1 ottobre 2005 - Finale Ligure negli anni 2000

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1 ottobre 2005 - Finale Ligure negli anni 2000
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COVIP
ROMA
Alla cortese attenzione del
Presidente Luigi Scimia
Caro Scimia, chi le scrive è un Pensionato Banca Intesa (ex Comit) dimissionario, per
motivi strettamente personali, in data 30 Dicembre 2002: potendo optare per l’incasso
dello zainetto (peraltro già falcidiato dalle vicende del 1999) non sono stato toccato dalle
attuali vicissitudini del Fondo, con il quale ho peraltro in corso un contenzioso legato alla
fiscalità (a mio giudizio errata) applicata su quanto liquidatomi; al riguardo Le segnalo
che sto ancora attendendo risposta a un mio reclamo del 1° Aprile 2004, a tutt'oggi
ancora inevaso nonostante la Vostra richiesta al Fondo stesso di fornirmi
pronto riscontro, richiesta anch’essa puntualmente ed arrogantemente disapplicata
come se non fosse pervenuta dal proprio Organo di Vigilanza (in allegato Vi rimetto
copia della Vostra lettera).
Ciò premesso, vengo al motivo che mi ha indotto a scriverLe: il blocco delle pensioni
erogate dal Fondo Comit, sostituite con “anticipazioni” (50% degli assegni previdenziali)
sull’erogazione della quota parte delle spettanze rivenienti dalla futura liquidazione del
patrimonio immobiliare, fra l’altro abbastanza “oscura” per quanto concerne le modalità
di quantificazione: il tutto senza neppure sentire i Pensionati, veri ed unici proprietari
(loro e non certo le cosiddette "Fonti Istitutive") del Fondo stesso (circostanza
dimostrata da un recente sondaggio).
A tal proposito devo significarLe che i dati di bilancio al 31 Dicembre 2004 non
sembrano giustificare una condotta siffatta né il Fondo sembra “decotto” (anzi!).
1) Il patrimonio immobiliare del Fondo Pensioni Comit al 31/12/2004 era pari ad ¼
691.1/mln. (ex 629.1/mln. al 31/12/2003), al netto di vendite nell’anno per ¼
51,7/mln. e comprensivi di rivalutazioni dei cespiti per ¼ 78,7/mln.;
2) Il reddito globale è risultato pari a ¼ 107.1/mln., equivalenti all’11.89% del
patrimonio totale (contro una rendita media dei fondi pensione del 4,5%): nulla
toglie il fatto che in buona parte sia costituito da rivalutazioni (a mio giudizio
molto prudenziali), insite nella composizione dell’attivo e nel “modus operandi”
della capogruppo;
3) Passando al conto economico, riespongo le principali voci:
a)mln. 160.3 (ex 195.7 al 31/12/2003) - uscite 2004, dont:
b)mln. 60.3 (ex 61.9 al 31/12/2003) - rendite liquidate;
c)mln. 82.9 (ex 99.4 al 31/12/2003) - liquidazioni, trasferimenti e riscatti;
d)mln. 15.4 (ex 15.2 al 31/12/2003) - anticipazioni della posizione
previdenziale;
da parte mia penso di poter affermare che la voce sub a) è destinata a scendere
ancora sensibilmente
in quanto è stato ormai completato il c.d. “piano industriale Intesa”: la distruzione
di posti di
lavoro – prima causa dell’appesantimento del Fondo Pensioni Comit – dovrebbe
essere
ormai conclusa; per fortuna il patrimonio del Fondo (Gestione Vecchi Iscritti) è
costituito da
immobili, che, nonostante la loro illiquidità, sono suscettibili di ulteriori
rivalutazioni (come
del resto Lei ha fatto notare a Brambilla, fra l'altro dipendente in aspettativa di
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Banca Intesa)
nel corso dell’incontro con l’ANPEC) e permettono di essere
ottimisti sull’esistenza di ulteriori cospicue plusvalenze per gli incassi futuri
(ovviamente se saranno
venduti bene e non saranno appannaggio dei “soliti noti” nel caso di vendite in
blocco) in
presenza di minimi oneri nella voce sub c), destinata a scendere verticalmente.
A mio giudizio quindi il Fondo Pensioni Comit, nonostante non usufruisca di “garanzie”
come quelli ex-Cariplo ed ex BAV, è solido ed in grado di sostenere le intere spettanze
dei pensionati anche per gli anni a venire.
Ciò non toglie che sia opportuno provvedere a vendere anno per anno i cespiti
necessari a regolare integralmente le future pensioni degli ex-dipendenti Comit, che, mi
creda, non si meritano un trattamento del genere, soprattutto se opera della prima
banca italiana.
Sotto il profilo squisitamente etico (ammesso che questa parola conti qualcosa
nonostante le recenti e roboanti dichiarazioni della banca alla stampa) vorrei
sottolineare ancora:
1) la cattolicità di Bazoli ed il suo legame stretto con la Chiesa Cattolica (ammesso
che contino qualcosa..…) non sono certamente in discussione: per questo mi
auguro che, attingendo alle proprie radici, Intesa faccia un passo indietro e
receda da un assurdo (e per me non giustificato dalle cifre) comportamento;
2) la crisi del Fondo è stata determinata (le cifre lo dicono chiaramente!) dal piano
di esodi portato avanti da Intesa, che ha avuto un forte impatto soprattutto sul
personale ex-Comit,
mediamente più anziano di quello degli altri due Istituti di Credito coinvolti:
qualora fosse necessario (ma non credo che lo sarà) Intesa (e per lei il CEO ed il
Presidente) dovrebbero
rassicurare il personale in pensione sull’intervento della Banca; a quanto mi
risulta, Lei ha pubblicamente dichiarato che "la rendita non andrebbe mai
sostituita e confusa con il capitale", cosa che purtroppo si è verificata con l’uscita
in due soli anni di migliaia di dipendenti Comit che hanno tutti optato per l’incasso
immediato del capitale;
3) lo stato di liquidazione del fondo è stato deliberato dalle Fonti Istitutive, che – al
di là dei
loro poteri a dichiararlo – sono presenti da sempre in Consiglio: mi chiedo quindi
come mai
le pensioni siano state "toccate" solo alla fine del piano di esodi di Banca Intesa
ed agli esodati 2003/2004 sia stato versato
l’intero zainetto spettante e non – come sarebbe stato logico – una quota
percentuale pari
a quella attualmente pagata ai Pensionati, in attesa di regolare la cifra residua
solo dopo la
vendita dell’intero patrimonio immobiliare: forse non si erano accorti dello stato di
anemia
finanziaria del Fondo pur sedendo in Consiglio di Amministrazione? Per me la
risposta è chiara...........
4) per quanto concerne gli immobili di proprietà del fondo locati a Banca Intesa ho
notato una
significativa differenza nelle rivalutazioni apportate se raffrontate con quelle di
competenza dell’intero patrimonio: la tabella che Le rimetto in allegato sottolinea
la stranezza e può costituire un buon motivo di riflessione per COVIP in caso di
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vendita dei cespiti……
Da parte mia auspico quindi che grazie al Suo autorevole intervento si possa trovare
per questa spinosa questione una soluzione analoga a quella assunta per BNL:
1) vendita del patrimonio;
2) liquidazione delle spettanze a chi lo desidera;
3) continuazione nel pagamento delle pensioni per la cifra già in essere a coloro
che ne facciano espressa richiesta (passando l’incarico, se del caso, ad una
Compagnia d’Assicurazione controgarantita da Banca Intesa);
4) nel frattempo dovrebbe essere revocato lo stato di liquidazione ritornando a
pagare integralmente gli assegni pensionistici agli aventi diritto.
In ogni caso, conto sulla Sua massima attenzione su come verrà portato avanti il piano
di vendite dei beni immobili (la presenza della Lemhann & Brothers (fra l’altro
notoriamente costosissima: i Pensionatti hanno autorizzato gli esborsi?) non è per
niente rassicurante; spero inoltre che le raccomandazioni del Collegio Sindacale (“Si
auspica altresì una continua informazione all' Autorità di Vigilanza e agli aderenti nel
prosieguo della gestione ed in particolare sulle operazioni di dismissioni, come peraltro
già sta avvenendo in questo ultimo periodo”: anche i Sindaci sembrano preoccupati per
il futuro andamento delle vendite) vengano seguite alla lettera.
Conto di ricevere Sue assicurazioni al riguardo e, ringraziandoLa per la Sua sensibilità
e per l’attenzione che vorrà dedicare a questa mia, Le porgo i miei migliori saluti.
Finale Ligure, 9 Ottobre 2005
Alfredo Izeta
Vico Pozzo 5
17024 Finale Ligure SV
[email protected]
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