L`inquisizione gay scomunica Dolce e Gabbana

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L`inquisizione gay scomunica Dolce e Gabbana
E’ proibito dire “maschio e femmina Dio li creò”. E’ proibito dire: “i figli
nascono da mamma e papà
L’inquisizione
gay scomunica Dolce e Gabbana
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I due stilisti boicottati perché non si allineano ai dogmi omosex sulla famiglia. Così facevano le
dittature...
Da Libero del 17 marzo 2015
di Mario Giordano
Je suis arcaico. E dunque sto con Dolce&Gabbana: non fraintendetemi, non intendo quello.
Anzi, se devo dire la verità quei due non mi sono mai piaciuti, odio la moda, mai stato a una sfilata,
tanto meno alle loro feste chic con super ospiti alla Madonna, trenini, coriandoli e cocktail, tutto
rigorosamente in stile omosex. Però ecco, se mai avessi avuto un capo Dolce&Gabbana oggi l’avrei
esibito con orgoglio in faccia a tutta la gente che piace, da Elton John a Victoria Beckham,
passando per Courtney Love e Ricky Martin, quelli che in queste ore stanno invitando a boicottare i
negozi D&G. O a bruciarne i vestiti. In attesa, magari, di bruciare direttamente loro. Che, tanto,
sono «arcaici»…
Com’è che, al giorno d’oggi, da stilisti alla moda si diventa arcaici, in pochi attimi? Semplice: basta
dichiararsi non del tutto contrari alla famiglia tradizionale. Non bisogna mica esporsi troppo,
macché: basta dire una cosa rivoluzionaria, come per esempio che per fare un figlio ci vogliono una
mamma e un papà, ecco. Che due uomini, per quanto si impegnino, non ce la faranno mai da soli. E
due donne neppure. Basta questo. Dolce e Gabbana lo hanno detto, in un’intervista a Panorama. E
tanto è bastato per farli mettere al rogo dal Tribunale Supremo Nazi-Gay. Processo sommario,
condanna immediata. Se non riuscite a farli morire, per lo meno fateli fallire.
È impressionante, infatti, la violenza dittatoriale che si sprigiona proprio negli ambienti che si
sono imposti in nome delle libertà civili. Hanno fatto battaglie per anni difendendo i loro diritti,
adesso calpestano il diritto degli altri, anche solo ad esistere. Hanno marciato nel nome della
tolleranza per diventare i principi dell'intolleranza. E ora che, a forza di lobby, denari e gay pride,
hanno conquistato il potere culturale lo esercitano con il massimo del dispotismo nei confronti di
chi osa dissentire. Sei a favore del matrimonio fra uomo e una donna? Devi essere condannato.
Desideri che i figli abbiano una mamma e un papà? Devi essere bruciato. Osi pensare che maschi e
femmina Iddio li creò? Per tutti i trasgender del mondo, devi essere subito eliminato.
Non vi sembri un'esagerazione. Qui la questione non è più qual è la mia opinione o la sua o
quella di Dolce, Gabbana, Pinco Pallo o Ricky Martin. La questione è che si può pensare solo in un
modo, cioè quello autorizzato dal nuovo polpottismo in salsa lesbo-gay. Fuori dall'ordine
prestabilito, cioè oltre il libretto rosa di Luxuria e Elton John, non c'è discussione: al massimo c'è
diDa sinistra: Elton John, prim o a lanciare l’invettiva contro Dolce e Gabbana (foto al centro);
Cecchi Paone con Francesca Pascale, che ha sottoscritto il boicottaggio [Fotogramma] struzione. O,
se proprio si è fortunati, il campo di rieducazione. I dittatori del pensiero unico omosessuale, infatti,
nell'occasione non hanno aperto una civile discussione: macché hanno organizzato una incivile
oppressione. Una rappresaglia nazista con tanto di boicottaggio di negozi: bruciano gli abiti,
esattamente come le Ss bruciavano i libri. Allo stesso modo quando Barilla «peccò» di eccesso di
Mulino Bianco, pensando per la sua azienda a spot con famiglia tradizionale, organizzarono una
campagna per metterlo economicamente in ginocchio e non la smisero fino a quando lui non accettò
il «campo di rieducazione» (con annessa consulenza-tangente alle principali associazioni gay).
Allora fu annunciato: esultate, Barilla è diventata gay-friendly. Il che significa che può continuare
ad esistere.
Lo vedete? Si può continuare ad esistere solo se ci si sottomette alla lobby gay. Altrimenti
l'esistenza viene messa in dubbio. Per ora l'esistenza delle aziende, ma avanti di questo passo, anche
l'esistenza delle persone: il reato di omofobia è già un primo passo che rende difficile la difesa della
famiglia tradizionale con la difesa della propria libertà. Bisogna stare attenti a covare nel proprio
cuore pensieri sovversivi come per esempio: «da che mondo è mondo i figli vengono concepiti
facendo l'amore». Oppure: «il matrimonio è fra un uomo e una donna». Siete matti? Se proprio non
riuscite a trattenerli, questi pensieri, almeno evitate di esprimerli a voce alta. Mai in una pubblica
piazza. Men che meno sui giornali, in radio o tv. Al massimo troviamoci come carbonari al circolo
degli arcaici, ultima resistenza di chi pensa che il mondo non debba essere per forza tutto Ivan
Scalfarotto. Voi credete che esageri? Non è così. Ieri pomeriggio ho cercato, per un servizio
televisivo, un po’ di voci di personaggi famosi, disposti a esprimersi sulla vicenda. Tutti quelli a
favore di Elton John, dei figli in provetta e delle adozioni gay non hanno avuto problemi a parlare.
Gli altri si sono negati tutti, o quasi. «Sono mica matto». «Non mi va di espormi». «Poi mi
attaccano sui social». Fino addirittura a «temo le minacce di morte». Ora: vi rendete conto? Siamo
arrivati a questo punto: dire che i figli nascono da mamma e papà è diventato pericoloso anche per
la propria incolumità personale (mentre per l’incolumità delle aziende è pericoloso già da un
pezzo). Che dobbiamo aspettarci d’altro? Je suis arcaico, ma non ci sto. E mi ribello nei confronti di
un mondo così sottosopra che mi ha spinto fin dove non avrei mai immaginato di arrivare: per
difendere la famiglia, tocca pure difendere Dolce&Gabbana…

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