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N° 3 ANNO LXIII Giugno-Luglio 2011
DISABILI
QUANDO L’ASSUNZIONE
È UN MIRAGGIO
PENSIONATI
Supplemento al numero odierno di MF/Milano Finanza - Il quotidiano dei mercati finanziari Spedizione in A.P. 45% art. 1 c. 1 L. 46/04, DCB Milano.
Direttore responsabile Paolo Panerai. Registrazione Tribunale di Milano n. 266 del 14/4/1989.
FEDERAZIONE AUTONOMA BANCARI ITALIANI
NECESSARIO RIPIANIFICARE
IL PROGETTO DI VITA
CCNL: LE MOSSE SEGRETE DI ABI
IL LINGUAGGIO
DEI FURBI
E IL BLUFF DEI
BANCHIERI
ATTUALITÀ
ATTUALITÀ
UNA BANCA DATI
PER SCHEDARE LE RAPINE
SPEDIZIONE IN SICILIA
DEL SEGRETARIO GENERALE
BCC
CONTRATTO AI NASTRI
DI PARTENZA
UN PROGETTO DI SOLIDARIETÀ TARGATO CUORE FABI
IL SOGNO DI ARUNAS
Serve poco per rendere
una vita felice
NON DEVI METTERE MANO ALLE TASCHE
BASTA UNA FIRMA PER DONARE IL TUO
5 PER MILLE
“IL SOGNO DI ARUNAS” onlus
C.F. 98120160175
Via Cefalonia 41/a
25124 Brescia
IBAN IT34C0869211205027000270458
Banca di Credito Cooperativo di Brescia
Via Crotte n. 28 – 25127 Brescia
EDITORIALE
FOCUS
4 > Più anni più salute
FILO DIRETTO
5 > Contratto BCC ai nastri di partenza
SINDACATO & SERVIZI
ATTUALITÀ
6 > Una banca dati per schedare le rapine
di Lando Maria Sileoni - Segretario generale FABI
8 > Contratto, la riscossa parte dalla Sicilia
10 > A.A.A. Amministratori Fondo cercansi
11 > Verba manent
CCNL: le mosse segrete di ABI
12 > Lavoratori disabili, quando l’assunzione è un miraggio
Il linguaggio dei furbi
e il bluff dei banchieri
13 > La FABI in corsa contro la Sla
14 > Errori ed orrori di valutazione
SPAZIO DONNA
15 > Parto prematuro e congedo di maternità
18 > NUMBERS
PARERE LEGALE
19 > Utilizzo da parte di terzi del pc aziendale
Giustificato il licenziamento del dirigente “inadeguato”
L'aggressione nei confronti di un superiore gerarchico per
motivi lavorativi è giusta causa di licenziamento
SPAZIO APERTO
20 > La mediazione e la conciliazione
nelle controversie bancarie e finanziarie
PENSIONATI
21 > Necessario ripianificare il progetto di vita
SALUTE
22 > Quando stare in piedi diventa un problema
FISCO
23 > L’agevolazione prima casa
SPECIALMENTE PER VOI
24 > Convenzioni Cure Termali
NONSOLOBANCA
L'ANGOLO DELLO PSICOLOGO
26 > Trasformare le difficoltà in opportunità
HI TECH
27 > Cloud Pc? Meglio Windows
SEGNALIBRO
27 > Formulario dei contratti di uso corrente
LA FABBRICA DEI SOGNI
28 > Se la libertà fosse un colore
Il rinnovo del contratto nazionale: ecco le mosse segrete dell’Abi
Tutte le strategie che i banchieri hanno già deciso e che adotteranno nei prossimi giorni e mesi
T
utto l’impegno e gli sforzi dell’ultimo periodo,
in casa Abi, si sono concentrati esclusivamente
su due argomenti: l’evoluzione del confronto in
atto con le Organizzazioni sindacali in merito
alla proposta di riforma del Fondo di Solidarietà di settore,
e l’avvio del negoziato per il rinnovo del contratto.
È opportuno ricordare, intanto, che, di fronte al netto rifiuto delle Organizzazioni Sindacali di un ricorso al Fondo
di Solidarietà, se non su base esclusivamente volontaria, e
considerando che tale determinazione porterebbe alle banche risparmi inferiori che non applicando la vigente disciplina, l’Abi ha deciso di procedere alla disdetta del verbale
di incontro del 24 gennaio 2001 sulla “Volontarietà”.
D’altronde, le banche tentano da tempo di convincere seraficamente il loro pubblico che questa iniziativa non danneggerebbe assolutamente i lavoratori interessati, perché le
aziende che dovessero trovarsi di fronte ad eccedenze di
personale, a seguito di cambiamenti gestionali quali riorganizzazioni/ristrutturazioni, valuteranno (che concessione!) la possibilità di favorire le uscite volontarie, laddove la
platea degli interessati lo consenta.
Il 7 aprile 2011 l’Abi ha consegnato, perciò, la lettera di
disdetta ai Sindacati, inviandola per conoscenza anche ai
Ministri del Lavoro e dell’Economia.
La risposta dei Sindacati non si è fatta attendere, con un rifiuto, inviato il 18 aprile, delle motivazioni poste alla base
della disdetta e la richiesta di un immediato ritiro della
disdetta stessa, pena eventuali conseguenti mobilitazioni a
partire dal 1° luglio.
L’Abi e il nuovo contratto
Altro punto “caliente” è l’Accordo Interconfederale sugli
assetti contrattuali del 2009, su cui le banche vogliono definire al più presto le necessarie intese attuative; anche in
questo caso, la nostra controparte non intende accettare
il secco NO che noi abbiamo contrapposto alla loro proposta di stabilire un regolamento propedeutico al rinnovo
contrattuale, NO dettato dalla convinzione che il tema
debba essere trattato esclusivamente in fase di negoziato
vero e proprio.
In assenza di regole – così l’Abi definisce l’attuale situa-
zione - l’Abi ha pensato bene d’inventarsi una soluzione
personalizzata: prendere come riferimento il Protocollo 23
luglio 1993 sugli assetti contrattuali.
Non ha, perciò, perso tempo nel comunicare la propria decisione al Consiglio dei Ministri e al Ministro del Lavoro,
soprattutto perché questa bella pensata determinerà due
conseguenze per le banche, entrambe positive:
1. le banche godranno di una maggiore libertà nella
progettazione della parte economica del rinnovo, in
quanto potranno basarsi sia sull’effettivo andamento
del sistema bancario, sia su un indice inflattivo meno
oneroso dell’indice Ipca.
2. le banche dovranno erogare, nel mese di giugno 2011,
la prevista Indennità di vacanza contrattuale, pari al
30% del tasso di inflazione.
Il CASL (Comitato di Abi per gli affari sindacali e del lavoro), a dimostrazione di quanto l’Abi abbia a cuore una
dettagliata e veloce soluzione al problema, ha costituito
ben quattro Commissioni di studio dedicate all’approfondimento di altrettanti argomenti:
1. inquadramento e classificazione del personale;
2. semplificazione e razionalizzazione del Contratto nazionale;
3. sistema incentivante;
4. salario di produttività.
I lavori delle Commissioni, iniziati lo scorso febbraio, hanno tentato d’individuare le possibili linee d’intervento riguardo i 4 argomenti sopraccitati, ma anche riguardo “area
contrattuale” e “orari di lavoro”.
Il 7 aprile 2011 le Organizzazioni Sindacali hanno presentato alla stampa la loro piattaforma rivendicativa, che sarà
trasmessa all’Abi dopo le assemblee dei lavoratori, quindi,
alla fine di questo mese.
Riepilogando, per quanto concerne la parte economica, i
Sindacati chiedono, per il triennio 2011-2013, un aumento medio di 205 euro mensili per i dipendenti appartenenti alla terza area, quarto livello, con sette scatti di anzianità
(pari al 7,29%), più un ulteriore 1% calcolato in base alla
scala parametrale.
L’aumento totale corrisponderebbe perciò a 245 euro circa.
PAESE CHE VAI... ITALIA CHE TROVI
29 > Il “Paese Bianco”e la magia del Sud
ALTROTURISMO
30 > Il Maestro degli Angeli
31 > Il fascino dell’Egitto a Orvieto
CHI C’È C’È
32 > Il cartellone di Giugno/Luglio
Direttore editoriale
Lando Maria Sileoni
Capo redattore
Lodovico Antonini
Ordinario di Sociologia Generale
Università di Verona
Edizione Web: Marco Ammendola
Comitato di direzione
Gianfranco Luca Bertinotti
Mauro Bossola
Franco Casini
Giuliano De Filippis
Attilio Granelli
Mauro Morelli
Mauro Scarin
Lando Maria Sileoni
Collaboratori
Luciano Quaranta,
Clinica oculistica Università degli
Studi di Brescia
Maddalena Sorrentino,
docente di informatica generale,
Università Cattolica - Milano
Elcograf, Beverate di Brivio (Lc)
Luca Riciputi,
esperto risorse umane
e consulente aziendale
Illustrazioni: Roberto Mangosi
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Grafica: www.Majakovskij-comunicazione.com
Flavia Gamberale
Editing: Mariapaola Diversi
Stampa:
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Amministrazione
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Direttore responsabile
Paolo Panerai
E - m ai l : re dazi o n e @fabi . it | Ed iz io ne we b : ht t p : //w w w. fa b i. it /p ub b l ica z ioni/voce- d ei- b a nca r i | w w w. fa b i. it - E- m a i l: federa zi [email protected] fa bi . i t
EDITORIALE
Hanno pensato a tutto: a come gestire i rapporti con la politica, con i Ministri dell’Economia
e del Lavoro, a come “conquistare” l’opinione pubblica e soprattutto a come spostare l’attenzione
dei lavoratori e dei cittadini dagli alti stipendi dei banchieri e dalle stock options milionarie.
L’Abi e il nuovo contratto, l’Abi e la Confindustria, l’Abi e gli aumenti legati soltanto
alla produttività, l’Abi e l’ultimatum ai lavoratori e ai Sindacati,
l’Abi e la posizione politica delle Organizzazioni Sindacali,
l’Abi e la guerra mediatica: argomento per argomento, ecco la posizione dei banchieri.
C’è da mettersi le mani nei capelli.
Per quanto riguarda la parte normativa, l’Abi, “dall’alto
della sua sapienza e avanguardia”, etichetta le nostre richieste come “tradizionali e superate”.
E questo perché, a suo dire, i Sindacati richiedono agibilità maggiori, come nel caso dell’area contrattuale, e, allo
stesso tempo, una presenza e un controllo più estesi sui
processi di riorganizzazione, anche nella fase che precede
le decisioni aziendali.
Insomma, le banche liquidano i Sindacati come dei “poveri ingenuotti” che non riescono a comprendere le difficoltà
di un rinnovo contrattuale, in una fase economica interna
e internazionale critica, che fortemente incide sulla redditività delle banche.
Perché, sia ben chiaro, è tutto qui il nocciolo del LORO
unico problema: la redditività delle banche. Punto.
Ecco, quindi, che la sceneggiatura del film-Abi è sempre la
stessa: l’Italia ancora indebolita da una crisi la cui fine sembra lontana; il Pil che ha registrato una marcata contrazione; il recupero economico del Paese, che avanza molto più
lentamente rispetto a quello degli altri paesi europei.
Di conseguenza, un sistema bancario la cui redditività è in
vorticoso calo, essendo tornata a livelli precedenti al rinnovo contrattuale del 1999, e i principali indicatori che
segnalano, per il 2009, livelli di ROE inferiori al 1997.
Inoltre, il sistema bancario italiano sta subendo un difficile
confronto internazionale, a causa di vari fattori: l’introduzione delle pesanti norme di Basilea 3 e di nuovi vincoli
legati all’offerta di servizi e prodotti bancari; forti cambiamenti della domanda, che si è fatta più mobile e sofisticata
anche grazie all’uso della banca on-line; la riduzione del
numero di sportelli e la forte presenza e competitività degli
operatori non bancari.
Allora, ci chiediamo noi, per restituire alle banche adeguata competitività e capacità di risposta al mercato e alle sue
leggi, non sarebbe forse il caso d’investire su formazione,
aggiornamento, miglioramento generale della gamma dei
servizi offerti, invece di affidarsi sbrigativamente a tagli indiscriminati che punirebbero esclusivamente i lavoratori?
L’Abi e gli aumenti legati soltanto alla produttività
Secondo l’illuminata visione dell’Abi e del suo Presidente,
invece, i cambiamenti in atto richiedono inevitabilmente
un ripensamento delle strategie bancarie ma, soprattutto,
del complesso dei costi operativi, inclusi quelli del personale.
L’obiettivo è un urgente recupero di produttività ed efficienza, costi quel che costi.
“Costi quel che costi” ai lavoratori, sia ben chiaro.
Anche perché, ricordano in Abi, negli ultimi dieci anni, attraverso i relativi rinnovi contrattuali, ai lavoratori bancari
è sempre stata assicurata una retribuzione ben al di sopra
dei livelli di inflazione; nello stesso periodo, si è registrato
un aumento delle figure più costose per l’azienda, quali
quadri e dirigenti: i primi sono passati dal 29,1% al 39%,
i secondi dall’1,5% al 2,1%.
Insomma, di che possono lamentarsi questi bancari?
Hanno alle spalle un decennio rose e fiori… Ma i tempi
cambiano e bisogna adeguarsi: come dire, è arrivato il momento di pagare il conto.
L’Abi vede, perciò, il prossimo rinnovo contrattuale come
un salto di qualità all’insegna dell’innovazione, e il primo
passo sarà quello di svincolare, per la prima volta, gli in-
2
crementi economici da parametri oggettivi, come è sempre stato, per legarli, invece, ad effettivi incrementi della
produttività.
Esatto. È proprio questo il significato che le banche danno
alla parola “innovazione”: innovazione uguale produttività. Le banche non si accontentano più stipulare rinnovi di
contratto a costo zero: da oggi pretendono che gli aumenti
siano legati esclusivamente ad effettivi miglioramenti di
produttività ed efficienza.
Il Presidente Abi ritiene che quella che sta per compiersi
sia un’evoluzione culturale di portata storica, di cui l’Abi
deve farsi leader ed apripista rispetto alle altre Organizzazioni imprenditoriali. Alla faccia della modestia!
Il raggiungimento dell’ambizioso obiettivo presenta, però,
delle difficoltà, che anche Abi, pur nella veste di valoroso
condottiero apripista, dovrà avere ben chiare:
a) innanzitutto, è fondamentale ricordare che i rinnovi
contrattuali degli altri settori industriali stipulati dal 2009
in poi hanno sempre fatto riferimento al codice Ipca, previsto dall’Accordo interconfederale del 2009; ciò significa
che la posizione dell’Abi resta isolata in tale panorama.
b) la mancata applicazione dell’Accordo interconfederale
non soddisferà certo il Governo, che di tale accordo fu
promotore.
c) c’è da aspettarsi la reazione agguerrita dei Sindacati, che
minacceranno mobilitazioni e scioperi.
d) almeno inizialmente, l’Abi non troverà certo dei sostenitori, poiché la sua presa di posizione verrà giudicata
profondamente “eretica”, e su questo non abbiamo dubbi.
Ma la scaltra Abi sa che c’è un fattore fondamentale, di potente portata, a cui ricorrere in queste situazioni: deciderà
perciò di riservare un ruolo da protagonista all’elemento
“comunicazione”, per far arrivare all’opinione pubblica
un’immagine positiva, lineare e coerente all’astuta linea
d’azione intrapresa.
L’Abi e la guerra mediatica
L’Abi prevede la dura reazione dei Sindacati ma, ancor
più, teme la reazione dell’opinione pubblica, che cercherà
quindi di “conquistare” con una mirata comunicazione.
Sarà, dunque, fondamentale per le banche utilizzare uno
stile comunicativo vincente, che faccia arrivare all’opinione pubblica un messaggio chiaro, convincente e positivo.
A questo proposito, è da tenere presente che la retribuzione annuale di riferimento dei dipendenti di altri settori
economici, quali agenzie di assicurazione o commercio,
risulta inferiore allo stesso valore di riferimento dei bancari, nonostante tali categorie siano già state sottoposte a
rinnovo contrattuale.
Questa “differenza di trattamento”, se strumentalmente
accentuata, potrebbe destare un’attenzione negativa da
parte dell’opinione pubblica, che vedrà i bancari come i
“soliti favoriti”.
Ma non è questa la carta che l’Abi giocherà nella partita
della comunicazione: la differenza di remunerazione tra
bancari e dipendenti di altri settori economici e le difficoltà delle banche nel sostenere un rinnovo contrattuale
tradizionale, non godono, infatti, di “appeal” in termini di
opinione pubblica.
L’asso nella manica che, invece, l’Abi offrirà ai mass-media
sarà la scarsa competitività dell’azienda bancaria italiana
rispetto a quella internazionale, a cui consegue lo “spau-
EDITORIALE
racchio” di un aumento del costo dei servizi bancari per
i clienti.
Ma, soprattutto, le banche tenteranno di convincere la
platea che stanno procedendo ad un rinnovo contrattuale
basato non tanto sul rifiuto degli incrementi retributivi,
quanto sull’introduzione di incrementi retributivi legati
alla produttività.
Insomma, qualcosa di peggio di un semplice “addolcire
la pillola”: le banche tenteranno proprio di mascherare i
mancati incrementi retributivi in una sorta di “moderna”
argomentazione da proporre ai lavoratori e alle Organizzazioni Sindacali.
L’Abi è, inoltre, decisa a battere sul tempo chi (la FABI in
primis) punta su argomenti scottanti, come le retribuzioni dei top manager, dichiarando che le banche italiane si
stanno allineando alle ultime istruzioni dettate dalla Banca
d’Italia in materia di remunerazione e incentivazione.
Ecco, quindi, che anche la recente dichiarazione del Presidente dell’Abi – dichiarazione pubblicata da varie testate
nazionali in data 5 maggio 2011, in cui lo stesso sottolineava “la necessità di mettere un tetto agli stipendi dei vertici delle banche” - non è da confondere con una presa di
coscienza ed una dichiarazione d’intenti: è semplicemente
un’astuta mossa, che rientra nel tentativo di manipolazione dell’opinione pubblica.
L’Abi e la Confindustria
La caritatevole Associazione bancaria ricorda, poi, che la
linea operativa indicata rappresenta oggi, nonostante gli
ostacoli che certo incontrerà, l’unica via possibile da percorrere, non solo per le sorti del sistema bancario ma, soprattutto, per quelle dell’intero Paese.
E poi - udite, udite! - l’Abi chiama in appello tutte le forze
del mondo produttivo, da coinvolgere in questo recupero
della produttività per “salvare” così l’Italia.
Tanto di cappello a questa visione umanistica dell’Abi!
Le banche, che si immolano per salvare la patria, condannata a un inclemente destino: chissà perché, ma non riusciamo a prendere seriamente questo raccontino da libro
“Cuore”.
L’Abi, comunque, che giudica l’Italia “un paese legato alla
logica della scala mobile, un paese che rifiuta il progresso”,
ritiene fondamentale il coinvolgimento di tutte le parti sociali, in particolare Confindustria.
L’unione di forze con Confindustria permetterebbe alle
banche di portare avanti con determinazione l’eroica battaglia, alla stregua di un esercito della salvezza, verso il recupero della situazione economica nazionale, che li legittimerebbe finalmente come Sostenitori Ufficiali della Crescita dell’Italia per presentarsi all’opinione pubblica come
“salvatori della patria”. Meriterebbero d’essere immortalati
in un busto. Di bronzo, naturalmente.
E non finisce qui: L’Abi è convinta della necessità che
l’intera “industria bancaria”, fatta di aziende ma anche di
dipendenti, dimostri la lungimiranza necessaria alla sopravvivenza del settore. Lungimiranza che necessariamente coinvolge anche il rinnovo contrattuale e il Fondo di
solidarietà, poiché l’auspicato aumento della produttività
deriva direttamente da un aumento degli esuberi.
Come dire: dovrebbero essere i dipendenti stessi a dimostrare sostegno e soddisfazione per le misure che le banche
intendono adottare, perché sono proprio loro gli elementichiave della grande “famiglia Banca” che s’intende proteggere e salvaguardare!
Insomma, i banchieri sperano anche che i dipendenti bancari siano dotati di una massiccia dose di masochismo.
Quando si dice “oltre al danno, anche la beffa”…!
L’Abi e la posizione politica delle Organizzazioni Sindacali
L’Abi sa perfettamente che il prossimo confronto con le
Organizzazioni Sindacali sarà particolarmente difficoltoso
per tre motivazioni:
- il crescente disimpegno da parte di una sigla confederale
nei confronti della logica unitaria;
- la presenza di un Sindacato, la FABI, caratterizzato da
una forte visione politico-sindacale, che fa presa sulla categoria;
- la fermezza, nelle intenzioni del Governo, di mantenere un Accordo interconfederale, quello del 2009, nato in
una fase economica completamente diversa dall’attuale, e
quindi, secondo le banche, non più idoneo.
In questo contesto, l’Abi ritiene, quindi, tatticamente
funzionale creare spazi di negoziato, che permettano alle
banche libertà d’azione sulla parte economica e, allo stesso
tempo, concedano ai sindacati un minimo di movimento
nella parte normativa, in modo da agevolarli nel confronto
con i lavoratori che essi rappresentano.
In parole povere: noi (le banche) ci sistemiamo come ci
pare il “grosso”, cioè l’aspetto economico, loro (i Sindacati) li facciamo contenti, concedendo un minimo di voce in
capitolo sull’aspetto normativo. Così avranno qualcosa da
“sbandierare” ai lavoratori che rappresentano.
Insomma, pensano che noi (sindacati) siamo dei fessi.
L’Abi e l’ultimatum ai lavoratori e ai Sindacati
Poi, nel caso in cui le banche non riuscissero a raggiungere
un risultato positivo da portare a casa, vedrete che, tatticamente, non escluderanno la possibilità di ricorrere alla
minaccia di misure pesanti, come licenziamenti o delocalizzazione dei processi produttivi.
L’Abi cerca di ricompattarsi al suo interno
Ultimo - ma fondamentale! - aspetto è la necessità, nel
settore bancario, di un fronte compatto e solido perché le
banche, a differenza degli altri settori presenti sul mercato, non possono fallire: ciò significa che, essendo preclusa
alle aziende in difficoltà l’uscita dal circuito produttivo, si
assisterebbe a una dispersione di risorse, che andrebbe a
gravare su tutte le aziende del comparto.
L’Abi e la richiesta dei Sindacati di entrare nei Consigli di
Amministrazione e di sorveglianza di aziende e grandi gruppi bancari
Anche per quanto riguarda la richiesta, fatta in modo disordinato e disomogeneo dalle Organizzazioni Sindacali,
della presenza di un rappresentante dei lavoratori nei Consigli di Amministrazione di piccole e medie aziende e nei
Comitati di Sorveglianza dei grandi gruppi bancari, non
dobbiamo aspettarci nulla di buono.
Infatti l’Abi, anche su questo argomento, ha le idee chiare: fingere di assecondare queste richieste il più possibile,
come già sta facendo qualche banchiere, pur avendo già
deciso per un “no categorico”, che sarà comunicato in un
secondo tempo.
Statene certi: vedremo le aziende rispondere, come hanno
già iniziato a fare, con un iniziale atteggiamento conciliativo, tanto per calmare un po’ le acque, seguito velocemente
da una brusca e definitiva chiusura.
Riepilogando, le linee strategiche generali su cui l’Abi
punta la prossima “discesa in campo” sono le seguenti:
- l’Abi ha come unico scopo una ripresa della produttività,
da realizzare attraverso il rinnovo del contratto;
- non avendo, i Sindacati, accettato l’imposizione di un
regolamento preliminare, l’Abi intende fare riferimento al
Protocollo 23 luglio 1993;
- l’obiettivo delle banche è il contenimento del costo del
lavoro e l’introduzione di nuove flessibilità gestionali (le
banche non hanno alcuna intenzione di mantenere aumenti salariali garantiti legati all’inflazione, ma solo prevedere eventuali incentivi legati a produttività e ricavi).
Questo è ciò che pensano i rappresentanti delle banche,
quello che hanno in mente di realizzare nei prossimi giorni
e mesi.
La nostra risposta non si farà attendere.
3
FOCUS
D
allo spazio all’alta quota fino
alle profondità del mare: la
ricerca sta giocando a 360
gradi per identificare tecniche e medicinali per sconfiggere malattie
e invecchiamento. Pur non possedendo
ancora l’elisir di eterna giovinezza, la
scienza può, infatti, impostare efficaci
metodi di prevenzione, traendo spunto
dallo studio della fisiologia umana e delle
reazioni di adattamento dell’organismo posto in condizioni estreme. Sono queste le basi della
medicina preventiva e predittiva,
che si propone una riprogrammazione biologica dell’individuo,
facendo affidamento su un’attività multidisciplinare e sulle più
recenti conoscenze in campo genetico e di biologia molecolare.
«È l’ottica che seguiamo con
LifeCare, il progetto per la prevenzione e la cura delle malattie
croniche e dell’invecchiamento,
che coinvolge una squadra di
specialisti differenti: ricercatori,
medici, fisioterapisti, psicologi e
riabilitatori, mettendo a punto
un programma personalizzato»,
spiega Gerardo Bosco, medico nutrizionista e fisiologo dello sport che segue i programmi
LifeCare presso il Policlinico di
Abano Terme. Questa struttura,
insieme con Villa Pini di Chieti,
è una delle prime realtà ospedaliere ad adottare l’innovativo metodo. «Molte malattie di carattere
cronico,apparentemente distanti
come le patologie cardiovascolari, le dislipidemie, il diabete e l’osteoporosi hanno,
in realtà, processi degenerativi comuni,
come lo stress ossidativo e l’infiammazione», prosegue Bosco, «molti disturbi
nascono da una difficoltà di adattamento
dell’organismo all’ambiente, che cambia
troppo in fretta favorendo cattive abitudini alimentari, sedentarietà, fumo ed
eccesso ponderale. L’obiettivo è quello
di agire su questi fattori, correggendo
lo stile di vita e intercettando precocemente i possibili danni molecolari prima che si trasformino in vere e proprie
patologie». Un aspetto caratteristico di
LifeCare consiste nell’avere fatto proprie
le tecniche di allenamento, riabilitazione
e nutrizione studiate per atleti, astronauti e militari, che sono sottoposti a particolari sforzi e condizioni ambientali
avverse, per poi inserirle nel percorso di
prevenzione del paziente. «Un anziano e
un astronauta hanno per esempio in comune il decadimento muscolare e la perdita di calcio», commenta Bosco, «Nello
spazio, in assenza di gravità, l’invecchiamento cellulare si velocizza moltissimo.
La medicina aerospaziale offre, quindi, le
competenze per proporre alcune terapie
fisiche molto efficaci.
Il nostro protocollo prevede, oltre alla riabilitazione posturale, l’allenamento aerobico, ma anche quello anaerobico, che
4
Tutte le novità per prevenire gli
acciacchi dell’età,
riprogrammando l’orologio biologico
PIÙ ANNI PIÙ SALUTE
si dimostra valido nel migliorare il tono
muscolare e contrastare l’atrofia.
Utilizziamo per esempio la pedana vibratoria, che produce vibrazioni a differente frequenza trasmesse al muscolo sotto
forma di energia meccanica, per indurre
la contrazione muscolare. Ne consegue
un aumento del tono e della forza contrattile dei muscoli sollecitati e di quelli
adiacenti. A livello endocrinologico, nei
soggetti trattati con vibrazioni pare inoltre riscontrarsi un aumento della produzione di testosterone e di HGH (ormone
della crescita la cui riduzione con l’età
concorre a favorire alcuni disturbi psicofisici, ndr)».
Oltre ai training fisici la medicina aerospaziale suggerisce la disciplina psicologica del biofeedback, che aiuta il paziente
a prendere controllo del suo comportamento, in particolare a percepire i meccanismi di autoregolazione dell’organismo rispetto all’ambiente e a modificarli.
Una funzione corporea come la temperatura cutanea, la tensione muscolare e la
frequenza cardiaca vengono monitorate
con elettrodi o trasduttori.
I segnali captati sono amplificati e usati per gestire segnali acustici o visivi. Il
paziente può così imparare a controllare
volontariamente la funzione monitorata.
Importanti tecniche di respirazione richiamano invece gli allenamenti degli al-
pinisti, che in alta montagna rischiano la
carenza di ossigeno, e dei subacquei, che
al contrario devono contrastare l’eccessiva presenza di ossigeno. Le tecniche per
incrementare la meccanica ventilatoria
usate dagli apneisti suggeriscono le modalità per meglio controllare il respiro,
utili anche ad affrontare sbalzi d’umore
e cali di concentrazione.
Prima però di stabilire una terapia, LifeCare fotografa innanzitutto la salute
complessiva del paziente mediante un
primo questionario da compilare a casa,
destinato a sondare le condizioni fisiche,
psicologiche e lo stile di vita. Sulla base
delle risposte e di una prima visita medica il soggetto verrà poi indirizzato all’esecuzione degli esami di laboratorio, genetici, funzionali e strumentali più adatti
rispetto alla sua situazione, all’età e agli
obiettivi che si prefigge. Il check-up, distinto in due diversi percorsi per uomini
e donne, prevede due livelli. Quello base
è rivolto alla prevenzione per una fascia
d’età più giovane, sotto i 45 anni, per stimare il rischio individuale di sviluppare
malattie e impostare un programma terapeutico su misura (dieta e attività fisica
personalizzata in base al metabolismo,
correzione di squilibri ormonali, tecniche di rilassamento e respirazione ed
eventuali farmaci). Il check-up avanzato
si rivolge invece a soggetti più anziani o
con patologie croniche in atto, per impostare le cure più adatte.
Nell’ambito delle indagini genetiche si
utilizzano strumenti di laboratorio che
permettono di valutare l’attivazione o
l’inibizione di specifiche batterie di geni
condizionanti il metabolismo, senza l’intenzione di dichiarare la probabilità di
sviluppare una malattia in relazione a
geni specifici. Poiché gli squilibri endocrini possono incidere in modo
decisivo sul successivo verificarsi
di diverse malattie, soprattutto
nella donna, vengono monitorati
i principali ormoni come i tiroidei, i surrenalici, i pancreatici, i
renali e i regolatori del calcio.
Riguardo le modificazioni della
salute maschile, spesso più subdole, si presta una particolare attenzione alla prevenzione prostatica
e cardiometabolica, mediante la
valutazione di ormoni e marker
come testosterone, cortisolo, Cea
(marcatore per i tumori e altre patologie dell’apparato gastrointestinale) e quelli relativi a specifici
organi. Poiché alcune alterazioni
genetiche espongono il soggetto a
una maggiore sensibilità a determinati nutrienti, i test di nutrigenomica sono infine indirizzati
alla formulazione di un adeguato
profilo dietetico.
«LifeCare non si rivolge solo a
pazienti che già presentano patologie, ma anche a persone
sane:giovani, sportivi e professionisti che tuttavia necessitano di
un programma di prevenzione su misura
per adattarsi a condizioni di vita ad alto
stress», precisa Bosco. Grazie all’identificazione diretta del consumo di ossigeno
e della produzione di anidride carbonica
diventa possibile conoscere il metabolismo individuale in modo più preciso
rispetto al mero calcolo dell’età e dell’indice di massa corporea, e impostare così
una dieta ben dosata”. È importante sottolineare che il metodo LifeCare si basa
su evidenze scientifiche e protocolli già
validati clinicamente.
Quanto all’alimentazione, è stato dimostrato che gli unici due modi per allungare l’aspettativa e la qualità di vita in tutti
gli esseri viventi sono la riduzione dell’introito calorico e l’aumento dell’attività
motoria. «Esperimenti sull’uomo hanno
confermato che basta aggiungere 5mila
passi al giorno, l’equivalente di mezz’ora
di camminata a buon passo rispetto alla
sedentarietà, per ridurre di ben tre volte
il rischio di mortalità», afferma Michele Carruba, ordinario di farmacologia
all’Università degli studi di Milano. «La
dieta mediterranea, variata e ricca di sostanze antiossidanti, risulta molto equilibrata e consigliabile. Gli integratori invece mostrano la loro utilità solo nel caso
in cui si debba compensare l’esclusione
di qualche alimento dalla dieta per allergie o altri motivi».
FILO DIRETTO
Il lavoro preparatorio dell’Esecutivo nazionale è pronto
CONTRATTO BCC AI
NASTRI DI PARTENZA
Insediato da appena due mesi, il coordinamento FABI delle BCC ha già
tracciato le direttrici principali per il rinnovo contrattuale: adeguamento delle
retribuzioni, rafforzamento del welfare, stabilizzazione dei precari, riduzione
delle disparità di trattamento tra assunti della nuova e della vecchi guardia,
aggiornamento dei percorsi di carriera e regolamentazione della mobilità.
Senza dimenticare la specificità del credito cooperativo: quella sua dimensione
solidaristica il cui asse portante è la centralità della persona. "Come nostro
solito, anteporremo il dialogo allo scontro, ma se necessario sapremo batterci
anche duramente, pur di garantire un buon contratto ai lavoratori”
di Luca Bertinotti, Segretario Nazionale FABI
A
due mesi dal suo insediamento
il nuovo Esecutivo delle BCC
ha avviato e sviluppato il
percorso sul ragionamento e
l’approfondimento sui filoni portanti del
delicato rinnovo contrattuale del settore.
Tutti i nuovi dirigenti, coadiuvati dalla
Segreteria Nazionale, hanno suddiviso i
lavori su quattro tematiche da sottoporre
alla discussione e condivisione con le
altre organizzazioni sindacali del settore.
Questi temi sono riconducibili a quattro
aree che racchiudono, in primis, la
rivisitazione e l’adeguamento dell’Area
contrattuale e delle politiche sociali, con
una particolare attenzione ai cosiddetti
“diritti d’inclusione” di lavoratori e
lavoratrici del movimento cooperativo.
Questo, anche in riferimento alle nuove
assunzioni che saranno effettuate e per
le quali si dovrà garantire, soprattutto,
il carattere di stabilità e tempo
indeterminato. Particolare sensibilità
è stata posta circa la necessità di
rafforzare il “welfare”, sia dal punto della
Previdenza, sia sul versante della Cassa
Mutua Nazionale, con valutazioni da
parte della FABI di forte adeguamento
dello statuto di questo Ente alle nuove
necessità ed alle prospettive future,
nonché di una gestione in forma diretta
anche delle prestazioni riguardanti
la “non autosufficienza”. La parte
economica, al di là della correlazione
con le richieste di adeguamento
salariale presentate nel settore Abi,
dovrà ricomprendere caratteristiche di
democrazia economica, di attenzione
agli assunti post 1/1/2001, di ulteriore
ampliamento e decentramento di
risorse verso la contrattazione regionale,
nonché di estrema attenzione e governo
dei sistemi di valutazione del personale e
di quelli relativi ai sistemi incentivanti.
Ultimo, ma non meno determinante,
sarà il lavoro per migliorare i contenuti
professionali dei colleghi e delle colleghe,
attraverso un sistema aggiornato e
contrattato dei percorsi di carriera,
dei nuovi e vecchi inquadramenti,
dell’ampliamento dell’area dei Quadri
direttivi e delle loro prerogative.
Saranno necessarie, inoltre, maggiori
e migliori tutele per quanto concerne
i rischi professionali e una reale e
responsabile copertura dei disagi relativi
alla mobilità del personale, sulla scorta
del forte ampliamento del raggio
chilometrico d’azione delle aziende
BCC in questi ultimi dieci anni.
Il risultato di questo “corposo” ed
impegnativo lavoro, una volta condivisi
con le altre sigle, avranno una stesura
unitaria, per avviare la categoria al
nuovo contratto di lavoro.
Quest’ultimo, ancor più in un
movimento che si basa sul solidarismo
– dev’essere sempre l’asse portante
e per affermare e difendere la
centralità della persona. In linea con
questo principio sacrosanto, tutto il
Movimento Cooperativistico non può
prescindere, per il mantenimento e il
rafforzamento della sua fase “adulta”, dal
riconoscimento dell’impegno di tutti i
dipendenti che ne hanno assicurato la
crescita, il pieno sviluppo ed il successo
degli ultimi decenni.
Ovviamente, prima di presentare
qualsiasi bozza di piattaforma alla
Controparte, saranno le lavoratrici ed
i lavoratori della BCC ad esprimersi
con una discussione ed un voto, che
auspichiamo partecipati.
Senza il sostegno di tutti i lavoratori,
infatti, non c’è rivendicazione che tenga.
Ma –ne siamo certi -la partecipazione,
la condivisione di obiettivi e metodi, la
determinazione nell’agire porteranno al
successo lavoratori e sindacato.
N U O V O E S E C U T I V O N A Z I O N A L E BCC
PEDOTH WERNER
Bolzano
COORDINATORE
MAZZUCCHI DOMENICO
Trento
Vice Coordinatore
VIOLINI ALESSANDRO
Roma
Vice Coordinatore
AZZOLIN DELFO
ARENA GIUSEPPE
Milano
BENINI ROBERTO
Bologna
CICCONI PAOLO
Fermo
DONATI GIAMMATTEO
Fermo
GUERRA RAFFAELE
Cuneo
LORENZI MARCO
Brescia
MAZZOLDI PIERGIUSEPPE
Brescia
NAVA MARIO
NIZZI WALTER
Werner Pedoth è stato riconfermato
alla guida del Coordinamento Nazionale BCC.
Vicenza
PANICO ALESSANDRA
Lodi
Bergamo
Udine
PIGNALOSA FRANCESCO
Taranto
PREZIUSO SERGIO
Pescara
TASSI STEFANO
Firenze
5
SINDACATO E SERVIZI
ATTUALITÀ
L’esperimento di FABI Pavia
UNA BANCA DATI
PER SCHEDARE
LE RAPINE
Presentati, durante una vivace tavola rotonda a cui ha partecipato
anche il Segretario generale della FABI, i dati inediti sulle
rapine in banca raccolti nel database della FABI di Pavia: nella
provincia lombarda nei primi 4 mesi del 2011 ben 12 i colpi
messi a segno. Un momento di informazione e di denuncia,
che è stato poi lo spunto per discutere del fenomeno rapine
a livello nazionale e richiamare gli istituti di credito alle
loro responsabilità. Saporito: “Il 47% dei colpi in Europa
viene messo a segno in Italia”. Sileoni: “Inaccettabile il
disimpegno di banche e politica sul tema sicurezza dei
lavoratori”
di Flavia Gamberale
U
n allarme lanciato alle
autorità locali e ai media sul
fenomeno delle rapine in
banca, che nella provincia di
Pavia nel primo quadrimestre dell’anno
ha toccato cifre record. Ma anche una
lezione, indirizzata a tutti i lavoratori,
su come tutelarsi dai rapinatori.
Informazione e denuncia. Questa la
doppia anima della tavola rotonda “Le
rapine alle banche- 20 anni di dati,
statistiche e consigli su come difendersi
estrapolati dalla banca dati della FABI
di Pavia”, organizzata l’11 maggio dalla
sezione pavese della FABI presso la sala
cinema Politeama della città lombarda.
Durante l’incontro, a cui hanno
assistito numerosi lavoratori e al quale è
intervenuto anche il Segretario generale
della FABI, Lando Maria Sileoni, sono
stati presentati dati inediti sulle rapine in
banca a Pavia e provincia, dove, soltanto
nel primo quadrimestre dell’anno, sono
stati messi a segno ben 12 colpi. Un
trend che, se dovesse rimanere costante,
porterebbe la città lombarda
a registrare nel 2011 un
incremento del fenomeno
pari al 59% rispetto al
2010.
I numeri sono stati raccolti
direttamente dalla banca
dati della FABI pavese, un
database attivo da circa 20 anni, nel quale
il sindacato annota scrupolosamente
tutte le rapine verificatesi negli istituti
di credito del territorio dal ’91 ad oggi.
Un patrimonio informativo, messo a
disposizione delle forze di polizia locali,
utile per elaborare nuove strategie
di prevenzione del fenomeno, ma
anche un serbatoio cui la FABI pavese
costantemente attinge per richiamare
- dati alla mano - le banche alle loro
responsabilità.
Gremito il tavolo dei relatori: oltre
al Segretario generale Sileoni, che ha
aperto i lavori con una dettagliata
relazione, c’erano il “padrone di casa”,
il segretario coordinatore della FABI di
BREVE MANUALE
D’ISTRUZIONI
PER LE VITTIME
DELLE RAPINE
Cosa non fare durante una rapina
t%JTDVUFSFDPOJMSBQJOBUPSFPQQVSF
ostacolarlo
t'BNJMJBSJ[[BSFDPOJCBOEJUJ
t'BSFNPWJNFOUJCSVTDIJ
t*OOFSWPTJSFJCBOEJUJ
t1FOTBSFDIFMBQJTUPMBTJBVOBSNB
giocattolo
t*NQFEJSFMBGVHBEFJCBOEJUJ
Cosa fare durante una rapina
t.BOUFOFSFMBDBMNB
t$BQJSFDIJDPNBOEB
t(FTUJSFHMJJNQSFWJTUJTFO[BJODFSUF[[B
6
Pavia Vincenzo Saporito, il responsabile
nazionale del Dipartimento Salute e
sicurezza della FABI, Loris Brizio, il
V. Presidente di Aipros (associazione
professionisti della sicurezza), Michele
Messina, il V. Prefetto di Pavia, Giulia
D’Onofrio e, in qualità di moderatore,
Claudio Micalizio, il Direttore di
Telepavia.
Molto duro l’intervento di Sileoni
contro le banche. “Il fatto stesso
che l’Abi non si sia mai preoccupata
d’imporre delle forme omogenee di
sicurezza dimostra chiaramente la totale
assenza di una politica complessiva
di tutela della clientela e degli stessi
lavoratori bancari”, ha attaccato senza
mezzi termini il numero uno della
FABI, chiamando in causa anche la
politica.
“Serve una legge, da noi più volte
sollecitata” - ha rimarcato Sileoni - “che
obblighi le banche ad adottare misure
standard di sicurezza e che preveda
sanzioni per quelle che non le rispettano.
Lo diciamo da anni, ma i partiti,
influenzati dalle lobbies del settore, su
questo fronte latitano”, ha proseguito
Sileoni, che ha poi sottolineato
l’impegno della FABI nel tutelare
al meglio i lavoratori promuovendo
incontri di formazione ad hoc.
E sul tema della formazione ha insistito
soprattutto il segretario coordinatore di
Cosa fare dopo la rapina
t#MPDDBSFMBCVTTPMBPMVTDJUBEJ emergenza
t7FSJGJDBSFTFDJTPOPGFSJUJ
t*OGPSNBSFMF'PS[FEFMM0SEJOF
tInformare gli uffici competenti
della banca
t"OOPUBSFUVUUFMFPTTFSWB[JPOJ
su quanto accaduto
t$PPQFSBSFDPOMF'PS[FEFMMPSEJOF
t7FSJGJDBSFMFOUJUÈEFMCPUUJOP
Cosa non fare dopo la rapina
t*OTFHVJSFJMSBQJOBUPSF
t"MUFSBSFMBTDFOBEFMDSJNJOF
tParlare della rapina con gli altri presenti
t'PSOJSFOPUJ[JFBMMBTUBNQBPBJNFEJB
t5PDDBSFRVBMTJBTJDPTBOFMMBSFB
in cui hanno operato i banditi
t7JTJPOBSFMFJNNBHJOJEFMMBSBQJOB
prima dell’arrivo delle Forze dell’ordine
t3FOEFSFQVCCMJDPMJNQPSUP
del bottino sottratto
SINDACATO E SERVIZI
ATTUALITÀ
FABI Pavia, Vincenzo Saporito.
Preso atto che il fenomeno esiste e che
l’Italia ha purtroppo il triste primato
di Stato europeo nel quale si consuma
il maggior numero di rapine in banca
(il 47% dei colpi, infatti, secondo le
rilevazioni dell’European Banking
Federation, viene messo a segno nel
Belpaese), è necessario stare vicino
ai lavoratori e insegnare loro come
fronteggiare il rischio.
Presto fatto. Nel corso della tavola
rotonda è stato consegnato ai presenti
un piccolo manuale con utili indicazioni
su come comportarsi durante e dopo la
rapina.
Massima attenzione ai sintomi da stress
post-traumatico, quelli che accusa un
lavoratore su tre dopo essersi trovato
faccia a faccia col rapinatore di turno.
“Se dei capi particolarmente zelanti”, ha
detto Saporito rivolgendosi ai lavoratori
in platea, “dovessero fare pressioni per
farvi tornare immediatamente al lavoro
appena dopo la rapina e voi non ve la
sentiste a causa dello shock subito, non
abbiate paura di segnalarcelo”, ha detto
Saporito, “sapremo come intervenire”.
Il dipendente bancario ha, infatti, tutto
il diritto di tornare a casa presentando,
successivamente, alla banca regolare
certificato medico, che non potrà non
essere rilasciato.
Ma il coordinatore di FABI Pavia ha
anche chiesto una maggiore formazione
per i precari, spostati da uno sportello
all’altro e raramente informati su come
agire in caso di rapina.
“È imprescindibile che siano tutelati
anche loro”, ha rivendicato Saporito.
L'INTERVISTA
Il Segretario Generale, Lando Sileoni,
non ha voluto mancare all'appuntamento
sulla sicurezza, organizzato da Vincenzo
Saporito (a destra) e dalla FABI di Pavia
Molto dibattuto, infine, il tema dei
sistemi di deterrenza adottato dalle
banche. Spesso inadeguati, a volte
inefficaci.
“Le banche”, ha spiegato Michele
Messina, vice presidente di Aipros,
associazione che riunisce le aziende
specializzate nella fornitura di sistemi
di sicurezza, “generalmente si mostrano
abbastanza disinteressate verso il
problema”.
“Anche se sicuramente negli anni
la situazione è migliorata”, ha detto
Messina.
I sistemi di sicurezza più utilizzati ad
oggi? La videosorveglianza, una misura
che ha qualche pr,o ma pure diversi
contro. “Permette di filmare le rapine
e di fornire così agli organi di polizia
importanti elementi di indagine, ma
non di prevenire la rapina”.
“La verità”, ha ribattuto Saporito, “è che
l’unico valido deterrente è la presenza di
una guardia giurata davanti alla filiale.
Ma molte banche non sono disposte
ad adottare questa misura perché, a
loro dire, troppo costosa (come se la
sicurezza del lavoratore fosse un lusso!).
Stiamo facendo pressioni affinché la
guardia giurata sia posta a presidio
almeno delle banche maggiormente a
rischio”.
Ancor prima di mettere mano al
portafoglio, gli istituti di credito
Rapine, gli effetti collaterali
“DA QUEL GIORNO NON APRIAMO PIÙ
AGLI SCONOSCIUTI”
Parla F., dipendente di una banca del Pavese, dove un mese fa due rapinatori
armati hanno portato via tutto il denaro presente. “Sistemi di sicurezza obsoleti.
2IPPERSWXVEÁPMEPIG¸rERGSVEPEGEWWEHMPIKRS%TVMVPErYRKMSGSHEVEKE^^M¶)WYP
post- rapina: “Per fortuna nessun trauma, ma la qualità della vita lavorativa da quel
KMSVRSrTIKKMSVEXE%TVMEQSWSPSEMGPMIRXMGLIGSRSWGMEQS¶
D
a quando circa un mese
fa si sono presentati alle
porte due banditi con il
passamontagna e la pistola
impugnata a braccia tese, F. e i suoi
colleghi non aprono più agli sconosciuti.
Troppa la paura, ancora forte l’immagine
impressa nelle loro menti di quei due
uomini mascherati e armati che intimano
al cassiere: “Apri la cassa e dammi i
soldi”. “Il giorno della rapina eravamo
in tre dentro la filiale. Erano circa le tre
del pomeriggio”, racconta F., impiegata
in banca da due anni, “lo spavento è
stato tanto, ma per fortuna nessuno di
noi ha riportato traumi”. Traumi no, ma
sicuramente da quel giorno la qualità
della vita lavorativa in questa filiale di un
piccolo comune dell’hinterland pavese
è nettamente peggiorata. “Ormai non
ci fidiamo più di nessuno. Facciamo
entrare solo clienti conosciuti e, quando
si presentano facce nuove, il Direttore
della filiale esce e va ad assicurasi
personalmente, nei limiti del possibile,
che non si tratti di rapinatori”. Del resto,
i sistemi di sicurezza anti-rapina adottati
dalla banca sembra servano a poco.
“Sono decisamente obsoleti”, ammette
F., “è vero che la filiale ha istallati la
videosorveglianza e il metal detector,
ma ad esempio, non è provvista di cash
in cash out, cassa automatica collegata
con la cassaforte che eroga denaro solo
su comando del dipendente”. E, infatti,
ad oggi, nell’istituto dove lavora F. i
soldi sono riposti in un vecchio cassetto
di legno. Aprirlo è un gioco da ragazzi.
Lo sanno bene i rapinatori, che durante
devono però valutare, con la massima
serietà e consapevolezza e in sinergia
con i rappresentanti dei lavoratori per
la sicurezza, il rischio psico-fisico, a cui
il lavoratore vittima di una rapina è
esposto.
Non pensare, dunque, solo al bottino
portato a casa dal malvivente, ma
soprattutto a tutelare la salute degli
operatori, prevenendo i possibili danni
e traumi psicofisici, che possono
derivare da eventi criminosi. Questa la
posizione di Loris Brizio, responsabile
del Dipartimento sicurezza della FABI.
“La Conferenza delle Regioni ha
approvato un documento nel quale si dà
ampio risalto alla necessità di procedere
ad una corretta e tempestiva valutazione
dei danni personali dei dipendenti
conseguenti ad eventi criminosi”, ha
chiarito Brizio.
Ma ad oggi, purtroppo, il testo non è
vincolante per le aziende di credito.
“Nostro impegno come FABI”, ha
concluso l’esperto, “è assicurare che le
linee guida proposte dalla Conferenza
delle regioni siano osservate e coinvolgere
in questa operazione di prevenzione
tutti gli attori più qualificati: dalle Asl
agli stessi lavoratori”.
“È ora che le rapine in banca”,
ha concluso il responsabile del
Dipartimento sicurezza della FABI,
“siano considerate non solo come
problemi di ordine pubblico, ma
soprattutto come eventi che incidono
profondamente sul benessere psicofisico delle persone, e che, come tali,
devono essere gestiti e prevenuti con la
massima attenzione”.
l’ultima rapina hanno portato via tutti i
soldi presenti nel giro di pochi minuti.
Il colpo è stato quasi certamente messo
a segno da “professionisti”, come
suggerisce la dinamica del fatto. Un
ragazzo molto giovane, viso pulito e
accento del posto, è entrato in banca e
ha intimato ai dipendenti di aprire le
porte ai due rapinatori, armati e con
passamontagna, che aspettavano fuori.
A quel punto i due si sono fatti largo
e, a pistole spianate, hanno ordinato al
cassiere di dare loro tutti i soldi della
cassa. L’operazione è durata cinque
minuti. Cinque minuti di terrore per
i tre impiegati che, oggi, alla luce di
quanto subìto, chiedono alla banca di
essere tutelati adeguatamente.
La FABI ha subito sollecitato un incontro
con il management per discutere di
quanto accaduto e richiedere sistemi di
sicurezza più consoni.
“Purtroppo un evento del genere”,
dice F., “non si dimentica. Ma sa qual
è la cosa peggiore in tutta questa storia?
Che i rapinatori ad oggi non sono stati
identificati e sono ancora a piede libero”.
Con buona pace del circuito di videosorveglianza.
7
SINDACATO E SERVIZI
ATTUALITÀ
-BiTQFEJ[JPOFwEFM4FHSFUBSJP(FOFSBMF
CONTRATTO, LA RISCOSSA
PARTE
DALLA
SICILIA
Oltre 250 quadri sindacali riuniti a Siracusa, nella splendida cornice di Palazzo Vermexio, per ascoltare il Segretario
generale Lando Maria Sileoni. Il numero uno della FABI ha illustrato alla base tutte le azioni che il sindacato metterà in
campo nei prossimi mesi a favore dei lavoratori per difendere il contratto di categoria e il Fondo di Solidarietà.
Un momento di confronto e di condivisione politica che sarà replicato anche in altre parti d’Italia
di Lodovico Antonini
"N
oi riteniamo che la
base di partenza di
una discussione, di
un dibattito e di una
trattativa vera debba avvenire con un
confronto vero sui costi di gestione delle
aziende”. Il Segretario Generale della
FABI non ha peli sulla lingua, quando
parla agli oltre 250 quadri sindacali,
provenienti da tutte le province siciliane
convenuti appositamente a Siracusa per
ascoltare dalla sua viva voce l’analisi
della situazione, in vista del rinnovo
del Contratto Collettivo Nazionale di
Lavoro. Nella bellissima sala conferenze,
intitolata a "Paolo Borsellino", di
Palazzo Vermexio, la sede municipale
prospiciente la magica piazza del
duomo, il clima è caldo e non solo per
l’ormai incipiente estate dell’Isola. La
vertenza, infatti, si presenta difficile,
in considerazione dell’atto unilaterale
dell’Abi, che ad aprile ha disdettato
l’accordo che prevedeva l’accesso
volontario dei lavoratori bancari al Fondo
di accompagnamento alla pensione. Per
questo il sindacato, unitariamente, ha
risposto con l’interruzione di tutte le
trattative sull’intero territorio nazionale
“È il Fondo esuberi il vero obiettivo
delle banche, che vogliono riformarlo o
cancellarlo, introducendo l’indennità di
disoccupazione. Ma ciò significherebbe
la ‘distruzione’ dell’intera categoria”.
Com’è noto, il Fondo esuberi, costituito
presso l'ABI grazie ai notevoli sacrifici
economici e produttivi effettuati dai
lavoratori dal 1999 ad oggi, è una
sorta di ammortizzatore sociale di
categoria, che non grava affatto sul
bilancio pubblico, ma è interamente
pagato dalle banche e dai lavoratori.
“Nonostante l’importante funzione
sociale del Fondo, le banche vorrebbero
smantellarlo, licenziando i lavoratori
e
collocandoli
obbligatoriamente
in prepensionamento. Altro che
responsabilità sociale!” – ha continuato
Sileoni col suo affondo. “Ai banchieri
interessano solamente i guadagni a due
Dobbiamo rimanere tutti uniti, in un unico blocco,
un’organizzazione disponibile al dialogo,
ma senza indietreggiare di un solo millimetro
La sala gremita per ascoltare l'intervento di
Sileoni
8
Non vi so dire quale risultato porteremo a casa in
questo rinnovo contrattuale: posso però dirvi che il
lavoro premia sempre
cifre per gli azionisti, anche in tempo
di crisi, per quei 2000 privilegiati
che gestiscono il sistema bancario
italiano. Mentre noi del sindacato
rappresentiamo 340.000 famiglie: c’è
una bella differenza”. Il leader sindacale
non si ferma e spiega che il sindacato ha
scritto una lettera ai ministri Sacconi
e Tremonti sia per coinvolgere il
governo su una questione di grande
rilevanza sociale, che rischiava di passare
sottotraccia, sia per preannunciare
all’esecutivo che sarà chiamato in causa,
se dovesse permanere la chiusura di Abi.
La riforma degli assetti contrattuali che
definisce economicamente il recupero
dell’inflazione, e di cui naturalmente si è
tenuto conto nela richiesta rivendicativa,
è stata sottoscritta, infatti, proprio da
questo governo. Così Sileoni lancia la
sfida: “Voglio vedere come l’Abi riuscirà
a disimpegnarsi, con 52 contratti già
stipulati in altre categorie e visto che
gli attori di quell’accordo sono proprio
il governo e due sindacati confederali”.
La Segreteria Provinciale di Siracusa al gran
completo ha voluto, in mattinata, dare il benvenuto al
Segretario Generale della FABI
Difficilmente, dunque, questo esecutivo
potrà stare dalla parte dei banchieri.
“Dobbiamo essere pronti a mobilitarci,
a confrontarci in ogni momento,
energicamente e su tutti gli argomenti
che la controparte ci presenterà” - ha
continuato il Segretario Generale
della FABI. “Sarà un confronto vero,
senza liturgie e vecchi schemi. Senza
manfrine. Il sindacato farà il sindacato e
le banche saranno costrette a prendersi
le loro responsabilità anche di fronte
all’opinione pubblica”. Vero è che la
crisi economica che ha colpito il mondo
intero e, quindi anche il sistema bancario
italiano, viene oggi amplificata oltre
misura da una profonda crisi culturale
e generazionale che coinvolge tutta
la classe dirigente del nostro paese, e i
banchieri non rappresentano certamente
un’eccezione.
“Ma è paradossale che quei dirigenti che
lamentano una forte crisi economica
delle loro aziende siano gli stessi che le
hanno gestite in questi ultimi 12 anni”
SINDACATO E SERVIZI
ATTUALITÀ
Questo sarà il rinnovo contrattuale più difficile degli ultimi venti anni:
noi, però, nelle cose difficili della vita ci esaltiamo
– va giù duro il numero uno della FABI.
Le richieste fatte dal sindacato all’Abi
sono, a giudizio di Sileoni, “corrette
e serie”. La rivendicazione salariale,
pur nella situazione di crisi che ha
caratterizzato questi anni, tiene conto
della necessità di garantire il recupero e
il mantenimento del potere d’acquisto
delle retribuzioni, sia rispetto al triennio
appena trascorso, sia rispetto alle
aspettative di inflazione reale da qui al
2013. Uno degli obiettivi delle aziende,
comunque “è quello di non pagare gli
aumenti economici del 2011” denuncia
Sileoni. Inoltre, le aziende cercheranno
di frenare pesantemente l’incremento
dei costi. La logica del sistema, insomma,
sarà quella di cercare di escludere i
lavoratori da ogni scelta e di far trovare
al sindacato, a cose già fatte, situazioni di
costi ed organici ulteriormente tagliati.
“Il tema è grave: le banche alzeranno
gli obiettivi commerciali con il rischio
di disattivare i sistemi incentivanti,
producendo pesanti ripercussioni sugli
indicatori dei premi aziendali variabili,
L
a FABI conquista un posto nel
consiglio d’amministrazione
del Fondo pensioni dei
dipendenti del Gruppo Bnl/
Bnp Paribas Italia.
A entrare nel board, che controlla e
decide le scelte di investimento del
Fondo previdenziale integrativo di uno
dei più grandi colossi bancari , Sergio
Valvano, 50 anni, perugino di nascita
ma cuneese d’adozione, sindacalista di
lungo corso, da oltre 30 anni iscritto
alla FABI, sindacato per il quale ricopre
l’incarico di segretario centrale del
Coordinamento Bnl.
Oltre alla lunga militanza sindacale,
Valvano vanta anche una profonda
conoscenza della materia. é infatti
diplomato alla Luiss Business School
con nuovi effetti sui costi, aumentando
la già evidente depressione della
motivazione individuale e collettiva dei
lavoratori”. Per questo il sindacato dovrà
difendere, a denti stretti, gli attuali livelli
occupazionali, anche attraverso nuove
forme di flessibilità nel rapporto di
lavoro. “È per questo che, prima dell’inizio
delle trattative per il nuovo contratto,
dovremo definitivamente sconfiggere
l’idea dei banchieri di introdurre
l’indennità di disoccupazione nel settore”.
Al discorso di Lando Sileoni, più volte
interrotto dagli applausi dei “passionali”
siciliani, è seguito un ampio dibattito,
cui hanno preso parte molti dirigenti
locali. Rispondendo ad uno di questi, che
chiedeva quale banca uscirà dal confrontoscontro con le banche, Sileoni ha detto:
“Quella per la quale ci batteremo anche
noi, con le nostre proposte e con le nostre
idee, con i nostri comportamenti e con le
nostre azioni, una banca legata al territorio
attraverso una corretta consulenza alla
clientela. Questo è il modello di banca
che vogliamo”. Nel corso dei lavori è stata
poi sottolineata l’attenzione massima del assieme a tutta la Segreteria Provinciale,
sindacato sia verso i precari, “che devono nella sede della FABI di Siracusa nonché
essere stabilizzati tutti” ha detto Sileoni il segretario regionale della FABI, Luigi
- sia a favorire l’ingresso nel mondo del Zancla, che ha presieduto la riunione.
lavoro di giovani, cui deve essere garantite Un infuocato tramonto siciliano, pur tra
maggiori certezze nel rapporto di lavoro. nuvoloni neri che minacciavano tempesta,
Tutti gli intervenuti, inoltre, hanno fatto ha salutato i dirigenti FABI ed il loro capo
rilevare profonda condivisione ed orgoglio all’uscita.
per la linea portata avanti dalla FABI e dal “Rosso di sera, bel tempo si spera?”.
suo Segretario Generale. La FABI pare È l’augurio di tutti.
davvero pronta alla
lotta per “convincere”
la
controparte,
benché
riottosa.
All’incontro erano
Recupero inflazione 2008-2010
1,60%
presenti anche i
Richiesta
per
inflazione
2011
2,00%
dirigenti nazionali
siciliani, Carmelo
Richiesta per inflazione 2012
1,80%
Raffa, Cetty Di
Richiesta per inflazione 2013
1,70%
Benedetto ed il
siracusano Gaetano
Richiesta per aumento scala
Motta, che nella
1,00%
parametrale
mattinata aveva ha
fatto gli onori di
TOTALE
8,10%
casa, ricevendo il
Segretario Generale,
LA RICHIESTA SALARIALE
DOPPIA VITTORIA
FONDO PENSIONI BNL,
LA FABI È NEL CDA
Sergio Valvano, già segretario centrale del Coordinamento Bnl,
è entrato nel board che amministra la previdenza integrativa
EFJMBWPSBUPSJEFM(SVQQPNFOUSF4BOESP(PUJÏTUBUPFMFUUPOFM
Collegio sindacale. Il neo-consigliere: “Massimo impegno per far
fruttare al meglio i risparmi dei dipendenti attraverso scelte di
investimento etiche e lungimiranti”
in “Economia e management della
Previdenza Complementare”.
I lavoratori lo hanno eletto con oltre
2000 voti. “Un consenso veramente
lusinghiero”, commenta il diretto
interessato, “che testimonia come il
lavoro della FABI sul territorio riscuota
il plauso e la fiducia dei dipendenti”.
“Da adesso fino alla fine del mio
mandato”, conclude il neo-consigliere,
“mi impegnerò affinché i risparmi dei
lavoratori siano fatti fruttare al meglio,
attraverso scelte di investimento attente,
remunerative e al tempo stesso etiche”.
Ma la vittoria FABI è stata doppia. Il
sindacato ha ottenuto uno scranno
anche nel Collegio sindacale, dove è
risultato eletto Sandro Goti, anche lui
sindacalista FABI di vecchia data.
9
SINDACATO E SERVIZI
ATTUALITÀ
Misterioso stallo nella vicenda dello scioglimento
del Fondo Pensioni ex Sicilcassa
A.A.A. AMMINISTRATORI FONDO
CERCANSI
Da una parte gli Amministratori, col mandato scaduto, dall’altra un
XIWSVIXXSH¸MQQSFMPMHMQMPMSRMHMIYVSPEGYMZIRHMXErEXXIWE
da numerosi e attoniti aventi diritto, che aspettano da anni
di Gianni Di Gennaro, Segretario Coordinatore FABI Ragusa, Dipartimento Comunicazione & Immagine FABI
Q
uesta potrebbe sembrare
un’inserzione di quelle che
molte volte si leggono su
noti quotidiani italiani, che
talvolta tendono a “nascondere” offerte
di ben altro turpe commercio. Invece
noi, in maniera provocatoria, la lanciamo a quanti hanno interesse a concludere l’annosa vicenda del Fondo Pensioni
dell’ex Sicilcassa, o ancora meglio dell’ex
Cassa Centrale di Risparmio V.E. Una
vicenda che vede coinvolti, da una parte, il Consiglio di Amministrazione
del Fondo, eletto democraticamente,
ma con il mandato scaduto; dall’altra,
un’ampia schiera d’iscritti che attendono
la vendita degli immobili, per dividere
tra loro, con parametri già stabiliti e comunicati agli aventi diritto, una somma
di denaro di circa 250 milioni di euro.
Questo è, infatti, il valore dei prestigiosi immobili di proprietà del Fondo,
posti in vendita, con risultati, fino ad
ora, deludenti. Da una parte dunque,
gli Amministratori, dall’altra i soci e,
in mezzo, un “tesoretto” di case e palazzi che, nonostante il crollo del mercato
immobiliare, sono appetibili e molto
richiesti sul mercato. Allora qualcuno
potrebbe chiedersi: perché non si sono
venduti fino ad ora, nonostante le richieste siano state tanto numerose? Questo
quesito certamente rimarrà senza risposta, visto che nessuno ha il dono della
veggenza e, quindi, non riesce a spiegare
i misteri che circondano la vicenda della
cessione degli immobili. Le ipotesi sono
molte: c’è chi dice che il patrimonio
immobiliare è ancora lì, perché chi ha
il compito di dismetterlo, ha già percepito almeno per tre volte, il valore dello
zainetto che ha accumulato e a cui avrà
diritto al momento della vendita; c’è chi
si giustifica dicendo che il destino cinico
e crudele ha fatto andare in fumo tutte le
offerte vantaggiose, c’è, infine, chi conti-
LUTTO
CIAO, SARA. RESTERAI PER
SEMPRE NEI NOSTRI CUORI
Gocce di memoria di un passato
che non potrà più tornare
I
l 25 giugno 2010 è stata rapita
alla vita Sara Granzotto, dipendente della Cassa di Risparmio
del Veneto, filiale di Belluno in
via Cavour. L’artiglio impietoso della
morte l’ha ghermita sulla strada che la
stava portando al lavoro, proprio nel
momento più bello della vita di una
donna e cioè quando sta per avere un
bambino. Portava in grembo il suo
piccolo e le mancavano pochi giorni
al congedo di maternità. La Segreteria
Provinciale della FABI di Belluno la ricorda con affetto a tutti i colleghi con
questa bella foto, che la ritrae serena e
piena di voglia di vivere. "Rimani con
noi nelle nostre menti, incancellabile,
10
nua a criticare l’operato del Consiglio, la
presunta inefficienza delle organizzazioni sindacali, ma non dice nulla perché
vorrebbe che fossero altri a dire e, quindi, rimanendo anonimo e codardo accusatore senza volto e senza nome. Di certo
ci sono il Consiglio scaduto, gli immobili invenduti e il compito di portare a
termine il mandato, da affidare a nuovi Amministratori. Ovviamente questi
vanno individuati ed eletti. Su quest’argomento si sono aperti nuovi scenari, tra
cui alcuni portati avanti da gruppi che
si sono auto costituiti. Uno tra i più interessanti è quello che sta raccogliendo
le firme per indire un referendum, che
prevede la modifica dello Statuto attuale. Per quanto ci riguarda, pur non
volendo interferire tra quanti si stanno
prodigando, vogliamo esprimere alcune
considerazioni. La prima riguarda l’ipotesi, avanzata da qualcuno, di escludere i
sindacati dalla vicenda, che non ci piace
NEWS
Barriere per disabili sul lavoro
Italia deferita
a Corte di Giustizia UE
Secondo l’articolo n.5 della direttiva 2000/78
')MPHEXSVIHMPEZSVSMXEPMERSRSRrWXEXS
obbligato a trovare soluzioni ragionevoli in
favore dei portatori di handicap
C
come gocce di memoria di un passato
che non potrà più tornare. Siamo felici
di averti conosciuta. Ciao Sara, resterai
sempre nei nostri cuori."
La Segreteria Provinciale
FABI Belluno
e non ci convince. Comunque la si pensi, le organizzazioni sindacali sono quelle che consentono ai candidati di essere
eletti e, quindi, di rappresentare gli interessi dei soci del Fondo. Inoltre, i rappresentanti dei lavoratori e, in particolare, Carmelo Raffa della F.A.B.I. Sicilia,
che aveva già invitato gli amministratori in tempi non sospetti - esattamente
nel luglio del 2010 - a non percepire i
compensi, seppur legittimi, sono gli interlocutori che rappresentano interessi
di migliaia di iscritti. L’invito di Raffa,
rimasto inascoltato, avrebbe consentito a
riportare serenità in un momento in cui
le tensioni sono altissime. Questo gesto,
infatti, avrebbe ridato fiducia a tanti soci
che la fiducia l’hanno persa. La FABI
è pronta a contribuire alla risoluzione
del problema, che riguarda, tra l’altro,
iscritti che sono molto anziani e, quindi, potrebbero non vedere conclusa, una
questione annosa che li riguarda.
he il nostro Paese non è in
molti casi a misura di disabili
lo si nota immediatamente,
anche solo percorrendo a piedi una strada, in cui si scorgono barriere
difficili spesso da sormontare anche per
quanti stanno in perfetta salute. Che
poi ci sia spesso un'evidente discrepanza tra leggi e realtà è un altro dato acquisito. Da oggi, però, l'Italia dovrà fare
i conti con la Corte di Giustizia UE,
poiché la Commissione Europea ha deferito il nostro Paese dinanzi ai giudici
di Strasburgo, per il mancato recepi-
mento dell'articolo n.5 della direttiva
2000/78 CE, che riguarda l'eliminazione delle discriminazioni sul posto di lavoro verso le categorie svantaggiate, per
motivi etnici, religiosi, culturali e per
disabilità. Secondo l'art.5 della direttiva
di cui sopra, il datore di lavoro è obbligato a trovare tutte le soluzioni possibili, per agevolare il lavoro dei disabili,
rimuovendo le barriere che ne ostacolano l'occupazione. La Commissione ha
evidenziato come l'Italia abbia recepito
malamente la direttiva. Di qui il deferimento.
SINDACATO E SERVIZI
ATTUALITÀ
Una vera catastrofe estetica ha colpito il linguaggio
VERBA MANENT
Tutti pensano di poter discutere di tutto: dalla politica
EPP¸IGSRSQMEHEPPEWXSVMEEPPEVIPMKMSRIHEPPEÁPSWSÁEEPPEXISPSKME
EXXVEZIVWSYRPMRKYEKKMSWIQTPMGIGLIrMRZIGIWIQTPMGIQIRXI
povero, con messaggi chiari e comprensibili, che sono invece
ambigui e ottusi. Inoltre, siamo destinati ad ascoltare un
turpiloquio insistente e diffuso, durante il quale sono evocati,
ogni due o tre minuti, i caratteri sessuali primari
di Gianfranco Amato, presidente Centro studi sociali “Pietro Desiderato”
C
orriamo volentieri un rischio,
quello di passare per moralisti. Volentieri e con una certa tranquillità, anche perché
l’aggettivo che richiamiamo è ampiamente frainteso. Vediamo. L’oggetto
della critica è il linguaggio dei nostri
giorni, o meglio l’uso degradato che ne
viene fatto con tenace disinvoltura.
Aristotele (chi sarà mai costui?) propone, per definire l’uomo, una formula
rimasta celebre e tuttora attuale: “zoon
logon echon”, l’animale (nel senso di essere vivente) che possiede il linguaggio,
caratteristica che lo distingue dagli altri.
Bene. E’ in atto, da tempo indefinito,
un progressivo, evidente cambiamento
della comunicazione: degli strumenti,
dei soggetti, dei contenuti. Tra questi, il
linguaggio, scritto o verbale, occupa un
posto di prima fila. I caratteri principali
del cambiamento si possono ridurre a
due: la semplificazione e la volgarizzazione, mentre la ricerca delle cause appare molto più complessa, come sem-
pre accade quando si tenta di risalire
all’origine di fenomeni così diffusi.
Proviamo a coinvolgerne una, forse la
maggior responsabile di aver tracciato
un orizzonte comune al pensiero che
stiamo tentando di descrivere. Quella
che viene definita cultura di massa sembra meglio corrispondere ai requisiti
che cerchiamo. Un equivoco persistente ha segnato il percorso di tale denominazione. Una gran parte dell’opinione
pubblica (soggetto per noi piuttosto indefinito, che i greci chiamavano doxa)
accoglie questa evenienza come un fatto
positivo. L’unico modo, si dice, per avvicinare la cultura al numero più ampio
possibile di persone. L’equivoco nasce
in un falso movimento. Per assolvere
tale compito, infatti, la “cultura” deve
scendere, deve piegarsi verso il basso,
deve andare incontro alla gente.
Non ci vuole molto per capire che la
strada dovrebbe essere inversa: le forme
della cultura devono restare dove sono,
è la gente che è chiamata a salire; certo,
avendo a disposizione le condizioni per
poterlo fare. Fine dell’equivoco. Ma i
fatti non si cambiano.
E così tutti pensano di poter discutere di tutto: dalla politica all’economia;
dalla storia alla religione; dalla filosofia
alla teologia – attraverso un linguaggio
semplice, che è invece semplicemente povero, con messaggi chiari e comprensibili, che sono invece ambigui ed
ottusi. Infiniti sono gli esempi offerti
dal mezzo di comunicazione più diabolico fino ad ora inventato: la televisione e i suoi sacerdoti. Non solo. Alla
falsa semplicità si accompagna una vera
volgarità, con ciò chiedendo scusa a
Dante, il quale aveva scritto il De vulgari eloquentia in latino, poiché rivolto
ad un pubblico colto. Oltre alle parole
e al dialogo del quotidiano – disponibili alle orecchie di ciascuno – un buon
esempio è offerto dai dialoghi, sia originali, sia doppiati, del cinema contemporaneo. Che si tratti di film italiani o
di opere straniere (appunto doppiate),
siamo destinati ad ascoltare un turpiloquio insistente e diffuso, durante il
quale sono evocati, ogni due o tre minuti, i caratteri sessuali primari (in particolare quello maschile, anche se non
più di sua esclusiva proprietà, ed un invito, verbale e perentorio, a dirigersi in
un luogo oscuro.
La scusa sta nella spiegazione che così è
il linguaggio di tutti i giorni, e quindi
l’arte (ahimé!) deve adeguarsi alla realtà, altrimenti la distanza resterebbe incolmabile (appunto!). Il tutto configura
una autentica catastrofe estetica, definizione che contiene molto di più di
quello che suggerisce in prima lettura.
Comunque sia, catastrofe indica un
rivolgimento totale e irreversibile, in
seguito al quale niente sarà più come
prima; tempo del non ritorno da un
passato di cui si potrà avere solamente
nostalgia.
La percezione (ecco l’estetica) di tale catastrofe è vietata ai minori…e a quelli
che si ostinano a fraintendere.
NEWS
È
durata poco la campagna
pubblicitaria di un'azienda
del mercato delle rinnovabili,
che aveva fatto campeggiare
un cartellone promozionale, in cui veniva ritratta una donna in perizoma,
con tacchi a spillo, distesa sopra un
pannello fotovoltaico, con la scritta:
"Montami a costo zero". La pubblicità aveva scatenato le reazioni indignate
di molte associazioni, ed è stata ritirata prontamente dall'azienda, nonché
redarguita dallo Iap, l'istituto di autodisciplina per la pubblicità. Adesso,
le aziende e i consumatori aderenti al
"Consumer's Forum", hanno siglato
un accordo, per impedire che vengano
poste in atto campagne pubblicitarie,
che abbiano ad oggetto l'umiliazione,
BASTA CON L'UMILIAZIONE,
L'OFFESA E LA
VOLGARIZZAZIONE
DELLA FIGURA FEMMINILE
l'offesa e la volgarizzazione della figura
femminile. L'accordo prende le mosse
dalla considerazione che la pubblicità
ha un impatto notevole sulle coscienze degli individui, e nel lungo periodo
diventa promotore di valori e modelli,
che potrebbero distorcere la visione su
categorie umane, quali ad esempio del
mondo femminile, con messaggi discriminatori.
Il presidente del Consumer's Forum,
Sergio Veroli, ha anche annunciato la
nascita di un’iniziativa che mira a premiare la migliore pubblicità dell'anno,
riguardo alla figura della donna, non
solo, in quanto non discriminatoria,
ma anche in quanto mirante a veicolare
un messaggio di modernità e di innovazione positiva
11
SINDACATO E SERVIZI
ATTUALITÀ
DISCRIMINAZIONI DIETRO ALLO SPORTELLO
LAVORATORI DISABILI,
QUANDO L’ASSUNZIONE
È UN MIRAGGIO
S
ono laureati, in alcuni casi
hanno frequentato master
e corsi di specializzazione.
Grazie alle nuove tecnologie e
alle apparecchiature di supporto, i loro
handicap fisici sono stati gradualmente
debellati o comunque ridimensionati.
Eppure, ancora oggi, la stragrande
maggioranza delle aziende bancarie
considera i disabili lavoratori di serie B.
A parlare sono gli organici aziendali.
Nella provincia di Milano, la piazza
finanziaria più importante e in teoria più
all’avanguardia in materia di politiche
del lavoro, non c’è quasi nessuna banca
perfettamente in regola con la legge
68/99, quella che impone alle grandi
aziende di riservare una quota minima di
assunzioni ai portatori di handicap, fissata
al 7%. “Diciamo che a Milano il 70%
degli istituti di credito si avvicina a questa
soglia, senza tuttavia mai raggiungerla
pienamente. Mentre, invece, c’è un
buon 30% di aziende che è ancora molto
lontano dal centrare gli obiettivi di legge.
Non oso immaginare come stiano le
cose al Sud”, commenta amaro Osvaldo
Benzoni, sindacalista della FABI non
vedente e membro del Comitato direttivo
provinciale di Milano. Ma come se non
bastasse questa categoria di lavoratori ha
anche pagato pesantemente il prezzo delle
ristrutturazioni aziendali che, dal 2008
ad oggi, hanno cambiato gli assetti del
sistema bancario italiano. Da quell’anno,
infatti, le banche hanno ottenuto
l’esonero all’applicazione della norma.
Niente quota minima di assunzioni
riservate ai disabili. “Questa deroga, in
realtà, dovrebbe valere solo per le imprese
in gravi difficoltà economiche”, sottolinea
Benzoni, “mentre le banche sono riuscite
a spacciare per situazioni di crisi anche
semplici riorganizzazioni di gruppo che
Le aziende sarebbero obbligate ad assumere un quota minima di portatori
di handicap. Eppure dal 2008 le banche, con la scusa della crisi, sono
riuscite a eludere l’obbligo di legge. Per questo, nella nuova piattaforma
contrattuale del credito, la FABI e le altre organizzazioni hanno chiesto il
ripristino delle regole, oltre che una maggiore valorizzazione professionale
della categoria. Benzoni (FABI): “Resiste il pregiudizio, errato, che questi
lavoratori siano più un costo che una risorsa”
di Flavia Gamberale
hanno comportato l’attivazione del fondo
di solidarietà, comunque classificato
come un ammortizzatore sociale”. Una
mossa che ha ulteriormente ridotto le
possibilità di assunzione dei diversamente
abili negli istituti di credito. E contro cui
le organizzazioni sindacali, a cominciare
dalla FABI, hanno scatenato la loro
controffensiva in sede di apertura della
trattativa per il rinnovo del contratto
bancario. Nella piattaforma contrattuale
presentata all’Abi ad aprile si chiede
espressamente, infatti, che le norme sul
collocamento obbligatorio dei portatori di
handicap siano rispettate. E, soprattutto,
che i lavoratori diversamente abili siano
valorizzati professionalmente anche
attraverso progetti di formazione che ne
PAUSA SIGARETTA
NEWS
Fumatori assiepati,
smog triplo
G
li uffici no-smoking, è dimostrato, fanno bene alla salute dei lavoratori. Rischiano
però di minacciare quella di
chi s’imbatte in capannelli di fumatori
assiepati intorno ai posacenere esiliati
all'esterno dei palazzi. Bastano meno
di 4 tabagisti raggruppati entro 9 metri dall'androne per triplicare i livelli di
smog. Nello spazio colonizzato dall'esercito della pausa sigaretta outdoor,
l'aria diventa irrespirabile. Con una
densità di agenti inquinanti 20 volte
superiore a quella ammessa dalle linee
guida dell'Organizzazione mondiale
della sanità. L'allarme arriva da uno
studio condotto a Hong Kong dai ricercatori della Ontario Tobacco Research
12
Unit. Gli studiosi canadesi hanno
confrontato i livelli di smog intorno
ai palazzi con o senza fumatori all'ingresso, calcolando che in presenza di
tabagisti le concentrazioni di sostanze
inquinanti aumentano più di tre volte.
Il dato è pubblicato sul 'South China
Morning Post', insieme a una proposta
degli scienziati: bandire le 'bionde' non
solo dentro gli edifici, ma anche nel perimetro esterno, calcolando una zona
franca di 9 metri intorno ai palazzi. Il
fumo passivo, avverte infatti la ricercatrice Pamela Kaufman, può danneggiare gravemente la salute anche quando
l'esposizione non è cronica, cioè protratta per lunghi periodi, bensì acuta o
occasionale.
potenzino le abilità. La sfida, però, prima
che sindacale è culturale. Il preconcetto
che il lavoratore disabile rappresenti per
la banca più un costo che una risorsa è
ancora duro a morire. “Ed è paradossale”,
spiega Benzoni, “perché le istituzioni
locali ed europee mettono annualmente
a disposizione delle imprese dei fondi ad
hoc per l’inserimento professionale dei
portatori di handicap. Esistono specifici
finanziamenti pubblici per l’abbattimento
delle barriere architettoniche, come per
l’acquisto di particolari apparecchiature
d’ausilio. Sta alle aziende approfittare di
queste occasioni e creare nuove sinergie”.
Relegato spesso a ruoli marginali, il
bancario portatore di handicap ha vita
tutt’altro che facile all’interno delle
aziende di credito. Se è ipovedente, nel
90% dei casi, sarà confinato al centralino,
a rispondere alle telefonate. E pazienza
se, magari, il lavoratore in questione ha
testa e titoli per svolgere mansioni ben
più impegnative. Stessa storia per chi ha
problemi motori o è in carrozzella. Ne
sa qualcosa Giuseppe Arena, dipendente
della Federazione lombarda delle Bcc
e sindacalista FABI, che della lotta alla
discriminazioni dei disabili ne ha fatto
prima di tutto una battaglia personale.
Assunto in banca nel 1985 presso il
centro elaborazione dati, è stato dopo
poco “parcheggiato” in magazzino.
“Essendo poliomielitico”, racconta,
“i miei capi pensavano che non fossi
idoneo a lavorare davanti a un pc. Ho
dovuto lottare parecchio per riottenere
il mio posto e convincerli che invece ero
valido”. “Il problema è che non tutti i
lavoratori con disabilità hanno la forza
di opporsi a queste ingiustizie”. E la sua
scelta di intraprendere l’attività sindacale
è stata anche un po’ una rivincita contro
il pregiudizio. Da anni Arena segue e
difende i lavoratori disabili nelle vertenze
contro le aziende bancarie.
Uno schiaffo a tutti quelli che, per colpa
della carrozzella, lo avevano messo ai
margini.
SINDACATO E SERVIZI
SOLIDARIETÀ
M
urati nel proprio corpo.
Incapaci di provvedere a
se stessi autonomamente
e, in alcuni casi, persino di
parlare. Sono i malati di Sclerosi laterale
amiotrofica, rara patologia degenerativa
del sistema nervoso che in Italia colpisce
circa 5mila persone.
È per loro che il segretario provinciale
di FABI La Spezia, Angelo Salvetti, ha
organizzato “Una corsa per la Sla”. La
maratona partirà l’11 giugno da Parma
e si concluderà il 22 dello stesso mese a
Padova. Un itinerario di 750 kilometri
che si snoderà tra versante tirrenico
e adriatico toccando alcune delle
principali città del centro Italia, come
Firenze e Perugia.
L’evento
sportivo
coinvolgerà
maratoneti professionisti, fra cui lo
stesso sindacalista della FABI, e sarà
l’occasione, tra una tappa e l’altra, per
sensibilizzare l’opinione pubblica su
un dramma che affligge migliaia di
persone e per raccogliere fondi a favore
dell’associazione Asla di Pordenone, ente
no profit dedito al finanziamento centri
di ricerca specializzati che studiano la
Sclerosi laterale amiotrofica.
“Ogni giorno sosteremo in un posto
diverso”, anticipa Salvetti, “e con il
NEWS
L’INIZIATIVA DEL SAB DI LA SPEZIA
LA FABI IN CORSA
CONTRO LA SLA
La maratona partirà da Parma l’11 giugno e si concluderà a
Padova il 22. Fra una tappa e l’altra,
i maratoneti organizzeranno conferenze itineranti per
sensibilizzare l’opinione pubblica su una malattia,
ad oggi senza cura, che in Italia colpisce circa 5mila
persone, e per raccogliere fondi da destinare a centri
di ricerca specializzati
sostegno delle autorità locali allestiremo
vicino al nostro camper conferenze
itineranti e banchetti per reperire
denaro, che poi devolveremo a questa
associazione. Purtroppo, ad oggi, la Sla
è una malattia scarsamente conosciuta
e per la quale non esistono cure. In
Italia, inoltre, sono pochi i centri che si
occupano di assistere i malati e le loro
famiglie. Perciò abbiamo deciso di dare
RISCHIO POVERTÀ
T
S
econdo quanto rende noto il
Censis gli ultraottantenni nel
2030 saranno 5,4 milioni con un
incremento rispetto ad oggi del
54%. Inevitabile non pensare allora al sistema
del welfare specie se si pensa che il 68% degli
italiani è preoccupato per il proprio reddito
in vecchiaia. Secondo il Censis ben un
italiano su tre si sente a rischio di povertà e
solo una percentuale minoritaria ritiene che
il sistema di welfare fornisca una copertura
adeguata. Ciò che più preoccupa, si legge nel
comunicato stampa dell'istituto di ricerca, è
la condizione di futuri pensionati. “Il 28%
degli italiani è molto preoccupato e il 40%
abbastanza preoccupato, per il fatto che il
proprio reddito in vecchiaia sarà insufficiente
a garantire un livello di vita dignitoso. I due
dati sono superiori ai valori medi europei,
pari rispettivamente al 20% per le persone
molto preoccupate e al 34% per quelle
abbastanza preoccupate”. L’invecchiamento
della popolazione certamente avrà il suo
impatto sui futuri scenari sociali. Sempre nel
2030 “ci saranno 4 milioni di persone non
attive in più, a fronte di una diminuzione
di 2 milioni di attivi”. All’invecchiamento
della popolazione - continua il Censis - è
poi “associato l’aumento delle malattie
cronico-degenerative e delle disabilità, che
richiederanno l’impegno di grandi risorse sul
fronte assistenziale”.
Info: il percorso della maratona: http://
www.angelosalvetti.it/PERCORSO.html
Il conto corrente a cui devolvere i fondi:
c/o Unicredit La Spezia - intestare a
“UNA CORSA PER LA SLA F.Sp.”
IBAM
IT95O0200810700000101336197
Angelo Salcelli (a sinistra)
vita a una campagna di sensibilizzazione
e di fundraising ad hoc”.
La onlus a cui saranno donati i fondi,
la Asla di Pordenone, da tempo
sovvenziona uno dei pochi ambulatori
specializzati in terapie per i malati di
Sla, quello dell’ospedale universitario di
Padova. Punto di riferimento per tutto
il Nord est.
“Ma negli anni”, racconta il presidente
Censis
Sistema di protezione sociale in bilico con invecchiamento della popolazione.
Nel 2030 5,4 milioni di over 80
dell’associazione, Michele Roveredo,
“abbiamo anche portato avanti battaglie
sociali importanti. Siamo, infatti,
riusciti a fare pressioni sul servizio
sanitario nazionale affinchè inserisse
nella lista delle medicine rimborsabili
dalla Sanità pubblica anche un farmaco
costosissimo, di cui i malati di sclerosi
non possono fare a meno”.
Piccole grandi guerre di tutti i giorni
che Roveredo affronta in nome di sua
madre, da otto anni divorata dalla Sla e
costretta su una sedia a rotelle.
L’11 giugno ai nastri di partenza della
maratona ci sarà anche lui. Correrà per
la mamma, quella signora dinamica,
cuoca sopraffina e perfetta donna di
casa, che un giorno di otto anni fa è
stata improvvisamente inghiottita dal
suo stesso corpo.
F.G.
NEWS
Pensioni di reversibilità
NIENTE SOLDI PER CONIUGI GIOVANI ED ATTIVI
S
i preannuncia una vera e
propria
rivoluzione
nel
mondo previdenziale italiano,
perché è allo studio, presso
la Commissione Lavoro della Camera
un progetto di legge che prevede la
sospensione dell'assegno di reversibilità
per il coniuge superstite in età molto
più giovane rispetto al coniuge defunto.
Il progetto è stato presentato da un
membro della Commissione Lavoro del
Senato, il quale sostiene che l'obiettivo
della norma, se approvata, sarebbe
quello di evitare che colf e badanti,
spesso straniere, sposino uomini
italiani, al solo fine di lucrarne l'assegno
di pensione, dopo la morte.
Il progetto di legge prevede, infatti,
che qualora il coniuge superstite
abbia un'età inferiore ai 35 anni e il
coniuge defunto sia almeno 55enne, il
primo avrà la possibilità riscuotere un
assegno di inserimento lavorativo, per
un periodo massimo di un anno, pari
all'importo dell'assegno di reversibilità,
in assenza di figli o di inabilità al lavoro.
La reversibilità, quindi, sarebbe sospesa
fino al raggiungimento del 65esimo
anno di età. Secondo la Commissione
Lavoro, infatti, non è concepibile che
si paghi un assegno pensionistico di
reversibilità, per oltre trent'anni a
persone abili al lavoro e autosufficienti.
Badanti, colf e donne alla ricerca di
un marito maturo, da sfruttare post
mortem, sono avvertite
13
SINDACATO E SERVIZI
ATTUALITÀ
*#"/$"3*&-&1"(&--&
ERRORI ED ORRORI
DI VALUTAZIONE
L’obiettività in assoluto non esiste, ma occorre buonsenso. Una
merce purtroppo rara. Contro giudizi non rispondenti al vero, il
lavoratore può presentare ricorso
di Giuseppe Angelini, Segretario provinciale FABI Palermo
Dipartimento nazionale Comunicazione & Immagine
L
e
aziende
dovrebbero
informare
il
lavoratore
periodicamente (in realtà lo
fanno raramente) sul merito
della valutazione professionale e ogni
anno devono attribuire un giudizio
complessivo, da comunicare entro il
30 aprile. Il lavoratore può presentare
ricorso, qualora ritenga il giudizio non
rispondente alla prestazione svolta.
Numerosi sono i ricorsi dei lavoratori,
perché numerosi sono gli errori di
valutazione commessi dalle aziende.
Proviamo ad individuare i principali
errori in cui i valutatori incorrono:
L’effetto alone. “L’alone è un contorno
sfumato che appare intorno ad una
sorgente luminosa.” Possiamo dire, in
generale, che una volta individuata una
sorgente luminosa noi “vediamo” intorno
ad essa una zona di chiarore sfumato, un
alone, che illumina di luce impropria
tutto ciò che sta intorno. Quindi, il
valutatore spesso è “illuminato” per un
aspetto, per esempio, comportamentale,
dal valutato e non si accorge che altri
aspetti sono illuminati da luce impropria.
Un “brillante” venditore spesso gode
dell’alone delle sue qualità, perché
il valutatore, empiricamente, non
“analizza” il suo portafoglio che ha
fior fior di clienti. L’alone, però, può
essere anche di tipo “negativo” e il
venditore “mediocre” subisce l’alone del
valutatore, che magari non considera
che il portafoglio dei clienti è ormai
asfittico. Altra caratteristica singolare
dell’“alone” è che questo “illumina” in
senso sia positivo sia negativo tutto ciò
che il collega in passato ha realizzato. Il
venditore “brillante” è stato sempre così,
grazie alle sue “indubitabili” capacità,
il venditore “mediocre”, se ha fatto
qualcosa di buono, è stato fortunato.
Effetto indulgenza / severità.
Il
valutatore
spontaneamente
sopravvaluta o sottovaluta coloro che
si devono giudicare. L’indulgenza è
tipica di quel “capo” che vuole essere
“popolare” ed “accettato” dall’ufficio.
La severità, invece, è tipica di chi,
generalmente è rigido o, comunque, ha
atteggiamenti improntati all'eccessivo
rigore. (Formidabile il capo che è rigido
con gli altri ed indulgente con se stesso: i
casi si sprecano…).
Effetto tendenza centrale.
Il valutatore adotta di base i valori “medi”
per tutti, evitando sistematicamente
giudizi molto alti o molto bassi. Tipico
di chi soffre d’insicurezza, pensa di
non essere all’altezza del compito da
svolgere, teme “ripercussioni” esterne,
avendo espresso un giudizio “forte” (sia
esso positivo o negativo), giudizio che
rischia di non saper “sostenere”, qualora
“attaccato”.
Effetto contrasto. Il valutatore, anziché
giudicare l’operato dell’anno precedente
(come precisa il C.C.N.L.), rimane
fortemente influenzato dai giudizi di più
anni precedenti. Tipico di chi ha molti
colleghi da valutare. Oppure, dopo aver
valutato cinque persone brillanti, è molto
probabile che la sesta, assolutamente
normale, sia valutata al ribasso.
Effetto primacy e recency.
Alcuni eventi e caratteristiche della
persona, che avvengono in prossimità
della valutazione, rimangono in primo
piano e “cancellano” importanti
“precedenti”. Per esempio, se un cliente
qualche giorno prima della valutazione
ha disinvestito molto denaro (deve
comprare un immobile) il “capo”
dimentica quanto di buono è stato
“raccolto” in precedenza.
Effetto della prima impressione.
Il valutatore, sulla base di questa “prima
impressione”, costruisce la sua opinione.
Sarà difficile per il “presuntuoso” attivare
il processo inverso, cioè sconfessare il
pregiudizio, anzi, il valutatore cercherà
caratteristiche ed eventi che possano
confermare “la correttezza” del suo (pre)
giudizio.
L
Manca una specifica figura incriminatrice per contrastare il mobbing
Effetto persona simile (allo stesso
valutatore).
Il valutatore ritiene il valutato simile a sé
(nella buona o cattiva sorte) e “proietta”
se stesso negli altri, ma questo non è un
giudizio obiettivo perché in realtà sta
giudicando se stesso (test proiettivo).
Effetto stereotipi del valutatore. Sintetici
e semplici esempi: favoritismi, ostilità
generiche, pregiudizi, creazioni di
“gruppi” di buoni e cattivi.
Se si evitano questi errori si avrà un
giudizio indipendente, chiaro, trasparente
e “condiviso”. In una parola, come diceva
Max Jacob, ci vuole “buonsenso”, che è
“l'istinto del vero.”
NEWS
a Corte di Cassazione, con la CASSAZIONE
sentenza n. 685 del 13 gennaio 2011, ha affermato che "le
pratiche persecutorie realizzate
ai danni del lavoratore dipendente e finaItalia in ritardo sulla delibera del Consiglio d’Europa del 2000
lizzate alla sua emarginazione (c.d. mobbing) possono integrare il delitto di maltrattamenti in famiglia esclusivamente mazia". Il principio di diritto enuncia- come, in caso di mobbing, è certamente e nell’imprescindibile esigenza di impenel caso in cui il rapporto tra il datore to dalla Suprema Corte pone l'accento percorribile la strada del procedimento dire comunque l'insorgenza o l'aggradi lavoro e il dipendente […] assuma sulla mancanza nel nostro codice penale civile, costituendo il mobbing titolo per vamento di situazioni patologiche prenatura para-familiare, in quanto carat- - nonostante una delibera del Consiglio il risarcimento del danno eventualmen- giudizievoli per la salute del lavoratore,
terizzato da relazioni intense e abituali, d'Europa del 2000 che vincolava tutti gli te patito dal lavoratore, in conseguenza assicurando allo stesso serenità e rispetto
da consuetudini di vita tra i detti sog- Stati membri a dotarsi di una normativa di condotte e atteggiamenti persecutori nella dinamica del rapporto lavorativo,
getti, dalla soggezione di una parte nei corrispondente - di una specifica figura del datore di lavoro o del preposto. "Il anche di fronte a situazioni che imponconfronti dell'altra, dalla fiducia riposta incriminatrice per contrastare il mob- legittimo esercizio del potere imprendi- gano l'eventuale esercizio nei suoi condal soggetto più debole del rapporto in bing. I Giudici di legittimità, rigettando toriale, infatti, deve trovare un limite in- fronti del potere direttivo o addirittura
quello che ricopre la posizione di supre- il ricorso di un'operaia, precisano però valicabile nell'inviolabilità di tali diritti di quello disciplinare."
14
SINDACATO E SERVIZI
SPAZIO DONNA
È
noto come la lavoratrice in
stato di gravidanza debba
usufruire di un periodo di sospensione del rapporto di lavoro (congedo obbligatorio) della durata
complessiva di cinque mesi, due dei quali precedenti la data presunta del parto
e tre successivi alla nascita del bambino,
ovvero un mese prima e quattro mesi
dopo il parto a determinate condizioni
(art. 16 del D.Lgs. n.151/2001). La finalità di tale istituto risiede nella tutela sia della puerpera, sia del nascituro e
della speciale relazione tra madre e figlio,
che s’instaura sin dai primi attimi di vita
in comune ed è decisiva per il corretto
sviluppo del bambino e per lo svolgimento del ruolo di madre. La casistica
ha tuttavia dimostrato come, di fronte a
situazioni particolari, l’applicazione pedestre della legge porterebbe ad evidenti
ingiustizie.
Nel caso di parto prematuro a seguito
del quale si renda necessario il ricovero
del neonato in ospedale, ad esempio, la
lavoratrice madre si trova nella paradossale situazione di dover comunque fruire
del congedo di maternità obbligatorio
a partire dalla data del parto prematuro, senza però potersi effettivamente
prendere cura del figlio fino a quando
quest’ultimo (magari dopo alcuni mesi)
non venga dimesso dall’ospedale e non
entri nella casa familiare. Ne deriva
che, in questi casi, l’entrata in famiglia
del bambino potrebbe coincidere con
il termine del periodo di congedo della
madre, la quale si troverebbe così a dover
riprendere la propria attività lavorativa
NEWS
F
armaci, analisi cliniche, terapie:
la medicina è declinata 'al maschile' e spesso non tiene conto
delle enormi differenze che esistono tra uomo e donna e che possono
essere determinanti nell’insorgenza di una
malattia, nel manifestarsi dei sintomi e
negli effetti che i farmaci hanno sull’organismo. Gli studi di genere hanno una vita
relativamente recente. La questione venne sollevata per la prima volta nel 1991,
quando la direttrice dell’Istituto Nazionale di Salute statunitense, Bernardine Healy, denunciò sul New England Medical
Journal la discriminazione che i cardiologi
perpetravano regolarmente ai danni delle
donne. Solo nel 2002 (ben 11 anni dopo)
venne istituito il primo corso di medicina di genere alla Columbia University di
New York per analizzare come la stessa
patologia sortisse manifestazioni e reazioni differenti su uomini e donne. Anche
l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha sancito che il concetto di equità in
medicina si associa alla capacità di curare
l’individuo in quanto “essere specifico” e
appartenente ad un genere con caratteristiche definite.
Sentenza della Corte Costituzionale n. 116 del 4 aprile 2004
PARTO PREMATURO
E CONGEDO DI MATERNITÀ
In tema di congedo di maternità obbligatorio, l’applicazione pedestre
della legge porterebbe ad evidenti ingiustizie in caso di parto prematuro.
La lavoratrice madre si trova, infatti, nella paradossale situazione di
dover comunque fruire del congedo di maternità obbligatorio a partire
dalla data del parto, senza però potersi effettivamente prendere cura del
ÁKPMSÁRSEUYERHSRSRZIRKEHMQIWWSHEPP¸SWTIHEPI
proprio nel momento in cui dovrebbe
invero iniziare ad assistere quotidianamente il bimbo. La distorsione del sistema è evidente! La Corte Costituzionale
- con la sentenza che si segnala - ha posto
fine a questa distorsione, stabilendo che
in un caso come quello pocanzi descritto
la madre possa fruire, a sua richiesta e
compatibilmente con le sue condizioni
di salute, attestate da documentazione
medica, dell’intero congedo obbligatorio, o di parte di esso, a partire dal giorno in cui il neonato entri finalmente nella casa familiare (e dunque dopo il ricovero ospedaliero). In tal modo l’istituto
recupera la piena operatività sostanziale
sia nei confronti della lavoratrice sia del
neonato in un momento tanto delicato
della vita di entrambi gli individui.
Occorre promuovere la medicina di genere
MEDICINA NON SOLO
AL MASCHILE
L’appello degli esperti: massimo coinvolgimento delle donne negli
studi clinici e maggiore capacità d’interpretare i 'sintomi atipici'
declinati al femminile
L’urgenza di promuovere una medicina
di genere è emersa soprattutto alla luce
del fatto che le aziende farmaceutiche raramente testano i farmaci sulle donne: sia
perché queste sono
troppo impegnate
e sono, quindi, più
difficili da arruolare
negli studi clinici,
sia perché le variazioni ormonali
femminili possono
rappresentare un
ostacolo nello studio sui farmaci da
analizzare. L’errore di fondo è stato
pensare che studiare le reazioni dei farmaci sugli uomini potesse ‘bastare’ per curare
anche le donne. Le differenze sono, invece,
molteplici: le donne vivono di più, ma si
ammalano anche
con maggiore frequenza e, proprio
per gli stessi motivi
per cui spesso sono
state in passato
escluse dagli studi clinici (aspetti
legati alla riproduzione e agli ormoni), necessitano di
farmaci appositi.
Tra le malattie che
colpiscono prevalentemente le donne ci
sono le allergie, il diabete, le malattie cardiache e l’osteoporosi. Ed è soprattutto
per le malattie cardiovascolari e per quelle
psicologiche che è importante distinguere
tra i due generi. A dispetto di quanto si
crede comunemente, infatti, dati recenti
dimostrano che le malattie cardiovascolari hanno una fortissima incidenza e sono
particolarmente pericolose per le donne:
la cardiopatia ischemica è la prima causa di
morte e uccide 4 volte di più di cancro al
seno, cancro ai polmoni, incidenti e bronco-pneumopatia cronica messi insieme.
Le donne con problemi cardiovascolari
hanno un rischio di morire per un evento cardiaco superiore del 13% e questo,
perché spesso sono sottovalutati i sintomi
di un infarto in atto. In altre parole, nelle
donne alcuni disturbi possono presentarsi
con dei sintomi considerati 'atipici' che,
quindi, vengono sottovalutati. Un dolore
al petto o al braccio, ad esempio, è il principale sintomo di un’angina pectoris negli
uomini, ma non nelle donne, che manifestano molto più frequentemente vomito,
spossatezza e sudori freddi. La capacità di
saper interpretare i sintomi di gravi patologie declinati 'al femminile' resta, insomma, una delle grandi sfide del futuro.
15
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17
SINDACATO E SERVIZI
NUMB3RS
10%
Nel giro di tre anni l’e-book conquisterà il 10% del mercato del libro in Italia. Parola di Maurizio
Costa, amministratore delegato del gruppo editoriale Mondadori. Una previsione confortata dal
fatto che il libro digitale è un prodotto che ha già guadagnato ampie quote di mercato nei paesi
anglosassoni.
29,7%
Friulani popolo di navigatori. Web. Tre su 10 (il 29,7%) hanno accesso regolarmente alla rete,
secondo le rilevazioni di Audiweb-Nielsen. Un dato, che colloca il Friuli Venezia Giulia al primo
posto tra le regioni che più hanno dimestichezza con Internet, seguito a ruota da Lombardia e
Val D’Aosta.
NUMB3RS
4.200
di Flavia Gamberale
Lombardia campionessa di filantropia. Nel solo 2010 le donazioni effettuate a favore
delle fondazioni lombarde, gli enti no profit del territorio, sono state 4.200, per un totale
di 13 milioni di euro finiti in cassa. Lo rivela uno studio della Fondazione Cariplo, che
sottolinea come il denaro raccolto servirà a finanziare progetti educativi, sanitari e di
assistenza agli anziani.
+4,82%
Timida ripresa per le banche italiane. Analizzando i bilanci 2010, si scopre, infatti,
che gli utili netti a livello di gruppo sono aumentati del 4,82%, come sono cresciuti gli
impieghi (+1,27%) e la raccolta dalla clientela (+5,32%). A contribuire al seppur piccolo
rafforzamento del capitale è stata anche la sforbiciata ai costi operativi, ridotti in media
del 2% nei primi cinque gruppi bancari.
NEWS
L
’aggettivo “poliedrica” è
limitativo per definire la
personalità di Joni Mitchell:
pittrice, poetessa, musicista,
cantante.
Nota universalmente per la sua
musica, lei preferisce tuttavia definirsi
"essenzialmente una pittrice, poi una
musicista".
Grande esploratrice e sperimentatrice
musicale, ha collaborato negli anni
con grandissimi artisti, riuscendo
sempre a entusiasmare il suo pubblico,
fatto anche di molti giovani, che ne
percepiscono bene originalità e potenza
espressiva.
Dimostra sin da bambina notevoli
capacità nel suono di chitarra, ukulele,
pianoforte; la sua grande sensibilità
artistica si sviluppa però, essenzialmente,
dopo una grave malattia che colpisce
la sua infanzia: la poliomelite, che
Joni riesce a sconfiggere, diventando,
come lei stessa racconta, una persona
migliore.
Una dose di merito va anche ad
un professore delle medie, Arthur
Ktratzman, che riconosce lo spiccato
talento della ragazzina e la incoraggia:
«Se sai dipingere con un pennello, sai
anche dipingere con le parole».
Da quel momento, Joni inizia ad
18
1,25%
È il Trentino1,25% la Silicon Valley italiana. Tra il 2000 e il 2008, la provincia autonoma di Trento
ha investito ben l’1,25% del Pil in ricerca e sviluppo, una percentuale superiore a quella della
Lombardia e della stessa Italia, che si è fermata all’1,23%
27%
All’Italia il primato delle condanne. Di tutte quelle emesse dalla Corte europea nel 2010, ben il
27% riguardavano il Belpaese, finito alla sbarra soprattutto a causa dei “processi lumaca”.
Al secondo posto la Turchia (17%) e al terzo la Russia (10%).
4.000
Ben 4mila. Tanti sono i lavoratori che la Nokia, società leader nella produzione di apparecchiature
telefoniche, manderà a casa entro il 2012. I tagli avranno ricadute soprattutto nelle filiali di
Danimarca, Finlandia e Regno unito e porteranno a una riduzione delle spese operative di un
entro miliardo di euro entro il 2013.
MITI DELLA MUSICA
Joni Mitchell,
pittrice di canzoni
esprimere la propria creatività come un
fiume in piena, e dedica a Mr Kratzman,
nel 1958, il suo album d’esordio “To
Mr Kratzman who taught me to love
words”.
Frequenta poco l’università, iniziando
invece ad esibirsi in club musicali e
festival, perché le è ormai chiaro che
la sua passione per pittura, poesia e
musica è tale da dover essere espressa
liberamente.
A Toronto, entra a far parte del variegato
movimento folk.
In quegli anni, i primi cantautori sono
tutti profondamente influenzati, e
spesso messi in ombra, dall’ingombrante
figura di Bob Dylan; la ragazza canadese,
però, sa il fatto suo e, lentamente, inizia
a distinguersi dalla massa.
Dal 1968, la sua carriera prende il volo:
Joni Mitchell è destinata a divenire
una delle cantautrici più importanti e
influenti della storia del rock.
Ottiene un Grammy, nel 1969, con
l'album "Clouds"; la sua popolarità
cresce tanto da spingere Frank Sinatra
a interpretare la sua "Both Sides Now.
Nello stesso anno, viene invitata al
leggendario festival di Woodstock:
non partecipa ma compone l’omonima
canzone, che diventa una delle più
emblematiche di quella generazione.
Nel 1970 pubblica "Ladies of the
Canyon", concept album dai brani
malinconici, a volte taglienti, sempre
legati al tema dell’inquietudine
esistenziale.
Uno di questi diventa in breve un
successo strepitoso, ancora oggi
ripetutamente interpretato: “Big Yellow
Taxi” che, tra l'altro, è considerata la
prima canzone ecologista.
"They paved paradise to put up a
parking lot" , “hanno asfaltato il
paradiso per costruirci un parcheggio",
esprimeva, all’affacciarsi degli anni
Settanta, l’intuizione di problematiche
che sarebbero poi diventate di portata
enorme nei decenni a venire.
Il talento di Joni non si limita al solo
folk: l’artista si avvicina successivamente
al jazz, dove non tarda a rivelarsi ottima
autrice e interprete, grazie alla sua
profonda voce.
Appartiene a questo periodo il suo
maggiore
successo
commerciale,
l’album “Court And Spark”.
Nel 1976, dall’incontro con Jaco
Pastorius, nasce l’album “Hejira”,
inserito nella lista dei 100 migliori
album della storia dalla rivista Rolling
Stone.
Impossibile ricordare tutti i premi
e riconoscimenti che le sono stati
assegnati. Ne citiamo due, tra gli altri:
nel 1981, viene inserita nella Canadian
Music Hall of Fame, nel 1997 è
ammessa alla Rock and Roll Hall of
Fame.
Nel 2002 Joni Mitchell abbandona
ufficialmente la scena, salutando così il
suo pubblico:
«Voglio concentrarmi sulla pittura:
mentre ho assecondato le mie ambizioni
musicali in modo soddisfacente, per la
pittura ho ancora molto da esplorare».
Tanto di cappello all’inesauribile
creatività e voglia di sperimentare di
una vera artista
Silvia Catalucci
SINDACATO E SERVIZI
PARERE LEGALE
7MGSRÁKYVEYREKVEZIZMSPE^MSRIHIKPMSFFPMKLMGSRXVEXXYEPM
UTILIZZO DA PARTE DI TERZI DEL PC AZIENDALE
La Cassazione ha confermato il licenziamento
TIVKMYWXMÁGEXSQSXMZSWSKKIXXMZS
a cura del Dipartimento Nazionale Contrattualistica FABI
QUESITO
Sono un iscritto alla Fabi di una
banca del centro nord,vorrei sapere se
vi sono rischi di carattere disciplinare
ad acconsentire che terzi utilizzino
il mio computer aziendale, senza
autorizzazione della banca, ma con il
mio assenso. Preciso d’avere un contratto
a tempo indeterminato.
(lettera firmata)
RISPOSTA
Alla domanda riteniamo possa rispondere
una recente Sentenza della Corte di
Cassazione del 27 gennaio 2011 e
precisamente l’ ordinanza n.2056 che ha,
fra l’altro, ritenuto valido il licenziamento
disciplinare del lavoratore bancario che,
violando le norme di sicurezza aziendale,
ha consentito a soggetti non autorizzati
l’uso della propria postazione informatica,
che gli era stata assegnata in via esclusiva
dalla azienda. La banca, infatti, aveva
licenziato il lavoratore per “giustificato
"L
a disciplina limitativa del potere di licenziamento di cui
alle leggi nn. 604 del
1966 e 300 del 1970 non è applicabile, ai sensi dell'articolo 10 della
prima delle leggi citate, ai dirigenti
convenzionali, quelli cioè da ritenere
tali alla stregua delle declaratorie del
contratto collettivo applicabile, sia
che si tratti di dirigenti apicali, che di
dirigenti medi o minori, ad eccezione degli pseudo-dirigenti, vale a dire
di coloro i cui compiti non sono in
alcun modo riconducibili alla declaratoria contrattuale del dirigente”. È
quanto affermato dalla Sezione Lavoro della Corte di Cassazione che,
con la sentenza n. 25145 del 13 dicembre 2010, ha accolto il ricorso di
un'impresa che aveva licenziato un
proprio dirigente minore. I Giudici
di merito avevano ritenuto fondata la
L
a Corte di Cassazione, con
sentenza n. 8351 del 12 aprile 2011, ha stabilito che l'aggressione violenta e particolarmente vile nei confronti di un superiore
gerarchico per ragioni lavorative è certamente circostanza idonea a comportare
ripercussioni nell'ambiente lavorativo
ed a minare radicalmente la fiducia del
datore di lavoro nel proprio dipendente, rappresentando quindi giusta causa di licenziamento. Sulla base di tale
principio i Giudici di legittimità hanno
respinto il ricorso di un lavoratore che,
nei primi due gradi di giudizio, si era
visto rigettare la domanda volta ad ottenere l'accertamento dell'illegittimità del
licenziamento, intimatogli per motivi
disciplinari, ritenendo i giudici di me-
motivo soggettivo”, in quanto lo stesso
aveva permesso/concesso a terzi l’utilizzo
del computer aziendale. La Suprema
Corte ha statuito che la grave condotta
tenuta dal lavoratore nel consentire a
terzi l’utilizzo del pc aziendale, con il
conseguente accesso indebito ad aree
riservate, debba essere ritenuta una
vera e propria violazione degli obblighi
contrattuali e quindi pregiudizievole alla
continuazione del rapporto di lavoro ex
art. 3 della legge n.604/1966. Nel caso
concreto, inoltre, è stato definito che la
condotta del lavoratore bancario, non
Cassazione
NEWS
GIUSTIFICATO IL LICENZIAMENTO DEL DIRIGENTE
“INADEGUATO”
domanda di reintegrazione del dirigente, affermando in via di principio che il
licenziamento ad nutum riguarda unicamente i dirigenti apicali e che nel caso
di specie il licenziamento non era sostenuto da un giustificato motivo ai sensi
della legge n. 604 del 1966. La Suprema
Corte ha precisato, a tal proposito, che
la nozione contrattuale di giustificatezza adottata da alcuni contratti collettivi
per la categoria dei dirigenti si discosta,
sia sul piano soggettivo che sul piano
oggettivo, da quella di giustificato motivo di cui all'articolo 3 della legge 15
luglio 1966, n. 604. Tale asimmetria, si
legge in sentenza, "trova la sua ragion
d’essere nel rapporto fiduciario che lega
L'aggressione nei confronti di
un superiore gerarchico per motivi
lavorativi è giusta causa di licenziamento
rito che il fatto contestato (diverbio con
un collega di lavoro culminato con uno
scontro fisico durante la pausa pranzo)
fosse di gravità tale da integrare la giusta causa di licenziamento. La Suprema
Corte, confermando la sentenza della
Corte d'Appello - che si è pronunciata
con motivazione adeguata e coerente sul
piano logico - ha sottolineato che il comportamento del lavoratore ha gravemente violati i doveri di fedeltà ed obbedienza ritenendo pertanto il provvedimento
dettata peraltro da ordini o disposizioni
del direttore della filiale, fa venir meno
l’elemento fiduciario e, quindi, è punita
col licenziamento per giustificato motivo
soggettivo. Soggiunge, infine, la Suprema
Corte che” la indebita fruibilità di dati
riservati può avvenire consentendo una
assoluta e generale possibilità di accesso
tramite rivelazione della password
ovvero, come nella specie, cedendo la
disponibilità del proprio terminale dopo
averlo abilitato alla operatività con la
digitazione della password di esclusiva
pertinenza.”
in maniera più o meno penetrante al
datore di lavoro il dirigente, in ragione
della mansioni a lui affidate per la realizzazione degli obiettivi aziendali, per cui
la semplice inadeguatezza del dirigente
rispetto alle aspettative riconoscibili ex
ante o una importante deviazione del
dirigente dalla linea segnata dalle direttive generali del datore di lavoro o un
comportamento extra-lavorativo incidente sull'immagine aziendale a causa
della posizione rivestita dal dirigente
stesso possono, a seconda delle circostanze, costituire ragione di rottura di
tale rapporto fiduciario e, quindi, giustificare il licenziamento a norma della
disciplina contrattuale dello stesso".
NEWS
espulsivo pienamente
proporzionato all'illecito
disciplinare; ha inoltre
rimarcato che il giudizio
in ordine alla proporzionalità della sanzione è
rimesso al giudice di merito, la cui valutazione è
insindacabile in sede di
legittimità se, come nel
caso di specie, sorretta da
adeguata motivazione.
19
SINDACATO E SERVIZI
SPAZIO APERTO
LA MEDIAZIONE E LA CONCILIAZIONE
NELLE CONTROVERSIE BANCARIE
E FINANZIARIE
di Luigi Marzano – Consulente Tecnico in materia bancaria e finanziaria del Tribunale di Lecce
I
l decreto legislativo n. 28 del 4 marzo
2010, in attuazione di una delega
contenuta nella legge 69/2009
di riforma del processo civile,
ha disciplinato la mediazione civile e
commerciale con l’intento di perseguire la
duplice finalità, da un lato, di semplificare
e ridurre i tempi, assai lunghi, dei giudizi
civili; dall’altro, di disincentivare lo stesso
ricorso alla giustizia civile, attraverso la
previsione di modelli extragiudiziali di
composizione delle liti.
Come è noto, il nostro codice di rito
contempla varie ipotesi di conciliazione,
che devono o possono essere esperite
dal Giudice o dal Consulente Tecnico
d’Ufficio nella veste di Ausiliario del
Giudice, ma nessuna così ampiamente
regolata e disciplinata quale quella
introdotta dal D.Lgs. n. 28 del 2010. Per
“mediazione” si intende l’attività, svolta
da un terzo imparziale, di assistenza delle
parti, finalizzata alla composizione della
controversia al di fuori delle procedure
giudiziarie; per “conciliazione” si
intende, invece, l’esito positivo del
procedimento
di
mediazione.Il
procedimento di mediazione è affidato
ad appositi organismi di conciliazione
costituiti da enti pubblici o privati,
iscritti in un registro tenuto dal
Ministero della Giustizia (gli organismi
istituiti presso i consigli dell’ordine degli
avvocati, presso i consigli degli ordini
professionali e gli organi di conciliazione
presso le Camere di commercio sono
iscritti nel registro a semplice domanda);
essa non preclude, comunque, l’azione
ordinaria. L’oggetto della mediazione
è circoscritto alle controversie civili e
commerciali, che abbiano ad oggetto
diritti disponibili delle parti. Il
tentativo di mediazione riveste carattere
obbligatorio, e costituisce, quindi,
condizione di procedibilità dell’azione
giudiziaria, soltanto rispetto ad alcune
specifiche categorie di controversie.
Si tratta di controversie in cui il
rapporto tra le parti è destinato, per le
più diverse ragioni, a prolungarsi nel
tempo, anche oltre la definizione della
singola lite, ovvero di casi di rapporti
particolarmente conflittuali, rispetto ai
quali, anche per la natura della disputa,
risulta quindi particolarmente più
fertile il terreno della composizione
stragiudiziale, rispetto ad ogni altra
forma di componimento.
La mediazione è diventata obbligatoria
20
dal 20 marzo 2011, e riguarda le liti in
materia di condominio, diritti reali,
divisione, successioni ereditarie, patti di
famiglia, locazione, comodato, affitto
di aziende, risarcimento del danno
derivante dalla circolazione di veicoli
e natanti, da responsabilità medica e
da diffamazione con il mezzo della
stampa o con altro mezzo di pubblicità
e, soprattutto, contratti assicurativi,
bancari e finanziari. In tali materie,
la parte che intende agire in giudizio
avrà l’onere di tentare la mediazione
e, in merito a tale obbligo dovrà essere
informata dal proprio avvocato, a pena
di annullabilità del mandato difensivo,
il quale dovrà fare sottoscrivere al
proprio assistito un’apposita informativa
da allegare all’atto introduttivo del
giudizio. Il giudice del Tribunale,
qualora rilevi la mancata allegazione
del documento all’atto introduttivo del
giudizio, informerà la parte della facoltà
di chiedere la mediazione dinanzi ad un
organismo riconosciuto dal Ministero
della Giustizia e potrà sospendere il
procedimento fino alla conclusione
del tentativo di mediazione. In ogni
altra materia la mediazione potrà essere
avviata dalle parti su base volontaria, sia
prima sia durante il processo. Il D.Lgs.
n. 28 del 2010 disciplina, comunque,
in modo approfondito il procedimento
di mediazione, fornendo un panorama
completo di quelli che sono i principi
fondamentali a cui devono attenersi
tutti i regolamenti degli organismi di
mediazione che richiedono l’iscrizione al
registro ministeriale. In virtù dell’entrata
in vigore del suddetto decreto è diventato
perciò obbligatorio introdurre, all’interno
dei contratti e degli atti costitutivi e
statuti degli enti, una clausola che preveda
appunto il ricorso alla mediazione in
caso di lite. Ciò costituisce senza dubbio
un’interessante novità, soprattutto in
ambito bancario, finanziario e societario.
Infatti, fino ad oggi, i contratti e gli
statuti assai raramente hanno fatto
riferimento alla mediazione come
strumento per la risoluzione delle
controversie, privilegiando il ricorso
all’arbitrato ovvero, in assenza di una
clausola compromissoria, il ricorso al
Tribunale. È opportuno, comunque,
evidenziare come la mediazione e
l’arbitrato non siano assolutamente tra
di loro incompatibili, anzi, al contrario,
assai di frequente il secondo non è altro
che la logica conseguenza del mancato
raggiungimento di un accordo tra le
parti in sede conciliativa. La domanda
di mediazione è presentata mediante
deposito di un’istanza presso un
qualsiasi organismo di conciliazione,
senza indicare criteri di competenza
territoriale. Ricevuta la domanda,
spetta al responsabile dell'organismo di
conciliazione nominare il mediatore.
La durata massima del procedimento
non può superare i 4 mesi. Nel caso
di raggiungimento di un accordo, il
mediatore forma il processo verbale, al
quale è allegato l’accordo, sottoscritto
dalle parti; se l’accordo non si raggiunge,
il mediatore formula una proposta di
conciliazione, che viene comunicata per
iscritto alle parti, le quali hanno sette
giorni di tempo per accettarla. Se le parti
accettano la proposta di conciliazione,
su questa si forma il processo verbale;
in caso contrario, il mediatore redige
comunque il processo verbale, che
conterrà l’enunciazione della proposta. Il
verbale contenente l’accordo tra le parti
è omologato con decreto del Presidente
del Tribunale e costituisce titolo
esecutivo per l’espropriazione forzata,
per l’esecuzione in forma specifica e
per l’iscrizione di ipoteca. Al fine di
incentivare il ricorso alla mediazione, il
decreto legislativo prevede l’esenzione
dall’imposta di bollo e da ogni spesa,
tassa o altro diritto di analoga natura
degli atti relativi al procedimento di
mediazione, nonché l’esenzione del
verbale d’accordo dall’imposta di registro
(entro il limite di valore di 50.000 euro);
inoltre, ai soggetti che si avvalgono della
mediazione stragiudiziale è riconosciuto
un credito d’imposta commisurato
all’indennità versata all’organismo di
conciliazione fino ad un massimo di
500 euro e ridotto della metà in caso di
insuccesso della mediazione.
SINDACATO E SERVIZI
PENSIONATI
Le pensioni stanno cambiando
NECESSARIO RIPIANIFICARE
IL PROGETTO DI VITA
Il nostro futuro dipende anche dalle scelte che possiamo
e dobbiamo fare quando
l’età ancora ce lo permette
S
i parla molto dei problemi
che gravano sul sistema previdenziale italiano e di come
il welfare abbia subito trasformazioni profonde e progressive, dovute,
in parte, a fattori demografici, sociali ed
economico-finanziari.
Una delle maggiori difficoltà è quella di
come mantenere un sistema equilibrato,
quando è evidente che i contributi versati dai lavoratori saranno sempre più insufficienti a coprire i costi delle pensioni,
dell’assistenza sanitaria e dell’assistenza
agli anziani e ai non autosufficienti.
Le riforme fino ad oggi adottate hanno
avuto un unico obiettivo: alleggerire la
spesa pubblica dal “peso” del sistema
previdenziale ed assistenziale.
Oggi il dibattito si è focalizzato sul tema
della “sussidiarietà”, vale a dire come
“attori” diversi dallo Stato possano integrare le prestazioni previdenziali e assistenziali garantite fino ad oggi quasi
esclusivamente dall’intervento pubblico.
Il primo vero pilastro della “complementarietà” è costituito dalle famiglie, dalle
organizzazioni del volontariato e dagli
di Carlo Franchin, Responsabile Coordinamento Nazionale FABI Pensionati
operatori del mercato assicurativo.
Ci si interroga: quanto questo approccio
privatistico dovrà integrare le prestazioni
pubbliche? Tutti sono consapevoli che la
futura Previdenza sarà profondamente
diversa da quella di cui hanno usufruito
le generazioni precedenti e i pensionati
attuali. Infatti, con il passaggio al sistema contributivo, che si completerà verso
il 2030, la rendita delle pensioni sarà il
risultato della consistenza e della durata
dei contributi previdenziali. Un meccanismo di calcolo che porterà ad avere
pensioni con una rendita che oscillerà da
un massimo del 68% ad un minimo del
45% dell’ultimo stipendio. Pochi, però,
parlano del cosa e del come l’intervento
privatistico si possa sviluppare. I futuri
pensionati si devono confrontare con
l’invecchiamento della popolazione, un
numero di anni di lavoro maggiore, una
rendita delle pensioni progressivamente
più bassa e una diffusa incertezza econo-
mica: come ci si può preparare ad affrontare tutto questo?
Innanzitutto è necessario cominciare a
ragionare sul proprio progetto di vita.
Poiché la pensione pubblica, come abbiamo detto, avrà una rendita progressivamente in calo, è consigliabile, soprattutto per i più giovani, una pianificazione finanziaria, analizzando sia le proprie
necessità, sia lo stile di vita desiderato.
Cosa si deve prendere in considerazione:
I costi fissi insopprimibili: mutuo, affitto, bollette, rimborso prestiti, tasse.
I costi variabili: cibo, vestiario, trasporti;
Stile di vita: viaggi, hobbies, comodità
cui si è abituati. Completata la stima
relativa al reddito di cui si avrà bisogno
e considerato che, secondo gli esperti, i
costi della vita durante l’età della pensione possono ridursi del 20 – 30% rispetto
a quelli sostenuti nel periodo lavorativo,
si passa a considerare le voci “attive”:
I beni di proprietà; Rendite da eventuali
investimenti e risparmi individuali;
Reddito della pensione (con l’aiuto dei
software si può determinare con buona
approssimazione la rendita mensile).
A questo punto, una volta acquisita la
consapevolezza dell’utilità di una corretta pianificazione ognuno potrà trarre le
proprie considerazioni, senza trascurare
il fattore tempo, perché è cruciale iniziare presto per avere poi risultati soddisfacenti.
Da prendere in considerazione che non
sempre i Fondi Previdenziali Integrativi
potranno essere sufficienti a colmare le
diminuzioni delle rendite. Anche lavorare qualche anno in più consente non
solo di aumentare la rendita della propria pensione, ma diminuisce il numero degli anni da cui si dovrà attingere ai
propri risparmi.
Talvolta lavorare più a lungo, se si è iniziato avanti negli anni, può essere una
necessità.
NEWS
Anziani e salute
Camminare rende più tonica la memoria
P
er
evitare
fastidiose
dimenticanze
nonostante
gli anni, l'ideale è scendere
dalla poltrona armati di tuta
e scarpe da ginnastica, e concedersi
lunghe passeggiate. Basta un anno
di attività aerobica moderata, infatti,
per migliorare la memoria spaziale
negli anziani. Lo dimostra uno studio
americano, pubblicato su 'Pnas'. Il
progetto, condotto da ricercatori
dell'University
of
Pittsburgh,
University of Illinois, Rice University
e Ohio State University, ha mostrato
che l'attività fisica moderata (basta
una camminata di 40 minuti) dopo
un anno può aumentare le dimensioni
dell'ippocampo, portando a un
miglioramento della memoria spaziale
negli anziani. Gli scienziati hanno
arruolato 120 volontari avanti negli
anni, tutti sedentari e senza tracce
di demenza, e li hanno divisi in due
gruppi: il primo ha fatto 40 minuti di
camminata su un circuito per tre giorni a
settimana, mentre gli altri si limitavano
a fare allungamento ed esercizi di
tonificazione. Tutti i soggetti sono stati
esaminati dal punto di vista fisico e
sottoposti a risonanza magnetica prima,
durante e dopo l'anno di osservazione.
Ebbene, i volontari che hanno fatto
esercizio aerobico presentavano un
aumento nel volume dell'ippocampo
sinistro e destro rispettivamente del
2,12% e dell'1,97%. Le stesse regioni,
invece, nei soggetti del secondo gruppo
sono risultate ridotte dell'1,40% e
dell'1,43%.
Insomma, non basta fare esercizio
regolare: la chiave sta nell'attività
aerobica. I soggetti sono stati poi
sottoposti a test di memoria spaziale.
Interessanti i risultati: i volontari
del primo gruppo, dopo un anno di
walking, hanno mostrato tutti un
miglioramento della memoria rispetto
alla performance iniziale
21
SINDACATO E SERVIZI
SALUTE
L’intolleranza ortostatica si cura a Milano
QUANDO STARE IN PIEDI
DIVENTA UN PROBLEMA
Vertigini, vista annebbiata, senso di mancamento, nausea, tremori, palpitazioni.
Sono i sintomi dell'intolleranza ortostatica, una sorta di 'allergia' alla postura
eretta che colpisce il 20% degli italiani
P
er un italiano su 5, alzarsi
in piedi e abbandonare il
letto, il divano o una sedia
può diventare un problema.
Le cause possono essere numerose,
comprese l'ansia e la sedentarietà, e molte
sono le forme del disturbo: da quelle più
comuni specie in bambini e adolescenti,
spesso lievi e passeggere, a quelle più
gravi di ipotensione ortostatica che
riguardano il 10-15% della popolazione,
soprattutto anziani e diabetici. Per
star meglio possono bastare semplici
correzioni dello stile di vita, ma a volte
servono dei farmaci.
E una terapia ad hoc, a base di bromuro
di piridostigmina, è allo studio a Milano
all'Irccs Policlinico San Donato. “I
disordini di intolleranza ortostatica
sono alquanto frequenti - spiega
l'istituto che ha ospitato un convegno
"G
astrite,
colite,
dermatite, insonnia,
tachicardia, attacchi
di panico, di ansia,
sensazione persistente di inadeguatezza
e di pericolo. Chi ha un lavoro precario
ha a che fare con almeno uno di questi
disturbi destinati a peggiorare con il
passare del tempo se la sicurezza sul lavoro
tarda ad arrivare". A lanciare l'allarme
è Paola Vinciguerra, psicoterapeuta
presidente dell'Eurodap, associazione
europea disturbi da attacchi di panico.
“Secondo un recente sondaggio online
svolto dall'Eurodap su 300 persone tra i
25 e i 55 anni, il lavoro è la maggiore fonte
di stress per il 70% degli interpellati. Il
60% teme i colleghi, mentre il 40% si
dice completamente assoggettato al capo
per paura di essere licenziato”, dichiara
la psicoterapeuta. “Il luogo di lavoro è
diventato ormai altamente conflittuale
a causa della precarietà che impera
e la sensazione di essere in pericolo
ci costringe ad essere perennemente
all'erta”. Arriva così lo stress da precarietà
22
sul tema - e comprendono
sia forme relativamente
benigne e reversibili,
dovute a disfunzioni
del sistema nervoso
autonomo, che forme
più severe di ipotensione ortostatica,
dovute a malattie neurodegenerative
o a severe neuropatie autonomiche.
La sintomatologia dell'intolleranza
ortostatica può essere legata a una
mancata ossigenazione del cervello,
oppure causata da un'aumentata attività
del sistema nervoso autonomo. Molto
diffusa, tra questo tipo di disordini,
la sindrome da tachicardia posturale
ortostatica, caratterizzata da battiti
cardiaci accelerati (fino a 120 al minuto),
che si manifesta in posizione eretta e che
cessa in posizione orizzontale”.
Come sempre, il primo passo verso la
cura più adatta è “una diagnosi corretta
dei sintomi per evitare valutazioni
frettolose e fuorvianti”, sottolineano gli
esperti del Policlinico di San Donato
Milanese. Se, infatti, “i disordini di
intolleranza ortostatica nei giovani
possono essere causati da altri fattori
come stati d'ansia, ipovolemia”, ossia
diminuzione del volume di sangue
circolante e sedentarietà, e possono essere
curati e risolti in maniera più semplice,
l'ipotensione ortostatica negli anziani
può spesso essere correlata a un eccesso
di farmaci (soprattutto quelli contro la
pressione alta) o essere associata ad altre
patologie”. Le varie terapie sono state
descritte da Paola Sandroni, professore di
neurologia al College of Medicine Mayo
Clinic di Rochester nel Minnesota, Usa:
“Per le forme di intolleranza ortostatica
più lievi può essere sufficiente rimuovere
eventuali fattori responsabili della
sintomatologia (ad esempio farmaci) e
utilizzare semplici accorgimenti pratici.
Ad esempio aumentare l'assunzione di
sale e fluidi nella dieta e assumere piccoli
e frequenti pasti”, oppure “evitare di
restare a lungo immobili in posizione
verticale e mantenere elevata la testa
in posizione supina per non essere mai
completamente orizzontali”. Inoltre,
raccomanda la specialista, “è bene curare la
forma fisica con un quotidiano esercizio,
e nella vita di tutti i giorni non esporsi
a temperature troppo elevate ed evitare
La psicologa
SALUTE A RISCHIO
PER I PRECARI
Dormono poco e si ammalano di più
che si aggiunge allo stress normale da
lavoro dato dagli impegni quotidiani
e dalle preoccupazioni lavorative.
Secondo la Vinciguerra, “difficoltà ad
addormentarsi, incubi e risvegli mattutini
precoci sono i primi sintomi di questa
condizione che, per altro, si ripercuote su
tutta la giornata, quindi sul lavoro stesso,
con sonnolenza, stanchezza, disturbi della
memoria e della concentrazione, ansietà,
irritabilità, che a loro volta aumentano
lo stress, portando in un circolo vizioso”.
L'esperta dà quindi alcuni consigli
contro lo stress da precarietà lavorativa:
combattere la sensazione di non avere vie
d'uscita; cominciare a cambiare i 'devo'
con i 'voglio'; personalizzare gli obiettivi;
trovate il coraggio di cambiare; mettersi
al centro della propria vita, pulirla
dalle cose e dalle relazioni inutili che si
sopportano per il quieto vivere. E ancora.
Avere chiaro il percorso che si vuole
intraprendere, focalizzando attenzione ed
energie sul primo passo da fare; trovare
nuove idee; non guardare gli altri come se
fossero tutti più bravi e fortunati di noi,
copiare, imparare, migliorare; dare più
spazio a ciò che davvero si vuole fare e
non solo a ciò che si deve fare; riposare;
fare attività fisica.
di utilizzare indumenti eccessivamente
stretti”. Se “nei casi meno severi questi
accorgimenti possono essere sufficienti
a controllare i sintomi - prosegue
l'Irccs San Donato - spesso, tuttavia, un
intervento farmacologico è necessario”.
In particolare, "sono stati evidenziati
gli ottimi risultati ottenuti nella cura
dell'ipotensione ortostatica dall'utilizzo
del bromuro di piridostigmina, un
farmaco originariamente impiegato nella
cura della miastenia gravis. Lo studio
clinico dei ricercatori della Mayo Clinic
Medical Center di Rochester ha, infatti
,dimostrato come la somministrazione
di questo farmaco migliori l'ipotensione,
aumentando la vasocostrizione e la
pressione sanguigna", spiega l'istituto.
“Per la prima volta in Italia, proprio
qui all'Irccs Policlinico San Donato evidenzia Giovanni Meola, ordinario
di neurologia all'università degli Studi
di Milano e direttore del Dipartimento
di neurologia e del Centro malattie
meuromuscolari al San Donato stiamo utilizzando la terapia a base di
bromuro di piridostigmina e i risultati si
confermano positivi e incoraggianti”.
SINDACATO E SERVIZI
FISCO
L
’agevolazione “prima casa” non
compete solo a chi compra una
casa, non avendone nessuna in
proprietà o in comproprietà,
bensì può essere “sfruttata” anche da tutti
coloro che, pur avendo la proprietà o la
comproprietà di altre case, si trovino nella
situazione di vantare tutti i presupposti
che prevede la legge e che andremo
dettagliatamente ad analizzare. Infine
la legge consente l’agevolazione “prima
casa” anche a chi paradossalmente non
andrà mai ad abitare nella casa acquistata
con l’agevolazione “prima casa”.
Per poter usufruire di queste agevolazioni,
come detto, devono ricorrere determinati
presupposti e cioè:
a) vi sia un atto rientrante nel perimetro
degli atti traslativi a titolo oneroso della
proprietà di case di abitazione non di
lusso, oppure degli atti traslativi costitutivi
della nuda proprietà, dell’usufrutto,
dell’uso dell’immobile.
b) L’immobile oggetto dell’atto sia ubicato
alternativamente:
- nel territorio del Comune in cui
l’acquirente ha o stabilisca entro 18 mesi
dall’acquisto la propria residenza o se
diverso
- nel Comune in cui l’acquirente svolge la
propria attività oppure
- qualora si tratti di soggetto trasferito
all’estero per regioni di lavoro, nel
Comune in cui ha sede o esercita l’attività
il soggetto da cui dipende
- qualora si tratti di cittadino italiano
emigrato all’estero che acquisti la prima
casa sul territorio italiano, in qualsiasi
Comune del territorio nazionale.
c) Si tratti di un trasferimento a favore di
L’AGEVOLAZIONE
PRIMA CASA
Riduzione al 3 % dell’aliquota dell’Imposta di Registro e
abbattimento alla misura fissa delle Imposte Ipotecarie
e Catastali. Nel caso invece di acquisto da società con le
agevolazioni possiamo applicare l’Iva ridotta al 4% e le
Imposte Ipotecarie e Catastali in misura fissa
di Leonardo Comucci – Esperto fiscale
una persona fisica
d) L’acquirente rilasci alcune
dichiarazioni nell’atto di acquisto e più
nel dettaglio:
- “di non essere titolare esclusivo o in
comunione con il coniuge dei diritti di
proprietà, usufrutto, uso e abitazione di
altra casa di abitazione nel territorio del
Comune in cui è situato l’immobile da
acquistare”.
- di non essere titolare, neppure per quote,
anche in regime di comunione legale su
tutto il territorio nazionale dei diritti di
proprietà, usufrutto, uso, abitazione e
nuda proprietà su altra casa di abitazione
acquistata dallo stesso soggetto o dal
coniuge con le agevolazioni di cui sopra
e) Oggetto dell’atto di acquisto deve essere
un fabbricato dotato delle caratteristiche
proprie delle “case di abitazione non di
lusso”.
Una volta ottenuta l’agevolazione “prima
casa”, si tratta di non incappare in una
delle ipotesi in cui la legge commina la
revoca dell’agevolazione .
I casi più frequenti sono i seguenti:
- il non aver trasferito la residenza nel
Comune (attenzione non è necessario
stabilire la residenza nella nuova casa oggetto
dell’acquisto) ove è ubicato l’immobile oggetto
dell’acquisto entro 18 mesi dalla data del
rogito.
- rivendere la casa acquistata con
l’agevolazione prima di 5 anni dalla data del
rogito di acquisto.
In questo ultimo caso, la legge prescrive che
non si fa luogo ad alcuna delle conseguenze
sanzionatorie, se il contribuente, entro un anno
dall’alienazione dell’immobile acquistato con
l’agevolazione prima casa, procede all’acquisto
di altro immobile da adibire a propria
abitazione principale.
Le conseguenze sanzionatorie prevedono
il pagamento delle imposte di registro,
ipotecarie e catastali nella misura
ordinaria (sottraendo ovviamente dal
dovuto l’importo già versato e calcolato
applicando l’agevolazione) e il pagamento
di una sanzione pecuniaria pari al 30
per cento della differenza tra le imposte
ordinarie applicabili e quelle pagate con
l’applicazione dell’agevolazione oltre
ovviamente agli interessi di mora.
V, infine, precisato che l’acquisto con
l’agevolazione “prima casa” può essere
effettuato anche da parte di un soggetto
minorenne, non presentando questo atto
particolari difficoltà (a parte la necessità
dell’autorizzazione giudiziale). I requisiti
per l’ottenimento dell’agevolazione
vanno, infatti, individuati in capo al
solo minorenne, senza condizionamenti
derivabili dai membri del nucleo
familiare di cui egli fa parte. Per ciò
che riguarda uno dei requisiti principali
per l’ottenimento dell’agevolazione
è, di regola, quello della residenza nel
Comune ove è ubicato l’immobile da
acquistare. Va ricordato che il minore
ha il domicilio nel luogo di residenza
della famiglia oppure, se i genitori
sono separati o divorziati, il minore ha
il domicilio del genitore con il quale
convive. Concludiamo, infine, con una
osservazione: come abbiamo visto un
presupposto molto forte per beneficiare
dell’agevolazione è quello della residenza
nel Comune dove è ubicato l’immobile
oggetto dell’acquisto, residenza che deve
essere verificata alla data della stipula
dell’atto di compravendita o, comunque,
deve esserci una dichiarazione del
compratore che si obbliga a stabilire la
residenza entro 18 mesi dall’acquisto,
ovviamente sempre per beneficiare
delle agevolazioni. Non vi è, invece,
nessuna previsione normativa circa
il mantenimento della residenza
anagrafica in detto Comune per un
periodo minimo; conseguentemente
essa può quindi essere spostata altrove
anche immediatamente dopo il rogito,
a meno che da questo trasferimento di
residenza il fisco non possa desumere
che della norma agevolativa è stato fatto
un utilizzo volutamente “abusivo” e,
cioè, che non sussisteva nessuna seria
motivazione per il contribuente di fissare
la sua residenza nel Comune ove è sito
l’immobile acquistato con l’agevolazione,
se non quella di appropriarsi del benefico
fiscale. È possibile anche un immediato
trasferimento della residenza dopo
la stipula dell’atto di acquisto con
l’agevolazione prima casa, ma solo ove
esso sia supportato da valide ragioni,
debitamente provate.
Chi avesse quesiti di carattere generale
attinenti alla materia fiscale,
può inviarli al numero di FAX 06 233 222 788.
23
SINDACATO E SERVIZI
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NEWS
STOP ALL’ANATOCISMO FORSE
Sentenza storica. Non c'è motivo per derogare al divieto di cui all'art. 1283 c.c. Ma il decreto “mille proroghe” accorcia i termini di prescrizione
L
e sezioni Unite della Corte
di Cassazione (Sentenza
n.24418/2010)
hanno
dichiarato nulle le clausole
bancarie, che prevedono l’anatocismo,
ossia il calcolo passivo (per i clienti)
degli interessi sugli interessi (c.d.
capitalizzazione
trimestrale).
La
sentenza potrebbe avere un effetto
dirompente su una questione che va
avanti ormai da più di dieci anni. La
capitalizzazione trimestrale è una
tipologia di calcolo con cui le banche
applicano ai conti correnti tassi passivi,
su cui, a chiusura del trimestre, vengono
applicati nuovamente i tassi, dando vita
così all'anatocismo cioè al calcolo degli
interessi sugli interessi. In passato le
banche si erano difese, dichiarando che
tale modalità di calcolo degli interessi
è un uso nel campo bancario italiano,
addirittura risalente a più di un secolo
24
fa. La Cassazione aveva però rilevato
una disparità di trattamento nel calcolo
degli interessi passivi e di quelli attivi
per la banca. Infatti, al cliente, il
tasso d’interesse non si applica sugli
interessi già maturati a suo favore, ma
solo sulla somma versata/depositata.
In favore del cliente non si è mai
riscontrata l’applicazione degli interessi
a chiusura del trimestre. Come si legge
nella parte motiva della sentenza "è
stata dichiarata nelle pregresse fasi
del giudizio di merito la nullità della
clausola di capitalizzazione trimestrale
degli interessi a carico del cliente,
che figurava nei contratti di conto
corrente bancario di cui si tratta, in
conformità all’orientamento di queste
sezioni unite, secondo cui la legittimità
della capitalizzazione trimestrale degli
interessi a debito del correntista bancario
va esclusa anche con riguardo al periodo
anteriore alle decisioni con le quali la
Suprema corte, ponendosi in contrasto
con l’indirizzo giurisprudenziale sin
lì seguito, ha accertato l’inesistenza di
un uso normativo idoneo a derogare al
precetto dell’art. 1283 c.c.".
Purtroppo, nelle pieghe del decreto
“mille proroghe” c’è una norma che
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unico, in cui inserire tutti gli indicatori
soggettivi di soddisfazione. Il Comitato
valuterà, inoltre, anche l'opportunità
di identificare un set di indicatori che
tenga conto non solo dei domini, ma
anche di diversi soggetti sociali: giovani,
donne, anziani, disabili. Si tratterà di
valutare, cioè, se le dimensioni hanno
lo stesso peso per tutti, oppure se alcuni
aspetti particolari, legati a soggetti sociali
specifici, siano d’importanza primaria
per il benessere del Paese. La prima fase
del lavoro durerà circa 18 mesi e per
garantire il coordinamento tra Cnel e
Istat è stato istituito un apposito 'Gruppo
di supporto'.
TERME DI SCIACCA (AG)
Cnel e Istat cercano un nuovo indicatore
DAL PIL AL BEP?
Dovrà misurare benessere e progresso
A
lla ricerca di un nuovo Pil
che vada oltre il criterio di
'crescita' e misuri anche il
progresso ed il benessere sulla
base del quale costruire, per il Paese,
politiche economiche e sociali tagliate 'su
misura'. Saranno il Cnel e l'Istat ad unire
le forze e a tentare di realizzare il nuovo
indicatore: il Comitato ad hoc nato di
recente servirà proprio a questo: a dare
una risposta ad un dibattito appassionato
tra economisti e politici in corso da
decenni. E non si tratta di pura teoria;
già Robert Kennedy nel suo memorabile
discorso all'Università del Kansas, nel
'68, aveva indicato la necessità di andare
oltre un Pil che fa del progresso, inteso
come crescita, il fine ultimo di ogni
programma di politica economica. Ma
lo stato di salute di un sistema politico
ed economico non è solo questo. Sotto
la spinta di nuove esigenze sociali,
ambientali, globali, infatti, l'indicatore,
per alcuni non è più capace di leggere le
trasformazioni in corso. Il Comitato di
Indirizzo, dunque, varato dal presidente
del Cnel, Antonio Marzano, e dal
presidente dell'Istat, Enrico Giovannini,
avrà il compito di individuare i criteri di
selezione degli indicatori che serviranno
a rappresentare efficacemente le
dimensioni del benessere e del progresso
del nostro Paese. E con il sostegno di
una Commissione scientifica Istat,
dovrà - in una prima fase - identificare i
''domini'' fondamentali da adottare per
la misurazione del benessere in Italia:
dalle condizioni di vita materiali alla
salute, dall'istruzione alle competenze,
dalla governance ai diritti di base,
dall'ambiente alle relazioni sociali.
Poi integrare la soddisfazione verso
aspetti specifici della vita nei domini
corrispondenti, o identificare un dominio
25
NONSOLOBANCA
ANGOLO DELLO PSICOLOGO
Resilienza sul lavoro e nella vita privata
TRASFORMARE LE DIFFICOLTÀ
IN OPPORTUNITÀ
Le persone resilienti sono quelle che, immerse in circostanze
EZZIVWIRSRSWXERXIXYXXSVMIWGSRSEJVSRXIKKMEVIIJÁGEGIQIRXI
le contrarietà, dando nuovo slancio alla propria esistenza,
VEKKMYRKIRHSTIVÁRSQIXIMQTSVXERXM
di Denise Gulino - psicologa
R
esilienza? Un concetto oggi
più che mai ampiamente utilizzato in ogni ambito della
vita, personale e professionale.
Una dote non necessariamente innata,
ma che può essere acquisita nel tempo
attraverso le esperienze, ognuno di noi
nel nostro piccolo e nella nostra quotidianità può, giorno dopo giorno, imparare ad essere resiliente.
Con il termine resilienza viene definita
la proprietà di un materiale di resistere
agli urti improvvisi senza spezzarsi. Per
trasposizione, in psicologia e sociologia, resilienza intende la capacità di un
individuo di far fronte a eventi negativi e traumatici e di riorganizzare positivamente la propria vita di fronte alle
difficoltà, resistendo con successo alle
situazioni avverse e anzi imparando a
sviluppare competenze dalle situazioni
avverse, rafforzando la fiducia in se stessi
e nel proprio agire.
Questa capacità dell'uomo di affrontare
e superare le avversità della vita, di superarle e di uscirne rinforzato e addirittura
trasformato positivamente è una qualità,
oggi più che mai, preziosa e all’attenzione di tutti, considerati i continui mutamenti con cui l’uomo deve scontrarsi
ogni giorno e la precarietà che sembra
dominare ogni ambito della vita. In
un momento di incertezza economica
come quello attuale, saper essere reattivi,
emotivamente stabili ed equilibrati è un
grande vantaggio sia sul piano professionale sia su quello personale.
In pratica, le persone resilienti sono
quelle che, immerse in circostanze avverse, nonostante tutto (e talvolta contro
ogni previsione), riescono a fronteggiare efficacemente le contrarietà, dando
nuovo slancio alla propria esistenza,
raggiungendo perfino mete importanti.
Tale qualità risulta essere efficace nelle
relazioni interpersonali, sia all’interno
del nucleo familiare nella gestione della
quotidianità, sia in una organizzazione
aziendale, per esempio nei rapporti con
supervisori, colleghi, clienti.
26
ed è, quindi, strettamente legato al concetto di resilienza è quello di hardiness,
che sottintende invulnerabilità psicologica e personalità resistente. Partendo
da una realistica valutazione del proprio
livello di hardiness, si può imparare ad
affrontare lo stress seguendo un percorso
formativo, sia individuale sia di gruppo,
volto a educare alla resilienza, percorso
che porta a potenziare le proprie competenze emozionali e relazionali.
Ma dove possiamo apprendere e
potenziare la resilienza?
Resilienza sul lavoro
Oggi più che mai per un manager è essenziale saper essere reattivo ed emotivamente stabile per trasformare gli eventi
stressanti in eventi positivi, ogni evento
stressante diventa uno stimolo che affrontato in modo resiliente determina
un risultato/obiettivo raggiunto e non
una sconfitta. Pertanto, secondo una logica causa–effetto, ad ogni risultato conseguito (anche grazie al mio essere resiliente) aumenterà la mia resilienza e ciò
determinerà un perfezionamento nelle
capacità di affrontare i problemi aumentando ancora più la mia resilienza.
In azienda, a tutti i manager sono richieste prestazioni sempre di più alto livello,
ma spesso le persone non sono "allenate"
a far fronte allo stress: non dispongono
degli strumenti necessari a utilizzare le
risorse migliori anche in momenti di
grande pressione e quindi non riescono a
mantenere la propria efficacia operativa
e nel contempo un ottimale equilibrio
psico-fisico.
Sono poche le persone capaci di non
farsi sopraffare dall'elevato livello di
pressione, senza essere vittima di un
eccessivo logorio e mantenendo buoni
livelli di performance. Ovviare a questo
problema, aumentando il proprio livello di resilienza, significa trasformare le
situazioni logoranti, i cambiamenti, i
"disastri professionali" in opportunità di
crescita e di sviluppo personale.
Resilienza nella vita privata
L’importanza di imparare ad essere resilienti non riguarda solo l’ambito lavorativo, ma anche la vita personale. Chi
affronta problemi familiari dolorosi, ma
anche sport agonistici, se è resiliente non
verrà intaccato da quell’ansia, che talvolta ci soffoca nelle difficoltà. La resilienza
è più della semplice capacità di resistere
alla distruzione, proteggendo il proprio
IO da situazioni difficili, ma è anche la
possibilità di reagire positivamente a scapito delle difficoltà e la voglia di costruire
utilizzando la forza interiore propria degli essere umani. Non è solo sopravvivere
a tutti i costi, ma è avere la capacità di
usare l’esperienza, nata da situazioni difficili, per costruire il futuro. Un concetto
psicologico che fa riferimento alla capacità di contrastare le condizioni di stress
È una capacità che può essere appresa
e che riguarda prima di tutto la qualità degli ambienti di vita, in particolare
i contesti educativi, qualora sappiano
promuovere l’acquisizione di comportamenti resilienti.
Tutte le agenzie educative, famiglia e
scuola in primis, dovrebbero fornire gli
strumenti utili a rinforzare tali qualità,
incoraggiando a non arrendersi di fronte
alle difficoltà che si incontrano lungo il
percorso della vita e, invece, persistere
nel raggiungimento dei propri obiettivi.
Per allenarsi ed essere resilienti bisogna,
inoltre, puntare sull’introspezione, cioè
riflettere su ciò che accade, e ritornare
sulle esperienze, per capire cosa è andato male e cosa bene. Altre doti da sviluppare sono la creatività e la voglia di
inventarsi nuove situazioni e mai accontentarsi della prima idea. Bisogna poi sapere accettare le sfide e cercarle, buttarsi,
anche se non si hanno tutte le capacità e
“inventarsi”. Infine, coltivare l’empatia,
la fiducia e la capacità di relazionarsi positivamente. Sorridere per contagiare gli
altri e scambiarsi opinioni e rinnovarsi
insieme. La vita regala a ognuno esperienze positive e negative. Coloro che
coltivano speranza e resilienza riescono
a gioire delle prime e a superare le seconde, diventando più forti...come citava il
filosofo tedesco F. Nietzsche
“Ciò che non mi distrugge, mi rende più
forte”.
NONSOLOBANCA
HI TECH
MOLTI LIMITI PER I COMPUTER
BASATI SU GOOGLE CHROME
Cloud pc? Meglio Windows
D
opo dieci anni dal progetto
di network computer di
Larry Ellison, risoltosi in un
flop commerciale, Google ha
lanciato sul mercato i primi notebook
basati sul sistema operativo Chrome,
che possono essere considerati gli eredi
di questa filosofia. Non a caso uno dei
personaggi chiave a credere all’epoca
alle prospettive dei network computer
fu proprio Eric Schmidt, allora chief
technology officer di Sun Microsystems
e successivamente ceo di Google. I
primi esemplari di pc portatili basati
sul sistema operativo di Google, come
quelli della serie 5 di Samsung, sono
infatti caratterizzati da una filosofia di
funzionamento molto diversa rispetto
ai notebook e agli stessi netbook, ossia
i piccoli pc portatili nati soprattutto per
sfruttare le risorse offerte da internet. Il
browser di Google, Chrome, non svolge,
infatti, il solo ruolo di programma per
navigare sulle pagine web, ma è il cuore
dell’intero computer, all’interno del
quale installare applicazioni per fruire
di servizi online come Facebook o,
naturalmente, l’intera suite di Google,
da Gmail a Documents. Tutte le attività
si svolgono così online, dove sono
conservati anche i documenti dell’utente,
dal momento che il computer dispone
di un disco fisso a stato solido di soli 16
Gb di capacità sufficienti a memorizzare
il sistema operativo, qualche programma
e poco più.
Una filosofia simile, per alcuni versi,
a quella adottata da Asus con il primo
netbook, l’Eee pc, basato però su di
una versione di Linux. Per questo
tutti i pc basati su Chrome devono
costantemente essere connessi a internet
per funzionare, anche se Google sta
lavorando per consentire una seppur
parziale operatività in caso di mancanza
temporanea di collegamento. Nel caso
di Samsung Serie 5, la connessione è
garantita dall’ormai classica scheda WiFi affiancata, nel modello al top, da un
modem Umts integrato. Nonostante
caratteristiche non certo al top, i prezzi
sono però decisamente elevati, dal
momento che il modello con la sola
scheda Wi-Fi sarà in vendita da fine
giugno a 399 euro e quello con scheda
3G a 449 euro. Prezzi decisamente
superiori a quelli tipici di netbook
con caratteristiche hardware simili e,
in più, il vantaggio di un disco fisso di
generose capacità e un sistema operativo
completo e ben rodato come Windows
7, che permette di utilizzare qualsiasi
genere di software, compreso Chrome e
le varie applicazioni disponibili.
L’unico vero vantaggio del Chromebook,
come viene definito da Google, è dato
dalla velocità di accensione, inferiore a
dieci secondi per via della rapidità del
disco allo stato solido e della leggerezza
del sistema operativo, nato per fare
poche cose e quindi decisamente
essenziale. Un vantaggio che non
compensa però le limitazioni di questa
architettura a partire
da uno dei suoi punti
deboli strutturali, ossia
la dipendenza pressoché
totale dalla connessione
costante a internet e i
molti interrogativi che
pone in tema di privacy
dei dati, un tema di cui
il grande pubblico non
comprende pienamente le
implicazioni e le possibili
minacce. La lezione di
Sony Playstation, con dati
S.Sciarra (a cura di)
Giudiziaria, e quelli concernenti la
volontaria giurisdizione. I riferimenti
normativi sono analizzati e commentati
alla luce della giurisprudenza più
recente e significativa. Tutte le formule
testuali sono contenute altresì nel cdrom allegato, strumento flessibile
e immediato che ne consente la
personalizzazione con aggiunte e
modifiche. Articolato su di otto
capitoli (diritto di famiglia, successioni
e diritti ereditari, donazioni, diritto
di proprietà, obbligazioni, impresa e
diritto del lavoro, società e rapporti
associativi, opere dell’ingegno) il testo
è, innegabilmente, uno strumento
prezioso per lo svolgimento della
quotidiana pratica professionale e
si caratterizza per aggiornamento e
scientificità dei contenuti.
SEGNALIBRO
FORMULARIO DEI CONTRATTI
DI USO CORRENTE
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I
l volume contiene un’ampia
casistica di formule contrattuali
d’immediato utilizzo pratico, con
specifico riferimento a quelli che
sono gli atti e i negozi di più ricorrente
utilizzo nella quotidiana attività
professionale e di impresa, siano essi
tipici o atipici, plurilaterali o unilaterali.
Sono, altresì, contemplati i formulari
degli atti connessi, riferiti all’Autorità
di milioni di utenti sottratti, dovrebbe
fare riflettere in questo senso. I vantaggi
del cloud sono comunque innegabili
ed è quindi prematuro ipotizzare un
insuccesso per questa nuova ondata di
network pc. Con un prezzo decisamente
più basso, e una maggiore stabilità della
piattaforma oggi ancora in versione beta
come tradizione dei prodotti Google,
potrebbe esserci spazio per questa
categoria di dispositivi in un mercato
maturo come quello dei pc. Sempre
che questo spazio non sia occupato dai
tablet.
27
NONSOLOBANCA
SE LA LIBERTÀ
FOSSE UN
COLORE…
di Valerio Carangella
S
e la libertà fosse un colore
sarebbe sicuramente il blu,
con tutta la sua profondità,
almeno secondo uno dei
registi che hanno segnato la storia
del cinema dell’ultimo ventennio:
Krzysztof Kieślowski. Film Blu è il
primo di una trilogia (rilanciata di
recente da San Paolo Editore, in un
cofanetto imperdibile a prezzo speciale)
che il regista polacco ha dedicato ai
tre colori della bandiera francese e, di
conseguenza, al motto della rivoluzione
francese, "Liberté, Égalité, Fraternité".
In questo film, premiato a Venezia nel
'93 col Leone d'Oro, il regista ha voluto
ritrarre uno degli aspetti della libertà
più sottili ed intimi, meno evidenti ma
non per questo meno importanti: la
libertà emotiva. E lo fa raccontandoci
una storia molto intima, sezionando
delicatamente l’animo umano e
conducendo lo spettatore nell’intimità
di Julie (J. Binoche), che deve affrontare
la morte, a causa di un incidente d’auto,
del marito Patrice de Courcy, celebre
compositore e della loro figlia di sette
anni. Tenta di ricominciare da zero,
senza alcuna elaborazione del lutto,
sbarazzandosi di tutto quel che la lega
al passato. Ma in realtà dietro quella
forza fasulla, quell’assenza di lacrime
e di dolore, si cela il tentativo estremo
di rimozione dell’accaduto: da quel
momento in poi i suoi sforzi sono tutti
rivolti a compiere una sorta di suicidio
mentale, dissociandosi da tutte le
memorie del passato e facendo tabula
rasa di tutti i ricordi. Si spinge fino a
distruggere il manoscritto dell'ultimo
lavoro del marito, una composizione
scritta per la celebrazione dell'Unione
Europea. Malgrado il suo desiderio di
affondare nel nulla (reso visivamente
dall’ immagine ricorrente, di Julie che
s’immerge in una piscina blu), il passato
ritorna prepotentemente attraverso
piccoli dettagli, che la costringono a far
i conti con il dolore che ha dentro e a
liberarlo, in tal modo, aiutata dal caso,
è risucchiata dentro la vita e decide di
“tornare ad amare”.
Forza trainante del film è anche la
protagonista J. Binoche che, con la
sua potenza espressiva, è riuscita a farsi
“filmare la sua intimità” (come il regista
stesso ha dichiarato), e a reggere la scena
per l’intera narrazione, incarnando
Q
28
TUTTO SULLA DISABILITÀ
SITO BEN STRUTTURATO E DI FACILE ACCESSO.
TRE MILIONI DI PAGINE LETTE OGNI MESE
di Bruno Pastorelli
te, prima di Google), ipotizzò una testata
giornalistica specifica per la Disabilità da
pubblicare on-line. Tre ragazzi – un imprenditore, un esperto web e un giornalista - progettano il nuovo sito e, dopo un
periodo di ricerca e formazione (l'utilizzo del web allora non era così scontato),
pubblicano on-line DISABILI.COM. ai
primi di aprile del 1999. Nel 2005 il sito
è ceduto ad una casa editrice libera ed indipendente, in quanto non appartiene ad
alcuna associazione o ente del settore, ed
ospita tutti quelli che hanno consigli ed
informazioni per migliorare la qualità di
vita dei disabili. DISABILI.COM ha una
Trois Couleurs: Film Blue
Francia/Polonia, 1993.
Regia: Krzysztof Kielowski.
Sceneggiatura: Krzysztof Kielowski e
Krzysztof Piesiewicz. I
nterpreti: Emmanuelle Riva,
Juliette Binoche, Benoit Regent,
Yann Tregouet, Florence Pernel.
“Se avessi il dono della profezia
e conoscessi tutti i misteri
e tutta la scienza e possedessi
la pienezza della fede così da
trasportare le montagne,
ma non avessi l'amore,
non sarei nulla”.
www.disabili.com
AVVISO AI NAVIGANTI
uanti di noi sanno o conoscono che cosa sia la “disabilità”?
Se andiamo su Wikipedia.it
troviamo: “La disabilità è la
condizione personale di chi, in seguito
ad una o più menomazioni, ha una ridotta capacità d'interazione con l'ambiente
sociale rispetto a ciò che è considerata la
norma, pertanto è meno autonomo nello
svolgere le attività quotidiane e spesso in
condizioni di svantaggio nel partecipare
alla vita sociale”.
Per fortuna che oggi, a differenza di ieri,
quando chi era disabile era segregato in
casa per evitare quella che veniva considerata una vergogna sociale, si sono fatti passi da gigante, sia con leggi sia con
l’informazione. Il portale che vi presento
oggi è riferimento per tutti coloro che
vogliono saperne di più sulla disabilità.
Nasce dall’idea di un giovane imprenditore che, nel lontanissimo 1998, (pensa-
perfettamente la poetica di Kieślowski,
caratterizzata dall'assenza di effetti
speciali, da dialoghi essenziali e da
sceneggiature che concentrano laceranti
dilemmi etici ed esistenziali.
Il regista si affida, per l’epilogo,
esclusivamente alla potenza delle
immagini e della musica, che scorrono
parallelamente alle parole dell’Inno
all’Amore (tratto dal tredicesimo
capitolo della prima lettera di San Paolo
ai Corinti), in un crescendo emotivo
visionario ed evocativo, raggiungendo
momenti d’intensa liricità; così
come solo i grandi artisti sanno fare.
E Kieślowski è stato uno di questi:
un’artista.
redazione composta da
giornalisti professionisti,
pubblicisti e praticanti e
fornisce informazioni in
tempo reale con aggiornamenti quotidiani.
Si mantiene con gli spazi
pubblicitari a disposizione delle aziende e col sostegno tanti anni lo seguono costantemente.
Questi alcuni dati sul portale disabili.com: 3milioni
di pagine lette ogni mese;
aderiscono a DISABILI.
COM oltre 200 associazioni di tutta
Italia; la redazione redige e invia a oltre
14.700, 200 aziende del settore e 2,500
tra quotidiani e periodici nazionali, con
un area PRESS riservata alla stampa.
NONSOLOBANCA
PAESE CHE VAI, ITALIA CHE TROVI
Cisternino
IL “PAESE BIANCO”
e la magia del Sud
di Vale
Q
ualche volta capita di sentire
il peso di una vita che scorre
rapida, talmente veloce da
non aver neanche il tempo
di assaporarla, intrisa di modernità e
tecnologia, di relazioni che si sfiorano ma
non si incontrano. E quando si rallenta
per qualche istante, si sentono echi
lontani di vite d’altri tempi che, come
un richiamo alle origini, conducono in
luoghi magici il cui cuore pulsa al ritmo
della natura. Cisternino, piccolo gioiello
pugliese,
custodisce
gelosamente
questo cuore pulsante fatto di piccole
case ad un piano che si arrampicano
su di un colle, di vicoli, cortili ciechi
e scalette esterne che formano tante
piccole piazzette, private e pubbliche al
contempo, in cui ci si può affacciare alla
ricerca di momenti di vita condivisa. La
calce bianca e la pietra, elementi con
cui è stato costruito l’intero borgo, gli
donano una luminosità ed un colore
diventati ormai una delle sue principali
peculiarità. Sono bianche le case, le vie,
le piazze, tutto armonizzato non da un
piano architettonico prestabilito, ma da
una “architettura spontanea” che segue
le esigenze di vita del paese. Cisternino
gode di una posizione privilegiata,
arroccata su di un colle che domina
la Valle d’Itria (parte meridionale
dell’altopiano delle Murge, nella Puglia
centrale), da cui è possibile ammirare lo
splendido paesaggio che la valle offre:
distese di uliveti, vigneti e mandorli, il
sole che sbuca tra i coni dei Trulli (le
tipiche ed esclusive abitazioni in pietra
a forma di cono) e la splendida vista sul
mare, distante non più di 15-20 km.
Anche l’aria che si respira è quella di
un paese ricco di storia, le cui origini si
perdono tra antiche leggende e vicende
storiche importanti, le cui testimonianze
sono conservate con cura dagli abitanti
del borgo. La torre normanno-sveva
risalente all’XI secolo, recentemente
restaurata; la Chiesa di S. Nicola,
nota come Chiesa Madre, edificata
nel XII sec. sulla precedente chiesa
basiliana dell'VIII sec.; la primitiva
chiesa, databile intorno all'anno
1000, scoperta recentemente al di
sotto della contigua chiesetta del
Purgatorio (XVII sec.), il Cimitero
di Sant' Anna Fuori le Mura ed il
Santuario della Madonna d'Ibernia,
situato a 3 km dal centro abitato.
Secondo la tradizione, la Vergine
Maria con un'apparizione indicò lei
stessa, lasciando un'orma del piede
sulla roccia, il punto preciso dove
voleva che sorgesse il santuario.
Tra arte, storia e natura non vanno
dimenticati i profumi ed i sapori
tipici della tradizione culinaria del
Sud: olio extravergine d’oliva da
degustare crudo, adagiato sul pane
fragrante cotto nel forno a legna;
vino Doc da accompagnare ai
taralli fatti a mano o a piatti tipici
del posto, come il purè di fave
con cicorie selvatiche e le famose
orecchiette con le cime di rapa,
o nella variante con pomodoro
fresco e cacioricotta; e per finire in
dolcezza biscotti e dolci mezzelune
di pasta che nascondono un ripieno
di marmellata e noci, o fruttini
variopinti di pasta reale e mandorle
locali. Per poter soddisfare il palato,
senza allontanarsi dal centro
storico, è d’obbligo una tappa alla
Taverna della Torre (via S. Quirico,
3), proprio accanto alla Torre
normanno-sveva. Da diversi anni
Cisternino viene spesso ricordata anche
per le sue macellerie con annesse osterie
nel centro storico, in cui è possibile
comprare la carne e farla cucinare, per
poi consumarla nel locale adiacente
o nei posti allestiti lungo le stradine
o nei vicoli del centro storico: sempre
nello spirito di quella vita condivisa che
caratterizza la gente del posto.
EVENTI E SAGRE
Da non perdere, nel mese di Agosto, la festa dei
santi patroni di Cisternino, San Quirico e Giulitta.
Manifestazione cittadina che rispetta tutte le più
importanti tradizioni locali, come decorazioni
luminose, processioni, concerti bandistici e
fuochi pirotecnici. Tra le manifestazioni folkloristiche più attese c'è la festa della Pasquetta
(“Pasquarèdde”, nel dialetto del paese) che si
svolge presso il Santuario della Madonna d'Ibernia, dove ci si reca con dei dolci tipici per ricevere prosperità e fecondità. Non a caso, quella
d'Ibernia è la Madonna della vita, della fertilità
e dell'abbondanza. Tra le sagre più rinomate,
invece, non vanno dimenticate la sagra delle
orecchiette (sempre nel mese di agosto) e la sagra dell'uva (nel mese di settembre)
DOVE MANGIARE
IL RIFUGIO DEI GHIOTTONI
via Nazionale dei Trulli 116
72015 Fasano
Tel. 0804414800
MASSERIA SAN DOMENICO
Str. litoranea 379,
località Petolecchia Sud-Est: 2 km I
72010 Savelletri – Tel. 0804827769
OSTERIA DEL TEMPO PERSO
via Tanzarella Vitale 47 I
72017 Ostuni – Tel. 0831304819
LA TANA
via Mascagni 2
74015 Martina Franca – Tel. 0804805320.
DOVE DORMIRE
HOTEL AIA DEL VENTO,
via Locorotondo, 79;
per un soggiorno più caratteristico,
invece, B & B Antica Aia, un’antica masseria a
trulli risalente alla fine dell’800, completamente
ristrutturata rispettando le caratteristiche originali in pietra, situato in C.da Panza, 100
29
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ALTROTURISMO
IL MAESTRO
DEGLI ANGELI
GUARIENTO E LA PADOVA CARRARESE
di Arturo
Trittico- la Crocifissione con i santi Giovanni Battista, Bartolomeo, Andrea e
Caterina, 58x70, Tempera su tavola, Düsseldorf, Collezione privata
Gruppo di dieci angeli seduti con globo e flabello gigliato (Serafini?), 119x107,
Tavola Padova, Musei Civici, Museo Bottacin
Angelo che pesa le anime e combatte con
un diavolo (Dominazioni?), 80x57, Tavola
Padova, Musei Civici, Museo Bottacin
GUARIENTO
e la Padova Carrarese
Padova, Palazzo del Monte (e
altre sedi), fino al 31 luglio
orari: da lunedì a venerdì dalle 9 alle
19; sabato e festivi dalle 9 alle 20
biglietti: Palazzo del Monte di Pietà:
intero 8 euro, ridotto 6 euro
informazioni e prenotazioni:
tel. 049 2010010
30
D
i lui si conoscono soprattutto
gli Angeli, anzi le Gerarchie
Angeliche composte da
Angeli, Arcangeli, Podestà,
Serafini, Cherubini, Troni e Dominazioni
che, riprodotti ovunque, sono diventati
parte dell’iconografia universale, tanto
diffusi da far dimenticare chi li dipinse e
cosa effettivamente rappresentino.
Fino al 31 luglio, a Padova, nella rinnovata
e ampliata sede espositiva di Palazzo del
Monte, una grande mostra riunisce per la
prima volta – data la difficoltà di riunire
le sue opere disperse in musei di mezzo
mondo – la quasi totalità della produzione
del “Maestro degli Angeli”.
Guariento da Arpo fu il primo artista di
corte a Padova. Di lui non si conoscono
l’anno e il luogo di nascita, ma è tuttavia
documentata la sua attività, tra il 1338 e il
1367, che lo colloca tra i precorritori del
gotico internazionale.
Per i Carraresi, Signori di Padova, creò il suo
capolavoro: la decorazione della Cappella
della loro Reggia, con le famosissime
gerarchie angeliche, affascinanti per la
complessità iconografica, per la bellezza
Schiera di angeli armati (Arcangeli?), 110x107, Tavola
Padova, Musei Civici, Museo Bottacin
della pittura e la delicata e sfumata
trasparenza dei colori.
Ma Guariento non si dedicò solo agli
Angeli: per i Carraresi – e per altri non
meno illustri committenti, tra cui i Dogi
di Venezia – realizzò tavole di soggetto
sacro e ritratti di eleganza cortese, resi con
un delicato colorismo.
Nella mostra, la figura di Guariento è
posta a confronto con gli altri maestri con
i quali la sua pittura presenta legami nelle
sue varie fasi: Giotto, Pietro e Giuliano
da Rimini, Vitale da Bologna, Paolo e
Lorenzo Veneziano, Giusto Menabuoi,
Altichiero, Jacobello del Fiore, Nicolò di
Pietro, Giambono.
Tutto a comporre un racconto che
prima d’ora non era mai stato proposto
al pubblico e che, per rarità, preziosità
e qualità delle opere esposte, potrà
difficilmente esserlo una seconda volta.
La grande monografia sul Guariento
allestita a Palazzo del Monte è l’epicentro
di una più ampia esposizione che indaga,
per la prima volta in modo compiuto, la
“Padova Carrarese”. Questa si dipana in
diverse sedi espositive: i Civici Musei agli
Eremitani, Palazzo Zuckermann, il Museo
diocesano e la Casa del Petrarca ad Arquà,
per allargarsi poi ad un itinerario entro ciò
(ed è davvero molto) che tutt’ora si può
ammirare della Padova Carrarese.
La città trecentesca rivive in questa mostra,
attraverso la cartografia, i modelli, i codici
che illustreranno i principali esponenti
della Signoria e la letteratura dell’epoca.
Monete, ceramiche, oreficerie, avori,
intagli in legno, sculture, illustreranno la
civiltà materiale del secolo XIV, ma anche
i raggiungimenti della scienza nel periodo
di maggior splendore vissuto da Padova.
Itinerari accompagnano, quindi, il
visitatore a scoprire i principali luoghi
e monumenti del Trecento padovano.
Tra essi la Reggia Carrarese (affrescata
dal Guariento) e il Museo Diocesano.
In questo ultimo (posto di fronte a
Palazzo del Monte, sede della mostra
sul Guariento) altri angeli, stavolta
contemporanei, accolgono il visitatore.
Sono quelli di Omar Galliani proposti
nella mostra loro dedicata, allestita nella
magnifica scenografia del Salone dei
Vescov.
NONSOLOBANCA
ALTROTURISMO
A
Orvieto, una mostra originale
riunisce circa 250 reperti –
molti di grande importanza –
concessi da una quindicina di
musei e istituzioni culturali italiane.
Il taglio di questa ampia rassegna è evidenziato dal sottotitolo: “Il ruolo dell’Italia pre
e post-unitaria nella riscoperta dell’antico
Egitto”, ovvero ciò che gli egittologi partiti
dal nostro paese hanno saputo fare intorno
alle sponde del Nilo, attratti dallo spirito
d’avventura, talvolta dalla sete di facili guadagni, molte altre volte dall’obiettivo di approfondire le conoscenze sull’antica Terra
dei Faraoni.
La mostra attraversa almeno tremila anni
di storia dell’umanità. Dalla terra d’Egitto
vennero tratte idee culturali, culti, divinità,
usi e costumi; poi, quasi a voler catturare il
senso di mistero e di eternità di quella mag-
IL FASCINO
DELL’EGITTO
A ORVIETO
di Arturo
ica civiltà, vennero asportate le testimonianze materiali: i grandi obelischi che raggiunsero Roma, o ciò che veniva trafugato
dalle tombe. Un fascino che dall’antichità
contagiò il Medio Evo e incantò il Rinascimento, quando principi e intellettuali si
contendevano reperti considerati molto
più che semplici curiosità archeologiche.
Ma è alla fine del Settecento e soprattutto
Frammento parietale figurato (dio Osiride).
Museo Egizio di Firenze, Collezione Strozzi-Sacrati
Modellino ligneo con scena di agricoltura. Soprintendenza per i Beni
Archeologici del Piemonte e del Museo Antichità Egizie
durante l’Ottocento, che oasi e sabbie
d’Egitto vengono battute palmo a palmo
dagli Europei – e tra loro molti gli Italiani – alla ricerca di quanto sopravviveva
di un’epoca trascurata dalla dominazione
turca.
L’egittologia moderna ha una precisa data
di nascita, l’anno 1822, quando Jean-François Champollion decifra, grazie alla stele
di Rosetta, la scrittura geroglifica. Con
lui, in una spedizione congiunta francotoscana che percorse l’Egitto (1828-1829),
c’era l’italiano Ippolito Rossellini.
In realtà, come la mostra documenta, protagonisti di una “corsa all’Egitto” furono
uomini che al fascino dei Faraoni univano
spesso quello del commercio antiquario.
Due di loro hanno creato le basi per altrettanti musei. Giovanni Battista Belzoni,
padovano, mise insieme, per il suo committente Henry Salt, il nucleo fondante
della collezione egizia del British Museum;
Bernardino Drovetti, piemontese, console
di Francia in Egitto, riunì una collezione
non meno vasta che, venduta ai Savoia, è
oggi il nucleo fondante del Museo Egizio
di Torino.
Ma è sulla figura di Ernesto Schiapparelli che la mostra si sofferma in modo più
ampio. Schiapparelli scoprì la tomba di
Nefertari e la sepoltura dell’architetto reale
Kha, perfettamente conservata, prima di
essere direttore del Museo Egizio di Firenze e poi di quello di Torino.
Curioso il labirinto di relazioni e punti di
contatto fra le tante storie che si affrontano
e ricco il patrimonio archeologico che ne
risulta e di cui la mostra dà conto.
L’osservazione di sepolture preistoriche
e di manufatti dello stesso periodo, che
rivelano l’alta tecnologia della cultura
egizia già in questa fase, porta il visitatore
a comprendere come l’egittologia italiana
non abbia trascurato nemmeno la meno
nota preistoria egiziana.
Sulle tracce delle missioni archeologiche
italiane, si possono ammirare elementi di
corredo funerario che illustrano varie epoche, come reperti che giungono dal Medio Egitto e risalenti al 1900 a.C., e altri
che provengono dalla Valle delle Regine e
databili al 700 a.C. circa.
I numerosi spunti offerti dai materiali esposti permettono inoltre di affrontare in
modo esaustivo alcuni aspetti della vita
quotidiana nell’antico Egitto, di approfondire temi affascinanti come la conservazione di materiali delicati quali le stoffe, e di
analizzare le informazioni che i ricercatori
contemporanei possono trarre dalle analisi
diagnostiche più all’avanguardia.
Sarcofago antropomorfo femminile
dalla Valle delle Regine, Tebe Scavi Schiapparelli
IL FASCINO
DELL'EGITTO
Il ruolo dell’Italia
pre e post-unitaria
nella riscoperta
dell’antico Egitto
Orvieto, Museo Claudio Faina
e Palazzo Coelli,
sino al 2 ottobre
orario: 9.30 – 18.00
biglietti: 4,50 euro intero;
3, 00 euro ridotto
Info e prenotazioni:
tel. 0763-341511 e 0763-393835;
www.museofaina.it;
[email protected]
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C A R T E L L O N E
MOSTRE D’ARTE ED EVENTI MUSEALI
YVAN SALOMONE. REAR VIEW MIRROR
Acireale (CT), Galleria Credito Siciliano
Fino al 3 luglio
CHAGALL. IL MONDO SOTTOSOPRA
Verona, Palazzo Forti
Fino al 10 luglio
VERONESI / KERN
Palermo, Politeama Garibaldi, il 17 e 18 giugno
Alberto Veronesi – direttore
Olga Kern – pianoforte
M. Ravel: Alborada del gracioso; Rapsodie espagnole;
Bolero
S. Rachmaninov: Variazioni su un tema di Paganini op.45
TAMARA DE LEMPICKA. LA REGINA DEL MODERNO
Roma, Museo Vittoriano
Fino al 10 luglio
FERNANDA PIVANO. VIAGGI, COSE, PERSONE
Milano, Galleria Gruppo Credito Valtellinese – Refettorio
delle Stelline
Fino al 18 luglio
PICASSO, MIRÓ, DALÌ. GIOVANI E ARRABBIATI:
LA NASCITA DELLA MODERNITÀ
Firenze, Palazzo Strozzi
Fino al 17 luglio
DREAMTIME. LO SPIRITO DELL’ARTE ABORIGENA
Nuoro, MAN
Fino al 28 agosto
UECO CONCERTO 15
FINALE CON GRIEG E CAJKOVSKIJ
Milano, Conservatorio – Sala Verdi, il 30 giugno
United Europe Chamber Orchestra
Massimo Palumbo – pianoforte
Suela Mullaj – violino
E. Grieg: Concerto in la min. per pianoforte orchestra op.
16
P.I. Cajkovskij: Concerto in re magg. per violino e orchestra op. 35
VANITAS. Lotto, Caravaggio, Guercino nella Collezione
Doria Pamphilj
Genova, Villa del Principe
Fino al 25 settembre
MUSICA CLASSICA
MADAMA BUTTERFLY
Bari, Teatro Petruzzelli, dal 1° al 5 luglio
ARCADI VOLODOS
Bergamo, Teatro Donizetti, il 6 giugno
Brescia, Teatro Grande, il 7 giugno
A. Volodos – pianoforte
ORCHESTRA CHERUBINI - RICCARDO MUTI
Ravenna, Pala De André, il 7 luglio
ROMEO ET JULIETTE
Milano, Teatro alla Scala, dal 6 al 23 giugno
TURANDOT
Palermo, Teatro di Verdura, dal 12 al 17 luglio
CLAUDIO ABBADO E L'ORCHESTRA MOZART
Brescia, Teatro Grande, il 9 giugnoC. Abbado – direttore
L. Navarro – oboe - I. Faust – violino
W. A. Mozart: Sinfonia n. 35 in Re maggiore K 385 Haffner;
Concerto per oboe in Do maggiore K 314; Concerto per
violino e orchestra n. 5 in La maggiore K 219
L. van Beethoven: Sinfonia n. 6 in Fa maggiore op. 68
Pastorale
GERSHWIN/COPLAND/SHAW/BERNSTEIN
Milano, Auditorium, dal 9 al 12 giugno
Xian Zhang – direttore - M. Fröst – clarinetto
Musiche: G. Gershwin, A. Copland, A. Shaw, L. Bernstein
AIDA COLOSSALE
Milano, Stadio Meazza, l’11 giugno
BRAHMS, EIN DEUTCHES REQUIEM
Pavia, Aula Magna - Collegio Ghislieri, il 15 giugno
Karin Selva – soprano
Christain Senn – basso
Alessandro Marangoni e Antonio Tarllo – pianoforte
Giulio Prandi – direttore
NABUCCO COLOSSALE
Torino, Teatro Olimpico, il 22 giugno
ORCHESTRA DI VALENCIA - ZUBIN MEHTA
Ravenna, Pala De André, il 29 giugno
ARTICOLO 9. I PAESAGGI D’ITALIA
Marsala (TP), Convento del Carmine
Fino al 31 agosto
GRIGORY SOKOLOV
Bergamo, Teatro Donizetti, il 10 giugno
Brescia, Teatro Grande, il 12 giugno
G. Sokolov – pianoforte
PHILHARMONIA ORCHESTRA - E.P.SALONEN
Ravenna, Pala De André, il 18 giugno
DONATO RENZETTI
Napoli, Teatro San Carlo, il 29 e 30 giugno
D. Renzetti – direttore
Orchestra e Coro Teatro di San Carlo
C. Debussy: Notturnes
L. Bernstein: Chichester Psalms
E. Elgar: Enigma Variazioni
GIO PONTI. IL FASCINO DELLA CERAMICA
Milano, Palazzo Pirelli
Fino al 31 luglio
LA CENERENTOLA
Bologna, Teatro Comunale, dal 10 al 21 giugno
M. Mariotti – direttore
Libretto: J.Ferretti
Musica: G. Rossini
Orchestra e Coro del Teatro Comunale di Bologna
Regia: D. Abbado
D I
LA BOHÈME
Roma, Teatro dell’Opera, dal 16 al 26 giugno
James Conlon – direttore
Libretto: L. Illica e G. Giacosa
Musica: G.Puccini
Regia: F. Zeffirelli
GORAN BREGOVIC - Weddings and Funeral Orchestra
Sgonico (TS), Tendone all'aperto, il 15 luglio
PAGLIACCI
Napoli, Teatro San Carlo, dal 17 al 22 luglio
GIOVANNI ALLEVI
Ascoli Piceno, Piazza del Popolo, il 22 luglio
RIGOLETTO
Macerata, Sferisterio, dal 23 luglio al 6 agosto
LUDOVICO EINAUDI - NIGHTBOOK TOUR
Sarzana (SP), Castello Firma Fede Fortezza, il 2 agosto
FESTIVAL ESTIVI
HJF - HEINEKEN JAMMIN' FESTIVAL 2011
Mestre (VE), Parco San Giuliano, dal 9 all’11 giugno
Coldplay, Cesare Cremonini, Beady Eye il 9 giugno
Negramaro, Fabri Fibra, Interpol il 10 giugno
Vasco rossi, All time Low, Pretty Reckless l’11 giugno
ROCK IN ROMA
Roma, Ippodromo Capannelle, dal 18 giugno al 29 luglio
30 Seconds To Mars Il 18 Giugno
Avenged Sevenfold Il 21 Giugno
Korn + Special Guest Il 29 Giugno
Subsonica Il 30 Giugno
Black Label Society Il 3 Luglio
Dream Theater Il 4 Luglio
Afterhours Il 6 Luglio
Fabri Fibra Il 9 Luglio
THE CHEMICAL BROTHERS LIVE il 13 luglio
FRANCO BATTIATO il 15 luglio
CAPAREZZA il 16 luglio
ALMAMEGRETTA il 17 luglio
G I U G N O - L U G L I O
Ben Harper il 19 luglio
DANIELE SILVESTRI il 18 luglio
ELIO E LE STORIE TESE il 21 luglio
JAMIROQUAI il 22 luglio
MOBY il 24 luglio
GRU VILLAGE 2011
Grugliasco (TO), Shopville Le Gru,
dal 19 giugno al 6 agosto
Giusy Ferreri il 19 giugno
Giacobazzi & Pizzocchi il 21 giugno
Baz & Pino Campagna il 28 giugno
Emma il 29 giugno
Mario Biondi il 9 luglio
Made in Sud il 12 luglio
Marco Carta il 13 luglio
Peter Hook il 15 luglio
Regina - Queen Tribute Show il 16 luglio
SONISPHERE 2011 FESTIVAL
Imola (BO), Autodromo Enzo e Dino Ferrari, il 25 e 26
giugno
IRON MAIDEN, Slipknot, Motörhead, Rob Zombie, Labyrinth e altre band il 25 giugno
LINKIN PARK, Alter Bridge, The Cult, Guano Apes, The
Damned Things e altre band il 26 giugno
MELODIA DEL VINO - L'Armonia Dei Sensi
Sedi varie in Toscana, dal 28 Giugno all’8 Luglio
Yulianna Avdeeva
Firenze, Teatro Verdi, Il 28 Giugno
Nelson Goerner
San Casciano in Val Di Pesa (Fi), Villa Le Corti, il 30 Giugno
Sergej Krylov/ Marc Laforet
Gavorrano (Gr), Rocca Di Frassine, il 2 Luglio
Gautier Capucon / Jerome Ducros
Capannori (Lu),Villa Marchi Fanin, il 4 Luglio
Emmanuel Rossfelder
Montalcino (Si), Castello Banfi, il 6 Luglio
Giovanni Bellucci
Roccastrada (Gr),Tenuta di Montemassi, l’8 Luglio
LUCCA SUMMER FESTIVAL
Lucca, Piazza Napoleone, dal 1° al 24 luglio
Francesco Guccini il 1° luglio
An Evening with Burt Bacharach and Mario Biondi il 5
luglio
Zucchero l’8 luglio
Arcade Fire il 9 luglio
Elton John and His Band il 14 luglio
Joe Cocker + BB King il 15 luglio
Amy Winehouse il 16 luglio
Ben Harper plus Robert Randolph & the Family Band
il 18 luglio
Liza Minnelli il 19 luglio
James Blunt il 21 luglio
Enrico Brignano il 23 luglio
Jamiroquai il 24 luglio
MILANO JAZZIN' FESTIVAL
Milano, Arena Civica, dal 2 al 28 luglio
Davide Van De Sfroos il 2 Luglio
Arcade Fire + Special Guest il 5 Luglio
An Evening With Burt Bacharach And Mario Biondi il 6
Luglio
George Benson l’ 11 Luglio
Cypress Hill - Public Enemy il 12 Luglio
Cyndi Lauper il 13 Luglio
Skunk Anansie il 19 Luglio
Ben Harper Robert Plant il 20 Luglio
Caro Emerald il 25 Luglio
Subsonica il 26 Luglio
FERRARA SOTTO LE STELLE
Ferrara, Piazza del Castello, dal 5 al 21 luglio
www.ferrarasottolestelle.it
MUSICA POP, ROCK & JAZZ
ZUCCHERO - CHOCABECK TOUR 2011
Verona, Arena, dal 2 al 7 giugno
Codroipo (UD), Villa Manin, il 7 luglio
Lucca, Piazza Napoleone, l’8 luglio
Taormina (ME), Teatro Antico, il 19 luglio
Palermo, Velodromo, il 21 luglio
Roma, Stadio Olimpico, il 23 luglio
Cagliari, Anfiteatro, il 25 luglio
Cosenza, Stadio San Vito, il 28 luglio
Lecce, Stadio del Mare, il 2 agosto
Pescara, Stadio Adriatico, il 4 agosto
VASCO ROSSI
Ancona, Stadio del Conero, il 5 giugno
Mestre (VE), Heineken Jammin' Festival, l’11 giugno
Milano, Stadio Meazza, il 16, 17, 21, 22 giugno
Messina, Stadio San Filippo, il 26 giugno
Roma, Stadio Olimpico, il 1° e 2 luglio
BOB DYLAN
Milano, Alcatraz, il 22 giugno
RAPHAEL GUALAZZI
Udine, Piazzale del Castello, il 27 giugno
Sarzana (SP), Castello Firma Fede Fortezza, il 4 luglio
ANDREA BOCELLI
Siracusa, Teatro Greco, il 1° luglio
KORN
Collegno (TO), Parco Generale Dalla Chiesa, il 1° luglio
RINGO STARR & HIS ALL STARR BAND
Milano, Arena Civica, il 3 luglio
ROGER WATERS
Assago (MI), Mediolanum Forum, il 3 e 4 luglio
SKUNK ANANSIE
Udine, Castello, il 6 luglio
Pistoia, Piazza Duomo, l’8 luglio
Napoli, Acciaieria Sonora, il 9 luglio
Ferrara, Piazza Castello, il 10 luglio
Milano, Arena Civica, il 19 luglio
Roma, Ippodromo delle Capannelle, il 20 luglio
SUBSONICA
Bergamo, Arena Estiva Fiera di Bergamo, il 7 luglio
CARLOS SANTANA
Perugia, Umbria Jazz Festival, il 12 luglio
Bari, Arena, il 21 luglio
Taormina (ME), Teatro Antico, il 22 luglio
CYNDI LAUPER
Milano, Arena Civica, il 13 luglio
LORENZO JOVANOTTI - ORA IN TOUR 2011
Sarzana (SP), Stadio Miro Luperi, il 14 luglio
FRANCO BATTIATO
Roma, Ippodromo delle Capannelle, il 15 luglio
Modena, Piazza Roma il 27 luglio
LIGABUE CAMPOVOLO 2.0
Reggio Emilia, Campovolo, il 16 luglio
BON JOVI
Udine, Stadio Friuli, il 17 luglio
PAUL SIMON
Milano, Arena Civica, il 17 luglio
KEITH JARRETT TRIO
Napoli, Teatro San Carlo, il 18 luglio
DEEP PURPLE - Live with Orchestra
Verona, Arena, il 18 luglio
UMBRIA JAZZ 2011
Perugia, Arena Santa Giuliana, dall’8 al 17 luglio
www.umbriajazz.com
MOBY
Roma, Ippodromo delle Capannelle, il 24 luglio
BOLGHERI MELODY FESTIVAL
San Guido di Bolgheri (LI), dal 9 al 30 luglio
www.bolgherimelody.com
BRYAN FERRY
Castagneto Carducci (LI), Arena Mario Incisa della Rocchetta, il 28 luglio
PORRETTA SOUL FESTIVAL
Tribute to Otis Redding - XXIV edizione
Porretta Terme (BO), Rufus Thomas Park,
dal 21 al 24 luglio
www.porrettasoul.it
STING - Symphonicity Tour
Venezia, Piazza San Marco, il 29 luglio
GIANNA NANNINI - IO E TE TOUR 2011
Castagneto Carducci (LI), Arena Mario Incisa della Rocchetta, il 30 luglio
La Redazione declina ogni responsabilità per cambiamenti di programmi, date e luoghi degli eventi segnalati.
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MY GENERATION edizione web del bimestrale d'informazione a cura del Coordinamento FABI Giovani
- numero 01|2011 in attesa di registrazione
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