfondiamo le transenne con
violenza arriviamo a contatto con gli sbirri, abbiamo le transenne in mano, l’idrante
non sa dove mirare, da una parte all’altra
è pievno di compagni che chiudono sbirri e
fasci, l’idrante parte con la sirena, spruzza
con un getto fortissimo, ma prende anche
poliziotti e fascisti che si ribaltano per terra con scene davvero memorabili...
Evian 2003
Sono arrivato da poco a Ginevra. E’ il 2003
e c’è il G8, siamo in 5, una batteria con i
contro cazzi.. La punta è ad un ponte, sotto
c’è un posto in cui la gente si può radunare senza che gli sbirri ti vedano, arriviamo,
kway, fazzoletto in faccia, camicia bianca
sotto, barba tagliata, capelli pettinati, precisi. Ecco che partiamo, siamo duecento
almeno, ci sono i tedeschi, i francesi, spagnoli e greci. Siamo tutti compatti, ecco
che si parte imbocchiamo il centro, quello
pettinato di brutto, e le vetrine vengono
giù come la grandine d’estate. Rimango
impressionato dallo coesione dei gruppi:
un segnale e ci si raggruppa e ci si scioglie
seconda della situazione. Ecco arriva la polizia, inizia la guerriglia urbana, pietre che
volano, lancia razzi, molotov e bombe carte
per ‘’proteggere la ritirata’’. La via di fuga è
stata studiata in maniera precisa, e le strade i compagni le conoscono bene. Prima di
ripiegare nella fuga e lo scioglimento viene saccheggiato un negozio di snowboard,
vedo gente con passamontagna e tavole
da snow sulle spalle, sorrido e penso che
siamo i padroni della città. La mattina il
corteo, entriamo nel blocco nero anche
noi italiani, siamo 5mila in tutto, noto un
tipo che ha un’ascia e spacca un’Adecco,
agenzia di lavoro interinale. Andiamo avanti, il blocco fa davvero brutto, siamo una
marea. Arriva la voce che gli sbirri hanno
tagliato la corda sulla quale erano appesi
due attivisti per bloccare il ponte sul quale deve passare una delegazione del G8. Le
voci sono confuse, un compagno inglese è
molto grave, ecco che i berlinesi si raggruppano e partono: è il saccheggio totale di un
supermercato, entriamo anche noi italiani,
e portiamo fuori cassette piene di roba da
mangiare che distribuiamo al corteo. Due
ore dopo: gira l’info di una punta in centro,
noi ci mettiamo a dormire in un parchetto,
aspettando l’ora ‘’X’’ ma veniamo svegliati
dai botti, la guerriglia è gia iniziata dall’altra parte della via, ci separano cordoni di
sbirri. Ci spostiamo sull’altro lato, e vedo
una concessionaria della Opel che va a fuoco, completamente, arretriamo facendo
barricate e sassaiole sugli sbirri...
Paris NON AU CPE 2006
Siamo una bella batteria anche questa volta. Qualche mese fa le periferie sono esplose, ora il movimento degli studenti contro
la precarietà paralizza Parigi. Parte il corteo, siamo una marea, tutti tranquilli, volti
scoperti slogan e molti colori. In breve tempo arriva il segnale: ‘’all’angolo si parte, all’angolo via giù pesanti’’. Ad un certo punto
veniamo superati da un sacco di ragazzi
di colore, li noto subito sono snodatissimi,
molleggiano in maniera impressionante
mentre camminano, urlano e battono le
mani: ‘’oooop oooop oooop’’ ecco che molti moltissimi si aggiungono al gruppo, siamo centinaia, siamo fermi all’angolo....e....
via che si parte di corsa, ecco che escono
bastoni volti coperti mazze petardi pietre,
ogni macchina viene distrutta, neanche un
vetro rimane intatto, arriviamo all’Hotel
de Police che viene attaccato, ma in poco
tempo lasciato perdere, l’obiettivo è ‘’farsi i soldi e rifarsi il guardaroba’’ tanto che
gioiellerie e negozi di vestiti vegono assaltati e saccheggiati. Mentre viene infranta
una vetrina mi prendo una trave in faccia,
da un ragazzo di colore. Capisco che la piaz-
za è comandata delle famose bande della
banlieues, vince chi fa l’azione che ‘’fa più
brutto’’....ma ci divertiamo lo stesso.
Strasbourg NO NATO 2009
Una sveglia assurda, sono le 4 del mattino,
e in tutto il campeggio gira la voce che a
Londra è stato ammazzato un compagno,
o comunque uno che era al corteo. Per il
giorno seguente viene indetto un corteo
contro la repressione. Partiamo siamo 3
mila inizialmente, solo blocco nero. Noi siamo appena arrivati ci stiamo ambientando.
Il corteo sfila di fianco ad una base dell’esercito, che in pochi minuti viene fatta
oggetto di un una sassaiola fittissima che
ne spacca i vetri e danneggia la struttura. In poco tempo il corteo si dimezza, e
la polizia circonda ogni strada, in circa 300
attraversano un ponte, e qua inizia la guerriglia urbana, sassi bombe carta contro
lacrimogeni flash bal e bombe assordanti.
Viene saccheggiato un deposito di moto
dell’esercito, ma il corteo in poco tempo
viene schiacciato contro un bosco, dove
la polizia in poco tempo effettua centinaia
di arresti. Il giorno seguente arriva la voce
che la clown army è stata bloccata in un
azione verso il centro città. Dal campeggio
ci si organizza e i primi blocchi iniziano ad
uscire e ad attaccare le polizia nei dintorni
del campeggio. Noi arriviamo a scontri iniziati, ci saranno 500 persone bardate, con
barrivate poste sulla strada per evitare
che la polizia sfondi i blocchi e arrivi fino al
campeggio. Andiamo avanti e vediamo un
idrante in azione e una barricata in costruzione. Prendiamo coraggio e sotto una fitta
sassaiola proviamo a guadagnare terreno:
vogliamo spostare la barricata più avanti, guadagnare un pezzo di strada. Appena proviamo a fare lo spostamento arriva
una raffica di lacrimogeni e flash ball che
ci fanno desistere: mi arriva un lacrimogeno tra i piedi metre ho un’asse in mano,
sto per cadere quando un mio compagno
mi prende per un braccio e mi solleva, portandomi fuori dalla nube. E’ qui che inizio
a sboccare, le gambe mi cedono non vedo
più niente, sento solo un sacco di voci che
non parlano italiano. Ecco che finalmente
sento una voce di uno di noi, mi butta in
faccia un sacco di acqua e maalox, ed ecco
che ricomincio a vedere e capire qualcosa,
sto per altri 15 min seduto per terra con gli
scontri a 300 mt, e appena decido di rialzarmi, ecco il grido di vittoria, la polizia si è
ritirata, anche se un altro dei nostri è stato
male per i lacrimogeni. Mi lavo la faccia, e ci
prepariamo per il giorno seguente, il grande corteo sul Pont de l’Europe...
Stazioni: Centrale, Cadorna,
Lambrate, Pta Venezia, Pta Romana, Pta Genova & altre
Centri Sociali: Leoncavallo, Conchetta, Torchiera, Transiti, Cantiere, Micene, Fornace
Università: Statale, Scipol, Città Studi, Poli Bovisa
Ticinese & Navigli: Rattazzo,
Coquetel, Luca’s, Cuore, Capetown, Electric Shop, Piercing
Studio, Free Art, Totem, Libraccio, Supergulp, Trattoria Gloria,
Peppuzzo, Brutto Anatroccolo, LatoB, Le Scimmie, Pravda,
Quetzal Tattoo, Tattoo Shop,
Arci BITTE, Tipota, WA, Surfer,
Caffetteria Lanzone, Gnomo,
Bar Magenta, Boh?!, Beerbanti,
Mexico
Garibaldi: Feltrinelli Stazione,
Libreria Utopia, Libreria Mondo
Offeso
Brera: Accademia Belle Arti
Bovisa: Scighera, Sk8 Park
San Siro - Fiera: Ciclistica, Sitting Bull, Pizzeria Bande Nere,
Betzabea, Alexandre, Moon
Café, Meeting Wine Bar
Isola: Frida, Circolo Sassetti,
Jahmekya, Kebab Borsieri, Bar
Archinto, NordEst Café
Lambrate: Piola, Birrificio, Colors Tattoo
InnaMOUrate perse
di Greta Sgarbo
Celentano a Palazzo Marino
di Luca Fazio
Sì, sono la coppia più bella del mondo!
Di certo, se sapesse cantare, Mario Capanna canterebbe proprio come lui. E
lui, o Lui, Adriano Celentano, se osasse
scrivere un libro sull’universo mondo sessanta domande sul nostro futuro e
alcune (non modeste) proposte per “tornare a pensare” - lo intitolerebbe proprio
così ‘Per ragionare’ (Garzanti). Semplicemente. E se mercoledì sera siete andati in pellegrinaggio al Centro Congressi
della Provincia di Milano per sorbirvi la
predica di quei due sublimi cialtroni vi
sarete accorti che sarebbero capaci di
tutto e che questa città ha un bisogno
disperato di persone come loro. Prima
hanno incantato la platea suonandosela
e cantandosela come fossero il gatto e
la volpe - con il controcanto di altre due
“star” della milanesità chissà perché finite in panchina, Gherardo Colombo e Gabriele Salvatores - e poi con due battute da maestri hanno non ufficialmente
aperto, e forse sconvolto, la campagna
elettorale per le elezioni di Palazzo Marino del 2011.
Adriano, l’uomo più incomprensibilmente
potente e simpatico d’Italia - figuriamoci di Milano, se solo si facesse prendere
per mano da quel brutto comunista di
suo nipote (un certo Bruno Perini ex del
‘Manifesto’)... - ha enunciato il suo personalissimo programma per restituire la
città ai cittadini: demolirla, distruggerla, cominciando proprio dai grattacieli
che sta costruendo il comitato d’affari
amorevolmente amministrato da donna
Letizia, o poi invitare i milanesi a portare l’esplosivo per galvanizzarsi un po’; il
tutto fuor di metafora tanto per essere
più incisivi “con la dinamite... ma senza
far male a nessuno”. Poi Super Mario,
oggi presidente della Fondazione Diritti Genetici, coltivatore diretto e molto
altro ancora - un quasi 70enne che è
impossibile definire ex tanto ha saputo
invecchiare meravigliosamente - arte
sconosciuta alla classe politica italiana,
moribonda o già vecchia intorno ai quaranta - giocando d’astuzia ha inventato la candidatura a sindaco di Adriano
Celentano. Il Molleggiato, sorpreso dal
giochino molto ma molto serio, ha preso
la palla al balzo e l’ha buttata nel sette
con un colpo da autentico fuoriclasse...
“Beh, effettivamente (le pause, se siete capaci, immaginatele da soli...) bisogna pensarci... penso che ci sarebbero...
dei problemi per tanti motivi diversi...
però... adesso... non me ne viene in mente neanche uno...”. Boom: sindaco! Una
solenne puttanata? E, allora, non perché
il personaggio abbia sempre brillato per
intelligenza politica, beccatevi un po’ la
dichiarazione che Filippo Penati (big PD)
ha rilasciato all’ANSA poche ore dopo: “La
disponibilità di Celentano di candidarsi a
sindaco di Milano è un atto d’amore per
la città e tutti sappiamo quanto Milano in
questi anni sia stata abbandonata dalla
Moratti e abbia bisogno di cure amorevoli”. Capito? Capito che paura? Morale:
nel sottovuoto spinto pieno di nulla della
sinistra milanese, oggi, può davvero accadere di tutto. Anche che Celentano ci
prenda gusto.
Ma siccome Adriano non può essere un
candidato perché è un’icona del XX e
non del XXI secolo, dobbiamo partire da
qui per tratteggiare le caratteristiche
del sindaco ideale. Primo: deve viaggiare oltre la sessantina (non c’è tempo
per aspettare i giovani, sono troppo in
ritardo e per ora devono accontentarsi
di tutti gli assessorati a disposizione).
Secondo: deve possedere l’aura capannesca del contestatore o spaccacazzo
tutto d’un pezzo. Terzo: deve essere interista. Quarto: meglio ancora se amico
del Molleggiato. Quinto: bisogna convincerlo a tentare questa piccola grande rivoluzione perché Milano è in piena emergency democratica. Se Celentano se la
sente, chissà... magari, con la voce che
si ritrova, potrebbe anche metterci una
buona parola. Cosa succederebbe? Bingo! Basta vedere la reazione del povero
Penati, l’uomo del Nord di questo PD...
E dalla nostra siamo quasi sicuri che
trattandosi di istrioneggiare per la causa ci starebbe anche lui, Mariolino Capanna, il pifferaio magico che sarebbe
capace di vendere una tenda canadese
a Gheddafi e vantarsi in pubblico per la
sua collaborazione con ‘Il Giornale’ di
Feltri, arrivando a strappare applausi
a una platea inebetita da tanto talento.
Sì, sono la coppia più bella del mondo,
“e ci dispiace per gli altri, che sono tristi... che sono tristi... perché non sanno
più cos’èèèè l’amor... “. Poche ore prima
della candidatura bomba, anzi dinamite,
abbiamo fatto quattro chiacchiere con
l’uomo che, ridendo e scherzando, è ancora capace di scrivere un manifesto politico in pillole, complessissimo e insieme
ingenuo, quindi adatto ai bambini dai 10
ai 90 anni.
Come hai fatto a convincere Celentano a
presentare il tuo libro, inavvicinabile com’è? Forse perché un po’ vi somigliate?
Beh, non per caso siamo due Capricorni... La verità è che ci stimiamo reciprocamente. L’ho chiamato a gennaio per
fargli gli auguri di compleanno e per invitarlo a presentare il mio libro. Sapevo
che non compare mai in pubblico ma l’ho
convinto spiegandogli che questa volta
non si trattava di fare il cantante ma di
mettere a frutto quel paradosso vivente
che è il Re degli Ignoranti, un’invenzione
geniale, perché Celentano è uno straordinario comunicatore di idee anche complesse, Celentano è uno che pensa. Tanto per cominciare gli è piaciuto subito il
titolo, “Per ragionare, uè bello...”. Insomma ci siamo trovati, direi in maniera naturale.
Tra un anno qui si vota, Capanna da che
parte comincerebbe per prendere Palazzo Marino?
Sono un milanese acquisito ma da una
vita... io farei un appello semplice e sincero a tutta la sinistra, antagonista o
riformista, mettendo al centro il tema
della riconquista di Milano, o almeno la
crescita di una forte opposizione. Direi
che le divisioni producono una sconfitta
matematica e che bisogna appellarsi all’urgenza della situazione, ma prima servono le idee e poi l’uomo da candidare.
Beh, perché non ci provi tu... le idee non
ti mancano
Sì, magari io sindaco e Celentano vice,
no anzi, facciamo il contrario: Celentano
sindaco e io vice! Ma lo sai che coppia
saremmo? Davvero! Sai che casino succederebbe...
PS: detto, fatto (e non è che un inizio,
ci raccontavano una volta questi vecchi
babbioni)
Quando si parla di Lui, gli occhi del tipico maschio
(non interista) si rovesciano come quelli della
bambina del film ‘L’esorcista’: sa che immaginarselo ad allenare la propria squadra è come un sogno
edipico in piena valanga ormonal-adolescenziale.
Gli occhi del tipico maschio interista, invece, sono
languidi come quelli di Rossella O’Hara che crolla ai
piedi di quello stronzo di Rhett Butler. Un Dio. Ma
le donne, le donne, quando parlano di Mourinho,
vanno tutte in palla. Qualunque sia l’età, il ruolo, la
vita. Perché Mourinho non è più soltanto un allenatore. Nelle donne scatta un meccanismo profondamente ancorato alle viscere tipo “trascinami fuori
dalla caverna tirandomi per i capelli, e fai di me
quello che vuoi”. Che a dirlo, siamo tutte brave. Ma
nella vita quotidiana, manco a morire. Le pulsioni
sessual-comportamentali di buona parte dell’universo femminile sono così controllate da essere
spinte in tutt’altra direzione. Diceva un comico: “Ci
sono due tipologie di donne: quelle zoccole e quelle
pure. Le zoccole sono zoccole. Le pure, pure”. Ma
prima di incipriarci il naso con una bagarre tra
protofemminismo e veteroindignazione andiamo a
fondo nella questione. Perché uno come Mou, forse
l’uomo più chiacchierato del momento, smuove le
viscere (per non dire altro...) di insospettabili donne? Alla fine, che siamo femministe o no, sempre
di quello si parla. I rapporti fra uomo e donna sono
un compendio della percezione personale del mondo, lo specchio di ciò che sei, vuoi, pensi, desideri. E
quando si tratta di scegliere, qualcuna se lo trova
rassicurante, un po’ amico. Che tradotto significa
“lo tratto come uno zerbino ma è tanto caro”. Tipo
1, il “povero Charles” di madame Bovary. Poi c’è il
fuoco fatuo. Quello per cui metteresti in campo le
migliori prestazioni, per poi scoprire che hai fatto
la fine di Adele H di Truffaut e l’hai inseguito inutilmente fin dall’altra parte del mondo, sei uscita
di testa e ti sei fatta internare per un cretino. Tipo
2: “Era meglio se stavo da sola”. E poi c’è il fascino
del proibito. L’inarrivabile, l’impossibile, l’Heathcliff
di Cime tempestose. Quello stronzo che ti tratta di
merda e tu ancora li che implori un’ultima umiliazione come fosse una grazia ricevuta. Quello che ci
sei o non ci sei è lo stesso. Che il telefono sta lì impassibile e non suona manco se lo fissi per due ore
senza battere ciglio più di tre volte a minuto. Quello che la volta che per sbaglio ti rivolge la parola,
tu non te l’aspetti e quindi inciampi o sbagli i congiuntivi. Solo che nella vita quotidiana così ne trovi
pochi, pochissimi. E magari fai pure finta che non
ti piacciano. Quindi, quando uno come Mourinho
sale alla ribalta, e mostra una totale noncuranza e
supponenza verso chiunque altro, tu ti senti sua.
Senza il rischio di rimanere delusa. Perché Lui - che
mai avrai di fianco nel letto a dirti “scusa non mi
era mai successo prima” - te lo puoi immaginare
come cazzo ti pare. Lavorare di fantasia e aspettare il suo prossimo gesto plateale. Ti seduce a
ceffoni. Magnetico e intrigante, arrogante e presuntuoso, pungente e mai banale. E non importa
se uno così dal panettiere non l’hai mai incontrato. Ti ipnotizzi a guardarlo e ad ascoltarlo come se
ogni movimento, ogni parola fossero oro colato.
Conversazione tipo fra trentenni (lunedì sera, in
post vittoria del campionato e pre finale di Madrid):
“Saranno le fossette che si insinuano tra bocca e
guancia quando fa quella smorfietta...” dice Anna.
“Macchè, mica è solo una questione fisica... E’ che
è arrogante. Brutale - fa Sara - Secondo me lui è
l’uomo che non deve chiedere mai. E poi alle donne
piace sentirsi inferiori, dominate, anziché dominatrici”. E se la ridono. Un maschio azzarda un intervento, inevitabilmente fuorigioco: “Scusate, eh...
ma se Mourinho lo mettete a fare l’autista della
90 manco lo guardereste di striscio”. La risposta
arriva gelida: “Ascolta, è il potere. Capisci? Potere. Ma mica perché ha i soldi. E’ come un’ombra
nei suoi occhi, lui sa. Lui può. Qualunque donna si
farebbe soggiogare, umiliare, da uno così. Si prostrerebbe, per capirci”. L’inconfessabile è confessato. Interviene un’altra: “Ovvio, mica è perché fa
l’allenatore, eh? Metti Ancelotti a dire le cose che
dice lui. Sembrerebbe un cretino”. A questo punto, sdoganiamo anche l’ultima frontiera maschile:
il calcio. Si, ci piace anche a noi, tranquilli, ma voi
guardatevi pure assist, fuorigioco, corner, melina
e compagnia, che noi ci guardiamo Mou. E’ puro
istinto, anche un po’ represso. Tu, donna emancipata e indipendente, saresti disposta a farti dominare da uno che si è fatto due ore di galera perché
non voleva consegnare il cane a uno sbirro per le
vaccinazioni? “Sì”. Ti dicono in coro. Nel frattempo noi restiamo con in mano il santino di Mourinho
che fa il gesto delle manette - e anche qui, potremmo scatenarci sul senso escatologico-iconografico che suscita il gesto... - e lui a Madrid, per l’atto
finale dell’opera. In rete, qualcuno si consola così:
“Va bene, le donne amano i Mourinho. Ma sposano i
Leonardo”. Cari maschietti... siamo proprio sicuri?
Liberate Tate from BP
di Piuma Nera
DEAD FISH AND OIL DRENCHED BIRDS HANG FROM
TURBINE HALL
Tate Modern was forced to close down parts of
its No Soul For Sale tenth anniversary exhibition
on Saturday (15 May) whilst it struggled to remove dozens of dead fish and oil-soaked birds
hanging from huge black balloons let loose in the
Turbine Hall.
La Shell rinuncia all’offshore
degli Oil Men
Shell halts Nigerian offshore drilling in visionary new remediation plan
17/05/2010
The Hague - In advance of the 18 May Shell
Annual General Meeting (AGM), Royal Dutch
Shell and its joint-venture Shell Petroleum
Development Company (SPDC) are announcing sweeping plans to clean up all areas
of the Niger Delta where they operate,
compensate local communities for past
injuries, and institute a local stakeholders
program that will contribute to lifting the
region out of poverty.
The Comprehensive Shell Remediation Plan
for the Niger Delta (CSR-ND) has been steadily developing behind closed doors since
Shell CEO Peter Voser took the helm last
year, but was fast-tracked in response
to public pressure to include an immediate cessation of deep-water drilling in the
Niger Delta. “Shell is proud to be the first
international petrochemical company to
embark on a rehabilitation and compensation program of any significant scale,” said
Shell spokesperson Bernadette Hopma.
“The Gulf of Mexico gush has made CSRND especially timely.” “By anticipating and
proactively sidestepping the inevitable
storm of company-unfriendly rule-changes that follow on major environmental
and human calamities of a certain variety,
we are building our company’s ongoing
resilience well into the future,” said CEO
Voser in yesterday’s lunchtime pre-AGM
address to top management of Royal Dutch Shell. After noting that Shell is the largest oil producer in the Niger Delta, which
is Africa’s equivalent of the Mississippi
River Delta—the largest wetland in Africa,
and the third-largest drainage area on the
continent—Voser outlined the company’s
rationale for the move. “Despite our company’s measured ongoing efforts to operate within a potential international rulebook as we deliver shareholder value, we
have not always done very well. Every year
since 1969, oil operations in the Niger Delta
have spilled as much oil as the 1989 Exxon
Valdez. Neither the Delta itself, nor the prospective legal environment, can tolerate
that sort of stress. To avoid serious consequences for Shell’s viability, we must react
proactively to past, present and potential
future threats to people, the environment,
and the future of the global community.”
Last year, Nigeria had 2,000 active spills.
These were certainly not all due to Shell’s
operations, but the amount of oil released
into the wetlands has been steadily on the
rise with production increases by a num-
ber of companies. “Recent events in the
Gulf of Mexico demand change,” said Shell
spokesperson Bernadette Hopma. “The expected hurricane of regulation and policy
change across industry, resulting from the
negligent practices by one pair of companies especially, means that all of us need
to try to push harder in the interests of
long-term survival. Shell will therefore distinguish ourselves by being the first oil
company in history to cease taking risks
with important delta ecosystems. The unique geology underlying these deltas have
sustained our shareholders very well, but
we must not let that kind of sustainability
come at the the expense of the biodiversity, carbon absorption and O2 production
that are their true worth.”
Highlights of the Shell and SPDC CSR-ND
Plan include:
- The immediate cessation of deepwater
drilling off the coast of Nigeria until the
conclusion of a full independent safety
review by our local government partners
with international oversight.
- The immediate cessation of gas flaring,
with all open flares converted by 2012 into
energy sources for tariffless local consumption.
- An investment of $8 billion by 2012 followed by $1 billion per annum for 10 years
to attempt partial environmental restoration of the Niger Delta. The work force carrying out this mission will be 97% locally
sourced and trained.
- A $45 million “truth and reconciliation
process” fund to assess and award reparations for perceived injustices since
1958, when Shell first started commercially exporting oil from the region.
- The est ablishment of a $4 billion fund
earmarked for compensation for perceived
injustices.
- The establishment of a local stakeholder program that gives decision-making
and veto capacity over new and ongoing
projects to communities affected by Shell
and SPDC projects worldwide, pending
more formal control at the level of local government.
- A commitment to cap oil production at
current levels until 2015, and then to gradually reduce production to 10 percent of
current levels by 2050, while compensating for this reduction through the development of renewable energy sources.
“At long last the words ‘stakeholder’
and ‘sustainable’ will actually mean something,” said CEO Voser. “CSR-ND means
planning not just for short-term profits,
but for what actually matters, including
the viability of the planet itself.”
Enquiries
Shell Media Relations
International, UK, European Press - Bernadette Hopma / Christopher Aganju (The
Hague): +31 (0)70-3465963, [email protected]
US Press - Rita Rogoeveen / Francis Moira
(Houston): +1 832-493-0508, +1 281-5730987,[email protected]
Royal Dutch Shell plc is incorporated in England and Wales, has its headquarters in
The Hague and is listed on the London, Amsterdam, and New York stock exchanges.
Shell companies have operations in more
than 100 countries and territories with businesses including oil and gas exploration
and production; production and marketing
of Liquefied Natural Gas and Gas to Liquids;
manufacturing, marketing and shipping of
oil products and chemicals and renewable
energy projects. For further information,
visit www.shell.com
Cautionary note
The companies in which Royal Dutch Shell
plc directly and indirectly owns investments are separate entities. In this document
“Shell”, “Shell group” and “Royal Dutch
Shell” are sometimes used for convenience where references are made to Royal
Dutch Shell plc and its subsidiaries in general. Likewise, the words “we”, “us” and
“our” are also used to refer to subsidiaries
in general or to those who work for them.
These expressions are also used where no
useful purpose is served by identifying the
particular company or companies. ‘’Subsidiaries’’, “Shell subsidiaries” and “Shell
companies” as used in this document refer
to companies in which Royal Dutch Shell either directly or indirectly has control, by
having either a majority of the voting rights or the right to exercise a controlling
influence. The companies in which Shell has
significant influence but not control are
referred to as “associated companies” or
“associates” and companies in which Shell
has joint control are referred to as “jointly controlled entities”. In this document,
associates and jointly controlled entities
are also referred to as “equity-accounted
investments”. The term “Shell interest” is
used for convenience to indicate the direct
and/or indirect (for example, through our
34% shareholding in Woodside Petroleum
Ltd.) ownership interest held by Shell in
a venture, partnership or company, after
exclusion of all third-party interest.
Art activists from LIBERATE TATE, a growing
network dedicated to ensuring the museum
drop its sponsorship deal with BP (British Petroleum), infiltrated Tate Modern’s Turbine Hall and
released dozens of helium-filled black balloons
with dead animals attached. Crowds of tourists
and art lovers gathered to watch the balloons
rise up in the air until they filled the ceiling of
the Turbine Hall.
Josephine Buoys, who took part in the art action, said: “We took this action whilst Tate sponsor BP is creating the largest oil painting in the
world. Across the Gulf of Mexico ecosystems and
livelihoods are being devastated by their oil spill.
Every day Tate scrubs clean BP’s public image
with the detergent of cool progressive art. Yet
there is nothing cool about a corporation that
cares more about its profits than life or the future of our fragile world.”
By late afternoon Tate staff had burst some the
oil bubble-like black balloons by climbing onto a
high gantry, but many remained out of reach and
the rotting fish and sea birds hovered above the
evening’s celebrations headlined by Thurston
Moore of Sonic Youth. Rumours circulated that
Tate would commission a marksman to shoot
the remaining balloons down from the top of the
former power station.
LIBERATE TATE said: “Every time we step inside
the museum Tate makes us complicit with acts
that are harming people and creating environmental destruction and climate change, acts
that will one day seem as archaic as the slave
trade. We call on Tate to become a responsible,
ethical and truly sustainable organisation for
the 21st century and drop its sponsorship by
oil companies. As a public institution the Tate’s
Trustees, chaired as they are by an ex-CEO of BP,
must abandon its association with BP. All visitors
to the Tate must be able to enjoy great art with
a clear conscience about the impact of the museum on society and the environment.”
LIBERATE TATE distributed a communiqué (online
here http://bit.ly/9RFfxJ) throughout the Tate
Modern 10th anniversary promising further actions to ‘free art from oil’ by artists and activists across Britain until Tate ends its association
with BP.
LIBERATE TATE have issued an open invitation for
artists, activists, art lovers and other concerned
members of the public to act to ensure that Tate
ends its oil sponsorship by the end of 2011 ahead
of Tate Modern’s expansion into its cleaned out
underground oil tanks.
LIBERATE TATE contact details:
web: www.twitter.com/liberatetate
email: [email protected]
Mancanza di stile
di James Bellebono
Anche vedendo il peggio tamarro di provincia,
non si può parlare di mancanza di stile. E per stile si intende la personale ricerca di un modello
di bellezza e l’affiliazione estetica allo stesso. Si
tende spesso a dare per scontato che costoro
che vantano chili di gel effetto bagnato in testa,
una carnagione pressochè arancio e logo-cinture
mastodontiche lo facciano per omologazione.
Subcultural Genealogy
di Alex Foti
1950s Elvis, Brando e James Dean (insieme a Dennis Hopper in “Gioventù Bruciata”)
creano una nuova categoria sociale “i rebellious teens”. E’ la nascita del rock’n’roll,
grazie al blues elettrico meticcio di Chuck
Berry e Little Richards. E’ la nascita del
chiodo. E’ la nascita del consumismo. Nelle
città ondate di panico sui giovani teppisti
(teddy boys, halbstarke) che scorrazzano
in moto nelle vie notturne, dando non pochi problemi alle forze dell’ordine. In Italia
l’isteria per i fatti di Piazza Statuto, dove
giovani operai, immigrati dal Sud, in tenuta
proto-rockabilly si scontrano contro i celerini, porta alla proibizione del flipper e del
juke-box. Colonna sonora della cultura ‘50s
che ancora vive fra noi fra cool cats, cadillac sataniche, dadi, palle da 8, creepers
e banane, code e foulard, limonate al drive-in: “Blue Suede Shoes” di Carl Perkins,
magari da abbinare alla visione di “Il Seme
della Violenza” (1955) o alla rivisitazione
postmoderna di Memphis a cura di Jim Jarmusch in “Mystery Train”.
1960s Mods & Hippies. Street-fighting
men & Lucies in the skies with diamonds.
Londra beat in Lambretta e San Francisco
psichedelica in Chopper. Carnaby Street e
Haight Ashbury. Sorbona, Cattolica, Berkeley. Teeny boppers and LSD trippers. Allen
Ginsberg e Timothy Leary aprono le porte
della percezione, causando una rivoluzione
nelle coscienza i cui effetti sono ancora visibili oggi (buddhismo ed ecstasy, tanto per
es.). Certo, tutte le comuni vanno a finire
male (Charles Manson), ma l’avvento dell’ecologia e della contestazione sono frutti
duraturi. La rivoluzione sessuale apre le
gambe, la marijuana le menti, la contestazione giovanile rischia di far saltare tutto
l’Occidente (e anche l’Oriente comunista). Il
miracolo economico è all’apice, ma i giovani
non ne vogliono sapere della società perbenista, ipocrita, maschilista dei genitori,
che ritengono in combutta con il fascismo
di ieri e l’imperialismo di oggi. Le barricate
degli studenti nel Quartiere Latino fanno
scappare De Gaulle: Parigi, Roma, Berlino,
Chicago, Praga insorgono e i neri bruciano
le città USA dopo l’assassinio di Martin Luther King imbracciando le tesi di Malcolm X:
il decennio si chiude all’insegna del Sessantotto, il Quarantotto del XX secolo. Rimane
la generazione eterna dei sessantottini,
che quando finalmente se ne andranno,
lasceranno più soli i narcisisti... Film: Quadrophenia, Hair, Easy Rider, Zabriskie Point.
Music: Monterey Pop Festival, Jefferson,
White Album, Beggars Banquet.
1970s Il decennio incuba se possibile sviluppi ancora più inventivi dei fermenti musicali (pop, folk, rock, soul) dei Sixties. Al
ritmo di disco, funk, punk, rap tutta una
nuova genealogia di subculture si afferma
nei ghetti urbani del globo: punk anarchici
e skinhead nazisti discendono dalla stessa
vulcanica fonte. La prassi libertaria del DIY,
la filosofia nichilista del No Future creano
la subcultura squatter (e punkabbestia)
che è ancora fra noi. Sex Pistols e Clash,
Malcolm McLaren e Vivienne Westwood, ma
soprattutto il punk americano di Ramones,
Dead Kennedys, Dead Boys rivoltano i circuiti neurali degli adolescenti bianchi come
mai si era visto prima, dando alle subculture un carattere violentemente opposizionale che in precedenza non avevano. Anche
il funk dei ragazzi neri si politicizza (“Play
That Funky Music, White Boy!”) cedendo il
posto all’hip-hop di Grandmaster Flash e
della Sugarhill Gang. Dal Bronx parte una
rivoluzione culturale che non ha ancora
terminato di esercitare i suoi influssi: rhyming e graffiti sono ancor oggi ingredienti
base del lessico metropolitano. Il tentativo
di RAF e BR di scimmiottare la guerriglia del
Terzo Mondo è ultrafallimentare. Decennio
di crisi e mutazione. Le droghe si diffondono con velocità preoccupante. L’ottimismo
progressista dei Sixties cede il posto al
pessimismo sulle sorti della società industriale, crisi petrolifera e risveglio islamico
pongono sfide ancor oggi esiziali. Songs:
Anarchy in the UK, White Riot, California
über Alles, Heart of Glass, Le Freak, Rapper’s Delight.
1980s Gli anni Ottanta di Reagan, Thatcher
e Chernobyl sono cupi, esistenziali, gravidi
di premonizioni sociali ed esperimenti gender. La prima parte del decennio è dominata dal florilegio post-punk della new wave:
Joy Division, Devo, Kraftwerk, Talking Heads, Cramps, Cure, New Order. Già Doors e
Velvet alla fine degli anni Sessanta avevano fatto intravedere le possibilità di mescolare poesia maledetta, sessualità ambigua e pulsioni oscure. Sono gli anni delle
tribù subculturali che arrivano immutate
sino a noi: dark, mod, rockabilly, red/nazi
skin, garage punk. Fuori dagli steccati conservazionisti, il cross-over di Beastie Boys
e Aerosmith/Run DMC apre possibilità pop
impensate, che gruppi come Red Hot Chili
Peppers e Jane’s Addiction porteranno a
compimento. Sono anche gli anni del Metal.
Motörhead e Iron Maiden spadroneggiano
nell’hinterland (allora come oggi). Tutti a
fare i punk, i dark e i metallari a Berlino al-
l’ombra del Muro, che è ancora su, ma per
poco.
1990s E’ il decennio del grunge e dell’esplosione globale di hip-hop e r’n’b, ma soprattutto della diffusione virale della dance
culture della techno house. La gioventù del
dopoguerrafredda è in ecstasy! E’ una seconda rivoluzione all’insegna dell’amore da
Ibiza a Manchester, dalla Berlino riunificata
a suon di love parade alla Detroit deindustrializzata che per prima ha inventato il
suono. La gerontocrazia europea vorrebbe
limitarne la libertà mentale e di movimento,
dando il via a crociate securitarie che purtroppo ancor oggi impazzano contro rave e
botellon. Si diffondono i cellulari e gli SMS.
L’Unione Europea si espande, ma tiene fuori gli stati dell’est, non impedendo la pulizia
etnica nei Balcani. La cultura reggae/dub si
evolve in ragamuffin e drum’n’bass. In UK
impazza il brit pop di Albarn e dei Gallagher.
Global Techno: Aphex Twin, Laurent Garnier,
Derrick May, Plastikman, Daft Punk.
2000s E giungiamo al decennio postapocalittico degli Anni Zero, dopo il fake party di
fine millennio: torri gemelle che crollano,
tsunami che travolgono, ghiacciai e mercati
che si fondono. Insicurezza e apatia arrivano alle stelle. Il DNA lo usano anche i carabinieri. Controlli e discriminazioni proliferano.
Il black bloc dà forma al riot contro le varie
crisi del capitalismo neoliberista. Hackers e
pirati liberano saperi e reti. La mafia veste
Dolce&Gabbana. Tutti s’inverdiscono, perché il clima sta impazzendo. E’ un brutto
decennio per il pop: emo, electroclash, baile
funk, grime, le poche novità. E’ la decade
dei games che superano il cinema, solo la
diffusione del 3D rianima Hollywood. L’mp3
mette in ginocchio l’industria discografica. Ritornano il r’n’r e la musica dal vivo:
ansia di realtà nel decennio della Rete. Gli
00 sono all’insegna dell’ibridazione: prova
ne è il fatto che è un mulatto come Obama a porre fine agli otto anni di bushismo.
Barack Hussein è davvero il melting pot
del XXI secolo, un personaggio da romanzo di Sterling. Artists? Green Day, White
Stripes, CSS, Benga. I migliori re/mixers
del decennio che si è aperto: ma i milanesi
Crookers! Che stanno riportando in auge la
house culture. Intanto Lady Gaga pone fine
al lungo regno di Madonna. Previsioni: se i
Noughties hanno recuperato gli Eighties,
i Teens ricicleranno i Nineties senza pietà.
2010: siamo in guerra e adesso c’è pure la
Grande Recessione a scatenare i peggiori
istinti. L’Europa si disintegrerà? La civiltà
umana si salverà?
Beh, no. Esattamente come non si può dire per
i ragazzi chiomati vestiti come se dio gli fosse
apparso in sogno proclamando “Da oggi sarai
la morte. Sì, puoi ancora usare la tua maglietta
slavata degli Iron Maiden”. Spesso supponiamo
che ci si leghi esteticamente ad un determinato
gruppo per mancanza di carattere, ma non potrebbe questa essere una disperata ricerca di
persone con valori comuni ai nostri? Insomma il
nostro guardaroba è la conseguenza oppure la
causa della somiglianza ai nostri amici? Intorno ai tredici anni inizi a decidere che immagine
vuoi dare di te, determinando la tua appartenenza - che potresti benissimo cambiare nel giro di
cinque anni in maniera radicale. Seriamente, chi
non conosce una ex liceale che si è riempita di
piercing un mese dopo l’esame di maturità? E peraltro, anche essere una liceale con i vestiti ancora scelti dalla mamma è uno stile ben definito,
scegli di non dimostrare una personalità diversa
da quella che i tuoi genitori si aspetterebbero
dalla loro adorata prole.
Ti occupi di non scegliere e di identificarti per
assimilazione. Per stile qui intendiamo la percezione che dai di te alle persone che ti stanno
attorno. Ora, se decidi di andare un sabato al Plastic puoi vedere uomini vestiti da abat-jour che
ostentano una personalità frizzante e sbarazzina, ma superati i tre travestiti che spiccano per
eccesso di glitter ti accorgerai che la densità di
tagli a scodella è di gran lunga troppo imponente per poter sinceramente credere all’atteggiamento da “mi vesto/comporto/affermo in questo
modo perchè sono diverso”. Diverso da chi? Non
dai tuoi trenta sosia in quei dieci metri quadrati,
sicuramente. E di nuovo, possiamo traslare questa frase su tutti gli stili definiti alternativi. Per
stile quindi intendiamo come vuoi apparire per
ricevere rispetto e approvazione. Tutta questa
trafila di esempi per arrivare al punto della questione: nonostante il disinteresse e le scusanti
che tu possa tirar fuori dal cappello ti vesti per
autorappresentarti, per dire “questo sono io,
piacere, se mi assomigli forse possiamo anche
essere amici e se vado in un posto che mi piace
posso trovare tanti altri me e star bene”. Questo
è esattamente quello che secondo me è diventata (o forse è sempre stata) la moda.
Virtualità Reale
di Vic Marchi
La realtà virtuale, un concetto che ha
conosciuto ormai diversi revival, torna
alla ribalta con un esperimento condotto da alcuni ricercatori della università
di Barcellona. Nell’esperimento i soggetti, tutti uomini, indossano un casco
virtuale assumendo la prospettiva del
corpo virtuale di una donna in una scena complessa che prevede interazione
con altri caratteri virtuali. L’effetto di
immedesimazione con il carattere assunto è apparso così convincente da
causare reazioni dei soggetti conformi
al ruolo personificato nell’azione. Nell’esperimento, i soggetti sono divisi in
tre categorie: quelli il cui punto di vista
si identifica con la prospettiva del corpo
virtuale impersonato, quelli il cui punto
di vista si identifica solo per una parte
dell’azione e quelli infine il cui punto di
vista rimane sempre spostato rispetto a
quello del carattere. La scena si struttura nel tempo con l’ingresso di un secondo carattere femminile che si avvicina al
nostro carattere virtuale toccandole le
spalle, sensazione che viene confermata
a livello percettivo da un’azione analoga
di un operatore umano sulle spalle del
soggetto. In seguito, dopo che il punto
di vista della seconda classe di soggetti
viene messo fuori allineamento, il nostro
carattere viene improvvisamente schiaffeggiato dal secondo carattere.
I risultati dicono che la seconda classe di
soggetti reagisce in modo più forte alla
minaccia percepita di quanto accada per
la terza classe e che dunque l’immedesimazione prospettica con il punto di vista
del carattere conta più della sensazione
del tatto nella costruzione del senso propriocettivo del corpo virtuale. Dimostra
anche che quando i dati sensoriali sono
allineati alla vista e sono sincronici si
opera un vero proprio transfert del senso propriocettivo alla persona virtuale.
E dimostra infine che l’esperienza di cui
tante tradizioni mistiche ci raccontano
di un viaggio fuori dal corpo è cosa ben
distinta dalla struttura alienante di un
punto di vista terzo su un corpo altro.
Il viaggio fuori dal corpo funziona come
un’estensione del senso propriocettivo
del soggetto al di la del suo campo d’azione fisico, e cioè funziona in continuità con
esso. Ragion per cui si dice che morte segue quando si rompe il filo d’argento che
collega il corpo fisico al cosiddetto corpo
astrale. Per i soggetti della terza classe
questo filo è rotto in partenza. Il punto
di vista di questi soggetti è alienato, fin
dall’inizio separato dal suo oggetto. In
questa prospettiva il soggetto appare
a se stesso come un terzo, uno fra altri
soggetti. Da questa struttura deriva l’illusione di un soggetto che è in controllo,
libero nella sua costituzione e centro di
intenzionalità autonoma. E questa è la
struttura dell’autocoscienza. Per capire
cosa questo significhi possiamo rifarci a
un libro di Mark Haddon, “The curious incident of the dog in the night time”. Nella
prospettiva del giovane eroe, un bambino autisitico, l’immagine che il soggetto
autocosciente ha di se stesso in contesto è solo una fra le immagine che scorre
sullo schermo della coscienza. E in verità
l’esperimento dimostra che non c’è una
persona dietro lo schermo, ma solo tante schermate, tanti programmi nei quali
switchiamo diverse configurazioni della
nostra persona. Quello che Christopher
non può capire è che il programma dell’autocoscienza si struttura sull’interazione di un soggetto con un altro soggetto, e non sull’interazione fra un soggetto
e il mondo. Analogamente, nell’esperimento la persona virtuale si costituisce
nell’interazione con una seconda persona virtuale, e non in relazione al mondo.
Per cui se la mente umana sembra essere unicamente predisposta a creare
scenari, simulazioni, letture alternative
dei fatti e della realtà è precisamente
perché l’uomo è un animale sociale e la
sua mente sembra unicamente adatta al
complesso gioco dell’interazione sociale
in cui ruoli e relazioni diverse vengono
di volta in volta impersonate. Ragione
per cui alcuni sostengono che la mente
umana si distingue più per la capacità di
simulare e mentire che per la capacità di
dire il vero.
Questo ci aiuta a capire perché Jaron
Lanier, genio della programmazione e artista che ha coniato il termine “Virtual
Reality”, ha fondamentalmente torto
nel suo ultimo libro, “You are Not A Gadget”, libro che Gianni Riotta ha pensato
bene di nominare in un mal posto e goffo
tentativo di discutere di web in Italia. Il
libro funziona come un manifesto contro la cultura Web 2.0 e rasenta, per il
profeta della realtà virtuale, una specie
di svolta spirituale. Per Web 2.0 bisogna
senz’altro intendere social media. Sotto
attacco sono l’anonimato sul web, che
favorirebbe pratiche irresponsabili e che
andrebbe usato solo quando se ne ha
davvero bisogno, il file swapping, che sarebbe omologante e responsabile di una
caduta della creatività nella produzione
artistica, Facebook e i social newtorks,
perché ci segmentano per status sociale
e ci danno un solo modo di presentarci e
diagrammare le nostre relazioni, o Wikipedia e il social editing, perché quando
avremo un solo libro sarà morta la libertà. “Ogni singolare, esclusivo libro, anche
quello collettivo accumulato in the cloud,
diventerà un libro cattivo se sarà l’unico
disponibile.”
Lanier non senza ragione denuncia il
design, che è prescrittivo delle forme di
interazione, e la nozione di intelligenza
artificiale che sembra tuttora pervasiva nel mondo high tech americano,che
alimenta una visione riduzionistica dell’intelligenza umana. Lanier a questo riguardo denuncia che Larry Page, uno dei
fondatori di Google, si aspetta che Internet “venga in vita” prossimamente, dove
a emergere sarebbe una forma di intelligenza artificiale superiore a quella umana. Contro questa filosofia Lanier predica
una superiorità dell’uomo, a cui si dovrebbero riconoscere poteri soprannaturali, sulla macchina, e invoca un design
che sappia mantenere aperto il senso di
una apertura metafisica lasciando spazio a “imprevedibili processi creativi che
non sono spiegabili con l’idea dell’evoluzione che già crediamo di poter modellare in sistemi software”. Nonostante la
bontà della critica, su cui avremo modo
di ritornare per tradurla in italiano a
beneficio di Riotta e altri, bisogna concludere che Jaron per alcuni versi confonde i piani. La creatività non sta dalla
parte dei sistemi ma dalla parte dell’uso
sociale che se ne fa. Ogni campo di interazione in qualche modo formalizzato in
un design e un’interfaccia che limitano la
nostra capacità di espressione. Ma l’uso
dei sistemi può essere creativo e andare
contro l’idea che il designer si era fatto
di esse. E se questo succede a volte per
i singoli sistemi, succede senz’altro per
quel metasistema che chiamiamo web.
“Whispers”
To Lose La Track (2010)
Si parla tanto – e da tanto - delle potenzialità straniere della scena italiana, e spesso la nostra musica non riesce a vincere il paragone con il resto
del mondo. I Tiger! Shit! Tiger! Tiger! sono un’eccezione. “Whispers”, il loro nuovo ep, contiene al
suo interno tracce notevoli: in primo luogo per
l’intensità del sound, incredibile sin dall’inizio,
dotato di una naturalezza tutta post punk capace di rielaborare modelli (su tutti Fugazi e Sonic
Youth) con personalità e stile. Un bisbiglio che diventa veicolo, immagini sghembe che assumono
forme più naturali, più levigate, meno appuntite.
I Tigers escono dalla discoteca e ci raccontano
i fantasmi della moderna quotidianità. O almeno
iniziano a farlo, nella speranza di un prosieguo
ancora più bello. (Giovanni Continanza)
Corpoparassita / Dyskinesia - Split
Frohike Records (2010)
Volume e dolore. Distorsione e nichilismo. Sludge
e rassegnazione. Claustrofobia suicida. Uno split
che trasuda disagio, dalla congelata assenza di
movimento degli embrioni sonori di Corpoparassita (eroi alessandrini dell’ambient industriale)
alla deflagrazione architettonica che i Dyskinesia già ci mostrarono nell’album d’esordio. Loro,
forse, dal vivo come degli ipotetici Eyehategod
che investono sbronzi la psichedelia kraut più
industrialeggiante e farmacologica. Momenti di
stasi asfissiante e chitarre che tossiscono e inspirano/espirano/spirano merda e disgusto. La
riflessione catartica dei brani ambientali è demolita da quei manici rotti come li romperebbe
James Plotkin. Background su voci onomatopeiche e una palpabile ossessione per la schizofrenia. L’industrializzazione dei sentimenti produce
solo dolore.
Via Padova è
meglio di Milano
Ghisa Antisommossa
di Luca Fazio
Fanno già paura così, solo a vederli passeggiare in coppia lungo corso Buenos Aires, in borghese, senza bisogno di tutto
l’armamentario antisommossa già in dotazione quando si tratta di operazioni ben più
serie (caschi, scudi, manganelli, giubbotti
antiproiettile, tutto fuori legge ma giustificato goffamente in nome della tutela del
lavoratore, violentando la legge 626). Ma
qui non serve. Lungo la via più commerciale
di Milano, i vigili urbani si limitano a mescolarsi tra la folla per poi passare all’attacco
come furie solo per terrorizzare i venditori
ambulanti di borse taroccate. Sono inseguimenti pazzeschi, violenti, che spaventano i passanti, a volte li travolgono, un minuto che sembra un film, e poi tutto torna
come prima, passa il pulmino della polizia
locale e i due dipendenti comunali vanno
a fare danni altrove. Più inguardabile, per
fare un altro esempio, è stato lo sgombero
di un piccolo accampamento rom a Chiaravalle. Dieci persone, tra cui cinque bambini infreddoliti con i piedi nella neve: è in
quella occasione che per la prima volta si
è vista all’opera la celere personale del vicesindaco De Corato in assetto di guerra,
un fotogramma che gira in rete e spiega
a che punto è arrivato il processo di militarizzazione delle vigilanze urbane. Roba
da far innervosire le forze di polizia, visto
che gli zingari vengono sgomberati una
volta al giorno. Stando già così le cose, non
si capisce davvero a cosa possa servire il
nuovo corso di addestramento che si tiene nella scuola di via Boeri: tecniche antisommossa, con le ultime 24 ore di training
in palestra. Le lezioni, suggeriscono i vigili
«democratici» che un po’ si vergognano,
prevedono anche alcuni aspetti psicologici,
per esempio non perdere la testa in alcune
situazioni delicate. Quali? Beh, c’è il filmato
di un caso che ha fatto scuola. In via Boeri,
davanti a una platea di agenti entusiasti per alcuni è «una scuola di vita» - vengono
proiettate le immagini della rivolta di via
Padova dello scorso febbraio, quando gli
egiziani sfasciarono tutto per protestare
contro l’uccisione di un maghrebino. Ecco,
in quelle situazioni, bisogna essere pronti a tutto, ad usare bene gli scudi, a schivare eventuali oggetti (i vigili si allenano
lanciandosi palline da tennis); insomma un
po’ viene da ridere, se pensiamo che quella
notte la polizia (cioé la questura di Milano)
per ore non ha saputo che pesci pigliare.
Adesso ci penseranno loro, gli instant-celerini di De Corato con 24 ore di addestramento lampo. E’ vero che a Milano, grazie
alla propaganda razzista della giunta che
non conosce ostacoli (cioè opposizione politica), le occasioni per divertirsi con i manganelli non mancano. Da qualche settimana viene propagandata l’idea del quartiere
ghetto, ed è un’idea che piace perché di
tanto in tanto permette esibizioni muscolari degne di uno stato di polizia. Lunedì,
per esempio, il sindaco di Milano firmerà
due ordinanze per la sicurezza da applicare
nel quartiere Chinatown, dove tre anni fa
ci fu una rivolta (chiusura entro le 20 per
gli esercizi commerciali pena una multa di
450 euro e obbligo di deposito di tutti i contratti di affitto al comando dei vigili). Inutile aggiungere che saranno proprio loro, i
rambo-vigili, ad assicurare che la stretta
repressiva funzioni per il meglio. A questo
punto, in nome della legalità e in assenza di
opposizione, dovrebbe intervenire lo Stato,
nella persona del Prefetto di Milano, perché
la formalizzazione dei reparti antisommossa - come spiega l’ex consigliere regionale
del Prc Muhlbauer - «equivale all’istituzionalizzazione di una situazione illegittima e
illegale». La polizia armata come la intende
il vice sindaco De Corato, per ora, è fuori
dalla legge nazionale.
Intelligente a chi?
di Winston Smith
Milletrecentoventisei telecamere spiano
giorno e notte la città di Milano. Ma non
sono tutte uguali: alcune sono intelligenti. L’annuncio di Decorato dell’avvio della
sperimentazione di un nuovo sistema di
videosorveglianza è di qualche giorno fa.
Si tratta di un software messo a punto
in Israele e già utilizzato a Tel Aviv e nella
la città più videosorvegliata del mondo,
Londra. Con scarsi risultati, bisogna dire,
se è vero che in un mese nella capitale
britannica le telecamere intelligenti hanno contribuito alla cattura di soli 8 ladri
su oltre 200 segnalazioni, creando una
sequela di allarmi ingiustificati. Le telecamere infatti, a differenza dei sistemi
di controllo tradizionali che registrano a
ciclo continuo tutto ciò che accade nei
dintorni, si attivano solo quando percepiscono atteggiamenti che il software
ritiene sospetti. Come ad esempio dimenticare una borsa (rischio attentato),
fermarsi a parlare in gruppi di più di tre
persone (rischio rissa), avvicinarsi a un
muro (rischio writers) o anche semplicemente correre (rischio scippo): appassionati di jogging, distratti e chiacchieroni
siete tutti avvisati. De Corato ha spiegato che è stato commissionato uno studio di fattibilità per oltre 200 telecamere
da posizionare entro il 2011 nelle aree
più critiche, grazie agli 8 milioni di euro
messi appositamente a bilancio. Le prime
sei sono già state collocate in Cadorna:
l’invito a tutti è di andare a farci una corsetta sotto, così, per vedere l’effetto che
fa. Le associazioni dei consumatori hanno annunciato un ricorso al garante della
privacy. Ma se neppure la realtà di una
metropoli tra le più sicure al mondo (lo
dicono anche le statistiche della questura), riesce a far ragionare il vicesceriffo,
consigliandogli di spendere in modo, stavolta sì, più intelligente quegli otto milioni di euro, figuriamoci che cosa putrà
mai fare il garante. Ah, dimenticavo: la
prossima puntata del Grande Fratello si
gira a casa tua.
Licenziare un papà
di Tini San
Tempi duri per i papà della metropoli. E’
successo che una ditta di Cassano d’Adda che si occupa del rifornimento dei distributori automatici di bibite e bevande,
la Bigarella, ha licenziato un dipendente
perchè impossibilitato ad accettare un
cambiamento di orario incompatibile con
i suoi doveri di padre di un bambino di
quattro anni. Dopo un periodo di cassa
integrazione in deroga la ditta in questione ha richiamato in servizio tutti i
dipendenti, ma ha fissato l’ora di inizio
del turno di lavoro non più alle 8.30, bensì alle 7. Da allora per Alex, trentasette
anni, sono iniziati i problemi. E’ lui, almeno due settimane al mese, ad accompagnare all’asilo il figlio, perchè la moglie
è turnista in una fabbrica di gomma. O
a voler ben vedere anche perchè le responsabilità e gli impegni nella gestione
di un figlio ricadono, come è ragionevole,
su entrambi i genitori. Per alcuni giorni
Alex riesce, chiedendo aiuto a destra e
a manca, a rispettare il nuovo orario. Ma
non può durare. Decide allora di comunicare ai vertici della ditta che, essendo per lui impossibile conciliare il nuovo orario con l’orario di apertura della
scuola materna, prenderà servizio come
negli anni precedenti alle 8,30. “Vedrai”,
gli risponde in tono di sfida la titolaredell’azienda. Il 14 aprile Alex accompagna il figlio alla scuola materna, arriva
al lavoro alle 8.30 e trova ad aspettarlo una lettera di licenziamento. «Non
ho soluzioni né luoghi dove lasciare un
bambino piccolo alle sei della mattina.
E dopo dodici anni, mi hanno messo alla
porta», ha dichiarato quando il suo caso,
portato all’attenzione da Angelo Pedrini
della Cub, è finito sui giornali. I sindacati (Cub, Sdl, Rdb e Cobas) hanno chiesto
l’intervento della consigliera provinciale
di parità per far applicare le politiche di
conciliazione tra vita e lavoro previste
dalle leggi europee.
Ne abbiamo già parlato in lungo e in largo: di via Padova, dell’integrazione possibile e, di contro, delle
iniziative imbarazzanti messe in campo dal Comune
di Milano. Nell’arteria milanese di cui nessuno si era
mai occupato prima dell’omicidio del giovane Abdel
Aziz El Sayed e della protesta degli egiziani, ha preso
il via nel fabbraio scorso una campagna di sgomberi
e perquisizioni che si arricchisce ogni giorno di una
nuova perla d’intolleranza: sono i “positivi risultati”
di Decorato, raggiunti grazie alla “collaborazione dei
cittadini italiani che vivono nella zona”. Le associazioni che compongono il tessuto urbano del quartiere però non ci stanno, non ci sono mai state. Intorno
ai quattro chilometri e mezzo dell’asse della via ruota un quartiere che conta abitanti di 75 nazionalità
diverse, mescolati a una popolazione italiana di vecchia e vecchissima immigrazione: un esperimento
prezioso da coltivare e difendere. La loro risposta ai
fattacci di via Padova, che consiste in un’iniziativa
costruita con la collaborazione e l’impegno di tutti,
ma proprio di tutti, era già in cantiere prima che
arrivassero le telcamere e i politici per fare le loro
passerelle. Con le cure profuse dall’amministrazione, spiegano gli organizzatori, via Padova non guarisce, peggiora. “Via Padova è meglio di Milano” si
svolgerà questo weekend, sabato 22 e domenica 23
maggio. A inventarsi l’iniziativa è stato il comitato
Vivere in Zona 2, nato nel 2008 per condividere progetti, proposte, idee per la risoluzione dei problemi
sul territorio (ma solo di quelli reali). Per due giorni scuole, associazioni di stranieri, parrocchie, enti
culturali e spazi commerciali metteranno in mostra
la ricchezza umana della zona più multietnica della città, appuntamenti e iniziative che animeranno
tutta la via, da piazzale Loreto a Cascina Gobba.
Questo è il programma completo:
Interismo
di Paolo Vernaglione
Che cos’è MilanoX
del +Junior della redazione
MilanoX è un giornale settimanale eretico. Beh, se non vi siete ancora persi per
strada vi ponete decisamente al di sopra della media nazionale, ma se pensate di averci capito qualcosa v’ingannate, perché questo piccolo esperimento
editoriale, questo oggetto non identificato del quarto tipo non ha un’idea precisa su cosa vorrebbe essere. Siamo
una redazione mista e aperta con tutta
l’intenzione di fare un giornale alternativo di tipo nuovo, underground, politico, anarchico quanto basta, libero il più
possibile. A questo punto è necessario
parlare della sinistra urbana, discorso
scomodo, perché si rischia di offendere
chi ha investito la propria vita in battaglie perse e non è mai elegante sparare
sulla croce rossa. Ma mi tocca, se voglio
parlarvi di MilanoX. Rammento un paio
di passaggi.
E’ il 2010. Non siamo nel ‘68, nel ‘77, e
nemmeno a Genova nel 2001. Siamo
oltre gli anni Zero. Formigoni va verso
il Ventennio da governatore della Longobardia, la Santa Alleanza Ciellina e
la n’drangheta regolano indisturbate il
traffico del denaro cittadino, mettono
le mani sull’Expo (e sui pochi soldi che
arriveranno), decidono dove tira il vento nella metropoli stanca. La sinistra è
morta e aspetta da tempo immemore
la propria resurrezione. Esanime cerca
un loculo dove farsi tumulare. Il movimento è profondamente in crisi nel suo
complesso: totalmente sconnesso dalla
società civile, ha smarrito il proprio impulso creativo, la sua capacità di analisi
storica.
Alla base ci sono un problema di definizione e un fattore generazionale. Non è
mai stato così difficile appartenere. Siamo figli della post-ideologia. Non crediamo semplicemente più in nulla e non ci
fidiamo più di nessuno. La sinistra, tutta impegnata a fare politica, si è scordata la battaglia essenziale: ha smesso
di fare cultura. Risultato: cittadinanza
meno politicizzata, analfabetismo di
ritorno, università, educazione e ricerca fortemente in crisi, impoverimento
complessivo dell’immaginario. Meno
male che c’è il web. Ma venisse quel
mausoleo vivente di Berlusconi nelle
nostre scuole a vedere come ci insegnano l’inglese. In culo alle tre iii. Siamo
i peggiori in Europa. Il solito ritardo linguistico, inerziale, da pigrizia mentale
mediterranea. Vogliamo parlare dei giovani? Non li capite. C’è tutto un potenziale che a causa dell’inveterato modo
di fare da sinistra militonta, strumentale rispetto a individui e cose, è impossibile da intercettare. Lo possiamo fare
noi che abbiamo qualche anno di meno
(chi scrive di anni ne ha 26), ma per un
quarantenne che non esce e sta a casa
e fa la spola tra famiglia e lavoro, andrà
bene se saprà che faccia ha sua figlia.
C’è troppo ego. Troppa autoreferenzialità. Una totale mancanza di empatia.
E’ naturale, uno dopo una certa età si
scorda semplicemente com’era gli anni
prima e incomincia a godere se gli altri
gli sembrano più stronzi di lui.
senza banalizzare. E il coro di voci è talmente folto e caotico che diventa quasi
impossibile farsi sentire. Da un punto di
vista politico e imprenditoriale concepiamo questo giornale come un work in
progress: siamo una free press, e stiamo cercando di costruire un mercato.
Cerchiamo inserzionisti. E collaboratori
non stipendiati. Qualcuno che come noi
creda sia possibile elaborare un modello
differente. Perché il modello dominante,
non è l’unico possibile. Vorremmo dare
voce a tutti quelli che si sentono diversi.Questo giornale a misura di trans esiste nel momento in cui lo prendete in
mano. Noi lo pensiamo, in un mondo fatto di proprietà e disoccupazione, come
uno spazio sociale permanente, luogo
adatto in cui far incontrare idee, creare
discorsi, convogliare energie, sviluppare talenti, in linea con il nostro modo di
intendere gli eventi.
Bisogna sapersi porre le domande giuste. La comunicazione è problematica.
Raccontare oggi quello che succede è
difficile, perché il mondo è più complesso, più sofisticate si sono fatte le tecniche di mistificazione, trent’anni di televisione commerciale ce lo dimostrano,
ho tanta merda nella testa che vorrei
rimuovere, è lì ad occupare spazio, ma
serve tutto, viene buona, bisogna solo
fare ordine nella nostra camera oscura. MilanoX vuole seguire l’altra città.
Quella nascosta, che non appare. Vuole
recuperare quello scarto e raccontare il
movimento, come non è mai stato fatto,
perché pensiamo che ci sia bisogno di
coprire il buco che si è creato fra politica e persone, residenti legali o meno.
Nella trasformazione in atto c’è bisogno
del recupero di alcune radicalità. Di posizioni nette e precise, che non devono
essere per forza estremiste. No al razzismo. No all’omofobia.No al nucleare,
è antieconomico, lo dicono gli esperti,
trascurando la questione ambientale,
che ci è cara. Ci servono soggetti, persone che vogliano scrivere in base alle
loro competenze, gruppi, quartieri che
vogliano segnalarci problemi reali. Persone che vogliano discutere con noi,
sul sito, o sulle nostre pagine. Siamo
a portata di mano. Mettere vicino voci
diverse, a contatto sulla stessa pagina,
come ci è riuscito di fare qualche volta,
è la nostra vittoria.
Vogliamo andare nelle strade, raccontare storie e inocularle nelle vene della città, attraverso la sua linea metropolitana. Siamo volontari, recidivi che stanno
cercando di costruire un modello alternativo di comunicazione. I giornali non li
legge nessuno perché sono scritti con
riferimenti troppo colti. Noi vogliamo interessarvi, affinando uno stile. Vorremmo fare street reporting. Recuperare il
valore della notizia. Raggiungere quella
dimensione umana che si è persa, con
la parola scritta. E’ difficile semplificare
Siamo la generazione del precariato esistenziale, del Climate Alarm, di YouTube
e dell’Inter di Mourinho. Vi piaccia o no,
dobbiamo farci i conti. E allora facciamoli. Insieme. Non ricomporremo forse
quel fronte comune che gran parte della sinistra vagheggia, quando non gioca
a chi vuol fare la rivoluzione. Essere di
sinistra ha senso nel momento in cui la
dimensione sociale e ambientale conta
quanto quella individuale. Torniamo ai
principi, agli ideali: DREAM, DARE, DO. Potremmo scoprire minimi comuni denominatori e massimi comuni multipli.
Per un tifoso interista che da qualche anno vede
la luce e che negli ultimi 5 ha avuto modo di riscattarne 20 di disillusioni questo è forse il periodo più
bello della storia nerazzurra. Non solo per la strabordante superiorità della beneamata rispetto alle
altre squadre del campionato italico, ma soprattutto per il fatto che ha inventato un gioco che travalica le antiche diatribe individualismo/collettivismo,
marcatura a uomo o zona, ovvero concezione idealista e veteromaterialista della pedata professionista. E’ su tale base che avendo letto il libro di Luigi
Cavallaro ‘Interismo Leninismo’ (Manifestolibri, €
15), si vede la differenza all’interno del tifo tra un
approccio moderno alla visione del gioco e uno postmoderno che, dal punto di vista di chi scrive, vive
la fine del dualismo insidioso difensivismo/modulo
scuola e modulo, in cui l’intero 900 calcistico s’è
dibattuto. Gli effetti di questa svolta epocale, che
possiamo datare a metà anni Settanta col famoso
calcio totale degli olandesi è una radicale riscrittura del collettivo in funzione antindividualista, in
cui la dissolvenza dei tradizionali ruoli in campo (difensore, centrocampista, attaccante) accompagna
la fine del ciclo fordista e l’etica del lavoro di tradizione sindacale cominciando a porsi fuori dall’antitesi individuo-collettivo, incontrando il marxiano
individuo sociale. Nei successi dell’Inter si legge la
potenza del general intellect nell’applicazione di un
modo di produzione del gioco del tutto radicale ed
esplicitamente antilavorista. L’insistenza con cui
Mourinho usa la psicologia appellandosi al sapere e
alle facoltà dei calciatori, nell’uso dell’informazione
e nella totale riarticolazione di un piano simbolico in
e fuori dal campo, nell’istanza femminile differente, (di cui l’Inter si è sempre fatta latrice) rispetto
a un campionato che riproduce i rapporti di potere
dominanti nel paese, tra razzismo di stato, delegittimazione della magistratura e controllo medievale
dei massmedia bene, nell’utilizzo di tutto questo
come non vedere la produzione sociale di scienza
e tecnica in un contesto del tutto differente da
quello della prima modernità del capitale calcio?
La strana creatura che ha nome Inter ha infatti in
questi anni coagulato e introiettato la contingenza
pura dell’essere calcio, quell’istanza benjaminiana
del tempo-ora messianico che rovescia la storia,
da quella di vincitori che non hanno mai smesso di
vincere (il fascismo di Juventus e Milan), a quella
di “ultimi” di cui sta andando in onda la narrazione. Certo l’Inter di Mourinho è forse la squadra che
più studia e prepara le partite, ma questo profilo
non dovrebbe essere inteso come forma di un sistema autoreferente alla Maturana e Luhmann, al
contrario come apertura alla contingenza, attesa
dell’”evento puro”, insomma come fine del mondo
regolato dall’implacabile legge del lavoro, comprese
le sue tutele sindacali e legislative, e come produzione di potenza indisciplinata e arbitrariamente
investita di giocate e atteggiamenti tattici. Questo
sembra di scorgere nell’interismo: la novità immateriale della produzione linguistica diffusa, l’ibridazione di comportamenti giustamente ribelli, per
esempio Balotelli, il rapporto tra società e gruppi ultras (peccato, questa è una prospettiva assente dal
libro di Cavallaro, ma tutto nasce da “Potere nerazzurro”, nel 1977), e soprattutto la potenza diffusa
di pratiche di singolarizzazione di cui testimoniano i
giocatori: Zanetti, Maicon, Milito e Schneider su tutti, polivalenti, funzionali, vere soggettività-calcio,
vere potenze desideranti che circolano per il campo
creando intensità e piani multipli di gioco, sovrapposizioni e spostamenti continui, e soprattutto dinamiche di territorializzazione. Il calcio ultrapost di
Mourinho consiste nell’aver istaurato in campo una
dinamica territorializzante in cui non solo il multiruolo è la norma ma anche la norma subisce una
continua deterritorializzazione.
Govinda, associazione culturale
Via Valpetrosa 5, 20123 Milano
Tel. 02. 86.24.17.
12.30-14.30;
19.30 -22.00.
Chiuso domenica
Due passi dal Duomo, circa a metà di via
Torino, in uno stretto e ombroso vicolo
assolutamente vecchia Milano dove “il
sole del buon Dio non dà i suoi raggi”
trovate Govinda: ristorante vegetariano e zona di civile autonomia - non solo
culinaria poiché Govinda è anche centro
culturale - posizionata fuori dalle barbariche rotte della pausa pranzo milanoide
downtown, tutta piastre riscaldate, forni microonde, insalatone, piattini e patologici squilli di telefonini. Due stanze
ampie tra soffitti a botte, arcate, raffigurazioni di divinità e musica indiana in
discreto sottofondo. E devote di krishna
dai modi gentili e pacati che si muovono
leggere frusciando tra i grandi tavoli rotondi comuni nei loro vestiti tradizionali
indiani.
Secondo i millenari dettami della cultura
vedica da Govinda si mangiano solo “cibi
cari a coloro che sono influenzati dalla
virtù e che accrescono la durata della
vita, purificano l’esistenza e danno forza, salute, soddisfazione e felicità”. Cibi
che nutrono il corpo e allietano il cuore:
riso - perlopiù a grana lunga o basmati
- cucinato con erbe, spezie, noci, uvetta,
panir (formaggio indiano a cagliata acida) e verdure. Minestre, creme di verdura, di lenticchie e legumi; preparazioni a
base di verdure fresche, rigorosamente
non in scatola, cucinate con cereali, yogurt, panir, frutta secca, spezie ed erbe
aromatiche. Dolci a base di zucchero
non raffinato o miele fatti con cereali
integrali, farina di ceci tostata e frutta
secca, quando non a base di latte o figli
della combinazione tra nocciole, carote
e semolino.
A pranzo si può scegliere tra due menu:
uno al costo di 8 euro, composto di 4
pietanze + un bis a scelta. L’altro, di 12
euro, con 6 pietanze + vari bis. Servizio
e coperto inclusi. Per coperto s’intendono tovaglia e tovaglioli di stoffa, pane
buonissimo fatto in casa e bevanda alla
frutta a volontà, tisana o caffè d’orzo
finale. La sera e i giorni festivi invece
il menu è uno solo e costa 25 euro. Nel
vassoio però troverete molte più preparazioni e potrete bissare ad libitum.
AGNELLO IN FRICASSEA
Ingredienti per 4 persone
1 kg di polpa di agnellone
2/3 uova
25 g di pecorino stagionato
uno spicchio d’aglio abbastanza ciccione
una generosa dose d’olio extravegine
d’oliva
un bicchiere di vino bianco secco
2 foglie d’alloro
un mazzetto di prezzemolo
sale e pepe qb
Preparazione abbastanza semplice e
dall’incredibile resa. Prendiamo la carne,
la puliamo dalle parti più nervose e dalle
ossa e la tagliamo a toccotti (tipo il più
classico degli spezzatini).
La mettiamo a rosolare a puntino nell’olio
in cui avremo soffritto l’aglio schiacciato. Una volta che risulta omogeneamente dorata sfumiamo con il vino bianco.
Poi aspettiamo che il vino evapori, aggiungiamo l’alloro (foglia intera che è
sempre tossico ed è meglio evitare di
mangiarselo), bagniamo con un mestolo
di brodo (che potremmo aver preparato
con le ossa dell’agnello, il culo di una cipolla, mezza carota e un ciuffo di sedano) o acqua calda e copriamo.
Lasciamo cuocere a fuoco medio per
un’oretta, avendo cura di mescolare
bene e tenere umida la preparazione.
verso la fine della cottura sbattiamo in
una ciotola le uova, il formaggio grattugiato ed il prezzemolo tritato.
Quando la carne è pronta, aggiungiamo
l’uovo e facciamo andare ancora un paio
di minuti, finché non si formerà una bella cremina omogenea. a questo punto
basta servire bello caldo e magari accompagnando con un’insalata fresca ed
un rosso bello tannico.
Se servisse una prova del fatto che la primavera sta finalmente arrivando, be’, prova
migliore non può essere che il rifiorire dei festival... grande classico tramontato del maggio-giugno milanese. Le difficoltà, le tasche
vuote e i bastoni tra le ruote sono sempre
di più, però qualcuno ha ancora le palle per
provarci. Ed ecco che questa prima settimana (si spera) di primavera si presenta a Milano e dintorni coi primi piccoli festival, piccoli
ma già appetitosi. Ad aprire il weekend è in
realtà il concerto degli Zun Zun Egui - vale la
pena risottolineare l’esibizione sul palco della Torchiera (Gio21) di una band che riesce a
raccogliere e mischiare suoni dai tre angoli
del mondo che han dato i natali ai suoi componenti: Londra, Tokyo e le isole Mauritius! Il
primo, e sicuramente il migliore, tra i festival
della settimana, si chiama Punk Monster e si
svolge, per il quarto anno, tra Ven21 e Sab22
tra le mura del Dauntaun, lo scantinato dai
suoni forti del Leoncavallo. A spalleggiare la
santissima crew di FreeGo! che anima questo
spazio abitualmente, ci si sono messi pure
quei pazzi di Hundebiss. Il risultato è di tutto rilievo, non soltanto per i nomi (Uochi Toki
venerdì su tutti) quanto per la varietà della
proposta e l’atmosfera rilassata e creativa
che riescono a creare. Se però suoni forti e
scantinati fumosi proprio non vi attraggono
le alternative si collocano nel solco del jazz e
dei suoi dintorni, in cui affondano le mani gli
altri due festival della settimana. Si parte con
una vecchia conoscenza, Ah-Um Jazz Festival
è infatti giunto all’ottava edizione. Un’annata
sottotono questa ma comunque con qualcosa
da segnare sull’agenda: Gio20 il duo Falzone /
Dalla Porta alla Fondazione Catella, la serata
di Ven21 al teatro Sala Fontana con Archipel
Orkestra e Intermittenze Trio, ma soprattutto Sab22 il duo Simone Massaron / Steve
Piccolo al Soundmetak alle 18.30, in serata il
Creative Jazz Ensemble di Daniele Cavallanti alla Fonderia Eugenia. Sabato al Palazzo
Congressi di Stresa, sul Lago Maggiore, va in
scena addirittura Philip Glass, con proiezione
e sonorizzazione live del capolavoro “Koyaanisqatsi”. L’altro festival è in realtà iniziato
già il 10 maggio, ma è con questa settimana
che la 1a edizione di Music Workshop entra
nel vivo. Il tutto è al Teatro CRT: Sab22 c’è il
folle pianista Gonzales, Lun24 tocca al grande
cantautore brasiliano Vinicius Cantuaria, ma
l’acmeMer27 quando il palco verrà occupato
da Arto Lindsay, presentato con la definizione
decisamente azzeccata di “agitatore sonoro”.
Non è un festival ma un filotto sonico quello
che chiude la settimana al Magnolia di Segrate: curiosità per Mamhutones, il nuovo progetto targato Boring Machines (Mar25), segue mercoledì la doppietta noise Japandroids
+ Health, e infine un grande classico per la
serata del 27 con il rumorismo post-tutto dei
Trans Am. E’ la serata che inaugura anche
Audiovisiva (con Ben Frost e Tim Hecker al
Palazzo del Ghiaccio, niente male), ma quella
è storia di ancora un altro festival...
BILANCIA - Vi sentite circondati da cervelli minuscoli. Ipercritici, tendete a giudicare male
chi non approva la vostra intransigenza. Gratificatevi con qualcosa di bello e interessante.
Regalatevi un libro. Ma che non sia un trattato filosofico.
ARIETE - Dinamismo mirato a non disperdere le energie preziose. Saprete gestire alcuni
contrattempi veloci come il lampo. La mente funziona a pieno ritmo e il cuore ha ripreso il
battito dei bei tempi.
SCORPIONE - I bagni di folla non fanno per voi. Qualche pensiero vi assilla e avete voglia di
isolarvi. Fidatevi: il vostro potentissimo istinto saprà suggerirvi la soluzione migliore. L’amore vi rende quasi teneri.
TORO - Mercurio continua a regalarvi intuito e facilità di comunicazione. I rapporti amichevoli o con i fratelli trarranno giovamento da tale clima sincero e intenso. L’amore non ha
segreti e voi siete pronti ad assaporare il meglio.
SAGITTARIO - Appassionati a un nuovo progetto d’amore, occhio a non partire in quarta senza valutare prima i rischi. Non lanciatevi senza rete di protezione. Datevi tempo. Riflettete
con calma. E solo dopo agite.
GEMELLI -Assestamenti di spirito e cuore. E vi sentite rinascere. Tutto si rimette in moto.
In sintonia col mondo gioite delle piccole sorprese che la vita vi sta regalando. Nuovi amori
e/o interessi culturali in vista.
CAPRICORNO - Gli impegni lavorativi scandiscono il leitmotiv. Basta pianificare ogni dettaglio,
concedevi qualche pausa di evasione. Affidatevi a qualcuno che stimate e lasciatevi guidare senza voler dirigere nulla. Gaudente ripresa della vita.
CANCRO - Adesso tocca a voi godere dei favori di Venere. Cercate di sfruttare al meglio l’aiuto ed evitate di distribuire senza scrupoli musi lunghi a destra e a manca. Siate meno aspri.
Smetterete di lamentarvi.
ACQUARIO - Aggressività evitabile. Siete stanchi e a volte vi sembra di parlare un’altra lingua. Provate a spiegarvi meglio, senza perdere la pazienza. Vi accorgerete che chi vi vuol
bene farà i salti mortali per accontentarvi.
LEONE - Fila tutto conforme ai desideri, dall’attenzione che ricevete sul lavoro al partner
che vi guarda con occhi estasiati. In coppia fate faville. Calorosi e generosi elargite favori a
piene mani. Approfittatene.
PESCI – Qualche piacevole imprevisto vi spianerà la strada per un progetto di lavoro che
inseguite da tempo. Anche l’amore sarà sorprendente senza pretendere l’impossibile da
chi non sa o non può darvi.
VERGINE - Palpitazioni mentali, ultimi ritocchi dei particolari. Pronti per presentare i vostri
progetti, più sicuri di voi avanzate pretese ottenibili. La vita a due garantisce le botte di vita
che finalmente potete permettervi.
Venere
21
Sabbath
22
Domingo
23
Lune
24
Marte
25
Mercole
26
Giove
27
Mercato
@Gratosoglio
Nord
Mercato
@Benedetto
Marcello
La Casbah
@S.Donato
Mercato
@De Predis
Mercato
@Eustachi
Mercato
@VleMonza
Mercato
@Osoppo
10:00
Piante & Fiori
@ParcoTrotter
Via Padova
è meglio di Milano
@Via Padova
Festival
Biodiversità
@UniBicocca
Festival
Biodiversità
@UniBicocca
Festival
Biodiversità
@UniBicocca
Festival
Biodiversità
@UniBicocca
11:00
Via Padova
è meglio di Milano
@Via Padova
12:00
Nothing to Lose
@Biokip
Gallery
Biomercato
@Cox18
Paninoteca
@ViaMasera
Coop
S.Filippo Neri
@VleMonza
NordEst Café
@Via Borsieri
Pizza da Attilio
@Via Farini
Wok of Milan
@ViaCenisio
Trattoria
alla Casereccia
@ViaVodice
@PzaXXIV-Maggio
Corteo Antifa
Branz
@Frida
Progetto Voce
@PzaMercanti
A cento passi
da Duomo
@UniBicocca
Time Percussion
@PzaMercanti
Cruising
@MontePietà
Santo & Stecco
@FieraSinigallia
Cosmonauti
@ARCI-Scighera
L’Isola dei Porci
@PalazzoCitterio
Showcase
@KappaEffe
Strumenti
Alba
13:00
Trattoria
California
@ViaVodice
14:00
Swing Band
@PzaMercanti
15:00
16:00
Ciclofficina
Ruota Libera
@ViaCeloria2
17:00
Ciclomobile
@Politecnico
ViaGolgi
Maratona
NewYork
@TeatroElfo
From Paris
with Love
@CinemaMexico
L’Uomo
che verrà
@CinemaMexico
Don Durito
@Cantiere
Ambulatorio
Medico Popolare
@ViaTransiti
Audiovisiva
@Palazzo
DelGhiaccio
Piccolo
+ Massaron
@SoundMetak
Pocket Chestnut
@ARCI
Tambourine
19:00
Satellites
Of Love
@Torchiera
Londra 00
@Cox18
Aperitivo
Deluxe
@Diverso
Lunedì
Sostenibili
@SpazioPervinca
Fermata Jazz
@ATM
Tour
@Supergulp
Costituitevi
@Teatro
Ringhiera
20:00
Aki Onda
@SpazioO’
Inter-Bayern
@PzaDuomo
Lettura
Migrante
@ARCI-Scighera
Rassegna
Slava
@CinemaAriosto
Mondiali
al Contrario
@Torchiera
NAM
@LeScimmie
Arto Lindsay
@Teatro
Dell’Arte
21:00
Luoghi Comuni
@Teatri
Milano
Gonzales
@Teatro
Dell’Arte
La Gilda
del MacMahon
@TeatroOff
Vinicius Cantuaria
Gogol Bordello
@Alcatraz
SoundCiak!
@Leoncavallo
Gotham Project
@Alcatraz
22:00
Don’t Touch
COX 18
PzaXXIVMaggio
Cripple Bastards
@TrinitySk8
The Lonesome
@ARCI-Magnolia
Real Estate
@ARCI-Casa139
Dum Dum
Girl
@Rocket
Dear
Landlord
@Ligera
Wolf Parade
@Salumeria
Musica
23:00
Punk Monster 4
@Leoncavallo
Tim Sweeney
@Tunnel
Join the Gap
@Borgo
TempoPerso
Buffet
Underground
@Moonshine
Freaky
Tuesday
@Surfer’s Den
Health
@ARCI-Magnolia
Trans Am
@ARCI-Magnolia
00:00
Burger Queen
@ARCI-Toilet
Festa
InterFuck
@Torchiera
Paul Ritch
@Solaire
A letto con il
nonno
@Arcore
Brulicantropo
Nite
@Zoom
The Hip Hop
Lounge
@CorteRegina
Addicted
to Bass
@Surfer’s Den
Notte
MilanoX Party
@ARCI-Bitte
Tying Tiffany
@ARCI-Magnolia
Match à Paris
@Plastic
Serenata Rap
@CasaMoratti
Rock It Hard
@Rocket
Whatever
@Atomic Bar
Part Time
Punks
@Sottomarino
18:00
@Teatro
Dell’Arte

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