comparazione di calze elastocompressive a corta estensibilità verso

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comparazione di calze elastocompressive a corta estensibilità verso
n.° 8 – Aprile 2010
Newsletter mensile a cura del Comitato Scientifico A.I.S.Le.C
L’Update di A.I.S.Le.C. intende essere un invito all’approfondimento e alla discussione di
articoli segnalati dai componenti del Comitato Scientifico di A.I.S.Le.C. L’analisi critica
che ne viene fatta anche attraverso strumenti appositi fornisce all’infermiere ulteriori
elementi utili per la valutazione e l’eventuale applicazione degli interventi proposti.
COMPARAZIONE DI CALZE ELASTOCOMPRESSIVE A CORTA
ESTENSIBILITÀ VERSO BENDAGGIO PER IL TRATTAMENTO
DELLE ULCERE VENOSE RECIDIVANTI.
Articolo originale:
Brizzio E, Amsler F, Lun B, Blättler W. J Vasc Surg. 2010 Feb;51(2):410-6. Epub 2009 Oct 30.PMID: 19879713
Comparison of low-strength compression stockings with bandages for the treatment of recalcitrant venous
ulcers .
Articolo segnalato e tradotto da Federica Liberale e Ondina Guerini.
Gruppo Internazionale della Compressione Buenos Aires Argentina.
OBIETTIVO: Confrontare il tasso di guarigione, il dolore e la qualità della vita tra l’utilizzo
delle calze elastocompressive a corta estensibilità (MSC) e l’applicazione di bendaggi
tradizionali per il trattamento delle ulcere venose recidivanti.
METODI: È stato condotto uno studio monocentrico randomizzato in aperto su pazienti
afferiti in modo consecutivo. Il prototipo MCS di Sigvaris, che fornisce una pressione di 1525mmHg alla caviglia, è stato confrontato con il bendaggio multistrato a corta
estensibilità. In entrambe i gruppi sono state applicate delle imbottiture in corrispondenza
delle vene perforanti incontinenti nell’area della lesione. La pressione iniziale a riposo tra
la medicazione di copertura della lesione e l’imbottitura era rispettivamente di 29mm Hg
con MCS e 49mmHg con bendaggio. La pressione dinamica non ha dimostrato
differenze. La compressione è stata mantenuta giorno e notte e cambiata ogni
settimana. L’endpoint primario era la guarigione entro 90 giorni. Gli endpoint secondari
erano la guarigione entro 180 giorni, il tempo di guarigione, il dolore (misurato attraverso
la scala di LIKERT a cadenza settimanale), e la qualità della vita (questionario CIVIQQualità della Vita con Insufficienza Venosa Cronica) valutata mensilmente.
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RISULTATI: Dei 74 pazienti sottoposti allo screening, 60 hanno soddisfatto i criteri di selezione
e 55 hanno completato lo studio, 28 nel gruppo MSC e 27 nel gruppo del bendaggio.
Si trattava di ulcere ricorrenti (48%), di lunga durata (in media 27 mesi) e di grandi
dimensioni (in media 13 cm²). Tutti i pazienti tranne uno avevano reflusso venoso profondo
e/o incontinenza delle vene perforanti in aggiunta alle varici del tronco. Le caratteristiche
dei pazienti e delle ulcere erano equamente distribuite nei due gruppi (ad eccezione di
maggiore edema nel gruppo MCS; P=0.019)
La guarigione entro i 90 giorni è stata osservata nel 36% dei pazienti con MSC e nel 48%
dei pazienti con il bendaggio (P=0.350).
La guarigione entro i 180 giorni è stata documentata nel 50% dei pazienti con MSC e nel
67% dei pazienti con il bendaggio (P=0.210). Il tempo di guarigione è stato identico. Il
dolore ha avuto un punteggio iniziale di 44 e 46 (su una scala in cui 100 era il massimo e 0
assenza di dolore) e si è dimezzato entro la prima settimana arrivando a 20 nel gruppo
con MSC e 28 nel gruppo con il bendaggio rispettivamente (P<0.001 vs 0.10). La qualità
della vita non ha dimostrato alcuna differenza tra i gruppi di trattamento. In entrambe i
gruppi il dolore a 90 giorni era diminuito della metà indipendentemente dal
completamento della guarigione. Il disagio fisico, sociale e psichico è migliorato in modo
significativo solamente nei pazienti con le ulcere guarite.
CONCLUSIONI: Questo studio illustra la difficoltà di portare le ulcere venose di grande
dimensione e lunga durata a guarigione. L’effetto della compressione con MCS non è
diverso dalla compressione con bendaggio. Entrambi i trattamenti alleviano subito il
dolore. La qualità della vita è migliorata solo nei pazienti in cui le ulcere sono andate
incontro a guarigione.
n.d.t.: È bene evidenziare che la calza oggetto di studio è un prototipo che ha voluto
riprodurre le stesse caratteristiche del bendaggio multistrato a corta estensibilità.
L’ELEVAZIONE DEGLI ARTI È UN’OTTIMA POSIZIONE PER LA
GUARIGIONE DELL’ULCERA NEL PIEDE DIABETICO?
Articolo originale:
J Plast Reconstr Aesthet Surg. 2010 Mar;63(3):561-4. Epub 2008 Dec 30. Park DJ, Han SK, Kim WK.Department
of Plastic Surgery, Korea University Guro Hospital, 97 Guro-Dong, Guro-Gu, Seoul (Zip) 152-703, Republic of
Korea. Is the foot elevation the optimal position for wound healing of a diabetic foot?
(c) 2008 British Association of Plastic, Reconstructive and Aesthetic Surgeons. Published by Elsevier Ltd. All
rights reserved.PMID: 19117825 [PubMed - in process].
Articolo segnalato e tradotto da Angela Libardi.
BACKGROUND: Nella gestione delle ulcere del piede diabetico, l’elevazione degli arti
viene generalmente raccomandata per ridurre l’edema e prevenire altri problemi
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secondari. Tuttavia l’elevazione del piede può diminuire l’ossigenazione dei tessuti rispetto
alla posizione con gli arti abbassati, che è nota incrementare il flusso sanguigno all’interno
del sistema arterioso. Inoltre, le ulcere del piede diabetico con associata un’insufficienza
arteriosa periferica presentano un edema minore rispetto ad altre lesioni. Pertanto gli
autori sostengono che l’elevazione degli arti non può aiutare la guarigione delle ulcere
da piede diabetico che hanno una compromissione vascolare, poiché l’adeguata
perfusione di ossigeno è un fattore essenziale nella guarigione delle ulcere diabetiche
stesse.
OBIETTIVO: La proposta di questo studio è di valutare l’influenza dell’elevazione dell’arto
sull’ossigenazione tissutale e di determinare la posizione ottimale per accelerare la
guarigione delle ulcere nel piede diabetico.
METODI: In questo studio sono stati arruolati 122 soggetti (73 maschi e 47 femmine, due
maschi con lesioni bilaterali) con ulcere del piede diabetico di età compresa tra 40 e 93
anni. Il valore della tensione parziale di ossigeno transcutanea (TcpO2) a livello del piede
è stato misurato prima e dopo l’elevazione (n=21). L’elevazione è stata realizzata
mettendo quattro cuscini sotto il piede. E’ stata inoltre misurata la TcpO2 a livello del
piede prima e dopo l’abbassamento (n=122). I piedi del paziente erano più bassi
dell’altezza della tibia di circa 30-35 cm, rispetto alla sponda del letto. A causa
dell’elevato numero di misure di abbassamento, queste sono state divise in cinque
sottogruppi a seconda del valore iniziale di TcpO2.
RISULTATI: I valori di TcpO2 relativi all’elevazione del piede diminuivano da 32.5+/-22.2
(prima) a 23.8+/-23.1 (dopo) mmHg (p<0.01). L’abbassamento del piede aumentava i
valori di TcpO2 da 44.6+/-23.8 (prima) a 58.0+/-25.9 (dopo) mmHg (p<0.01). Più basso era il
valore iniziale di TcpO2, più questa aumentava.
CONCLUSIONI: Da questo studio risulta che l’abbassamento del piede, piuttosto che
l’elevazione, aumenta significativamente la TcpO2 e può stimolare la guarigione delle
ulcere da piede diabetico.
I PROTOCOLLI PER LA PREVENZIONE DELLE ULCERE DA
PRESSIONE: SONO BASATI SULLE EVIDENZE?
Articolo originale:
Chaves LM; Grypdonck MH; Defloor T; Journal of Advanced Nursing, 2010 Mar; 66 (3): 562-72 (journal article)
ISSN: 0309-2402 CINAHL AN: Protocols for pressure ulcer prevention: are they evidence-based?
Articolo segnalato e tradotto da Emilia Lo Palo.
ABSTRACT
OBIETTIVO: È stata indagata la qualità dei protocolli per la prevenzione delle lesioni da
pressione nell’ambito dell’assistenza domiciliare in Olanda.
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BACKGROUND: Le conoscenze attuali riguardo l’utilizzo della pratica basata sulle
evidenze per i contenuti e la qualità dei protocolli per la prevenzione delle lesioni da
pressione sono molto scarse. Se tali protocolli fossero basati su prove di efficacia e i
professionisti sapessero come utilizzarli correttamente nella pratica, si verificherebbe una
riduzione delle lesioni da pressione.
METODI: Nel 2008 sono stati valutati i protocolli di prevenzione delle ulcere da pressione
provenienti da 24 servizi eroganti assistenza domiciliare nei Paesi Bassi. Per valutare la
qualità dei protocolli è stata utilizzata una checklist di controllo, sviluppata e convalidata
da due esperti nella prevenzione delle lesioni da pressione; una valutazione ponderata e
non ponderata della qualità dei punteggi è stata calcolata e valutata mediante analisi
statistica descrittiva.
RISULTATI: I 24 protocolli per la prevenzione delle lesioni da pressione hanno avuto un
punteggio medio di qualità di 63,38 punti su un massimo di 100 (ds= 5). L'importanza
dell’osservazione della cute nei punti di pressione almeno una volta al giorno è stata
sottolineata nel 75% dei protocolli.
Solo il 42% dei protocolli ha posto l’attenzione sul non utilizzo di presidi inefficaci o che
potrebbero arrecare danni.
CONCLUSIONI: La prevenzione delle ulcere da pressione impone una notevole quantità
di attenzioni nella cura a domicilio, ma l'incidenza di questo tipo di ulcere e la mancanza
di un documento standardizzato da impiegare nella pratica indica la necessità di
implementare a livello nazionale un protocollo prestabilito aderente ai principi della
prevenzione.
n.d.t.: Questo studio, sebbene condotto nei Paesi Bassi, è stato segnalato per la necessità
di applicarne le conclusioni anche in Italia.
GUARIGIONE DELLA CISTI PILONIDALE DI PRIMA VERSO
SECONDA INTENZIONE DOPO TRATTAMENTO CHIRURGICO.
Articolo originale:
Al-Khamis A, McCallum I, King PM, Bruce J. Healing by primary versus secondary intention after surgical
treatment for pilonidal sinus.
Cochrane Database Syst Rev. 2010 Jan 20;(1):CD006213. Review.PMID:
20091589
Articolo segnalato da Laura Losa (traduzione a cura di Barbara Gabrielli)
BACKGROUND: La cisti pilonidale si sviluppa nei follicoli piliferi della piega interglutea.
L’incidenza stimata è di 26 su 100000 persone, con un rapporto uomo-donna di 2:1.
Queste ulcere croniche secernenti causano dolore e un elevato impatto negativo sulla
qualità della vita. Le strategie chirurgiche sono basate sull’escissione della cisti seguita da
chiusura primaria e guarigione di prima intenzione o da mantenimento dell’ulcera aperta
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con guarigione di seconda intenzione. C’è attuale incertezza se sia più efficace chiudere
o mantenere aperta la lesione.
OBIETTIVI: determinare gli effetti relativi del trattamento chirurgico aperto, confrontato
con quello chiuso, della cisti pilonidale per quel che riguarda il tempo di guarigione, il
tasso di infezione e di recidiva.
STRATEGIA DI RICERCA: Questo è il primo update di una revisione sistematica; la ricerca è
stata fatta nel Registro Cochrane specializzato del gruppo delle lesioni (fino al
24/09/2009); nel registro Cochrane dei Trial Controllati (CENTRAL)-La Cochrane Library
Capitolo 3 2009; in Ovid MEDLINE (dal 1950 a settembre 2009); in Ovid MEDLINE® per le
citazioni In Progress non indicizzate (fino al 24/09/2009); in Ovid EMBASE (dal 1980 alla 38a
settimana del 2009); in EBSCO CINAHL (dal 1982 a settembre 2009).
CRITERI DI SELEZIONE: Sono stati selezionati tutti gli studi randomizzati controllati (RCTs) che
hanno confrontato il trattamento chirurgico aperto verso quello chiuso per la cisti
pilonidale. I criteri di esclusione sono stati: studi non controllati e randomizzati; età dei
soggetti arruolati inferiore a 14 anni e studi sull’ascesso pilonidale.
RACCOLTA ED ANALISI DEI DATI: La valutazione dell’estrazione dei dati e del rischio di
errori sistematici è stata condotta da tre revisori in maniera indipendente. La differenza
media è stata utilizzata per gli outcomes continui e il rischio relativo con un intervallo di
confidenza del 95% per gli outcomes dicotomici.
RISULTATI PRINCIPALI: In questo update sono stati identificati 8 studi, che aggiunti agli studi
già selezionati in passato, raggiungono un totale di 26 studi (2530 soggetti). In 17 studi è
stata confrontata la guarigione della lesione lasciata aperta con la chiusura chirurgica. Il
tempo di guarigione è risultato minore dopo la chiusura chirurgica confrontato con la
lesione aperta. Il tasso di infezione del sito chirurgico (SSI) non differisce nei due
trattamenti; il tasso di recidiva è stato più basso nella lesione aperta che con la chiusura
primaria (RR 0,60, IC 95% 0,42-0,87). In 6 studi è stata confrontata la chiusura chirurgica
fatta sulla linea mediana con quella paramediana. Il tempo di guarigione è stato minore
dopo la chiusura paramediana (tempo medio 5,4 giorni, IC 95% 2,3-8,5). Il tasso di
infezione del sito chirurgico è stato maggiore dopo la sutura effettuata sulla linea
mediana (RR 3,72, IC 95% 1,86-7,42) così come il tasso di recidiva (OR 4,54, IC 95% 2,308,96).
CONCLUSIONE DEGLI AUTORI: Non è stato dimostrato un chiaro beneficio della guarigione
della lesione lasciata aperta verso la chiusura chirurgica. Un chiaro beneficio è stato
riscontrato a favore della chiusura chirurgica paramediana rispetto a quella effettuata
sulla linea mediana. Quando si desidera scegliere l’opzione della sutura chirurgica in un
intervento di chiusura del sinus pilonidale (procedura chirurgica per la chiusura della cisti
pilonidale), si dovrebbe scegliere la sutura paramediana come trattamento standard.
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ABBINARE GLI OBIETTIVI PER LA SICUREZZA DEI PAZIENTI CON
LE SPECIALIZZAZIONI INFERMIERISTICHE: L’UTILIZZO DEI
SERVIZI CHE SI OCCUPANO DI ULCERE, STOMIE E
CONTINENZA.
Articolo originale:
Matching patient safety goals to the nursing specialty: using wound, ostomy, continence nursing services.
(includes abstract); Jankowski IM; Journal of Nursing Administration, 2010 Jan; 40 (1): 26-
Articolo segnalato e tradotto da Emilia Lo Palo
Con l’aumentare delle specializzazioni infermieristiche, gli amministratori sanitari
potrebbero non avere orientamenti chiari riguardo a quali specialisti indirizzarsi in relazione
alle specifiche popolazioni di pazienti ed alle loro particolari problematiche assistenziali.
Poiché le lesioni da pressione sono un importante indicatore della qualità nelle cure,
questa discussione si focalizza sulla selezione dello specialista più indicato nel trattare un
ulcera, una stomia, o un problema di incontinenza. Tale specialista svilupperà e
supporterà programmi designati a prevenire e trattare i pazienti con lesioni quali stomie,
fistole e lacerazioni cutanee. Gli infermieri specializzati rivestono un ruolo leader
nell’assicurare l’appropriatezza delle risorse disponibili per supportare lo sviluppo di
programmi che in ambito ospedaliero possano promuovere la sicurezza, l’efficienza e la
consapevolezza dei costi nella cura del paziente.
Questo numero è stato curato dalla redazione del Comitato Scientifico A.I.S.Le.C:
Amendolara Rocco, Bonalumi Silvia, Castelli Valeria, Gabrielli Barbara, Guerini Ondina,
Libardi Angela, Liberale Federica, Lo Palo Emilia, Losa Laura, Nardella Angelo,
Viola Anna Lisa, Zavattaro Rita Elena.
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