testo - Teatro del Pratello

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Danzando Zarathustra
DANZANDO ZARATHUSTRA
Drammaturgia di Paolo Billi
Personaggi:
1)
2)
3)
4)
Funambolo Commediante
Poeta
Pazzo-scimmia
5) Predicatore 6) Maestro
7) Pellegrino
8) Vagabondo 9) Disertore
10) Convalescente
11) Cacciatore girovago
girovago
viaggiatore verso una meta
viaggiatore senza meta
soldato in fuga
malato in fuga
ricercato in fuga
12) Eremita
saggio solitario del labirinto
abita il labirinto
abita il labirinto
13) Guardiana
14) Guardiano
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compagnia di comici
compagnia di comici
compagnia di comici
compagnia di comici
Colonia di insetti nel labirinto
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Danzando Zarathustra
PRIMO ATTO
Rovine ricoperte da ombrina/copertura di cantieri, abitate da strane presenze.
1. Scena prima
La guardiana si aggira, sola. L’altro guardiano si sveglia. Si tiene la testa che scoppia. Si guarda nell’acqua e si lava.
2. Scena seconda Corale DANZA DELLA COLONIA DI INSETTI
Chi è Zarathustra?
Come dobbiamo chiamarlo?
È uno che promette?
O un erede?
Un autunno!
O un aratro?
È un maestro...
Se fosse un animale…
sarebbe un delfino o un topo?
Forse...
Ha un nome strano.
Uno che danza!
Può darsi...
È uno senza famiglia
forse perché va troppo in giro,
O forse perché non ha tempo
o perché sta bene così.
Un uomo che cura!
O uno guarito?
È un poeta?
O un uomo di verità?
Un liberatore...
Uno che educa?
Un uomo buono.
O un cattivo?
Non è nessuno.
È uno che ascolta?
Uno che ride...
3. Scena terza
Il guardiano si leva nel mezzo della sarabanda degli insetti/granchi e balla leggero come un angelo.
GUARDIANO:
Che vi sembra?
Io … il guardiano… Posso essere Zarathustra?
sono un profeta? Un sognatore? Un ubriaco?
Uno che interpreta i sogni? Una campana di mezzanotte?
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Danzando Zarathustra
Una goccia di rugiada? Un fumo e un aroma di eternità?
Voi … ascoltatelo! Non lo udite? Non lo odorate?
Mezzanotte è anche mezzogiorno.
Ho imparato che...
Il dolore è anche piacere,
maledizione è anche benedizione,
notte è anche sole,
un saggio è anche un pazzo.
Ricordate che … Zarathustra disse...
Tutte le cose sono incatenate, innamorate.
Se mai avete voluto una volta, due volte, se mai avete detto «mi piaci, felicità!»
Allora volete tutto di nuovo, tutto eterno, tutto incatenato, innamorato.
Così è da amare il mondo, amatelo in eterno e in ogni momento.
E al mondo dite: passa, ma ritorna!
GUARDIANA:
Zitto! Guarda là!
4. Scena quarta L’eremita si leva al centro; rituale del girare su se stesso sulla colonna; poi si lava; ruota le mani; quindi balla le mani.
Tutt’intorno “gli insetti” che appaiono veloce; tre della compagnia dei comici ascoltano.
EREMITA:
Se avete un nemico,
non ripagate il male col bene:
poiché gli fate provare vergogna.
Dimostrate invece
che anche lui vi ha fatto qualcosa di bene.
Non è l'altezza: l’abisso è terribile!
L’abisso dove lo sguardo precipita in basso
e la mano si aggrappa in alto.
Allora il cuore prova vertigini
davanti alla sua doppia volontà.
Al di là del bene e del male;
sono solo ombre
umidi turbamenti
nuvole che passano.
E chi fra gli uomini non vuole morire di sete,
deve imparare a bere in tutti i bicchieri;
e chi vuole rimanere puro fra gli uomini
deve saper lavarsi anche con l'acqua sporca.
5. Scena quinta Tre figure saltellano come giullari di Dio, innocenti e leggeri.
POETA, PAZZO/SCIMMIA E COMMEDIANTE:
Quanti uomini hanno i piedi pesanti e il cuore afoso:
non sanno danzare.
Come potrebbe la terra essere leggera per loro!
Chi ha piedi leggeri passa sul fango
e vi danza come sul ghiaccio.
Danzate,
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Danzando Zarathustra
mettetevi a capo all'ingiù.
Dovrai danzare per non cadermi per terra!
E tu danzerai al mio canto come un orso?
Non ci credi?
Scuoti il capo?
Avanti! Danza come un profeta!
Una volta volevo danzare come non danzai mai:
al di là di tutti i cieli volevo danzare.
Solo nella danza so esprimere cose supreme.
Ora sono leggero,
ora io volo,
Ora vedo sotto di me,
Ora è un dio a danzare se io danzo.
6. Scena sesta
Il guardiano appare sul limitare della porta del labirinto.
GUARDIANO E GUARDIANA:
Questa è la porta del luogo che è diventato la mia casa.
Non mi ricordo come sono giunto qui.
Ricordo solo che mi svegliai di notte, sotto una pioggia battente.
E qui trovai riparo.
C’era pure una donna, piccola, seduta sulle gambe.
Forse dormiva, il capo reclinato, coperto con un telo.
Continuo a vederla ogni tanto. Mi parla e poi svanisce.
Lei conosce già la storia. Lei mi racconta.
Queste sono le rovine di un antichissimo monastero.
Qui la moglie del primo signore della città si ritirò negli ultimi anni della sua vita.
Qui arrivavano donazioni da parte delle ricche dame della città.
Il 12 dicembre 1393 il convento subì la prima distruzione:
un incendio devastò il refertorio, il dormitorio, il capitolo e la chiesa interna.
Due sorelle persero la vita.
Fra tante rovine, il miracolo:
due crocifissi e una immagine della Madonna si salvarono tra le fiamme.
Nei giorni di festa, erano esposti fuori dalla chiesa, sulla via, alla vista di tutti.
Il convento fu ricostruito, mezzo secolo dopo, in stile tardo gotico.
Gli insetti ripuliscono l’ombrina. Il Pazzo scappa.
SECONDO ATTO
Tutto sospeso, come sopra una nuvola bianca. Una nebbia bassa.
7. Scena prima
GUARDIANA:
E Zarathustra decise di scendere tra gli uomini, cominciò a tramontare…
Prima della città, ai margini dei boschi…. si erano radunati tanti funamboli
Corale d’azione !
DANZA DEI FUNAMBOLI
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8. Scena seconda Una figura a coppie resta sola.
Danzando Zarathustra
FUNAMBOLO E POETA:
Ecco, sei di fronte al cavo.
Il primo passo è sempre un misto di paura e di bellezza.
Quando metto il secondo, rido.
Il terzo avanti piano, ma deciso.
Poi cammina piano piano per non cadere.
La terra lontana...
A metà del filo … per forza devi andare avanti.
Sei un uccello senza ali.
Quando arrivo quasi alla fine
voglio ridere come un ubriaco.
L’ultimo passo…
mi sento come se stessi facendo una capriola:
alla fine un inchino davanti al filo.
Ecco, sei di fronte al cavo.
Sei il figlio del filo.
Vorresti vivere sul filo e
restare immobile su un piede solo ...
Ecco, sei di fronte al cavo.
Il filo sotto i miei piedi si muove, ma è duro come sasso.
Quando sono sul filo, canto
serve a non pensare,
a concentrarmi sull’andare avanti,
a ricordarmi i tempi belli.
Ecco, sei di fronte al cavo.
Camminare sul filo ti rende felice?
perchè è rischioso, come andare in giro di notte,
perché di notte ci sono le stelle che brillano
e può succedere di tutto.
9. Scena terza
Compare una fila di figure con pertiche perpendicolari, che saggiano il fondo alla ricerca di qualcosa.
GUARDIANA:
E Zarathustra disse…
PELLEGRINI, VIANDANTI
Quelli che si chiamano « buoni»
sono le mosche più velenose:
pungono in piena innocenza,
mentono in piena innocenza;.
A chi vive tra i buoni la compassione insegna a mentire.
Essere veri, pochi lo possono!
E chi lo può, non lo vuole!
Ma meno di tutti lo possono i buoni.
Gli uomini che si dicono buoni
non dicono mai la verità;
l'essere buoni è una malattia?
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Danzando Zarathustra
I cosìdetti buoni si arrendono,
il loro cuore ripete parole, obbedisce.
Dove si nasconde il più grande pericolo per l’uomo?
Non è forse presso chi si reputa buono e giusto?
Sono quelli che parlano e dicono:
«Sappiamo già cos'è buono e giusto, noi l'abbiamo. Guai a chi continua a cercarlo!»
Il danno dei buoni è il più dannoso dei danni!
Una volta un uomo guardò in fondo al cuore di chi si reputava buono e giusto
e disse: «Sono i farisei».
Ma non fu compreso.
Questa è la verità: chi si crede buono è un fariseo!
I buoni non possono creare:
essi sono sempre l'inizio della fine:
crocifiggono chi afferma nuovi valori,
crocifiggono il futuro!
I buoni sono sempre stati l'inizio della fine.
10. Scena quarta Compare il Pazzo/Scimmia dentro il bianco, sorretto sotto da movimenti di onde. Nuota. Si tuffa. Balza fuori.
PAZZO/SCIMMIA:
Beati sono i sonnolenti: perché presto dormiranno!
Beati Vetta ed abisso — sono una cosa sola!
Beato l’uomo che sa ritrovare la serietà del bambino che gioca!
Tutte le verità taciute diventano velenose.
Beati sono quelli attenti a vomitare contro il vento!
Tappa la bocca a questa piccola verità, altrimenti grida forte!
Beati sono quelli puniti per le proprie virtù.
Il deserto intorno aumenta: guai a chi nasconde i deserti!
11. Scena quinta
GUARDIANO E GUARDIANA:
Queste sono le fondamenta del muro di cinta
che il 14 agosto del 1463 alcuni gaudenti libertini scalarono, violando la clausura.
Le cronache del tempo non riportano particolari di quanto accadde in quella notte.
Ma le monache presero l’occasione per chiudere il vicolo,
far abbattere le case confinanti abitate da prostitute.
Proprio qui sotto, da qualche parte, riposa il corpo di San Feliciano Martire,
esumato in Roma con il permesso di Papa Gregorio XV.
Sempre qui giace dispersa una reliquia di Sant’Alessio: un dente!
Là furono trovate le spoglie di Suor Brigida in odore di santità:
aveva ancora in bocca un petalo di giglio bianco,
Con scritte le parole “Ave Maria”.
Son stati fatti scavi per trovare il cimitero delle monache:
chi dice si trovi nel chiostro Est,
chi assicura sia nel campetto a Sud,
dove nell’orto furono trovate delle ossa...
ma probabilmente erano di un asino!
Dimenticavo… Il convento fu soppresso il 19 giugno del 1798 e dieci giorni dopo le monache
furano tutte trasferite nel vicino convento di Naborre e Felice. Qui non ritornarono più!
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Danzando Zarathustra
TERZO ATTO
Svelamento del labirinto è Trappola e Rifugio: dove trovarsi, ricostruirsi, perdersi.
12. Scena prima
Corale d’azione DANZA DELLE CACCE E FUGHE
13. Scena seconda Il guardiano si sveglia su una passerella del labirinto; si aggira tra le fosse; le mani alla testa che scoppia; il grido
muto; il lavarsi il volto.
GUARDIANA:
Da quando Zarathustra è tornato tra gli uomini ...
GUARDIANO:
...il meno che gli sia capitato,
È stato vedere che a uno manca un occhio e a quello un orecchio e a un terzo la gamba,
e ci sono altri che hanno perso la lingua o il naso o la testa.
Ha visto di peggio: uomini a cui mancava tutto tranne una sola cosa
Che avevano invece in abbondanza,
uomini che non sono null'altro che un grande occhio o una grande bocca o un grande ventre.
Disgraziati alla rovescia! Zarathustra li chiama.
"Questo è un orecchio! Un orecchio grande come un uomo!"
Guardando meglio sotto l'orecchio si muoveva qualcosa di piccolo e misero da far pietà.
In verità, l'enorme orecchio posava su un esile gambo, ma il gambo era un uomo!
Con un visetto invidioso e un'animuccia sfiatata!
Ma il popolo diceva che il grande orecchio non era soltanto un uomo,
bensì un grand'uomo, un genio!
Zarathustra non ha mai creduto al popolo,
quando parla di grandi uomini
e ha continuato a credere che si trattasse di un disgraziato
che aveva troppo poco di tutto e troppo di una sola cosa.
14. Scena terza
Figure a coppie: giochi tra i cunicoli del labirinto.
COMMEDIANTE E CACCIATRICE: (giri e tuffi)
Felice me ne sto qui sdraiato,
dove giocano i bambini,
sotto il muro diroccato,
fra cardi rossi e rossi papaveri.
I bambini sono innocenti, anche nella loro cattiveria.
Le pecore, invece, non sono mai innocenti!
DISERTORE E VAGABONDO: (tappeto elastico)
Ti sogno la notte e mi fa bene.
Sei tutto quello che desidero.
Ti sogno, sei vicino a me, per questo ti ringrazio.
Quando ci sei tu il mio cuore batte forte, finché non ce la fa più,
batte solo per te che non sei vicino a me.
Anche se mi hai mentito, io devo stare solo zitto.
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Danzando Zarathustra
Sei il piacere del mio cuore e non posso farci nulla.
Cosa fai tu al cuore mio? Ti vuole sempre, come all’inizio.
Anche se mi chiedessi la vita, per me non sarebbe abbastanza.
CONVALESCENTE E PAZZO/SCIMMIA: (figure impossibili)
In sogno, nell'ultimo sogno del mattino,
mi trovavo a picco sul mare,
al di là del mondo,
e reggevo una bilancia
e pesavo il mondo.
Corale di mani che danzano, che salutano, che chiamano, che pregano, che si arrendono, che rabbia.
PELLEGRINO E POETA: (biciclette)
Ho visto buchi nei muri, polvere dappertutto: le strade distrutte.
La paura negli occhi.
Ho visto le montagne prendere fuoco,
il cielo sommerso dal fumo,
due cavalli che scappavano.
Adesso tutto è distrutto.
Tutto franato come se fosse venuto il terremoto.
Sotto di me, un labirinto.
Tutto scavato come una tana di talpa.
Non riesco a vedere dove finisce questa enorme distesa di rovine;
mucchi di detriti, melma, mattoni spezzati.
15. Scena quarta Continua corale di mani che danzano, che salutano...
PREDICATORE:
Chi entra in un labirinto sa che esiste una via d'uscita,
ma non sa quale delle molte vie lo conduca fuori.
Procede a tentoni.
Quando trova una via bloccata torna indietro e ne prende un'altra.
Spesso la via che sembra più facile non è la più giusta.
Nella vita ci sono tante strade, devi cercare quella giusta, che sia l’equilibrio della vita.
Ognuno di noi cerca la strada giusta finché non è pronto a sceglierla.
Entra nel labirinto senza filo, impara a perderti, a vagabondare.
Chiuso nel labirinto c’è un mostro che non serve a niente, non spaventa più nessuno.
Il labirinto è più furbo di un serpente: non deve andare a caccia,
ma la preda finisce direttamente nella sua pancia.
Il labirinto è come un serpente di cui è rimasta solo la pelle.
Io non voglio uscire dal labirinto,
io sono il labirinto che tiene tutta questa strana gente dentro di sé
e mi diverto a stare qui con loro.
Non voglio più uscire perché ho paura che fuori sia peggio di qua!
16. Scena quinta Sistemando paraventi di tela e bamboo:
GUARDIANO E GUARDIANA:
Si narra che qui, tanto tempo fa, si allestissero spettacoli di magia,
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Danzando Zarathustra
realizzati da comici, rinchiusi dentro.
Ogni anno una nuova compagnia metteva in scena
un Trionfo della Verità nel Regno della Menzogna.
Aveva un sapore inebriante quella verità che rendeva protagonisti!
Ma concluso lo spettacolo,
i protagonisti erano trasferiti altrove,
a curare nella privazione i propri narcisismi incautamente messi in mostra.
Poi fu insinuato da voci malevole e invidiose
che quegli spettacoli così accecanti,
null’altro fossero che facciate di cartapesta
poste a nascondere gli orrori che qui dentro erano consumati.
QUARTO ATTO
17. Scena prima Dietro al siparietto comico e giochi di ombre ( il bacio del manichino)
GUARDIANO E GUARDIANA:
Hai mai letto di Zarathustra?
No. Troppo difficile.
Ma se non lo conosci, come fai a dirlo.
Si sa! E poi cosa vuoi mai che possano capire questi qua!
Sterne lo conoscevi?
No. Ma non si sarebbe capito nulla in tutti i modi.
Il Cavaliere della Triste Figura ti sarà piaciuto!
E chi non lo conosce?
Non venirmi a parlare di Flaubert!
Insegnare a far gli stupidi!
L’elogio della stupidità!
Questo un teatro che educa?
E Swift?
Lasciamo perdere, tutti appesi a corde a far palestra per futuri furti!
Rabelais?
Ma come si fa ad Insegnare i cento modi per pulirsi il sedere!
Forse si salva Shakespeare?
Per fortuna ha smesso!
Il primo era il più bello, sicuramente.
Non l’ho visto, ma ne son certo.
E poi chi c’era, non c’è più!
18. Scena seconda COMMEDIANTE:
La testa del manichino in mano…
Essere o non essere come tronchi d’albero sulla neve,
turbati dalla solitudine, sospesi in mezzo al nulla.
Essere o non essere ricoperti di neve e continuare a vivere, respirare,
pensando ai frutti di domani.
Vorrei uscire dalla mia corteccia, ma devo tenermi tutto dentro.
Nonostante questa angoscia ho ancora la forza per aspettare la primavera.
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Danzando Zarathustra
La verità può tradire, illudere, ferire
Tu cerchi una margherita e trovi una rosa piena di spine.
Sorridere o non sorridere con la primavera.
Anche se avessi i piedi, non mi sposterei mai da qui.
La verità è che nessuno dice la verità.
Ma la verità non è morta.
La verità è blu, la bugia è nera, nera come il teatro.
Anche se ci sono le maschere, il teatro è verità.
19. Scena terza
DANZA DELL’OMBRA
Aspetta un momento! Sono, io, la tua ombra!
E perché ti chiami la mia ombra? Non mi piaci
Perdonami, se non ti piaccio!
Tu sei la mia ombra?
Senza meta e senza dimora.
La mia ombra!
Sempre la tua migliore ombra.
Ombra!
Dove ti siedi, io mi siedo..
Ombra attenta a non restar imprigionata!
20. Scena quarta Sbucano gli insetti, si vedono gambe che camminano e altre meraviglie.
GUARDIANO E GUARDIANA:
Negli anni bui, qui alloggiarono soldati di passaggio;
furono, anche, allestite le cucine per una mensa dei mendicanti e dei poveri,
che non apriva, però, mai le porte!
Vi lavoravano, a turno, alcuni disgraziati,
estratti a sorte tra chi si presentava all’ingresso.
Si narra che le cucine fossero imponenti,
con banchi e fuochi, alimentati di continuo,
dove si preparavano trionfi di cibo.
Era noto e tollerato che i lavoranti potessero mangiare, ma di nascosto!
Tutta quella opulenza finiva in un pozzo,
offerta pagana alla miseria regnante.
Risale a quei tempi una colonia di insetti che si insediò là sotto: ripuliva il pozzo.
Divenne una piaga tremenda.
Voraci come cavallette, dove arrivavano nulla rimaneva in piedi.
Distrussero in una sola notte il giardino.
Poi le stalle e i depositi. Quindi gli alloggi.
Per ultime le cucine furono sconvolte.
Queste specie di animali erano in preda a un istinto di accoppiamento sfrenato.
Cominciarono in ultimo a divorarsi a vicenda.
Il convento fu abbandonato, le porte e le finestre murate.
Militari facevano la guardia all’esterno
per impedire fughe e contagi.
Un nuovo incendio purificatore, lasciò solo muri neri.
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Danzando Zarathustra
QUINTO ATTO
I due labirinti: quello sui crinali, quello nelle trincee: la danza del Gioco dell’Oca
21. Scena prima
Corale d’azione DANZA DEL GIOCO DELL’OCA nei due labirinti
Due giocano a morra. Uno chiama i passi. Due giocatori.
PAZZO/SCIMMIA:
Il pregiudizio è un maggiordomo necessario!
La serietà della vita è il giocattolo degli adulti!
Le verità vere sono quelle che si possono inventare!
Il mistero sarà illuminato dalla sua stessa luce!
Signore, perdonali, perché sanno quello che fanno!
Il gioco finisce costruendo una grande piazzola d’arrivo, posta sul fondo, dove si ritrovano i due giocatori.
22. Scena seconda A proscenio l’Eremita emerge e scende lentissimo in ginocchio, per poi cadere a culla all’indietro e scomparire.
Sul fondo I due commedianti fanno la controscena del guru.
EREMITA:
Amo restare solo perché non ho nessuno.
Non ho mai trovato un compagno che fosse più buono della solitudine.
Lei non ti parla alle spalle, è sempre diretta e non gira mai intorno ai discorsi.
Lei non parla tanto per parlare, come fa la gente, anzi!
Lei non parla mai!
Quando sono da solo ascolto le parole della verità, che solo io posso capire.
Lei ti mette di fronte a tutte le possibili immagini di te.
Alla fine spetta a noi decidere quale preferiamo.
È come essere in un corridoio infinito e dover scegliere la porta giusta.
Io sono più solo quando esco tra gli uomini che quando resto in camera mia,
dentro di me c’è un città dove nessuno parla la mia lingua, mi faccio capire con i gesti.
Quando sono da solo ascolto le parole della verità, che solo io posso capire.
23. Scena terza
Si ritrovano seduti come su poltrone a conversare.
GUARDIANO E GUARDIANA:
Fu avviata la nuova ricostruzione.
Tutta l’area cintata fu requisita dal Governatore,
per farne un ospedale per bisognosi.
Poi fu trasformato in una “Casa di correzione paterna”
E infine fu quel che è stato ultimamente.
Gli abitanti d’intorno furono sempre piuttosto indifferenti verso chi era qui rinchiuso,
sempre piuttosto curiosi e morbosi difronte alle cronache,
sempre ornati di belle parole e di buone intenzioni.
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Danzando Zarathustra
Ma sin da allora qualcosa o forse tutto non doveva funzionare.
Nel 1884 il senatore Zini:
“Ho ben presente la brutta e sinistra storia del riformatorio in questione”.
Nel 1891 l’Onorevole Cavallotti:
“… voci dolorose pervengono da quei cupi, tristi asili della sventura umana…”
Molti anni dopo qui si recò in visita pastorale il futuro Papa Benedetto XV
Riportandone un’ ottima impressione!
GUARDIANA: E Zarathustra ritornando a casa, trovò i suoi discepoli a festeggiare l’Asino d’oro...
SESTO ATTO
24. Scena prima
Corale DANZA DELLA FESTA DELL’ASINO
Sia gloria e onore e saggezza e lode!
Rendiamo grazie per il tuo:
I-O.
Tu porti il nostro carico,
Sei compagno della fatica del contadino,
Sei paziente nel tuo cuore e non dici mai di no:
chi ama il suo dio, ti castiga.
Rendiamo grazie par il tuo:
I-O.
Tu non parli: se non per dire sempre di sì al mondo:
così lodi il tuo mondo.
La tua furbizia non ti fa parlare:
così di rado ti trovi ad avere torto.
Rendiamo grazie per il tuo:
I-O.
Sia gloria a chi scalcia via le mosche dal sedere
ci insegni a mandare via le persone fastidiose.
Rendiamo grazie per il tuo:
I-O.
Vai per il mondo senza dare nell'occhio.
Grigio è il colore del suo corpo
sotto cui nascondi la virtù.
Tutti credono alle tue lunghe orecchie.
Rendiamo grazie per il tuo:
I-O.
Le tue orecchie sono splendide, come raggi di sole nella notte.
Quale saggezza nascosta è avere le orecchie lunghe
e dire sempre sì e mai no!
Rendiamo grazie per il tuo:
I-O.
Cammini su sentieri diritti e tortuosi;
Non ti preoccupa quel che a noi uomini appare tortuoso.
Al di là del bene e del male
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Danzando Zarathustra
Tuo è il regno.
Rendiamo grazie per il tuo:
I-O.
Ti fermi ad ogni colpo di briglia quando urlano:
“eshhhh”.
E riparti subito quando urlano:
“errrrr”.
Ma torni indietro appena urlano:
“hesh hesh”.
Sei tanto deciso che, se non vuoi muoverti,
non ti muovi.
Rendiamo grazie per il tuo:
I-O.
La tua innocenza è ignorare che cos’è l’innocenza
non sai nemmeno che cosa voglia dire
Sia gloria a te, asino,
Dio di quelli che pensano che quando piove siano le tue lacrime a scendere.
Rendiamo grazie per il tuo:
I-O.
Il gran ballo del ridere:
Non dimenticate questa notte e questa festa dell'asino!
Quanto avete inventato,
lo inventano solo dei convalescenti!
E se celebrerete un'altra volta,
questa festa dell'asino,
fatelo per amor vostro, fatelo per amor mio!
E in memoria di Zarathustra!
25. Scena seconda Solo, sull’ingresso:
GUARDIANO:
Vorrei guardare la vita senza fame
e non, come il cane, con la lingua fuori.
Essere felici nel guardare,
senza impulso ad afferrare e senza brama
con occhi di luna!
Questa sarebbe per me la cosa più cara,
amare la terra come la luna ama la terra
e soltanto con l'occhio toccare la sua bellezza.
non volere dalle cose nulla
fuorché di poter stare davanti a loro
come uno specchio con cento occhi.
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Danzando Zarathustra
SETTIMO ATTO
Il Tramonto, tempo delle metamorfosi: Un uovo sospeso
26. Scena prima
Alla felicità, basta così poco alla felicità!
Così dicevo una volta e mi credevo saggio.
Ma era una bestemmia: l'ho imparato ora.
I pazzi parlano meglio.
Proprio la cosa più piccola, più sommessa, più lieve,
il fruscio di una serpe, un soffio, un guizzo, uno sbatter di occhi.
Di poco è fatta la miglior felicità.
Silenzio!
27. Scena seconda EREMITA:
Il sole è tramontato da un pezzo;
il prato è umido,
dai boschi un’aria fresca.
Qualcosa di sconosciuto sta intorno a me e mi guarda.
Sono ancora vivo?
Perché? A che scopo? Dove? Come?
E’ la sera che m'interroga così.
Perdonatemi la mia tristezza
Si è fatta sera: perdonatemi che si sia fatta sera!
28. Scena terza epilogo
Il Commediante e il Pazzo interpretano a proscenio “ Le scimmie di Elvis”
Il peggio per voi è che non impariate tutti a danzare,
come si deve danzare.
Che importa se ci riuscite male!
Quante cose sono ancora possibili!
Imparate a ridere al di sopra di voi stessi!
Levatevi in alto! Più in alto!
E non dimenticate la buona risata!
Questa corona tutta di rose:
a voi, getto questa corona!
Ho santificato il riso;
uomini, imparate a ridere.
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