u2 tour dates europe

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u2 tour dates europe
Live concert
Vasco Rossi
Europe Indoor
Dopo dodici anni di stadi stracolmi,
Vasco ritorna in tour nei palasport,
con una produzione degna del suo
nome ed un concerto di grande
intensità. E con momenti inediti.
di
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Giancarlo Messina
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Live concert
L
o stadio, simbolicamente, è
il punto di arrivo della carriera di un artista. Riempirne decine e decine è poi, per
molti, un vero sogno, il più delle
volte irrealizzabile. Il signor Rossi
agli stadi ci aveva abituati, e forse
anche lui si era ormai abituato a
questa dimensione così grande e
lontana dal pubblico. Ed ecco che,
con mossa a sorpresa, pur senza
alcun calo di popolarità, sceglie di
fare un passo indietro e di calcare
i palchi dei palasport italiani, in
una dimensione più intima e vicina al proprio pubblico. Una scelta
apprezzabile, anche perché dimostra una gran voglia di cantare ed
anche una vocazione indefessa
per il proprio mestiere.
Ci troviamo di fronte ad una produzione enorme: personalmente,
fra le italiane indoor, non credo di
aver mai visto niente di simile, con
18 bilici, compresi catering e generatori, ed 80 tecnici al seguito.
Con una formula, fra l’altro, piuttosto impegnativa sotto il punto
di vista economico, cioè “due concerti - tre day-off - due concerti”
nella stessa struttura, quindi con
tempi di permanenza, e costi, certamente più alti del solito.
1: Danilo Zuffi, produttore
esecutivo.
2: Riccardo Genovese,
direttore di produzione.
1
2
Abbiamo scelto di raccontarvi
questa produzione sin dalla sua
prima tranche 2009, così che possiate arrivare preparati semmai
decideste di assistere al concerto
– che, diciamolo già, merita parecchio – ad una delle tante date
previste nel 2010.
Dopo le prove di Mantova, i primi concerti sono al BPA Palas di
Pesaro.
Presi i necessari accordi con l’ufficio stampa, nella persona di Tania
Sachs, e con la produzione, arriviamo anche noi.
La produzione
Indaffaratissimo come al solito, troviamo nel suo ufficio Danilo Zuffi,
gran maestro nell’arte della produzione e pedina importantissima
dell’italiana Live Nation capitanata da Roberto De Luca.
Ci facciamo dare alcuni dettagli su
questa produzione.
Come vi siete mossi per questo
indoor?
Abbiamo fatto una cosa che a me
sembrava intelligente, cioè siamo
andati a vedere i posti in cui saremmo andati, perché le dimensioni contano, come dice “Godzilla” (addetto ai camerini di Vasco – ndr). Così abbiamo cercato di comprimere il
disegno del palco, realizzato da Giò Forma ed approvato
dall’artista, adattandolo alle possibilità delle varie venue.
Abbiamo messo il massimo possibile nei limiti dello spazio
dei palasport, liberando il parterre, perché sarebbe stato
stupido andare nei palasport, con tanti fan che vogliono vedere lo show, ed occuparlo tutto con la produzione. Anche
il palco posteriormente è molto a ridosso del muro, proprio
per lasciare spazio al pubblico. Inoltre abbiamo voluto far
sì che anche le persone sedute nei posti laterali potessero
vedere perfettamente lo show.
Per essere un palco “compresso” mi sembra che di roba
ce ne sia parecchia...
Direi di sì: il concept di quest’anno è dato dalla volumetria
in movimento di questi grandi cubi. Ciò significa un sacco di
peso: abbiamo un mother grid gigantesco di oltre 550 m2,
25 metri per 23, in modo da distribuire meglio il peso, perché parliamo di circa 33 tonnellate sul graticcio ed altre 10
di PA attaccate direttamente alle travi! Alla fine, stadi o
palasport, quella di Vasco rimane comunque la produzione italiana più grossa. Abbiamo dosi massicce di luci, una
marea di Jarag e di LED, e poi la gestione di 40 motori a
velocità variabile non è da tutti i giorni. Qui ho 110 persone
in tour, mentre negli stadi eravamo a circa 130... come vedi
non è cambiato poi molto!
Questa strana formula “2 date, 3 off, 2 date” non crea
qualche difficoltà di gestione?
Non lo nego, ma questa è l’indicazione dell’artista, e il nostro compito è quello di cercare di ottimizzare le direttive
che manager e promoter condividono. Ovviamente i costi
sono parecchio più alti, ma, come vedi, non abbiamo comunque risparmiato su niente.
Come vengono gestiti i giorni di off nella stessa
location?
Tutto rimane montato, perché per smontare questa roba ci
vogliono 80 facchini ed almeno dieci ore di lavoro... sarebbe
un delirio... per poi rimontare dopo due giorni... Così uno
zoccolo duro di gente della produzione rimane in loco a
lavorare, anche alle date successive o ad altre cose, mentre
tutti gli altri operatori al mattino, finito il secondo show,
vanno a casa e ritornano per le altre date.
Puoi farci una panoramica dei principali fornitori?
Limelite ha curato le scenografie e fornisce le luci, il sipario
motorizzato ed i MiStrip, l’audio è di Audio Rent, il video e
le nuove tecnologie MiSphere di Euphon, mentre il palco e
le automazioni sono di Italstage.
Completiamo il panorama della produzione insieme a
Riccardo Genovese, certamente fra i principali collaboratori
di Danilo che spesso affianca nella gestione di tante importanti produzioni.
Quali sono i tempi ed i passi di questa produzione?
È una grande macchina, e come tale ha tempi molto complessi. Dobbiamo innanzitutto costruire un rigging sul quale
sospendere tutto, comprese le luci e le scenografie che sono
movimentate tramite 112 motori! Prima si monta il mother
grid che ci fa da tetto e dopo 6-7 ore, quando è ad altezza
da lavoro, iniziamo ad installare le sovrastrutture su cui andranno i motori. Poi si mette in quota di lavoro definitiva
e parte il delirio: vengono appese le luci, la scenografia, il
video: è tantissimo materiale, una cosa molto corposa. Devo
Palcoplus è un prodotto modulare e scalabile che si distingue per una voce inconfondibilmente naturale.
Un array di 4 diffusori, ognuno dei quali grande quanto un rack 6u, pesa solo 80 kg, compreso l’hardware per la
sospensione e vanta una potenza applicabile di 4000 W. Ogni singolo elemento sviluppa fino a 130 dB SPL,
perciò è possibile utilizzare sistemi di dimensioni molto ridotte per la sonorizzazione di spazi relativamente
grandi. Grazie ad una dispersione orizzontale di 120°, PalcoPlus fornisce una copertura perfetta anche quando
gli array sono sospesi ad altezza ridotta o sono appoggiati a terra.
L‘unità sub-bass dedicata utilizza una configurazione a doppio trasduttore che genera una caratteristica polare
cardioide. 2 unità bassi vantano una potenza applicabile di 6400 Watt.
La gestione del sistema avviene mediante il processore amplificato PLM6800 o mediante il processore LM24
(per chi già possiede gli amplificatori) ed un software proprietario (RAConTM).
Scopri tutte le caratteristiche del sistema collegandoti al sito:
www.palcoplus.com
oppure contattaci a:
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riconoscere che siamo molto fortunati a poterci
avvalere di ben 80 grandissimi professionisti capaci di lavorare in sicurezza e fluidamente.
Chi sono i principali collaboratori?
Per Italstage, l’azienda che si occupa delle strutture, Luca Tosolini, poi c’è Limelite con uno staff
estremamente competente, ma bisogna aggiungere anche i tecnici del service audio svizzero
Audio Rent e, ovviamente, tutto il team di Live
Nation: oltre me e Danilo bisogna sottolineare il
grande lavoro, spesso notturno, di Laura Palestri,
Giusy Ferrise, Marco Rana, Fabio Colasanti, la
Villa... davvero indispensabili.
Il tema della sicurezza del lavoro torna sempre
più con insistenza: come gestite questo aspetto
in un vero e proprio cantiere come il vostro?
Dire che siamo attentissimi sarebbe riduttivo. Una
persona che non usa scarpe antinfortunistica, caschetto, imbracatura con doppio gancio non può
lavorare con noi. Ma non siamo così precisi per
puro rispetto della Legge, lo siamo perché tutti
vogliamo tornare a casa dai nostri cari, quindi siamo i primi a voler usare tutto ciò che protegge
il lavoratore e pretendiamo lo stesso da chiunque
lavori per noi.
L’atmosfera di questo team è realmente così serena come sembra?
Sono contento che tu te ne sia accorto. La risposta
è sì, e questo dipende principalmente dal fatto che
ormai gli elementi di questa squadra lavorano insieme da anni: siamo tutti amici, ci vogliamo bene
a livello personale e ci stimiamo professionalmente. Certo: il fatto che poi i concerti siano sold-out
aiuta molto alla serenità generale!
Beh... però esci dalla porta
ed entri dalla finestra, visto
che quest’anno apri praticamente il concerto di Vasco!
Certo: vuoi che un esibizionista come me non trovi qualcosa da fare? La cosa è nata quasi
casualmente: di solito abbiamo
un gruppo spalla che suona prima di Vasco, ma nei palazzetti
la struttura non permetteva lo
spazio ed il tempo per un vero
gruppo. Così io ho proposto a
Fini, manager di Vasco, un mio progetto al quale lavoro da
tempo insieme a Fulvio Arnoldi, un bravissimo cantante e
autore. Si chiama “Attack and Party”: proponiamo una riedizione di alcuni brani cantati da donne, e vista la venerazione che abbiamo per la Donna si tratta di un vero omaggio.
Floriano mi ha chiesto di fare una prova a Mantova e poi,
visto che è andata bene, ci hanno riconfermato per tutto il
tour. Parliamoci chiaro: non ho la velleità di fare chissà cosa,
abbiamo scoperto l’acqua calda, ma mi piace far divertire
la gente.
Cosa pensi di questo tour?
Dal punto di vista artistico lo trovo fantastico, un vero regalo per i fan. Non mi convince troppo la formula “due date e
tre day-off”, perché sotto il punto di vista della produzione
è una spesa pazzesca, ma per fortuna non è compito mio
far quadrare i conti. La cosa positiva è che il tour durerà
quasi un anno e questo rende possibile progettare meglio la
propria vita: bisogna essere elastici... oggi apro il concerto
di Vasco, domani potrei andare in tour con gli U2 o suonare
in una birreria di provincia: l’importante è metterci sempre
la stessa professionalità.
Nel team del Komandante da ormai 27 anni,
è difficile stabilire con precisione il ruolo di
Diego Spagnoli. Non si occupa solo del palco ma,
più in generale, del coordinamento tecnico e del
personale riguardante l’aspetto musicale.
Dopo 12 anni nei palasport: quali i cambiamenti
più rilevanti rispetto ai “soliti” stadi?
La prima cosa di cui mi sono occupato è stata quella di far comprendere ad artista e musicisti che
non si potevano avere sul palco gli stessi volumi a
cui erano abituati, sia per rispetto del pubblico sia
per la qualità del loro stesso lavoro. È stata dura...
ma alla fine tutti usano degli IEM. Infatti sono spariti i monitor e gli amplificatori e le altre fonti che
potrebbero creare disagio in una struttura chiusa.
Alla fine il palco non è muto, ma non ci sono più
i volumi pazzeschi che danneggerebbero lo spettacolo e l’ascolto del pubblico. Diciamo che dopo
non pochi insulti anche i musicisti sono adesso
d’accordo con questa scelta, anche chi ha 30 anni
di 150 dB nelle orecchie.
Però... colpo di scena: ho saputo che non c’è più
la tua presentazione finale della band! Ormai
era un classico!
Mah... che vuoi che ti dica? La presentazione non
c’è più, era troppo allegra. Non è ovviamente una
scelta mia, però molti fan mi scrivono chiedendomi perché...
L’audio FoH
L’avevamo lasciato al pop estremo di Tiziano Ferro. Lo ritroviamo con Vasco Rossi, di cui è da qualche anno il sound
engineer: altro genere musicale ma sempre negli stessi
palasport. Fiorentino DOC, Andrea Corsellini è da qualche
tempo a questa parte uno dei più apprezzati e richiesti professionisti italiani. Siamo felici per lui, perché si tratta di un
successo meritato, infatti anche noi ne apprezziamo le doti
tecniche ed umane.
Quali erano i requisiti per ottenere un buon risultato indoor con la band di Vasco?
La prima cosa che è venuta naturale, con Diego e Guido,
è stata l’esigenza di limitare al massimo i volumi sul pal-
co, perché con la stessa situazione
degli stadi non sarebbe stato possibile affrontare i palazzetti; così,
prima ancora di parlare di console
o PA, è stato importante affrontare questo problema. Devo dire
che Vasco ha dimostrato ancora
una volta di essere una persona
molto intelligente: ha capito le
difficoltà, che avrebbero riguardato anche lui, ed è stato molto
disponibile a cambiare tipologia
di ascolto, così come i musicisti.
Sei passato dal pop elaboratissimo del tour di Ferro a Vasco.
Come hai adeguato il tuo set-up?
Ho dovuto adeguarlo per due motivi principali: ho un altro impianto
PA ed il genere è del tutto diverso.
Infatti qui uso per la prima volta il
nuovo Clair i‑5: un ottimo impianto, molto preciso, una versione migliorata del precedente i‑4.
Inoltre lo scorso tour lavoravo
con una console Digico D5 e per
ottenere suoni di pasta diversa
avevo scelto di usare parecchio
outboard esterno. Qui lavoro invece con una XL8 Midas, console
che mi ha sorpreso non tanto per
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5
3: Diego Spagnoli, tra
l’altro stage manager.
4: Vista laterale
del palco, con in
evidenza l’impianto
Clair Brothers i‑5.
5: Claudio “Klaus”
Hausherr,
responsabile PA, e
Andrea Corsellini,
fonico FoH.
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Live concert
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Guido Elmi
Era il 1979 e Guido Elmi produceva per
Vasco Rossi il disco “Colpa d’Alfredo”.
Sono passati 30 anni da allora (caspita
come corre il tempo!) e Guido è ancora
affianco a Vasco, come art director, dai
dischi ai live.
Come avete preparato questo show
nei palasport rispetto ai concerti
pensati per gli stadi?
È un concerto molto diverso. Innanzitutto
dura circa mezz’ora di meno, anche se
rimane comunque molto lungo, quasi due
ore ed un quarto. È formato da due parti:
una prima parte molto elettrica, molto rock,
in cui abbiamo messo in scaletta tanti brani
che la gente vuole sentire da tanto tempo,
brani dalla fine degli anni ‘70 e degli anni ‘80, lasciando
fuori parecchie hit dell’ultimo periodo che avevamo già
proposto nell’ultima tournée. È una scelta abbastanza
coraggiosa, però vediamo che il pubblico la apprezza,
perché può ascoltare brani come La Nostra Relazione, Ieri
Ho Sgozzato Mio Figlio, Sono Ancora in Coma che non
proponevamo da tempo.
Poi c’è una seconda parte acustica in cui Vasco suona la
chitarra anche da solo, ed è una novità assoluta.
Come hai curato gli arrangiamenti, forse li hai
svuotati un po’ tenendo conto dell’acustica dei
palazzetti?
Gli arrangiamenti nella prima parte, tranne in alcuni pezzi,
non sono stati toccati. Sì, c’è una maggior attenzione a non
sovrapporre troppo i musicisti ed ai suoni, ma non sono
musicalmente sguarniti. Forse sono un po’ più semplici,
ma è una scelta dovuta più ad intenzioni artistiche che
non all’acustica dei palasport. La novità più grande che
riguarda i palasport, in effetti, è quella della mancanza di
spie sul palco e dell’uso degli IEM.
Come ha preso questo cambiamento la band?
Alcuni malissimo! Almeno all’inizio… poi si sono adattati.
Gli abbiamo dovuto spiegare che anche i Metallica, che
sono un gruppo molto più “rock” di loro, usano tutti gli
IEM. È semplicemente una cosa indispensabile per poter
amplificare un concerto in modo decente in un palazzetto.
Come ti relazioni con il fonico di sala, che è quello
che mette le mani sulle tue idee musicali?
Gli sto addosso come un francobollo alla busta… ma
abbiamo un buon rapporto. Lui ha la libertà di avere ed
esprimere le proprie idee.
Qual è il tuo ruolo durante il tour?
Quando cambiamo palasport c’è sempre un’acustica
diversa, c’è da lavorare al mixaggio, così sto più tempo in
sala insieme a Corsellini, aspetto che invece negli stadi è
molto meno rilevante.
Dopo aver visto queste prime date, come valuti la
risposta del pubblico?
Stiamo crescendo di volta in volta, ma la reazione del
pubblico mi sembra ottima. Siamo ancora all’inizio, ma
quello che ho visto fin adesso mi dice che lo show funziona:
la seconda parte acustica piace tantissimo... ma in effetti
anche la parte elettrica non è mica male!
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la gestione, quanto per il suono: i pre
sono quelli del Midas ed il suono è il
suono Midas. Questo mi ha permesso
di usare molto meno outboard, facendo quasi tutto con i suoi pre ed i
suoi moduli dinamici. Ho mantenuto solo il pre esterno sulla voce di
Vasco che preferisco amplificare in
modo valvolare con i nuovi Summit
Everest, in pratica una strip di canale con il pre, il compressore e
l’eq dell’MPC100, un boost-drive
in uscita, la possibilità di scegliere
il pre a stato solido o valvolare ed infine
un pannello di routing da cui decidere la catena dei vari
componenti. In cascata ho il solito EQ dinamico XTA D2,
il Transient Designer sulla batteria, poi il Waves MaxxBCL
che uso per comprimere la voce di Vasco una volta trasferita nel dominio digitale. Per il resto molti effetti e dinamiche del banco.
Puoi spiegarci il percorso della voce di Vasco?
Sul palco abbiamo degli splitter KT con il bus AES50 ed
anche tutti i feed riportati sul pannello frontale, come un
classico splitter analogico. Il segnale della voce di Vasco
entra nello splitter XL8 e arriva al banco, e questa è per
me una voce di riserva. Dal feed frontale mi arriva poi
in regia un altro segnale, che preamplifico con l’Everest
ECS 410, che uso anche per fare una parte di equalizzazione e togliere le frequenzacce più fastidiose, poi vado
alla D2 XTA e da lì nel mio local rack DL451 da dove entra
nel banco; in insert digitale c’è poi il Waves. Infine faccio
qualche ritocchino all’EQ direttamente dal banco.
Cosa intendi per “frequenzacce”?
Sono quelle frequenze poco significanti timbricamente
che però si mischiano con quelle esaltate dall’acustica della location e possono dare fastidio, ad esempio i 200 Hz...
ma dipende proprio dall’acustica del posto, non c’è una
regola.
Come ti trovi col nuovo PA?
Molto bene. La cosa più curiosa è che ci sono casse destre
e casse sinistre! Infatti non è simmetrico, esiste un ordine di montaggio per far sì che il cono da 18” si accoppi
con l’i‑5 sub, creando un unico fronte, come se avessimo
tutti i sub sospesi; così il punch arriva dal cluster, ed i sub
sono tagliati a 60 Hz. Questo nei palasport significa, cosa
di solito molto rara, avere una bella botta di sub anche
sui side. Lo trovo molto migliorato rispetto all’i‑4: hanno
addolcito la tromba, ma senza perdere aggressività, questo sale molto di più e se usato in modo più morbido, con
meno volume, diventa davvero quasi Hi‑Fi.
Dal punto di vista artistico su cosa ti stai concentrando?
A parte il mixaggio, molto emotivo, sto lavorando, insieme a Guido, per dare alla scaletta una dinamica anche a
livello di volume. I pezzi tirati fanno parte del repertorio
di Vasco, quindi quando ce ne sono quattro o cinque di
fila rischi di stendere il pubblico, di procurare stanchezza
fisica alle orecchie. Così cerchiamo di creare una dinamica
sonora anche a livello di master: ho lo scotch sul master
del Midas per indicare il range massimo e quello minimo.
Come vedi, nonostante tutta la tecnologia digitale, un bel
Live concert
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6: La regia monitor e
postazione backliner.
7: Enrico “Flint”
Mambella, assistente
di sala.
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pezzo di scotch sulla console ancora ha la sua importanza!
A darci maggiori ragguagli su
questo nuovo PA Clair Brothers
è il Crew Chief del service svizzero Audio Rent, Klaus Hausherr:
“L’impianto è un line array che
deriva dal modello precedente
i‑4 – ci spiega – al quale è stata
modificata la parte alta: tolto il
tweeter e rifatti i tagli sulle trombe. Sostanzialmente il diffusore
è stato cambiato meccanicamente. Ora esiste un i5 destro ed un
i5 sinistro, per gestire meglio il
montaggio. Le uniche sostanziali
differenze sono queste: acusticamente è molto più morbido e lineare e gli interventi che si devono fare sulle equalizzazioni sono
minimi.”
Come viene gestito, a livello di
matrici e segnali per il PA?
I segnali audio vengono mandati
tramite la fibra ottica dell’XL8 che
gestisce il DL451 posto sul palco.
Mandiamo in sostanza un L/R singolo che va poi in AES/EBU agli I/O
per il Contour. L’impianto principale è diviso in quattro sezioni,
perché i diffusori Clair sono di
quattro tipi, denominati secondo
i gradi di diffusione – 2,5°, 5°, 10°,
e 10° con diffusione orizzontale
di 20° – questi ultimi sono usati in
fondo al cluster per le prime file.
La gestione delle quattro sezioni è
divisa in due sezioni dedicate alle
casse da 2,5° per andare lontano,
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una sezione di casse da 5° dedicata al parterre, mentre nei
side le casse sono da 5° e da 10°, divise in sezioni superiore
ed inferiore. Tutto il segnale è in digitale...
Gli ampli?
Gli ampli sono Crown per i front-fill e Crest a quattro canali
e un Qsc per l’impianto. Per i sub usiamo i Powersoft, prodotti italiani che Clair ha comprato in grosse quantità.
Utilizzate il Dolby Lake per il PA?
Sì, ed abbiamo organizzato tutto l’impianto facendo dei
gruppi. Abbiamo la possibilità di tenere sott’occhio ogni sezione singolarmente. Utilizziamo poi un link diretto fra il
Dolby Lake ed il software Smaart per la visualizzazione grafica della risposta in frequenza e dell’allineamento in fase di
tutti i diffusori. Con Smaart, sincronizzato con il Dolby Lake,
ho la possibilità di visualizzare i risultati dei cambiamenti in
tempo reale con il software di gestione dell’impianto stesso.
Posso quindi effettuare un’equalizzazione generale dopo la
messa a punto dell’impianto. Ho anche un PC wireless che
mi permette di girare e controllare il PA da diversi punti.
Altra presenza in regia audio è quella di Enrico “Flint” Mambella,
in veste di assistente di sala. “Durante le prove mi occupo
di tutto il cablaggio della regia – ci spiega – e durante i
concerti mi dedico fondamentalmente al sistema di registrazione dedicato dell’XL8, cioè il Klark Teknik DN9696.
Più o meno si tratta di un PC, basato su Windows, dedicato
completamente alla registrazione. È montato in rack e qui
sto usando la configurazione con mouse e tastiera, ma si
può usare anche come un normale registratore HD. Sul pannello ha già tutti i controlli di trasporto, assign, l’ascolto in
cuffie, i marker… tutto l’essenziale, e dispone anche di un
controllo a pedale.
“Il sistema registra il segnale appena dopo i pre in digitale – continua Flint – usando due cavi AES50. Qui abbiamo
48 canali della band, più sei canali di microfoni ambientali
SoundField: prendiamo le quattro capsule W, X, Y e Z, più
uno stereo, inviate dalla centralina. Stiamo facendo le registrazioni per un eventuale DVD o altro, ma attualmente
l’applicazione principale è per il virtual soundcheck”.
L’audio sul palco
Ci spostiamo invece fino al palco per far
visita a Deddy Servadei, fonico impiegato nel monitoraggio della band. Questa
estate – e ci pareva cosa strana, essendo egli un assertore dell’analogico – lo
avevamo lasciato mentre giocava con
un grosso giocattolone pieno di pulsanti variopinti, così ci saremmo quasi
aspettati di trovarlo davanti ad una
console digitale... invece... niente.
Ma in effetti la band di Vasco in IEM
ci pare una novità già abbastanza
rilevante.
Deddy... tutti in cuffia? Pazzesco,
come ci siete riusciti?
È stata dura ma ce l’abbiamo fatta! Con i volumi sul palco che avevamo negli stadi, per Andrea sarebbe stato veramente impossibile tirar fuori dei suoni decenti,
per non dire belli. Con 115 dB di palco
9
all’interno di uno stadio riportati in palasport… non sarebbe servito neanche
l’impianto PA. Comunque non parliamo
di un palco muto, perché ci sono quattro monitor nella postazione di Vasco
oltre ad un sistema di side con delle
casse Clair Brothers abbastanza piccole, le P‑2. Uso tre P‑2 e due ML‑18
per lato e devo dire che sono molto
contento del risultato, nonostante
siano visivamente diffusori poco ingombranti. Con questi sistemi side
a terra andiamo ad enfatizzare
quelle cose che, logicamente, ci
vengono a mancare con gli inear, con cui è quasi impossibile
rendere determinati strumenti
percettibili con le giuste potenze. Così nei i side metto gli
strumenti come la cassa ed il
basso che hanno bisogno di aria
10 in movimento. Sono molto soddisfatto anche della scelta degli auricolari, i
Phonaton, che hanno sia una grande
presenza sulle frequenze alte sia una
buona resa sulle basse. Tutti hanno i
calchi su misura, ovviamente.
Altra novità è l’utilizzo di sistemi
Sennheiser ew 300 G2, preferiti
per questa volta agli ottimi Shure
PSM 600 per la più vasta gamma di
frequenze disponibili.
Durante il concerto ascolti anche
tu in IEM?
Sì, ho impostato il banco così
che i miei ascolti in-ear li ho sul
left&right e, assegnando gli aux
del banco a L-R, ho la possibilità di sentirmi l’ascolto di tutti ma, logicamente, rimango
quasi sempre sull’ascolto del
titolare della ditta, il sig Rossi. A
lui faccio un vero e proprio mixato… seguendo tutto l’andamento
del brano, alzando tramite i VCA
i vari assoli dei musicisti... Vasco
infatti è un po’ diverso rispetto
ad altri musicisti, perché vuole un
mix un po’ più completo ma con
la sua voce non troppo in evidenza; questo gli permette di tirar
fuori lui la voce con la grinta giusta. Infatti quasi tutti i cantanti, se
sentono troppo la propria voce in
monitoraggio, tendono a cantare
con meno energia.
Niente console digitale...
Lavoro con la mia solita Midas
H4000 e devo dire che non posso
certo lamentarmi. Avevo provato
anch’io a chiedere l’XL8 per questo tour, ma il service ne aveva solo
uno disponibile ed ovviamente è
stata data precedenza alla sala.
Compressori, EQ, effetti, novità?
Spiegaci un po’...
Come al solito pochissimi effetti
dinamici; con gli in-ear uso una
macchina che mi dà molta soddisfazione, il TC Electronics Express
ed un Finalizer, così almeno sono
tranquillo nel caso ci fossero feedback o sganci. Come novità,
quest’anno abbiamo adottato dei
microfoni nuovi che trovo siano
molto belli: sulla cassa abbiamo il
DN468 della EV e, sempre di EV,
usiamo il dinamico Raven sulle
casse di chitarra ed anche sui cori.
Abbiamo anche il PL200 sui piatti.
In più stiamo utilizzando un sistema “all’americana”: praticamente
ogni piatto ha un suo microfono, i
segnali poi confluiscono in un mixer API dove vengono premixati,
uscendo infine in un L/R. Grazie
a questo sistema riusciamo a migliorare la definizione e la presenza dei piatti.
Da segnalare anche un bellissimo
supporto per il microfono della
grancassa che è stato suggerito
ad Andrea dal batterista olandese della Stef Burns Band. È un
prodotto australiano, si chiama
“Kelly SHU”, e consente di lavorare con il microfono sempre nella
stessa posizione e senza il rischio
che si sposti durante il concerto o
da una serata all’altra.
8: Particolare del montaggio per
microfono sulla grancassa
Kelly SHU.
9: Una delle antenne elicoidali
prodotte internamente da
Audio Rent.
10: I piatti microfonati
“all’americana”, con un
microfono sotto ogni piatto
per il premixaggio.
11: Federico “Deddy” Servadei,
fonico di palco.
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La scenografia
La parte visiva dello show è stata affidata anche in questo tour indoor
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ai tradizionali collaboratori di Vasco Rossi, cioè lo studio
Giò Forma per il disegno del palco,
il lighting designer Giovanni Pinna
ed il regista Swan per il video live.
12: Dettaglio dei Barco
MiStrip.
13: Giovanni Pinna,
lighting designer.
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Giovanni Pinna è al fianco di Vasco da moltissimo tempo, tanto
da essere addirittura al suo terzo
tour indoor col cantante emiliano: 1993, 1997, 2009. “Abbiamo
cominciato a settembre, quindi
un po’ in ritardo – ci racconta Giovanni – ed una decisione sul set
era stata presa solo a fine aprile.
Inoltre c’era l’estate in mezzo,
così abbiamo deciso una riunione
a metà agosto a Fiumicino, l’unico
posto più vicino a tutti, visto che
eravamo in vacanza!”.
Da cos’è caratterizzato questo
disegno luci?
La scelta di usare questi cubi motorizzati ed i CyberHoist ovviamente ha posto molti paletti al
disegno luci, perché tutti questi
volumi sono ovviamente da illuminare e valorizzare sotto l’aspetto
illuminotecnico. Inoltre era molto
importante tener conto del fondale mobile realizzato con i video
MiStrip. Ci sono poi dei lampadari
mobili, un giocattolo variegato
e complesso, soprattutto difficile
da programmare; ho dovuto programmare, infatti, contempora-
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neamente video, luci e automazioni. Trovo che i CyberHoist
siano fantastici, ma purtroppo il software è molto limitato,
quindi per realizzare delle cose precise e belle ci vogliono
tante ore. Trovare la quadratura sul metodo di lavoro non è
stato facile, anche perché durante le prove a Mantova tutto
è arrivato a pezzi, ed anche i CyberHoist sono stati pienamente funzionanti solo qualche giorno prima dello show.
Insomma il quantitativo di carne sul fuoco è enorme, anche
a livello di regia e coordinamento. Per questo ho capito che
bisognava lavorare in regime di dittatura, perché il tempo
era pochissimo: era necessario fare poche cose ben fatte e
poi mettere tutto a posto un po’ alla volta. Anche adesso
continuo ad affinare qualcosina strada facendo.
Mi sono concentrato sull’utilizzo dei lampadari e sulle automazioni, perché sono la parte scenografica più visibile, ed
è anche molto divertente, perché il movimento a diverse
velocità, ondulatorio, sembra quello delle luci.
Come avete lavorato ai video?
L’idea principale era quella di non dare né messaggi né contenuti forti, usando quindi immagini grafiche ed effetti. In
questo tour sono orfano del mio collaboratore storico Jò
Campana, così ho scelto di occuparmi personalmente di tutto dal mio banco. Marco Piva mi ha aiutato a programmare
il banco video, così mi sono alleggerito di questo aspetto,
ed un grafico di Giò Forma ci ha fatto delle cose particolari
a bassa risoluzione per i lampadari, dove è necessario usare
solo grafica e non immagini. Il video è insomma un supporto alle luci, pur essendo presente.
E certo che di luci ne hai una quantità industriale!
In effetti è un parco luci importante, parliamo di circa
490 kW. Uso dei MAC 700, spot e wash, dei MAC 2000, gli
Alpha Beam 300 e poi i Vari*Lite che per me sono importantissimi e onnipresenti. Completano il disegno alcuni
Novalight Nova‑Flower, parecchi Jarag, circa una quarantina, pochissimi DWE rispetto al solito, e poi 154 barre FOSS
full-color che seguono l’architettura Layher dello sbalzo.
Come hai organizzato il lavoro in console?
Ho due console GrandMA, una per il video ed una per le luci,
però non lavoro più in “full backup” ma sto lavorando in
“multiuser”, per separare luci e video e poter programmare
in maniera parallela. Sono poi io a lanciare tutte le memorie
dalla mia console, cioè quando do il via da una mia cue parte
anche il video relativo. Ovviamente mi sono lasciato a parte
anche qualcosa in manuale per dare un certo feeling.
Qual è la risposta del pubblico alle tue luci? Ti accorgi se
il disegno condiziona emotivamente l’atteggiamento del
pubblico?
Credo che il fattore più importante rimanga la musica, anche se per me lavorare in un palasport è stato fantastico: ho
avuto molto più tempo per programmare, ed alla fine abbiamo fatto una prima in cui mi sembrava di essere in tour
da due mesi, perché al chiuso non
hai la luce del sole che ti manda
via, ci sono differenze enormi rispetto agli stadi.
Che disegno avete scelto per la
parte acustica con Vasco solo?
Nei primi due pezzi in cui Vasco
suona e canta da solo abbiamo
scelto di mettere solo un proiettore su di lui: è già potentissimo così,
non ha bisogno di nient’altro.
Vogliamo menzionare i tuoi
principali collaboratori!
Certo: Marco Piva, come ho già
detto, ha programmato i Catalyst
ed ha fatto un gran lavoro, anche
propositivo, ha realizzato proprio
quello che io volevo; poi Fabrizio
Moggio che è anche esperto di
Catalyst; i ragazzi di Limelite han- 15
no fatto un lavoro eccezionale,
perché con tutte queste automazioni bisogna stare attentissimi,
non si può lasciare un cavo in giro;
Maurizio Cerolini, operatore dei
motori, è davvero molto bravo:
ha ben 46 motori da gestire ed ha
fatto un gran lavoro.
14: Uno dei cubi appesi
sopra il palco,
contenente gli
elementi del parco
luci ed i gruppi dei
Barco MiSphere
sollevabili.
15: Swan, direttore
video.
Il video
Swan collabora con Vasco dal
1999, e praticamente, da allora, ha
Il vero spettacolo e’ usarle: STRUTTURE PILOSIO
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65
Live concert
66
Tania Sachs
Da 20 anni si occupa della comunicazione
di Vasco. Tania, oltre ad essere brava, è una
donna allegra ed autoironica e questo deve
ben saperlo anche Vasco, tanto da giocare
sul suo cognome in diretta su Radio Due
insieme a Fiorello e Jovanotti (puntata del
10 aprile 2008, per chi volesse farsi due
risate).
Come nasce il tuo rapporto professionale
con Vasco?
Vasco voleva un proprio ufficio stampa,
perché allora la comunicazione seguiva due
canali: o era curata dalla casa discografica o
dal manager del tour. Chiese a Red Ronnie se
conoscesse qualcuno e Red chiese a Rosanna
Mani, oggi condirettore di TV Sorrisi e Canzoni
nonché mia migliore amica. Quando lei mi telefonò, io mi ero appena messa in
proprio, quindi questa proposta generò in me entusiasmo ma anche qualche
ansia. Maurizio Lolli, allora manager di Vasco, mi convocò al ristorante
Garibaldi di Milano. Qui, ad un certo punto, comparve Vasco: chiacchierammo
insieme un bel po’, e lì cominciò questa bellissima avventura.
In cosa consiste nel dettaglio il tuo lavoro?
Tengo a precisare che la mia professione è quella di “ufficio stampa e
comunicazione”, e non di “addetto stampa”, come si usa dire oggi. In
effetti le cose da fare sono tantissime, in pratica tutte quelle che includono
un’apparizione pubblica dell’artista. Il mio compito è quello di captare i
desideri dell’artista, quelli che sono i modi a lui più congeniali per apparire,
perché è fondamentale che l’artista sia sempre a proprio agio. Inoltre occorre
tener presente che la comunicazione non deve arrivare al maggior numero
di testate possibile, ma al maggior numero di persone possibile, quindi è
necessario cercare di condurla attraverso i canali giusti, che devono essere
i più confacenti alla personalità dell’artista. Non vedrei mai Vasco fare cose
che non si sente di fare.
Alla fine si diventa portavoce dell’artista, quindi occorre cercare i canali
giusti, ma avere anche la sensibilità di capire quando il capo vuole “restare
spento”: nel qual caso bisogna rispettare questo desiderio e non forzargli la
mano con interviste o apparizioni non desiderate.
Vasco, fra l’altro, è raramente in TV!
Sì, non ama apparire in televisione, preferisce la radio o la scrittura: fa delle
bellissime interviste scritte.
Come cambia la promozione fra un tour ed un disco?
Cambia parecchio. Ad esempio questo tour, nei palasport dopo così tanti
anni, è un fatto talmente clamoroso che non ha avuto bisogno di un grande
battage, la notizia si è divulgata dappertutto quasi da sola. Poi, quando
parte un tour, bisogna invitare tutti i giornalisti, i quali devono scrivere il
pezzo per il giorno dopo, perché sui quotidiani funziona così. Questo è un
guaio, perché non si possono godere tranquillamente il concerto e capirlo
veramente a fondo; in questi casi fanno i cosiddetti “precotti”, cioè articoli
in buona parte preparati nel pomeriggio. A me spetta il compito di spiegar
loro il concerto e tutto quello che succederà la sera. Insomma li aiuto, cerco
di agevolarli guardando benissimo lo spettacolo, cercando di spiegarglielo
con occhi giornalistici.
Il disco invece ha bisogno di una preparazione diversa, molto più lunga,
serve stabilire un tipo di immagine, occorre un servizio fotografico...
Con chi del team di Vasco ti confronti di più e chi sono i tuoi
collaboratori?
Il mio referente principale è il Komandante, tutti ci relazioniamo con lui. La
lista dei miei collaboratori inizia con Tania e finisce con Sachs! Sarà che sono
una vergine molto della vergine, accentratrice ed egocentrica... ma alla fine
devo fare tutto da sola. Ho provato a prendere dei collaboratori, ma è più
forte di me. È colpa mia, non sono capace di delegare!
gennaio/febbraio 2010 - n.81
Tania Sachs, uffico
stampa e publicist
di Vasco Rossi.
sempre lavorato negli stadi: “Il palasport mi sembra una dimensione
particolarissima – ci spiega sorridendo – è come aver la gente in
braccio. È pazzesco, non è facilissimo abituarsi, vedi la gente proprio
vicinissima. Comunque anche qui
il mio ruolo non è cambiato: faccio la regia live, che significa amplificare a livello visivo quello che
accade sul palco, quindi permettere agli spettatori che non sono
proprio nelle prime file di vedere
quello che accade effettivamente,
in dettaglio, sullo stage”.
Come hai organizzato le telecamere per avere delle riprese
interessanti, belle e con il tuo
taglio caratteristico?
Ci sono delle camere fronte
palco a destra e a sinistra dello stage, il quale ha una passerella con una pedana idraulica.
Questo per cogliere tutto quello
che riguarda le performance dei
musicisti. Per quanto riguarda i
primi piani di Vasco, ho scelto di usare un’ottica
potentissima, 62X, montata su una macchina particolare posta in regia di sala, cioè distante 35 o
40 metri, e questo ci consente di non ingombrare il
palco. In tutto ho cinque operatori grazie ai quali
riesco a cogliere tutto quello che accade sul palco,
dove comunque ci sono ben nove musicisti.
Il tuo compito è poi di mixare questi segnali?
Esatto: i segnali di queste telecamere convergono in
una console dove io “suono” le immagini al volo in
base alla canzone, il ritmo ecc. È un po’ come suonare
una tastiera. Ad ogni bottone corrisponde una camera: io sono in comunicazione con i vari operatori e
dico loro i vari piani necessari per le inquadrature insieme al mio assistente musicale, che è il mio assistente in regia, che mi anticipa quello che accade a livello
musicale, per valorizzare lo strumento che emerge
in quel momento. Diciamo che dopo più o meno tre
show tutto diventa abbastanza preciso, abbastanza
chiaro. Dopo miriamo al perfezionismo del dettaglio,
alla notina… e a quel punto scattano delle sfide tra
i ragazzi su chi fa le riprese più belle. Dopo cinque
concerti diventa quasi un DVD in diretta.
Vasco ed i vari artisti collaborano a questa regia,
avete studiato dei momenti o dei movimenti
particolari?
In realtà siamo noi che ci siamo adattati allo show.
In effetti durante il concerto esiste già una sorta di
coreo­grafia, nel senso che un musicista non può improvvisare delle corse sulla pedana senza che abbia
avvisato qualcuno. Quindi, bene o male, i momenti
in cui i musicisti si avvicinano uno all’altro sono abbastanza determinati. Ovviamente, però, il bello di uno
spettacolo rock è l’improvvisazione, quindi non succede mai perfettamente la stessa cosa. Le prove servono
anche a questo, a capire cosa succede sul palco e trovare anche il miglior posizionamento per le riprese.
Inoltre il nostro video deve anche essere coerente con
tutti i movimenti di scena e le automazioni, si tratta
quindi di una scenografia totale: ad esempio questi
enormi cubi che si sollevano e si muovono vanno a
nascondere parte della scenografia, fattore di cui tener conto durante le riprese.
Plug, Plug, Plug & Play
Rocknet, l’audio networking è diventato semplice.
160 canali di audio digitale su di un network bidirezionale cat 5
che può contare fino a 99 unità. Totale ridondanza della rete e
delle singole unità e segnali sempre disponibili, ovunque con una
latenza infinitesima: tutto questo è RockNet.
Niente indirizzi IP, no ethernet, niente complicazioni! E c’è un’altra
bella notizia: RockNet è semplicissimo da usare.
Tutte le unità si configurano automaticamente, basta premere un
paio di pulsanti sul frontale, e il setup è finito!
l’audio networking non è mai stato cosi facile.
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Live concert
Poi, ovviamente, immagino
che tutto questo venga registrato?
Di buona regola registriamo tutto
quello che facciamo in diretta, il
cosiddetto “program”. Oltre a ciò
facciamo anche delle registrazioni
ad alta definizione. Per queste mi
piace molto usare delle macchine
fotografiche: sono perfette allo
scopo perché registrano in alta definizione ed hanno il vantaggio di
potere usare le ottiche intercambiabili. Quindi il risultato visivo
è perfetto ed assomiglia ad una
ripresa da una 35 mm cinematografica. Per questo ho deciso che in
alcuni momenti dello show un operatore si stacca dalla regia – una
sensazione stranissima, perché è
come un astronauta che si stacca
dalla nave madre – e va a registrare
alcune parti in alta definizione, da
posti diversi serata per serata, per
avere una grande varietà di fase di
montaggio.
Lo show
Questo concerto di Vasco è davvero bello, sotto ogni punto di vista.
16
16: I camion con i
generatori di
Energy Rental.
68
gennaio/febbraio 2010 - n.81
Lo si può dividere in tre fasi: la prima con pezzi rock di grande ritmo, una fase centrale con dei pezzi importanti, e poi,
circa al ventesimo brano, Vasco arriva sul palco da solo, suonando la chitarra (mai sentito prima) ed inizia a cantare Sally.
Una fase “acustica” davvero intensa che il pubblico ascolta
in maniera quasi attonita. Non manca ovviamente il gran
finale con Vita spericolata ed Albachiara.
Le luci e le movimentazioni scenografiche sono incredibili, con questi enormi volumi che a volte sembrano danzare e creare delle waves quasi fossero testemobili! Un paio
di pezzi sono poi particolarmente forti, come l’adrenalinico Deviazioni o Ad ogni costo, quando per la prima volta si
aprono i grandi lampadari. Giovanni Pinna, col suo staff, ha
davvero fatto un gran bel lavoro: il contributo visivo risulta
potente ma raffinato allo stesso tempo, e siamo certi che
nella tranche 2010 lo rivedremo ulteriormente migliorato,
ma non possiamo immaginare in cosa.
Non poco contribuiscono le immagini di Swan che ha sempre un grande feeling col rock di Vasco col quale certo si
sposa perfettamente il suo stile rapido, da video clip, ma
anche ironico, con inquadrature sempre attente anche al
pubblico (ormai il lancio dei reggiseni è una tradizione!).
Impeccabile l’audio, ovviamente rapportato alle possibilità
dei nostri palasport: il nuovo Clair i5 è gestito benissimo,
perché il suono risulta piuttosto omogeneo e le inevitabili
differenze nella copertura non creano comunque mai zone
con una diffusione scadente. Il mix ed il sound di Andrea
Corsellini, che quasi sempre lavora sotto l’occhio vigile di
Guido Elmi, sono ottimi, con grande attenzione alle dinamiche interne dei brani e, ovviamente, un occhio di riguardo per la voce del Komandante, sempre perfetta nonostante le normali vicissitudini di un
concerto rock. La band, vista dalla sala, non ci è
sembrata soffrire affatto il monitoraggio IEM.
In conclusione, una produzione mastodontica e
ben gestita nelle sue peculiarità, un bellissimo
concerto, un artista con una grande voglia di
stare sul palco ed incontrare il proprio pubblico
più da vicino, in un’atmosfera più intima, facendogli anche ascoltare, quasi fossimo nel soggiorno di casa, qualche pezzo “chitarre e voce”.

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