20130912 - Ordine dei Medici di Ferrara

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20130912 - Ordine dei Medici di Ferrara
12 settembre 2013
La Nuova Ferrara
Donna muore a Cona La procura chiede l’autopsia al giudice
I familiari di Marcellina Vecchi, una donna di 71 anni morta all’ospedale di Cona in
circostanze non ancora chiare, dovranno attendere ancora prima di poter celebrare i
funerali della propria cara. Ieri il pm Barbara Cavallo ha notificato la propria richiesta di
incidente probatorio al gip Monica Bighetti: ossia per poter eseguire l’autopsia dovrà
essere nominato un perito superpartes che dovrà indicare al giudice, alla procura e ai
legali coinvolti i motivi della morte della donna, avvenuta il 1 settembre. Per il decesso
della signora Vecchi sono indagati 12 medici e 2 infermieri in servizio a Cona e che hanno
fornito le cure alla signora, nelle varie fasi tra, interventi chirurgici e servizi post-operatori.
«La famiglia attende con molta serenità l’esito degli accertamenti e attende che questi
vengano svolti al più presto per poter celebrare i funerali» spiegava ieri l’avvocato
Alessandro Gabellone che assiste i familiari della signora, tra cui il figlio, mentre altri
familiari sono rappresentati dall’avvocato Ressa. Ai 14 sanitari, assistiti da altrettanti legali,
ieri mattina è stata notificata formalmente la richiesta della pm Cavallo giunta a seguito di
un intoppo nell’inchiesta. La procura infatti aveva aperto il fascicolo di indagine sulla morte
della paziente, sulla base della segnalazione giunta dalla direzione del Sant’Anna. Dopo
aver notificato gli atti per dare garanzie ai sanitari indagati e svolgere l’autopsia, in sede di
conferimento di incarico, uno dei legali aveva presentato riserva di incidente probatorio,
bloccando l’autopsia: ora tutto risolto, con la richiesta del pm stesso. Così, l’autopsia che
si sarebbe dovuta eseguire lunedì scorso, verrà eseguita non prima della fine della
settimana prossima. La richiesta della procura dovrà essere avallata dal gip Bighetti che
dovrà fissare la data d’udienza, reperire un medico legale esterno a Ferrara, e poi
notificare gli atti a tutte le parti, 14 indagati, a procura e parte lesa, la famiglia. La vicenda
è stata innescata dalla direzione sanitaria del Sant’Anna che ha chiesto di svolgere
accertamenti sulla morte della donna, deceduta improvvisamente dopo un intervento
chirurgico che - così avevano riferito i sanitari ai familiari - era andato bene. Marcellina
Vecchi era ricoverata da fine luglio a Cona per problemi intestinali e quindi era stata
sottoposta ad intervento chirurgico. Dopo questa operazione la signora stava bene, ma le
sue condizioni nell’arco di 12 ore si sono aggravate portandola al decesso. La pm Cavallo
aveva pertanto individuato tutti i sanitari che durante la degenza hanno avuto a che fare
con la paziente e come atto dovuto, per poter eseguire l’autopsia, ha inviato loro avvisi di
garanzia con l’ipotesi di omicidio colposo. Ora la perizia del perito del giudice dovrà
accertare le esatte cause della morte ed attribuire eventuali responsabilità.
Tac, orari lunghi e costi più bassi sull’altra riva del Po
Non solo la richiesta di archiviazione per i 72 indagati della Casa di cura di Occhiobello
(medici e vertici), ma anche dissequestro delle unità immobiliari e delle apparecchiature
mediche alle quali erano stati apposti i sigilli sino al raggiungimento di un valore di oltre 10
milioni di euro. Sono le due novità della maxi inchiesta condotta dal sostituto procuratore
di Rovigo, di recente passato a Ferrara, Stefano Longhi, incentrata sull'attività della clinica
di S.Maria Maddalena, convenzionata con il servizio sanitario nazionale. Proprio i rimborsi
erano al centro del procedimento giudiziario, innescato da una verifica aperta da parte
della Corte dei conti della quale era stata notiziata la procura. Secondo l'ipotesi
accusatoria, dal 2005 al 2009, sarebbero state commesse pesanti irregolarità nella
richiesta dei rimborsi. Gli interventi erogati per conto delle Asl, infatti, non sarebbero stati
codificati con i giusti identificativi ma con altri codici facenti riferimento a prestazioni più
remunerative. L’Asl locale era però giunta a conclusioni diverse rispetto alla Corte dei
Conti , le risultanze dell’inchiesta hanno poi spinto il pm a chiedere assoluzione e
dissequestri. «Sono tre i motivi per cui la Regione Veneto ha deciso di aumentare l’offerta
di diagnostica ‘pesante’ con appositi turni svolti di notte e nel week end: sfruttare al
massimo le macchine (Tac, Risonanza magnetica nucleare, ecografi, Medicina nucleare),
offrire più possibilità all’utenza di poter accedere al servizio e ridurre le liste d’attesa».
Molti sono da qualche settimana i giovani che chiedono di poter svolgere l’esame nella
fascia serale o al sabato, spiega il responsabile del Cup dell’Usl 18 di Rovigo, Fernando
Spadon, «perché in quegli orari non hanno bisogno di chiedere permessi al datore di
lavoro per accedere personalmente al servizio o per accompagnare i loro parenti».
All’ospedale di Rovigo il servizio potenziato è partito il 19 agosto scorso e funziona così:
Tac, Rmn, ecografie e Medicina nucleare sono disponibili anche alla sera (dalle 20 alle 23,
in altre città del Veneto fino alle 24) e al sabato. «Per la domenica valuteremo dopo questo
primo periodo di rodaggio - annuncia Spadon - ma la risposta dei cittadini finora è stata
incoraggiante». È bene ricordare che i turni supplementari sono riservati solo ai pazienti
residenti nel Veneto, «ma è chiaro che aumentando l’offerta complessiva si moltiplicano i
posti disponibili negli orari ordinari, che sono aperti anche agli utenti che arrivano da fuori
regione», dicono sulla riva sinistra del Po. Il nuovo sistema organizzativo messo in piedi
dalla giunta Zaia sta suscitando curiosità anche da questa parte del fiume, dove l’utilizzo di
tecnologia sanitaria al di fuori dei classici orari di servizio (sera-notte, week end) è
articolato sulla base dell’organizzazione aziendale e non coinvolge l’intero territorio
provinciale o regionale. A Ferrara, ad esempio, vengono offerte prestazioni supplementari
di risonanza magnetica al mattino presto e alla sera. L’utente paga la tariffa prevista dal
servizio pubblico, l’esame viene erogato in regime di libera professione con l’intervento
finanziario dell’azienda. Da quanto si è appreso nessun turno è previsto nel week end e il
sistema comunque non copre altre prestazioni ‘pesanti’ (Tac, ecografie etc.). A
diversificare il sistema ferrarese da quello veneto, al momento, ci sono anche i costi. A
Ferrara sottoporsi ad una Tac o a una risonanza magnetica costa di più. Il Cup fissa
appuntamenti per queste prestazioni al costo del cosiddetto massimale (36.15 euro) se
non si è esenti per reddito, età o patologia, esattamente quanto si paga a Rovigo. Cambia
invece il sovrapprezzo: nel capoluogo veneto, in base alla fascia di reddito, il ricarico può
essere di 5 o 10 euro (dati Cup), mentre a Ferrara per le fasce da 36mila euro a 100mila si
pagano 13.85 euro in più (l’esborso totale sale a 50 euro) e chi denuncia oltre 100mila
euro ne versa 70 (+33.85 euro).