La Provincia Pavese - Osservatorio Antimafia

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Libera Novara – Osservatorio provinciale sulle mafie
Rassegna stampa Marzo 2012
SEZIONE LOMBARDIA
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01/03/2012 – “Ex Coppa, per ora non si scava” – La Prealpina
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01/03/2012 - “Due quintali di droga. Condanna dopo 20 anni” –
La Prealpini
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01/03/2012 – “Chiesti sei anni per Bossi e Motta” – La Prealpina
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01/03/2012 – “Borsellino al posto di Almirante. Cambio nome la
via della discordia” – La Prealpina
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01/03/2012 – “Spaccio, cinque denuncie” – La Prealpina
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01/03/2012 – “No alle mafie, sì alla legalità: i Giovani Alianti
volano alto” – La Preaplina
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01/03/2012 – “Agente carcerario resta in silenzio” – La
Provincia Pavese
Agente carcerario resta in silenzio
Non ha risposto alle domande durante l’interrogatorio di garanzia
PAVIA
Sono stati i suoi stessi colleghi ad accompagnarlo davanti al giudice, per l’interrogatorio di garanzia. Claudio
Gallo, l’agente di polizia penitenziaria di 45 anni arrestato con l’accusa di concorso esterno in associazione
mafiosa, ha scelto però il silenzio. L’uomo, che deve rispondere di avere fatto da tramite tra due detenuti del
carcere di Torre del Gallo e altri affiliati alla locale di ’ndrangheta di Legnano, si è avvalso della facoltà di
non rispondere. L’uomo resta in carcere a Opera, in attesa di poter essere risentito dal magistrato. A chiedere
il suo arresto era stato il procuratore aggiunto di Milano Ilda Boccassini, che aveva ricevuto il fascicolo su
Gallo dalla Procura di Pavia. Le prime indagini, infatti, avevano riguardato le voci, interne al carcere, di un
presunto piano di evasione che l’agente stava organizzando insieme ai due detenuti, già condannati per
mafia, Luigi Mancuso e Nicodemo Filippelli. Il piano non si concretizzò, anche perché i detenuti furono
spostati. Ma l’indiscrezione ebbe l’effetto di far partire le indagini, condotte con intercettazioni e
appostamenti. Da queste verifiche sarebbe emerso che Gallo era il collegamento, per la ’ndrangheta, tra
l’interno e l’esterno del carcere. Gli investigatori hanno ricostruito gli incontri, alcuni avvenuti nel piazzale
del Carrefour sulla Vigentina, a pochi metri dall’abitazione della guardia, con un certo Alessandro Magaraci,
barista di 30 anni di Busto Arsizio che gli inquirenti ritengono parte della locale di Legnano e per questo
arrestato con l’accusa di associazione mafiosa. Gli incontri, secondo quanto emerso dalle carte dell’accusa,
sarebbero sempre stati preceduti da telefonate, alcune delle quali fatte dalla cabina pubblica di viale
Ludovico il Moro a Pavia, e da mail che Gallo avrebbe scritto con lo pseudonimo “redevil6”.
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01/03/2012 – “«Sono droghe invisibili ma si sa che c’è
spaccio»” – La Provincia Pavese
«Sono droghe invisibili ma si sa che c’è spaccio»
Strada Nuova. Dopo l’arresto del 20enne che vendeva «ghiaccio» a minorenni Bar del Ponte: «Non
c’è allarme, ma con l’estate tornerà la nostra security»
PAVIA
Dosi di droga nella scatola di caramelle, clienti poco più che ragazzini sulle rive del Ticino. A pochi passi
dalla Strada Nuova della movida, dei liceali in giro dopo le scuole, dello shopping. Bastava scendere i
gradini del ponte Coperto alla luce del sole pomeridiana per trovare lo spacciatore di fiducia. Lunedì, a tre
mesi dall’arresto di un 34enne che spacciava cocaina in mezzo a Strada Nuova, è stato arrestato Antonio
Vanzillotta, 20enne di Pavia, ex studente dell’Ipsia, che vendeva “ghiaccio”, ovvero methamphetamina. Una
droga sintetica da fumare o sciogliere nei cocktail. La vendeva a tanti ragazzi, la metà dei clienti colti in
flagrante lunedì erano minorenni, figli della Pavia “bene”.
Nel triangolo in cui si animano almeno un po’ le serate cittadine tra fiume e Strada Nuova la movida
continua senza sostanziali cambiamenti. Stuzzichini sui banconi, cocktail sui tavolini, sigarette in mano e
musica per il mercoledì universitario. «Chi spaccia non lo fa certo alla luce del sole – spiega Piero Lucini, il
gestore del bar del Ponte mentre il locale comincia a riempirsi di studenti per l’aperitivo –. Con tutto il
passaggio che c’è di movimenti strani non ne abbiamo notati. Ma che ne sai di cosa fanno i clienti? Noi
d’estate per evitare queste situazioni davanti al locale abbiamo sempre una specie di security che dà
un’occhiata, tiene tutto sotto controllo». Ragazzini consumatori di droghe sintetiche? «Di pomeriggio non
vengono al bar – prosegue Lucini –. Ma a 16 anni non sarebbe meglio per loro andare all’oratorio?», chiede
il gestore.
Si stupisce Sandro Schiavo, della Cremeria, che il Ticino ce l’ha sotto gli occhi ogni giorno: «Uno
spacciatore ventenne italiano qui è una novità – dice – Che a Pavia giri droga, si sa. Ci sono tanti giovani.
Ma qui intorno non ho mai notato nulla. Sulle rive del Ticino o ci vai apposta o solo per prendere il sole».
Nessuno vede movimenti strani. Anche perché probabilmente distinguere il “ghiaccio” da sale da cucina o
zucchero, una sigaretta “corretta” da una di tabacco, non è così semplice. La methamphetamina alza i livelli
di attenzione e abbassa i freni inibitori: ma lo fanno anche un paio di Negroni o Mojito, e quelli non
mancano, così come non mancano le serate “allegre”, le feste. Ragazze instabili sui tacchi e risate lungo la
strada. E ancora: la droga sintetica scatena aggressività, ma lo fa anche l’abuso di alcol. E allora distinguerne
gli effetti da un’ ubriacatura molesta diventa difficile, quasi impossibile. Sospetti di droghe pesanti tra i
ragazzini? Tappa al Safarà, se non altro perché di giovanissimi ce ne sono sempre tanti. Dietro al bancone
c’è Gianluca Spada, accoglie con una saluto. Guarda la foto dello spacciatore arrestato: «Qui non l’ho mai
visto, e nemmeno in giro – spiega –. Di ragazzini ne vengono tanti. Ma a parte qualche sigaretta di
atteggiamenti strani non ne ho mai visti, né fuori né in bagno». Altre facce, altra età alla Gabbia dei matti, sul
lungo Ticino, poco più avanti dopo il ristorante messicano: «La nostra è una clientela sui trent’anni perché il
locale ha prezzi più alti di altri – spiega il gestore Gianmassimo Bigi –. Io non ho mai avuto sospetti. Qui al
massimo c’è qualche festa, cibo e birra. Poi, lungo Ticino è buio, può succedere qualunque cosa e non si
vede».
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02/03/2012 – “Il seme di Mani Pulite sta germogliando” – La
Prealpina
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02/03/2012 – “Arrestato l’amico del boss” – La Prealpina
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02/03/2012 – “Trasporta ventimila euro: in smeraldi” – La
Prealpina
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02/03/2012 – “Pugno duro dell’Arma: 15 arresti” – La Preaplina
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02/03/2012 – “Un osservatorio sul gioco d’azzardo” – La
Preaplina
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02/03/2012 – “Camion con l’amianto sotto sequestro” – La
Prealpina
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03/03/2012 – “Gang cinesi, manette sul lago” – La Prealpina
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04/03/2012 – “Spacciava in castello, 19enne in manette” – La
Provincia Pavese
Spacciava in castello, 19enne in manette
La polizia locale arresta un giovane di Gambolò con un etto di marijuana. Un amico segnalato come
consumatore
VIGEVANO
Un 19enne di Gambolò processato per spaccio e un coetaneo di Vigevano segnalato alla Prefettura come
consumatore di droga. E’ questo l’esito di un’operazione della polizia locale, che giovedì pomeriggio è
intervenuta al castello sforzesco. «I custodi ci avevano segnalato un via vai sospetto di ragazzini»,
raccontano gli agenti del Nucleo operativo. E infatti a finire nei guai è stato Jacopo Todaro, studente di
Gambolò appena maggiorenne: con sè aveva 55 grammi di marijuana. E a casa ne nascondeva altrettanti. Ieri
mattina il ragazzo è stato processato, e ha patteggiato una pena di 18 mesi e 1500 euro di multa. Il giudice gli
ha concesso la sospensione della pena.
L’operazione antidroga ha colpito uno dei luoghi più noti di Vigevano, il castello sforzesco. Da qualche
tempo infatti il parco sotto la torre del Bramante è meta di giovanissimi consumatori di droga. «I due ragazzi
sono stati colti sul fatto – racconta Pietro Di Troia, comandante della Polizia locale di Vigevano – e non
hanno avuto nemmeno la possibilità di scappare».
Gli agenti del Nucleo operativo sono intervenuti alle quattro del pomeriggio. E hanno perquisito i due
ragazzi. Il 18enne di Vigevano aveva addosso mezzo grammo di marijuana, ed è stato segnalato alla
Prefettura come consumatore. Per Jacopo Todaro invece la situazione è apparsa subito più grave. Il 19enne
di Gambolò infatti aveva addosso 55 grammi di “erba”. E nell’abitazione dove vive gli agenti ne hanno
trovato altri 45 grammi.
Il ragazzo (che era incensurato) è stato processato ieri mattina al tribunale di Vigevano. D’accordo col suo
legale, Todaro ha patteggiato una pena di 18 mesi e 1500 euro di multa. Il giudice Bruna Corbo l’ha dunque
scarcerato, concedendogli la sospensione della pena.
«Speriamo che questa vicenda sia di monito a tutti – dice ancora il comandante Di Troia – a questo ragazzo
per cambiare rotta, e agli altri suoi coetanei per non imbarcarsi in questo giro pericoloso». «La giovanissima
età dei ragazzi coinvolti in questa brutta vicenda non è un particolare da sottovalutare – aggiunge Andrea
Ceffa, assessore comunale con delega alla polizia locale –. Se c’è droga infatti c’è anche criminalità e
malaffare».
Ma l’operazione al castello sforzesco è soltanto una delle iniziative degli agenti del nucleo operativo. «Nei
prossimi giorni controlleremo tutti i parchi cittadini e la zona della stazione ferroviaria – spiega Di Troia –. Il
piccolo spaccio infatti è uno dei reati che crea più allarme sociale in città».
Anche il Comune non abbasserà la guardia. «Continueremo e intensificheremo i controlli – promette Ceffa –.
I sei agenti del nucleo operativo saranno sempre attivi». Gli spacciatori – anche quelli giovanissimi – sono
avvertiti.
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04/03/2012 – “Tortona, arrestato 27enne accusato di spaccio di
droga” – La Provincia Pavese
Tortona, arrestato 27enne accusato di spaccio di droga
TORTONA
Continua , l’opera dei carabinieri della compagnia di Tortona per porre un freno allo spaccio di droga in città
e nei dintorni. Un nuovo importante arresto è stato effettuato l’altra sera ed ha portato all’individuazione di
uno spacciatore: si tratta di Giuseppe Corbo, 27 anni, residente in città in via Don Perduca, nel rione San
Bernardino che è stato arrestato per detenzione illecita ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Il giovane
che ha precedenti proprio per reati connessi alla droga, era tenuto sotto controllo dai militari tortonesi che
l’altra sera, con un regolare mandato di perquisizione, si sono recati, a sorpresa, presso la sua abitazione
all’interno della quale hanno trovato 16 grammi di marijuana, già suddivisa in dosi, un bilancino di
precisione e la somma in contanti di 13.700 euro che secondo i Carabinieri potrebbe essere provento
dell’attività di spaccio a tossico dipendenti. Tutto i materiale è stato è stato sottoposto a sequestro. I
carabinieri, intanto hanno provveduto a portare in caserma il giovane che dopo le formalità di rito è stato
rinchiuso nel carcere di Alessandria, in piazza Don Soria, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.
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05/03/2012 – “Sette buste piene di soldi per il presidente
leghista. I pm: sistema Pdl-Carroccio” – La Repubblica
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06/03/2012 – “Formigoni e i letti gonfiati per don Verzè” – Il
Fatto Quotidiano
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06/03/2012 – “E la febbre del gioco sale” – La Prealpina
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06/03/2012 – “Tangenti per un milione alla Lega, indagato Boni,
bufera in Lombardia” – La Repubblica
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06/03/2012 – “Arrestati con un chilo di cocaina” – La Provincia
Pavese
Arrestati con un chilo di cocaina
Vigevano, operazione antidroga della guardia di finanza, in carcere 4 albanesi sorpresi a spacciare nella zona
dello stadio
VIGEVANO
Con tutta quella cocaina potevano guadagnare 100mila euro. Ma non avevano fatto i conti con la guardia di finanza, che
li ha arrestati prima che la droga potesse arrivare sul mercato. L’altro giorno le fiamme gialle di Vigevano hanno
portato a termine una maxi operazione antidroga, sequestrando un chilo di cocaina purissima e 6mila euro in contanti,
oltre a diversi cellulari e a un furgone usato per lo spaccio. A finire in carcere quattro albanesi, sorpresi a scambiarsi la
droga nei dintorni dello stadio.
Prima di entrare in azione i finanzieri hanno sorvegliato a lungo la banda. Fin dal’inizio infatti sembrava che non si
trattasse di un piccolo giro di droga, ma di un commercio all’ingrosso. Dieci agenti della guardia di finanza di Vigevano
hanno pedinato i quattro, registrando ogni gesto sospetto. Sembra infatti che la banda si aggirasse nei dintorni dello
stadio Dante Merlo, dove già in passato le forze dell’ordine avevano eseguito diversi arresti per spaccio.
Ma venerdì scorso nemmeno i finanzieri si aspettavano di fare una scoperta del genere. Gli agenti sono intervenuti
quando hanno avuto la certezza che la banda stava per effettuare lo scambio. E nel furgone utilizzato dalla banda hanno
trovato un chilo di cocaina purissima, molto probabilmente destinata al mercato di Vigevano.
Una volta tagliata e rivenduta al dettaglio, infatti, tutta quella “polvere bianca” poteva fruttare qualcosa come 100mila
euro. A volerla comprare era un albanese proveniente da fuori, mentre a venderla era un gruppo di tre soggetti sempre
di nazionalità albanese, di cui uno domiciliato a Vigevano.
Subito i finanzieri (diretti dal tenente Mirco Bianchi) hanno fatto scattare una serie di perquisizioni nelle abitazioni dei
quattro arrestati, eseguite anche con l’aiuto dei cani antidroga del gruppo Pronto impiego di Milano. Le fiamme gialle
hanno sequestrato alla banda 6mila euro in contanti, oltre a diversi telefoni cellulari e navigatori satellitari. Sequestrato
anche un furgone, che la banda usava per lo spaccio.
I quattro albanesi si trovano ora nel carcere di Vigevano, in attesa del processo. «Questa operazione – fa sapere la
guardia di finanza – è una delle iniziative intraprese sul territorio lomellino con il coordinamento del comando
provinciale di Pavia».
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06/03/2012 – “Via libera al Protocollo antimafia” – La Provincia
Pavese
Via libera al Protocollo antimafia
L’adesione del Comune: controlli capillari contro le infiltrazioni
ROZZANO
Il Comune di Rozzano ha deciso di aderire nei giorni scorsi al Protocollo antimafia, il documento per la
legalità in vista di Expo 2015 al quale hanno dato il proprio appoggio anche molti altri Comuni della
provincia di Milano, a partire dal capoluogo lombardo. Si tratto di un documento firmato alla fine di febbraio
alla presenza del prefetto di Milano, Gian Valerio Lombardi. Il protocollo, oltre ai Comuni, è stato siglato
anche da associazioni di imprenditori (come Assimprendil e Assolombarda) da rappresentati sindacali delle
maggiori sigle (come Cgil, Cisl, Uil) e organizzazioni sindacali del comparto edile. Il protocollo impegna le
parti che hanno dato la propria adesione a prevedere controlli «senza limitazioni di soglia sul valore degli
appalti» oltre all’obbligo di informare la prefettura «anche per contratti e sub-contratti, tracciabilità dei flussi
finanziari, obbligo di denuncia di ogni tentativo di estorsione da parte di tutte le imprese, certificazioni
antimafia per tutta la filiera e la presenza in tutti i contratti di una clausola risolutiva in caso di esito positivo
di controlli antimafia effettuati successivamente alla firma». La gestione delle informazioni saranno gestite
in rete.(g.s.)
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07/03/2012 – “Ti ricordi mazzette verdi. Un milione per la Lega”
– Il Fatto Quotidiano
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07/03/2012 – “Da Abelli a Zunino il sistema tangenti made in
Pirellone” – Il Fatto Quotidiano
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07/03/2012 – “Esplode il caso Caianiello” – La Prealpina
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07/03/2012 – “Indagine Dda, tre arresti” – La Prealpina
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07/03/2012 – “Tangenti alla Lega” – La Prealpina
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07/03/2012 – “Il consiglio di presidenza più inquisito” – La
Prealpina
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07/03/2012 – “Cub: A Malpensa tutti sapevano ma nessuno
interveniva” – La Prealpina
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07/03/2012 – “Tangenti alla Lega, l’indagine tocca anche Pavia”
– La Provincia Pavese
Tangenti alla Lega, l’indagine tocca anche Pavia
Il caso del centro commerciale di Albuzzano. Un indagato rivela: «Ho preso soldi dalla ditta che
doveva realizzarlo». Il piano commerciale che avrebbe dovuto riguardare anche quel progetto, fece
da sfondo alla sfida rovente tra l’ex presidente della Provincia Vittorio Poma e l'allora assessore
Angelo Ciocca.
C’è anche il progetto dell’insediamento commerciale da 66mila metri quadri di Albuzzano nell’inchiesta che
vede indagato per corruzione il presidente leghista del consiglio regionale Davide Boni. L’indagine del
procuratore Alfredo Robledo e del pubblico ministero Antonio Filippini passa per le confessioni di due
“pentiti”: l'architetto Michele Ugliola, che confessa ai magistrati di essere «diventato un uomo di riferimento
della Lega», e Marco Paoletti, ex assessore allo Sport del Comune di Cassano D'Adda. Entrambi sono
indagati, insieme a Boni, al capo della sua segreteria Dario Ghezzi, all’immobiliarista Luigi Zunino e
all’imprenditore Francesco Monastero. Ed è proprio il nome di Monastero che proietta questa vicenda di
presunte mazzette milionarie (che dovevano servire, secondo l’accusa, a finanziare il Carroccio) fino a Pavia.
L’imprenditore veneto si era interessato a realizzare l’insediamento attraverso due società, la Sile e la Inwex
Srl, che avevano affidato a sua volta alla Expandia Srl la gestione dell’accordo di programma tra il Comune
di Albuzzano, la Provincia e la Regione. L’imprenditore - svela Ugliola al magistrato - avrebbe promesso a
Boni 800 mila euro e versato un anticipo di 200mila, per accelerare in Regione il progetto del centro
commerciale. Soldi che l'architetto avrebbe ricevuto sul proprio conto e poi portato in Regione. Ma la
vicenda ha anche un risvolto politico. Il piano commerciale che avrebbe dovuto riguardare anche quel
progetto, fece da fondale alla sfida rovente tra Vittorio Poma, all’epoca presidente di una giunta provinciale
di centrodestra, e Angelo Ciocca, assessore provinciale con delega al Commercio.
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07/03/2012 – “«Tangenti alla Lega per un milione” – La
Provincia Pavese
«Tangenti alla Lega per un milione»
La procura di Milano indaga per corruzione il presidente del Consiglio regionale della Lombardia
Davide Boni
MILANO
Per ora il reato di finanziamento illecito al partito non è contestato. Ma sullo sfondo di questa storia da oltre
un milione di euro che vede nel ruolo di corrotto il leghista Davide Boni, presidente del consiglio regionale
della Lombardia, e Dario Ghezzi, capo della sua segreteria, c'è il Carroccio. I soldi presi in contanti tra il
2008 e il 2010 (anche se i rapporti tra gli indagati sono ancora “attuali”) da imprenditori come Luigi Zunino
e Francesco Monastero (entrambi indagati) per il pm di Milano Paolo Filippini e l'aggiunto del dipartimento
reati contro la pubblica amministrazione Alfredo Robledo non erano per un uso esclusivo o personale. Ma
erano utilizzati per il partito come avveniva venti anni fa all'epoca di Tangentopoli. Nell'indagine, costola
dell'inchiesta che l'estate scorsa portò in carcere l'allora sindaco di Cassano D'Adda Edoardo Sala, sono
indagati i due politici, i due imprenditori, Michele Ugliola, architetto arrestato l'estate, suo cognato Gilberto
Leuci, Marco Paoletti, leghista, ex assessore di Cassano D'Adda ora consigliere provinciale e altri personaggi
per ora ignoti. Ieri gli uomini della Guardia di Finanza hanno perquisito le abitazioni di tutti, le sedi di
Risanamento per Zunino e della Inwex srl, ma soprattutto sono andati a caccia di documenti, cartacei e
informatici nella sede del Pirellone. La Regione, come si legge nel breve decreto di perquisizione, è stato «il
luogo di incontri per concludere accordi corruttivi nonché la consegna di soldi». Soldi di cui non è rimasta
traccia perché consegnati e distribuiti in contanti.
Boni tramite Twitter e Facebook proclama la sua innocenza, ma gli inquirenti sono convinti del «pieno
coinvolgimento nella gestione di affari illeciti», nella «spartizione di tangenti che Ugliola e Leuci hanno
concordato con imprenditori tra cui Monastero e Zunino affinché – si legge nell'informazione di garanzia
della Procura – gli amministratori locali destinatari di parti degli illeciti profitti favorissero con atti contrari
ai doveri d'ufficio gli interessi immobiliari e commerciali degli imprenditori su alcune aree di Milano e altri
comuni, accordi corruttivi la cui esecuzione si ritiene tuttavia in essere stante l'attualità della realizzazione di
progetti immobiliari».
L'inchiesta partita da Cassano tocca e toccherà molti comuni, anche perché le dichiarazioni su cui si basa
l'indagine sono finite anche a Monza nelle mani del pm Walter Mapelli che continua a indagare sul sistema
Sesto che ha visto finire nel registro degli indagati non solo l'ex presidente della Provincia Filippo Penati, ma
anche il primo cittadino dell'ex Stalingrado d'Italia Giorgio Oldrini. Insomma da Cassano D'Adda l'inchiesta
si è già allargata ad altri comuni e probabilmente arriverà fino al capoluogo lombardo. Sono otto i verbali,
alcuni segretati, che formano il fascicolo; quelli estivi dell'architetto Ugliola, quelli di Marco Paoletti,
ascoltato il 30 settembre e il 21 ottobre, quelli di Gilberto Leuci del 9 novembre e del 12 dicembre e infine
quell' dell'ex sindaco Sala (il 14 novembre scorso). Nei loro racconti c'è la fotografia di un vecchio sistema di
bustarelle, quello che ormai è stato già definito “Sistema Lega”.
Il presidente della giunta lombarda Roberto Formigoni, che nel giro di poco tempo si è visto arrestare tre
assessori (Prosperini, Ponzoni e Nicoli Cristiani), all'ipotesi di richiesta di dimissioni dice: «Lascio questo
alla sua valutazione, sono sicuro che saprà avere atteggiamenti coerenti. Per il resto ricordo che le
responsabilità penali sono di tipo personale e sarà la magistratura a giudicare ed eventualmente emettere
condanne. Se fossero dimostrati degli atti dannosi nei confronti della Regione Lombardia ci costituiremo
parte civile come parte lesa: attendiamo di sapere di più».
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08/03/2012 – “I pm: a Milano l’ombra di un sistema Pdl-Lega” –
Il Fatto Quotidiano
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08/03/2012 – “Giocano e poi vanno dagli usurai” – La Prealpina
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08/03/2012 – “Il caso Ranieri? Regolamento di conti” – La
Prealpina
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08/03/2012 – “I pm: un sistema Lega-Pdl” – La Prealpina
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08/03/2012 – “Esplosione in un box. Atto doloso” – La
Prealpina
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08/03/2012 – “Aveva un etto di hashish in auto, arrestato” – La
Provincia Pavese
Aveva un etto di hashish in auto, arrestato
Un giovane di 25 anni è stato sorpreso dai carabinieri in via Riviera. Sequestrato anche un bilancino
PAVIA. I carabinieri lo stavano tenendo sotto controllo da qualche giorno e, l’altro pomeriggio, l’hanno
fermato per un controllo. Fortunato Quartuccio, un giovane di 25 anni che abita in via Riviera, è stato trovato
in possesso di circa un etto di «fumo». E’ stato arrestato con l’accusa di detenzione di sostanze stupefacenti
ai fini di spaccio. I militari hanno aperto un’inchiesta per capire da dove arrivava la droga sequestrata. Le
indagini proseguiranno anche nei prossimi giorni nel tentativo di scoprire altri particolari. Secondo gli
investigatori, il giovane avrebbe incontrato i clienti in via Riviera non lontano dalla sua abitazione. Per il
momento non sono stati identificati clienti.
L’indagine è iniziata alcuni giorni fa. Gli investigatori dell’arma hanno saputo di un «giro» di fumo dalle
parti di via Riviera, non lontano dalla stazione ferroviaria. Sono stati eseguiti alcuni servizi di appostamento
e di pendinamento nella zona, sino a San Lanfranco. I carabinieri hanno avuto la conferma dello spaccio e
così, l’altro pomeriggio, sono entrati in azione. Fortunato Quartuccio, un giovane originario della Calabria
ma domiciliato a Pavia, era al volante di una Mini. I carabinieri l’hanno fermato e gli hanno chiesto i
documenti. Hanno perquisito la vettura all’interno della quale hanno trovato un involucro pieno di hashish.
Vicino c’era anche un bilancino di precisione. I militari hanno accompagnato il giovane in caserma e hanno
anche perquisito la sua abitazione ma non hanno trovato altra droga. E’ stato avvisato il magistrato di turno
della procura della repubblica di Pavia e, al termine dei primi accertamenti, Fortunato Quartuccio è stato
arrestato. Droga e bilancino di precisione sono stati sequestrati. Il giovane è comparso ieri pomeriggio
davanti al giudice per la convalida del provvedimento preso dai carabinieri.
Le indagini sono in corso. L’obiettivo degli investigatori è soprattutto di scoprire a chi era destinata la droga
che è stata sequestrata. Dalle prime ipotesi sembra che il «fumo» fosse destinato a giovani che abitano dalle
parti di via Riviera. Ma è solo un’ipotesi che, per il momento, non trova riscontri concreti. Gli investigatori
dovranno anche scoprire da dove arrivava il «fumo» che è stato sequestrato sulla Mini.
Un’inchiesta che, nonostante l’arresto di Fortunato Quartuccio, sembra sia ancora alle fasi iniziali. Ci sono
infatti diversi particolari che devono essere chiariti. Lo spaccio di «fumo» in città è in continuo aumento
perchè la richiesta, soprattutto da parte dei giovanissimi, è in crescita costante.
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09/03/2012 – “La Lega difende Boni: niente dimissioni” – La
Stampa
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09/03/2012 – “Borsellino, 4 arresti. Una strage eversiva” - La
Prealpina
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09/03/2012 – “Così Boni mobilitava lo staff per raccogliere le
tangenti” – La Repubblica
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09/03/2012 – “Segreto sull’indagine Asl: «Il prefetto deve
aiutarci” – La Provincia Pavese
Segreto sull’indagine Asl: «Il prefetto deve aiutarci»
I giudici di Milano sentiranno Giuseppa Strano: «Dica quali dati sono da tutelare». La difesa di
Chiriaco aveva chiesto di rendere pubblico tutto il documento
PAVIA. Cosa c’è nella relazione dell’indagine commissionata dall’ex prefetto all’Asl di Pavia dopo gli
arresti del 13 luglio 2010? Il Tribunale di Pavia, accogliendo l’istanza della difesa di Carlo Chiriaco, per
poter chiarire una volta per tutte il caso del documento secretato dal Ministero degli Interni, passa la palla
all’attuale prefetto di Pavia, Giuseppe Strano. Oltre al legale Oliviero Mazza, anche l’avvocatura dello Stato
aveva ritenuto in effetti «eccessiva» la scelta di imporre il vincolo di riservatezza su quel documento. Così il
presidente del collegio del Tribunale Milano, dove si sta svolgendo il processo per ’ndrangheta a carico
dell’ex direttore sanitario dell’Asl Carlo Chiriaco (che deve rispondere di concorso esterno in associazione
mafiosa) e dell’avvocato pavese Pino Neri (che è accusato di avere fatto parte dell’organizzazione mafiosa),
ha deciso di interpellare il prefetto su quali parti della relazione possono essere rese pubbliche e quali invece
no.
L’indagine all’Asl era stata commissionata dall’ex prefetto Fernando Buffoni allo scopo di «assicurare la
massima trasparenza in un ente così importante come l’Asl» e di valutare se la gestione di Chiriaco ne avesse
condizionato l’attività. I commissari avevano lavorato per mesi e sentito migliaia di persone. Sarebbe stata
proprio la presenza, nella relazione, di dati sensibili e di soggetti legati all’Asl da vincoli economici (per
intenderci ditte e fornitori) a spingere l’ex prefetto a secretare la relazione conclusiva di quell’indagine.
Buffoni si era solo limitato a dire, durante un incontro pubblico a Pavia, che l’esito delle indagini non aveva
messo in luce nessuna irregolarità. Anzi, i risultati «rassicuranti» potevano «farci sentire orgogliosi del
nostro sistema sanitario». Parole che, a distanza di qualche mese, sono dovute però passare al vaglio di
un’altra indagine (ancora in corso), stavolta condotta dalla procura della Repubblica di Pavia. I magistrati,
incrociando e confrontando gli stessi dati che erano emersi dalle verifiche volute dall’ex prefetto, hanno
arrestato a gennaio un’impiegata dell’ufficio delle invalidità civili dell’Asl, accusandola di avere istruito
pratiche false per far ottenere indennità a persone che non ne avevano il diritto.
In ogni caso, i risultati dell’indagine di Buffoni non sono mai stati resi noti. Al contrario, sulla relazione era
stato apposto il segreto di Stato.
Contro questo vincolo si era scagliato subito l’avvocato difensore di Carlo Chiriaco, Oliviero Mazza:
«Questo documento serve alla difesa, perché dimostra l’estraneità di Chiriaco alle accuse. Non si può
apporre il segreto di Stato sui fatti di mafia. Inoltre, gli argomenti trattati nella relazione non hanno nulla a
che vedere con gli interessi e con la sicurezza nazionali, unico motivo per cui si può assegnare il segreto».
Il Ministero aveva così tolto il segreto, ma aveva lasciato un vincolo di riservatezza su quel documento, a cui
possono accedere solo gli avvocati interessati che hanno comunque il divieto di divulgare il contenuto.
All’appello della difesa e dell’avvocatura dello Stato di togliere anche questo vincolo, il collegio ha risposto
affidando al prefetto il compito di dire la sua e di indicare quali sono i passaggi che vanno tutelati e quali
invece possono diventare pubblici. «Un buon risultato – lo definisce Mazza –. Ora aspettiamo che l’attuale
prefetto di Pavia risponda al più presto».
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09/03/2012 – “Commissario Lega a Pavia è indagato per
tangenti” – La Provincia Pavese
Commissario Lega a Pavia è indagato per tangenti
Dario Ghezzi , braccio destro di Davide Boni, regge la segreteria provinciale. L’ex Ratti: «Via
Bellerio non mi appoggiò nella lotta contro i poteri forti»
PAVIA. Dario Ghezzi, capo della segreteria di Davide Boni e indagato insieme a lui per l’ipotesi di
corruzione, è il “commissario” che i vertici della Lega Nord hanno imposto a Pavia. Una scelta fatta subito
dopo le dimissioni, dalla segreteria provinciale, di Francesco Ratti. E così, in una sorta di surreale pena del
contrappasso, il partito che vent’anni fa sventolava il cappio in Parlamento, oggi, a Pavia, si trova ad essere
coordinato da un politico accusato di avere ricevuto mazzette per centinaia di migliaia di euro all’undicesimo
piano dell’ufficio regionale di via Sassetti, a Milano. Le reazioni, all’interno del partito, sono di due tipi.
Quelle improntate a un garantismo “di governo” e quella dettate da una diffidenza “di lotta”. Alla seconda
categoria appartengono le affermazioni di Francesco Ratti, il segretario provinciale dimessosi ai primi di
febbraio, ma che, già da svariati mesi, era stato messo «sotto osservazione» da parte di Davide Boni. Ratti
conferma quanto già dichiarato in precedenza: «Ho assunto la segreteria provinciale con un programma ben
preciso, che era quello di fare resistenza ai poteri forti che hanno impedito lo sviluppo di questa provincia
negli ultimi anni. Un programma che si è completamente infranto contro il mancato appoggio che mi è stato
dato in questa lotta in via Bellerio, sede della direzione nazionale». Parole forti, soprattutto alla luce
dell’indagine milanese su Boni e Ghezzi. «Sì, ma lodissi in epoca non sospetta. – puntualizza Ratti – Il
problema fondamentale della Lega Nord è che pur essendo un partito meraviglioso, vive una sovrapposizione
tra la democrazia di partito in provincia, che funziona bene, e quello che viene deciso in via Bellerio e che si
sovrappone a quanto deciso in provincia. La Lega è l’unico vero partito esistente in questo momento in Italia.
Il guaio è che comanda un’oligarchia, peraltro non scelta dalla base, e che ha più potere di tutta la base messa
insieme». Sarebbe facile obiettare che queste affermazioni sono frutto di rancore, acuito, tra l’altro, dal fatto
che in occasione della visita di Roberto Maroni a Pavia, a Ratti non fu consentito pronunciare il discorso che
si era preparato. Se si va al dunque, Ratti torna ad essere “di governo”. «Boni? Sono spiaciuto, spero che le
accuse non siano vere». Sullo stesso registro si articolano i commenti di altri esponenti leghisti locali. Il
vicesindaco di Pavia, Gianmarco Centinaio, ricorre a un esempio vicino: «Nel 2010, Pietro Trivi fu costretto
a lasciare il posto di assessore perchè accusato di voto di scambio. Un anno dopo è stato assolto con formula
piena. Ci vuole cautela prima di giudicare». Garantista anche Matteo Mognaschi, capogruppo del Carroccio a
palazzo Mezzabarba. «La politica è piena di casi che poi finiscono come bolle di sapone – dice – Ho
apprezzato che sia Maroni che Salvini siano usciti subito a difesa di Boni, ennesima prova di compattezza
del movimento». Dall’Oltrepo, invece, Filippo Musti, presidente di Asm Voghera e vice presidente di Aler,
se la prende con Italo Bocchino: «L’ho sentito fare il purista e chiedere le dimissioni di Boni. Ma lui non si
dimise quando venne pubblicata l’intercettazione tra lui e l’imprenditore Alfredo Romeo». Tutti sperano che
«Boni ne esca al più presto». Ma già domenica, a Pavia, si dovranno scegliere i delegati da mandare al
congresso nazionale. Sarà il commissario Dario Ghezzi a dirigere i lavori? «No, viene uno dalla Brianza. Ma
in questo momento non ricordo il nome», replica un dirigente.
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09/03/2012 – “La prostituta salvata trasferita in una comunità” –
La Provincia Pavese
La prostituta salvata trasferita in una comunità
VOGHERA. Dall’inferno a una possibilità di redenzione, grazie agli agenti del commissariato di polizia di
Voghera. La storia è quella della prostituta romena di 19 anni che durante le feste di Natale è stata salvata
dalla polizia di Voghera. Nell’occasione erano anche stati arrestati i suoi sfruttatori. Emanuela Marrulli, una
vogherese di 25 anni, e il suo compagno Ben Sahid Beckir, 38 anni, erano stati accusati di induzione e
sfruttamento della prostituzione, lesioni personali e percosse. La giovane dopo essere stata ospite per alcune
settimane di una comunità vogherese, nei giorni scorsi si è trasferita in una comunità protetta del centro
Italia, dove sta imparando un lavoro e dove ha manifestato l’intenzione di dimenticare il passato. La ragazza
era giunta in Italia in compagnia del fidanzato, che poi l’aveva abbandonata: lei era rimasta senza casa e
senza soldi; dormiva in stazione. Approfittando delle sue condizioni disperate la Marrulli e Beckir l’avevano
avviata sul marciapiede e si facevano consegnare ogni settimana una percentuale dell’incasso. I poliziotti
l’avevano notata più volte, con i segni di percosse sul volto. Poi, al terzo referto del pronto soccorso, erano
intervenuti e avevano teso una trappola ai due sfruttatori.
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10/03/2012 – “La Lega fa quadrato. Che abbaglio su Boni” – La
Stampa
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10/03/2012 – “Usura a Pavia. «Tenete gli occhi aperti»” – La
Provincia Pavese
Usura a Pavia. «Tenete gli occhi aperti»
Il presidente di Sos impresa: «Da qui ci arriva una decina di richieste di aiuto all’anno, sono piccoli
imprenditori»
PAVIA. «A Pavia bisogna tenere sotto osservazione il fenomeno dell’usura: è l’unica provincia lombarda
che regolarmente segnala episodi di racket al nostro numero verde nazionale». Lo ha detto Luigi Busà,
presidente dell’associazione Sos impresa nata a Palermo 20 anni fa e arrivata a Pavia nel 2010 su stimolo
della presidente di Vigevano Libera, Maria Grazi Trotti, che nel 1994 trovò il coraggio di denunciare il clan
Valle per usura ed estorsione. Ieri pomeriggio in aula magna dell’università è stato presentato il tredicesimo
rapporto “Le mani della criminalità sulle imprese”, in cui si analizzano, numeri alla mano, i rapporti tra
mafie e imprese. I numeri, però, non dicono tutto quando si parla di racket, usura, pizzo, estorsione. Due anni
fa, quando è stato aperto lo sportello a Pavia, l’allora prefetto aveva ricordato che di denuncia non ce ne’era
stata nessuna. Da allora qualcosa è cambiato, ci sono circa 600 denunce di pizzo in Lombardia. In calo, ma
come hanno ricordato i relatori all’incontro organizzato dalla Fondazione Romagnosi in collaborazione con
Circolo Zaninello, Vigevano Libera, Sos impresa e Rete per la legalità, «un calo delle denunce non significa
arretramento del fenomeno». Anzi. «Al numero verde nazionale di Sos impresa – affonda Busà – arrivano
circa 10 telefonate all’anno da Pavia e dalla provincia. Per noi è un dato altamente significativo: è l’unica
provincia della Lombardia a presentare segnalazioni costanti». A chiamare, tuttavia, non sono più solo
microimprese o commercianti: «La maggioranza – spiega Busà – sono piccole imprese con 10 o 12
dipendenti a cui non riescono più a pagare lo stipendio». E finiscono dunque nelle mani degli usurai, presunti
benefattori che si sostituiscono alle banche che non concedono credito, per aiutare i piccoli imprenditori a
rientrare da fidi e scoperti bancari da 3mila o 5mila euro. Ma a caro prezzo. «Sono migliaia in Lombardia le
vittime di usura, eppure le denunce continuano a essere pochissime – si legge nel rapporto –. Gli
imprenditori tacciono, pagano o scappano. Ma non denunciano, come se ci trovassimo in una zona del
profondo Sud. Non solo la Lombardia ha importato mafia, ’ndrangheta e camorra, ma è riuscita ad ottenere
quel silenzio fatto di consensi e di paura che permette ai clan di crescere e prosperare». E, come riportato da
Guido Ascari, docente dell’ateneo, «cambiando le regole del gioco, le imprese legali si trovano costrette a
mimare quelle illegali per non uscire dal mercato».
«È un fenomeno complesso quello della criminalità che si interseca all’economia legale – ha spiegato il
vicario del prefetto Rinaldo Argentieri –. Il prefetto è impegnato in un’iniziativa forte con le banche: non ci
illudiamo di cambiare le politiche del credito, ma siamo convinti che riunendo tutti intorno a un tavolo si
possa trovare qualche strumento in più».
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10/03/2012 – “Vigevano, spaccia hashish Finisce in manette” –
La Provincia Pavese
Vigevano, spaccia hashish Finisce in manette
Un altro spacciatore preso sul fatto dai carabinieri. Fares Ben Maaoui, 36 anni, tunisino domiciliato a
Vigevano, pregiudicato, è stato arrestato dai militari dell’aliquota operativa mentre vendeva hashish a un
connazionale. Gli sono stati sequestrati 3,5 grammi di droga e 50 euro in contanti. Due dosi sono state
trovate addosso al cliente, segnalato alla prefettura come consumatore di sostanze stupefacenti. Sono passati
solo dieci giorni dagli ultimi arresti per droga effettuati dai carabinieri. Due spacciatori erano stati presi sul
fatto dopo aver venduto eroina e cocaina al proprietario di un negozio, che li aspettava dietro al bancone.
Complessivamente, i militari avevano sequestrato tredici grammi fra cocaina ed eroina. I carabinieri
tenevano già i due sotto controllo. L'automobile con i due spacciatori a bordo si è fermata davanti a un
negozio.
Un pusher è entrato nel negozio consegnando due dosi di cocaina e una di eroina al negoziante che le ha
pagate in tutto cinquanta euro.
A quel punto, sono entrati in azione i carabinieri dell'aliquota operativa.
Lo spacciatore aveva in tasca altre due dosi di eroina e una cocaina, oltre al denaro che aveva appena
incassato
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11/03/2012 – “Tangenti sull’amianto a Lontae” – La Prealpina
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11/03/2012 – “Droga, in due alla sbarra” – La Prealpina
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13/03/2012 – “Pressioni su un testimone: finanziere e famiglia a
processo” – La Prealpina
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13/03/2012 – “Ponte Chiasso, arrestato finanziere truffatore” –
La Prealpina
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13/03/2012 – “Mafia, confiscata la villa del boss” – La Prealpina
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14/03/2012 – “Da Varese alla Calabria: assolto l’armiere della
‘ndrangheta” – La Prealpina
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14/03/2012 – “Un direttore di banca in manette. Estorsione ai
danni di un cliente” – La Prealpina
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14/03/2012 – “Strategie antimafia ed evasori Summit dei
Comuni a Corsico” – La Provincia Pavese
Strategie antimafia ed evasori Summit dei Comuni a Corsico
LACCHIARELLA. Protocollo d’intesa su legalità e sicurezza contro le infiltrazioni della criminalità
organizzata, coordinamento in rete per il contrasto all’elusione e all’evasione fiscale, accordo sull’agenda
digitale con il Comune di Milano. Le amministrazione dell’hinterland al cofine fra Milanese e Pavese si
incontrando oggi a Corsico, per definire un’unica strategia capace di creare un’efficace barriera contro ogni
tipo di illegalità sul territorio. Si tratta di una vera e propria riunione plenaria degli enti locali della zona, a
cui parteciperanno Lacchiarella, Binasco, Casorate, Zibido, Noviglio, Casarile, Vernate, Rosate,
Calvignasco, Bubbiano e molti altri. Sul tavolo non solo la discussione delle linee generali sull’utilizzo dei
data-base in possesso delle singole amministrazioni per i controlli incrociati, ma anche le strategie per
meglio utilizzare le rispettive risorse sul territorio, a partire dall’impiego degli agenti della polizia locale che
già ha dato ottimi risultati nel controllo del territorio.
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15/03/2012 – “Tangenti, un altro indagato a Milano” – La
Stampa
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15/03/2012 – “Fratelli studenti e spacciatori” – La Prealpina
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15/03/2012 – “Hashish e cocaina in macelleria” – La Prealpina
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15/03/2012 – “Coca in valigia? Colpa della giunta turistica” – La
Prelapina
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15/03/2012 – “Tangenti in Regione, nuovo indagato” – La
Prealpina
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15/03/2012 – “Mazzetta da 10.000 euro, nono indagato a Milano
è un consigliere regionale pdl” – La Repubblic
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15/03/2012 – “’Ndrangheta e vecchi tangentari le relazioni
pericolose di un ex dc” – La Repubblica
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15/03/2012 – “Borgarello, famiglia nella mafia Condanna a 41
anni di carcere” – La Provincia Pavese
Borgarello, famiglia nella mafia Condanna a 41 anni di carcere
’Ndrangheta, armi e droga: la sentenza per un imprenditore edile, la moglie e il nipote Secondo la
sentenza a Crotone il nucleo avrebbe avuto forti legami con il clan dei Nicoscia
BORGARELLO. Nell’abitazione di via Matteotti a Borgarello i poliziotti, durante la perquisizione, non
avevano trovato carabine o bazooka, ma per il gip che aveva firmato gli arresti le intercettazioni telefoniche
parlavano chiaro: le armi fornite alla cosca Nicoscia, nella faida contro gli Arena di Isola di Capo Rizzuto, in
Calabria, arrivavano dalla Lombardia e precisamente «dagli accoliti che risiedono a Pavia». A distanza di tre
anni da quegli arresti sono scattate le condanne. Il presidente del collegio del tribunale di Crotone, Massimo
Forciniti, ha inflitto 16 anni di carcere all’imprenditore edile di Borgarello Carmine Vittimberga, accusato di
associazione mafiosa, traffico di armi e stupefacenti; 9 anni e mezzo per la moglie dell’imprenditore
Graziella Manfredi, sempre residente a Borgarello, che doveva rispondere solo del reato associativo e 16
anni di carcere per il nipote della donna Luigi Manfredi, accusato di associazione a delinquere di stampo
mafioso finalizzato allo spaccio di droga, traffico di armi ed estorsioni. In tutto 41 anni di carcere.
Una sentenza che, per la prima volta, sembra attestare la presenza militare della ’ndrangheta in provincia di
Pavia. Vittimberga e Luigi Manfredi (difesi dagli avvocati Rocco Corda e Pitali di Crotone), erano stati
arrestati nel 2009, insieme a Graziella Manfredi nell’ambito dell’operazione denominata “Pandora”. La
donna era stata scarcerata, mentre il marito e il nipote si trovano ancora detenuti a Pavia. Oltre alle tre
condanne di Borgarello, sono state condannate, sempre per mafia, altre sei persone, tutti residenti a Isola di
Capo Rizzuto, in Calabria. Sei le assoluzioni.
Le indagini erano partite dall’uccisione di Carmine Arena, freddato nella sua auto a colpi di bazooka nel
2004 a Isola di Capo Rizzuto. Nella stessa faida, peraltro, fu ucciso lo stesso fratello di Graziella Manfredi,
Mario Manfredi. Furono alcuni collaboratori di giustizia a svelare le ramificazioni in Lombardia della cosca
dei Nicoscia. Il clan, secondo gli inquirenti, poteva contare su armi da guerra nascoste proprio in Lombardia.
E anche la famiglia Vittimberga, a cui furono sequestrati nel novembre 2009 beni per un milione di euro (tra
cui quattro appartamenti e alcune automobili di grossa cilindrata), sarebbe stata a disposizione della cosca
Nicoscia, offrendosi di curarne gli affari. «Per i reati in materia di armi, Carmine Vittimberga si colloca
come figura centrale, abitualmente dedita all’approvvigionamento e alla fornitura di armi alla cosca di
appartenenza – si legge nell’ordinanza di custodia cautelare –. Al riguardo, tutta la sua famiglia, ossia
moglie, figli e generi, hanno cognizione diretta e sono stabilmente coinvolti nella detenzione, trasporto e
occultamento delle armi procacciate per la difesa del sodalizio».
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15/03/2012 – “«Dec» sotto inchiesta, ansia per il Dea” – La
Provincia Pavese
«Dec» sotto inchiesta, ansia per il Dea
Arrestati due dei quattro fratelli titolari dell’impresa che lavora al policlinico S. Matteo. Rischio
ritardi per il cantiere
PAVIA. Da Bari a Pavia soffia il vento dell’inchiesta giudiziaria che ha coinvolto i vertici della Dec, impresa
che sta realizzando il nuovo San Matteo. E che dovrà costruire il parcheggio multipiano nella vicina area
Campeggi, oltre a disegnare la viabilità della zona. Un impero, quello della famiglia Degennaro, da 400
milioni di euro di fatturato, finito nell’inchiesta condotta dalla procura di Bari. Una brutta storia di appalti,
favori, corruzione. L’inchiesta riguarda, al momento, solo la città di Bari: politici e funzionari del Comune e
della Regione Puglia, secondo l’accusa, sarebbero stati corrotti con promesse di promozioni e incarichi,
soggiorni in hotel e con forti sconti per l’acquisto di case. Martedì all’alba la Guardia di Finanza di Bari ha
arrestato due dei quattro fratelli Degennaro, Daniele e Gerardo (eletto consigliere regionale nelle liste del Pd)
insieme ad altre cinque persone. Mentre il patriarca, Vito, 62 anni (quello che si occupa del ramo di azienda
che ha ottenuto l’appalto del Dea) figura tra gli indagati. Passa proprio da Vito il filo che unisce l’ospedale di
Pavia al colosso dell’edilizia pugliese che ha realizzato ospedali e grandi alberghi in tutta Italia. Quello del
San Matteo è un progetto da 92 milioni di euro che, arrancando dopo anni di traversie, sta per essere portato
a termine. Siamo nella fase cruciale, alle battute finali. Anche se la data di consegna rimane un mistero.
Nessuno si azzarda a fare previsioni e l’apertura è stata di volta in volta posticipata. Dalla fine del 2011 è
slittata alla primavera del 2012. Ma anche l’inaugurazione in primavera sembra un miraggio. E i guai
giudiziari in cui è incappata ora la Dec – seppure un ramo d’azienda dverso – potrebbero imprimere una
nuova battuta d’arresto. E’ ancora presto per dirlo. E i vertici del San Matteo – il presidente Alessandro
Moneta e il direttore generale Angelo Cordone - non vogliono fare commenti.
«L’inchiesta si ferma a Bari, non tocca Pavia» fanno sapere. Contano sul fatto che il grosso dei lavori
strutturali è terminato e che il cantiere aperto è occupato ora dalle ditte subappaltatrici che si occupano in
prevalenza dell’impiantistica.
Una storia disseminata di problemi quella del Dea, il dipartimento di emergenza-urgenza in cui si trasferirà
metà San Matteo. Dodici piani distribuiti su 75 metri di altezza. Dal marco del 2004 - esattamente otto anni
fa - quando l’allora presidente del consiglio Silvio Berlusconi venne a posare la prima pietra, i lavori hanno
subìto continui rallentamenti, i costi sono lievitati, ultimamente la ditta che aveva in appalto l’impiantistica è
fallita e si è perso tempo prezioso per sostituirla. Ora la tegola della Dec.
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15/03/2012 – “A Corsico patto contro il crimine” – La Provincia
Pavese
A Corsico patto contro il crimine
I sindaci: coordinamenti e scambio di informazioni per la legalità
LACCHIARELLA. Contrastare la criminalità organizzata sul territorio con tutti i mezzi a disposizione, dal
coordinamento delle polizie locali al data-base in rete. Questa la priorità che una ventina di amministratori
dell’hinterland fra Pavia e Milano si sono dati ieri a Corsico, dove si sono riuniti per mettere a punto
strumenti ed obiettivi per eliminare il rischio di infiltrazioni mafiose, soprattutto in vista di Expo 2015.
«Affrontare i temi della sicurezza, aderendo al protocollo d’intesa per la legalità promosso dalla prefettura di
Milano non è solo un forte segnale da punto di vista politico – commenta il sindaco di Lacchiarella, Luigi
Acerbi –.E’ anche un passo amministrativo determinante perchè è la prima volta che gli enti locali uniscono
forze e conoscenze, mettendole a disposizione su vasta scala». Oltre a Lacchiarella, hanno intenzione di dare
la loro adesione al progetto Casorate, Zibido San Giacomo, Noviglio, Casarile, Binasco, Bubbiano, Vernate,
Noviglio, Calvignasco e Rosate. Non nasconde l’allarme infiltrazioni sul territorio il sindaco di Noviglio,
Javier Miera. Che proprio nelle settimane scorse è stato fra i promotori della costituzione di una sezione di
“Libera” sul suo territorio comunale. «In tutta la zona fra Pavia e Milano il rischio di una presenza sempre
più preoccupante della mafie, a partire dalla ’ndrangheta, è purtroppo qualcosa di più di una semplice
congettura. La sinergia che i Comuni di questa zona hanno intenzione di mettere in campo è la risposta giusta
a chi vuole imporre la cultura dell’illegalità, del sopruso, dell’omertà. Sappiano che le amministrazioni locali
del Milanese non ci stanno ad accettare questa logica. Siamo contenti di lavorare in sintonia, anche con la
prefettura di Milano, per ottenere questo risultato». Anche perchè, è convinto il sindaco di Zibido San
Giacomo, «siamo di fronte ad un fenomeno, quello mafioso, che ha un carattere transnazionale». «E proprio
per questo – sottolinea Piero Garbelli – è impensabile che i piccoli Comuni della zona possano affrontarlo da
soli. Se gli enti locali e le forze dell’ordine non trovano le modalità per lavorare assieme, diventa dura. Noi,
nel nostro piccolo, siamo gli occhi e le orecchie del nostro territorio. Agendo in sinergia con prefettura e
forze dell’ordine si fa un passo in avanti concreto e significativo». Anche Gian Antonio Rho la pensa così:
«Noi già stiamo operando per la sicurezza del nostro territorio con i carabinieri locali e di Pavia. L’incontro
tenutosi a Corsico non fa altro che ampliare le possibilità di intervento e controllo su tutta la zona».Prossimo
passaggio, il via libera in giunta al protocollo.
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15/03/2012 – “Robbio, chiesto il sequestro dei beni di Carmelo
Patti” – La Provincia Pavese
Robbio, chiesto il sequestro dei beni di Carmelo Patti
L’imprenditore è finito nel mirino dell’antimafia di Palermo Tra gli immobili ci sono anche terreni
e case in paese
ROBBIO. Il prossimo 20 aprile l’imprenditore Carmelo Patti, ex titolare della Cablelettra e dal 1998 padrone
della Valtur che ora è in amministrazione straordinaria in seguito ad un grave dissesto finanziario, dovrà
comparire di fronte al tribunale di Trapani con un’accusa pesantissima. Quella di essere il prestanome di
Matteo Messina Denaro, attuale numero uno di Cosa Nostra ed ancora latitante. L’accusa a Patti è stata
mossa dalla Direzione investigativa antimafia di Palermo. Il pool d’inchiesta palermitano ha messo nel
mirino anche le proprietà lomelline intestate a Patti. Il Dia di Palermo ha infatti chiesto il sequestro
immediato dei beni dell’imprenditore originario di Castelvetrano, nel trapanese, ed arrivato a Robbio negli
anni ’60. Il tribunale di Trapani però ha respinto la richiesta cautelare rimandando la decisione ad una
prossima camera di consiglio.
Il patrimonio complessivo di Patti, così come stimato dal Dia, è notevole: 5 miliardi di euro. Tra l’elenco dei
beni che il Dia di Palermo ha chiesto di sequestrare al tribunale di Trapani risultano anche diversi
possedimenti robbiesi di Carmelo Patti: 13 in tutto. Tre terreni, un magazzino di 151 metri quadri in via
Tagliamacco, un appartamento di otto vani in via Tagliamacco, un fabbricato sito in via Palestro, tre terreni
agricoli, due magazzini e due abitazioni in via Palestro.
Ieri mattina è stato impossibile parlare con l’imprenditore robbiese che non era nella sua abitazione di via
Palestro. Come non sarebbero state in paese le sue due figlie, Paola, e Maria Concetta, quest’ultima ex
amministratore della società Valtur attualmente in amministrazione straordinaria. «Entrambe - spiega un
conoscente -si vedono poco in paese». Il figlio Gianni, invece, che abita ancora a Robbio, negli passati si è
spesso visto in Cablelettra, l’azienda di famiglia ora passata ai giapponesi della Yazaki. Non solo, Gianni
Patti, grande appassionato di calcio, è presidente della Associazione sportiva Robbio. Durante la sua
presidenza, il Robbio Calcio è passato dalle categorie inferiori all’Interregionale. Ora i tifosi temono che
questa vicenda possa in qualche modo allontanare la famiglia Patti dal suo impegno per lo sport.
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16/03/2012 - “Ammazzateci Tutti. Proprio qui” – La Prealpina
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16/03/2012 – “Portacenere. E porta cocaina” – La Prealpina
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16/03/2012 – “Il rogo del Mariposa è doloso. I danni? Almeno
200mila euro” – La Prealpina
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16/03/2012 – “Pusher in cella, il capo è donna” – La Prealpina
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16/03/2012 – “Spaccio di coca, 15 arresti Stroncato il giro a
Binasco” – La Provincia Pavese
Spaccio di coca, 15 arresti Stroncato il giro a Binasco
La banda gestiva un vasto traffico di droga nella zona, clienti anche dalla Liguria Filmati dai
carabinieri tutti gli incontri. Usavano vedette per non essere scoperti
BINASCO. Spacciavano cocaina in tre regioni del nord-Italia: Piemonte, Lombardia e Liguria. Il centro dello
spaccio erano le campagne di Zibido, Binasco e Rosate, ai cinfini con lanostra provincia. Soprattutto a
Zibido dove gli spacciatori incontravano clienti al dettaglio e grossisti nelle campagne, lungo la strada
provinciale 139 vicino a una sbarra rossa. I carabinieri della compagnia di Abbiategrasso hanno arrestato
quindici persone con l’accusa di detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio. Nel corso
dell’operazione sono stati sequestrati due etti di cocaina e una quantità minore di eroina. L’operazione è stata
coordinata dai magistrati della procura della repubblica di Vigevano.
I carabinieri di Abbiategrasso e della stazione di Binasco avevano saputo dell’esistenza di un giro di spaccio
nelle campagne. E hanno eseguito diversi appostamenti. Si sono resi conto che il giro era veramente esteso: i
compratori arrivavano persino dalla Liguria. Lo scorso mese di agosto sono scattati i primi arresti proprio ai
danni di corrieri Liguri. E, nel giro di diversi mesi di indagini, i militari hanno ricostruito il giro di spaccio
che partiva proprio da Zibido e Binasco. La gang aveva una base d’appoggio anche a Milano in un bar del
Giambellino gestito da un cinese che è stato arrestato. Gli spacciatori, quasi tutti di cittadinanza marocchina,
avevano ideato un sistema di vedette molto efficace per evitare di essere sorpresi dalle forze dell’ordine. La
zona dello spaccio veniva praticamente isolata per permettere a venditori e compratori di essere molto
tranquilli. Al termine delle indagini sono state chieste le ordinanze di custodia cautelare al Gip del tribunale
di Vigevano..
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16/03/2012 – “Coltivava marijuana in casa Un 39enne finisce in
manette” – La Provincia Pavese
Coltivava marijuana in casa Un 39enne finisce in manette
Vigevano, il blitz dei poliziotti dell’anticrimine è scattato nella notte tra mercoledì e giovedì
Stefano Cusumanno è stato subito arrestato, sequestrate 33 piantine e tre etti di droga
VIGEVANO. Gli agenti della sezione anticrimine della polizia lo hanno trovato in casa con 300 grammi di
marijuana già tagliata, 33 vasetti con le piantine di cannabis, 2 bilancini di precisione, numerosi sacchettini
per il confezionamento di dosi ed una lampada con il paravento utile per coltivare al chiuso proprio la
cannabis. Nella notte tra mercoledì e giovedì Stefano Franco Cusumanno, 39enne residente in città, è stato
così arrestato e portato nel commissariato di viale Libertà dove ha trascorso la notte. Nella mattinata di ieri il
tribunale di Vigevano ha convalidato l’arresto di Franco Cusumanno al quale sono stati però concessi gli
arresti domiciliari. Il blitz degli agenti dell’anti crimine della polizia è avvenuto dopo un’attività di indagine
svolta nelle scorse settimane che ha portato poi all’arresto del 39enne vigevanese avvenuto nella notte tra
mercoledì e giovedì. I poliziotti sono entrati nell’abitazione di Cusumanno per una perquisizione ed hanno
scoperto la droga e il materiale per il confezionamento. Questo ha fatto sì che Cusumanno sia stato
immediatamente arrestato.
Il blitz degli uomini dell’anti crimine del commissariato di Vigevano della polizia rientra in una più ampia
attività di controllo del territorio portata avanti negli ultimi mesi dagli agenti coordinati dal vice questore
Anna Leuci e che negli ultimi mesi ha dato eccellenti risultati.
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16/03/2012 – “Usura, denuncia l’ex amico «Mi voleva
rovinare»” – La Provincia Pavese
Usura, denuncia l’ex amico «Mi voleva rovinare»
Gambolò, un’imprenditrice si rivolge alla procura contro un altro industriale «Pagavo interessi
anche del 400% e ora devo difendere la mia azienda»
VIGEVANO. Ha denunciato l'ex amico per usura. Lo ha fatto per difendere la sua fabbrica, per impedire che
undici anni di vita e di lavoro venissero inghiottiti da debiti e prestiti, dalla pretesa di interessi su interessi a
scadenza sempre più breve. La parola "usura" è indicata esplicitamente nella denuncia-querela firmata da
un'imprenditrice vigevanese 53enne, socia di un'azienda artigiana che opera nel settore calzaturiero nella
zona di Gambolò. A prestarle il denaro era un altro imprenditore, residente fuori provincia. «Una persona di
cui mi fidavo, che mi era stato vicino e credevo un amico - dice la donna - e che invece mi stava rovinando».
Nella denuncia si parla di somme prestate per poco meno di 240mila euro e di 310mila euro restituiti in
periodi ravvicinati. Le somme venivano erogate in assegni o contanti con interessi che, per alcune dazioni,
sono arrivati a toccare il 400% annuo. «Somme che possono sembrare non elevatissime rispetto a certi casi _
afferma l'avvocato Maurizio Sorisi, che assiste l'imprenditrice _ ma di rilevanza devastante per le aziende di
piccole dimensioni. E' la piccola usura degli insospettabili, quella che però erode il tessuto economico». Un
caso emblematico su cui però, va detto, ci sono ancora indagini in corso. La Guardia di Finanza ha sentito
l'imprenditrice e sta valutando la documentazione presentata. Per sapere se saranno ipotizzate responsabilità
penali bisognerà quindi attendere la fine dell'inchiesta della procura. Ma la vicenda, al di là di quello che sarà
l'esito degli accertamenti, vale come specchio di una realtà economica in profonda crisi, dove alle piccole
ditte basta poco per trovarsi in difficoltà: una fornitura non pagata o un credito rifiutato dalle banche. «Lui
mi ha aiutata all'inizio della mia attività dandomi 15 milioni in lire che nel giro di un paio d'anni ho restituito
in euro - racconta l'imprenditrice _. Poi ho avuto ancora bisogno per problemi con una banca, problemi che
mi hanno anche indotto a fare causa. In principio lui mi prestava soldi senza pretendere interessi, ma dal
2006 ha cominciato a chiedere la restituzione in tempi brevi e con un tasso di interesse ben al di sopra della
soglia di usura. Ho pagato tutto, ma a rendermi la vita impossibile è stato anche il suo comportamento, gli
inganni, le persecuzioni. Per non parlare delle continue telefonate, anche in ditta. Chiamate a tutte le ore, a
volte senza parole ma provenienti da telefoni in uso a lui. Mi stava rovinando, la mia vita era diventata
impossibile, mi sono quasi ammalata per questa storia e l'anno scorso mi sono trovata a non avere neanche i
soldi per la spesa». La decisione di reagire e denunciare è stata meditata. «Prima di rivolgermi alla giustizia
gli avevo proposto un accordo e lui sembrava pronto a pagare, di fatto ammettendo che io avessi dei diritti,
ma improvvisamente ha cambiato idea». L’azienda, dove lavorano in tutto sette persone, è la ragione per cui
combattere. «Da novembre sono senza gas in casa _ conclude - ma la mia attività la difendo con le unghie e
con i denti. I miei operai ricevono tutto quanto dovuto. Tanti, in questi mesi, mi hanno consigliato di
chiudere, ma io non mollo perchè mi sentirei una fallita. Non torno indietro, non mi pento di aver
denunciato. Chi ha approfittato della mia disperazione deve pagare».
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17/03/2012 – “L’ok per fare affari lo dava Boni” – La Prealpina
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17/03/2012 – “Tutti i retroscena dell’omicidio Novella” – La
Prealpina
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17/03/2012 – “Nel mirino anche un appalto del Dea” – La
Provincia Pavese
Nel mirino anche un appalto del Dea
Un file sulla gara del parcheggio multipiano sarebbe stato inviato alla Dec prima della
pubblicazione del bando
PAVIA. Il Policlinico San Matteo finisce nelle carte dell’inchiesta barese sulla società Dec della famiglia
Degennaro, il colosso che sta realizzando a Pavia le palazzine del Dea, il Dipartimento di emergenzaurgenza. Se a Bari l’accusa che riguarda i fratelli Degennaro (Daniele e Gerardo sono stati arrestati pochi
giorni fa, mentre Vito Degennaro risulta indagato) è di avere corrotto politici e funzionari con la promessa di
incarichi e di favori per ottenere lavori, a Pavia sotto la lente dei magistrati baresi è finito l’ appalto per la
realizzazione del nuovo ospedale, e per la precisione la gara relativa alla realizzazione e gestione di un
parcheggio multipiano nell’area Campeggi. Una gara “pilotata”, secondo un’informativa della Guardia di
Finanza del 2010. Che ripercorre, tappa per tappa, la procedura di assegnazione di quella gara proprio alla
Dec. Al momento per questa vicenda non risultano indagati. Ma l’inchiesta ha spinto i vertici del San
Matteo, in primis il direttore generale Angelo Cordone, a chiedere alla ditta di fornire certezze sui tempi di
ultimazione dei lavori. «I vertici del San Matteo hanno incontrato i legali rappresentanti delle imprese che
stanno edificando il nuovo ospedale», fa sapere il San Matteo con una nota. E la data, ora, c’è: il 30 maggio
il cantiere sarà chiuso e il Dea inaugurato. «L’inchiesta pavese – prosegue la nota del Policlinico – non avrà
ripercussioni sui lavori». Parole riprese anche dal consigliere anziano Ettore Filippi, che aggiunge: «Ciò che
importa è la consegna di un’opera così importante per Pavia. Se dovessero però emergere riscontri in base ai
quali risulti che l’ente sia stato danneggiato, prenderemo tutti i provvedimenti legali e di tutela del caso».
I riscontri, per i finanzieri, sarebbero contenuti in un file trovato nel computer di Gerardo Degennaro. Il file,
denominato “Norme di gara.doc”, porta la data del 17 maggio 2006 (all’epoca il direttore generale era
Giovanni Azzaretti e presidente della Fondazione Alberto Guglielmo). Il file è allegato a una mail, inviata a
Degennaro da un collaboratore. Nel testo si legge: «Vi inoltro mail da parte dell’Ufficio tecnico del
Policlinico San Matteo di Pavia contenente in allegato la bozza del bando per l’affidamento in concessione di
progettazione, realizzazione e successiva gestione di un parcheggio multipiano dove Dec Spa è stata
nominata promotore. L’ufficio tecnico del Policlinico vorrebbe da parte nostra un parere sul bando prima che
venga ufficialmente pubblicato». L’allegato, dicono i finanzieri, è la bozza del bando di gara che la direzione
generale del Policlinico approverà cinque giorni dopo. Che cosa significa? Secondo i magistrati che «il
gruppo Degennaro non solo avrebbe avuto a disposizione prima dell’ufficialità il bando di gara ma
addirittura poteva confezionarlo su misura». I magistrati citano proprio l’esempio di Pavia nella sezione
dedicata al «sistema delle collusioni». Il caso di Pavia - dicono - «è indicativo della capacità del gruppo
Degennaro di attivare e utilizzare sistema collusivi anche al di fuori del Comune di Bari».
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17/03/2012 – “Beni confiscati, primo incontro a Pavia «Il
fenomeno è destinato a crescere»” – La Provincia Pavese
Beni confiscati, primo incontro a Pavia «Il fenomeno è destinato a crescere»
Non c’è soltanto la Sicilia: anche in provincia di Pavia ci sono immobili sequestrati alla mafia. Sono una
trentina, e sono sparsi per tutto il territorio: a Portalbera ad esempio ci sono cinque case e due terreni
agricoli. A Vigevano invece i magistrati hanno sequestrato alla criminalità organizzata un intero fabbricato a
destinazione commerciale e industriale, oltre a sei appartamenti e due garage.
Per fare il punto sui beni confiscati alla mafia nel territorio pavese, ieri in Prefettura si è svolto un incontro
istituzionale, il primo di questo genere in provincia di Pavia. Oltre a un esperto dell’Agenzia nazionale dei
beni confiscati, vi hanno partecipato i carabinieri e la guardia di finanza, la Camera di commercio e la
Provincia di Pavia. «Si è trattato di un tavolo tecnico, per fare il punto sulla situazione – dice Franco
Osculati, assessore provinciale che ha partecipato all’incontro –. Da parte nostra c’è la piena disponibilità a
collaborare con le altre istituzioni, affinché l’uso di questi beni sia sempre di tipo sociale».
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17/03/2012 – “Vigevano, giornata contro le mafie” – La
Provincia Pavese
Vigevano, giornata contro le mafie
Un flash mob in piazza Ducale con i volontari di “Presidio Libera”
VIGEVANO. Dal 1996 ogni 21 marzo l’associazione antimafia «Libera», fondata da don Luigi Ciotti,
festeggia la «Giornata della memoria e dell’impegno per ricordare le vittime innocenti di tutte le mafie».
Sedici edizioni, per le quali ogni volta è stato scelta come sede nazionale una giornata diversa. Quest’anno la
giornata nazionale si terrà sabato 17 marzo a Genova, ma il 21 saranno più di mille le città che aderiranno
all’iniziativa e promuoveranno eventi diversi, rivolti all’impegno e alla memoria. Anche la città di Vigevano
aderirà, grazie al «Presidio Libera Vigevano». Mercoledì 21 marzo in piazza Volta, dalle 9.30 alle 12.30, ci
sarà un banchetto informativo.
Nel pomeriggio, dalle 12 alle 19, i volontari di «Libera» saranno in piazza Ducale, dove alle 17.30 si
svolgerà un “flash mob”, per catturare l’attenzione della cittadinanza e sensibilizzare le persone alla tematica
del ricordo.
I banchetti dell’associazione saranno presenti anche al centro commerciale «Il Ducale» dalle 10 alle 17 e sul
passaggio pedonale di fronte alla bottega equosolidale «Macondo», gestita dalla cooperativa «Altrospazio».
Dalle 10 alle 12 e dalle 16 alle 18.30 sarà possibile trovare gadget e volantini informativi sulle attività
dell’associazione.
Nucleo dell’iniziativa sarà la proposta di acquisto dei prodotti di «Libera terra», ovvero di quei prodotti
frutto del lavoro di giovani e cooperative che coltivano ettari di terra confiscati alla mafia, grazie alla legge
nata da una mobilitazione promossa proprio dalla stessa associazione.
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18/03/2012 – “Sparatoria nel piazzale del Beato Matteo” – La
Provincia Pavese
Sparatoria nel piazzale del Beato Matteo
Due morti e un ferito grave, sono albanesi. Il litigio nel parcheggio, poi i colpi. Una ragazza la
testimone-chiave
VIGEVANO. Due morti e un ferito grave è il bilancio della sparatoria avvenuta ieri sera, poco dopo le 21.30,
nel parcheggio della clinica Beato Matteo, in corso Pavia. I due che hanno perso la vita sono albanesi, del
ferito - colpito a una gamba e portato all’ospedale - non sono state rese note le generalità. Ma è probabile che
si tratti dell’ennesimo regolamento di conti tra bande rivali.
Posti di blocco sono scattati in tutta la provincia alla ricerca di un’auto grigia fuggita a forte velocità, con due
persone a bordo. Forse gli assassini. E una ragazza, che era con loro, è stata portata in commissariato per
essere interrogata. Forse potrebbe spiegare la ragione della sparatoria.
Sette-otto colpi di pistola hanno squarciato il silenzio, nel piazzale quasi deserto dietro il Beato Matteo dopo
le 21.30. E sono stati proprio i dipendenti della clinica a prestare i primi soccorsi e a chiamare 118 e polizia.
Stando a una prima ricostruzione - avvalorata anche dai racconti degli abitanti nelle case circostanti poi scesi
in strada - due gruppi di persone si sono date appuntamento nel parcheggio. Hanno scelto il punto più
appartato, che si affaccia sui campi. Comunque ben illuminato.
«Ho sentito delle voci concitate – racconta un residente – . Delle persone stavano litigando in una lingua
straniera. Poi sono partiti i colpi secchi. Tre, poi due. Poi un attimo di silenzio e un ultimo colpo». Nel
piazzale intanto si sono precipitati alcuni infermieri e anche dei vicini di casa. Momenti concitati. «Mi sono
affacciato alla finestra e ho visto una Volvo grigia fuggire a tutto gas, percorrere gli 80-90 metri di
parcheggio e sparire in direzione di corso Pavia. C’erano 2 persone a bordo» racconta un altro residente. La
polizia invece ha subito diramato le ricerche di una Pallio grigia con i fuggitivi, pericolosi e armati. La
ragazza fermata dalla polizia potrebbe fornire dettagli importanti e spiegare la ragione del litigio finito nel
sangue.
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18/03/2012 – “Sannazzaro, un altro rogo. Camion brucia nella
notte” – La Provincia Pavese
Sannazzaro, un altro rogo. Camion brucia nella notte
Distrutto un mezzo del corriere Bartolini posteggiato in via XI Febbraio. Nella stessa zona già dati
alle fiamme diversi veicoli, scatta l’allarme-piromani
SANNAZZARO. Brucia nella notte un camion del corriere espresso Bartolini parcheggiato in via XI
Febbraio, a poche decine di metri dal condominio dove abita l’autista, di origine tunisina, che l’aveva in
gestione per motivi di lavoro.
Motore, cabina ed interni del mezzo sono andati completamente distrutti rendendo inservibile il camion con
una danno valutabile attorno ai 25mila ero.
L’incendio è avvenuto poco dopo le tre della notte scorsa. Sarebbe stato lo scoppio delle gomme anteriori,
dilaniate dalle fiamme, a destare dal sonno l’intero palazzo e diversi abitanti delle vie adiacenti.
C.G., residente nel condominio e testimone dell’incendio, racconta: «Quello scoppio ha destato tutti. Quando
mi sono affacciato alla finestra, ho notato solo delle fiamme alte che avevano già circondato il mezzo e
stavano coinvolgendo anche un vicino cassonetto della nettezza urbana. Ho subito chiamato i vigili del fuoco
che mi hanno confermato che altri residenti avevano già richiesto il loro intervento per lo stesso motivo».
I pompieri si sono subito messi al lavoro con l’utilizzo di un’autopompa e di due idranti; un’operazione che
ha evitato che le fiamme, già alte, potessero propagarsi allo stesso cassonetto vicino, al rimorchio dello
stesso camion e ad altre autovetture parcheggiate nelle immediate vicinanze.
Nulla da fare però per salvare il camion la cui parte anteriore è stata ridotta dal fuoco ad un rottame
inutilizzabile. Per fortuna il cassone del camion per trasporti della Bartolini era vuoto. I pompieri hanno
lavorato sodo per un’ora e mezza sino a quando l’intera area è stata messa in sicurezza. L’autista, sceso in
strada assieme ad altri inquilini del palazzo, non sa darsi una ragione dell’incendio.
Ha detto che sul camion in dotazione non c’era nulla di inserito o funzionante se non un normale navigatore
satellitare.
Inspiegabile, per lui, le origini dell’incendio. I vigili del fuoco hanno valutato la possibilità di un innesco
spontaneo delle fiamme determinato da un corto circuito; non si scarta l’ipotesi del dolo e del vandalismo
gratuito visto che nella zona, nell’arco di poco più di un anno, sono avvenuti diversi incendi di mezzi
parcheggiati in piena notte.
La carcassa del camion sarà presto rimossa per consentire lo scorrimento regolare del traffico su via XI
Febbraio, strada urbana alquanto stretta e a doppio senso di marcia.
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18/03/2012 – “Spacciava in campagna” – La Provincia Pavese
Spacciava in campagna
MELEGNANO. “Io spaccio”: clandestino da tre anni e disoccupato, S.K., 21 anni domiciliato a Milano in
zona Corvetto è stato arrestato dai carabinieri nei campi di Mezzano, frazione a breve distanza da Melegnano
e dalla provinciale Binasca, davanti a un banchetto improvvisato con 27 grammi di cocaina, due bilancini e
tre telefoni cellulari. Rimarrà in carcere fino al giudizio. Il blitz è scattato giovedì pomeriggio: i residenti
avevano segnalato numerose auto di giovani, anche dal Pavese, incolonnate in attesa della dose, lungo una
stradina di campagna. I militari, anche in borghese e con binocoli, hanno avvistato due spacciatori. Uno è
scappato. L'altro è stato bloccato davanti al banchetto e ha poi confessato al giudice che quello di vendere
droga è il suo “lavoro”. Si faceva chiamare Stefano per farsi contattare dai clienti sui cellulari intestati a
prestanome. Ben settanta le telefonate e i messaggi dal contenuto inequivocabile, effettuate anche da pavesi,
contate dai carabinieri prima che le batterie si scaricassero, per l'intero pomeriggio. Trovati però solo 15
euro.
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17/03/2012 – “Arrestato giovane coltivatore di marijuana” – La
Provincia Pavese
Arrestato giovane coltivatore di marijuana
Tortona, aveva realizzato una serra all’insaputa dei genitori Il 19enne bloccato dai carabinieri e
portato in carcere
TORTONA. Nel giardino di casa in un locale aveva installato una serra e all’insaputa dei genitori si era
messo a coltivare piante di marijuana ma è finito nei guai. E’ scattato l’arresto per coltivazione e
importazione illecita di sostanze stupefacenti e detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. A finire
in manette è stato Luca Presotto, 19 anni, residente alla perfiferia di Tortona, sorpreso dai carabinieri della
compagnia di Tortona, al comando del capitano Giorgio Sanna, dopo che i militari lo avevano notato
frequentare persone poco raccomandabili.
I carabinieri, ottenuto un mandato di perquisizione per l’abitazione, hanno trovato 30 di marijuana, in parte
già suddivisa in dosi, 1 grammo di hashish, 18,8 grammi circa di semi di canapa indiana ed un flacone da 10
ml. di sostanza sterile di tipo stupefacente, illecitamente importata. All’interno di un locale adibito a serra,
gli investigatori dell’Arma hanno trovato 5 piante di marijuana , 3 bilancini di precisione, una lampada
alogena, materiale ed attrezzature varie atte alla coltivazione ed al confezionamento di sostanze stupefacenti.
La serra è stata posta sotto sequestro così come tutto il materiale rinvenuto nella villetta. Luca Presotto è
stato quindi condotto in caserma ed arrestato.
Secondo quanto emerso sembra che i genitori fossero completamente all’oscuro dell’attività del figlio e sono
caduti letteralmente dalle nuvole quando i carabinieri hanno effettuato la perquisizione nella loro casa. La
famiglia Presotto è molto stimata ed è conosciuta da tutti. Luca, a quanto pare, è figlio unico ed i genitori
hanno sempre cercato di dargli tutto ciò di cui aveva bisogno. Secondo quanto è stato possibile appurare,
Luca è sempre stato un bravo ragazzo e chi lo conosce non esclude sia stato vittima di cattive compagnie di
giovani poco raccomandabili che lo avrebbero indotto a coltivare, secondo i carabinieri con cura minuziosa e
molto precisa, le piante di marijuana, ma tutto questo dovranno essere i giudici a stabilirlo. Intanto il ragazzo
è stato associato al carcere di Alessandria, a disposizione dell’autorità giudiziaria. Potrebbe essere sentito fin
dalle prossime ore.
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19/03/2012 – “In camper dall’Olanda: intercettato carico di
droga” – La Prealpina
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19/03/2012 – “Pensionato al minimo arrotonda con la coca” –
La Prealpina
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19/03/2012 – “Centro Minerva, nuclei anti-spaccio della polizia”
– La Provincia Pavese
Centro Minerva, nuclei anti-spaccio della polizia
Dopo le ronde dei vigili esecutivo l’accordo del Comune con il questore. Cancelli e illuminazione,
l’assessore: «Il progetto c’è, ma mancano i fondi»
PAVIA. Non più solo i vigili urbani due volte al giorno, ora anche la polizia ha aggiunto il centro
commerciale Minerva tra i punti di passaggio frequente per monitorare la situazione. «Dopo aver fatto il
punto della situazione al tavolo per la sicurezza – spiega l’assessore alla polizia locale Marco Galandra –
abbiamo riscontrato con soddisfazione l’attenzione del questore sul problema del centro commerciale. Anche
gli agenti stanno facendo più frequenti controlli come chiedono gli esercenti e i cittadini» . Almeno uno al
giorno. All’attenzione delle forze di polizia fenomeni di spaccio nella zona. «Si stanno facendo controlli sui
documenti di chi staziona nel centro, e stiamo cercando le risorse per portare avanti il progetto di delimitare
la zona con dei cancelli, almeno per chiuderla durante la notte, e aumentare l’illuminazione», aggiunge
Galandra.
Le “ronde” dei vigili erano partite a dicembre, dopo un incontro che aveva coinvolto anche la Regione, che
al centro commerciale ha la sede territoriale, ed Esselunga. La Regione stessa, tre mesi fa, si era impegnata a
cercare risorse per i cancelli a chiusura dell’area, ma la ricerca non è ancora andata a buon fine, e il Comune
vorrebbe coinvolgere gli stessi commercianti. Oltre all’assessorato al commercio: «Per rilanciare l’area
vorremmo estendere il parco giochi già presente nell’area bassa in modo da occupare più spazio, aumentare
il movimento e limitare così i bivacchi: siamo in trattativa. Per rivitalizzare la zona vorremmo favorire
l’insediamento di qualche bancarella», afferma Galandra.
I cancelli servirebbero ad evitare i bivacchi: i portici all’interno e i giardini sottostanti viale Cesare Battisti
infatti sono rifugio di molti senzatetto che rifuggono il dormitorio. E nonostante l’ordinanza anti vetro –
corretta di recente per multare non solo chi dispensa, ma anche chi gira con alcolici in vetro nelle 24 ore
nella zona – resta il problema della sporcizia: bottiglie, sacchetti, contenitori e vasetti sporchi nonostante gli
interventi straordinari di Asm.
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19/03/2012 – “Linarolo, rogo doloso: in fumo 200 rotoballe” –
La Provincia Pavese
Linarolo, rogo doloso: in fumo 200 rotoballe
Danni per circa 10mila euro all’azienda agricola Canesi in località Crocetta. Fiamme divampate
sabato intorno alle 22, i pompieri hanno lavorato 7 ore
LINAROLO. Incendio doloso di rotoballe, la scorsa notte, alla Crocetta. Qualcuno ha appiccato il fuoco a
circa duecento pile di paglia dell’azienda agricola di Gianluigi Canesi. Il valore è di circa diecimila euro.
L’incendio, dai primi riscontri, dovrebbe essere doloso. Nelle vicinanze non sono state trovate tracce di
taniche di benzina ma manca un punto di inizio del rogo perchè le fiamme si sono alzate all’aperto. E i vigili
del fuoco sembra escludano anche l’autocombustione. Un piromane quindi che si sarebbe divertito nel modo
sbagliato.
Le rotoballe erano state accatastate davanti a un capannone dell’azienda agricola la cui sede è alla frazione
Ospedaletto. L’incendio è divampato sabato sera verso le 22. Qualcuno si è avvcinato alla paglia e ha dato
fuoco. Poi si è allontanato.
«La prima persona che ci ha avvisato - spiegano i titolari dell’azienda agricola di Linarolo– è stata una donna
che passava lungo la strada all’inizio dell’incendio. Ci ha suonato il campanello dicendo che c’era il fuoco
vicino al nostro capannone. Nel frattempo qualcuno aveva già chiamato i pompieri dal bar di Linarolo. Forse
qualche cliente si era reso conto di cosa stava succedendo. L’incendio dovrebbe essere doloso considerate le
circostanze. Non riusciamo proprio a capire chi si possa divertire in questo modo causando danni ad altri.
Avevamo spostato la paglia da poco lì per poter effettuare i primi lavori in campagna».
Sul posto dell’incendio sono intervenuti i vigili del fuoco del comando provinciale di Pavia. Il lavoro è stato
molto lungo e faticoso. Le fiamme sono state domate in un’ora di impegno ma i pompieri sono rimasti sul
posto sino alle sei di domenica mattina. Hanno infatti dovuto smassare la paglia bruciata per evitare che altri
focolai d’incendio provocassero nuovi roghi con gravi conseguenze.
L’esistenza di un piromane sembra quindi molto probabile. Alcuni mesi fa incendi dolosi di questo tipo si
erano verificati nella zona di Stradella soprattutto dalle parti di Arena Po. Venivano prese di mira aziende
agricole e il fieno in modo particolare. Nella zona di Linarolo, alcuni anni fa, diversi fienili erano stati
incendiati nel periodo estivo sempre di notte. E il responsabile sembra non sia stato mai scoperto.
Probabilmente la vigilanza in zona sarà aumentata soprattutto nelle ore notturne.
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20/03/2012 – “Indagato il fratello di La Russa” – La Stampa
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20/03/2012 – “San Raffaele, sette indagati e 45 milioni nei fondi
neri” – La Stampa
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20/03/2012 – “Ha riempito il suo camper di droga per pagare i
debiti fatti nei Casinò” – La Prealpina
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20/03/2012 – “Regione, avanti un altro” – La Prealpina
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20/03/2012 – “Napoli, manette a 16 giudici tributari. Sono
accusati di aver organizzato un mercato delle sentenze” – La
Prealpina (1^ parte)
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20/03/2012 – “Napoli, manette a 16 giudici tributari. Sono
accusati di aver organizzato un mercato delle sentenze” – La
Prealpina (2^ parte)
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20/03/2012 – “Maxi-sequestro a Rivalta, 43 tonnellate di cibo
cinese” – La Provincia Pavese
Maxi-sequestro a Rivalta, 43 tonnellate di cibo cinese
Nelle etichette dei prodotti alimentari confusione tra “surgelati” e “congelati”. Per la maggior parte
sono verdure destinate a negozi e ristoranti
Cibo di provenienza cinese con etichettature che confondevano ’surgelati’ e ’congelati’, soggetti a norme
diverse, diventando potenzialmente nocivo per la salute. La Guardia di Finanza di Tortona ne ha sequestrate
43 tonnellate (in due diverse operazioni, la prima un anno fa), illegalmente importate da due diverse società
di capitali, denunciando tre importatori. Secondo quanto accertato, questi avevano tentato di eludere la
normativa approfittando di traduzioni approssimative dal cinese all’inglese e poi all’italiano «trasformando»
i prodotti surgelati in prodotti congelati. «La perdita di ogni certezza sulla qualità delle merce - hanno
precisato le Fiamme Gialle - si sarebbe potuta prestare successivamente, con notevoli risparmi sui costi, a
modalità di trattamento diverse da quelle consentite, come quella che riguarda la temperatura di
conservazione, a scapito della genuinità dei prodotti e della salute dei consumatori». La merce, perlopiù
verdura, era destinata a negozi e ristoranti.
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20/03/2012 – “L’auto dei killer incendiata per cancellare le
tracce” – La Provincia Pavese
L’auto dei killer incendiata per cancellare le tracce
VIGEVANO. E’ sopravvissuto l’uomo che era forse il vero obiettivo dei killer. A quanto pare
l’appuntamento era solo con Kresnik Gajtani – che però si è fatto accompagnare dai parenti – poi ricoverato
in Rianimazione e piantonato 24 ore al giorno dalla polizia. La sua vita è in pericolo: conosce chi voleva
ucciderlo. I killer sono fuggiti credendolo morto: i soccorritori l’hanno trovavo disteso dietro una Mercedes
parcheggiata, con una forte emorragia in atto causata delle ferite. Ha visto i killer anche la ragazza,
un’albanese poco più che ventenne, arrivata nel parcheggio con Martin Turka: ha assistito all’esecuzione, poi
ha chiesto i soccorsi.
Sarebbe stata risparmiata – è un’ipotesi investigativa – solo perché il commando non si è accorto di lei. Non
è scesa dall’auto mentre gli uomini parlavano: quando sono partite le raffiche di mitra, si è abbassata sui
sedili. Dove è rimasta finché non ha sentito la macchina dei killer allontanarsi. Sentita a lungo dal pm Silvia
Baglivo, sarebbe stata portata in un luogo sicuro. Anche lei è diventata un potenziale bersaglio dei killer,
avendoli visti potrebbe riconoscerli.
Distrutta dal fuoco, per impedire il lavoro della scientifica su tracce e impronte, la Palio grigia usata per la
fuga è stata ritrovata alla frazione Sforzesca. E’ intestata a un italiano, un prestanome residente a Milano.
Intanto continuano senza sosta – già con risultati concreti, a quanto sembra – le indagini del commissariato
diretto dal vice questore Anna Leuci. Non si esclude nulla: un regolamento di conti per affari illeciti di
droga, prostituzione o altro, o per fatti privati. La polizia aveva indagato anche su un altro omicidio con
vittima albanese, commesso il 21 maggio 2011 alla Sforzesca: due dei tre killer sono stati arrestati. Vittima
albanese anche per il delitto del dancing Sayonara, commesso a Vigevano il 7 gennaio, e quello a Casorate,
nel Pavese, del 14 gennaio. Quattro delitti e cinque vittime, sempre di sabato.
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21/03/2012 – “Il boss dell’usura finisce ancora dietro le sbarre”
– La Prealpina
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21/03/2012 – “Accuse a Caianiello durante la serata sulla
legalità. Pronte le querele” – La Prealpina
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21/03/2012 – “Il killer ha un nome, caccia all’uomo” – La
Provincia Pavese
Il killer ha un nome, caccia all’uomo
Identificato l’albanese che ha ucciso due connazionali sabato scorso. Perquisizione con fuga a
Lomello
VIGEVANO. Un omicidio maturato nel giro della prostituzione. Un affare molto redditizio che vede
Vigevano e tutta la zona a valle lungo il corso del Ticino (soprattutto Bereguardo e Casorate) al centro di
traffici gestiti da gang in prevalenza albanese. Criminali comuni ma spietati che non esitano ad uccidere se
sentono solo minacciata la propria leadership locale. E così, secondo fonti investigative, sarebbe successo
anche sabato sera nell’angolo più nascosto del piazzale della clinica Beato Matteo quando Almir Gajtani e il
cognato Martin Turka sono stati trucidati a colpi di fucile mitragliatore. Loro erano disarmati e,
probabilmente, non sospettavano minimamente che quello che doveva essere un classico incontro «di affari»
sarebbe finito tragicamente. Si fidavano di quell’uomo che, invece, non esitato a premere il grilletto forse di
fronte alle prime difficoltà in un trattativa dai contenuti ancora sconosciuti. Un litigio improvviso che
potrebbe avere al centro la ragazza albanese (probabilmente già avviata oppure da avviare alla prostituzione)
che era con i connazionali massacrati. Ieri, intanto, è stata eseguita l’autopsia.
Le indagini della squadra mobile di Pavia, coordinate dal commissario capo Francesco Garcia, e del
commissariato di Vigevano hanno portato a un primo risultato. Il killer (avrebbe sparato una persona sola) è
stato identificato. Si tratta di un giovane albanese già conosciuto dalla polizia. Adesso lo stanno cercando
nelle zone di confine ma gli investigatori non escludono che possa già essere entrato in Germania oppure
abbia deciso di rientrare in patria in fretta e furia. L’arma potrebbe essere stata nascosta da qualche parte
oppure affidata a persone «sicure» in Italia. Un duplice omicicio che, per quanto riguarda l’esecutore
materiale, ha pochi segreti. L’uomo che sarebbe fuggito con il killer non avrebbe invece avuto un ruolo nella
spietata esecuzione. Gli investigatori, coordinati dai magistrati della procura della repubblica di Vigevano,
hanno cercato per due giorni eventuali fiancheggiatori del killer. Connazionali, amici che potrebbero averlo
aiutato o nascosto nella notte tra sabato e domenica. Per questo motivo, lunedì, sono state eseguite diverse
perquisizioni nelle abitazioni di cittadini albanesi e romeni (che avevano contatto con i protagonisti del
duplice omicidio) sia in provincia che fuori. Nel corso di una di queste perquisizioni, a Lomello, un albanese
alla vista dei poliziotti si è lanciato dalla finestra per fuggire. Un volo di circa due metri e mezzo ed è stato
bloccato dai poliziotti. L’uomo si è fratturato un polso e contusioni in diverse parti del corpo. E’ stato
medicato al pronto soccorso dell’ospedale di Vigevano e, ieri mattina, è stato interrogato in questura. Si
sarebbe difeso dicendo di essersi spaventato alla vista dei poliziotti ma la verità potrebbe essere un’altra.
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21/03/2012 – “Delitto della Sforzesca Scatta il terzo arresto” –
La Provincia Pavese
Delitto della Sforzesca Scatta il terzo arresto
VIGEVANO. Anche allora era stata un’esecuzione brutale: un albanese 33enne, Pellum Tartaraj, ucciso a
colpi di revolver calibro 38 in mezzo alla strada. Dieci mesi dopo il delitto della Sforzesca – commesso il 21
maggio 2011 – la polizia ha arrestato anche il terzo componente del commando: Eduart Daja, 33 anni,
albanese, latitante all'estero da quel giorno, considerato l’esecutore materiale dell’omicidio. Era stato
rintracciato un mese fa in Germania, ad Hannover, dove aveva esibito documenti falsi. Le autorità tedesche
lo hanno espulso consegnandolo alla polizia austriaca, che lo ha rinchiuso in un centro di permanenza, in
attesa che venisse eseguito il mandato di arresto europeo spiccato dalla procura di Vigevano. Concluse le
procedure di estradizione, Daja è stato consegnato alla polizia di frontiera del Brennero. Gli agenti della
squadra mobile di Pavia e del commissariato di Vigevano gli hanno notificato l’ordinanza di custodia
cautelare, firmata dal giudice delle indagini preliminari di Vigevano, Stefano Vitelli. Duka è in carcere a
Trento. I suoi complici erano stati arrestati dalla polizia un mese e mezzo dopo il delitto: Aurel Duka, 39
anni, e Emiljan Petraq Sina, 31 anni, anch’essi albanesi. Duka risiedeva regolarmente a Vigevano, come
Petraq Sina, e lavorava in un bar: appartiene a una famiglia che ha messo radici in Lomellina, avviando
attività nel settore di commercio e dell'edilizia. Come per il delitto di corso Pavia di sabato scorso, e il delitto
del Sayonara del 7 gennaio, anche alla Sforzesca i killer avevano agito di sabato, davanti al bar dove la
vittima aveva appena preso un caffè con gli assassini. Pellum Tartaraj, operaio incensurato residente ad
Abbiategrasso è morto, secondo le ipotesi di indagine, per regolare conti nel mondo della prostituzione.
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22/03/2012 – “Droga, arrestata una 21enne di Gambolò” – La
Provincia Pavese
Droga, arrestata una 21enne di Gambolò
Fermata a Vigevano durante un controllo, trovata in possesso di 4 grammi di eroina e uno di
cocaina
VIGEVANO. E’ stata trovata in possesso di eroina e cocaina in quantità tale da giustificare un arresto in
flagranza di reato per detenzione di stupefacenti ai fini dello spaccio. Federica Greguoldo, 21 anni, residente
a Gambolò, è stata arrestata dai carabinieri l’altra notte alle 2, in una strada del centro città.
La donna è stata fermata al volante della sua auto, una Ford Ka. I militari dell’aliquota operativa della
compagnia di Vigevano, coordinati dal capitano Gennaro Cassese, hanno perquisito sia la donna che la
macchina: è risultato che Federica Greguoldo aveva con sè 4 grammi di eroina e un grammo di cocaina.
Alla 21enne sono stati concessi gli arresti domiciliari, in attesa della convalida del’arresto, effettuato in
flagranza di reato dai carabinieri.
L’altro giorno invece, sempre i carabinieri della compagnia ducale hanno arrestato a Vigevano un cittadino
romeno che non aveva obbedito a un decreto di espulsione dal territorio italiano.
Ion Maradin, 24 ani, è stato fermato al volante di un fuoristrada Land Rover. Era insieme a un connazionale.
Ha mostrato un documento di identità romeno che no ha convinto i carabinieri.
Un ulteriore controllo in banca dati ha permesso di scoprire che era stato espulso dall’Italia per gravi motivi
di pubblica sicurezza, ma è poi tornato in Italia da clandestino. L’arresto è stato convalidato in tribunale: Ion
Maradin è stato rimesso in libertà, rinviando il processo per direttissima.
L’altra notte invece un nuovo arresto effettuato dai carabinieri per droga: questa volta a finire nei guai è stata
una ragazza di 21 anni che è stata trovata in possesso di eroina e cocaina, destinata secondo le accuse a
essere venduta a clienti, per cui è stata accusata di spaccio.
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23/03/2012 – “Coca travestita da acquavite” – La Prealpina
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24/03/2012 – “Nelle carte del San Raffaele i fratelli delle cozze
pelose” – La Stampa
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24/03/2012 – “Processo all’ultimo Bad Boy” – La Prealpina
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24/03/2012 – “Gemellaggio antimafia fra licei. Suggellato allo
stadio” – La Prealpina
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24/03/2012 – “Droga negli slip, fermato sul treno” – La
Prealpina
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24/03/2012 – “Fermato con oltre un chilo di hashish” – La
Provincia Pavese
Fermato con oltre un chilo di hashish
Un 37enne di Gropello nascondeva la droga destinata al mercato pavese sulla sua auto e dentro casa
CARBONARA. I finanzieri lo hanno fermato per un controllo a Carbonara e hanno scoperto che sulla sua
auto nascondeva un chilo di hashish. Ferdinando Sorrentino, un uomo di 37 anni che abita a Gropello
Cairoli, è stato arrestato con l’accusa di detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio. Nel corso di
una perquisizione domiciliare nella sua abitazione gli uomini dela colonnello Domenico Grimaldi hanno
recuperato altri trecento grammi di hashish. Probabilmente il fumo era destinato al mercato pavese, in
particolare a quello di Pavia. Le indagini sono tutt’altro che concluse: gli investigatori delle Fiamme gialle
stanno cercando di scoprire l’esistenza di eventuali complici.
L’arresto è avvenuto, l’altra notte, sulla ex statale 596 dei Cairoli nel territorio comunale di Carbonara. I
finanzieri hanno fermato la Passat e si sono insospettiti per il comportamento nervoso di Ferdinando
Sorrentino che era al volante. Così hanno perquisito la vettura dove hanno trovato la droga e novecento euro
in contanti. L’uomo è stato accompagnato nella caserma di corso Garibaldi e altri finanzieri sono andati nella
sua abitazione di Gropello. Qui sono stati trovati altri 315 grammi di hashish e alcuni bilancini di precisione.
La droga è stata sequestrata e messa a disposizione della magistratura. Ferdinando Sorrentino è stato
arrestato. Gli investigatori della finanza stanno cercando di scoprire a chi era destinata la droga e, soprattutto,
dove era stata acquistata. Dalle prime ipotesi avanzate sembra che le dosi di hashish fossero riservate al
mercato di Pavia e del Pavese. La richiesta di «fumo» è in aumentato. E anche l’offerta ha fatto un notevole
salto di qualità nonostante i numerosi arresti eseguiti negli ultimi mesi. I clienti sono, nella maggior parte dei
casi, ragazzi dai 15 ai 19 anni. Quasi sempre studenti delle scuole medie superiori che si avvicinano al fumo
imitando amici più grandi.
Gli uomini della Guardia di finanza, alcuni giorni fa, avevano anche arrestato un sudarmericano di 37 anni in
un bar del centro storico di Pavia. Alcuni clienti si erano insospettiti dal suo comportamento e avevano
avvisato la finanza. Era stata eseguita una perquisizione nella sua abitazione dove erano stati trovati 60
grammi di hashish.
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24/03/2012 – “Cocaina, fumo e «ghiaccio» per l’alcol Segnali
dell’emergenza in città” – La Provincia Pavese
Cocaina, fumo e «ghiaccio» per l’alcol Segnali dell’emergenza in città
Negli ultimi mesi a Pavia sono stati eseguiti numerosi arresti. L’altra notte i carabinieri avevano bloccato in
viale Indipendenza Andrea Amatiello, un giovane di 27 anni trovato in possesso di cocaina e di marijuana
(nella foto la merce sequestrata). Il giudice ha convalidato il provvedimento e ha concesso gli arresti
domiciliari a un giovane che non aveva mai avuto problemi con la giustizia. Adesso dovrà essere rifatto il
test per capire la reale natura della sostanza sequestrata. In ogni caso non è affatto provato che il giovane, che
abita in viale Indipendenza, sia lo spacciatore. La droga sequestrata poteva essere stata solamente nascosta
nel garage vicino a casa. La polizia aveva arrestato un giovane che spacciava «ghiaccio», una droga
sintentica utilizzata in combinazione con gli alcolici. In quell’occasione erano stati identificati numerosi
clienti, quasi tutti giovani appartenenti a famiglie della media-alta borghesia pavese. La Guardia di finanza,
alcuni giorni fa, aveva denunciato un ragazzo pavese di 18 anni che era stato fermato per un normale
controllo vicino alla Minerva. Era stato trovato in possesso di 18 piccoli involucri che contenevano
marijuana e alcune banconote di piccolo taglio. Era stata eseguita una perquisizione nell’abitazione del
giovane (a San Martino Siccomario) dove erano stati trovati altri 30 grammi di marijuana oltre a un bilancino
di precisione e a materiale usato per la confezione dello stupefacente. Sempre i finanzieri nell’ultimo mese
hanno segnalato alla prefettura sei persone tre le quali c’è anche un minorenne. Sono stati sequestrati anche
un francobollo intriso di Lsd, due spinelli già confezionati e piccole quantità di fumo. I controlli
proseguiranno anche nelle prossime settimane anche negli istituti scolastici.
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24/03/2012 – “Sequestrato un chilo e mezzo di cocaina” – La
Provincia Pavese
Sequestrato un chilo e mezzo di cocaina
La droga trovata dai carabinieri in un garage di viale Indipendenza. Arrestato un 27enne che vive
con la madre
PAVIA. La cocaina era nascosta dentro un borsone per computer. Oltre un chilo e mezzo di roba purissima
divisa in diciotto panetti che, probabilmente, dovevano essere consegnati agli spacciatori al dettaglio. I
carabinieri della compagnia di Pavia l’hanno trovata nel garage di Andrea Amatiello, un giovane di 27 anni
che abita in viale Indipendenza. E’ stato arrestato con l’accusa di detenzione di sostanze stupefacenti ai fini
di spaccio. La sua posizione dovrà essere esaminata dai magistrati della procura della repubblica di Pavia. Si
tratta di uno dei maggiori sequestri di droga effettuati in città negli ultimi anni. Il valore complessivo di
mercato è di circa 450 mila euro. La quantità di cocaina ottenuta, una volta tagliata, può anche essere
triplicata.
L’operazione dei carabinieri, coordinati dal capitano Claudio Arneodo e dal tenente Alessandra Agosti, è
scattata mercoledì pomeriggio. I militari hanno eseguito qualche perquisizione in città nelle abitazioni di
persone sospette non solo per un eventuale spaccio di droga ma per ricettazione di materiale rubato. Una
delle abitazioni prese in considerazione era quella di Andrea Amatiello, un ventisettenne che vive con la
madre. I carabinieri sono entrati nell’abitazione di viale Indipendenza dove hanno controllato non solo la
casa anche un garage in uso alla famiglia che viene utilizzato anche come cantina. Gli investigatori
dell’arma, probabilmente, non speravano di trovare un quantitativo di droga così ingente. Hanno notato una
borsa scura per computer accantonata in un angolo del locale insieme ad altre cianfrusaglie e l’hanno aperta.
Dentro c’era la droga divisa in panetti. Oltre alla cocaina è stato recuperato anche un etto di marijuana.
Andrea Amatiello è stato subito accompagnato in caserma dove ha cercato di difendersi. «Non ho mai visto
quella borsa – avrebbe detto con decisione ai militari – e non so nulla della droga. Non riesco a capire chi
l’abbia messa nella mia cantina».
I carabinieri non gli hanno creduto e lo hanno arrestato per detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di
spaccio. Le indagini sono ancora in corso. I carabinieri della compagnia di Pavia dovranno scoprire cosa ci
faceva l’ingente quantitativo di droga nel vecchio scantinato di viale Indipendenza. Era solo depositata in
attesa di essere prelevata da un «grossista» dell’organizzazione oppure i diciotto panetti dovevano essere
piazzati agli spacciatori al dettaglio? Per il momento non è possibile rispondere alla domanda. Sembra
comunque che la «coca» sequestrata sia di ottima qualità.
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24/03/2012 – “Scoperta altra discarica lungo la Broni-Mortara”
– La Provincia Pavese
Scoperta altra discarica lungo la Broni-Mortara
Tra Cava Manara e San Martino individuato sito potenzialmente inquinato Bitume, pneumatici,
vernici e materiali edili. Esposto del Comune in Procura
CAVA MANARA. Spunta un’altra discarica lungo il tracciato della Broni Mortara, all’altezza del futuro
casello di Pavia. Copertoni parzialmente interrati e scaricati in mezzo ai cespugli e agli alberi, materiali edili,
vernici, fili elettrici e macchie nere dove non cresce più la vegetazione, oltre a comuni rifiuti rovesciati giù
per la scarpata che separa il terreno _ 15mila metri quadri nel Comune di Cava Manara ma di proprietà del
Comune di San Martino _ dalla strada per Torre dei Torti. Un’area recintata anni fa proprio per ovviare al
problema degli scarichi abusivi.
Il Comune di San Martino ha denunciato il sito potenzialmente inquinato alla procura, a Regione Lombardia,
Asl, Arpa e Provincia di Pavia. E Ha inserito la presenza del “probabile sito inquinato” tra le osservazioni
inviate al ministero dell’ambiente in merito alla valutazione d’impatto ambientale dell’autostrada. «Al fine di
mitigare l’impatto visivo dello svincolo in prossimità de casello di Pavia _ scrive l’ufficio tecnico nel dossier
che contiene le sei osservazioni presentate dal Comune _ il progetto prevede uno sbancamento dell’area e la
messa a dimora di boschi. E’ stato accertato dall’ufficio tecnico in collaborazione con la polizia locale che
tale area rappresenta un sito potenzialmente inquinato, non inserito nelle carte regionali allegate al progetto».
Il Comune ha mandato unesposto alla procuria il 14 marzo. «Abbiamo ricevuto una chiamata anonima ma
molto precisa _ spiega il sindaco Vittorio Barella _ il 12 marzo. Allora abbiamo mandato i tecnici a fare un
sopralluogo e abbiamo trovato in un terreno che non sapevamo nemmeno di possedere, comprato anni fa da
una delle precedenti amministrazioni, rifiuti e pneumatici abbandonati».
«Abbiamo trovato preoccupanti soprattutto i versamenti di quello che a un primo esame sembra bitume –
spiegano dall’ufficio tecnico del Comune – e i cumuli di pneumatici». Rifiuti speciali di difficile
smaltimento ed altamente inquinanti, un incubo per la provincia negli anni scorsi quando era un dilagare di
capannoni affittati, riempiti di ruote e poi abbandonati. «Chiediamo alla Sabrom un’analisi aggiuntiva volta a
verificare l’effettiva situazione dell’area intervenendo, se necessario, a fare le bonifiche del caso», spiega
l’assessore Renato Abbiati. «Dobbiamo vederci con il Comune di San Martino – spiega il sindaco di Cava
Manara Claudia Montagna – A giorni faremo un sopralluogo e gli accertamenti dovuti».
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25/03/2012 – “Giro di spaccio alla locomotiva” – La Prealpina
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25/03/2012 – “Delitto di Vigevano, due in cella” – La Provincia
Pavese
Delitto di Vigevano, due in cella
Raffica di interrogatori per l'omicidio di corso Pavia. I due uomini sono albanesi domiciliati a Mede
e Lomello, domani davanti al giudice. Avrebbero partecipato al massacro di sabato scorso.
VIGEVANO. Duplice omicidio di corso Pavia: hanno un nome i presunti killer. Fatjon Todri, 24 anni,
albanese domiciliato a Lomello – si è consegnato sapendo di essere ricercato – e Klodjan Hoxhaj, 28 anni,
albanese domiciliato a Mede. Sono in carcere: domani è prevista l’udienza di convalida del fermo di polizia,
come gravemente indiziati per la morte dei connazionali Almir Gajtani, 36 anni e Martin Turka, 24 anni,
uccisi a colpi di mitra sabato 17 marzo nel parcheggio dietro la clinica Beato Matteo. Entrambi i fermati si
dichiarano totalmente estranei al delitto. Un terzo albanese è ricercato come complice. Oltre ai due morti c’è
un ferito, Kresnik Gajtani, 30 anni, fratello di Almir: colpito con una pistola, si è salvato. Alla polizia ha
raccontato la sua versione dei fatti: i contatti di affari con i killer erano solo telefonici, la lite sarebbe nata per
un motivo banale.
Sopralluogo con il pm. Il delitto di corso Pavia è il terzo omicidio a Vigevano in dieci mesi. Ieri mattina, alla
frazione Sforzesca – dove il 21 maggio 2011 venne ucciso un altro albanese: il terzo killer è stato preso pochi
giorni fa – il sostituto procuratore Mario Andrigo ha fatto un sopralluogo con la scientifica della polizia,
sempre nell’ambito delle indagini su quell’episodio.
Gli interrogatori. Tornando al delitto di corso Pavia: Kresnik Gajitani è stato sentito in ospedale a Vigevano,
dove è stato ricoverato in Rianimazione e poi - dopo un intervento per la ferita a una natica _ in Chirurgia.
Guarirà in un mese: è tuttora piantonato dalla polizia. Avrebbe organizzato lui l'incontro finito nel sangue,
nel parcheggio che dista poche decine di metri dalla casa di Martin Turka, in via Tintoretto. C’era anche una
ventenne albanese, la ragazza “locale” (oltre a una fidanzata ufficiale in Albania) di Turka: dovevano
trasferirsi in un appartamento a Cassolnovo. E’ rimasta in auto mentre gli uomini parlavano: si è salvata
perché quando gli spari sono iniziati, si è abbassata sui sedili. Kresnik Gajtani si era fatto accompagnare dai
parenti, ma a quanto pare non temevano un'aggressione: nessuno dei tre era armato. Resta da capire se
volutamente i killer lo abbiano lasciato in vita, colpendolo con un'arma diversa, e perché. Da una settimana
la squadra mobile di Pavia e il commissariato di Vigevano sono costantemente al lavoro. Sono state sentite
decine di persone: oltre ai parenti, anche amici di vittime e superstite, e ragazze che fanno vita di strada.
Due autopsie e due armi. I risultati definitivi saranno noti fra due mesi, ma sono filtrate le prime
indiscrezioni sulle autopsie, eseguite dal dottor Marco Ballardini dell'istituto di Medicina Legale di Pavia (lo
stesso medico che eseguì l'autopsia su Chiara Poggi dopo il delitto di Garlasco). Sono due le armi che hanno
sparato: un mitragliatore da guerra Kalashnikov _ sull'asfalto sono stati trovati 27 bossoli calibro 7,62 per 39
_ e appunto un revolver, cioè una pistola a tamburo che come tale non espelle bossoli. Il ferito sarebbe stato
colpito solo con la pistola prima alle gambe e poi all'anca, mentre si nascondeva dietro una Mercedes in
sosta. Le vittime invece sono state colpite prima alle gambe _ sembra che i killer abbiano mirato prima ad
Almir Gajtani e al cognato, anche se ad organizzare l'incontro (dettaglio da dimostrare) era stato Kresnik _ e
poi “finiti” a raffiche di mitra quando erano già a terra. Tutto da chiarire il movente: questioni di affari legate
alla prostituzione o droga, o anche questioni private.
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27/03/2012 – “Un indice per il livello di legalità delle aziende” –
La Stampa
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27/03/2012 – “Occhi elettronici con i soldi della mafia” – La
Prealpina
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27/03/2012 – “Nasce il presidio antimafia. Più forti della
‘ndrangheta. L’onestà vince sul crimine” – La Prealpina
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27/03/2012 – “I killer traditi dai cellulari. Ecco il film del delitto”
– La Provincia Pavese
I killer traditi dai cellulari. Ecco il film del delitto
Ieri i due albanesi di Mede e Lomello sono stati interrogati dal pm e dal giudice. Entrambi si sono
difesi: siamo innocenti. Ma i testimoni li hanno riconosciuti
VIGEVANO. I due presunti killer riconosciuti in foto dal sopravvissuto, e dalla ragazza che era nel
parcheggio dov’è avvenuto il duplice omicidio di corso Pavia. E poi, contatti telefonici fra assassini e vittima
mancata prima del delitto, segnalati dai tabulati che verranno comunque ulteriormente analizzati. I punti
fermi della ricostruzione che accusa Fatjon Todri, 24 anni, di Lomello, e Klodjan Hoxhaj, 28 anni,
domiciliato a Mede, albanesi, per la morte di due connazionali e il ferimento di un terzo.
Ieri in carcere si sono tenute le udienze di convalida, dopo i fermi chiesti dal pm Silvia Baglivo per il
pericolo di fuga e della ripetizione del reato.
La polizia _ indagano la squadra mobile di Pavia e il commissariato di Vigevano - starebbe per fermare
anche il terzo complice: l'uomo che guidava la Palio grigia intestata a un prestanome, usata per la fuga e
ritrovata bruciata alla frazione Sforzesca, un'ora dopo la mattanza. I presunti assassini si dichiarano
completamente estranei ai fatti: anzi negano di aver mai conosciuto le vittime, e dicono di avere un alibi
sostenuto da testimoni per la sera di sabato 17 marzo.
Nel parcheggio dietro la clinica hanno sparato due armi: un fucile mitragliatore Kalashnikov _ sull'asfalto
sono rimasti 27 bossoli calibro 7,52 per 39 _ e una pistola a tamburo. Secondo la procura di Vigevano, a
imbracciare il mitra è stato Fatjon Todri – già arrestato due anni fa dopo un furto al night “Club 81” di
Mezzana Bigli – perché aveva subìto lui lo sgarro da lavare con il sangue. Resta da accertare in quale
ambito: affari, droga o prostituzione, o questioni personali.
Comunque: prima ha colpito alle gambe e poi ferito a morte _ mentre erano già a terra _ Almir Gajtani, 36
anni, e il cognato Martin Turka, 24 anni. Per aiutare l'amico, Klodjan Hoxhaj avrebbe presi di mir con un
revolver Kreshniki Gajtani, 30 anni, fratello di Almir. Piantinato in ospedale, guarirà in un mese: è il
testimone chiave. Per le convalide di ieri. il Gip era Stefano Vitelli, il magistrato che ha assolto in primo
grado Alberto Stasi per l'omicidio Poggi a Garlasco. Davanti al giudice delle indagini preliminari, Klodjan
Hoxhaj _ disoccupato, un precedente per rissa, coinvolto 4 anni fa in un tentato omicidio a Mede dove era la
potenziale vittima _ ha ribadito che la sera del duplice delitto era proprio a Mede. Seduto a un tavolo al bar
di via Cavour, gestito dalla sua compagna, dove giovedì scorso è stato prelevato dalla squadra mobile.
Assistito dall’avvocato Francesco Nucera, avrebbe già fatto il nome di un altro avventore a sostegno
dell’alibi. Si dichiara innocente anche Fatjon Todri, difeso dall'avvocato Fabio Santopietro. La sera del 17
marzo dice di essere stato con la fidanzata prima a Lomello, poi a Garlasco. Alle 22 l’avrebbe accompagnata
al lavoro in un locale notturno di Pieve Albignola. Per entrambi i sospettati, il giudice Vitelli ha convalidato i
fermi di polizia: restano in carcere. I funerali delle due vittime intanto sono stati celebrati in Albania: Almir
Gajtani, sposato con una figlia di 8 anni, falegname, era originario di Elbasan, a una trentina di chilometri da
Tirana.
Era in Italia da 13 anni, tanto che aveva fatto richiesta per la cittadinanza. Il cognato era nato a Librahzd: a
Vigevano abitava con i genitori in via Tintoretto. Senza un lavoro fisso, spesso aiutava il cognato. Doveva
trasferirsi a Cassolnovo con la ragazza scampata al massacro.
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28/03/2012 – “Vigliacchi, meritano l’ergastolo” – La Stampa
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28/03/2012 – “Figli di mafiosi frequentano anche le scuole di
Busto” – La Prealpina
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28/03/2012 – “Incendio doloso divora la collina di Casale Litta”
– La Prelapina
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28/03/2012 – “Schiave del sesso. In appartamento” – La
Prealpina
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29/03/2012 – “Bad Boys, rinviata l’udienza per la confisca dei
beni” – La Prealpina
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29/03/2012 – “Droga, due condanne” – La Prealpina
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29/03/2012 – “Spaccio di droga 51enne in manette” – La
Provincia Pavese
Spaccio di droga 51enne in manette
Spacciava droga, ma é stato individuato ed arrestato dai carabinieri. A finire in manette Ambrogio Manicone,
51enne, residente a Valenza. I carabinieri lo hanno sorpreso mentre stava cedendo un grammo di eroina ad
un 52enne, residente in Valenza e lo hanno arrestato per per detenzione a scopo di spaccio di sostanze
stupefacenti. L’uomo è stato associato al carcere di Alessandria. La sua posizione è ora al vaglio dell’autorità
giudiziaria.
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29/03/2012 – “Delitto, ecco i volti degli accusati” – La Provincia
Pavese
Delitto, ecco i volti degli accusati
I presunti killer erano nell’archivio informatico del commissariato
VIGEVANO. I nomi di FatjonTodri, 24 anni, di Lomello, e di Klodjan Hoxhaj, 28 anni, domiciliato a Mede,
erano spuntati quasi subito. Ma non è stato un gioco di prestigio quello del commissariato di Vigevano
guidato da Anna Leuci: no, i nomi di due dei tre presunti responsabili dell’omicidio di corso Pavia sono
spuntati uno dopo l’altro grazie alla banca dati nata da queli che banalmente si chiamano “controlli sul
territorio”. Capita così, poche ore dopo il delitto: il ferito, Kreshniki Gajtan, parla con gli agenti, forse
fornisce quale indicazione utile. Salta fuori un nome, viene inserito nel computer e si scopre che era stato
fermato più volte, durante i normali controlli, insieme a due amici. Insomma, in poche ore il quadro sembra
chiarirsi. I tabulati telefonici e l’indicazione delle celle utilizzate dai cellulari fanno il resto. Almeno per la
procura che ha chiesto e ottenuto la conferma del fermo dei due albanesi, mentre si cerca il terzo, anche lui
abitante in Lomellina. In questa vicenda, naturalmente alle fasi investigative iniziali, resta un solo elemento
da chiarire in modo definitivo: il movente preciso dell’agguato. Il fatto che Kreshniki Gajtan si fosse
presentato disarmato (pur accompagnato dal fatello Almir, 36 anni, e dal cognato Martin Turka, 24 anni, poi
uccisi), fa pensare che l’incontro dovesse preludere a un “chiarimento”, seppure non amichevole. Invece è
stato un massacro: il movente sarebbe da riferire, dicono alcune fonti investigative, «a questioni personali,
forse collegate alla prostituzione», ma si tratta ancora di ipotesi. I due albanesi ora in carcere, hanno
sostenuto davanti al giudice di essere del tutto estranei alla vicenda.
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30/03/2012 – “Una pallottola nella busta” – La Prelapina
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30/03/2012 – “Dal Sacro Monte all’Aspromonte il don antimafia
che la Chiesa cacciò” – La Prelapina
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30/03/2012 – “Operazione anti-ndrangheta, un arresto e
perquisizioni” – La Provincia Pavese
Operazione anti-ndrangheta, un arresto e perquisizioni
Tocca anche la provincia di Pavia la maxi operazione anti ndrangheta che ha portato in carcere 63
persone
Nell’ambito di una maxi operazione anti-ndrangheta, condotta dai carabinieri del comando provinciale di
Cosenza, dai Ros e dalla Dda di Catanzaro, è stato effettuato un arresto anche a Gropello. In manette è finito
Guerino Folino, residente a Gropello, accusatoi di associazione a delinquere di stampo mafioso e di
estorsione. Una perquisizione anche a Zinasco. L’operazione anti-ndrangheta ha portato all’arrresto di 63
persone in Calabria, Lombardia e Lazio.
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31/03/2012 – “Sciolta nell’acido. Sei ergastoli per i suoi
carnefici” – La Stampa
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31/03/2012 – “se c’è la mafia la colpa è nostra” – La Prealpina
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31/03/2012 – “Sciolta nell’acido in 6 all’ergastolo” – La
Prealpina
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31/03/2012 – “Quarant’anni ai narcotrafficanti che rifornivano
tutto il Nord Italia” – La Prealpina
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31/03/2012 – “Barbieri-Marchese, chiusa l’indagine” – La
Provincia Pavese
Barbieri-Marchese, chiusa l’indagine
La Procura di Napoli vuole il processo anche per l’ex braccio destro di Tremonti. La difesa:
«Ancora tutto da decidere»
VOGHERA. Il pubblico ministero di Napoli Vincenzo Piscitelli ha chiuso le indagini che coinvolgono il
sindaco di Voghera Carlo Barbieri, il commercialista Guido Marchese e l’ex braccio destro del ministro
Tremonti, Marco Milanese. Il pm vuole processarli per corruzione.
I due vogheresi rientrano in uno spezzone della più vasta inchiesta che riguarda Milanese, per la quale la
magistratura partenopea aveva chiesto alla Camera dei deputati l’arresto del parlamentare (autorizzazione
che, grazie ai voti della Lega Nord, il Parlamento ha negato).
Marchese e Barbieri avrebbero ottenuto posti in prestigiosi consigli di amministrazione, su indicazione del
ministero del Tesoro, in cambio di denaro. Queste somme sarebbero giunte a Milanese attraverso uno
intricato giro legato alla compravendita di una villa dell’onorevole in Costa Azzurra.
Il sette luglio dello scorso anno, con queste accuse finirono agli arresti domiciliari Barbieri e Marchese. I
due, fino a quel momento amici strettissimi, da allora non si parlano più. Il sindaco avrebbe confessato di
essersi sentito tradito, Marchese ha sempre negato ogni addebito, non comprendendo le posizioni e le
dichiarazioni rese da Barbieri durante gli interrogatori di garanzia.
Fino al giorno dell’arresto Barbieri e Marchese erano assistiti dallo stesso legale, l’avocato Marco Casali di
Pavia. Dopo la rottura, Barbieri si è rivolto a Giuseppe Roccioletti. E i due hanno assunto linee difensive
molto diverse.
Nove giorni dopo l’arresto, Barbieri e Marchese sono tornati liberi su decisione del gip di Napoli che aveva
sottolineato una certa contraddittorietà tra le parole del Marchese e quelle del sindaco.
L’accusa nei loro confronti ruoterebbe intorno alla frase pronunciata dall’immobiliarista Sergio Fracchia nel
corso di una telefonata intercettata il 2 febbraio dello scorso anno. «Ha lasciato detto – dice Fracchia a
Marchese – che si devono recuperare un cento di quei documenti che avevamo depositato». Il Pm attribuisce
a questa frase un significato specifico: Milanese avrebbe sollecitato Marchese e Barbieri, tramite Fracchia, a
pagare la tangente da 100.000 euro.
Secondo Marchese il riferimento sarebbe stato a denaro che era arrivato ai due dallo stesso Milanese e che
Marchese avrebbe dovuto restituire.
Per un certo periodo quei 100mila euro (125mila secondo Marchese) il commercialista li avrebbe nascosti in
una scatola da scarpe («Dell’Adidas, ha detto durante l’interrogatorio di garanzia) per non dare nell’occhio.
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31/03/2012 – “Gropello, arrestato nel blitz anti-cosche” – La
Provincia Pavese
Gropello, arrestato nel blitz anti-cosche
Operazione contro la ’ndrangheta, Guerino Folino accusato di estorsione in Calabria. Perquisizione
anche a Zinasco
GROPELLO. E’ accusato di estorsione e di associazione a delinquere di stampo mafioso. Guerino Folino, 44
anni, residente a Gropello e che in passato ha già avuto guai con la giustizia, in è stato arrestato ieri mattina
nella sua abitazione. L’ordine di custodia cautelare è stato eseguito dai carabinieri del Ros e del comando
provinciale di Cosenza nell’ambito di una maxi-operazione contro presunti appartenenti alla Ndrangheta
cosentina. Le ordinanze di custodia cautelare sono 63, di cui 58 già eseguite tra Calabria, Veneto, Lazio e
Lombardia. E’ stata anche eseguita una perquisizione a Zinasco, sempre in relazione alle indagini riguardanti
Folino. La perquisizione ha avuto esito negativo.
Guerino Folino è stato condotto in carcere dove dovrà essere interrogato dai magistrati titolari dell’inchiesta.
Le accuse si riferiscono a presunte attività illecite e all’appoggio logistico che, secondo le accuse, sarebbe
stato fornito in particolare nei confronti di Mario Serpa, originario di Paola (Cosenza) e attualmente detenuto
in regime di semilibertà nel carcere di Pavia. Quello di Serpa è un altro dei 63 nomi finiti nel fascicolo delle
indagini. Folino, sempre in base alle ricostruzioni degli inquirenti, sarebbe stato coinvolto nella gestione di
attività illecite in occasione della festa dedicata a San Francesco di Paola, patrono della città di Paola e della
Calabria. I fatti risalgono al 2007 e fanno riferimento alla presunta estorsione ai danni di una ditta che aveva
partecipato all’appalto per ll’organizzazione dei festeggiamenti. Appalto che è stato poi annullato, perchè
l’impresa vincitrice non sarebbe stata in regola con i requisiti antimafia. La festa patronale sarebbe da tempo
un lucroso affare per le cosche cosentine che tentano di controllare e indirizzare gli appalti ricattando le ditte
partecipanti.
Inoltre Guerino Folino, che abita in provincia di Pavia da quarant’anni, avrebbe fornito appoggio logistico e
ospitalità a latitanti. Accusa da cui il 45enne residente a Gropello potrà eventualmente difendersi
nell’interrogatorio di garanzia davanti al giudice delle indagini preliminari fornendo la propria versione dei
fatti. L’operazione dei carabinieri di Cosenza, denominata “Tela del ragno” ha impiegato 500 militari,
elicotteri e unità cinofile. Gli indagati sono complessivamente 250 e sono stati sequestrati beni per 15 milioni
di euro. Le indagini hanno permesso di scoprire anche autori e mandanti di omicidi e attentati commessi
nella guerra tra clan di Cetraro, Paola, Amantea e Cosenza , clan calabresi che potevano contare su
ramificazioni e appoggi in diverse regioni .
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