Andate e fate discepoli tutti i popoli

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Andate e fate discepoli tutti i popoli
v ita n ostra
Periodico Settembre - Ottobre
2013
Giornale Parrocchiale
della comunità
S. Stefano - Bedizzole
“Andate e
fate discepoli
tutti i popoli”
orario S. Messe
FESTIVI
in Parrocchia:
Messa festiva della Vigilia Sabato ore 18,30
DOMENICA ore 8 - 10 - 11,15
ore 18,15 Vespro e S. Messa
nelle contrade:
ore 7,30 Suore Canossiane
ore 8,30 Frazioni
ore 9,00 Casa di Riposo
ore 9,30 Pontenove
ore 16,30 Santuario di Masciaga
sommario
La Parola del Parroco
3
Vita
dell’Oratorio
FERIALI
in Parrocchia:
ore 8.30 - 18 Rosario e S. Messa
nelle contrade:
ore 7,00 Suore Canossiane
ore 9,00 Santuario di Masciaga
ore16,00 Casa di Riposo
CONFESSIONI Prima e dopo ogni celebrazione
Sabato ore 17 - 19
Le celebrazioni dei Battesimi sono fissate solo
la prima domenica di ogni mese.
Vita della
Chiesa
La mormorazione passa, ....
8
GMG Caravaggio 2013
9
Fede luce per l’esistente
4
GREST 2013
Ogni Martedi ore 8.30:
S. Messa e riflessione in parrocchia
Lettera Pastorale Mons. Monari
5
Camminando nel cuore di Roma 12 - 13
Ogni Domenica ore 18:
Vespro - Breve catechesi - S. Messa
Gruppo Galilea
5
In campeggio con i papà
14
Il nostro primo campo estivo...
15
Volontariato Formativo Canossiano
16
La mia Africa
17
catechesi per adulti
Ogni Lunedi 20.30: Lectio Divina in oratorio
IN AVVENTO E QUARESIMA:
Centri di Ascolto nelle Contrade
Incontro per genitori dei bambini I.C.R.F.
indirizzi utili
PARROCCHIA Don Franco Dagani
030 674112 - cell. 339 6924826
ORATORIO Don Vincenzo Arici
030 674842 - cell. 328 2866104
SANTUARIO di MASCIAGA Don Roberto Soncina
030 6870706 - cell. 338 2722653
ISTITUTO MISSIONARI DELLA CONSOLATA
030674041
ISTITUTO SUORE CANOSSIANE
030 674000
COMUNITÀ BACHITA INFERMERIA
030 6871419
SCUOLA DELL’ INFANZIA S. FAMIGLIA
030 674025
SCUOLA STATALE
030 674568
SCUOLA DELL’ INFANZIA A. VOLPI
030 674375
PARROCCHIA S. VITO
030 674524
CASA DI SOGGIORNO PER ANZIANI
030 674213
PALAZZO MUNICIPALE
030 6872711
CARABINIERI
030 674222
POLIZIA LOCALE
030 6872925
conosci e segui la Vita
della tua Parrocchia
Radio: 94,00 Mhz collegata con E.C.Z.
Sito: www.parrocchiadibedizzole.it
e-mail: [email protected]
La famiglia educa
alla custodia del creato
6-7
10 - 11
Vita della
Parrocchia
Vita
della Comunità
Consiglio Pastorale Parrocchiale
13
CARITAS: una carità ......
15
Sacra Famiglia ...
18
Gruppo san Rocco
22
Il Paese che sogno
18
Olimpiadi della IV Età
23
Nelle braccia del Padre
19
Arrivano i Francesi
26
Festa del Santuario
20
Oratorio Bedizzole sede zonale CSI
26
La preziosa tovaglia ...
21
Grazie per la Generosità
26
Anagrafe Parrocchiale
27
redazione
Editore e Redattore: Don Franco Dagani
Direttore Responsabile: Don Adriano Bianchi
In redazione: Don Franco Dagani
Don Roberto Soncina - Don Vincenzo Arici
Raffaella Berardi - Giovanni De Marco
Carlo Bresciani - Vittorio Boniotti
Realizzazione:TIPOLITOGRAFIA BERARDI Bedizzole
Dalle Missioni
Padre Pierino Ronchi
24 - 25
Costo € 3,00 a copia. Disponibile con offerta libera.
In copertina: Veduta di Rio de Janeiro
Suor Luigina Goffi
24
La Parola del Parroco
Credo nel Signore Risorto
Carissimi,
Come il Padre ha
mandato me,
anch’io mando voi.
Gv 20,21
sono appena tornato da un incontro di preghiera, di riflessione,
di adorazione organizzato per
noi sacerdoti all’inizio dell’Anno
Pastorale.
Tantissimi i presbiteri presenti in
cattedrale, stupenda come al
solito l’omelia del Vescovo Luciano.
Ha invitato i suoi sacerdoti ad
annunciare un Cristo vivo, risorto, presente, contemporaneo,
un Cristo che continua a parlare all’uomo, a dire qualcosa alla
sua vita, a dare senso alla sua
esistenza, ad accompagnarlo.
Il pericolo di sempre è quello di
aggrapparci ad un Cristo storico, passato, che ha fatto grandi
cose, ma non tocca più la vita
di oggi. E allora si costruisce una
religione di devozioni, di tradizioni ... ci si pensa credenti solo
perchè si osservano precetti, ma
la nostra vita va in tutt’altra direzione rispetto al Vangelo.
Credere vuol dire accogliere
oggi un Cristo che cambia la
vita.
Dobbiamo perciò mettere in
atto nelle nostre comunità un’opera di evangelizzazione che
proponga un Cristo che sta accanto all’uomo, che vive il suo
dolore, che condivide le sue
difficoltà, che gli dà speranza e
fiducia.
Mai come oggi, ci ha detto il Vescovo mercoledì 4 settembre in
Cattedrale, c’è bisogno di Conversione, di mettere in discussione la nostra fede, di rivedere la
nostra religiosità. Tutte le parrocchie devono mettersi in stato di
missione per ritornare allo spirito delle prime Comunità dove:
Parola di Dio, Eucarestia, Carità,
portanto tutti ad una testimonianza più gioiosa del Signore
Risorto.
Il Vescovo ha raccomandato
di tornare alle Missioni Popolari,
alla scuola di Preghiera, al Confronto costante con la Parola di
Dio per ridare vitalità alle parrocchie.
È quanto ci proponiamo all’inizio di un nuovo Cammino.
don Franco
v ita n ostra 3
Vita della Chiesa
Prima Enciclica di Papa Francesco
Fede
luce per l’esistente
dalla Voce del Popolo
Lumen Fidei (“La Luce della Fede”) è
la prima enciclica firmata da Papa
Francesco. Suddivisa in quattro capitoli, più un’introduzione e una conclusione, la lettera - spiega lo stesso
Pontefice, si aggiunge alle encicliche
di Benedetto XVI sulla carità e sulla
speranza e assume il “prezioso lavoro” compiuto dal Papa emerito.
L’introduzione illustra le motivazioni
poste alla base del documento: recuperare il carattere di luce proprie
della fede, capace d’illuminare tutta l’esistenza dell’uomo, di aiutarlo a
distinguere il bene dal male, in particolare in un’epoca, come quella
moderna, in cui il credere si oppone
al cercare e la fede è vista come
un’illusione, un salto nel vuoto che
impedisce la libertà dell’uomo. L’Enciclica vuole rinvigorire la percezione
dell’ampiezza degli orizzonti che la
fede apre per confessarla in unità e
integrità.
“Chi crede, vede”, scrive il Papa.
Nel primo capitolo, il Pontefice si sofferma sulla figura di Gesù, mediatore
che ci apre a una verità più grande
di noi, manifestazione di quell’amore di Dio che è il fondamento della
fede. In quanto risorto Cristo è “Testimone affidabile”. Usando un’analogia, il Papa spiega che come nella
vita quotidiana ci affidiamo a “persone che conoscono le cose meglio
di noi” così per la fede necessitiamo
di qualcuno che sia affidabile ed
esperto “nelle cose di Dio” e Gesù è
“colui che ci spiega Dio”.
4 v ita n ostra
La fede “non è un fatto privato”, ma
è destinata a diventare annuncio.
Nel secondo capitolo, “Se non credete, non comprenderete”, il Papa
scrive: “La fede senza verità non
salva. Resta una bella fiaba, la proiezione dei nostri desideri di felicità”.
Ed oggi, data “la crisi di verità in cui
viviamo”, è più che mai necessario
richiamare questo legame, perchè
la cultura contemporanea tende ad
accettare solo la verità della tecnologia, ciò che l’uomo riesce a costruire e misurare con la scienza e che è
“Vero perchè funziona”, oppure le
verità del singolo valide solo per l’individuo e non a servizio del bene comune. Ciò comporta però il “grande
oblio del mondo contemporaneo”
che - a vantaggio del relativismo e
temendo il fanatismo - dimentica la
domanda sulla verità, sull’origine di
tutto, la domanda su Dio.
La Lumen fidei sottolinea il legame
tra fede e amore, inteso come il grande amore di Dio che ci trasforma interiormente e ci dona occhi nuovi
per vedere la realtà. A questo punto,
il Papa apre un’ampia riflessione sul
“dialogo tra fede e ragione”.
La fede porta il dialogo.
Il terzo capitolo, “Vi trasmetto quello che ho ricevuto”, è incentrato
sull’importanza dell’evangelizzazione: chi si è aperto all’amore di Dio,
non può tenere questo dono per sé,
scrive il Papa, ricordando la catena
ininterrotta dei testimoni della fede.
Ciò comporta il legame tra fede e
memoria perchè l’amore di Dio mantiene uniti tutti i tempi e ci rende contemporanei a Gesù. Inoltre, diventa
“impossibile credere da soli”, perchè
la fede apre l’io al “noi” e avviene
sempre “all’interno della comunione
della Chiesa”. Per questo, “chi crede
non è mai solo”. C’è un “mezzo speciale” con cui la fede può trasmettersi: i sacramenti.
Il quarto capitolo, “Dio prepara per
loro una città”, spiega il legame tra
la fede e il bene comune. La fede
rende saldi i vincoli fra gli uomini e si
pone al servizio concreto della giustizia, del diritto e della pace.
L’Enciclica si sofferma, poi, sugli ambiti
illuminati della fede: la famiglia fondata sul matrimonio, i giovani, i rapporti sociali, la natura, la sofferenza e
la morte. All’uomo che soffre Dio offre
la sua presenza che accompagna,
che apre un varco di luce nelle tenebre. In questo senso, la fede è congiunta alla speranza.
Vita della Chiesa
Lettera Pastorale
di Monsignor Monari
“Il Vescovo è per sua natura maestro.
Andate e insegnate, ha detto
Gesù. Li ha fatti maestri, i vescovi
e apostoli”. Con queste parole,
pronunciate dall’allora arcivescovo
di Milano Giovan Battista Montini
nel gennaio del 1959 a Brescia,
Mons.
Gianfranco
Mascher
annovera le lettere pastorali tra
le modalità con cui il Vescovo
esercita il suo ministero di maestro
per la sua Chiesa. “Come il Padre
ha mandato me, anch’io mando
voi” è la quarta lettera pastorale
dell’episcopato bresciano di Mons.
Monari. È dal 2008 / 2009 la prima
dedicata al tema della parola
di Dio nella vita della comunità
cristiana. La successiva, per l’anno
pastorale 2009/2010, “Un solo pane
e un unico corpo”, sottolineava
l’importanza dell’eucarestia nella
vita della comunità cristiana. La
terza nel 2010-2011, “Tutti siano
una cosa sola” era dedicata alla
comunità cristiana. Nel febbraio del
2011, in occasione della solennità
dei Santi patroni Faustino e Giovita,
il Vescovo invia un documento
particolare alla comunità cristiana
GRUPPO GALILEA
Centro Pastorale
“Paolo VI”
Il Gruppo Galilea è un’opportunità
di cammino di chiesa per coloro
che vivono situazioni familiari difficili
o irregolari (es. divorziati-risposati).
La comunità cristiana sa di non poter lasciare soli questi fratelli e per
questo si viene ad offrire uno spazio adeguato e confortevole, in un
luogo centrale e sufficientemente
discreto. Il Centro pastorale Paolo
VI è un’oasi di vita ed attività ecclesiale, capace di respirare con i
polmoni di tutta la diocesi, uscendo
così dagli stretti confini parrocchiali.
Tutti i fedeli sono penitenti e ciascuno percorre il proprio pellegrinag-
della diocesi di Brescia sulla
pastorale per gli immigrati.
Una lettera che ha creato sorpresa
e riflessione: “Stranieri, ospiti e concittadini”.
“Per l’anno 2011-2012 - prosegue il
vicario generale - il Vescovo Monari
non ha pensato ad alcuna lettera
pastorale. La chiesa bresciana era
impegnata con la preparazione
prima e la celebrazione poi
del Sinodo sulle unità pastorali
“Comunità in cammino”. Nelle
lettere dedicate alla Parola,
all’eucarestia e alla comunità il
Vescovo ha trattato quelli che
sono temi fondamentali per la
vita ecclesiale. La Chiesa vive
attingendo luce della Parola di Dio,
vigore dell’eucaristia e intensità
della comunione e dalla carità.
La Chiesa, però, non vive solo
per se stessa, vive per il mondo. È
discepola quando accosta il suo
Signore e diviene necessariamente
missionaria quando ritorna e vive
l’esperienza degli uomini e delle
donne nel mondo. La Chiesa è
se stessa nella misura in cui segue
Gesù Cristo, lo annuncia e lo testi-
monia nel mondo. Per spiegare le
ragioni che hanno spinto il Vescovo
alla scelta del tema della missione,
mons. Mascher prende a prestito le
attese espresse da Papa Francesco
a Rio, su ciò che la GMG avrebbe
dovuto produrre: una risonanza,
un’elenco planetario, con la Chiesa
capace di uscire per le strade.
Una Chiesa capace di aperture,
di incontri, in grado di intercettare
le periferie esistenziali dell’umanità
per recare loro il Vangelo, la
bella notizia che Dio è amore e
misericordia. “In questo - conclude
mons. Gianfranco Mascher - sta tutto
il senso della missione sottolineata
dal Vescovo Monari nella sua lettera
pastorale, con cui intende dare una
risposta a questa necessità, a questa
urgenza, a questo mandato del
Signore Gesù”.
gio terreno sempre dietro la croce. In questa prospettiva di visione
ampia, anche quegli sposi cristiani
segnati da ferite indelebili possono
sentirsi ancora chiesa e continuare
a chiedere la grazia del Signore.
In concreto, la proposta si articola
in incontri mensili, strutturati attorno
alla Parola di Dio, con ampi spazi di
ascolto – riflessione - condivisione.
É un percorso di fede, in sostanza,
che tiene sempre ferma l’attenzione sul non isolarsi dalle comunità locali e nel partecipare il più possibile
alla vita della chiesa tutta. Ascolto
della Parola di Dio, vita di carità e
di aggregazione, cammino penitenziale, sono i capisaldi del Gruppo Galilea.
Gli incontri si tengono con
un calendario annuale, presso il
Centro Pastorale “Paolo VI”, (via
Gezio Calini, 30 - Brescia) un sabato al mese, dalle ore 17.00 alle ore
19.00. Guida e accompagnatore
del Gruppo è don Giorgio Comini,
direttore dell’Ufficio per la Famiglia
diocesano.
Calendario 2013-2014
- Sabato 5 ottobre
- Sabato 2 novembre
- Sabato 7 dicembre
- Sabato 11 gennaio
- Sabato 8 febbraio
- Sabato 1 marzo
- Sabato 5 aprile
- Sabato 3 maggio
- Sabato 7 giugno
v ita n ostra 5
Vita della Chiesa
8a Giornata per la custodia del creato - 1 settembre 2013
La famiglia educa alla custodia del creato
«L
a donna saggia costruisce
la sua casa, quella stolta la
demolisce con le proprie
mani» (Pr 14,1). Questa antica
massima della Scrittura vale per
la casa come per il creato, che
possiamo custodire e purtroppo
anche demolire. Dipende da noi,
dalla nostra sapienza scegliere
la strada giusta.
Dove imparare tutto
ciò? La prima scuola di
custodia e di sapienza
è la famiglia. Così ha
fatto Maria di Nazaret
che, con mani d’amore,
sapeva impastare «tre
misure di farina, finché
non fu tutta lievitata»
(Mt. 13,33). Così pure
Giuseppe, nella sua
bottega,
insegnava
a Gesù ad essere
realmente «il figlio del
falegname» (Mt 13,55).
Da Maria e Giuseppe,
Gesù imparò a guardare con stupore ai
gigli del campo e agli
uccelli del cielo, ad
ammirare quel sole che
il Padre fa sorgere sui
buoni e sui cattivi o la
pioggia che scende sui
giusti e sugli ingiusti (cfr
Mt 5,45).
Perché guardiamo alla
famiglia come scuola
di custodia del creato?
Perché la 47ª Settimana
Sociale dei Cattolici Italiani, che
si svolgerà dal 12 al 15 settembre
2013 a Torino, avrà come tema:
La famiglia, speranza e futuro
per la società italiana.
Nel cinquantesimo anniversario
dell’apertura del Concilio Va-
6 v ita n ostra
ticano II, poi, rileggiamo la
costituzione pastorale Gaudium
et spes, che alla famiglia, definita
«una scuola di umanità più
completa e più ricca», dedica
una speciale attenzione: essa «è
veramente il fondamento della
società perché in essa le diverse
generazioni si incontrano e si
aiutano vicendevolmente a raggiungere una saggezza umana
più completa ed a comporre
convenientemente i diritti della
persona con le altre esigenze
nella vita sociale» (n. 52).
In questo cammino ci guida
il luminoso magistero di papa
Francesco, che ha esortato
più volte, fin dall’inizio del
suo pontificato, a «coltivare
e custodire il creato: è
un’indicazione di Dio data
non solo all’inizio della storia,
ma a ciascuno di noi; è parte
del suo progetto; vuol dire far
crescere il mondo con
responsabilità,
trasformarlo perché sia
un giardino, un luogo
abitabile per tutti…
Il “coltivare e custodire”
non comprende solo il
rapporto tra noi e l’ambiente, tra l’uomo e il
creato, riguarda anche
i rapporti umani.
I Papi hanno parlato
di ecologia umana,
strettamente
legata
all’ecologia ambientale.
Noi stiamo vivendo un
momento di crisi; lo vediamo nell’ambiente,
ma
soprattutto
lo
vediamo nell’uomo...
Questa “cultura dello
scarto” tende a diventare mentalità comune,
che contagia tutti. La
vita umana, la persona
non sono più sentite
come valore primario
da rispettare e tutelare,
specie se è povera
o disabile, se non
serve ancora – come
il nascituro –, o non serve più –
come l’anziano. Questa cultura
dello scarto ci ha resi insensibili
anche agli sprechi
e agli scarti alimentari, che
sono ancora più deprecabili
quando in ogni parte del
Vita della Chiesa
mondo,
purtroppo,
molte
persone e famiglie soffrono
fame e malnutrizione» (Udienza
Generale, 5 giugno 2013).
«Come la famiglia può diventare
una scuola per la custodia del
creato e la pratica di questo valore?», chiede il Documento preparatorio per la 47ª
Settimana Sociale.
Come Vescovi che hanno a
cuore la pastorale sociale e
l’ecumenismo, indichiamo tre
prospettive da sviluppare nelle
nostre comunità: la cultura
della custodia che si apprende
in famiglia si fonda, infatti, sulla
gratuità, sulla reciprocità, sulla
riparazione del male.
Gratuità. La famiglia è maestra
della gratuità del dono, che per
prima riceve da Dio. Il dono è il
suo compito e la sua missione
nel mondo. È il suo volto e
la sua identità. Solo così le
relazioni si fanno autentiche e
si innesta un legame di libertà
con le persone e le cose. È una
prospettiva che fa cambiare lo
sguardo sulle cose. Tutto diventa
intessuto di stupore. Da qui
sgorga la gratitudine a Dio, che
esprimiamo nella preghiera a
tavola prima dei pasti, nella gioia
della condivisione fraterna, nella
cura per la casa, la parsimonia
nell’uso dell’acqua, la lotta
contro lo spreco, l’impegno a
favore del territorio.
Viviamo in un giardino, affidato
alle nostre mani. «L’essere
umano è fatto per il dono,
che ne esprime e attua la
dimensione di trascendenza»,
ricorda Benedetto XVI nella
Caritas in veritate (n. 34), in «una
gratuità presente nella sua vita
in molteplici forme, spesso non
riconosciute a causa di una
visione solo produttivistica e
utilitaristica dell’esistenza».
Reciprocità. La famiglia ha
una importanza decisiva nella
costruzione di relazioni buone
con le persone, perché in essa si
impara il rispetto della diversità.
Ogni fratello, infatti, è una
persona diversa dall’altra. È in
famiglia che la diversità, invece
che fonte di invidia e di gelosia,
può essere vista fin da piccoli
come ricchezza. Già nella
differenza sessuale della coppia
sponsale che genera la famiglia
c’è lo spazio per costruire la
comunione nella reciprocità.
La purificazione delle competizioni fra il maschile e il femminile
fonda la vera ecologia umana.
Non l’invidia (cfr Gen 4,3-8),
allora, ma la reciprocità, l’unità
nella differenza, il riconoscersi
l’uno dono per l’altro. «Questa
era la nostra gara – attesta San
Gregorio Nazianzeno parlando
della sua amicizia con San
Basilio Magno – non chi fosse
il primo, ma chi permettesse
all’altro di esserlo». È la logica
della reciprocità che costruisce
il tessuto di relazioni positive. Non
più avversari, ma collaboratori.
In questa visione nasce quello
spirito ci cooperazione che si fa
tessuto vitale per la custodia del
creato, in quella logica preziosa
che sa intrecciare sussidiarietà
e solidarietà, per la costruzione
del bene comune.
Riparazione del male. In famiglia
si impara anche a riparare il
male compiuto da noi stessi e
dagli altri, attraverso il perdono,
la conversione, il dono di sé. Si
apprende l’amore per la verità,
il rispetto della legge naturale, la
custodia dell’ecologia sociale
e umana insieme a quella
ambientale.
Si impara a condividere l’impegno a “riparare le ferite” che
il nostro egoismo dominatore
ha inferto alla natura e alla
convivenza fraterna. Da qui,
dunque, può venire un serio e
tenace impegno a riparare i
danni provocati dalle catastrofi
naturali e a compiere scelte di
pace e di rifiuto della violenza e
delle sue logiche.
È un impegno da condurre
avanti insieme, come comunità,
famiglia di famiglie. Perché i
problemi di una famiglia siano
condivisi dalle altre famiglie,
attenti a ogni fratello in difficoltà
e ogni territorio violato. Con la
fantasia della carità.
Un segno forte di questa
cultura, appresa in famiglia, sarà
infine operare affinché venga
custodita la sacralità della
domenica. Anche “il profumo
della domenica”, infatti, si
impara in famiglia. È soprattutto
nel giorno del Signore che
la famiglia si fa scuola per
custodire il creato. Si tratta di
una frontiera decisiva, su cui
siamo attesi, come famiglie che
vivono scelte alternative.
La preghiera fatta insieme, la
lettura in famiglia della Parola
di Dio, l’offerta dei sacrifici fatti
con amore rendano profumate
di gratuità e di fraternità vera le
nostre case.
Roma, 7 giugno 2013
Solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù
COMMISSIONE EPISCOPALE PER I PROBLEMI
SOCIALI E IL LAVORO, COMMISSIONE
EPISCOPALE LA GIUSTIZIA E LA PACE PER
L’ECUMENISMO E IL DIALOGO
v ita n ostra 7
VITA IN ORATORIO
“La mormorazione passa, ma la vigna resta”
“Avendo il rettore di un collegio
della Compagnia di Gesù scritto
al proprio superiore se doveva
accettare una vigna, lasciatagli
da una vedova, nonostante che
tutto il paese ne mormorava;
egli rispose di sì, perchè diceva:
la mormorazione passa, ma la
vigna resta!”
Ho voluto introdurre con un’
amenità di Prospero Lambertini
(cardinale di Bologna e poi
Papa del ‘700) questa nota
proprio perché dovendo trattare
di questioni di “patrimonio”
lo vorrei fare nel modo più
pacato e sereno possibile, ben
sapendo che di mormorazioni
ce ne saranno lo stesso…ma
come argutamente aveva già
rilevato il dotto cardinale, quelle
passano mentre il contenuto
rimane.
Senza troppi giri di parole
l’argomento del contendere
è la situazione economica
dell’oratorio; non quella di cui
avete resoconto sul giornale
parrocchiale riferita alle opere
di ristrutturazione, bensì quella
ordinaria che dovrebbe servire
a
mantenere
la
struttura
senza dover aumentare il
già sostanzioso deficit che
grava sulle spalle della cassa
parrocchiale. Purtroppo, nel
Consiglio pastorale di giugno
ci si è accorti che, conti alla
mano, nel trascorso anno
pastorale vi è stato un passivo
di circa tremila euro. Per chi
è avvezzo a frequentare gli
ambienti parrocchiali sa bene
che tale cifra non rappresenta
una catastrofe, in quanto
l’oratorio non è una azienda
che deve fare profitto; tuttavia
non si può neppure pensare
di continuare su questa poco
virtuosa strada: le spese della
struttura ci sono eccome e,
mentre nelle persone (fedeli
e non) sopravvive l’atavica
convinzione che per questi enti
tutto sia gratuito, regolarmente
arrivano nella cassetta della
8 v ita n ostra
posta le temibili bollette, che
annunciano
(sempre
con
tre cifre davanti allo zero)
gl’inevitabili pagamenti…per i
quali due volte quest’anno si è
andati in rosso! Ora l’oratorio non
ha entrate stabili che non siano
gli incassi del bar, il contributo
di chi si allena sui campi, il
torneo notturno, le rimanenze
di qualche attività e le offerte
liberali di chi utilizza gli ambienti.
Ricavi
che
puntualmente
vengono
dilapidati
prima
della fine dell’inverno tra
riscaldamento, energia elettrica
e acqua. Se poi ci mettiamo le
fatture dei fornitori, le spese di
manutenzione degli ambienti
esterni ed interni (a causa della
maleducazione di chi non è
capace di utilizzare le cose
come si dovrebbe), il progetto
di rinnovare il triste locale del
bar, le spese per l’acquisto di
materiali per le varie attività, i
contributi economici dati ai vari
relatori che vengono invitati
durante l’anno pastorale e gli
imprevisti (che come tali non si
possono prevedere) capite che,
dopo la fede nella Provvidenza
(che non manca mai), bisogna
davvero fare i salti mortali (o
attingere a fonti più…personali).
Tutta questa introduzione per
dire che ho deciso, dopo
consulto con gli altri sacerdoti,
di ripristinare (come già era in
passato) la quota di iscrizione
al Catechismo in 20 euro
come base fissa per tutti
(lasciando la libertà di offrire di
più per chi lo desiderasse).Voglio
essere molto chiaro e schietto
come è mio solito: una norma
simile è di sicuro impopolare;
ma sono altresì convinto che
è dovere di ogni cristiano
sovvenire
alle
necessità
della Chiesa e soprattutto un
principio di giustizia pagare
ciò che si utilizza. Avete già
capito che i 20 euro non sono il
prezzo della fede che imparo
a catechismo, come l’offerta
che faccio in chiesa non è il
costo della Messa alla quale
ho partecipato. Quando iscrivo
un figlio a calcio, al corso di
nuoto o ad una scuola non
pago certamente il valore
dello sport o dell’istruzione che
ricevo; sostengo, giustamente,
le spese vive della struttura che
mi ospita, che io vivo e che sto
utilizzando e dalla quale ho
indietro un bene maggiore che,
se ben investito, darà profitto
a tempo opportuno. La stessa
cosa vale per l’oratorio: iscrivo
il figlio al catechismo perché lo
ritengo fondamentale per la sua
crescita cristiana e contribuisco
a sostenere (in parte) le spese
dell’ambiente che lo accoglie e
che si mette a sua disposizione.
Questa è la realtà…se poi
qualcuno vorrà mormorare: Qui
Oratorio…a voi Radio Scarpa!
DonArVi
Vita in Oratorio
GMG CARAVAGGIO 2013
27 luglio 2013, tardo pomeriggio
Entusiasta e come sempre
all’ultimo secondo, mi affretto
a recuperare le ultime cose
prima della partenza. Quella a
Caravaggio sarà solo una notte
lontana da casa, eppure ho
come la sensazione di essere
in viaggio già da tempo, in
compagnia di tutti quei ragazzi
che adesso sono in Brasile.
Infatti, proprio in questi giorni,
dall’altra parte del mondo a
Rio de Janeiro, si sta svolgendo
la XXVIII Giornata Mondiale
della Gioventù. La GMG è
l’incontro per eccellenza di tutti
i giovani cristiani provenienti
da ogni angolo della Terra
per alimentare con vivacità e
spontaneità, ma anche con la
preghiera e la riflessione, la fede
comune in Cristo.
È lo stesso papa che ci chiama
a partecipare numerosi a
questo evento, confida in noi
ragazzi,
perché
sappiamo
“vivere la fede con un cuore
giovane […] perché con Cristo
il cuore non invecchia mai”
(Papa Francesco, Domenica
delle Palme, 24.03.2013).
Questa volta, malgrado l’invito
del papa e la nostra buona
volontà, era davvero difficile,
se non impossibile, attraversare
l’oceano e prendere parte alla
GMG. È per questo che oggi,
con il gruppo di Bedizzole, io e
altri duemila giovani di tutte le
diocesi lombarde arriveremo
al santuario di Caravaggio per
assistere alla veglia finale di
papa Francesco. E così, con
ancora nel cuore l’esperienza
della scorsa GMG (quella a
Madrid, nel 2011), sono carica
per viverne una nuova, afferro lo
zainetto e… via!
Dopo un’oretta di viaggio,
eccoci giunti a destinazione; ad
accoglierci troviamo un’infinità
di persone accampate con
sacchi a pelo e teloni nel prato
del santuario, e così facciamo
anche noi. Pare quasi una
GMG in miniatura: certo, non
proveniamo da nazioni diverse,
né raggiungiamo minimamente
il numero di pellegrini presenti
adesso a Rio, però lo spirito è
quello. Mi volto e vedo ragazzi
che cantano e suonano in
gruppo, altri che si abbracciano
spontaneamente, altri ancora
che
organizzano
giochi…
Ragazzi sicuramente diversi da
me, ma con i quali condivido lo
stesso entusiasmo, il desiderio di
dare un senso alla vita, la stessa
gioia di vivere,ed è una gioia che
contagia. L’allegria si protrae nei
momenti di festa e lascia spazio
a un silenzio surreale durante le
varie testimonianze.
finalmente del vero significato
della GMG. “Dove sono due o
tre riuniti nel mio nome, lì sono
io in mezzo a loro” (Mt 18,19): il
vescovo di Bergamo ci racconta
di tre o quattro ragazzi incontrati
nel Malawi. Questi, pochi giorni
fa, sono partiti per oltrepassare
una montagna e diffondere
laggiù la Parola del Signore: così
hanno vissuto la loro speciale
GMG a distanza. Tra quei ragazzi
di un piccolo villaggio sperduto
nell’Africa era presente Dio,
come oggi lo è in mezzo a noi
duemila lombardi e tra i giovani
di tutto il mondo in Brasile.
Per questo, appena inizia la diretta della veglia, non percepisco
più i novemila chilometri che
mi separano dalla spiaggia
di
Copacabana:
vengono
magicamente annullati dalla
presenza dell’Amore di Dio, che
abbraccia e riunisce tutti. E lo
slogan di questa Giornata della
Gioventù è proprio “Andate
e fate discepoli tutti i popoli”
(Mt 28,19). “Cari giovani, il
Signore ha bisogno di voi! […]
Chiama ciascuno a seguirlo e
ad essere missionari”: così ci
esorta il caro papa Francesco,
paragonandoci
alle
pietre
vive della casa del Signore.
Siamo noi giovani che con
l’energia e la giusta carica
abbiamo il compito di costruire
un grandioso futuro, siamo
noi giovani la speranza della
Chiesa. Perciò, dopo una notte
in bianco e la Messa finale del
giorno seguente, ritorno a casa.
Soddisfatta di questa breve, ma
intensissima esperienza, ripongo
lo zainetto al suo posto, pronto
per la prossima avventura.
E ora: appuntamento a
Cracovia nel 2016!
Francesca
Ma è solo dopo la riflessione di
Mons. Beschi che mi rendo conto
v ita n ostra 9
Vita in Oratorio
10 v ita n ostra
Vita in Oratorio
MINISTERO
DELLA MAGIA
Prot. N° 35664/13
Al Sig. Preside, ai Direttori delle
Case e agli Alunni della Scuola di
Magia e Stregoneria di Bedizzole
Facciamo i più sentiti complimenti a Lei, ai suoi Direttori e a tutti i
ragazzi che nella trascorsa estate hanno vissuto nella vostra Scuola tre
settimane di amicizia e divertimento. Abbiamo particolarmente
apprezzato l’allegria delle Case delle elementari: Rattonero, Volpeblu,
Ricciazzurro, Falcoverde, Gufarancio e Orsorosso (alla quale va anche il
nostro plauso per la inaspettata vittoria); ma soprattutto siamo stati
colpiti dal coinvolgimento e dalla partecipazione dei ragazzi della Case
delle medie: Cervobianco e Torodoro. Ingredienti veramente distintivi e
preziosi si sono rivelati l’affiatamento e l’impegno del gruppo dei
Direttori delle Case che hanno saputo creare un clima di amicizia e
intesa fra loro e i propri ragazzi. Ottime le lezioni preparate con
competenza dai docenti e perciò seguite da tutti con grande attenzione.
Mi permetto di rimediare ad una dimenticanza del vostro preside durante
i ringraziamenti della festa finale e cioè il grande grazie alle persone che
di nascosto hanno contribuito alla buona riuscita di questa avventura: le
cuoche che hanno sostenuto con la loro esperienza la fame del
mezzogiorno, le mamme che protette dalle inferriate distribuivano la
tanto attesa merenda e quelle persone che hanno donato la loro
disponibilità durante le lezioni di Pozioni e di Volo.
A tutti voi, giovani maghetti, ancora un vivo ringraziamento!
Le lacrime sincere dell’ultima sera resteranno come sigillo prezioso di un
Grest veramente... Magico.
Dalla Nostra Residenza, lì 25 agosto 2013
v ita n ostra 11
Vita in Oratorio
CAMMINANDO NEL CUORE DI ROMA
“È stata un’esperienza splendida, dobbiamo assolutamente ritornare!”.
Ecco l’esclamazione di
Sofia al rientro da Roma. Il
viaggio, realizzato per una
cinquantina di ragazzi del VI
anno catechistico, si è svolto
nei giorni 14-15-16 giugno a
conclusione di un percorso
importante in cui i giovani
hanno ricevuto i sacramenti
della Prima Comunione e
della S. Cresima. Dopo aver
partecipato agli incontri del
catechismo
nonché
alla
giocosa giornata a Carpi, essi
hanno trascorso nella capitale
tre giorni che hanno lasciato
un segno indelebile nelle loro
anime.
Il 14 mattina, ragazzi, catechisti,
alcuni genitori e il nostro
don Vincenzo siamo saliti sul
pullman con il cuore colmo
di emozione e un entusiasmo
che caratterizza le comitive
in procinto di imbattersi in
un’avventura a dir poco
strepitosa. Allegria e buon
umore hanno allietato le
ore trascorse in viaggio fino
all’arrivo ad Orvieto, una
ridente cittadina dell’Umbria.
Abbiamo pranzato all’aperto in
una panoramica Rocca, dopo
di che abbiamo attraversato
le piazze e le antiche vie sino
al Duomo di Orvieto. Lì, dinanzi
alla meravigliosa facciata,
don Vincenzo ci ha illustrato
la genesi della Cattedrale
di Santa Maria Assunta e ci
ha raccontato il miracolo
eucaristico di Bolsena.
Secondo la tradizione cattolica, nel 1263 un sacerdote
boemo iniziò a dubitare
della reale presenza di Gesù
nell’ostia e nel vino consacrati.
Durante la celebrazione di
una messa, al momento della
consacrazione l’ostia iniziò
a sanguinare. Impaurito e
confuso, il sacerdote avvolse
l’ostia nel corporale di lino e
si diresse in sacrestia. Durante
il tragitto alcune gocce
sarebbero cadute sul marmo
e sull’altare elidendo in tal
modo i dubbi del religioso in
merito alla faccenda sacra.
Il racconto del nostro caro don
Vincenzo è stato gradito da
tutti gli astanti, così come gli
altri che sono seguiti durante
la visita di altri siti.
In religioso silenzio, abbiamo
visitato l’interno della Cattedrale. Con il naso all’insù i
ragazzi prima hanno ammirato
gli affreschi di Luca Signorelli
nella Cappella di San Brizio
e poi tutti ci siamo fermati a
pregare nella Cappella del
Corporale davanti alle reliquie
dell’evento miracoloso.
Nel tardo pomeriggio siamo
arrivati a Roma ed abbiamo
alloggiato
dalle
“Piccole
Ancelle di Cristo Re” che
hanno accolto i nostri giovani
con tanta tenerezza.
Di certo non è semplice
riassumere i due giorni trascorsi
tra le colossali architetture
romane. La maggior parte dei
ragazzi non aveva mai visto così
tanta imponenza. Si leggeva
nei loro occhi lo stupore e
l’emozione che suscitano i
reperti storici custoditi dalla
loro patria.
Abbiamo visitato la Basilica
di San Giovanni in Laterano,
“Mater et Caput” di tutte le
chiese di Roma e nel mondo.
Qui i ragazzi hanno ammirato
la bellezza dei monumenti
dedicati agli apostoli, frutto
dei lavori del Borromini, e sono
rimasti particolarmente colpiti
dalla visione della Porta Santa.
Particolarmente emozionante
è stata la visita al Santuario della
Scala Santa, nelle immediate
adiacenze della basilica di
San Giovanni in Laterano.
La pia leggenda, di origine
medievale, afferma che si
tratterebbe della stessa scala
salita da Gesù, che sarebbe
poi stata trasportata a Roma
da Sant’Elena Imperatrice,
madre di Costantino I, nel
12 v ita n ostra
Vita in Oratorio
326. Alcuni dei nostri giovani
bedizzolesi hanno voluto salire
la scala in ginocchio.
Passeggiando nel cuore archeologico della città, i ragazzi non risparmiavano lodi e
esclamazioni sulla bellezza del
grande Colosseo, sull’Altare
della Patria costruito con il
nostro marmo di Botticino e
sulle numerose piazze, vie e
scalinate, tra cui quella che dà
lustro alla famosissima Piazza
di Spagna.
Quanto abbiamo “scarpinato”!
La domenica mattina, in Piazza
San Pietro, eravamo circondati
da una gran folla di pellegrini,
volontari e motociclisti.
Abbiamo assistito alla messa
con il Santo Padre, Papa
Francesco, le cui parole hanno
subito fatto esultare il nostro
cuore conquistandolo ancora
più di prima.
“Con questa
Eucaristia, nell’Anno della
fede, vogliamo ringraziare il
Signore per il dono della vita,
in tutte le sue manifestazioni e
nello stesso tempo vogliamo
annunciare il Vangelo della
Vita”. Indimenticabile!
Muniti di acqua e cappellini
per far fronte alla canicola
capitolina, abbiamo pregato
insieme, uniti nel Signore. La
celebrazione eucaristica si è
conclusa dopo queste ultime
care parole del Papa: “Cari
fratelli e sorelle, guardiamo
a Dio come al Dio della vita,
guardiamo alla sua Legge, al
messaggio del Vangelo come
a una via di libertà e di vita. Il
Dio Vivente ci fa liberi! Diciamo
sì all’amore e no all’egoismo,
diciamo sì alla vita e no alla
morte, diciamo sì alla libertà
e no alla schiavitù dei tanti
idoli del nostro tempo; in una
parola diciamo sì a Dio, che
è amore, vita e libertà, e mai
delude, a Dio che il Vivente e il
Misericordioso. Solo la fede nel
Dio Vivente ci salva; nel Dio che
in Gesù Cristo ci ha donato la
sua vita con il dono dello Spirito
Santo e fa vivere da veri figli di
Dio con la sua misericordia.
Questa fede ci rende liberi
e felici. Chiediamo a Maria,
Madre della Vita, che ci aiuti
ad accogliere e testimoniare
sempre il “Vangelo della Vita”.
Con il cuore sereno, ricco
di gioia e una voglia matta
di raccontare l’esperienza
vissuta alle loro famiglie , i nostri
ragazzi di 1^ media, hanno
manifestato la loro intenzione
di voler ritornare nella capitale,
magari con occhi diversi e
una coscienza più sveglia e
più attenta nei confronti della
cristianità.
Le catechiste
Sabina Sapienza, Anna,
Monica B. e Monica M.
CONSIGLIO PASTORALE
PARROCCHIALE
Settembre è il mese della ripresa!
L’Anno Pastorale che stiamo
per incominciare ha come impegno fondamentale la “MISSIONE”. La quarta lettera del
Vescovo è esplicita “COME
IL PADRE HA MANDATO ME,
ANCH’IO MANDO VOI”.
Ci aspettano i seguenti appuntamenti importanti:
Venerdì 13 settembre ore 20,30
incontro dei Consigli Pastorali
delle Parrocchie di Bedizzole
S. Stefano - S. Vito - Calvagese
- Carzago - Mocasina, presso
il Centro Parrocchiale di Bedizzole fisseremo un primo programma di iniziative che coinvolgano tutte le Comunità.
Domenica 29 settembre ore
14,30 partenza dall’Oratorio,
incontro del Consiglio Pastorale Parrocchiale e Consiglio
degli Affari Economici di Bedizzole presso il Santuario di San
Felice del Benaco.
L’iniziativa è aperta a tutti i
membri della Comunità Parrocchiale (preghiera - condivisione - adorazione - cena)
comunicare l’adesione entro
e non oltre Giovedì 26 settembre alle Madri Canossiane.
Venerdì 4 ottobre ore 20,00
partenza in Piazza Europa Pellegrinaggio delle Parrocchie
dell’Unità Pastorale a Pontenove: preghiera - professione
di fede.
Per un membro del Consiglio
Pastorale Parrocchiale sono
impegni ai quali in coscienza
non può mancare.
Don Franco
e il Segretario
v ita n ostra 13
Vita in Oratorio
GRUPPO FAMIGLIE
In campeggio con i papà
Il percorso di incontri delle famiglie
si è concluso quest’anno con
un inatteso, ma ben riuscito
campeggio.
L’abituale campo estivo della
durata di tre giorni è stato sospeso a
causa dei numerosi impegni di varie
famiglie (esami scolastici dei figli,
impegni di lavoro, ecc.). Si è ritenuto
comunque importante organizzare
un momento comunitario seppur in
forma più breve.
Pertanto, un po’ come nel film
di alcuni anni fa “il campeggio
dei papà”, un buon numero di
papà, con i propri figli e don
Roberto a coordinare, sabato 22
giugno, dopo aver ricevuto tutte
le raccomandazioni del caso da
parte delle mamme, si sono presi
tende e picchetti e sono partiti alla
volta di Gussago per un campeggio
presso la base scout di Piazzole.
L’arrivo
ha
dimostrato
tutta
l’inesperienza del caso, quasi si
stesse girando il sequel del film. Con
il sorriso tipico del “campeggiatore
della domenica” con le macchine
ci siamo addentrati fin dentro
l’area di Piazzole ricevendo la
cortese, ma ferma reprimenda da
parte dei volontari scout addetti
all’accoglienza.
Cominciamo bene!
E allora dietro front e poi tende e
14 v ita n ostra
zaini in spalla alla volta della zona
destinata al nostro campeggio.
Entusiasmo e sorrisi dei figli già alle
stelle, fatica (nascosta) dei padri
idem!
Occupata l’area campeggio è
iniziato il processo di “costruzione”
della tenda. Ricordo chiaramente:
tutti
padri
professionisti
del
campeggio
(almeno
questo
davamo a vedere) e desiderosi di
dimostrare ai figli come si monta
una tenda. E allora … srotola la
tenda … tira questa corda … metti
qui lo zaino .. là il materassino … qui
il picchetto … e via con le risate.
Guardando a distanza: eccoli lì i
padri diventare un po’ bambini ed
i figli sentire i propri padri ancora
più complici. E poi via con la cena
allestita alla bell’e meglio, ma
ugualmente saporita e ancora i
giochi intorno ad un falò. E qui non
si può non ricordare papà Diego
fantastico nell’organizzazione e
gestione dei giochi.
Alla fine stanchi, ma divertiti ci
siamo avviati a letto. Si fa per dire,
ovviamente. Solo poche ore di
vero sonno, intermezzate da risate,
racconti, silenzi, voci della natura e
degli animali del bosco.
E poi la mattina della domenica,
papa Maurizio che alle prime
luci dell’alba è già a pulire l’area
coperta utilizzata la sera prima,
papa Luca che sfidando la frescura
mattutina si avvia a dorso nudo a
farsi la barba con lo stesso coltello
usato da Rambo (o forse era il
classico Bic). Qualcuno con il mal
di schiena, causa un materasso
troppo morbido... o forse dell’età?
Gli ultimi: i figli, ma solo per il
desiderio di prolungare una bella
esperienza con i propri papà.
E le mamme? Ci hanno raggiunto
domenica mattina per salire a
piedi assieme alla Madonna del
Giogo in Polaveno. Qui le famiglie di
nuovo riunite attorno all’Eucarestia
assieme hanno partecipato alla
messa celebrata da don Roberto.
Poi a conclusione il pranzo con
salamine e formaggio fuso, giochi e
ancora tanta allegria.
Un film non guardato, ma vissuto,
che certamente sarà ricordato con
gioia.
Fabrizio
Vita in Oratorio
IL NOSTRO PRIMO CAMPO ESTIVO,
CHE EMOZIONE!
Il gruppo Emmaus, quest’anno ha
vissuto il suo primo campo estivo a
Borno, in Val Camonica.
E’ stata l’occasione per continuare
ed approfondire in modo diverso il
cammino che porterà i nostri ragazzi
all’incontro con Gesù presente nel
Pane e il rinnovamento dello Spirito
Santo.
Gesù ci ha invitati a scoprire come
possiamo essere acqua, farina e
CARITAS: UNA
Mi capita spesso il sabato
pomeriggio di passare davanti al
portone di via Rimembranze, 2. Dalle
14 alle 18 sono decine le persone
che vanno e vengono dalla sede
della Caritas Parrocchiale.
Sono anni ormai che i volontari
accolgono
famiglie
intere,
distribuiscono vestiti, borse di viveri,
piccole somme per far fronte
alle spese più urgenti (bollette –
medicinali – ecc.)
Le piccole somme date sono il
frutto delle iniziative dei volontari
stessi, delle offerte dei bedizzolesi,
della generosità di pochi… Nel
centro Caritas un operatore si
mette a disposizione dei tanti che
al sabato chiedono un posto di
lavoro, domandano un alloggio,
fanno presente una necessità.
L’operatore ascolta, indirizza, non
fuoco per le persone che ci stanno
vicino proprio come Lui fa con noi.
Dalle impressioni raccolte tra i
ragazzi è emerso che non è stato
solo un momento importante per
condividere momenti di preghiera
e di gioco o divertimento, ma è
servito ad approfondire vecchie
amicizie e coltivarne nuove.
Sicuramente un’esperienza da
ripetere!!!!
CARITA’ CHE NON FA SPETTACOLO!
sempre riesce ad esaudire le
richieste. Le persone sono contente
perché qualcuno ha dato tempo a
loro, ha ascoltato le loro difficoltà.
La caratteristica della Caritas è
andare incontro ai poveri, cercarli,
servirli… non aspettarli!
Quella della Caritas è una presenza
costante. La visita agli ammalati,
l’incontro con le famiglie, il saluto
giornaliero negli ospedali e alla
Casa di Riposo dei sacerdoti, dei
religiosi dei volontari, sono servizi
poco appariscenti ma fanno
parte di una “ Caritas che non fa
spettacolo”.
C’è poi una processione continua
in canonica, dalle suore, dai padri,
di persone che chiedono, che
fanno presenti mille necessità, che
si confidano, che domandano di
essere ascoltate, che chiedono di
parlare con qualcuno.
Caritas non è solo un po’ di pasta,
un vestito, qualche spicciolo, è
soprattutto mettere al centro una
persona, ridarle speranza, farla
sentire importante, aiutarla a
rialzarsi, farla sentire una persona
che conta.
Questo è compito dei credenti che
vedono in ognuno un fratello.
Ecco perché ai volontari Caritas
si chiede vita sacramentale,
preghiera,
dimestichezza
con
il Vangelo, familiarità con la
Parrocchia, amore alla chiesa…
il tutto perché il loro servizio non
si riduca a riempire uno stomaco
ma aiuti un fratello a sentirsi al suo
posto nel paese.
Grazie Caritas per quello che fai
365 giorni all’anno!
v ita n ostra 15
Vita in Oratorio
foto con animatori
VOLONTARIATO
FORMATIVO
CANOSSIANO:
ROMA, 14-21 luglio
COMUNITÀ CAPODARCO
Diciassette ragazzi, tre educatori,
una comunità di disabili e tanta
buona volontà: sono questi gli
ingredienti fondamentali della
splendida esperienza che ho
vissuto lo scorso luglio e che ho
l’opportunità di raccontare in
questo breve articolo.
Io, Francesca, Alice, Maria Elisa e
altri miei coetanei delle diocesi di
Brescia, Verona e Pavia abbiamo
trascorso otto giorni nella splendida
città di Roma a contatto con una
realtà troppo spesso dimenticata
ed emarginata: la disabilità.
Le
nostre
mattinate
ci permettevano di svolgere
varie attività di volontariato
nella comunità “Capodarco”:
potevamo lavorare nei laboratori
di ceramica, restauro e pasta
fresca o aiutare persone affette da
handicap nella gestione dei propri
appartamenti. Durante alcuni
pomeriggi, invece, avevamo la
possibilità di visitare la capitale e
tutti i suoi meravigliosi monumenti
oppure restavamo nella casa
delle Madri Canossiane in via
“Don Orione”, in cui abbiamo
alloggiato durante tutti gli otto
giorni, per rielaborare le ore di
servizio mattutine sotto la guida
della nostra accompagnatrice
Madre Mariagrazia e di altri due
educatori. Durante questi incontri,
poi, tra noi ragazzi si è instaurato
un grande legame di amicizia
rafforzato dall’impegno e dal duro
lavoro impiegato durante le serate
per preparare il musical “Streetlight”
S. Messa in San Pietro
del Gen Rosso che abbiamo messo
in scena il sabato sera di fronte ai
ragazzi disabili della comunità.
Al termine di queste giornate mi
sono trovata molte volte a riflettere
e a tirare le fila e credo quindi di
poter affermare con soddisfazione
che questa settimana, che avrei
voluto non finisse mai, mi ha
insegnato a portare il cuore dove
si impara ad amare (slogan del
campo, riportato sulla maglietta
che abbiamo indossato nelle ore di
servizio) e consiglio a tutti i ragazzi e
le ragazze di vivere un’ esperienza
simile perchè, come ci è stato
detto dagli educatori, cercare,
trovare e percorrere la via di Gesù
lascia segni indelebili nella nostra
adolescenza.
UN’ESPERIENZA INDIMENTICABILE
Tutto avremmo pensato di fare
quest’estate, ma
sicuramente
non avremmo mai immaginato
di partecipare ad una missione
di volontariato; infatti, quando
M. Maria ce l’ha proposto siamo
rimaste un po’ perplesse, tuttavia
dopo esserci confrontate, con
noi c’era anche Giulia, abbiamo
detto: Perche no?
A luglio siamo così giunte a Roma
con un numeroso gruppo di ragazzi
volontari come noi provenienti da
varie città del Nord Italia.
Questa settimana di volontariato
con le Madri Canossiane alla mensa
Caritas di Roma, ci ha aperto gli
occhi su un nuovo mondo che
credevamo fosse lontano da noi,
trasmettendoci intense e svariate
in partenza per il servizio
laboratorio nella comunità
prove del musical
un momento di preghiera
16 v ita n ostra
emozioni: dalla gioia nel vedere le
persone sorridere grazie al nostro
aiuto, alla tristezza nel sentire le
storie che ci venivano raccontate.
Sono stati giorni molto intensi e
spesso, bisogna ammetterlo, anche
stancanti
perché
ritornavamo
a casa la sera sfiniti. Il servizio,
che durava dalle 10:30 della
mattina alle 15:00 del pomeriggio,
richiedeva impegno, pazienza e
volontà, poiché bisognava non
far sentir “sole” le persone accolte
parlando e ascoltando, visto che
la maggior parte di loro aveva
bisogno di compagnia.
La
fatica,
però,
è
stata
completamente
ricompensata
con i sorrisi e i ringraziamenti ricevuti
dalle persone e questa è stata
la gioia più grande; inoltre grazie
alle instancabili Madri Antonella e
Miriam abbiamo potuto visitare la
splendida città di Roma e grazie
alle piacevoli attività proposte
abbiamo trascorso dei bellissimi
momenti insieme divertendoci e
stringendo nuove amicizie.
Adesso aspettiamo con grande
gioia la prossima estate per ripetere
questa magnifica esperienza.
C’è posto anche per te
Alice e Zaira
Vita in Oratorio
Esperienza di Giovani Bedizzolesi
LA MIA AF R ICA
Da tanti anni mi dicevo che
avrei voluto fare un’esperienza
di volontariato in Africa … e
finalmente quest’estate mi sono
decisa!!
Ho deciso che mi sarei rivolta al
VOICA (Volontariato Internazionale
Canossiano)
perché
me
ne
avevano già parlato e sapevo che
era una associazione seria e valida.
Il 6 agosto sono partita per
quest’avventura, carica di pensieri,
idee, paure, aspettative ed emozioni alla volta di Aru, un villaggio
nella Repubblica Democratica
del Congo (proprio subito dopo
il confine con l’Uganda), dove mi
aspettavano 3 settimane di lavoro:
sia di grest con i bambini della
parrocchia, sia di pittura di alcune
aule scolastiche.
Una volta arrivata nel continente
dalla terra rossa mi sono resa
conto che a qualche ora di
volo dall’Italia esiste davvero un
mondo completamente diverso da qualsiasi tipo di idea o
immaginazione che ognuno di noi
può avere.
Parlare dell’Africa per me è
davvero difficile perché qualunque
racconto o descrizione non sarà mai
in grado di esprimere quello che ho
visto e provato camminando per
quelle strade e incontrando quegli
occhi, quei sorrisi e quelle mani.
Ho vissuto con quella comunità
per tre settimane, che sono volate,
condividendo e comprendendo
pregi e difetti di un mondo che è
fatto di tempi, modi, odori e sapori
che per noi sono così lontani e
talvolta incomprensibili, ma tutto
sempre caratterizzato da un senso
di serenità che mi ha coinvolta.
La cosa straordinaria è che pur
essendo
lontana
kilometri
e
kilometri da casa, in un continente
per me estraneo, con una cultura
e una tradizione completamente
diverse dalla mia, mi sono sentita
comunque a casa.
Siamo stati accolti in modo così
caloroso ed affettuoso soprattutto
grazie
alle
suore
missionarie
Canossiane. Queste svolgono un
ruolo fondamentale all’interno
della comunità, soprattutto per
quanto riguarda l’educazione e la
crescita dei bambini e dei giovani
del villaggio.
Negli anni, infatti, grazie alla loro
presenza e a quella dei volontari
sono stati costruiti: un asilo, alcune
scuole primarie e secondarie,
un piccolo ospedale/dispensario,
una biblioteca e una panetteria,
strutture molto importanti per gli
abitanti del villaggio anche se a
noi possono sembrare scontate.
Proprio il tetto di una di queste
scuole elementari potrà essere
terminato grazie ai fondi donati
dalla comunità di Bedizzole tramite
la vendita di torte che è stata fatta
a giugno.
Vi porto quindi il GRAZIE delle
suore e i sorrisi dei bambini che da
settembre potranno ricominciare
la scuola frequentando tutti la
stessa struttura.
I miei GRAZIE vanno invece, alle
suore che ci hanno accolto e
trattato con entusiasmo e felicità
e ai miei compagni di viaggio, un
gruppo di ragazzi che ha contribuito
a rendere quest’esperienza unica
e indimenticabile.
Federica
La scuola a cui verrà costruito il tetto
grazie ai fondi raccolti a Bedizzole
v ita n ostra 17
Vita della Parrocchia
DALLA SCUOLA SACRA FAMIGLIA
S. FAMIGLIA:
UNA MATERNA CHE SA PIÙ DI FAMIGLIA CHE DI SCUOLA
Ogni scuola dovrebbe essere una
famiglia. Alla materna di Via San
Martino della Battaglia il clima familiare lo si palpa concretamente.
Bambini, genitori, insegnanti si
sentono a casa, sentono la scuola come loro, si danno da fare
perchè sia più accogliente, provvedono alle piccole riparazioni,
organizzano iniziative e feste per
far fronte alle piccole spese.
Nella scuola c’è un pallaio ed un
orto per dare all’azione didattica
il clima della casa domestica. I
genitori si conoscono tutti, sostano nel complesso con la massima
libertà per parlare, confrontarsi,
proporre, suggerire, criticare ...
La materna S. Famiglia sa poco
di scuola tradizionale, sa molto
di famiglia, in essa lo stile educativo si respira, i valori sono chiari,
gli obiettivi sono precisi, le mete
sono ben note.
IL PAESE CHE SOGNO ...
Bedizzole è un paese bellissimo, ha
una storia ricchissima, si trova in una
posizione geografica stupenda, ha
un patrimonio culturale invidiabile,
le chiese sono una più bella
dell’altra, la Pieve di Pontenove è la
testimonianza più evidente di una
fede millenaria.
E’ un paese bellissimo Bedizzole,
eppure si può sognare qualcosa
di più. Sogno per Bedizzole “un
clima di comunità”, un clima che
favorisca il dialogo, il confronto, il
reciproco rispetto, la conoscenza
fra tutti i suoi abitanti, un clima che
aiuti la gente a dire:”mi trovo bene,
mi sento accolto, non sono un
estraneo, sono a casa….”
Sogno per Bedizzole la possibilità
per tutti di parlare, di esprimersi, di
18 v ita n ostra
Si punta molto alla persona, alla
famiglia, agli educatori. I risultati si vedono: in breve tempo gli
iscritti si sono quasi raddoppiati,
le sezioni sono aumentate, il nido
ha un buon numero di bambini, il
grest dell’estate è frequentato.
La S. Famiglia dice ad alta voce
di essere “Scuola Cattolica”, di
dare un’educazione religiosa. La
preghiera, i tempi liturgici, le feste
sono parte integrante del cammino formativo ... E i genitori sono
contenti, affidano volentieri i loro
figli a questa scuola.
Buon anno allora!!!!
Ai bambini primi protagonisti, ai
loro genitori e insegnanti, a tutto
il personale, agli amici del Consiglio ... buon anno e un augurio
sincero di rendere la S. Famiglia
una vera famiglia.
dire le proprie idee, di confrontarsi
con gli altri senza essere accusati.
Sogno per il nostro paese il desiderio
da parte di quanti lo vogliono di
vivere la loro fede, di esprimere
i valori nei quali credono, di
difendere le loro tradizioni. Sogno
maggior attenzione alla persona,
a tutte le persone, alla loro dignità,
ai loro diritti, alla possibilità per loro
di un lavoro, di una casa, di una
istruzione, di un’assistenza. Sogno
anche maggior cultura, quella
che educa, quella che istruisce,
quella che fa crescere, quella
che risponde alle esigenze delle
persone, quella che arricchisce
umanamente e spiritualmente.
Sogno un paese che non si faccia
bello solo di grandi tavolate. Sogno
per Bedizzole uno sport nostrano,
quello che coinvolge tutti, quello
che diverte, quello che riunisce
il paese, quello che promuove
amicizia – solidarietà. Faccio fatica
ad accettare uno sport che lascia
indifferente il paese, che svuota solo
le casse, che crea continuamente
disagi, quello che interessa pochi.
Sogno anche maggior rispetto per
il territorio, più amore alla natura,
più pulizia, più serietà nell’esigere
da parte di tutti l’osservanza delle
regole. Il paese che sogno non è il
paese delle meraviglie, è solo un
paese più vivibile, il paese dove
tutti fanno la loro parte per renderlo
più abitabile, più a misura d’uomo.
Per realizzare questo… tutti, proprio
tutti devono mettersi in gioco,
rimboccarsi le maniche e dire:
“tocca a me!”
Un cittadino
che ama il suo paese
Vita della Parrocchia
“Nelle braccia del Padre” - Giugno 2013
Quando ho appreso dal giornale
che Papa Francesco avrebbe ricevuto in udienza privata la Diocesi
bresciana, in memoria del 50° di
pontificato di Papa Paolo VI, è nato
in me il desiderio di parteciparvi.
Subito mi sono attivata contattando l’agenzia che organizzava il pellegrinaggio.
In un primo momento la risposta
della suddetta è stata negativa,
mi sono sentita rispondere che sia
i pullman che le strutture alberghiere di cui si avvalevano non erano
accessibili ai disabili in carrozzina.
Ho lasciato passare qualche giorno, ma questa risposta non mi stava
bene, la rabbia era tanta e il pensiero cadeva sempre li, non potevo
perdere un’occasione così grande,
L’abbraccio del Papa a Luisa
Battesimi di Luglio
mi sarebbe ricapitata? Mi sono rivolta ad un’amica, la quale mi ha
messo in contatto con una giornalista a cui, dopo aver raccontato quello che mi era successo, ha
contattato l’agenzia che, pur di
evitare di finire sul giornale per non
aver tenuto conto del diritto di “un
debole”, ha subito messo a disposizione il pullman con la pedana e
trovato una sistemazione adeguata, dandomi così la possibilità di
poter intraprendere il tanto atteso
viaggio a Roma. Finalmente si parte, la rabbia si trasforma in gioia, la
felicità è tanta, affronto il viaggio in
maniera sobria e tranquilla. Arrivo
in albergo tutto bene. L’indomani
in mattinata si parte, destinazione
Basilica di San Pietro, celebrazione
della Santa Messa di sua Eccellenza Monsignor Monari e udienza privata con il Santo Padre.
Dopo la celebrazione della Messa
del nostro Vescovo, si è avvicinato
a noi disabili un usciere, dicendoci
di avvicinarci all’altare in fila indiana che il Papa ci avrebbe salutato
uno ad uno.
L’emozione che ho provato abbracciando Papa Francesco è stata unica e indescrivibile, in quelle
braccia ho sentito tutto l’amore di
un padre verso il proprio figlio.
Tutto questo mi ha portato molta
felicità, forza per andare avanti,
sono doppiamente contenta perchè l’obiettivo che mi ero prefissa
è stato raggiunto e un mio grande
desiderio si è realizzato.
La Preghiera di Papa Francesco per Alessandro
Battesimi di Settembre
v ita n ostra 19
Vita della Parrocchia
FESTA
del
SANTUARIO
Avete mai provato, dopo una faticata, in una giornata di gran caldo
a sedervi e ristorarvi un pò soddisfatti e paghi del lavoro fatto? Credo sia questa l’immagine che ho
visto sui volti di coloro che in questi
mesi hanno collaborato nella realizzazione della festa del Santuario:
stanchi sì, ma soddisfatti!
Si è chiuso il sipario anche quest’anno sulla nostra festa, che raccoglie
sempre più apprezzamenti e consensi. Una cosa mi colpisce positivamente: per diversi giorni il Santuario si anima in modo particolare
di famiglie e di bambini. Credo sia
questa la nota dominante della
festa in santuario: in un certo senso è la conferma che il “mandorlo”
realizza ciò per cui è stato pensato,
un luogo che si consegna alle famiglie, specialmente giovani. Ma la
festa non è solo, come si suol dire,
“stare con le gambe sotto al tavolo”: è soprattutto riportare al cuore
di ognuno di noi un altro tipo di rapporto famigliare, quello con Maria,
madre di Cristo e Madre nostra. Il
nostro Santuario, forse, ha bisogno
di riallacciare con le nuove generazioni, in modo particolare con le
famiglie, un rapporto d’affetto, di
presenza, di partecipazione. Le generazioni che ora hanno i “capelli
bianchi” hanno trovato in questo
luogo la possibilità di preghiera e
di affidamento, di confidenza e
protezione. Di proposito, in modo
particolare nelle serate della festa,
il Santuario era aperto, quasi a ricordare a tutti, che la porta principale della festa è quella. Una luce
soffusa, un cero acceso, un pò di
sottofondo musicale, soprattutto
uno sguardo materno che tutti ab-
20 v ita n ostra
braccia, anche se lontani, anche
se il naso in chiesa non ce lo mettono mai. Ed è bello vedere una
mamma che spinge il passeggino
sostare e indicare al bambino il tabernacolo e l’immagine di Maria,
o un giovane inginocchiato in silenzio, una coppia di sposi che prega
insieme. Istantanee scattate quasi
di nascosto, per dire che una festa
ha un’anima, meno visibile, meno
rumorosa di rock e profumo di salamina, ma che ne rappresenta il
senso e il cuore.
E col cuore, vorrei ringraziare, come
ho fatto già al termine della festa,
tutti i collaboratori, ognuno con i
suoi doni messi al servizio, ricordando come ognuno di noi in questa estate sia stato per il santuario
come la formica, che faticosamente e senza strepito, si procura provviste per il freddo inverno. Fuori metafora, sappiamo che ogni attività,
ogni festa, ha sempre un duplice
obiettivo: stare insieme facendo
comunità, ma non meno importante, dare la possibilità di una autonomia economica al santuario e
alle sue necessità. Ringraziamo di
cuore tutti coloro che, apprezzando il nostro lavoro rendono possibile
tutto questo, toccando con mano
in tante occasioni il miracolo della
generosità e della provvidenza.
Don Roberto, il gruppo di Masciaga
Resoconto
della Festa del Santuario 2013
entrate:
uscite:
netto:
Euro 32.245,80
Euro 19.416,39
Euro 13.829,41
Vita della Parrocchia
La Preziosa Tovaglia dell’Altare Maggiore
del Santuario di Masciaga
Nel corso della seconda guerra
mondiale, nel 1941, è stato solennemente festeggiato il secondo
centenario
della
traslazione
dell’effige della Madonna, dal
Lazzaretto all’attuale Santuario di
Masciaga. Per questo anniversario
sono state vissute giornate di
festa con varie celebrazioni
indimenticabili. Nell’occasione il
Santuario fu oggetto di particolari
cure e venne deciso di raffigurare,
sui due lati del presbiterio, due
dei numerosi miracoli attribuiti
all’immagine
della
Madonna
di Masciaga, avvenuti durante
la traslazione del 1741. Sul lato
destro la ruota del mulino al
Bettoletto scalzata dalla sua sede
al passaggio della processione
(il mugnaio infatti si era rifiutato
di uscire n.d.r.) e sul lato sinistro la
guarigione dell’inferma davanti
alla Chiesa Parrocchiale.
Inoltre, nel corso della soppraccitata guerra, la Parrocchia
e la popolazione fecero solennemente il voto, che viene ricordato ogni anno l’otto settembre,
affinchè la Madonna di Masciaga
proteggesse i giovani al fronte e li
aiutasse a tornare sani e salvi alle
loro famiglie.
Per la solennità del 1941, la nostra
ava Teresa Maffietti, decise di fare
dono al Santuario di una preziosa
tovaglia realizzata su misura
dell’altare maggiore con l’effige
della Madonna dipinta a mano,
contornata da un “giardino fiorito”.
Tutti i fiori ivi riportati sono frutto
di un certosino lavoro di ricamo
eseguito a punto raso su tessuto
dalla signora Rosini Antonelli
Ventura di Masciaga; sotto l’effige
della Madonna è riportata la scritta
“Madonna di Masciaga proteggi
i nostri giovani”. La tovaglia, nel
tempo, venne custodita, prima
dalla signora Teresa Maffietti, e
poi dagli eredi Reguitti e messa a
disposizione ad ogni richiesta dei
vari sacerdoti durante le festività
mariane.
Quando quattro anni fa iniziai
il mio servizio al Santuario, quasi
subito sentii parlare di una
tovaglia ricamata “in giardino”.
Il 6 luglio 2013, gli eredi Reguitti,
hanno consegnato nelle mani
di don Roberto Soncina (attuale
sacerdote residente in Santuario)
la tovaglia dell’altare maggiore,
affinchè sia custodita e utilizzata in
Santuario in modo appropriato e
quindi sempre a disposizione dello
stesso.
Seguendo la mia indole curiosa,
cercai di capirne la storia, che
con voci diverse mi arrivava. Mi
dissero fosse custodita appunto,
come ricordato sopra, dalla
famiglia Reguitti.
Quanto sopra per ricordare
pubblicamente e fare quindi
conoscere il valore inestimabile
del manufatto, così ammirato da
tutti nelle varie occasioni di festa.
Pensai quindi, in occaione
del 250° della consacrazione
della
Chiesa
Parrocchiale,
di approfondire il discorso
direttamente, anche per capire
le vicende alterne di questa
tovaglia, che per parecchi anni
non venne più utilizzata.
Viene inoltre ribadito che il dono
rimane da ora di proprietà
esclusiva del Santuario a ricordo
imperituro della devozione di
coloro che hanno partecipato alla
sua realizzazione.
Nel 2010, la famiglia Reguitti, mi
diede la possibilità di utilizzarla
nuovamente nelle solennità del
Santuario, facendo ripartire una
tradizione che per motivi diversi,
si era purtroppo interrotta.
Con questo atto scritto, la preziosa
tovaglia
dell’altare
maggiore,
viene rivalutata ed è nella piena
disponibilità per lo scopo per
cui è stata pensata e donata
originariamente al Santuario.
Una mattina, al termine della
Messa, il signor Lorenzo mi
comunicò
l’intenzione
della
sua famiglia di riconoscere
definitivamente
la
tovaglia
al Santuario: con gioia e
soddisfazione ringrazio a nome
della Parrocchia, assicurando
che, come ogni bene affidato
sarà custodita con cura.
6 luglio 2013
Reguitti Angelo Lorenzo,
Reguitti Maria Teresa
Reguitti Rosa
Don Roberto
v ita n ostra 21
Vita della Comunità
ove
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a
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a
S
Gruppo San Rocco
Immagini che valgono mille parole
Ecco dove vanno a finire le buone
iniziative, le fatiche e gli sforzi di un
gruppo di VOLONTARI ...
Il Gruppo San Rocco da anni cura il
parco e i campi da gioco adiacenti alla sede, il monte del Cimitero e
la Chiesetta.
Nonostante denunce fatte alle autorità competenti si verificano ancora VERI ATTI DI VANDALISMO.
Le immagini di disegni volgari e
scritte vergognose, a volte con
nomi e cognomi, che alcuni hanno
dipinto sulle pareti della sede, sui
giochi acquistati dal gruppo o dati
dal comune, lasciano veramente
un sentimento di rabbia e amaro in
bocca.
Lo steccato a protezione, posto per
la sicurezza, è stato ROTTO in più
punti (e ce ne vuole di forza!).
Non pubblichiamo tutte le immagini per decenza e rispetto sia a chi
legge che a chi, suo malgrado, ne
è stato vittima.
Purtroppo ci sono ragazzi maleducati, che non conoscono il VALORE
del “bene comune”, nemmeno se è
destinato ai più piccoli.
L’educazione viene insegnata in
primo luogo in famiglia. E forse anche i genitori dovrebbero essere
messi a conoscenza dell’inciviltà
che invece dimostrano.
Molto triste è che bambini di qualsiasi età possano sentire, vedere
cose al limite dell’oscenità! (be-
22 v ita n ostra
stemmie e porcate di tutti i generi!)
Il rammarico è che spesso gli adulti
siedano incuranti di quanto accade davanti ai loro occhi: se sono i
loro figli o nipoti, anche se per piccolezze, non si alzano nemmeno a
riprenderli (lasciano correre, sono
ragazzate!!!) - e se assistono da
spettatori a gesti come quelli riportati non intervengono per PAURA.
Infatti, purtroppo, chi, anche del
gruppo, ha cercato di riprenderli
per gesti scorretti o semplicemente
chiedendo di moderare il linguaggio, è stato minacciato verbalmente, e violentemente.
TOGLIERE TUTTO???
Soluzione semplice, ma per pochi ci
rimetterebbero in molti.
Basterebbe veramente solo un pò
di RISPETTO, educazione e meno
omertà!!!! Un pò di collaborazione
con genitori, nonni, scuole e autorità sicuramente aiuterebbe.
Resta adesso il conto per il ripristino
... che sicuramente non verrà pagato da chi si sente furbo o figo, per
mettersi in mostra davanti ai coetanei, ne tanto meno dai genitori che
continueranno a credere di avere
come figlio uno stinco di santo.
Resta però anche il nostro desiderio
di AVERE UN PARCO PULITO,
SICURO per i nostri bambini
per tutta la comunità, e l’im-
pegno costante che metteremo
per arrivare a realizzarlo.
R.B.
Vita della Comunità
OLIMPIADI DELLA IVa ETÀ ...
BEDIZZOLE TRIONFA
Metti una calda mattina di Luglio.
Metti un gruppo di signori e signore
pieni di brio che nonostante l’età
conservano voglia di vivere, spirito
di gruppo e energia da vendere
pur con acciacchi e qualche
difficoltà.
Metti che questo gruppo, sia il
team della Fondazione Casa di
soggiorno per Anziani di Bedizzole
che si appresta a partecipare alle
Olimpiadi della IV° Età organizzate
dalla casa di Riposo di Lonato.
Metti di ricordare tutti gli “atleti”
per nome: e allora c’è Marisa, la
più giovane e temeraria che con
un po’ di affanno riesce a fare
due canestri di seguito. E Nuccio,
capitano della squadra, che
anima il gruppo e Lino che quando
si impegna mette a segno uno
strike al bowling che da vittoria
parziale alla squadra. C’è Bruno
con un sorriso disincantato che “la
và come la và”. E le “ragazze” del
Centro diurno: Franca, slanciata
e attiva, alta come il morale del
team; Rosa che ha macinato
km di passeggiate per essere
perfettamente in forma e Santa
che parte pensando di non riuscire
a fare nulla e poi invece fa un
figurone. Dulcis in fundo, Giuseppina
che quatta quatta aiuta la squadra
a far punti per la vittoria finale.
E metti che la squadra della
Fondazione di Bedizzole si classifichi
al primo posto aggiudicandosi
l’ambita coppa.
Tutti conosciamo i benefici dello
sport, ma la vittoria dei nostri ospiti
alle Olimpiadi della IV° Età, dimostra
quanto sia importante garantire,
in particolar modo agli anziani,
occasioni che permettano loro di
mettersi in gioco e dimostrare che
possono ancora fare. Che possano
quindi ancora essere!
La
nostra
Fondazione
è
particolarmente impegnata in
questo senso sia con gli ospiti
che risiedono nella RSA, sia con
coloro che frequentano il Centro
Diurno Integrato della Fondazione.
Il Centro Diurno accoglie gli ospiti
nelle ore diurne, eroga prestazioni
Informazioni e contatti:
socio-assistenziali e offre momenti di
animazione e socializzazione…ma
al di là di ogni definizione tecnica il
Centro Diurno è – come dicono le
nostre “ragazze di una volta” – una
sorta di seconda casa dove stare
bene in compagnia.
E la compagnia diventa una
squadra vincente quando i nostri
ospiti si incontrano, si conoscono,
fanno cose insieme e sono
sicuramente più sereni e meno
esposti a solitudine e tristezza.
“Per ogni individuo lo sport è una possibile
fonte di miglioramento interiore”
(P. De Coubertin)
Fondazione Casa di
Soggiorno per Anziani – Onlus
Bedizzole
Via Sonvigo, 22
25081 Bedizzole (BS)
Tel 030674213
www.csabedizzole.it - [email protected]
csabedizzole.it
(Santa alle
prese con
il basket)
(La squadra della Fondazione)
(La consegna dei diplomi agli atleti)
La
Fondazione Casa di
Soggiorno per Anziani di
Bedizzole ha festeggiato i
compleanni di tutti gli ospiti
che hanno compiuto gli
anni nel mese di agosto.
Oltre al taglio delle torte e
all’accompagnamento musicale del sig. Nico, la giornata
è stata coronata dagli auguri
alla sig.ra Clara Raimondi
che lo scorso 10 agosto ha
spento 105 candeline.
Nella fotografia la vediamo
in compagnia della figlia
Daniela
v ita n ostra 23
Dalle Missioni
PADRE PIERINO RONCHI
DA BRESCIA AL KENYA
P. Mario Barbero, IMC
Nella storia del nostro Istituto,
i Missionari della Consolata
originari della Diocesi di Brescia
sono 60 quasi ugualmente divisi
tra defunti e viventi. Il numero
dei defunti è aumentato di uno
nel mese di luglio scorso con la
morte di P. Pierino Ronchi (19332013).
Nato a S. Zeno Naviglio nel 1933,
fu ordinato sacerdote come
missionario della Consolata nel
1963 e quasi subito fu destinato
al Kenya ove trascorse più di 30
anni nella diocesi di Marsabit
nel deserto nel nord del paese,
una diocesi missionaria nel
deserto del nord del Kenya.
In questa diocesi, nata nel
1964 e sviluppatasi quasi
miracolosamente in mezzo a
difficoltà d’ogni tipo, P. Pierino fu
uno dei protagonisti. In tutte le
Dalla Missione ...
Carissimo don FRANCO.
Sono suor Luigina e le scrivo
... sono da pochi giorni
tornata a Caracas per i miei
esecizi spirituali e ho potuto
aprire il correo elettronico,
meglio Internet, per riuscire a
comunicare con i familiari ed
amici. Nella missione dove mi
trovo non abbiamo questa
possibilità....dobbiamo
andare in città e servono 5
ore di fiume ... qui a Caracas
ho trovato in internet tutti i
bollettini della parrocchia
e con grande gioia, in
24 v ita n ostra
missioni ove egli lavorò – Wamba,
South Horr, Maralal, il suo servizio
umile e generoso nei due settori
dell’evangelizzazione e della
promozione umana, lasciò dei
segni ben visibili nell’aumento
del numero dei battezzati e
nell’organizzazione di strutture
di sviluppo come dispensari, asili,
scuole.
Tutto questo è stato possible
grazie al suo spirito di fede,
di preghiera, impegno per
la formazione di catechisti e
altri responsabili di comunità
e anche a motivo della
solidarietà dei suoi famigliari e
amici, parrocchiani e gruppi
di sostegno. Sapeva infatti
condividere con la sua chiesa
di origine le sue preoccupazioni
e progetti missionari.
Ricordo la mia prima visita alla
questi giorni, sono riuscita a
leggerli tutti ... GRAZIE a lei, a
don Vincenzo, a don Roberto
per offrirmi questa possibilità.
GRAZIE vi ricordo spesso nelle
mie preghiere, come desidero
che anche voi mi ricordiate ...
vi prometto che sto cercando
di essere una buona missionaria,
con l’aiuto di DIO!
Ciao a tutti, con cariño
un abrazo
suor Luigina Goffi
sua missione di South Horr nel
1974, una località sperduta
nel deserto, ma la missione era
stata costruita vicino a una rara
sorgente d’acqua. Una vera
oasi, era immersa nel verde,
dotata di un orto rigoglioso
che forniva verdure anche
alle missioni vicine. Dal centro
della missione egli visitava
periodicamente i villaggi circostanti, in compagnia di
una suora infermiera. Arrivati
al villaggio mentre P. Pierino
incontrava il catechista locale
che lo aggiornava sulla vita
della piccola comunità e gli
presentava le persone che
volevano parlare al Padre,
la suora si prendeva cura
dei malati, dei bambini, delle
mamme. Quest’azione capillare
e metodica dal centro della
missione ai villaggi circostanti è
ciò che permetteva lo sviluppo
delle comunità cristiane in
future parrocchie. La diocesi
di Marsabit nata nel 1964,
e suddivisa nel 2001 con la
creazione della diocesi di
Maralal, su una popolazione di
450 mila persone sparpagliate
su un vasto territorio di 100 km2,
i cattolici sono ora 90 mila e P.
Ronchi è stato uno degli operai
evangelici in questa crescita.
Nel 1986 mentre era parroco
di Maralal venne ordinato il
Dalle Missioni
primo sacerdote della tribù
Samburu, P. Dominic, evento mai
successo in quella parte del
mondo. Gli anziani della tribù,
si sentivano particolarmente
fieri di annoverare quel giovane
sacerdote nel rango di“anziano”
della tribù e prima della liturgia
dell’ordinazione
sacerdotale
vollero benedirlo con una loro
benedizione speciale. Dopo
quella prima ordinazione, i
sacerdoti locali sono ora 32.
Gli ultimi anni della sua vita, a
cominciare dal 2003, P. Pierino
li trascorse in Italia. Dopo tanti
viaggi per le strade impervie
del deserto, dopo aver tanto
camminato, il diabete lo immobilizzò su una carozzella,
intercessore
immobile
per
la giovane chiesa che egli
aveva contribuito a fondare.
Dopo i primi tentennamenti e
scoraggiamenti,
affidandosi
alla Consolata che aveva
tanto amato e servito, P. Pierino
accettò con serenità e pazienza
quest’ultima
tappa
della
sua vita missionaria trascorsa
nella casa dei missionari della
Consolata di Alpignano (Torino).
Dopo il funerale ad Alpignano,
la salma di P. Pierino fu
accompagnata a San Zeno
Naviglio dove lunedì 4 agosto
una gran folla di parenti e
parrocchiani si strinse nella
preghiera e nel ringraziamento
al Signore per la vita di questo
generoso missionario.
Al funerale a San Zeno era
presente anche don Franco
Dagani che negli anni del suo
ministero a San Zeno Naviglio
aveva conosciuto bene P.
Pierino e la sua famiglia.
Tra i pionieri che fondarono
la Chiesa del Kenya P. Pierino
Ronchi sara’ ricordato come
un ponte di comunione tra la
chiesa di Brescia e quella del
Kenya.
ATTIVITÀ DEL CENTRO MISSIONARI DELLA CONSOLATA 2013
INCONTRI DEL
MERCOLEDÌ SERA:
EUCARESTIA
SACRAMENTO
DELLA FEDE
In continuità con l’Anno
della Fede indetto da Papa
Benedetto XVI, il centro
missionario della Consolata
di Bedizzole programma
una serie di “Incontri del
mercoledi’ sera” sul tema
EUCARESTIA, SACRAMENTO
DELLA FEDE, approfondimenti
biblici-catechetici.
Ecco il calendario
degli incontri nel 2013:
Ottobre: 30
Novembre: 6, 13, 20, 27
Dicembre: 4, 11
Le Madri Canossiane
organizzano da
Giovedì 26 settembre
dalle 20,30 alle 22,30
U.S. Bedizzolese Calcio - Campionato 2013 - 2014
una serata da passare
insieme a RICAMARE,
per ragazze, giovani,
mamme, nonne e ... tutte coloro che vogliono
trascorrere un momento
in allegria ... non badando a quanto si fa ... ma
a scoprire la bellezza
dell’amicizia.
Costo per tutto il corso
Euro 25,00.
v ita n ostra 25
Vita della Comunità
ARRIVANO . . . I FRANCESI
A seguito dello scambio culturale
avvenuto dal 17 al 21 marzo
2013 in terra di Normandia
fra il neonato Comitato di
gemellaggio
Bedizzole/Unione
Comuni della Valtenesi
e il
Comitato Europe Inter Echanges
Plateau Est de Rouen
che
raccoglie 14 Comuni francesi
che ha ospitato la delegazione
del nostro Comitato, dal 15 al 20
Settembre 2013 avremo il piacere
di poter ospitare nel nostro ter-
ritorio, la delegazione francese
composta dal Presidente del
Comitato francese, alcuni membri
dello stesso e due Sindaci di cui
l’uno Presidente dei Comuni del
Plateau est de Rouen.
I nostri corrispondenti francesi
saranno ospiti presso le famiglie
dei membri del nostro Comitato di
gemellaggio.
Il programma delle varie giornate
sarà ricco di incontri e di visite,
non solo alle bellezze artistiche,
L’Oratorio di Bedizzole sede del C.S.I. Zonale
Incontro presso il Teatro Paolo VI
Bilancio oltre le aspettative per il
tour provinciale promosso dal Csi
Brescia, che la scorsa settimana ha
fatto tappa nei Punto Csi sparsi su
tutto il territorio bresciano al fine di
presentare la nuova annata sportiva
e fare il punto della situazione su
presente e futuro dell’associazione.
350 le persone che hanno
partecipato agli appuntamenti
arancioblù,
con
picchi
di
presenze nelle splendide nuove
sedi decentrate negli oratori di
Bedizzole e Dello, ma l’affluenza
è stata positiva anche a Sabbio
Chiese,
Gardone
Valtrompia,
Villa Pedergnano e alla Badia.
Ancora una volta, dunque, il
Csi Brescia ha dimostrato il suo
Festa della Classe 1970
profondo legame con gli oratori
bresciani, custodi del modello
di
sport
dell’associazione.
A fare gli onori di casa nel corso
della settimana di incontri la
presidente Amelia Morgano e il
vicepresidente Diego Mondini,
che dopo aver annunciato
il superamento del milione di
tesserati in tutta la Penisola hanno
fatto il punto sui progetti nazionali.
Il segretario Gianpietro Cella (con
il supporto di Paola Abile) ha
illustrato le procedure di affiliazione,
tesseramento e iscrizione online,
mentre il direttore tecnico Emiliano
Scalfi ha presentato le novità
dell’offerta sportiva 2013/2014.
Alla responsabile ciclismo Grazia
ma anche alle principali attività
produttive locali, nell’intento di
una vera promozione del nostro
territorio all’estero.
Proporremo come mete: la
città di Brescia, i paesaggi del
nostro lungo fiume, la nostra
Chiesa Parrocchiale, la Pieve di
Pontenove, il Vecchio Mulino, la
Valtenesi e il lago di Garda, le
visite alle nostre Cantine locali, alle
Aziende Agricole di produzione e
trasformazione.
Colosio il compito di esortare tutti
gli appassionati delle due ruote
a prendere parte al Campionato
Nazionale che si svolgerà il 21 e
22 settembre a Lonato del Garda.
Chiusura
dedicata
alla
comunicazione, con il responsabile
Bruno Forza che ha illustrato i canali
ciessini con un occhio di riguardo
per il rinnovato sito internet e
la neonata pagina facebook.
Grazie
per ogni gesto
di generosità
Offerte Pro Oratorio
(Offerte dal 7 giugno al 1 settembre )
Offerte settimanali
Candele
Funerali
Stampa Cattolica
Matrimoni
Battesimi
26 v ita n ostra
€
€
€
€
€
€
5.438,36
1.837,05
2.750,00
106,00
1.050,00
890,00
1° domenica di giugno
1° domenica di luglio
1° domenica di agosto
1° domanica di settembre
N.N.
N.N.
N.N.
N.N.
N.N.
N.N.
N.N.
N.N.
50° matrimonio
gruppo 3° età
Gruppo San Rocco
Per le Missioni della
Consolata
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1.105,36
865,95
881,95
653,97
1.000,00
1.000,00
50,00
50,00
50,00
50,00
50,00
200,00
100,00
50,00
150,00
2.539,00
La generosità
Anagrafe Parrocchiale
Sono nuovi Figli di Dio
Chilè Bulai Sophia Anastasia di Petru e Ana Chilè Bulai
Landi Nicolò di Federico e Molina Romina
Busi Andrea di Vincenzo e Lonati Elisa
Busi Federico di Vincenzo e Lonati Elisa
Zanelli James di Manolo e Sala Rossella
Diodato Riccardo di Giuseppe e Russo Tiziana
Carta Davide di Alessio e Mancini Laura
Bontempi Sara di Massimo e Motti Ombretta
Grioni Ilenia di Marco e Vanessa Cacciato
Fabbri Ginevra di Diego e Pellegrini Daniela
Alberti Gabriele Osvaldo di Marco e Bondi Jessica
Kusì Treimaine di Maycol e Frimpomae
Brunelli Giorgia di Giorgio e Zanchi Federica
Sono tornati alla Casa del Padre
Glicerini Edda di anni 86
Rovida Adelaide di anni 90
Peretti Giuseppe di anni 70
Casella Bortolo di anni 81
Loda Natalino di anni 75
Gatti Mario di anni 75
Fregoni Carolina di anni 75
Bosio Domenica di anni 84
Si sono uniti in Matrimonio
Madre Mattei Irene di anni 89
Venturoli Francesco e Bettoni Erica
Di Renzo Antonio e Madau Tatiana
Giuliano Gianpiero e Galvagni Giulia
Hölz Sebastian e Dolleschel Sasanne Lisa
Bertoloni Alessandro e Chiodi Cristina
Bonardi Alessandro di anni 88
Bussi Silvano di anni 64
Bertoli Orazio di anni 85
Tagliani Luigi di anni 70
Bondoni Adriano di anni 67
Boldini Albina di anni 59
•PARTECIPAZIONI E LIBRETTI
PER CERIMONIE
Pasinetti Domenica di anni 85
Orlandini Carlo di anni 93
•BIGLIETTI LUTTO
Scaroni Maria di anni 76
•BIGLIETTI EVENTI
•POSTER - QUADRI - CARTOLINE
•CALENDARI - BIGLIETTI AUGURALI
MACELLERIA
Fregoni Adolfo di anni 86
Migliorati Edvige di anni 87
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Cargnoni Teresa di anni 88
Chiodi Carlo di anni 83
Sturiale Natale di anni 97
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