Nella prossima estate, le Breme saranno sicuramente i

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Nella prossima estate, le Breme saranno sicuramente i
FEEDER FISHING IN GARA
Nella prossima estate, le Breme saranno sicuramente i pesci protagonisti del Campionato
Italiano di Feeder Fishing a Ostellato e del Mondiale della specialità, che si terrà a Luglio nel
canale di regata di Gand, in Belgio. Ecco qualche suggerimento per provare a metterne in
nassa un buon numero.
Nella mia vita di pescatore e di agonista ho assistito, negli anni, a mutevoli cicli di predominanza di
varie specie ittiche nei nostri campi gara più frequentati.
Per decenni, il Mincio a Peschiera fu la palestra per la cattura di centinaia di alborelle e triotti, che
sono oggi pressoché scomparsi. Il Canale Navigabile di Cremona offrì, per almeno un decennio, la
cattura di persici sole di tutte le dimensioni, quale consistente alternativa alle tattiche rivolte a pesci
di taglia, e oggi il prenderne uno è improbabile quanto catturarvi uno storione. Il circondariale
Bando-Valle Lepri a Ostellato, fu per oltre vent’anni, la patria del carassio, raro attualmente, quanto
lo sono i cavedani dell’Arno fiorentino. Spiegare il motivo di questi picchi e radicali scomparse
delle specie ittiche predominanti nei nostri corsi d’acqua è un lavoro da ittiologi, ma ciò che
sicuramente balza all’occhio di tutti… è che se non fossero piovute le Breme dal cielo come
un’insperata manna, oggi potremmo tranquillamente chiudere il libro dell’agonismo pescasportivo.
Campi gara come Medelana, il Fissero Tartaro e lo stesso Ostellato, solo per citarne alcuni, sono
diventati delle vere e proprie “Bream House”, e piaccia o no, questa è la specie che conta e che
bisogna imparare a pescare se si vuol continuare a frequentare il circuito agonistico.
Mettere in nassa chili di Breme non è per nulla un affare semplice, e che non accade mai per caso.
Anzi, se l’approccio alla gara non è mirato a preparare al 100% tutti quei dettagli, che a prima vista
potrebbero apparire insignificanti, il rischio di uscirci con le ossa rotte, non è per nulla improbabile.
Ormai, non sono più tre giorni che ci confrontiamo agonisticamente con le Breme di casa nostra, ma
per esperienza personale posso assicurarvi che non è per nulla scontato definire cosa funziona
davvero con questa specie di pesci, e ciò che, invece, è meglio riporre nell’angolo delle cose inutili.
Le Breme per loro natura, un giorno sembrano i pesci più affamati e aggressivi del mondo
acquatico, e quello successivo quelli più schizzinosi e riluttanti a mettersi un’esca in bocca, così che
solo un piccolo Cage Feeder e una lenza raffinata, riescono a tradurre in positive ferrate le loro
tocche sul quiver tip.
Nell’accezione generale, le Breme sono pesci di branco, e ciò dovrebbe significare che, quando se
ne cattura una, un buon numero dovrebbe popolare il tratto d’acqua praticato, e altre dovrebbero
seguire. Per personale esperienza, posso assicurarvi che perché questo accada davvero, si dovrà dare
importanza a un insieme di fattori che riguardano la tecnica, l’attrezzatura e la pasturazione, e che
proverò qui di seguito a farvi considerare in ordine d’importanza.
Le Breme sono stati i primi pesci che ho imparato a pescare in gara con il Feeder. Accadde agli inizi
degli anni ottanta in Irlanda del Nord, e ricordo che il fattore più negativo che rilevai fin da subito,
fu quello, sotto l’aspetto atmosferico, di doverle affrontare in una giornata di pieno sole e totale
assenza di vento. Le più belle pescate di Breme della mia vita le ho fatte in situazioni climatiche
davvero ai limiti della sopportazione, e che avrebbero consigliato di rimettere l’attrezzatura in auto,
e tornarsene a casa. Solitamente, infatti, sembra proprio che questi pesci entrino in competizione per
il cibo, quando vento ed onde la fanno da padrone, ossigenando l’acqua al massimo livello.
In Italia, fortunatamente, queste situazioni capitano assai di rado, ma da pescatori, dobbiamo nutrire
la speranza che questa specie si adegui al meteo del Bel Paese, e non ci faccia soffrire la sua
abituale apatia alimentare nelle giornate terse e con calma piatta di vento.
In Lombardia, un luogo di pesca che assomiglia per caratteristica e presenza di Breme, al canale di
regata di Gand, dove si svolgerà il prossimo Mondiale di Feeder Fishing, è l’Idroscalo di Milano,
altresì conosciuto come il “mare dei milanesi”.
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Qualche anno fa LBF Italia decise, in accordo con l’Amministrazione Comunale, di proporvi una
giornata di promozione dello sport della pesca rivolta ai bambini milanesi. Partecipandovi, feci la
scoperta della presenza di un buon numero di Breme, tanto che ho deciso di portarci i nostri Azzurri
prima del Mondiale di Gand, sperando sia utile familiarizzare con un ambiente e con pesci, simili a
quelli che incontreremo in Belgio.
Canna e lenza
I tipi di canne consigliabili per pescare Breme devono possedere caratteristiche di buona potenza
per lanciare con precisione e a buona distanza lenze armate di un Feeder di peso tra i venti ed i
quaranta grammi a vuoto.
Un’altra caratteristica essenziale è che siano dotate di quiver tip intercambiabili molto sottili e
sensibili, che si sposino perfettamente ai grezzi dotati di curve armoniose e progressive, in grado di
assecondare l’uso di ami relativamente piccoli e leggeri, e di limitare al massimo il numero di
Breme slamate durante il recupero.
Il loro abbinamento è indicato a un mulinello di taglia 3000 per le corte e medie distanze, e a uno di
taglia 4000 con bobina di maggior diametro, per lanciare oltre i cinquanta giri di manovella.
Lo schema di lenza
Il mio schema di lenza preferito per pescare Breme in acque ferme, nonostante le molte varianti
disponibili, cade comunque e sempre sul semplice e collaudato “paternoster”, che ho adattato ai
regolamenti internazionali, che prevedono lo scorrimento del Feeder sullo “shock leader”. In pratica
anziché connettere con l’usuale “Blood Knot” a tre giri uno spezzone di nylon, lungo una decina di
centimetri, in deriva alla lenza madre, ho costruito il “paternoster” con uno spezzone di Dyneema
ricoperto da un tubetto di silicone da tre millimetri, alle cui estremità ho annodato una girella rolling
con gli anelli a diamante, ed una con moschettone per l’attacco del Feeder.
La girella “rolling”, con anelli di forma a diamante, permette al Feeder di scorrere oltre il nodo di
connessione dello shock leader come richiesto dalla normativa vigente, ma grazie alla sua forma, ne
avverte la presenza, producendo la dinamica di un “bolt rig”, che allama i pesci più facilmente.
Il regolamento internazionale non indica la lunghezza minima dello “shock leader”, e di
conseguenza nulla vieta di porre il nodo della sua connessione a dieci centimetri dal punto d’arresto
del Feeder, che è la distanza ottimale per confezionare uno “sliding paternoster rig”.
Una “brillatura” dello “shock leader” di circa venticinque centimetri sotto il punto d’arresto del
Feeder, è sempre utile per irrigidire la lenza nel tratto cui connettere il finale con l’amo, scelta che
evita fastidiosi attorcigliamenti del nylon.
Questo schema è virtualmente “tangle free”, ossia in grado di pescare per ore senza creare grovigli,
cosa che non va per nulla sottovalutata, poiché evita fastidiose interruzioni e perdite di tempo, per
rimettere a posto la lenza.
Nella bobina del mulinello carico solitamente dello 0.18 o massimo 0.20, e durante la pescata
spruzzo sul nylon più volte un liquido sgrassante che lo renda rapidamente affondante. Un mix di
detergente e brillantante per stoviglie, diluito in acqua e caricato in un vaporizzatore, funziona
egregiamente.
Pesco solitamente con un terminale di circa un metro di 0.12 o 0.14, in rapporto alla dimensione
dell’amo delle serie Gamakatsu 11GP o 16GP in misure del 16 o del 18, che ben si abbinano ad un
largo ventaglio di esche.
Ho provato, negli anni, tanti schemi di lenza, molti dei quali mi hanno spesso soddisfatto, ma per
pescare le Breme in acque ferme, finisco sempre per dare la preferenza al bracciolo a “paternoster”
per l’attacco del pasturatore. Questo schema di lenza, nel Campionato Italiano di Feeder Fishing
2012, sarà ammesso nella sua versione originale.
Come avrete capito, in questo modo di pescare non c’é nulla di particolarmente complicato, ma
racchiude in sé un certo numero di scelte accurate e accorgimenti messi a punto con cura. Il resto
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dipenderà dalla presenza, più o meno numerosa, dei pesci, e dal loro comportamento, che vi posso
assicurare, avrà sempre un’incidenza molto elevata nella bontà dei risultati.
I miracoli a pesca, purtroppo, non sono ancora in vendita!
Un tappeto di richiamo
La vera chiave di volta di una sessione di pesca alle Breme, sia in gara sia per diletto, è per mia
esperienza, quella relativa al prossimo argomento che andremo a trattare, ossia come pasturare
correttamente la postazione di pesca.
All’inizio di una competizione, uso solitamente un Feeder di dimensione “large”, per dispensare un
certo quantitativo di pastura nel punto prescelto. La taglia di questi Feeder aiuta a depositare un
buon volume di sfarinati e di esche, in un tempo relativamente breve, e in uno spazio concentrato.
Preferisco pasturare in questo modo, perché mi garantisce di ottenere la massima precisione nei
depositi, grazie al fermo di distanza ottenuto con il blocco del filo sotto la clip della bobina del
mulinello.
La quantità di pastura di richiamo e il numero di lanci per depositarla, varia secondo il periodo
dell’anno, la conoscenza del luogo di pesca e la quantità di pesci presenti.
Dove vi sono branchi di Breme molto numerosi, è utile spendere almeno una dozzina di lanci,
depositando pastura, con l’aggiunta, a ogni carico, di un pizzico di bigattini “stirati” in acqua
bollente, e di caster rigorosamente affondanti, conservati in un contenitore, con un foglio di giornale
inumidito e più volte ripiegato a mo’ di coperchio, per non farli essiccare.
Tenere a mollo i caster in acqua è una “cattiva” abitudine, poiché trasferendoli alla pastura per il
caricamento nel Feeder, vi trascinano una certa quantità di liquido che ne varia considerevolmente
l’umidità, facendogli perdere l’originale grado di scioglimento. Inutile dannarsi l’anima a preparare
al meglio la pastura, se poi la si rovina al momento dell’uso!
La pastura per le Breme deve essere quanto più inerte possibile, e quindi è sempre meglio
prepararla con largo anticipo, affinché tutte le sue parti assorbano il liquido e si espandano al limite
della propria volumetria, originando un composto soffice e spugnoso, in grado, sia di esser
facilmente compresso nel Feeder, sia di uscirvi rapidamente.
Se non si ottiene una pastura con questa proprietà, gran parte del suo potere attirante andrà
irrimediabilmente disperso, e quindi non finirò mai di stressare l’importanza di prepararla
aggiungendo i liquidi in tre o quattro tempi, miscelandola più volte, in modo che possa riposare e, al
contempo, idratarsi.
Il recente uso dei miscelatori elettrici semplifica e perfeziona l’operazione di bagnatura della
pastura, senza che si formino grumi indissolubili.
La cultura italiana nel campo delle pasture da Breme non ha tradizioni molto radicate, proprio
perché la presenza di questi pesci, per molti anni, é stata relegata alle sole acque d’Oltralpe.
Marchi francesi e belgi, come Sensas e Van den Eynde, negli anni hanno conquistato, anche da noi,
una buona reputazione di qualità e resa. Gli additivi salati, in ragione di cinquanta grammi per chilo,
funzionano bene in acque fredde, mentre quelli dolci e un po’ speziati, del tipo “Brasem”, sono più
indicati per la bella stagione, al pari della melassa liquida che dovrà essere aggiunta all’acqua di
bagnatura.
Il colore della pastura deve necessariamente adeguarsi quanto più possibile al colore del fondale,
poiché un contrasto troppo evidente potrebbe insospettire le Breme.
Non metto mai alcuna esca nella pastura al momento della sua preparazione, e vi consiglio di
seguire questa mia indicazione. Le esche vanno caricate nel cuore del Feeder solo un attimo prima
del lancio, in modo che siano nelle migliori condizioni possibili per attrarre i pesci a cibarsene.
Talvolta, subito ai primi lanci, si ottengono delle catture, solitamente di piccole Breme, che gli
inglesi chiamano Skimmers, ma può capitare di prendere subito anche qualche grosso esemplare.
Personalmente, preferisco prendere in partenza piccole Breme, sperando che quelle grosse arrivino
in seguito. Alcune mie esperienze negative con le Breme, hanno avuto il marchio di fabbrica di
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qualche bel pesce ai primi lanci, e poi zero abboccate per il resto della pescata, quasi che fossero
solo di passaggio, e intenzionati a dirigersi verso altri lidi.
Dopo la fase di pasturazione, uso sempre dei Feeder di piccola e media dimensione che non sono
troppo invasivi, sia nel rumore provocato all’impatto con la superficie, sia nella loro presenza sul
fondale.
Quando il fondale è di una certa profondità, per evitare di disperdere a mezz’acqua parte del carico
del Feeder, chiudo i suoi fori con un giro di nastro adesivo. Le Breme nei periodi caldi tendono a
staccarsi dal fondo, e con quest’accorgimento sono certo che, lancio dopo lancio, i depositi
attireranno i pesci sul fondo.
Nella fase di caricamento del lancio, preferisco alzarmi sempre dal panchetto, in modo di lasciare
un “drop” tra la vetta della canna e il Feeder, di oltre un metro, portando la lenza alle mie spalle, e
facendo attenzione a evitare che l’amo possa impigliarsi sulla sponda. Quando quest’ultima è
particolarmente ripida, è consigliabile stendere e fissare un telo di polietilene sulla riva, in modo di
poter lanciare anche finali molto lunghi, senza problemi di appiglio dell’amo al terreno retrostante.
Nel lancio, arresto il movimento della canna alla posizione d’orologio a ore due, e solo quando il
pasturatore tocca il fondo, ne immergo la vetta per affondare bene il filo, recuperando il nylon in
eccesso fino all’incontro con la resistenza del Feeder.
Evito sempre di trascinarlo troppo verso riva, ma solo di quel tanto che serve per svuotarlo del suo
contenuto, e portare l’amo innescato a ridosso della pastura.
In termini di esche, credo di non potervi consigliare quella specifica da Breme. Pur se talvolta
grosse e imponenti, sono creature piuttosto sospettose, e la loro natura di “grufolatori”, pone una
lunga lista di esche, come tutte potenzialmente efficaci.
La mia preferita, e valida in ogni stagione, è la coppia di bigattini “pinkies”, quanto più grossi,
soffici e ben colorati in una tonalità rosso vino. La seconda, in ordine di mie personali preferenze, é
composta di un verme di grandezza media e da un “pinky” a chiuderne le contorsioni sull’amo. A
seguire, la coppia di lombrico e caster, e infine due lombrichi medi, oppure tre vivaci “californiani”
poco più grandi di un ver de vase, e ancora, la coppia o il tris di caster.
Solitamente inizio a pescare con un verme e un “pinky”, poi valuto il da farsi in base ai risultati di
questo innesco. Oggigiorno, comunque, vi sono acque in cui c’è un largo uso di mais e pellet, che
non dovranno, di conseguenza, essere sottovalutate a priori, in particolare il primo. Utile sarà anche
avere a disposizione bigattini da innesco di vario colore, bianchi, giallo limone, arancio; e talvolta
anche un pugno di larve galleggianti, per rendere neutro il peso dell’amo.
Se le abboccate non si materializzano in tempi brevi, é mia abitudine rilanciare ogni tre/quatto
minuti. Questo per dare un ritmo ai tempi di pasturazione, e far sì che ci sia una costante offerta di
cibo. Detto ciò, non mi resta che confermarvi quanto la pesca delle Breme, quelle grosse in
particolare, sia davvero un gioco di pazienza, durante il quale, è utile esplorare, ad ogni lancio, le
varie possibilità di innesco.
Dove pescare
In vasti piani d’acqua come Ostellato, o come l’Idroscalo, è fondamentale prendere il riferimento di
direzione del lancio con qualcosa di sicuramente statico sulla sponda opposta. Evitate la scelta di
un’auto o di un moto, perché il proprietario potrebbe anche decidere di andarsene, e vi trovereste in
seria difficoltà!
Una vasta distesa d’acqua, sia naturale, sia costruita dall’uomo, diventa nel corso degli anni,
qualcosa di molto simile a un ambiente naturale, con una certa dose di fanghiglia accumulatasi sul
fondo, ed erbe acquatiche che crescono fino a una certa profondità.
Indipendentemente dalla preparazione “ad hoc” di attrezzatura, esche e pasture, è indispensabile
decidere a priori, dove mettere in atto l’azione di pesca.
In pratica: a quale distanza lanciare, e perché.
Se non si ha familiarità con il luogo di pesca, o non si hanno informazioni precise e dettagliate, vi
consiglio di armare la lenza con un piombo a pera di almeno trenta grammi, e scandagliare il fondo
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con una serie di lanci e recuperi, in grado di fornire una mappa del fondale, così da evitare eventuali
ostacoli presenti e densi ammassi di vegetazione acquatica, che potrebbero rendere la fase di pesca
totalmente infruttuosa.
Un piombo di buon peso, trascinato a canna bassa, fornisce la lettura della consistenza del fondale e
della sua composizione. Anche se non siete degli esperti, vi assicuro che il suo procedere su di un
fondo fangoso, trasmetterà alla canna un messaggio ben diverso di quando è trascinato su un letto
ghiaioso o argilloso, e in breve, imparerete a decifrarne le differenze.
In quest’operazione di lettura del fondo, é spesso cruciale avvertire le variazioni di fondo, poiché è
proprio in loro corrispondenza, che le Breme amano spesso sostare. Non chiedetemi perché, ma se,
dopo un fondale piatto e uniforme, troverete un salto di fondo, lì, nove volte su dieci, ci saranno
anche i pesci.
Determinare un tratto di fondale uniforme e sgombro di ostacoli è comunque il primo obiettivo di
questa procedura, e qualche minuto speso a metterla in pratica, vi eviterà tanti mal di testa più
avanti.
Pescare Breme è un gioco di pazienza ed è pertanto utile avere tutto ciò che serve a portata di mano,
in modo di potersi concentrare sulla precisione dei lanci, e sulla costante osservazione del “quiver
tip”, per decifrare le abboccate, o il passaggio di pesci sul filo, che può essere una chiave di lettura
della loro presenza a una distanza inferiore a dove si sta pescando.
Quando e come ferrare.
Una delle domande cui mi è difficile dare una risposta certa, è quando ferrare all’abboccata di una
Breme. In particolare, perché la Breme raccoglie l’esca un bel po’ prima che la sua abboccata si
sviluppi in modo inequivocabile sul “quiver tip”, ma anche perché sovente i pesci, nella
concitazione alimentare, possono urtare la lenza e provocare false abboccate. Queste due situazioni
provocano spesso l’anticipo e il fallimento della ferrata, che ha inoltre l’effetto molto deleterio di
spaventare i pesci in pastura, e farli allontanare.
Bisogna avere la calma e la lucidità necessaria a non farsi prendere dall’eccitazione dell’abboccata,
e lasciarla sviluppare al massimo grado.
Onestamente, nelle gare di cinque ore in Irlanda, imparai sulla mia pelle, che bastavano le ultime
due per vincere un premio, e che quando le Breme entravano in pastura, portavano via la canna dal
puntale, quasi fossero carpe.
Esperienze irlandesi a parte, quando una Breme abbocca, non c’è davvero bisogno di “staccargli la
testa”. Solitamente l’amo è stato ben aspirato nel suo apparato boccale, e serve solo una decisa
trazione della canna per assestarlo definitivamente. Non è un caso che gli slamatori lunghi trenta
centimetri, tipo “Slamo”, sono stati pensati proprio per le Breme!
Nel recupero, se non sono presenti ostacoli sommersi, che andranno superati a canna alta, é meglio
orientare la sua vetta verso la superficie dell’acqua con un angolo di pochi gradi, e lavorare la
Breme con il mulinello, grazie a una decisa e costante rotazione della manovella. Meno le Breme
avvertono la resistenza della canna, e più facile sarà portarle a riva, e metterle a guadino.
Mario Molinari
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