Guida turistica in lingue italiano e inglese

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Guida turistica in lingue italiano e inglese
MONTALE
e il suo territorio
Montale
and its territory
Comune di Montale
COMUNE DI MONTALE
Informazioni turistiche
U.R.P. 0573 952229-65
[email protected]
Ufficio Cultura 0573 952234
[email protected]
Biblioteca Comunale 0573 952250
[email protected]
www.comune.montale.pt.it
Progetto
Assessorato alla Cultura
Comune di Montale
Coordinamento generale
Coordinamento organizzativo
del volume
Claudio Ghelardini
Teresa Ginanni
Redazione testi
Progettazione grafica
e impaginazione
Traduzioni
Lorenzo Maffucci
Cristiano Coppi
Foto
Fotoclub Misericordia Pistoia (pag. 23, 27a, 27b, 31b,
37, 42, 43, 45)
Foto Ottica Selene (pag. 5, 9, 15, 17 , 18a, 18b, 19,
22a, 22b, 25, 29, 33b, 35a)
Matilde Montalti (pag. 21, 31a, 35b, 38, 51)
Cristiano Coppi (copertina, pag. 11, 33a, 40)
Michelle Davis
Stampa
Grafiche Gelli - Calenzano
Ringraziamenti
Matilde Montalti, Alessio Belli, Andrea Bolognesi,
Ettore Sbrinci, Fondazione Pistoiese Jorio Vivarelli,
Comitato Festeggiamenti Montale, Pro loco Fognano,
Pro loco Selvavecchia, Pro loco Tobbiana
Una guida
per turisti curiosi
A guide
for curious tourists
Montale, chi lo conosce bene lo sa, è un paese ricco di tesori nascosti, che ha ospitato e dato i
natali a personaggi illustri che hanno fatto grande la storia. Questa pubblicazione, di facile consultazione, racconta ed illustra le peculiarità del nostro territorio ed offre al lettore un quadro
complessivo di quelle che sono le caratteristiche e le bellezze montalesi sotto i vari profili. Da
come sono nati i primi insediamenti al folklore, dagli itinerari, culturali, paesaggistici ed enogastronomici da percorrere ai personaggi illustri che hanno vissuto e operato a Montale. Una piccola guida, quindi, per scoprire e far conoscere quanto di bello il nostro paese offra ai suoi visitatori.
Who knows Montale knows that it is full of hidden treasures. It has hosted many famous people and has been the
birthplace of men who have made history. This pubblication is easy to read and illustrates an overall picture of
what features and magnificent peculiarities Montale and its territory have to offer. The first settlements, folklore
and traditions, cultural and gastronomic itineraries, walks through nature, stories of famous people who have
lived and worked in Montale: this book has it all. It is a little guide, written to share all the beautiful sights of
our city with its visitors.
David Scatragli
Sindaco di Montale
Mi piace la definizione che il Sindaco ha dato di questa pubblicazione: “piccola guida”. Perché
proprio questo vuole essere la nostra raccolta di informazioni e curiosità. L’abbiamo redatta in
due lingue, italiano e inglese, per offrire anche al turista straniero uno strumento utile ed esaustivo. Credo infatti che sia importante stimolare il turismo e dare un’adeguata risposta alle esigenze
che esso comporta. L’impegno dell’Amministrazione per la promozione del proprio territorio
passa anche da azioni di divulgazione, pubblicità e informazione e questa brochure ne è una
testimonianza. Un pratico opuscolo per far conoscere e apprezzare quanto di pregevole Montale
racchiude e custodisce.
I like the definition that the mayor has given this pubblication: “Little Guide”. This is what we intended it to be,
a collection of important information and interesting facts about Montale. We’ve written it in two languages,
Italian and English, to give our foreign tourists a useful instrument.to understand and enjoy our territory. I
believe that it is important to stimulate tourism and give an adeqaute response to its demands. The Territorial
Administration has committed itself to the promotion of this Area creating a network of local advertisements
and informative material. This guide may be little but it is the result of great patience and work. It is a handy
brochure, essential to appreciate and understand how valuable Montale really is.
Dino Polvani
© Studio Coppi design & grafica - via di Porta Carratica, 68 - Pistoia
www.cristianocoppi.net - [email protected]
L’Assessore alla Cultura e
Promozione del territorio
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MONTALE
Montale
Welcome
to Tuscany
Benvenuti in Toscana
Benvenuti a Montale, benvenuti in Toscana! Storia,
natura, arte, tradizioni, buona tavola, relax: distante
dalle geografie affollate del turismo di massa, eppure
assolutamente vicina a poli di attrazione come Firenze, Pistoia e le coste della Versilia, la cittadina di Montale e il verde dei suoi dintorni costituiscono la meta
perfetta per un soggiorno distensivo e l’ideale punto
di partenza per conoscere le meraviglie della regione,
scoprendole e riscoprendole da un punto d’osservazione inconsueto.
Welcome to Montale, welcome to Tuscany!
History, nature, art, traditions, good food, relax:
far from the crowds of mass tourism yet very close
to centers of attraction such as Florence, Pistoia,
the coast of Versilia, the town of Montale and its
green surroundings are the perfect destination for a
relaxing stay and the ideal starting point to learn
about the wonders of this region. Discover and
rediscover Tuscany from a different perspective!
Mon t ale
Massa
Pistoia
Lucca
Prato
Firenze
Firenze
Pisa
Livorno
Arezzo
Siena
Pistoia
Montale non ha mai tradito la propria vocazione alla tran-
Grosseto
Prato
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quillità, pur configurandosi inevitabilmente come un luogo di
confine, attraversato dalle vicende della Storia ma sempre confortato dalla ricerca della serenità. Lo si raggiunge in pochissimi
minuti da Pistoia o da Prato, allontanandosi man mano dai distretti industriali alle periferie dei due capoluoghi, e accedendo
allo splendido panorama che regalano le sue colline, solcate da
vigne e oliveti e sovrastate dai boschi dell’Appennino.
Montale never strayed from its peaceful way of
being, but being a bordertown, it was inevitably
crossed by the events of history. Nevertheless it
never abandoned its quest for serenity. It is only
a few minutes away from Pistoia and Prato. Leaving the industrial areas on the outskirts of these
two cities, you access the beautiful landscapes of the
Montales hills, vineyards and olive groves dominated by the forests of the Apennine mountains.
il suo territorio
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Montale
e il suo territorio
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Il territorio comunale di Montale, confine orientale
della provincia di Pistoia, conta oggi circa 10mila abitanti. Oltre al capoluogo, le frazioni comprendono
l’area pianeggiante di Stazione e, in collina, gli abitati
di Fognano e Tobbiana. I comuni limitrofi sono Pistoia (a ovest), Agliana (a sud, lungo il tracciato del
torrente Bure), Montemurlo a est e Cantagallo a nord.
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/ Sights
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The territory of Montale, at the eastern border of
the province of Pistoia, to this day has about 10
thousand inhabitants. In addition to the town,
the municipality includes the valley of Stazione
and the hill villages of Tobbiana and Fognano.
Montales western border is Pistoia, Agliana is to
the south (along the route of the Bure river), Montemurlo to the east and Cantagallo to the north.
I luoghi
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Montale
and its territory
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Pieve di San Giovanni Evangelista
Church of San Giovanni Evangelista
Abbazia di San Salvatore in Agna
Abbey of San Salvatore in Agna
Villa Smilea
Villa Smilea
Torre del Bastogi / Villa Jandaia
Bastogi Tower / Villa Jandaia
Villa di Malcalo
Villa di Malcalo
Il “bagno” di Montale
The Fountain of Montale
Parco dell’Aringhese
Aringhese Park
Tabernacolo del Fangaccio
Fangaccio Tabernacle
Tabernacolo di San Vincenzo
San Vincenzo Tabernacle
Montale Alto
Montale Alto
Villa Colle Alberto
Villa Colle Alberto
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Chiesa di Santa Cristina
Church of Santa Cristina
Chiesa di San Martino
Church of San Martino
La fontana di Ardengo Soffici
Fountain by Ardengo Soffici
Il parco di Jorio Vivarelli
Park by Jorio Vivarelli
Chiesa di San Michele Arcangelo
Church of San Michele Arcangelo
Tabernacolo della Madonna del Rosario
Madonna del Rosario Tabernacle
Cascina di Spedaletto
Cascina di Spedaletto
Selva Vecchia
Selva Vecchia
Chiesa di San Giacomo
Church of San Giacomo
Striglianella
Striglianella
La Casa Rosa
The “Casa Rosa”
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MONTALE
Paesaggi da scoprire
tra natura e Storia
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“Nel fianco meridionale di quest’Appennino spettante
alla comunità di Montale ha origine il tripartito torrente Agna […]. Cotesta fiumana è attraversata nei suoi letti da magnifiche serre che conservano anche nella calda
stagione una competente quantità d’acqua, cosicché
s’incontrano lungh’essa da 20 mulini”: così Emanuele Repetti, nel suo classico Dizionario corografico della
Toscana del 1855, inquadrava il panorama montalese
nel contesto della campagna tra Pistoia e Prato. Montale è diversa perché, come ancora si può osservare nel
carattere dei suoi abitanti, ha saputo conservare intatti
negli anni spirito e vocazione: merito di una popolazione operosa, che è riuscita a tramandare, come cristallizzato, il senso profondo di un ideale passaggio del
testimone tra società rurale e industrializzazione, mantenendo vive tradizioni, folklore, cultura popolare. Un
viaggiatore attento, interessato a scoprire il cuore dei
luoghi e a lasciarsi sorprendere dalle rotte inusuali che
essi portano naturalmente a definire, troverà motivo di
appagare la propria curiosità nel folto delle vie del piccolo centro, nel silenzio della pieve di San Giovanni
Evangelista o nella badia di San Salvatore in Agna,
tra gli orti e i torrenti che scorrono attraverso la campagna assolata, scandita dalle architetture – impossibili
da non osservare – dei torrioni della villa Smilea e dei
mattoni della torre del Bastogi, e ancora nei boschi
fitti sulle colline di Fognano e Tobbiana, fino ai crinali
dell’Appennino, al riparo della cascina di Spedaletto. Il borgo custodisce ancor oggi piccole preziosità
come l’antica fonte sulfurea che, lungo l’attuale via
Risorgimento, segnala la presenza della sorgente detta
“delle Allegrezze” (in virtù delle decantate proprietà
terapeutiche delle sue acque), o la passeggiata che, dal
centro cittadino, conduce all’antico nucleo abitativo di
Montale Alto, posto al culmine di un’altura da cui si
domina interamente la vallata; o le tracce di memoria
che, sollevate dal monumento ai Caduti collocato nella
centrale piazza Matteotti e sormontate dal corso della
Linea gotica, ricordano agli abitanti e ai visitatori quanta Storia ancora si possa incontrare nel piccolo della
nostra quotidianità.
la storia
Discovering landscapes
between nature and history
“The Agna stream is born on the southern side
of the Apennine Mountains, where the comunity
of Montale lies. [...]. This stream is crossed by
magnificent dams that even during the warm
season contain a good amount of water, enough
to keep 20 mills running”, said Emanuele
Repetti in his classic Chorographic Dictionary of Tuscany in 1855. He framed Montales
landscape between the countryside of Pistoia
and Prato. Montale is different because, as it
can be well seen in the nature of its inhabitants,
it has managed to preserve itself over the years.
This is all thanks to its industrious population,
who managed to crystallize the deep sense of
connection between farming and industrialization, keeping alive traditions, folklore and
popular culture.
An attentive traveler, interested in discovering
the heart of Montale and willing to be surprised
by the unusual structure of its nooks and crannies, can feed his curiosity in this small town.
Beauty can be found in the silence of the church
of San Giovanni Evangelista, in the Abbey of
San Salvatore in Agna or among the orchards
and streams that flow through the sunny
countryside. The architecture is impossible not
to admire: the towers of the Villa Smilea and
the bricks of the Bastogi tower are noteworthy.
Nature reigns from the thick forests on the hills
of Fognano and Tobbiana up to the ridges of
the Apennines, in the shelter of the farmhouse
of Spedaletto. The village still maintains small
treasures such as the ancient sulfur fountain
that along Via Risorgimento signals the presence
of the spring called “delle Allegrezze” (“Spring
of Joys”, due to fabled therapeutic properties of its
water). Other attraction of undeniable beauty
is the walk that leads from the city center up to
the ancient nucleus of Montale Alto, on top of a
hill which overlooks the entire valley. Traces of
memory such as the war memorial located in the
central Piazza Matteotti and the course of the
Gothic Line remind residents and visitors how
much history we can still meet in our daily lives.
Una veduta del centro cittadino da Montale Alto
Sight of the town centre from Montale Alto
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MONTALE
Le origini:
una roccaforte tra
Pistoia e Firenze
Ideale cerniera tra colle e pianura, tra il territorio pistoiese e l’area di Prato-Firenze, il nucleo urbano di
Montale appare ancora adesso segnato dalla rilevanza
strategica che da sempre ha avuto in sorte di rivestire,
per questioni tanto di predominio militare quanto di
convenienza agricola e produttiva. L’area di Montale così come la conosciamo oggi fu originariamente
posta sotto il controllo dell’influente casata dei conti
Guidi, già dal IX secolo signori della vicina Montemurlo: ai primi centri abitati agglomeratisi in epoca
romana intorno all’antica stazione di Hellana sulla via
Cassia, e a partire dal X secolo attorno alla pieve di
San Giovanni Battista, andarono man mano popolandosi i borghi di Tobbiana, menzionata nei documenti
sin dall’anno 1079, Montale Alto, dai primi del Duecento, e la porzione pianeggiante del territorio, che
divenne appetibile non appena furono possibili opere
di bonifica e di canalizzazione delle acque. Il dominio
dei Guidi visse di enormi contrasti nel corso del XII
secolo, allorché la famiglia entrò in guerra con i fiorentini e, successivamente, con il Comune di Pistoia,
il quale si aggiudicò, infine, il controllo del territorio
montalese. Furono proprio i pistoiesi che, a partire dal
1203, intrapresero l’edificazione di una roccaforte –
che prese il nome di Montale in quanto posta sulle
falde di un alto colle – a contrasto con il castello di
Montemurlo, che continuava a costituire una minaccia tangibile sul limite orientale dell’area pistoiese. Il
castello di Montale non ebbe vita facile: a pochi anni
dalla sua costruzione, esso fu gravemente danneggiato dai fiorentini, i quali, in successivi accordi di pace
stipulati con l’ingerenza di papa Innocenzo III, richiesero addirittura la sua definitiva demolizione e il
trasferimento della popolazione a Montemurlo. Una
condizione che tuttavia non fu mai tradotta in pratica: il podestà di Pistoia, anzi, si adoperò con incentivi
di terreni e abitazioni affinché Montale fosse ripopolato, riuscendo in tal modo a mantenere il presidio di
quella zona così strategica.
Dai primi anni del XIV secolo, tuttavia, cominciò a
farsi chiaro quanto il destino di Montale sarebbe stato
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la storia
The origins:
a stronghold between
Pistoia and Florence
The perfect meeting point between hill and
valley, between Pistoia and the PratoFlorentine area, the city of Montale is to
this day marked by the strategic importance
that it had all throughout history as a
military and agricultural key point. The
area of Montale as we know it today was
originally placed under the control of the
influential House of Guidi, already rulers of
the neighboring Montemurlo since the ninth
century. The first settlements of roman origins were built around the Hellana station
on the Cassian way. The area was slowly
populated from the tenth century in the
area of the church of San Giovanni Battista,
the village of Tobbiana ( first mentioned in
the hystorical archives in 1079) and, in the
early thirteenth century, Montale Alto. The
valleys became habitable only after the reclamation of the land and the construction
of water canals.
The domain of the Guidi underwent moments of great contrast. The family went to
war with the Florentines and, subsequently,
with the city of Pistoia, which won and took
over the territory of Montale. It was precisely the inhabitants of Pistoia that in 1203
started building the fortress that would
from thereon be known as Montale. It was
placed at the foot of a steep hill, on the
other side of the Montemurlo Castle, which
was still a threat for Pistoia on the eastern
boundary of the city. A few years after its
construction, Montale was severely damaged
by the Florentines, who, in subsequent
peace agreements signed with the approval
of Pope Innocent III, even demanded its
demolition and the definitive relocation of
the population in Montemurlo. However,
this condition was never put in practice: the
podestà of Pistoia worked with incentives
patronizing land and houses. In this way he
managed to keep Montale populated, and he
maintained the garrison of such a strategic
area.
Dettaglio della “Fonte delle Allegrezze” in via Risorgimento
Detail of the “Spring of Joy” along Via Risorgimento
indissolubilmente legato alle turbolenze che in quel
periodo agitavano gli assetti politici di Firenze e Pistoia. All’inasprirsi delle guerre di fazione tra guelfi
Bianchi e Neri, il castello di Montale entrò nell’area
di influenza della famiglia Cancellieri, all’epoca tra i
casati dominanti a Pistoia, ma già nel 1303, per applicazione di uno stratagemma architettato da Pazzino
di Jacopo de’ Pazzi, cadde nelle mani dei fiorentini, cui
fu assegnato in via definitiva con un armistizio siglato nel 1306. Non è del tutto chiaro se a quel punto
Firenze decise o meno per la demolizione della rocca
di Montale; è documentato bensì che nel 1313 essa
tornò invece sotto la giurisdizione pistoiese, e che
una dozzina di anni più tardi il condottiero lucchese Castruccio Castracani si premurò di consolidarne
la funzione difensiva sul fronte fiorentino, prima di
ordinarne il definitivo smantellamento, forse per via
del progressivo venir meno della rocca nel suo ruolo
di avamposto strategico. A partire dal 1351, infatti, gli
abitanti di Montale risultano assoggettati alla repubblica di Firenze, la quale, a fronte di esenzioni e privilegi, aveva imposto alla cittadina l’insediamento di un
podestà subordinato alla città gigliata, incaricandolo
della reggenza sia di Montale sia della vicina Agliana.
Dal 1402, con la costituzione del nuovo capitanato
pistoiese, a Montale fu confermato il ruolo di sede
podestarile (con Tizzana, Serravalle e Larciano) cui
spettava il governo di una giurisdizione che, ampia e
diversificata, si estendeva dall’Appennino alla Val di
Bisenzio fino alla Catena di Agliana, sede della dogana per l’esazione dei dazi mercantili. La rilevanza amministrativa della podesteria montalese era destinata a
ulteriori sviluppi.
By the early fourteenth century, however, it
became clear that the fate of Montale was
inextricably linked to the political turmoil
that at the time agitated Florence and Pistoia. As the war between White Guelfs and
Black Guelfs worsened, the castle of Montale
went under the control of the Cancellieri
family, one of the ruling houses of Pistoia. In
1303 Pazzino di Jacopo de’Pazzi managed
to conquer Montale, which was assigned to
Florence with a final armstice signed in 1306.
It isn’t clear whether at that point Florence
decided to destroy the fortress of Montale but
it is documented that in 1313 it shifted back
under the jurisdiction of Pistoia. A dozen
of years later the duke of Lucca Castruccio
Castracani consolidated the defensive front
against Florence, before ordering the definitive destruction of the fortress, probably because
of the gradual loss of its strategic importance.
From 1351 Montale was controlled once more
by the Florentine Republic, which had assigned the city of Montale and the nearby town
of Agliana to a mayor who was, in his turn,
under the command of Florence. In 1402, Pistoia established its final domain on the town
and Montale became the new sede podestarile
(with Tizzana, Serravalle and Larciano)
whose duty was to govern and survey the area
that went from the Apennine mountains to
the Valley to the Bisenzio and all the way
to the hills of Agliana, where there was the
important custom-house for duty collection.
The administrative relevance of Montale was
destined to grow and develop in time.
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MONTALE
Dallo Statuto
al Granducato
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Contestualmente al passaggio alla repubblica di Firenze, Montale ebbe per la prima volta l’occasione
di approntare un proprio statuto: redatto in lingua
volgare, approvato nel 1403 e sottoposto a svariate revisioni sino al 1414, esso è oggi un documento
prezioso per inquadrare i mutamenti politici e sociali incorsi nell’assetto organizzativo delle comunità rurali toscane del periodo. Le nuove regolamentazioni – per quanto, per forza di cose, determinate
dall’influenza del governo fiorentino – lasciarono
aperti inediti spiragli di autonomia amministrativa,
giuridica e fiscale. Per la cittadina, tuttavia, erano
ancora di là da venire i giorni della pace. Al prosperare della potenza del casato dei Cancellieri, all’epoca dominante nell’area di Pistoia, avanzarono i
contrasti con la famiglia rivale dei Panciatichi, altra
stirpe nobiliare di origine pistoiese che a Montale
controllava la possente rocca destinata a trasformarsi nel complesso dell’attuale villa Smilea. Dalla
metà del Quattrocento e per tutto il secolo seguente
si succedettero più o meno regolarmente le lotte di
fazione che, anche per via del fatto che molti Cancellieri avevano riparato nei possedimenti montalesi
per sfuggire alle incursioni della famiglia rivale a
Pistoia, resero l’area di Montale il teatro di sanguinosi scontri, di cui sono rimaste tracce documentate almeno negli anni 1455, 1503, 1537 e 1539. In
seguito all’istituzione del Granducato di Toscana e
all’ascesa dei Medici, Montale cominciò finalmente a godere di anni di tranquillità che, a partire dal
XVIII secolo, condussero il suo territorio a una sostanziale ripresa economica, avvenuta di pari passo a
un progressivo incremento demografico: nel periodo del regno dei Lorena l’area comunale montalese
era infatti arrivata ad estendersi sino a comprendere
gli abitati di Agliana (che sarebbe stato dichiarato
comune autonomo solo dal 1913), di Cantagallo,
oggi parte della provincia di Prato, e addirittura di
Treppio, Fossato e Torri, sulle montagne di Sambuca Pistoiese.
la storia
From the Constitution
to the Grand Duchy
Passing under the jurisdiction of the
Florentine republic, Montale had the
opportunity to write its own constitution.
Written in vernacular, it was approved
in 1403 and underwent several revisions
until 1414. Today it is a very valuable
document, necessary to understand all
the social and political changes that
rural Tuscan regions went throught at
the time. The influence of the florentine government was inevitable, but the
new regulations were very flexible and
left space for the administrative selfgovernment of the village. Unfortunately,
peace was still not in sight for the inhabitants of Montale. In Pistoia the house
of Cancellieri grew more powerful and
this caused great contrasts with the rival
family Panciatichi, another noble house
of Pistoia that at the time controlled the
fortress in Montale that is now known
as Villa Smilea. From the mid-fifteenth
century and throughout the following
century struggles between factions were
quite frequent. The Cancellieri often
hid in Montale to escape the wrath of the
Panciatichi. This made Montale area
of bloody clashes, documented in 1455,
1503, 1537 and 1539. Following the
institution of the Grand Duchy of Tuscany and the rise of the Medici, Montale
finally began to enjoy years of peace. The
eighteenth century witnessed a substantial economic recovery and the consequential growth of the population. During
the reign of the Lorena family Montale
extended itself and included the towns
of Agliana (which was only declared
an autonomous municipality in 1913),
Cantagallo (now part of the province of
Prato), Treppio, Fossato and Torri, on the
mountains of Sambuca Pistoiese.
Un’antica carta del territorio montalese
An ancient map of the Montale territory
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MONTALE
Il Novecento: Montale
tra le due guerre, verso
l’era contemporanea
L’istituzione del nuovo comune di Agliana, nel
1913, ridusse di fatto l’estensione del territorio sino
ad allora afferente alla municipalità montalese: in
definitiva, i tracciati dei fiumi Bure a sud e del torrente Agna a est delinearono i confini di Montale
con i comuni di Agliana e Montemurlo rispettivamente. La decisione, come si può immaginare, non
fu sulle prime del tutto ben accolta. Nel primo dopoguerra, l’attività prevalente dell’economia montalese era ancora sbilanciata verso il settore agricolo
(con poche grandi aziende a gestire la quasi totalità
delle coltivazioni del territorio su basi del sistema
della mezzadria) o sulla lavorazione dei boschi nella
parte collinare. Le modeste risorse economiche del
capoluogo e le ancor più difficili condizioni della
vita sulle frazioni montane portavano le famiglie a
cercare di integrare il bilancio domestico con le piccole entrate ricavabili dalla lavorazione della paglia,
con la quale si intessevano le famose “trecce” con
cui venivano intrecciati i tipici cappelli fiorentini e
altri manufatti.
La Seconda guerra segnò indelebilmente la vita dei
montalesi a partire dal 1943, raggiungendo l’apice della violenza l’anno successivo: molte erano le
formazioni partigiane attive sul territorio, letteralmente sovrastato da numerose opere di difesa
della Linea gotica; ciò rese Montale teatro di varie
rappresaglie naziste, la più sanguinosa delle quali si
consumò nel settembre del 1944 con l’impiccagione, lungo via Roma, di cinque innocenti, oggi ricordati da una lapide collocata dal 1947 in via Martiri
della Libertà.
La spinta di rinnovamento del secondo dopoguerra fu il volano per l’emersione di un apprezzabile
processo di industrializzazione, che fin dalle fasi
iniziali si concentrò sul settore tessile, sviluppatosi
a Montale nel solco del florido comparto dei tessuti
e dei filati della limitrofa provincia di Prato.
la storia
20th century: Montale
between the Wars,
towards contemporary age
The foundation of the new town of Agliana,
in 1913, effectively reduced the territories
that until then were included in the Municipality of Pistoia. The course of the river
Bure to the south and the torrent Agna to
the east defined the boundaries of Montale,
separating it from Agliana and Montemurlo. This decision, as you can imagine, wasn’t
well received at first.
After the war Montales economy was still
based on lumber agriculture, with a few
companies that managed all the plantations
of the area with a system of sharecropping.
The modest economic resources and
even more difficult life conditions on the
mountains forced the inhabitants and their
families to try to integrate the family budget
with small earnings that derived from the
processing of straw, with which they would
weave the famous “trecce” (braids). These
were used to produce the typical Florentine
braided hats.
War marked indelibly Montale from
1943. The peak of violence was reached the
following year. The town was literally dominated by the Gothic Line of defense and
there were many partisans operating in the
area. As a result, Montale was the victim
of various Nazi reprisals, the bloodiest of
which was consummated in September 1944
with the hanging, along Via Roma, of five
innocent men, now remembered by a plaque
placed in 1947 in the street of Via Martiri
della Libertà.
After the Second World War the desire for
renewal was the driving force behind the
remarkable process of industrialization of
Montale. The city focused from the very
beginning on textiles, while the neighboring Prato developed a thriving industry of
fabrics and yarns.
Il ponte sul torrente Settola in uno scatto dei primi del Novecento
Ancient bridge on the River Settola in an early 20th century picture
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MONTALE
La pieve di
San Giovanni
Evangelista
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All’arrivo nella centrale piazza Matteotti, cuore del
nucleo abitato della Montale contemporanea, si è
colpiti da una delle più riconoscibili emergenze architettoniche della cittadina. Varcato il settecentesco
porticato che si affaccia sulla bella piazza, si accede
alla navata unica della pieve di San Giovanni Evangelista, edificio dei più antichi tra quelli documentati
sul territorio montalese: se ne fa menzione già nell’anno 957, legando il nome della chiesa al toponimo di
“Villiano”, e successivamente in un diploma firmato
dall’imperatore Ottone III nel 998. Nei suoi primi
anni, dipendente dal capitolo della Cattedrale di Pistoia, fu tappa e rifugio per i viandanti che, dalle valli
del torrente Limentra, scendevano verso la pianura e
imboccavano la via Cassia. La pieve, intitolata a Giovanni Evangelista a partire dal XVI secolo, era stata
riedificata nel XII secolo su impianto romanico. Di
questi antichi caratteri è possibile trovare traccia ancor oggi, per quanto nel corso dei secoli l’edificio sia
stato sottoposto a numerosi rimaneggiamenti: si avverte il senso dell’originaria costruzione osservando,
ad esempio, le monofore della sagrestia, ma l’atmosfera complessiva è determinata dalle sostanziali ristrutturazioni neoclassiche compiute nei primi anni del
XIX secolo, all’indomani della elezione della chiesa al
rango di propositura dopo le vicende che per almeno
quattro secoli l’avevano legata al patronato della famiglia Cancellieri. Cruciali per la definizione dell’attuale fisionomia della pieve furono i lavori di recupero
che, tra il Sei e il Settecento, portarono all’edificazione della torre campanaria, alla sistemazione del portico e della sacrestia e alla costruzione della compagnia;
al ciclo di lavori ottocenteschi appartengono invece la
realizzazione della piccola cappella che accoglie il fonte battesimale, la revisione strutturale dell’abside e la
pittura del ciclo di decorazioni a tempera sulle pareti.
Una visita alla chiesa di San Giovanni è d’obbligo
anche e soprattutto in virtù dell’interessantissimo
patrimonio di opere d’arte custodite al suo interno.
Tra le principali si segnalano la recentemente restau-
il suo territorio
The church of
San Giovanni
Evangelista
Arriving in the central square of Piazza
Matteotti, the heart of Montale, one is struck
by one of the most interesting forms of architecture of the town. Once you have passed
the eighteenth century porch that overlooks
the beautiful square, you enter the church
of San Giovanni Evangelista, the oldest
documented building in the Montale area.
It is mentioned in the historical archives as
early as 957 as “Villiano” and in a document
signed by Emperor Otto the Third in 998.
In its early years it depended on the Cathedral of Pistoia, so it was a shelter for the
travelers that from the valleys of the river
Limentra headed down the plains towards
the Cassian Way. The church, dedicated to
John the Evangelist in the sixteenth century,
was rebuilt in the twelfth century in Romanesque. You can still find traces of its ancient
features, the single-lancet windows of the
sacristy, for example. Through the years the
building has undergone many changes. The
atmosphere is determined by the neoclassical
renovations made in the early nineteenth
century following the election of the church
to the rank of rectory after being under the
patronage of the Cancellieri Family for at
least four centuries.
The appearance of the church was restored in
the 16-1700s with the construction of the bell
tower and the rearrangement of the porch.
The construction of the chapel that houses the
baptismal font, the structural review of the
apse and the cycle of tempera decorations on
the walls belong to the eighteenth century.
A visit to the church of San Giovanni is a
must also because of the interesting heritage of works of art inside. One of the most
important works is the recently restored
Annunciation, oil on canvas painted by
Sebastiano Vini in 1552. Vini, from Verona,
worked mostly in the province of Pistoia. This
painting was originally commissioned for the
church of San Pierino and it is the artists first
La corte della pieve di San Giovanni Evangelista, Montale
Court of the church of San Giovanni Evangelista, Montale
17
MONTALE
rata Annunciazione, olio su tavola dipinto nel 1552
da Sebastiano Vini, maestro di origini veronesi attivo principalmente sul territorio della provincia di
Pistoia: commissionata originariamente per la chiesa
pistoiese di San Pierino, è la prima opera dell’artista
di cui si dispone di documentazione certa, e costituisce pertanto il punto di partenza ideale per ricostruire
tutta la sua successiva produzione. Sul secondo altare
di sinistra si ammira una Crocifissione del XVII secolo,
pregevole opera di scuola fiorentina secentesca attribuita a Lodovico Ciardi detto il Cigoli (1559-1613),
per quanto come probabile autore del dipinto sia stato
anche fatto il nome del pittore Lorenzo Lippi, allievo
di Matteo Rosselli. Lo stesso Rosselli (1578-1650) è
autore dell’insolito Martirio di San Sebastiano visibile sul primo altare a destra: per la raffigurazione del
martirio l’artista ha prediletto la rara iconografia del
santo che, trafitto dalle frecce, viene ucciso a colpi
di bastone. L’eccezionale ricercatezza nella resa anatomica delle figure del santo e dei carnefici echeggia
la lezione caravaggesca, ascrivibile forse al soggiorno romano del Rosselli. Sulla volta della cupola del
coro spicca l’ampio affresco di Luigi Sabatelli (17721850), conclamato maestro del classicismo fiorentino,
raffigurante la Visione di San Giovanni Evangelista a
Patmo, interpretazione dell’episodio dell’Apocalisse
in cui Cristo detta le sette lettere agli angeli delle sette
Chiese. Menzioniamo infine il Gesù e la Samaritana
al pozzo di Pietro Benvenuti, olio su tela coevo all’affresco del Sabatelli, una Immacolata Concezione di
Piero Confortini, e uno splendido crocifisso di scuola
toscana del secolo XVII, realizzato in legno intagliato
e dipinto (anch’esso sottoposto a un importante corso di restauri negli ultimi anni) e collocato alle spalle
dell’altare maggiore.
il suo territorio
documented work of art, therefore an ideal
starting point to get to know his subsequent
production. On the second altar on the left
you can admire a valuable seventeenth century florentine school crucifixion. It has been
attributed to Lodovico “Il Cigoli” Ciardi
(1559-1613) and to the painter Lorenzo
Lippi, pupil of Matteo Rosselli. The same
Rosselli (1578-1650) is the author of the
unusual Martyrdom of St. Sebastian on the
first altar on the right. It is a rare image of
the saint that is pierced with arrows and then
clubbed to death. The amazing rendering of
the anatomy of the saint echoes Caravaggio,
perhaps influence of Rosselli during his stay
in Rome. The dome of the choir hosts the
large fresco by Luigi Sabatelli (1772-1850),
acclaimed master of classical art in Florence.
The Fresco shows the Vision of St. John the
Evangelist at Patmos. Sabatelli interprets the
episode of the Apocalipse: Christ dictates seven letters to the angels of the seven churches.
Last but not least, Pietro Benvenuti’s oil on
canvas that portrays Jesus and the Samaritan
at the well, the Immaculate Conception by
Piero Confortini and a beautiful carved and
painted walnut wood cross from the Tuscan
school of the seveteenth century placed behind
the main altar.
L’Annunciazione di Sebastiano
Vini (a sinistra) e la Visione di San
Giovanni di Luigi Sabatelli
The Annunciation by Sebastiano Vini
(left) and the Vision of St. John by Luigi Sabatelli
Interno della pieve di San Giovanni Evangelista, Montale
Interior of the church of San Giovanni Evangelista, Montale
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19
MONTALE
L’abbazia e
il monastero di
San Salvatore in Agna
2
A breve distanza dal centro del capoluogo di Montale, sospesa tra gli insediamenti urbani e la campagna
lungo l’attuale via Giovanni Boccaccio, ci si imbatte
in una delle più affascinanti testimonianze della storia
del paese. L’abbazia di San Salvatore in Agna, così
chiamata in accordo al nome del torrente appenninico che scorre a pochi passi e che proprio in prossimità
della chiesa snoda il proprio percorso attraverso la pianura dopo la discesa a valle, fu uno dei fulcri attorno
ai quali si svilupparono i primissimi centri abitati del
montalese: nominato negli archivi già fin dall’anno
772, indicandone la dipendenza dall’abbazia di San
Salvatore a Brescia, il complesso comprendeva anche
un convento femminile di monache benedettine, e in
epoca carolingia prese l’appellativo di “monastero della regina”, in quanto patrimonio personale delle mogli
e delle figlie dei regnanti, i quali ne disponevano come
beneficio di proprietà privata. Per iniziativa di Ludovico III, all’inizio del X secolo l’abbazia fu assegnata
alle dipendenze del vescovo di Fiesole, che nei decenni
successivi ne gestì le sorti alternativamente con i conti
Guidi, finché il complesso non fu annesso al monastero fiesolano di San Bartolomeo. Le sorti della badia
conobbero così una vicenda tormentata, determinata
anzitutto dalla sua posizione cruciale, preziosa sosta
lungo un itinerario che, dalla via Cassia, attraversava
l’Appennino sino alla Badia a Taona, oggi nel comune
di Sambuca Pistoiese: per questo motivo il complesso
montalese esercitò fin dalle sue origini la funzione di
hospitium per l’accoglienza di viandanti e pellegrini.
Chiusa al culto nel corso del XVI secolo, in concomitanza con l’abbandono del monastero, l’abbazia fu
pertinenza dei Canonici regolari lateranensi fino alla
seconda metà del Settecento, allorché essa venne assegnata ai cavalieri di Santo Stefano, che ne mantennero
la proprietà fino alla metà del secolo successivo.
Radicalmente restaurata nei primi decenni del Novecento, ripristinando le mancanze con numerosissime integrazioni in stile, la chiesa di San Salvatore si
20
il suo territorio
Abbey and
monastery of
San Salvatore in Agna
A short distance from the center of the town of
Montale, suspended between urban settlements
and countryside following Via Giovanni Boccaccio,
you come across one of the most fascinating relics
of the past. The Abbey of San Salvatore in Agna
is named according to Apennine stream that flows
just a few steps from the church and winds its way
through the plains after descending to the valley. It
was one of the fulcrums around which the earliest
settlements of the Montale territory developed.
Retraceable in the historical archives as far back
as 772, it depended on the Abbey of San Salvatore
in Brescia. The complex also included a convent of
Benedictine nuns, and was called “monastery of
the Queen” in the carolingian period because it was
held as personal asset of wives and daughters of
royalty, for the benefit of private property.
On the initiative of Ludwig the Third, in the
early tenth century, the abbey was assigned to the
dependency of the Bishop of Fiesole, who ran it
for the following decades taking turns with the
Guidi family, until the complex was annexed to
the monastery of San Bartolomeo in Fiesole. The
existence of the abbey was tormented, determined
primarily by its pivotal position, a valuable stop
along the route that from the Cassian way crossed
the Apennines and reached Badia a Taona, today
in the town of Sambuca Pistoiese. For this reason
the church was a “hospitium”, shelter for travelers
and pilgrims.
Closed to function in the sixteenth century because
of the abandonment of the monastery, the abbey
went under the control of the Canons Regular of
the Lateran until the second half of the eighteenth
century, when it was assigned to the Knights of
Santo Stefano, who kept the property until the half
of the next century.
The church of San Salvatore was extensively restored in the early decades of the twentieth century,
with many additions in style, as to recover and
enhance its primitive Romanesque features. The
church is built around a Latin Cross structure. It
has a single hall, a jutting transept and a raised
Veduta dell’abside dell’abbazia di San Salvatore in Agna, Montale
Apse of the abbey of San Salvatore in Agna, Montale
21
MONTALE
il suo territorio
presenta oggi inequivocabilmente segnata da questi
interventi, che cercavano di recuperarne ed esaltarne
i caratteri romanici primigeni. La chiesa si sviluppa su
un impianto a croce latina, definita da un’unica aula
con transetto sporgente e presbiterio rialzato concluso da tre absidi, su ciascuno dei quali si affaccia una
monofora. Il rivestimento esterno della struttura,
composto di ciottoli fluviali allineati, rimanda alla
costruzione della coeva pieve di Santa Maria e San
Leonardo ad Artimino, nel comune di Carmignano,
mentre la decorazione esterna a lesene e arcatelle, di
gusto proto-romanico, echeggia modalità stilistiche
mutuate dalla cultura artistica emiliana, lasciando
trasparire al contempo l’influsso lombardo della sua
realizzazione. La facciata si presenta con un profilo a
capanna, scandito da una decorazione a coppie di archetti ciechi con lesene leggermente aggettanti dalla
parete: il medesimo motivo si incontra anche lungo
le altre pareti e le absidi. L’archivolto sovrastante il
portale, con stipiti eretti a bugnato, è costruito invece
con conci cuneiformi; il sottotetto si sviluppa con una
trama di piccoli mattoni disposti a punta di diamante
e appoggiati su arcatelle in laterizio.
choir with three apses that overlook the mullioned
windows. The external structure is composed by
a shell of river pebbles. They remind us of the
the churches of Santa Maria and San Leonardo
in Artimino, in the municipality of Carmignano, which were built in the same period of the
monastery. The external decorations of pillars and
arches and the proto-romanesque architecture of
San Salvatore reveal the influence of the Emilian
artistic culture in Tuscany and, at the same time,
disclose their distant Lombard origin.
The façade is gabled and decorated by a series of
small blind arches supported by slightly jutting
pilasters. The same pattern can be found along
the other walls and apses. The archivolt above the
portal is built with wedge-shaped stones. The attic
is a beautiful structure of diamond-shaped blocks
that lean on brick arches.
Della struttura originaria dell’abbazia di San Salvatore in Agna, risalente al X secolo, è assolutamente
da visitare la notevole cripta absidata, consegnata ai
giorni nostri pressoché intatta: un intrico di colonne
che sorreggono la bassa volta a crociera, sovrastate da
splendidi capitelli in pietra scolpiti con figurette e decorazioni a motivi vegetali, tipiche del periodo, conferisce al sotterraneo un’atmosfera suggestiva e fuori
dal tempo.
Of the original structure of the abbey of San
Salvatore in Agna (that dates back to the
tenth century) you can still clearly see the
apsidal crypt, kept intact to the present day:
a maze of columns that support the low vault,
topped by beautiful stone capitals carved with
figurines and vegetal decorational motifs,
typical of the period, that give the crypt an
evocative and timeless charm.
Uno scorcio della cripta di San Salvatore in Agna
The ancient crypt of San Salvatore in Agna
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MONTALE
il suo territorio
San Martino a Fognano
e la fontana di
Ardengo Soffici
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Riportata negli elenchi delle decime del XIII secolo
come dipendente dalla pieve di Villiano (l’attuale San
Giovanni Evangelista), la chiesa parrocchiale di San
Martino a Fognano, prima frazione di Montale lungo
la strada che si incammina verso la montagna, è documentata fin dalla fine del X secolo, e costantemente
segnalata nei verbali delle visite pastorali a partire dal
1372. Si ritiene che essa, nei primi anni, potesse essere
un piccolo ospizio voluto dai monaci vallombrosani
della Badia a Taona, che erano soliti sostare a Fognano, tappa obbligata del percorso che consentiva loro
di scendere a valle. Della chiesa romanica non restano
tracce visibili, fatta eccezione per una lunetta in pietra aperta sul lato meridionale della torre campanaria,
rialzata e parzialmente modificata a metà del Settecento: è a quel periodo che appartengono le profonde
trasformazioni in stile tardo-barocco che definiscono
l’attuale fisionomia della chiesa e del suo ammirevole
portico decorato.
Sulla piccola piazza a monte di San Martino si affaccia un originale tabernacolo-fontana ornato da una
pittura murale realizzata nel 1934 dal pittore Ardengo Soffici (1879-1964); il soggetto del dipinto, ideale
omaggio alle atmosfere giottesche, è un episodio della
vita di San Francesco, raffigurato nell’atto miracoloso di far sgorgare acqua da una roccia. Concepito nei
primi anni Trenta su invito del podestà comunale di
Montale, che aveva espresso la volontà di lasciare una
traccia d’arte per salutare l’apertura della fontana pubblica di Fognano, appena raggiunta dall’acquedotto,
l’affresco marca l’ultimo esperimento dell’artista sulla direzione della pittura murale, e costituisce anche
l’unica commissione pubblica da lui realizzata. Per i
dodici giorni necessari alla sua realizzazione, Soffici
ebbe come assistenti i giovani Quinto Martini e Leonetto Tintori; assai laborioso fu il processo che portò
all’opera finita, di cui esistono sei cartoni preparatori
a grandezza naturale. Si tratta di una testimonianza
anomala e appassionata dell’arte di Soffici, da lui condotta “per solo amore al popolo e all’arte”, come resta
inciso sulla lapide posta sotto la tettoia dell’edicola.
The church of San
Martino in Fognano and the
fountain by Ardengo Soffici
According to the lists of tithes of the thirteenth
century San Martino in Fognano depended
on the parish of Villiano, now San Giovanni
Evangelista. It is the first hamlet of Montale that you encounter going up towards the
mountains. Official documents go way back
to the end of tenth century, the village is
frequently present in the lists of pastoral visits
since 1372.
It is presumed that it was originally a small
hospice built by the vallumbrosan monks of
Badia a Taona who usually stopped in Fognano
during their descent downhill. There is no sign
of the ancient Romanesque architecture, except
for the transom window on the south side of
the belfry, that was increased in height and
partially altered in the mid-eighteenth century.
It is exactly in this century that the church
underwent the radical Late Baroque renewal
that now defines its structure and its finely
decorated porch.
An odd little fountain/tabernacle faces the
small square above San Martino. It is decorated
with a mural that was painted 1934 by the
artist Ardengo Soffici (1879-1964). The
subject of the painting, clear tribute to Giotto,
is an episode in the life of San Francesco,
depicted while he is working a miracle, making
water flow from a rock. This work of art was
commissioned by the mayor of Montale, who
had expressed his desire to create a trail of art
that would accompany the opening of the public
fountain of Fognano. The painting is one of
Ardengo Soffici’s last experiments on mural
painting and it is also the only public commission that he ever accepted. It took twelve days to
realize it and the artist was assisted by Quinto
Martini and Leonetto Tintori. The process was
long and quite difficult, as it produced six preparatory sketches that to this day are very well
preserved. This is an unusual and passionate
testimony of Soffici’s art. He created “only for
the love of people and art”, as is engraved on
the plaque placed on the roof of the tabernacle.
Chiesa di San Martino, Fognano
Church of San Martino, Fognano
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MONTALE
Villa Smilea,
la biblioteca e
il Centro culturale
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L’elemento più riconoscibile, immediatamente emblematico del territorio montalese, è senza dubbio
l’imponente complesso della villa Smilea, cui si accede da via Garibaldi, quasi richiamati dalle possenti
torri merlate che ne delimitano il perimetro. L’attuale
aspetto della villa è stato plasmato nel XV secolo su
ispirazione, forse, di Michelozzo (la qual cosa rende
la Smilea assimilabile alla villa medicea di Cafaggiolo), ma il nome della struttura ne tradisce le ancor
più lontane radici: pare che “Smilea” derivi infatti
dalla locuzione latina sex milia, “sei miglia”, ossia la
distanza che separava l’edificio dal centro della città
di Pistoia. Prima fortilizio, quindi residenza signorile,
poi azienda agricola e oggi attivissimo Centro culturale polivalente, la Smilea assume in sé l’ideale senso
del cambiamento. Dal Trecento risulta appannaggio
della famiglia dei Panciatichi, ma già nel Cinquecento
la proprietà era passata ai rivali Cancellieri, all’epoca
allineati con la Repubblica di Firenze, che manteneva
il controllo del territorio. Al deteriorarsi dei rapporti
tra fiorentini e Cancellieri, tuttavia, la villa fu sottoposta a confisca e acquistata – siamo nel 1612 – dal
marchese fiorentino Francesco di Piero Covoni, i cui
familiari si premurarono di trasformarla in fattoria,
ampliandola con un secondo corpo di fabbrica. Nel
2003, in seguito a vari avvicendamenti di proprietà
occorsi nei decenni, il Comune di Montale ha acquistato il complesso, mettendo immediatamente in atto
un ambizioso progetto di riqualificazione architettonica e funzionale dei suoi spazi, che finalmente sono
stati riaperti a piena fruibilità pubblica. Sulla corte
interna, punteggiata dalle sculture di Jorio Vivarelli
(1922-2008), si affaccia la nuova biblioteca comunale,
mentre le sale del piano nobile, decorate con pregevoli vedute neoclassiche, ospitano regolarmente esposizioni, incontri, concerti, conferenze; alcune delle sale
sono state quindi destinate ad accogliere una mostra
permanente di sculture, gessi e mosaici realizzati dallo
stesso Vivarelli, cittadino illustre di Montale che riceve un degno tributo dalla città e dai suoi abitanti.
il suo territorio
Villa Smilea, the
public library and
the Culture centre
The most recognizable and emblematic
element of the Montale area is without doubt
the impressive Villa Smilea that rises with its
crenellated towers on the Via Garibaldi. The
current appearance of the Villa is a fifteenth
century construction inspired, maybe, by
Michelozzo (this makes it comparable to the
Medici Villa of Cafaggiolo), but the name
betrays its ancient origins: it seems that “Smilea” derives from the Latin phrase “Sex Milia”
(Six Miles), the distance between the building
and the center of the city. At first it was a
fortress, then it became a noble residence and
today it is a multipurpose cultural center: Villa Smilea is the ideal representative of change.
From the fourteenth century the villa belonged to the Panciatichi family, but already in
the sixteenth century the property passed to
the rival Cancellieri family. At that time,
the Cancellieri formed an alliance with the
Republic of Florence, who retained control
of the territory. When the relation between Florence and the Cancellieri started to
deteriorate, the Villa was confiscated and
purchased in 1612 by the Florentine Marquis
Francesco di Piero Covoni. His family had
it transformed into a farm and expanded it
with a second building. In 2003, after several
changes of property, the City of Montale
bought the complex and immediately began
working on the ambitious redevelopment of
its architectural and functional spaces. The
building has been reopened to full public
accessibility. The inner courtyard, decorated
by sculptures of Jorio Vivarelli (1922-2008)
faces the new library, while the main floor
rooms, decorated with fine neoclassical views,
regularly hold exhibitions, meetings, concerts
and conferences. Some of the rooms have
been designed to accommodate a permanent
exhibition of sculptures, mosaics and plaster
figures of the Jorio Vivarelli collection. It is a
worthy tribute of Montale to one of its most
illustrious citizens.
In alto: il cortile e il pozzo di Villa Smilea, Montale
Above: the courtyard and the well in the back of Villa Smilea, Montale
In basso: una delle sale affrescate della villa
Below: frescoes on the walls in the interiors of Villa Smilea
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MONTALE
Villa Colle Alberto
e le altre architetture
del territorio
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Fin dal XIX secolo i documenti montalesi testimoniano l’eccezionale presenza sul territorio di ville, fattorie e tenute nobiliari: oltre alla Smilea, si fa sovente
riferimento a villa Scarfantoni, villa Palandri, Mangoni,
Baldi, Guicciardini e altre ancora. Tra le più significative non si può non far menzione della villa Colle
Alberto, adagiata sul colle a monte di via Risorgimento, che dal capoluogo risale verso Fognano: edificata
all’inizio del Seicento per volontà del conte Alberto
Bardi, e rimaneggiata nel secolo successivo su progetto
dell’architetto Gherardo Silvani, fu acquistata nel 1810
dai Guicciardini di Firenze, che realizzarono la scalinata e il portale della facciata nord. Colle Alberto è oggi
proprietà dell’Arciconfraternita della Misericordia di
Pistoia che, su lascito del cavalier Clemente Rospigliosi,
ne impiega gli spazi con attività culturali e sociali. L’edificio si sviluppa su tre piani: grazioso il piano nobile,
riccamente decorato con figure allegoriche e vedute naturalistiche. Tra gli annessi della tenuta, a breve distanza dalla struttura principale della villa, merita soffermarsi sulla piccola chiesa di Santa Cristina, fondata
in epoca medievale (ne sono testimonianza l’abside e il
trecentesco affresco visibile sulla parete destra) e rilanciata a metà del Settecento, allorquando l’arcivescovo
di Firenze attestò l’autenticità della reliquia della santa
ivi conservata, un frammento osseo riposto ancor oggi
in una teca di bronzo dorato. Da via Giuseppe Giusti,
attraversato il piccolo ponte sul torrente Settola, si raggiunge invece la sobria struttura della villa di Malcalo, abitazione del novelliere Gherardo Nerucci e, negli
anni della sua permanenza, sede della scuola rurale da
lui stesso istituita. Spostandosi dalla Smilea verso la
stazione ferroviaria di Montale-Agliana, lungo via Garibaldi, è impossibile non notare poi la curiosa doppia
torre circolare di villa Bastogi, anche detta “Jandaia”,
eclettica costruzione in laterizio che, in epoche recenti,
è stata sede designata per laboratori d’arte contemporanea, nonché studio dell’artista Tosco Andreini, che
dal 2001 si è occupato del recupero della “Torre Rossa”
posta sul lato settentrionale del complesso.
il suo territorio
Villa Colle Alberto
and other
fine buildings
Since the nineteenth century official documents
testify the exceptional presence in the Montale area
of villas, farms and noble estates. In addition to
the Villa Smilea, there are also Villa Scarfantoni,
Villa Palandri, Villa Mangoni, Villa Baldi, Villa
Guicciardini and many others. One of the most
important is Villa Colle Alberto, perched on the
hill on top of Via Risorgimento, going up towards
Fognano. Built in the early seventeenth century
under orders of Count Alberto Bardi and renovated in the next century by architect Gherardo
Silvani, it was purchased in 1810 by the Florentine Guicciardini family. They had the staircase and
the portal on the north façade built. Colle Alberto
is now owned by the Confraternity of Pistoia
which respects the last will of Chevalier Clemente
Rospigliosi’s legacy and organizes cultural and
social activities in the Villas spaces.
The building has three floors: the noble floor is
richly decorated with allegorical figures, views of
nature and geometric motifs. Among the annexed
buildings of the estate, a short distance from
the main house of the villa, the little church of
Santa Cristina is worth a visit. It was founded in
medieval times (proven by the fourteenth-century
fresco in the apse and visible on the right wall) and
restored in the mid-eighteenth century, when the
archbishop of Florence testified the authenticity of
the holy relic kept there: a bone fragment placed
today in a showcase of gilded bronze. From Via
Giuseppe Verdi, cross the little bridge that goes over
the River Settola. You will reach the simple structure of Villa Malcalo, home of the unforgettable
novelist Gherardo Nerucci (1828-1906) where he
also founded a school. Going from the Villa Smilea
towards the Station of Montale-Agliana, going
along Via Garibaldi you will notice the double circular tower of Villa Bastogi, also called “Jandaia”,
an eclectic brick building that has been recently
designed to host contemporary art laboratories.
Since 2001, artist Tosco Andreini has his studio
here and has been engaged in the restoration of the
“Torre Rossa” (trans: Red Tower) in the northern
side of the complex.
La torre circolare di villa Bastogi, Montale
The circular tower of Villa Bastogi, Montale
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MONTALE
Montale Alto,
il Parco dell’Aringhese,
Stazione
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Su un colle innalzato alle spalle dell’abitato cittadino
è adagiata la frazione di Montale Alto, oggi piccolo
borgo rurale dal quale si può apprezzare un magnifico
panorama dei dintorni: se il cielo è limpido, gettando
lo sguardo attraverso la pianura si riescono a distinguere la rocca di Montemurlo, le architetture della vicina
Pistoia e addirittura il cupolone di Santa Maria del
Fiore e il campanile di Giotto a Firenze. Si raggiunge
Montale Alto dalla via Provinciale montalese, imboccando via Eugenio Montale all’altezza del cimitero,
oppure a monte di piazza Matteotti, passando per via
Crispi. Dell’antico castello difensivo poco o nulla si
è conservato; resta in parte visibile, pur riconvertito
in abitazione, il palazzo del Podestà, affacciato su una
piazzetta caratterizzata da due piccole edicole votive:
sulle sue pareti si possono osservare stemmi e lapidi secenteschi, mentre nell’atrio è ancora visibile un antico
affresco di una Madonna con Bambino. Scendendo da
Montale Alto lungo il versante di via Pasolini si incontra il giardino comunale detto “Parco dell’Aringhese”,
che si sviluppa lungo un declivio dominato da una stele
in memoria dei caduti delle due guerre e circondato da
vegetazione boscosa: un ideale anfiteatro naturale immerso nel silenzio, in passato luogo votato a iniziative
musicali e culturali, e oggi al centro di un programma di
interventi di riqualificazione che porteranno in breve a
una sua rinnovata fruibilità. Tornati sulla via Provinciale montalese e imboccata via Garibaldi ci si dirige verso la frazione di Stazione, area residenziale sparsa sulla
pianura all’allacciamento con il comune di Agliana,
separato da Montale dal corso della ferrovia. Lungo la
strada, nei pressi dell’incrocio con via Tobagi, si incontra l’ariosa tenuta della Selva Vecchia, storica proprietà
della famiglia Sozzifanti annunciata da un lungo viale
alberato. Percorrendo via Pacinotti attraverso campi e
antichi poderi, in cui la vegetazione autoctona si mescola curiosamente con le palme e le specie esotiche
coltivate nei vivai, ci si imbatte nella moderna chiesa
parrocchiale di San Giacomo, istituita nel 1981 nel
quadro di una riforma promossa dal vescovo di Pistoia
Mario Longo Dorni.
il suo territorio
Montale Alto,
Aringhese park, Stazione
Erected on a hill behind the town lies the town
fraction of Montale Alto, today a small rural village from which you can enjoy a magnificent view
of the surroundings. If the sky is clear, it is possible
to see the fortress of Montemurlo, the architecture
of the nearby Pistoia, and even the dome of Santa
Maria del Fiore and Giotto’s bell tower in Florence. Montale Alto can be easily reached taking
the provincial road from Montale, heading down
Via Eugenio Montale once you reach the cemetary.
You can also pass through the Piazza Matteotti,
entering dia Crispi. Not much of the ancient defensive castle has been preserved. Some remains are
partially visible, even though it has been converted
into a home, the “Palazzo del Podestà”. It overlooks
a square with two small votive tabernacles. The
walls are decorated with seventeenth-century crests
while in the atrium you can still see an ancient
fresco of the Madonna and Child.
Descending from Montale Alto from Via Pasolini,
you will meet the public park called “Parco dell’Aringhese”. The park is dominated do by a monument in memory of the fallen soldiers of the two
world wars and is surrounded by woods. It is a perfect natural amphitheater immersed in silence. In
the past it has hosted musical and cultural events
and today it is part of a redevelopment program
that will value its features and will soon reopen
it to the public. Back on the provincial road take
Via Garibaldi and head towards the village of
Stazione. It is a residential area that spreads over
the plain and connects with the town of Agliana,
which is separated from Montale by the course of
the railway. Along the way, near the junction with
Via Tobagi, you will meet the breezy keeping of the
“Selva Vecchia” (trans “Old Forest”), a historic
property of the Sozzifanti family faced by a long
avenue of trees. Following Via Pacinotti through
fields and old farms, where native vegetation is
mixed oddly with palm trees and exotic species
grown in greenhouses, you come across the modern
parish of San Giacomo, founded in 1981 as
part of a reform promoted by the bishop of Pistoia
Mario Longo Dorni.
In alto: veduta da Montale Alto
Above: sight from Montale Alto
In basso: il monumento ai caduti nel parco dell’Aringhese
Below: the monument in memory of the fallen soldiers in the Aringhese park
31
MONTALE
Fognano
e Striglianella
15
7
21
7
32
Frazione abitata oggi da un migliaio di persone, Fognano è adagiata su una collina ai piedi dell’Appennino, immersa in vigneti e oliveti; la si raggiunge
da Montale percorrendo via Gramsci e facendosi
strada lungo la bella fascia di verde che cinge l’abitato del capoluogo. Menzionato sin dall’anno 984,
il borgo è intriso di storia e tradizioni; tra queste
non si può non menzionare l’inossidabile Corpo
musicale “Verdi”, fondato nel 1885 con il nome di
Società filarmonica fognanese e oggi una delle istituzioni bandistiche popolari più antiche d’Italia.
Restano incerte ancor oggi le radici del toponimo
“Fognano”, che secondo alcune interpretazioni può
far riferimento al “fogno”, che in vernacolo pistoiese indica un forte vento portatore di nevischio,
oppure a una contrazione della locuzione latina
“Fundus Agnanus”. È un fatto, invece, che Fognano
sia il luogo natale dello scultore Jorio Vivarelli, autore delle suggestive opere che definiscono il locale
parco pubblico monumentale, costruito intorno
a una grande installazione scultorea completata dal
maestro nel 1985, Il sacrificio: una morte per una
vita. L’opera coincide infatti con il primo capitolo
di un corpus di sette sculture appartenenti al ciclo
detto Le pietre dei saggi, riflessione appassionata
sulla possibilità di una umanità “nuova”, in grado di
incidere sul mondo con valori finalmente positivi.
Proseguendo sulla via principale in direzione di
Tobbiana, e imboccando, a destra, la stretta strada
panoramica che costeggia il monte, si raggiunge la
minuscola frazione di Striglianella, annunciata da
uno splendido laghetto attrezzato per la pesca sportiva e da una serie di cascatelle sul corso del torrente Agna. In paese spicca la chiesetta di San Pietro,
edificata nel 1914 e restaurata negli anni SessantaSettanta; sulla parete esterna destra si legge ancora
la scritta “Scuola comunale”, che nel corso del Novecento, prima che la popolazione del paese cominciasse a spostarsi verso Montale o Montemurlo, era
arrivata ad accogliere ben cinque classi di bambini.
il suo territorio
Fognano
and Striglianella
Village inhabited today by about a thousand
people, Fognano lies on the foothills of the Apennines, surrounded by vineyards and olive groves.
It can be reached by following Via Gramsci
from Montale and passing the through the
beautiful green belt that surrounds the town.
Present in the records since the year 984, the
village breathes history and traditions. One of
these traditions that can not remain unmentioned is the evergreen Concert Band “Verdi”,
founded in 1885 with the name of Società
Filarmonica fognanese (Trans: Philharmonic
Society of Fognano) and now one of the most
ancient popular orchestras in Italy. To this day
the origins of the name “Fognano” remains
uncertain; according to some interpretations it
may refer to the “fogno”, which in the vernacular of Pistoia indicates a strong wind bearer
of freezing rain, or a contraction of the Latin
phrase “Fundus Agnanus”. However, Fognano
is the birthplace of the sculptor Jorio Vivarelli,
author of the impressive works that animate the
monumental public park, built around a large
sculptural installation completed by the artist in
1985: The sacrifice: death for a life. The work
coincides with the first chapter of a body of seven
sculptures belonging to the series The Stones
of the Wise Men, passionate reflection on the
possibility of a new humanity, which can eventually change the world with positive values.
Heading to Tobbiana and going down the
narrow panoramic route along the hill on
your right, you will reach the tiny village of
Striglianella. On your way there you will see
a beautiful lake equipped with fishing facilities
and little waterfalls that bubble down the Agna
torrent. In the village you will find the church
of San Pietro, built in 1914 and restored in the
seventies. On the right wall of the building you
can still read the words “Scuola comunale” (local school) which during the twentieth century,
before the villages population began to move to
Montale and Montemurlo, had come to contain
as many as five classes of children.
In alto: la piccola chiesa di San Pietro a Striglianella
Above: the small church of San Pietro in Striglianella
In basso: l’affresco di Ardengo Soffici nel tabernacolo della piazza di Fognano
Below: the fresco painting by Ardengo Soffici on the walls of the Fognano tabernacle
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MONTALE
Tobbiana e la Cascina
di Spedaletto
16
7
18
7
34
Le radici di Tobbiana, la più elevata delle frazioni del
Comune di Montale, affondano nel periodo longobardo, all’epoca delle riforme promulgate dall’imperatore
Ottone III, e si sviluppano verso il XII secolo come
dominio feudale dei vescovi pistoiesi, cui il borgo venne assegnato per ordine di Federico Barbarossa. Tobbiana – da non equivocare con l’omonima frazione in
provincia di Prato – è oggi ideale base per escursioni
e passeggiate verso la montagna, ma non mancano, tra
le pieghe delle sue vie, motivi di interesse che rendono
una visita assolutamente consigliata, a cominciare dalla
chiesa di San Michele Arcangelo, alla sommità di
uno splendido punto panoramico. La struttura a navata unica tramandata ai giorni nostri risale al XVIII
secolo, pur edificata, come consuetudine, su basi di
impianto romanico: poco si è conservato degli interni
originari, ad esclusione degli altari laterali (l’uno dedicato a San Luigi, l’altro intitolato alla Madonna del Rosario e completato da un affresco del 1888) e dell’altar
maggiore, risalente al 1752: una serie di interventi di
manutenzione condotti negli anni ‘60 e ‘70 del Novecento hanno inciso profondamente sull’atmosfera della
chiesa. Alla sua sinistra sorge la coeva compagnia del
SS. Sacramento, recentemente restaurata e oggi sede
di esposizioni d’arte. Riscendendo dalla piazzetta della
chiesa merita soffermarsi sul moderno monumento ai
carbonai, opera di Alfo Signorini, e sulla casa natale di
Atto Vannucci, ricordato da una lapide ivi collocata nel
2010, in occasione del bicentenario della nascita del patriota. Una giornata assolata è l’ideale per raggiungere
la quiete della Cascina di Spedaletto, al confine con
il territorio comunale di Cantagallo. Qui, in occasione
della festa di Sant’Anna, il 26 luglio, gli abitanti delle
quattro valli confinanti (della Bure, dell’Agna, del Bisenzio e delle Limentre) si incontravano per scambiarsi
notizie, mentre i cantastorie intrattenevano i presenti
con versi in ottava rima. L’evocativa foresta dell’Acquerino e l’agriturismo oggi ospitato nella Cascina lo rendono il luogo perfetto per regalarsi qualche ora di relax,
o per ripercorrere idealmente gli antichi percorsi della
transumanza delle greggi.
il suo territorio
Tobbiana and Cascina
di Spedaletto
The origins of Tobbiana, the higher of the surroundings of the town of Montale, can be retraced
in the Lombard period, at the time of the reforms
enacted by Emperor Otto III. Around the XII
century it was a feudal domain of the Pistoia’s
bishops, to whom the village was assigned to by
order of Frederick Barbarossa. Tobbiana – not to
be mistaken with the homonymous village in the
province of Prato – is an ideal starting point for
excursions and walks in the mountains. A visit to
Tobbiana is also recommended because of its many
interesting features, such as the church of San Michele Arcangelo, that offers a wonderful view from
the height of its position. The one-nave structure
goes way back to the eighteenth century, built on a
Romanesque basis. Little has been preserved of the
original interior elements, with the exception of
the side altars (one dedicated to St. Louis and the
other to the Madonna of the Rosary and decorated
with a fresco of 1888) and the high altar that
dates back to 1752. The extreme maintenance
work undertaken in the 60s and 70s have had a
profound effect on the atmosphere of the church.
On its left there is the coeval Company of the Blessed Sacrament, it has been recently restored and
now houses art exhibitions. Leaving the church
square you can see the modern monument by Alfo
Signorini that commemorates the charcoal burners
and the birthouse of Atto Vannucci, marked by a
plaque that was set here to celebrate the two hundred years since his birth. A clear and sunny day is
ideal for a peaceful visit to Spedaletto, bordering
the municipality of Cantagallo. Here, on the feast
of St. Anne, July 26, residents of the four neighboring valleys (of the Bure, the Agna, the Bisenzio
and the Limentra) used to meet to exchange news
and to stay cool, while the storytellers entertained
the audience with the verses in “Ottava Rima”.
The vegetation of the striking Acquerino forest
and the agritourist farm make it the perfect place
to relax, or to spiritually follow the ancient paths
of transhumance, which every year brought to the
shepherds and their flocks up and down and back
again, following the rhythms of nature and of the
seasons.
In alto: chiesa di San Michele Arcangelo, Tobbiana
Above: church of San Michele Arcangelo in Tobbiana
In basso: il tabernacolo della Madonna del Rosario, Tobbiana
Below: the Madonna of the Rosary tabernacle in Tobbiana
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MONTALE
I tabernacoli del
territorio montalese
87
97
17
7
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Si contano a decine le immagini sacre che, disposte
in tabernacoli, edicole, nicchie, adornano ancora
oggi il paesaggio montalese come trame di una geografia sparsa cui sia stata delegata la funzione di
proteggere il popolo, le abitazioni, i campi, i boschi
e il raccolto. Ne segnaliamo qui alcune particolarmente meritevoli di una visita. Un’interessante
rappresentazione della Vergine, pur versante oggi
in un precario stato di conservazione, può essere
ammirata recandosi in località Fangaccio (in via
dell’Oste, non distante dal complesso di villa Smilea). Qui ci si imbatte in un imponente tabernacolo
in pietra e mattoni, un tempo meta delle processioni di Sant’Agata e di San Marco, cui l’edicola è
intitolata. L’affresco sei-settecentesco dipinto nella
nicchia raffigura la Madonna col Bambino e i santi Biagio, Giovanni Battista e Antonio abate, tutti
storicamente venerati dalla popolazione di Montale. Per via del soggetto di questa decorazione, il
tabernacolo è conosciuto anche come “Vergine del
Fangaccio” o “Madonna del latte”: quest’ultimo
appellativo deriva dall’usanza che, nei secoli scorsi, portava le puerpere a raccogliersi in preghiera
al tabernacolo per implorare alla Vergine il dono e
il mantenimento del latte materno. Menzioniamo
quindi una singolare edicola in via Croce di Vizzano, in località Canneto: decorata con un affresco
attribuito al pittore Fabio Casanova, attivo a Montale nei primi anni del Novecento, la nicchia conserva una rarissima raffigurazione di San Vincenzo
Ferreri, infaticabile predicatore domenicano nato
in Spagna a metà del Trecento. In località I Menchi, a Tobbiana, sorge invece una piccola Madonna
del Rosario in maiolica policroma, di manifattura
Ginori, realizzata nella prima metà del XIX secolo.
La figura intera di Maria sorregge il Bambino con la
mano sinistra e la corona del rosario con la destra. Il
culto della Vergine del Rosario rivestiva una importanza cruciale per i fedeli di Tobbiana, tanto che
nella sola frazione rimangono ben sei tabernacoli
centrati su questo tipo di rappresentazione.
il suo territorio
The tabernacles on
the Montale territory
There are many sacred images placed in
shrines and niches scattered about the
landscape of Montale like a web of sacred
guardians meant to protect people, homes,
fields, forests and the harvest. Here we will
point out some that are particularly worth
a visit. An interesting representation of the
Virgin Mary, in spite of its poor condition,
can be seen on the way to Fangaccio (in Via
dell’Oste, not far from the Villa Smilea).
Here we can admire an impressive brick and
stone tabernacle, once the destination of the
procession of Sant’A gata and San Marco, to
whom the shrine is dedicated. The seveneighteenth century fresco painted in the
niche shows the Madonna and Child with
Saint Biagio, Saint John the Baptist and
Saint Anthony, all historically worshiped
by the people of Montale. Because of the
subject of this decoration, the tabernacle
is also known as “Virgin of Fangaccio” or
“Madonna of the milk”. The latter name
derives from the custom which, in centuries
past, led the mothers to gather in front of
the tabernacle to pray for the abundance of
maternal milk. There is a small tabernacle
in Via Croce di Vizzano, in the village of
Canneto, decorated with a fresco by the painter Fabio Casanova, active in Montale in the
early twentieth century. The niche contains
an extremely rare depiction of St. Vincent
Ferrer, a tireless Dominican preacher born
in Spain in the mid-fourteenth century. In
the village of I Menchi, in Tobbiana, there is
a small polychrome majolica that represents
the Madonna of the Rosary, fabricated in
the early nineteenth century by the famous
Ginori porcelain manufactory. Mary holds
the child with her left hand and the rosary
in her right hand. The cult of the Virgin
of the Rosary is of crucial importance for
the people of Tobbiana: just in this village
there are six shrines centered on this type of
depiction.
Particolare della “Vergine del Fangaccio”, Montale
Detail of the “Vergine del Fangaccio”, Montale
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MONTALE
itinerari a piedi e in bicicletta
Itinerari a piedi
e in bicicletta
Le colline e i boschi di Montale costituiscono l’ambiente ideale per escursioni a piedi o in bicicletta, motivo di
soddisfazione tanto per esperti di trekking quanto per
chi semplicemente voglia concedersi una passeggiata a
contatto con la natura. Suggeriamo di seguito alcuni dei
possibili itinerari percorribili sui sentieri del montalese.
Itineraries by foot
or by bike
The hills and forests of Montale are ideal for
excursions by foot or by bike for hiking experts
or for who simply wants to enjoy a nice walk
and connect with nature. We suggest a few
possible itineraries on the paths in the Montale area.
Itinerario della memoria I:
Passo degli Acandoli
– Casa Rosa
Itinerario dell’acqua:
Striglianella
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Water Route:
Striglianella
A piedi e in bicicletta, circa 3 km, facile, su strada asfaltata
Walking, cycling, about 3 miles, easy, paved road
Raggiunto in auto il bivio per Striglianella, sulla strada per Tobbiana, si prosegue a piedi lungo la stretta
strada asfaltata che costeggia campi e oliveti e attraversa il torrente Agna, scandito da piccoli salti d’acqua
e ponticelli. Passato il mulino Matteoni, si prosegue
fino a incontrare, sulla destra, un monumento eretto
in memoria di cinque innocenti trucidati nel corso
di una rappresaglia tedesca. Sempre sul lato destro si
incontra il “Lago dei lupi”, laghetto artificiale per la
pesca sportiva, e si sale fino a raggiungere l’abitato di
Striglianella, a circa 1,5 chilometri dal punto di partenza. Unica testimonianza dell’antico borgo, quasi
completamente distrutto durante la Seconda guerra,
è la chiesetta di San Pietro, da cui si gode di una splendida vista sulla valle dell’Agna.
Once you have reached the junction for Striglianella by car, on the way to Tobbiana, you continue
by foot along the narrow paved road that runs
along fields and olive groves and crosses the river
Agna, punctuated by little waterfalls and bridges.
Once you have passed the Matteoni mill, continue
until you meet, on your right, a monument built
in memory of the five innocent people killed during
a German retaliation. Always on your right you
will see the “Lago dei Lupi” (Wolves Lake), an artificial lake for sportfishing. There is a slight climb
to reach the village of Striglianella, at about 1,5
Kilometers from the starting point. The Church
of San Pietro is the only remain of the ancient
settlement, almost entirely destroyed during the
second world war. It offers a wonderful view of the
Agna valley.
Memory Route I: Passo
degli Acandoli - Casa Rosa
A piedi e in mountain bike, circa 6km, facile, su strada
sterrata
On foot or by mountain bike, 6km, easy, dirt
road
Il percorso tocca alcuni dei punti strategici della Linea
gotica, lungo cui correva il fronte italiano durante le
ultime fasi della Seconda guerra. Il punto di partenza
è il monumento a Imo e Luigi Biancalani (assassinati in una rappresaglia nazista), raggiungibile in auto
proseguendo circa 6 km oltre Tobbiana e seguendo le
indicazioni poste al bivio sulla destra. Da qui (820m
di quota) parte la strada sterrata; seguendola ci si inoltra in una suggestiva abetaia, si supera una sorgente a
sinistra e si raggiunge la radura erbosa del Pian degli
Acandoli (840m), punto di raccordo tra la vallata
dell’Agna e quella del Bisenzio. Qui, una stele ricorda il sacrificio di un gruppo partigiano. Rientrati sulla
strada principale, si svolta a sinistra imboccando una
mulattiera costeggiata da felci che scorre di fianco a
un’abetaia. La via procede in falso piano accompagnata da una splendida vegetazione di abeti, faggi, pini,
ginestre e robinie, e raggiunge finalmente la villa di
Palure, conosciuta come “Casa rosa” (724m). Si procede lungo il viale alberato (è il sentiero n. 18 del Club
alpino italiano, marcato da segnali bianchi e rossi)
fino alla strada asfaltata; da qui, risalendo verso destra,
si torna in breve al punto di partenza.
The route touches some of the strategic points of
the Gothic Line, which ran along the Italian
front during the latter stages of the World War II.
The starting point is the monument in memory
of Imo and Luigi Biancalani (murdered in
a Nazi retaliation), which can be reached by
car at 6 km after Tobbiana and following the
directions at the crossroads on the right. From
here (820m above sea level) there is a dirt road
that leads into a striking spruce forest. Past a
spring on the left, you reach the grassy clearing of
the Pian degli Acandoli (840m above sea level),
where the rivers Agna and Bisenzio meet. Here,
a stone commemorates the sacrifice of a group of
partisans. Back on the main road, turn left onto
a trail lined with ferns. The path is mostly flat
and framed with a beautiful array of firs, beech
trees, pine trees and acacias. You finally reach
the Villa of Palure, known as the “Casa Rosa”
(Trans: “The Pink House”), 725m above sea
level. Continue down the avenue lined with trees
(n° 18 of the CAI - Italian Alpine Club, follow
the white and red marks) till you reach the paved
road. Going up on your right, you will soon reach
the point of departure.
39
MONTALE
itinerari a piedi e in bicicletta
Itinerario della memoria II:
Il Pianaccio –
La Cannicciaia
A piedi e in mountain bike, ca. 12km a/r, facile, su strada sterrata
Walking and mountain biking, approx. 12km
round trip, easy, on a dirt road
Si parte dalla centrale piazza Matteotti a Montale.
Imboccata via f.lli Masini, si svolta a sinistra in via
XX Settembre e si prosegue in salita in via Maone e
Casello, seguendo le indicazioni per l’agriturismo “Il
Pianaccio”. L’asfalto cede il passo a una strada sterrata,
immersa nel verde e affacciata su uno splendido panorama su Pistoia e Firenze; si prosegue in salita fino
all’incrocio con la strada principale, e si svolta a destra
nei paraggi di un tabernacolo. Si seguono i tornanti
raggiungendo gli edifici diroccati detti “Il Casello” e
“Casa Vacchereccia”, fino a una grande abetaia; da qui,
sulla sinistra, il cammino si conclude alla cosiddetta
“Cannicciaia di Villa Rossa”, un antico seccatoio di castagne restaurato nel 2008 e proclamato monumento
nazionale, in memoria dell’eccidio di 11 civili che lì
ebbe luogo il 14 luglio del 1944.
The itinerary starts in Piazza Matteotti in Montale. Taking Via F.lli Masini, turn left on Via
XX Settembre and continue uphill Via Maone
and Casello, following indications for the farm
“Il Pianaccio”. The asphalt gives way to a dirt
road, surrounded by greenery and overlooking
a beautiful view of Florence and Pistoia. Go
uphill to the junction with the main road and
turn right when you see a tabernacle. Following
the curvy road you will reach the ruins of the
buldings called “Il Casello” and “Casa Vacchereccia”, up to a big spruce forest. From here, on the
left, the path ends at the so-called “Cannicciaia
di Villa Rossa”, an old chestnut drying room
restored in 2008 and proclaimed a national
monument in memory of murder of 11 civilians
that took place there on July 14, 1944.
Itinerario dei carbonai:
Le Pracchie – Casa Rosa –
San Poteto – Le Pracchie
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Memory Route II:
Il Pianaccio La Cannicciaia
The Charcoal Route:
Le Pracchie - Casa Rosa San Poteto - Le Pracchie
A piedi, ca. 4 ore, media difficoltà
On foot, approx. 4 hours, medium difficulty
L’escursione parte da località Pracchie, a breve distanza da Tobbiana: in prossimità del cascinale di Sorboli
si lascia l’auto e si imbocca il sentiero n. 18 del Cai,
si attraversa un castagneto e risale la ripida valle del
torrente Agna degli Acquiputoli, fino a raggiungere la
Casa Rosa; da qui, tra tigli, abeti, faggi, e segni delle
antiche carbonaie, si torna sulla strada principale, si
imbocca il sentiero che ci si trova di fronte e si procede
per circa 200 metri, prendendo quindi sulla sinistra il
sentiero n. 32 del Cai. Si scende lungo il monte Perlo
fino a incrociare nuovamente la strada principale nei
pressi della casa colonica di San Poteto, e a raggiungere nuovamente il punto di partenza.
The excursion starts from the village of Pracchie,
not far away from Tobbiana. Leave the car next
to the farmhouse of Sorboli and take the path
n°18 of the CAI (Italian Alpine Club). Go
through a chestnut forest and up the steep valley
of the Agna degli Acquiputoli torrent, until you
reach Casa Rosa. From here, walking through
lime, pine and beech trees and remains of the
old charcoal kilns, you will return to the main
road. Continue for about 200 meters down the
track in front of you and on the left you will
find path n° 32. Go down Perlo hill until you
meet the main road again near the farmhouse of
San Poteto. From here you will easily reach the
starting point.
41
MONTALE
Itinerari
nel gusto
Nelle trattorie e nei ristoranti del montalese, ancora
non intaccati dal consumo turistico di massa, è possibile ritrovare ancora oggi i caratteri tipici della cucina
toscana: piatti poveri, parsimoniosi ma straordinariamente gustosi, attorno a cui si usava raccogliersi nei
giorni di festa o, semplicemente, al ritorno dal lavoro
nei campi e nei boschi.
itinerari nel gusto
Enogastronomic Tours
In the “trattorie” and restaurants of the Montalese area, still undisturbed by mass tourism,
you can still find the typical Tuscan dishes
which are made with poor ingredients but are
extremely tasty.
Sapori di Toscana
Olio e vino
Dai ricchi filari delle colline montalesi si producono
oggi Chianti DOCG, vin santo e vini a indicazione
geografica tipica come il Toscano e il Colli della Toscana centrale; un tempo i grappoli venivano raccolti
a mano, trasportati con le ceste e gettati nelle botti,
dove i ragazzi li spremevano calpestandoli con i piedi
nudi. Gli oliveti, baciati da clima ideale, costellano ancora oggi la pianura e le prime aree collinari, facendo
dell’olio extra vergine uno dei più pregiati prodotti
delle aziende agricole della zona.
42
Oil and Wine
The rich vineyards of the Montalese hills produce
Chianti DOCG, Vin Santo and traditional IGT
wines such as Toscano and Colli della Toscana
Centrale. Grapes used to be hand-picked, transported in baskets and thrown into barrels, where
young boys crushed them with their bare feet.
Olive groves kissed by the sweet climate are to this
day scattered about the plains and hilly areas of
Montale. Extra virgin olive oil is one of the finest
products of the Montale farms.
Tra le ricette tradizionali era la trippa lessa, che si
cucinava solitamente al sabato e alla domenica dopo
che il macellaio aveva lavato le interiora nell’acqua
corrente del fiume. Il giorno dopo, gli avanzi venivano recuperati, cotti in umido e uniti a pane bagnato
per comporre il carcerato, un piatto povero tipico del
pistoiese che veniva servito come una specie di zuppa e che consentiva di non lasciare che niente andasse
sprecato. La trippa alla fiorentina veniva cotta per ore
sul fuoco a carbone e preparata per essere consumata
il giorno successivo; con il sangue che veniva recuperato durante la preparazione venivano fatti i migliacci.
Nei boschi e sulle colline circostanti erano attivi poi
numerosi cacciatori di selvaggina, che se riuscivano a
fare buona caccia tornavano in paese carichi di lepri,
fagiani, tordi e altri uccelli. La lepre veniva disossata
e cucinata come farcitura per una pasta ripiena, simile
ai cannelloni. I piatti di tutti i giorni erano a base di
polenta, o erano zuppe di pane, ribollite, carne bollita
accompagnata da patate; quando ce lo si poteva permettere non era inconsueto preparare l’ottima bistecca alla fiorentina, piatto principe sulla tavola toscana.
Usanza dei contadini del territorio, per festeggiare la
fine della vendemmia, era di mangiare l’anatra, il baccalà e il tipico “sedano e ciccia”, con il vegetale utilizzato a mo’ di contorno di un piatto di carne, ricordato
ancora oggi dagli abitanti di Tobbiana in occasione
della festa che si svolge annualmente nel mese di ottobre, tanto apprezzato da suggerire anche il curioso
modo di dire “festa massiccia, sedano e ciccia...”.
A Taste of Tuscany
Among the various traditional recipes there is
boiled tripe. In the past it was usually cooked on
Saturday and Sunday after the butcher had washed the animal entrails in the water of the river
current. The next day, the leftovers were steamed
and boiled with soaked bread. The result was the
“Carcerato” (The Prisoner), a typical poor dish of
Pistoia, served as a kind of soup. This procedure
was conceived so that nothing would go to waste.
The Florentine “Trippa” (Tripe) was boiled
for hours on a charcoal fire and prepared to be
eaten the next day. The blood that was recovered
during the preparations was used to make
“migliacci”. In the woods and hills there used
to be many active hunters of game. When the
hunting season was good, they would return
to their towns with a load of hares, pheasants,
thrushes and other birds. The hare was deboned
and cooked as a filling for a kind of stuffed pasta,
similar to cannelloni. Everyday dishes were
based on polenta or were bread soups, ribollite
(boiled bread with vegetables) and boiled meat
with potatoes. When affordable, the Florentine
steak was and still is one of the main dishes of the
tuscan cuisine. To celebrate the end of harvest,
it was customary for the peasants of the area to
eat duck, cod, and the characteristic “celery and
meat”. This combination is still remembered by
the inhabitants of Tobbiana during the feast
which is held annually in October. As a matter
of fact, during the celebrations there is a funny
local saying: “festa massiccia, sedano e ciccia...”
(trans:”Grand celebration, celery and meat ...”)
43
MONTALE
Folklore
e tradizioni
Raccolto dalla passione delle associazioni, delle Pro
loco e del Comitato festeggiamenti cittadino, e ascoltato, pur declinato in forme e metodi rinnovati, anche
dalle generazioni più giovani, l’inestimabile patrimonio lasciato in eredità delle tradizioni trova negli
abitanti di Montale un eccezionale terreno di coltura:
solide usanze rinverdite nei nostri anni.
Tra autunno e primavera...
Una delle occasioni di festa più antiche, ancor oggi
osservata con cura e devozione, è la “Festa d’Ottobre”
di Tobbiana, dedicata alla Madonna del Rosario e celebrata la prima domenica del mese. La festa veniva
tradizionalmente coordinata da sei capofamiglia (i
“festarini”) che si occupavano di gestire le spese e preparare le veglie di preghiera che precedevano la messa
e la solenne processione della domenica. Questa era
aperta dal vessillo di San Michele Arcangelo e chiusa
dalla statua della Vergine, portata a spalla da quattro
uomini del paese; le insegne della Madonna venivano
sorrette, alternativamente, dalla “priora” (una ragazza
che si fosse sposata durante l’anno) e dal “priore” (un
giovane non ancora ammogliato), mentre tre anziani
conducevano il Crocifisso e tre ragazze portavano il
vessillo delle figlie di Maria. Nello stesso periodo, a
Montale, si rinnova la ventennale tradizione della “Festa d’autunno”, a base di prodotti stagionali come le
frugiate, i necci e i castagnacci, i migliacci, le zonzelle,
il vin brulé, mentre l’antica tradizione dei “focolai” di
San Giuseppe rivive ancora oggi nella frazione di Stazione, alla vigilia della festa del santo (18 marzo): sul
campo antistante la chiesa viene accatastata una gran
quantità di ramoscelli sfrondati (siamo nel periodo
della potatura delle piante) e quattro persone incappucciate le danno fuoco, idealmente scacciando l’inverno e salutando l’arrivo della bella stagione.
44
folklore e tradizioni
Folklore and Traditions
The priceless heritage of traditions and folklore
has been carefully preserved by the town associations and the city Celebrations Committee of
Montale. The ancient customs have inevitably
changed a bit throughout the years but they
are still celebrated and appreciated even by the
youngest generations.
Between Autumn and Spring...
One of the most ancient celebrations, still observed
with care and devotion, is the “Celebration of
October” in Tobbiana, dedicated to Our Lady
of the Rosary. It is celebrated on the first Sunday
of the month. The festival was traditionally
coordinated by six heads of households (the socalled “festarini”) which, together with the other
villagers, managed the costs and prepared the
prayer vigils that preceded the solemn mass and
procession on Sunday. The procession was opened
by the banner of St. Michael the Archangel and
closed by the statue of the Virgin, carried on the
shoulders of four men. The “prioress” (a girl who
had married during the year) and by the “prior”
(a young unmarried man) took turns holding the
pennants of the Madonna, while three seniors led
the Crucifix and three girls supported the banner
of the daughters of Mary. In the same period
Montale celebrates the twenty-year “Autumn
Festival”. For the occasion, you can taste seasonal
products such as “frugiate” (roasted chestnuts),
“necci” and “castagnacci” (special kinds of sweet
crêpes), “migliacci” (Italian flour custard), the
“zonzelle” ( fried bread batter) and mulled wine.
The ancient tradition of lighting bonfires still lives
on in the town of Stazione on the eve of St. Joseph’s
Day. Bunches of leafless twigs (we are in the
pruning period) are stacked up and are set on fire
by four hooded men. This ritual banishes winter
and welcomes the warm seasons.
La Banda di Fognano
Sorprese custodite dalla provincia: tra i gruppi musicali
popolari più antichi d’Italia, il Corpo musicale “Giuseppe Verdi” di Fognano mosse i primi passi nel lontano
1885, con il nome di Filarmonica fognanese, e riuscì a
traghettarsi indenne attraverso le tribolazioni delle due
guerre, vivendo di fatto una seconda giovinezza a partire
dagli anni ‘60. Il centenario della banda segnò un inaspettato rilancio, registrando un’eccezionale impennata
di nuove adesioni di aspiranti musicisti, tanto da rendere
“la Banda” – come viene affettuosamente chiamata dai
suoi frequentatori – un luogo in cui non solo si impara a
suonare e si intraprende un’attività concertistica, ma un
vero e proprio centro aggregativo e produttivo che si occupa anche dell’organizzazione di uscite e concerti (memorabile quello tenuto nel 1994 a Roma, in presenza di
Giovanni Paolo II), appuntamenti, gemellaggi, programmazione della scuola di musica, manifestazioni popolari
che rinsaldano il legame tra i ragazzi del posto e persone
di altre generazioni.
Il Torneo dei Rioni
Tra le più sentite manifestazioni in calendario nell’area montalese spicca senza dubbio l’inossidabile “Torneo dei Rioni”, che si svolge annualmente durante i
mesi di giugno e luglio e che prevede lo svolgimento
di un seguitissimo torneo di calcio al quale prendono
parte i quattro rioni in cui la città è suddivisa (Bigattiera, Dore, Smilea, Ugna) e le tre frazioni limitrofe
di Fognano, Stazione e Tobbiana. Il torneo, che si
tiene regolarmente da oltre un quarto di secolo e che
a ogni edizione accende l’amichevole ma accesa competizione delle squadre rionali e dei loro sostenitori, è
animato da un piacevole contorno di iniziative gastronomiche e spettacoli seguiti ogni anno da centinaia di
curiosi e appassionati, che affollano piazza Matteotti e
piazza Giovanni XXIII nelle calde sere di luglio.
The Fognano Orchestra
Among the oldest popular musical bands
of Italy, the “Giuseppe Verdi” Orchestra of
Fognano took its first steps in 1885, when
it was known as the Fognano Philharmonic
Orchestra. It managed to surivive the tribulations of the two wars, making comeback
in the sixties. The centenary of the band
was unexpectedly productive: there was an
exceptional surge of aspiring new members.
The “Banda” – as it is affectionately called
by its fans – has evolved into a place where
you can not only learn to play and undertake
a regular concert activity, but it is also a
aggregative and productive center that organizes concerts (one memorable one held in
1994 in Rome, in the presence of John Paul
II), appointments, twinnings, school music
programs and folkloristic events. Its tireless
activity has brought together generations of
inhabitants of Fognano.
The District Tournaments
Among the events of the Montale area, the
District Tournament is one of the most
important. It takes place annually during the
months of June and July and it has been held
regulary for more than a quarter of a century.
It involves the four districts in which the city is
divided (Bigattiera, Dore, Smilea and Ugna)
and the three neighboring villages of Fognano,
Tobbiana and Stazione. The tournament consists
in an intense football match that each edition
heats up neighborhood teams and supporters. The
event is spiced up with an enticing series of food
initiatives and live shows that attract hundreds
of curious sightseers every year to Piazza
Matteotti and Piazza Giovanni XXIII in the
warm evenings of July.
45
i personaggi
MONTALE
Riportiamo di seguito un estratto da “La Prezzemolina”, diciottesima novella – “raccontata dalla Luisa
vedova Ginanni” – delle Sessanta novelle montalesi
di Nerucci: si tratta di un piccolo classico di iniziazione alla vita, riportato in numerose versioni nella
favolistica europea (la celebre “Raperonzolo” è una di
esse) e consegnato a noi in un irresistibile vernacolo
che rende perfettamente giustizia alle radici popolari
della narrazione.
Gherardo Nerucci
e le novelle di Montale
Gherardo Nerucci
and the Folktales of Montale
Nel corso del Novecento e del secolo precedente il territorio montalese ha legato le proprie vicende al nome
di diversi illustri concittadini: personalità di assoluto
rilievo, pur non sempre coronate dalla notorietà che
avrebbero meritato, ma sempre utili per comprendere il dibattito artistico, storico e letterario degli ultimi
duecento anni. A breve distanza dalla centrale piazza
Matteotti, imboccando via XXV Luglio e proseguendo verso sinistra, si raggiunge la bella villa di Malcalo,
rifugio degli ultimi anni di vita di Gherardo Nerucci
(1828-1906), novelliere, critico, polemista, ricordato in
primis in virtù delle classiche Sessanta novelle popolari
montalesi, pubblicate nel 1880 dall’editore fiorentino
Le Monnier in seguito a un lavoro di cernita di testimonianze raccolte “dalla bocca del popolo”: lo stesso Italo
Calvino, quando quasi cent’anni dopo si trovò a combinare le famose Fiabe italiane, ebbe tra le ispirazioni di
stile e metodo proprio l’intellettuale di Montale. Di nobile lignaggio montalese e fiorentino, Nerucci trascorse
giovinezza e adolescenza a Pisa, ove parallelamente al
corso di studi di Diritto coltivava la grande passione per
la letteratura e per le radici del folklore e delle tradizioni
popolari: soprattutto nell’ultima fase della sua vita, che
condusse appartata e lontano dai clamori del dibattito
pubblico, Nerucci si premurò di organizzare il prezioso
materiale orale che sarebbe quindi confluito nel volume
delle Sessanta novelle. Arruolatosi, ventenne, nel battaglione universitario, partecipò ai moti culminati nella
spedizione di Curtatone e Montanara; il suo impegno
in prima persona nel clima turbinoso del Risorgimento lo portò anche a unirsi, a Firenze, alla sollevazione
contro il Granduca. Proprio nella villa di Malcalo Nerucci diresse privatamente una scuola rurale da quando,
sposato all’inglese Fanny Carolina Chambers, aveva
interrotto l’insegnamento al Ginnasio di Pistoia; nel
suo rifugio si spense il 30 dicembre del 1906, “sereno,
ma quasi ignorato”, come osservò lo scrittore Giuseppe
Pellizzari.
46
During the twentieth century and the previous
century the territory of Montale linked its history
to the name of several prominent citizens: figures
of absolute importance, although not always
crowned with the recognition that they deserved,
but still useful for the understandment of art, history and literature of the last two hundred years.
A short distance from Piazza Matteotti, going
down Via XXV Luglio and continuing to the
left you will find yourself in front of the beautiful
villa of Malcalo, where Gherardo Nerucci (18281906) spent the last years of his life. Novelist,
critic, polemicist; he is mostly remembered because of the classic Sixty folk tales from Montale,
published in 1880 by the florentine publisher Le
Monnier. Italo Calvino was inspired by Nerucci’s
style and methods when he wrote his Italian
Folktales , almost one hundred years later.
Of noble montalese and florentine lineage, Nerucci spent his childhood and adolescence in Pisa.
While studying law he also cultivated a great
passion for literature and popular traditions.
In the last phase of his life, which he led secluded
and away from the clamor of public debate,
Nerucci took care of organizing all the precious
material collected throughout the years into the
volume that would become Sixty folk tales from
Montale. When he was twenty, he enlisted as
part of the University Battalion and partecipated
in the riots that culminated in the delivery of
Curtatone and Montanara. His commitment to
the turbulent atmosphere of the “Risorgimento”
led him to join the uprising against the Grand
Duke, in Florence. It was precisely in the Villa
of Malcalo that Nerucci opened a private rural
school, when he married the englishlady Fanny
Carolina Chambers and stopped teaching in a
high school in Pistoia. He died in his home on
December 30 1906, “peaceful, but almost ignored” says writer Giuseppe Pellizzari.
The following is an excerpt from “La Prezzemolina” (Trans: “The Little Parsley Girl”), the
eighteenth novel from Nerucci’s Sixty folk tales
of Montale, “as told by the widow Luisa Ginanni”. This is a minor classic of initiation into
life, present in several versions of European fairy
tales (among them the famous “Rapunzel”) and
written in an irresistible vernacular style that
remains faithful to its folk narrative roots.
La Prezzemolina
di Gherardo Nerucci
C’era una volta una donnetta, contadina con un po’ di terra e a male brighe ci ricavava il campamento; e lei tieneva a fargli le su’ faccende un garzone. Si sa; le donne, quand’ènno sole
accanto all’omo, finiscano tutte a un modo: quella donnetta e’ garbò al garzone e lui a lei, sicché
dunque nun potiedano stare tanto tempo a patire e conclusano lo sposalizio, e subbito la donna
fu pregna. Ma nun si sentì ma’ bene, perchene lei nun trovava nulla di bono da mangiare, e nun
c’era versi che gli entrass’in bocca se no altro che prezzemolo. Ma sì! il prezzemolo dell’orto, ce ne
fussi stato! ’gli era finito da un pezzo. E ’mperò la donna rimase insenza metter qualcosa nello
stomaco da tre giorni ’n fila. [...] Il garzone nun intese a sordo, e la mattina, che il sole nun
era nemmanco levo, pigliato un sacchetto con seco e un falciolo se n’andiede a ricercare l’orto, e
cammina cammina ci arrivò; ma gli ci volse del bono a ripire su per il muro erto. Insomma, gli
rinuscì d’entrarci. Nell’orto nun c’era anima viva, e il garzone lesto lesto segò mezza una proda
di prezzemolo, n’empiette il su’ sacchetto e via! a corsa a portarlo alla su’ donna, che contentona
e’ n’ebbe da sfamarsi per una settimana, ficuratevi!
Ora, bisogna sapere che quell’orto l’avea nel su’ possesso l’Orco, e quando lui sortì da letto e vedde
lo sciupinìo del prezzemolo, gli prese una gran passione e principiò a berciare alla su’ moglie:
– Scendi giù, Catèra! Vieni e vedi, che m’hanno rubbo il prezzemolo. Ladracci ’nfami! Almanco, se gli bisognava, me l’avessin chiesto! Ma rubbarmelo è stato da birboni. S’i’ vi scopro!... S’i’
vi scopro!... E da tornare vo’ ci aete.
[...] In capo a otto giorni il prezzemolo la donnetta pregna l’aveva bell’e finito, sicché dunque
il garzone col su’ sacchetto e il falciolo riviense di niscosto all’orto dell’Orco per farne un’altra
provvista; ma a male brighe che lui principiò a segare, deccoti salta fora l’Orco e l’agguanta per
il collo:
– T’ho chiappo, malandrino! – scramò con una vociaccia da metter paura a un sacco di Madonne. – E ora nun c’è scampi, e tu me l’ha’ a pagare con la tu’ pelle.
E ’n quel dire lo strascica ’n casa e lì lo sbatacchia per le terre con idea di finirlo; e gridava:
– Gnamo, corri, Catèra, s’ha da mangiar subbito.
Il garzone a quegli strapazzi si credé morto, ma poi gli prese un animo, s’arrizzò ’n ginocchione e
diede a raccontare la su’ storia all’Orco; e seppe lui accosì arraccontarla bene e con tante lagrime,
che l’Orco si sentette intenerire e disse:
– Ti perdono, via! ma a un patto.
– Dite pure, – gli arrispose il garzone rinfranchito: – v’accordo ugni cosa, purché mi lassate
arritornare dalla mi’ poera donna.
Dice l’Orco: – Quest’èn il patto. Piglia pure del prezzemolo nel mi’ orto, quanto ti ce ne vole per
mantiener la tu’ moglie. Lei col prezzemolo fresco accosì parturirà una bella creatura fresca. Ma
quando lei averà parturito, io la creatura la vo’ mezza per me, che m’ha da servire per culizione.
i personaggi
MONTALE
– Guà! sia fatto il piacer vostro, – arrispose
insenza pensarci il contadino, e poi, pienato il
sacchetto col prezzemolo, più morto che vivo,
reggendosi a mala pena in sulle gambe, ritornò alla su’ casa. [...] Quando la bambina ebbe
cinq’anni, l’Orco viense a prenderla e fu tutto
inutile, ché la volse con seco in ugni mo’; e quando l’ebbe porta a casa sua, la rinchiuse in una
stanza dientro una torre, addove nun c’era per
montarci su punte scale, e poi disse alla Catèra:
– Custodiscila, ché nun gli manchi nulla, e bada
che nissun la vegga e che lei nun iscappi quand’i’
son fora per i fatti mia.
E per poterla chiamare, lui gli diede nome Prezzemolina. Dunque la Prezzemolina, lassù serrata in quella torre, cresceva sempre più bella, e
siccome chi la custodiva era la Catèra, la gli diceva mamma; e quando la Catèra voleva salire su
in nella stanza a tienergli compagnia, chiamava
dal fondo: “Prezzemolina, Prezzemolina! butta
giù le trecce e tira su tu’ madre.” E la Prezzemolina gli ciondolava le trecce da una finestra e la
tirava ’n vetta. [...]
Una mattina, tutt’a un tratto, la Prezzemolina
sentiede che la chiamavano di fondo alla torre: – Prezzemolina, Prezzemolina! butta giù le trecce
e tira su tu’ madre. Lei si pensò che fusse la Catèra; ma quando ’gli ebbe tirato su con le trecce, lei
s’avvedde invece che era un bel giovanotto, un figliolo di Re. Guà! l’esca accanto al foco! S’innamorò
in nel mumento e restorno assieme anco la notte. Il giorno doppo eccoti la Catèra:
– Prezzemolina, Prezzemolina! butta giù le trecce e tira su tu’ madre.
Ficurarsi, che sconfondimento per que’ du’ poeri giovani ’nnamorati! Come si fa? come si fa? Perché se
la Catèra gli trovava assieme, chi sa mai come gli andeva a loro!
– Niente paura! che ci ho il rimedio, – dice la Prezzemolina, e pigliata la bacchetta dello ’ncanto, il
figliolo del Re lo fece diventare un fascino di legne: doppo calò le trecce e tirò su la su’ mamma. A male
brighe che la Catèra ’gli entrò nella stanza, diviato e’ vedde quel fascino. Dice:
– Oh! questo che è qui a che serv’egli?
– To’, a che serv’egli? A cocere da desinare, – gli arrispose la Prezzemolina.
– Oh! che nun ve n’arricordate, che m’avete dato la bacchetta per sopperire a mi’ comodi quando vo’
nun ci siete?
Dice la Catèra: – Sì, sì, t’ha’ ragione. Brava, la mi’ bambina! Dunque fa’ le cose a modo, perch’i’
torno via, e bisogna ch’i’ stia fora de’ giorni. Addio, addio.
[...] L’Orco si mettiede a correre daccapo dreto alla Prezzemolina; e doppo camminato dimolte miglia e’ la vedde sempre assieme col su’ damo andare per la strada.
[...] – Vi maladico. E te, che t’avevo rileva come figliola, ti maladico per la prima. Sie’ maladetta
da me. E lui, il tu’ damo, “A un’osteria ti lasserà, / E quando su’ madre lo bacerà / Di te si scorderà”.
E se n’andette doppo insenza voltarsi né in qua, né in là.
[...] Il poero Principe si sciorinò e si mettiede a ripensare alla su’ vita passata, e finì col ricordarsi d’ugni cosa e della Prezzemolina, e che lei e’ l’aspettava da tanto tempo in quell’osteria; sicché dunque,
salta infurito dal letto, sona tutt’i campanelli e comincia a urlare, che vienghino i servitori e il su’
Prezzemolina babbo e la su’ mamma.
[...] – Presto, – dice, – si vadia con le carrozze a cercare la Prezzemolina. Insenza indugio attaccorno
i cavalli, e tutta la Corte andette a pigliare la Prezzemolina e la portorno ’n trionfo al palazzo, addove si feciano le nozze con gran feste, giostre e desinari, e con invito a tutte le persone del Regno. E accosì
finirno le pene della Prezzemolina, e lei stiede allegra e contenta col su’ sposo insino a che campò.
Prezzemolina
nell’arte di Sandra
Tomboloni. Particolari
di una installazione in
mostra permanente presso
il giardino di villa Smilea
48
Atto Vannucci:
da Montale
all’unità d’Italia
Atto Vannucci:
Montale and the
Unification of Italy
Politico, linguista, viaggiatore, acceso attivista dei
moti che avrebbero condotto all’unificazione italiana;
un monumento in Santa Croce, a Firenze, tiene viva la
sua memoria, mentre la sua casa natale, oggi posta nel
corso della via a lui intitolata nell’abitato di Tobbiana,
è segnalata da una targa collocata nel 2010, in occasione dei duecento anni della sua nascita: Atto Vannucci
(1810-1883), autore del classico I martiri della libertà
italiana, resta una figura chiave nel dibattito storico e
politico del nostro Risorgimento. Fu ordinato sacerdote a 24 anni, al contempo insegnando al collegio
“Cicognini” di Prato, prima di prendere a viaggiare
per trovare sollievo dal proprio precario stato di salute: Arezzo, la Lombardia, Roma furono le prime
tappe dei suoi incessanti spostamenti, fino al decisivo
soggiorno che, testimoniato da un diario tenuto nel
1843, lo condusse a Parigi, ove ebbe modo di conoscere patrioti italiani come Michele Amari e Giovanni Berchet, e di avvicinarsi ai movimenti mazziniani
della “Giovine Italia”. Accademico della Crusca dal
1848, Vannucci lasciò margine sempre più ampio alla
propria attività politica e decise di abbandonare il sacerdozio. Decisivo fu l’anno 1849, che lo vide assumere l’incarico di inviato del Governo Toscano presso
la Repubblica Romana, a lui conferito all’indomani
della fuga del granduca Leopoldo II: schierato al fianco di Giuseppe Mazzini per accelerare l’unione della
Toscana con la Repubblica romana, si vide costretto
a riparare a Marsiglia in seguito all’arrivo delle truppe
francesi a Roma e degli austriaci in Toscana. Durante
l’esilio, protrattosi fino al 1854, scrisse una delle sue
opere fondamentali, la Storia d’Italia dai tempi più
antichi fino all’invasione dei Longobardi. Nel 1861,
con l’Italia ormai unificata, fu eletto deputato al Parlamento, e quattro anni più tardi ottenne la nomina
di senatore. L’aggravarsi delle condizioni di salute lo
portò ad allontanarsi gradualmente dall’attivismo politico e a ritirarsi a vita privata; il suo nome, in ogni
caso, era già idealmente ascritto tra i grandi d’Italia.
Atto Vannucci was a politician, linguist, traveler
and a passionate activist in political movements
that led to the unification of Italy. A monument
in he square of Santa Croce in Florence keeps
his memory alive. In the village of Tobbiana,
his birthplace, there is a street named after him
and here you can see a plaque placed in 2010, to
commemorate the 200 years after his birth. Atto
Vannucci (1810-1883), author of the classic
The Martyrdoms of Italian Freedom, remains
a key figure in the historical and political debate
of the “Risorgimento”. His family was modest
and he underwent an ecclesiastical training.
When he was 24 years he became a priest and
started teaching at the “Cicognini” boarding
school in Prato. He soon left Tuscany and started
travelling to find relief from his weak health:
Arezzo, Lombardy, Rome were a few places that
Vannucci visited before he decided to stop in
Paris in 1843, according to his diary. Here he
met great italian patriots like Michele Amari
and Giovanni Berchet and he got involved with
Mazzini’s political movement “Giovine Italia”
(Young Italy). In 1848 Vannucci took part in
the Accademia della Crusca and intensified his
political activity. He drifted slowly away from
religion until he decided to leave priesthood.
In 1849, when the Grand Duke Leopold the
Second fled, he became envoy for the Tuscan
government at the Roman Republique. He worked alongside with Giuseppe Mazzini to unify
Tuscany and the Republique and was forced to
escape to Marseilles when the French troupes
invaded Rome and the Austrians took over
Tuscany. He was exiled from Italy till 1854 and
in this period he wrote one of his major works:
The History of Italy from the ancient times to
the invasion of the Longobards. In 1861, once
Italy had been unified, he was elected deputy
in the parliament and, four years later, he was
appointed senator, close to Cavour. His weak
health forced him to abandon politics and retire.
His name, however, is remembered to this day as
one of the greatest.
49
MONTALE
Un viaggio nell’arte
contemporanea:
Jorio Vivarelli
A journey in
contemporary art:
Jorio Vivarelli
Scomparso solo pochi anni or sono, lo scultore Jorio
Vivarelli (1922-2008) ha disseminato il mondo di segnali della propria arte: messaggi di pace trasfigurati
nella materia viva del bronzo e del marmo. Una visita a
Montale non può fare a meno di soffermarsi sulle opere raccolte nella collezione permanente di villa Smilea,
recentemente inaugurata, e nel parco monumentale di
Fognano, costruito intorno a una sua grande installazione scultorea all’aperto. Proprio a Fognano, Jorio era
nato il 12 giugno del 1922, da famiglia di umili origini
ma di spiccata sensibilità culturale. Spostatosi a Firenze
per frequentare il locale Istituto d’Arte, il giovanissimo
Jorio viene chiamato alle armi nei Balcani; due lunghi
anni di prigionia lo trascinano dalla Bulgaria all’Ungheria all’Austria, alla Germania, da dove finalmente riesce a fuggire e a far rientro in Italia. Questa esperienza
marcherà indelebilmente la riflessione sull’uomo e sulla
Storia sempre idealmente posta al centro della sua ricerca di artista. Il percorso di Jorio, di ritorno alla vita civile, è destinato a intrecciarsi con altre vite, a cominciare
da quella della compagna-musa Gianna Pini: l’amicizia
con il grande architetto Giovanni Michelucci si traduce
in un sodalizio artistico da cui scaturiscono, tra l’altro, i
celebri Crocifissi per la chiesa dell’Autostrada del Sole e
per la chiesa della Vergine di Pistoia, mentre l’incontro
con l’architetto statunitense Oskar Stonorov condurrà
alla realizzazione di grandi opere di arte urbana nelle
piazze di Philadelphia e Detroit. Nel 1966, Jorio è tra
i firmatari del manifesto del “Gruppo Intrarealista” di
Barcellona insieme ad artisti e letterati come Giovanni
Bassi, Cardona Torrandell, Federico Fellini, Cesáreo
Rodríguez-Aguilera; in quel periodo, e nei decenni
successivi, l’artista si concentrerà sul lavoro di medaglista e sul concepimento di grandi opere pubbliche come
il monumento a Giacomo Matteotti sul lungotevere a
Roma e l’Inno alla vita per la città di Nagasaki. Un artista di pace in un mondo costantemente in guerra.
50
Sculptor Jorio Vivarelli (1922-2008) has scattered
his art all over the world, transfigured messages of
peace in the living material of bronze and marble.
Visiting Montale a trip to admire his works in the
recently inaugurated permanent collection of Villa
Smilea is a must. There is also a large outdoor
installation situated in the monumental park of
Fognano. It was precisely in Fognano that Jorio
was born on June 12 1922, in a family of humble
origins but with a strong passion for culture. The
young artist moved to Florence to attend the local
art school but was called to arms in the Balkans,
where two long years of imprisonment dragged
him from Bulgaria to Hungary, to Austria and
Germany, where he finally managed to escape and
return to Italy. This experience marked his concept
of mankind and history permanently, making these subjects the centre of his work. Jorio, returning
to his life as a civilian, finds many kindred spirits:
his love and muse Gianna Pini and the great
architect Giovanni Michelucci. The friendship
with Michelucci becomes an artistic partnership
which gives life to the famous Crucifixes in the
church of the Autostrada del Sole and the church
of the Virgin in Pistoia. The encounter with the
American architect Oskar Stonorov lead to the
creation of great works of urban art in the streets of
Philadelphia and Detroit. In 1966, Jorio is among
the signatories of the manifesto of the “Intrarealist
Group” in Barcelona with artists and writers such
as Giovanni Bassi, Cardona Torrandell, Federico
Fellini and Cesáreo Rodríguez-Aguilera. From
that moment and in subsequent decades, the artist
focused on his work as a medalist and the conception of large public works such as the monument
dedicated to Giacomo Matteotti in Rome and
the Hymn to life for the city of Nagasaki. Jorio
Vivarelli was an artist that thrived for peace in a
world constantly at war.
Il sacrificio: una morte per una vita è una grande
installazione polimaterica concepita da Jorio
Vivarelli; intorno a essa si sviluppa il parco
monumentale di Fognano. Realizzata a partire
dal 1979, sino alla sua definitiva collocazione
nel 1985, l’eclettica opera impiega materiali
diversi come il marmo, l’acciaio, il bronzo, il
cemento, e costituisce il primo passo del ciclo
di opere conosciute come Le pietre dei Saggi.
The sacrifice: a death for a life is a large multimaterial installation conceived by Jorio Vivarelli,
surrounded by the monumental park of Fognano.
The eclectic work of art was started in 1979 and its
final placement was in 1985. It involves various
materials like marble, steel, bronze, concrete, and is
the first step of the cycle of works known as Stones of
the Wise Men.
51
i personaggi
MONTALE
Le opere e gli
studi dell’abate
Lorenzo Nesi
Pietro Fanfani,
tra lingua italiana
e dialetto toscano
The abbot Lorenzo Nesi, his
works and studies
Pietro Fanfani,
between Italian and
Tuscan dialect
“Or che ciascuna provincia d’Italia si mostra sollecita,
per atto fraternamente amorevole, di mettere in comune con le altre ciò che a casa sua ha di più e più nobile,
mi è parso che non debba tornar altrui mal accetto, se
io, dopo aver fatto ricca mèsse della più gentil derrata
che sia qua da noi, de’ fiori io diceva della parlata nostra
dell’uso, n’empio un bel canestro, ed accomandatolo alla
Toseana la prego di farne un presente all’altre sorelle sue
[…]”. Con queste divertite parole, il linguista Pietro Fanfani (1815-1879) introduceva il suo corposo Vocabolario
dell’uso toscano (1863), pietra miliare per comprendere
il pensiero di uno dei più appassionati e prolifici studiosi della lingua italiana attivi nel XIX secolo. Secondo il
Dizionario Biografico degli Italiani, Fanfani nacque a
Montale, figlio degli agiati fattori Francesco e Clementina Signorini; difensore delle tradizioni e della purezza
linguistica, in aperto contrasto con le vedute manzoniane, scorse nella filologia e nell’indagine sulla lingua una
delle strade percorribili per raggiungere l’unità d’Italia.
Lavorò come bibliotecario alla Marucelliana di Firenze,
e fu insieme autore di importanti edizioni commentate
di classici come il Decameron boccaccesco, le poesie di
Giuseppe Giusti, le Istorie del Machiavelli. Assolutamente consigliata una lettura del succitato Vocabolario – le cui
pagine furono occasione, tra l’altro, per una gustosissima
riconciliazione pubblica tra l’autore e l’abate Giuseppe
Tigri, fino a quel momento oggetto di ripetute stoccate da parte del linguista in ragione di presunte calunnie
portate avanti ai suoi danni –, oggi facilmente reperibile
in rete e nelle biblioteche della regione: in esso si possono
rintracciare, diluite in un lessico desueto fatto di parole
come “brìndolo”, “ascherezza” o “boccàgnola”, le radici
delle inflessioni montalesi di oggi. Lo strumento del vocabolario, più volte frequentato da Fanfani nel corso della vita, fu per lui tra i mezzi più efficaci per la diffusione
di una “buona lingua” che muovesse a partire dalle regole
e dalle cadenze del dialetto toscano.
52
“Now that each province of Italy is willing to share
its most noble and private belongings with the
others, as an act of brotherly love, it seems to me
that it should be well accepted if I, after receiving
my share of a rich harvest, took the flowers of our
dialect and filled a basket with them. I would then
place them in the hands of Tuscany and I would
recommend her to tell her sister regions: Sisters, I
come not empty handed. I offer you the precious
flowers of our language, my most gentle and sweet
possession […]”. Linguist Pietro Fanfani (18151879), used these joyful words to introduce his
Tuscan vocabulary (1863), one of the milestones
of Tuscan culture, essential for the comprehension
of the italian language in the nineteenth century.
According to the Biographical Dictionary of
Italian People, Fanfani was born in Montale, son
of wealthy farmers Francesco and Clementina
Signorini. Defender of traditions and linguistic
purity, contrary to Manzoni and his school of
thought, Fanfani believed that language was the
only key to acheive the unification of Italy. He worked as a librarian in the Marucellian Library in
Florence and is the author of annotated editions of
major classics such as the Decameron by Boccaccio,
the Poems of Giuseppe Giusti and the Florentine
Histories by Machiavelli. The Tuscan vocabulary
is highly recommended and can be easily found
online and in libraries all over Tuscany. The
book may not have united Italy, but it certainly
brought peace between Fanfani and the abbott
Giuseppe Tigri. The latter had accused the linguist
of slander and was for this reason the main target
of the authors bitter words. Fanfani thought that
vocabularies were the most effective mean for disseminating a “good language” based on the rules and
inflexions of the Tuscan dialect. In his work you
can find words like “brìndolo” (piece of hanging
meat), “ascherezza” (pain, sorrow) and “boccàgnola” (the opening of a furnace), that to this day are
part of Montale’s popular lexicon.
Letterato e pedagogo, l’abate Lorenzo Nesi fu un
attivo protagonista della vita culturale del suo tempo. Nacque a Tobbiana il 16 agosto 1781, da Pietro
e da Maria Angiola Bianchi; nel 1793 lo troviamo
tra i convittori del seminario pistoiese dove, tra gli
altri, ebbe come maestro Matteo Soldati. Ordinato
sacerdote, andò parroco a San Michele a Vezzano
nella Diocesi di Firenze. Verso il 1810 si trasferì a
Milano dove si dedicò all’insegnamento e pubblicò
varie opere a indirizzo pedagogico. Nel 1821, anno
della fondazione, fu chiamato a reggere la Scuola
Elementare Maggiore di Pavia. Nel 1831, rientrato
nel Granducato di Toscana, concorse per l’ufficio
di Rettore del rinnovato Collegio Cicognini di Prato, incarico che fu poi affidato a Giuseppe Silvestri.
Nominato pievano di Barberino di Mugello, vi rimase fino al 1848, anno della sua morte, avvenuta a
Firenze il 17 febbraio. Fu sepolto nella pieve di San
Silvestro a Barberino di Mugello. Tra le sue opere di
maggior rilievo, menzioniamo il Dizionario ortologico-pratico della lingua italiana (1824), opera che
ebbe varie ristampe ed edizioni, fino al 1851; Storia
fisica della terra compilata sulle traccie della “Geografia fisica” di Kant e sulle più recenti scoperte ed ultime
transazioni politiche d’Europa (1816-1817); Viaggio
nell’interno del Brasile e particolarmente nei distretti
dell’oro e dei diamanti (tradotto dall’inglese, 1817);
Dei bassi studj considerati come preparatori alle scienze, lettere ed arti secondo il piano filosofico-pratico delle
moderne scuole austriache (1840); Storia ecclesiastica
da Gesù Cristo al Concilio di Trento per servire d’avviamento allo studio della religione per la gioventù e
di lettura divota per ogni cattolico (tradotto dal francese, 1844); Metodo pratico per insegnare i rudimenti
della lingua italiana e l’arte di applicarli ai più usuali
componimenti secondo i principj metodici di Peitl e
Cherubini (1847).
Man of letters and brilliant pedagogue, the
abbot Lorenzo Nesi was deeply committed
to the cultural life of his time. He was born
in 1781, on August 16th, son of Pietro and
Maria Angiola Bianchi. In 1793 he entered
the seminary in Pistoia, where he had the privilege to study with the illustrious rhetorician
Matteo Soldati. He was priest in San Michele
a Vezzano, near Florence, then he moved to
Milan where, starting from 1810, he worked
as a teacher and published several pedagogical
surveys. In 1821 he was invited to manage the
new elementary school in Pavia, and in 1831
he moved back to Tuscany, where he participated to a competition for an employment as the
Rector of the renewed “Cicognini” boarding
school in Prato, for which Giuseppe Silvestri
was eventually put in charge. Nesi was then
elected parish priest in Barberino di Mugello,
where he lived until his death on February
17th, 1848. He was buried in the church of
San Silvestro in Barberino. Among his most
important works, we must mention the Practical Dictionary of Italian Language (1824),
which was reprinted several times until 1851;
the Physical History of Earth following Immanuel Kant’s “Physical Geography” and the
Most Recent Discoveries and Political Settlements in Europe (1816-1817); Journey
through the Gold and Diamond Districts
of Brazil (translation from English, 1817);
Essay about Primary Schooling as a Training
for Science, Literature and Arts According
to the Philosophical and Practical Programme of Modern Austrian Schools (1840); History of Catholic Church from Jesus Christ
to the Council of Trent as an Introduction
to Religious Studies for the Youth (translated from French, 1844); Practical Italian
Language Teaching Method for Beginners in
Compliance With the Principles Established
by Peitl and Cherubini (1847).
53
MONTALE
Lo Statuto di Montale
del 1403
Il primo Statuto di Montale, il cui originale è conservato all’Archivio di Stato di Firenze, fu redatto nel 1403,
all’indomani del passaggio della città sotto il dominio
della Repubblica fiorentina. In esso, composto in lingua volgare, sono canonizzate norme delle più disparate – dalle regole sulla elezione del camarlingo e dei
consiglieri del Comune fino alle pene pecuniarie che
punivano il gioco o la bestemmia –, e si sancisce la definitiva capitolazione all’egemonia di Firenze.
lo statuto
1. Della elettione de’ consiglieri dello Comune e del loro officio
The first Statute
of Montale
The first Statute of Montale was drafted in
1403, following the passage of the city under the
rule of the Florentine Republic. The original,
written in vernacular, is kept in the State
Archives of Florence. It contains canonized rules
of the most different nature - from the laws
on the election of City councilmen and papal
treasurers to the fines that punish gambling or
cursing - and it marks the final surrender to the
hegemony of Florence.
Imprima volendo a’ detti statuti dare debita e ragionevole forma allo governo del detto
Comune, ordinarono che i consiglieri del detto Comune siano di numero di dodici; i quali siano montalesi habitanti et abiano habitati anni dieci continui e che facciano le fattioni e graveçe nel Comune
del Montale; la quale elettione si faccia a politie nel consiglio del detto Comune congregato nella
chiesa del Comune come usato, cioè infra dì quindici del mese di dicembre, de’ quali consiglieri duri il
loro officio mesi sei e abbiano divieto uno anno dal fine del loro officio; e non possino essere insieme nel
detto officio padre e fìgluolo, fratello overo consorte; e chi contro a cciò facesse, non vaglia et non tenga
la elettione di lui fatta […].
6. Della pena di chi giucasse a gara
Item statuto è che niuna persona ardisca overo presuma in alcuno luogo del Comune del
Montale giucare a gara con dadi, et se giuica sia condempnato per lo podestà in soldi venti per ciscuno
che giucasse; et chi stesse a vedere sia condempnato nella metà per ciascuno e ciascuna volta che fossono trovati dallo podestà, notaio o altri officiali; et che i fanti dello podestà ne cerchino e chi non fosse
trovato giucare non possa ne debba essere condempnato e chi volesse acusare quelli che giucassono, sia
tenuto di dare uno testimone; et chi ritenesse giuco in casa, capanna overo niuno altro luogo secreto,
possa e debba essere condempnato in lire cinque f.p. per ciascuna volta che fosse acusato; e ogni huomo
ne possa essere accusatore.
9. De mugnai che debono sodare et tenere la stera giusta
Item statuto e ordinato è che il podestà del Montale overo suo notaio non permetta ad alcuno mugnaio del Comune del Montale portare a macinare alcuna generatione di biada, se prima i
detti mugnaii non anno sodato con uno sofficiente mallevadore, il quale debba ricevere lo officiale del
podestà per lo detto Comune del Montale di rendere la farina d’ogni persona del Comune del Montale infra tré dì; e che i detti mugnaii sieno tenuti avere stadera diritta e giusta et con essa pesare il biado; e chi contro a cciò facesse, sia condempnato per lo podestà, per ciascuna volta che i detti mugnaii
non avessono la stadera come detto è disopra, in soldi cinque da essere messi a entrata al camarlingo
del Comune del Montale; ancora se niuna persona del Comune dello Montale si lamentasse della
farina che no’ lli fosse interamente renduta da detti mugnaii infra quindici dì, dal dì che l’avesse renduta, si deba stare al saramento di quello che avesse perduta la farina, e il detto mugnaio sia tenuto
e deba, infra tré dì del comandamento a llui fatto, riducere e rendere la detta farina al signor d’essa;
sia condempnato per lo podestà in soldi 10 per ciscuno e ciascuna volta.
28. Della pena di chi bestemiasse Idio o santi
Item statuto e ordinato ène che qualunque persona del detto Comune che bestemiasse Idio o
santi suoi possa e deba essere condempnato di fatto in soldi 20 per ciascuno et ciascuna volta; et ancora
che chiunque dicesse villanìa a niuna persona sia et essere deba condampnato in soldi cinque f.p. per
ciascuno e ciascuna volta.
34. Del palio che ssi dee offerere a sancto Giovanni Batista di Firenze
Christus. Ad honore et reverentia dello omnipotente Idio e della sua madre Madonna sancta
Maria sempre vergine, de’ beatissimi messer sancto Piero, messer sancto Paolo, messere sancto Giovanni Batista et de’ beati messere sancto lacopo et Senone avocati protettori e difensori del popolo
et Comune del Montale; ad honore e reverentia di tutta la celestiale corte di paradiso et ancho
ad honore et cetera del magnifico et excelso popolo e Comune di Firençe e de’ magnifici et excelsi
signori signori priori dell’arti e gonfaloniere di giustitia, signori d’essa et exaltatione e mantenimento della sancta e captolica parte guelfa e pacie, concordia, riposo et acrescimento del Comune,
huomini et persone del Montale. […]
54
Item statuto et ordinato è che ‘l Comune del Montale sia tenuto e deba offerere ogni anno
uno palio nella festa dello beato messere sancto Giovanni Batista, capo guida e protettore del magnifico et excelso popolo et Comune di Firençe di stima di lire quindici; et che il detto Comune deba ogni
anno fare uno sindico il quale deba fare che il palio si rapresenti tante volte quante fosse di bisogno
dietro al palio di sancto Giovanni in quello modo che ssi observa per gli altri.
Ego Michael fìlius ser Bindi Cardi civis et notarius Florentinus de predictis rogatus scripsi.
55
MONTALE
Per un soggiorno
a Montale...
ristoranti e alloggi
Have a lovely time in Montale...
Albergo Ristorante “Il Cochino” - Montale, Via F.lli Masini 15, tel. 0573 959280 0573 557631 - www.ilcochino.it
Locanda “La Rotonda” - Affittacamere, Ristorante Pizzeria - Montale, Via IV Novembre
90, tel. 0573 55342 - cell. 340 5471736 - fax 0573 55342 - www.locandalarotonda.com
Ristorante Pizzeria “Tobago” - Montale, Via F.lli Masini 62, tel. 0573 556789
Osteria Pizzeria “Lago dei Lupi” - Striglianella, Via Biancalani 8, tel. 0573 590632 -
[email protected]
Ristorante Trattoria “Torracchi” - Striglianella, Via Biancalani 11, tel. 0573 596394
Ristorante Pizzeria “Mythos” - Montale, Via Garibaldi 5/a, tel. 0573 959039
Ristorante “Osteria del Contadino” - Montale Stazione, Via Pratese 58, tel. 0574 718450
Ristorante “Il Binario” - Montale Stazione, Via Mattei 1, tel. 0573 557569 - 339 1505382
Ristorante “La Collina Verde” - Tobbiana, Via Gramsci 228 - tel. 0573 596265
Ristorante Pizzeria “Barbara” - Montale, Via Gramsci 7 - tel. 0573 557597
Ristorante Pizzeria “Le Fonti” - Tobbiana, Via Vannucci 39 - tel. 0573 596215
Ristorante “I Colli” - Tobbiana, Via Dei Colli 1 - tel. 0573 596248
Ristorante Pizzeria “Fuoco e Fiamme” - Montale, Via Berlinguer snc - tel. 0573 950253
Agriturismo “Le Vigne” - Tobbiana - Via Logli - cell. 333 7296961 - tel. e fax 0573 597835 www.agriturismolevigne.net
Agriturismo “Il Pianaccio” - Montale - Via Maone e Casello 150 - cell. 335 1321635 - 338 9038436
tel. e fax 0573 959875 - www.agriturismoilpianaccio.it
Ristorante “Il Fienile” - Fognano, Via Martelli snc - tel. 0573 590624 - cell. 329 1755711 www.fienile.com - [email protected]
Pizzeria “Packy Bar” - Montale, c/o i locali della Croce d’Oro, Via E. Nesti 2 - tel. 0573 558126
Bed And Breakfast “Belvedere” - Montale, Via Benedetto Petrone 28 - tel. e fax 0573 558445 cell. 339 2384969 - [email protected] - www.bedandbreakfast-belvedere.it

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