Manuale sulla ricerca dispersi - Cartografia e orientamento

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Manuale sulla ricerca dispersi - Cartografia e orientamento
LA RICERCA DISPERSI
CARTOGRAFIA E ORIENTAMEMTO
A cura di Pasinelli geom. Wainer e Filippi ing. Paolo
Premesse
La ricerca dei dispersi rappresenta, sia dal punto
organizzativo, che dal grande dispendio di forze
messe sul campo, una delle più complesse
operazioni di soccorso.
Premesse
Le difficoltà che presenta questo tipo d’intervento
sono date dall’ampia zona di territorio che viene ad
essere interessata, dalla impervietà del terreno e dalle
condizioni meteo.
Premesse
Un altro elemento che rende impegnativo l’intervento
è dato dalla presenza sul luogo di molte persone,SAST
Carabinieri, Corpo Forestale, Vigili del Fuoco,
associazioni di volontari, amici, parenti ecc.ecc.
Premesse
La presenza di tutto questo personale necessita di una
gestione e coordinamento ben preciso sia per evitare lo
spreco di energie sia per portare a termine l’intervento
con un risultato positivo.
Premesse
L’intervento di ricerca spesso può avere una durata
superiore alle 24 ore ed è pertanto importante cercare di
gestire le forze in campo nel migliore dei modi, evitando
di utilizzare nella prima fase tutto il personale a
disposizione.
Bisogna cercare di amministrarlo e gestirlo nel tempo
nel migliore dei modi per permettere l’avvicendamento
dei volontari.
Premesse
Le probabilità di un risultato favorevole è generalmente
limitata, in quanto, i “fattori variabili” sono numerosi
e complessi:
Personalità del disperso
Condizioni psico-fisiche del disperso
Territorio interessato dall’intervento
Condizioni meteorologiche
Reperimento delle notizie reali
Rapporti con parenti e autorità
Rapporti con associazioni
Premesse
Il proposito di questo incontro è quello di
fornire le nozioni fondamentali a tutte le forze
in campo coinvolte nella delicata operazione
della ricerca.
Premesse
Le persone preposte all’organizzazione della ricerca, in
considerazione del delicato compito dovranno essere in
possesso dei seguenti requisiti:
Capacità organizzative
Buona dialettica
Conoscenza del territorio
Conoscenza della cartografia
Conoscenza delle problematiche
Conoscenza dei software
Premesse
E’ necessario adottare una procedura unificata per la
gestione di questo tipo d’intervento per consentire sia un
affiancamento che un avvicendamento necessario per
portare a termine un intervento di ricerca.
COME VIENE GESTITO
UN INTERVENTO
DI RICERCA
La gestione dell’intervento
RICERCA
DISPERSI
AEROMOBILI
Turista
Escursionista
Residente
Cercatore di funghi
Residente Temporaneo
Cacciatore
Senza Notizie
Pescatore
La gestione dell’intervento
Il N.T.V. (Nucleo Tecnico di Valutazione), assunte le
necessarie informazioni tramite la predisposta
modulistica, assume le funzioni di P.C.A. (Posto
Comando Avanzato), in particolare dei reparti
Operazioni e Pianificazione, in attesa che questo poi si
completi nella formalizzazione ideale di seguito
descritta.
La gestione dell’intervento
Il P.C.A. è la struttura dalla quale dipendono
l’organizzazione e la gestione dell’intervento.
La gestione dell’intervento
i soggetti coinvolti
VV.F.
•Individuano il Direttore delle Operazioni (D.O.)
•Sono presenti nel Posto di Comando Avanzato insieme
agli altri soggetti coinvolti ai fini della pianificazione e
della esecuzione delle ricerche.
•Partecipano con mezzi e risorse umane alle ricerche.
•Vigilano sulla sicurezza dei soccorritori.
La gestione dell’intervento
i soggetti coinvolti
S.A.S.T.
•Individuano il Direttore delle Operazioni (D.O.)
•Sono presenti nel Posto di Comando Avanzato insieme
agli altri soggetti coinvolti ai fini della pianificazione e
della esecuzione delle ricerche.
•Partecipano con mezzi e risorse umane alle ricerche.
•Vigilano sulla sicurezza dei soccorritori.
La gestione dell’intervento
i soggetti coinvolti
Provincia di Bergamo
• E’ presente nel Posto di Comando Avanzato insieme agli altri
soggetti coinvolti ai fini della pianificazione e della esecuzione
delle ricerche.
• Attiva le risorse necessarie del volontariato provinciale
• Partecipa con mezzi e risorse umane alle ricerche (personale
P.C., Polizia Provinciale, Gruppo operativo di PC, ecc,)
• Collabora alla predisposizione di quanto logisticamente
necessario.
La gestione dell’intervento
i soggetti coinvolti
Volontariato della Provincia di Bergamo
• Partecipa alle ricerche, su richiesta del PCA, fornendo
gli uomini e le attrezzature disponibili.
• Collabora presso il PCA al reparto logistica.
La gestione dell’intervento
L’ubicazione sarà scelta tenendo conto, ove possibile, dei
seguenti requisiti:
collegamento telefonico fisso oppure buona
ricezione telefonia cellulare
ambiente sufficientemente spazioso e facilmente
raggiungibile
vicinanza dal punto di ultimo avvistamento del
disperso
buona copertura radio
ubicazione entro l’area di ricerca
vicinanza di una area per l’atterraggio di elicotteri.
La gestione dell’intervento
Considerando gli elementi sopra esposti verrà scelta
la struttura disponibile più adeguata tra:
•
•
•
•
•
Municipio
Caserma dei Carabinieri
Altra struttura pubblica (scuole ecc.)
Struttura privata
Automezzo attrezzato
La gestione dell’intervento
“le informazioni”
Prima di dare inizio alle attività di ricerca è necessario
identificare tra gli organi coinvolti alle operazioni di
coordinamentro (SAST, Provincia, VVF) la figura che si
occuperà delle relazioni con i parenti del disperso,
preoccupandosi di instaurare un rapporto di fiducia
per poter quindi reperire le maggiori informazioni
possibili (anche le più delicate e personali).
La gestione dell’intervento
“le informazioni”
“Cosa può essere successo?”
Incidente
Malore
Sospetto suicidio
Allontanamento volontario
Scomparsa provocata con la forza da altri
La gestione dell’intervento
“le informazioni”
”Che caratteristiche ha la persona dispersa?”
In condizioni psichiche o fisiche non normali
(permanenti o temporanee) o in età avanzata con
frequenti perdite di orientamento
Pericoloso per se e/o per gli altri
Si nasconde volontariamente
Ferito o non in grado di muoversi ma in grado di
chiamare aiuto
La gestione dell’intervento
“le valutazioni”
Che caratteristiche ha il luogo dove probabilmente si
trova il disperso?”
Area boscata con insediamenti urbani
Territorio aperto
Zona impervia con salti di roccia
(con possibili difficoltà di tipo alpinistico)
Presenza di alvei di fiumi, torrenti, canyon
Area carsica
Area interessata da fenomeni franosi
La strategia dell’intervento
Il PCA, anche in relazione alle condizioni meteo e ambientali
in cui si svolge l’intervento, deciderà la strategia più
opportuna valutando anche l’opportunità di utilizzare
attrezzature specifiche (attrezzatura “leggera” individuale,
attrezzature specifiche individuali e di squadra, ecc.).
La strategia dell’intervento
La strategia dovrà essere rivista, per tutta la durata
dell’intervento, qualora vengano acquisiti elementi
informativi che ne cambino lo scenario.
Al fine di consentire un efficace passaggio di consegne
del personale del PCA, è necessario che la strategia di
ricerca prescelta venga motivata e documentata.
Le fasi dell’intervento
“avvio della ricerca”
Il P.C.A., definita la strategia di ricerca (settori di
ricerca, tipi di ricerca, ecc.) costituisce le squadre ed
assegna loro le aree in cui effettuare le ricerche.
Le fasi dell’intervento
“avvio della ricerca”
A ciascuna squadra verrà consegnato:
n° 1 radio provinciale
n° 1 GPS con la zona assegnata
n° 1 cartina formato A4 con l’area di ricerca
n° 1 cartina formato A4 con la zona assegnata
Le fasi dell’intervento
“avvio della ricerca”
Nel caso sia necessario
l’intervento delle unità
cinofile, le operazioni di
ricerca delle squadre non
dovranno avere inizio fino
al loro arrivo sul luogo;
questo per impedire di
confondere le tracce e gli
odori lasciati dal disperso.
Le fasi dell’intervento
“avvio della ricerca”
Il PCA organizzerà il servizio di trasporto per quelle
squadre che non sono autonome e/o per quei soggetti
non abilitati all’uso di mezzi propri.
Il Caposquadra arrivato sul posto comunica via radio al
P.C.A. l’inizio della ricerca nel settore assegnato e il
P.C.A. si occupa di registrarlo nell’apposito software.
Le fasi dell’intervento
“avvio della ricerca”
Tutte le comunicazioni radio tra le squadre e il P.C.A.
dovranno essere limitate alla comunicazione di
informazioni importanti (situazioni di pericolo per i
soccorritori, ritrovamento indizi sul territorio, chiarimenti
sulla posizione e sulla zona assegnata, ritrovamento del
disperso/i) o alla comunicazione di quanto richiesto dal
PCA.
Le fasi dell’intervento
“avvio della ricerca”
Il caposquadra darà disposizioni ai compagni su
come percorrere la zona assegnata e tutte le
notizie utili
Le comunicazioni all’interno della squadra potranno
essere fatte tramite altre frequenze radio
Le fasi dell’intervento
“avvio della ricerca”
La squadra ha il compito di controllare SOLO la
zona assegnata. In caso di avvistamento di indizi
su zone adiacenti, se pur ritenuti importanti
dovranno essere comunicati al PCA.
L’avvistamento di siti interessanti (pozzi, anfratti,
grotte, capanne, recinti ecc. non dovranno essere
controllati direttamente dalla squadra che dovrà
limitarsi a comunicare le coordinate al PCA e
proseguire nella zona assegnata.
Le fasi dell’intervento
“termine della ricerca”
Al ritrovamento del disperso, la squadra sul posto comunica sui
canali radio di essere sul posto notificando:
“SQUADRA X SUL TARGET”,
relazionando sulle condizioni della persona utilizzando i codici
internazionali.
In caso di condizioni gravi (codici tre-quattro) la
comunicazione dovrà essere effettuata, ove possibile, attraverso
la linea telefonica (comunicando via radio la necessità di essere
contattati via filo).
Le coordinate del posto di ritrovamento e le condizioni del luogo
saranno comunicate dalla squadra solo a seguito di richiesta dal
PCA.
Le fasi dell’intervento
“codici radio internazionali”
CODICE
0
ZERO
ILLESO
1
UNO
FERITO LIEVE
2
DUE
LESIONI GRAVI
3
TRE
PERICOLO DI MORTE
4
QUATTRO
DECEDUTO
Le fasi dell’intervento
“operazioni di recupero”
La squadra che ritrova il disperso ha il compito di:
Comunicare la posizione dopo la richiesta del PCA
Se ne ha la competenza e attrezzatura, stabilizzare
la persona
Attendere la squadra di recupero
Le fasi dell’intervento
“termine della ricerca”
Appendice Tecnica
Le zone di ricerca
Individuazione e classificazione delle zone di ricerca
Il primo risultato concreto della definizione della strategia è
una prima suddivisione del territorio circostante il punto di
scomparsa in
Zone Primarie (o di massima probabilità di
ritrovamento)
Zone Secondarie (o a bassa probabilità di
ritrovamento).
Appendice Tecnica
Tale suddivisione, fondamentale per tutte le operazioni
successive, è suscettibile di variare (in termini spaziali) in
relazione al variare delle informazioni raccolte dal P.C.A.
E’ sempre opportuno organizzare il primo ciclo operativo in
modo da indirizzare le ricerche, nelle zone primarie. In questa
fase è indispensabile il contributo di persone con una
profonda conoscenza dei luoghi.
A tale scopo risulta importante ricercare “esperti del luogo”
che possano contribuire alle attività di pianificazione presso il
P.C.A.
Appendice Tecnica
L’esperto del luogo dovrebbe avere le seguenti
caratteristiche:
Essere in grado di leggere una carta topografica,
evidenziando subito gli elementi mancanti (sentieri, vecchie
mulattiere ecc.)
Non essere coinvolto emotivamente
Impegnarsi a mantenere un adeguato livello di riservatezza
Appendice Tecnica
Settorializzazione
Al fine di ottimizzare l’intervento delle squadre sul territorio, i
settori di ricerca saranno individuati e evidenziati in apposita
cartografia C.R.T. 1:10000 sviluppata con il software dedicato
messo a disposizione dalla Provincia di Bergamo.
Appendice Tecnica
Dimensionamento e delimitazione delle zone di ricerca
Il dimensionamento delle zone è variabile in funzione delle caratteristiche
del territorio e del numero di persone impiegate ma, in linea di massima,
devono essere seguiti i seguenti criteri:
•La perlustrazione della zona deve essere completata nell’arco di un ciclo
operativo (2-5 ore).
•I confini della zona devono essere facilmente riconoscibili sul terreno.
•ogni punto della zona deve essere direttamente raggiungibile da
qualsiasi altro punto della zona stessa; non devono essere quindi presenti
nella zona ostacoli naturali invalicabili che la dividano
A titolo puramente indicativo si danno delle dimensioni tipiche per alcuni
tipi di zone [si ricorda che 1ha (ettaro) = 1cm² su una carta 1:10.000]
Appendice Tecnica
Ricerca con UCRS
Battuta sistematica
Ricerca a squadre
3-5 ha in 2-3 ore
4-6 ha in 3-5 ore
3-4 ha in 2-3 ore 500-600m dislivello
Il dislivello deve essere commisurato alla difficoltà del terreno
e alla direzione di ricerca (salita/discesa).
Appendice Tecnica
Costituzione delle squadre
Dovrà avvenire tenendo presenti le seguenti indicazioni:
•Ogni squadra dovrà essere collegata via radio con il P.C.A.
•Ogni squadra dovrà avere idonee e sufficienti attrezzature
personali per affrontare le operazioni ma comunque leggere
in modo da non intralciarle. Non dovrà preoccuparsi di
portare con se materiale per un eventuale recupero in quanto
questo spetta a squadre preposte allo scopo.
•Ad ogni squadra verrà assegnata un’area precisa da
ispezionare in relazione alle caratteristiche ed alle capacità
operative e tecniche.
Appendice Tecnica
Nell’assegnazione delle zone di ricerca dovranno essere tenuti
in considerazione i seguenti criteri (da valutarsi a cura del
reparto OPERAZIONI):
Le zone impervie (canaloni, cave, dirupi e grotte) o
comunque le zone che presentano particolari difficoltà
dovranno essere assegnate esclusivamente a personale VV.F
e S.A.S.T.
Zone che richiedano l’intervento di operatori qualificati per il
rischio idraulico (Corsi d’acqua, laghetti, pozzi e fiumi ecc.)
dovranno essere assegnate a personale VV.F.
Zone facilmente accessibili dovranno essere assegnate a
squadre di volontari e/o miste.
Appendice Tecnica
Attrezzature per le squadre di ricerca.
Non potendo indicare tutto quanto potrebbe rendersi necessario
alle squadre durante le operazioni di ricerca, in quanto suscettibile
di notevoli variazioni in considerazione dell’ambiente di ricerca, del
clima e del periodo dell’anno, di seguito si indicano alcuni
parametri di valutazione per individuare al meglio il grado di
equipaggiamento per le squadre.
Appendice Tecnica
Attrezzature per le squadre di ricerca.
Le ricerche che iniziano alla luce del sole potrebbero
proseguire al calare del sole, di conseguenza le squadre
dovranno essere dotate di lampade frontali e/o a mano,
nonché di stick cyalume (luci chimiche).
Appendice Tecnica
Attrezzature per le squadre di ricerca.
•Gli apparati radio portatili potrebbero avere autonomie limitate,
dovranno essere assegnati in numero di uno per squadra con
relativa batteria di scorta (i carica batterie potranno essere tenuti
presso il P.C.A.).
Appendice Tecnica
Attrezzature per le squadre di ricerca.
I componenti le squadre dal punto di vista della resistenza
fisica hanno un’autonomia di ricerca di poche ore, che
possono essere ridotte drasticamente da particolari condizioni
meteo (caldo, freddo, pioggia). Per quanto possibile alle
squadre potranno essere assegnati generi di conforto o, in
alternativa, saranno predisposte opportune soste (a rotazione
tra le squadre) per consentire un minimo di ristoro.
ristoro
CARTOGRAFIA E ORIENTAMEMTO
M arzolla - Valle M inore del Girgenti 1 831
Orienteering
Sapersi orientare vuol dire:
muoversi con sicurezza su di un terreno poco noto o del tutto nuovo conoscere
in ogni istante la propria posizione essere in grado di individuare il percorso
migliore per raggiungere una meta prestabilita
Orienteering
Per raggiungere questi obiettivi è necessario:
• saper leggere una carta topografica
• conoscere l'uso della bussola
• conoscere alcune tecniche di base
• acquisire esperienza sul campo
Orienteering
Esistono fondamentalmente quattro tipi di cartine utilizzabili per l'orientamento:
Carte da orientamento: realizzate da tecnici della Federazione Italiana
Sport Orientamento. Sono senz'altro le migliori, perché realizzate allo scopo.
Coprono però solo piccole parti del territorio nazionale (www.fiso.it).
Tavolette I.G.M.I.: Coprono tutto il territorio nazionale. Sono però a
piccola scala (1:25.000 mentre per l'orientamento la scala ideale è 1:10.000) e
spesso non sono aggiornate.
Carta Tecnica Regionale (C.T.R.): Ogni regione possiede le sue, hanno
una scala di 1:10.000, a livello nazionale non esiste un coordinamento sulla
tipologia di coordinate da adottare (UTM, GaussBoaga).
Ortofotocarte: sono facili da procurare, hanno scala 1:10.000 e sono
recenti, quindi rispecchiano con fedeltà il territorio. Sono in realtà delle foto
aeree successivamente elaborate.
Orienteering
Carte da orientamento
Orienteering
Tavolette I.G.M.I.
Orienteering
Carte tecnica regionale CTR
Orienteering
Ortofotocarte
BN
Colore
Elementi di una carta
Orienteering
La scala: ci dice di quante volte è stata ridotta la realtà nella cartina e
ci permette di risalire dalle distanze sulla carta, alle distanze reali. Su di una
carta in scala 1:10.000, un cm corrisponde sul terreno a 10.000 cm, cioè a 100
metri.
Per risalire alla corrispondenza "distanza sulla carta - distanza sul terreno", si può usare un semplice trucco mnemonico: togliendo gli
ultimi due zeri al valore numerico della scala, otteniamo un numero che ci indica a quanti metri sul terreno corrisponde un
centimetro sulla carta. Ad esempio, in una carta a scala 1:25.000, questo numero (tolti gli ultimi due zeri) sarà 250. Quindi, un
centimetro su questa carta corrisponderà sul terreno a 250 m.
La direzione del nord ed i meridiani: si tratta di elementi
indispensabili soprattutto per l'uso della bussola, sempre presenti nelle cartine
d'orientamento. Nelle altre carte è spesso necessario disegnarsi i meridiani
mentre per la direzione del Nord è sufficiente ricordare che, per convenzione,
questa è riferita al lato superiore della carta e che i toponimi (i nomi dei luoghi)
vengono stampati in direzione Ovest - Est.
L'equidistanza: espressa in metri, indica il dislivello costante fra una
curva di livello e la successiva. Ci permette di determinare la differenza di
quota fra due punti.
La simbologia: E' "l'alfabeto" della carta. Le tavolette dell'I.G.M.I.
(Istituto Geografico Militare Italiano) e le cartine da orientamento hanno
proprie e diverse simbologie.
Esempi di simbologie
Orienteering
Orienteering
Planimetria
Le ortofotocarte sono delle foto aeree trattate. In una foto, ciò che è più lontano da un obiettivo
viene riprodotto più piccolo di ciò che è più vicino. Ciò vuol dire che in una normale foto aerea,
sussistono diverse scale a seconda della distanza dall'obiettivo delle varie porzioni di territorio. Le
valli saranno a scala più piccola dei colli e dei monti. Non sarebbe possibile eseguire misure
attendibili poiché non sarebbero carte "equidistanti". Si rimedia a questo problema, sottoponendo le
foto ad un complicato processo di scansione. Le ortofotocarte in commercio sono pertanto corrette
da questo punto di vista.
Immagine
Immagine
Ortofoto
Ortofoto
Planimetria
Orienteering
Le ortofotocarte classiche sono in bianco/nero e le diverse tonalità di grigio che vi appaiono,
possono fornirci molte preziose informazioni. Le diverse tonalità dipendono da vari fattori, quali
l'inclinazione della superficie, il suo colore, la sua struttura.
In toni scuri
boschi, vegetazione d'alto fusto e cespugli fitti
campi incolti con alte erbacce
distese e corsi d'acqua
Nell'immagine, sono
chiaramente visibili i boschi
(scuri), gli alberi isolati, le
strade, fiancheggiate o no da
vegetazione (queste ultime a
tratti scompaiono sotto la
copertura vegetale). Visibili i
campi coltivati in diverse
sfumature di grigio chiaro.
In toni chiari
strade, terra battuta
rocce e piazzali
prati, coltivi, erba bassa
Altimetria
Orienteering
La rappresentazione della terza dimensione (su di una carta che di dimensioni ne ha solo due), è
stata risolta con le cosiddette "curve di livello" o "isoipse". Si tratta di linee immaginarie, che sono
tracciate sulla carta ed uniscono tutti i punti del terreno che hanno la stessa quota. Le isoipse ci
descrivono con eccezionale accuratezza le forme del terreno. Saperle leggere da una marcia in più e
ci mette in una situazione di enorme vantaggio rispetto a chi si muove utilizzando solo i dati
planimetrici. Si tratta dell'elemento cartografico più difficile da assimilare e che richiede una certa
esperienza.
Orienteering
Altimetria
L'equidistanza: elemento fondamentale legato alle curve di livello, ci informa sul dislivello
costante fra una curva e la successiva. Se mi sposto fra due punti che sull'ortofotocarta sono in
corrispondenza di due curve successive, vuol dire che sono salito (o sceso) in senso verticale di 10
metri (l'equidistanza nelle ortofotocarte e nelle CTR è appunto di 10 m).
L'intervallo: è la distanza planimetrica fra due curve successive. Al contrario dell'equidistanza
che è costante per una data carta, l'intervallo è variabile e dipendente dalla pendenza della
superficie topografica.
Di conseguenza, poiché il dislivello è sempre uguale, al diminuire dell'intervallo aumenterà la
pendenza.
Orienteering
La lettura delle curve di livello
a)
b)
c)
d)
Pendio a debole pendenza = curve distanti
Pendio ripido = curve ravvicinate
Rilievo = curve chiuse l'una dentro l'altra
Passo o sella = due insiemi di curve, racchiuse da una terza curva che si restringe fra
di essi
e) Promontorio, costone = le curve rivolgono la loro convessità verso le quote minori
f) Avvallamento = le curve rivolgono la loro convessità verso le quote maggiori.
Orienteering
La lettura integrata
Se, oltre a riconoscere perfettamente i diversi elementi topografici sulla carta, riusciamo
a cogliere anche i rapporti fra di essi, facendone una lettura integrata, saremo in grado
di ricavare dalla mappa una notevole mole di informazioni, tale da darci una visione
completa del territorio rappresentato che ci consentirà di muoverci su di esso con
estrema sicurezza.
Esame di un sentiero in rapporto alle curve di livello:
il sentiero corre parallelo alle curve: il tratto è pianeggiante
il sentiero taglia, attraversandole, le curve: il sentiero è in pendenza
Esame di una curva di livello in rapporto alle altre:
la curva forma un'ansa in avanti, con la convessità verso le quote inferiori: piccolo
promontorio, naso sul pendio
l'ansa ha la convessità verso le quote superiori: piccolo avvallamento, rientranza sul
pendio.
Orienteering
Una tipica bussola da orientamento che è senza dubbio la più adatta allo scopo, è
costituita da:








Ago magnetico (punta rossa a nord)
Capsula girevole con liquido antistatico
Ghiera graduata
Linee meridiane
Freccia del nord
Freccia di direzione
Placca trasparente in resina acrilica
Righello
L'ago della bussola è sensibile alle linee di forza del campo magnetico terrestre. Pertanto
la punta rossa dell'ago si dispone in direzione del polo nord e la bianca del polo sud
magnetici.
Poiché le masse metalliche deformano tali linee, ne deriva che non è consigliabile
utilizzare la bussola in prossimità di veicoli, reticolati ed altri elementi ferrosi.
A tal proposito non posso dimenticare di aver visto una volta un gruppo di volontari che,
con aria professionale, armeggiavano con una bussola costosa, su di una cartina distesa
sapientemente sul... cofano della loro vettura.
Orienteering
Orientamento della cartina
Cosa fondamentale per poter leggere ed utilizzare una cartina, è tenerla orientata. Lo si
può fare semplicemente ruotandola fino a che gli elementi topografici in essa
rappresentati, non vengano a disporsi come sul terreno: ciò che vediamo a destra sul
terreno, lo sarà anche sulla carta, così come ciò che ci è davanti e così via.
Con la bussola lo si può fare rapidamente (e meccanicamente):
•Poggiamo la bussola sulla carta, con l'ago in prossimità di un meridiano su di essa
segnato.
•Tenendo solidali carta e bussola fra il pollice e le altre dita, ruotiamo il tutto fino a che
l'ago magnetico si dispone parallelo ai meridiani (la punta rossa dell'ago deve essere
rivolta al nord della mappa!).
•La carta è orientata con il terreno.
Orienteering
Determinazione della direzione di marcia
In condizioni di limitata visibilità (nebbia, buio, vegetazione), ci consente di
sapere con precisione da che parte è la nostra meta:
1.
Poniamo la bussola sulla carta, allineandone uno dei bordi lunghi della
placca con la direzione che ci interessa (luogo in cui siamo-luogo in cui
dobbiamo recarci), facendo attenzione che la freccia di direzione dello
strumento sia rivolta verso il punto di arrivo. La posizione dell'ago
magnetico non ci interessa in questa fase.
1.
Ruotiamo la ghiera graduata fino a rendere le linee meridiane parallele
ai meridiani della carta, badando che la freccia del nord incisa sulla base
della capsula sia rivolta al nord della stessa.
1.
Tolta la bussola dal foglio, poniamola dinanzi a noi tenendola
orizzontalmente all'altezza dell'ombelico, con la freccia di direzione
rivolta in avanti (disposta lungo l'asse sagittale del corpo).
Mantenendo lo strumento sempre nella stessa posizione rispetto al
corpo, ruotiamo su noi stessi fino a che l'ago non venga a situarsi
dentro e parallelo alla freccia del nord (parte rossa dell'ago verso la
punta della freccia!).
La freccia di direzione della bussola ci indica ora la direzione da
prendere.
2.
3.
Sarebbe inutile e ridicolo procedere con l'occhio sempre fisso alla bussola. È
sufficiente prendere come riferimento un elemento lontano, lungo la
direzione trovata, e procedere verso di esso, aggirando tranquillamente
eventuali ostacoli.
In ogni momento possiamo tornare a consultare la bussola dove è
memorizzata la direzione (azimut).
Altimetro
Orienteering
Come tutti sappiamo, questo strumento ci fornisce indicazioni sulla quota.
Così come la bussola va utilizzata in rapporto ai meridiani magnetici, si utilizza l'altimetro
in rapporto alle curve di livello. Questo strumento che, in ordine di importanza, viene
senz'altro dopo la bussola, strutturalmente non è che un barometro che, oltre alla scala
della pressione, ne ha una graduata in metri di altitudine.
Poiché la pressione atmosferica diminuisce con la quota in maniera regolare, i due valori
sono in stretta correlazione. Tuttavia ci sono altri parametri che influiscono sullo
strumento, quali la temperatura, l'umidità ed il moto della massa d'aria.
Un aumento di temperatura causa una diminuzione della densità dell'aria e quindi della
pressione.
Anche un aumento dell'umidità fa diminuire la pressione atmosferica.
Inoltre l'altimetro può esserci utile per prevedere il tempo. Immaginiamo di esserci
accampati su di un pianoro di quota, ad esempio, 1500 metri. Se dopo qualche ora il
nostro altimetro segna invece 1700 metri, poiché non ci siamo mossi, ciò è segno che è
la pressione atmosferica ad essere diminuita. Generalmente una diminuzione, specie se
repentina, della pressione, è indice di burrasca in arrivo. Al contrario, un aumento della
pressione atmosferica è foriera di bel tempo.
Orienteering
Tecniche e strategie di movimento sul terreno
Per raggiungere un punto di controllo, occorre individuare degli elementi lineari da
seguire, elementi che vengono detti "linee conduttrici".
Un percorso che porta al punto mediante una rete di strade e sentieri, è un percorso
banale: occorre solo stare attenti ad ogni incrocio alla direzione da prendere.
Pur se il controllo è lontano da vie di comunicazione, possiamo individuare sulla mappa
altre innumerevoli "vie" che ci portano ad esso. Si tratta di elementi lineari chiari sulla
carta e ben individuabili sul terreno.
Sono ottime linee conduttrici:
i corsi d'acqua
le linee elettriche
i muretti
le recinzioni
i limiti di vegetazione (il limite di un bosco, per esempio)
gli allineamenti rocciosi
le scarpate
gli avvallamenti
IL GPS - Global Positioning System
(Sistema di posizionameno globale)
Il GPS
Intorno alla terra ruotano, a circa 20.200 km d’altezza, 24 satelliti su sei
orbite.
In ciascuna orbita ci sono 4 satelliti.
Le orbite sono tutte inclinate di 55° rispetto al piano equatoriale.
Dei 24 satelliti 21 sono operativi e 3 sono di riserva.
Il periodo orbitale è di circa 12 ore
Il GPS
Oltre che della costellazione satellitare (segmento spaziale), il sistema GPS si
compone di altri due segmenti:
Il segmento di controllo, composto da stazioni terrestri che, oltre a provvedere al
monitoraggio ed alla manutenzione dei satelliti, inviano informazioni sulla posizione degli
stessi e correggono periodicamente gli orologi atomici di bordo. Tali informazioni
vengono memorizzate e trasmesse continuamente agli utenti a terra.
La stazione principale (MSC o Master Station Control) è a Colorado Spring negli USA, le
altre sono posizionate nelle isole
Il segmento utente (ovvero l'apparecchio ricevente, impropriamente chiamato GPS)
che, elaborando i segnali ricevuti dai satelliti, calcola la posizione.
Il GPS
I tre segmenti del GPS
Il GPS
L’orologio del ricevitore è sincronizzato sugli
orologi atomici di bordo del segmento spaziale.
il segnale inviato da ciascun satellite viene
confrontato con quello prodotto dal ricevitore.
Quando viene emesso, il segnale del satellite
è sincrono con quello del ricevitore.
A causa della distanza, quello satellitare
giunge con un certo ritardo al ricevitore e
quindi risulta sfasato rispetto a quello da
questo prodotto. Questa sfasatura viene
misurata e tradotta in intervallo di tempo.
Tale intervallo, moltiplicato per la velocità
del segnale, fornisce la distanza satellitericevitore.
Il GPS
Come il ricevitore determina la sua posizione sulla superficie terrestre
Con le informazioni di un solo satellite, la posizione è indeterminata all’interno di una
circonferenza, intersezione fra la superficie terrestre ed una sfera con centro nel satellite
e per raggio la distanza ricevitore satellite.
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Con un secondo satellite, si individua sulla superficie
terrestre una seconda circonferenza. Poiché
l’intersezione di due circonferenze individua due punti,
la posizione reale è in uno di questi.
Il GPS
Come il ricevitore determina la sua posizione sulla superficie terrestre
Un terzo satellite determina quale dei due punti è quello giusto
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Il GPS
Appena acceso, il ricevitore si mette alla ricerca dei satelliti. Se è la prima accensione o
se ci si è spostati di molti chilometri dal luogo abituale, il ricevitore impiega alcuni minuti
per trovare i satelliti (cold start o accensione a freddo). La posizione di questi ed i dati
sul loro moto vengono memorizzati nell'almanacco e, ad una seconda accensione, il
tempo di attesa prima che lo strumento diventi operativo è di alcuni secondi (warm start
o accensione a caldo).
Attenzione, i segnali inviati dai satelliti non attraversano la roccia, i metalli, i palazzi, i
boschi con fogliame fitto. Cercare sempre una zona dove il cielo risulti quanto più
possibile scoperto.
Il GPS
Il waypoint
Il waypoint è un punto d'interesse, memorizzato nel ricevitore.
Praticamente su tutti i ricevitori esiste una funzione (Mark Waypoint) che permette di
memorizzare la posizione attuale. E' altresì possibile definire e memorizzare un
waypoint, ricavandone le coordinate da una mappa.
Il GPS
La navigazione: parametri fondamentali “terminologia”
Fix: è la posizione attuale.
Rotta (Course): è la direzione della congiungente punto di partenza-punto di arrivo. E' detta anche
COG (Course Over Ground)
SOG (Speed Over Ground) è la velocità di movimento.
Prua (Heading): è la direzione di avanzamento.
Fuori rotta (XTE ovvero Cross-Track Error o Off Course): è la distanza tra il fix e la rotta.
Rilevamento (Bearing): è la direzione dal fix al punto di destinazione.
VMG (Velocity Made Good): è la componente della velocità, parallela alla rotta. Se ci stiamo
muovendo perpendicolarmente alla rotta, sarà zero. Misura la velocità di avvicinamento (o
allontanamento ed allora sarà negativa) al waypoint di destinazione.
TTG (Time To Go): tempo che impiegheremo (a patto di procedere a velocità costante) per
raggiungere la destinazione. Detto anche ETE.
ETA (Estimated Time of Arrival): ora stimata di arrivo al prossimo waypoint.
Il GPS
Navigare verso un Waypoint
Per navigare verso un waipoint, occorre indicare al GPS un waypoint (funzione "Go to
Waypoint"). La pagina di navigazione dello strumento ci mostrerà il cerchio della bussola
orientato, con la linea indice che mostra la prua, cioè la direzione di movimento
Contemporaneamente e sovrapposta al cerchio, una freccia di direzione ci indicherà il
rilevamento (direzione al waypoint). Non dovremo far altro che cambiare direzione fino a
che la punta della freccia non venga a puntate verso la parte anteriore dello strumento,
coincidendo con la linea di prua.
Nella parte bassa del gps, i valori numerici (i soli a comparire nei ricevitori di tipo
numerico) della prua e del rilevamento coincideranno rendendoci certi di essere sul
giusto percorso. La distanza dal waypoint inizierà a decrescere.
Il GPS
Navigare su di una rotta
Il GPS
Una rotta non è altro che un insieme di waypoint collegati in un preciso ordine.
Impostando una rotta ed iniziando la navigazione, il GPS ci indica la direzione del primo
waypoint. Giunti su questo, il ricevitore passa automaticamente al successivo waypoint e
così via fino all'ultimo waypoint.
Il GPS
Ricapitolando, un GPS fa fondamentalmente 4 cose:
 determina le coordinate del punto in cui ci si trova (fix)
 ci guida verso un waypoint
 ci guida lungo una rotta
 memorizza la traccia del nostro movimento sul terreno
 mentre ci muoviamo, se la funzione "traccia" è attiva, lo strumento registra la
posizione ad intervalli e soprattutto in corrispondenza di cambiamenti di direzione,
lasciando sul display una scia di puntini (traccia). Oltre che mostrarci il tragitto fatto, la
traccia ci può essere molto utile se vogliamo tornare indietro ripercorrendo la stessa
strada.
Il GPS
Dal GPS alla mappa
Per prima cosa dobbiamo far sì che mappa e GPS parlino la stessa lingua. Dobbiamo
cioè impostare sullo strumento il Map Datum della carta.
Il compito principale del ricevitore GPS è quello di fornirci le coordinate della nostra
posizione. Queste ci servono a poco (sono solo dei numeri) se non abbiamo una mappa
sulla quale vedere dove siamo.
Geoide ed Ellissoide
La forma della Terra è assimilabile ad una superficie normale, in ogni punto, alla
direzione della verticale (direzione del filo a piombo). Questa forma geometrica è
definita GEOIDE e rappresenta la superficie che meglio interpola il livello medio degli
oceani.
Geoide
Ellissoide
Modello matematico che
simula la forma del terreno
Il GPS
In Italia i sistemi più diffusi sono:
Ellissoide
Proiezione
Fuso
GAUSS BOAGA Hayford (“International 1924”) Trasverse Mercator Ovest-Est
ED50
Hayford (“International 1924”) Trasverse Mercator 32-33
WGS84
Hayford (“International 1924”) Trasverse Mercator 32-33
Esempio UTM ED50
Formato posizione = UTM UPS
Map Datum = European 1950
Distanza/Velocità = Metrica
Da utilizzare quando si comunica con
L’ELICOTTERO
Da utilizzare con la
CARTOGRAFIA
Esempio WGS84
Formato posizione = hddd°mm’ss,s’’
Map Datum = WGS84
Distanza/Velocità = Metrica
Il GPS
Dal GPS alla mappa
Il GPS
Dal GPS alla mappa
Il GPS
Dalla mappa al GPS
Grazie per l’attenzione

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