Prog. Siracusa Ita-Spagnolo - "Lombardo Radice"

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Prog. Siracusa Ita-Spagnolo - "Lombardo Radice"
Istituto Comprensivo “Giuseppe Lombardo Radice”
Progetto Siracusa.
Anno Scolastico 2014/2015
Classe IIIC
Prof.ssa L. Ottaviano
INDICE
Cartina antica di Siracusa
Capitolo 1: Storia, origini e cenni di Siracusa
Capitolo 2: Dominazioni a Siracusa
Capitolo 3: Dominazione spagnola a Siracusa
Capitolo 4: Possibili itinerari a Siracusa:
Itinerario naturalistico;
Itinerario archeologico;
Itinerario religioso;
Musei a Siracusa
Capitolo 5: Monumenti spagnoli a Siracusa
Conclusione: Siracusa oggi
Cartina antica di Siracusa
Il nome Siracusa deriva dal siculo Syraka o Sùraka (abbondanza d'acqua) per la
presenza di molti corsi d'acqua.
Storia e origini di Siracusa
La città siracusana in Sicilia fu fondata nell'VIII secolo a.C. da coloni greci
provenienti da Corinto. Fu la città di primaria importanza nella Sicilia greca e fra le
grandi metropoli del mondo classico, nonché capitale del primo "impero" del
Mediterraneo occidentale.
Conquistata dai Romani nel 212 a.C., fu capitale della provincia di Sicilia. Ancora
importante sotto il dominio bizantino, fu presa dagli Arabi nell'878, iniziando un
lungo declino e perdendo la residua primazia siciliana. Nell'XI secolo fu riconquistata
dai Bizantini e passò quindi sotto il dominio dei Normanni. Dopo un breve dominio
genovese nel XIII secolo, seguì le vicende di tutta la Sicilia (Regno di Sicilia e Regno
delle Due Sicilie, prima, e Regno d'Italia poi).
Gli studiosi definiscono l'età preistorica siciliana in due fasi: la prima fase è
caratterizzata dall'utilizzo di materiali come la selce, l'ossidiana, la ceramica dipinta e
più raramente il rame. La seconda fase è invece caratterizzata dall'introduzione di
materiali differenti, la cui conoscenza è stata acquisita tramite i rapporti commerciali
intrapresi con il Mediterraneo orientale, che hanno portato all'utilizzo del bronzo e del
vasellame in una maniera già riscontrata in reperti di origine greco-cretese e micenea.
Nella zona di Siracusa sono state rinvenute tracce di vita umana risalenti all'era
paleolitica superiore, il che vuol dire ad un'età di circa 18.000 anni prima di Cristo.
Infatti il sito costiero dove ora sorge Siracusa è stato fortemente interessato da nuclei
abitativi già in tempi preistorici. I primi abitanti si pensa fossero i Sicani, un popolo
di incerta origine che viene identificato come di stirpe ligure-iberica. Mentre non è
chiaro quando avvenne un cambio con i Siculi, ovvero con il popolo, anch'esso di
incerta origine, che prese il posto dei primi lungo le coste orientali della Sicilia,
allontanandoli verso l'entroterra di quella regione che si dice proprio da essi prese il
nome di Sicilia (mentre prima, secondo Diodoro Siculo, essa si chiamava Sicania). I
Siculi, stando alle tante fonti storiche pervenuteci, furono importanti per Siracusa,
poiché il suo nome deriverebbe proprio dal linguaggio di questo popolo. La loro terra
di provenienza non è ancora oggi certa; molte ipotesi sono state fatte, alcuni pensano
venissero dall'Italia, un popolo italico protolatino o di origine ligure, il cui sovrano,
Sikelòs, diede loro il proprio nome. Gli storici Antioco di Siracusa e Filisto di
Siracusa sostengono nei loro scritti l'ipotesi italica, Filisto dice infatti che Sikelòs era
figlio di Italos, mentre Antioco afferma:
«La regione, che ora chiamasi Italia, anticamente tennero gli Enotri; un certo tempo il
loro re era Italo, e allora mutarono il loro nome in Itali; succedendo ad Italo Morgete,
furono detti Morgeti; dopo venne un Siculo, che divise le genti, che furono quindi
Siculi e Morgeti; e Itali furono quelli che erano Enotri»
Ricostruzione di una capanna dell'insediamento di Thapsos
Cavagrande del Cassibile, posta lungo il percorso dell'omonimo fiume, rappresenta
un sito popolato in età preistorica.
Resta il fatto che non si è ancora riusciti a datare con esattezza il passaggio in Sicilia
e non vi è nemmeno certezza sulla loro origine. Alcuni per esempio sostengono che i
Siculi non vennero dall'Italia all'isola, ma che fecero invece il percorso inverso:
ovvero dall'isola all'Italia. E secondo questa tesi essi potrebbero essere stati uno dei
famigerati Popoli del mare, identificati con i Šekeleš, di origine mediterranea. Altri
ancora li danno come i primi abitatori del luogo dove successivamente sarebbe sorta
Roma, dunque nel Lazio.
Ad ogni modo, con essi, si data l'inizio delle vicende siracusane; e ne sono prova e
testimonianza i tanti centri abitati che si sono ritrovati nelle località prossime, e anche
all'interno, della città, come i villaggi di età neolitica di Stentinello, Matrensa,
Ognina, Plemmirio, Cozzo Pantano, Thapsos e Ortigia. Da questi siti proviene il
materiale archeologico oggi esposto al Museo Archeologico Regionale Paolo Orsi di
Siracusa. Ma vi sono anche altri siti sul territorio i cui reperti suggeriscono un
periodo pre-siculo, definito Periodo Litico ne fanno parte la latomia detta "la Cava
del Filosofo", dove sono state ritrovate molte schegge e materiale litico tanto da
destare il sospetto che lì ci fosse stata una vera officina. E le genti che ci hanno
lasciato questi reperti si pensa fossero di stampo ibero-liguroide imparentate con il
ramo della famiglia umana che nell'occidente europeo lasciò i dolmen; dunque
popolazioni diverse dai siculi.
Altra necropoli molto importante di questo periodo è la necropoli di Cassibile,
ubdicata nei pressi della odierna frazione di Siracusa, Cassibile, si tratta di una delle
testimonianze di epoca pre-greca più importanti della Sicilia; in essa vi si trovano
circa 2.000 tombe scavate a grotticella artificiale, databili intorno all'anno 1.000 - 800
a.C., nei suoi dintorni vi era un villaggio abitato, dai quali reperti lo si è potuto
definire di cultura raffinata, probabilmente influenzato dalla vicinanza con i fenici,
popolo dai commerci marittimi in terra siciliana. Il fiume Cassibile, essendo un corso
d'acqua, fu molto importante per gli insediamenti dell'uomo, ed è per questo che
lungo il suo corso sono appunto state ritrovate numerose tracce di segni di civiltà, ne
sono un esempio i Diere, il cui termine deriva dall'arabo "diyar" (casa), ma è molto
antecedente all'epoca araba di Sicilia, infatti si tratta di abitazioni scavate nella roccia
calcarea; la tipica roccia bianca marina del siracusano che ben si presta alle
modellazioni e che per questo è stata così utilizzata in passato, anche da popolazioni
pre-greche.
L'altra necropoli, definita la più importante di Sicilia per capire il periodo Sicano e
Siculo dell'isola, è Pantalica, ubdicata nel siracusano tra i Monti Iblei presso Sortino e
Ferla, conta circa 5000 tombe scavate nella roccia a grotticella artificiale, come
quelle della necropoli di Cassibile, a testimonianza che si trattasse senza'altro dello
stesso popolo. Pantalica si pensa dunque contasse all'epoca un grande villaggio alle
sue spalle, molto grande per quei tempi, e si pensa che fosse la capitale del Regno dei
Siculi, ovvero il regno di Hyblon, re dei siculi; un regno che si dice in passato fosse
appartenuto ai Sicani, ma non lo si può sapere con certezza dato le difficoltà degli
archeologi che, non avendo le sufficienti fonti storiche, fanno fatica a identificare le
date del periodo preistorico siciliano. Ma di Pantalica si sa che ad un certo punto si
scontrò con Siracusa, ciò avvenne quando i Siculi e i Greci entrarono in conflitto,
ovvero quando la cultura greca volle diventare egemone nell'isola di Sicilia.
Cenni barocchi
Sotto il regno di Carlo II, la Sicilia fu sconvolta dal terremoto del Val di Noto del
1693, che rase al suolo decine di città, tra cui Catania, Siracusa e Noto, e d'altro
canto, contribuì alla nascita del barocco siciliano.
Il Barocco siciliano non definisce soltanto le espressioni del barocco in Sicilia
realizzate fin dal XVII secolo, ma rappresenta una particolare declinazione di
questo stile, caratterizzata da un acceso decorativismo, senso scenografico e
cromatico. Tale maniera si manifestò pienamente solo nel XVIII secolo, in seguito
agli interventi di ricostruzione succeduti al devastante terremoto che investì la Val
di Noto nel 1693.
Nell’isola di Ortigia, nucleo storico della città di Siracusa, si possono ammirare in
stile barocco, oltre ad una delle più belle piazze barocche, il Duomo, Palazzo
Beneventano del Bosco e Palazzo senatorio o Palazzo Vermexio, sede del Municipio,
che trae il nome dall’architetto catalano Joan Vermexio che lavorò a Siracusa nel
XVII sec.. Ed ancora S. Lucia alla Badia situata a sud della piazza duomo, che per le
colonne ritorte e lo scudo della Spagna sembra
un’anticipazione dello stile Rococò e presenta tutta la
freschezza del primo barocco aretuseo.
Dominazioni a Siracusa
La fondazione della città di Siracusa viene fissata nel 734 a.c. ad opera dei Greci
provenienti da Corinto, guidati da Archia, che cacciarono la popolazione autoctona
verso l’entroterra.
Grazie anche alla strategica posizione nel Mediterraneo, la città si sviluppa
ampiamente sia a livello economico che politico.
Nel 480 a.C. Gelone diventa tiranno di Siracusa, acclamato dal popolo, avviando
una massiccia attività culturale, grazie alla realizzazione di grandi monumenti, tra i
quali il Teatro Greco. Con Gelone, Siracusa riporta una grande vittoria sui
Cartaginesi che sancì il predominio greco sulla Sicilia.
A Gelone succede nel 478 Ierone, anch’egli attivo nello sviluppo della città, e
successivamente Trasibulo nel 467 che segna la fine del potere tirannico e
l’instaurarsi di un regime democratico.
A sua volta, Dionisio I conquista il potere e porta avanti grandi imprese belliche,
imponenti costruzioni e una vasta attività culturale.
Fu con Ierone II che si determina un lungo periodo di pace e prosperità.
Quest’ultimo stipula una tregua con i Romani, che intanto avevano minacciato la
città, e favorisce così interventi di svecchiamento legislativo e riordino urbanistico
nonché una grande affermazione in ambito artistico e letterario tra le più importanti
capitali del mondo antico.
Con il successore Geronimo, a causa della rottura della pace precedentemente
stipulata, si determina l’assedio di Siracusa da parte dei Romani.
È un periodo di declino per la città, che durante la dominazione romana vede anche
un forte radicamento della religione cristiana tanto da diventare il primo avamposto
d’occidente. Si assiste alla costruzione di imponenti catacombe, a seguito delle
persecuzioni cristiane.
Nel 878 Siracusa viene conquistata dagli Arabi, che intanto erano avanzati in gran
parte della Sicilia, e viene assoggettata cedendo il ruolo di capoluogo dell’isola a
Palermo.
L’avvento dei Bizantini si concretizza anche in un riassetto urbanistico di vari
quartieri storici di Ortigia. Tuttavia, restano fiorenti le attività di scambi
commerciali e il fervore artistico che vede anche una produzione di scrittori arabi
dedicati all’elogio della città.
Con la cacciata degli arabi e l’avvento della dominazione normanna nel 1086, la
città diviene una roccaforte militare. Ruggero I di Sicilia avvia una politica di
rinascita cristiana con la restaurazione di diverse chiese.
In epoca medievale Siracusa vede un susseguirsi di varie dominazioni dagli spagnoli
agli Asburgo, che segnano un periodo di difficoltà economica per la popolazione,
dovuta a forti tasse, e che porta a un evidente spopolamento urbano.
Dominazione Spagnola
Il dominio spagnolo nel regno di Sicilia iniziò il 23 Gennaio del 1516, con la scesa al
trono di Spagna di Carlo V d’Asburgo, e si concluse il 10 Giugno del 1713 con la
firma della pace di Utrecht, che sancì il passaggio dell’isola da Filippo V a Vittorio
Amedeo II di Savoia.
La dominazione catalana (aragonese) della dinastia “Trastamara” si concluse nel
1516 con la morte del re Ferdinando II di Aragona che aveva unito le corone di
Aragona e di Castilla.
Il regno di Sicilia ed il regno di Napoli furono incorporati nella corona di spagna,
ereditata dal giovane nipote Carlo V d’Asburgo.
Dal punto di vista culturale e politico vi fu una netta differenza fra le due
dominazioni. Uno degli elementi costanti durante questo periodo della storia siciliana
fu il costante stato di guerra contro i turchi.
Il governi spagnolo spese molte energie nel rafforzare le difese dei porti e delle coste.
Itinerario Naturalistico
Il fiume Ciane Il nome Ciane deriva dal greco cyanos, κυανός, che significa
"verde-azzurro", e richiama il colore particolare delle acque e del papiro di queste
zone.
Flora
La riserva è caratterizzata da una florida vegetazione come il papiro (Cyperus
papyrus), la cannuccia di palude (Phragmites australis) e il giaggiolo acquatico
(Iris pseudacorus).
Fauna
Il sito richiama una interessante avifauna che comprende, tra gli altri, il cavaliere d'Italia (Himantopus
himantopus), la gallinella d'acqua ([[Gallinula chloropus]]).
Il percorso ciclopedonale
All'interno della riserva è presente un sentiero ciclopedonale ad anello di circa 12 km.
L'Area marina protetta Plemmirio si trova sulla costa orientale di Siracusa ed è
stata istituita nel 2004. È classificata come Area Specialmente Protetta di Interesse
Mediterraneo.
Territorio
Si sviluppa su un perimetro di 14,35 km di costa lungo la parte orientale della Penisola della Maddalena, con
una superficie di 2.429 ettari di mare protetto. Il territorio è di grande rilevanza dal punto di vista della flora
e della fauna, ma anche da un punto di vista storico. Crocevia per il passaggio delle navi e dei bastimenti di
Cartaginesi, Romani e Greci, l'area del Plemmirio ospita nei fondali diversi colli d'anfora e reperti di varie
epoche, compresi quelli dell'ultima guerra mondiale.
Fauna
All'interno dell'area vivono diverse specie caratteristiche come tonni, dentici, ricciole, delfini, squali e
capodogli. Nella zona intertidale si notano interessanti biostrutture mediterranee simili a piccole barriere
coralline.
L'Anapo (Άναπος in greco antico) è un fiume della Sicilia che scorre in provincia
di Siracusa. Il nome, in greco antico, significa invisibile e deriva dal fatto che in
molti punti del suo percorso l'Anapo si ingrotta nel sottosuolo, scomparendo alla
vista. Ad esso è associato il mito greco di Anapo. Il fiume Anapo nasce nel
territorio di Palazzolo Acreide, dalle sorgenti di Guffari, sul Monte Lauro, la cima
più alta dei Monti Iblei (986 m s.l.m.). Lungo il suo percorso attraversa le gole di
Pantalica e tutta la suggestiva vallata che dal fiume prende il nome, scende poi per l’irrigua pianura di
Siracusa, attraversa il Pantano Grande, ora prosciugato, e si versa nelle acque del Porto Grande di Siracusa a
fianco del Ciane, breve fiume che, alimentato da una fonte della stessa acqua dell’Anapo, è conosciuto in
tutto il mondo per la pianta di papiro che qui cresce spontaneamente lungo le sponde. Le sue acque sono
state sfruttate sin dall'epoca greca per alimentare l'acquedotto di Siracusa, grazie alla costruzione
dell'acquedotto Galermi, opera scavata nella roccia viva e lunga circa 22 km. Grazie alla sua costruzione la
città poté avere già da allora, garantita una ottima quantità di acqua. Anche oggi le acque dell'Anapo
vengono sfruttate dall'acquedotto cittadino e nelle campagne circostanti per irrigazione. Infine nei pressi di
Solarino, in territorio di Priolo Gargallo, è attualmente presente una centrale idroelettrica che ne sfrutta
(tramite due bacini di contenimento) l'energia cinetica delle acque per produrre energia elettrica.
Oggi la Valle dell'Anapo, già zona di interesse naturalistico, ospita un progetto del Corpo Forestale della
Regione Siciliana che mira alla creazione di una riserva biogenetica.
Itinerario Archeologico
Il Teatro greco di Siracusa è un teatro costruito nella sua prima
fase nel V secolo a.C., situato all'interno del Parco archeologico della Neapolis, sulle
pendici sul lato sud del colle Temenite e rifatto nel III secolo a.C. e ancora
ritrasformato in epoca romana. Sembra che il teatro sia stato sottoposto a un
intervento di ristrutturazione nel III sec. a.C. dopo il 238 e certamente prima della
morte di Ierone II il 215 a.C., nella forma che oggi vediamo. La cavea aveva un
diametro di 138,60 metri, uno dei più grandi del mondo greco, ed era in origine
costituita da 67 ordini di gradini, per la maggior parte scavati nella roccia viva e
divisi in 9 settori ("cunei") da scalinate. A metà altezza correva una precinzione
("diazoma") che la divideva in due settori. Le file superiori di gradini, oggi
scomparse, erano costruite e poggiavano sopra un terrapieno sostenuto da muri di
contenimento. Sull’asse centrale della gradinata è scavata nella roccia una zona che
può aver consentito la realizzazione di una tribuna, forse destinata a personaggi di
particolare rilievo. L'orchestra era in origine delimitata da un ampio canale scoperto,
oltre il quale una fascia precedente l'inizio dei gradini era destinata ad ospitare il
pubblico. L'edificio scenico è interamente scomparso e ne sono visibili solo i tagli
realizzati nella roccia, riferibili a diverse fasi e di difficile lettura.
L'Orecchio di Dionisio (o Orecchio di Dionigi) è una grotta artificiale
che si trova nell'antica cava di pietra detta latomia del Paradiso, poco lontano dal
Teatro Greco di Siracusa. Scavata nel calcare la grotta è alta circa 23 m e larga dai 5
agli 11 m, e si sviluppa in profondità per 65 m, con un andamento ad S. Secondo la
leggenda, la sua particolare forma ad orecchio d'asino fece coniare al pittore
Caravaggio, recatosi nella città aretusea nel 1608 in compagnia dello storico
siracusano Vincenzo Mirabella, l'espressione Orecchio di Dionisio. Secondo la
tradizione infatti il tiranno Dionisio fece scavare la grotta dove rinchiudeva i
prigionieri, e appostandosi all'interno di una cavità superiore ascoltava i loro discorsi.
Grazie alla sua forma, l'Orecchio di Dionisio possiede caratteristiche acustiche tali da
amplificare i suoni fino a 16 volte. Secondo alcuni la presenza della cavità posta sotto
la cavea del Teatro Greco, favorisce l'acustica del teatro. Secondo le ricostruzioni di
Eliano, Dionisio avrebbe rinchiuso il poeta Filosseno, con la colpa di non apprezzare
le opere letterarie del tiranno, in questo luogo o nella vicina "Grotta dei cordari".
Eliano afferma infatti che il poeta era stato rinchiuso: "nella grotta più bella delle
Latomie, dove aveva composto il suo capolavoro, il Ciclope: grotta che in seguito
aveva preso il suo nome."
La Fonte Aretusa è uno specchio d’acqua situato nella parte
più antica di Siracusa “nell’Isola di Ortigia”. La sua origine è lo sviluppo di uno dei
tanti sfoghi della falda freatica che si trova nel siracusano, la falda alimenta anche il
fiume Ciane sul lato opposto del porto. Presenta una forma circolare doppia, con
all’interno un’altra struttura circolare, ovvero un doppio cerchio concentrico. Nel
corso dei secoli la fonte ha subito diverse trasformazioni, prima si trovava all’esterno
delle mura di cinta delle fortificazioni, ed era possibile accedervi via mare attraverso
una scala ripida che portava ad una porta dove pare siano entrati i romani durante la
conquista della città. Nel 1540 la fonte fu inglobata all’interno
delle fortificazioni quando Carlo V potenziò le strutture militari.
La fonte Aretusa è uno dei più bei monumenti di Siracusa: un
luogo d’incanto tra realtà e leggenda.
La leggenda narra che “Aretusa”, fra le ninfe a seguito di Diana,
era quella prediletta, e tutte trascorrevano le loro giornate nei boschi che crescevano
rigogliosi sotto il Monte Olimpo in Grecia, inseguendo caprioli e daini. Era bella
Aretusa, ma talmente bella che quasi aveva turbamento e rossore a mostrarsi agli
uomini. Durante una battuta di caccia si allontanò troppo dal gruppo di ancelle al
seguito di Diana ed arrivò sola davanti alle sponde del fiume Alfeo, le cui acque
erano pure, dolcissime e limpide tant’è che si poteva scorgere la ghiaia sul fondo. Era
una giornata afosa e la ninfa aveva voglia di fare un bagno. Tutt’attorno v’era di un
silenzio singolare, rotto solo dal cinguettare degli uccelli e dal verso delle anatre
acquatiche. Aretusa, invogliata forse dal non essere vista e dal caldo opprimente, si
tolse le candide vesti, li poggiò sopra un tronco d’albero di salice piangente reciso e
s’immerse, iniziando ad entrare in acqua con portamento sinuoso ed aggraziato. Ebbe
subito però la sensazione che verso il centro del fiume, l’acqua attorno a lei
cominciasse a fremere e a formare dei vortici quasi danzanti, qual cosa di magico
stava forse per succedere pensò, sembrava come se quell’acqua la volesse
accarezzare ed avvolgere a se. Turbata da queste sensazioni cercò di uscire
affrettatamente dalle acque, ma fu proprio in quel momento che il fiume Alfeo si
tramutò in un bel giovane biondo che, sollevando la testa fuori dell’acqua e
crollandosi la folta chioma, si mostrò alla ninfa Aretusa, con gli occhi di un
innamorato. La ninfa però presa dalla pausa riuscì a svincolarsi e a raggiungere con
grande sforzo la riva da dove fuggì nuda e gocciolante. Alfeo con un balzo felino uscì
anch’egli dal suo fiume e la inseguì senza vesti e colante di gocce d’acqua. Questo
rincorrersi durò parecchio ed Alfeo non riuscì in un primo momento a raggiungere la
ninfa. La seducente Aretusa però, cominciò a stancarsi e capì che le forze le venivano
meno. Sentì che Alfeo stava per raggiungerla e violarla, lei che era una vergine
selvaggia e pudica e che non aveva mai conosciuto l’amore. Aretusa, per paura di
essere raggiunta sopraffatta e profanata, chiese protezione a Diana , invocando di
essere trasformata in sorgente in un luogo possibilmente molto lontano dalla Grecia.
Diana prima la avvolse in una nebbia misteriosa e la celò alla vista di Alfeo, poi la
tramutò in una sorgente e la portò, come in uno strano sortilegio, in Sicilia a Siracusa
presso l’isola di Ortigia. Alfeo in mezzo a quella foschia perse così di vista la sua
bella ninfa, ma non desistette dal cercarla e restò sul posto. Quando la nebbia però si
diradò non trovò più nulla, vide solo come in uno specchio una fonte d’acqua
zampillante ed immersa in un giardino meraviglioso. Alfeo capì il prodigio ed era
talmente innamorato che straripò d’amore. Gli dei ne ebbero pietà e Giove
l’onnipotente gli permise di raggiungere la sua amata, ma Alfeo dovette fare un
grande sforzo, scavò un sotterraneo sotto il Mare Ionio e dal Peloponneso venne a
sbucare nel Porto grande di Siracusa, accanto alla sua bella amata: Aretusa. Oggi
questa sorgente d’acque dolci sgorga a qualche metro dal mare, nell’isola di Ortigia a
Siracusa. Essa forma un piccolo laghetto semicircolare pieno di pesci e dove il verde
trionfa e cresce rigogliosa la pianta del papiro. Una numerosa colonia d’anatre ha
ormai da tempo stabilito la sua dimora in queste limpide acque. Per tradizione locale
viene chiamata anche “a funtana re papiri”.
Ancora oggi sul lungomare Alfeo ad Ortigia nei pressi della fonte , sgorga una
sorgente detta l’occhio della Zillica, che la tradizione ha identificato nell’innamorato
Alfeo. Da allora narrarono i poeti greci, quando ad Olimpia si sacrificavano degli
animali lungo il fiume Alfeo, la fonte Aretusa si tingeva di rosso.
Itinerario Religioso
Duomo (Tempio di Minerva)
Cattedrale della città, sorge sulla parte più elevata dell'isola di Ortigia, su quello che era un tempio dedicato ad Atena (Minerva)
Cattedrale della città, sorge sulla parte più elevata dell'isola
di Ortigia, su quello che era un tempio dedicato ad Atena
(Minerva). Nella parte alta dell’isola di Ortigia, il sito ove
sorge il Duomo di Siracusa era destinato, fin dall'antichità,
a ospitare un luogo di culto. A un tempio eretto nel VI
secolo a.C., si sostituì il Tempio di Atena (o Minerva),
innalzato in onore della dea dal tiranno Gelone, dopo la
grande vittoria di Imera (480 a.C.) contro i Cartaginesi. Nel
VII secolo, all’epoca del vescovo Zosimo, il tempio di Atena fu inglobato in un
edificio cristiano, dedicato alla Natività di Maria: in particolare, furono innalzati muri
a chiudere lo spazio tra le colonne del peristilio e aperte otto arcate nella cella
centrale, per permettere il passaggio alle due navate laterali così ottenute. Le
imponenti colonne doriche sono ancora oggi visibili sul lato sinistro, sia all'esterno
sia all'interno dell'edificio. Forse trasformata in moschea durante la dominazione
araba, la chiesa fu rimaneggiata in epoca normanna. Il terremoto del 1693 causò vari
danni, tra cui il crollo della facciata. La facciata attuale – capolavoro dell’architetto
palermitano Andrea Palma, e una delle migliori testimonianze barocche di Siracusa –
fu realizzata fra il 1728 e il 1754. Essa s’innalza su un’imponente scalinata ed ha la
colonna come modulo compositivo. Il prospetto è a due piani, coronati da un
frontone. Opera di Ignazio Marabitti sono le due statue che affiancano la scalinata
(San Pietro e San Paolo) e quelle che ornano il secondo ordine (San Marciano, Santa
Lucia e, nell’edicola centrale, la cosiddetta Vergine del Piliere). L'ingresso è
preceduto da un atrio con un bel portale fiancheggiato da due colonne a torciglioni,
lungo le cui spire si avvolgono rami d'uva. L'interno è a tre navate e a impianto
basilicale. La navata centrale è coperta da un cinquecentesco soffitto ligneo a
travature scoperte. Il pavimento, marmoreo e policromo, fu voluto dal vescovo
Bellomo e realizzato nel 1444. Il lato destro della navata laterale è delimitato dalle
colonne del tempio, che oggi danno accesso alle cappelle. Nella prima cappella è
conservato un bel fonte battesimale, formato da un cratere greco in marmo sostenuto
da sette leoncini in ferro battuto del Duecento. La cappella di Santa Lucia presenta un
bel paliotto argenteo del Settecento. Nella nicchia è conservata la splendida statua
d’argento della santa, opera di Pietro Rizzo (1599). L’ampia cappella del Crocefisso,
in fondo alla navata destra, accoglie una tavola con San Zosimo, forse di Antonello
da Messina; all’altare della cappella è una croce in legno di stile bizantino. Fra le
altre opere d’arte conservate in Duomo, spiccano le molte statue dei Gagini, tra cui
quella della Vergine (di Domenico) e di Santa Lucia (di Antonello) lungo la navata
laterale sinistra, e la Madonna della Neve (di Antonello) nell'abside sinistra. Vi si
trovano pure quadri su legno e su tela di epoca bizantina; un artistico coro in noce del
Quattrocento; un organo e la cantoria in legno dorato con ornamenti a stile corinzio,
pure risalenti al Quattrocento.
Chiesa di San Giovanni alle Catacombe
Bellissimo rosone sulla facciata e accesso alle omonime catacombe
Edificata attorno al VI° secolo nel luogo dove, secondo la
tradizione, fu sepolto il 1° vescovo di Siracusa, Marciano, morto
martire sotto Gallieno e Valeriano (metà del III° secolo),
la Chiesa di San Giovanni è stata ritenuta per lungo tempo la prima Cattedrale di
Siracusa. Dell'antica basilica, che presenta tre navate suddivise da 12 colonne di tipo
dorico, oggi sono visibili solamente i resti del colonnato dalla navata mediana e
dell'abside in pietra locale. La chiesa subì diverse innovazioni in età normanna e
venne ulteriormente modificata nel corso del XVII° secolo, con l'inserimento di una
nuova struttura che occupò lo spazio delle prime due campate della chiesa
preesistente. Danneggiata dal terremoto del 1693, venne restaurata mediante la
ricostruzione della facciata e dell'odierno portico con archi ogivali e capitelli decorati,
ottenuto con l'utilizzazione di elementi quattrocenteschi. Sul lato Ovest dell'edificio,
si notano il bel portale ed il bel rosone trecentesco. Dalla corte della chiesa, per una
scala, si scende alla cripta di San Marciano, luogo dove si ritiene abbia
predicato San Paolo Apostolo intorno al 61 d.c. . La cripta a pianta trilobata, con i
bracci conclusi da absidi, custodisce il sepolcro in muratura del Santo. Di particolare
interesse sono i capitelli con i simboli degli Evangelisti incorporati nei quattro
pilastri, costruiti in età normanna, attorno all'altare, posto al centro della cripta.
Nell'abside Nord è stato riportato alla luce un ipogeo con un affresco raffigurante "Le
due Alessandre", in un atteggiamento di preghiera (V° secolo). Dal lato Sud della
chiesa si accede alla necropoli sotterranea: le catacombe di San Giovanni, che sono
le più recenti tra quelle scoperte a Siracusa (IV° secolo d.c ). Tale complesso di
catacombe (unico aperto al pubblico) risale al 315-360 d.c. e testimonia, assieme
alle catacombe di Santa Lucia e a quelle di Vigna Cassia (purtroppo non visitabili) il
fervore della vita cristiana a Siracusa sin da tempi remoti.
Chiesa di Santa Lucia alla Badia
Chiesa normanna a completamento di una affascinante Piazza Duomo.
La Chiesa e il convento cistercense dedicato a S. Lucia avevano un
posto di rilievo nel culto cittadino, per la sua ubicazione nel cuore di
Ortigia e soprattutto per la festa di S. Lucia di maggio, istituita a
ricordo di un miracoloso intervento (ancora oggi celebrato la prima
domenica di maggio) della Patrona durante la carestia del 1646,
quando la Santa avrebbe condotto due navi cariche di cereali nel porto
interrompendo la lunga fame dei Siracusani, quella "dira fames" che aveva fatto
soffrire il popolo, come ricorda la lapide esistente nella chiesa al disotto del coro
delle monache. S. Lucia alla Badia sembra costruita in due stili diversi: la parte
inferiore è alla maniera del Picherali, con bei rilievi degli stemmi spagnoli come era
prima dell'ascesa al trono di Filippo V nel 1705, mentre la decorazione dell'ordine
superiore è una specie di variante di rococò che ricorda i pannelli in legno così
frequenti nelle sacrestie siciliane. Rilievi dello stesso stile ornano la facciata di
Palazzo Borgia. Una forma diversa di quasi rococò si può vedere nei capitelli del
tempietto ottagonale di S. Lucia al Sepolcro. Lo stile è del tutto insolito in Sicilia:
l'unica analogia sembra offerta dai rilievi nei pennacchi dell'ex chiostro dell'Olivella,
ora Museo Nazionale, a Palermo.
Facciata
La chiesa ha un alto prospetto (m. 25) composto da paraste ioniche, la cui trabeazione
è costituita da una balconata chiusa da una elaborata ringhiera a petto d'oca. Il portale
con frontone spezzato sorretto da colonne tortili con alto piedistallo è decorato da una
cornice contenente raggi, su cui sono posti una colonna, una spada, una palma e una
corona, simboli del martirio di S. Lucia. Ai lati, racchiusi entro cornici, stemmi dei
reali di Spagna sormontati da corone. Sulla sommità una croce di ferro rimossa
perché pericolante.
Interno
Ad unica e raccolta aula, è quello tipico delle chiese monastiche. Nella volta un
affresco fervido settecentesco con il "Trionfo di S. Lucia". Dietro l'altare maggiore vi
è un "Martirio di S. Lucia", dipinto intensamente narrativo di Deodato Guinaccia (II
metà del secolo XVI). Gli stucchi furono eseguiti da Biagio Bianco di Licodia nel
1705, mentre le dorature sono del 1784 così come il restauro delle volte con gli
affreschi riguardanti il miracolo del 1646. Il paliotto d'argento fu eseguito dall'orafo
messinese Francesco Tuccio nel 1726. Nella parte destra si può ammirare una tela di
Giuseppe Reati (l64l) con il miracolo di S. Francesco di Paola. La cantoria, infine,
posta sulla verticale del vestibolo, è chiusa sulla navata da un'alta gelosia lignea ad
andamento curvilineo.
Dal 2009 la chiesa ospita "Il seppellimento di S. Lucia", imponente quadro (olio su
tela cm 300x408) che Michelangelo Merisi da Caravaggio dipinse tra il 1608 e il
1609 durante il suo soggiorno a Siracusa, seguito alla fuga da Malta.
Chiesa di San Martino Vescovo
Una delle più antiche chiese paleocristiane, di Siracusa.
La Chiesa dedicata a San Martino Vescovo è una delle prime
chiese di Siracusa di cui le molte manomissioni rendono
discutibile l'esatta datazione. Le caratteristiche architettoniche la
individuano come una basilica paleocristiana costruita
probabilmente nel VI secolo d.C. e rimaneggiata nel XIV secolo,
periodo cui risale il portale d'ingresso che reca la data 1338. Si
tratta di un portale ogivale strombato, modulato da una fascia di esili colonnine
concluse da eleganti e fluidi capitelli decorati da motivi floreali; il tutto denota un
chiaro e squisito prodotto di arte aragonese-catalana. Sopra il portale si trova un
fiorito rosone, ricostruito nel 1915 al posto di quello originario di cui rimanevano le
tracce, ad imitazione di quello della basilica di S. Marziano, identificata dalla
tradizione come la prima chiesa Cattedrale di Siracusa. L’interno è a tre navate,
divise da archi a tutto sesto poggianti su pilastri a sezione rettangolare, con abside
centrale semicircolare che conserva l’originaria struttura. La bellissima copertura
lignea con capriate a vista risale al XV secolo. Sulle navate laterali si aprono gli altari
dedicati a S. Amatore, a tutti I Santi, a S. Elena, a S. Costantino e a S. Aloè. Un
Crocifisso ligneo risale al XVI secolo. Di notevole valore il polittico in sei tavole
della prima metà del XV secolo, opera d’ignoto, indicato come "Maestro di S.
Martino"; posto originariamente sull'altare maggiore, fu collocato, dopo il
rinvenimento della finestrella a feritoia, sull'altare laterale. Raffigura la Madonna col
Bambino, i Santi Marziano e Lucia, Cristo Crocifisso e l’Annunciazione.
Basilica di S. Lucia al Sepolcro
Chiesa dedicata alla patrona aretusea
La Basilica di Santa Lucia al Sepolcro sorge sul
luogo in cui la Santa fu martirizzata nell'anno 304.
I Siracusani costruirono, infatti, dopo la pace di
Costantino una chiesa dedicata alla martire della
quale nulla ci è giunto a seguito delle distruzioni causate dai vari terremoti e dalla
dominazione araba.
L'attuale chiesa può essere fatta risalire alla restaurazione religiosa del periodo
normanno che ebbe ripercussioni considerevoli nel campo dell'architettura.
La pianta odierna rispecchia l'antica: la grande navata centrale, fiancheggiata dalle
due minori, rientrano nelle forme tipiche dell'architettura normanna. Il più evidente
richiamo alla fabbrica normanna proviene dal portale la cui struttura è rimasta
immutata.
Esso è costituito da un grande arco a pieno centro inscritto in un timpano ribassato.
Agli inizi del XIV sec. su iniziativa di Filippo II d'Aragona, il complesso conventuale
di Santa Lucia venne interessato da un ulteriore intervento di restauro, che si svolse
sul piano precedente senza variazioni significative. Il rimaneggiamento trecentesco
lasciò inalterate le linee del prospetto della chiesa, pur introducendo, o rifacendo il
rosone centrale, realizzando la torre campanaria, che era originariamente a due piani,
e il tetto a capriate lignee venuto alla luce solo nel 1939, dato che fino a quel
momento era stato completamente ricoperto da volte a botte.
Nel 1618, all'arrivo in città dei Padri Francescani riformati, si presentò al Senato
l'occasione di disporre in maniera definitiva di una comunità che si occupasse del
sepolcro e che abitasse il convento ormai in disuso. Nuovi interventi di restauro
dovettero interessarlo insieme alla chiesa, e allo stesso tempo si intraprese la
costruzione del tempietto ottagonale. Lasciando inalterato lo schema basilicale,
l'architetto Giovanni Vermexio, a cui venne affidato l'incarico, introdusse le grandi
arcate a tutto sesto e i pilastri che contengono, probabilmente, al loro interno le
antiche colonne normanne.
Musei
Il museo archeologico regionale Paolo Orsi di Siracusa è uno dei principali
musei archeologici d'Europa.
Nel 1780 il vescovo Alagona inaugurò il Museo del Seminario divenuto, nel 1808,
Museo Civico presso l'Arcivescovado. Successivamente un decreto regio del 17
giugno 1878 sancì la nascita del Museo Archeologico Nazionale di Siracusa,
inaugurato solo nel 1886 nella sua sede storica di piazza Duomo.
Dal 1895 al 1934 Paolo Orsi diresse il Museo, ma la successiva crescita dei reperti rese necessaria l'esigenza
di un nuovo spazio presso l'attuale sede nel giardino di villa Landolina. Il nuovo spazio museale, affidato
all'architetto Franco Minissi, fu inaugurato nel gennaio del 1988 presso la Villa Landolina su due piani
espositivi di 9.000 m2, di cui inizialmente solo uno dei piani fu aperto al pubblico, ed un seminterrato di
3.000 m2, dove è situato un auditorium. Nel 2006 è stato inaugurato l'ampliamento espositivo anche al piano
superiore, dedicato al periodo classico, restano tuttavia ancora da allestire i rimanenti spazi espositivi.
Nel 2014 un ulteriore ampliamento al piano superiore consente la visione del Sarcofago di Adelfia e di altri
reperti relativi alle catacombe di Siracusa.
Il Museo di palazzo Bellomo è sito ad Ortigia, centro storico di Siracusa.
Esso venne inaugurato nel 1948 con una prima sistemazione museografica, ma
solo negli anni settanta si pervenne al completamento dell'attuale allestimento.
Tra le collezioni custodite nel museo vale la pena ricordare i due sarcofagi dei
Governatori della Camera Reginale, Giovanni Çabastida e Giovanni Cardenas.
Nella ricca pinacoteca, si conserva l'Annunciazione di Antonello da Messina del
1474 e ottime collezioni di argenti sacri.
Il palazzo Bellomo è un edificio del XIII-XIV secolo. L'edificio presenta due fasi costruttive distinte: quella
d'età sveva, identificabile nella struttura bastionata del pianterreno e nel portale gotico, e quella
quattrocentesca, individuabile in tutto il piano superiore.
Nel 1365 il palazzo passò in proprietà ai Bellomo, nobile famiglia romana venuta in Sicilia al seguito di
Federico III d'Aragona. In questo periodo fu portata avanti la sopraelevazione del palazzo che presenta
evidenti influssi di arte catalana del XV secolo.
Nel 1722 le monache dell'attiguo monastero di San Benedetto lo acquistarono e lo utilizzarono come
magazzino e dormitorio; ma con le leggi di espropriazione del 1866, fu strappato al vecchio uso fino a
quando, nel 1901, fu ceduto all'Amministrazione delle Belle Arti, che operò i primi restauri.
Nel 1948 fu adibito a Museo in seguito al distacco della raccolta medioevale e moderna dal complesso
preistorico (come i mammut nani) e classico del Museo archeologico regionale Paolo Orsi.
Dopo lunghi lavori di restauro, dal 17 ottobre 2009 il museo è nuovamente aperto al pubblico con un nuovo
allestimento.
L'Arkimedeion è un museo scientifico e tecnologico dedicato ad Archimede.
Situato nella città di Siracusa, mostra le invenzioni, le scoperte e le nozioni del noto
matematico e fisico greco vissuto a Siracusa fra il 287 e il 212 a.C.
Al suo interno ospita inoltre laboratori didattici e un cinema in tre dimensioni.
L'Arkimedeion è un museo multimediale scientifico.
Ogni zona del sito è accompagnata da supporti multimediali che consentono al
visitatore una comprensione delle grandi scoperte matematiche, come le misure di superfici e di volumi, la
quadratura del cerchio, il calcolo del baricentro dei corpi e scoperte fisiche, come il principio della leva, il
galleggiamento dei corpi, conosciuto come il Principio di Archimede.
Monumenti spagnoli
CASTELLO MANIACE
Il
Castello
di
Federico
II
a
Siracusa, poi detto
Maniace,
viene
costruito fra il 1232 e
1240.
I
primi
documenti sulla sua
fondazione sono le
lettere che Federico
invia il 17 novembre 1239 da Lodi a suoi sottoposti collegati alla costruzione del
Castello, nelle quali l'imperatore si compiace per la diligenza con la quale Riccardo
da Lentini prepositus aedificiorum segue il castrum nostrum Syracusie e lo rassicura
che la sua richiesta pro munitione castroum nostrorum Syracusie et Lentiní quam
etiam pro Serracenis et servis nostris necessarium frumentum, ordeum, vinum,
caseum, companagium, scarpas et indumenta è stata girata al tesoriere di Messina, il
quale provvederà al più presto a fornirlo di tutto l'occorrente.
Si noti come l’imperatore usi i termini Serracenis e servis nostris, facendo
riferimento agli operai presenti nel cantiere: i Saraceni, "tecnici specializzati"
venivano regolarmente stipendiati, mentre i servi no. Nel 1240, quando i castra
exempta rientrano sotto la giurisdizione imperiale, il Castello di Siracusa è
annoverato fra questi. Si conoscono i nomi di due castellani svevi di Siracusa:
Riccardo Vetrani ed il fedelissimo Giovanni Piedilepre, al quale fa riferimento un
diploma di Manfredi del 13 agosto l263.
Sotto gli Angioini il Castello diviene patrimonio regio, censito nel 1273 da una
commissione di inchiesta che parla di un Castrum Siragusie. La guerra fra gli
Angioini e gli Aragonesi per il dominio del Regno vede il Castello opposto a difesa
della città.
Per quasi tutto il XV secolo il Castello è una prigione. Nel 1448, dopo uno splendido
banchetto tenuto nelle sale del Castello, il capitano Giovanni Ventimiglia, fa uccidere
tutti i convitati, accusati di tradimento. Per questo prode gesto ottiene dal re Alfonso
di Castiglia in dono i due arieti bronzei che ornavano sino a quel giorno il prospetto
del Castello.
Alla fine del XVI secolo, nel piano più generale di fortificazione della città, Castello
Maniace diventa un punto nodale della cinta muraria, progettata dall’ingegnere
militare spagnolo Ferramolino. Nella metà del XVII secolo ulteriori opere fortificate
comprendono lavori nel Castello, di non nota entità.
Il 5 novembre 1704, una furibonda esplosione
avvenuta nella polveriera sconvolge l'edificio.
Brani di crociere e blocchi di calcare vengono
lanciati nel raggio di diversi chilometri.
Negli anni successivi si appresta la
ricostruzione, che lascia intatte le parti rovinate
dall'esplosione, mentre si creano tamponature
per la realizzazione di magazzini. In età
napoleonica il Castello rivive con funzioni militari e viene munito di bocche da
cannone. Nel 1838, a salvaguardia dei moti che stavano scatenandosi in tutto il regno,
i borbonici di Ferdinando vi innalzano una casamatta.
Il Castello viene consegnato al Regno di Savoia ed utilizzato fino alla seconda guerra
mondiale come deposito di materiale militare. Attualmente è in restauro.
Il nome di Castello Maniace gli deriva da Giorgio Maniace, generale bizantino che
nel 1038 riconquista per breve periodo la città dagli Arabi e porta in dono due arieti
bronzei ellenistici, che poi vengono posti all’entrata del Castello svevo, che ha
impropriamente conservato il nome del condottiero.
. Così come i castelli di Bari, Trani, Barletta, Brindisi, Augusta e Catania, il Castello
Maniace è situato sulla costa, a dominare da un lato il mare e dall'altro la città. Sorge
sulla punta estrema di Ortigia, all’imboccatura del Porto Grande in una posizione
strategica molto importante dove, nei secoli della lunga storia della città, sono stati
sempre presenti insediamenti militari.
Palazzo Montalto
Il palazzo Mergulense-Montalto si trova in Via dei
Mergulense, nell'antico quartiere Spirduta ("spidduta");
risale al XIV secolo e presenta il più pregevole prospetto
medievale trecentesco di Siracusa, con pietre scure ben
intagliate.
Si tratta di uno dei migliori e più riusciti esempi di gotico chiaramontano, del tutto
inconsueto a Siracusa nell'edilizia dell'epoca.
La fondatrice del palazzo fu la nobile Macciotta Mergulese nell’ anno 1397. Fu poi
donato dalla regina Costanza d'Aragona alla famiglia Montalto, nel XV secolo. Nel
1837 il palazzo fu adibito a lazzaretto a seguito del colera e nel 1854 accolse la
comunità religiosa delle Figlie della Carità.
La porta ogivale è innestata nel corpo inferiore che serve anche da basamento; sopra,
nel secondo livello, si trovano tre grandi finestre ad arco acuto (decorate con motivi
geometrici e floreali): una bifora, una trifora e una monofora, probabilmente aggiunta
in una fase successiva. All'interno delle singole lunette sono inseriti dei piccoli
rosoni, cono significati allegorici.
Subito sopra la porta ogivale, spicca una bella edicola decorata di modiglioni, con
vari stemmi di famiglie; più di sotto lo stemma dei signori di quel palazzo, sovrastato
da una grande M e l’iscrizione in latino: haec mirgulensis mac ciotta palatia struxit
cui suarum summa virtutum copia surgit anno milleno tercen teno nonageno septeno
mundo verno veniente supremo.
All'interno vi è un atrio con scala scoperta, addossato ad un porticato rinascimentale
sormontato da un loggiato.
Camera Reginale
La Camera Reginale costituì una vera e propria dote assegnata da
Federico III d'Aragona, Re di Sicilia, alla consorte Eleonora
d'Angiò come dono di nozze nel 1302. Costituiva una sorta di feudo
a disposizione della regnante e veniva amministrata da un
governatore. Il dominio col tempo cambiò, tuttavia si può
genericamente dire che era formata dai territori delle città di
Paternò, Mineo, Vizzini, Castiglione di Sicilia, Francavilla di Sicilia, Siracusa,
Lentini, Avola, il borgo messinese di Santo Stefano di Briga e l'isola di Pantelleria. Il
Castello Maniace fu la sede della Camera Reginale che, morta Eleonora, venne
ereditata dalle Regine che si susseguirono, sino al 1537 quando venne abolita.
Scala catalana
La Galleria Regionale di Palazzo Bellomo venne realizzata nel 1940 come
rivisitazione della raccolta medioevale e moderna dal complesso preistorico e
classico del "Museo Archeologico Nazionale". Il fulcro di questa raccolta è costituito
da opere d'arte provenienti da chiese e conventi soppressi, di Siracusa e di altre
località della Sicilia orientale. Successivamente e progressivamente la raccolta si è
arricchita di reperti e opere provenienti da acquisti, donazioni, raccolte private e
monumenti. La visita comincia dal pianterreno, diviso in 4 sale, dove vi è l'ala più
antica del palazzo, risalente all'età federiciana con ampi vani quadrangolari, coperti
da volte a crociera. Oltre il cortile catalano, a ridosso della scala, vi è il Cortile delle
Palme (XVIII° secolo), lungo le cui pareti sono raccolti stemmi
Siracusani marmorei, sia civili che religiosi, di diversa provenienza,
fra cui il grande stemma con l'insegna cittadina raffigurante il castello
e i monumentali stemmi vicereali spagnoli (originariamente sulla
Porta Reale e sulla Porta di Ligne). Salendo per la bella scala catalana
e percorsa la loggia, si accede al primo piano, che è diviso in 16 sale,
numerate da 5 a 20. L'ordinamento museale è concepito secondo un
criterio rigorosamente cronologico. L'esposizione si svolge su due piani. Tra le opere
più significative, si segnalano:
i "Polittici" del Quattrocento, opere d'arte (fra l'altro ben tenute) molto importanti in
quanto di ascendenza bizantina e di scuola catalana (la cosiddetta "Corona
d'Aragona"), di cui si hanno pochissimi altri esempi in Sicilia;
l'Annunciazione di Antonello da Messina, olio su tavola di tiglio del 1474 (cm
180x180)
Piano terra
sale 1 - 4: sculture dall'età bizantina al secolo XVI; carrozze dei secoli XVIII e XIX; i
polittici quattrocenteschi
sala 3: sculture dei Gagini e di Giovan Battista Mazzolo
Piano primo
sale 5 - 9: pinacoteca
sala 6: l'Annunciazione di Antonello da Messina
sale 10 - 18: sezione delle arti decorative (argenti, presepi, parati, mobili, gioielli,
ceramiche)
sala 12: i presepi, sala 15 le ceramiche
FOTIFICAZIONI SPAGNOLE
Siracusa, entrata suo malgrado nell'orbita di Roma nel 212 a.C. a seguito del
lungo assedio cui la sottoposero le legioni del console Marcello — la Spada di
Roma, come lo definirono i suoi estimatori contemporanei — va mano a mano
perdendo di importanza ed i suoi confini — politicamente ed economicamente
già di respiro mediterraneo — finiscono col ridursi a quelli della sola Ortigia; la
città cara ad Eschilo, a Simonide, a Platone, cantata da Pindaro e da tanti altri
poeti, conclude la sua parabola nella stessa isoletta che aveva accolto i coloni
corinzi di Archia e che sarebbe stata la culla del suo splendore; le fonti storiche
non ci dicono se i romani assedianti cantassero irridendo i siracusani « isoletta di
pescatori Ortigia tornerai »...Iniziata la sua rapida decadenza, Siracusa continua
ad identificarsi con Ortigia fino a circa venti or sono, se si escludono le
propaggini umbertine, direi extraurbane, di Corso Umberto I (già Rettifilo) e
della borgata Santa Lucia; da questa data e di pari passo con il suo cosiddetto
sviluppo industriale, Siracusa torna ad espandersi sino ad occupare oggi, grosso
modo, i confini che furono già dell'antica Pentapoli. Detto questo, risulta
abbastanza evidente come ai vari dominatori che si sono avvicendati, dalla
conquista romana in poi, premesse apprestare a difesa quel che restava della
Pentapoli — Ortigia, cioè — e non già l'entroterra ormai divenuto pascolo di
greggi ed armenti. In epoca bizantina, tuttavia, sotto la pressione delle incursioni
arabe, venne riattato il mastio del Castello Eurialo, la poderosa fortezza che la
Grecita di occidente ci ha lasciato quale splendido ed inimitabile esempio di
architettura e tecnica militari, punto di forza delle Mura Dionigiane, che ancora
oggi sovrasta la città dall'Epipoli. A prescindere da questo intervento
storicamente ed archeologicamente comprovato, poco o nulla sappiamo circa
opere difensive bizantine, se non quello che ci deriva dalla memorialistica, ed è
molto poco. Gli arabi occuparono Siracusa nell'anno 878 e la tennero, per due
secoli, — salvo la brevissima parentesi del Maniace — fino all'anno 1087; ad
essi lo storico Tommaso Fazello (in De Rebus Siculis) attribuisce la costruzione
del Castello Marieth; sulla scorta di quanto annotato dal Fazello, il Capodieci
scrive che quello da lui definito Castello Marchetti in Montedoro, chiamato
anche Mairet, Mayretum, Maryecto secondo dizioni arabe corrotte, venne
innalzato sulle rovine del palazzo di Dionisio I, poi di Jerone II, quindi dei
Pretori romani. Esso subì nell'anno 1298, per mare e per terra, l'assedio degli
aragonesi; nel 1354, al tempo di Giovanna, Regina di Napoli, nel Castello
Marieth vennero accantonate alcune compagnie di armati napoletani; esso andò
distrutto completamente dal terremoto dell'agosto 1542 e non ne rimane oggi
traccia alcuna, così come nulla di arabo rimane a Siracusa a testimonianza di
duecento anni di dominazione, tranne alcuni frammenti ceramici custoditi presso
il Museo nazionale di Palazzo Bellomo. Il Castello Marieth fu innalzato a nordovest della città, nei pressi dell'istmo che anticamente congiungeva Ortigia alla
terraferma, ed in esso trovò rifugio intorno all'anno 1411 la regina Bianca che qui
fu assediata da Bernardo Cabrerà, potente signore di Modica. Non si hanno
notizie certe di fortificazioni normanne, mentre di età sveva è il Castello Maniace
già illustrato. Al XIV sec. si faceva risalire la costruzione del Forte Casanuova o
Casanova, eretto in prossimità dell'imboccatura del Porto Piccolo la cui
configurazione morfologica e topografica era notevolmente differente rispetto a
quella attuale; il Forte andò completamente distrutto dal terremoto dell'11
gennaio 1693 (Tav. IV, n. 12); a detta delle fonti esso venne eretto da Alaimo
Alagona sulle rovine della torre del tiranno Agatocle, posta all'imboccatura del
Porto Piccolo secondo la testimonianza di Diodoro Siculo: l'Alagona vi fece
apporre questa epigrafe tramandataci dal Fazello e dal Capodieci: « Hanc
Alagona tuus felicem condidit arcem / Magnanimus Jaymus: sit nova dieta
Domus »: da qui la definizione di Casanova. Al volgere del XV sec. Siracusa era
quindi tutt'altro che ben munita, e perché si arrivi a concepire un piano organico
di fortificazioni, tale da garantire la sicurezza della città, bisogna attendere
l'ascesa al trono di Spagna di Carlo V d'Asburgo; fino ad allora l'unica
preoccupazione era stata quella di rabberciare alla men peggio le opere esistenti.
Nel 1535, inviato da Carlo V in Sicilia quale viceré, giunge a Siracusa don
Ferdinando Gonzaga, fratello del duca di Mantova; sono questi gli anni in cui si
fa particolarmente pressante il pericolo di un'invasione turca, resa ancora più
probabile dall'alleanza stretta tra Solimano II e Francesco I di Francia. L'ombra
minacciosa del corsaro Khair ed Din (o Ariadeno) detto // Barbarossa incombe
sulle coste siciliane. Nel 1537, il Gonzaga ispeziona Augusta e Siracusa e qui
vien dato inizio ai primi lavori di ammodernamento dei castelli Maniace, Marieth
e Casanova; torna nuovamente a Siracusa nel 1540, ma è costretto da un
ammutinamento della truppa a rinchiudersi in Castel Maniace, e a questa data
risalirebbe la progettazione delle nuove fortificazioni affidata all'ingegnere
bergamasco Antonio Ferramolino.
Siracusa - Pianta delle fortificazioni spagnole
L'effettivo inizio dei lavori si ha, comunque, nell'anno 1544: si pone mano,
infatti, alla costruzione dei bastioni di San Filippo e di Santa Lucia, ubicati ad
oriente il primo, e ad occidente il secondo, rispetto alla Porta a Terra o Reale,
con la funzione di difendere Ortigia dalla parte di terra. L'anno precedente, nel
1543, si era dato inizio allo scavo delle fondamenta dei due bastioni di
Sant'Antonio e dei Sette Punti, alle due estremità della cosiddetta Opera a
corno. Nel 1563 iniziano i lavori di costruzione della caserma — demolita nel
1938 — detta Quartiere Vecchio o del Trabocchetto, che occupò il sito del
Tempio di Apollo. Il viceré conte di Albadelìsta visita Siracusa nell'anno 1589,
ed i Siracusani non perdono l'occasione per fargli presente la necessità del
sollecito completamento delle fortificazioni; il contributo, invero
eccezionalmente cospicuo, di questo viceré si sostanzia con la messa in situ, in
un angolo del bastione di Santa Lucia non ancora completato, di una statuetta
marmorea raffigurante la Patrona della città. Come dire ai siracusani: «ed ora
raccomandatevi l'anima ai Santi »...Passano pochi anni ed un altro viceré, il
marchese di Viglìena, dispone la costruzione di un nuovo bastione che ottenne
venisse intitolato al proprio nome; il forte Vigliena venne innalzato lungo la
costiera di levante, nell'attuale via Nizza, e di esso ancora oggi è possibile
vedere ciò che un cosiddetto restauro ce ne ha lasciato.
Siracusa - Il Bastione Santa Lucia prima della demolizione
Dopo questo episodio la costruzione delle fortificazioni segna il passo ancora
per qualche decennio; l'impulso decisivo venne al tempo di Carlo II, allorché
in seguito all'ispezione effettuata nel 1673 dal suo viceré, il principe di Ligne,
— generale fiammingo mandato in Sicilia dopo la conquista di Creta da parte
dei turchi per provvedere alla costruzione di fortificazioni di emergenza —,
sotto la direzione del colonnello del genio militare Carlo Grùnenberg si pose
mano alla messa in opera di due ponti di legno che collegarono, in luogo
dell'antico istmo definitivamente tagliato, l'isola alla terraferma; il principe di
Ligne dispose altresì la costruzione di un revellino antistante la grandiosa
porta, da lui fatta innalzare di fronte a quella Reale verso la parte di terra, e
sulla quale fece apporre, oltre a quelle imperiali, le sue armi e che a lui fu
intitolata . Detto per inciso, la Porta di Ligne — abbattuta alla fine dello scorso
secolo — trova una pallida imitazione Ir, quella tutt'ora esistente ad Augusta.
Da questa nuova porta che si veniva ad aggiungere a quella Reale e a quella di
Mare, il principe di Ligne fece partire un nuovo ponte, il primo in muratura che
collegasse l'isola alla terraferma. Delle opere prima citate, in particolare del
revellino, rimangono oggi soltanto i basamenti. Dopo il principe di Ligne, il
nuovo viceré marchese di Villafranca dispose il completamento dell'Opera a
corno che, con i due baluardi posti alle sue estremità, chiudeva e difendeva
verso terra la piazza d'armi di Montedoro. Un'ulteriore fortificazione era la
cosiddetta Opera a corona, posta tra Montedoro ed il Piano, divisa da entrambi
dai canali dei quali parlerò più avanti; essa era costituita da un bastione
centrale e due laterali, ed era collegata a Montedoro ed al Piano da due ponti
levatoi. L'ultimo scorcio del XVII sec. si rivela particolarmente nefasto per la
Sicilia e per Siracusa; prima ancora che il terremoto del 1693 devastasse la
Sicilia orientale, un provvedimento politico-amministrativo assestava un duro
colpo alla città: il viceré conte di Santesteban la dichiarava, infatti, nel 1679
piazzaforte e come tale posta sotto la giurisdizione di un Governatorato
militare che si insediò in Castel Maniace. Era questo un provvedimento che
colpiva ingiustamente Siracusa: diretta conseguenza della rivolta scoppiata nel
1674 a Messina, allorché venne negato l'accesso in questa città alle truppe
spagnole e venne chiesto dai messinesi l'intervento della Francia oltre che della
Turchia, mentre addirittura si offriva la corona di Sicilia ad un figlio illegittimo
del Re d'Inghilterra! La Francia, però, e gli altri potenziali alleati dei messinesi
non ritennero di superare certi limiti nel proprio impegno militare e politico,
cosicché Messina pagò il fio delle sue colpe perdendo una serie di privilegi e
vedendosi imporre la costruzione della famosa Cittadella fortificata; anche le
città che erano rimaste fedeli alla corona di Spagna furono punite, giusto per
dare un salutare esempio, e Siracusa era tra queste. Sotto il regno di Carlo II, la
Sicilia fu sconvolta dal terremoto del Val di Noto del 1693, che rase al suolo
decine di città, tra cui Catania, Siracusa e Noto, e d'altro canto, contribuì alla
nascita del barocco siciliano. Il Barocco siciliano non definisce soltanto le
espressioni del barocco in Sicilia realizzate fin dal XVII secolo, ma
rappresenta una particolare declinazione di questo stile, caratterizzata da un
acceso decorativismo, senso scenografico e cromatico. Tale maniera si
manifestò pienamente solo nel XVIII secolo, in seguito agli interventi di
ricostruzione succeduti al devastante terremoto che investì la Val di Noto nel
1693.
Siracusa: Disposizione delle difese a mare
Legenda
1.
2.
3.
4.
Batteria San Giacomo
Forte Vigliena
Batteria di San Domenico o di Cannamela
Castello Maniace e fortezza
5. Forte di Aretusa
Con il XVIII sec. — verso la sua metà, per maggiore precisione — viene
finalmente completato il piano di fortificazione che, come abbiamo visto, per
la sua realizzazione ha abbracciato l'arco di due secoli; alla sua definizione
contribuì notevolmente Luigi Vanvitelli, rinomato anche a Siracusa per la sua
attività nel campo dell'architettura civile. Abbiamo sin qui enumerato, sia pur
schematicamente per evidenti ragioni, le complesse opere del Fronte a terra;
oltre ad esse Ortigia nel XVIII sec. si trova ad essere munita da una serie di
bastioni e forti (o batterie) che la difendevano sia verso il mare aperto che
verso il Porto Grande oltre, naturalmente, alla poderosa cortina muraria che
cingeva tutta l'isola: di molte di queste opere rimane ancora oggi traccia,
malamente acconciate a mo' di belvederi secondo canoni di restauro quanto
meno opinabili. È il caso del Forte San Giovannello — ancora integro negli
anni '50 — sul Lungomare di Levante, oggi impreziosito da arcate e bugne
completamente estranee all'originale scientemente distrutto; seguivano
nell'ordine, sempre sul Lungomare in direzione sud, il bastione di San
Giacomo oggi raso al suolo, il Forte Vigliena, già richiamato, anch'esso
restaurato ed impreziosito negli ultimi anni, quindi quello di Cannamela o San
Domenico, anch'esso raso al suolo.
Siracusa - Veduta ottocentesca della Marina; al centro il Forte del Collegio; in fondo il Forte di Aretusa
Della fortezza di Castel Maniace , abbiamo già parlato, ed abbiamo visto come
il potenziamento delle strutture garantisse la difesa sia dalla parte del mare
aperto che verso il Porto Grande; quest'ultimo era difeso, inoltre, dal Forte di
Aretusa del quale si può ancora vedere il basamento insistente sulla mitica
fonte , da quello del Collegio e da quello della Campana , anch'essi totalmente
distrutti. C'è ancora qualcosa da dire a proposito dei canali, il cui assetto
definitivo si deve al contributo del Vanvitelli, canali che inframmezzando le
opere del Fronte a terra mettevano in comunicazione il Porto Grande con
quello Piccolo. Essi erano tre: procedendo dalla terraferma — il Piano, attuale
piazzale Marconi alla fine del corso Umberto I —, il primo separava il Piano
stesso dall'Opera a corona ; mediante un ponte levatoio si superava il secondo
canale IV, e attraverso la Porta di Villafranca , dal nome del viceré cui si deve
il completamento dell'Opera a corno con i due bastioni di Sant'Antonio e dei
Sette Punti dei quali già ho parlato, si accedeva alla piazza d'armi di
Montedoro annessa alla quale era la Darsena ; il terzo canale — tutt'ora
esistente, — separava Montedoro da Ortigia cui era collegata prima dai ponti
in legno, poi da quello in muratura voluto dal principe di Ligne, innestati sul
revellino; sullo sbocco di questo canale nel Porto Piccolo, insistevano altri due
bastioni dei quali non ho ancora parlato: quello del Gallo superiore, in Ortigia,
e quello del Gallo inferiore all'estremità nord-est di Montedoro. I canali, oltre
ad una evidente funzione strategica, permettevano la circolazione delle acque
tra i due porti, riducendo così i pericoli della risacca per le imbarcazioni da un
canto, mentre impedivano il progressivo interramento del Porto Grande dovuto
alla discarica dei fiumi Ciane e Anapo; grazie infatti all'intempestiva
occlusione, negli anni in cui si andava costruendo il quartiere del “rettifilo”, di
due di questi canali, non esiste più quella sorta di drenaggio naturale cui prima
ho accennato ed il porto di Siracusa oggi non è più agibile per quelle navi che
superano un certo pescaggio. Vale la pena, a conclusione di questa breve
digressione, aggiungere una nota di carattere, diciamo così, economico; nota
giustificata dal grande sviluppo delle fortificazioni che il lettore potrà
osservare nei loro insieme mercé il rilievo plastico di seguito riprodotto,
eseguito dal Costa nel XVIII sec. per la famiglia Gargallo Non pensi il lettore
che queste grandiose fortificazioni, scioccamente abbattute — come già ho
ricordato — nel nome di un malinteso senso del progresso, siano state un
grazioso cadeau elargitoci dagli spagnoli: tutt'altro. Esse furono pagate, e ad un
prezzo salatissimo, dai siracusani a furia di imposte sopra imposte, tant'è che
già all'epoca della costruzione dei forti di Santa Lucia e di San Filippo, questi
furono subito ribattezzati « le maleimposte »; ed è un nome che si è conservato
fino alla fine del secolo scorso, se un planimetria del 1888 della quale mi sono
giovato per elaborare lo schema delle fortificazioni, indica il revellino come «
delle malimposte »; analogo discorso vale per la piazza d'arme di Montedoro,
il cui nome sembrerebbe alludere all'enorme somma che esso costò ai
siracusani.
Siracusa oggi
Sin dai tempi più remoti Siracusa ha rappresentato un tappa
importante per i viaggiatori e anche oggi essa conferma la sua
autenticità agli occhi di chi passa da qui. Il suo patrimonio
archeologico, artistico e monumentale è una perfetta sintesi della
storia di tutta la Sicilia: l’intero territorio urbano, patrimonio Unesco dal 2005, offre
al visitatore la possibilità di viaggiare nel tempo senza soste. Sarete rapiti
dall’imponenza delle fortificazioni dell’Eurialo o del “Tempio di Apollo”, affascinati
dalle colonne del Tempio di Atena incastonate come pietre preziose all’interno della
Cattedrale, incuriositi dal mito della bella Aretusa o dalla genialità di Archimede,
estasiati dalla magica atmosfera del Teatro Greco, tra i più grandi e ben conservati al
mondo, dove ancora oggi rivive la magia della tragedia greca. E ancora, incantati
dalle “Latomie”, cave di pietra della Siracusa antica e dal leggendario Orecchio di
Dionisio. Tutto questo solo per cominciare. Perché visitare Siracusa è una continua
alternanza di sensazioni.
Terra natale di S. Lucia, il cui drammatico “Seppellimento” fu
ritratto dal Caravaggio, la Siracusa della terraferma offre anche
importanti testimonianze di una delle più antiche comunità
cristiane dell’Europa d’Occidente. E’ possibile passeggiare
seguendo le orme di S. Paolo, tra le catacombe, visitando il
modernissimo Santuario della Madonna delle Lacrime e i luoghi del martirio di S.
Lucia.
Le collezioni dei musei in città sono davvero invidiabili: negli splendidi spazi
espositivi del Museo regionale Paolo Orsi si possono ammirare l’arte e i capolavori
dalla preistoria all’età romana, mentre le collezioni medievali e pittoriche moderne
sono ospitate nell’elegante Galleria di Palazzo Bellomo. Anche Archimede ha trovato
nuovamente dimora nella sua Siracusa. Nella piazza che porta il suo nome si trova l’
Arkimedeion, un innovativo museo multimediale dedicato alla vita, alle opere ed agli
studi del siracusano più famoso di tutti i tempi.
L’isola di Ortigia è il cuore pulsante di tutta la città: appena un chilometro quadrato
eppure un incantevole scrigno di tesori e di bellezze naturali pronti a stupirvi. Templi,
castelli, antiche dimore aristocratiche e chiese barocche determinano il fascino
dell’isoletta dedicata ad Artemide. Piacevole è perdersi tra i suoi vicoli, alla ricerca di
rare atmosfere altrove perdute e che qui si percepiscono ancora più vive che mai. Di
Ortigia colpisce proprio la sua dimensione umana, la sua tranquillità e nel suo piccolo
ma inebriante mercato ne risiede l’anima. Tra bancarelle di frutta e verdura, botteghe
di formaggi, prodotti tipici e banchi del pesce si addensano, in perfetta armonia, tutti i
colori, i sapori ed i profumi di questa terra incantevole da poter gustare la sera nelle
tipiche trattorie locali o nei suoi raffinati ristoranti.
Dalla terrazza Aretusa, soprattutto al tramonto, si domina tutta la città: dalle rovine
della fortezza greca dell’Eurialo, all’Etna, soffermando lo sguardo sulla elegante
fortezza federiciana del Castello Maniace, punta estrema meridionale di Ortigia che
sembra accarezzare le onde blu del mare.
I sotterranei di Ortigia si snodano raccontando i segreti delle sue genti e gelosamente
custodiscono altri tesori: il “Bagno Ebraico” nel cuore della Giudecca medievale, e
l’Ipogeo di Piazza Duomo, teatro delle cronache locali della seconda guerra
mondiale. Lo sguardo si perde, inoltre, nell’ondoso Plemmirio, oggi area marina
protetta, meta ideale per escursioni naturalistiche per mare e per terra, e che si trova a
ridosso delle zone balneari di Siracusa, Arenella, Fontane Bianche, Ognina e
Terrauzza.
A pochi chilometri dalla città un altro luogo magico: la “Fonte Ciane”, testimonianza
dell’amore tra la bella ninfa ed Anapo. Qui se ne consiglia la risalita del fiume in
barca, tra esemplari unici di Papiro fino alla sorgente. Del Papiro a Siracusa se ne
conserva ancora memoria, non solo nel suo piccolo museo ma soprattutto
nell’artigianato di qualità che, seguendo fedelmente la ricetta degli antichi Egizi,
riproduce le bellezze della città aretusea in acquarelli su carta di papiro originale.
Siracusa è tutto questo e tanto altro ancora: una scoperta continua, tra gente calorosa
ed accogliente.
Proyecto Siracusa
Indice:
- capìtulo 1 :Historia y el origen de Siracusa
- capìtulo 2: Antecedentes de Siracusa
- capìtulo 3: Dominaciones en Siracusa
- capìtulo 4: El dominio espanol en Siracusa
- capìtulo 5: Posibles itinerarios a Siracusa
5.1: Itinerario de la naturaleza
( Cyane Fuente, Anapo, Plemmirio)
5.2 : Itinerario arqueològico
(Teatro griego, Aretusa Fuente, Oreja de Dionisio)
5.3 : Itinerario religioso
(Duomo, Santa Lucìa a la abadìa, Santuario)
5.4 : Museos en Siracusa
(Bellomo, Paolo Orsi, Arquìmedes)
- capìtulo 6 : Monumentos espanoles en Siracusa
(Castillo Maniace, Palacio Montalto)
Conclusiòn: SIRACUSA HOY
Capìtulo 1 y 2
Historia de Siracusa/Antecedentes de Siracusa
Siracusa es sin duda una ciudad completa, combina una historia riquísima con la sostenibilidad de
las ciudades que al afrontar el reto turístico acaban manteniendo su identidad.
Siracusa cuenta con uno de los patrimonios arquelógicos más ricos de Sicilia,con la península de la
Ortigia, nucleo original de población de los corintios que fundaron la ciudad, el parque
arqueológico de Neápolis con su anfiteatro romano, el teatro griego, las Latomias o canteras de
piedra, la Oreja de Dionisio, y la gruta Dei Cordari, o la de los Capuchinos, donde en época griega
los esclavos extraían los bloques de piedra caliza para la construcción de edificios y murallas.
Frente a la entrada del museo arqueólogico de Siracusa, uno de los mayores errores arquitectónicos
de sicilia, el Santuario de Santa Madonna de las Lagrimas, un edificio de 80 metros, horroroso,
que evoca la lagrimación, un suceso insólito por la incredulidad que despierta, según el cual un
cuadro de yeso de la virgen segrega gotas.
Las catacumbas de San Giovanni son una enrevesada red de laberintos subterraneos formada por
20.000 tumbas que ocupan una superficie de 10.000 cuadrados. Detras, en la vía Teocrito está el
museo del Papiro y el Museo Arquelógico Regional Paolo Orsi.
Le península de la Ortigia conserva su dibujo de patios, callejuelas y plazoletas escondidas,
vestidas con elegancia del corte arquitectónico barroco, tan reseñable en la Sicilia Oriental.
Presidiendo la Piazza del Duomo con la iglesía de Santa Lucía alla Badia en un extremo, se ubica
la catedral de Siracusa, con sus apacibles terrazas veraniegas.
Junto al mar y emanando agua dulce de forma natural, encontraremos la Fuente Aretusa, un
estanque con patos, peces de diversas especies y plantas de papiro, y cuya leyenda de amor entre la
Ninfa Aretusa y el Dios del río Alfeo, adorna el misticismo del lugar.
Siguiendo el paseo marítimo llegamos al extremo de la Ortigia, donde el castillo Maniace, una
fortaleza construida por Federico II en 1239, defiende la península siracusana.
Capìtulo 3
Dominaciones en Siracusa
El origen de Siracusa remonta al siglo XIV a.C. y se puede situar en los restos de cabañas circulares
que se encuentran en el islote de Ortigia.
La ista de Ortigia fue el primer asentamiento habitado de la antigua Siracusa, fundada en el siglo
VIII a.C. por los Corintios. Seguidamente, en el 485 a.C. la ciudad fue conquistada por Gelón, el
tirano de Gela que derrotó a los Cartagineses en 480 a.C.
Con Gelón iniciaron las guerras contra Atenas que continuaron hasta el año 415 a.C. en el que
Atenas fue derrotada.
Durante los siglos III y IV d.C. Siracusa cayó bajo la dominación romana que duro hasta el año 476
d.C. Le siguieron varias dominaciones y entre del 663 al 668 Siracusa fue capital del Imperio de
Oriente.
Los Normandos conquistan la ciudad en el siglo XI y Federico II de Svevia, en el siglo XIII,
fortificó la isla de Ortigia construyendo il Castillo de Maniace.
En el siglo XVI, Carlos V hizo construir nuevas y mayores fortificaciones.
En 1693 un violento terremoto destruyó completamente la ciudad que fue reconstruida con edificios
de estilo Barroco.
Con la Unidad de Italia en 1860, se derribaron las murallas españolas y se inició la construcción de
nuevos barrios en tierra firme.
Capìtulo 4
El dominio español en Siracusa
En el año 212 a. C., los siracusanos, después de la muerte de su rey Hierón II, decidieron romper el
tratado de alianza con Roma y ponerse de parte de Cartago. Los cartagineses prometieron a Siracusa
darle el dominio de toda Sicilia a cambio de su ayuda para vencer a Roma. Esto provocó que los
romanos les declararan la guerra, enviando al cónsul Marco Claudio Marcelo con 4 legiones
incompletas y la flota para tomar por asalto Siracusa. En esta ciudad vivía el gran matemático y
físico Arquímedes, quien construyó máquinas de guerra que sembraron el pánico entre el ejército y
la flota romanas. Sobresale entre estas máquinas una que podía arrojar un ancla con un cabestrante,
de modo que cuando el ancla se clavaba en la nave era retirada con violencia por medio del
cabestrante, alzando la nave y provocando su hundimiento.
Marcelo tuvo que desistir del asalto y pasar al sitio. El ejército cartaginés llegó a ayudar a la ciudad,
estableciendo su campamento cerca del romano, al tiempo que la flota entró al puerto y llevó
provisiones a los siracusanos. La situación se decidió cuando se desató una epidemia provocada por
las exhalaciones de los pantanos que rodeaban Siracusa, las que provocaron la muerte de casi todo
el ejército cartaginés (entre los romanos la peste fue más benigna.)
Al llegar la primavera del 211 a. C., la flota cartaginesa decidió llevar ayuda a Siracusa pero,
habiéndosele acercado la flota romana, el comandante cartaginés decidió retirarse, lo que provocó la
rendición de la ciudad. Los romanos procedieron entonces a saquearla, llevándose innumerables
tesoros artísticos y monetarios. Arquímedes, quien había sido requerido por Marcelo para
conocerle, al hacer caso omiso de la orden, fue asesinado por un soldado romano desconocido. De
esta manera los romanos restablecieron y ampliaron su dominio en Sicilia, lo que les permitió
contar con una ingente fuente de aprovisionamiento de granos, decisiva para levantar la moral del
pueblo.
Itinerario de la naturaleza
Capìtulo 5.1
Fuente Cyane
La fuente Cyane es una fuente de la provincia de Siracusa. Està dentro de la Reserva Natural
Regional de Siracusa.
Esa tiene una forma circular, sus dimensiones son màs o menos de 16 metros de ancho, 33 metros
de altitud, 7 metros de profondidad. De esa nacen las aguas, de las cuales toma cuerpo el rio Ciane.
Debe su nombre al color de las aguas (cyanos: azul). El rio hace diversos kilometros debajo del
suelo y luego sube. Hay allì ejemplares de papirus. (Cyperus papyrus) altos diversos metros, que es
rico. La zona es muy sugestiva es una de las metas turisticas mas famosas de Siracusa.
El mito
Persefone,hija de Zeus y de Demetra, dea de la vegetaciòn y de agricoltura, era intenta a cogliere
fiori insieme ad alcune ninfe presso le rive del lago Pergusa (vicino ad Enna). Improvvisamente, dal
suo regno sotterraneo sbucò fuori Ade, innamorato della fanciulla, che per non perdere tempo in
corteggiamenti e soprattutto per evitare di chiedere la mano di Persefone al fratello Zeus, decise di
rapirla.
Fu la ninfa Ciane a reagire al rapimento aggrappandosi al cocchio di Ade nel tentativo disperato di
trattenerlo. Il Dio incollerito, la percosse col suo scettro trasformandola in una doppia sorgente dalle
acque color turchino (cyanos in Greco vuol dire appunto turchino).Il giovane Anapo, innamorato
della ninfa Ciane vistosi liquefare la fidanzata, si fece mutare anch'egli nel fiume che ancor oggi, al
termine del suo percorso si unisce nelle acque al Ciane, per versasi nel Porto Grande.Una seconda
versione del mito riporta che Cianippo aveva fatto dei sacrifici a tutti gli dei eccetto che a Bacco, e
questo dio per punirlo lo fece ubriacare in maniera tale che violentò la figlia Ciane. Ma la figlia
durante il rapporto riuscì a prendergli un anello e lo consegnò alla nutrice per fargli comprendere, il
giorno dopo, su chi aveva abusato. Il destino volle che dopo poco scoppiò un'epidemia di peste e
consultato l'oracolo questi affermò che l'unico modo per placarlo era il sacrificio dell'uomo più
cattivo della città. Ciane quindi afferrò per i capelli il padre e lo uccise con un pugnale, per poi
suicidarsi essa stessa. Questo sacrificio si compì nel luogo della fonte Ciane. Così Proserpina
commossa raccolse le lacrime della giovane Ciane e creò la fonte.
Anapo
Il fiume Anapo nasce nel territorio di Palazzolo Acreide, dalle sorgenti di Guffari, sul Monte Lauro,
la cima più alta dei Monti Iblei (986 m s.l.m.). Lungo il suo percorso attraversa le gole di Pantalica
e tutta la suggestiva vallata che dal fiume prende il nome, scende poi per l’irrigua pianura di
Siracusa, attraversa il Pantano Grande, ora prosciugato, e si versa nelle acque del Porto Grande di
Siracusa a fianco del Ciane, breve fiume che, alimentato da una fonte della stessa acqua dell’Anapo,
è conosciuto in tutto il mondo per la pianta di papiro che qui cresce spontaneamente lungo le
sponde.
Le sue acque sono state sfruttate sin dall'epoca greca per alimentare l'acquedotto di Siracusa, grazie
alla costruzione dell'acquedotto Galermi, opera scavata nella roccia viva e lunga circa 22 km.
Grazie alla sua costruzione la città poté avere già da allora, garantita una ottima quantità di acqua.
Anche oggi le acque dell'Anapo vengono sfruttate dall'acquedotto cittadino e nelle campagne
circostanti per irrigazione. Infine nei pressi di Solarino, in territorio di Priolo Gargallo, è
attualmente presente una centrale idroelettrica che ne sfrutta (tramite due bacini di contenimento)
l'energia
cinetica
delle
acque
per
produrre
energia
elettrica.
Oggi la Valle dell'Anapo, già zona di interesse naturalistico, ospita un progetto del Corpo Forestale
della Regione Siciliana che mira alla creazione di una riserva biogenetica.
Plemmirio
Siracusa è città di antiche tradizioni marinare, polo culturale mediterraneo e terra da sempre
dominata da storia e natura.
Plemmirio, cantato da Virgilio, è il preistorico villaggio sulla costa siracusana che darà il nome
all’area marina protetta di prossima istituzione presso i luoghi di Penisola Maddalena – Capo
Murro di Porco.
Data per esaminata ed approfondita l’eccellenza dei valori naturalistici dell’Area, la nascita del
Parco Marino del Plemmirio -come già viene generalmente denominato dalla comunità aretuseaha una originalità tutta propria che merita una particolare riflessione sotto l’aspetto del percorso con
cui il progetto è stato avviato e ha avuto il suo sviluppo ancor prima della istituzione formale.
Siracusa arriva ad essere inserita tra le aree marine di reperimento appena tre anni fa, perché non
può più essere ignorata la corale richiesta che sale dalla città per tornare a valorizzare lo
straordinario patrimonio marino in uno scenario paesaggistico unico per splendore e ricchezza.
Ad orientare questi impulsi verso i soggetti istituzionali corretti e a materializzare un simile
consenso in comportamenti e atti amministrativi sono stati il Comune e la Provincia di Siracusa,
espressione di opposti schieramenti politici ma uniti in una strategia di deciso rilancio del mare
quale elemento determinante di sviluppo locale sostenibile in un contesto di salvaguardia del
patrimonio naturale.
Itinerario arqueològico
Capìtulo 5.2
Teatro griego
El Teatro, como tantas otras cosas, es un invento griego. El teatro griego tuvo sus origenes en el
siglo VI a.C en las fiestas dionisíacas que se celebraban en honor al dios Doinisio.
Estas fiestas religiosas se efectuaban en la ciudad, alrededor de la segunda semana de marzo y en
las afueras, ( las Diomisíacas de los Campos ) hacia septiembre. Duraban cinco días, el primero
dedicado a la procesión, el segundo a la representación de cinco comedias y los tres últimos se
dedicaban a una competición de tragedias. Cada día un escritor representaba tres tragedias
previamente seleccionadas por altos funcionarios. Las obras eran seleccionadas por un jurado en
concurso público; los poetas debían presentar tres tragedias y un drama. El vencedor recibía como
premio una corona de oro y laureles.
Era un espectáculo al aire libre. Comenzaba por la mañana y seguía hasta la puesta de sol. El
número de actores, nunca llegó a ser más de cuatro; el coro lo formaban 15 personas en las
tragedias y 24 en las comedias. No había actrices: los papeles femeninos eran desempeñados por
hombres. Los actores trabajaban en un escenario, que era una especie de plataforma cerrada hacia
atrás por un muro. Vestidos con ropas suntuosas en las tragedias y vulgares para las comedias; los
actores se ponían una máscara con rasgos exagerados con lo cual la voz adquiría mayor sonoridad.
El público se sentaba en graderías escalonadas, que formaban hemiciclo alrededor de la “orchestra”.
Millares de personas de todas las clases sociales, acudían al teatro; y los que no podían pagar la
pequeña cuota de entrada, percibían del Estado la ayuda necesaria.
Aretusa Fuente
El bastión donde encontramos la Fuente Aretusa en plena Ortigia y sobre una terraza que domina el
puerto es uno de los lugares que trasnsmite más reminiscencias al pasado de Siracusa.
Para entenderlo conviene explicar que según la mitología griega, Aretusa era una ninfa a la que la
diosa Artemisa convirtió en fuente para que escapase del acoso amoroso de Alfeo, hiho del dios
Oceano. Sin embago Aretusa refugiada con su nueva forma de fuente en la Ortigia no se imaginaba
que Alfeo locamente enamorado tras transformarse en rio, iba a discurrir hasta acabar fundiendose
en las aguas de Aretusa para lograr dar caza a su amada.
Virgilio, Ovidio y Pindaro cantaron en sus poemas la suerte de Aretusa, fomentando el mito de la
fuente que hoy es centro de atención de los turistas y que esconde plantas de papiros donde los
patos nadan entre las aguas dulces de Aretusa.
Oreja de Dionisio
La Oreja de Dionisio es una gruta que se encuentra en la zona de “Latomia del Paraíso” (cantera de
piedra) en Siracusa. Las “latomías” (que en griego significa corte de piedra) son grandes oquedades
naturales en la pared de roca caliza que fueron ensanchadas y habilitadas por antiguos habitantes de
Siracusa. En esta famosa cava calcárea se abre una gruta de 65 de largo, de 23 metros de alto y
aproximadamente entre 5 y 11 metros de ancho.
El nombre “Orecchio di Dioniso” fue establecido por el genial pintor Caravaggio que notó una
extraño parecido a una oreja. Dionisio fue el célebre Tirano de Siracusa que en 413 A.C. encerró
en las canteras de la ciudad a los prisioneros atenienses para obligarlos a trabajar la piedra. Según
cuenta la leyenda, el tirano podía escuchar las voces de los prisioneros gracias a las características
acústicas de la gruta.
Itinerario religioso
Capìtulo 5.3
Duomo
Sobre la parte más elevada de la península de la Ortigia se planificó la Piazza del Dumo. Su media
elipse contiene los edificios más representativos de Siracusa: Il Duomo, la Iglesia de Santa Lucía
alla Badia, el Palacio Senatoriale (ayuntamiento), el Palacio Beneventano del Bosco, el palacio
del ex-museo arqueológico, el palacio arzobispal con su biblioteca Algoniana.
Este complejo urbanístico muestra el discurrir de la vida social y religiosa de Siracusa aún
palpitante y de la cual podremos empaparnos si con un poco de paciencia observamos a la gente
pasear a la sombre de las terrazas de la Piazza.
Il Duomo di Siracusa se eleva sobre los restos del antiguo templo dórico dedicado Atenea,
construido en e siglo V a.c por el tirano Gelone. Del antiguo templo, que contaba con 14 columnas
laterales y 6 frontales, son todavía visibles algunas columnas del peristilo, mientras que otros restos
del templo se encuentran en el Museo Arquelógico Regional “Paolo Orsi” de Siracusa.
Santa Lucìa a la abadìa
La chiesa di Santa Lucia alla Badia è una chiesa di Siracusa, situata in piazza Duomo e dedicata
alla Santa Patrona siracusana.
All'origine sede di un monastero del XV secolo, venne interamente distrutta dal terremoto del 1693,
e la ricostruzione è da attribuire alla madre badessa delle suore cistercensi tra il 1695 ed il 1703,
l’architetto Luciano Caracciolo ne diresse i lavori e dal quale è sorto anche il progetto.
La facciata, precedentemente sulla stretta via Picherali che conduce alla fonte Aretusa, e adesso
rivolta verso la piazza, è a due ordini sovrapposti separati dalla trabeazione con balconata munita di
ringhiera decorata in ferro battuto.
L’ordine inferiore è caratterizzato dalla presenza del portale barocco al centro, inquadrato da
colonne tortili che ne sorreggono il frontone decorato con simboli del martirio della Santa, ai cui lati
vi sono stemmi reali spagnoli. Lesene in stile pseudo-ionico, fanno parte dell’ordine inferiore del
prospetto
Nell'ordine superiore sono presenti ancora lesene, più snelle e in stile pseudo-corinzio, ispirate allo
stile rococò.
La facciata raggiunge un'altezza complessiva di circa 25 m. Sulla sommità vi è un frastagliato
fastigio con teste di putti e la croce, attualmente rimossa in quanto pericolante
L'interno è a navata unica decorata da quattro altari barocchi del 1705, nella volta si trovano gli
affreschi del 1783 che rappresentano il Trionfo di Santa Lucia. Il presbiterio ha la copertura con
cupola sulla cima del tempio.
Nell'abside, dietro l'altare maggiore, si trova la grande tela del "Seppellimento di S. Lucia" dipinta
nel 1608 dal Caravaggio, nel suo soggiorno siracusano; il quadro, originariamente sull'altare della
chiesa di Santa Lucia al Sepolcro, dopo una serie di importanti restauri, è stato prima esposto presso
la galleria di palazzo Bellomo, per poi essere collocato nella chiesa di Santa Lucia alla Badia.
Santuario de la Virgen de las Lagrimas de Siracusa
Entre Piazza de la Vitoria e Via Tecrito y frente a la entrada del Museo arqueológico, se encuentra
el Santuario de la Virgen de las Lagrimas de Siracusa (Santuario della Madonna delle Lacrime)
signo importante de la devoción que siente la comunidad siciliana, una de las que ostenta
trisitemente mayor grado de analfabetismo de Italia.
Fue erigida en recuerdo al supuesto “milagro” que se produjo cuando una efigie de yeso lagrimó en
la cabecera de la cama de una humilde casa.
El Santuario de la Virgen de las Lágrimas destaca más por sus proporciones que por su belleza.
Criticado por parte de la comunidad siracusana es símbolo de fé para otra parte sustancial delos
devotos católicos.
La realización del proyecto tardó 30 años en consumarse, y consta de una cripta y de un templo de
forma cónica de 74,5 metros de diametro y 80 de altura, coronado por una estatua de la Virgen en
bronce.
Actualmente el templo de la Virgen de las Lágrimas de Siracusa es lugar de peregrinación de fieles
de todo el mundo.
Museos en Siracusa
Capìtulo 5.4
Museo Bellomo
Il Museo di palazzo Bellomo è sito ad Ortigia, centro storico di Siracusa.
Esso venne inaugurato nel 1948 con una prima sistemazione museografica, ma solo negli anni
settanta si pervenne al completamento dell'attuale allestimento.
Tra le collezioni custodite nel museo vale la pena ricordare i due sarcofagi dei Governatori della
Camera Reginale, Giovanni Çabastida e Giovanni Cardenas. Nella ricca pinacoteca, si conserva
l'Annunciazione di Antonello da Messina del 1474 e ottime collezioni di argenti sacri.
Il palazzo Bellomo è un edificio del XIII-XIV secolo. L'edificio presenta due fasi costruttive
distinte: quella d'età sveva, identificabile nella struttura bastionata del pianterreno e nel portale
gotico, e quella quattrocentesca, individuabile in tutto il piano superiore.
Nel 1365 il palazzo passò in proprietà ai Bellomo, nobile famiglia romana venuta in Sicilia al
seguito di Federico III d'Aragona. In questo periodo fu portata avanti la sopraelevazione del palazzo
che presenta evidenti influssi di arte catalana del XV secolo.
Nel 1722 le monache dell'attiguo monastero di San Benedetto lo acquistarono e lo utilizzarono
come magazzino e dormitorio; ma con le leggi di espropriazione del 1866, fu strappato al vecchio
uso fino a quando, nel 1901, fu ceduto all'Amministrazione delle Belle Arti, che operò i primi
restauri.
Nel 1948 fu adibito a Museo in seguito al distacco della raccolta medioevale e moderna dal
complesso preistorico (come i mammut nani) e classico del Museo archeologico regionale Paolo
Orsi.
Dopo lunghi lavori di restauro, dal 17 ottobre 2009 il museo è nuovamente aperto al pubblico con
un nuovo allestimento.
Museo Paolo Orsi
Nel 1780 il vescovo Alagona inaugurò il Museo del Seminario divenuto, nel 1808, Museo Civico
presso l'Arcivescovado. Successivamente un decreto regio del 17 giugno 1878 sancì la nascita del
Museo Archeologico Nazionale di Siracusa, inaugurato solo nel 1886 nella sua sede storica di
piazza Duomo. Dal 1895 al 1934 Paolo Orsi diresse il Museo, ma la successiva crescita dei reperti
rese necessaria l'esigenza di un nuovo spazio presso l'attuale sede nel giardino di villa Landolina. Il
nuovo spazio museale, affidato all'architetto Franco Minissi, fu inaugurato nel gennaio del 1988
presso la Villa Landolina su due piani espositivi di 9.000 m2, di cui inizialmente solo uno dei piani
fu aperto al pubblico, ed un seminterrato di 3.000 m2, dove è situato un auditorium. Nel 2006 è stato
inaugurato l'ampliamento espositivo anche al piano superiore, dedicato al periodo classico, restano
tuttavia ancora da allestire i rimanenti spazi espositivi. Nel 2014 un ulteriore ampliamento al piano
superiore consente la visione del Sarcofago di Adelfia e di altri reperti relativi alle catacombe di
Siracusa. Il museo comprende reperti risalenti dai periodi della preistoria fino a quelli greco e
romano provenienti da scavi della città e da altri siti della Sicilia. Il piano terreno è diviso in 3
settori (A-B-C), mentre il corpo centrale (Area 1) è dedicato alla storia del Museo e vi sono
presentati brevemente i materiali esposti nei singoli settori. Il settore A, dedicato alla preistoria
(Paleolitico superiore-Età del ferro), con un'esposizione di rocce e fossili che testimoniano le varie
forme di animale nel Quaternario. Essa è preceduta da una sezione in cui vengono mostrate le
caratteristiche geologiche del Mediterraneo e della zona Iblea. Nel settore B, dedicato alle colonie
greche della Sicilia del periodo ionico e dorico, è possibile identificare l'ubicazione delle colonie
greche in Sicilia e le rispettive città di provenienza. Sono inoltre esposte: una statua marmorea di
Kouros acefala proveniente da Leontinoi (Lentini) datata agli inizi del V secolo a.C. È anche
presente la kourotrophos ossia una statua femminile acefala che allatta due gemelli proveniente da
Megara Hyblaea[. I reperti della colonia dorica di Megara Hyblaea, statuette votive di Demetra e
Kore e una Gorgone, una testa di Augusto proveniente da Centuripe. Inoltre è esposta anche la
Venere Anadiomene detta anche Venere Landolina dal sito di ritrovamento, scavata a Siracusa nel
1804. Bernabò Brea la lodò "per l'eccellenza del modellato, lo squisito trattamento del nudo, di
incredibile vivezza e morbidità". Nel settore C sono esposti reperti delle sub-colonie di Siracusa:
Akrai (664 a.C.), Kasmenai (644 a.C.), Camarina (598 a.C.), Eloro. Nonché reperti provenienti da
altri centri della Sicilia orientale e da Gela ed Agrigento. Il settore D, posto al primo piano, è stato
inaugurato nel 2006 e contiene i reperti di epoca ellenistico-romana. Al suo interno sono contenuti
alcuni tra i reperti più celebri del museo: la Venere Landolina ed il Sarcofago di Adelfia, oltre ad
una selezione di monete provenienti dal gabinetto numismatico di piazza Duomo. Inserita presso
l'antica Villa Landolina, all'esterno del Museo Archeologico è possibile visitare il parco antistante
con reperti di epoca romana e greca, nonché la tomba del poeta August von Platen.
Arquìmedes
El Museo de Arquímedes en Siracusa
Recientemente se inauguró en Siracusa el primer museo de ciencia interactivo del sur Italia,
dedicado al más importante científico de la antigua Grecia: Arquímedes, nativo de Siracusa. Se
llama "Arkimedeion" y se encuentra en la homónima plaza a el dedicada (Piazza Archimede). Un
museo que traza la vida de Arquímedes y "tocar" con mano sus ideas extraordinarias, un recorrido
por la historia y la leyenda para descubrir la investigación que lo hizo famoso: de la hidrostática a la
mecánica, de la geometría a las matemáticas hasta la astronomía. Diseñado por un equipo de
expertos en física y ciencias de la comunicación del CNR y la Universidad en colaboración con
expertos y estudiosos de la obra del gran científico griego, que vivió en Siracusa entre 287 y 212 a.
C., la visita ha sido organizada en colaboración con la Fundación Caja de Ahorros y Pensiones de
Barcelona bajo la dirección del arquitecto Jorge Wagensberg. En el museo se reproducen todas las
máquinas más importantes inventadas por Arquímedes, de la catapulta a la cóclea, todas
completamente funcionales y utilizables por todos los visitantes.
Monumentos espanoles en Siracusa
Capìtulo 6
Castillo Maniace
El castillo Maniace es la punta de lanza que se abre al mar en el extremo de la península de la
Ortigia. Bien desde el Lungomare Alfeo dejando la Fuente Aretusa, o bien desde su paralela Via
Castello Euralio, llegamos a las puertas de la fortaleza. Pese a que actualmente este cerrada a las
visitas por pertenecer al patrimonio militar, nos podemos acercar hasta a sus murallas para observar
la panorámica de Siracusa desde la Ortigia.
Construido sobre un fuerte del comandante bizantino Giorgo Maniace en 1038, el emperador
Federico II levantó el actual castillo en 1239. su estructura perfectamente cuadrada con 51 metros
de largo y coronada por torres circulares en las esquinas.
La puerta de acceso está adornada con formas góticas y mármoles policromos. El escudo sobre el
arco muestra una águila bicéfala de Carlos V de 1614. Los costados de la puerta poseían dos
ménsulas con dos arietes griegos de bronce del siglo IV a.c, uno de los cuales podemos visitar en el
Muséo Arqueológico Regional de Siracusa.
Palacio Montalto
Il palazzo Mergulese-Montalto è un edificio storico della città di Siracusa. Si trova in Ortigia, nel
rione della "Spirduta", alla sinistra di piazza Archimede.
L'edificio è sorto nel 1397, per volere di "Maciotta Mergulese", come afferma la dedica in latino
posta sopra il portale:
“HAEC MIRGULENSIS MACCIOTTA PALATIA STRUXIT CUI SUARUM SUMMA
VIRTUTUM COPIA SURGIT ANNO MILLENO TERCENTENO NONAGENO SEPTENO
MUNDO VERNO VENIENTE SUPREMO”.
Nel XV secolo, il palazzo, fu donato dalla regina d'Aragona, a "Filippo Montalto". Nel 1837, tempi
del colera, il palazzo ospitò un ospedale provvisorio, e nel 1854 le "Figlie della Carità".
L'edificio è di stile gotico chiaramontano. Sul prospetto si aprono una trifora, una bifora e una
semplice monofora.
Gli archivolti della trifora sono decorati con motivi floreali, mentre la bifora offre un intaglio a zigzag. Sostengono queste due, eleganti colonnine tortili con capitelli a grappa.
Nel primo ordine vi è un portale chiaramontano, sovrastato da un'edicola contenente la lastra
marmorea che ne afferma la data di edificazione. Divide i due ordini un cornicione marcapiano
dentellato.
L'interno presenta un atrio con scala scoperta e un porticato con loggiato.
Conclusione: SIRACUSA OGGI
Dagli anni '80 agli anni 2000
Nel 1979 la frazione di Priolo Gargallo si è distaccata divenendo comune a sé stante.
Con decreto dell'assessorato "Territorio Ambiente" della Regione Siciliana nel 1984 viene istituita
la Riserva naturale Fiume Ciane e Saline di Siracusa, orientata alla salvaguardia del papiro lungo il
corso del fiume Ciane ed alla conservazione dell'ambiente delle "Saline".Nel 1985 la città si
mobilita per la visita di Carlo e lady Diana.Nel 1988 è stata inaugurata la nuova struttura del Museo
Archeologico Regionale Paolo Orsi presso la Villa Landolina. L'atteso ampliamento del secondo
piano (con le sale dedicate ai reperti di epoca romana e bizantina) è stato inaugurato nel 2006.Negli
anni novanta fu prevista la costruzione di un porto turistico previsto nell'area antistante l'attuale
parcheggio Talete in Ortigia: fu poi costruito solo un molo in violazione alle norme d'impatto
ambientale. Nella stessa zona non decollerà mai neanche il progetto di un tunnel sottomarino che
potesse collegare Ortigia alla terraferma.Nella notte del 13 dicembre 1990 la città fu colpita da un
violento terremoto che rese inagibili molte abitazioni e costrinse alla chiusura di parecchi
monumenti e chiese della città. Il successivo stanziamento di fondi post-sisma ha permesso negli
ultimi anni il recupero e la fruizione di molti immobili danneggiati. L'aumentata sensibilità sul
rischio sismico in città, determina alcune misure di prevenzione tra cui il restauro e il
consolidamento statico del ponte umbertino. Per ovviare alle restrizioni di traffico viene montato un
ponte Bailey dal genio militare per tutta la durata dei lavori. Tuttavia il passaggio (non autorizzato)
di un camion determina il crollo del ponte e la morte del conducente.Nel 1998 è stata inaugurata la
nuova tratta ferroviaria dalla Stazione di Siracusa alla stazione di Targia. La tratta è interamente
sotterranea e determina il passaggio dei treni nella zona del Fusco ove si immette in galleria per
uscire alla Targia . Questa modifica al tracciato era attesa da anni in quanto ha consentito
l'eliminazione dei passaggi a livello di Corso Gelone, di Santa Lucia e di santa Panagia. Il
cambiamento epocale per la città ha permesso un miglioramento del traffico veicolare, non più
interrotto e la riqualificazione dell'ex tracciato ferroviario negli anni successivi con la creazione
della pista ciclabile e di un'area a verde nella zona di corso Gelone e della Borgata. Dopo decenni di
abbandono e il progressivo degrado del centro storico di Ortigia, è cominciata di recente un'opera di
recupero e restauro dell'isola. Di fondamentale importanza il progetto Urban di riqualificazione
urbana con cui è stato parzialmente rilanciato il commercio e la vivibilità urbana dell'isola. Inoltre il
progressivo smantellamento della vecchia cinta ferroviaria e il tentativo di rilancio e riconversione
dell'economia siracusana, dall'industria chimica a quella turistica ha modifica gli assetti economici
della città. Nel 2004 viene costruito il terzo ponte in Ortigia, detto di Santa Lucia, il quale
modificherà il traffico in ingresso nell'isola.
Nel 2005 assieme al sito di Pantalica, Siracusa diviene ufficialmente patrimonio UNESCO. La
cerimonia verrà eseguita alla presenza del Presidente della Repubblica Carlo Azelio Ciampi. Nello
stesso anno viene istituita l'Area naturale marina protetta del Plemmirio.
Nel 2008 viene aperta la pista ciclabile in sostituzione dell'antico tratto ferroviario da piazza
Cappuccini alla Targia. Due anni dopo verrà aperta la strada che collega piazza Cappuccini allo
sbarcadero. In questo modo si completa la dismissione della "cintura di ferro" riqualificando (con
zone a verde nella restante parte dell'ex tracciato) l'antica lacerazione tra le due parti della città.Dal
22 al 24 aprile 2009 Siracusa ha ospitato il G8 ambientale presso il Castello Maniace, per
l'occasione interamente ristrutturato assieme ad alcune parti della città.
Nel 2013 la nuova amministrazione comunale lavora alla candidatura della città come Capitale
della cultura europea del 2019. Tuttavia la candidatura non riesce a passare la valutazione della
giuria e la città viene subito esclusa.