L`Iride Agricoltura 2000 - ed. NO-VCO N.5 2016

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L`Iride Agricoltura 2000 - ed. NO-VCO N.5 2016
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seguito della pubblicazione del Regolamento e del
Decreto ministeriale di attuazione è stata ufficializzata la proroga dal 15 maggio al 15 giugno 2016 del
termine ultimo per la presentazione della Domanda Unica dei Pagamenti diretti (compresa la domanda di accesso alla Riserva nazionale per il 2016 e il termine ultimo per il
deposito dei contratti di fornitura del pomodoro da industria);
per la presentazione delle domande dello Sviluppo rurale relative alle misure a superficie e alle misure connesse agli animali;
in questo caso le regioni devono recepire la proroga con proprio provvedimento.
Inoltre, la proroga al 15 giugno riguarda anche il termine ultimo per la comunicazione delle modifiche (senza penalità)
apportate alle domande; tali modifiche possono riguardare
l’aggiunta di singole parcelle agricole o singoli diritti all’aiuto, oppure modifiche relative all’uso o al regime di pagamento diretto o alla misura di sviluppo rurale in relazione
a singole parcelle agricole o a diritti all’aiuto già dichiarati
nella domanda unica.
COSA SUCCEDE NEI FATTI
Di conseguenza, i fascicoli si potranno validare fino al 15/6;
le domande uniche e PSR-superficie si potranno presentare
fino al 15/6 (sia iniziali che di modifica); dopo il 15/6 si po-
tranno presentare domande iniziali/modifica che avranno
le penalità dell’1% al giorno lavorativo di ritardo. E queste si
potranno presentare fino al 9/7.
La proroga consentirà dunque agli agricoltori di avere più tempo a disposizione per la presentazione della domanda evitando
di incorrere in errori.
Gli uffici di Coldiretti sono a disposizione per ulteriori chiarimenti: contattate il vostro riferimento territoriale più vicino.
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La Giornata della Carne
per tutelare un settore
chiave dell’economia
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egli ultimi cinque anni hanno chiuso quasi 12mila stalle
da carne per effetto delle importazioni dall’estero che oggi
rappresentano quasi 1/3 dei consumi, con
effetti sull’economia, sull’occupazione e
sulla sicurezza alimentare. È quanto emerge
dal dossier “#bracioleallariscossa presentato dalla Coldiretti il 5 maggio alla Giornata
nazionale della Carne italiana con migliaia
di allevatori e consumatori insieme a operatori dell’industria, del commercio, della
ristorazione, del turismo e del mondo scientifico ma anche cuochi e gourmet, dentro e
fuori il Centro Congressi del Lingotto a Torino a difesa di primati qualitativi e di sicurezza alimentare del Made in Italy.
Il risultato è che in cinque anni dalla fattoria Italia sono scomparsi circa trecentomila bovini da carne, mezzo milione di maiali
e settecentomila conigli e oggi in Italia sono
rimasti appena 80mila allevamenti di bovini da carne, cinquemila di maiali e 4500 di
polli da carne. In gioco - precisa la Coldiretti - c’è il futuro delle stalle nazionali dove
sono ancora allevati 8,7 milioni di maiali, 6,1 milioni di bovini da carne e 6,5 milioni di conigli, ma risultano minacciate
di estinzione ben 24 razze di bovini, 10 di
maiali e 10 di avicoli sulla base dei Piani di
Sviluppo Rurale della precedente programmazione.
Oggi viene dall’estero il 40% della carne bovina consumata in Italia e il 35% di
quella di maiale mentre le importazioni
sono più ridotte per la carne di pollo/tacchino. Gli arrivi da Paesi comunitari e extracomunitari di carne a basso prezzo senza il
valore aggiunto di sicurezza e sostenibilità
garantiti dall’Italianità provoca la chiusura
delle stalle, impoverisce le attività di trasformazione e distribuzione ad esse legate e fa
venir meno il presidio ambientale e di legalità di interi territori, mettendo a rischio 180
mila posti di lavoro in tutta la filiera delle
carni che genera in Italia un valore economico dell’ordine di 30 miliardi di euro con
una ripartizione praticamente equivalente
tra carne bovina, di maiale e di pollo/tacchino.
Le carni nazionali sono più sane, perché
magre, non trattate con ormoni (a diffe-
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renza di quelle americane) e ottenute nel
rispetto di rigidi disciplinari di produzione
“Dop” che assicurano il benessere e la qualità dell’alimentazione degli animali. Non a
caso, l’Italia vanta il primato a livello europeo per numero di prodotti a base di carne
“Dop”, ben 40 specialità di salumi che hanno
ottenuto la denominazione d’origine o l’indicazione geografica.
L’impegno degli allevatori italiani per la salvaguardia della qualità, della biodiversità e
dell’ambiente è confermato dall’azione di
recupero delle razze bovine italiane storiche da carne che dopo aver rischiato l’estinzione sono tornate nelle campagne italiane
con un aumento del 65% nel numero di ani-
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mali allevati dall’inizio del secolo nel 2000,
sulla base delle iscrizioni al libro genealogico.
La razza piemontese è la più diffusa e può
contare su ben 240mila capi mentre sono
52mila quelli di razza marchigiana, 43mila
di chianina, 13mila romagnola, 10mila maremmana e 30mila podolica per un totale di
circa 388mila animali allevati.
Un risultato reso possibile anche grazie,
precisa la Coldiretti, a iniziative di valorizzazione messe in campo dagli allevatori,
con l’adozione di forme di alimentazione
controllata, disciplinari di allevamento restrittivi, sistemi di rintracciabilità elettronica e forme di vendita diretta della carne da
parte degli allevatori attraverso le fattorie e i
mercati di Campagna Amica.
«Quando una stalla chiude si perde un intero
sistema fatto di animali, di prati per il foraggio, di prodotti tipici e soprattutto di persone
impegnate a combattere lo spopolamento e
il degrado spesso da intere generazioni», ha
affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che «per
salvare un patrimonio culturale, ambientale
ed economico del Paese è importante verificare le etichette che obbligatoriamente devono indicare la provenienza della carne fresca
per scegliere la filiera italiana della carne
che crea occupazione, produce ricchezza e
presidia il territorio delle nostre regioni, ma
garantisce anche qualità e sicurezza alimentare grazie al sistema di controlli realizzato
dalla rete di veterinari più estesa d’Europa».
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#bracioleallariscossa
al Lingotto di Torino
Imponente la presenza delle province di Novara Vco
per difendere un settore chiave di economia e identità
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È
stata imponente la presenza delle nostre due province di Novara e Vco lo scorso 5 maggio a Torino alla Giornata nazionale della Carne italiana dentro e fuori il Centro Congressi del
Lingotto a Torino. Allevatori, consumatori, cuochi, nutrizionisti
e gourmet dentro e fuori il Centro Congressi del Lingotto in via Nizza 270
contro gli allarmismi infondati, le provocazioni e le campagne diffamatorie insieme a operatori dell’industria, del commercio, della ristorazione,
del turismo e del mondo scientifico. Significativo anche l’hastag che ha
accompagnato la giornata, ovvero #bracioleallariscossa.
Quasi un italiano su dieci ha detto completamente addio alla carne,
ma nel 2015 l'allarmismo si è fatto sentire sull’intera popolazione con
gli acquisti delle famiglie che sono crollati del 9% per la carne fresca
di maiale, del 6% per quella bovina e dell’1% per quella di pollo come
pure per i salumi, scendendo ai minimi dell’inizio del secolo.
E’ quanto emerge dal dossier presentato da Coldiretti.
«Vogliamo difendere la nostra carne – ha sottolineato Delia Revelli presidente di Coldiretti Piemonte - dagli allarmismi infondati e da campagne diffamatorie che, soprattutto nell’ultimo anno, stanno colpendo
un alimento determinante per la salute poiché apporta l’indispensabile
contributo proteico, oltre ad essere parte fondamentale della nostra dieta
mediterranea».
La carne e i salumi rappresentano, infatti, importanti fonti di proteine ed
altri micronutrienti solitamente assenti (vitamina B12), poco rappresentati (zinco, selenio, B2, PP) o scarsamente disponibili (ferro) nei prodotti
di origine vegetale.
Federico Boieri, presidente Coldiretti Novara Vco: «Negli ultimi cinque
anni, a livello nazionale, hanno chiuso quasi 12mila stalle da carne per
effetto delle importazioni dall’estero che oggi rappresentano quasi 1/3 dei
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consumi, con effetti sull’economia, sull’occupazione e sulla sicurezza alimentare. Oggi
viene dall’estero il 40% della carne bovina
consumata in Italia e il 35% di quella di maiale. Un problema che tocca direttamente
anche le nostre province”. Da rilevare anche
la presenza di numerosi sindaci del Novarese e Vco oggi all’evento.
Gli arrivi da Paesi comunitari ed extracomunitari di carne a basso prezzo, senza il
valore aggiunto di sicurezza e sostenibilità
garantiti dall’italianità, mette a rischio 180
mila posti di lavoro in tutta la filiera delle
carni che genera in Italia un valore economico dell’ordine di 30 miliardi di euro con
una ripartizione praticamente equivalente
tra carne bovina, di maiale e pollo/tacchino.
Il Piemonte detiene il primato italiano nella
valorizzazione delle carni da razze storiche
italiane e la zootecnia riveste un ruolo di
grande importanza per il tessuto economico
regionale con una produzione lorda vendibile che nel 2015 ha toccato quasi i 2 miliardi
di euro.
Durante la giornata, infine, è stata presentata la nuova figura del Tutor della carne che
aiuta a conoscerla, a scegliere i pezzi più
adatti in cucina e dispensa consigli su dove
fare acquisti di qualità direttamente dagli
allevatori.
Il presidente interprovinciale ha così concluso: «Introdurremo anche in Piemonte la
figura del tutor della carne grazie al quale
è possibile risparmiare fino al 50% durante
la spesa acquistando tagli alternativi, meno
conosciuti e più economici, ma anche più
adatti alla ricetta che si vuole portare in tavola, senza rinunciare alla qualità. Di fronte
alla grave crisi economica che sta coinvolgendo sia le stalle sia i consumatori è necessario
trovare soluzioni nuove con una rete che,
partendo dagli allevamenti e arrivando al
bancone dei negozi, promuova la diffusione
di tutti i tagli di carne».
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Il permanere del segreto
sui dati delle importazioni
rallenta l'apertura della via
verso la trasparenza
in un periodo di profonda
crisi del settore zootecnico,
di importanza strategica
per le nostre due province
Urge avere i dati
delle importazioni
di latte dall’estero.
Ulteriore appello
alla Regione
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Il direttore interprovinciale di Coldiretti Benedetti
è intervenuto al convegno della Camera di Commercio
.BOJGFTUB[JPOFBM#SFOOFSPMPTDPSTPTFUUFNCSF
#"7&/0 Ogni anno la Camera di
Commercio del Verbano Cusio Ossola,
unitamente e congiuntamente alle altre
Camere di Commercio italiane, presenta il
proprio
rapporto sull'economia locale.
/PWBSB"HSJNFSDBUP
Lunedì 16 maggio, nel corso della 14a
#BSFOHP
Giornata dell’Economia,
la Camera
di commercio del Vco ha presentato il
rapporto sull’economia locale relativo
al 2015 e primi indicatori 2016 e al con-
fronto con gli altri territori montani.
Dopo la presentazione dei report si è tenuta la tavola rotonda "Settori economici:
stato dell'arte, futuro e proposte" alla quale
hanno partecipato i rappresentanti delle
associazioni di categoria dei vari settori:
l'intervento del direttore i Coldiretti Novara Vco Maria Lucia Benedetti ha focalizzato lo stato dell'arte e le prospettive di sviluppo dell'agricoltura 'made in Vco', nelle
diverse articolazioni dall'Ossola (agricoltura alpina in particolare) e del Verbano
(con un focus approfondito sul florovivaismo), puntualizzando sulla necessità
di considerare sempre più l'agricoltura
come 'partner strategico' per il rilancio,
la promozione e lo sviluppo del territorio. Sono intervenuti anche i rappresentanti degli altri settori produttivi, del turismo e del lavoro.
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Fauna selvatica
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are da mangiare ai cinghiali diventa reato ed è bene che la cittadinanza ne sia pienamente consapevole onde evitare di incappare in spiacevoli ammende
e nei casi più gravi nell’arresto fino ad un massimo
di sei mesi.
Nelle nostre province il problema dei danni causati dalla fauna selvatica è particolarmente sentito. A tal proposito, Coldiretti
sottolinea l’entrata in vigore della norma nazionale che prevede l’arresto da due a sei mesi per chi immette sul territorio cinghiali e il divieto di foraggiare gli ungulati, per scoraggiarne
la proliferazione, sanzionato con un’ammenda da 516 a 2.065
euro.
Il provvedimento è contenuto nel Collegato Ambientale alla
Legge di Stabilità 2016. La pratica di dare cibo ai cinghiali è
una delle cause della presenza di questi animali selvatici nelle
aree, agricole, in quelle peri-urbane e nei centri abitati senza
contare poi che l’abbondanza di cibo influisce anche in maniera significativa sulle dinamiche di riproduzione della specie,
provocandone un incremento in zone, come le nostre province,
dove il cinghiale tra l’altro non è neppure un animale autoctono.
«Sicuramente è un provvedimento che accogliamo favorevolmente, ma questo sul territorio non basta» avverte Coldiretti. «Ormai
il numero di questi ungulati è talmente fuori controllo che ser-
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Nelle nostre
province
il problema
dei danni
causati
dai cinghiali
e dalla fauna
selvatica
è molto grave.
La norma
è contenuta
nel Collegato
Ambientale
vono azioni ben più incisive. I danni sono insostenibili e non si
limitano più solo alle coltivazioni e agli allevamenti ma in alcuni casi addirittura alle strutture, alle siepi, agli steccati, agli
impianti di irrigazione, con un costo diventato esorbitante per
le imprese. La gestione della fauna selvatica va affrontata in maniera determinata anzitutto da parte della Regione Lombardia in
capo alla quale dal 2016 sono tornate le deleghe in materia provenienti dalle Province».
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Agroalimentare
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Ue, via libera del Parlamento
a origine del cibo in etichetta:
«Svolta storica, ora tocca
alla Commissione»
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«Un passo importante
per fermare l’inganno
del finto made in Italy,
risultato delle battaglie
di Coldiretti.
Il prossimo obiettivo
deve essere una decisione
coerente da parte
della Commissione Ue»
come GPTTFSPCVMMPOJUVUUJVHVBMJTGPSOBUJJO
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Fonte: Elaborazioni Coldiretti
I temi e l'agricoltura
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l Tttip, il trattato transatlantico deve assicurare la tutela
dei vini italiani rispetto a un fenomeno, quello del falso made in Italy a tavola, assai diffuso sul mercato Usa
dove ha superato il valore di 20 miliardi di euro. A sottolinearlo è la Coldiretti nell’esprimere preoccupazione per le
notizie sull’andamento delle trattative tra Usa e Ue secondo le quali gli americani hanno ribadito la loro intenzione di
continuare ad usare le denominazioni “semigeneriche” dei
vini europei, come gli italiani Chianti, Marsala, il greco Retzina, il portoghese Madeira e i francesi Chablis e Champagne.
Il risultato è che oggi il Chianti si produce in California, mentre
sempre negli States è possibile acquistare del Marsala Wine. Ma
il fenomeno del falso vino “Made in Italy” trova un forte impulso anche dalle opportunità di vendita attraverso la rete dove è
possibile acquistare pseudo vino ottenuto da polveri miracolose contenute in wine-kit che promettono in pochi giorni di
ottenere le etichette più prestigiose come Chianti, Valpolicella,
Frascati, Primitivo, Gewurztraminer, Barolo, Verdicchio, Lambrusco o Montepulciano.
Il Made in Italy tarocco a stelle e strisce non riguarda però il
solo vino ma colpisce tutti i comparti dell’export tricolore, dai
pomodori san Marzano all’olio d’oliva fino ai salumi, mentre
addirittura il 99% dei formaggi di tipo italiano negli States è fasullo nonostante il nome richiami esplicitamente le specialità
casearie più note del Belpaese, dalla Mozzarella alla Ricotta,
dal Provolone all’Asiago, dal Pecorino Romano al Grana Padano, fino al Gorgonzola.
La presunzione statunitense di continuare a chiamare con lo
stesso nome alimenti del tutto diversi è inaccettabile perché
si tratta di una concorrenza sleale che danneggia i produttori e inganna i consumatori e l’Unione Europea ha il dovere
di difendere prodotti che sono l’espressione di una identità
territoriale non riproducibile altrove realizzati sulla base di
disciplinari di produzione sotto un rigido sistema di controllo.
«La trattativa sull’accordo di libero scambio tra Unione Euro-
pea e Stati Uniti, Tansatlantic Trade and Investment Partnership
(Ttip) deve rappresentare un appuntamento determinante
per tutelare le produzioni agroalimentari italiane dalla contraffazione alimentare e dal fenomeno dell’Italian sounding»
spiega il presidente della Coldiretti, Roberto Moncalvo nel ricordare che «in gioco c’è un consistente interscambio economico
visto che per la prima volta le esportazioni agroalimentari Made in Italy in Usa hanno superato nel 2015 i 3,6 miliardi di euro
con un aumento del 20%. E proprio il vino è il prodotto italiano
più apprezzato dagli americani con 1,3 miliardi».
Ma sul tavolo del Ttip ci sono anche altri argomenti “scottanti”
su cui l’Europa non deve abbassare la guardia dalla carne agli
ormoni al pollo alla varechina che rischiano di finire nel piatto
dei cittadini italiani ed europei, fino alla questione degli Ogm.
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significative al 15 giugno
relativamente ai bandi
dell'attuale Piano
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I temi e l'agricoltura
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a Camera ha approvato in prima lettura il disegno di
legge sul contenimento del consumo del suolo e riuso
del suolo edificato, che passa ora all’esame del Senato. Il provvedimento affronta il tema della priorità del
riuso, delineando una procedura articolata in più fasi, con
competenze del Governo e delle Regioni. Viene introdotta e
disciplinata la fattispecie urbanistica dei compendi agricoli
neorurali, per cui le regioni e i comuni possono qualificare,
nei propri strumenti urbanistici, alcuni fabbricati come compendi agricoli neorurali, al fine di farne oggetto di recupero e di
riqualificazione, conferendogli, accanto alla prevalente destinazione agricola, altre destinazioni quali servizi turistico-ricettivi,
ludico-ricreativi, servizi dedicati all'istruzione. Si prevedono misure di incentivazione per i comuni e per i privati che realizzano
il recupero di suoli agricoli, anche per prevenire il dissesto idrogeologico ed il degrado dei paesaggi rurali.
Si specifica che i proventi dei titoli abitativi, i cosiddetti oneri di costruzione, devono essere destinati alla realizzazione e
alla manutenzione delle opere di urbanizzazione primaria e
secondaria, a interventi di risanamento degli edifici, soprattutto nei centri storici, a interventi di demolizione di fabbricati
abusivi, alla realizzazione di aree verdi, alla tutela del paesaggio
e dell'ambiente.
Positivo il commento di Coldiretti: «L’approvazione in prima lettura alla Camera del disegno di legge contro il consumo del suolo
indica che un cambiamento di rotta è in atto. Positivo. E positivi i
riflessi che si potranno avere in provincia di Varese, una delle più
colpite dalla cementificazione delle aree agricole a livello nazionale».
Nel sottolinearlo, i vertici territoriali dell'organizzazione agricola auspicano che «ci si orienti sempre più a garantire attenzione
alla tutela del suolo agricolo, in un’ottica di città sostenibile e che
sappia camminare insieme all’agricoltura dei suoi territori, vista
come risorsa di futuro» .
che ricorda come per proteggere la terra e i cittadini che vi vivono,
l’Italia deve difendere il proprio patrimonio agricolo e la propria
disponibilità di terra fertile con un adeguato riconoscimento sociale, culturale ed economico del ruolo dell’attività agricola. Per
questo insieme alle giuste norme occorre combattere concretamente i due furti ai quali è sottoposta giornalmente l’agricoltura:
da una parte il furto di identità e di immagine che vede sfacciatamente immesso in commercio cibo proveniente da chissà quale
parte del mondo come italiano; dall'altra il furto di valore aggiunto
che vede sottopagati i prodotti agricoli senza alcun beneficio per i
consumatori per colpa di una filiera inefficiente.
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Tecnica
Agricoltura
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Tecnica - Vitivinicoltura
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a Regione ha aggiornato i dettagli operativi per l’applicazione
in Piemonte del Decreto Ministeriale del 31/05/2000 “Misure per
la lotta obbligatoria contro la Flavescenza Dorata della vite”.
In particolare, nelle province del Piemonte
Orientale (Novara, Vercelli, Biella, Vco) individuate come zone focolaio:
• i seguenti comuni della provincia
di Novara: Barengo, Boca, Bogogno,
Borgomanero, Briona, Cavallirio, Cavaglio d’Agogna, Cressa, Fara Novarese, Ghemme, Grignasco, Marano
Ticino, Mezzomerico, Romagnano Sesia, Sizzano, Suno;
• i seguenti comuni della provincia di
Biella: Brusnengo, Candelo, Cavaglià,
Cossato, Dorzano, Gaglianico, Lessona, Masserano, Mottalciata, Roppolo,
Salussola, Sostegno, Villa del Bosco,
Viverone;
• i seguenti comuni della provincia di
Vercelli: Gattinara, Moncrivello, Serravalle Sesia.
Sempre con riferimento al quadrante
dell'Alto Piemonte, sono sono individuaie
come zone di insediamento i comuni di
Carpignano Sesia e Landiona.
Sono altresì individuate come zone indenni particolarmente a rischio:
•
tutti i comuni delle province di Nova-
ra, Biella, Vercelli Vco non inseriti in
zona focolaio o in zona insediamento.
Nelle zone focolaio e nelle zone di insediamento è sempre obbligatorio dopo
ogni trattamento insetticida asportare
la vegetazione sintomatica o capitozzare le piante, senza attendere la vendemmia; in inverno estirpare le ceppaie
comprese le radici.
Nelle zone focolaio, ogni pianta con sintomi sospetti di Flavescenza Dorata deve essere immediatamente estirpata,
senza necessità di analisi di conferma;
nei vigneti dove è presente più del 30%
di piante infette, determinato anche solo
attraverso un campione individuato secondo una metodologia statisticamente
idonea a garantirne la rappresentatività
rispetto alla totalità del vigneto, l’estirpo
dell’intero vigneto è obbligatorio.
Nelle zone di insediamento, è sempre
consigliato l’estirpo delle piante infette;
in vigneti con percentuale di presenza
della malattia inferiore al 2%, è obbligatorio estirpare le viti infette. Nei vigneti
dove non esistano le condizioni per effettuare un efficace controllo del vettore
e nei vigneti dove è presente più del 30%
di piante infette, determinato anche solo
attraverso un campione individuato secondo una metodologia statisticamente
idonea a garantirne la rappresentatività ri-
spetto alla totalità del vigneto, il Settore Fitosanitario e servizi tecnico-scientifici può
disporre l’estirpo dell’intero vigneto.
In qualsiasi tipo di zona, comprese le
zone indenni particolarmente a rischio,
nel caso di superfici vitate abbandonate,
trascurate o viti inselvatichite dove non
esistano le condizioni per effettuare un
efficace controllo del vettore, è obbligatorio l’estirpo di tutte le viti o dell’intero
appezzamento.
Nelle zone focolaio e nelle zone di insediamento devono essere effettuati obbligatoriamente due trattamenti insetticidi
all’anno.
Se il livello di popolazione lo richiede può
essere effettuato un terzo trattamento insetticida; tale trattamento è anche previsto
dalle Norme Tecniche 2016 di “Produzione Integrata" del Programma di Sviluppo
Rurale (PSR) 2014-2020, ai sensi del Reg.
1305/2013, approvate con la D.D. 16 marzo 2016, n. 152.
Le aziende aderenti alle azioni di Produzione integrata possono effettuare anche
un quarto trattamento.
Per il terzo e il quarto trattamento insetticida, può essere scelta una tra le seguenti
modalità:
• un trattamento insetticida a tutto
campo;
• un trattamento insetticida localizza1IJM)PHBO
to sui filari esterni di vigneti situati in
Tecnica
Tecnica
- Vitivinicoltura
- Normative
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prossimità di vigneti abbandonati o
incolti o capezzagne con presenza di
viti selvatiche in cui si verifichino una
recrudescenza della malattia e/o catture significative di adulti di scafoideo
su trappole cromotattiche eventualmente poste sui filari limitrofi;
un trattamento insetticida post vendemmia.
Qualora occorra trattare a ridosso della vendemmia, sia in pre vendemmia sia
in post vendemmia, a causa della reimmigrazione di scafoideo in vigneto può
essere effettuato un solo trattamento insetticida all’anno con piretroidi, registrati per
l’impiego contro le cicaline della vite e lo
scafoideo.In prossimità di incolti o capezzagne con presenza di viti selvatiche il trattamento deve essere localizzato e rivolto al
vigneto; è vietato trattare gli incolti e le capezzagne al fine di evitare danni agli insetti
pronubi e alle api.
Le aziende che aderiscono alle azioni di
Produzione Integrata della programmazione del PSR 2014-2020 per un eventuale terzo e quarto trattamento insetticida
possono impiegare una delle sostanze attive già utilizzate nei primi due interventi;
una sostanza attiva non potrà comunque
essere impiegata più di due volte (clorpirifos etil non può essere utilizzata oltre il 30/07 per il rischio residui nel vino,
ma può essere di nuovo impiegata dopo
la vendemmia). Si precisa che la possibilità di utilizzare la stessa sostanza attiva
per due volte vale solo a partire dal terzo
trattamento. Se lo scafoideo è presente in
vigneto e occorre trattare a ridosso della
vendemmia, vale a dire pre vendemmia o
post vendemmia, può essere effettuato un
solo trattamento insetticida nella stagione
con piretroidi, registrati per l’impiego contro le cicaline della vite e lo scafoideo. Considerato che i formulati commerciali delle
sostanze attive ammesse nella lotta allo
scafoideo possono avere in etichetta differenze riguardo agli intervalli di sicurezza e
agli insetti “bersaglio”, occorre che sia posta particolare attenzione nella scelta dei
formulati, soprattutto per i trattamenti in
pre vendemmia a causa dell’intervallo di
sicurezza.
Nei seguenti casi, a seguito dei monitoraggi effettuati dal Settore Fitosanitario e servizi tecnico-scientifici e/o dagli organismi
di assistenza tecnica e dai tecnici aziendali, potrà essere concessa una deroga territoriale:
• esecuzione di un eventuale quarto
trattamento insetticida,
• utilizzo per due volte della stessa sostanza attiva (piretroidi esclusi) a par-
•
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tire dal terzo trattamento,
impiego di piretroidi, per un solo trattamento insetticida nella stagione,
qualora, a causa della presenza di scafoideo, sia necessario trattare a ridosso della vendemmia, vale a dire in pre
vendemmia o in post vendemmia.
puniti con la sanzione amministrativa del
pagamento di una somma di 0,3 euro per
metro quadrato di superficie; in ogni caso la sanzione pecuniaria non può essere
inferiore a 1.500,00 euro. Chiunque non
rispetti gli obblighi relativi all'esecuzione
di trattamenti fitoiatrici obbligatori entro
i termini fissati dal settore fitosanitario, ai
sensi del comma 1, è punito con la sanzione amministrativa del pagamento di una
somma da 200,00 euro a 1.200,00 euro”.
Le aziende non aderenti alle Misure di
Produzione integrata (Azione 214.1) sono tenute al rispetto del numero minimo
di trattamenti obbligatori e all’osservanza
delle indicazioni presenti in etichetta delle Sono inoltre applicate le seguenti misure
sostanze attive utilizzate.
previste dal comma 3 dell’art. 9 (Misure di
Tutte le aziende e i conduttori hobbisti emergenza per la prevenzione e l'eradicasono tenute a seguire le indicazioni che zione di fitopatie ed infestazioni parassitavengono emanate a livello locale dagli or- rie) della legge regionale 29 aprile 2013, n.
ganismi di assistenza tecnica e dai Progetti 6 “Disposizioni regionali in materia agriPilota territoriali.
cola”:
Le aziende viticole in agricoltura biologi- • l'esecuzione coatta delle misure fitoca devono effettuare obbligatoriamente
sanitarie previste al comma 1 ponenalmeno tre trattamenti insetticidi, con pido a carico del trasgressore le relative
retro o sali potassici degli acidi grassi, di cui
spese;
almeno due con piretro, sui giovani ogni • la sospensione di ogni forma di con7-10 giorni, nel periodo maggio-giugno; il
tributo economico in ambito agricolo
posizionamento dei trattamenti deve esa qualsiasi titolo amministrato dalla
sere stabilito tenendo in considerazione
Regione Piemonte.
la fioritura della vite e il ciclo dello scafoideo. Entrambe le sostante attive agiscono Gli uffici di Coldiretti e Impresa Verde,sono
solo per contatto e pertanto devono essere a disposizione per i chiarimenti e le infordistribuite in modo tale da interessare an- mazioni necessarie alle imprese associate.
che la pagina inferiore delle
7JHOFUJDPMQJUJEBMMBnBWFTDFO[BEPSBUB
foglie dove si trovano generalmente gli stadi giovanili.
Non esistono sostanze attive
autorizzate in coltivazione
biologica contro gli adulti di
scafoideo pertanto gli interventi contro gli stadi giovanili risultano fondamentali
per ridurre la popolazione
dell'insetto vettore.
Per le violazioni alle disposizioni regionali in applicazione del Decreto Ministeriale
del 31/05/2000 "Misure per
la lotta obbligatoria contro
la Flavescenza Dorata della
vite" sono applicate le sanzioni amministrative previste dal comma 2 dell’art. 9
(Misure di emergenza per la
prevenzione e l'eradicazione di fitopatie ed infestazioni parassitarie) della legge
regionale 29 aprile 2013, n.
6 “Disposizioni regionali in
materia agricola” :
“I soggetti che non rispettano l'obbligo di estirpazione
entro i termini fissati dal Settore fitosanitario regionale,
ai sensi del comma 1, sono
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Tecnica - Vitivinicoltura
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Focus
Tecnica
- Sperimentazioni
- Normative
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MBGPSOJUVSBEJNF[[JUFDOJDJ
Sono state interessate
dalla sperimentazione 25
imprese agricole per un totale
di 200 ettari di mais dislocati
nel territorio delle quattro
province interessate.
L'attuale impatto economico
pari a circa 100 euro/ettaro
potrà essere ulteriormente ridotto
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Norme, Þsco e impresa
!"#$.+
!"#$.+
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Contribuenti decaduti:
riammissione alla rateizzazione
degli avvisi di accertamento
-
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MB SBUFB[JPOF EFMMF TPNNF EPWVUF
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MB$JSDPMBSFO&GPSOFOEP
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MB EFDBEFO[B EBMMB SBUFJ[[B[JPOF TJ
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B RVFMMF TPNNF DIF B TFHVJUP EFMMB EFDB
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OFEPWSBOOPFTTFSFWFSTBUFSBUFBMNFOUFUSB
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BJDBSJDIJJTDSJUUJBSVPMPFOPOBODPSBSJTDPTTJ
SFMBUJWJBMMFJNQPTUFEJSFUUFDPNQSFTJJOUFSFTTJ
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HVBSEBSF BODIF VO DPOUSJCVFOUF BNNFTTP
EBMM"HFOUF EFMMB SJTDPTTJPOF BM QBHBNFOUP
SBUFBMFM"HFO[JBEFMMF&OUSBUFDIJBSJTDFDIF
MBTPTQFOTJPOFSJHVBSEFSËBODIFMFQBSUJUFEJ
SVPMPPHHFUUPEFMMBQSFEFUUBSBUFB[JPOFMJNJ
UBUBNFOUFBHMJJNQPSUJEPWVUJBUJUPMPEJJNQP
TUFEJSFUUFFSFMBUJWJBDDFTTPSJ
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MF SBUF BODPSB EPWVUF JO CBTF BMMPSJHJOBSJP
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EFDPOMPTDPNQVUPEFHMJFWFOUVBMJQBHBNFO
UJFGGFUUVBUJEBMDPOUSJCVFOUFJNQVUBOEPMJBMMF
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$PNFTPUUPMJOFBUPEBMM"HFO[JBEFMMF&OUSBUF
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UJM6GGJDJPSJDPOPTDFBTDPNQVUPEFMEPWVUP
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SJBNNJTTJPOFBMMBEJMB[JPOFPSJHJOBSJB
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MB SJTDPTTJPOF EFMMF TPNNF QFS MF RVBMJ TJB
HJËTUBUBFGGFUUVBUBVOBTFHOBMB[JPOFFYBSU
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"NNJOJTUSB[JPOJQVCCMJDIFFMFTPDJFUËBQSF
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BNNPOUBSFDPNQMFTTJWPQBSJBMNFOPBUBMF
JNQPSUPFJODBTPBGGFSNBUJWPOPOQSPDFEP
OPBMQBHBNFOUPFTFHOBMBOPMBDJSDPTUBO[B
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EFM QSPDFEJNFOUP QSFWJTUP EBM TPQSB DJUBUP
BSUCJTFJODBTPBGGFSNBUJWPBDRVJTJSF
HMJ JNQPSUJ DIF TBSBOOP TDPNQVUBUJ QFS MB
QBSUFSFMBUJWBBMMFJNQPTUFTVJSFEEJUJEBMMJN
QPSUPPHHFUUPEFMOVPWPQJBOPEJSBUFB[JPOF
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NFOUPEJUVUUFMFSBUFEFMOVPWPQJBOPEJSB
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B TFHVJUP EFMMB OVPWB EFDBEFO[B OPODIÏ
BMMBSFWPDBEFMMBTPTQFOTJPOFBMGJOFEJDPO
TFOUJSOFMBSJQSFTBEFMMBSJTDPTTJPOFDPBUUJWB
Norme,
Tecnica
Þsco
- Normative
e impresa
t$""$&/530"44*45&/;""(3*$0-"$0-%*3&55*
t$"'$&/530"44*45&/;"'*4$"-&$0-%*3&55*
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JOWJHPSFMBOVPWBQSPDFEVSBPO
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SJTPMV[JPOF DPOTFOTVBMF EFM SBQ
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TFOUFTVMQPSUBMFEFMNJOJTUFSPEFM-BWPSP
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iTPHHFUUP BCJMJUBUPw QBUSPOBUJ PSHB
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UPSJ[[B[JPOFEFMMBWPSBUPSFBEJOWJBSFMB
DPNVOJDB[JPOF EJ EJNJTTJPOJ WPMPOUBSJF
-BQSPDFEVSBEFMMFEJNJTTJPOJUFMFNBUJDIF
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EJQFOEFOUJ EJ QVCCMJDIF BNNJOJTUSB[JP
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EJNJTTJPOJ DPOTFOTVBMJ EFMMF MBWPSBUSJDJ
NBESJ QFS MF RVBMJ SJNBOF MPCCMJHP EJ
QSPWWFEFSF BMMB DPOWBMJEB QSFTTP MB %UM
DPNQFUFOUF EJQFOEFOUJ EFM TFUUPSF NB
SJUUJNP EJNJTTJPOJ DPOTFOTVBMJ BWWFOVUF
QSFTTPMFDPNNJTTJPOJEJDFSUJGJDB[JPOF*M
EJQFOEFOUF IB MB GBDPMUË EJ SFWPDBSF MB
DPNVOJDB[JPOFEJEJNJTTJPOJUFMFNBUJDIF
FOUSPTFUUFHJPSOJEBMMBEBUBEJUSBTNJTTJP
OFEFMNPEVMPVUJMJ[[BOEPMFNFEFTJNF
NPEBMJUËBQQMJDBUFQFSMBDPNVOJDB[JPOF
-F EJNJTTJPOJ DPNVOJDBUF EBM MBWPSBUPSF
VUJMJ[[BOEP NPEBMJUË EJWFSTF SJTQFUUP B
RVFMMFTPQSBJMMVTUSBUFOPOTBSBOOPWBMJ
EF
1FSUBOUP MB DMBTTJDB MFUUFSB EJ EJNJTTJPOJ
QSFTFOUBUB EBM MBWPSBUPSF BMMB[JFOEB
OPOTBSËTVGGJDJFOUFFJMEBUPSFEJMBWPSP
EPWSËSJDIJFEFSFBMMBWPSBUPSFEJVUJMJ[[B
SF MB OVPWB QSPDFEVSB UFMFNBUJDB QFOB
MJOFGGJDBDJBEFMMFEJNJTTJPOJ
/FM DBTP JO DVJ JM MBWPSBUPSF BCCBOEPOJ
JMQPTUPEJMBWPSPTFO[BQSPWWFEFSFBMMB
USBTNJTTJPOFEFMMFEJNJTTJPOJUFMFNBUJDIF
MB[JFOEBEPWSËQSPDFEFSFOFJTVPJDPO
GSPOUJ DPO VO MJDFO[JBNFOUP QFS HJVTUB
DBVTB
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La classica lettera di dimissioni
del lavoratore dipendente
non sarà più sufficiente
e il datore di lavoro dovrà
richiedere al lavoratore di usare
la nuova procedura telematica
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"-(*6(/01&37&3*'*$)&6."
È indispensabile aver costituito
e validato il fascicolo
aziendale contenente tutte le
informazioni sulla consistenza
aziendale della ditta
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pag. 24
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฀
฀
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Lavoro & Previdenza
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che ha rivoluzionato
in 15 anni l'agricoltura italiana
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agli agristilisti che realizzano
abiti dal campo alla passerella
alle farmbeauty con cosmetici
naturali, dalle agritate alle fattorie didattiche che si prendono cura dei
bambini in campagna ma anche gli agrichef, la pet-therapy o il boom della farm
adoption con la possibilità di “adottare”
dai maiali agli ulivi, dalle mucche ai frutteti anche in diretta web sono solo alcuni dei nuovi mestieri dell’agricoltura che
con un aumento record del 48 per cento
in tre anni hanno fatto salire a ben 113mila le aziende “multifunzionali” quelle
cioè che svolgono attività connesse all'agricoltura.
La legge numero 228 del 18 maggio
2001, approvata esattamente 15 anni
fa, ha spinto la rinascita dell’agricoltura italiana allargando i confini dell’imprenditorialità ed aprendo a nuove
opportunità occupazionali nell'agribenessere, nella tutela ambientale, nel
risparmio energetico, nelle attività sociali, nella trasformazione aziendale e
nella vendita diretta. Sono oltre 15 milioni gli italiani che acquistano direttamente dagli agricoltori nelle fattorie e nei
mercati di Campagna Amica che è diventata in pochi anni la più vasta rete organizzata controllata dagli agricoltori con
oltre diecimila punti di vendita.
Si è verificata una vera esplosione delle
aziende agricole che aggiungono servizi o prodotti all’attività di coltivazione
e allevamento tanto che in soli tre anni
sono aumentate di sei volte quelle che
producono energie rinnovabili (+603
per cento), sono praticamente raddoppiate quelle che trasformano direttamente i loro prodotti (+97,8%), ma un
vero boom si registra anche per la vendita diretta e per iniziative del tutto innovative dall'agribenessere alla moda,
dalla tutela ambientale come gli agricustodi e il recupero degli scarti, dagli
agrichef fino alle attività sociali come
gli agriasilo o la pet-therapy. Un percorso reso possibile dal grande sforzo di rinnovamento dell’agricoltura italiana dove
una impresa su tre è nata negli ultimi dieci anni con una decisa tendenza alla multifunzionalità.
«Il successo dell'agricoltura italiana è il
risultato di un percorso di crescita sostenibile reso possibile dall’approvazione
della legge di orientamento fortemente sostenuta dalla Coldiretti che ha rivoluzionato l’agricoltura allargandone i confini
dell’attività con nuove e creative opportunità, che un numero crescente di giovani stanno dimostrando di saper cogliere»
ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che
«gli effetti si fanno sentire nella sostenibilità, nella straordinaria qualità con caratteri distintivi unici che non hanno uguali
nel mondo».
Una svolta che è particolarmente apprezzata dagli italiani che per il 59% sarebbero felici se il proprio figlio/a sposasse un
agricoltore secondo il Rapporto Coldiretti/Univerde su “Gli italiani e l’agricoltura”
realizzato da IPR Marketing. Tra le attività più gradite secondo il Rapporto ci sono
con l’83% i farmers market dove acquistare prodotti locali a chilometri zero, con
l’82% la produzione di energie rinnovabili e con l’80% le fattorie didattiche dove
i bambini di città si avvicinano concretamente alla campagna. L’88% degli italiani
ritiene che per il lavoro prezioso di tutela del territorio svolto per la collettività
gli agricoltori debbano essere incentivati economicamente mentre il 70% ritiene
addirittura che la cura del verde pubblico
dovrebbe essere affidata a loro.
Annunci economici
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