Alopecia? Roba da mettersi le mani nei capelli

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Alopecia? Roba da mettersi le mani nei capelli
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Alopecia? Roba da mettersi le mani nei capelli
Date : nov 2, 2014
Una folta chioma rappresenta per la donna un importante elemento di presentazione,
ornamento indispensabile all’affermazione della propria bellezza, mentre nel maschio spesso si
identifica con l’idea di virilità, potenza, benessere psicofisico. Oggi l’apparire conta più
dell’essere (niente di nuovo sotto il sole: “… in Francia conta soltanto ciò che appare …” disse
Monsieur de la Salle già nel 1754). Ciò spiga la quantità anche notevole di tempo e di denaro
che, a prescindere da sesso, età, censo e stato sociale, si è disposti a spendere per la cura e la
conservazione dei capelli. Problema che nasce praticamente con il genere umano. Infatti, nei
papiri dell’antico Egitto già prima del III millennio a.c. sono riportate ricette per il loro
trattamento (ricrescita, incanutimento, mantenimento, ecc., ma anche per provocarne la caduta
“nell’odiata rivale”). Giulio Cesare tentava di occultare la calvizie dipingendo il cranio pelato
con coloranti, cingeva la corona imperiale per abitudine e pettinava in avanti i capelli (moda
ripresa del tutto di recente), tanto per citare qualche esempio.
Tra le diverse patologie che possono colpire i capelli e/o il cuoio capelluto un posto di rilievo va
sicuramente attribuito alle alopecie, patologie caratterizzate dalla comparsa di aree prive della
componente pilifera sul capillizio e/o su qualsiasi regione del corpo (ciglia, sopracciglia, barba,
ascelle, pube, troco, arti). Il nome alopecia deriva dal greco alopex = volpe, a ricordare come
questo animale in primavera cambi il pelo perdendolo appunto in chiazze. Una prima distinzione
nel campo delle alopecia va fatta tra forme cicatriziali (da tumori, ustioni, lupus erythematosus,
sclerodermia, pseudo area di Broq, ecc.) in cui la perdita è definitiva, e quelle non cicatriziali
(alopecia areata, alopecia androgenetica, alopecia da farmaci, alopecia postraumatica, ecc)
nelle quali la ricrescita è possibile e /o probabile.
Tra le forme non cicatriziali un posto di rilievo è sicuramente occupato dall’Alopecia Areata (in
passato detta anche Area Celsi). Benché più frequente nella quarta decade di vita, l’alopecia
areata può insorgere in maniera anche repentina in qualsiasi età (anche in bambini
piccolissimi), non è contagiosa, colpisce indifferentemente entrambi i sessi, può risolversi
spontaneamente, può dare luogo a recidive ed a volte presenta una certa familiarità. È
caratterizzata dalla comparsa più o meno repentina di aree ben delimitate di cute glabra nel cui
contesto sono riconoscibili i follicoli piliferi privi di pelo, di forma rotondeggiante o ovalare che
però possono assumere un aspetto figurato per la confluenza di più chiazze, inserite nel
contesto di una capigliatura nel complesso ben conservata. I capelli alla periferia delle chiazze
si presentano assottigliati verso la base assumendo un aspetto a punto esclamativo.
Soggettivamente asintomatiche, le chiazze si localizzano prevalentemente al cuoio capelluto
ma possono comparire in qualsiasi distretto cutaneo fornito di peli, sono più spesso singole
(alopecia monoloculare), a volte multiple (alopecia multiloculare), possono interessare tutta
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l’area del cuoio capelluto (alopecia totale) o estendersi a tutta la componente pilifera (alopecia
universale). Una forma particolare è rappresentata dall’Alopecia areata ofiasica. Questa si
localizza alla periferia del cuoio capelluto (regione temporale e/o attaccatura posteriore da
orecchio ad orecchio) e ha spesso una prognosi sfavorevole circa la possibilità di ricrescita.
Benché conosciuta sin dall’antichità, il meccanismo eziopatogenetico non è ancora del tutto
ben conosciuto. In molti casi c’è sicuramente una predisposizione genetica, dimostrata anche
da recenti studi, in altri è evidente un meccanismo autoimmunitario. Il ruolo di patologie
associate di frequente riscontro quali disturbi ormonali, problemi quali la carenza di ferro, tiroiditi
autoimmuni, periodo post partum (ma in tal caso è più frequente l’effluvium, cioè il diradamento
diffuso), ecc. non è del tutto chiaro.
In diversi casi il ruolo scatenante è rappresentato da uno stress emotivo quale il classico caso
del primogenito alla nascita del fratellino (timore di perdere le attenzioni parentali), l’ansia da
prestazione in età scolare, la fine di una relazione (autocolpevolizzazione e quindi
autopunizione) e così via. Indagini di tipo psicologico hanno evidenziato come con una certa
frequenza l’alopecico abbia la tendenza ad introiettare le proprie pulsioni aggressive temendole
come distruttive, hanno cioè difficoltà ad esprimere verbalmente le loro emozioni per cui le
somatizzano.
L’alopecia areata va posta in diagnosi differenziale con manifestazioni alopeciche di ben altra
natura quali la tinea capitis, la tricotillomania (lo strappamento volontario in chiazze dei peli è la
chiara espressione di uno stato di stress psicologico), l’alopecia della sifilide secondaria
(chiazze lenticolari prevalentemente nelle regioni parieto-occipitali) , l’alopecia della coda del
sopracciglio propria della lebbra, ecc. Da notare come un fenomeno simile, in situazione di
stress, si verifichi anche nei cani e nei gatti attraverso il leccamento localizzato e persistente
sino a creare un’area alopecica.
È dunque bene evitare il fai-da-te, meglio rivolgersi ad uno specialista che non banalizzi il
problema, ma pratichi una accurata osservazione clinica che definisca con precisione il tipo di
alopecia in atto, proceda ad una approfondita anamnesi che indaghi lo stato psicofisico del
soggetto in esame e prescriva un panel di indagini bioumorali e strumentali adeguato al caso in
esame, non trascurando l’eventuale indagine psicosomatica.
A tal proposito non va dimenticato che questa patologia, pur nella sua non gravità, può incidere
profondamente sullo stato psicologico. L’eventuale depressione, in tal caso, non sarà la causa
ma l’effetto della patologia.
Premesso che, come abbiamo già detto, l’alopecia areata è spesso autorisolutiva, in caso di
necessità si potrà ricorrere all’uso di cortisonici per via locale e/o generale, shampoo e lozioni
adeguate, eventuali integratori alimentari, il tutto guidato dai risultati degli esami praticati.
L’insuccesso è pressoché garantito se si trascurerà di intervenire sulle eventuali patologie
associate (o causali?), ivi compreso lo stato psicologico del soggetto (e, ove necessario, del
nucleo familiare).
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