la rivistaGHOO¶Arte Transculturazione

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Transculturazione
Armando Gnisci
Da LIM a LIMM
Ovvero, tout court contro Tout-Monde
Questo testo sorge e deriva dal colloquio tra WuMing2, Antar Mohamed Marincola e me a Pavia il giorno
12 ottobre del 2012. Ha aperto il Convegno nazionale annuale organizzato da La Cooperativa Sociale
“Progetto Con-Tatto” e da il “Centro Interculturale La Mongolfiera” di Pavia sul tema “Storia e storie: Voci
della Letteratura Mondiale in Italia”. Il colloquio riguardò il libro Timira. Romanzo meticcio, scritto in collaborazione da WuMing2 con Antar Mohamed e pubblicato da Einaudi nel 2012. Il testo seguente è un pezzo del mio intervento a partire da una rielaborazione del tema “Mondiale”, da me proposto nei 2 decenni a
cavallo tra i nostri 2 secoli, per guardare, pensare e agire con gli autori-autrici della Letteratura Italiana della
Migrazione Mondiale – LIMM, dal 2002 al 2012.
Nel mio primo libro dedicato alla nascita della LIM [Letteratura Italiana della Migrazione], Il rove-
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scio del gioco, pubblicato nel maggio del 1992 presso l’editore Carucci in Roma, poi rivisto e ri83
pubblicato in Creolizzare l’Europa, Roma, Meltemi 2003, ho parlato della nuova letteratura dei
migranti in Italia come di una forma rinnovata e inaudita in Europa per ridefinire la storia di
avanguardia della “Letteratura mondiale” nel nostro tempo, a partire dalle letterature migranti nel
mondo tra il XX e il XXI secolo. Ho ripreso e approfondito di volta in volta il concetto di mondialità della letteratura della migrazione, fino al mio ultimo saggio universitario, ultimo anche per
il suo carattere di congedo, che apre il libro di A. Gnisci, F. Sinopoli e N. Moll, La letteratura del
mondo nel XXI secolo, Milano, Bruno Mondadori 2010, intitolato “Di cosa parliamo quando parliamo di letteratura mondiale nel XXI secolo?”.
Ho accennato più volte in questi anni alla definizione della LIM come mondiale, ma non ho spiegato per bene, se non nel saggio del 2010, quale sia la poetica fluida e mondiale che essa traduce
e propone attraverso la Letteratura in lingua letteraria Italiana degli scrittori Migranti. Prima di
procedere sulla strada della LIM che diventa LIMM, voglio chiarire la presenza della “I” nell’acronimo: la LIMM è innanzitutto un’onda straniera e translingue che attraversa la Letteratura Italiana Contemporanea da tutti i lati. Essa non porta con sé la ghettizzazione, ma il riconoscimento
critico della presenza storica della LIM nella Letteratura italiana tra i due secoli. Insomma, Gëzim
Hajdari accanto a Eugenio Montale. Aggiungo che le mie successive definizioni di LIM-LIMM
non formano una specie di dottrina da elaborare ed imporre a chi scrive LIM o sulla LIM, ma riformula i passaggi (Montaigne) della mia poetica critica in evoluzione. Tutto quello che penso e
scrivo è stato ed è sempre testimonianza di un sapere vissuto e inconclusivo. Non lo respingete a
priori, scrittori e critici della LIMM, ma prendetelo come un invito a colloquiare.
Leggendo e riflettendo il/sul “romanzo meticcio”, Timira, composto dalla coppia Wu Ming2 &
Antar Mohamed (Marincola), uscito da Einaudi nel 2012, e notando che il “romanzo meticcio”
comunica notizie del mondo sia nel “Preludio” che nel “Posludio”, ho avuto un’insight precisa e
decisiva che mi ha indotto a raddoppiare la M di LIM in LIMM, riconoscendo esplicitamente la
mondialità di questa scrittura, da me predicata per anni, ma mai da me pensata anche come riformulazione implementare della sigla. Tanto, quindi, da ridisegnare la definizione dell’oggetto della
mia passione di investigazione in “Letteratura Italiana della Migrazione Mondiale”. Dove l’aggettivo “mondiale” qualifica e indica, in unum – come insegna a pensare e a dire il grande maestro
antico e preciso, Orazio – e la Letteratura e la Grande Migrazione1, manifestatasi in Italia nel
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1990, con qualche caso sporadico alla fine degli anni ’80. Tenendo presente che nell’Europa occi84
dentale gli scrittori migranti dalle colonie verso le potenze imperiali e metropolitane dell’Europa
si erano manifestati vivacemente lungo tutto il Novecento, sia come scrittori singoli (Agostinho
Neto, Aimée Césaire, o Ho Chi Min poeta) sia come gruppi d’avanguardia, basti pensare al Movimento della Négritude nato negli anni 20/30 a Parigi per mano di poeti africani e antillani, Senghor, Césaire e Damas, e alle riviste, L’étudiant noir e Présence Africaine. Per noi italiani, diversamente, va tenuto presente, anche, il fenomeno specifico della grandissima emigrazione di generazioni di italiani-non-italiani a partire dagli anni ’60 dell’Ottocento, subito dopo l’unificazione
della nostra nazione sventurata, verso Francia, Germania, Belgio e Svizzera, prevalentemente,
oltre che nelle lontane Americhe e nella lontanissima Australia. Una diaspora planetaria, che ancora perdura come emigrazioni di cervelli giovani.
Proverò, ora, a proporre una giusta rivalutazione del duale riformulato M&M, Migrazione&Mondiale come: Mondializzazione delle menti, delle culture planetarie e dei destini delle
nuove persone in movimento, da una parte, e, dall’altra, Decolonizzazione delle menti europee.
Non praticabile da soli [non ne siamo capaci] ma insieme ai migranti che portano con loro una
ricchezza che noi non abbiamo, e che anche loro non conoscono pienamente: il progetto eutopico
per vivere bene insieme. Dove “eutopia” significa, così come eugenetica la buona nascita e eutanasia la buona morte, non utopia (non-luogo) ma “progetto di una buona vita da vivere altrove”.
Solo alcuni scrittori della LIM sono portatori di una conoscenza e di una offerta vera di questo
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mento per ottenere da parte nostra il riconoscimento di “scrittori tout court”. In Europa non ci sono più “scrittori e basta”, da più di un secolo, direi. E la poetica assurda dell’“arte per l’arte” fa
parte della storia della letteratura europea, la sua presenza è fossile e fa parte degli oggetti di una
valutazione storico-critica dei cimeli artistici dell’arte europea tra XIX e XX secolo. Accettate,
piuttosto e tuttavia, la condizione e la responsabilità mondiale del vostro fardello mondiale. Il mio
è un avviso, un avviso ai naviganti, donc: non giocate al gioco del tout court vs Tout-Monde2!
Avrete perso a priori e a vostra insaputa. Vestitevi sempre della vostra veste principale: la mondialità, transculturale e generosa. L’avviso è rivolto non solo agli scrittori della LIMM, ma anche
ai loro critici.
Gli “scrittori puri” non esistono più oggi, se non come eccezioni, ma nel senso dell’apartheid personale dalla mondanità e dalle chiacchiere, in una vita separata, ascetica quasi, e comunque fuori
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dalla comunicazione di massa – pensiamo a J. Salinger o a Cormac McCarthy. Gli scrittori puri
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somigliano ai frutti puri, che impazziscono, come ci ha insegnato l’antropologo USA James Clifford.
Vi prego, quindi, scrittori mondiali che volete essere riconosciuti come scrittori puri e tout court,
di confrontarvi con questa mia poetica e non solo con i vostri fantasmi. Ricordate che scrittori
mondiali come Derek Walcott, Josif Brodskij e Salman Rushdie, hanno sostenuto che i migranti
sono i protagonisti del nuovo secolo. E, tra loro, gli scrittori formano l’avanguardia forte della
presenza e dell’efficacia della lingua letteraria per tradurre le vicende della condizione umana.
Ricordate anche che il mondo vi invita, dagli USA all’Australia, perché siete riconosciuti come
scrittori mondiali della nostra epoca, in lingua italiana. Nel mondo di oggi non ci sono più scrittori tout court, ma scrittori Tout-Monde.
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Questa definizione fu lanciata da Hans Magnus Enzensberger in un pamphlet uscito in Germania nel 1992 e tradotto
e pubblicato in Italia da Einaudi, nel 1993.
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Questa espressione è stata inventata e usata da Édouard Glissant, scrittore della Martinica. Significa il mondo attuale: globalizzato da una parte – quella assurda – ma aperto alla creolizzazione dall’altra, non solo nel senso linguistico
e personale della creolità, ma in un senso transculturale, tra movimenti planetari e trans civiltà. Tout-Monde è anche
la faccia della speranza dal basso del nostro mondo attuale. La faccia dall’alto la trovate nella metafora di Matrix: “i
mercati” e i mercanti di denaro che muovono assoluti il gioco perverso e criminale del mondo-tutto, nella famosa
trilogia filmica dei fratelli Wachowski.