Il trovatore febbraio 2016

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Il trovatore febbraio 2016
do del lavoro
Mensile di informazione sul mon
a cura del CSL Ogliastra
Professione piloti di droni.
Ottocento operatori autorizzati e 1200 mezzi, per un giro d’affari di circa 350 milioni di euro. È
questa la portata del mercato italiano dei droni, un mercato destinato – a detta degli esperti – a
crescere, in maniera irreversibile. Si calcola che il fatturato mondiale nel 2018 supererà gli 8 miliardi. Un’espansione inarrestabile anche grazie ai numerosi campi d’azione di questi minielicotteri, un nuovo settore dalle grandi potenzialità occupazionali. Per chi ancora non lo sapesse,
i droni sono “aeromobili a pilotaggio remoto”, velivoli caratterizzati dall’assenza del pilota umano
a bordo. Il loro volo è controllato a distanza da un pilota, che può trovarsi a terra o su un altro
veicolo. Fino a poco tempo fa il loro utilizzo era prevalentemente di tipo militare, ma oggi sono
sempre più diffusi per applicazioni civili, per prevenire rischi di frane e inondazioni, per fare interventi di primo soccorso in zone isolate o in caso di incendio. Tornano utili anche a ingegneri e
architetti per le rilevazioni nei cantieri. L’Australia li sta installando di fronte alle coste per prevenire gli attacchi di squali ai bagnanti, i contadini americani li usano con la stessa familiarità di un
trattore per interventi mirati e meno invasivi sui campi. . Il settore agricolo offre enormi potenzialità anche in Italia: “Con sensori a infrarossi si possono scoprire dall'alto le caratteristiche di aree
coltivate, intervenendo in modo mirato nei punti precisi in cui ci sono carenze nutritive o idriche
– spiega Giancarlo Galante, titolare di VisionAir Solution, impresa specializzata nell’utilizzo dei
droni per riprese aeree in alta definizione –. È questa la differenza più grande tra un drone e un
elicottero o un aereo: l’intervento del drone è assolutamente mirato. Non intacca altre zone limitrofe né la falda acquifera. E se serve spargere il fertilizzante, lo sparge solo in punti precisi, senza
spreco. In Liguria adesso c'è il problema del punteruolo rosso delle palme, che sta devastando i
lungomare delle località turistiche: grazie ai droni si possono fare non solo le analisi ma anche gli
interventi specifici per curare le palme con fitofarmaci, senza operatori che debbano ogni volta
arrampicarsi sulle piante”. Rete ferroviaria italiana ha già varato un bando per utilizzarli per i controlli di cavi, tralicci e binari. Enel ed Eni stanno studiando soluzioni per tenere sotto controllo
oleodotti, depositi di idrocarburi, reti elettriche e telefoniche. “Per di più, i droni vanno a batterie
al litio, ma c’è anche la possibilità di sfruttare i pannelli solari: c’è pure un vantaggio per l’inquinamento”, continua Galante. Un drone costa meno di una gru o di un elicottero e permette soluzioni visive completamente nuove. “Nell’audiovisivo sono sempre più utilizzati – dice Galante –, non
solo per una questione di costi, ma anche perché permettono punti di vista e movimenti di macchina altrimenti impossibili". Qualche esempio di utilizzo al cinema? “Mi risulta che siano stati
usati droni per Sole a catinelle, Perez, Zoolander 2, La stanza del figlio; in tv per Don Matteo o per
programmi come Striscia la notizia, Le iene, Sereno variabile”. Il loro uso è sempre più richiesto
anche per eventi più o meno privati. Un esempio? I matrimoni. È necessario frequentare un corso
teorico, sostenere un esame, superare una visita medica dedicata e frequentare un corso pratico.
Ma per utilizzare professionalmente il drone questo non basta: si deve diventare operatore. A questo punto va consegnata a Enac, l’Ente nazionale per l’aviazione civile, tutta la documentazione
richiesta, specificando cosa si intende fare e, soprattutto, dove. Enac detta le regole, e ha come
priorità la tutela delle persone: per questo, è vietato usare i droni in città o dove ci sono assembramenti. In certe situazioni, poi, è obbligatorio collegarli a cavi, dinamica che ne limita molto l’impiego. La sicurezza ha naturalmente la precedenza su tutto il resto, ma forse un po’ di esagera: se
sono un professionista, si dovrebbe presumere che io sia in grado di valutare i pericoli, per me e
per gli altri.”. Il problema, secondo Galante, è l’abusivismo: droni sono in vendita anche nei supermercati o in rete, ma nessuno spiega all’acquirente le regole d’impiego. “Insomma, secondo me
le potenzialità di questo mercato sono enormi. Ma l’indotto più grande, credo, arriverà dall’ambito progettuale, destinato a espandersi anche in relazione con le nuove tecnologie”, commenta Galante. Il futuro, spiega, è rendere i droni sempre più sicuri e più piccoli: “La miniaturizzazione
degli strumenti è il prossimo passo: li renderebbe anche meno pericolosi, e ne amplierebbe ancora
di più gli ambiti d’utilizzo”. Fonte: Mio Job
Anno VIII Numero 2
06 Febbraio 2016
Sommario
Professione pilota di 1
droni.
Tickets welfare.
Cosa sono e come
funzionano?
2
Professioni emergenti 2016.
Trovare lavoro in
UE. Le città dove è
più facile.
3
Laureati in diplomazia. La sfida della
Farnesina.
Cosa cercano i da- 4
tori di lavoro quando assumono?
Il libro del mese.
4
Tickets welfare. Cosa sono e come funzionano?
Una comodità (e un’integrazione dello stipendio) per i lavoratori, un vantaggio per le aziende, un’opportunità per l’economia e
per lo stato sociale. Sul modello dei Cesu, i Chèque emploi service universel francesi, la Legge di stabilità entrata in vigore il primo gennaio ha introdotto anche in Italia la possibilità per le imprese di riconoscere ai lavoratori un “voucher universale per i
servizi alla persona e alla famiglia”: un’evoluzione del comune buono pasto, con cui pagare dai lavori domestici all’assistenza a
disabili e anziani, fino al dopo-scuola, le vacanze-studio e il baby sitting per i figli. “Il voucher per i servizi alla persona è uno strumento che ha dimostrato di funzionare in modo straordinario in molti Paesi europei, tra cui spicca l’esempio francese” spiega
Andrea Keller, amministratore delegato per l’Italia di Edenred, la società presente in 42 Paesi, che dopo aver inventato i “Ticket
restaurant” ora è pronta con i suoi “Ticket welfare”. “In Francia, il voucher è un efficace e diffuso strumento di remunerazione
nell’ambito degli accordi di welfare privato – continua Keller –. Questo dispositivo ha portato benefici all’intero settore: aumento del potere d’acquisto dei dipendenti, ottimizzazione dei costi per le aziende, emersione del lavoro nero nell’ambito del lavoro
domestico, incentivo del lavoro femminile e delle politiche di work-life balance, maggiori entrate per lo Stato”. I lavoratori che
beneficeranno del voucher potranno sia accedere a servizi attraverso specifiche piattaforme Internet sia utilizzarlo in forma cartacea o digitale con tagli che vanno dai 5 a 50 euro. Le aziende saranno stimolate ad adottarli attraverso un trattamento fiscale
favorevole: le risorse destinate ai ticket sono, infatti, detassate sino a 2.500 euro l’anno per ogni dipendente. I lavoratori potranno anche chiedere la liquidazione dei voucher: in questo caso, però, verrà applicata una tassazione del 10%. I voucher verranno
pagati alle imprese che hanno reso le prestazioni direttamente da parte delle società che li hanno emessi, mentre collaboratori
domestici e assistenti personali potranno riscuoterli in banca. Secondo Edenred, i voucher potranno avere un “impatto potenziale dirompente” su tutta l’economia. In base all’esperienza francese con i Cesu e del Regno Unito con i Childcare voucher, la
società sostiene che si potrebbero creare all’anno in Italia 300 mila nuove partite Iva e posti di lavoro qualificati, pari a circa 1
punto percentuale aggiuntivo di Pil. Non solo: i “Ticket welfare” potrebbero portare a un incremento della produttività del 70%
e offrire nuove possibilità di lavoro e di conciliazione degli impegni a oltre 650 mila donne, quelle che, dovendosi prendersi cura
di figli e familiari malati o disabili, sono inattive a causa dell’inadeguatezza dei servizi per l’infanzia e la non autosufficienza. L’istituzione del voucher universale per i servizi alla persona e alla famiglia è arrivata a seguito di una proposta di legge promossa
dall’Istituto Luigi Sturzo e finalizzata a creare occupazione, specie femminile (in Italia il 47% delle donne non lavora, con punte
del 70% in Campania, contro il 28% in Germania e il 22% in Svezia) e a rinnovare il settore dei servizi alla persona, il comparto
che per la Commissione europea è quello con il più elevato potenziale di crescita, anche in considerazione dell’invecchiamento
della popolazione, dell’aumento delle persone non autosufficienti e della maggiore domanda di servizi di assistenza da parte dei
lavoratori. Fonte: MioJob.it
Professioni emergenti 2016
Export manager, medical advisor, ingegneri specializzati nell’automazione, nella certificazione oppure nell’impiantistica. Sono
queste, in assoluto, le cinque figure che, nel corso del 2016, avranno le maggiori opportunità di occupazione e carriera, secondo i
dati dell’Osservatorio lavoro della società di head hunting Technical Hunters. Export manager. Il suo compito è sviluppare il
business estero di un’azienda, ampliando i volumi e le rotte delle esportazioni. I requisiti chiave sono: perfetta padronanza delle
lingue straniere, in particolare dell’inglese; conoscenza dei Paesi e dei mercati nei cui mercati l’azienda intende sbarcare o radicarsi; ampia disponibilità a viaggiare; esperienza almeno quinquennale; laurea preferibilmente di tipo ingegneristico. Secondo Technical Hunters, la retribuzione lorda annua di un export manager oscilla tra i 70 e i 90 mila euro. Medical advisor. È un professionista con ruoli di responsabilità rispetto agli studi clinici e le attività tecniche delle società di healthcare e farmaceutica. Ha
una laurea con specializzazione in Medicina e chirurgia, possiede un’ottima conoscenza dell’inglese e ha maturato un’esperienza
di 7-8 anni in posizioni analoghe, come medical science liaison (consulente del settore farmaceutico e biotech) o come clinical
research manager (responsabile delle ricerche cliniche di un’azienda). La retribuzione lorda annua varia tra i 60 e gli 80 mila euro. Automation engineer. Nell’industria robotica, nella manifattura avanzata, nella domotica e nella produzione di beni di largo
consumo, è lo specialista che si occupa dell’integrazione tra tecnologie classiche e innovative. Segue le varie fasi del processo produttivo, dallo studio preliminare del progetto e la preparazione delle specifiche tecniche, allo sviluppo di hardware e software,
fino al collaudo, la fase di avviamento, la reportistica tecnica, la diagnosi e la risoluzione dei problemi. Ha una laurea in Ingegneria elettronica o informatica, esperienza di almeno 5 anni, conosce l’inglese ed è disponibile a trasferte. La sua retribuzione annua va dai 45 ai 60 mila euro lordi. Testing & quality engineer. Fa capo a lui la qualità dei processi aziendali e la loro conformità alle normative vigenti: controlla i prodotti, la loro omologazione e industrializzazione e monitora la soddisfazione finale dei
clienti. Possiede una laurea in Informatica, Ingegneria informatica o delle telecomunicazioni, ha una perfetta conoscenza dell’inglese e preferibilmente di una’altra lingua, oltre che dei software di progettazione, analisi ed elaborazione statistica dei dati. In
funzione dell’esperienza, la sua retribuzione è tra 45 e 75 mila euro lordi annui. Piping & layout engineer. Si occupa dell’impiantistica e della progettazione della parte meccanica degli impianti in ambito chimico, energetico e petrolifero. Nel suo curriculum vitae devono esserci una laurea in Ingegneria meccanica, 2/3 anni di esperienza come progettista meccanico e la conoscenza
della lingua inglese. Tra i 35 e i 50 mila euro la retribuzione lorda annua. Fonte: MioJob
Anno VIII Numero 2
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Trovare lavoro in UE. Le città dove è più facile.
L'Europa del lavoro è ancora attraversata dalla preoccupazione e costretta a misurarsi con le difficoltà. Trovare un impiego è
ancora complesso e solo in pochi centri ci si riesce. In alcune città le cose stanno cambiando e rispetto al 2012 le tendenze
mostrano comunque un segno positivo. Quanto all'Italia, purtroppo, ci sono tre grandi centri urbani del nostro Paese tra
quelli dove la gente dichiara che è quasi impossibile riuscire a trovare un impiego. In occasione della messa a punto del rapporto sulla qualità della vita nelle città europee, la Commissione Ue ha chiesto ai cittadini europei se nel centro dove vivono
loro è facile trovare un impiego. Ebbene, in pochi hanno risposto positivamente. Solo quattordici sono state le città dove ha
prevalso un certo ottimismo. Tra loro, c'è Praga dove il 72 per cento ha dichiarato che riuscire a entrare in azienda è piuttosto
semplice. E' leggermente inferiore, ma sempre significativamente alta, la quota di chi riesce a trovare un posto senza troppe
difficoltà a Bratislava (il 62 per cento) e a Monaco di Baviera (62 per cento). Nelle posizioni più elevate si trova anche Oslo (il
59 per cento), Stoccolma (58 per cento), Sofia (il 58 per cento), Anversa (il 56 per cento), Varsavia (il 54 per cento), Amburgo
(il 52 per cento), Zurigo (52 per cento) e Copenaghen (il 51 per cento). Segnali positivi arrivano anche da alcune città dove,
rispetto al 2012, si registra un incremento nella percentuale di chi guarda al mercato del lavoro con un certo ottimismo. Tra
queste, si distinguono Dublino con un miglioramento del 24 per cento che porta al 46 per cento la quota di chi trova un impiego senza difficoltà, Londra (50 per cento con un incremento di 16 punti percentuali), Sofia (58 per cento con un incremento di 18 punti percentuali), Cracovia (43 per cento con un incremento di 16 punti percentuali) e Belfast (39 per cento
con un incremento di 19 punti percentuali). All'estremo della scala, ci sono dieci città dove più dell'80 per cento gli intervistati ha risposto che da loro di trovare un impiego proprio non se ne parla. Tra loro, purtroppo, ci sono la capitale italiane e
altre tre importanti città italiane: Palermo (il 96 per cento), Napoli (il 93 per cento), Torino (85 per cento) e Roma 83 per
cento. Con loro, in non confortevole compagnia, ci sono anche città greche e spagnole come Atene, Madrid, Malaga e Oviedo. La soddisfazione per la propria condizione occupazionale varia in maniera significativa da città in città. Tra i più soddisfatti ci sono i cittadini di Graz (l'85 per cento) e Zurigo (83 per cento). Tra quelli che si misurano con un grado di insoddisfazione elevate ci sono gli abitanti di Atene (soddisfatti solo il 45 per cento) e Budapest (49 per cento). Fonte Mio Job.it
Laureati in diplomazia. La sfida della Farnesina
La chance, per i laureati under 35 con conoscenze e propensioni internazionali, la offre il ministero degli Esteri con il concorso per le posizioni di segretario di legazione in prova. Il bando è stato pubblicato venerdì 15 gennaio sulla Gazzetta Ufficiale e
c'è tempo, per presentare la proprio domanda, fino a venerdì 29 febbraio 2016. Tra i requisiti ci sono quelli di avere non più
di trentacinque anni e essere laureati. In alcuni casi è possibile un'elevazione dell'età limite. La procedura del concorso prevede una prova attitudinale, la valutazione dei titoli, prove d'esame scritte e orali e eventuali prove facoltative di lingua. La domanda deve essere presentata attraverso la modalità online sul sito del ministero degli Esteri. Non sono valide le domande
incomplete o irregolari. Non sono inoltre valide le domande di partecipazione al concorso presentate con modalità e tempistiche diverse da quelle indicate e in particolare quelle per le quali non sia stata effettuata la procedura di compilazione e invio
on-line. La Commissione è composta da un Ambasciatore o Ministro Plenipotenziario, in servizio o a riposo, che la presiede,
da un Consigliere di Stato o Avvocato dello Stato o Magistrato della Corte dei Conti, da due funzionari diplomatici di grado
non inferiore a consigliere d’ambasciata e da tre professori di prima fascia di università pubbliche e private per le materie che
formano oggetto delle prove scritte. La prova attitudinale si compone di un questionario consistente in 60 quesiti a risposta
multipla e a correzione informatizzata (della durata di sessanta minuti) sui temi di storia delle relazioni industriali a partire dal
congresso di Vienna; diritto internazionale pubblico e dell'Unione europea; politica economica e cooperazione economica,
commerciale e finanziaria multilaterale; lingua inglese senza l'uso di alcun dizionario su tematiche di attualità internazionale e
test per l’accertamento della capacità di logicità del ragionamento. I candidati che supereranno la prova attitudinale verranno
ammessi alle prove scritte. Le materie d'esame saranno storia delle relazioni internazionali a partire dal congresso di Vienna,
diritto internazionale pubblico e dell’Unione Europea, politica economica e cooperazione economica, commerciale e finanziaria multilaterale, lingua inglese (in questo caso è prevista una composizione, senza l’uso di alcun dizionario, su tematiche di
attualità internazionale) e un'altra lingua straniera scelta dal candidato tra le seguenti: francese, spagnolo e tedesco. Verranno
ammessi alla prova orale coloro che avranno riportato una media di almeno 70 centesimi nelle cinque prove scritte, non meno di 70 centesimi nella composizione in lingua inglese e non meno di 60 centesimi in ciascuna delle restanti prove. La prova
d’esame orale verterà sulle seguenti materie: diritto pubblico italiano (costituzionale e amministrativo), contabilità di Stato,
nozioni istituzionali di diritto civile e diritto internazionale privato e geografia politica ed economica. Per superare la prova
d'esame, il candidato deve riportare un punteggio di almeno sessanta centesimi. I candidati possono anche chiedere nella domanda di ammissione del concorso di sostenere prove facoltative orale in una o più lingue straniere ufficiali diverse da quelle
che ha sostenute nelle prove scritte. Queste prove consistono in una conversazione su tematiche di attualità internazionale. La
sede, il giorno e l'orario della prova attitudinale saranno resi noti nella Gazzetta Ufficiale 4a serie speciale “Concorsi ed esami” del 26 febbraio 2016 e sul sito del ministero degli Esteri, oltre che nella bacheca dell’Ufficio V della Direzione Generale
per le Risorse e l’Innovazione. I vincitori verranno assunti in via provvisoria sotto riserva di accertamento del possesso dei
requisiti prescritti per la nomina. I candidati vincitori verranno inviati a assumere servizio entro i termini fissati dall'amministrazione. Fonte: Mio job
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Cosa cercano i datori di lavoro quando assumono?
C'è il titolo di studio, la conoscenza di una lingua straniera e un poco di esperienza in qualche impresa, ma anche molto altro, tra
le cose che i datori di lavoro considerano importanti al momento della decisione di assumere, o meno, un laureato per la propria
impresa. Sul tavolo del processo di selezione, i laureati che cercano un impiego possono mettere molte carte per riuscire a convincere i loro interlocutori. Le competenze di carattere trasversale, quelle che sono più legate alle attitudini personali, sono ritenute infatti molto importanti per i laureati, più di quanto non siano per candidati con un minore livello di istruzione. La capacità a cui i
selezionatori prestano più attenzione, secondo l'indagine di Unioncamere che ha ascoltato oltre centomila imprese, è quella legata
alla comunicazione scritta e orale. Quasi sei datori di lavoro su dieci (il 54,8 per cento) indica questa capacità come molto importante. In un contesto del lavoro dove si moltiplicano gli strumenti di comunicazione digitale e scritta, verso l'interno dell'impresa e
verso l'esterno, in cui cresce il numero di riunioni e incontri, riuscire a dare il giusto messaggio, nel più breve tempo possibile, è
ormai cruciale. Indipendenza, capacità di analizzare e dare soluzioni e non avere difficoltà a integrarsi in un team. Deve possedere
un bel mix, il laureato che vuole entrare in azienda con convinzione. Al secondo posto per importanza, gli imprenditori potevano
indicare anche più di una soft skill, c'è la capacità di lavorare in gruppo (il 53,6 per cento) seguita dalla capacità di risolvere problemi (49,6 per cento). Molto rilevanti sono anche la capacità di lavorare in autonomia (il 44,1 per cento) e la flessibilità e l'adattamento (44 per cento). Tra lungimiranza e creatività. Sono importanti ma pesano meno al momento della decisione, almeno se si guarda
ai grandi numeri, alcune qualità che invece insistono su altre aree. Solo il 29,2 per cento dei direttori del personale cerca in un
laureato la capacità di pianificare e coordinare, probabilmente anche per il tipo di profilo di primo inserimento a cui spesso sono
destinati i laureati. Ancor meno, appena il 27,6 per cento dei responsabili delle risorse umane, chiedono ai candidati intraprendenza, creatività e ideazione. Il web e l'ambiente. Incidono poco, al fine della decisione dell'assunzione, quelle propensioni che sembrano molto legate ai temi più attuali. Solo un datore di lavoro su cinque, cerca al momento dell'assunzione in un candidato laureato,
la capacità di utilizzare Internet per incrementare i profitti e le aree di business della propria azienda. Quasi irrilevante, solo il 9,4
per cento, la quota di selezionatori che presta attenzione all'attitudine al risparmio energetico e all'impatto ambientale delle attività
della propria azienda. Fonte: MioJob.it
Le nostre sedi:
Lanusei
Via Marconi, 91
Tel. 0782.42203
0782.480110
Orari di apertura al pubblico:
lunedì-venerdì 8.30 – 12.00
martedì e giovedì 15.30-17.00
Tortolì
Via Mons. Virgilio, 74/A
Tel. 0782.623225
Orari di apertura al pubblico:
lunedì-venerdì 8.30 – 12.00
lunedì 15.30-18.00
Jerzu
( sportello informativo )
Corso Umberto, 364
Tel. 0782.70108
Orari di apertura al pubblico:
lunedì-venerdì 8.30 – 12.00
Seui
( sportello informativo)
Via Roma, 399 ( ex Palazzo
Municipale )
Orari di apertura al pubblico:
martedì 9.00– 12.00
Il Libro del mese
Effetto digitale. Le nuove professioni, gli strumenti e il
personal Branding.
Di Andrea Boscaro, Riccardo Porta
Ed. Franco Angeli
Quanto ne sai di digitale? Quali sono le tue competenze? Conosci gli strumenti di personal branding e di
produttività personale? Quale è la tua reputation? In
un mercato del lavoro sempre più competitivo e liquido, riuscire ad emergere con le caratteristiche distintive della propria identità è l'unica leva perché la nostra
professionalità sia conosciuta e apprezzata, così da
renderci vincenti con collaboratori, datori di lavoro e
clienti. E la rete in questo può essere una forte alleata.
Se stai cercando di capire meglio le opportunità professionali che offre la Rete, se vuoi portare un cambiamento in azienda, innovando il modo di pensare e gli
stessi processi produttivi, questo libro fa per te. Google, Facebook, Youtube, Twitter o Linkedin aprono
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sfruttare a tuo vantaggio. Il testo affronta con spunti
strategici, ma soprattutto con esempi pratici, come il
digitale cambi il mondo del lavoro introducendo nuove professionalità e offrendo ad aziende e professionisti modelli ed opportunità, ma anche minacce ed aree
di attenzione per le quali è necessario prestare la massima cautela a partire dalla gestione della reputazione
online. Il volume si pone come una guida alla scoperta
delle modalità con le quali misurarsi con il mondo del
digitale e come un manuale concreto per entrarvi a
farne parte.

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