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Pubblicato il 14 Gennaio 2013
Ottavo concerto di Ferrara M usica nel Teatro Comunale con la M ahler Chamber Orchestra
Arriva Nelsons e sbanca la città
servizio di Athos Tromboni
FERRARA - L'anno nuovo ha visto il ritorno, per la stagione di Ferrara Musica nel Teatro Comunale,
della Mahler Chamber Orchestra, ensemble residente, la più amata dai ferraresi se si giudica
dall'affluenza di pubblico ai suoi concerti in stagione. Anche il 13 gennaio scorso, per l'ottavo
appuntamento del cartellone, il Comunale era gremito. L'orchestra ospitava il direttore lettone Andris
Nelsons, per la prima volta a Ferrara. Ebbene... avete presente uno spadaccino che tira di scherma
contro tre avversari? Deve parare a sinistra, attaccare a destra, impostare difesa e offesa al centro, poi
attaccare a sinistra, quindi parare e destra e attaccare al centro. Il gioco di gambe e tronco è
mobilissimo, i saltelli, i ripiegamenti, le pause improvvise e le improvvise ripartenze fanno parte di un
polimorfismo del corpo che - pur sembrando danza - divengono non tattica, quanto piuttosto strategia
per reggere la disfida. Se avete presente questo, allora potete immaginare come sta sul podio Andris Nelsons. Egli usa le
mani, più della bacchetta, anzi questa viene impugnata e mossa sia dalla destra che dalla sinistra, ma sono soprattutto le
sue dita che parlano all'orchestra, la incitano, la frenano, le impongono pianissimi sussurrati, corone al limite
dell'intonazione, la esortano agli incandescenti fortissimi, la stoppano, la fanno esplodere d'improvviso, la rallentano e
l'accelerano.
E il risultato delle sue esecuzioni è travolgente, insolito e bello, un
frutto che matura alla luce della reimpostazione dei rapporti fra i
livelli dinamici del suono e appare come una sorta di rubato
orchestrale che influisce sulla consecutio d'entrata delle sezioni
orchestrali nel tema e nello sviluppo.
Il concerto comincia con l' Egmont, ouverture dall' op.84 di Ludwig
van Beethoven, e subito si palesa la leadership incontestabile del
direttore, senza la quale l'orchestra non suonerebbe così diverso,
così bene e così perfettamente. Certo, Nelsons deve avere
strizzato per benino la Mahler Chamber Orchestra, perché
l'abbiamo sentita suonare con una concentrazione e una
precisione che era venuta meno in alcuni concerti precedenti, di
cui avevamo dato conto. Lo si è capito con l' Egmont, ma ancor
più lo si è capito nel brano finale, la Settima sinfonia op.92 di
Beethoven, quella in La maggiore, dove la forma sonata del primo
e quarto movimento viene esaltata da una lettura analitica
accuratissima, mentre il secondo movimento (Allegretto) diventa
sotto la bacchetta del direttore lettone, e come aveva intuito Robert
Schumann, una marcia funebre che rivaleggia per pathos e
mestizia con quella dell'Eroica: Nelsons la fa scandendo il tempo in maniera netta, da marcia, e la melodia così spezzata fa il
resto.
Il corpo centrale del concerto ha visto solista ospite il trombettista svedese Håkan Hardenberger, impegnato nel Concerto
per tromb a e orchestra in Mi b emolle maggiore Hob . VIIe:1 di Joseph Haydn. Qui il protagonista è stato ovviamente il solista
con la sua tromba barocca modificata, modello Anton Weidinger (anno 1796). Per i nostri lettori aggiungiamo che questa
tromba era stata dotata dall'inventore, di quattro leve o «chiavi» che permettono di aprire e chiudere con più facilità i fori dello
strumento e quindi di poter suonare velocemente tutti i semitoni della scala cromatica per un'estensione oltre le due ottave.
Il direttore Nelsons lo ha assecondato con diligenza mentre il solista coinvolgeva l'orchestra nel gioco di botta e risposta dei
diversi temi inventati da Haydn.
Dopo l'intervallo, Hardenberger è tornato in pedana, accompagnato da due altri strumentisti inconsueti per un concerto di
strumento e orchestra: il banjoista Mats Bergström e la fisarmonicista Claudia Buder, per il "Busking" per tromb a, b anjo,
fisarmonica e orchestra d'archi del compositore contemporaneo austriaco Hk Gruber (classe 1943). "Busking" fa il verso a
b usker ovvero musicista di strada e questo giustifica la presenza, insieme alla tromba e agli archi, di banjo e fisarmonica. Lo
strumento a corde ha, nel brano, una funzione ritmica, e quello a tastiera fa da continuo. Poi c'è la tromba, anzi le tre trombe
del solista, quella barocca modificata, quella a pistoni e il flicorno; con una serie interminabile di sordine. Hardenberger usa
tutta questa strumentazione evocando timbri inconsueti, virtuosismi impensabili, un po' free-jazz e un po' musica tonale,
alternativamente, al punto che l'accompagnamento degli archi quasi scompare. Musica con tante idee e poca ispirazione,
virtuosistica ma poco coinvolgente, la dimenticheremo presto.
Accoglienza calorosa del pubblico per il trombettista e addirittura osannante per il direttore, con entusiasmo proiettato alle
stelle. Andris Nelsons ha proprio sbancato la città di Ferrara.
Crediti fotografici: Marco Caselli Nirmal per Ferrara Musica - Teatro Comunale di Ferrara
Nella miniatura in alto: il direttore Andris Nelsons
Al centro: il trombettista Håkan Hardenberger
In basso: Nelsons in una delle sue pose caratteristiche sul podio