third issue

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third issue
THIRD
ISSUE
1
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make up
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Edito
Romeur srl
La Cindina
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Art Director
Antonio Ciaramella
primer
di Antonio Ciaramella
Supervisor
Stefano Arduini
16
16 sfumature di grigio
Realizzazione grafica
Emanuele Angelini, Gabriele Casagrande
Gianmarco De Massimi
Maria Grazia De Montis, Alessandro Di Costanzo
Lucia Falconi, Francesco Ferraro, Andres Gregorio
Monica Maiese, Fabrizio Malagigi, Roberta Salaro
Michela Serpietri, Sara Tonacci
di Cristiana Zoncu
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mariangela palatini
di Ilaria Casella
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hanno scritto
Antonio Ciaramella, Paola Coratti
Carla Belloni, Maria Pia Savaiano
Ennio Orsini, Antonietta Atrei, Pamela Delizia
francesca TOLOT
di Carla Belloni
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IL FONDOTINTA
Photo
Gianluca Palma, Francesca Maceroni
FRA PASSATO E PRESENTE
di Carlo Capezzera
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Make Up
Pamela Delizia
Francesca Vagliaviello
Verdiana Valenti
Veronica Piacentini
Valentina Corradini Bartoli
Eleonora de la Vallè
Elisa Iarlori
Giorgia Capezzali
Silvia Maletta
[email protected]
il valutatore della sicurezza
di Alice circi
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SIMONE BELLI
di Carlo Capezzera
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tecnologia softfocus
di Paola Coratti
50
michele magnani
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www.to-makeup.com
black & white
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“Il trucco è
l ’estensione
della
personalità”
3
MAKE UP
design
e
fantasia
trucco e costumi
4
5
make
up
di
PAMELA DELIZIA & FRANCESCA VAGLIVIELLO
VISO : HD Foundation – MAKE UP FOREVER
BROW : Spiked – MAC cosmetics
BROW HIGHLIGHT : Studio FIX NC15 – MAC
OCCHI : Embarck , Red Brick , Deep Damson , Sushi
Flower , Carbon Eyeshadows – MAC cosmetics
Coffee , Redd , Vino Pencils – MAC cosmetics
BLUSH : Breath of Plum , Studio Sculp – MAC cosmetics
LABBRA : Vino – MAC cosmetics
Cyber Lipstick , Lip Glass - MAC cosmetics
NAILS : Red Award 394 – RIMMEL PRO
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7
8
make
up
di
VERDIANA VALENTI, VERONICA PIACENTINI
& VALENTINA CORRADINI BARTOLI
VISO : fondo - Make up Forever HD
chiaro scuri- - Mid yellow, fix , sculpt
Fard - Desert Rose
BOCCA : matita - vino
rossetto palette 6 colorazioni - HANG UP (CS)
OCCHI : prep + prime:colorazione medium
matite-coffee,ebony MAC cosmetics
ombretti - carbon, sushi flower MAC cosmetics
fix MAC cosmetics
ombretti - carbon, espresso ,sushi flower,
cranberry, fig viola MAC cosmetics
LABBRA : Vino – MAC cosmetics
Cyber Lipstick , Lip Glass - MAC cosmetics
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10
make
up
di
ELEONORA DE LA VALLE’ & ELISA IARLORI
VISO : Face & Body C2 – MAC cosmetics
TV Paint Stick Ivory & 070 – KRYOLAN
Supracolor 303 , 101 , 079 – KRYOLAN
OCCHI : Coffee , Ebony eye pencilS – MAC cosmetics
Espresso , Kork , Studio Sculpt powder – MAC cosmetics
POWDER : Prep & Prime Trasparent Finishing powder – MAC cosmetics
BLUSH : Pink Rose Quad – LAURA MERCIER
Peaches – MAC cosmetics
LABBRA : 02 Soft Smudge Brown – ESTEE LAUDER
Vino Lip Pencil – MAC cosmetics
11
F
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n
o
m
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n
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spopola
Y
La
o
u
T
C i n di n a
u
b
e
Un canale: YouTube
98 mila iscritti.
Età anagrafica: 20 anni.
La Cindina, con i suoi tutorial make up, è un vero e proprio fenomeno 2.0.
In un’intervista esclusiva conosciamo meglio la protagonista di questo successo
da oltre 25 milioni di visualizzazioni.
ual è stato il tuo percorso formativo?
Rispetto al campo del make up sono
autodidatta fin da bambina, anche se in
un futuro non così lontano frequenterò un
corso di effetti speciali.
Com’è nata la passione per il trucco?
La mia passione per il trucco nasce a livello
inconscio all’età di 6 anni mentre osservavo
mia nonna truccarsi; successivamente la
forte passione si materializza dai 13 anni,
momento in cui ho iniziato ad utilizzare e
giocare con varie tipologie di trucchi, fino
ai 16 anni, età in cui ho deciso di iniziare a
condividere la mia passione in rete.
Cosa ti ha spinta a condividerla sul web?
La mia famiglia che mi ha sempre supportato e rispettato per la mia scelta di
realizzare video tutorials.
Ti ispiri a qualche icona/personaggio
famoso in particolare per la realizzazione
dei tuoi tutorial?
La mia primaria ispirazione in particolar
modo per i trucchi più artistici e inusuali è
la mia immaginazione, i miei sogni e le mie
sensazioni. Secondariamente non tralascio
il poter prendere spunto da qualche icona
del passato o del presente che amo.
Q
Hai appena lanciato il marchio Mulac,
parlaci di questo nuovo brand.
Mulac prende vita a Marzo 2013 con
l’intento di creare una casa cosmetica che
fosse in grado di fondere la più alta qualità
delle materie prime naturali con le performance elevate richieste dai professionisti
del trucco. Il nostro obiettivo è di rendere
i cosmetici professionali accessibili a tutti,
senza sacrificare il bene della propria pelle.
L’unicità dei prodotti Mulac rappresenta la
nostra idea di make up basato sulla creatività e sull’arte di trasformare se stessi. Ogni
donna ha bisogno di sentirsi apprezzata e
valorizzata nella sua unicità ogni giorno
e per questo Mulac ha scelto di produrre
cosmetici non convenzionali.
Il primo prodotto Mulac è una palette
diversa dal solito, con colori particolari
ed unici bio. Come mai questa scelta?
La scelta rispetto al nostro primo prodotto
‘’Manifesto del brand Mulac’’ richiama
il nostro concept fondamentale di make
up: prodotti con altissime performance
abbinati a formulazioni ottimali e che
rispettino il benessere e la naturalezza della
nostra pelle.
Nasce così ‘’Different’’ una palette composta che fonde due aspetti opposti del look
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di ogni donna: quello naturale e quello più
estroso. Emergono così 7 ombretti nude,
con formulazioni 100% naturali, adatti per
l’uso quotidiano e 6 ombretti supercolorati
adatti per occasioni come party, cene o
semplicemente per sfogare il vostro estro
creativo. Il Precision Eyeliner completa
l’obiettivo per cui è nata la palette: poter
concedere a tutti la possibilità di mostrare
attraverso il make up la propria creatività.
Cambieresti qualcosa del tuo percorso
fino ad oggi?
Assolutamente niente, ogni esperienza bella o meno bella del mio passato mi è servita
per crescere e maturare ogni giorno.
Progetti per il futuro?
I progetti per il futuro rispetto alla mia passione per il make up si concentrano molto
sui due aspetti principali della mia vita
odierna: il mio passatempo su Youtube di
condividere e creare sempre video originali
e utili per tutte le ragazze che mi seguono
e continuare a lavorare al meglio in Mulac
suscitando stupore e meraviglia con le
prossime uscite.
Un grazie infinite a La Cindina.
P R I M E R
di Antonio Ciaramella
I
l Primer è un cosmetico che si presenta con una texture morbida, studiata per
rendere la struttura irregolare della pelle
setosa al tatto e compatta diminuendo
la dilatazione dei pori e migliorando l’aspetto generico dell’incarnato. Funziona
un po’ da “autolivellante” e permette inoltre di
far aderire meglio il make up conferendogli una
durata maggiore. Lo si trova principalmente sotto
forma di fluido o crema e si stende molto facilmente con un pennello sintetico. Generalmente
composto da cere, polimeri e silicone spesso contiene ingredienti supplementari per la Sun Protection Factor indicata sulle confezioni con la sigla
SPF. Ci sono diverse varietà di primer disponibili
in commercio che possono adattarsi a qualsiasi
tipo di pelle: alcuni sono trasparenti o colorati,
idratanti o ricchi di cere e polimeri per rendere
un make up di lunga durata; altri contengono
minerali come il biossido di silicio, uno degli ingredienti fondamentali dei primers, che serve per
controllare lo stato di lucidità del volto; quelli di
ultima generazione con un’attenzione più curativa
contengono complessi probiotici e acido salicilico
capace di svolgere anche azioni dermopurificanti
(adatti quindi per pelli impure) e possono contenere ciclometicone e dimeticone; altri studiati per
effetti illuminanti contengono i cristalli di mica.
Inoltre ce ne sono di specifici per diverse parti
del viso come palpebre, labbra e ciglia. Si tratta
dunque di un cosmetico importantissimo, capace
Dati
estratti
di fare la differenza. Infatti, selezionare il primer
corretto per il tipo di pelle o il tono non è diverso
dalla selezione del corretto fondotinta. I suoi vantaggi sono anche altri: per esempio permette al
fondotinta di rimanere sul viso più a lungo anche
durante la stagione estiva, aiuta ad evitare che la
pelle possa assorbire il talco e i pigmenti presenti
nei fondotinta e nello stesso modo ad impedire
che il talco possa disidratare la pelle assorbendone la parte sebacea; taluni contengono estratti di
erbe come gelsomino, lavanda, rosa, geranio, aloe
come componenti di natura disinfettante e lenitiva; ce ne sono alcuni denominati oil free per pelli
impure, altri con maggiore presenza di cere ed
emollienti per pelli disidratate e mature (i primi a
conservare l’umidità della pelle, i secondi a mantenerla elastica). Oltre ad esserci una diversificazione nella componente i Primers si distinguono
anche per colorazioni. Quelli colorati si utilizzato
per coprire discromie sulla pelle e li troviamo in
commercio con le colorazioni dei correttori epiteliali, dal lavanda al verde passando per il giallo e
l’arancio. Ce ne sono poi alcuni che si presentano
con le tinte simili ai fondotinta ma, una volta stesi
sulla pelle, i migliori vanno in trasparenza. In quel
caso è consigliabile scegliere colori leggermente
più chiari del fondotinta o quest’ultimo, una volta applicato, risulterebbe visivamente “pesante” e
ceroso. I primers trasparenti non influenzano il
colore della pelle quanto quelli colorati ed hanno
una funzione principalmente levigante.
dal
quotidiano
TIMES
58,2
2014
46,6
2011
milioni di
pezzi venduti
milioni di
pezzi venduti
26,6
milioni di
pezzi venduti
2006
15
16
16 sfumature di...
GRIGIO
di Cristiana Zoncu
Designer make up: Raffaele Squillace
ph. Simone Olivieri
Model: Sonia Di Palma
Assistent make up: Corinna Ardolino, Margareth Giardullo
Stylist: Luca Zingaretti
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i è, come per tanti altri colori, una
profonda dicotomia nel grigio.
Se da una parte viene visto come
il colore della neutralità, del
pensiero imparziale e del vivere
in armoni, dall’altra non possiamo che identificarlo come il
colore dell’ignavia, della banalità
e dell’infinita indecisione. Allora
qual è la sua reale identità? Cosa
si nasconde nella psicologia di un colore tanto affascinante
quanto contraddittorio? Proviamo a rispondere a tutte le
domande che sorgono spontanee. Perché non usare proprio
la “materia grigia” per cominciare? Il grigio, infatti, è legato
come colorazione ad alcune zone del cervello e si è ricavato il
suo piccolo spazio nella complessa psiche umana diventando
così la tonalità connessa alla sfera intellettuale. Tuttavia sono
molte le curiosità legate a questa misteriosa nuance e, per
soddisfare ogni richiesta e togliere ogni dubbio, compiremo
un piccolo viaggio nella storia e nelle caratteristiche di questo
colore unico e particolare.
Innanzitutto occorre dire che il nostro occhio è in grado di
percepire in media 16 sfumature di grigio che vanno poi unite
a quelle tinte ormai entrate di diritto nella lista dei colori più
usati; tra queste tonalità è utile ricordare le più citate e famose
quali l’Ardesia, il Grigio Perla, il Gainsboro, l’Argento, il Tortora e il Platino.
È necessario inoltre sapere che il grigio è colore complemen-
tare di se stesso e si può ottenere sia unendo in parti differenti il bianco e il nero, sia mescolando in parti uguali i tre
colori primari tra di loro; in questo caso si viene a creare una
tonalità molto particolare definita nello specifico “bistro”, una
sfumatura usata moltissimo dai pittori per realizzare ombre
molto più realistiche di quanto si otterrebbero rafforzando i
colori di un quadro con la sola aggiunta del nero.
Proprio nell’ambito pittorico il grigio è stato per secoli sottoposto ad esperimenti e teorie. Addirittura “Scuola Grigia” o
“Scuola dei Grigi” è il nome di una scuola pittorica paesaggistica ligure caratterizzata dall’avversione ai toni troppo forti,
quindi dalla spiccata predilezione per le tinte chiare e delicate.
Come non citare poi la tecnica del “Grisaille”, una particolare
lavorazione in cui l’unico colore utilizzato è proprio il grigio
in tutte le sue sfumature e sfaccettature. Il termine viene infatti dal francese “gris”, che vuol dire, per l’appunto, grigio.
Anche la scultura non si è lesinata nell’uso di questo colore;
basti pensare all’antichità classica e al suo sfrenato utilizzo del
marmo che ha di propria natura una base bianca o grigiastra
con venature dello stesso tono. Statue, bassorilievi, costruzioni
edili, strutture, opere d’arte d’avanguardia e non sono caratterizzate dalla presenza attiva del grigio nella loro costruzione,
tanto che si decise di improntare su questo colore la struttura
urbanistica del quartiere romano EUR ispirato all’architettura
classica e neoclassica. Il complesso architettonico è infatti caratterizzato da massicce costruzioni in marmo che convivono
a stretto contatto con edifici di natura più nuova, rimanendo
però su nuance che virano verso la scala dei grigi.
«C’erano fondamentalmente tre generi di accordi:
il bianco, del tutto legale. Il nero, del tutto illegale.
E il mio colore preferito, il grigio.»
(Lord of War, Andrew Niccol. 2005)
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particolari e tessuti evanescenti, fino a creare vere e proprie
costruzioni architettoniche con gabbie di grigio metallo atte a
sostenere capi di abbigliamento così particolari da sembrare
quasi opere d’arte da passerella.
E nel makeup?
Nel makeup è l’argento la nuance che fa da padrona, spesso
abbinata al nero o al perla. Dai più il grigio è temuto, come
si legge su numerosi blog amatoriali di internet, poiché è
un’arma a doppio taglio: se non usato bene rischia di spegnere lo sguardo. Per la sua neutralità è facilmente abbinabile
con ogni tonalità di colore, soprattutto per look sofisticati e
metallizzati, ma c’è anche chi osa con smokey brillanti, chi lo
preferisce in tonalità opache per dare un tocco di classe e chi
lo utilizza nei makeup artistici con effetti strabilianti. Tantissime case di makeup hanno inserito all’interno di collezioni
diversi prodotti con nuance grigie, spesso nelle tonalità
metallizzate come il platino o l’argento, che sono molto apprezzate tra le giovanissime per la loro capacità di accendere
lo sguardo; esistono inoltre ombretti con base grigia e glitter
colorati all’interno in modo da poter giocare su tonalità da
abbinare con altri prodotti.
Nel makeup teatrale il colore grigio invece ha un suo piccolo
spazio durante gli invecchiamenti; serve soprattutto per donare quell’aspetto di pelle ingrigita dovuta all’avanzare dell’età
e cambiare il colore dei capelli e delle sopracciglia.
Visto tutto ciò che è stato detto in merito, viene spontaneo
l’interrogativo finale: siamo veramente sicuri che il grigio sia
un colore banale?
Persino la letteratura ha reso omaggio a questo colore con il
recente romanzo “Cinquanta Sfumature di Grigio” divenuto
un caso editoriale più unico che raro. Grigio protagonista anche nella fantascienza con gli “Alieni di razza Alfa”, i famosi
extraterresti dalla pelle grigia e dall’inquietante aspetto.
Avvicinandoci al mondo del makeup occorre un doveroso
accenno all’uso del grigio nella fotografia e nella moda. Il
grigio, essendo un colore neutro, non appartenente né alle
tonalità fredde né a quelle calde, esattamente come i fratelli
bianco e nero, quindi mantiene proprietà rilassanti alla vista.
Nella cromoterapia viene per questo definito un colore di
trasformazione poiché si pensa abbia capacità a livello psicologico di risvegliare sensazioni sopite e di far crescere l’uomo
a livello intellettuale. Non a caso mettendo due fotografie
completamente uguali a confronto tra di loro, ma mantenendone una a colori e una in bianco e nero, il cervello umano
sposta la sua attenzione sulla seconda catturando con lo
sguardo molti più dettagli di quanti coglierebbe nello scatto
originale. Attenzione, meticolosità, impegno e concentrazione: la nostra mente reagisce così alla vista del grigio.
Persino il cinema in bianco e nero, pur essendo privo di
colori che non siano quelli neutri, appariva e appare tutt’oggi
agli occhi degli spettatori estremamente comunicativo, anche
con il mutismo che lo caratterizza. Tutt’oggi scelte registiche
particolari continuano a proporre il bianco e nero e la scala
di grigi nelle sale enfatizzando così momenti di particolari
interesse nel pubblico.
Molti sono inoltre gli stilisti e le grandi firme che propongo il grigio nelle loro creazioni, spesso abbinandolo a tinte
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MARIAN G E LA PA LAT I N I
di Ilaria Casella
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Mariangela Palatini nasce a Villa Rosa, un paesino in provincia di Teramo.
Frequenta la scuola di Ragioneria e in seguito frequenta il corso di estetica.
La sua vera passione è un’altra e nasce durante la sua infanzia.
All’età di otto anni, infatti, già sfoglia riviste di moda e disegna modellini di vestiti; il mondo artistico l’affascina tremendamente.
Gli anni passano e la passione aumenta ma non è sempre facile avere il coraggio di prendere da soli quella
che sembra la strada giusta da seguire.
In realtà, la sua passione celata, aspetta solo di essere spronata per venir fuori.
Mariangela inizia così una ricerca sulle accademie di formazione nel settore del make-up e, quella che più
cattura la sua attenzione, è la Joe Blasco Make-Up School di Los Angeles.
Frequentare un’accademia di quel tipo avrebbe indubbiamente determinato un enorme cambiamento nella
sua vita, sia sul profilo lavorativo che personale, prevedendo un temporaneo quanto inevitabile trasferimento negli Stati Uniti.
Da non sottovalutare l’ingente peso economico che tale scelta avrebbe avuto sul suo budget. Proprio per
questo, in crisi, il bisogno di esternare tutte queste perplessità alla sua famiglia, che non prende bene la decisione di un eventuale trasferimento a Los Angeles. Nulla, però, può ostacolare la decisione di Mariangela:
ormai il suo unico obbiettivo è quello di partire per l’America.
Il suo sogno si realizza all’età di ventiquattro anni. L’avventura dura un anno e dopo il suo rientro in Italia
inizia a inviare curricula. Tra i vari invii ce n’è uno destinato alla redazione del famoso programma televisivo
Striscia la Notizia per un posto da effettista.
Mariangela Palatini è la truccatrice che crea ogni sera un diverso personaggio per il celebre imitatore Dario
Ballantini.
dieci anni mi fa lavorare con artisti straordinari.
Parlami del tuo trasferimento a L.A. per
frequentare l’accademia di make-up
Avevo mille paure e dubbi infiniti ma tanta voglia
di provarci, di credere in quel sogno, anche se avevo mio padre e la mia famiglia contro. Mio padre
era contrario alla mia partenza, poiché credeva che
sarei potuta partire solo dopo essermi sposata ma
“ogni vera gioia, ha una paura dentro” (ndr citazione di una frase celebre di Margaret Mazzantini).
Quanto conta l’umiltà in questo lavoro?
Moltissimo. Essere umili è alla base di tutto, nel
lavoro come nella vita. Ci sono tanti truccatori che si riempiono la bocca dei loro successi, “se
la suonano e se la cantano” da soli! Invece quelli bravi, e ce ne sono tanti, sono umilissimi, sempre insoddisfatti ma capaci di fare cose bellissime.
Credi che i sogni si possano realizzare?
Mamma
Sì. Credo fermamente che i sogni si possano realizzare ma, altrettanto, credo che sia necessario impegnarsi tantissimo, sono sempre più convinta di questo.
Vorresti
cuno
in
truccare
qualparticolare?
Non è importante essere “il truccatore di” ed è per
questo che non vorrei mai truccare nessuno in particolare; essere un bravo truccatore non deriva da
chi trucchi ma da ciò che esprimi con un trucco.
Cosa
esprimi
con
un
trucco?
Cosa
ne
sta
rivista
tv
e
non
il
cinema?
la
Notizia?
‘Perché ho iniziato lì e non ho più smesso.
Come
arriva
Striscia
in
carriera?
pensi
di
“To
Make
queup”
?
Credo sia un’ottima opportunità per coloro che vogliono conoscere il make up dal punto di vista professionale. Ormai con troppa facilità ci si definisce
make up artist, invece ritengo sia una professione
che prevede molte conoscenze e tanta esperienza;
la gavetta, che ormai in pochi vogliono fare, è imprescindibile, fattore sul quale soffermarsi anche
nella scelta del percorso formativo da intraprendere.
Inoltre è molto interessante leggere le esperienze di chi lavora in questo campo: possono essere, da un lato, uno spunto per non scoraggiarsi;
dall’altro testimonianze preziose per non montarsi troppo la testa. In entrambe i casi utilissime!
piccole sfumature, questioni di millimetri, a volte.
la
donna
un mondo di prime donne a volte è facile perdersi. Con il trucco esprimo il mio modo di trasformare, cerco di cogliere dei dettagli e riportarli nel
volto di un’altra persona per ricreare la stessa immagine. I dettagli spesso fanno la differenza: delle
Perché
o
Mamma e donna in carriera è una combinazione
esplosiva, abbastanza difficile, ma credo che infondo sia talmente ricca che quello che impari in un
ambito poi ti aiuta nell’altro. Penso di trasmettere
alle mie figlie la passione che ho per il mio lavoro e
ci tengo a ripetere loro che sono padrone della loro
vita, che possono sognare e impegnarsi per realizzare i loro sogni. Certo non sono presente ogni giorno,
anzi, ma il messaggio della mia assenza è forse più
grande e profondo. Nel lavoro, il fatto di avere una
famiglia mi tiene molto più con i piedi per terra, in
Quando si dice “il caso non esiste”: appena terminati gli studi accademici negli Stati Uniti, torno in Italia e invio un curriculum vitae alla redazione di Striscia la Notizia. Non arriva per intero
ma quel poco che arriva colpisce chi, più tardi, mi
farà un colloquio, la stessa persona che da oltre
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F rance s ca Tolot
di Carla Belloni
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25
tista, che esprime con 100 trasformazioni l’ispirazione della
Francesca Tolot artista e creativa.
Libro nato dalla grande amicizia tra artista e modella, elemento che si coglie in ogni scatto pubblicato, racconta forse per la
prima volta la crescita ed il mutamento di una donna sotto i
riflettori, soggetto che esprime gli stati d’animo e le molteplici
identità di una donna moderna alle prese con i cambiamenti
ambientali e temporali, il tutto raccontato con una maestria e
innovazione da lasciare senza parole.
Ho avuto la fortuna di partecipare all’evento straordinario
MAC Masterclass dell’8 ottobre 2014 a Milano dove la fantastica Francesca Tolot, introdotta ed accompagnata in questa
esperienza dal grande artista Michele Magnani, ha tenuto una
rappresentazione di trucco ed ha presentato il suo libro “One
woman 100 faces” prestandosi alle numerose curiosità del vasto
pubblico presente; parterre delle grandi occasioni alla Triennale di Milano dove tra il pubblico erano presenti moltissimi
esponenti del makeup italiano tra cui il maestro Diego Dalla
Palma stretto amico dell’artista.
L’incontro è terminato con una sfilata di modelle che hanno
mostrato dei lavori della artista Francesca Tolot e che esprimevano tutto il suo talento.
La sua disponibilità ha fatto si che ci rilasciasse un intervista
esclusiva su di se e sul suo mondo.
Francesca Tolot, truccatrice italiana, considerata una delle più
grandi interpreti di questo magico mondo, nasce a Venezia e
per lavoro si trasferisce a Los Angeles.
Gli studi di belle arti e il suo grande interesse ed amore per
la pittura, specialmente quella rinascimentale, fanno da base
per la sua formazione artistica di spiccata raffinatezza.
Il suo talento l’ha portata a collaborazioni professionali di altissimo livello; moltissime le star che si sono affidate all’arte
del suo makeup: Kim Basinger, Julia Roberts, Charlize Theron, Gwyneth Paltrow, Jodie Foster, Kate Winslet, Marion
Cotillard, Nicole Kidman, Scarlett Johansson, Sharon Stone,
Sophia Loren oltre a dive della musica come Beyonce, Madonna, Shakira, Celine Dion e Jennifer Lopez. Il suo inizio americano è segnato dal suo incontro con Elizabeth Taylor avvenuto a metà degli anni ’80 appena arrivata a
Los Angeles con la collaborazione del famosissimo fotografo
Helmut Newton, con cui aveva lavorato in Italia.
A questo inizio di grande prest.igio ha fatto seguito una miriade di incarichi prestigiosi con copertine di Vogue e Rolling
Stone e video musicali; ad oggi ancora ideatrice dei total look
di Beyonce che segue anche nei suoi video musicali.
Suo ultimo grande lavoro è libro “ One Woman 100 faces”,
con prefazione amichevole della stessa Beyoncè, realizzato in
lunghi venti anni dove la donna dei ritratti è la modella iconica Mitzi Martin, fotografata da Alberto Tolot marito dell’ar-
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Buonasera sig.ra Tolot, intanto ti ringrazio della disponibilità e ti porgo i saluti
della Romeur Academy e di tutta la redazione di To MakeUp
D-Come è cominciato il tuo percorso artistico e professionale?
R-La pittura rinascimentale è stato il
mio primo amore e gli studi di belle arti
hanno affinato la mia sensibilità per la
luce, il colore e le sfumature. E’ stata
l’iscrizione ad un corso di makeup con
Diego della Palma che ha dato inizio alla
mia carriera di makeup artist. Ricordo
che all’epoca utilizzavo molto trucco su
me stessa e pensavo che frequentare un
corso, sarebbe stato divertente per imparare nuove tecniche. Il mio primo
incarico è stato sostituire Diego per il
makeup per una campagna pubblicitaria, un giorno in cui lui non era disponibile. Come prima esperienza non è stata
delle migliori, tanto da pensare che quel
tipo di carriera non era adatto a me. Per
fortuna Diego ha insistito e una settimana dopo ero sul set di uno shooting per
Vogue Italia. Da quel momento ho capito che quella sarebbe stata la mia professione e la mia passione.
D-Quali differenze hai riscontrato nella
visione della bellezza tra la sue radici italiane e le richieste di attrici famose preminentemente americane.
R-Quando sono arrivata a Los Angeles
negli anni ‘80, i codici estetici erano
molto diversi da quelli europei. Il make
up era molto più esasperato e “costruito”.
Provenire dalla moda, mi ha molto aiutato a interpretare un concetto di bellezza più fresco e contemporaneo. Credo
di aver avuto la fortuna di essere arrivata a Los Angeles nel momento giusto,
l’industria stava cambiando, c’era il desiderio di sperimentare e credo che anche l’essere italiana mi abbia aiutato, in
US ho sempre riscontrato una profonda
ammirazione per la creatività e l’innovazione del “made in Italy”e questo mi ha
dato il privilegio di potermi esprimere.
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D-Nel tuo ultimo libro “One Woman
100 Faces” si evidenzia la voglia di una
espressione artistica che va al di là del
semplice make up correttivo che è parte
integrante del suo bagaglio professionale,
da dove è nata questa esigenza?
R-Il libro nasce proprio dal desiderio di
esprimere liberamente la mia creatività,
la mia personale visione e svelare il potere espressivo dell’arte del makeup. Il
makeup è versatilità, in alcuni look ho
utilizzato per esempio, materiali alternativi quali carta, tessuti, fiori. Io e mio
marito, il fotografo Alberto Tolot abbiamo lavorato per la prima volta con Mitzi
Martin sul set di un commercial quando lei aveva solo 17 anni e siamo rimasti
abbagliati oltre, che dalla sua bellezza,
dall’incredibile capacità di trasformarsi
davanti alla camera. È diventata la no-
stra musa. Le immagini di questo libro
sono il racconto delle molte sfaccettature di una donna, un viaggio nella sua
femminilità e personalità.
D-Ti sei affiancata dei collaboratori per lo
sviluppo del progetto o hai curato da sola
ogni parte della realizzazione?
R-Ho avuto il privilegio di avvalermi
del talento di professionisti nel tempo
diventati amici, che hanno capito il mio
progetto. Innanzi tutto Alberto, mio
marito, che ha realizzato le immagini
del libro e poi ho potuto contare sulla
collaborazione di stimati colleghi hairstylist che si sono appassionati a questo
progetto.
D-Da dove cogli l’ispirazione per i pro-
getti che poi realizzi?
R-Dalla vita! Credo che ogni cosa, ogni
luogo, ogni volto sia una fonte inesauribile di ispirazione, basta essere predisposti, curiosi e lasciare che lo sguardo
si posi su tutto ciò che ci circonda, attraversando l’ovvietà e la quotidianità delle
cose. E allora ecco che si svela la meraviglia della natura, l’unicità delle persone,
l’energia delle strade, il potere evocativo
dell’arte.
D-Come artista che vive di colori ed armonie quale è il tuo parere riguardo al
fotoritocco applicato ai suoi lavori?
R-Credo che il fotoritocco se artistico
e ben realizzato sia un continum del
processo creativo e se serve a valoriz-
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zare il risultato del mio lavoro ne sono
favorevole. Sono invece contraria alla
manipolazione e all’artificiosità che mi
trasmette un senso di estraneità alla mia
creazione.
D-Quale è il tuo rapporto con il trucco
beauty correttivo?
R-Anche in questo caso non sono favorevole all’esasperazione del correttivo.
Il mio compito come makeup artist è
riuscire ad interpretare e enfatizzare la
bellezza di un volto piuttosto che “correggerlo”. Sono per esempio contraria
all’abuso del contouring nel beauty. i
f
l
ondo
tinta
fra passato e presente
di Carlo Capezzera
32
“De Medicamine formae
foeminae”
di Ovidio contiene questa ricetta insieme ad altre di composti cosmetici di sua invenzione, testimonianza del fatto che la cosmesi ha radici
molto profonde nella storia dell’uomo.
Come già detto nel precedente articolo sull’eyeliner, la ricerca storica
rivela emozioni non pensate e non è facile resistere al fascino di perdersi
nell’osservazione e nella lettura del passato attraverso un cosmetico. Inoltre, è bene chiarire che questo articolo si propone solo come un fuggevole
sguardo storico del prodotto, uno spunto per poter riflettere sulla storia
dell’uomo, dei costumi e della cultura attraverso un prodotto di bellezza.
«Suvvia, spiega in che modo, dopo che il sonno ha abbandonato
le tenere membra, il viso possa risplendere candido» .
All’orzo, che inviano per mare i coloni africani, togli via
paglia e pula; una misura uguale di ervi sia fatta macerare
in dieci uova (che l’orzo mondato ammonti a due libbre):
quando il tutto si sarà asciugato al soffio del vento, fallo
macinare con ruvida mola da un’asina lenta. Trita anche
corna che cadranno per prime ad un cervo longevo (ce ne
vada una sesta parte di libbra), e poi, quando si saranno
mescolate a questa polvere farinosa, setaccia subito il tutto,
nei fitti fori di un vaglio.
Ovidio - “De Medicamine formae foeminae”
33
Il fondotinta ha origini molto antiche, come del resto i cosmetici in generale, ma dovremo arrivare quasi ai giorni nostri per poter parlare di fondotinta vero e proprio nella moderna accezione. Detto questo troverete in questo
articolo il termine “fondotinta” anche quando non si riferisce al fondotinta
vero e proprio ma a quei miscugli cremosi con fine di abbellimento e correzione dell’incarnato utilizzati fino ai primi del ‘900.
In epoca Egizia era in uso una miscela detta
“cerussa” contenente la biacca, cioè un pigmento
composto da carbonato basico di piombo, che
veniva spalmata sul viso per coprire il colore della
pelle, le imperfezioni e per sbiancare in genere
l’incarnato. I medesimi usi possono essere ritrovati
nelle popolazioni Sumeriche e Cartaginesi.
La stessa biacca veniva usata dagli antichi Greci e
in epoca Romana, mescolata a escrementi di uccelli
fermentati, ottenendo un composto quasi simile
all’intonaco. In particolare nell’antica Roma, ci
sono testimonianze di uso del fondotinta anche fra
gli uomini, sebbene fosse un’usanza radicata ancor
più lontano nel tempo. Le formulazioni potevano
spesso variare da più a meno complesse ma erano
tutte mediamente simili: carbonato di piombo
mescolato a cereali come il mais, oli, grassi animali
come il lardo.
Nel 1300 le dame usavano spalmare grandi quantità
di dense creme ottenute dalla mescolanza di ossido
d’argento e mercurio, grassi animali vari e burro.
Nel Rinascimento era in uso il “lustro” con finitura
avorio dorato; questo prodotto deve il nome al
colore usato nelle arti decorative della ceramica, un
colore giallo pallido.
Nel 1600 Elisabetta I era solita utilizzare dell’albume d’uovo per sfruttarne l’effetto tensore.
Con il nome generico di “splenia” si indicava una
pasta rosea molto coprente adatta a minimizzare
le cicatrici, bruciature e abrasioni, una sorta di
moderno camouflage. Cioè che accomuna tutte le
tipologie di creme e miscugli vari è il colore sempre
tendente al bianco in quanto simbolo della purezza
dell’animo. L’idea del bello e del fascino, infatti, è
stata quasi sempre legata a un’idea di volto chiaro e
pallido, canoni di bellezza che ritroveremo in epoca
medioevale.
34
Anche gli uomini erano abituati a ricoprire
il loro volto con pomate composte da oli,
burro di cacao e farine, tamponando poi
il volto con abbondanti quantità di cipria
ottenuta dalla polvere d’amido e dal talco.
Un’ interessante testimonianza ci viene
dalla letteratura: vaste sono le opere
dedicate alla descrizione della toletta,
spesso a carattere ridicolizzante e ironico;
famosissimi a questo proposito i versi di
Giuseppe Parini ne “Il giorno” relativi alla
toletta del Giovin Signore:
“Ecco che sparsa
pria da provvida man la bianca polve
in piccolo stanzin con l’aere pugna,
e degli atomi suoi tutto riempie
egualmente divisa. Or ti fa cuore,
e in seno a quella vorticosa nebbia
animoso ti avventa.”
35
Sempre nel corso dell’Ottocento continua a sussistere l’idea
del bello accostata al pallido, in contrapposizione al colorito
scuro dei popolani. Ritroviamo quindi diversi preparati, spesso altamente nocivi, composti da piombo e bismuto, mandorle amare, sublimato corrosivo di mercurio, causa spesso di
intossicazioni gravi e decessi.
A cavallo tra il Settecento e l’Ottocento troviamo in uso
misture diverse a base di mercurio, piombo, ossido di zinco,
acidi e nitrato di argento, mentre l’età Vittoriana segna una
sorta di arresto nell’uso del fondotinta e del trucco in generale
ad uso personale.
La Regina Vittoria infatti, considerava disdicevole l’uso del
make-up, relegandolo solo alle prostitute.
Il trucco era accettato per ragioni artistiche e quindi “consentito” solo ad attori e attrici. Per schiarire l’incarnato senza
l’uso di trucco, alcune signore arrivavano persino ad astenersi
dal prendere sole, mangiavano gesso e bevevano iodio. Come
si è visto, dunque, i canoni di bellezza non subiscono ancora
particolari cambiamenti: il volto doveva sempre essere pallido
per indicare bellezza e purezza.
che rimane sostanzialmente sempre la stessa ma grazie
all’uso di ciprie colorate, rosse o color crema naturale o
ancora leggermente rosata.
E’ con Carl Baudin, attore del Leipzeiger Stadt, teatro in Germania, che il fondotinta inizia la sua strada verso la formulazione moderna e verso le diverse colorazioni e finiture. È a
lui, infatti, che si deve l’invenzione del cerone teatrale (pasta
composta da zinco, ocra e lardo) creato per nascondere la
giuntura della parrucca alla fronte.
Il truccatore ed estetista Max Factor (Maximilian Factorowiz) nel 1914, creò il cerone flessibile, un “moderno cerone
teatrale” avente una composizione più riflettente sotto le luci
dei set cinematografici. Gli studi di formula di Max Factor
portarono al primo prodotto in commercio su larga scala, il
Pan Cake con la formula del “due in uno”, fondotinta e cipria.
Tradizionalmente, infatti, veniva usato prima uno strato di
fondotinta a base oleosa e poi veniva stesa la cipria, sia per
fissare il fondo che per ottenere un aspetto più opaco e adatto
a riflettere le luci cinematografiche.
Mentre l’uso del rossetto (“lip rouge”) e del fard (“rouge”) era
ormai piuttosto comune, l’uso del fondotinta veniva ancora
visto come “malfamato”. Tuttavia, il Pan Cake donava un
aspetto più naturale tanto che, quando nel 1937 venne ottenuto il brevetto, nonostante la crisi economica, il lancio del
prodotto fu e rimase uno dei più grandi successi nel campo
della cosmesi.
Questa imposizione del bianco subisce per la prima
volta un’interruzione in epoca moderna agli inizi del
1900. Sotto il Re Eduardo VII, infatti, le donne ricominciarono ad usare il trucco e il fondotinta che, però, non
si presentava più così bianco come nei periodi precedenti, non già per un cambiamento nella formulazione
40’
60’
La leggerezza e la trasparenza si fanno
ancora più presenti negli anni Sessanta
e Settanta arrivando addirittura alla
quasi totale assenza di fondo negli anni
dei “figli dei fiori”. Ciò che a volte non si
tiene presente è proprio il contesto sociale
nel quale e dal quale nasce e si sviluppa
una certa idea di make up, di stile, di
apparenza. Non si tratta di un mondo
a parte ma di un’espressione di costume
costruita attorno a una tendenza.
Negli anni quaranta la formulazione inizia
a mutare con l’introduzione dei fondotinta
fluidi rendendo la texture leggera sia nella
consistenza che nella risultanza. Procedendo
negli anni ritroviamo appunto tale caratteristica, nata per esigenze cinematografiche e
sviluppatasi nel beauty quotidiano e commerciale puntando sempre di più ad un aspetto
fresco e leggero, compattante, coprente ma
trasparente all’apparenza.
80’
La formulazione del fondotinta cambia nuovamente negli anni Ottanta. Una grande attenzione al
fisico, all’abbronzatura, al colore ambrato della pelle, comporta anche un uso di diverse palette di colori
che vanno ad aggiungersi a quelle già presenti; il colore aranciato, spesso presente in diversi make up di
quest’epoca, non è altro che la risultanza dell’ossidazione di alcuni nuovi ingredienti, non sempre stabili
come nelle formulazioni attuali, e di gusti estetici legati a quegli anni.
L’introduzione del silicone negli anni Novanta e Duemila ha rivoluzionato sicuramente la produzione di questo cosmetico; in particolare quella del silicone volatile ha donato al fondotinta una finitura
impalpabile, trasparente anche alle riprese ad alta definizione.
Le miscele caratterizzanti i fondotinta si sono sviluppate su larga scala e le case cosmetiche sono sempre
state interessate, come tutt’ora, a sviluppare formule continuamente all’avanguardia, tanto che oggi non
è più possibile parlare di fondotinta come fosse un unico prodotto, essendo numerosissime e diversificate
le consistenze e le finiture.
36
Il fondotinta moderno è formato da un’emulsione di
acqua, pigmenti e sostanze grasse naturali come oli
vegetali e/o minerali, o di sintesi come i siliconi.
ed anche quella di olio può essere totalmente assente.
La vasta gamma di fondotinta è data dalla differenza con la
quale questi elementi vengono mescolati, dalla loro percentuale di presenza e dall’aggiunta di altri elementi atti ad opacizzare o rendere scorrevole la sua applicazione. I pigmenti
utilizzati sono inorganici, quindi non vengono assorbiti dalla
pelle: questo ne determina il potere coprente. Vedremo in futuro tutte le particolarità di formulazione. Cerchiamo intanto
di esaminare delle macro differenze che ci aiutino a capire
meglio l’argomento.
I liposolubili sono costituiti da una base spesso esclusivamente grassa fatta di oli e trigliceridi miscelati con pigmenti.
Questo tipo di formulazione permette al fondotinta di essere
maggiormente resistente all’acqua.
La solubilità del fondotinta è di fondamentale importanza
nell’uso professionale. Da questo dipende, infatti, la scelta dei
prodotti più adatti ad essere miscelati fra di loro per poter
ottenere il miglior risultato di finitura ma anche di stabilità
e durata. Basilare diventa dunque la conoscenza tecnica del
prodotto e la sua formulazione.
È possibile distinguere due macro categorie di fondotinta,
cioè gli idrosolubili e i liposolubili.
Gli idrosolubili sono una miscela di pigmenti sospesi in una
miscela di oli in acqua, legati grazie a sostanze emulsionanti
che quindi permettono di mantenere aggregate le particelle
colorate, l’acqua e la sostanza grassa, evitando la sedimentazione dei pigmenti stessi. La maggiore presenza di acqua
determinerà la consistenza più fluida; al contrario, la sua
minor concentrazione determinerà una consistenza cremosa,
fino ad arrivare al fondotinta in polvere dove la parte di acqua
37
IL
VALUTATORE DELLA
SICUREZZA
NEI PRODOTTI
COMESTICI
di Alice Circi
38
Chi di noi acquistando un prodotto cosmetico non fa caso a quella lista di ingredienti per
molti incomprensibili…il famoso I.N.C.I ?
Vi siete mai chiesti cosa c’è dietro all’ I.N.C.I ? Se ci sono leggi che ci tutelano? Se c’è
qualcuno che controlla che queste leggi vengano applicate?
La risposta è
SI.
In questo articolo parleremo di una figura professionale che lavora
dietro le quinte ma ha un ruolo fondamentale per la tutela di noi consumatori.
39
I
della sicurezza è quindi la figura professionale che contribuisce
ad assicurare l’assenza di rischi del prodotto cosmetico.
In particolare, secondo quanto previsto dall’articolo 11, la
Persona Responsabile dell’immissione sul mercato di un
prodotto cosmetico deve mettere a disposizione delle autorità di
controllo una serie di dati e informazioni relativi al cosmetico, la
cosiddetta “documentazione informativa sul prodotto”, indicata
con l’acronimo PIF (Product Information File).
Il PIF è costituito da tutte le informazioni ed i dati sul prodotto a
cui si riferisce; tra le altre, comprende le seguenti informazioni:
la formula qualitativa e quantitativa del prodotto, le specifiche
fisico-chimiche e microbiologiche delle materie prime e
del prodotto finito, il metodo di fabbricazione, i dati sulla
valutazione di sicurezza del prodotto, le prove degli effetti vantati
e i dati esistenti per quanto riguarda gli effetti indesiderabili per
la salute umana provocati dal prodotto cosmetico in seguito al
suo utilizzo.
Parlando di sicurezza di prodotti cosmetici è importante chiarire
la differenza tra pericolo e rischio.
Mentre nel parlare comune questi due termini sono sinonimi, da
un punto di vista scientifico e tossicologico rappresentano realtà
diverse. Il lavoro che fanno le autorità internazionali è stabilire
una dose di componenti che rappresenti un rischio accettabile,
che non vada a modificare in maniera significativa le condizioni
di salute di un individuo.
Un esempio può essere quello del piombo nei coloranti per
rossetti. Il piombo è una sostanza tossica ma le quantità presenti
nei coloranti per rossetti sono talmente basse da non costituire,
nell’uso che viene fatto del rossetto, un rischio per la salute
umana.
Un grosso lavoro preliminare viene fatto, dunque, prima della
messa sul mercato dei prodotti cosmetici. Questo lavoro dietro
le quinte vede lo sforzo di tante figure all’interno di un’azienda;
una di queste preziose figure è proprio quella del valutatore
di sicurezza. Il consumatore spesso non ne è informato ma
è importante invece sapere dell’esistenza di questa figura
professionale per poter giudicare in modo più critico tutte le
informazioni a disposizione.
cosmetici rappresentano un insieme di prodotti con cui la
popolazione generale viene a contatto quotidianamente,
dai primi anni della nostra vita sino alla terza età. Da
questo deriva la necessità che i cosmetici applicati sulla
pelle siano sicuri per la nostra salute. Esattamente come i
farmaci e gli alimenti, i cosmetici sono sottoposti a una serie
di valutazioni e controlli nell’ambito di una normativa ben
specifica.
A partire dal 1976 nell’Unione Europea sono stati presi in
considerazione gli ingredienti della composizione cosmetica
per valutare la sicurezza dei prodotti. La stessa Commissione
europea, pertanto, ha vietato nei cosmetici un certo numero di
sostanze chimiche considerate nocive, mentre alcune sono state
ammesse solo in determinate dosi proprio sulla base dei rischi
potenziali derivanti dalle loro proprietà tossicologiche.
La produzione dei cosmetici è oggi disciplinata da un
Regolamento europeo che ha sostituito, a partire dall’11 luglio
2013, la legge italiana 713/86.
La legge prevede una quantità rilevante di obblighi per i
produttori di cosmetici e la quasi totalità di questi obblighi è
relativa alla garanzia della sicurezza dei prodotti sul mercato a
tutela del consumatore.
A questo punto entra in campo il protagonista del nostro
articolo ovvero il valutatore della sicurezza.
La legge 713/86 prevede appunto un figura professionale che è
quella del valutatore della sicurezza, un laureato in farmacia,
chimica, medicina o discipline affini.
Ogni prodotto cosmetico immesso sul mercato ha un dossier di
informazioni tossicologiche e di sicurezza degli ingredienti della
formulazione tale da garantire la sicurezza dei consumatori.
Il lavoro del valutatore della sicurezza poggia fondamentalmente
su due aspetti: la lettura della formula del cosmetico (quindi la
composizione del prodotto e lo studio dei suoi ingredienti alla
luce della letteratura scientifica) e la valutazione dell’uso che
ne farà il consumatore, della tipologia di consumatore, della
frequenza e delle zone di applicazione. Sulla base di questi
elementi il valutatore potrà trarre le sue conclusioni sulla
sicurezza del prodotto in esame.Il valutatore
BIBLIOGRAFIA : www.abc-cosmetici.it
www.eu-cosmetics.it
www.salute.gov.it
40
41
42
INTERVISTA
A:
SIMONE BELLI
Artistico,eclettico, proessionale, cortese, un vulcano d’idee e concetti: questi sono alcuni aggettivi ai quali ho pensato conoscendo e
parlando alcuni minuti con Simone Belli. In occasione del Cosmoprof 2014 a Bologna, infatti, dimostrando disponibilità e sensibilità,
mi ha concesso questa intervista fuori programma. Un colloquio denso di concetti espressi alla velocità della luce che hanno anticipato
le domande che mi ero ripromesso di fare.
di Carlo Capezzera
Ciao Simone, come credi sia andata questa
edizione del Cosmoprof?
“Per quanto riguarda l’evento nella sua totalità credo
bene, anche se non ho avuto modo di poterlo seguire
con attenzione in quanto impegnato con l’Hair Contest
l’Oreal che è stato un vero successo, geniale oserei dire.”
Cosa pensi di eventi di questo genere? Sono
effettivamente utili?
sincronia e l’affiatamento è la chiave di tutto. È questo che
cerco di trasmettere al team con il quale opero. Inoltre, credo
anche nell’espressione dell’arte pura come emozione di pancia
che viene da dentro. Il make up (come lo stile in generale) non
deve essere pensato troppo, è un’emozione che va trasmessa
di getto, anche ribaltando le regole accademiche classiche e
stravolgendo il già fatto. Sicuramente il mio modo di essere
make up artist si discosta dal modo di essere comune di molti
miei colleghi.”
Cosa ti differenzia rispetto ad altri tuoi colleghi?
“Il Cosmoprof è una fiera di proporzioni enormi, offre
tanto, dall’utile al superfluo; c’è tanto di tutto e di diverso valore, ma è possibile riuscire a scovare opportunità
commerciali di sicuro interesse. Per quanto riguarda
questo tipo di eventi (ndr si riferisce all’Hair Contest)
trovo che sia fondamentale che ci sia un’occasione che
metta al centro del palco giovani protagonisti che difficilmente riescono a trovare una piattaforma di visibilità
per poter esprimere la loro arte, la loro professionalità
e le loro capacità. Un evento simile offre la possibilità
di mettersi alla prova in un contesto di alta risonanza
che fa interagire più figure professionali insieme. La
chiave di tutto sta nel saper realizzare un look nella
sua totalità; pur rimanendo importanti le divisioni di
settore, chi lavora nel campo della moda e dell’immagine in generale non può esimersi dal conoscere il lavoro
nel suo complesso (non è possibile pensare di occuparsi
solo di trucco, o solo di acconciatura, o solo del vestito).
E’ inoltre basilare riuscire a collaborare in squadra nella
realizzazione di un’idea comune, provando sul campo
l’interazione a ritmi serrati.”
Qual’è la tua idea di lavoro, cosa cerchi in un professionista e in un team?
“Ciò che in primis ritengo sia basilare è appunto riuscire a
giocare di squadra: il team dev’essere capace di operare in
43
“Rispetto il modo di fare di ognuno. Penso che ciò che mi
differenzia sia l’andare oltre le regole pensate, guardando
continuamente all’innovazione, stravolgendo i riferimenti
antichi dei volumi del viso ancora oggi in uso che ritengo
invece superati. Il make up artist è sì un lavoro artigianale fatto
di riflessioni, di soluzioni geniali e di ispirazioni che possono
venire da ogni dove, ma è anche un’espressione delle sensazioni
del momento. È così che io lavoro e mi esprimo in un continuo
di idee; è così che mi sento artista del trucco; è questo che oggi
la moda richiede.”
Puoi svelarci qualche progetto futuro?
“Meglio di no, posso solo dirvi che sentirete parlarne. Sono e
saranno sempre lavori di squadra, cercando di creare occasioni
di sperimentare sul campo idee innovative per creare nuovi
spazi di visibilità che oggi, per i giovani artisti, è così difficile
ottenere.”
L
’orientamento attuale delle aziende cosmetiche
è quello di realizzare preparazioni che
diano la percezione di una pelle con meno
imperfezioni, dall’aspetto aspetto sano e naturale,
mascherandone le macchie e, nei casi di miglior tecnologia,
riducendo anche solo otticamente segni importanti come
quelli della couperose. Per far ciò si ricorre a particelle che
hanno come compito primario la riflessione e la diffusione
della luce.
Tratteremo qui un argomento che accomuna i temi
principali anticipati da due articoli presenti su To Make
Up 2nd Issue: ‘Le nano tecnologie’ e la fisica racchiusa
nell’articolo ‘All’ombra della luce’. Ne vedremo l’applicazione
nei prodotti cosmetici.
L’obiettivo di conferire alla pelle un colorito quanto più
naturale possibile e non artefatto è tanto primario quanto
delicato, in particolare nella produzione dei fondotinta,
e può diventare di difficile raggiungimento quando i
cosmetici, oltre a soddisfare l’aspettativa di dare alla pelle
un aspetto pulito e naturale, devono coprire discromie
importanti della pelle o segni del tempo. Si tratta quindi
di trovare il giusto equilibrio tra quei componenti che
forniscono il colore e la copertura desiderata, come ad
esempio i derivati dell’ossido di ferro, per la maggior parte
opachi, che creano un effetto coprente e poco trasparente,
ed altre tipologie di pigmenti trasparenti che però non
danno la copertura necessaria a mascherare i piccoli difetti
nella superficie della pelle.
un effetto ottico derivante dall’interazione con la luce, attraverso il fenomeno della diffusione. La capacità di un
materiale di creare un effetto soft focus è determinata
da fattori chimici, dalle dimensioni, dalla morfologia e
dall’orientamento delle particelle nello spazio che occupano.Il materiale soft focus disperso in una formulazione
cosmetica ha le caratteristiche di combinare la capacità
di ri-trasmettere la luce che riceve e quella di diffonderla.
Attraverso la trasmissione si ottiene un risultato più naturale e luminoso in termini di tono, mentre tramite la
diffusione la luce viene ridistrubuita in molte direzioni,
il che comporta un ammorbidimento delle imperfezioni
presenti sulla pelle (bibl 6).
Un esempio noto di particella che ha la caratteristica di
riflettere la luce, è il biossido di titanio, utilizzato anche
nelle creme solari. (bibl 5)
Cominciando dalle imperfezioni più scontate, parliamo
delle rughe. Come fare per renderle meno evidenti?
Proviamo a fare un esempio molto semplice: se volessimo illuminare una stanza con una finestra molto piccola,
sfruttando la luce naturale, cosa faremmo? La soluzione
sarebbe quella di collocare una serie superfici riflettenti
sulle pareti, ma non basta: dovremmo scegliere uno specchio che abbia una forma particolare e dovremo dargli
una specifica inclinazione per diffondere al meglio la
luce. Tenendo conto di questi elementi potremmo catturare la luce dall’unica finestra e diffonderla nell’intera
stanza garantendo un’illuminazione perfetta in tutti gli
angoli bui. Questo è il principio della tecnologia soft focus.
L’effetto soft focus è la capacità di alcune particelle, inserite ad hoc nelle preparazioni cosmetiche, di ridurre i
segni delle rughe o di piccole imperfezioni sulla pelle per
44
L a t e c n o lo g ia s o f t fo c u s
di Paola Coratti
Praticamente
a
cosa
servono
queste
particelle?
Come abbiamo appreso dalla lettura del numero precedente, sappiamo che la luce ha l’effetto di mettere in evidenza,
“tira fuori” ciò che viene illuminato. Le particelle soft focus, opportunamente abbinate ad altre molecole, hanno la
funzione di superfici riflettenti che inserite in una ruga, creano una serie di punti luce che attenuano l’ombra prodotta
dalla stessa, riducendone otticamente la profondità, con il risultato finale di renderla meno evidente.
I materiali più utilizzati con efficacia soft
focus sono riportati di seguito. Molti di essi
vengono pretrattati a temperature altissime
ed eventualmente miscelati opportunamente
tra loro:
silice
fumata
l’allumina
ossido
di
pirogenica
zirconio
titanio
ossido
fumato
ossido
di
zinco
ossido
di
stagno
45
di
titanio
Le caratteristiche di alcune di queste componenti chimiche, come ben noto in riferimento al biossido di titano utilizzato nei prodotti solari, è quella di possedere
una capacità di riflessione eccessiva, tale da dare alla
pelle un aspetto di innaturale luminosità il cui risultato
è assimilabile ad un aspetto oleoso (bibl 5). Per ovviare
questo tipo di problemi, oltre alla tecnica della micronizzazione (disgregazione delle particelle in particelle
ancora più piccole), sono state create formulazioni nelle
quali le particelle soft-focus vengono opportunamente
inglobate in sostanze polimeriche: film elastici e trasparenti che hanno la caratteristica di legare e diffondere a
loro volta la luce riflessa dalla particella soft-focus, rendendola invisibile.
Ogni tipologia di particella soft-focus ha uno specifico
polimero cui viene legata, ad esempio per le particelle di
silice fumata, sono particolarmente indicati i polimeri
di silicone, i poliglicoli e le loro miscele. I polimeri diffusori di luce più utilizzati in campo cosmetico sono il
nylon, il PMMA o crosspolimero metacrilato di metile,
il polietilene, il copolimero di etilene ed acido acrilico.
(bibl 7).
E’ ormai universalmente riconosciuto che le condizioni
che causano il decadimento di elementi essenziali per la
pelle come elastina e collagene sono l’esposizione ai raggi uv, il fumo, le poveri di piombo e la scarsa idratazione. A seguito di numerose ricerche è stato evidenziato
che la pelle ha un suo normale livello di fluorescenza e
che esso diminuisce in coincidenza alla diminuzione di
elastina e di collagene. La auto-fluorescenza è un fattore
direttamente correlato all’aspetto esteriore di lucentezza, morbidezza e splendore comunemente associati con
la pelle più giovane. Qual è la fluorescenza dominante
in gioventù? Il verde. (bibl 2/8).
La fluorescenza esiste in tutti gli strati della pelle: l’epidermide ne mostra livelli più deboli, lo strato corneo ha
emissioni leggermente più forti, mentre le emissioni più
intense si trovano nel derma e nel grasso sottocutaneo.
Il livello di fluorescenza epidermica varia a seconda del
colore della pelle dell’individuo, tuttavia, la fluorescenza
nel derma è legata a elementi comuni a tutti i tipi di
pelle: elastina e collagene. Nel corso della mezza età tali
elementi determinanti cominciano a ridursi, causando
la perdita della fluorescenza verde e, negli anni successivi, di quella blu. Pertanto la perdita di elastina, collagene e conseguentemente di fluorescenza, danno un
aspetto spento e grigio alla pelle. (bibl 2)
Attualmente si trovano in commercio creme, fondotinta, solari ed altri prodotti che grazie all’utilizzo di questa
tecnologia soft-focus ci restituiscono immediatamente
un aspetto giovane e fresco.
Svelato il segreto di alcuni prodotti cosmetici che hanno
il potere di dare nell’immediato risultati esteticamente
performanti e che concentrano la loro azione sulla mimetizzazione, introduciamo qualche ricerca che fa riferimento allo sforzo di sviluppare prodotti che vogliono
rispondere all’esigenza di donare anche la luminosità e
la freschezza di una pelle giovane. Sarebbe un’evoluzione del sistema soft focus che dovrebbe restituire il famoso effetto salute e che è abbastanza controversa dato che
alcune delle tipologie di prodotti usati sembrano avere
implicazioni negative sulla salute. Si tratta dell’utilizzo
di quelli che sono definiti sbiancanti ottici che basano
la loro funzione sulla fluorescenza.
46
Queste
particelle sono in grado
riflettere i raggi UV
di
Raggi UV
particella
softfocus
assorbire la radiazione ultravioletta trasformandola in energia luminosa, quindi producono luce oltre che diffonderla.
Un esempio è costituito dalle molecole della fluoresceina,
pirazina, cumarina, naphthalimide, triazine, dioxazine, solforodamina, azo composti, composto azomethinic, stilbene
derivato, derivato ossazolo, benzoxazole, o dalla famiglia
dell’imidazolo (bibl 1).
Per quanto riguarda il polimero che ingloba la particella, le
caratteristiche sono analoghe a quelle dei polimeri trattati
per la tecnologia soft-focus: nylon, acrilici, poliesteri o altri
polimeri plastici, materiali naturali, cellulosa rigenerata,
Per garantire i risultati che conferiscono una fluorescenza pari a quella della pelle giovane, si usano componenti
chimici in grado di riflettere i raggi uv traducendoli in
fluorescenza, cioè che catturano i raggi uv trasformandoli in energia luminosa. Il sistema utilizzato è analogo a
quello della tecnologia soft focus, i componenti principali
sono una particella ed un polimero, la differenza è che la
particella inglobata nel polimero ha natura chimica ed una
funzione diversa. A differenza delle particelle della tecnologia soft-focus che fa uso di particelle inorganiche che
diffondono la luce, le particelle chimiche sono in grado di
49
le esigenze della nostra pelle e consideriamo che possiamo
scegliere tra una serie di preparati differenti: la tecnologia
soft-focus viene applicata in diverse aree cosmetiche grazie
alla possibilità di associare ad essa una serie di componenti di varia natura che la rendono idonea sia per prodotti di
make up che per prodotti per la skin care. Un esempio di
elementi che possono essere usati in associazione alla tecnologia soft-focus del nostro prodotto sono gli agenti anti-brillantezza, agenti idrosolubili o liposolubili, agenti idratanti
come i polioli e per esempio la glicerina, agenti antiossidanti, filtri solari fisici e chimici. Come agenti attivi si possono
menzionare i seguenti: anti invecchiamento, agenti cheratolitici, peeling e vitamine, quali ad esempio, le vitamine A,
B3, PP, B5, E, K1 e / o C (bibl 4)
Ora che abbiamo compreso le funzionalità e gli effetti delle particelle utilizzate nelle varie tipologie di tecnologia
soft-focus utilizzate nella cosmesi, torniamo un po’ alle
nanotecnologie: la grandezza che devono avere queste particelle non deve superare 5/8μ (micron) (ricordiamo che il
micron o nanometro corrisponde ad 1/millesimo di millimetro, 1/milionesimo di metro ), per funzionare in maniera
ottimale le nostre particelle devono avere una forma sferica
o poliedrica, il che garantisce la miglior diffusione della luce
e per finire devono avere un indice di rifrazione superiore ad
1 , in modo tale che l’immagine della imperfezione sulla pelle sia trasmessa fuori dall’asse visivo di chi guarda. (bibl 3)
Se decideremo di fare una prova con un prodotto che sfrutta
la tecnologia soft-focus, teniamo sempre in considerazione
1) Brevetto - Fluorescent cosmetic composition US 8133508 B2 Data di pubblicazione
13 mar 2012
2) Comparatively Speaking: Color vs. Fluorescence Mar 20, 2012 Anthony J. O’Lenick Jr., Siltech LLC
3) Brevetto Cosmetic compositions containing optical brighteners US6313181 B1 Data di registrazione 26 mag 1999
4) Evaluation of the skin-brightening efficacy of a skin-brightening system using decapeptide-12
April 2012 Andrea T. Kassim , Mussarrat Hussain & David J. Goldberg
6) Soft-focus cosmetic composition comprising fumed alumina Numero di pubblicazione
US20050163813 A1 Data
di pubblicazione 28 lug 2005
7) Cosmetic composition containing novel fractal particle based gels having improved optical properties - Numero di pubblicazione
US8603505 B2 Data di pubblicazione10 dic 2013
8) Wild Plum: Novel particles of improved optical brightness and fl uorescence -2010 - JORDAN GROATHOUSE, HOMAR
BARCENA,
CASEY GUSTAFSON, MARK V. WILSON,
DAVID J. SYMONSBERGEN, KERRY A. LUCAS,
and ANDREA E. HOLMES
48
49
Michele Magnani
Senior
MAC
Make
di Valeria de Medio
50
Up
Artist
È stato make up artist per Kylie Minogue, Alessandra Amoroso,
le famiglie Missoni e Cavalli; ha collaborato con Dirty Martini e
Dean & Dan (Dsquared2). Lui è Michele Magnani, Senior Artist
della scuderia MAC Cosmetics, e questa è l’intervista esclusiva
che ha rilasciato per i lettori di To-Ma È stato make up artist per
Kylie Minogue, Alessandra Amoroso, le famiglie Missoni e Cavalli; ha collaborato con Dirty Martini e Dean & Dan (Dsquared2). Lui è Michele Magnani, Senior Artist della scuderia MAC
Cosmetics, e questa è l’intervista esclusiva che ha rilasciato per i
lettori di To-Make Up.
Gli addetti ai lavori, fotografi, modelle, stilisti, professional MUA e gli
appassionati del settore ti conoscono per il tuo lavoro di Make Up Artist di MAC: cosa ti ha spinto ad entrare in questa grande scuderia?
di poter fare tantissime cose e molte
volte le mie aspettative non puntavano
così in alto. Comunque ogni mia prima
volta, che sia il primo backstage, o la
prima volta che ho truccato una celebrities, o anche la prima volta che una
cliente mi ha fatto una domanda più
particolare di altre, etc., la custodisco con grande affetto; non una sola
esperienza, tutta la mia carriera. La
fortuna che ho avuto in questi anni è
ciò che ricordo in ogni momento e che
mi sostiene nei momenti più difficili.
MAC è stata una scelta ambiziosa da
parte mia, ho mirato subito all’azienda che rappresenta in assoluto quello
che è il leader del settore di Make Up
professionale: mi ha colpito soprattutto attraverso i colori, poi mi ha
conquistato al 100% con la sua anima vibrante, che è il DNA del brand.
Cosa
sere
significa, quindi,
un
MAC
Make
per
Up
Quali
sono
ti
futuri
di
te esArtist?
in
progetItalia?
MAC ha una strategia di espansione molto ambiziosa: saremo presenti sempre di
più sul territorio italiano, per essere
più vicini ai consumatori che frequentano i nostri negozi ma, progetto più
importante, per supportare il lavoro
dei professionisti, della PRO COMMUNITY di artisti che quotidianamente svolge un attento lavoro in tutta Italia.
Sono molto orgoglioso di far parte di una famiglia così grande che
da ai make Up Artist di tutto il mondo l’opportunità di esprimere la propria individualità, senza censure: personalmente ho la possibilità tutti i
giorni dell’anno di poter interpretare e realizzare la mia sensazione,
creatività e attitudine in relazione
a quello che è il mondo del make up.
Qual’è
cordi
i
MAC
Cos’ha
giovani
l’esperienza
che
ricon
maggior
piacere?
in
serbo
Make
MAC
Up
per
i
Artist?
Grazie a questa strategia di espansione
MAC darà sempre più opportunità ai giovani MUA per entrare a far parte della
nostra famiglia: le nuove energie saranno il futuro della nostra azienda.
Che domanda difficile! -sorride- Sai,
non è facile racchiudere in un’unica
esperienza speciale tutta la mia carriera: ho avuto la fortuna e il privilegio
51
BLACK
RITRATTI
IN
&
WHITE
B I AN C O
52
E
NERO
make up di
alessia signoriello
make up di
Valentina Mannarino
make up di
Vanessa Trezza
make up di
Chiara Manes
make up di
Valeria Gagliardi
make up di
Serena Meriggioli
THIRD
ISSUE

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