quale futuro per i giornali?

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quale futuro per i giornali?
numero 15 inverno 2012-13
QUALE FUTURO PER I GIORNALI?
Umberto Brindaní, bussetano doc, direttore del settimanale “Oggi” e del mensile “L’europeo” vede nero. Unico
spiraglio, dice, puntare sulla qualità. «Perchè la qualità,
alla lunga, paga». Le sue frequenti apparizioni in televisione, come quotato opinionista di popolari programmi,
lo hanno fatto diventare un personaggio conociuto al
grosso pubblico
Milano - Il bello della diretta va in scena poco
prima delle 14 di un mercoledì di ottobre 2012.
Il direttore di “Oggi”, Umberto Brindani, risponde allo squillo del suo cellulare. «Grande! non
ci credo! grande! dopo brindiamo insieme!». Dal
tono si capisce che la telefonata è di quelle buone. Uno scoop? - azzardo - «Meglio - sorride - un
collega, col quale oggi ero sotto processo, lui per
aver scritto il pezzo, io per mancato controllo, mi
informa che siamo stati assolti. La richiesta del
pubblico ministero era di due anni e sei mesi...».
In pieno caso Sallusti, questa è già una buona notizia. Per chi deve raccogliere un’intervista, migliore avvio non ci poteva essere. La cosa mi incuriosisce e chiedo di poter entrare nei dettagli.
«Un anno fa, Il mio cronista Beppe Fumagalli in giro
a caccia di notizie, capita nell’ufficio di Lele Mora
e chi ci trova? Claudio Scazzi, il fratello di Sara,
la ragazza assassinata ad Avetrana. Domanda: tu
che ci fai qui? Risposta: mi piacerebbe fare televisione e sono venuto da Lele. Fumagalli mi racconta il fatto e io dico: beh, scriviamolo subito.
Segue la smentita e la querela di Claudio Scazzi».
Per fortunata coincidenza, Cara Val Stirone capita a fagiolo. Più o meno nel momento in cui
il giudice emette la sentenza di assoluzione: tutto vero, tutto credibile, come nemmeno il moviolone di Biscardi avrebbe potuto dimostrare.
Questo preambolo svela l’opportunismo raggelante del giovane, ma dice anche che un giornalista, pur esperto e navigato, oggi si muove
sul filo di un rasoio. Da “Espansione” a “Italia
Oggi”, da “Panorama” a “TV Sorrisi e Canzoni”, da “Gente” a “Chi”. Attuale direttore del
settimanale “Oggi” (dal febbraio 2009) e del
mensile “L’Europeo”, Umberto Brindani si è
reso protagonista di una ascesa costante e inarrestabile alla guida di prestigiose testate. Se
mi è concesso, vorrei aggiungere meritocratica, aggettivo che sta a significare tanta gavetta
e niente scorciatoie. Bussetano doc, trapiantato
a Milano, naviga da decenni in questo mondo
complesso e affascinante, chiamato, come tutti i direttori, a dirigere il traffico in un vortice
quotidiano di notizie vere e presunte, mezze
verità, paparazzate e trappole di ogni genere.
«Controllo e siglo tutte le pagine del mio giornale,
prima di passarle in tipografia, ma - ammette senza
reticenze - a volte non basta. Ho una condanna di
due anni passata in giudizio in Cassazione che ritengo
vergognosa. Quando ero direttore di «Gente»
pubblicai un articolo in cui si diceva che Walter
Tobagi poteva essere salvato perché, sei mesi prima, i
carabinieri erano stati informati da un confidente che
il giornalista era nel mirino di un gruppo terroristico.
Vent›anni dopo l›assassinio di Tobagi, quel confidente
accettò di raccontare la storia al mio settimanale.
Fui querelato per diffamazione. Nonostante che il
confidente avesse confermato tutto in Tribunale,
fummo condannati in tutti i gradi di giudizio. Ora
abbiamo fatto ricorso alla Corte di Strasburgo».
E in questi casi, chi paga?
«Paga l›editore. Ma è chiaro che quando
il
giornalista
dovrà
pagare
di
tasca
sua,
nessuno
scriverà
più
niente...».
Futuro tutt’altro che incoraggiante, pur tuttavia
Brindani ammette: «Ho sempre avuto il desiderio di fare il giornalista. Frequentavo l’Università
di Filosofia, e mio padre, Peppino, era disperato:
voleva che facessi il suo mestiere di allevatore e
temeva che diventassi professore - Al ma d’venta prufesùr - ripeteva. La cosa non gli andava
giù, ma io sapevo che cosa volevo fare...».
127 e per la prima volta vado a Milano. Faccio
l’intervista e la porto a Molossi, che il giorno
dopo la pubblica a tutta pagina. Certo, ebbi la
fortuna di trovare una persona come Molossi, il
papà di Giuliano, attuale direttore della Gazzetta e la grande disponibilità di Giorgio Bocca».
Umberto Brindani si laurea in Filosofia, continua
a scrivere saltuariamente per la “Gazzetta” e collabora ad alcune riviste universitarie. E’ senza
lavoro ma non fa ....il prufesùr. Gioca a pallavolo
in serie B a Brescia, dove gli danno una residenza. Poi finisce in A2, a Cremona, città a lui familiare per i suoi trascorsi giovanili come studente
presso il Liceo Aselli.
Intanto continuavi a chiederti come potevi diIl tuo chiodo fisso, dunque, era voler fare il ventare giornalista, vero?
giornalista ...
«Casualmente, nel 1983, lessi sui gior nali che a
«Si. Ricordo Lino Rizzi, giornalista bussetano già Milano c’era una scuola di giornalismo, la I.F.G.,
affermato, quando a Busseto entrava dal suo che valeva quanto il praticantato poiché ti dava
barbiere, il mitico Pacella, con la mazzetta di accesso all’Esame di Stato da giornalista profesgiornali. lo ero un bambino, lo osservavo e sionista. Feci domanda e scoprii che c’erano 45
lo invidiavo molto. Quando sono diventa- posti e 700 domande. Mi dissero che se non fossi
to giornalista ho fatto anch’io la stessa cosa». stato parente di un vescovo o di un giornalista
Alla “Trattoria del Drago”, in via Orbetello a Mi- sarebbe stato un problema entrare. Invece manlano, a pochi passi dalla Rizzoli, tra un antipasto dai il mio testo, fui ammesso, frequentai la scuomisto di pesce, filetti di orata, calamaretti al for- la, presi residenza a Milano, era obbligatoria, e
no e un prosecco, il discorso entra nel vivo.
sostenni gli esami di scritto e orale».
Come hai iniziato?
Tutto filò per il meglio?
«Ebbi una esperienza fantastica con l›allora direttore
della Gazzetta di Parma Baldassarre Molossi. Senza
raccomandazioni gli chiesi un appuntamento.
Accettò, andai da lui, gli spiegai che ero studente
e che avrei desiderato scrivere qualche articolo.
Mandami qualche pezzo, disse; se va bene lo
pubblico. Quell›anno ero andato in Inghilterra per
un corso di lingue e scrissi il mio primo pezzo che la
Gazzetta pubblicò. Da lì presi coraggio. Era da poco
uscito un libro di Giorgio Bocca «Mussolini social
fascista». Un libro che raccontava delle nostre terre
e di come gli emiliani nel ‹21 erano tutti rossi, poi
diventarono neri e poi ancora rossi. Così pensai ad
una sua intervista».
«Sì. Uno degli esaminatori, Franco Serra, mostrò
di apprezzare il mio scritto. Tanto che dopo
qualche mese, a fine ‹84, mi chiamò al suo mensile
«Espansione». Scrivevo di economia anche se ci
capivo poco. Ma è un po› la caratteristica di noi
giornalisti di scrivere cose di cui non si capisce
niente...».
Interessante, continua...
Il mitico Lino Rizzi non ha avuto ruoli nella tua
scalata giornalistica?
«Zero. Non sono mai entrato nel giro dei giornalisti
bussetani e parmigiani, anche perché Lino lo conoscevo, ma non tanto e comunque non al punto
di chiedergli raccomandazioni».
Dopo l’esperienza a “Espansione”, nel 1986,
«Andai al Bar Roma, a Busseto, dove se ben ricordi Brindani passa a “Italia Oggi”. «Fu Marco Bor(chi scrive è un bussetano come Brindani ndr) c’e- sa a contattarmi. Si era messo in testa di fare un
ra la pila degli elenchi telefonici di tutta l’Italia. giornale economico alternativo e in concorrenza
Prendo la guida di Milano e alla B trovo Bocca al “Sole 24 Ore”. Per me, una follia...».
Giorgio. Chiamo e gli chiedo un’intervista. Venga questa sera alla sei, risponde. Prendo la mia Dunque, sempre nel settore dell’economia, ma
come può un laureato in filosofia sapere di eco- è «Di Più», che ha superato «TV Sorrisi e Canzoni»,
nomia?
sprofondato dopo che ne ho lasciato la direzione. Poi
ci siamo noi di «Oggi», sulle 500 mila copie. «Gente»
«Beh, io ho dato anche un esame di economia è a 250 mila. Ogni tanto nasce un prodotto nuovo,
politica. Poi, nel mestiere del giornalista bisogna ma resiste poco. Mediaset ha avuto un crollo di 400
sapere un po› di tutto, ma bene...niente. Ricordo milioni di pubblicità e anche i giornali gratuiti sono
che mi fecero fare un pezzo su un nuovo sistema in crisi. La situazione non è preoccupante, di più, è
giapponese di stoccaggio merci nelle fabbriche. Si drammatica».
chiamava camban. Importante in questo campo
informarsi, trovare chi ti spiega le cose e fami- La qualità è ancora in grado di pagare?
gliarizzare coi termini. Poi sta a te mediare e renderli comprensibili al lettore. In quel settore io «Con «Oggi» cerco di fare un prodotto editoriale di
qualità perché la qualità, alla lunga, paga».
sono rimasto ingabbiato senza averlo voluto».
La storica rivista Newsweek ha detto addio alla
carta: la sfoglieremo solo sul Web. II digitale,
«Nel gennaio ‹87 mi offrirono «Panorama», sempre come sembra, si sta “mangiando” la carta?
sulle pagine di economia. Accettai e dopo un paio
d›anni, visto che funzionavo, mi nominarono «Esattamente. Anche noi abbiamo la riproduzione
digitale di «Oggi» su i-Pad e su internet. Abbiamo
inviato».
calcolato che in tal modo i nostri lettori, non gli
Finisce che poi ci si appassiona a questi argo- acquirenti, sono in crescita, circa 3 milioni e mezzo
menti un pò ostici?
ogni settimana, perché ogni copia viene letta da più
persone. Insieme a «Chi», siamo secondi dopo «TV
«No, io non vedevo l›ora di uscire dal ghetto Sorrisi e Canzoni».
dell›economia, anche se a «Panorama» dovevo
raccontare storie, più che scrivere trattati di Nonostante tutto, le novità editoriali non maneconomia».
cano, vedi “Pubblico”, il nuovo quotidiano di
Luca Telese...
La carta stampata oggi è in crisi?
«Pubblico è destinato a morire perché è un giornale
«La carta è destinata ad una fine lenta e dolorosa. inutile. Stai certo che quella volta che Telese scriverà
Ha un futuro limitato nel tempo. L›invenzione un articolo interessante, finirà sui siti internet e
dei supporti digitali ha accentuato la crisi. Tutti, la gente lo leggerà lì, gratis. Ho saputo che ci sono
quotidiani e periodici, perdono copie. Il più venduto editori che vorrebbero togliere i giornali dai bar,
Ma la gabbia continua...
perché quelle sono copie che vengono fruite ma non
comprate. Ma è chiaro, i baristi non mollano... ».
suggerimento?
«Come ho detto non vivo molto la realtà di Busseto.
Ricordo tuttavia le polemiche del 2001, quando
Parma la faceva da padrone »Immagino che oggi
«Leggo il Corriere della Sera, che ritengo il più saranno più o meno dello stesso tenore. Purtroppo,
completo. Poi, con sempre minore interesse, la rivendicazione del fatto che Verdi è Busseto, non
Repubblica. Leggo il Fatto che è un giornale di è sufficiente a far fronte alle risorse economiche di
opposizione. Infine un›occhiata a Libero e al Giornale, Parma. In questa ottica, non me la sento di attribuire
tanto per sapere che cosa dice la destra, poi Italia troppe responsabilità ai nostri amministratori. Il mio
Oggi, il Foglio, che è un giornale di riflessione, La è un ragionamento di puro buon senso. L›importante
Stampa e il Messaggero».
è che Busseto non sia dimenticata o penalizzata.
Che consiglio dai a un giovane che ambisse a Per quanto mi riguarda, se la faccenda dovesse
configurarsi in senso negativo, sono ben disposto a
fare il giornalista?
fare la mia parte sul mio giornale per alimentare la
«Devo dire la verità? Cambiare idea, per una ragione... polemica».
matematica. Il discorso vale anche per mio figlio.
Venti, trent›anni fa c›era un ricambio generazionale, Tu e il compianto Carlo Donati, siete passati
un mercato dei giornalisti, quasi come nel calcio. dalla Gazzetta di Parma. Busseto ha dato i nataOra che i giornali perdono copie, le case edi- li ad altri bravi giornalisti: Lino Rizzi, Vittorio
trici, per tagliare i costi, applicano il blocco del Testa, Enrico Giuffredi. Nessuno di loro è pasturn-over. Non c’è spazio per i giovani perché sato dalla Gazzetta. C’è una spiegazione?
non si assume più e chi va in pensione non viene «Ritengo la mia esperienza in Gazzetta positiva nella
rimpiazzato. Non c’è più mobilità interna tra i misura in cui mi sono tolto la soddisfazione di vedere
giornali, tranne per qualche grande firma. Nella pubblicati i miei pezzi a tremila lire l›uno. Ma è anche
mia redazione, che pure è relativamente giova- vero che poi Baldassarre Molossi non mi ha assunto
ne, siamo rimasti in una trentina. Ogni settimana e ho dovuto cercare lavoro altrove... Probabilmente,
ricevo almeno venti curriculum. Ho smesso di per chi ha potuto evitare la Gazzetta, era più facile
rispondere...».
entrare in contatto con persone che ti potevano
Ma il direttore di “Oggi” quali giornali legge?
aiutare. Aggiungo che per motivi di studio io ho
gravitato soprattutto su Cremona e Bologna. Da bus«Certo, aumentano i siti e i twitter che non incas- setano, ho sempre visto Parma come un mondo
sano e quindi non pagano e dove tutti fanno i sconosciuto e anche molto chiuso».
giornalisti. C’è una circolazione infinita di notizie senza controllo e senza credibilità. Ma an- Spesso sei ospite in televisione come opinioniche senza alcun rischio. Chi se ne frega di ciò -- sta. Mi pare questo un segno di considerazione
che si scrive sul cyber spazio. A questo punto la e anche un riconoscimento di grande autorevodomanda è: come si fa a rendere profittevole il lezza.
digitale? Nessuno ha dato risposta».
«Ho molte richieste, ma ci vado poco. Cerco di
E intanto cresce il digitale...
selezionare i programmi perché in tivù fa comodo
avere persone che sanno parlare un po› di tutto.
lo cerco di non andare quando sospetto che ci sia il
«Sono rapporti legati alla mia famiglia e appena mi «pollaio». Aggiungo che in tivù ci vanno due tipi di
è possibile ci torno. Da mia mamma in particolare ospiti: quelli che si fanno pagare e quelli, come me,
mangio, bene come sempre, e torno a Milano. Sono che ci vanno per fare un po› di pubblicità al proprio
andato via a 18 anni per studiare e dal ‹76 non ho giornale. Mi sento più libero. Recentemente, da
più vissuto integralmente Busseto. Ma ho ancora Vespa, mi sono arrabbiato. Max Biaggi, Nicola
qualche amico e poi, come tutti. sono legato al Pietrangeli e un noto gioielliere volevano farci
credere che la loro scelta di abitare a Montecarlo
campanile e ai preti».
era una questione di aria buona e di bella qualità
Il 2013 sarà per Busseto l’anno della solenne della vita... Balle! Ci vanno perché non pagano
celebrazione del bicentenario verdiano. Da os- le tasse».
servatore esterno, ritieni di poter dare qualche
Cambiamo argomento: hai mantenuto rapporti
con Busseto?
Da poco hai dato alle stampe un libro che si
legge tutto d’un fiato: “Elogio dell’uomo perbene”. Massimo Gramellini, nella prefazione,
scrive: “...In un posto dove le regole sono considerate dei suggerimenti e i reati degli stati d’animo, il Perbene passa per un ufo antipatico...”
Chi è in realtà l’uomo per bene?
«E› quello che in Italia c›è, ma nessuno vede. Noi
oggi abbiamo davanti agli occhi i Fiorito, i Lusi, i
Belsito e non si parla che di loro. I politici e chi è ai
vertici godono di grande visibilità, ma spesso hanno
gli scheletri nell›armadio. In realtà esiste anche la
persona per bene. Quella che si rassegna a fare la
coda senza passare davanti...In fondo la persona
per bene è semplicemente uno che rispetta le
regole. Molto banalmente, è quella persona che
ha un tratto di gentilezza. E› quella figura che in
fondo dovrebbe avere più visibilità. Invece non
ce l›ha, perché tutti sappiamo che oggi è molto
più semplice parlare delle persone ...per male».
Che questo sia vero, Brindani lo sottolinea nelle ultime pagine del libro, quando ripropone un
breve passaggio del suo editoriale apparso su
“Oggi” 1’11 novembre 2010, all’indomani del
tragico, assurdo, assassinio di Claudio Carosino,
splendida figura di medico di Busseto. Colui che
Umberto Brindani, suo concittadino. non esitò a
definire “medico angelo” e di cui, sottolineò con
amarezza, «.... ho parlato solo quando il bene è
stato sopraffatto dal male».
Qui sopra titolo e sottotitolo dell’editoriale scritto su Oggi da Umberto Brindani nell’ottobre
scorso. Occupava un’ intera pagina. riportiamo
le prime righe: «J1ron ce la faccio. isron ci riesco
proprio, a digerire lo scandalo del Consiglio regionale del oOzio.,91 vent’anni da Tangentopoli,
e dopo mesi di vergogne targate fusi o Selsito,
com’è possibile che dobbiamo ancora assistere,
praticamente impotenti, a un così totale disprezzo per un minimo di etica e di legalità?...».
EFFICACE AFFRESCO DEL NOSTRO PAESE
“Elogio dell’uomo perbene” (Aliberti Editore,
Euro 14) è il titolo del libro scritto da Umberto
Brindani, presentato lo scorso luglio alla Libreria
Rizzoli, in Galleria a Milano. Il libro è un affresco
del nostro Paese, popolato da personaggi eroici
e da truffatori, da altruisti e
profittatori, da onesti e corrotti. Estrapolati dal libro,
riportiamo alcuni brevi passaggi, tra i più significativi.
«....Negli ultimi vent›anni,
dopo Tangentopoli, nonostante
Tangentopoli, i reati dei
cosiddetti colletti bianchi sono
aumentati a ritmi paragonabili
solo al crescere della relativa
impunità....» (pag.77) «....un
cittadino normale ....Che non ruba, non corrompe, paga
le tasse e vorrebbe un Paese in cui la parola «legalità»
non fosse sinonimo di presa in giro....» (pag. 81)
«....Fa notizia l›eccezione, non la norma. Ebbene,
siamo messi così male che ormai, in Italia, comincia
a far notizia proprio la norma»
(pag.81)
«....ciò che colpisce non è tanto il furbetto saltacoda .... Ma piuttosto l›ignavia e l›indifferenza di
tutti gli altri .... Il farsi gli affari propri, l›adorazione
per il quieto vivere, il terrore del conflitto ....la
suprema capacità di «sbattersene»».... (pag.163)
La dignità inoltre, è spesso controproducente, fa perdere occasioni, può creare rimpianti
.....»(pag.164).
LA SCHEDA di UMBERTO BRINDANI
Umberto Brindani ha 54 anni, essendo nato il
4 aprile 1958 a Busseto. Laureato in filosofia,
è giornalista professionista dal 1985. Inizia la
sua carriera al mensile Espansione, passando
successivamente al quotidiano finanziario Italia Oggi. Nel 1986 approda a Panorama, diretto da Carlo Rossella. Nel 2004 assume la direzione di Gente. In seguito, nel 2005, torna alla
Mondatori dirigendo per un anno il settimanale Chi. Il 16 ottobre 2006 passa alla direzione
di TV Sorrisi e Canzoni. Il 19 giugno 2008 approda alla RCS e diventa condirettore di Oggi e
direttore di TV Oggi. Nel febbraio 2010 sostituisce Andrea Monti alla direzione di Oggi e assume anche la direzione del mensile l’Europeo.
Nel luglio di quest’anno, nella cappella della
contessa Federica Pandolfini, nel verde della
Maremma, Umberto Brindani si è unito in matrimonio con Sabina Donadio pure lei giornalista.
La coppia ha tre figli: il piccolo Andrea Maria di
tre anni, Matilde di dieci, figlia di Sabina e Tommaso, 17 anni, figlio di Umberto. Tra gli ospiti
illustri presenti alla cerimonia Gianni Letta, Enrico Mentana, Lucio Presta, Paola Perego, Massimo Giletti, Giancarlo Aneri e Maria Rita Parsi.
Nella foto: Umberto Brindani con la moglie Sabina Donadio e i
loro tre figli nel giorno del matrimonio avvenuto la scorsa estate
in Toscana.
SCENARIO DA CARTOLINA
A DUE PASSI DA CASA TUA
questo canto della natura, non finisce qui.
C’è ancora tanto da scoprire. La cassaforte delle meraviglie ha una precisa combiViene sempre il giorno in cui scopri che il fascino nazione: camminare, osservare, ascoltare.
è a due passi da casa tua, che la natura, coi suoi mi- Soprattutto tanta voglia di stupirsi.
steri impercettibili, è più vicina di quanto tu possa
immaginare. Sarà forse il tema ricorrente di ogni
estate in cui si miscela la voglia di fuggire con il
desiderio di esperienze nuove e gratificanti, sarà
forse l’ansia della scoperta oppure, più semplicemente, la consapevolezza che non si può amare e quindi rispettare la natura senza conoscerla.
Da Pianolo Mulino al laghetto del “Sidul”, lungo
lo Stirone Rivarolo, i protagonisti siamo noi, una
mattina di fine giugno a fare trekking in pieno
relax, in sintonia con l’ambiente e spinti dalla volontà di leggerne le manifestazioni più segrete.
Gratificati da una lieve brezza che si insinua nelle strettoie e nei sentieri annegati nel verde, “giochiamo” a fare gli Indiana Jones nei veloci attraversamenti del ruscello, in equilibrio precario sui
grossi massi emergenti dalle acque incontaminate che, dalla sorgente, corrono silenti verso valle.
Tutt’intorno, in uno scenario da cartolina, le
mille voci del bosco e un fruscio dolcissimo
che sembra accompagnare le acque al loro destino. Proprio là dove lo Stirone le attende, per
consumare una sorta di naturale abbraccio.
Dico grazie al Cora per questa mattinata particolare, così ricca di stimoli e di piccole emozioni. Dico grazie per questi documenti visivi
per me diventati messaggio. Sui sentieri stretti,
deliziati talora dallo scroscio delle cascatelle,
una piantaggina farfanèla si sporge e ti sfiora.
Con abbandono lieve una strozza sembra volerti
accarezzare. Strozza che? Sì, una “strozza lupo”,
uno dei tanti misteri verdi di questo teatro profumato e lussureggiante. Misteri soprattutto
per me, sia chiaro, che lungo tutto il percorso di
questa salutare camminata mi abbandono piacevolmente ad una sorta di riflessione itinerante.
Vai a capire, anzi vai ad immaginare quali meravigliose stranezze della natura sanno
con levità nobilitare il tuo passo verso la ri- Elio Lusignani attinge acqua con un bicchiere da
salita, verso la genesi del nostro grande Sti- una delle tante sorgenti dello Stirone. Un’acqua
rone: l’edera, il sambuco, il fior di stecco, la buonissima e fresca che in tanti hanno voluto
lattuga velenosa, il finocchio selvatico, il me- bere.
raviglioso giglio arancione, la rosa canina e la
ginestra dei carbonari, flessibile e insinuante. Sotto un cagnolino, facente parte della comitiva
Nell’elenco ci infilo un grazioso arbusto di degli escursionisti, si abbevera alle fresche acque
cicuta tossica, ma mentre non ho difficol- sorgive.
tà a confessare la mia inadeguatezza a trattaA sinistra un lupo, tornato a colonizzare il terrire argomenti di questo genere, capirete che
torio dell’alta Palle dello Stirone.