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LIMES, RIVISTA ITALIANA DI GEOPOLITICA
pubblicato il 10/12/ 2007 su http://www.limesonline.com
VOTO DI GUERRA
di Federico de Renzi
La Turchia, scossa dagli attacchi del PKK nelle due province al confine con l’Iraq, ha
approvato a stragrande maggioranza il progetto di riforma costituzionale proposto
dall’AKP. Ma la popolazione, più che riforme, vuole la guerra.
A
ll'inizio dello scorso ottobre il partito
Giustizia e Sviluppo (AKP, Adalet ve Kalkınma Partisi), nelle figure del Primo Ministro e
del presidente della Repubblica, ha proposto quello che è stato il primo referendum
costituzionale della nuova Turchia post-kemalista, invitando i Turchi a votare “si”1. La
riforma del modo di scrutinio proposta nel referendum -organizzato tre mesi dopo le
elezioni vinte dall’AKP- costituisce la risposta del governo al blocco istituzionale di
primavera. L’opposizione kemalista, vicina ai militari, aveva allora ostacolato il processo di
designazione del presidente della Repubblica da parte dei deputati, boicottando il voto, che
era stato quindi annullato dalla Corte Costituzionale.
I due principali partiti d’opposizione, il socialdemocratico CHP (Cumhuriyet Halk
Partisi) di Deniz Baykal e il nazionalista islamico MHP (Milliyetçi Hareket Partisi) di
Devlet Bahçeli, avevano fatto appello agli elettori a votare “no”. I membri della Corte
Costituzionale e i docenti di Diritto di diverse università turche hanno contestato la
legittimità del referendum e la sua utilità per lo stesso AKP2. Questo invito al boicottaggio,
suffragato dall’opinione dei giureconsulti, ha fatto sì che siano andate a votare molte meno
persone rispetto alle politiche del 22 luglio: l’astensione è stata alta per la Turchia: 33%. I
42 milioni e mezzo d’elettori sono stati pertanto spinti a votare, pena un’ammenda di 19 lire
turche (circa 11 euro) per gli astensionisti. Il popolo ha detto “si”3 al pacchetto di riforme
proposto dal Primo Ministro e dal Presidente della Repubblica.
La modifica della Costituzione del 1982 (aggiornata dopo il Colpo di stato morbido
del 28 febbraio 1997 contro il Refah Partisi di Necmettin Erbakan), secondo il Supremo
Comitato Elettorale (Yüksek Seçim Kurulu, YSK) è stata approvata al 69,12 %. Le novità
riguardano la distribuzione dei seggi all’interno della Grande Assemblea Nazionale di
Turchia (Türkiye Büyük Millet Meclisi, TBMM), il cui mandato parlamentare viene ridotto
da cinque a quattro anni (Art. 77, 95 e 96). Viene poi modificato il procedimento per
l’elezione del presidente della Repubblica, eletto con suffragio universale diretto (modifica
1 “Turkey set to hold a referendum on popular election of the president”, Turkish Daily News, Friday, July 6, 2007;
“President calls for referendum on presidential elections”, Turkish Daily News, Saturday, June 16, 2007
(www.turkishdailynews.com.tr)
2 Mehmet Ali Birand, “Baykal is right; the referendum should be cancelled”, Turkish Daily News, Saturday, October 6,
2007; “Baykal calls on voters not to vote in referendum”, Turkish Daily News, Wednesday, October 10, 2007; “People
power for president”, Turkish Daily News, Tuesday, October 23, 2007; Yusuf Kanlı, “Two dangers ahead”, Turkish
Daily News, Thursday, October 4, 2007 (www.turkishdailynews.com.tr)
3 “Türk halkı Anayasa paketine “evet” dedi”, CNN Türk, 21 Ekim, 2007 (www.cnnturk.com)
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all’ Art. 102)4, per cinque anni (anziché sette), con mandato rinnovabile una volta (Art. 101).
Il ruolo dello YSK e della TBMM è ridimensionato(Art. 79).
Proprio il 21 ottobre i principali quotidiani e agenzie, turche e internazionali, hanno
dato notizia dell’uccisione di 12 militari e del rapimento di altri otto soldati da parte delle
forze del PKK, nei pressi del villaggio di Dağlıca (provincia di Hakkâri), al confine con il
Governo Regionale del Kurdistan Iracheno. Da quel giorno quindi, gran parte della società
civile turca, anziché andare a votare, ha preferito scendere in piazza per manifestare il
proprio dolore e sfogare la propria rabbia contro il terrorismo del PKK e l’indifferenza del
mondo. La diplomazia turca è infatti da oltre un anno ai ferri corti con il Governo Regionale
del Kurdistan (KRG), stato indipendente de facto, anche se ancora non de iure, accusato di
offrire rifugio e aiuti logistici e materiali al PKK. Tuttavia Ankara si è sempre dichiarata
disponibile a lasciare risolvere la questione al KRG, sebbene con delle riserve5. Il KRG è
infatti un vero e proprio feudo di Masud Barzani e del suo clan: è amministrato dal nipote
Nechirvan Barzani e il ministro degli Esteri d’Iraq, Hoshyar Zebari, è suo cognato. Inoltre
non si sono ancora svolte libere elezioni, e a quelle del gennaio 2005 gli unici partiti a
presentarsi furono il PDK, con base a Erbil e l’UPK, con base a Sulaymaniyya.
In quest’ultimo mese Ankara ha iniziato una vera e propria partita a scacchi con Stati
Uniti e Nato da un lato, e Governo iracheno dall’altro. Il 17 ottobre il parlamento ha
autorizzato, con 507 voti a favore e 19 contrari, l'intervento delle Forze Armate nell'Iraq
settentrionale (Monti Kandil/Zagros, zona di Dohuk), per colpire le basi del PKK oltre
confine. Il 21 ottobre Erdoğan si è incontrato a Londra con il premier britannico Gordon
Brown, annunciando agli Stati Uniti che la Turchia avrebbe, come poi è avvenuto, attaccato
i ribelli curdi in Iraq 6. Il giorno seguente, il ministro degli Esteri Ali Babacan si è incontrato
a Baghdad con il suo corrispettivo iracheno Hoshyar Zebari, chiedendo che il governo
iracheno facesse eliminasse le basi del PKK sul suo territorio e chiudesse le sedi del partito
ad Erbil7. Questa pressione diplomatica ha fruttato per ora solo vaghe promesse da parte del
ministro e dello stesso presidente della Repubblica Jalal Talabani8, e reazioni molto dure da
parte di Masud Barzani9, di cui il presidente della Repubblica di Turchia Gül ha detto “non è
il mio interlocutore”10. Altri incontri ci sono stati, tra Erdoğan e Gordon Brown a Londra il
4 Per il testo della costituzione turca, priva delle ultime modifiche, vedi: Türkiye Büyük Millet Meclisi, Türkiye
Cumhuriyeti Anayasası (Costituzione della Repubblica Turca, www.tbbm.gov.tr); Office of the Prime Minister,
Directorate General, The Constitution of the Republic of Turkey (www.byegm.gov.tr/mevzuat/anayasa/anayasaing.htm); per gli articoli provvisori e la regolamentazione dei referendum, vedi: Türkiye Büyük Millet Meclisi, The
Constitution of The Republic Of Turkey (www.tbmm.gov.tr/develop/owa/anayasaeng.kisim).
5 Ümit Erginsoy, “Militayr option out, Iraqis expected to act on PKK”, Turkish Daily News, Thursday, August 3, 2006
6 Martin Fletcher and Suna Erdem, “Turkish Prime Minister warns US: we will attack Kurdish rebels in Iraq, Recep
Tayyip Erdogan tells The Times that he needs nobody’s permission to defend his country”, The Times, October 22, 2007
(www.timesonline.co.uk); per l’intervista completa, vedi: Martin Fletcher and Suna Erdem, “Interview with Recep
Tayyip Erdogan in full. The Prime Minister of Turkey discusses the Kurdish separatist crisis with Martin Fletcher and
Suna Erdem of The Times”, Times Online, October 21, 2007
(www.timesonline.co.uk/tol/news/world/europe/article2707933.ece).
7 “Babacan Irak'ta...”, CNN Türk, 23 Ekim 2007 (www.cnnturk.com)
8 Ümit Erginsoy, “The PKK to declare ceasefire, says Talabani”, Turkish Daily News, Tuesday, October 23, 2007
(www.turkishdailynews.com.tr)
9 “Mesud Barzani’den PKK açıklaması. Celal Talabani: ‘Türkiye PKK'yı yakalayamıyorsa biz nasıl yakalayalım?’”,
CNN Türk, 21 Ekim, 2007 (www.cnnturk.com)
10 “Abdullah Gül: Barzani muhattabım değil...”, Milliyet, 21 Ekim, 2007 (www.milliyet.com.tr)
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23 ottobre e, sempre a Londra, con il Primo Ministro d’Israele Ehud Olmert, al fine di
avviare una collaborazione strategica Turco-britannica11. Mentre Erdoğan era in visita in
Romania per la conferenza dei Paesi del Mar Nero, il 26 è stata ricevuta ad Ankara una
delegazione diplomatica composta da alti funzionari iracheni guidata dal ministro della
Difesa ‘Abdu'l-Qādir Muhammad Ğasīm, che ha però causato solo un ulteriore
peggioramento della già difficile posizione di Baghdad. Lo stesso Hoshyar Zebari aveva
dichiarato che il governo iracheno avrebbe offerto soluzioni e misure concrete per
pacificare, isolare e distruggere le attività del PKK. Tuttavia la delegazione non era stata
autorizzata a discutere l’approvazione di qualsiasi azione militare della Turchia in Iraq. I
funzionari iracheni si erano offerti di chiudere gli uffici politici del PKK nel KRG e
interrompere il rifornimento di armi e l’assistenza logistica ai ribelli12.
Il 5 novembre scorso, poi, Erdoğan si è recato a Washington, accompagnato dal
ministro degli Esteri Ali Babacan, dal ministro della Difesa Vecdi Gönül e dal Vice Capo di
Stato Maggiore della Difesa Ergin Saygun. Appena giunto all’aeroporto ha appreso la
notizia della liberazione degli otto soldati rapiti il 21 ottobre, dietro la quale si cela un
probabile coinvolgimento di membri del partito filo-curdo DTP (Demokrat Toplum Partisi,
Partito della Società Democratica), pare aventi contatti con il PKK e con lo stesso Murat
Karayılan, comandante in capo dei ribelli e vero artefice della liberazione dei soldati rapiti 13.
Data la pressione diplomatica turca, lo stesso presidente degli Stati Uniti si è detto
pronto ad appoggiare un attacco dell’Esercito turco al PKK, giungendo a dichiarare che il
PKK è un nemico comune di Turchia e Stati Uniti. I colloqui hanno portato ad un
chiarimento dei rapporti tra i due paesi14: la dichiarazione di Bush ricalca quella fatta dal
segretario di Stato Condoleezza Rice ad Ankara il 2 novembre, durante la quale si è
menzionato anche un aiuto della CIA nelle operazioni di Intelligence15. Fino ad oggi,
comunque, i centomila uomini schierati tra le province di Hakkâri e Şırnak -dove sono
avvenuti gli attacchi- coperti dai Cobra e dagli F-16 trasferiti dalla base di Diyarbakır, si
limitano a bombardare le posizioni oltre confine. In attesa di dare il via ad un’operazione su
più vasta scala16, con il probabile coinvolgimento della numerosa popolazione turcomanna
presente nell'Iraq settentrionale17, Erdoğan si è dichiarato contrario alla chiusura del DTP e
si è detto pronto a continuare le trattative con il governo regionale del Kurdistan per
giungere ad una soluzione diplomatica della crisi 18. Tuttavia, il 30 novembre lo stesso Primo
Ministro ha autorizzato un’incursione delle Forze Armate Turche (Türk Silâhlı Kuvvetleri,
TSK) nell’Iraq settentrionale, dichiarando che l’esercito sta pianificando un’operazione
11 “UK PM urges Turkey to engage with Iraq”, Turkish Daily News, Tuesday, October 23, 2007
(www.turkishdailynews.com.tr)
12 Andrew E. Kramer and Sebnem Arsu, “Iraq Offers Turkey a Nonmilitary Plan”, New York Times, October 26, 2007
(www.nytimes.com)
13 Richard A. Oppel Jr.; Sabrina Tavernise, “Kurdish Rebels Release Eight Turkish Soldiers”, New York Times,
November, 19 2007, (www.nytimes.com)
14 Michael Rubin, “The PKK factor: Another critical enemy front in the war on terror”, 5 August 2004.
(http://www.benadorassociates.com/article/6378); “Pozitif duygular içindeyim”, CNN Türk, 5 Kasım, 2007
(www.cnnturk.com)
15 Helene Cooper, “Rice Under Pressure in Trip to Turkey”, New York Times, November, 3 2007, (www.nytimes.com)
16 “PKK'nın inleri Diyarbakır'dan vurulacak”, Milliyet, 21 Ekim, 2007 (www.milliyet.com.tr)
17 Sheth, Jerjis, The Turkmen of Iraq: underestimated, marginalized and exposed to assimilation, Nijmegen, Benda
Print House, 2006; Tarık Oğuzlu, “The Turkomans as a Factor in Turkish Foreign Policy”, Turkish Studies Vol.3, n.2
(2002), pp. 139-148.
18 “Erdoğan opposes closure of pro-Kurdish party”, Turkish Daily News, Monday, November 19, 2007
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chirurgica per colpire certi obbiettivi del PKK, date le difficili condizioni climatiche della
regione in inverno. Ha inoltre confermato la proficua condivisione in tempo reale delle
informazioni di intelligence con Washington19.
Le operazioni hanno avuto ufficialmente inizio il 3 dicembre, e si sono svolte
all’interno del confine iracheno, non lontano da Çukurca (provincia di Hakkari) 20. Tuttavia il
Comando delle Forze di Terra (Kara Kuvvetleri Komutanlığı, KKK), pur sostenendo che i
terroristi sono stati individuati attraverso un lavoro di intelligence, non ha fatto sapere se
l’operazione, svoltasi sabato 1° dicembre, abbia visto al partecipazione dell’intelligence
statunitense. Lo stesso Comandante, il Generale di Corpo d’Armata İlker Başbuğ, in una
recente intervista sullo stato delle operazioni non ha menzionato la partecipazione di nessun
supervisore statunitense21. Chase Bremer, portavoce dell’Ufficio Europeo del dipartimento
di Stato, in una sua intervista al Turkish Daily News, ha nuovamente invitato il Governo
Regionale del Kurdistan a chiudere gli uffici del PKK sul suo territorio e a farne cessare le
operazioni, appoggiando l’attacco del 1° dicembre22. Mentre continuano le operazioni di
contenimento lungo il confine iracheno, si combatte anche nella Provincia di Tunceli
(Dersim), ed è notizia del 4 dicembre di nuovi scontri a Küpeli Dağı (provincia di Şırnak)23.
Ankara spera ancora in un appoggio reale da parte del presidente degli Stati Uniti
verso le politiche di sicurezza del principale alleato di Washington nella regione, un
appoggio che non si limiti all’invio di consiglieri militari 24. Intanto Ankara sta rinsaldando
le antiche relazioni strategiche con il vicino Iran, e il 3 dicembre nella città di Van il
governatore della provincia Özdemir Çakacak ha ricevuto una delegazione iraniana per
discutere di un nuovo piano di cooperazione per la sicurezza dei confini comuni. Turchia e
Iran hanno avuto infatti per decenni la sventura di dover fronteggiare il separatismo curdo,
incarnato dal 1978 dal PKK25. Questo, attraverso il PJAK, suo ramo iraniano con base nel
triangolo costituito dalla zona di confine tra Turchia, Iraq e Iran, da almeno un anno compie
19 “Military authorized for cross-border offensive, PM says”, Turkish Daily News, Saturday, December 1 , 2007
20 Yusuf Kanlı, “So, Turkey takes action on PKK”, Turkish Daily News, Monday, December 3, 2007
21 Il testo dell’intervista, tenutasi ad Ankara per il 24° Anniversario della fondazione del Comando, è consultabile sul
sito
del
Comando
(www.kkk.tsk.mil.tr/BasinHalklaIliskiler/KonusmaMesajlar/kktc_resepsiyon/KKTC_resepsiyon.doc).
22 Ümit Erginsoy, “US urges Iraqi Kurds to shut down PKK”, Turkish Daily News, Tuesday, December 4, 2007
23 “One soldier, 3 Kurd rebels killed in east Turkey”, Reuters, Wednesday, November 7, 2007 (www.reuters.com);
“Küpeli Dağı'nda 6 terörist öldürüldü, 1 subay şehit oldu”, Sabah, 4 Aralık, 2007 (www.sabah.com.tr)
24 Sulle politiche della Turchia sull’Iraq settentrionale e la questione curda, vedi: Robert W. Olson, “Turkey’s Policies
Toward Kurdistan-Iraq and Iraq: Nationalism, Capitalism, and State Formation,” Mediterranean Quarterly, Vol. 17,
No. 1 (Winter 2006), pp. 48-72; - , The Goat and the Butcher: Nationalism and State Formation in Kurdistan-Iraq
since the Iraqi War, Costa Mesa, CA: Mazda Publishers, 2005; Andrew Mango, Turkey and the War on Terror. For
Forty Years We Fought Alone, London: Routledge, 2005; Bill Park, Turkey’s Policies towards Northern Iraq:
Problems and Perspectives, London: Routledge, IISS, Adelphi Paper 374, 2005; Kemal Kirişçi, and Gareth M.
Winrow, The Kurdish Question and Turkey: An Example of a Trans-State Ethnic Conflict, London; New York:
RoutledgeCurzon, 2004; Martin van Bruinessen, “Transnational Aspects of the Kurdish Question”, Working paper.
Firenze: Robert Schuman Centre for Advanced Studies, European University Institute, 2000
(www.let.uu.nl/~Martin.vanBruinessen/personal/publications)
25 Robert W. Olson, Turkey-Iran Relations, 1979-2004: Revolution, Ideology, War, Coups andGeopolitics, Costa Mesa,
CA: Mazda Publishers, 2004; - The Kurdish Question and the Turkish-Iranian Relations from World War I to 1998,
Costa Mesa, CA: Mazda, 1998; Martin van Bruinessen, "The Kurds between Iran and Iraq", MERIP (Middle East
Report) 141 (1986), 14-27 [reprinted in idem, Kurdish ethno-nationalism versus nation-building states. Collected
articles, Istanbul: The Isis Press, 2000]
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attentati alle pipelines che giungono a in Turchia da Tabriz (Gasdotto Tabriz-Ankara e
Oleodotto Kirkuk-Ceyhan)26.
Teheran nel 2004 si è impegnata a fornire alla Turchia 22 milioni di metri cubi di gas
naturale, rendendola il secondo maggior esportatore in Turchia dopo la Russia. Nel 2006 i
due paesi hanno sottoscritto un accordo per la lotta al PJAK27, e il 21 novembre scorso il
ministro dell’energia turco Hilmi Güler e la sua controparte iraniana Parvez Fattah hanno
firmato un nuovo accordo per il miglioramento degli attuali collegamenti energetici,
causando le ire di Washington. L’incontro segue delle riunioni preliminari tenutesi a luglio
sulla costruzione di due gasdotti sul territorio turco, provenienti dall’Iran e dal Turkmenistan
(lunghezza prevista 3.500 km), con l’intento di trasportare in Europa 40 milioni di metri
cubi di gas naturale. Probabilmente non si tratta solo di lotta al terrorismo, ma di una nuova
(antica) visione strategica che Ankara vuole far rinascere, riunendo idealmente il Turan
all’Iran.
26 “Report: Iran says PKK attacked pipeline”, TDN-Reuters, 2/10/2006 (www.turkishdailynews.com.tr).
27 Ned Parker, “The Kurds are being driven out again - this time by Iran”, Times Online, August 26, 2006
(www.timesonline.co.uk/tol/news/world/iraq/article620146.ece ); Graeme Wood, “The militant Kurds of Iran”,
Jane’s, 28 June 2006 (www.janes.com/security/international_security/news); James Brandon, “Iran’s Kurdish
Threat: PJAK”, Terrorism Monitor, Vol. IV, No. 12, June 15, 2006, pp. 1-4, The Jamestown Foundation
(www.jamestown.org/terrorism/news/uploads/TM_004_012.pdf )
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