La storia. Agrigento-Stati Uniti via Palermo

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La storia. Agrigento-Stati Uniti via Palermo
MERCOLEDÌ 30 DICEMBRE 2009
LA SICILIA
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La storia. Agrigento-Stati Uniti via Palermo
Il genio dell’iPhone
Giuseppe Taibi insegna Innovazione tecnologica applicata a Harvard
La sua società ha creato i software più popolari per il telefono Apple
ANNA MARIA SCICOLONE
«C
redo che la mia permanenza negli States durerà
ancora per un bel po’ di tempo». Sa bene di non
poter presto ritornare a casa, Giuseppe Taibi,
uno dei cosiddetti "cervelli in fuga" dal nostro Paese, però
ritiene anche che «professionisti, docenti ed imprenditori
italiani all’estero» sono pronti a dare una mano all’Italia:
«Basta chiamarci e decidere di confrontarsi lealmente con
le nostre idee».
Giuseppe Taibi è nato a Palermo, 40 anni fa, ma ha vissuto ad Agrigento, dove ha frequentato la scuola elementare all’Istituto Ancelle Riparatrici, la scuola media "Garibaldi" e il liceo scientifico "Leonardo". Ha conseguito la laurea in Ingegneria Elettronica all’università di Palermo, con
il massimo dei voti e la menzione, per una tesi sperimentale interdisciplinare sull’intelligenza artificiale applicata
alla diagnosi medica. «Ricordo che tra noi studenti di Ingegneria si scherzava dicendo che, comunque, saremmo finiti tutti a firmare progetti per villette: altro che alta tecnologia… Siamo andati via dodicimila giovani dal profilo
professionale medio-alto, negli ultimi dieci anni. E proprio
dieci anni fa, con una laurea in ingegneria in mano, io ho ritenuto che le migliori opportunità per me fossero fuori dall’Italia. Non vedo segnali che indichino che il Paese sia cambiato in meglio da allora».
Durante gli studi, a Palermo ha fondato un gruppo autogestito di studenti universitari, il Gui, Gruppo Universitario d’Informatica. Concepito come movimento "dal basso"
e svincolato da colori politici, il Gui organizza cicli di conferenze con luminari di fama internazionale su vari temi
dell’alta tecnologia, e gestisce una piccola aula informatica, in cui gli studenti possono, tra l’altro, sperimentare con
le tecnologie "open source". «Se oggi questo modello organizzativo può sembrare "normale" , assicuro che a quell’epoca era piuttosto innovativo», afferma.
Ad un giovane siciliano appena laureato, che intenda
proseguire nella ricerca in Italia, il professor Taibi suggerisce «di cominciare a cercare delle opportunità con largo anticipo, poiché, purtroppo, nel nostro Paese sono molto
poche. Per il bene degli italiani - aggiunge - spero che il processo di ammodernamento prenda una seria accelerazione perché è sleale chiedere ai giovani di aspettare troppo».
La strada da percorrere è certo lunga e difficile. Ma negli
Stati Uniti c’è un vantaggio: «In Usa non è che ci siano le
fontane di Coca Cola per strada - spiega Taibi - ma qui ho
riscontrato maggiore spazio per le nuove idee, grandissima voglia di fare, sperimentare, puntare in alto e… perché
no, sognare. Le grandi Università, come Harvard, o il Mit,
incoraggiano gli studenti a perseguire progetti ambiziosi,
a pensare ’out of the box’ ed applicare nel mondo quello
che si è imparato negli anni di duro studio».
Appena laureato, Giuseppe Taibi ha vinto il concorso per
il dottorato di ricerca in ingegneria elettronica, informatica e delle telecomunicazioni all’Università di Palermo ed è
stato invitato alla Boston University per proseguire i suoi
studi presso gli avanzati laboratori del Photonic Center.
Subito dopo è stato tra i fondatori di Altoprofilo, una delle prime società di consulenza Internet italiane, che viene
finanziata da MyQube, un venture capital partecipato da
investitori come Pirelli, Benetton, Banca Intesa e Merrill
Lynch. Altoprofilo è passata, poi, da tre fondatori ad un
gruppo interdiscipinare di 90 persone con sede a Milano e
Boston. Nel 2005 Taibi è divenuto "chief technology officer"
di QuitNet, il più importante social network per chi vuole
smettere di fumare, dove ha implementato soluzioni tecnologiche innovative per gestire l’alta mole di utenti del si-
“
Se fossi rimasto sarei
riuscito a fare qualcosa,
ma a costo di chissà quali
sacrifici e con regole che
mi sarebbero state strette
“
Spero che l’Italia possa
accelerare nel processo di
ammodernamento, perché
è sleale chiedere ai giovani
di aspettare troppo
Giuseppe Taibi lavora negli Stati Uniti, ma non dimentica Agrigento, dove ha vissuto
to web, e ha contribuito a massimizzare il valore dell’azienda fino alla fusione con Healthways, gigante della sanità
americana, quotata in borsa al Nasdaq. Quindi, è entrato
nel team capitanato da un ex-manager di "Yahoo!" che ha
creato e lanciato "Wego Health", un nuovo social network
che facilita lo scambio di informazioni ed esperienze sulla salute tra utenti, e viene finanziato da General Catalyst,
tra i più importanti venture capital di Boston.
Attualmente, Giuseppe Taibi è presidente e Fondatore di
SmartWorlds, una società di sviluppo software statunitense specializzata in applicazioni per l’iPhone. La
SmartWorlds ha contribuito al lancio di più di dieci applicazioni tra cui GoLearn Skateboarding e Public Radio
Player, l’applicazione più scaricata per ascoltare la radio
sull’iPhone. «Sono tante le nuove applicazioni sulla rampa
di lancio - tiene a precisare - tra cui una sul nuoto, sullo
snowboarding, lo yoga, il golf ed anche una dedicata alle ricette di cucina vegetariana».
Giuseppe Taibi è in diversi consigli di amministrazione
di start-up americane, tra cui la californiana Wide Tag, fondata dal compagno di liceo Leandro Agrò, la cui applicazione iPhone Wide Noise è stata riconosciuta dal New York Times come una delle più innovative del 2009. E’ stato l’unico italiano che ha contribuito alla fondazione dell’International Council presso il Belfer Center per la Scienza e le Relazioni Internazionali di Harvard University, di cui fa parte anche il professor John Holdren, super-consulente del
presidente Obama. Sempre presso l’Harvard University, il
professor Taibi è anche docente di Innovazione tecnologica applicata.
Oltre ad occuparsi di alta tecnologia, Giuseppe Taibi ha
una grande passione per l’olio extra vergine d’oliva prodotto dall’uliveto di famiglia, nella campagna di contrada
Giuranella a Montaperto, che importa con orgoglio negli
Stati Uniti; due gli oli certificati biologici, monovarietali:
Biancolilla e Nocellara. L’olio Taibi è richiestissimo dalle le
più rinomate gastronomie specializzate ed i ristoranti più
raffinati, ed è disponibile anche online.
E’ proprio vero il saggio detto siciliano: "Cu nesci, arrinesci". «La mia decisione di andare a lavorare negli Stati Uniti è maturata da un’analisi lucida dei pro e contro delle opportunità che ritenevo di avere in Italia, rispetto a quelle
che immaginavo di trovare negli Usa - puntualizza Taibi . Probabilmente in Italia sarei riuscito a fare qualcosa, ma
a costo di chissà quali sacrifici e dovendo accettare delle regole, che quasi certamente mi sarebbero state strette». Per
i giovani ricercatori una delle più grandi opportunità è rappresentata dalla libertà di programmazione e di organizzazione, che viene concessa all’estero ai progetti di ricerca.
Giuseppe sostiene di avere «la Sicilia nel cuore» e da «siciliano con il mondo dentro» spera di potere contribuire alla modernizzazione di «quella terra meravigliosa, ancora
oggi appesantita da troppi chiaroscuri». A questo proposito, ha lanciato un nuovo blog (oltre al suo sito personale e
quello dell’olio Taibi) intitolato "Siciliani Wired" attraverso il quale desidera collegare quanti come lui hanno trovato il successo fuori dalla Sicilia e tuttavia hanno voglia di
dare una mano alla loro terra di origine, dialogando con le
istituzioni, l’imprenditoria sana, e le organizzazioni operanti in Sicilia. «Spero - conclude Taibi - che vedano nei "siciliani con il mondo dentro" una risorsa per lo sviluppo e
la crescita della Sicilia, per esempio collaborando per mettere a buon frutto le ingenti risorse fornite dal recente accordo quadro in materia di ricerca e di competitività siglato tra il Ministero dell’Istruzione, dell’università e della ricerca e la Regione Siciliana». Ovvero, il rientro dei cervelli.

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