francesco bovino a radio rai2: intervista

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francesco bovino a radio rai2: intervista
FRANCESCO BOVINO A RADIO RAI2: INTERVISTA
Scritto da Nicola Teofilo
Martedì 13 Aprile 2010 11:46
Certo che non ha mai smesso di amare la sua città. Nonostante tutto. Francesco Bovino,
tenore polignanese, romano d’adozione, fa di continuo la spola tra la capitale e la nostra città.
Sul sito web ufficiale (
www.francescobovino.com
) Polignano è una ridente cittadina a picco sul mare. C’è però una Polignano che sorride poco ai
suoi concittadini, qualche volta anche al mare e agli artisti e migranti in generale. La storia si
ripete da decenni. Funziona solo se il prodotto d’esportazione vende. Modugno vi dice niente?
Francesco non si è mai sentito un’artista incompreso. Il lavoro lo gratifica: al Teatro dell’Opera è
apprezzato e stimato da pubblico e colleghi. A Natale ha dato prova delle sue qualità al Palarte
a Fabrica di Roma, accompagnato al pianoforte dal Maestro Stefano Giannini. Nello stesso
periodo si era vociferato di un suo ritorno artistico a Polignano ma poi non se n’è saputo più
nulla.
Lui corre a Polignano appena può: “almeno una volta al mese” - rivendica quando lo
incontriamo per un aperitivo al bar. Le conversazioni sono ben cadenzate da argomenti e
riflessioni sul mondo della musica in generale, sullo stato dell’arte e il rapporto intimo e sofferto
con la sua città natale.
“Polignano mi piace, è la mia città. Ci vengo sempre, appena posso”. Francesco non dà troppo
a vedere la sua nostalgia, le emozioni le manifesta solitamente attraverso il canto. E’
costantemente informato sulle vicende del nostro paese, sembra quasi che da Polignano non
se ne sia mai andato veramente. Un cordone ombelicale mai reciso. Consumiamo il nostro
drink, usciamo, lo avvicinano in molti, amici che mostrano con dovizia di rispetto e stima la loro
vicinanza all’uomo e all’artista.
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“A Roma non posso lamentarmi, le cose funzionano. Ormai lavoro al Teatro dell’Opera da anni,
l’associazione mi dà soddisfazioni, ma la musica è cambiata”.
Quale musica? Si fa per dire…
“No, la musica musica - sorride - tu pensi che oggi un capolavoro come “Emozioni” di Lucio
Battisti lo metterebbero su disco? Sicuramente no. Direbbero che non e’ radiofonico! Servono
motivetti dal refrain facile, semplice, ripetibile e immediato. Tutto ciò risponde a una logica di
mercato…le Major del disco impongono cosa va in un determinato momento. Il “sistema” del
profitto ad ogni costo passa sull’arte musicale appiattendola ed uniformandola su dei cliché
ormai consolidati. L’artista deve, prima di esporre quel che ha da dire uniformarsi a questi
standard imposti. Oppure? Oppure non gli fanno fare proprio niente.”.
Si comprende. E’ il denaro che muove tutto...
“Si - risponde rassegnato - Una volta c’era sperimentazione, si lasciava spazio alla creatività
dell’artista. Questo ha fatto si che nascessero (parlo dell’Italia) i cantautori,le band (allora li
chiamavamo “complessi”, nuove forme di canzone e i dischi si vendevano! Adesso conta la
quantità di dischi che l’artista riesce a vendere, se il prodotto non e’ di qualità non importa a
nessuno. Un esempio. Ho visto il film di Luca Medici, Cado dalle nubi, per amor loci, non per
altro. Il personaggio del film, Checco Zalone, racconta però un’amara realtà del nostro tempo.
In una scena del film Checco fa un provino, canta e viene preso non per merito, ma perché ci si
rende conto che il personaggio funziona. Possiede tutte le qualità. Checco è demenziale,
quanto basta per farsi amare dal grande pubblico e far circolare i danari. Questo conta. Ma non
è tutto. Ciò che veramente conta oggi è evitare che la gente pensi, che possa riflettere. La
gente non deve più pensare, ha bisogno di distrazioni. Per questo il livello qualitativo della
musica in circolazione si è abbassato notevolmente. E’ tutto direttamente proporzionale e
funzionale al consumo. Per spingere al consumo non devi riflettere e prenderti troppo sul
serio.”.
Anche nel bel canto non mancano i fenomeni da “baraccone”. Andrea Bocelli trova il
consenso popolare e di critica ma sembra molto costruito, vero?
“Molto? E’ tutto costruito, dalla testa ai piedi. E’ un personaggio per il quale sono stati investiti
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fior di quattrini. Vedi, anche il circuito legato a Caterina Caselli, ha prodotto negli ultimi anni dei
veri e propri fenomeni, trascinatori di popolo e di ingenti quantitativi di denaro. Le produzioni
rispondono a logiche di mercato studiate ad hoc. Per questo non conviene sperimentare e
rischiare.”.
Raccontaci una tua esperienza personale o qualche aneddoto…
“La scorsa settimana sono stato invitato a seguire dal vivo la trasmissione radiofonica di RAI 2
“OTTOVOLANTE”: una sorta di Zelig radiofonico. Condotto da Savino Zaba, ex conduttore del
mitico programma di Telenorba “BATTITI” ora in forza alla Rai. Tra gli ospiti c’erano il
pugliesissimo
Mich
ele Mirabella
e l’attrice
Mita Medici
. A un certo punto della trasmissione Savino e’ salito fra il pubblico e mi ha raggiunto
annunciando a tutti la mia presenza e chiedendomi di cantare qualcosa improvvisando; magari
un acuto. Io divertito e un po’ preoccupato di cantare così,“a freddo” non mi sono sottratto ed ho
intonato la parte finale di “LA DONNA E’ MOBILE “ dal Rigoletto di
Giuseppe Verdi
. C’e’ stato un applauso con standing ovation. Questo conferma ancora una volta che se alla
gente si propongono cose artisticamente valide, il riscontro arriva. Il problema della lirica è che
resta un fenomeno di nicchia abbandonato a se e quasi ignorato dai mass media. Si
preferiscono tronisti e veline tanto belli, quanto ignoranti. Questo tanto per raccordarci al
discorso che facevamo prima.”.
Il 2010, a Francesco, riserverà delle novità sul piano artistico. Si parla di una produzione
verso la metà dell’anno. Lui avvolge tutto in un’aura di riserbo.
“Certo - conferma - se ci sono novità vi tengo informati”.
L’ultimo abbraccio artistico con la nostra città risale al 2008. Per Natale 2009 sembrava quasi
fatta, si parlava di un concerto a Polignano, ma poi qualcosa non ha funzionato. Forse nelle
maglie della burocrazia? Gli uomini e la politica - riflettiamo a margine dell’aperitivo - quelli non
cambiano mai. Aveva proprio ragione Thomas Mann a proposito degli artisti: “sono gli ultimi a
farsi illusioni rispetto alla loro influenza sul destino degli uomini”. Cosa può fare l’arte se non
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credere spontaneamente in una politica migliore? L'arte è sogno, progettazione: la politica ha
perso quella capacità di sognare. Il dialogo immaginario con Mann si interrompe. La risposta
dello scrittore svizzero si insinua: "l’arte non è una forza ma solo una consolazione", anche un
po’ ingenua.
“Un abbraccio ideale va alla bella Polignano e a i miei concittadini che sono lontani dagli occhi
ma vicini al cuore... ciao.”.
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