ElaboratoH-Relazione Sismica PEC Orbassano

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ElaboratoH-Relazione Sismica PEC Orbassano
REGIONE PIEMONTE
PROVINCIA DI TORINO
COMUNE DI ORBASSANO
PROGETTO PER LA REALIZZAZIONE DI NUOVI
INSEDIAMENTI PRODUTTIVI
IN AREE PEC 13.1.2 e 13.1.2.1
RELAZIONE GEOLOGICA E SISMICA
CO D I CE L A VO R O
A LL E G A TO N .
12-036
---
A DE M P IM E N TI :
D.M. 11/03/1988
D.M. 14/01/2008
§ 3.2 - 6.2.1
O.P.C.M. 3431 del 03/05/05 e s.m.i.
CO MM I T TE N TE :
CIBELE S.r.l.
Sig. COGGIOLA Carlo
Sig.ra BARDO Giovanna
Sig. BOSIO Felice
UNICALCESTRUZZI S.p.A.
Sig. BRONZINO Michele
Sig. BRONZINO Guido
1
0
RE V.
15 n ov emb re 2 01 2
D AT A
E di zi on e
DE S C R IZ ION E
Dott. Geol. Alessandro BIGLIA
Via Roma, 23 -- 10043 Orbassano (TO)
Tel e fax: +39 011 9015411
E-mail: [email protected]
C.F.: BGLLSN71B21L219A
Ordine Piemontese Geologi: n. 522
Dott. Geol. Alessandro BIGLIA
REGIONE PIEMONTE
PROVINCIA DI TORINO
COMUNE DI ORBASSANO
PROGETTO PER LA REALIZZAZIONE DI NUOVI INSEDIAMENTI
PRODUTTIVI IN AREE PEC 13.1.2 e 13.1.2.1 di PRG
RELAZIONE GEOLOGICA E SISMICA
INDICE GENERALE
1.
PREMESSA
2
2.
UBICAZIONE E MORFOLOGIA DELL’AREA DI INDAGINE
3
3.
VINCOLI E QUADRO NORMATIVO
4
4.
IL QUADRO GEOLOGICO GENERALE
6
5.
ASSETTO LITOSTRATIGRAFICO LOCALE E RICOSTRUZIONE DEL MODELLO
GEOLOGICO (§ 6.2.1 NTC08)
11
6.
ASPETTI IDROGEOLOGICI
14
7.
VALUTAZIONI IDROGRAFICHE E IDRAULICHE
17
8.
CLASSIFICAZIONE E VALUTAZIONE DELL’AZIONE SISMICA (§3.2 NTC08)
20
9.
8.1.
INDAGINE SISMICA: STAZIONI TROMOGRAFICHE H.V.S.R.
23
8.2.
PARAMETRI SISMICI
27
CONSIDERAZIONI GEOTECNICHE
28
10. VALUTAZIONI SULLE OPERE IN PROGETTO E CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE
29
1
Nuovi insediamenti produttivi in area PEC
1. PREMESSA
La presente relazione geologica viene redatta quale allegato e supporto al
progetto di attuazione del Piano Esecutivo Convenzionato che prevede la
realizzazione di nuovi edifici a prevalente vocazione industriale - produttiva
nelle aree PEC13.1.2 e 13.1.2.1 di P.R.G. in Comune di Orbassano (TO).
Il presente elaborato ottempera alle disposizioni del D.M. 14/01/2008 (Norme
Tecniche sulle Costruzioni), con particolare riferimento ai § 6.2.1 - 3.2.
Il sito in esame non risulta sottoposto a vincolo idrogeologico di cui alla Legge
Regionale 9 agosto 1989, n. 45.
Dall’osservazione della Carta di Sintesi della pericolosità geomorfologica e
dell’idoneità all’utilizzazione urbanistica allegata al P.R.G. del Comune di
Orbassano si evince che l’area di studio ricade interamente in classe II, cioè in
una porzione di territorio dove nella quale condizioni di moderata pericolosità
geomorfologica possono essere agevolmente superate attraverso l'adozione
ed il rispetto di modesti accorgimenti tecnici esplicitati a livello di norme di
attuazione ispirate al D.M. 14 gennaio 2008 e realizzabili a livello di progetto
esecutivo
esclusivamente
nell'ambito
del
singolo
lotto
edificatorio
o
dell'intorno significativo circostante.
In questa fase la verifica della compatibilità dell’intervento con l’assetto
idrogeologico e la caratterizzazione geologica, sono state effettuate
attraverso la visione diretta dell’assetto morfologico dei luoghi, della situazione
litostratigrafica desumibile dai fronti di affioramento e da dati di letteratura o
da dati relativi ad interventi ed indagini realizzate in aree limitrofe.
La caratterizzazione sismica locale e la determinazione della categoria sismica
del terreno di fondazione è stata effettuata mediante la realizzazione di
un’indagine sismica in sito.
Lo studio è stato così articolato:
§
sopralluogo di campagna finalizzato alla comprensione dei luoghi;
§
raccolta della documentazione disponibile;
§
realizzazione dell’indagine sismica;
§
stesura della presente nota tecnica.
Relazione geologica, sismica e idrogeologica
2
Dott. Geol. Alessandro BIGLIA
2. UBICAZIONE E MORFOLOGIA DELL’AREA DI INDAGINE
Il lotto su cui è prevista l’edificazione delle opere in progetto è situato ad una quota media di
circa 272 metri s.l.m., in corrispondenza di un’area pianeggiante posta al margine settentrionale
del territorio comunale di Orbassano (TO), in adiacenza alla tangenziale sud di Torino ed alla
zona dello scalo delle FF.SS.
La zona di studio è costituita da una estesa area pianeggiante la cui morfologia può essere
ricondotta a varie fasi di modellamento essenzialmente fluviale.
L’idrografia superficiale del settore nei pressi dell’area di intervento è infatti rappresentata
principalmente dal T. Sangone posto a circa 1,3 Km dal sito in esame in direzione N. Esso è lungo
43 km; scorre per circa 21 km in territorio montuoso, i restanti in territorio di pianura.
Il T. Sangone nasce dal versante orientale del M. Rocciavrè ed era, in epoca antecedente alle
ultime glaciazioni, un tributario della Dora Riparia; successivamente si è creato un nuovo
percorso attraverso la sella rocciosa di Trana; le variazioni indotte al percorso nella zona
pianeggiante a valle di Trana hanno determinato l’attuale configurazione, portandolo ad
incidere il lato sud del conoide di deiezione della Dora Riparia e a crearsi un proprio alveo sino
alla confluenza nel Po a valle di Moncalieri.
Nella zona di Orbassano "il bacino è caratterizzato da una morfologia tipica da conoide di
pianura, con andamento a unghia e frequenti irregolarità delle curve di livello, a evidenziare
antichi alvei e rami secondari non più attivi, riferibili a un periodo pregresso di intensa attività
torrentizia della conoide.”
Attualmente il corso d'acqua percorre il settore sinistro detta conoide, a ridosso dei cordoni
morenici dell’antiteatro di Avigliana Rivoli. Tuttavia si evidenzia la presenza di rivi secondari e
bealere che testimoniano l'antico deflusso, almeno di alcuni rami dei corso d'acqua nel settore
centrale e destro della conoide stessa.
Il sito ha riscontro nelle seguenti tavole della cartografia ufficiale:
3
§
Carta Tecnica Regionale, scala 1:10.000, elementi 155150 e 155160;
§
Tavoletta IGM scala 1:25000, foglio 56 III SE;
§
Carta Geologica d’Italia, scala 1:100.000, Foglio n. 56 Torino.
§
Carta Geologica d’Italia, scala 1:50.000, Foglio n. 155 Torino Ovest.
Comune di Orbassano (TO)
Nuovi insediamenti produttivi in area PEC
3. VINCOLI E QUADRO NORMATIVO
Dal punto di vista normativo si è fatto riferimento ai seguenti provvedimenti:
·
D.M. 14 gennaio 2008: Norme Tecniche sulle Costruzioni.
·
D.M. 11 marzo 1988: “Norme tecniche riguardanti le indagini sui terreni e sulle rocce, la
stabilità dei pendii naturali e delle scarpate, i criteri generali e le prescrizioni per la
progettazione, l’esecuzione e il collaudo delle opere di sostegno delle terre e delle
opere di fondazione”.
·
Nota Tecnica Esplicativa alla Circolare 8 maggio 1996 n. 7/LAP.
·
Piano stralcio per l’Assetto Idrogeologico (PAI) – Interventi sulla rete idrografica e sui
versanti – Norme di Attuazione.
·
O.P.C.M. 20 marzo 2003, n. 3274 e s.m.i. – “Primi elementi in materia di criteri generali per
la classificazione sismica del territorio nazionale e di normative tecniche per le costruzioni
in zona sismica”.
Il sito in esame non risulta sottoposto a vincolo idrogeologico di cui alla Legge Regionale 9
agosto 1989, n. 45.
L’area risulta al di fuori della perimetrazione delle Fasce Fluviali proposte dal P.A.I. e dalle aree
esondabili evidenziate dal Piano Stralcio.
Dall’osservazione della Carta di Sintesi della pericolosità geomorfologica e dell’utilizzazione
urbanistica (Tav. G8 redatta dal dott. Calafiore nel luglio 2012) allegata al P.R.G. del Comune di
Orbassano si evince che l’area di studio ricade interamente in classe II, cioè in una porzione di
territorio “nella quale condizioni di moderata pericolosità geomorfologica possono essere
agevolmente superate attraverso l'adozione ed il rispetto di modesti accorgimenti tecnici
esplicitati a livello di norme di attuazione ispirate al D.M. 14 gennaio 2008 e realizzabili a livello di
progetto esecutivo esclusivamente nell'ambito del singolo lotto edificatorio o dell'intorno
significativo circostante Tali interventi non dovranno in alcun modo incidere negativamente
sulle aree limitrofe, né condizionarne la propensione all’edificabilità.”
Nella fabbricazione dovranno essere rispettati le distanze di ml. 30 dal ciglio della strada
tangenziale di Torino e i vincoli derivanti dalla presenza di elettrodotti.
Durante il sopralluogo effettuato e dall’esame dei contenuti informativi tematici del Progetto
Nazionale IFFI (Inventario Fenomeni Franosi Italiani), consultabile on line sul sito internet dell’ARPA
Piemonte (www.arpa.piemonte.it/servizionline), non si sono rilevate evidenze di dissesti potenziali
o pregressi che interessano l’area in oggetto.
Relazione geologica, sismica e idrogeologica
4
Dott. Geol. Alessandro BIGLIA
L’area in esame non é stata interessata dai recenti eventi alluvionali, ovvero quelli del 1993,
1994, 2000, 2008, 2009 e 2011, come osservato sul sito internet dell’ARPA Piemonte.
Foto 1: Stralcio della “Carta di Sintesi della pericolosità geomorfologica e dell'utilizzazione urbanistica” (Tav. G8) allegata
al P.R.G. di Orbassano (dott. M. Calafiore 2012)
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Comune di Orbassano (TO)
Nuovi insediamenti produttivi in area PEC
4. IL QUADRO GEOLOGICO GENERALE
Le principali informazioni di carattere generale riguardanti l'assetto geologico dell’area in
esame, sono state desunte dalla letteratura ed in particolare dalle seguenti carte e
pubblicazioni:
·
“Carta Geologica d'Italia alla scala 1:100.000” - Foglio n. 56 “Torino” e relative “Note
illustrative”;
·
“Carta Geologica d'Italia alla scala 1:50.000” - Foglio n. 155 “Torino-Ovest” e relative
Note Illustrative;
·
“Lineamenti geoidrologici della Provincia di Torino” (Franceri, Bortolami, Ricci, 1980).
Dal punto di vista geologico, il territorio della Provincia di Torino risulta suddiviso in quattro settori
fondamentali: la “zona alpina” ad Ovest e a Nord, la “Collina di Torino” ad Est del capoluogo,
“l’Altopiano di Poirino” a Sud della collina e la “Pianura Torinese”, compresa tra il bordo alpino e
quello collinare ed elemento di raccordo tra la pianura cuneese e il resto della Pianura Padana.
Il sito in esame si colloca nel settore occidentale della “Pianura Torinese”; tale settore è
caratterizzato dalla presenza di depositi continentali quaternari che ricoprono i depositi di
transizione marino-continentale in facies villafranchiana; questi ultimi si sono a loro volta
sedimentati su depositi marini di età terziaria.
I terreni continentali sono rappresentati da depositi fluvioglaciali rissiani terrazzati, collegati
geneticamente
alle
cerchie
moreniche
dell’anfiteatro
di
Rivoli-Avigliana
presente
immediatamente ad Ovest dell’area in esame.
Tali depositi presentano caratteristiche granulometriche e tessiturali eterogenee, in relazione a
diversi fattori quali la provenienza dei clasti, la distanza della zona rifornitrice e la successione
degli eventi paleoclimatici.
Prevalgono in genere depositi grossolani costituiti essenzialmente da ghiaie e sabbie, con
subordinate passate limoso-argillose, provenienti dallo smantellamento dei rilievi alpini durante
le fasi fluvioglaciali rissiane.
I depositi fluvioglaciali rissiani risultano inoltre interessati, su vaste aree, dalla presenza di un
paleosuolo rosso-arancio ricoperto a sua volta da depositi loessici argillificati, di colore ocraceo,
connessi con le fasi eoliche di steppa. Tali coperture in alcuni settori della pianura considerata
raggiungono anche gli 8 metri di potenza, ma nell’area in esame dovrebbero avere potenze
inferiori.
Relazione geologica, sismica e idrogeologica
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Dott. Geol. Alessandro BIGLIA
Lo spessore complessivo dei depositi fluvioglaciali rissiani varia, in questo settore di pianura, tra
20 e 70 metri.
Nel Foglio n. 56 “Torino” della Carta Geologica d’Italia, in scala 1:100.000, così come nella Carta
geologica allegata al P.R.G. di Orbassano nel seguito riportata, tali depositi risultano
contrassegnati dalla sigla fgR: fluvioglaciale Riss.
I depositi fluvioglaciali rissiani sono caratterizzati dalla presenza di abbondante materiale
detritico grossolano, in virtù dell’elevata energia di trasporto dei torrenti fluvioglaciali; anche la
stratificazione primaria del deposito è mal definita.
I sedimenti costituenti la pianura hanno caratteristiche granulometriche - tessiturali diverse in
relazione a fattori diversi fra i quali:
·
provenienza dei clasti;
·
distanza di percorso;
·
successione di eventi paleoclimatici diversi durante il corso del Quaternario.
Per questo motivo risulta a grandi linee che la pianura è formata essenzialmente, nella parte
superiore, da depositi grossolani provenienti dallo smantellamento dei bacini alpini che
alternano verso il basso, in obbedienza a condizioni diverse di sedimentazione, a livelli più o
meno continui di argille.
Dal punto di vista cronologico, gli eventi deposizionali sono collegati a tre episodi distinti e
corrispondenti, il primo al fluvio - lacustre del Villafranchiano, il secondo alle fasi glaciali e
interglaciali quaternarie (Mindel - Riss), e l’ultimo alle alluvioni fluviali successive alla glaciazione
wurmiana.
Più in particolare, nell’area oggetto del presente studio il Foglio n. 155 “Torino-Ovest” della Carta
Geologica d’Italia, in scala 1:50.000 segnala la presenza di depositi fluvioglaciali (BEN2b),
appartenenti al Subsintema di Cascine Vica, costituiti da sabbie ghiaiose e ghiaie sabbiose
eterometriche con clasti subarrotondati di gneiss, micascisti, quarziti, prasiniti, anfiboliti, eclogiti e
gabbri immersi in una matrice sabbioso siltosa) e depositi fluvioglaciali appartenenti al
Subsintema di Truc Monsagnasco costituiti da ghiaie a supporto di matrice, localmente
cementate, con clasti subarrotondati immersi in sabbie siltose (BEN1b).
Nella carta geologico - strutturale e della caratterizzazione litotecnica dei terreni allegata alla
variante 19 del P.R.G. di Orbassano, redatta nel 2012, nell’area in esame é indicata la presenza
di depositi loessici che ricoprono i depositi fluvioglaciali sopra menzionati per potenze superiori
ai 3 m.
7
Comune di Orbassano (TO)
Nuovi insediamenti produttivi in area PEC
Come descritto dal dott. geol. M. Calafiore nella relazione di P.R.G., il loess costituisce la
copertura argillificata dei depositi fluvioglaciali rissiani. La distribuzione del loess non è mai, data
la natura deposizionale, omogenea, inoltre la potenza è assai variabile e può raggiungere
anche diversi metri. Nella carta geologica allegata alla Variante sono state segnalate solo le
aree dove essa è presumibilmente molto potente (superiore ai 3 metri). In alcune sezioni sia
naturali che artificiali, è possibile valutare lo stato di pedogenesi che risulta talvolta assai
avanzato: si tratto di depositi argillificati a sfaldatura prismatica, di colore giallo-arancio
tendente al bruno, con concrezioni granulose di orine pedologica. Per lo più il loess risulta
difficilmente riconoscibile per la presenza di suolo agrario.
Da un punto di vista litotecnico la copertura eolica varie la sue caratteristiche fisicomeccaniche in funzione della presenza dell'acqua. In linea di massima quando, come nel caso
di Orbassano, si trova al di sopra della superficie freatica ed è protetto da eccessive infiltrazioni
di acque superficiali grazie alla copertura erbosa, presenta buone caratteristiche di stabilità. La
granulometria varia da sabbiosa ad argillosa, tale fatto costituisce un'ulteriore variabile per la
definizione dei parametri geotecnici. In caso di prevalenza della frazione argillosa ed in caso di
presenza di elementi che favoriscono l'infiltrazione delle acque superficiali, il loess diventa un
elemento penalizzante nei confronti dell'uso urbanistico del territorio.
Relazione geologica, sismica e idrogeologica
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Dott. Geol. Alessandro BIGLIA
Foto 2: stralcio della Carta Geologica d’Italia in scala 1:50.000, foglio 155 Torino Ovest
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Foto 3: Stralcio della “Carta geologico - strutturale e della caratterizzazione litotecnica dei terreni” (Tav. G4) allegata al
P.R.G. di Orbassano (dott. M. Calafiore 2012)
Relazione geologica, sismica e idrogeologica
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5. ASSETTO LITOSTRATIGRAFICO LOCALE E RICOSTRUZIONE DEL
MODELLO GEOLOGICO (§ 6.2.1 NTC08)
Le litologie indicate per l'area in studio dalla letteratura specifica (Carta Geologica d’Italia,
progetto CARG e Carta Geolitologica della Regione Piemonte) e dagli elaborati geologici di
piano regolatore sono rappresentate da depositi fluviali rissiani localmente ricoperti da depositi
loessici di potenza anche superiore ai 3 m.
I depositi loessici risultano molto variabili localmente sia nella potenza che nelle caratteristiche
granulometriche e geotecniche, come riscontrato in numerose prove in sito effettuate nella
vasta area in cui ricade quella in esame, con particolare riferimento alle indagini eseguite nella
zona del sito interporto di Orbassano e riportate negli elaborati geologici di Piano Regolatore.
Come osservabile anche nello stralcio della Carta geologico - strutturale allegata al P.R.G. di
Orbassano, il loess ricopre i depositi fluvioglaciali nell’area in esame con potenze superiori ai 3
metri.
Alcuni sondaggi realizzati circa 1.100 m a Sud dell’area in esame hanno infatti intercettato il
substrato ghiaioso a circa 3,20 - 3,40 m di profondità dal locale p.c. mentre sondaggi realizzati
un chilometro a Nord dell’area PEC testimoniano come la potenza della coltre argillosa si
assottigli fino a circa 2,00 m.
Cautelativamente, in attesa di dettagliate indagini geognostiche che dovranno comunque
essere eseguite a scopo geotecnico in corrispondenza di ciascun lotto edificatorio, si
considerano attendibili le indicazioni degli elaborati geologici allegati al P.R.G. che, sebbene
anch’essi in assenza di indagini dirette, indicano una potenza superiore ai 3 m per la copertura.
La coltre argillosa fin qui indicata è costituita in realtà da circa 1 - 2 m di terreno vegetale e
paleosuolo limo argilloso e 1 - 2 m di depositi loessici per un totale di 3,40 - 4,00 m di copertura
del substrato fluvioglaciale. Entrambe le coperture, loess e paleosuolo, hanno in comune la
caratteristica di essere materiali, in condizioni asciutte, molto compatti, inoltre hanno
una composizione
risultando
di
fatto,
granulometrica
come
già
essenzialmente
detto,
praticamente
limo-sabbiosa
o
impermeabili
nei
limo-argillosa,
confronti
del
deflusso superficiale.
Lo spessore totale dei depositi alluvionali è ipotizzabile in circa 50 metri, come osservabile nella
carta della base dell’acquifero, riportata nello stralcio allegato nella carta geolitologica della
Regione Piemonte (secondo la D.G.R. 34-11524 del 03/06/2009).
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Comune di Orbassano (TO)
Nuovi insediamenti produttivi in area PEC
Quanto sopra riportato ha quindi permesso la ricostruzione di un MODELLO GEOLOGICO diviso in tre
livelli principali, le cui profondità medie indicative sono le seguenti:
·
0 – 2,00 m da p.c.:
terreno
vegetale
e
limi
sabbiosi
debolmente
argillosi
moderatamente consistente;
·
2,00 – 3,50 m da p.c.:
argilla debolmente limosa da poco consistente a plastica;
·
3,50 - >50,00 da p.c.:
ghiaie eterometriche e ciottoli con sabbia debolmente limosa
molto addensata, debolmente cementata.
Relazione geologica, sismica e idrogeologica
12
2
¡
¢
45
23
¡
¢
0
22
¡
¢
5
22
¡
¢
0
Ê
SCALA 1:10.000
Dep. fluvio-glaciali ghiaiosi con trovanti,
con argille di alterazione ("ferretto")
Dep. fluviali ghiaioso-sabbioso-limosi,
antichi e terrazzati
Unità litostratigrafiche:
Isopache della base dell'acquifero
(m s.l.m.)
Linee isopiezometriche (m s.l.m.)
Vincolo idrogeologico (ex L.R.45/89)
Area di intervento
LEGENDA:
Carta geolitologica e idrogeologica (Banca Dati ARPA Piemonte)
240
¡
¢
Nuovi insediamenti produttivi in area PEC
6. ASPETTI IDROGEOLOGICI
In generale, per quanto concerne l’aspetto idrogeologico, i depositi che costituiscono il settore
di pianura della provincia di Torino possono essere distinti, sulla base delle caratteristiche
granulometriche, in due grandi complessi che, procedendo dal più recente al più antico,
risultano essere:
·
COMPLESSO I - depositi fluvioglaciali e fluviali antichi, recenti ed attuali (Pleistocene
medio-Olocene), costituiti essenzialmente da sedimenti ghiaiosi;
·
COMPLESSO II - depositi di ambiente transizionale (Pliocene sup.- Pleistocene inf.), fluviolacustri nella parte mediana e superiore e lagunare-deltizio nella parte inferiore, costituiti
da alternanze di sedimenti fini limoso-argillosi e di sedimenti ghiaioso-sabbiosi.
Il COMPLESSO I è costituito essenzialmente da ghiaie che tendono a diminuire di granulometria
con l’allontanarsi dagli sbocchi vallivi; si ha quindi in genere la presenza di ghiaie molto
grossolane, ciottolose, nei tratti pedealpini e ghiaie più fini, sovente frammiste a sedimenti
sabbiosi, nei tratti più distali.
Questi depositi presentano nel complesso buone caratteristiche di permeabilità e costituiscono
degli ottimi acquiferi, sede di una falda idrica libera posta in stretta relazione con il reticolato
idrografico principale.
La potenza di questa falda è chiaramente legata sia alla posizione altimetrica rispetto al
reticolato idrografico, sia alla presenza di suoli argillosi che impediscono o diminuiscono il
fenomeno di infiltrazione dell’acqua di precipitazione; i valori più consistenti si raggiungono in
corrispondenza del settore assiale della pianura (alcune decine di metri) dove si sono registrati i
maggiori fenomeni di subsidenza del tetto impermeabile del Complesso II.
L’alimentazione della falda freatica è direttamente legata agli apporti meteorici ed agli scambi
con il reticolato idrografico superficiale.
In considerazione delle caratteristiche di elevata permeabilità e della assenza di livelli acquitardi
o acquicludi continui, questo acquifero risulta essere vulnerabile ai fenomeni d’inquinamento,
sia diretti, sia trasmessi dal reticolato idrografico.
Per queste ragioni la prima falda non viene utilizzata per scopi idropotabili.
Il passaggio tra il Complesso I e il sottostante Complesso II è spesso contraddistinto dalla
presenza di un orizzonte argilloso che tuttavia non presenta una accentuata continuità nello
Relazione geologica, sismica e idrogeologica
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Dott. Geol. Alessandro BIGLIA
spazio.
I valori di soggiacenza e le relative oscillazioni annuali sono strettamente legate al regime
pluviometrico ed ai cicli di irrigazione.
Il COMPLESSO II è costituito da alternanze di livelli impermeabili (limi e argille) e permeabili
(ghiaie e sabbie) in grado di ospitare falde idriche in pressione che danno origine ad un
importante acquifero multifalde. La zona di ricarica di questo sistema idrico è ubicata in
corrispondenza del bordo alpino e delle cerchie moreniche.
Le falde appartenenti a questo sistema, essendo distribuite entro livelli permeabili compresi tra
setti argilloso-limosi e venendosi a trovare al di sotto del Complesso I, risultano sufficientemente
protette dai fenomeni d’inquinamento.
Questi ultimi possono teoricamente verificarsi soltanto nella zona di ricarica, dove la superficie
della falda non è protetta da livelli impermeabili, e di qui diffondersi entro le falde confinate,
oppure possono aversi mediante immissione e diffusione in pozzi perdenti profondi.
I setti di separazione tra le varie falde idriche, costituiti dai depositi limoso-argillosi, presentano
spessori non uniformi e non hanno continuità laterale a livello regionale, apparendo in molti casi
come episodi deposizionali dalle geometrie lenticolari. Questo comporta che possano sussistere,
tra le varie falde di questo complesso, fenomeni di interscambio delle acque.
In ogni caso si tratta nel suo insieme di un sistema idrico multifalda ben separato e distinto per
caratteristiche idrodinamiche da quello monofalda di tipo libero sovrastante.
I principali pozzi ad uso idropotabile, nel vasto settore comprendente l’area in esame, captano
acque da questo sistema di falde.
Come già evidenziato, in corrispondenza del sito in esame, al di sotto di depositi di copertura
loessica e paleosuolo, sono presenti depositi fluviali antichi attribuibili al Riss al di sotto dei quali
sono presenti i depositi Villafranchiani.
L’assetto idrogeologico in corrispondenza del sito in esame è quindi caratterizzato dalla
presenza di una falda libera, localizzata in seno ai terreni rissiani del Complesso I.
Pur non avendo svolto indagini mirate a stabilire l’esatta ubicazione del piano di falda più
superficiale, si ritiene, sulla base di quanto riportato dalla Banca Dati della Regione Piemonte e
dalla Carta Geoidrologica allegata al P.R.G. di Orbassano, che esso si trovi ad una profondità
media di circa 25 - 30 m sotto il piano di campagna locale. In nessun punto quindi la superficie
topografica intercetta l’acquifero.
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Comune di Orbassano (TO)
Nuovi insediamenti produttivi in area PEC
Per tale osservazione si è tenuto conto della posizione altimetrica della zona (272 m s.l.m.), dei
dati bibliografici (Carta della base dell’acquifero superficiale della Regione Piemonte - D.G.R.
34-11524 del 03 Giugno 2009) e dell’assenza di dati che lascino presupporre la presenza d’altre
falde a quota superiore.
Si escludono problemi di carattere idrogeologico connessi ad un’eventuale interazione
dell’intervento progettuale tanto con i corsi d’acqua quanto con la falda sotterranea.
Foto 4: Stralcio della “Carta geoidrologica” (Tav. G6) allegata al P.R.G. di Orbassano (dott. M. Calafiore 2012)
Relazione geologica, sismica e idrogeologica
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7. VALUTAZIONI IDROGRAFICHE E IDRAULICHE
Per quanto riguarda l’idrografia superficiale l’area è caratterizzata da una distesa principale
costituta dal corso del Torrente Sangone, con il suo andamento sinuoso e i suoi bacini
secondari, e da una fitta rete di canalizzazioni superficiali con numerose bealere e gore
utilizzate per l’irrigazione dei terreni coltivi.
L’apporto idrico dei corsi d’acqua alpini, alla fuoriuscita in pianura, in parte va ad alimentare il
reticolato idrografico superficiale e la connessa falda freatica, in parte si disperde entro il
materasso alluvionale ed alimenta le falde sotterranee secondo tragitti legati a zone di
drenaggio preferenziale o paleoalvei, molto spesso diversi da quello del corso d’acqua in
superficie.
Per quanto concerne l’alimentazione delle falde presenti nel settore di pianura esaminato, essa
è verosimilmente legata agli apporti idrici provenienti dal retrostante bacino della Valle di Susa.
L’idrografia superficiale del settore nei pressi dell’area di intervento è infatti rappresentata
principalmente dal T. Sangone posto a circa 1,4 Km dal sito in esame in direzione Sud. Esso è
lungo 43 km; scorre per circa 21 km in territorio montuoso, i restanti in territorio di pianura.
Il T. Sangone nasce dal versante orientale del M. Rocciavrè ed era, in epoca antecedente alle
ultime glaciazioni, un tributario della Dora Riparia; successivamente si è creato un nuovo
percorso attraverso la sella rocciosa di Trana; le variazioni indotte al percorso nella zona
pianeggiante a valle di Trana hanno determinato l’attuale configurazione, portandolo ad
incidere il lato sud del conoide di deiezione della Dora Riparia e a crearsi un proprio alveo sino
alla confluenza nel Po a valle di Moncalieri.
Nell’area in esame il Sangone scorre fortemente incassato entro i terrazzi, incidendo un livello
caratteristico: il "ceppo" (da Gonzole al Drosso visibile sulla sponda sinistra). Ne consegue che
nell'area a nord del torrente tutta la parte sovrastante questo livello spesso cementato, pur
essendo formata da terreni a permeabilità molto elevata (ricoperti però ovunque, da uno strato
di loess argillificato quasi impermeabile), non riceve una alimentazione idrica diretta da parte
del fiume e contiene solo locali microfalde sospese, alimentate dalle precipitazioni dirette.
Risulta quindi sprovvisto di falda idrica superficiale, in quanto drenato dal reticolo superficiale.
l motivi di questa mancanza sono:
·
i depositi formano dei terrazzi rilevati parecchi metri rispetto al corso d'acqua e, quindi,
risultano completamente drenati; i reperimenti idrici, devono, per lo meno, essere ricercati a
17
Comune di Orbassano (TO)
Nuovi insediamenti produttivi in area PEC
profondità maggiori della quota a cui scorre il corso d'acqua drenante E' questa di regola la
situazione dei terrazzi direttamente innestati al bordo alpino;
·
i depositi risultano impermeabilizzati in superficie per la presenza di un suolo argillificato, che
impedisce l’infiltrazione delle acque meteoriche; questo effetto, nei casi considerati, si
somma a quello topografico precedentemente descritto. Mancando l’alimentazione diretta
dall'alto, la ricarica delle eventuali falde idriche presenti entro questi depositi deve avvenire
lateralmente, tramite fenomeni di dispersione di subalveo del corso d'acqua.
Per quanto concerne il reticolo idrografico minore, si segnala il Canale Comunale di Orbassano
che scorre a circa 1.5 km a NW dell’area in esame ed un canale posto a Est dell’abitato di
Beinasco anch’esso a 1.5 km di distanza in direzione SW.
In corrispondenza del confine settentrionale dell’area in disponibilità,, oltre la Strada delle Lose,
è presente la bealera Grugliasca, che tuttavia non è gravata da fasce di rispetto segnalate sul
P.R.G.; in ogni caso gli edifici in progetto saranno ubicati a distanza superiore ai 10 m.
Sul reticolo idrografico minore il dott. Calafiore, nella relazione di Piano Regolatore scrive:
“I canali e le bealere presenti nel territorio comunale di Orbassano, nati essenzialmente
per scopi irrigui o per derivazioni di forza motrice, hanno sempre più assunto la funzione
di rete di raccolta degli scarichi delle varie industrie e dei centri abitati.
Si tratta di canali realizzati in terra senza rivestimenti particolari; hanno origine
direttamente dalla Dora Riparia o dal Sangone, mediante prese o da coli di altri canali
pure essi già derivati.
La richiesta irrigua, consolidatasi nel tempo, ha determinato la formazione di un
complesso sistema di irrigazione superficiale, con distribuzione mediante una rete di
canalizzazione principale e secondaria.
Dai canali principali si dipartono quelli secondari, mediante opere di presa per lo più
ancora efficienti malgrado la loro vetustà; i canali secondari alimentano a loro volta i
vari fossi adacquatori primari e secondari.
Anche questa parte di rete è ovviamente scavata in terra e priva di rivestimento.
Il reticolo idrografico secondario non è soggetto a particolari criticità idrauliche.
Le pareti dei canali sono per lo più infestate da erbe e sterpi, che in alcuni casi
denotano una carente opera di spurgo, peraltro resa un po’ difficoltosa dalla presenza
frequente di filari d’albero ad alto fusto, che ostacolano e impediscono la pulizia
meccanizzata.
La presenza di alberi provoca spesso anche il restringimento di sezione e rigurgiti, dovuti
anche a locali smottamenti e cedimenti spondali.
Alla luce di quanto sopra affermato è possibile che si verifichino in una fascia ristretta
Relazione geologica, sismica e idrogeologica
18
Dott. Geol. Alessandro BIGLIA
intorno ai canali aree interessate da acque a bassa energia e con battenti limitati.”
Per quanto riguarda le acque superficiali di precipitazione meteorica e di eventuale
ruscellamento, dovranno essere adeguatamente regimate, come meglio dettagliato nel
seguito, al fine di evitare ristagni superficiali, considerata anche la scarsa permeabilità dei
depositi superficiali.
19
Comune di Orbassano (TO)
Nuovi insediamenti produttivi in area PEC
8. CLASSIFICAZIONE
E
VALUTAZIONE
DELL’AZIONE
SISMICA
(§3.2 NTC08)
La classificazione sismica fa riferimento ai nuovi criteri e alle nuove norme tecniche di
costruzione (Eurocodice 8) riportate nell’ordinanza della Presidenza del Consiglio dei Ministri n.
3274 del 20 marzo 2003 e s.m.i. L’ordinanza n. 3274 del 20 marzo 2003 è mirata
all’aggiornamento della legge n. 64/1974 riguardante i “Provvedimenti per le costruzioni con
particolari prescrizioni per le zone sismiche” che definisce le modalità di progettazione delle
opere ricadenti in ambiti sismici. Essa prevede, a differenza della normativa precedente, che
tutto il territorio nazionale venga classificato come sismico e suddiviso in quattro zone, di cui la
prima è la più pericolosa. In ogni zona è prevista l’applicazione della progettazione sismica con
livelli differenziati di severità, salvo nella zona 4 dove viene demandata alle Regioni la facoltà di
richiedere o meno la progettazione sismica.
Le “Norme tecniche” indicano quattro valori di accelerazioni orizzontali (ag/g) di ancoraggio
dello spettro di risposta elastico e le norme progettuali e costruttive da applicare; ciascuna zona
sarà individuata secondo valori di accelerazione di picco orizzontale del suolo (ag), con
probabilità di superamento del 10% in 50 anni, secondo lo schema seguente:
Accelerazione orizzontale con
probabilità di superamento pari al
10% in 50 anni
(ag/g)
Accelerazione orizzontale di ancoraggio
dello spettro di risposta elastico (Norme
Tecniche)
(ag/g)
1
>0.25
0.35
2
0.15-0.25
0.25
3
0.05-0.15
0.15
4
<0.05
0.05
Zona
Con la suddivisione del territorio in zone sismiche vengono definite le accelerazioni massime al
suolo da adottare in ciascuna zona:
Zona 1 ag = 0.35g
Zona 2 ag = 0.25g
Zona 3 ag = 0.15g
Zona 4 ag = 0.05g
dove g rappresenta l’accelerazione di gravità.
La distribuzione delle massime intensità macrosismiche ricalca abbastanza fedelmente la
Relazione geologica, sismica e idrogeologica
20
Dott. Geol. Alessandro BIGLIA
classificazione dell’intero territorio nazionale operata con O.P.C.M. n. 3274 del 23/03/2003 che
collocava il territorio comunale di Orbassano in Zona Sismica 4. Tale classificazione è stata
aggiornata nella D.G.R. 19/01/2010, n. 11-13058 "Aggiornamento e adeguamento dell'elenco
delle zone sismiche” che ha portato Orbassano in zona 3.
CLASSIFICAZIONE SISMICA DEI COMUNI ITALIANI
Codice
Istat 2001
01001171
Comune
Classificazioni
precedenti
(Decreti fino al
1998)
Categoria
secondo la
proposta del
GdL del I998
Zona ai sensi
dell’O.P.C.M.
3274 del 2003
Zona ai sensi della
D.G.R. n. 11-13058 del
19/01/2010
Orbassano
N.C.
N.C.
4
3
La categoria stratigrafica sismica del terreno di fondazione è stata definita sulla base dei risultati
di un’indagine sismica eseguita attraverso la realizzazione di due stazioni tromografiche H.V.S.R. i
cui risultati sono riportati in allegato e la cui metodologia di indagine è dettagliata nel seguito.
Il terreno di fondazione appartiene quindi alla categoria C, corrispondente a: “Depositi di
sabbie e ghiaie mediamente addensate, o di argille di media consistenza, con spessori variabili
da diverse decine fino a centinaia di metri, caratterizzati da valori di Vs30 compresi tra 180 e
360 m/s (15 < NSPT < 50, 70 <cu <250 kPa).”
Altri parametri necessari per definire l’azione sismica sono:
Classe d’uso dell’edificio: definita coerentemente alle definizioni del paragrafo 2.4.2 delle
NTC08. In particolare gli edifici in progetto potrebbero rientrare nella categoria di opere
(Costruzioni il cui uso preveda normali affollamenti, senza contenuti pericolosi per l’ambiente e
senza funzioni pubbliche e sociali essenziali) di classe d’uso II e quindi con coefficiente d’uso
pari a 1,0 (Tab. 2.4.II delle NTC08);
Vita nominale: numero di anni di uso della struttura che, sulla base della tabella 2.4.I delle NTC,
può essere maggiore o uguale a 50 anni;
Coefficiente topografico St: introdotto per tener conto delle amplificazioni indotte dalle
caratteristiche morfologiche dell’area di analisi. Nei casi in esame si considera una tipologia
morfologica T1 cui corrisponde un valore St pari a 1,0.
Il periodo di riferimento per l’azione sismica che ne consegue è pari a 50 anni.
Inoltre da rilevare come non siano presenti, nella vasta area, condizioni tali da presentare
fenomeni di amplificazione sismica locale dovuti sia alle diverse caratteristiche meccaniche dei
litotipi in affioramento e/o presenti nel sottosuolo, sia per le caratteristiche geomorfologiche
21
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Nuovi insediamenti produttivi in area PEC
della zona, sia per una eventuale prossimità ad elementi tettonici.
Non si rilevano infatti quelli che sono i caratteri predisponenti che genericamente possono
condurre ad un’eventuale amplificazione sismica, quali ad esempio:
§
effetti di bordo di valli alluvionali;
§
marcata diminuzione della velocità delle onde sismiche al passaggio tra differenti litotipi;
§
aree in dissesto geomorfologico o interessate da importanti elementi tettonici;
§
possibili fenomeni di liquefazione e/o presenza di terreni altamente compressibili nella
stratigrafia del sottosuolo;
§
effetti della topografia (sommità di rilievi e creste).
Nel seguito si riporta la descrizione della metodologia simica utilizzata e viene determinato lo
spettro di risposta sismica ed i parametri da utilizzare ai sensi del D.M. 14/01/2008.
Relazione geologica, sismica e idrogeologica
22
Dott. Geol. Alessandro BIGLIA
8.1. INDAGINE SISMICA: STAZIONI TROMOGRAFICHE H.V.S.R.
In data 8 novembre 2012 sono state effettuate 2 stazioni di registrazione dei microtremori
ambientali secondo tecnica H.V.S.R., mirate all’acquisizione di elementi fruibili ai fini della risposta
sismica locale (Errore. L'origine riferimento non è stata trovata.).
Foto 5 – Le due stazioni eseguite nel sito di intervento
La tecnica H.V.S.R. (Horizontal to Vertical Spectral Ratio) è applicata e sviluppata da più di 30
anni1, ma deve la sua diffusione a Nakamura2 (1989). Essa si basa sul rapporto spettrale delle
componenti orizzontali e verticali del moto del suolo, dovuto al rumore sismico ambientale
(microtremore).
Questa metodologia, nata principalmente per valutare l’amplificazione sismica di sito, è in
grado di determinare le frequenze fondamentali di risonanza del sottosuolo (o di strutture), che
corrispondono ai picchi dei rapporti spettrali tra la componente verticale e le componenti
orizzontali del rumore sismico. La natura dei picchi H/V è tuttora molto discussa, ed è opinione
diffusa e convergente, da parte della comunità scientifica, che essi siano principalmente dovuti
alla propagazione delle onde di Rayleigh, onde di velocità prossima alle onde S (queste ultime
1
Nogoshi M. - Igarashi T. (1970): “On the propagation charactestics of the microtremors”, J. Seism. Soc., Japan, 24-40.
2
Nakamura Y. (1989): “A method for dynamic characteristics estimation ofsubsurface using microtremor on the ground
surface”, Q. Res. Rail. Transp.Res. Inst., 30(1), 25–33.
23
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Nuovi insediamenti produttivi in area PEC
hanno importanti implicazioni in campo antisismico).
L’inversione vincolata ad un modello di riferimento consente, secondo numerosi studi della
letteratura tecnica più recente3, una buona accuratezza nella stima del VS,30 e nelle definizione
della categoria di sottosuolo ai sensi delle nuove N.T.C.
Nella fattispecie, le registrazioni del microtremore, della durata di 20 minuti ciascuna, sono state
effettuate mediante tromografo SARA Electronic Instruments (cfr. Foto 6), apparecchio costituito
da un digitalizzatore del segnale a 24 bit e da 3 velocimetri ad alta sensibilità (frequenza
naturale di circa 2 Hz), necessari all’acquisizione delle due componenti di microvibrazione
orizzontali, appositamente orientate N-S ed E-W, e di quella verticale.
Le elaborazioni, sviluppate tramite il codice di calcolo GEOPSY4 (v. allegato), permettono di
individuare alcune amplificazioni primarie ad una frequenza molto bassa (circa 0,24 Hz) non
influente sul VS,30 e fuori dal range di interesse ingegneristico (e dal campo di validità secondo i
criteri SESAME); picchi secondari, sebbene molto blandi (H/V<2), si rilevano a circa 14÷15 Hz,
anch‘essi fuori dal range di interesse ingegneristico ma influenti sulla stima del VS,30 e dovuti ad
un contrasto sismostratigrafico superficiale (contatto coperture fini allentate e substrato ghiaioso
rigido).
3
CASTELLARO S. – MULARGIA F. (2007): “VS,30 Estimates Using Constrained H/V Measurements”, Bulletin of the Seismological
Society of America, Vol. 99, No. 2A, pp. 761–773
4
Gruppo di codici di calcolo sviluppati nell’ambito del progetto europeo SESAME, dovuto alla stretta collaborazione tra
Università “J. Fourier” di Grenoble (Francia) e Universität Potsdam (Germania), e distribuiti sotto licenza GNU General
Public License su http://www.geopsy.org.
Relazione geologica, sismica e idrogeologica
24
Dott. Geol. Alessandro BIGLIA
Foto 6 – Dettaglio della strumentazione utilizzata (stazione HV2)
Il processo di inversione è stato limitato alla curva compresa nel range 0,75÷27,50 Hz, ovvero nel
tratto ritenuto più significativo per la stima del VS,30. La sintesi degli spettri di frequenza è illustrata
in Foto 7, dove si evidenzia l’eccellente accordo tra le misure eseguite.
Uno dei modelli geofisici di best-fit associabili a tali distribuzioni individua, nelle profondità di
interesse, coperture allentate (VS @ 125÷145 m/s) di spessore pari a circa 2÷3 m, cui fa seguito un
substrato a maggiore rigidità (VS @ 350÷375 m/s), mentre su profondità elevate (indicativamente
maggiori di 50 m) il profilo non è da ritenersi attendibile in mancanza di ulteriori e più mirati
accertamenti.
25
Comune di Orbassano (TO)
Nuovi insediamenti produttivi in area PEC
Foto 7 – Sintesi degli spettri medi di frequenza delle 2 stazioni H.V.S.R. eseguite nel sito di intervento
I VS,30 calcolati a partire dal previsto piano di fondazione sono riassunti in Tabella 1 e
suggeriscono la presenza di un sottosuolo classificabile in CATEGORIA C,così come definita nelle
N.T.C., §3.2.2, tabb. 3.2.II - 3.2.III: “Rocce tenere e depositi di terreni a grana grossa molto
addensati o terreni a grana fine molto consistenti con spessori superiori a 30 m, caratterizzati da
un graduale miglioramento delle proprietà meccaniche con la profondità e da valori di VS,30
compresi tra 360 m/s e 800 m/s (ovvero NSPT,30>50 nei terreni a grana grossa e cU,30>250 kPa nei
terreni a grana fine)”.
f0
f1
VS,30
[picco primario]
[picco secondario]
[da piano campagna]
HV1
0,236±0,037 Hz
14,79±2,24 Hz
310 m/s
HV2
0,240±0,038 Hz
14,03±0,88 Hz
330 m/s
Stazione
Tabella 1 – Stima della frequenza di risonanza fondamentale del sito e del VS,30 a partire sia da p.c. attuale sia dal
previsto piano medio di fondazione (-3,5 m s.p.c. locale)
Sebbene il picco di frequenza primario a circa 0,24 Hz non sia rigorosamente validabile dai
criteri del già citato progetto SESAME in mancanza di più specifici accertamenti, ai fini della
risposta sismica locale, la frequenza di risonanza del sito, definita dai valori f0 e f1 Tabella 1, pare
non presentare alcuna interferenza con la presumibile frequenza di vibrazione dei manufatti di
progetto, da una stima preliminare.
Spetterà allo strutturista verificare più accuratamente quanto asserito, una volta noto il
comportamento della struttura. La frequenza di risonanza di sito rappresenta, infatti, un
parametro di fondamentale importanza in ottica di prevenzione sismica: il suo confronto con la
frequenza di vibrazione della struttura di progetto permette di verificare l’eventualità di
amplificazioni per doppia risonanza, potenzialmente molto dannose.
Relazione geologica, sismica e idrogeologica
26
Dott. Geol. Alessandro BIGLIA
8.2. PARAMETRI SISMICI
Sito in esame.
latitudine:
longitudine:
Classe:
2
Vita nominale:
45,0359171888589
7,58062357591503
50
Siti di riferimento
Sito 1 ID: 13791
Sito 2 ID: 13792
Sito 3 ID: 14014
Sito 4 ID: 14013
Operatività (SLO):
Probabilità di superamento:
Tr:
30
[anni]
ag:
0,027 g
Fo:
2,525
Tc*:
0,188 [s]
Danno (SLD):
Probabilità di superamento:
Tr:
50
[anni]
ag:
0,033 g
Fo:
2,560
Tc*:
0,206 [s]
Coefficienti Sismici:
SLO:
Ss:
1,500
Cc:
1,820
St:
1,000
Kh:
0,008
Kv:
0,004
Amax: 0,391
Beta: 0,200
SLD:
Ss:
1,500
Cc:
1,770
St:
1,000
Kh:
0,010
Kv:
0,005
Amax: 0,485
Beta: 0,200
27
Lat: 45,0379
Lat: 45,0413
Lat: 44,9914
Lat: 44,9880
81 %
63 %
Parametri sismici
Categoria sottosuolo: C
Categoria topografica: T1
Periodo di riferimento: 50 anni
Coefficiente cu:
1
Lon: 7,5482
Lon: 7,6187
Lon: 7,6236
Lon: 7,5532
Distanza: 2554,025
Distanza: 3051,603
Distanza: 5991,333
Distanza: 5749,037
Salvaguardia della vita (SLV):
Probabilità di superamento:
Tr:
475
[anni]
ag:
0,067 g
Fo:
2,709
Tc*:
0,271 [s]
10 %
Prevenzione dal collasso (SLC):
Probabilità di superamento:
5%
Tr:
975
[anni]
ag:
0,082 g
Fo:
2,732
Tc*
0,283 [s]
SLV:
Ss:
Cc:
St:
Kh:
Kv:
Amax:
Beta:
1,500
1,620
1,000
0,020
0,010
0,988
0,200
Ss:
Cc:
St:
Kh:
Kv:
Amax:
Beta:
1,500
1,590
1,000
0,025
0,012
1,204
0,200
SLC:
Comune di Orbassano (TO)
Nuovi insediamenti produttivi in area PEC
9. CONSIDERAZIONI GEOTECNICHE
In questa fase generale di progettazione non è ancora possibile determinare con sufficiente
attendibilità il MODELLO GEOTECNICO del terreno di fondazione prescritto al § 6.2.2 delle N.T.C.2008,
in quanto non sono ancora state effettuate le necessarie indagini in corrispondenza dei terreni
che saranno interessati dalle opere in progetto.
Nonostante la relativamente ampia bibliografia esistente per aree prossime a quella in esame o
comunque geotecnicamente assimilabili, si è preferito, in questa fase, non effettuare alcuna
correlazione empirica che sarebbe potuta risultare significativamente distante dalla reale
situazione dei terreni.
A livello dei singoli lotti edificatori, al fine di ottenere i relativi permessi di costruire, occorrerà
quindi procedere all’idonea realizzazione di campagne di indagini geognostiche, da
programmarsi con attenzione in funzione della tipologia degli edifici, delle loro dimensioni e dei
carichi attesi sul terreno.
Tali indagini dovranno essere quindi realizzate preliminarmente alle richieste dei permessi di
costruire dei singoli lotti, al fine di consentire, come detto, la determinazione dell’effettivo
MODELLO GEOTECNICO del terreno di fondazione.
In particolare dovrà essere verificato l’assetto litostratigrafico reale, ovvero la potenza e le
caratteristiche geotecniche degli strati di copertura e quindi la profondità e le caratteristiche
dei sottostanti depositi fluvioglaciali, al fine di poter procedere alla progettazione del sistema
fondazionale dei singoli edifici in progetto.
Relazione geologica, sismica e idrogeologica
28
Dott. Geol. Alessandro BIGLIA
10. VALUTAZIONI SULLE OPERE IN PROGETTO E CONSIDERAZIONI
CONCLUSIVE
In relazione al progetto che prevede la realizzazione di nuove costruzioni prevalentemente ad
uso industriale nel Comune di Orbassano (TO), in un settore pressoché pianeggiante
all’estremità settentrionale del territorio comunale, è stato realizzato il presente studio, volto a
caratterizzare l’area d’intervento dal punto di vista geologico, morfologico, sismico e
idrogeologico.
Gli studi eseguiti hanno evidenziato i seguenti aspetti:
·
l’area è situata su un ampio settore pianeggiante impostato sui depositi fluvioglaciali
rissiani connessi con la dinamica evolutiva del vicino T. Sangone;
·
tali depositi risultano inoltre interessati, su vaste aree, dalla presenza di un paleosuolo
rosso-arancio ricoperto a sua volta da depositi loessici argillificati, di colore ocraceo,
connessi con le fasi eoliche di steppa;
·
il sito in esame non risulta sottoposto a vincolo idrogeologico di cui alla Legge Regionale
9 agosto 1989, n. 45;
·
nel settore in esame il MODELLO GEOLOGICO è caratterizzato, oltre a qualche decimetro di
terreno vegetale, da un primo livello superficiale, fino a circa 2,0 m di profondità,
costituito da limi sabbiosi debolmente argillosi, un secondo livello caratterizzato da argilla
limosa ed un terzo, sottostante, costituito da un’alternanza di sabbie ghiaiose e sabbie
limose, talvolta con frazione argillosa preponderante;
·
secondo la carta piezometrica redatta nel 2002 a seguito del progetto PRISMAS e
riportata nella Banca Dati dell’A.R.P.A. Piemonte, l’area in esame presenta un valore
medio di soggiacenza di circa 35 m, tuttavia i rilievi fatti per la redazione del P.R.G. e
riportati nella Carta Geoidrologica (Tav. G6) hanno individuato il piano di falda a circa
25 m dal p.c.; in ogni caso la falda superficiale non interesserà in alcuna misura le opere
in progetto;
·
in base alla suddivisione sismica del territorio nazionale proposta dall’O.P.C.M. 3274/2003
e aggiornata secondo la D.G.R. 19/01/2010, n. 11-13058, il Comune di Orbassano è
classificato in Zona 3. Per quanto riguarda la classificazione e valutazione dell’azione
sismica, a seguito di specifiche indagini dirette realizzate in corrispondenza del sito in
esame e riportate in allegato, è stata identificata la Categoria Sismica C per il terreno di
fondazione.
Le esigenze costruttive delle opere in progetto dovranno essere compatibili con il modello
29
Comune di Orbassano (TO)
Nuovi insediamenti produttivi in area PEC
geologico del sottosuolo descritto nel presente lavoro.
In questa fase generale di progettazione non è ancora possibile determinare con sufficiente
attendibilità il MODELLO GEOTECNICO del terreno di fondazione prescritto al § 6.2.2 delle N.T.C.2008,
in quanto non sono ancora state effettuate le necessarie indagini in corrispondenza dei terreni
che saranno interessati dalle opere in progetto.
A livello dei singoli lotti edificatori, al fine di ottenere i relativi permessi di costruire e determinare
l’effettivo MODELLO GEOTECNICO del terreno di fondazione., occorrerà quindi procedere
all’idonea realizzazione di campagne di indagini geognostiche, da programmarsi con
attenzione in funzione della tipologia di edifici, delle dimensioni e dei carichi attesi sul terreno.
Il dimensionamento delle strutture di fondazione dovrà quindi essere eseguito sulla base delle
caratteristiche geotecniche dei terreni ricavate da indagini specifiche; il dimensionamento
delle strutture di sostegno provvisorio / definitivo delle pareti di scavo sarà valutato in sede
progettuale tenendo conto della caratterizzazione geotecnica dei terreni interessati.
Per i terreni in esame non viene effettuata la verifica a liquefazione in quanto rientrano nelle
circostanze di esclusione di cui al capitolo 7.11.3.4.2 delle N.T.C. 2008, con particolare
riferimento ai commi 1, 2 e 3.
Durante gli scavi ed in fase esecutiva dovranno comunque essere verificate le caratteristiche
puntuali dei depositi per quel che riguarda il piano di posa delle fondazioni, provvedendo ad
adeguare le opere alle situazioni riscontrate, ai sensi del D.M. 14/01/2008 e s.m.i.
A causa della possibilità di ristagni d’acqua intorno ai muri perimetrali di nuova formazione e
della particolare disomogeneità della circolazione idrica superficiale, si consiglia la posa di un
sistema di raccolta e smaltimento delle acque superficiali, con eventuale sistemazione di
materiali drenanti selezionati e/o geosintetici. Dovrà, quindi, essere garantito lo smaltimento
controllato delle acque superficiali, al fine di evitare un aumento del grado di saturazione dei
terreni e, di conseguenza, della spinta esercitata sulle opere di contenimento eventuali.
Da prime valutazioni effettuate tenendo conto della superficie complessiva dell’area e di quella
di prevista impermeabilizzazione (asfalti e superfici coperte), si ritiene che i collettori fognari
esistenti in prossimità dell’area in esame saranno in grado di soddisfare le esigenze di
smaltimento delle acque ad esso afferenti.
In fase di progettazione esecutiva dovranno essere tenute in debita considerazione le
prescrizioni riportate nell’”allegato energetico - ambientale al regolamento edilizio della città di
Orbassano” in materia di risparmio idrico e reimpiego delle acque meteoriche.
Relazione geologica, sismica e idrogeologica
30
Dott. Geol. Alessandro BIGLIA
Si raccomanda inoltre l’osservanza di alcune misure tecnico-esecutive volte soprattutto a
tutelare le condizioni di stabilità locale sia in fase esecutiva che dopo la realizzazione degli
interventi:
·
dovranno essere rispettate le disposizioni normative in termini di fronti di scavo. Al proposito si
rammenta l’art. 118 del D.Lgs 81/2008 (Attuazione dell'articolo 1 della legge 3 agosto 2007,
n. 123, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro), che vieta lo
scavo manuale per scalzamento alla base e conseguente franamento della parete quando
questa supera l'altezza di 1.50 m. Inoltre, ai sensi del D.M. 14.01.08 (par. 6.8.6. Fronti di scavo),
l’armatura di sostegno delle pareti di scavo di altezza superiore ai 2 m dovrà essere messa in
opera in ogni caso qualora sia prevista la permanenza di operai o gli scavi siano ubicati in
prossimità di manufatti esistenti;
·
nel caso di periodi di pioggia, durante l’esecuzione degli scavi, si dovrà provvedere alla
copertura dello scavo a pareti verticali con teli impermeabili;
·
pur non prevedendo interazioni tra le opere in progetto e la falda freatica, si raccomanda
l’impermeabilizzazione delle strutture interrate in modo da preservare la struttura dai
fenomeni di capillarità e dalla formazione di zone umide e l’ammaloramento delle strutture
sepolte.
Il materiale di risulta degli scavi potrà essere riutilizzato per eseguire i riempimenti necessari,
previa selezione e compattazione al fine di conseguire caratteristiche geotecniche adeguate,
nonché per gli interventi di risagomatura e rimodellamento dell’area modificata. Lo smaltimento
delle eventuali eccedenze dovrà avvenire nel pieno rispetto delle disposizioni di cui al D.M. 161
del 10 agosto 2012.
Non si sono evidenziate problematiche legate all’assetto idrogeologico e geomorfologico
dell’area indagata che possano delineare fattori di rischio, coinvolgendo le strutture delle opere
in progetto.
Alla luce di quanto emerso dalle indagini svolte, si redige pertanto un parere favorevole per la
fattibilità del progetto che prevede la costruzione di nuovi edifici ad uso prevalentemente
industriale - produttivo, nell’ambito delle aree PEC 13.1.2 e 13.1.2.1 in comune di Orbassano
(TO), per quanto attinente alle condizioni geologiche s.l. locali, ferma restando l’esigenza
d’osservanza dei contenuti della presente.
dott. geol. Alessandro BIGLIA
(n. 522 Ordine dei Geologi del Piemonte)
31
Comune di Orbassano (TO)
Nuovi insediamenti produttivi in area PEC
ALLEGATI
Relazione geologica, sismica e idrogeologica
32
INDAGINE SISMICA
Nome stazione:
HV1
Località:
Orbassano (TO), area PEC 13.1.2
Strumentazione:
Sara SR04MT 24 bit - SS20 2Hz
Inizio registrazione:
08/11/2012 14.46.33
Canali:
Verticale – Orizzontale Nord Sud – Orizzontale Est Ovest
Lunghezza traccia:
20 m
Frequenza di campionamento:
100 Hz
Dimensione finestre:
20 s
Lisciamento:
Konno & Omachi (40,00)
Condizioni meteo:
vento assente, soleggiato, terreno asciutto
Rumorosità antropica:
sporadico passaggio auto, treni, rumore di fondo zona industriale
COMMENTO:
si tratta di una registrazione che mostra un picco primario ad una frequenza molto bassa (0,24 Hz circa) non influente sul VS,30 e
fuori dal range di interesse ingegneristico (e dal campo di validità secondo i criteri SESAME) ed un picco secondario a circa 14,8
Hz, decisamente più blando, con H/V appena inferiore a 2, anch‘esso fuori dal range di interesse ingegneristico ma influente
sulla stima del VS,30 e dovuto ad un contatto sismostratigrafico superficiale.
HORIZONTAL TO VERTICAL SPECTRAL RATIO
SPETTRO SINGOLE COMPONENTI
1
INVERSIONE DELLA CURVA nel range 0,75÷27.50 Hz
CURVA SINTETICA (rosso) ÷ CURVA SPERIMENTALE (nero)
MODELLO GEOFISICO DI INVERSIONE
Prof. base
Spessore
VS
[m]
[m]
[m/s]
2,1
2,1
126
29,9
27,8
349
89,9
60,0
378
∞
∞
628
VS,30
da p.c.
310 m/s
COMMENTO:
Il processo di inversione è stato limitato alla curva compresa nel range 0,75÷27,5 Hz, ovvero nel tratto ritenuto più
significativo per la stima del VS,30,visto che a prof. elevate (freq. basse) il modello non è attendibile ed a freq.>30 Hz è
evidente l‘influenza della rumorosità artificiale. La curva sintetica mostra una buona sovrapposizione con quella
sperimentale ed il modello geofisico di inversione individua un netto contrasto di rigidità molto superficiale (contatto
coperture fini – substrato ghiaioso), nell‘ambito di un profilo classificabile in:
CATEGORIA C
2
Nome stazione:
HV2
Località:
Orbassano (TO), area PEC 13.1.2
Strumentazione:
Sara SR04MT 24 bit - SS20 2Hz
Inizio registrazione:
08/11/2012 14.27.49
Canali:
Verticale – Orizzontale Nord Sud – Orizzontale Est Ovest
Lunghezza traccia:
20 m
Frequenza di campionamento:
100 Hz
Dimensione finestre:
20 s
Lisciamento:
Konno & Omachi (40,00)
Condizioni meteo:
vento assente, soleggiato, terreno umido
Rumorosità antropica:
sporadico passaggio auto, treni, rumore di fondo zona industriale
COMMENTO:
si tratta di una registrazione che mostra un picco primario ad una frequenza molto bassa (0,24 Hz circa) non influente sul VS,30 e
fuori dal range di interesse ingegneristico (e dal campo di validità secondo i criteri SESAME) ed un picco secondario a circa 14 Hz,
decisamente più blando, con H/V appena inferiore a 2, anch‘esso fuori dal range di interesse ingegneristico ma influente sulla
stima del VS,30 e dovuto ad un contatto sismostratigrafico superficiale.
HORIZONTAL TO VERTICAL SPECTRAL RATIO
SPETTRO SINGOLE COMPONENTI
3
INVERSIONE DELLA CURVA nel range 0,75÷27.50 Hz
CURVA SINTETICA (rosso) ÷ CURVA SPERIMENTALE (nero)
MODELLO GEOFISICO DI INVERSIONE
Prof. base
Spessore
VS
[m]
[m]
[m/s]
2,6
2,6
146
29,8
27,2
374
87,4
57,6
422
∞
∞
680
VS,30
da p.c.
330 m/s
COMMENTO:
Il processo di inversione è stato limitato alla curva compresa nel range 0,75÷27,5 Hz, ovvero nel tratto ritenuto più
significativo per la stima del VS,30,visto che a prof. elevate (freq. basse) il modello non è attendibile ed a freq.>30 Hz è
evidente l‘influenza della rumorosità artificiale. La curva sintetica mostra una buona sovrapposizione con quella
sperimentale ed il modello geofisico di inversione individua un netto contrasto di rigidità molto superficiale (contatto
coperture fini – substrato ghiaioso), nell‘ambito di un profilo classificabile in:
CATEGORIA C
4

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