File da scaricare: Storia Animale Totem Orso E-book di

Commenti

Transcript

File da scaricare: Storia Animale Totem Orso E-book di
A cura Claudio Davide Taverna
Il Mio Animale Totem
La sua forza è a Tua disposizione
Come l'ho sognato, in piedi e non solo ma come capo branco, mi seguiva e non ne
avevo timore anzi vi era un'intesa e ci avviammo per la valle...
ANIMALE TOTEM
CDTaverna L'orso il mio animale Totem
Nelle tribù indiAmericane esistono dei
simboli che sembrano avere un
collegamento più con la psiche
profonda umana che con una cultura
specifica, dei veri e propri archetipi
come poco a poco, leggendo gli scritti
che vi propongo, sperando
e
credendo naturalmente di farvi cosa
gradita; si evince dalla loro lettura.
Sono trascorsi molti anni da quando
secondo i rituali degli indiAmericani e
dei loro Sciamani, anzi Uomini
Medicina: sognai il mio Animale
Totem.
Pensate
quegli
Uomini
Medicina erano così evoluti, che
anche quando alcune tribù erano tra
di loro in lotta, i reciproci Uomini
Medicina si incontravano comunque,
per poter risolvere eventuali problemi di salute appunto. Mentre i loro popoli lottavano,
loro erano 'segretamente' impegnati per poter sanare i reciproci popoli, anche durante
le eventuali 'lotte'. Una informazione che difficilmente si trova sui testi, ma se avrete la
fortuna d'incontrare un'uomo Medicina, che può benissimo essere una donna,
comunque alla conclusione del percorso necessario per apprendere si diviene: Uomo
Medicina, non vi pare che fossero veramente molto progrediti, anche nella sfera delle
parità. Avevano raggiunto livelli tali di maturità, comprensione della natura e degli
animali che ancora oggi vengono osteggiati dai così detti: 'benpensanti'.
Dice Peter Singer: "Se un essere soffre non esiste alcuna giustificazione morale per
rifiutare di prendere in considerazione tale sofferenza”
Chi è Peter Singer? Uno dei pensatori contemporanei più importanti nel campo
dell’etica, definito “il più influente filosofo vivente” con le sue tesi, sempre polemiche e
al centro di dibattiti, ha incrinato le certezze morali dell’uomo occidentale e messo
pericolosamente in crisi la “ vecchia etica”.
Personaggio scomodo ma altrettanto affascinante e carismatico, conosciuto al pubblico
soprattutto come il “profeta della liberazione animale” cosa che indiscutibilmente
collima con la 'filosofia' del popolo degli indiani d'America. Nonostante le sue riflessioni
non si fermino ai diritti degli animali ma abbraccino ampie problematiche nel campo
dell’etica e in particolare dell’etica applicata, che vanno dal rispetto per l’ambiente,
all’aborto, dall’eutanasia, all’etica politica, dalla cattiva distribuzione della ricchezza,
alla responsabilità dei paesi ricchi verso il Terzo Mondo.... un articolato sistema di
pensiero sicuramente tra i più innovativi e coraggiosi del nostro tempo. Pare proprio
incarnare lo 'spirito' d'un popolo che ha così sofferto, da meritare il nostro rispetto e la
nostra gratitudine sempre comunque ed ovunque.
Peter Singer nasce a Melbourne nel 1946, insegna nelle Università di Oxford, New York,
Colorado ( Boulder ), California ( Irvine ) e alla Trobe University.
Nel 1999 viene nominato docente di filosofia morale all’Università di Princeton, nomina
che sollevò un accanito dibattito. fonda l’ International Association of Bioethics,
attualmente dirige il Centre of Human Bioethics presso la Monash University di
Melbourne.
Tra le sue opere più importanti: In difesa degli animali ( 1987) con Tom Regan, Diritti
animali, obblighi umani ( 1987), Etica pratica ( 1989), Liberazione animale( 1991) che
diverrà il testo di riferimento del movimento animalista internazionale, Ripensare la vita.
La vecchia morale non serve più ( 1996), Una sinistra darwiniana, Politica, evoluzione e
cooperazione ( 2000), La vita come si dovrebbe ( 2001) scritto in cui Singer seleziona e
raccoglie i suoi saggi ed articoli più importanti, One world. L’etica della globalizzazione
(2003), Scritti su una vita etica. Le idee che hanno messo in discussione la nostra
morale ( 2004).
Animale Totem personale
Lavorare con il nostro animale totem è un processo che è di aiuto nella scoperta di noi
stessi e ci insegnerà anche cose sulla vita e sul mondo che ci circonda.
Gli animali totem spesso si rivelano a noi attraverso il nostro subconscio durante il
sonno o la meditazione; durante queste sessioni, gli animali totem ci danno preziose
informazioni sul nostro passato, presente e futuro, così come ci vengono in aiuto in
situazioni da cui veniamo pressati nella nostra vita.
Gli animali totem, ci chiedono di prestare molta attenzione alla nostra vita ma
soprattutto di restare concentrati sul nostro bene e di ascoltare i loro consigli poiché
non chiedono e non desiderano null'altro che il nostro bene.
Gli animali in natura hanno sensi più acuti di quelli umani e sono guidati dall'istinto che
li contraddistingue, ecco che un animale come l'orso agirà per sopravvivere e non per
rendersi "bello" di fronte ad altri suoi simili, perciò agirà per il proprio bene, così farà il
totem collegato all'orso che agirà secondo le linee guida legate a questo animale.
L'approfondimento delle caratteristiche degli animali totem possono però farci vedere
altri aspetti, delle caratteristiche umane che non si potrebbero trovare in natura.
La meditazione è semplicemente uno stato di sogno cosciente, che ci aiuta a
identificare il nostro Animale Totem così come permette l'incontro con il nostro Sé
Superiore attraverso il sogno, guidato dalle attività meditative.
Gli animali Totem interpretano un ruolo enormemente rilevante nella nostra vita, infatti
ci aiutano nella scoperta di noi stessi catturando la nostra immaginazione,
consigliandoci vie a cui non avremmo mai pensato di accedere per accrescere noi
stessi; sono il simbolo del nostro autentico IO, quello senza la maschera sociale che
anche la nostra famiglia ci ha imposto fin dalla nascita e prima ancora, quella
maschera da interpreti e schiavi della società dello spettacolo (Guy Debord, per i più
curiosi, da leggere e meditare):
Guy Debord, La Société du spectacle, Paris, Éditions Buchet-Chastel, 1967.
Guy Debord, La Société du spectacle, Paris, Éditions Champ Libre, 1971. (Versione
online)
Guy Debord, La Société du spectacle, Paris, Éditions Gallimard, 1992.
Guy Debord, La società dello spettacolo, Milano, Baldini Castoldi Dalai, 2001. (Versione
online)
Guy Debord, La società dello spettacolo, Bolsena (VT), Massari Editore, 2002. (Versione
online)
Guy Debord, In girum imus nocte et consumimur igni, Milano, Mondadori, 1998.
Guy Debord, Rapporto sulla costruzione delle situazioni..., Torino, Nautilus, 1989.
Guy Debord, Panegirico. Tomo primo e Tomo secondo, Roma, Castelvecchi, 2013.
Guy Debord, Questa cattiva reputazione, Milano, Postmedia Books, 2014.
Gli aninali totem ci aiutano a comprendere il nostro lontano passato ma anche cosa ci
lega alla nostra famiglia ed ai nostri antenati, poiché essi sono simboli arcaici che
contengono tutte le informazioni che il nostro DNA ci ha trasmesso nel corso dei
millenni, dei veri archetipi e possono perfino darci degli scorci inerenti a storie
realmente avvenute di nostre esistenze in un lontano passato, anche se da questo
punto di vista dovrei dire che forse, ma non ci sono sicurezze in queste materie
sensibili, riguardano avvenimenti accaduti realmente a qualche nostro avo lontano dal
quale, forse, abbiamo attivato una parte del DNA che ci sostiene. Secondo il dizionario
Webster un totem viene definito come: ".. Un oggetto naturale, di solito un animale che
funge da distintivo, un emblema spesso venerato o il simbolo come mezzo di identità
personale o spirituale". Solitamente quando si parla di animali totem si pensa
automaticamente ai nativi americani ma questi simboli esistono in tutte le culture.
Quando il vostro istinto ed il vostro inconscio cominciano a "evolversi" dovreste ottenere
un contatto con il vostro animale totem; potreste sentire una voce che non nasce dalla
vostra mente conscia che parla senza che voi stiate pensando, sarete sempre voi ma
non voi questo rimanda a una frase che si trova nelle iniziazioni degli antichi greci: devi
essere pronto a prendere te stesso per trovare te stesso. A quel punto rilassatevi e
ascoltate senza giudicare o pensare, semplicemente ascoltate ciò che vi viene donato
esclusivamente per il vostro benessere. Se non avete o siete un maestro o una guida è
difficile sapere se si è raggiunto l'obiettivo o se siamo stati ingannati dalla mente
conscia, ma questa situazione deve accadere, per metterci alla prova.
Individuato il vostro Animale Totem, prendetevi una pausa, magari di qualche ora o
anche qualche giorno per interiorizzare l'esperienza, poi tornate dal vostro spirito guida,
dopo aver riflettuto su quello che vi aveva detto la volta precedente. Cominciate a
interessarvi dell'animale che vi si presenta, informatevi sulle abitudini di questo
animale, sulle peculiarità del totem, cercando di accomunarlo a voi, questo vi aiuterà a
rendervi maggiormente partecipi della sua simbologia aprendo nuove strade verso vie
in voi stessi che non conoscevate. Ricordatevi sempre che l'animale totem non viene al
primo sogno, ma mette alla prova la vostra volontà per verificare che non si tratti solo di
un tentativo fatto magari per noia, quindi abbiate la giusta prospettiva e non aspettatevi
di vedere un animale preciso, lasciate la vostra mente vuota pronta ad accogliere
qualsiasi cosa si palesi al vostro sentire, infatti è una mancanza di rispetto verso voi
stessi vedersi presentare un animale e con parole di scherno sminuirne il valore, poiché
state unicamente rifiutando voi stessi e la cosa potrebbe creare dei blocchi od
ostacolare l'individuazione del vostro Animale Totem. Come trovare l'animale totem. Ci
sono molti modi per identificare il proprio animale totem: a causa della varietà di metodi
e credenze, che determinano il vostro animale simbolo può essere fonte di confusione e
talvolta un processo scoraggiante. Secondo i nativi americani i totem animali si
incontrano nei sogni; o attraverso la meditazione, con l'osservazione attenta ed
intenzionale dell'ambiente, attraverso le prove della ricerca dello spirito dove il soggetto
si isolava per un certo numero di giorni o settimane, senza mangiare e/o bere, restando
nello stesso posto pregando di incontrare il proprio animale totem, nel caso avesse
avuto il bisogno di trovare soluzioni a un problema grave o semplicemente per ritrovare
sé stesso. Per prima cosa il primo consiglio che si da è trovare la maniera di rilassarsi,
trovare il proprio totem è una pratica personale (non è bene farlo nemmeno in gruppo
ecco che i "corsi sciamanici" risultano essere non risolutivi. Ma il solo metodo per
individuarlo era attraverso il sogno. Il mio Animale Totem che frequento da anni è l'Orso.
Gli orsi sono una famiglia di mammiferi dell'ordine Carnivori. Tutti gli orsi hanno in
comune la pelliccia densa, una coda corta, un buon senso dell'odorato e dell'udito. Gli
orsi sono in grado di alzarsi in piedi sugli arti posteriori. Hanno un muso lungo e
orecchie rotonde. I loro denti sono utilizzati per la difesa personale o come strumenti, il
loro aspetto, come per noi, dipende dalla dieta che l'orso pratica. Usano gli artigli per
strappare la carne e per scavare profonde buche biologiche.
Simbolismo dell’orso
La Forza è il significato primario
dell'archetipo dell’orso: forza e fiducia.
Sempre in piedi contro le avversità;
senso di azione e leadership. Lo spirito
dell’orso indica che è tempo di
guarigione o di utilizzo della capacità di
guarigione per aiutare se stessi e gli
altri.
Per l'orso è molto importante la
solitudine ed avere del tempo di
tranquillità e riposo o riflessione.
Lo spirito dell’orso fornisce grandi forze
derivanti dalla terra. Nel disegno, ho
rappresentato un orso bruno, del tipo
visto nel mio sogno: era in piedi e mi
seguiva da vicino ed aveva al seguito un
bel gruppo di orsi, dei quali pareva
essere il leader. Sentivo il suo respiro
alle mie spalle, e vedevo le sue
unghione,
ciò
nonostante
non
m'intimoriva. In un primo tempo lo avevo
visto da lontano, io ero su di un sentiero
che passava tra due alture, che
parevano essere due colonne ai lati del
passaggio verso valle; da lì potevo
vedere molto sotto, una valle dove molti orsi bruni erano impegnati in una sorte di
danza o gioco, poi d'un tratto mentre osservavo con piacere quel gruppo d' orsi, mi sono
trovato il capo branco a pochi passi, che tentava di afferrarmi, ed io non avevo timore,
anche se cercavo di non farmi prendere, come in un gioco a due. Poi si è messo a
seguirmi, quasi al mio fianco ed abbiamo camminato su quel sentiero che ora scendeva
verso la valle appunto degli orsi, come pensai di definirla, poi il risveglio, dopo ad aver
percorso diversi passi assieme, andavamo pareva, senza una precisa meta, ma da
qualche parte si andava. Mi rammento che la mattina pensai: “Ora avevo il mio animale
totem”, e lo raccontavo non dico proprio a tutti, ma praticamente nessuno poteva
comprendere il mio entusiasmo. Io sono nato in Alessandria, dove il simbolo non solo
della squadra di calcio era appunto l'orso, ma grigio, tanto che i giocatori venivano
chiamati i “grigi” come il colore delle maglie. Mentre il mio Orso Totem era bruno, mi
rammento che questo fatto mi lasciò perplesso in un primo tempo: il mio orso totem era
bruno, grande giocoso ma autorevole, molto autorevole.
Caratteristiche dell’orso
L’animale totem orso è un forte sostegno nei momenti di difficoltà. Fornisce coraggio ed
una base solida e ferma per affrontare le sfide. Quando l’orso si presenta come spirito
guida nella tua vita, è il momento di stare in piedi saldo alle tue credenze e verità.
Questo animale alimenta, da sostegno e forza. L’orso è anche una guida per assumere
la leadership nella vita propria o nella vita altrui. Questo animale è temuto e ammirato
per la sua forza. La sua presenza incute rispetto. La sua forza e possente statura spinge
ad entrare nel ruolo di conduttore e di agire senza timori.
Quando richiami il potere dell’animale
totem orso, rifletti sulle qualità della tua
forza interiore, del coraggio e della
fiducia in te stesso e di come puoi
proiettare ciò nel tuo mondo.
L’orso è spesso associato agli sciamani
in molte tradizioni, questo spirito
animale può simboleggiare la capacità
di guarigione e rafforzare il tuo ruolo di
guaritore. Quando l’orso si presenta
nella tua vita, può essere il momento di
prendersi cura dei tuoi bisogni per la
guarigione, a qualsiasi livello: fisico,
emotivo o spirituale.
Puoi chiedere la guida dell’orso per
dirigere la tua energia in modo più
conservatore e mirato.
L’orso è un animale che vive una vita
solitaria. Avere un orso come animale
totem può significare che si trovi
equilibrio nella solitudine. La presenza
di questo animale totem potrebbe
indicare la necessità di “riorganizzarsi”
e reimpostare i tuoi limiti, in modo da
sentirti a tuo agio nel tuo spazio. Lo
spirito dell’orso può anche essere un
grande aiuto per dedicare del tempo e
delle energie a pratiche introspettive,
come la meditazione. Invocando lo
spirito dell’orso per trovare il centro,
l’orso ti sosterrà in ogni momento,
anche in quei tempi di rumore e caos.
Miti, leggende e tradizioni di diverse culture ci forniscono diversi spunti e informazioni
sul simbolo dell'orso, qui troviamo i punti base: a livello sciamanico l'orso rappresenta
Significati simbolici per l'Orso Potenza, Fecondità, Dominio, Forza, Iniziazione, Fiducia,
Maternità, Protezione, Resurrezione, Forze soprannaturali I nativi del Nord America
hanno dell'orso una visione collegata al simbolo di libertà e ai riti di passaggio, alcune
un guerriero protettivo, viene invocato per proteggersi dalle influenze negative dalle
tribù dei nativi americani, la sua energia viene richiamata anche per calmare e risolvere
situazioni di astio e tensione nella tribù.
Alcune parole chiave da contemplare mentre si sta valutando di usare il simbolo
dell'immagine dell'orso ... Alcune tribù hanno compreso i cicli del tempo e della vita
osservando e meditando sull'orso. Alla luce della cultura dei nativi americani, l'orso è il
simbolo del potere, potenziale realtà molto amante della tranquillità. In antichi
geroglifici e segni rupestri, l'orso veniva (e viene) riconosciuto come il collegamento o
grande messaggero tra Terra e Cielo.
Nella tradizione giapponese gli orsi rappresentano il
simbolismo che rappresenta la saggezza, lo
stoicismo, la pazienza, la forza e la benevolenza.
L'orso era un oracolo sacro nella cultura degli Ainu,
che sono una tribù indigena del Giappone, di
religione animista, (simile ad altre popolazioni
autoctone come gli indiani nativi americani del Nord
America) e quindi il loro punto di vista del
simbolismo dell'orso è valido a tutt'oggi, inoltre,
questa razza adotta il tatuaggio rituale. Gli Ainu
(propriamente "uomini"), sono una popolazione
abitante l'isola di Hokkaidō nel nord delGiappone
(un tempo chiamata Ezo, in giapponese Isola dei
selvaggi), le isole Curili e in piccola parte, l'isola
russa di Sachalin e le coste del continente,
caratterizzati fino ai primi decenni del secolo scorso,
da una società a struttura tribale. La loro appartenenza ad uno dei ceppi etnici
attualmente esistenti è da lungo tempo discussa.
Gli Ainu praticavano una religione di tipo animistico che vede in ogni oggetto, animale o
fenomeno atmosferico la presenza di un dio. Per questo essi si affidano ad un
nutritissimo pantheon di dèi (kamuì, da notare una possibile connessione con kami,
corrispondente parola giapponese riferita alle divinità shintoiste) che influiscono
positivamente o negativamente
su ogni ambito della vita umana.
Particolarmente importante è
l'adorazione dell'orso, animalesimbolo di questo gruppo etnico.
Le cerimonie tradizionali più
importanti riguardano la caccia
(l'Iyomande,
forse
il
più
importante rito fra i culti
tradizionali Ainu (nella foto del
1930), consiste nell'uccisione di
un cucciolo d'orso perché ritenuto
un Dio. In tal modo si crede che la divinità "liberata" possa ritornare nel cielo e da lì
proteggere i fedeli; l'hopnire, l'iwakte), la pesca e i riti iniziatici dei giovani già citati.
Benché incanalino il loro potere negli elementi della natura, i kamuì vivono in un altro
universo simile a quello degli uomini, e si dividono in dèi pesanti e dèi leggeri, cioè dèi
più importanti e meno importanti. Gli uomini invece vivono nel Mōshur, la terra che noi
tutti conosciamo.
Alcuni Ainu (la maggior parte di essi ha adottato usi, costumi e lingua giapponesi o
russi) parlano ancora l'idioma tradizionale, la Lingua Ainu, una lingua isolata.
[Bibliografia]:
I primi americani, documentario National Geografic
(EN) The Samurai and the Ainu
Fosco Maraini, antropologo e orientalista italiano, uno dei massimi esperti di cultura
Ainu, nel 1939 si trasferisce nell'isola di Hokkaido, dove effettua una serie di ricerche
sui caratteri dell'arte, della religione e dell'ideologia degli Ainu. I risultati di tali indagini
sul campo verranno pubblicati nel 1942 in una monografia intitolata Gli Iku-bashui degli
Ainu.
Nella simbologia celtica, l'orso viene considerato per la sua potenza legata alla luna.
Per l'antico spirito celtico l'orso è associato alla luna e porta quindi un significato
femminile con concetti
quali:
gravidanza,
maternità e una fiera
protezione della famiglia
e giovani. L'orso è
associato
alla
dea
celtica, Artio, è la dea
celtica della caccia e
dell'abbondanza (sul cui
conto oggi si sa molto
poco), spesso raffigurata
con le sembianze di
un'orsa, oppure insieme a questo animale.
Ne è un esempio la scultura in bronzo proveniente da Muri, nei pressi di Berna (nome
che significa orso) in Svizzera, che mostra un grande orso, dietro al quale c'è un piccolo
albero, che sta di fronte a una donna seduta su un carro. Quest'ultima sembra tenere
della frutta sul suo grembo, che serve forse a sfamare l'animale (Deyts p.48, Green
pp.217-218). La scultura poggia su una grande base rettangolare in bronzo con
un'iscrizione(CIL 13, 05160): Deae Artioni/Licinia Sabinilla, cioè "Alla dea Artio (o
Artionis), da Licinia Sabinilla".
Anche un'altra iscrizione, proveniente però dalla città di Treviri (nell'odierna Germania,
sulla riva occidentale del fiume Mosella), si riferisce ad Artio (Wightman p.217, CIL 13,
04113).
Il nome di questa dea deriva dalla parola del gallico artos, cioè orso (Delamarre 2003 p.
55-56). Anche altre lingue celtiche hanno parole simili, comeart nell'antico irlandese,
arth in gallese. Secondo alcuni studiosi, il nome di Artù sarebbe collegato proprio a
questa parola e a questa divinità. (Da Wikipedia, l'enciclopedia libera). Bibliografia:
Corpus Inscriptionum Latinarum (CIL) vol XIII, I galli e i germani.
Delamarre, X (2003), Dictionaire de la Langue Gauloise (2ª ed.), Paris: Editions Errance.
ISBN 2-87772-237-6
Deyts, Simone (1992). Images des Dieux de la Gaule, Paris, Editions Errance. ISBN
2-87772-067-5.
Green, Miranda (1992), Animals in Celtic Life and Myth. London, Routledge. ISBN
0-415-18588-2
Wightman, E.M. (1970), Roman Trier and the Treverii London, Hart-Davis.
Quasi tutte le culture sciamaniche credono negli animali come alleati o aiutanti. Talvolta
gli animali diventano protettori e guide per lo sciamano, sia nel regno fisico, sia durante
il viaggio nei mondi sottili. I Celti credevano negli animali come alleati, e attribuivano ai
loro clan intime associazioni con animali specifici. Ogni gruppo etnico si identificava con
un animale e ogni membro del gruppo non solo pensava di discendere da un
determinato animale (il totem), ma pensava anche di potersi appropriare, con iniziazioni
particolari, delle qualità di questo animale. Alcuni gruppi etnici si chiamano “Figli
dell’Orsa”, giacché simboleggiano, nel nome che portano, la loro discendenza dalla
Grande Madre; altri invece si identificavano con il cigno oppure con l’oca dal piumato
bianco, che rappresentavano il vestito di un Druido. Ogni clan aveva striscioni sui quali
erano raffigurate le immagini o il simbolo del loro animale di origine, come ad esempio
le bandiere dei Fianna. I Fianna, erano guerrieri indipendenti che non rispondevano
all’autorità dei re ma solo ai bisogni del popolo, erano tanto dei mercenari quanto una
sorta di paladini dell’antico mondo celtico.
L’animale veniva anche dipinto sugli scudi e a volte, tatuato sul corpo. Queste tradizioni
potrebbero essere all’origine dei simboli araldici che divennero così popolari in epoche
successive. Talvolta un eroe si identificava con una figura animale, come ad esempio la
figura mitica di Diarmaid. La sorte di questo eroe, infatti, sarebbe legata ad un
cinghiale. Su di lui esistono molte leggende. E tutte spiegano che il fratello di Diarmaid
avrebbe ucciso accidentalmente un cinghiale. Proprio questo fatto sarebbe all’origine
del divieto (tabù) di cacciare il cinghiale per tutti i suoi discendenti: pena la morte. Il
simbolo totemico del cinghiale è molto diffuso nella Gallia (l’odierna Francia), dove
quasi tutte le insegne di guerra sono sormontate da aste che rappresentano dei
cinghiali. Nel calderone di Gundestrip c’è una placca dove è scolpito un cinghiale e dove
i guerrieri hanno un elmo dove è stata fatta l’incisione di questo animale totem. È
probabile che, col tempo, il cinghiale sia passato a rappresentare le forze solitarie del
guerriero. Fra le tante storie legate al totemismo, e cioè al connubio tra uomo e
animale, ricordiamo anche la storia di Kulhwch, un giovane che nasce in mezzo a un
branco di porci domestici, poi, la storia di Prydui, un altro eroe che si dice venne rapito
alla sua nascita e poi deposto in una stalla dov’era appena nato un puledro. Invece
l’irlandese Art, figlio di Conn o meglio “Testa di Orso”, prese questo nome totemico dopo
avere conquistato la figlia di Coinechend. Anche Re Artù è legato alla figura di un
animale totemico, in quanto il suo nome, significa “orso”.
Nella simbologia cinese l'orso è associato all'energia yang simbolo di virilità, potenza,
forza, dominio, autorità. Una leggenda cinese afferma che se una donna sogna di un
orso durante la gravidanza, darà alla luce un bambino (un fatto molto importante in
Cina) mentre gli orsi femmina sono il simbolo della saggezza materna nella simbologia
cinese.
Alchemicamente, il tatuaggio del simbolo dell'orso può indicare la materia prima - la
fondazione - il primo elemento costitutivo nel simbolismo alchemico. In alchimia, l'orso
è anche ambiguo nel suo simbolismo a seconda che l'orso sia in letargo, o sveglio. Se è
in letargo, l'orso è il simbolo del femminile, passivo, della natura dormiente in potenza
(luna / argento vivo). Se sveglio, l'orso rappresenta assertivo, il maschile, il dominio
fiducioso (sole / oro).
Nella mitologia greco-romana l'orso rappresentava Diana / Artemide, dea della caccia :
l'Orsa Maggiore e l'Orsa Minore sono le costellazioni degli orsi grandi e piccoli nei cieli.
Queste costellazioni rappresentano Diana / Artemide e segnano anche la stagione (che
sono i collegamenti più simbolici dei cicli del tempo e della natura).
Il simbolismo dell’orso
Autore: Franco Cardini | Categorie: Animali simbolici, Italiano, Simboli e simbologia | 3
Tre elementi sembrano aver colpito l’uomo nel suo millenario rapporto con l’orso: la sua
somiglianza con aspetti e atteggiamenti propri della specie umana: la sua furia
“primitiva” che ne ha fatto per gli alchimisti uno dei simboli dellanigredo e per la
psicanalisi un segno dell’inconscio; il suo coraggio e la sua forza guerriera. Alcune
osservazioni, sia morfologiche sia storiche su antichi miti ci offrono interessanti
spiegazioni sulla contraddittorietà dell’orso quale simbolo, al tempo stesso, di energia
guerriera e di affetto materno-filiale. L’orso è forse l’animale rispetto al quale l’uomo
avverte maggiormente la sua posizione contraddittoria nel confronti del mondo animale:
familiarità e affinità da un lato, estraneità e opposizione dall’altro.
Esso è tuttora – o lo era, prima che gli Occidentali riuscissero praticamente a
distruggere quasi tutte le culture tradizionali – dio e al tempo stesso padre, fratello,
figlio, amico per tutti i popoli della galassia uralo-altaica,
dai Lapponi ai Siberiani ai Pellerossa d’America; ma il
suo culto era vivo anche tra i popoli indoeuropei, come
dimostrano i miti indiani e quelli greci, quelli celtici e
quelli germanici e come racconta la leggenda osseta (1).
Quest’antica familiarità – che, se non corrisponde a
contenuti archetipici, ha comunque l’aria di venirci molto
lontano dalla preistoria – non è stata del tutto tradita
neppure ai giorni nostri: l’orso ha una parte di rilievo
nelle fiabe antiche come nei disegni animati per bambini,
che del resto in una qualche misura da quelle fiabe
dipendono almeno per i simboli-base; e l’orsetto di pezza
che regaliamo ai nostri piccoli per giocare (forse augurio
di forza se offerto ai maschietti, di fecondità se affidato
alle femminucce) conserva ancora questa duplice in
apparenza per noi occidentali moderni (ma solo per noi)
contraddittoria carica di energia guerriera e di affetto
materno-filiale.
L’orso è feroce, eppure è simpatico: e nelle sue
movenze, talora nei suoi atti e in quel che a noi
può sembrare il suo modo di “pensare”, ricorda
spesso l’uomo: in ciò può rammentare la
scimmia, e non a caso nelle leggende indiane
orso e scimmia sono avvicinati: Kipling non ha
potuto fare a meno di notarlo. Padre Orso, Figlio
Orso, Fratello Orso: le leggende pellerossa e i riti
dei Tungusi siberiani sono pieni di espressioni di
questo genere, e presso quell’enigma storicoantropologico che sono gli Ainu (2) (forse
autentico fossile etnologico, relitto della grande
estinta famiglia paleoeuroasiatica e quindi anello
di congiunzione – e in realtà residuo dei comuni
antenati – di indoeuropei e uraloaltaici) l’orso
sacro viene allevato, allattato dalle donne della
comunità e amato e vezzeggiato come un
bambino prima di essere ucciso con un rituale
guerriero dove però gli elementi apotropaici sono molto forti (gli si rammentano i
benefici ricevuti, gli si chiede scusa, gli si ricorda che andrà tra gli dèi) e mangiato
completamente, nel corso di una cerimonia attenta e accurata durante la quale si fa
bene attenzione ad assorbire anzitutto quegli elementi – il fegato, il sangue – che
danno forza e coraggio e che consentono all’animale di incorporarsi nella comunità,
quindi di continuare a vivere in essa. Opposizione, ma anche familiarità: presso i Gilyak,
popolazione tungusa della Siberia orientale, l’anima del cacciatore ucciso in
combattimento da un orso entra nel corpo della belva. Abbiamo così, in questa grande
cultura sciamanica, un esempio di orso-uomo; al contrario (o meglio, reciprocamente), il
guerriero sioux che vuol far voto di se stesso in battaglia, giurando di non indietreggiare
fino alla morte, indossa la “cintura d’orso”, un indumento di pelle d’orso che qualifica il
suo “farsi belva”, il suo trasformarsi rituale in quell’animale tra tutti celebrato per le sue
qualità guerriere (per i Dakota l’orso grizzly è il “guerriero a quattro zampe”).Troveremo
in area nordico-germanica usi e riti di questo genere, in cui all’orso risulterà associato il
lupo: altro enigma la cui soluzione riposa forse in grembo alle dimenticate culture
paleoeuroasiatiche.
Tre elementi, insomma, sembrano aver colpito l’uomo nel suo millenario rapporto con
l’orso: la sua somiglianza con aspetti e atteggiamenti propri della specie umana (Plinio,
forse fraintendendo Aristotele, aggiungeva dire che il coito degli orsi è atteggiato come
quello umano: e molti bestiari medievali lo ripetono, adombrando l’ipotesi della
possibilità di un connubio umano-ursino); la sua furia “primitiva”: che ne ha fatto per gli
alchimisti il simbolo della nigredo e per la psicanalisi un segno dell’inconscio; il suo
coraggio e la sua forza guerriera. Primitività, forza, propensione ludica: anche Dante
ricorda “l’orsa quando scherza”.
Acune osservazioni sia morfologiche sia storiche su qualche mito ci offriranno forse,
almeno in via ipotetica, risposte interessanti alle domande che quel che abbiamo detto
c’impone.
Il carattere informale e primordiale della natura dell’orso, che sembra giustificare
almeno a prima vista la sua ferocia, è sottolineato dalla zoologia antica: secondo
Aristotele, seguito da Plinio, i piccoli dell’orso appena nati non hanno ancora forma
definitiva, ed è la madre a provvedere a ciò leccandoli accuratamente. Questo tratto
specifico – che accomunerebbe ad esempio l’orso al leone, i cui piccoli nascono morti
prima che la madre dia loro la vita – ha potuto forse far si che nella teologia cristiana
l’orso si avvicinasse all’uomo stesso, anch’esso tutt’altro che autosufficiente appena
nato. Nella simbologia cristiana l’orso ha un ruolo relativo, giustificato dal fatto che
raramente figura nelle Scritture: a parte l’episodio di Eliseo, dove alcuni orsi usciti dalla
foresta fungono da giustizieri nei confronti di fanciulli che avevano deriso il profeta per
la sua calvizie. Il fatto però che il cristianesimo si propagasse in Europa, continente
ricco d’orsi, immise l’animale anche nell’immaginario cristiano grazie soprattutto alle
vite dei santi. In quella di San Gallo, ad esempio – che è il celtoiberico Cellach, fiorito
nella prima metà del VII secolo e fondatore della celebre abbazia – un orso gli fornisce il
legname da costruzione di cui egli ha bisogno.
Nella leggenda di San Cerbone, raffigurata tra l’altro sull’architrave del
portale della cattedrale di Massa Marittima, gli orsi nella fossa dei quali
il sovrano goto Totila ha fatto gettare il santo si comportano come i leoni
del profeta Daniele, cioè gli lambiscono i piedi. Nella vita di san
Giovanni Gualberto, invece, un orso viene ucciso su ordine del santo da
un colono: e c’è da chiedersi se non siano qui adombrate le “tre
funzioni” dumeziliane (il santo per la prima, l’orso per la seconda, il
colono per la terza).
Non è improbabile, in quanto come vedremo – e come già del resto si è
qua e là anticipato – fa funzione specifica dell’orso è quella guerriera, e le vite dei santi
dell’XI secolo abbondano in episodi nei quali i contadini e i pauperes, con l’aiuto del
santo stesso, umiliano i milites, i tyranni, gli effractores pacis.
Non era l’orso-guerriero, comunque, a interessare la simbologia cristiana che in ciò
disponeva di altri simboli; la Chiesa, del resto, era preoccupata (almeno fra X e XI
secolo, al tempo della conversione dei Germani del nord) del permanere di miti e forse
anche di miti pagani protagonisti dei quali era l’orso: è quindi comprensIbile non si
rifacesse ad esso in contesti militari. Era invece semmai l’amore materno dell’orsa che
forma i piccoli a offrire ottima materia di allegorizzazione: e difatti nel duecentesco
Bestiario moralizzato di Gubbio l’orsa che plasma i figli con la bocca diviene il simbolo
della Chiesa che forma il cristiano per mezzo del battesimo.
Questo fu ritenuto, nel patrimonio dell’antica scienza
zoologica relativa all’orso, il dato caratterizzante, come
tale riferito in tutta la tradizione enciclopedica medievale.
D’altronde, nel medioevo orsi popolano l’epica,
l’onomastica e l’araldica: la loro tradizione guerriera
continua, e si ha l’impressione che si accampi in una
dimensione culturale che la Chiesa ha teso a censurare in
quanto pericolosamente permeata di valori pagani.
Vediamo perché, e quali tali valori potessero essere.
Sale subito alla mente il mito della ninfa Callisto, figlia di
Licaonee cara ad Artemide; incorsa poi nell’ira della dea
in quanto amata da Giove dal quale aveva avuto il figlio
Arcade, fu mutata dalla sua indignata protettrice in orsa,
e dal suo divino amante nella costellazione che oggi è
ancora nota come l’Orsa maggiore. Un mito che ci dice
molte cose: il rapporto fra 1’orso e il culto astrale, quello
fra l’animale e la caccia (e la caccia notturna in modo
specifico: si pensi ad Artemide), quello fra l’orso e il lupo
(Callisto figlia di Licaone e madre di Arcade), quello fra
l’orso e certe popolazioni che l’avrebbero capostipite (gli
Arcadi). Si tenga presente che il termine greco per orso è arktos (sanscrito arkshas),
parola che indica anche il Settentrione e che è presente come parte del nome di
Artemide, cacciatrice e pothnia theròn, “Signora degli Animali”, che come tale appare
spesso provocatrice di metamorfosi (si pensi al mito di Atteone) (3). Fra i molti animali
che hanno con Artemide un rapporto privilegiato – tra cui il leone e il cervo -, spiccano il
cinghiale (è come cacciatrice di Cinghiali che la dea viene presentata nell’Odissea) e
l’orso, poiché l’Artemide d’Arcadia è trasformata in orsa e in onore dell’Artemide
Brauronia si esegue una “danza dell’orso”.
Il rapporto fra orso e cinghiale ha un fondamentale significato nelle
culture indoeuropee. Nella cultura dell’India vedica c’imbattiamo in
divinità-orsi dei venti e delle tempeste, e assistiamo alla dicotomia tra il
cinghiale, simbolo della casta sacerdotale, e l’orso, simbolo di quella
guerriera. Se ciò si verifica nella cultura sita più ad oriente fra quelle
indoeuropee, lo stesso accade in quella più occidentale, la celtica, dove
nella rivalità tra cinghiale e orso si legge agevolmente quella tra potere
spirituale e potere temporale. D’altronde il dio-orso celta, Artaios, ha
caratteristiche psicagogiche (4) che lo avvicinano alla funzione di
Hermes e che, quindi, potrebbero porlo in rapporto con il germano Wotan, i guerrieri
prediletti del quale – più tardi, specie a contatto con il cristianesimo, divenuti violenti,
feroci, senza legge – sono iberserkir, letteralmente “pelle (o veste) d’orso”.
Torneremo sui berserkir germanici. Giovi per ora osservare che la
“irriflessa”, “primitiva” furia dell’orso sembra nascondere, al contrario,
la profonda saggezza propria dell’iniziatore guerriero che conosce sia le
strade attraverso le quali il combattente, aprendosi alle forze ferinodivine, si libera della paura, sia le vie che conducono all’Altro Mondo. Il
wut germanico, termine incluso nel nome di Wotan (così il suo
equivalente nordico odhr, in Odhinn) è un furor che s’impadronisce
dell’eroe rendendolo simile a una belva, esattamente come nell’epica
greca diviene simile a una belva l’eroe-daimon (e l’esempio tipico è Diomede, “leone”).
Ma si tratta di un furor che, al pari della greca manìa, si imparenta strettamente con
l’ispirazione che viene dagli dèi, con la poesia e la profezia. Il valore guerriero indotto
attraverso rituali di tipo sciamanico, consistenti nell”‘aprirsi” all’essenza felina del diobelva o del dèmone-belva evocato, conduce a collegarsi direttamente con l’Altro Mondo,
quello dei defunti: il dio geto-tracico Zalmoxis (nome che in realtà pare scitico, e che
s’interpreta come “racchiuso nella pelle d’orso”) è appunto signore di un Altro Mondo
rappresentato da una caverna all’interno di una montagna. E troviamo un orso tra gli
animali che Soslan, l”‘eroe solare” delle ossete “Leggende dei Narti” (i caucasici Osseti
sono, com’è noto, quanto resta dell’antico popolo scitico) benedice nel Paese dei Morti.
Dumézil (5) ha avvicinato la scena della morte di Soslan, sulla quale piangono gli
animali, a quella della morte di Baldr nella Gylfaginning di Snorri. Limitiamoci a
ricordare questo rapporto così affascinante, e leggiamo la benedizione di Soslan
all’orso; «Ecco il privilegio che domando a Dio per te: la tua sola traccia seminerà lo
spavento tra gli uomini, e tu resterai cinque mesi all’anno in una caverna senza provare
il bisogno di mangiare!».
Conosciamo bene il valore magico delle tracce e delle orme – intese anche come
immagini – nelle culture tradizionali. E d’altra parte, notiamo come il letargo dell’orso
venga qui presentato, quasi come una morte stagionale, e l’animale ne esca
obiettivamente rappresentato come un vincitore dalla morte, un essere che può morire
e risorgere.
Nella Ynglingasaga sono presentati i guerrieri-belva di Odhin, i berserkir (“pelle d’orso”),
equivalenti dei quali nella tradizione norrena sono gli ulfèdhnar (“veste di lupo”) . Essi
«…andavano senza corazza, selvaggi come cani e lupi. Mordevano i loro scudi ed erano
possenti come orsi e tori. Facevano eccidio di uomini e ferro e acciaio nulla potevano
contro di loro».
Queste caratteristiche non erano costanti: si conseguivano per
mezzo di un rituale estatico che non conosciamo, e al quale può
darsi non fosse estranea l’assunzione di sostanze allucinogene.
Le qualità così ottenute si possono sostanzialmente indicare
nell’identificazione con una belva della quale si portavano i
contrassegni (la pelle o, forse, per i guerrieri-orso un collare di
ferro, secondo un’usanza che Tacito attesta per i germanici Catti
e che è restata a lungo viva nel folklore danese sotto forma della
leggenda che ci si potesse trasformare in orso indossando un
collare di ferro) e nel conseguimento di una specie di
invulnerabilità. Siamo dinanzi a figure mitiche, beninteso: e
niente è più pericoloso di storicizzare le figure mitiche per mezzo
diescamotages di tipo evemeristico. Lo sappiamo molto bene,
come sappiamo che è grave errore mischiare (e confondere)
mito e rito. Ciò detto, bisogna però anche aggiungere che la
proposizione della figura mitica del berserkr poteva ben avere, nella cultura norrena, il
ruolo del modello archetipico al quale erano ritualmente chiamate ad adeguarci (il rito è
riproduzione liturgica del mito) confraternite iniziatiche di guerrieri particolari, sorrette
dal patronato di un animale totemico, e chiamate ad assumere funzioni specifiche (di
“margine” ma anche di “difesa estrema” in casi congiunturali) della società nell’ambito
della quale i loro componenti vivevano.
Il travestimento da orso o da lupo non era soltanto un’astuzia bellica atta a spaventare
il nemico o l’assunzione di un abito contrassegnante l’appartenenza alla confraternita:
poteva essere anche il segno esteriore – e al tempo stesso il veicolo rituale – di una
temporanea possessione dello spirito-belva che, sciamanicamente evocato, entrava nel
guerriero.
E sorge il problema: il berserkr è dunque il “guerriero pelle d’orso”, oppure l’essere
umano che presta il suo involucro di carne, la sua pelle, all’orso divino che, evocato,
entra dentro di lui? Non sarà piuttosto, in altri termini, il “guerriero la pelle del quale
serve all’orso”?
Le saghe norrene hanno, com’ è noto, un discreto spessore
storico-cronistico accanto a quello mitico-rituale. La Egillsaga ci
narra ad esempio del contadino Ulfr {che si chiamasse Lupo può
essere solo una coincidenza: era un nome comune), il quale era
stato berserkr e che, di tanto in tanto, sul far della sera, veniva
posseduto di nuovo dallo spirito-belva. Era un “lupo di sera”, uno
capace di cambiar natura: uomo capace di subire una
metamorfosi almeno interiore, eigi einhamr, “non di una sola
natura”.
Non insistiamo oltre su questo parallelismo tra orso e lupo, che ci
condurrebbe al tema della licantropia e al suo equivalente ursino:
limitiamoci a ricordare come il nome stesso Beowulf, che dà il
titolo al noto poema (6), significhi “lupo delle api”, quindi orso, così chiamato in quanto
goloso di miele. Nella Hrolfrssaga l’eroe Bödhvar Kjarki combatte sotto forma di un
grande orso mentre il suo corpo sta dormiente nella retroguardia: Bödhvar è però figlio
di Björn, “Orso”, un uomo che per incantesimo era costretto a vagare di notte sotto
forma dell’animale del quale portava il nome, e di una donna chiamata Bera, “Orsa”. La
belva, che nel caso specifico di Bödhvar parrebbe corrispondere alla natura profonda
dell’eroe, può forse identificarsi – per le varie confraternite iniziatiche militari delineate
nella società norrena delle saghe, e che trovano del resto corrispettivo in molte culture
tradizionali – con la hamingja, lo “spirito-guida” (anche qui, usiamo il termine norreno
per una figura viva in molte tradizioni).
E torniamo al vecchio Plinio della Naturalis historia: «…in Spagna credono che nella
testa dell’orso ci sia un veleno, e bruciano le teste degli orsi uccisi negli
spettacoli circensi in quanto convinti che tale veleno, bevuto, scateni
nell’uomo una rabbia da orsi».
Presentata così, la notizia non convince. Se corrisponde a verità,
l’interpretazione pliniana appare semplicistica. Questa rabbia da orsi
ricorda troppo il wut del bersekr nordico-germanico, e la testa dell’orso è
l’oggetto privilegiato dell’arktolatria ainu e tungusa; siamo in Spagna,
paese ai tempi di Plinio caratterizzato da un fondo etnico ancora
pelasgico e quindi celtizzato. L’orso insensato e feroce è in realtà un
saggio: Plinio stesso lo dice «scaltro nel far del male, pur nella sua
stoltezza». È un mangiatore di miele: e dall’India vedica alle culture
ellenica, celtica e germanica (ma anche nella Bibbia) il miele è posto in
relazione con la dolcezza della parola divina, con la verità, con la poesia-profezia. Il
furore guerriero delle confraternite di iniziati è in realtà ispirazione divina.
Naturalmente, il cristianesimo medievale osteggiò l’iniziazione guerriera – nella quale
s’imbatte soprattutto durante l’ evangelizzazione del mondo celtico prima, germanico
poi – come tutti quegli usi pagani che non sembravano suscettibili di acculturazione.
Può darsi che pratiche estatiche atte a sostenere il guerriero in combattimento si
fossero perpetuate all’interno di gruppi militari di élite, come le varie forme del
comitatus germanico, e che per questa via giungessero ai milites altomedievali. La
Chiesa non poteva certo avallare rituali e atteggiamenti del genere, che in effetti – nelle
saghe più tardi, Come nell’epica francese d’oil – sembrano proprie di guerrieri asociali,
criminali, in casi estremi perfino indemoniati: una saga norrena ormai appartenente al
periodo posteriore alla completa cristianizzazione dell’Islanda, la Vatnsdalsaga, parla di
due berserkir esempio terribile di arbitrio e d’incontrollata violenza, che vengono uccisi
per consiglio del vescovo senza uso di armi di ferro; (perché dalle ferite inferte con tale
metallo sono “magicamente”, o ritualmente, immuni).
La Chiesa dell’XI-XII secolo elaborò, tra Gregorio VII e san Bernardo di
Chiaravalle, il suo ideale di guerriero cristiano: il cavaliere, sia laico che
monaco. Non c’era più bisogno di orsi: e difatti, se vogliamo trovare
qualche traccia dell’antico folklore guerriero (e forse delle antiche
tecniche iniziatiche), è al permanere di elementi di cultura tradizionale
filtrati ad esempio attraverso il romanzo arturiano che bisogna rivolgersi
(si pensi al “leone-guida” dell’Yvain, che ricorda lo hamingja).
Gli orsi, quindi, restano al loro posto guerriero: ma sono oggetto di
un’interessante dicotomia. Il linguaggio profondo di una cultura non si
cancella facilmente: è più comodo mantenerlo mutandone il segno. Così, l’orso
guerriero ridiviene plinianamente feroce e malvagio, e lo si utilizza – come nella
Chanson de Roland – quale simbolo onirico dell’antieroe, Gano di Maganza. Oppure, nel
Cantar de Mio Cid (un’opera che ci giunge da quella Spagna nella quale cultura araba e
memoria celtica e germanica s’incontravano), riaffiorano significativamente gli animali
di base dell’immaginario celtico legato alle funzioni sacerdotale e guerriera, che il poeta
cristiano riferisce naturalmente agli infedeli: sono orsi di montagna, il loro capo è un
cinghiale dalle setole d’oro.
Ma i cavalieri cristiani non avevano evidentemente dimenticato il loro vecchio amico.
Per quanto i bestiari non lo autorizzerebbero, l’orso rimane protagonista
dell’onomastica nobiliare e delle insegne araldiche. Lo troviamo soprattutto
nell’araldica medievale tedesca e francese del sud (Guascogna, Pirenei, Delfinato). La
caccia all’orso resta, con quella al cinghiale e al cervo, privilegio del grandi e nobili
guerrieri. L ‘uomo e l’orso continuano ad amarsi e a combattersi: questo è l’ordine delle
cose, almeno finche l’uomo ha continuato a rispettarlo.
BIBLIOGRAFIA
Indispensabile per tutti gli studi mitozoologici il pur invecchiato libro di A. De Gubernatis,
Zoological Mythology, voll. 2 London, Trubner 1872. Per la tradizione lappone C. Mutti, Il
simbolismo dell’orso nelle culture artiche, in Vie della Tradizione IV, 1974, pp. 181-188.
Sull’orso tra gli Ainu e i Tungusi, J. G. Frazer, Il ramo d’oro, tr. it., Torino, Boringhieri,
1950. Sull’orso in rapporto con la guerra, cfr. M. Polia, Furor. Guerra poesia e profezia,
Padova, Il Cerchio- Il Corallo, 1983. Sull’orso nella tradizione epica indoeuropea, G.
Dumézil, Storie degli sciti, tr. it. Milano, Rizzoli, 1980, e J. H. Grisward, Archéologie de
l’épopée médiévale, Paris, Payot 1981.
NOTE
Gli Osseti, popolazione del Caucaso, sono i discendenti di quelle antiche tribù nomadi
scitiche che nel periodomedievale furono indicate come Sarmati, Alani e Rossolani. Si
ritiene che la loro cultura rispecchi la primitiva cultura iranica, quale era prima delle
modificazioni apportate dallo zoroastrismo.
Gli appartenenti a questo gruppo etnico “…sfuggono ad ogni precisa qualificazione
antropologica e rappresentano tuttora uno dei non risolti problemi dello studio delle
razze asiatiche settentrionali, nell’ambito delle quali costituiscono un nucleo isolato.
Rari sono gli individui con tratti mongoloidi, mentre il tipo umano prevalente è dato da
soggetti di pelle bianca poco abbronzata, con capelli neri ondulati, occhio non
mongoloide ma con caratterizzazione caucasoide o europide, con abbondante
pelosità“. (D.N., E.R. Vallecchi, vol I, 90).
(3) Atteone, che ha la colpa di essersi ritenuto più esperto di Artemide nella caccia,
diviene preda dei suoi stessi cani impazziti dopo che la dea gli ha gettato addosso,
mentre dorme, una pelle di cervo.
(4) Psicagogia (dal greco “condurre le anime”, “evocare”) era, presso i greci, una
cerimonia religiosa che consisteva nel chiamare tre volte per nome un defunto il cui
corpo non fosse stato rinvenuto, al fine di pacificarne l’anime ed ottenerle l’ingresso
nell’Ade.
(5) Georges Dumézil, francese, storico delle religioni. E’ stato autore di importanti
ricerche relative alla storia comparata delle religioni indoeuropee e di quella romana,
studiando
l’ideologia
comune
alle
loro
esperienze
religiose.
(6) Beowulf, poema epico anglosassone anonimo, risalente probabilmente al VII- VIII
secolo.
Tratto da Abstracta n. 7 (luglio 1986).
Elemento Terra
Mondo vegetale Alberi
Fasi espansive Primavera-Estate
Parti del corpo reni, chakra della radice
Poteri: gestazione, introspezione, risveglio delle energie nascoste nella terra, guarigione
con erbe e radici, gestione del territorio, forza, coraggio, velocità e agilità, caccia, ferocia
distruttiva, arte della guerra
Il Potere
Il potere dell'Orso è enorme.
E' il primo animale che sia stato adorato dall'uomo e i Neanderthaliani seppellivano in
maniera rituale i crani d'Orso insieme a quelli umani.
Molti popoli nativi si ritengono discendenti degli Orsi, così in Siberia o in Mongolia - ma
nella nostra cultura, anche gli abitanti dell'Arcadia nel Peloponnneso (Grecia) si
ritenevano discendenti degli Orsi. Circa 25 anni fa uno studioso di evoluzionismo asserì
che l'uomo non derivava dalla scimmia, bensì dall'orso...
Gli Orsi, come i nostri antenati, vivevano nelle caverne, e come loro e noi, possono
camminare su due zampe. Ma diversamente dagli uomini, dispone di una forza e una
sicurezza di sé eccezionali. Nessun animale è in grado di spaventarlo o ucciderlo.
Per diventare come il dio Orso, gli uomini hanno costruito armi in grado di metterli al di
sopra di tutti gli animali -- certamente al potere dell'Orso hanno chiesto aiuto per
riuscire a costruirle, perchè avessero in sé la forza dell'Orso.
Così è vero quel che narra di sé una popolazione Mongola: dall'unione tra una donna e
un Orso è discesa la nostra gente.
Animale lunare. I Siberiani e gli Inuit dell'Alaska dicono che appartiene alla Luna perché
scompare in inverno e riappare in primavera come il ciclo vegetale, che dalla Luna è
regolato.
Anche nell'antica Grecia l'Orsa era animale sacro ad Artemide, dea vergine della Luna,
cacciatrice solitaria, protettrice della fauna selvatica.
Elemento: L'Orso proviene dalle caverne della Terra. Per questa ragione spesso
appartiene all'ovest, direzione del sole che scende nella terra. Per molte nazioni NativoAmericane l'Orso grizzly è l'animale-totem di questa direzione.
Mondo vegetale: Il culto dell'orso è sempre stato associato all'Albero, anch'esso, come
l'orso, simile all'uomo per molti aspetti: sta eretto, affonda le radici nella terra, da cui
proviene, ma si protende per raggiungere il cielo. Tutti gli orsi in effetti sono, nonostante
la mole, in grado di arrampicarsi sugli alberi.
Se dovete invocare il potere dell'orso, è buona cosa chiamarlo e venerarlo presso un
albero sacro.
Fasi espansive: Il potere dell'orso è attivo ed espansivo a partire dalla primavera,
quando termina il ritiro invenrnale nella caverna.
In realtà non va davvero in ibernazione, come si crede, soltanto rallenta il metabolismo
e la temparatura corporea in autunno-inverno. Rimane però abbastanza sveglio da
partorire, nel caso delle femmine. Esse allevano i piccoli nella caverna e al termine
dell'inverno escono all'aperto con i figli già di qualche mese.
Così l'Orso ciò offre il potere di partorire nuove idee e progetti -ma anche bambini!- nel
ritiro volontario e e di allevarli al sicuro per i primissimi tempi.
I piccoli di orso però restano con la madre a lungo, circa 2-3 anni, così il potere dell'Orso
non ci permette successi fulminei, ma è adatto a progetti che si sviluppano nell'arco di
qualche anno.
Parti del corpo: L'Orso durante il ritiro invernale ferma l'arrività dei reni. Il suo controllo
di questi organi è straordinario. Dovrebbe cercare il suo aiuto chi sia ammalato di reni. I
reni appertengono al primo chakra e alla gestione del territorio (e quindi anche del
denaro), infatti gli animali ne marcano i confini con l'urina.
L'Orso come messaggero: Se l'Orso ci visita in sogno o in una visione o in altro modo, un
essere forte, materno e protettivo è venuto dalle profondità del tempo a portarci il
potere che fu dei nostri più remoti antenati vissuti nelle caverne. Se lo accogliamo, la
forza ancestrale dei nostri progenitori dell'Età della Pietra ci è resa disponibile.
Non va però dimenticato che è animale feroce e imprevedibile - perciò se non lo
trattiamo col debito rispetto, può sbranarci e trascinarci indietro nel profondo della
caverna da cui siamo usciti.
Forse ci sentiamo deboli o abbiamo bisogno di ritirarci per un po' e partorire qualcosa
di nuovo. Ma può anche darsi che dobbiamo deciderci a uscire dalla caverna, fidando
nella nostra forza e in quella del nostro alleato.
Talvolta abbiamo bisogno di introspezione e di discernere nelle nostre idee o
sentimenti: se manchiamo di discernimento, l'orso può venire per questo ad aiutarci.
L'orso può anche offrirci una guarigione attraverso il ritiro e l'uso appropriato di erbe e
radici.
L'Orso come animale di potere: L'Orso è forte e possente, ma al tempo stesso
incredibilmente veloce. Inoltre è coraggioso e feroce.
Uno dei pochi animali che non si lascia spaventare dall'uomo e che, se inferocito, è
estremanente distruttivo e sanguinario. Ha il potere dunque della caccia e della guerra,
e -almeno anticamente- anche del governo dei popoli con la spada.
Esso è però dall'altro lato anche portatore dei poteri di guarigione attraverso le erbe e le
radici.
Coloro che hanno l'Orso come animale di potere sono o potranno diventare persone
forti e silenziose, coraggiose, agili e introspettive ma veloci, anche mentalmente. Le
donne, ma non solo loro, hanno un forte istinto materno e sono molto protettive. Sono
però talora individui scontrosi e, se in collera, feroci. Il loro cuore, ben protetto dalla
possenza, è tuttavia dolce, come il miele di cui amano nutrirsi. Faranno bene ad
aggiungerlo alla loro dieta. Possono diventare grandi condottieri.
Se si sincronizzano col ritmo naturale del loro alleato (e saranno più potenti se lo
fanno), lavoreranno solitari e daranno vita a nuovi progetti nella stagione fredda per poi
confrontarsi con gli altri in primavera-estate. Anche la loro vita affettiva e il sesso
saranno più attivi nella bella stagione.
Non di rado persone -specie maschi- la cui madre forte è stata determinante nella loro
vita, hanno l'Orso come animale di potere.
Specialmente loro devono evitare la tentazione di rimanere sempre chiusi nella loro
caverna.
Segue alla storia dettagliata una breve sintesi dell'animale totem orso
che mi auguro possa essere di aiuto e chiarimento
grazie dell'attenzione dedicata
Il mio animale totem è l'orso:
Il significato primario dello spirito
dell’orso è la forza e la fiducia.
Sempre in piedi contro le avversità;
senso di azione e leadership.
Lo spirito dell’orso indica che è tempo
di guarigione o utilizzando la capacità
di guarigione per aiutare se stessi o per
gli altri.
E’ molto importante la solitudine ed
avere del tempo di tranquillità e riposo
Lo spirito dell’orso fornisce forti forze
derivanti dalla terra.
Le caratteristiche dell’orso:
L’animale totem orso è una forte fonte
di sostegno nei momenti di difficoltà.
Esso fornisce coraggio e una base
stabile per affrontare le sfide. Quando
l’orso si presenta come spirito guida
nella tua vita, è il momento di stare in
piedi saldo alle tue credenze o verità.
Questo animale ti alimenta, ti da
sostegno e forza. L’orso è anche una
guida per assumere la leadership della
tua vita o nella vita degli altri. Questo
animale è temuto e ammirato per la
sua forza. La sua presenza incute
rispetto. La sua forza e possente
statura ti spingerà a entrare in un ruolo
di leadership nella tua vita e di agire
senza paura.
Quando richiami il potere dell’animale totem orso, rifletti sulle qualità della tua forza
interiore, del coraggio e della fiducia in te stesso e di come puoi proiettarle nel tuo
mondo.
Dal momento che l’orso è spesso associato agli sciamani in molte tradizioni, questo
spirito animale può simboleggiare la capacità di guarigione e rafforzare il tuo ruolo di
guaritore. Se l’orso si presenta nella tua vita, può anche essere il momento di prendersi
cura dei tuoi bisogni per la guarigione, sia livello fisico, emotivo o spirituale. Puoi
chiamare la guida dell’orso per dirigere la tua energia in modo più conservatore e
mirata.
L’orso è un animale che vive una vita solitaria. Avere un orso come animale totem può
significare che trovi equilibrio nella solitudine. La presenza di questo animale totem
potrebbe indicare la necessità di “riorganizzarsi” e re-impostare i tuoi limiti, in modo da
sentirti a tuo agio nel tuo spazio. Lo spirito dell’orso può anche essere un grande aiuto
per dedicare del tempo e delle energie a pratiche più introspettive, come la
meditazione. Invoca lo spirito dell’orso per trovare il tuo centro, l’orso ti sosterrà in
tempi rumorosi e caotici.

Documenti analoghi