Vol1_uni2_cap6_contatti Oriente Occidente

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IL PAESAGGIO
STORICO
I contatti fra Oriente e Occidente
I
l secolo della «pax mongolica», dalla metà del Duecento alla metà del Trecento, fu l’età
nella quale viaggiatori europei, incoraggiati dalla tranquillità delle vie carovaniere, poterono
spingersi per la prima volta fino all’Estremo Oriente, al misterioso Regno che era conosciuto
come «Catai» (dal mongolo Khitai, il nome della Cina del Nord). Gli itinerari possibili erano diversi:
attraverso la dorsale settentrionale della via della seta, partendo dalle coste del mar Nero, o
attraverso quella meridionale, che dal Levante passava per la Siria e l’Iran, o ancora per mare,
dal golfo Persico fino a Canton attraverso lo stretto di Malacca.
Le missioni cristiane in Oriente
Con il riflusso dell’onda delle invasioni mongole, dopo il 1241, i re cristiani cercarono di stabilire
contatti con il gran khan, sia per ottenere appoggio nelle guerre contro i musulmani sia per
saggiare la possibilità di una conversione al cristianesimo dei popoli della Cina e di alcuni
mongoli. I francescani, con il loro spirito di missione, furono i più attivi: Giovanni da Pian del
Carpine e Guglielmo di Ruysbroeck raggiunsero la capitale del khan, Karakorum, rispettivamente
nel 1246 e nel 1253; Giovanni da Montecorvino, inviato da papa Niccolò IV, si stabilì a Pechino
nel 1295 e con il favore di Kubilay fondò la prima comunità cattolica cinese.
Questi viaggiatori stesero memorie in cui erano fornite agli europei le prime conoscenze dirette
dell’Asia orientale. La curiosità che suscitavano era straordinaria: della descrizione dell’itinerario
di Odorico da Pordenone fino all’arcipelago malese (le favolose «isole delle spezie»), fra il 1315 e
il 1330 circa, esistono oltre 90 esemplari manoscritti; del celebre Milione di Marco Polo circa 120
in diverse lingue europee.
Le esplorazioni arabe
Più ancora che gli europei furono però gli arabi a percorrere in lungo e in largo l’Estremo Oriente,
diffondendovi le proprie conoscenze matematiche, mediche e astronomiche che erano all’epoca le
più avanzate al mondo: il più noto di loro fu il berbero Muhammad ibn Battuta, che fra il 1325 e il
1355 percorse senza sosta un’area enorme compresa tra la Russia, la Cina e l’oceano Indiano.
Scarso fu, invece, l’interesse sollevato da questi visitatori nel Paese che li ospitava: a parte
una moderata curiosità verso quell’estremo lembo occidentale della terra che era abitato dai
fulang (i «franchi», lo stesso nome con cui gli arabi chiamavano gli europei), presso i cinesi e i
loro conquistatori mongoli vigeva l’idea
di abitare il «regno di mezzo», e cioè il
centro dell’universo, così ricco e potente
da non avere necessità di guardare oltre
i propri confini. Per l’Oriente, l’Occidente
sarebbe rimasto ancora a lungo un mondo
sconosciuto.
Mappa di Delhi e mappa del Catai, in Jafuda
e Abraham Cresques, Atlante catalano, 1375,
miniatura, riproduzione dell’originale conservato
alla Bibliothèque Nationale di Parigi.
Nell’immagine si vedono Delhi con il mare
d’Aral, il fiume Volga, il mar Caspio, il Caucaso,
l’Eufrate, la penisola Arabica e le città di Delhi
con il sultano, la Mecca (Arabia Saudita), Bagdad
(Iraq), Samarcanda (Uzbekistan) e Astrakhan
(Russia).
© Loescher Editore, 2017

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