genesi e caratteristiche della pedagogia lasalliana

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genesi e caratteristiche della pedagogia lasalliana
GENESI E CARATTERISTICHE DELLA PEDAGOGIA LASALLIANA
di
Yves Poutet
SECONDA PARTE
LA FORMAZIONE DEI MAESTRI
CAPITOLO II
La formazione iniziale dei maestri
Dato che l'antropologia lasalliana è allo stesso tempo unitaria e cristiana, è ben
cosciente delle interazioni dell' anima e del corpo, in ogni persona. Questa
concezione della natura dell' essere umano destinato alla visione beatifica ha delle
conseguenze pedagogiche. È il fondamento di un'eccezionale sintesi fra profano e
sacro. La forma di filiazione che si stabilisce tra maestri ed alunni esige maestri di
qualità.
L'insegnante istruisce, consiglia, orienta ma, per educare, bisogna aggiungervi
l'esempio, e per educare cristianamente, quest'esempio deve essere cristiano. Una
terza dimensione interviene indirettamente nella scuola: la dimensione sociale che
riguarda il gruppo dei maestri e la loro relazione con i genitori, i rapporti dei ragazzi
fra loro, oltre al rapporto fra i maestri e gli alunni.
Concretamente, ciò si traduce in tre linee di forza che caratterizzano lo spirito
lasalliano espresso nelle Regole comuni dei Fratelli: spirito di fede che unisce
profano e sacro, spirito di zelo che si manifesta con gli alunni e coi loro genitori,
spirito di comunità che lega i maestri tra di loro e li porta a considerare le proprie
classi come tante piccole comunità nelle quali le responsabilità sono condivise con
gli alunni.
Attraverso lo spirito di fede, il mondo sensibile è considerato come l'opera di Dio.
Ogni attività umana partecipa all'azione creatrice di Dio, secondo la parola del Cristo:
"Il Padre mio opera ininterrottamente ed Io pure", e non solo all'inizio del mondo.
Privare il profano di ogni relazione con Dio sarebbe dunque snaturare la pedagogia
lasalliana, benché sia possibile, per ragioni di metodo, analizzare successivamente
questi due aspetti.
Le preghiere quotidiane, che il La Salle ha formulato per i maestri, ricordano che Dio
dà a ciascuno "la vita, il movimento, l'essere" e in classe, ogni mezz'ora, l'invito
"ricordiamoci che siamo alla santa presenza di Dio" crea un clima di relazione vera
con Colui dal quale ogni vita trae l'esistenza. 1
La formazione iniziale dei maestri cerca dunque di renderli al tempo stesso degli
eccellenti cristiani e dei buoni pedagoghi, atti a trainarsi dietro i ragazzi con il proprio
esempio. Per le città, dove la vita comunitaria è possibile perché le scuole hanno tante
classi, il La Salle organizza la congregazione dei Fratelli delle Scuole Cristiane con il
suo Centro di formazione pedagogica e religiosa che considera come un noviziato.
Per i Maestri di campagna che hanno scuole generalmente di una classe sola, e che
prestano servizi come aiuti del curato, prevede quello che chiama "seminario dei
maestri" in cui non rifiuta l'accoglienza di chierici tonsurati e di altri ecclesiastici
insieme a dei laici.
In entrambi i casi, un apprendistato fatto in una scuola che funziona bene è di rigore,
sotto la guida di un istruttore che può essere il Fratello Direttore della scuola o un
Fratello Ispettore, chiamato Formatore dei nuovi maestri.
Riguardo alla pedagogia generale, la formazione dei Fratelli delle Scuole Cristiane
non si distingue molto da quella che si fornisce agli allievi maestri destinati alle
scuole di campagna. Sono uguali per gli uni e per gli altri: lettura, scrittura,
1
G .B. DE LA SALLE, Esercizi di pietà, CL 18, pag. 21.
aritmetica, catechismo, ortografia, regole di cortesia, senza dimenticare la tecnica di
organizzare una classe, di ottenere un silenzio che favorisca lo studio o di fare
assumere ai ragazzi delle abitudini di pietà cristiana.
Tutti usufruiscono di opere specifiche, non necessariamente stampate, dato che la
Guida delle scuole, con la terza parte che riguarda l'Ispettore delle scuole, resta allo
stato di manoscritto dettato ai futuri maestri durante i loro corsi di formazione.
Questo corso si tiene in un edificio vicino ad una scuola in cui gli alunni- maestri si
esercitano a mettere in pratica i principi pedagogici e i metodi didattici studiati
altrove.
I futuri insegnanti non tardano molto a passare, a turno, in una delle classi della
scuola vicina per prendere il posto del maestro titolare, sotto il suo sguardo critico ma
benevolo.
Al contrario, gli aspiranti alla vita dei Fratelli, cominciano con un noviziato la cui
durata sarà fissata più tardi ad un anno che non si conclude con un'emissione di voti
che li rende stabili nella comunità lasalliana, perché il La Salle vuole che ciascuno
degli aspiranti conosca, prima, almeno per un anno, cos'è la vita in classe. Fare a
scuola la prova delle proprie attitudini a guidare bene una classe è indispensabile per
prendere in seguito una decisione d'impegno duraturo. È solo dopo uno o più anni di
prova in classe che dei voti, temporanei prima dei venticinque anni, poi perpetui, se il
giovane Fratello lo desidera, possono incorporarlo nella congregazione.
La Regola stampata nel 1726, che tratta la questione in conformità con la Bolla
Pontificia, conferma quest'usanza che unisce pedagogia e vita religiosa:
“Non si permetterà ad alcun Fratello d'emettere voti...prima di due anni almeno di
permanenza in Istituto, e senza che si sia messo alla prova per un anno in noviziato e
per un anno in classe”. 2
2
CL 25, pag. 68.
È dovere d'ogni aspirante alla vita d'insegnante e di religioso "mettersi alla prova",
vale a dire verificare, da solo, se si sente chiamato ad una vita religiosa consacrata
all'insegnamento dei poveri ed allo stesso tempo anche provvisto delle qualità
necessarie per adempiere bene quest'impegno scolastico.
Il duplice sistema, noviziato per i Fratelli e Seminario di maestri per i laici ed i
chierici è messo in pratica solo progressivamente. Il La Salle non ha nessuna
esperienza delle scuole parrocchiali quando Adrien Nyel arriva a Reims nel 1679.
Comincia ad occuparsi veramente delle Suore del Bambin Gesù soltanto come
esecutore delle ultime volontà di Nicolas Roland. É dunque Adrien Nyel,
responsabile da una ventina d'anni, a Rouen, dei maestri incaricati delle scuole
dipendenti dall'Ufficio dei poveri e dall'Ospedale generale, che recluta e forma i
primi maestri. A Reims, costoro si scoraggiano quasi subito, perché vengono alla luce
le esigenze assenti dalle loro motivazioni iniziali: vita di povertà, vita comunitaria,
stabilità fino alla morte. Al posto di quelli che abbandonano, subentrano, molto
presto, dei giovani desiderosi di dedicarsi interamente a Dio ed al servizio delle
scuole gratuite. Il La Salle comincia a dare loro una formazione progressiva e
permanente, di cui si parlerà nel capitolo seguente. Poi, organizza un centro destinato
a prepararli alla missione. Ben presto si aggiungono a loro degli altri giovani che
hanno fatto studi classici, col corso richiesto per la "maîtrise ès arts", mentre i curati
delle zone vicine domandano al La Salle di preparare dei maestri per le loro scuole di
campagna.
Verso il 1685, ci sono due tipi di formazione elaborati dall'ex-canonico che si è
dimesso dal suo canonicato per dedicarsi interamente al noviziato che diventerà
quello dei Fratelli delle Scuole Cristiane, e per dar luogo ad un seminario di maestri,
laici o ecclesiastici, destinati a dirigere scuole rurali, mentre aiutano i curati di
campagna come segretari, archivisti o sacrestani.
1. Il noviziato dei Fratelli
Quando muore il La Salle nel 1719, i Fratelli delle Scuole Cristiane non hanno
approvazione né da parte del re, né dai vescovi, né dal Papa. Si stanno organizzando
sperimentalmente sotto lo sguardo, più o meno condiscendente secondo i luoghi e le
date, delle autorità civili e religiose.
Il termine "noviziato" non ha dunque il senso canonico che riveste oggi. È allo stesso
tempo un centro di formazione pedagogica ed un'iniziazione alla vita religiosa. La
sua durata è variabile, perché è necessariamente adattata al grado molto ineguale
delle nozioni d'ogni aspirante. Può essere breve perché si prolunga poi in modo
permanente nelle scuole e nelle comunità.
Delle direttive generali riguardano tanto i maestri secolari formati dai Fratelli che i
Fratelli stessi. Tutti possiedono le stesse convinzioni fondamentali:
"Il fine di quest'Istituto (dei Fratelli) è di dare un'educazione cristiana ai ragazzi ed è
a questo scopo che si tengono le scuole, perché questi maestri possano insegnare a
vivere bene e istruire nei misteri della nostra santa religione, indicando le massime
cristiane e dando così un'educazione adeguata ai ragazzi che restano a scuola sotto la
loro guida dalla mattina alla sera". 3
Con quanto il La Salle scrive a proposito delle persone che vivono alla giornata senza
mezzi sufficienti per assicurare un'istruzione ed un avvenire decente ai propri figli,
l'importanza sociale della scuola come fonte d'abitudini e di costumi, non solo cortesi
ma anche generosi nella ricerca del bene comune, è impressa ai futuri maestri non per
obbligo, ma motivandola con la ragione:
"Tutti i disordini dei ragazzi derivano...di solito dal fatto che sono stati abbandonati a
se stessi e molto male educati nella loro prima infanzia, ed è quasi impossibile
porvi rimedio quando sono più grandi, perché le cattive abitudini contratte si
3
CL 25, pag.16.
abbandonano solo con molta difficoltà e quasi mai del tutto, malgrado si prenda ogni
cura per sradicarle...e poiché il frutto principale che ci si deve attendere
dall'istituzione delle scuole cristiane è di prevenire questi disordini e d'impedirne le
cattive conseguenze, si può facilmente giudicare la sua importanza e la sua
necessità". 4
Nelle Regole comuni dette del 1705, c'è un capitolo sulla "Casa del noviziato".
Malgrado si trattasse di un vero noviziato preparatorio all'insegnamento in una
autentica vita religiosa, dopo approvazioni episcopali per le case di Vaugirard, vicino
a Parigi, poi di Saint-Yon, vicino a Rouen, questa formazione iniziale dei Fratelli,
all'origine, ha una durata variabile che si deve alla competenza troppo diversa dei
postulanti che si presentano. Sarà fissata solo molto più tardi per la volontà comune
di conformarsi al Concilio di Trento che fissa ad un anno, come minimo, la
formazione dei novizi degli ordini religiosi.5 Durante la vita di G. B. de La Salle,
l'aspetto formativo finalizzato alla scuola non è dissociato da quello di preparazione
alla vita religiosa. Quando il Superiore dei preti di Saint-Sulpice chiede al Fondatore
di preparare un maestro per la scuola sulpiziana di Montréal (Canada), egli dichiara
che occorrono sei mesi per formare all'insegnamento. L'esistenza dei "Fratelli
inservienti "impiegati in cucina e alla manutenzione delle scuole e delle comunità,
con delle sostituzioni occasionali in classe di qualche maestro malato, comporta, per
essi, la necessità di una formazione più lunga, perché spesso non hanno molta
familiarità con la lettura del latino, la scrittura, le conoscenze dottrinali quando
entrano in noviziato.
In questa comunità, la mattina, il Fratello direttore tiene una conferenza su "quanto
riguarda l'impiego dell'Istituto". Al di fuori degli studi catechistici e della
memorizzazione del Vangelo, con recitazione di controllo, i novizi ogni pomeriggio
4
5
CL 25, pag. 17
.
Memorie del clero. ed. 1770, t. XIV, col. 104O.
dedicano un'ora e mezza allo studio "di qualche libro latino o francese, o dei
manoscritti". Nella serata, mezz'ora è impiegata in forma di lezione di formazione: a
turno, ogni futuro maestro assume il ruolo d'insegnante dei confratelli, come fosse
davanti agli alunni. Seguono i suggerimenti critici di tutti e le puntualizzazioni del
Fratello direttore. Sono all'ordine del giorno anche delle materie profane insieme al
catechismo ed all'animazione delle preghiere. Tanti altri modi d'impiegare il tempo
per la formazione di religiosi contribuiscono a strutturare delle personalità
equilibrate, padrone di se stesse, capaci di unire una finalità sacra ad un'attività
profana. Un colpo d'occhio sull'orario quotidiano è necessario per misurarne
correttamente l'importanza.
Alzata alle ore 4,30. Alle ore 5: "Un breve quarto d'ora di preghiere recitate a voce
alta" ed orazione fino alle ore 6. Recita del Mattutino e delle Lodi.
Verso le ore 7: "I novizi studiano a memoria quanto il Direttore ha detto loro
d'imparare del "Nuovo Testamento". Lo fanno camminando in giardino, oppure in
una sala, se piove o fa troppo freddo. Quando ciascuno ha imparato quanto doveva, lo
recita al Direttore dei novizi.
Ore 8: recita delle Litanie del Santo Bambin Gesù, della Prima e della Terza
dell'Ufficio della Santa Vergine.
Ore 8.30: Messa. Uno o più novizi si comunicano pregando per l'intenzione della
comunità, in un giorno della settimana assegnato dal Direttore a ciascuno di loro. I
novizi si comunicano il giovedì solo se è il giorno fissato per loro, mentre i Fratelli
nelle scuole ricevono la comunione regolarmente il giovedì e la domenica. 6
Dopo la messa, prima colazione, con la lettura a tavola della Regola di scuola. I
novizi ritornano poi in cappella per recitare la Sesta. Poi ognuno legge un libro di
spiritualità.
6
Memorie del clero, pag. 23.
Dalle ore 10,30 alle ore Il, meditazione su quanto si è appena letto o su di un soggetto
proposto dal Direttore: virtù di un Santo, passo della Sacra Scrittura.
Alle ore 11, alcuni novizi sono interrogati sul come hanno fatto l'orazione e sulle
lezioni pratiche che ne hanno tratto.7 Allora il Direttore aggiunge alle proprie
riflessioni sull' orazione e le virtù "necessarie ai novizi", una conferenza sull'impiego
scolastico.
Alle ore 11,30, esame personale poi "colpa" seguita dal pranzo. Questo "esame
personale" consiste nel domandarsi "quale è il difetto" che ci si sforza di correggere,
e che cosa si fa o si desidera fare, durante il resto della giornata, per migliorare il
proprio comportamento. Quanto alla colpa, il La Salle non usa mai questa parola ma,
chiamando quest'atto "accusa", designa una dichiarazione pubblica di difetti o di
negligenze contrarie ad un articolo delle Regole comuni cosicché quest'atto di
umiliazione differisce radicalmente da una confessione. Esso punta a rimediare ad un
cattivo esempio, mentre aiuta a prendere i provvedimenti necessari per correggersi di
un difetto. Quest'atto non è. necessariamente congiunto all'esame personale che può
essere più intimo, e non è nemmeno unito all'esame di coscienza della sera che può
essere preparatorio ad una confessione ulteriore, se lo si desidera.
La cena che segue non dura di solito più di una mezz'ora. Si consuma in silenzio
perché le Regole comuni alle quali è bene abituare i novizi, specificano, nel 1705, che
si legge un passo del Nuovo Testamento (solo Vangelo e Atti degli Apostoli), poi la
vita di un santo in riassunto ed il seguito di un libro di devozione. La Pratica del
regolamento giornaliero, senz'altro anteriore al 1705, anche se la copia conservata è
datata 1713, spiega il modo di procedere:
"Questa lettura non è fatta da uno solo, ma da tutti i Fratelli uno dopo l'altro, in piedi
ed a capo scoperto (vale a dire senza calotta), seguendo il Fratello Direttore che
decide chi e per quanto tempo uno deve leggere e che inizia la lettura se ci sono meno
7
Ibidem, pag.148, § 10.
di sei Fratelli. Alla fine del pasto...quando tutti hanno finito, si legge qualche riga
della Imitazione di Gesù Cristo del primo, secondo e terzo libro, per poi ricominciare
una volta terminati. Durante la lettura dell'Imitazione, si raccolgono le briciole che si
trovano sulla tavola, si rende grazie a Dio, ed in fine ci si avvia all'oratorio recitando
a cori alterni il Salmo Ecce quam bonum et quam ...ecc. ecc. (133, Com'è bello e com
'è dolce per dei fratelli abitare insieme...N.d.T.). Una volta giunti in oratorio si
dicono le Litanie della Passione del Nostro Signore per disporsi a trascorrere questo
tempo di ricreazione con maggior saggezza e modestia, attraverso la meditazione
delle Sue sofferenze. Dopo le Litanie il Fratello Direttore legge una massima (che
possa) incitare i Fratelli ad intrattenersi insieme santamente". 8
Ci si può domandare perché a mezzogiorno non si legga il quarto libro
dell'Imitazione. La spiegazione è che questo libro tratta dell’Eucarestia e che è letto
nelle "scuole" dalle ore 6 alle ore 6,15 il giovedì e la domenica, giorni abituali di
comunione, anche se ciascuno è libero di comunicarsi più o meno spesso, secondo le
direttive del suo confessore. In quei giorni, questo quarto d'ora resta occupato
dall'ufficio mariano nella casa del noviziato. Il Salmo citato canta la gioia di stare in
comunità per servire Dio. La ricreazione è solo una conversazione con i confratelli.
La tendenza naturale potrebbe portarla ad argomenti frivoli, ma una preghiera di
compunzione che la precede evoca le sofferenze del Cristo redentore e situa la
conversazione ad un altro livello. Specialmente i novizi sono invitati a passare da un
linguaggio mondano ad un linguaggio religioso. La Raccolta chiede di "abituarsi a
parlare di Dio e a parlarne bene", di conversare su "ciò che riguarda il suo servizio" e
perciò della scuola e di come farla bene. È un' occasione per imparare a parlare di
quanto è stato letto in refettorio, sulla "vita di Gesù Cristo"...in tutti i suoi misteri,
della sua infanzia divina e "dei mezzi per procurare ai ragazzi questa devozione"... Il
campo pedagogico non è dimenticato: qualità notate nei Fratelli insegnanti defunti;
8
Memorie del clero, pag. 99.
modalità per compiere bene le proprie azioni giornaliere grazie allo spirito di fede
che è "lo spirito dell'Istituto" e permette di farle sotto lo sguardo di Dio e per la sua
gloria; virtù specifiche degli insegnanti come la pazienza, la dolcezza, il riserbo;
difetti da evitare in classe come la negligenza, la superficialità, il catechismo mal
fatto, la mancanza di pietà, la durezza, l'esagerata confidenza, il lassismo. 9 Si capisce
fino a qual punto siano formatrici queste ricreazioni quotidiane animate dal Fratello
Direttore quando risponde alle domande fatte dai giovani con delle massime, dei
racconti della sua esperienza d'educatore e dei resoconti delle sue letture. Questa
ricreazione a metà della giornata dura circa tre quarti d'ora.
Alle ore 13 i novizi recitano le Litanie di san Giuseppe che è il patrono dell’Istituto,
poi il rosario proprio dei Fratelli delle Scuole Cristiane. Non è esattamente quello di
santa Brigida, né una semplice parte del rosario domenicano. Comincia col Credo, un
Pater e tre Ave seguiti dal Gloria Patri. Poi vengono solo sei decine di Ave precedute
ciascuna da un Pater e seguite da un Gloria.
Sono circa le ore 13,30. I novizi dispongono di un'ora e mezza per istruirsi "con
qualche libro latino o francese o con dei manoscritti". Per "latino" bisogna intendere
il Salterio che è la sola opera latina consigliata indicata dalla Guida delle scuole per
insegnare la lettura del latino agli alunni. Non è il Piccolo Ufficio della Santa Vergine
ma bensì tutto il Salterio con un vocabolario più vario e meno facile da sapere a
memoria. Il testo "francese" può essere sia i Doveri di un cristiano in linguaggio
corrente, sia un altro libro d'istruzione e Le Regole di buona educazione e di cortesia
cattolica. Questo tempo può anche essere impiegato, secondo le necessità, "per il
giardino o per scopare e pulire le stanze della casa”.
Alle ore 15, recita di Nona, dei Vespri e delle Compiete dell'ufficio mariano, per
un'ora e mezza; poi studio del catechismo. Si tratta senza dubbio dei Doveri diun
cristiano a domande e risposte, poi del Culto esteriore, terza parte dei Doveri di un
9
CL 15, pag. 31-38.
Cristiano. Niente vieta tuttavia che dei novizi più avanti nelle conoscenze religiose
studino i Doveri, in lingua corrente o qualche altra opera più approfondita. È chiaro,
per esempio, che il Fratello Barthélemy, entrato in noviziato dopo che ha studiato
filosofia al collegio gesuita di Douai e che ha cominciato lo studio della teologia per
diventare sacerdote, utilizzava altri testi. 10 Tuttavia tutti i novizi iniziano, per
prepararsi direttamente alla loro missione, coll'assimilare il manuale di base che poi
dovranno far studiare e capire ai loro alunni.
Alle ore 16,30, il Fratello Direttore interroga sul catechismo studiato e fa delle
domande per suscitare delle spiegazioni che dimostrino che ciascuno ha capito bene
quanto ha affidato alla propria memoria.
Alle ore 17, tre quarti d'ora di lettura spirituale individuale di un libro scelto dal
Fratello Direttore secondo le necessità di ciascuno.
Alle ore 17,45, interrogazione di alcuni novizi su quanto hanno letto. Partendo dalle
loro risposte, istruzione sul modo d'approfittare di una lettura spirituale. Due pagine
della Raccolta, di cui un esemplare è in mano ai novizi almeno dopo il 1711,
concretizzano queste direttive: apprezzare quanto si è letto, fermarsi di tanto in tanto
per riflettere sull' applicazione dei consigli dati, ecc. 11
Alle ore 18, si suona la campana dell' orazione che si protrae fino alle ore 18,30.
Alle ore 18,30, nuova colpa poi cena e ricreazione fino alle ore 20. Durante la cena,
prima e dopo il 1705, la lettura indicata per tutte le comunità comporta:
1º le Lettere poi l'Apocalisse, 2° "un capitolo della Storia della Sacra Bibbia", opera
detta di Royaumont, 3º un libro di devozione, 4° un versetto dell'Imitazione di Gesù
Cristo, quando tutti hanno finito di mangiare.
10
Blain, op. cit., t. II in CL 8, in fine, pag. 5.
11
CL, 15, pag. 74 - 75.
Alle ore 20 "si farà tenere un esempio di catechismo o di lezione ad un novizio per
insegnargli come farli bene". 12 Questo è il momento in cui il Direttore dei novizi
spiega concretamente come preparare una lezione secondo le direttive della Guida
delle scuole.
Alle ore 20,30, preghiera della sera poi si va a letto. AlIe ore 21,15, si spengono le
luci in tutta la casa e si mantiene silenzio rigoroso fino a dopo l'orazione dell'
indomani.
La Domenica, i novizi procedono all'avvertimento dei difetti, dalle ore 13,30 circa
fino alle ore 15. Ogni novizio, a turno, si mette in ginocchio, domanda ai confratelli
di segnalargli i suoi difetti secondo una formula del libro degli Esercizi di pietà dei
Fratelli. Non si tratta di "peccati", ma di mancanze esteriori per quanto riguarda i
regolamenti e le convenienze. Il desiderio d'aiutare i confratelli a correggersi dei loro
difetti, che spesso pregiudicano il loro futuro impiego di maestri di scuola ed anche
l'apostolato coi ragazzi, condizionerebbe questo "esercizio" se il Direttore del
noviziato non intervenisse per far trionfare la carità e la discrezione. È soprattutto
formativo: così il "paziente" poi ringrazia con una seconda formula scritta nel libro
degli Esercizi dei Fratelli.
Alle ore 18, invece dell'orazione fatta alle ore 17,15, il Superiore dell'Istituto, vale a
dire G. B. de La Salle quando è presente al noviziato, o il Direttore, tiene "una
conferenza sull' orazione, oppure su qualche punto della regola o su quanto riguarda
l'impiego dell'Istituto" cioè la scuola.
Nei giorni di vacanza della scuola, il noviziato funziona quasi come gli altri giorni.
Tuttavia, verso le ore 13, dopo aver recitato le litanie di san Giuseppe, poi
Nona, i Vespri e Compieta dell'ufficio mariano, i novizi non vanno a passeggio come
gli altri Fratelli ma fanno ricreazione "a casa sotto la guida del loro Direttore". 13
12
13
CL 25, pag. 145 e 102.
CL 25, pag. 150.
Conducono dunque una vita molto simile a quella dei religiosi di clausura, e questo
induce a paragonare la comunità del noviziato ad una piccola
Trappa.
Pertanto, persino al Noviziato in cui predomina una formazione alla vita religiosa, la
preparazione alla vita professionale ed apostolica dell'educatore cristiano occupa
circa tre ore al giorno, senza contare le conversazioni durante le due ricreazioni
quotidiane di circa tre quarti d'ora ciascuna, e le orazioni e gli esami che non
trascurano le virtù necessarie ad ogni maestro cristiano. Lo spirito di fede e la vita
comunitaria animano e fortificano lo zelo educativo del Fratello.
"Esercitati a fare scuola" persino durante il loro noviziato, i giovani Fratelli sono
formati come i maestri per le scuole di campagna seguendo la Regola del Formatore
dei nuovi maestri, analizzata al paragrafo seguente. Per cominciare, i novizi imparano
come comportarsi in classe in ogni occasione. Prima di metterli a contatto con gli
scolari viene loro spiegato "come entrare in classe" con un'aria "risoluta e grave, la
testa alta e guardando tutti gli scolari in modo sicuro" come se si avesse "trent'anni di
pratica". Viene loro richiesto di ripetere, prima, i gesti che faranno in classe: mettersi
in ginocchio, salutare il crocifisso, sedersi sulla sedia della cattedra con gravità e
saggezza, ed esercitarsi con un confratello che fa la parte di un alunno che gli si
rivolge a sproposito, a farlo inginocchiare come farà anche lui senza parlare. 14
14
Guida delle scuole, ed. Fr. Anselme, pag. 313: "Bisogna esercitarli spesso a far scuola, durante il
noviziato".
Segue nel prossimo numero

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