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Articolo pubblicato sul sito larena.it
Estrazione : 09/02/2015 14:34:24
Categoria : Attualità regionale
File : piwi-9-12-105726-20150209-1903126942.pdf
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http://www.larena.it/stories/2659_storie_di_sport/1049115_arnoux_al_nicolis_ciak_si_gira_autocollection/
Arnoux al Nicolis: ciak si gira «Autocollection»
Uno dei produttori, Domenico Dima: «L'idea è scoprire le automobili da sogno, le regine dello sport,
le rarità nel panorama delle auto d'epoca»
Il pilota francese Arnoux al Museo di Villafranca dove ha iniziato le riprese della trasmissione Rai
Tutto Schermo Renè Arnoux conquistò la simpatia dei tifosi per l'epico duello contro il grande Gilles
Villeneuve.
Era l'estate del 1979 e sulla pista di Digione si correva il Gran Premio di Francia.
Sarà lui, il francese Arnoux, insieme all'italiano Luca Badoer, uno dei conduttori della nuova
trasmissione Rai intitolata «Autocollection» che vedrà come protagonista l'automobile raccontata
direttamente dai protagonisti e dai collezionisti.
Il luogo ideale per iniziare le riprese di una trasmissione dedicata alla passione, il Museo Nicolis di
Villafranca, dove Silvia, la direttrice, venerdì scorso ha accolto Arnoux per le prime registrazioni.
Prodotta e scritta da Domenico Dima e Nicola Montese, la nuova trasmissione si avvarrà della
collaborazione degli esperti Roberto Beschi e Carmine Sessa.
«L'idea», racconta Dima, «è scoprire le automobili da sogno, le regine dello sport, i pezzi unici, le
autentiche rarità nel panorama delle auto d'epoca, auto custodite gelosamente che hanno fatto la
storia dell'automobilismo».
Al Museo di Villafranca Renè Arnoux ha rievocato per i lettori de "L'Arena" la gara della vita, il
Grand Prix de France del primo luglio 1979, a Digione.
«Mancavano sei giri alla fine», sorride, «e Jabouille era primo e imprendibile.
Io ero su Renault e Gilles su Ferrari.
Lottavamo per il secondo posto.
La mia macchina aveva problemi di pescaggio di benzina.
Lui era senza gomme e con pochissimi freni.
Da lì iniziammo a incastrarci le ruote, a toccarci, almeno sei, sette volte.
Non mollammo mai e fu una fortuna perché se uno dei due avesse rallentato, anche solo un po',
mentre le monoposto viaggiavano a braccetto, le ruote mie dentro le sue, sarebbe successo il
finimondo e una sarebbe schizzata sulla testa dell'altra, avrebbe fatto un looping».
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Ma il bello della storia fu che sul podio i due piloti si scambiarono pacche sulle spalle e nessuno dei
due si arrabbiò.
Solo guardando la registrazione su you-tube si può capire quanti rischi i due rivali abbiano corso,
«ma devo ammettere che la piena consapevolezza di quel giorno è affiorata con il tempo, come il
vino buono, perché subito non ci ho fatto caso, ma ancora oggi, ovunque io vada, c'è qualcuno che
mi ricorda quella gara e mi fa i complimenti per quel duello.
Pochi giorni fa stavo uscendo da una concessionaria Renault a Parigi, lungo gli Champs Elysées, si
avvicina un ragazzo, mi riconosce, e si ferma per dirmi che per lui quella gara è stata la più bella
della F1.
Il fatto è che aveva aveva solo 22 anni ma ha tirato fuori un i-phone e mi ha mostrato quel
frammento registrato di 36 anni fa.
Mi ha commosso».
Dalle parole del pilota francese affiora una marcata nostalgia per un'epoca sportiva nella quale il
rapporto fra atleti e pubblico era più stretto.
«Oggi il pubblico della F1 è in calo rispetto ai nostri tempi.
È la logica conseguenza della disaffezione.
I biglietti costano una follia, le tribune sono lontanissime dalla pista e i piloti chi li vede? È uno sport
che dà ben poco al suo pubblico, gente disposta a restare per ore al caldo o sotto l'acqua.
Io volevo bene ai miei tifosi perché la Ferrari era il mio sogno fin da bambino.
Il mio rapporto con l'Italia non è iniziato quando Ferrari mi chiamò a Maranello.
È cominciato prima».
Quando? «Quando papà George ci portava in vacanza a Rimini, negli anni Cinquanta.
C'erano mia mamma Alice, mio fratello Robert e mia sorella Solange.
Partivamo da Grenoble per raggiungere la Romagna.
Un pomeriggio, era il 1956, andammo a fare un giro in macchina.
A un certo punto vidi dei veicoli buffi che giravano su una piccola pista.
Erano dei kart.
"Fermati papà, fammi provare, voglio girare anch'io", dissi.
E mio padre fermò l'auto e andò dal gestore dell'impianto.
Non parlava bene l'italiano.
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Ma in qualche modo si fece capire.
L'uomo del kartdromo mi guardò con l'aria seccata perchè ero un bambino, avevo solo otto anni e
frignavo.
Ma alla fine cedette.
E a dieci anni iniziai a partecipare alle prime gare di kart».
Per Arnoux l'esordio in F1 si materalizza nel 1978, con una Martini-Cosworth.
Poi corre con Surtees e il grande James Hunt, al Gran Premio del Canada, lo vede girare e dice
testualmente: «Ma oggi chi guida la Surtees? Non l'ho mai vista andare così forte...» Tutti sentirono
e i giornalisti scrissero la battuta di James.
Così Renè divenne famoso.
Danilo Castellarin Commenta Partecipa.
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