Orizzonti e Confini 2008-2009. Percorsi di

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Orizzonti e Confini 2008-2009. Percorsi di
(Allegato 2)
SCHEDA PROGETTO PER L’IMPIEGO DI VOLONTARI IN
SERVIZIO CIVILE ALL’ESTERO
ENTE
1) Ente proponente il progetto:
Caritas Italiana
La Caritas Italiana è l'organismo pastorale della Cei (Conferenza Episcopale Italiana) per la
promozione della carità. Ha lo scopo cioè di promuovere «la testimonianza della carità nella
comunità ecclesiale italiana, in forme consone ai tempi e ai bisogni, in vista dello sviluppo
integrale dell'uomo, della giustizia sociale e della pace, con particolare attenzione agli ultimi e
con prevalente funzione pedagogica» (art.1 dello Statuto).
È nata nel 1971, per volere di Paolo VI, nello spirito del rinnovamento avviato dal Concilio
Vaticano II.
Ha prevalente funzione pedagogica, cioè tende a far crescere nelle persone, nelle famiglie,
nelle comunità, il senso cristiano di solidarietà.
Caritas diocesana di Roma
La Caritas Diocesana di Roma, costituita il 10 ottobre 1979 come ufficio pastorale della Diocesi
di Roma da S.E. Cardinale Vicario Ugo Poletti, che ne affida la direzione a don Luigi di Liegro, è
“l’organismo pastorale istituito dal Vescovo al fine di promuovere la testimonianza della carità
delle comunità diocesane e delle comunità intermedie, specie parrocchiali” ovunque esista uno
spazio di azione per promuovere la solidarietà nello spirito della solidarietà cristiana,
intervenendo “in forme consone ai tempi e ai bisogni, in vista dello sviluppo integrale dell’uomo,
della giustizia sociale e della pace, con particolare attenzione agli ultimi e con prevalente
funzione pedagogica” (Art. 1 dello Statuto)
Negli oltre 25 anni della sua storia la Caritas romana si è impegnata nelle istanze di valore
statutarie, perché l’educare alla carità si potesse tradurre in comportamenti concreti, in modi di
sentire e in stili di pensiero. A riguardo valga il monito dell’Apostolo Giovanni “non si può amare
a parole, ma nelle opere”.
Sullo sfondo di questo fondamentale impegno è stato dato vita a: li Centro di Ascolto per
Stranieri; la Mensa di Colle Oppio; l’Ostello alla Stazione Termini; l’ambulatorio medico per
emarginati esclusi dal sistema sanitario; la casa famiglia per malati di AIDS; altri servizi, per
dare risposta alle emergenze e anche per fronteggiare situazioni di disagio, affiancando l’azione
dei Settori Pastorali per il Volontariato, per il Territorio e per l’Educazione alla Pace ed alla
Mondialità.
2) Codice di accreditamento:
3) Albo e classe di iscrizione:
NZ01752
NAZIONALE
1°
1
CARATTERISTICHE PROGETTO
4) Titolo del progetto:
Orizzonti e Confini 2008/2009. Percorsi di solidarietà internazionale. - Roma
5) Settore e area di intervento del progetto con relativa codifica (vedi allegato 3):
Settore: Servizio Civile all’Estero
Area di intervento: Assistenza
Codice: F08
6) Descrizione del contesto socio politico ed economico del paese dove si realizza il progetto:
Mozambico
Nome ufficiale: Republica Popular de Mocambique.
Divisione amministrativa: 11 province.
Capitale: Maputo, 1.221.000 ab. (2003).
Altre città: Matola, 467.200 ab.; Beira 437.100 ab.; Nampula 333.700 (2000).
Governo: Armando Guebuza, presidente dal febbraio 2005. Luisa Diogo, primo ministro dal
febbraio del 2004. II potere legislativo spetta all'Assemblea della Repubblica.
Festa nazionale: 25 giugno, Indipendenza (1975).
Forze armate: 50.000 effettivi (1993).
Popolazione: è composta da numerose etnie, originatesi dal ceppo bantu: makua (47,3%),
tsonga (23,3%), malawi (12%), shona (11,3%), Swahili (9,8%), yao (3,8%), makonde (0,6%).
Religione: Non c'e una religione ufficiale. Nelle regioni rurali si praticano i culti tradizionali.
La popolazione urbana a in maggior parte cristiana o musulmana; l’Islam predomina nel
nord.
Lingua: Il portoghese, la lingua ufficiale, è parlato nelle grandi città, ma non nelle zone rurali.
Le numerose lingue africane del Mozambico appartengono tutte alla famiglia bantu e si
dividono in tre gruppi: makua-lomwe, parlata diffusa soprattutto al Nord; sena-nyanja nella
zona centrale e vicino al lago Niassa; tsonga al Sud. Si stima che il numero di lingue
indipendenti parlate nel paese siano almeno nove.
Partiti politici (principali): II Fronte di Liberazione del Mozambico (FRELIMO) fu fondato
nel 1962 da Eduardo Mondlane, attraverso la fusione di tre gruppi nazionalisti. La
Resistenza Nazionale Mozambicana (RENAMO) intraprese la lotta armata contro il governo
fin dalla proclamazione dell'indipendenza del paese. Nel marzo del 1991 fu istituito il Partito
Liberale e Democratico del Mozambico (PALMO). L'Unione Nazionale del Mozambico
(UNAMO) sorse da una scissione della RENAMO.
Secondo la graduatoria dei paesi del mondo basata sull’indice di sviluppo umano, il
Mozambico si colloca al 171° posto su 177 paesi. Il tasso alfabetizzazione adulta (sopra i
15 anni) è del 46,5% (per le donne 31,4%, per gli uomini 62,3%). La percentuale di studenti
coinvolti nei vari livelli scolastici è del 41%. La speranza di vita alla nascita è di 38.5 anni (in
Italia è di 78,7 anni), per le donne 40 anni, per gli uomini 36,9 anni. La probabilità di non
sopravvivere alla nascita è del 56%. Il 43% della popolazione non ha accesso a fonti d’
acqua. Il 26% dei bambini al di sotto dei 5 anni è sottopeso. Il Pil procapite è di 1.050 dollari
Usa (in Italia è 26,430 dollari Usa). L’Indice di sviluppo umano (calcolato sulla media di tre
fattori: la durata della vita, la scolarizzazione e lo standard di vita) è 0,354 (In Italia è 0,920).
Il tasso di povertà è 49,8%. Il 37,9% della popolazione vive con meno di un dollaro Usa al
giorno. La popolazione che vive sotto la soglia di povertà è il 69,4% . La percentuale di
malati di HIV tra la popolazione dai 15 ai 49 anni è il 12,2%.
Ci sono 5 linee telefoniche e 14 contratti per telefoni cellulari ogni 1000 abitanti. Gli utenti
internet ogni 1000 abitanti sono 2,7 ( UNDP, 2004).
Nel 1950, la popolazione Mozambicana era di circa 6.5 milioni di abitanti. Da allora è
cresciuta ad un’andatura accelerata raggiungendo i 7,6 milioni nel 1960, 12,1 milioni nel
1980 e 14,2 milioni nel 1991 ( UNDP, 1998), si è più che raddoppiata in quaranta anni
toccando dei tassi di crescita che non erano conosciuti in quest’area nella prima metà del
XX secolo ( INE , 1997).
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Il Mozambico è attualmente la terza nazione più popolosa dell’Africa Australe; la prima è il
Sudafrica con 40,6 milioni di abitanti, seguita dalla Tanzania con 29,2 milioni ( INE, 1997) .
Verso la fine del 1997 la popolazione mozambicana è stata stimata intorno ai 19 milioni di
persone (INE, 1997). L’ultimo censimento nazionale del 1997, però, ne contava 15,7 milioni.
Se si considera però che il tasso di omissione del censimento è del 5,1%, l’aggiustamento
della popolazione nel 1996, 1997 e 1998 è rispettivamente di 16,2 , 16,5 e 16,9 milioni (
INE, 1998).
La densità di abitanti per chilometro quadrato è 20, ma la densità varia moltissimo tra la
capitale Maputo, con più di 3000 persone per km2, e la provincia del Niassa, con solo 6
abitanti per km2 ( INE, 1995).
Il Paese è teatro di puntuali calamità naturali su ampia scala nazionale: si alternano
alluvioni (2000 e 2001) e siccità (2002 e 2003), con effetti gravissi
Il Paese ha celebrato nell'ottobre 2002 i festeggiamenti del primo decennio di pace, periodo
caratterizzato da una graduale ripresa economica della popolazione. Dal ’94, quando si
sono svolte le prime elezioni democratiche, il paese è governato dalla Frelimo. La vita
politica è ancorata al granitico bipartitismo, che vede contrapporsi al partito di governo la
storica Renamo (i due fronti sono stati i protagonisti della guerra civile nei precedenti 17
anni di storia del Paese). Dal punto di vista politico-istituzionale, il Mozambico è una
repubblica presidenziale a democrazia multipartitica sancita dalla carta costitutiva del 1990.
Il Presidente è eletto direttamente con mandato di cinque anni in cui ricopre anche la carica
di Capo del Governo. Il parlamento unicamerale, l’Assembleia da República, è l’organo
legislativo più alto eletto per suffragio universale diretto e segreto, anch’esso con mandato
di cinque anni.
Appare ancora lungo il percorso che il Mozambico dovrà fare per raggiungere la maturità
democratica, sia nelle dinamiche politiche istituzionali, sia a livello di responsabilità civile.
Molte ombre, infatti, costellano questo decennio di pace, a partire dalle ultime elezioni
sospette di brogli, la corruzione della classe politica, il verificarsi di episodi di repressione
violenta di manifestazioni politiche di piazza, l’omicidio di esponenti del mondo del
giornalismo e della finanza coinvolti nelle indagini su connessioni tra banche e interessi
personali di politici illustri.
Attualmente la Repubblica è guidata dal presidente Armando Guebuza, del FRELIMO. Le
ultime elezioni del dicembre 2004 hanno confermato ancora una volta la posizione
dominante di questo partito, che ha ottenuto 64% dei voti popolari, e dispone oggi di 160
dei 250 seggi dell’Assemblea Nazionale.
Il nuovo governo, insediatosi ad inizio febbraio 2005, ha presentato nel marzo dello stesso
anno la sua proposta di programma quinquennale. Obiettivi della stessa sono la lotta alla
povertà assoluta, lo sviluppo economico e sociale, il consolidamento dell’unità nazionale,
della pace, della giustizia e della democrazia, la promozione della cultura del lavoro, la lotta
alla corruzione e il rafforzamento della sovranità e della cooperazione internazionale.
Ambiente
La vasta pianura costiera, più estesa al sud, dà luogo ad altopiani poco elevati nell'interno.
II paese è situato sul Tropico del Capricorno e il suo clima è caldo e relativamente secco.
Due grandi fiumi lo attraversano: lo Zambesi nella parte centrale e il Limpopo al sud. Grazie
alla collocazione geografica del Mozambico, i suoi porti costituiscono lo sbocco naturale
sull'oceano per il Malawi, per lo Zimbabwe e per parte del Sudafrica. Negli ultimi due
decenni, tuttavia, il commercio ha subito le conseguenze delle guerre. Le risorse minerarie
sono importanti, ma ancora poco sfruttate.
La Guerra ha devastato l’intero sistema produttivo del paese, in particolare nel settore
agricolo.
L'uso delle foreste di mangrovia - per ottenere legna da ardere - ha condotto a processi di
deforestazione. Le siccità ricorrenti nell'entroterra hanno alimentato le migrazioni verso le
zone urbane delle aree costiere con conseguenze ambientali negative per le città, che sono
sovraffollate. Un altro problema negli ultimi anni è stata la caccia illegale agli elefanti per il
mercato nero dell'avorio.
Diritti delle donne
Le donne hanno ottenuto il diritto di votare e candidarsi nel 1975. Nel 2000 avevano
conquistato il 25% dei seggi parlamentari, ma non erano rappresentate a livello ministeriale
(o in posizioni equivalenti). In quell'anno, le donne rappresentavano il 48% della forza
lavoro. Nel 1997, il 71,4% delle donne riceveva cure prenatali, ma durante lo stesso anno,
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solo il 44% delle nascite avveniva con l’ausilio di personale medico qualificato. Il nuovo
governo Guebuza vanta un primo ministro donna ed ad altre 8 donne sono stati affidati
altrettanti ministeri, tra cui quelli della Giustizia, della Salute e del Lavoro. Anche se non ci
sono statistiche ufficiali, secondo le autorità pubbliche sanitarie e le organizzazioni di difesa
dei diritti delle donne, le violenze domestiche sulle donne - in particolare stupri e percosse sono molto diffuse. Molte donne credono che il loro marito abbia il diritto di picchiarle, e le
pressioni culturali le scoraggiano dall'intraprendere azioni legali contro i mariti. Oltre a
questo, non ci sono leggi che definiscano la violenza domestica come un crimine, sebbene
possa essere punita se avviene fuori casa. Nel 2000, le Ong che lavorano nel campo delle
violenze domestiche hanno ricevuto 700 richieste di assistenza. Solo 10 sono finite davanti
ad un tribunale.
Situazione dei minori
Nel 2002, più della metà della popolazione del paese era composta da ragazzi con meno di
18 anni. II settanta per cento della popolazione viveva in assoluta povertà, nonostante i
progressi realizzati dopo il 1992, quando il conflitto armato che ha devastato il paese è
terminato. Le difficoltà sono state aggravate da un'intensa stagione delle piogge nelle aree
costiere e dall'alta percentuale di popolazione infettata dal virus dell'HIV/AIDS. Nel maggio
del 2003, quasi 660.000 persone hanno avuto seri problemi nell'accesso agli alimenti base,
ed altre 255.000 persone erano a rischio nell'accesso al cibo. II 14% dei bambini è sottopeso
alla nascita. Dal 1970, la speranza di vita non ha mai superato i 40 anni. Nel 2002, è stata
registrata una piccola diminuzione del suo valore: 38 anni. Nel 2001, c'erano 418.000 orfani
che avevano perso entrambi i genitori a causa dell'AIDS. La percentuale dei minori di un
anno vaccinati contro le malattie infantili raggiunge a stento il 55% nel caso della
poliomielite, ed il 58% per il morbillo.
Popoli indigeni/minoranze etniche
In Mozambico vi sono 16 differenti gruppi etnici o tribù principali. Tra questi sono compresi i
Makua, il gruppo più numeroso del paese, che vivono soprattutto nelle province di Cabo
Delgado, Niassa e Nampula, i Makonde, nella provincia di Cabo Delgado, I Sena di Sofala,
Manica e Tete, i Ronga e gli Shangana, situati soprattutto a Gaza e Maputo.
Altri gruppi di minoranza includono portoghesi ( 1%), alcuni indiani ed euroasiatici. Per
quanto riguarda la religione, il 39% della popolazione è cristiana e il 13% musulmana,
mentre la maggioranza pratica religioni tradizionali africane.
La lingua ufficiale a i l portoghese, che viene usata nell'amministrazione statale, nella scuola
e nel commercio. La popolazione parla diverse lingue africane.
Pena di morte
Abolita nel 1990. L'ultima esecuzione è a vvenuta nel 1986.
Repubblica Democratica del Congo
Nome ufficiale: Republique Démocratique du Congo.
Divisione amminIstrativa: 10 province e una capitale.
Capitale: Kinshasa, 5.277.000 ab. (2003).
Altre città: Lubumbashi, 1.044.200 ab.; Mbuyi-Mayi, 1.018.100; Kisangani, 792.400;
Kananga, 521.900(2000).
Governo: Joseph Kabila, è presidente della Repubblica dopo le elezioni del novembre
2006
Festa nazionale: 30 giugno, Indipendenza (1960).
Forze armate: Le truppe di Kablla costituiscono le nuove Forze Armate
del Paese, sono tra le 20.000 e le 40.000 unità. Gendarmeria: 21.000 unità; Guardia Civile
19.000.
Popolazione:
Deriva
da
alcuni
dei
principali
gruppi
etnici
africani:
l’africano-occidentale a nord-ovest, il nilo-camitico nel nord-est, mentre una minoranza
pigmea vive nella regione centro-orientale. Ci sono più di 200 gruppi etnici, tra i quali: luba,
18%; mongo, 13.5%; azande, 6,1%; bangi e ngale 5,8%; rundi, 3,8%; teke, 2,7%; boa,
2,3%; chokwe, 1,8%; lugbara, 1,6%; banda, 1,4%; altri 16,6%.
Religione: È difficile classificare le religioni praticate a causa del forte sincretismo religioso.
C’è un’ampia fetta di popolazione cristiana, in maggioranza cattolica (fra il 41 ed il 50%);
una minoranza mussulmana (fra 11,2% e il 10%), e molte pratiche religiose tradizionali; i
protestanti sono circa il 32%.
Lingua: Francese (ufficiale). Le lingue locali maggiormente diffuse sono lo swahilì, shiluba,
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kikongo e lingala (la lingua ufficiale dell’esercito).
Storia
La Repubblica Democratica del Congo (RDC) si trova nel centro dell’Africa. È un paese
vasto, ricco di oro, ferro, rame, manganese, cobalto, diamanti. uranio e petrolio; un paese
situato lungo il ricco filone africano di risorse minerarie che corre da nord a sud, dalla
Nigeria all’Angola. La molteplicità degli interessi in gioco rispecchia il numero dei paesi e
delle società straniere che sì battono per quella che considerano la loro parte. I vari conflitti
della regione dei Grandi Laghi sono esacerbati dalle carestie, dalla malaria e dal colera,
come anche dalla TBC e dall’AIDS. Di conseguenza vi sono centinaia di migliaia di rifugiati
che rappresentano un altra fronte su cui si impegnano organizzazioni per i diritti umani
come Medici Senza Frontiere e alcune agenzie dell’ONU. Nel tentativo di mitigare le
malattie, le agenzie per gli aiuti — di cui alcune sono state fondate dalla Banca Mondiale —
hanno involontariamente aperto un’ulteriore fonte di conflitto, perché i campi profughi sono
stati spesso trasferiti dalle autorità congolesi che se ne servivano come scudi umani contro
gli attacchi dei ribelli o contro i nemici del momento
Inoltre, la regione ha avuto milioni di morti e feriti nel corso di decenni di guerre civili. Basti
pensare ai massacri in Ruanda nei 1994. Alcuni campi di battaglia sono cosparsi di miriadi
dl mine antipersona, che scoppiano appena qualcuno le calpesta.
La guerra civile nel Congo Belga (così allora si chiamava la RDC) iniziò nel 1960 quando il
paese ottenne l’indipendenza. Le origini di questo conflitto - come degli altri nella regione —
risalgono all’eredità coloniale.
Nel 1884, alla Conferenza di Berlino, le potenze europee si spartirono l’Africa, disegnando
sulla carta 48 nuovi stati. I loro eserciti fecero piazza pulita degli imperi, dei regni e delle
antiche civiltà che si trovavano a cavallo dei nuovi confini nazionali. Le differenze e le
tensioni fra etnie furono spesso sfruttate dai colonizzatori per raggiungere i propri finì, prima
di tutto il controllo delle risorse. Quando il processo di decolonizzazione iniziò sul serio,
intorno alla metà del XX secolo, le nazioni africane furono costrette ad adottare forme di
governo estranee alle loro tradizioni. L’Occidente fece pressioni su questi paesi affinché si
modernizzassero prendendo a modello le democrazie occidentali. Dopo l’indipendenza, gli
aiuti alla regione impoverita vennero inizialmente dal Fondo Monetario Internazionale e
dalla Banca Mondiale, anche in base agli interessi degli USA durante la Guerra Fredda. In
seguito furono introdotti piani di aggiustamento strutturale per assicurare che i paesi
continuassero a fornire risorse e derrate e aprissero i loro mercati.
Nel 1965 il comandante di corpo d’armata Mobutu prese il potere con un colpo di stato.
Ribattezzò il paese Zaire e iniziò a stringere alleanze per rafforzare la sua posizione. Per la
Francia, il Belgio e gli Stati Uniti, il dittatore Mobutu costituiva la migliore difesa contro
l’avanzata delle forze ‘comuniste” come il FLC di Laurent Kabila. Ben rifornito di armi e
addestramento militare, Mobutu poté respingere gli attacchi dei ribelli per molti anni,
coltivando nello stesso tempo amicizie (e inimicizie). Ma quando l’avanzata dei ribelli
divenne irresistibile, gli aiuti internazionali iniziarono a diminuire o a cambiare forma.
Mobutu svolse un ruolo da protagonista in questo complesso tessuto dì alleanze. Chiese
aiuto all’Uganda e al Ruanda, che combattevano entrambi in territorio zairese contro i loro
rifugiati hutu e tutsi. Mobutu permise a questi soldati e profughi di sfruttare le miniere d’oro
vicine ai loro confini. Gli eserciti stranieri occuparono porzioni sempre più vaste di territorio
e vi si stabilirono. Il conflitto in Zaire divenne internazionale, e il paese ne fu depotenziato.
Nel frattempo anche il FLC stringeva alleanze. Negli anni ‘60 e ‘70 Kabìla visse in esilio,
elaborando i suoi piani, a Dar es Salaam (Tanzania), da dove dirigeva le truppe. Il suo
esercito era armato e addestrato da Cuba, che nel 1965 aveva inviato il famoso guerrigliero
Ernesto Che Guevara a dare manforte. Dall’esilio, Kabila strinse una salda amicizia con
Agostinho Neto, leader del Movimento Popolare per l’indipendenza dell’Angola (MPI.A) e in
seguito presidente del suo paese. Per contrasto, Mobutu sostenne, insieme all’Uganda,
ionas Savimbi e la sua Unione Nazionale per l’indipendenza Totale dell’Angola (UNITÀ). Vi
fu quindi una stretta correlazione tra le guerre civili del Congo e dell’Angola.
Gli uomini di Kabila — spalleggiati da Cuba e dal MPLA — contribuirono a scacciare
l’esercito sudafricano dall’Angola. li punto di svolta per i sudafricani, dunque anche per
l’Angola e per I suoi alleati, fu la battaglia di Cuito Cuanavale. Fino ad allora non erano mai
morti dei bianchi negli scontri. Nel dicembre 1988 il Sudafrica firmò il ritiro delle sue truppe
dall’Angola e dalla Namibia. Così la vittoria del MPLA, sostenuto da Kabila e da Cuba, fu
importante nella lotta per porre fine all’apartheid in Sudafrica e per ottenere l’indipendenza
della Namibia.
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Nel 1997 Kabila conquistò con le armi la capitale Kinshasa e si autoproclamò presidente.
Con la salita al potere di Kabila e del suo Fronte di Liberazione Congolese (FLC) si
concluse un trentennio di guerra civile contro l’ex dittatore Mobutu Sese Seko, che alcuni
giorni dopo morì in esilio in Marocco. Ma la pace era troppo fragile per durare.
Gruppi di ribelli appoggiati finanziariamente e militarmente dall’Uganda e dal Ruanda
cercarono di deporre Kabila. Le truppe governative furono invece aiutate da Angola.
Namibia e Zimbabwe. In seguito furono raggiunte dalle forze di pace delle Nazioni Unite
(MONIJC), a quel tempo consistenti in 5.500 soldati provenienti da circa 20 paesi. Alcuni
dei caschi blu africani provenivano dalla Tanzania e dal Kenya, paesi implicitamente
coinvolti nella precedente guerra civile per aver sostenuto la resistenza di Kabila contro
Mobutu.
Laurent Kabila è stato assassinato neI 2001 e gli è succeduto il figlio, Joseph Kabila.
L’accordo di pace e l’istituzione di un governo di transizione nel 2003 sembrano indicare la
conclusione di una guerra durata cinque anni e costata, secondo alcune stime, tre milioni di
morti. Ma le risorse poste in gioco sono troppo ricche. In seguito ai nuovi combattimenti
nell’Ituri, nel nord-est, si riducono le speranze in una pace duratura.
Situazione politica attuale
Il Congo sta vivendo una fase di transizione, dopo sette anni di guerra, in una situazione di
instabilità permanente, che rischia di far riesplodere conflitti e tensioni, oltre a creare un
clima di diffusa insicurezza tra la popolazione civile. Nel 1997, infatti, l'Alleanza delle Forze
Democratiche per la Liberazione (ADFL) guidata da Kabila ha conquistato Kinshasa e
rovesciato la trentennale dittatura di Mobutu. Ma nel 1998, ribelli Tutsi, organizzati in gruppi
armati come il Raggruppamento Congolese per la Democrazia (RCD), fiancheggiato dai
soldati ruandesi, e il Movimento di Liberazione del Congo (MLC), appoggiato invece dalle
forze armate ugandesi, hanno iniziato una dura lotta contro le fazioni fedeli al presidente
Kabila, spalleggiato a sua volta dagli eserciti di Angola, Namibia e Zimbabwe.
Una "Guerra Mondiale Africana", come è stata definita, che ha visto combattersi sul
territorio congolese gli eserciti regolari di ben sei Paesi per una ragione molto semplice: il
controllo dei ricchi giacimenti di diamanti, oro e coltan del Congo orientale
Il Congo si è così ritrovato diviso in una parte orientale controllata dai ribelli e una
occidentale ancora in mano alle truppe di Kabila.
Le vittime dirette di questo conflitto sono stimate in circa 350 mila, cifra che arriva ai 3
milioni e mezzo contando anche i morti per carestie e malattie causate dal conflitto.
A combattersi sono stati, da una parte, una mutevole schiera di gruppi ribelli appoggiati
dagli eserciti di Ruanda e Uganda (MLC e RCD), e dall'altra le milizie tribali che prima
combattevano in appoggio alle truppe governative congolesi, guerrieri come i Mai Mai, i
Donos e i Kamajors (federati nelle FDD: Forze per la Difesa della Democrazia) e i miliziani
hutu Interahamwe ruandesi, rifugiatisi nelle foreste del Congo orientale nel 1994 dopo aver
compiuto il tremendo genocidio di oltre mezzo milione (forse 800mila) di tutsi ruandesi..
Cambiamenti di fronte e di alleanze sono stati una costante: star dietro al continuo nascere
e morire di nuove sigle di gruppi combattenti è davvero un'impresa, soprattutto dalla parte
dei ribelli tutsi filo-ruandesi/ugandesi, che in certe fasi si sono combattuti anche tra di loro.
Strettamente collegato alla ribellione congolese è il conflitto etnico tra gli Hema e i Lendu,
che si combattono (con migliaia di vittime) dal giugno del 1999 nella regione dell'Ituri (SudKivu), nel nord-est del Paese, territorio affidato al controllo dell'esercito ugandese. Il Congo
accusa quest'ultimo di fomentare tali scontri etnici al fine di giustificare la propria
permanenza nella regione e di continuare a sfruttare l'economia locale acquistando
concessioni per l'estrazione dell'oro e per la raccolta del legno pregiato.
Il processo di pace è stato avviato nel luglio del 1999 con la firma dell'accordo
internazionale di Lusaka, ma sul campo i combattimenti non sono mai cessati, nemmeno
dopo che le nazioni coinvolte nel conflitto hanno iniziato a ritirare i propri eserciti regolari
(febbraio 2001) e i caschi blu del contingente MONUC (Missione ONU in Congo) sono
arrivati per sorvegliare la tregua. Quando la comunità internazionale si è finalmente
impegnata nell’esigere dai Paesi coinvolti nel conflitto il rispetto del diritto internazionale, si
sono potute porre le premesse per l’avvio del dialogo intercongolese che ha portato, nel
giugno del 2003, alla costituzione di un governo di unità nazionale.
Lo scorso 30 luglio (2006) si è avviato, con la prima tornata delle elezioni presidenziali e le
elezioni legislative,il lungo processo elettorale con cui la Repubblica Democratica del
Congo cerca di chiudere il lungo periodo di dittature e guerre – soprattutto quella del 19982003 - del dopo-indipendenza.
Il 29 ottobre 2006 si è quindi svolto il ballottaggio, che ha visto confermare alla presidenza
della Repubblica Joseph Kabila.
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Le speranze di cambiamento derivanti dallo svolgimento delle elezioni hanno presto
lasciato il posto al riacutizzarsi della tensione tra le diverse fazioni presenti nel paese
A partire dalla fine di agosto 2007 la regione del Nord Kivu è teatro di combattimenti tra
l’esercito regolare (Fardc) e insorti del generale Laurent Nkunda. Alla fine di settembre,
attraverso un negoziato della Missione ONU (Monuc), è stato raggiunto un "cessate il
fuoco" tra i ribelli di Laurent Nkunda e l’esercito congolese (Fardc), ma la popolazione
continua a fuggire a causa della recente tornata di scontri tra forze governative, ribelli e
milizie che hanno rifiutato l’integrazione nell’esercito regolare
Le principali organizzazioni umanitarie al lavoro nell’area hanno prestato i primi soccorsi ai
quasi 20mila sfollati ammassati alle porte di Goma. Secondo l'Unhcr, l'Alto Commissariato
dell'Onu per i Rifugiati, dall’inizio dell’anno più di 170mila persone hanno dovuto
abbandonare le proprie case e villaggi a causa dell'intensificarsi degli scontri.
Sullo sfondo delle tensioni etniche vi sono gli interesse legati alle enormi ricchezza
congolesi, dal legno ai diamanti, dall’oro al coltan, fino al petrolio, scoperto di recente sotto
il lago Alberta al confine tra Congo e Uganda. “Senza negare l’esistenza di tensioni etniche,
bisogna tuttavia riconoscere che, a livello popolare, la questione etnica non è così grave
come certi gruppi sociali e politici vogliono far credere e che essa è fomentata proprio dai
vertici di quei gruppi e partiti che la denunciano e, contemporaneamente, la
strumentalizzano per interessi specifici propri” - dicono fonti riportate dall’agenzia Fides che
presenta un dettagliato rapporto sulla situazione nell’area.
Ambiente
Situata nel cuore del continente africano, la R.D. del Congo occupa buona parte del bacino
del fiume Congo, ed ha un piccolo sbocco sull’Oceano Atlantico. Le regioni centrali e
settentrionali sono coperte da foreste pluviali e scarsamente abitate, In questa zona
vengono effettuate colture di sussistenza. Nel sud-est si eleva un altipiano che a Shaba
raggiunge i 1.000 mdi altitudine. Qui si trova la grande ricchezza mineraria del paese:
rame, zinco, stagno, oro, cobalto, uranio, Intorno alle miniere si concentra l’industria locale.
Nel sud, coperto da savane, vive la maggior parte della popolazione. Si producono cotone,
arachidi, caffè e canna da zucchero, oltre al caucciù e alla palma da olio. Nella piccola
regione orientale dell’Ituri, sono presenti le maggiori miniere d’oro del mondo, il Kilo Motu,
che è anche un luogo di grande rilevanza per l’esportazione di petrolio. In questa Zona
inoltre, sono presenti più della metà delle riserve mondiali di coltan, un minerale usato per i
microchip dei telefoni cellulari e dei computer, oche talvolta costa, all’oncia, più dell’oro.
Problemi ambientali
L’inquinamento dell’acqua — specialmente dai rifiuti non trattati e scaricati nei fiumi — è la
principale fonte di malattie. Alcune specie di fauna corrono il rischio di estinguersi, a causa
della caccia di frodo: tra queste, elefanti e rinoceronti, i cui corni sono venduti come
afrodisiaci. Le aree boschive hanno problemi di deforestazione,
Diritti delle donne
Le donne hanno ottenuto il diritto di voto nel 1961. La loro speranza di vita è di 42,8 anni,
nove anni meno del dato registrato nel 1980, L’analfabetismo tra le donne sopra i IS anni è
diminuito tra il 1980 e il 2000, dal 79,2 al 50% (per gli uomini era del 27% nel 2000).* In
quell’anno, le donne rappresentavano il 43% della forza lavoro,
Situazione dei minori
In meno di cinque anni di guerra civile — uno dei più sanguinosi conflitti dopo la seconda
guerra mondiale — circa 3,3 milioni di persone erano state uccise, e si trattava per Io più di
civili. I bambini sono i più vulnerabili:
centinaia muoiono per la malnutrizione e altre malattie prevenibili. Migliaia di bambini sono
stati reclutati nell’esercito, un terzo dì loro a forza: molti avevano appena 10 anni. Nella
provincia di Icubi, centinaia di donne e bambine sono state violentate, mutilate e uccise nel
2002 e nel 2003. Il 12% dei bambini è sottopeso alla nascita. Alla fine del 2001, si stimava
che circa 170.000 bambini tra 0 e 14 anni fossero sieropositivi, e circa 930.000 sono stati
resi orfani dall’HIV/AIDS.
Popoli indigeni/minoranze etniche
ci sono più di 200 gruppi etnici, e parlano soprattutto bantu; i quattro gruppi maggiori mongo, luba, kongo e mangbetu-azande - costituiscono il 45% della popolazione.
I twa, un popolo di cacciatori e raccoglitori delle foreste tropicali, si trovano davanti a un
triste futuro. Privati dei loro diritti ed esposti alla discriminazione di altri settori della società, i
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twa soffrono di un’allarmante crescita della malnutrizione e delle malattie. Insieme ai twa, gli
hutu e i tutsi costituivano una sola nazionalità, chiamata banyarwanda. Questa è collassata
a seguito del genocidio in Ruanda nel 1994. Dopo il genocidio, più di un milione di rifugiati
hutu è fuggito nella Repubblica Democratica del Congo, per paura di rappresaglie dei tutsi,
che guidano l’attuale governo ruandese e hanno attaccato sporadicamente questi rifugiati.
La minoranza tutsi (2% della popolazione) è dominante politicamente e militarmente. Gli
hutu vivono nella provincia orientale del Kivu, densamente popolata e di difficile accesso a
causa del terreno montagnoso. Anche se gli hutu sono duramente colpiti da alcune
decisioni economiche, godono di libertà politica.
migranti/rifugiati
La guerra civile, l’intervento di eserciti stranieri, la violenza etnica, l’anarchia politica e il
disastro economico hanno devastato il paese e il suo popolo. Più di 2,4 milioni di persone
erano dei profughi di guerra nel 2002, inclusi 2.000.000 di sfollati e quasi 410,000 rifugiati e
richiedenti asilo. Circa 140.000 persone dalla Repubblica Democratica del Congo sì sono
rifugiate in Tanzania, 80.000 nella Repubblica del Congo, e decine di migliaia in altri paesi
africani. Quasi 15.000 richieste di asilo sono state presentate nei paesi industrializzati.
Ne! frattempo. 270.000 rifugiati dai paesi confinanti restavano nella Repubblica
Democratica del Congo alla fine del 2002, e provenivano da Angola. Sudan, Uganda,
Burundi, Repubblica Centrafricana, Repubblica del Congo e Ruanda
Pena di morte
Ancora applicata, anche per reati ordì nari.
Libano
Nome ufficiale: Al-Jumhuriya al-Lubnaniya
Divisione amministrativa: 6 governatorati.
Capitale: Beirut, 1.192.000 ab. (2003)
Governo: Emile Lahhoud, presidente. Fouad Saniora, primo ministro. II potere legislativo
spetta all'Assemblea dei deputati.
Festa nazionale: 21 novembre, Indipendenza (1943).
Forze armate: 45000 effettivi
Popolazione Il Libano ospita, secondo una stima del 2003, una popolazione di 3.652.000
abitanti divisi in diverse etnie: Arabi 84.5%, Armeni 6,8%, Curdi 6,1%, Altri 2,6%.
Il termine “arabo” viene comunemente utilizzato per indicare una persona proveniente dal
Medio Oriente o dall’Africa del Nord che ha come lingua madre la lingua araba. Tuttavia
esistono molti gruppi etnici che rifiutano questa definizione pur avendo l’arabo come lingua
madre - nel caso del Libano ad esempio i cristiani maroniti - preferendone una basata su
caratteristiche più ristrette come la religione o la storia comune e condivisa.
Per quanto riguarda gli Armeni, sembra che essi si siano costituiti come popolo nel VI
secolo a.C. intorno al monta Ararat, nelle catene del Caucaso. Dopo la conversione (III
secolo), la religione cristiana insieme alla lingua armena divennero la componente più
dinamica dell’anima nazionale. In seguito alla persecuzione da parte dei turchi iniziata nel
1908 e trasformatasi in genocidio durante la prima guerra mondiale, molti Armeni
abbandonarono la loro terra d’origine e si stabilirono per lo più in Libano e in Siria dove, a
poco a poco, ricostituirono le proprie istituzioni comunitarie.
I Curdi sono un gruppo etnico medio orientale di ceppo iranico. Stimati tra i 25 e i 30 milioni,
costituiscono uno dei più grandi gruppi etnici privi di uno stato nazionale proprio. I Curdi
sono in maggioranza di religione islamica sunnita, ma parlano la lingua curda che
appartiene al ceppo delle lingue indoeuropee.
Religione Tutte le religioni sono riconosciute ufficiali dallo stato.
La popolazione libanese comprende diversi gruppi religiosi: musulmani (sciiti, sunniti,
alawiti), cristiani maroniti e di altre confessioni ortodosse arabe e armene, Drusi e altri
ancora. Dal 1932 non si sono più avuti censimenti ufficiali a causa della grande sensibilità
dei Libanesi nei confronti dei rapporti numerici fra le varie confessioni religiose. Secondo le
stime del governo statunitense, attualmente i musulmani sono il 60% della popolazione
residente; il resto è composto da cristiani: in prevalenza maroniti, poi greco-ortodossi,
greco-cattolici, armeni (ortodossi e cattolici) e protestanti. Un tempo esisteva anche una
piccola minoranza ebraica, che ha però abbandonato il paese.
Lingua Arabo (ufficiale); la maggioranza della popolazione parla lingua francese, l’inglese
ha una discreta diffusione. Ricordiamo poi le lingue delle minoranze curda e armena.
Partiti politici (principali): La maggioranza sono partiti religiosi. Almustakbal (il futuro),
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Hizb Allah (partito di Dio), Amal (la speranza) attaiar al watani alhurr (partito libanese
liberale) al kwat al lubnania (forze libanese) Alkataeib (falangiste).
Storia
Dopo la fine dell'Impero Ottomano con la Prima, guerra mondiale, la Società delle Nazioni
affidò le cinque province che oggi costituiscono il Libano al controllo della Francia. La
Conferenza di Sanremo definì limiti e compiti di tale protettorato nel 1920, tali decisioni
furono ratificate dalla Società delle Nazioni nel 1921 ed entrarono in vigore nel 1922. Il
Libano ottenne l'indipendenza nel 1943, ma solo nel 1946 le truppe francesi
abbandonarono il paese. La storia libanese successiva all'indipendenza è stata
caratterizzata dall'alternanza di periodi di stabilità politica e di disordini, ai quali si è
sovrapposta la prosperità economica, determinata dall'importanza che Beirut riveste nel
Medioriente quale centro finanziario e commerciale.
Dopo il conflitto arabo-israeliano del 1948, in Libano giunsero più di 100.000 profughi
palestinesi in fuga dopo l'autoproclamazione dello Stato di Israele. Altri profughi si
aggiunsero dopo la guerra del 1967 fra arabi e israeliani e dopo il Settembre nero. Nel 1975
i palestinesi in Libano ammontavano a circa 300.000. Oggi sono circa 400.000, la maggior
parte dei quali vive in 12 campi profughi. Fu anche a causa della presenza di un numero
così ingente di profughi che la guerra civile scoppiò nell'aprile del 1975, lasciando il paese
senza un effettivo governo centrale. A fronteggiarsi furono da un lato le milizie composte
soprattutto da cristiani maroniti (non sempre amichevoli nei confronti dei loro correligionari
libanesi, come il sanguinoso assedio al campo-profughi beirutino di Tell el-Za'tar aveva
dimostrato), delle quali la principale era quella legata al partito falangista guidata da Beshir
Gemayel, figlio del suo storico fondatore; dall'altro una coalizione di palestinesi, sunniti e
Drusi. Nel 1976 la guerra stava volgendo a sfavore dei cristiani maroniti e dei loro alleati (le
milizie di Sulayman Franjiyye e di Camille Sham’un, già presidenti della Repubblica
libanese) e questo indusse la Lega Araba, dopo lo storico accordo di Riyad, ad autorizzare
l'intervento di una Forza Araba di Dissuasione (FAD) - nominalmente composta da vari Stati
arabi ma di fatto presto egemonizzata dalla Siria - che riuscì a riportare con la forza la pace
nel Libano, colpendo senza troppe esitazioni i combattenti musulmani palestinesi e i loro
alleati.
Nel 1978, molti maroniti si convinsero del fatto che, in realtà, i siriani avevano intenzione di
occupare e controllare il paese, realizzando il loro antico sogno della "Grande Siria" e la
loro occupazione di fatto si espresse in modo esplicito (ma sanzionato dagli Stati arabi) a
partire dal settembre di quell'anno.
Le forze siriane sono rimaste in Libano, condizionandone pesantemente la vita politica, fino
all'aprile del 2005, quando si sono ritirate in seguito alle manifestazioni di piazza seguite
all'assassinio del Primo Ministro libanese al-Hariri avvenuto il 14 febbraio dello stesso anno.
Il 12 Luglio 2006 in seguito al rapimento di due soldati delle IDF da parte del gruppo
radicale sciita Hezbollah, Israele ha iniziato un'offensiva militare contro il Libano.
Benché l'offensiva miri ufficialmente a neutralizzare il dispositivo armato di Hezbollah e le
sue possibilità offensive, i bombardamenti israeliani colpiscono pesantemente anche
infrastrutture civili, come l'aeroporto di Beirut, i porti e le principali vie di collegamento
terrestre con la Siria, i quartieri della periferia meridionale di Beirut e diversi villaggi nel
Libano meridionale, provocando migliaia di vittime civili. Hezbollah risponde all'offensiva
israeliana con lanci di ordigni contro obiettivi militari e civili nel nord di Israele, provocando
decine di vittime.
L’11 Agosto 2006 dopo settimane di stallo in cui la diplomazia non riesce a giungere ad una
tregua tra le parti che consenta l'apertura di corridoi umanitari in soccorso della popolazione
civile libanese, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite vota all'unanimità la Risoluzione
1701 (2006). Il testo della risoluzione chiede l'immediata cessazione delle ostilità tra Israele
e Hezbollah e prevede la creazione di una zona cuscinetto "libera da ogni personale armato
che non sia quello delle Nazioni Unite e delle forze armate regolari libanesi" per dodici
miglia tra la frontiera israelo-libanese e il fiume Litani. Il 14 Agosto 2006 subito dopo
l'annuncio del cessate-il-fuoco e la fine delle azioni militari, il governo libanese avvia il
dispiegamento delle proprie forze armate lungo il confine meridionale. Centinaia di migliaia
di civili fanno ritorno nei propri villaggi, in molti casi gravemente danneggiati dal conflitto. Il
25 Agosto 2006 il vertice europeo di Bruxelles ha stabilito l'invio di circa settemila militari
europei che si accingono a costituire il nucleo centrale della forza multinazionale di
interposizione nel Libano meridionale (UNIFIL). Le truppe multinazionali (guidate dalla
Francia, a cui subentrerà l’Italia nel Febbraio 2007) non hanno il compito di procedere al
disarmo delle milizie di Hezbollah né di sorvegliare i valichi di confine con la Siria.
La guerra dell’estate 2006 destabilizza ulteriormente la vita politica libanese. A dicembre
l’opposizione (Hezbollah, Amal e Corrente Patriottica Libera) inizia un sit-in (ancora in corso
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a settembre 2007) che blocca il centro di Beirut, chiedendo le dimissioni dell’attuale premier
Fuad Seniora e nuove elezioni legislative.
Le elezioni presidenziali sono previste tra la fine settembre 2007, data prevista per la
riapertura del Parlamento, e il 25 novembre, data della fine del mandato dell’attuale
Presidente Emile Lahoud.
La tensione rimane costantemente alta anche a causa dei molteplici attentati in cui
rimangono uccisi importanti esponenti politici. L’ultimo, in ordine di tempo, avviene il 20
settembre 2007: viene ucciso il deputato falangista Antoine Ghanem, 64 anni.
Politica
Il Libano è una repubblica. L'elemento più importante del sistema politico libanese è il
confessionalismo, ossia un assetto istituzionale in cui l'appartenenza religiosa di ogni
singolo cittadino diventa il principio ordinatore della rappresentanza politica e il cardine del
sistema giuridico. Anche gli incarichi amministrativi sono suddivisi tra le differenti
confessioni religiose secondo un meccanismo predeterminato di quote riservate, che sono
attribuite a ciascun gruppo in funzione del suo peso demografico e sociale. In base a una
convenzione costituzionale mai scritta risalente al "Patto Nazionale" (al-mithaq al-watani del
1943, le più alte cariche dello stato sono assegnate ai tre gruppi principali: il Presidente
della repubblica è maronita, il Primo ministro è sunnita, mentre il Presidente del Parlamento
è sciita. Gli accordi di Ta’iif del 1989 non hanno modificato questo sistema, ma si sono
limitati a riequilibrare i rapporti di forza tra le confessioni maggiori, facendo in modo che il
numero di deputati musulmani fosse pari al numero di deputati cristiani, e aumentando i
poteri e le prerogative del Primo ministro a scapito del Presidente della repubblica. Dal
punto di vista costituzionale, il Libano può essere definito una repubblica semipresidenziale
perché il Presidente della repubblica, per quanto non eletto direttamente dal corpo
elettorale, condivide il potere esecutivo con il Primo ministro, partecipando alle sedute del
Consiglio dei ministri, nominando e revocando il Primo ministro. Il Presidente della
repubblica è eletto ogni sei anni da parte dei deputati. Il mandato dell'attuale presidente
Émile Lahoud, scaduto nell'ottobre 2004, è stato prorogato di altri tre anni sotto pressione
siriana. Il potere legislativo è affidato all'Assemblea dei Deputati (Majlis al-Nuwwab),
composta da 128 deputati eletti ogni cinque anni (in precedenza, ogni quattro) mediante
suffragio universale diretto. Il diritto di voto si esercita a partire dall'età di ventuno anni. I
seggi in palio sono attribuiti in base sia ad un criterio geografico sia ad un criterio
confessionale, attraverso una minuziosa ripartizione che cerca di riflettere gli equilibri
demografici esistenti tanto a livello nazionale quanto a livello locale.
Economia
Il Libano ha una lunga tradizione di politiche economiche basate sulla concorrenza e il
libero scambio, che prevedono una rigorosa applicazione del segreto bancario (anche se
recentemente è stata approvato un testo di legge contro il riciclaggio di denaro) e l'assenza
di restrizioni riguardanti i movimenti di capitale e gli investimenti diretti dall'estero.
La guerra civile (1975-1990) ha danneggiato seriamente le infrastrutture del paese, ma non
ne ha intaccato il ruolo e la reputazione di hub regionale dei servizi bancari, finanziari e
assicurativi. Nella prima metà degli anni Novanta, la ripresa economica, per quanto
eccessivamente focalizzata sulla ricostruzione della capitale e sulle grandi opere, è stata
favorita da un settore bancario finanziariamente solido e da un sistema di piccole e medie
imprese dotate di grandi capacità di recupero, oltre che dalle rimesse provenienti dai
libanesi residenti all'estero. Tra il 2000 e il 2005 la crescita si è attestata su tassi prossimi
allo zero (0,5% nel 2005), mentre il debito pubblico, cresciuto a dismisura negli anni del
conflitto, è giunto nel 2005 al 200,7% del PIL. L'indice dei prezzi al consumo è ora sotto
controllo, con un livello del 2,4% nel 2005, mentre il tasso di disoccupazione viene stimato
intorno al 18% della forza lavoro. Il governo libanese ha annunciato l'intenzione di
procedere nel lungo periodo alla privatizzazione, mediante la vendita di una cospicua parte
del proprio pacchetto azionario, della compagnia aerea di bandiera MEA-Middle East
Airlines, della compagnia elettrica Électricité du Liban, della compagnia di telefonia fissa
Liban Telecom e del Porto di Beirut. Nelle intenzioni del governo, i ricavi risultanti dalla
vendita sul mercato e i risparmi sugli stipendi del personale delle compagnie privatizzate
dovranno essere utilizzati per il risanamento dei conti pubblici e per l'appianamento del
deficit di bilancio. Il governo libanese intende inoltre varare un piano di razionalizzazione e
riduzione della spesa pubblica, mentre il programma di riforma del sistema tributario ha
mosso i suoi primi passi nel febbraio del 2002 con l'aumento della tassa sugli idrocarburi e
l'approvazione dell'imposta sul valore aggiunto. Gli osservatori più scettici sottolineano che
non è chiaro quanto questi obiettivi possano essere realizzati in un quadro di instabilità
politica e di grande frammentazione sociale, aggravata da un crescente divario tra ricchi e
poveri.
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L'Italia è il primo partner commerciale del Libano e contribuisce all'11,2% delle importazioni
complessive del Paese.
La guerra mossa contro il Libano da Israele nell’estate 2006 ha prodotto gravi danni
economici, aggravando numeri e condizioni della popolazione in stato di povertà.
Cultura
Il Libano è stato per millenni un punto di incontro tra civiltà differenti ed è abitato da
diciassette confessioni religiose, ciascuna dotata di identità distinte, ed offre, di
conseguenza, un panorama culturale straordinariamente ricco e stratificato.
L'UNESCO ha riconosciuto cinque siti libanesi come patrimonio mondiale dell'umanità: si
tratta di Anjar, Baalbek, Byblos, Tiro e la valle di Qadisha. Il Libano ospita numerose
università, che seguono perlopiù il sistema accademico americano e offrono titoli di studio
riconosciuti dagli atenei degli Stati Uniti.
La letteratura e la poesia hanno sempre avuto un ruolo importante nella cultura libanese.
Una forma molto popolare di poesia è lo “zajal”, nel quale un gruppo di poeti si inserisce in
un arguto dialogo cantato improvvisando versi. Il più importante rappresentante della
letteratura libanese è Khalil Gibran, un poeta, scrittore e artista del XIX secolo che ha
esplorato il misticismo cristiano. Tra gli scrittori libanesi si ricordano Hoda Barakat, Elias
Khuri, Rashid Daif, Samir Kassir (assassinato), Amin Maalouf, Emily Nasrallah e Hanan AlShaykh.
Provengono dal Libano numerosi interpreti della musica araba contemporanea. Oltre a
grandi stelle come Fairouz, celebre per la sua estensione vocale, lo spirito patriottico e le
sue canzoni d'amore, e Marcel Khalife, noto per il suo impegno politico e come interprete di
oud (uno strumento tradizionale simile al liuto), la nuova generazione dei cantanti di musica
pop comprende nomi assai famosi in tutto il mondo arabo, come Nancy Ajram, Haifa
Wehbe, Nawal Al Zoghbi, Elissa e Ragheb Alama.
Ambiente
Il Libano si trova sulla costa orientale del Mar Mediterraneo e confina a nord e a est con la
Siria e a sud con Israele. Pur essendo uno dei paesi più piccoli al mondo - misura 180 km
da nord a sud e 50 km da est a ovest - ha una quantità di ambienti naturali completamente
differenti gli uni dagli altri. All’interno la catena del Libano sale a ripide terrazze in un
sensazionale insieme di cime e giogaie: la più alta, Qornet as-Sawda, supera i 3000 mt.
Ancora più all’interno la catena scende vertiginosamente verso la Valle della Bekaa, lunga
150 km, che è situata parallelamente alla costa a un’altezza di 1000 mt. La Bekaa è la zona
principale della produzione di vino e, fino a poco tempo fa, anche di canapa indiana,
conosciuta al tempo dei Romani come "Il paniere di Roma". La catena dell’Antilibano si
innalza in un arido massiccio a picco a est della Valle della Bekaa, formando un confine
naturale con la Siria. Il cedro, il più famoso rappresentante della flora libanese, oggi si trova
solo in poche zone sulle pendici delle montagne e principalmente a Bcharrè e vicino a
Barouk, nelle montagne Chouf. Questi boschetti solitari sono tutto ciò che rimane delle
grandi foreste di cedri del Libano che, in tempi biblici, ricoprivano buona parte del paese.
Tuttavia il Libano è ancora il paese più densamente alberato di tutto il Medio Oriente: sulle
montagne crescono molte varietà di pino e buona parte della pianura costiera è coltivata ad
alberi da frutto.
Il governo ha previsto l’istituzione di parchi e riserve naturali; attualmente, l’unico Parco
nazionale del paese è il Mashgara, istituito nel 1988. Esiste anche un’area protetta privata,
la Riserva naturale Khallet Khazem.
Il Libano ha ratificato accordi internazionali sull’ambiente in materia di biodiversità,
desertificazione, abolizione dei test nucleari, tutela delle zone umide e protezione
dell’ozonosfera. Il paese ha firmato anche trattati riguardanti la conservazione della vita
marina e la modificazione dell’ambiente.
Le maggiori città del Libano sono città portuali: Beirut (Capitale), Tripoli, Sidone, Jounieh e
Tiro. All'interno le città più importanti sono Zahle e Baalbeck.
Diritti delle donne
Le donne hanno il diritto di votare e di candidarsi. 5 donne sono deputati e una sola è
ministro. Si lotta per una quota per le donne..
Un grave problema circa la condizione femminile in Libano riguarda la discriminazione e le
violenze domestiche. Pratiche discriminatorie sono infatti permesse in base a leggi sullo
status personale, sulla nazionalità e leggi contenute nel codice penale concernenti la
violenza all’interno della famiglia. Il Comitato delle Nazioni Unite per l’eliminazione della
discriminazione contro le donne ha raccomandato che il Libano ritiri le sue riserve agli artt.
9 e 16 della Convenzione delle Nazioni Unite sulle donne concernenti nazionalità e diritti del
matrimonio e che affronti le disuguaglianze che concedono ai bambini di ottenere la
cittadinanza libanese solo attraverso il padre e che permettono solo agli uomini di divorziare
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dalle loro spose.
Situazione dei minori
35.000 minori (di cui 10.000 handicappati) sono orfani o casi sociali difficili e vivono negli
istituti. Molti altri vivono nelle loro case in condizioni di povertà. Gli analfabeti in Libano,
secondo le dichiarazioni del ministero degli affari sociali in una conferenza stampa dell’8
settembre 1999, giornata mondiale per l’alfabetismo, sono il 13,6%. Il 33% della
popolazione ha un livello di istruzione minimo.
Nell’anno scolastico 1999 – 2000 si stimavano 6.000 bambini non scolarizzati e dopo la
guerra del 2006 si ritiene che siano più di 20.000.
Brasile
Nome ufficiale: Repùblica Federativa do Brasil.
Divisione amministrativa: 26 stati e un distretto federale.
Capitale: Brasilia, 3.099.000 ab. (2003).
Altre città: Sào Paulo, 17.800.000 ab.; Rio de Janeiro, 10.600.000 ab.; Belo Horizonte,
4.310,000 ab.; Porto Alegre, 3.576.000 ab.; Recife, 3.377.600 ab.
Governo: Luis Inacio (Lula) da Silva, Presidente della repubblica dal 2003.
Organi legislativo bicamerale: il Congresso nazionale è suddiviso in Camera dei deputati
di 513 membri e il Senato federale di 81 membri.
Festa nazionale: 7settembre, Indipendenza (1822).
Forze armate: 295.000 effettivi (1996); Forze di Sicurezza Pubblica: 243.000 effettivi.
Popolazione: I brasiliani provengono dall’integrazione etnica e culturale tra indigeni
(fondamentalmente guarani) schiavi africani, e europei (in maggioranza portoghesi);
nell’asse Rio - Sào Paulo, sono presenti arabi e giapponesi; ci sono anche molte minoranze
indios. Contrariamente a quanto di solito si ammette, esiste la discriminazione razziale,
nonostante la costituzione del 1988 sancisca il razzismo come reato.
Religione: In maggioranza cattolica, spesso mescolata con culti di origine africana, in
forme religiose sincretiste (macumba, candomblè e umbanda).
Lingua: Portoghese, ufficiale e predominante. Sono parlate molte lingue indios (bariwa e
guajajàra).
Partiti polìtìci (principali): Partito del Movimento Democratico Brasiliano (PMDB), guidato
da Luis Enrique da Silveira; Partito del Fronte Liberale (PFL), guidato da Jorge Bornhausen;
Partito Social Democratico Brasiliano (PSDB), di Fernando Henrique Cardoso; Partito dei
Lavoratori (PT), guidato da Rui Falcao; Partito Laburista Brasiliano (PTB); Partito
Comunìsta Brasiliano.
Organizzazioni sociali: La maggioranza dei lavoratori aderisce alla Centrale Unita dei
Lavoratori (CUT) e alla Confederazione Generale dei Lavoratori (CGT). Vi è anche il Foro
Sindacale. Molti sindacati agiscono autonomamente. Movimento dei Senza Terra (MST),
associazione di lavoratori senza terra che reclama una riforma agraria nelle campagne e,
nelle città, terre per la costruzione di abitazioni. Unione Nazionale Indigena (UNII,
associazione delle diverse popolazioni indigene del Brasile. Commissione della Pastorale
della Terra (CPT) e Consiglio Indigenista Missionario (dM1), gruppi pastorali della Chiesa
cattolica che svolgono attività sociali nelle campagne. Rete di Difesa della Specie Umana
(REDEI-O, organizzazione ecofemminista. “Tortura Nunca Màs”, gruppi statali di difesa dei
diritti umani.
Ambiente
Comprende cinque regioni. Nel Nord, il bacino del Rio delle Amazzoni è formato da terre
pianeggianti coperte da foreste equatoriali e attraversato da grandi fiumi. Sui monti dei
Carajàs c’è una delle più consistenti formazioni minerali del mondo (ferro, manganese,
rame, nichel e bauxite). L’economia è principalmente estrattiva. Nel Nordest, il sertao è
formato da altipiani rocciosi, con un clima semiarido e poca vegetazione; vi predomina
l’allevamento del bestiame. La fascia costiera più umida (zona della Mata) è coltivata a
canna da zucchero e cacao. Il Sudeste si caratterizza per il grande sviluppo economico.
L’altopiano è formato da estesi rilievi che terminano al sud con la Sierra do Mar. I principali
prodotti agricoli della regione sono: caffè, cotone, granturco, canna da zucchero. Il Sud è
formato dall’Altopiano Meridionale, ha clima subtropicale ed è la principale area agricola;
produce caffè, sola, granturco e grano. Nell’estremo sud, nella campagna «gaucha» c’è
un’importante attività di allevamento di bovini. Infine, la regione centro-occidentale è
formata da estese pianure, dove predomina l’allevamento degli ovini. La regione
amazzonica è devastata a causa della deforestazione che ha distrutto gli habitat naturali di
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molte specie animali vegetali.
Problemi ambientali
La regione amazzonica è stata devastata dal taglio incontrollato di alberi, che ha distrutto
l’habitat di molte piante e specie animali, così come quello dei popoli indigeni. Ci sono seri
problemi d’inquinamento nelle grandi città - come Rio de Janeiro e Sào Paulo.
Diritti delle donne
Nel 2003 quando il presente governo ha preso il potere, le donne rappresentavano 18,2%
degli eletti nella Camera dei Deputati e il 5,9% nel Senato Federale (40% rispetto alla
precedente amministrazione). Inoltre, 4 ministri erano donne (una di loro era di origine
africana).
Nel 2000 (secondo gli ultimi dati disponibili in The State of the World ‘s Children e nel
database di Childinfo, UNICEF, 2004) il 180% delle donne sopra i 15 anni sapeva leggere e
scrivere (5% in meno degli uomini adulti). La mortalità materna continua ad essere un
problema, sebbene 188% delle nascite avvenga in ospedale. Le cure prenatali sono spesso
di bassa qualità, e vi sono differenze nel suo accesso tra i differenti segmenti della società
oppure tra le regioni del paese
Situazione dei minori
Nel 2001, 54 milioni di brasiliani vivevano sotto il livello della povertà. li tasso di mortalità
infantile è diminuito nell’ultimo decennio, a livello di 30 su 1.000 nati vivi, ma resta
sproporzionato rispetto alla capacità produttiva nazionale e alla tecnologia disponibile. Il
Brasile è, con il Messico, il paese americano con più bambini di strada. Molte giovani provenienti specialmente dal nordest povero - sono emigrate nelle grandi città del sud per
lavorare come domestiche, ma in moltissimi casi hanno finito per prostituirsi o lavorare nel
mercato della pornografia
Secondo il Segretario nazionale per i diritti umani, tra il maggio e l’ottobre 2003, la linea
diretta per i casi di abusi, sfruttamento sessuale e maltrattamento dei bambini, ha registrato
più di 3.300 chiamate. Queste denunce vengono soprattutto dallo stato del Rio Grande do
Sul, da Rio de Janeiro e Sào Paulo
Popoli indigeni/minoranze etniche
I 200 gruppi indigeni comprendono tra le 350.000 e le 500.000 persone (0,2-0,3% della
popolazione del paese). Si trovano soprattutto in Amazzonia e nelle regioni centrali (piccole
comunità, missioni, parchi nazionali Scene sono quattro - e riserve istituite dal governo).
Alcuni sono agricoltori, altri cacciatori e raccoglitori o ancora semi’nomadi. I gruppi indigeni
amazzonici hanno stretti legami dì dipendenza con la terra e i fiumi, e sono minacciati
dall’estrazione dell’oro, dall’agricoltura e dalle industrie del legno e del petrolio. Lo
sfruttamento di queste ricchezze naturali ha causato il loro declino, in parte per lo scontro
con le popolazioni non indigene - alcuni li considerano ‘meno di un popolo vero e proprio’ e anche perché sono state introdotte nuove malattie nel loro habitat. Durante
l’amministrazione Cardoso, la privatizzazione di una parte delle loro terre è stata
incoraggiata, mettendo in pericolo il loro sistema di vita. L’organizzazione dei vari gruppi è
soprattutto a livello locale, a causa delle distanze che li dividono. La Fondazione Nazionale
Indiana (FuNAI) è la sola organizzazione su base statale dedicata allo studio delle
popolazioni indigene. Si stima che i gruppi più numerosi nel paese siano i guarani, gli
yanomami, i kaingang, i terena e i kaiwa.
Migranti/rifugiati
Alla fine del 2000, 1.887.893 brasiliani vivevano in paesi stranieri, tra cui Germania,
Svizzera e Italia. Sebbene il Brasile sia una delle maggiori economie al mondo, la
distribuzione del reddito è lungi dall’essere equa, per cui molte persone sono andate in
cerca di migliori opportunità in altri paesi. La politica dei rifugiati in Brasile è cambiata
frequentemente, ma dagli anni Novanta il paese ha una sua legislazione sul tema,
Pena di morte
L’ultima esecuzione è avvenuta nel 1855; nel 1979 è stata abolita per i reati comuni.
Distribuzione della popolazione in ragione della ricchezza: In Brasile il 10% della
popolazione possiede il 50 % delle ricchezze
GRAFICO 1. - La distribuzione della ricchezza in Brasile
13
TABELLA 1. Indicatori sociali relativi all’indice di sviluppo umano, all’incremento
naturale, alla speranza di vita, alla demografia
Paese
I.S.U.
(Posizione nella
graduatoria
mondiale)
Incr.
Nat.
Sp. Vita
M F
Brasile
79
13,6
63 70
20,3
Italia
19
-0,9
75 81
9
Demografia
N. M. M.I.
6,7
9,9
40,1
5,5
LEGENDA
I.S.U.= Indice di Sviluppo Umano
G.=Posizione nella graduatoria mondiale
V.= Valore espresso in millesimi
Incr.Nat.=Valore dell’incremento naturale in %
Sp. Vita= Speranza di vita in anni M=Maschi F=Femmine
Demografia:
N..= tasso di natalità in %
M.=tasso di mortalità in %
M.I.= tasso di mortalità infantile in %
TABELLA 2. Indicatori sociali relativi al tasso di analfabetismo, alla spesa dello
Stato in materia di difesa, sanità, istruzione
Paese
Analfabetismo
Spese dello Stato % PL
%
Difesa Sanità Istruzione
Brasile
14,7
1,7
1,9
5,2
Italia
1,7
1,5
5,1
4,7
LEGENDA
Calorie ab./g.= Calorie disponibili per abitante al giorno
Spesa Stato % PNL= Spesa dello Stato in % del Prodotto
Nazionale Lordo relativa a: difesa, sanità, istruzione
7) Descrizione del contesto territoriale e/o settoriale entro il quale si realizza il progetto con riferimento
a situazioni definite, rappresentate mediante indicatori misurabili:
Premessa
Il progetto vede nell’esperienza all’estero la più rilevante delle tre fasi, corrispondenti agli
obiettivi evidenziati al punto 8, in cui è articolato. La prima e la terza fase vengono invece
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realizzate prevalentemente in Italia, a Roma, nell’ambito delle attività del Settore
Educazione alla Pace ed alla Mondialità della Caritas Diocesana di Roma. Riteniamo
pertanto opportuno inserire una descrizione del contesto in cui verrà realizzata la parte del
progetto per quanto concerne la Diocesi di Roma.
A questa segue la presentazione della specificità dei contesti in cui si realizzerà
l’esperienza della fase 2
Roma, Italia
L’obiettivo della Caritas, in quanto organismo pastorale con una prevalente funzione
pedagogica, è quello di aiutare i membri della comunità cittadina civile ed ecclesiale ad
essere operatori di pace, cittadini responsabili e solidali, capaci di affrontare i conflitti e le
contraddizioni della nostra storia per risolverli con la nonviolenza. Uomini che trovano nel
dialogo, nel rispetto della legalità e dell’essere umano i valori fondamentali del proprio
impegno di carità e giustizia.
Lo stile che caratterizza la proposta Caritas è quello della “pedagogia dei fatti”. L’esperienza
concreta accanto ai poveri è lo strumento educativo che aiuta a leggere la realtà in modo
nuovo e che favorisce la rielaborazione dei propri valori di riferimento al fine di un
cambiamento nel proprio stile di vita. Da questo può scaturire la scelta di impegnarsi in
prima persona a fianco dei fratelli che si incontrano.
Il Settore Educazione alla Pace e alla Mondialità (SEPM) inizia a prendere la struttura
attuale nel 1989 ed oggi promuove, coordina e sostiene le attività riguardanti l'educazione
alla pace ed alla giustizia della Caritas di Roma.
I destinatari delle attività sono la comunità ecclesiale e la comunità civile con una
particolare attenzione ad alcune esperienze aggregative tipiche del mondo giovanile: le
scuole, le associazioni, i gruppi parrocchiali, il mondo universitario.
Il SEPM si propone di animare la comunità cittadina attraverso attività di formazione,
informazione ed animazione:
-
l’organizzazione di laboratori formativi e di animazione pastorale, di incontri, convegni e
manifestazioni pubbliche, percorsi di formazione per le scuole;
-
la pubblicazione di dossier, quaderni e di “Operatori di Pace”, foglio di collegamento
mensile del Settore;
-
la gestione del centro documentazione e della biblioteca “don Lorenzo Milani”, con libri
e riviste sui temi della pace, dei rapporti Nord-Sud, dell'obiezione di coscienza, della
nonviolenza, dei diritti umani, dell'ambiente, del disarmo e dei testimoni di pace;
-
la gestione e coordinamento delle attività di solidarietà internazionale che si
sviluppano sia attraverso progetti con i Paesi più poveri colpiti da particolari
emergenze, sia con la formazione degli operatori che lavorano nell'ambito della
cooperazione allo sviluppo e curano l’animazione e l’educazione alla mondialità
valorizzando le varie reti territoriali.
-
la cura delle attività di coordinamento del servizio civile e obiezione di coscienza
garantendo l’accoglienza, l’orientamento, la formazione, l’accompagnamento e
l’organizzazione del lavoro dei giovani.
Dal 1993 il Settore gestisce una banca dati informatica: la Rete SEPM. L’idea della rete
risponde all’obiettivo del Settore di ampliare e diffondere capillarmente sul territorio le
iniziative per costruire una società di Pace, possibile soprattutto attraverso un moltiplicarsi
intelligente e mirato dei contatti. Ad oggi la banca dati conta circa 1.800 contatti, tra obiettori
in congedo, volontari e volontarie del servizio civile, insegnanti, studenti universitari e delle
scuole superiori, volontari che a vario titolo hanno già collaborato con il settore, e circa 700
contatti tra parrocchie, istituti religiosi, partecipanti al mondo dell’associazionismo, centri ed
istituzioni connesse alla Caritas.
Il SEPM si avvale della collaborazione di 4 operatori a tempo indeterminato e può inoltre
contare sul supporto di volontari e giovani in servizio civile. Fino alla sospensione degli
obblighi di leva un forte contributo alle attività del SEPM è stato apportato dagli obiettori di
coscienza in servizio civile
Nell’ambito del suo mandato istituzionale, il SEPM ha quindi intrapreso la costruzione di
una serie di strumenti formativi volti ad accompagnare le comunità della Diocesi di Roma
sulle tematiche della pace, della giustizia sociale, della mondialità e della solidarietà
fraterna con le popolazioni del Sud del mondo.
L’obiezione di coscienza al servizio militare è stata negli anni un prezioso mezzo per
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concretizzare le attività istituzionali, fornendo un’esperienza formativa ai giovani obiettori in
Servizio Civile da una parte, e impiegando i giovani stessi nella costruzione di una rete
territoriale cittadina dall’altra. Nel corso degli anni, contestualmente ai cambiamenti in
materia di obiezione di coscienza e servizio di leva, il SEPM ha intrapreso percorsi volti a
inserire i volontari in Servizio Civile al fianco degli obiettori e a coinvolgere direttamente i
giovani della diocesi nelle sue attività.
Anche la sensibilizzazione e la gestione delle emergenze umanitarie relative a catastrofi
naturali e a situazioni di conflitto rappresenta un’area di azione con cui si presta sostegno e
aiuto a chi è nel bisogno e nello stesso tempo diventa un’opera di formazione per la
comunità sulle tematiche citate in precedenza.
In questo contesto di interazione con le comunità parrocchiali e associative si inseriscono le
esperienze di solidarietà internazionale alla base del Progetto Orizzonti e Confini.
Mozambico
Il progetto si realizza presso la città di Maputo. In questo contesto territoriale, la Chiesa
cattolica nei suoi diversi organismi (parrocchia, diocesi…) è tra i pochi soggetti istituzionali
attivi nella prevenzione e lotta all'esclusione sociale, mentre si registra una pressoché totale
assenza di servizi pubblici. I servizi offerti nascono dalla pluriennale esperienza di analisi
sociale (grazie all’organizzazione interna di commissioni Caritas, Giustizia e Pace, oltre a
quelle per la famiglia, per la gioventù, per l’educazione, …) ed affondano le proprie radici
sui seguenti primari settori di bisogno che caratterizzano il territorio e di seguito elencati per
"target" di soggetti:
1) Bambini e ragazzi preadolescenti ed adolescenti "abbandonati" in varia misura
dalle famiglie povere e che troverebbero "nella strada" il naturale ambiente di
sopravvivenza (sociale ed economica).
La parrocchia Nossa Senhora Aparecida ha dato vita al "Centro Dia", centro diurno che
offre ospitalità a 276 bambini e ragazzi di età compresa fra i 6 e i 24 anni. A 5 ragazzi
presso lo stesso centro viene offerta anche accoglienza notturna. Tra i servizi offerti, quelli
primari di vitto e alloggio (secondo i dati di cui sopra), e soprattutto quelli relativi
all’animazione e al gioco, all’istruzione, all’educazione a alla crescita umana, nonché
all’orientamento verso un futuro reinserimento lavorativo, grazie all’apprendimento di
piccoli mestieri, per la produzione di artigianato locale (nel laboratorio di “cestaria” vengono
prodotti manufatti in paglia come cestini, borse, sottopentola e altri casalinghi, …), di scarpe
in cuoio (nel laboratorio di “sapataria”), di vestiti (nel laboratorio di “costura”, dotato di
alcune macchine da cucire), di sapone, di batik (grazie alla collaborazione di un noto artista
locale) e il taglio e cucito.
2) Donne vedove e/o abbandonate, in particolare quelle che hanno perso il marito in
guerra o a seguito dell'immigrazione in Sud Africa.
La parrocchia Nossa Senhora Aparecida ha avviato nel 2002 il progetto di microcredito
“Progetto Lhuwuka”. Nella fase sperimentale ha già erogato circa 230 crediti a donne, in
prevalenza vedove della parrocchia, ma anche non cattoliche conosciute nel quartiere. Il
tasso di restituzione è stato fino ad oggi del 100% e l’interesse sui crediti ha permesso di
coprire parzialmente i costi di gestione (per esempio il salario del coordinatore).
3) Rifugiati in Mozambico ed immigrati mozambicani in Sudafrica
I conflitti armati, presenti in molti paesi dell’Africa, con particolare riferimento alla Regione
dei Grandi Laghi, fanno del Mozambico un paese di esilio.
Una delle ragioni principali della presenza di tanti rifugiati in Mozambico è la vicinanza con il
Sudafrica, destinazione preferenziale per gli africani in cerca di nuove opportunità e di
migliori condizioni di vita. Il Mozambico rappresenta in tal senso un corridoio naturale, e a
volte obbligato. La crescente chiusura all’immigrazione dei confini sudafricani, rende
naturalmente difficile il raggiungimento della meta desiderata, costringendo i rifugiati in
transito ad una permanenza a tempo indeterminato nel territorio mozambicano. La
popolazione dei rifugiati e richiedenti asilo diventa così stanziale richiedendo attenzione
sociale, giuridica e la garanzia di condizioni di vita connaturate con la dignità dell’uomo. È
per questi motivi che furono aperti circa 10 anni fa due campi per rifugiati, nei dintorni della
città di Maputo: Massaca e Bobole.
A causa dell’aumento dei rifugiati, i due campi diventarono insufficienti e a causa dei
continui problemi di violazione della frontiera con il Sudafrica da parte dei rifugiati. Il
Governo Mozambicano decise di trasferire i due campi in una provincia del nord del paese
(Nampula), distante dalla capitale approssimativamente 2.500 Km, fondendoli in un solo
campo, quello di Maratane.
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Con questo trasferimento il numero di rifugiati ospitati nel campo di Maratane si avvia ad un
numero di oltre 2.500 persone (si vedano in proposito le tabelle 1 e 2), senza considerare
che il fenomeno immigratorio non si è esaurito. I rifugiati richiedono un adempimento a
necessità alimentari, abitative, sanitarie, sociali e giuridiche. La risposta da parte delle
istituzioni pubbliche è assolutamente insufficiente.
Paese di provenienza
Uomini
Donne
Totale
R.D.Congo
1093
837
1930
Burundi
243
186
429
Rwanda
145
118
263
Somália
25
1
26
Ethiopia
14
0
14
Kenya
1
0
1
Libéria
2
0
2
Sierra Leone
2
0
2
Sudan
10
2
12
Uganda
3
0
3
Tchade
1
0
1
R. Centro Africana
1
0
1
Congo Brazaville
1
0
1
Angola
3
3
6
Zimbabwe
1
0
1
TOTAL
1545
1147
2692
Tab. 1 Campo dei rifugiati di Maratane a Nampula: provenienza dei rifugiati
Età
Numero
Fino ai 13 anni
1262
Tra i 13 e i 50 anni
1369
Sopra i 50 anni
41
Tab. 2 Campo dei rifugiati di Maratane a Nampula: distribuzione per età
4) Immigrati mozambicani in Sud Africa
Sono cittadini mozambicani che emigrano, in particolar modo verso il Sud Africa, in cerca di
lavoro e di condizioni di vita migliori. Sono già migliaia i mozambicani che vivono nel paese
confinante e, di questi, più di 70.000 lavorano nell’industria mineraria, nell’agricoltura e in
altre attività. La grande maggioranza vive nelle township, spesso in condizioni di vita subumana. Caritas Italiana ha vistato già nel 2002 sia la comunità dei minatori mozambicani a
Carlton Ville, sia il quartiere di Tembisa (Pretoria, Sud Africa), popolato da circa
3.000.000 di Mozambicani, dalla 1^ alla 4^ generazione, cittadini invisibili, privi di qualsiasi
cittadinanza, i cui unici valori riconosciuti sono quelli della forza lavoro (sfruttata sia in
termini di ore di lavoro, sia per l'esiguità della compensazione retributiva) e come clienti e
fruitori di servizi di mercato, come quello scolastico, che vede gli alunni delle scuole
primarie pagare le tasse scolastiche fino all'ultima classe ma infine beffati nel non poter
ottenere l'attestato o diploma di frequenza semplicemente perché cittadini inesistenti. Come
se questo non bastasse, la popolazione emigrante soffre la xenofobia dei cittadini sud
africani e l’assenza della garanzia dei diritti umani fondamentali. Per un’elementare
mancanza di coordinamento tra le autorità mozambicane e le autorità Sud Africane, i figli
degli emigrati mozambicani non possono essere riconosciuti anagraficamente, con la
conseguenza dell’esclusione sin dai primi anni di vita dalle garanzie sociali di base (sanità,
istruzione, ecc.). Già dagli anni novanta la Chiesa Cattolica Mozambicana, attraverso la
Commissione C.E.Mi.R.De. (Commissione Episcopale per i Rifugiati, i Migranti e gli Sfollati)
si è posta la sfida dell’accompagnamento umano, sociale e spirituale alle comunità degli
emigranti mozambicani. La pochezza dei mezzi a disposizione ha condannato questa
attività ad essere limitata alla buona volontà di poco personale volontario, privo di mezzi di
trasporto, di comunicazione e di lavoro in generale, costretto a sostenere in prima persona
le eventuali spese. Per questo motivo nel 2003 Caritas Italiana ha finanziato la
Commissione CEMIRDE per lo svolgimento di un lavoro più efficace.
5) Rimpatriati
I Mozambicani che passano la frontiera, lavorano in tutto il territorio Sud Africano, con una
concentrazione più alta su Joannesburgh, sulla provincia denominata Gauteng e sulla
provincia del Mpumalanga. Molti di loro si trovano in condizioni di irregolarità rispetto alla
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legge Sudafricana sull’immigrazione.
La crisi socio-economica che affetta il,Sudafrica con particolare riferimento all’industria
mineraria, ha portato alla riduzione dei posti di lavoro disponibili e, conseguentemente,
all’accoglienza di stranieri nel territorio del paese.
Le disperate situazioni economiche portano molti Mozambicani a tentare la via dell’ingresso
illegale nel territorio Sudafricano, affrontando conseguenze che in molti casi rappresentano
veri e propri fenomeni di grave deriva del rispetto dei più elementari diritti dell’uomo.
Tra tutti spicca il caso del Centro di detenzione temporanea di Lindela da dove ogni
settimana vengono rimpatriati in pullman coattivamente oltre um milgiaio di mozambicani i
successivamente scaricati presso la frontiera di Ressano Garcia.
Il Centro di detenzione temporanea è situato tra la città di Krugersdorp e quella di
Randfontein ad ovest di Joannesburgh. E’ stato costruito ed ha iniziato ad operare nel 1996
al fine di alloggiare gli immigrati illegali in attesa di essere rimpatriati.
All’interno del campo di Lindela oltre ad un comportamento severissimo della Security
privata (il carcere è gestito completamente da una compagnia privata che ha ricevuto
l’appalto governativo), sono stati segnalati numerosi atti di violazione dei diritti umani:
somministrazione coatta di farmaci, mancanza di condizioni igieniche basilari, impossibilità
di ricevere adeguate cure mediche, mancanza di un adeguato nutrimento, interruzione
forzata del riposo notturno, accesso limitato alle informazioni, assalto e maltrattamento di
minori.
Secondo il governo Sudafricano, Lindela è un campo di transito disegnato e costruito per
4.000 persone. I Mozambicani invece affermano che solo 1.000 persone potrebbero vivere
in condizioni umane all’interno del campo. Tuttavia, Lindela alloggia sistematicamente circa
7.000 persone.
6) Carcerati
Le carceri di Maputo, escluso quello di massima sicurezza, sono suddivise in maschili e
femminile (Cadeia Central de Machava), che ospitano rispettivamente all'incirca 2.000
detenuti e poche centinaia di detenute, per la maggior parte costretti a subire per anni
l'oppressione e la violenza che ivi si consuma, nell’attesa di un processo improbabile, beffa
per quanti vorrebbero per lo meno tentare di ricostruirsi una vita a partire da un verdetto di
innocenza. In una condizione di prigionia versano nondimeno i rispettivi ,familiari che si
occupano dell’alimentazione e della fornitura dei generi di prima necessità a quanti sono
reclusi.
Oltre a questi luoghi ben definiti, è doveroso ed importantissimo menzionare i cosiddetti "no
luogo", cioè tutti quei luoghi di ingiustizia e dolore che non albergano in contesti territoriali
fisici, ma nelle storie delle famiglie dei carcerati sottoposte, forse ancor più duramente,
alle regole del sistema carcerario (per portare cibo, vestiario, medicinali, eccetera), dei
bambini di strada che nemmeno sanno dell'esistenza dei "diritti universali dell'uomo e
dell'infanzia", dei bambini venduti e oggetto di tratta, sfruttati o per il loro lavoro o per
i loro organi (tema recentemente trattato anche dai mass media italiani, purtroppo in
maniera poco chiara e documentata), delle vedove bianche lasciate dai propri uomini,
partiti in cerca di fortuna in Sud Africa, e poi, o mai tornati o costretti ad una visita annuale
di 2-3 settimane, con poco denaro in tasca perché lavoratori sfruttati ingiustamente ed
infine derubati per ignoranza del loro risparmio faticosamente accumulato e perso infine tra
ingiustificate trattenute del datore di lavoro, falsi tassi di cambio, spese di viaggio. Il luogo di
queste realtà invisibili è nella voce dei racconti che queste persone confidano agli operatori
delle Commissioni Giustizia e Pace, Cemirde e Caritas, nella speranza di un qualsiasi aiuto
utile per resistere all'ingiustizia della vita ed andare avanti.
La Chiesa Cattolica Mozambicana è coinvolta nell’impegno per la tutela dei diritti umani, in
particolare attraverso la Commissione Episcopale per i migranti, i rifugiati e gli sfollati
(CEMiRDe), la Commissione Arcidiocesana di Giustizia e Pace, che svolgono un ruolo
attivo nella tutela di quelle fasce della popolazione che più sono minacciate nei diritti più
elementari. Le due Commissioni agiscono in coordinamento con il compito di agire
specificatamente nelle situazioni di emergenza umanitaria legati ai fenomeni di
salvaguardia dei diritti umani.
Un aspetto importante per comprendere il contesto di riferimento in cui il presente progetto
si colloca riguarda la metodologia e lo stile di lavoro che caratterizzano la Parrocchia. I
servizi sopraelencati derivano dal lavoro di analisi e progettazione sociale da parte di
équipe parrocchiali. La finalità, secondo le linee indicate dalla stessa dottrina sociale della
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Chiesa, è certo quella di strutturare servizi per combattere e prevenire le povertà territoriali,
ma prioritariamente l’obiettivo non è quello di “offrire servizi”, ma piuttosto che la stessa
comunità sia protagonista assoluta dell’analisi, della consapevolezza e delle scelte d’azione
da adottare; la “partecipazione comunitaria” non è un elemento secondario, ma è il perno
centrale su cui ruota l’intero processo metodologico definito a livello locale “ver – julgar –
agir” (vedere, giudicare, agire). Tale metodo trova alcuni elementi di comunanza con quelli
più noti come il PRA (Partecipatory Rural Appraisal), la Pedagogia dell’oppresso di Paulo
Freire, il Training for transformation della Lumko e il Delta Programme. Adottando questi
criteri, alcuni indicatori si discostano rispetto ai dati “reali”, ma la “realtà” che viene
riconosciuta come concreto riferimento progettuale e quindi ritenuta valida per la comunità,
è proprio quella percepita ed espressa, talvolta in maniera contraddittoria, dai protagonisti di
queste analisi, portatori di informazioni ed interessi (stakeholders).
Repubblica Democratica del Congo
Caritas Goma nasce contestualmente alla Diocesi di Goma. All’inizio la Caritas aveva un
ruolo puramente assistenziale, le azioni che miravano ad uno sviluppo duraturo erano
poche e di scarso impatto. Negli ultimi anni si è vista una strutturazione a livello nazionale
della Caritas. Con la stesura di un piano strategico a livello nazionale la Conferenza
Episcopale invita la Caritas ad assumere un ruolo maggiormente orientato verso lo
sviluppo; è così che nasce Caritas – Développement.
Caritas Goma interpreta questo mandato con la stesura di un proprio piano strategico da
sviluppare in quattro anni (2003-2007).
I progetti gestiti da Caritas Goma si realizzano non solo nella città di Goma ma anche nella
provincia. La regione del nord Kivu è una delle zone più instabili del pianeta, teatro di
scontri continui. Questo nella popolazione determina un senso di instabilità e da
continuamente origine a nuovi gruppi di sfollati in continuo movimento.
Sul territorio sono presenti molte ONG internazionali, Agenzie Umanitarie, Agenzie delle
Nazioni Unite. La conoscenza di Caritas Goma del territorio e la collaborazione con le
istituzioni a livello locale fanno di questo organismo un partner privilegiato per il
finanziamento di molti progetti.
Caritas-Développement, dopo aver condotto un’analisi dei settori di bisogno insieme ai vari
partners internazionali, si è organizzata in quattro dipartimenti:
BDOM: Bureau Diocésain des Oeuvres Médical (Dipartimento Diocesano Interventi
Sanitari)
BDD: Bureau Diocésain de Développement (Dipartimento Diocesano per lo Sviluppo)
J&P: Bureau de la Commission Justice et Paix (Commissione Giustizia e Pace)
BUREAU EMERGENCE et DDR (Démobilisation, Désarmement, Réintégration)
ENFANTS SOLDATS : Dipartimento Emergenze e DDR (Smobilitazione, Disarmo e
Reinserimento) Bambini Soldato
Dipartimento Diocesano Interventi Sanitari
L’ufficio contribuisce al miglioramento delle condizioni sanitarie nella Diocesi di Goma.
La sua azione si articola in quattro macro settori:
1 Formazione: attraverso lo stanziamento di borse di studio per infermieri professionali
(borse ITM Institute Tecnique Medical).
2 Gestione e supervisione delle strutture sanitarie: in collaborazione con l’ufficio
ispezione provinciale della salute, l’ufficio coordina e gestisce quattro distretti sanitari
(Birambizo, Binza, Minova e Mweso) per un totale di 5 ospedali, 47 centri di salute, 3 centri
nutrizionali terapeutici e 18 centri nutrizionali diurni. Donors: WFP e UNICEF.
3 Produzione e distribuzione di farmaci: produzione di farmaci nel laboratorio
farmaceutico, gestione della farmacia centrale (approvvigionamento dei farmaci ad ospedali
e centri di salute, vendita diretta a basso costo per persone indigenti) Donors: C.E.I.,
Caritas Italiana e Caritas Asti.
4 Sensibilizzazione: gestione ed implementazione di un programma di lotta alla
trasmissione dell’aids, programma di microcredito per associazioni di malati di aids,
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formazione e sensibilizzazione su nutrizione, malaria, lebbra e tubercolosi. Donors: Caritas
Australia.
Inoltre l’ufficio si occupa di alcune microrealizzazioni quali piccoli interventi di
ristrutturazione negli ospedali e nei centri di salute e forniture di apparecchiature per uso
medico.
Dipartimento Diocesano per lo Sviluppo
L’obiettivo di tale Dipartimento è quello di studiare i problemi riscontrati nelle fasce più
basse della popolazione e trovare delle soluzioni durature per migliorare le condizioni di vita
delle varie comunità. Attualmente l’ufficio suddivide le proprie attività in cinque settori:
1 Acqua: gestione di un programma di recupero e ristrutturazione delle fonti d’acqua
potabile nelle parrocchie della diocesi. Dal 1994 Caritas Développement ha riabilitato più di
1.300 sorgenti e costruito e/o riabilitato molte derivazioni idriche nei villaggi. Donors: Caritas
Francia
2 Agricoltura e allevamento: sostegno economico, tecnico e materiale a 15 associazioni e
cooperative interetniche. Tale intervento contribuisce inoltre al rilancio della produzione
agricola e alla collaborazione/dialogo interetnico. Donors: Cafod (Caritas Inghilterra).
3 Abitazioni: fabbricazione di mattoni e tegole, elettrificazione dei quartieri periferici.
Ulteriori attività svolte in collaborazione con le cooperative sopracitate.
4 Strade e ponti: riabilitazione e costruzione di strade e ponti in ambiente rurale con
l’obiettivo di facilitare l’afflusso dei prodotti agricoli verso la città. Donors: UNDP
5) Microfinanza: creazione dell’istituzione di microfinanza Tujenge Pamoja (“costruiamo
insieme”) per combattere la povertà consentendo ai poveri economicamente attivi l’accesso
a servizi finanziari (credito, risparmio) e non finanziari (formazione ed accompagnamento)
per migliorare il rendimento delle loro attività generatrici di reddito.
Commissione Giustizia e Pace
L’obiettivo della commissione è quello di favorire la promozione dei diritti umani, il dialogo
interetnico, la riconciliazione e la gestione costruttiva dei conflitti.
Tali obiettivi vengono perseguiti attraverso le seguenti attività:
• Visite periodiche alle carceri per valutare e cercare di migliorare gli standard delle
condizioni di detenzione, denunciare i casi di detenzione arbitraria, promuovere
inchieste sulla violazione dei diritti umani.
• Supporto giuridico nella gestione delle cause civili.
• Organizzazione di laboratori di sensibilizzazione e animazione sui temi della pace e
della riconciliazione.
• Organizzazione di laboratori di formazione in materia giuridica al fine di far
conoscere alla popolazione i propri diritti e di poterli così rivendicare di fronte alle
istituzioni.
Ufficio Emergenze
Nonostante gli accordi di Sun City che hanno messo fine alla guerra nella RDC, e
nonostante le recenti elezioni e la costituzione di un governo democraticamente eletto, la
sicurezza nelle province dell’est della RDC non è mai stata raggiunta. Le diverse fazioni e i
gruppi di ribelli continuano a nascondersi nelle foreste saccheggiando periodicamente i
villaggi e creando continuamente gruppi di sfollati. Al rientro nei loro villaggi i gruppi di
sfollati trovano le provviste saccheggiate e gli attrezzi distrutti. L’ufficio emergenze cerca
quindi di far fronte a tali esigenze attraverso distribuzioni di viveri e la fornitura di
attrezzature agricole e di sementi di qualità.
Nel 2002-2003 l’Ufficio si è occupato di rispondere alla grave emergenza che si è verificata
dopo l’eruzione del vulcano Nyragongo che ha causato la distruzione di un terzo della città.
L’ufficio gestisce inoltre un importante progetto che coinvolge i bambini soldato. Nello
specifico tale programma si occupa della sensibilizzazione delle autorità politico-militari,
dell’allontanamento dai gruppi armati e del reinserimento nella società civile dei minori
stessi. Il progetto è finanziato da Caritas Germania.
Nei quattro dipartimenti della Caritas Développement sono stati individuati, d’intesa con
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l’equipe di Caritas Développement ed il suo direttore, cinque ambiti in cui i giovani in
servizio civile svolgeranno il loro servizio:
1) “Programma di sensibilizzazione della popolazione alla lotta contro l’aids”
2) “Lotta contro la povertà attraverso il programma di Microfinanza Tujenge Pamoja”
3) “Sostegno alle associazioni/cooperative intercomunitarie per la ricostruzione
socio-economica sostenibile”
4) “Coordinamento Commissione Giustizia e Pace”
5) “Smobilitazione dei bambini soldato”
Nel quadro dell’Ufficio Interventi Sanitari è stato individuato un programma:
1) “Programma di sensibilizzazione della popolazione alla lotta contro l’aids”
1) “Programma di sensibilizzazione della popolazione alla lotta contro l’aids”
Il progetto, avviato nel 2003 e finanziato da Caritas Australia, cerca di dare una risposta al
grave problema della diffusione del HIV.
Il programma di sensibilizzazione si divide in due parti. La prima consiste nella formazione
di agenti pastorali, autorità amministrative, animatori sociali e insegnanti alle tecniche di
sensibilizzazione e animazione sul tema HIV/AIDS. Una seconda parte del programma ha
come target alunni, gruppi parrocchiali e associazioni presso cui si incoraggia la
costituzione di club di lotta all’HIV/AIDS. La formazione e la sensibilizzazione dei beneficiari
avviene attraverso l’organizzazione di conferenze, dibattiti, incontri nelle scuole e nelle
parrocchie.
Nell’ambito di competenza dell’Ufficio per lo Sviluppo si sono individuati due programmi:
2) “Lotta contro la povertà attraverso il programma di Microfinanza Tujenge Pamoja”
Il programma “Tujenge Pamoja” è cominciato nel luglio 2007 grazie ad un finanziamento di
Trocaire (Caritas Irlanda) ed al supporto tecnico di Caritas Italiana. Obiettivo generale del
programma è lottare contro la povertà dando accesso ai servizi di credito e risparmio ai
poveri economicamente attivi ed accompagnandoli nella creazione di attività generatrici di
reddito.
Più in dettaglio, il programma prevede di:
• Aumentare le capacità dei poveri economicamente attivi, di preferenza di sesso
femminile;
• Arricchire lo spirito d’iniziativa e lo spirito imprenditoriale dei clienti
• Educare i poveri alla cultura del risparmio, come misura di sicurezza contro gli
imprevisti e come mezzo per programmare il proprio futuro
• Accompagnare i poveri per permettere loro di diventare autonomi e di prendere il
loro destino nelle loro mani
• Iniziare i poveri alla creazione e gestione di attività generatrici di reddito durevoli
• Incentivare la solidarietà tra i poveri attraverso la creazione di gruppi di credito
solidale e la vita associativa.
Concretamente, il programma prevede due prodotti finanziari destinati ai poveri
economicamente attivi:
• il credito a cauzione solidale: il credito viene erogato a dei gruppi di credito solidale,
a gruppi di 15-30 persone che hanno accettato il principio della cauzione solidale,
ossia che hanno deciso di essere garanti l’un per l’altro in caso di mancato
rimborso.
• i conti correnti di risparmio: questo prodotto serve ad educare la popolazione ai
benefici del risparmio ed è quindi aperto a tutti, sia ai poveri che ai meno poveri.
Il programma inoltre offre una gamma di prodotti non finanziari che vanno dalla formazione,
all’accompagnamento ed alla progettazione delle attività generatrici di reddito dei poveri
economicamente attivi.
Per ora, il programma raggiunge solo le parrocchie della città di Goma, ma prevede sul
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medio-lungo termine di arrivare progressivamente anche nelle campagne e nelle altre
parrocchie della diocesi di Goma. Sul medio-lundo periodo, il programma diventerà una
vera e propria istituzione di microfinanza autonoma ed indipendente.
3)“Sostegno alle associazioni/cooperative intercomunitarie per la ricostruzione
socio-economica sostenibile”
Il programma si sviluppa sia in ambito cittadino che rurale. La città di Goma ha una forte
vocazione commerciale, ed è centro di scambi per tutta la regione. Dopo l’eruzione
vulcanica del 2002 le infrastrutture socio economiche sono state fortemente danneggiate. I
grossisti hanno perso allo stesso tempo i loro beni ed i loro capitali. I piccoli commercianti
hanno perso i loro clienti, privati del loro potere d’acquisto.
Nelle zone rurali i conflitti hanno reso fragile il tessuto sociale e favorito l’esodo verso la
città. L’eruzione ha giocato un ruolo contrario, ovvero si è notata un’inversione di tendenza
delle famiglie che avendo perso tutto in città hanno fatto ritorno alle campagne.
L’avvio di questo programma da parte del BDD ha contribuito al rilancio del sistema
cooperativo. I problemi comuni dei beneficiari hanno riattivato i lavori d’equipe ed interetnici.
Intorno alla produzione di mattoni si è vista nascere la collaborazione fra cinque gruppi
etnici che dal ’90 non avevano più nessun tipo di dialogo: Bahavu, Bahunde, Batembo,
Banane e Bahutu.
Si sono formate cooperative agricole interetniche per svolgere i lavori comunitari.
L’installazione di un mulino nella zona di Birambizo ha favorito l’instaurarsi del dialogo tra i
vari gruppi. Grazie a queste cooperative si può contribuire alla rivitalizzazione e al rilancio
dell’economia a livello rurale.
Varie esperienze similari a quella appena citata hanno portato alla formulazione di un
progetto della durata di 5 anni finanziato da CAFOD (Caritas Inghilterra) con l’obiettivo di
ridurre l’esclusione politica, sociale, economica e culturale dei gruppi volontari.
Il progetto avviato nel 2003 cerca di favorire la comunicazione e la riconciliazione
interetnica attraverso la promozione di progetti che rispondano a bisogni comuni e che
favoriscano uno sviluppo economico. Il BDD fornisce gli strumenti finanziari e supporto
tecnico per l’avvio di queste attività.
4) La Commissione Giustizia e Pace diocesana ha il compito di coordinare le attività dei
Comitati Parrocchiali. Si occupa inoltre della formazione degli animatori di tali comitati per
ciò che riguarda la gestione costruttiva dei conflitti, l’educazione alla pace e alla
coabitazione pacifica. Fornisce inoltre, assistenza giuridica gratuita ai prigionieri indigenti e
sostiene le cause delle persone vittime dei diritti umani nei casi in cui i comitati parrocchiali
non sono in grado di intervenire.
La commissione organizza laboratori di sensibilizzazione e animazione sui temi della pace
e della riconciliazione.
I temi dei laboratori sono vari e riguardano l’organizzazione di:
- seminari sull’evoluzione del processo di pace
- seminari di formazione rivolti alle donne sulla loro responsabilità nell’educazione alla pace
- conferenze e dibattiti sull’educazione civica ed elettorale
- formazioni per gli animatori dei comitati parrocchiali J&P
- visite dei comitati
- visite nelle carceri e monitoraggio dei diritti umani
- visite di scambio con le Commissioni di Giustizia e Pace di altri paesi (Rwanda e Burundi)
- seminari di formazione dei mediatori nei conflitti elettorali e post-elettorali
- seminari sulla presa di coscienza dei propri diritti da parte dei cittadini.
I seminari, i laboratori e le attività culturali mirano a coinvolgere gran parte della società
civile comprese le amministrazioni e i militari.
5) “Smobilitazione dei bambini soldato”
Il progetto si sviluppa su tre livelli: prevenzione, smobilitazione e reintegrazione.
a) Prevenzione
La prevenzione si attua attraverso la sensibilizzazione settoriale delle varie fasce sociali
coinvolte poiché il ruolo dei differenti attori è specifico. La sensibilizzazione dunque
riguarderà target specifici come l’esercito, la polizia, le amministrazioni locali, la società
civile, gruppi di giovani.
Il progetto prevede un momento divulgativo in cui le tematiche vengono proposte
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all’opinione pubblica attraverso degli spettacoli teatrali radiofonici.
b) Smobilitazione
La smobilitazione dei bambini soldato viene effettuata in più fasi. Una prima fase prevede
l’identificazione, la conoscenza e la localizzazione del bambino. Una seconda fase viene
attuata direttamente dai capi militari e riguarda il disarmo dei bambini.
La terza fase concerne smobilitazione vera e propria dei bambini. Vengono prelevati in abiti
civili dalla caserma e portati nei CTO (Centri di Transito e Orientamento tre in tutta la
provincia) dove trascorrono circa due mesi. Durante questo periodo i bambini vengono
preparati al reinserimento nella società civile attraverso laboratori sui diritti umani, attività
ricreative e favorendo il confronto con gl’altri bambini. Al termine di questi due mesi con un
ordine scritto dei capi militari il bambino riacquista la sua identità civile presso le
amministrazioni locali.
c) Reintegrazione
La reintegrazione dipende dallo stato psicofisico del bambino, dalla sua situazione
precedente l’arruolamento e dall’età. I più piccoli si cerca di reinserirli nelle loro famiglie.
Agl’orfani viene pagata la scuola. Ai bambini affetti da traumi, vittime di violenze sessuali,
affetti da malattie sessualmente trasmissibili vengono pagate le cure mediche e l’assistenza
psicologica. Ogni bambino viene seguito passo dopo passo nel suo processo di
reinserimento non solo nei suoi bisogni individuali ma anche per quanto riguarda i bisogni
della famiglia e/o comunità di provenienza. Questo per evitare casi di rigetto/rifiuto
Libano
Il progetto si realizza presso il Foyer de l'Amitié (casa dell'amicizia), creato nella Békaa
dall'azione apostolica dell'Ordine Basiliano Salvatoriano. E’ un centro sociale dalle diverse
attività, che lavora in uno spirito d'apertura e di solidarietà e senza distinzione di religione, di
confessione o di sesso con lo scopo di salvare le persone svantaggiate - in particolare i
bambini - dalla miseria e dal vagabondaggio.
È una nuova forma di azione sociale, incarnata inizialmente dall'Ordine Basiliano
Salvatoriano al Convento San Salvatore e quindi in tutti i suoi centri ed istituzioni nel corso
della sua storia in diversi tipi di servizi agli esseri umani.
La presidenza del Focolare dell'Amicizia è stata successivamente assicurata da padre
Hanna SLEIMAN (deceduto 24/1/2003), padre André HADDAD (vescovo greco melkita
cattolico di Fourzol, Zahlé e della Békaa), padre Issam DARWICH (vescovo greco melkita
cattolico dell'Australia), padre Abdo RAAD (presidente attuale).
Oggi il Focolare prosegue la sua missione affidandosi alla provvidenza, alla devozione dei
suoi responsabili ed al sostegno dei suoi partner, volontari ed amici. Il suo scopo è di
soddisfare le necessità delle persone svantaggiate ed anche di quelle le cui risorse sono
insufficienti. L'obiettivo è di ricostruire una società confortata dalla speranza nonostante le
difficoltà e fondata sulla credenza nell'amore di Dio e nella dignità dell'uomo affinché regni
una civiltà d'amore, di cooperazione e di giustizia.
La attività promosse dal Foyer de l’Amitie riguardano:
1- Case di accoglienza per minori
Questo programma è nato nel 1979 a Hoch el Omara, è stato trasferito in seguito a Ksara
ed a Fourzol. L’accoglienza di un bambino nell'internato del Focolare è definita su criteri
precisi, legati alle condizioni di vita familiare. Il programma si articola in due diverse
strutture:
A - Il Villaggio dell'Amicizia a Ksara. E’ stato fondato nel 1989. Comprende, attualmente,
quattro case-famiglia. Ogni casa può accogliere 24 bambini da 6 a 14 anni (fratellanze,
ragazzi e ragazze). Questi bambini vivono in un ambiente familiare che garantisce loro una
buona crescita spirituale e fisica. 20 persone vegliano sulla loro scolarità, la loro istruzione e
la loro salute. I bambini proseguono i loro studi in scuole tecniche ed accademiche
(insegnamenti primario e secondario) private o pubbliche.
B - La Casa dei Giovani a Fourzol. Questa casa è stata inaugurata nel 1998. Può
accogliere 20 giovani e garantisce tutte le loro necessità. I giovani vivono in un ambiente
fraterno sotto la direzione di un responsabile. Sono formati a diventare autonomi ed essere
responsabili di essi stessi in attesa di entrare nella vita attiva. Inoltre questi giovani
proseguono i loro studi in scuole tecniche ed accademiche (insegnamenti primario e
secondario) private o pubbliche.
Questa attività ha coinvolto, dalla sua nascita al 2004, 980 bambini.
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2- Assistenza domiciliare
Sulla base del principio che la famiglia è l'ambiente naturale del bambino, il Focolare
dell'Amicizia si è assunto l’impegno, a partire dal 1987, di seguire a domicilio, dal punto di
vista medico, scolastico ed educativo, numerosi bambini. Il Focolare si occupa con questo
progetto di seguire tutta la famiglia. L’equipe responsabile di questo programma visita
regolarmente le famiglie ed organizza riunioni, conferenze e ricerche di studi. Le famiglie
più bisognose ricevono dal Foyer de l’Amitie aiuti alimentari e medicinali e l’aiuto nella
ricerca di un’occupazione.
Questa attività ha coinvolto, dalla sua nascita al 2004, 940 famiglie e 1.080 bambini
3- Assistenza particolare
Questo programma si rivolge a casi particolari per ridurre le sofferenze e curare le ferite
(neonati e bambini abbandonati, persone che hanno commesso reati, donne percosse,
discordie familiari, persone in fuga, candidati all'asilo...) Questo programma si svolge in
cooperazione con i servizi di polizia e di giustizia. Ha preso avvio alla Casa degli Incontri, al
Villaggio dell'Amicizia a Ksara nel 2002.
Questa attività ha permesso di seguire, dalla sua nascita al 2004, 27 casi.
4- Scuola primaria e secondaria
I bambini del Focolare beneficiano dell'insegnamento in scuole private e pubbliche nelle
loro regioni e secondo le loro possibilità. La scuola Saint-Joseph, che all'inizio era una
scuola primaria gratuita, è diventata una scuola privata parificata ed uno dei programmi del
lavoro sociale del Focolare.
Questa attività ha coinvolto, dalla sua nascita al 2004, 5.600 allievi
5- Istituto Tecnico del Focolare dell'Amicizia
L’Istituto Tecnico è stato inaugurato nel 1985 ed attualmente prevede l’attivazione dei
seguenti corsi:
- Corsi annuali di elettricista, meccanica, elettromeccanica, falegnameria, costruzione
metallica, agricoltura, cucitura, informatica, lingue. (in cooperazione con il ministero degli
affari sociali e l'istituzione nazionale dell'occupazione)
- Sessioni intensive da 3 mesi a 12 mesi (in partenariato con istituzioni locali e straniere)
delle materie sopraelencate
- Sessioni specializzate.
- Formazione tecnica: preparazione al brevetto professionale (BP), alla maturità tecnica
(BT) ed al diploma di tecnico superiore (TS) in una decina di branche.
Questa attività ha coinvolto, dalla sua nascita al 2004, 4.100 studenti
6- Laboratori tecnici
Questi reparti di produzione sono stati inaugurati nel 1997. Propongono alla clientela servizi
nei settori di falegnameria, di lavorazione metalli, di elettromeccanica, di cucito, di
elettronica.
Sono dotati di attrezzature moderne e diretti da insegnanti specializzati. Gli allievi
dell'istituto tecnico seguono corsi pratici in questi laboratori.
Questa attività ha coinvolto, dalla sua nascita al 2004, 1.100 allievi
7- Volontariato
Fin dalla sua fondazione il Focolare dell'Amicizia è stato sostenuto da donatori che fanno
donazioni finanziarie o sotto forma di prodotti derivati dai loro raccolti. Alcuni volontari
investono il loro tempo e le loro competenze. Al momento della messa in atto delle attività
estive nel corso dell'estate 1998, un gruppo di giovani volontari è nato. Attualmente ci sono
70 giovani che collaborano nei diversi seminari. Un certo numero di volontari partecipano
anche ad attività organizzate da altre associazioni, private o pubbliche, in Libano o
all'estero.
Questa attività ha coinvolto, dalla sua nascita al 2004, 420 giovani
8- Gli ex-allievi del Focolare dell'Amicizia
È un gruppo socioculturale composto da giovani che hanno partecipato ad uno dei
programmi del Focolare. Lo scopo è di propagare lo spirito di solidarietà tra i suoi membri
ed offrire attività ludiche ed educative ai bambini del focolare e proporre diverse conferenze.
9- Attività culturali, di formazione e di svago
I periodi di festa (Natale, Pasqua, festa dei professori, festa del bambino... e soprattutto le
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vacanze d'estate) costituiscono un momento privilegiato per l'organizzazione di attività che
fanno progredire il lavoro sociale e contribuiscono alla propagazione dei Diritti dell'Uomo.
Il Focolare propone pubblicazioni, conferenze, circoli di studio, organizza escursioni, colonie
estive, camping, la Settimana dell'Amicizia, ed un viaggio annuale dei bambini in Francia in
collaborazione con l'Associazione "Bambini del Libano".
Queste attività hanno coinvolto, dalla loro nascita al 2004, rispettivamente:
- Colonie di vacanze, 3.700 bambini
- Camping, 360 giovani
- Conferenze e Circoli di studio, 85
-Soggiorno in Francia, 365 bambini
10- Lo sviluppo (progetto di microcredito o cassa locale del credito)
Il progetto è stato lanciato nel 1998 con l'aiuto di molte organizzazioni sociali. Questo
progetto consiste nell’erogare prestiti a privati che desiderano creare o sviluppare
un'impresa. I beneficiari sono studenti che escono dall'istituto tecnico, come pure privati
provenienti da tutti gli ambienti sociali. I progetti sono differenziati: creazione di coltura sotto
serra, cucitura, falegnameria, elettricità, informatica, stampa, apertura di negozi, di saloni di
coiffure, di panetterie, o di caffè...
Dalla nascita ad oggi, questo progetto ha permesso di attivare 150 progetti di microcredito
Progetti per il futuro
- Creazione di una scuola di ristorazione e di settore alberghiero.
- Creazione di una casa per le giovani donne e di un camping.
- Creazione di una biblioteca tecnica.
- Creazione di un progetto di turismo responsabile.
Brasile
Il progetto si realizza presso la città di Jandira che è una cittadina di 120.000 abitanti che si
trova nella cerchia della grande San Paolo ed in particolare all’interno della parrocchia di
San Francesco di Assisi, che conta circa 70.000 persone, che vivono quasi tutte in
situazioni di povertà. Il Gruppo Jandira ONLUS opera all’interno della Parrocchia stessa dal
1989.
La città di Jandira
Jandira è una città con poco più di 120.000 abitanti che costituisce assieme ad altre
città limitrofe la zona Ovest della Grande San Paolo, che cresce e circonda ad
anello la metropoli di San Paolo del Brasile, dove la disoccupazione e la carenza di
infrastrutture creano le condizioni per cui la maggior parte della popolazione brasiliana
si trova a vivere in condizioni precarie in relazione a istruzione, sanità, cultura. San
Paolo è una megalopoli di 18 milioni di abitanti, popolazione che ogni anno si accresce
di 600.000 mila nuovi arrivi, è il più grande agglomerato urbano del Brasile ed il terzo
agglomerato urbano del mondo. Questa crescita esponenziale comporta quindi la
situazione che troviamo sintetizzata nelle Tab. 1 e 2. presentate al punto 6
La città di Jandira nel quadro politico, economico e sociale del Brasile attuale
Il Brasile di oggi presenta delle differenze rilevanti a livello storico e politico rispetto al
Brasile del 1400-1600 in cui la storia era fatta dalle conquiste e le colonizzazioni
portoghesi in questa terra.
Oggi la popolazione brasiliana sta affrontando una ricostruzione storica e politica e
attraversando una fase di intenso lavoro politico per assicurare ad un numero più
ampio della popolazione i diritti fondamentali quali l’istruzione e l’educazione di
base per tutti, l’assistenza sanitaria, la creazione di condizioni lavorative
dignitose, sussistenza un cambiamento a livello socio-culturale.
La vita politica, sociale, economica e culturale brasiliana sono purtroppo caratterizzate
da un’impunità latente e da tanta criminalità, di ogni genere e grado. Offrire assistenza
socio-sanitaria e socio-culturale ai poveri e alle vittime della prepotenza istituzionale,
prestare consulenza legale alle associazioni, alle comunità e ai movimenti sociali,
monitorare e denunciare violenze e soprusi, sono dunque necessità impellenti da
affrontare
E’ innegabile che la situazione in Brasile sia critica. La crisi economica che dura da
molti anni fatica a ridursi e incrementa, appunto, quella violenza sociale che si
manifesta in particolare nei confronti di chi abita le periferie delle città e delle
campagne isolate. Non solo. Altra grave conseguenza è la violenza delle forze
dell’ordine in particolare nei confronti di bambini e adolescenti, che troppo spesso
rimane impunita. Nelle campagne questi episodi sono praticamente la norma. Polizia
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militare e civile, gruppi di sterminio, squadroni della morte e giustizieri concorrono a
compiere azioni violente, esecuzioni extragiudiziali e torture.
E nella maggioranza dei casi le vittime sono talmente povere da non potersi permettere
di rivendicare il proprio diritto ad avere giustizia perché spesso non sanno nemmeno a
chi rivolgersi.
La Parrocchia San Francesco di Assisi
Il territorio della Parrocchia comprende 12 Bairros (quartieri) tutti con una popolazione
mediamente povera o molto povera, dove disoccupazione, delinquenza, promiscuità
sessuale e droga sono i problemi principali e più diffusi. L’edilizia di questi quartieri è di tipo
spontaneo, normalmente le case sono molto piccole e costruite con mattoni o materiali
riciclati; all’interno della parrocchia vi sono anche diverse favelas con baracche di lamiera e
legno.
Le attività lavorative della maggior parte degli abitanti della parrocchia sono lavori precari e
non qualificati, molto spesso discontinui, presso le grandi zone industriali e commerciali del
centro di San Paolo. Di conseguenza Jandira è praticamente una città dormitorio in cui al
mattino presto un fiume di gente assale i treni per San Paolo e fa ritorno la sera tardi (tempi
medi di trasferimento per andare a lavorare circa 2 ore). Quindi durante la giornata le
stradine di Jandira rimangono popolate di bambini e ragazzi abbandonati a se stessi che
hanno come unica alternativa alla strada poche ore di scuola al giorno su più turni.
Molto alta è la dispersione scolastica e il livello della scuola pubblica è molto carente; in
questo modo si perpetua la condizione di emarginazione sociale della popolazione.
In questo ambiente così degradato i minori sono facili prede della delinquenza e vengono
assoldati per fare i corrieri della droga.
Altro segno del degrado sociale e dell’abbandono sono le gravidanze precoci (11-14 anni)
molto diffuse e anche queste causa e effetto di ulteriore disagio ambientale.
Attività sociali
1. Attività educative
Per tentare di far fronte all’abbandono diurno dei minori, la parrocchia di San Francesco di
Assisi ha dato vita nel 1988 ai primi centri di accoglienza per bambini all’interno dei locali
stessi della parrocchia.
Da allora il progetto si è molto espanso e oggi i servizi di asilo, doposcuola, corsi di
formazione professionale per adolescenti, contano circa 600 tra bambini e ragazzi. I
bambini e i ragazzi hanno un’età compresa tra i 3 e i 17 anni e un gruppo di 10 studenti
universitari seguono corsi alle Università private con delle borse di studio provenienti
dall’Italia. Questi giovani, in cambio della borsa di studio, devolvono una parte del loro
tempo alle attività di formazione presenti nella parrocchia.
Per gestire al meglio le attività educative e formative, la parrocchia ha promosso la
creazione di un’associazione non lucrativa (Associaçào Caritas Sào Francisco) che, in
accordo con le linee della parrocchia stessa, cura autonomamente tutte le attività dei 4
centri attivi allo scopo.
Attualmente ci sono 4 asili per 300 bambini dai 2 ai 6 anni, 2 doposcuola per 200 bambini e
ragazzi dai 7 ai 13 anni, un corso di computer per 50 ragazzi adolescenti, diversi corsi di
avviamento professionale con 40 giovani e 10 studenti universitari con borsa di studio.
Queste attività vengono sostenute da molti anni da un gemellaggio con la Parrocchia di San
Roberto Bellarmino di Roma che ha dato vita al Gruppo Jandira ONLUS.
2. Casa famiglia
Fin dal 1992 il parroco Giancarlo Pacchin ha iniziato un’accoglienza di giovani in particolare
difficoltà nei locali della parrocchia e per diversi anni molti giovani sono passati da questo
luogo dove potevano crescere gli anni particolarmente delicati dell’adolescenza in un
ambiente sereno. Nel 2000, con l’arrivo a Jandira di 3 suore della congregazione di Nostra
Signora delle Nevi, è partito il progetto di una vera e propria casa famiglia che ad oggi
accoglie 30 minori e giovani affidati attraverso il tribunale dei minori.
3. Cooperativa artigianale
Nel 2002 nasce un progetto di cooperative di artigianato per tentare di combattere la grande
disoccupazione che colpisce tutte le fasce deboli della popolazione brasiliana. Si sono
riuniti in una cooperativa due laboratori, uno di confezionamento di moda e l’altro di
ceramica artistica. Nei due laboratori lavorano 16 persone e promuovono la creazione di
altre esperienze simili.
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4. Assistenza ai carcerati
Da molti anni la pastorale carceraria, rappresentata da un gruppo di parrocchiani e il
parroco, seguono nel carcere di Jandira i detenuti e le loro famiglie. I detenuti infatti vivono
situazioni molto compromesse vivendo in celle sovraffollate e spesso senza essere a
conoscenza della loro situazione giudiziaria. I poveri infatti non possono permettersi un
avvocato che si occupi di loro e la pastorale carceraria cerca di ovviare e di intercedere
presso la struttura detentiva.
5. Promozione sociale nelle favelas
Come nel resto del Brasile, a Jandira da 10 anni a questa parte la situazione sociale e di
povertà si è estremizzata e sono nate delle favelas (quartieri di baracche abusive). La
situazione all’interno di questi agglomerati è molto precaria e la delinquenza gestisce tutta
la vita della favela. Per questo la parrocchia ha sempre ritenuto importante dare una
testimonianza di solidarietà come unica proposta positiva per le famiglie della zona. In
questi ultimi anni molte attività sono state orientate per la favela di Villa Esperanza dove la
parrocchia ha aperto un asilo e ha favorito la nascita di un comitato di quartiere per la
risoluzione delle tante necessità quotidiane.
Attualmente si sta lavorando per ottenere la possibilità di costruire una propria casa e circa
da un anno, a causa dell’imminente sgombero dal terreno della favela, 100 famiglie si sono
trasferite in un altro terreno preso in affitto dalla parrocchia stessa. E’ stato così avviato in
collaborazione stretta con il Movimento dei senza terra, un progetto di “comuna” urbana
dove a distanza di pochi mesi si registra un notevole miglioramento delle condizioni di vita
degli abitanti, della capacità di collaborazione tra famiglie e della sicurezza sociale. Il
Comune di Jandira ha già comprato un terreno sul quale sorgerà la “Nova Esperanza” e un
istituto pubblico brasiliano (Caixa economica) ha già predisposto un finanziamento per la
costruzione delle case che verranno realizzate con l’aiuto degli stessi ex-abitanti della
favela.
Anche nella favela di Villa Dolores è stato aperto un asilo nell’estate del 2005 e sono in
corso i lavori per creare un centro comunitario polifunzionale che verrà realizzato con i fondi
di una donazione italiana e con l’aiuto degli abitanti della favela. Parallelamente si sta
tentando un coinvolgimento degli abitanti della favela su un progetto di formazione
professionale.
6. Corso popolare
Da 5 anni è nato un corso di formazione all’esame di ammissione all’università in quanto a
San Paolo l’università pubblica, molto rinomata, è a numero chiuso e quindi di conseguenza
l’esame di ammissione è molto selettivo. I ragazzi di Jandira che non si sono potuti
permettere la scuola privata per mancanza di risorse economiche, si trovano alla fine della
carriera scolastica con molte lacune dovute alla carenza della scuola pubblica e quindi non
sono in grado di superare nessun esame di ammissione all’università. Il gruppo Jandira
onlus, resosi conto di questo problema, già da 10 anni segue alcuni ragazzi di Jandira
offrendo loro una borsa di studio per le università private. Ormai sono 14 i ragazzi laureati,
che lavorano in diversi ambiti nella città di Jandira, e altri 10 stanno ancora studiando.
Quando quindi il Comune di Jandira, sensibile a questa emarginazione culturale, ha iniziato
il progetto di un corso di formazione per poter far affrontare ai giovani diplomati l’esame di
ammissione universitario, sia la parrocchia di San Frascisco de Assis sia il gruppo di Roma
hanno sostenuto l’iniziativa e ad oggi, dopo tre corsi annuali, il cursinho popular, così si
chiama, è divenuto un progetto stabile che ogni anno dà formazione a 800 ragazzi e giovani
adulti.
7. Pastorale dell’infanzia
Da molti anni nella parrocchia di San Francisco de Assis sono presenti dei volontari che
dopo un corso di formazione di base si attivano all’interno del territorio per seguire le
mamme fin dalla gravidanza e poi nei primi anni di vita del bambino per verificarne e
sostenerne una crescita adeguata. Il progetto presente in tutto il Brasile, noto come
Pastoral da criança, è un validissimo aiuto all’enorme problema della denutrizione infantile
e crea cultura della prevenzione dando gli strumenti per riconoscere e affrontare le malattie
più comuni.
8. Gemellaggio con i Sem Terra
Un’altra attività sociale, che dimostra una particolare sensibilità anche alle necessità
esterne alla parrocchia di Jandira, si rivolge ai gruppi di Sem terra (Senza terra), che in tutto
il Brasile lottano da anni contro il latifondo con l’occupazione di terre incolte e la richiesta
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che gli vengano assegnate per avere una possibilità di vita. Questi gruppi per anni
occupano zone agricole e vivono situazioni di grande precarietà ed è per questo che la
parrocchia di San Francisco de Assis li segue e li sostiene per quanto possibile nella loro
avventura. Vengono infatti organizzate raccolte di cibo da inviare negli accampamenti,
scambi di esperienze e campi di lavoro ai quali partecipano anche i giovani provenienti
dall’Italia.
9. Altre caratteristiche della parrocchia
La parrocchia è formata da comunità di base, che sono dei gruppi di persone dello stesso
quartiere che fanno vita di fede in modo piuttosto autonomo, all’interno della comunità di
base vengono formati dei ministri che aiutano l’unico prete a gestire la quotidianità religiosa;
ci sono ministri della parola che leggono e commentano il vangelo tutte quelle volte che
nella celebrazione eucaristica il prete fa la messa in un’altra comunità, ci sono i ministri del
battesimo, i catechisti e i ministri dell’estreme unzioni. Ogni comunità di base si incontra
insieme con le altre comunità e con i parroco periodicamente e anche i ministri hanno degli
incontri comuni di formazione e di scambio.
Il risultato di questa organizzazione, che da molti anni fa parte della cultura religiosa
brasiliana, è una chiesa molto viva, gestita dal basso, dove le problematiche sociali, molto
presenti nella vita di tutti, rientrano spesso tra gli impegni parrocchiali. Molto interessante è
un gruppo di Fede e politica che da formazione ai giovani che riflettono sul legame tra la
vita e la politica, l’obiettivo è coscientizzare e rendere le persone attive nella vita sociale e
politica.
Infine c’è un Consiglio di gestione che supervisiona le attività della parrocchia formato da un
rappresentante per ogni attività sociale, dalle attività nelle favelas alla pastorale della
criança, e che coordina la vita parrocchiale e mantiene i contatti con il gruppo di Roma.
Nella parrocchia è molto importante l’attività che da anni si porta avanti di costruzione di
locali polifunzionali, necessaria perché la parrocchia, relativamente nuova, non ha strutture
per dare vita alle sempre nascenti comunità di base. Tali locali vengono costruiti nell’ottica
di funzionare sia come “chiese” quindi adatti alle celebrazioni domenicali e non, sia come
luoghi di formazione religiosa, spesso come luoghi di accoglienza dei bambini e ragazzi.
Queste costruzioni molto spesso sono sostenute dal gemellaggio con la parrocchia di San
Bellarmino di Roma, visto che come impegno economico sono del tutto fuori dalle loro
possibilità; per questo sono state fatte negli anni diverse campagne di sensibilizzazione con
l’obiettivo di raccolta fondi.
8) Obiettivi del progetto:
PREMESSA
Conformemente alla natura di organismo pastorale costituito dalla Conferenza Episcopale Italiana
al fine di promuovere “la testimonianza della carità della comunità ecclesiale italiana (…) in vista
(…) della giustizia sociale e della pace, con particolare attenzione agli ultimi e con prevalente
funzione pedagogica” (art. 1 Statuto); accogliendo l’appello del Santo Padre alla Giornata
Mondiale della Gioventù dell’Anno giubilare ("… Nel corso del secolo che muore, giovani come
voi venivano convocati in adunate oceaniche per imparare ad odiare, venivano mandati a
combattere gli uni contro gli altri. Oggi siete qui convenuti per affermare che nel nuovo secolo voi
non vi presterete a essere strumenti di violenza e distruzione; difenderete la pace, pagando
anche di persona se necessario”…); Caritas Italiana offre una seppur piccola risposta all’anelito di
pace e giustizia che sale dalle popolazioni vittime di guerre, conflitti armati, vessazioni continue
ed oppressioni, promuovendo la sperimentazione di forme di intervento nonviolente e non armate
in situazioni di crisi e disagio sociale.
Una proposta educativa per i giovani e le comunità.
Il Progetto è concepito e realizzato come progetto formativo, a partire dalla ovvia constatazione
che è rivolto prima di tutto a giovani nella fase delle decisioni per il proprio percorso di vita,
rispetto al mondo del lavoro e l’assunzione di responsabilità personali e sociali. Il progetto si
propone quindi un coinvolgimento personale, ai fini di una ricaduta positiva sulle future scelte di
vita.
L’obiettivo non è l’invio di “professionisti della cooperazione”, ma l’accompagnamento di giovani
28
all’interno di esperienze che uniscano l’autonoma responsabilità dei soggetti a momenti di verifica
e tutoraggio individuali e di gruppo, valorizzando le risorse dei contesti specifici di inserimento.
Oltre ad abilitare strettamente all’attività all’estero e ad un proficuo inserimento nel progetto, la
formazione è finalizzata più ampiamente ad offrire percorsi di cittadinanza attiva, di confronto con
la complessità della mondializzazione ed alla comprensione del rapporto tra problematiche
internazionali e quelle locali.
Destinatari dell’attività formativa non sono considerati in maniera esclusiva i giovani che
partecipano al progetto, ma le comunità di provenienza e di destinazione, come pure le realtà
progettuali nei quali si inseriranno, favorendo e stimolando occasioni di confronto sui temi della
pace, nonviolenza e obiezione di coscienza, mettendo a disposizione strumenti e competenze di
base per collegarsi con iniziative all’estero in aree di povertà e disagio sociale, di crisi o conflitto
e/o svolgere attività di informazione – sensibilizzazione in Italia.
In particolare per questo progetto la Caritas vuole valorizzare la sua “prevalente funzione
pedagogica” ponendo attenzione prioritaria alla crescita formativa della persona, accompagnando
i giovani e le comunità in percorsi di responsabilità personale e di assunzione di impegni sociali.
La proposta, rivolta a tutti i giovani, presuppone il coinvolgimento delle loro comunità di
provenienza in un percorso che prevede:
- il confronto sulla dimensione valoriale della prossimità, condivisione e riconciliazione;
- la presenza attiva accanto e dentro le situazioni delle persone e delle popolazioni vittime della
violenza;
- l’acquisizione delle capacità di agire insieme ad altri, moltiplicando le forze nel lavoro di rete e
nella metodologia della mediazione;
- con la necessaria attrezzatura culturale e motivazionale alla comprensione delle problematiche
internazionali e delle radici storiche, psicologiche, religiose delle situazioni di violenza strutturale
e/o esplicita.
Il percorso progettuale intende così privilegiare l’ottica dell’investimento e del reinvestimento, in
modo da favorire un ritorno pedagogico, sia per i giovani che partecipano al progetto, che per la
comunità di provenienza così che anch’essa ne esca arricchita. In questa prospettiva si
considerare fondamentale l’azione di animazione e sensibilizzazione.
Dentro al disagio e al conflitto insieme alla comunità.
Nei limiti della sperimentazione di una nuova figura di operatore in situazione di crisi, il progetto
lungi dall’esaurirsi in una sorta di “palestra di addestramento”, ha come obiettivo qualificante
rispondere in maniera efficace ai bisogni delle realtà in cui si va ad operare, favorendo il positivo
inserimento e l’utile apporto alle comunità ed attivando con esse iniziative di dialogo e
riconciliazione.
Viene favorito uno stile di presenza improntato alla prossimità ed alla condivisione, in vista di
azioni orientate al cambiamento culturale ed al coinvolgimento, delle controparti, assumendo
quale riferimento culturale ed esperienziale la difesa popolare nonviolenta.
In questo quadro la finalità ultima del progetto è la difesa della patria in modo non armato e
nonviolento attraverso e la cooperazione internazionale e la promozione della pace.
FINALITA’ GENERALI DEL PROGETTO
Proporre ai giovani un percorso personale e comunitario, articolato in esperienza all’estero in aree
di disagio sociale, prestazione del servizio in progetti di promozione umana e formazione, in
continuità con i valori dell’obiezione di coscienza al servizio militare;
Favorire l’incontro in contesti internazionali di giovani in servizio civile e giovani locali, per
promuovere la cultura della pace nella prospettiva del superamento delle cause strutturali della
violenza e valorizzando le esperienze di base dei costruttori di pace;
Inserire il servizio civile internazionale in cammini e progetti già avviati tra le chiese, favorendo lo
scambio e l’interazione fra e con le comunità e le istituzioni ecclesiali e civili locali, promuovendo
sinergie e integrazioni nel rispetto delle identità di ciascuno;
Favorire attraverso la crescita umana e professionale dei giovani all’estero, occasioni di scambio
e crescita reciproca tra comunità che inviano e comunità che accolgono, contribuendo alla
sensibilizzazione delle Caritas diocesane e delle chiese locali alle problematiche internazionali
della pace e della mondialità.
OBIETTIVI SPECIFICI DEL PROGETTO
29
1. Formare giovani operatori di solidarietà internazionale, persone attente al mondo che ci
circonda, con una specifica attenzione al disagio delle persone che vivono nei luoghi più
svantaggiati della terra, vittime della violenza umana e della povertà. Fornire i contenuti, gli
strumenti, le riflessioni di carattere pastorale, metodologico e politico per approfondire ed
affrontare i problemi locali con una visione globale, favorendo la presa di coscienza delle
cause delle situazioni di crisi e non solo delle conseguenze
2. Stare accanto. sperimentare nel quotidiano le sofferenze delle persone che vivono la povertà
e l’esclusione in contesti internazionali segnati da guerre, disperazione e disagio socioeconomico. L’incontro diventa necessario e irrinunciabile così da rendere vitale verificarsi sulle
proprie capacità di accogliere, di lasciarsi interrogare dalle situazioni, di inventare nuovi
linguaggi e nuove chiavi di lettura di fronte a problematiche che, seppur parzialmente, si ha
l’opportunità di vivere in maniera diretta.
3. Raccontare. Far in modo che i giovani partecipanti al progetto diventino elementi attivi del
Laboratorio di Animazione Territoriale della Caritas di Roma e che, rielaborando in termini
culturali e pedagogici l’esperienza di solidarietà internazionale vissuta, sensibilizzino e animino
altri giovani del territorio sui temi della solidarietà internazionale, della pace, della nonviolenza,
della cooperazione fraterna, dei diritti umani e delle dinamiche tra Nord e Sud del mondo,
realizzino incontri, laboratori e percorsi formativi a livello locale, ed elaborino strumenti di
animazione e di divulgazione per comunicare con efficacia l’esperienza vissuta e farne
patrimonio condiviso dal territorio di riferimento.
9) Descrizione del progetto e tipologia dell’intervento che definisca dal punto di vista sia qualitativo che
quantitativo le modalità di impiego delle risorse umane con particolare riferimento al ruolo dei
volontari in servizio civile:
PREMESSA GENERALE SUL RUOLO E LO STILE DEI GIOVANI IN SERVIZIO CIVILE E
L’ARTICOLAZIONE DELLA PROPOSTA.
Le tecniche e le competenze, unitamente allo stile di presenza, definiscono l’apporto dei giovani
in servizio civile alla trasmissione ed all’acquisizione di capacità da parte delle stesse popolazioni
locali, così da favorire il rafforzamento delle comunità e l’auto-sviluppo sociale ed economico.
Il progetto punta soprattutto sulle capacità umane e relazionali, lo spirito di servizio, la forte
motivazione e l’assunzione di uno stile di presenza che pone al centro iniziative di promozione
umane.
I giovani portano il loro contributo al progetto attraverso la creazione, l’integrazione e/o il
rafforzamento di relazioni fra comunità ‘inviante’ (in Italia) e comunità ‘accogliente’ (all’estero),
sperimentando modalità innovative di analisi, progettazione o realizzazione di iniziative che
favoriscono la promozione delle fasce più svantaggiate della popolazione ed un autosviluppo
delle comunità locali.
Il loro ruolo presuppone un consapevole inserimento nei contesti di servizio, senza nulla dare per
scontato, coinvolgendo tutti (volontari, operatori professionali, collaboratori, religiosi/e, la comunità
locale) nell’accogliere ogni volta queste figure.
La definizione operativa del ruolo è in capo al responsabile del progetto, in collaborazione con il
responsabile di servizio civile della Caritas diocesana e al/i responsabile/i dell/gli organismo/i
all’estero ove si svolge il servizio. Nell’affidare funzioni e compiti al giovane in servizio civile, va
prestata particolare attenzione alla differenza dagli altri operatori, prevedendo gradualità e
considerando la sua peculiarità di transitare/uscire dall’organizzazione.
Il progetto prevede compiti a prevalente contenuto relazionale, distinguendo fra attività ‘con’ ed
attività ‘per’. Per attività ‘con’ si intendono quelle che prevedono una relazione diretta; per attività
‘per’ quelle indirette atte a rendere più efficaci le attività ‘con’.
In generale le attività proposte sono riassumibile nella categoria delle attività di partenariato e
cooperazione.
Si tratta dello strumento principe della metodologia di azione adottata nell’ambito di Progetti di
Cooperazione allo Sviluppo. Il dialogo, il confronto costante, la condivisione delle risorse, delle
dinamiche e dei tempi sono gli elementi che caratterizzano ogni singola azione di rafforzamento e
sostegno di gruppi svantaggiati e vulnerabili nei Paesi in Via di Sviluppo. La corresponsabilità nei
30
processi decisionali, la compartecipazione dei poteri e la reciprocità di progettazione degli
interventi sono le basi metodologiche di azioni di promozione dello Sviluppo tese alla diminuzione
di circostanze favorevoli al conflitto
Principi, metodologici e di stile degli operatori della Caritas Italiana all’estero:
La metodologia o lo stile adottato nelle attività dagli operatori della Caritas all’estero risponde ai
seguenti principi:
Stile di sobrietà e rispetto della cultura locale
Viene proposto uno stile di presenza nel quotidiano che sia anche testimonianza di sobrietà e di
rispetto della cultura delle popolazioni locali. E’ chiesto agli operatori quindi uno stile di relazione e
di vita quotidiana (uso dei mezzi, vestiario, cibo, ecc.) che tenga conto degli usi, costumi,
tradizioni locali e che mantenga sempre un carattere di sobrietà rispettoso anche delle situazioni
di povertà che si vanno ad incontrare.
Stile di presenza improntato sull'ascolto, l'osservazione ed il discernimento
L’ascolto, l’osservazione e il discernimento sono metodo di relazione, condizioni indispensabili per
poter conoscere i bisogni che le persone e le comunità esprimono, e poterli poi affrontare in
maniera appropriata. Il metodo di lavoro non è riconducibile a luoghi e strutture, ma a una
sensibilità di comunione e alla passione per i poveri, la comunità e il territorio. Un metodo
costruito sull’incontro, il confronto e la relazione, che invita a osservare continuamente le persone
nella loro età, mobilità, nei disagi che vivono, per evidenziare poi a tutta la comunità una
situazione in cambiamento che chiede nuove scelte, nuovi percorsi e nuove azioni.
La riconciliazione come metodo e approccio educativo: la relazione prima dell'azione
Questo concetto parte dal presupposto che in situazione di conflittualità sociali esplicite o latenti,
la riconciliazione è un processo a medio/lungo termine che può essere favorito assumendo un
metodo di lavoro integrato che nelle relazioni con le comunità locali e nella progettazione di
qualsivoglia tipologia di intervento di promozione e sviluppo, tiene conto delle dinamiche
conflittuali presenti nel tessuto sociale. Per favorire la riconciliazione occorre allora un'attenzione
particolare alla dimensione relazionale. L'approccio della Caritas in generale e del progetto di
servizio civile in particolare fa leva proprio su questo aspetto, cercando di adottare stili di
presenza e di partenariato che qualifichino gli interventi di solidarietà ed il rapporto quotidiano con
le controparti, come interventi che incidono postivamente sul processo di trasformazione dei
conflitti e di riconciliazione tra individui e comunità. In questo senso allora la ricostruzione, la
riabilitazione e la riconciliazione fanno parte di un unico processo di promozione e
accompagnamento delle comunità afflitte da violenze, e sono aspetti tra loro interconnessi in
modo inscindibile.
La rete come stile e obiettivo di lavoro: lavoro in rete e di rete
Lavoro di rete: Con un “lavoro di rete” la Caritas Italiana intende attuare un’operazione di
supporto alle reti già esistenti: Caritas diocesane, parrocchie, associazioni, comitati. Assistere
coloro che già agiscono in collegamento tra loro e/o promuovere reti di collegamento mantenendo
fermo l’obiettivo di rendere l’intervento rispondente ai bisogni della comunità.
Lavoro in rete: Con un "lavoro in rete" la Caritas Italiana intende attuare un'operazione di
collegamento con il network di Caritas Internationalis e inserirsi nelle reti ecclesiali, e non solo,
per un adeguato coordinamento.
La nonviolenza
1
La nonviolenza è intesa come stile di relazione orizzontale e come impegno volto al superamento
delle violenze nelle varie forme in cui si esprime.
La dimensione politica: la promozione e l'advocacy
proprio nell'ottica del superamento delle violenze strutturali, l'approccio della Caritas è volto a
valorizzare e responsabilizzare la comunità locale in modo da fare di quest’ultima non tanto
l’oggetto di una serie di interventi assistenziali, ma un soggetto attivo nella propria realtà, capace
di gestire autonomamente gli interventi, autorappresentarsi, rivendicare e tutelare i propri diritti ed
in particolare dei più svantaggiati, stabilire relazioni e collegamenti con altri soggetti della società
civile , negoziare con le amministrazioni locali, superare le cause delle ingiustizie.
Stile di reciprocità, gradualità, accompagnamento con le controparti locali (ascolto, osservazione
e discernimento anche nella relazione)
1
Nel senso di quanto esposta da Pat Patfort nella descrizione del sistema Maggiore/minore
31
L'approccio d'area
E’ una metodologia è stata utilizzata dalla Caritas Italiana soprattutto a partire dagli anni novanta
in occasione di crisi umanitarie molto vaste riguardanti diversi Paesi di intere aree regionali.
Esempi di progetti pensati e realizzati in quest’ottica sono: il “Progetto Grandi Laghi” realizzato in
Africa a seguito del conflitto in Rwanda del 1994, il “Progetto Uragano Mitch” in Centro America
nel 1998 ed infine il “Progetto Balcani” nel 1999. L’ “approccio d’area” consiste in uno stile
progettuale che:
− nello sviluppare una progettualità sociale dal basso riguardante i bisogni specifici di
singoli Paesi, tiene conto della complessità di contesto di tutta l’area di riferimento;
− adotta metodologie di lavoro in rete e stili di presenza comuni;
− definisce una strategia unitaria per tenere conto delle caratteristiche e necessità
comuni a Stati vicini con l’obiettivo di realizzare interventi maggiormente efficaci;
− fa leva su sinergie di tipo pastorale, operativo, comunicativo.
Andare, stare, ritornare: raccontare, testimoniare, sensibilizzare, fare ponte tra comunità inviante
e comunità accogliente
Un andare e uno stare che è prima di tutto offrire vicinanza alla comunità ecclesiale nelle sue
strategie di valorizzazione e recupero della storia e del vissuto dei poveri, soprattutto.
Un ritornare nelle nostre comunità che si fa momento di condivisione del vissuto che questa
vicinanza ha realizzato. Un ritornare che ci fa “già” pregustare la presenza sul campo in termini di
ricaduta sulla comunità che ci ha inviato o ci sostiene. L’esperienza restituisce alla comunità che
invia, all’organismo Caritas, un tesoro da re-investire perché sia di nuovo capitalizzato.
L’articolazione della proposta
Il Progetto prevede un periodo effettivo all’estero non inferiore a 10 mesi ed un impegno
complessivo non inferiore a 12 mesi. Il percorso di inserimento prevede un colloquio di selezione,
una fase propedeutica, un periodo di formazione di inizio servizio, un accompagnamento
formativo in loco che sarà intervallato da un modulo formativo durante l'unico rientro intermedio,
fino all’uscita dall’esperienza, con il rilascio di un attestato di servizio.
Le origini
Nel suo lavoro di accompagnamento della comunità cittadina sulla strada dell’educazione alla
pace, il SEPM ha offerto a gruppi di giovani di Roma sin dal 2001 la possibilità di vivere
esperienze di condivisione, di conoscenza, di lavoro, di animazione con popolazioni colpite dalla
guerra e da catastrofi naturali
Le esperienze proposte sono state realizzate in paesi dove si è costruita una relazione con le
comunità locali, anche attraverso le Caritas, nata durante i periodi di crisi e proseguita nel seguito.
In Bosnia-Herzegovina nella diocesi di Banja Luka, in particolare nella città di Kotor Varoš, e in
Kossovo nella provincia di Mitrovica, la Caritas di Roma ha sostenuto diversi progetti; nel caso del
Kossovo, ha anche gestito direttamente un ufficio per il sostegno alle famiglie più povere della
città di Mitrovica nell’arco del periodo 1999-2004 e collabora tuttora con il personale locale che si
è costituito in ONG.
Il progetto “Orizzonti e Confini” è un percorso per operatori di solidarietà internazionale,
un’esperienza formativa per coloro che vogliono ricercare, nella prospettiva della giustizia e della
pace, un’opportunità di azione in aree di crisi internazionali. Il percorso si sviluppa su tre livelli: la
formazione, l’esperienza di solidarietà internazionale, la rielaborazione dell’esperienza attraverso
la sensibilizzazione e l’animazione del territorio. La struttura del progetto descritta rispecchia
questa strategia articolando conseguentemente le azioni previste.
A distanza di tempo dalle “emergenze” che hanno colpito, soprattutto emotivamente, l’opinione
pubblica italiana e mondiale relativamente alle guerre balcaniche del periodo 1991-1999, la
Caritas di Roma ha deciso di intraprendere un percorso per i giovani della diocesi interessati a
conoscere con i propri occhi una realtà di conflitto post-bellico e a riportare quanto vissuto
all’interno della propria realtà territoriale.
Il primo campo all’estero si è svolto nella diocesi di Banja Luka nell’estate del 2001. I partecipanti
hanno condiviso la vita della comunità croata della piccola città serbo-bosniaca, respirando il
clima di odio e profonda diffidenza che era presente nonostante i sei anni di “pace”.
Dall’esperienza sono nati i primi strumenti formativi, un video, un cd e una pubblicazione, che
testimoniano quanto vissuto e che sono stati impiegati negli incontri svolti nell’anno seguente con
i gruppi parrocchiali e le realtà associative della città di Roma.
Nell’estate del 2002 il percorso in Bosnia è stato riproposto ad altri giovani con due edizioni.
32
Contestualmente si è sperimentato un percorso di conoscenza in Kossovo, indirizzato ad obiettori
di coscienza della Caritas di Roma interessati a toccare con mano una realtà sociale e territoriale
a tre anni dal termine del conflitto armato. Come per l’esperienza dell’anno precedente, la fase
successiva al percorso conoscitivo nel paese straniero ha visto la nascita di strumenti formativi e
di incontri con le realtà cittadine
Nel 2003 si è aggiunta all’ormai consolidato percorso in Bosnia, un’esperienza di animazione in
Serbia, con i bambini e i ragazzi di una comunità Rom alla periferia di Belgrado.
Nel 2004 il campo di azione si è ampliato fino al Mozambico, dove Caritas Italiana supporta la
Caritas Mozambicana dal 2000, per sostenere la popolazione dopo l’alluvione che ha colpito la
provincia della capitale Maputo. Nel periodo 2000-2004 sono stati attivati progetti di sviluppo e
animazione sociale visitati durante l’autunno del 2004 da giovani della diocesi di Roma.
Nel 2005 si è deciso di concentrare l’esperienza estiva nella regione balcanica, ed in particolare in
Bosnia ed in Kossovo. Nel 2006, oltre ai Balcani, si svolge nuovamente un percorso in
Mozambico. Nel 2007 si realizzano due percorsi: uno nei Balcani e uno in Rwanda e nella
Repubblica Democratica del Congo, in particolare nella zona di Goma. Le esperienze del 2006 e
del 2007 in Africa sono anche il risultato del lavoro dei giovani in servizio civile, come previsto tra
l’altro dal progetto stesso al punto 9.4 obiettivo 3 punto 3.3.
Contestualmente allo sviluppo del percorso per i giovani della Diocesi di Roma, nel 2004 la
Caritas Diocesana di Roma ha promosso il suo primo progetto di Servizio Civile all’estero, che ha
visto impegnate 3 ragazze fino al 15 dicembre 2005. Nel 2006 il progetto di servizio civile
all’estero ha visto impegnate 5 persone (3 a Maputo e 2 a Goma). Con il progetto per il 2007 2008 sono entrate in servizio 6 persone che si recheranno a Goma (RDCongo), a Maputo
(Mozambico) e a Zahlè (Libano).
Questo progetto di Servizio Civile pertanto nasce con l’intento di sviluppare ed implementare
l’esperienza fin qui maturata attraverso i percorsi per i giovani della diocesi ed il precedente
progetto di Servizio Civile, arricchendola.
9.1 PIANI DI ATTUAZIONE PREVISTI PER IL RAGGIUNGIMENTO DEGLI OBIETTIVI
Il progetto si articola dunque in tre fasi diversificate e complementari della durata complessiva di un anno,
corrispondenti ognuna ad uno dei 3 obiettivi indicati al punto 8.
Le tre fasi si sviluppano nel corso dell’anno in maniera ciclica e sovrapponibile, ferma restando una
preponderanza dell’elemento formativo nei primi due mesi di progetto.
La fase 1, corrispondente all’obiettivo 1. Formare, verrà realizzata prevalentemente:
− a Roma nel primo mese di servizio, nel quale è previsto il percorso di formazione
presentato al successivo punto 9.2
− a Roma nel periodo di rientro previsto nel corso del progetto, attraverso la
rielaborazione delle specifiche esperienze vissute nelle 4 sedi di servizio all’estero
La fase 2, corrispondente all’obiettivo 2. Stare accanto, verrà realizzata prevalentemente:
− nelle specifiche sedi di servizio all’estero, a partire dal secondo mese di servizio fino al
momento del primo rientro in Italia, secondo quanto definito al successivo punto 9.2
− nelle specifiche sedi di servizio all’estero, a partire dal momento del secondo rientro di
servizio fino all’undicesimo mese di servizi, secondo quanto definito al successivo
punto 9.2
La fase 3, corrispondente all’obiettivo 3. Raccontare verrà realizzata prevalentemente:
− a Roma nel corso del rientro in Italia previsto del progetto, secondo quanto definito al
successivo punto 9.2
− a Roma nel corso dell’ultimo mese di servizio, secondo quanto definito al successivo
punto 9.2
Si può dunque riepilogare quanto detto nel seguente schema:
(n.b. L’indicazione del periodo di rientro in Italia è orientativa e passibile di variazione)
33
12 mese
x
x
x
x
10 mese
x
11 mese
9 mese
x
x
8 mese
x
7 mese
x
x
x
6 mese
x
x
x
5 mese
x
x
x
x
4 mese
3 mese
x
x
2 mese
x
Obiettivo 1
Formare
Obiettivo 2
Stare accanto
Obiettivo 3
Raccontare
x
1 mese
Azioni
9.2 COMPLESSO DELLE ATTIVITÀ PREVISTE PER LA REALIZZAZIONE DEI PIANI DI
ATTUAZIONE.
Obiettivo 1 - Formare giovani operatori di solidarietà internazionale, persone attente al
mondo che ci circonda, con una specifica attenzione al disagio delle persone che vivono nei
luoghi più svantaggiati della terra, vittime della violenza umana e della povertà. Fornire i
contenuti, gli strumenti, le riflessioni di carattere pastorale, metodologico e politico per
approfondire ed affrontare i problemi locali con una visione globale, favorendo la presa di
coscienza delle cause delle situazioni di crisi e non solo delle conseguenze.
Le azioni
1.1 - corso di formazione generale sulla solidarietà internazionale, per fornire
indicazioni sullo stile Caritas di impegno e presenza in contesti internazionali segnati dal
conflitto e affrontare i temi inerenti alle dinamiche di gruppo, all’incontro con l’altro che è
diverso, al rispetto della storia e della quotidianità di ogni persona.
Il percorso offre la possibilità di affrontare e approfondire diverse aree tematiche,
necessarie per favorire un approccio consapevole all’esperienza all’estero e alla
successiva rielaborazione.
Le aree tematiche affrontate sono:
l’area motivazionale, per favorire la conoscenza del gruppo, per socializzare e
condividere il percorso di avvicinamento e la proposta nella sua globalità;
l’area politico culturale, per acquisire consapevolezza della complessità di un
intervento in aree di crisi. Fornire elementi di conoscenza e di comprensione della realtà
dell’Africa in generale e del Mozambico e del Congo in particolare; dei Balcani in
generale e della Bosnia in particolare;
l’area pedagogico pastorale, per una conoscenza e condivisione delle linee
guida dell’azione di solidarietà internazionale della Caritas Diocesana di Roma;
l’area metodologica, per verificare e condividere lo stile e la metodologia del
progetto; con riferimento specifico ad uno stile di presenza vissuta come testimonianza e
vicinanza a persone in aree di crisi e con particolare attenzione alla ricaduta pastorale,
per vivere e sperimentare rapporti tra chiese locali, per Conoscere, Testimoniare e
Comunicare;
l’area organizzativa, per condividere una modalità di lavoro che valorizzi il lavoro
d’equipe, sia negli aspetti organizzativi che relazionali.
Il corso si articola in incontri d’aula settimanali nel corso del primo mese di realizzazione
del progetto cui si aggiunge il confronto continuo sia tra i partecipanti al progetto che con
gli operatori del Settore Educazione alla Pace ed alla Mondialità presso il quale si svolge il
servizio nei periodi di permanenza in Italia
1.2
corso di formazione specifica sul Mozambico, sul Congo, sul Libano e sul
Brasile per fornire ai singoli partecipanti informazioni più dettagliate sul contesto
specifico in cui svolgerà il proprio servizio, e per offrire strumenti di lettura di situazioni di
crisi complesse e definire strategie di partecipazione e di azione.
Il corso, realizzato contestualmente al corso di formazione generale sulla solidarietà
internazionale di cui all’azione precedente, prevede:
34
1.2.a 2 incontri d’aula per ogni singolo contesto
1.2.b la consultazione e lo studio di materiali predisposti dalla Caritas Diocesana
1.2.c la consultazione e lo studio di testi presenti presso il Centro Documentazione
“don Lorenzo Milani”
1.2.d il contatto e l’incontro con altre realtà romane operanti sui territori di riferimento
e/o con rappresentanti di comunità locali
1.2.e la consultazione costante dei siti internet di riferimento più significativi
1.2.f la partecipazione, qualora in calendario in quel momento sul territorio di Roma, a
convegni, incontri, manifestazioni relative al paese specifico di interesse
1.3
corso di lingua portoghese (per il Mozambico ed il Brasile) e della lingua
francese (per la Repubblica Democratica del Congo ed il Libano)
1.4
La formazione specifica al servizio
Realizzata nei singoli contesti esteri dagli operatori locali di progetto (vedi
formazione specifica)
1.5
La formazione occasionata dalla rilettura delle esperienze vissute nel corso
del servizio. Questa si realizzerà attraverso:
1.5.a il confronto continuo con gli Operatori locali
1.5.b un incontro quindicinale di verifica con gli Operatori Locali di Progetto
1.5.c la comunicazione via e-mail e/o telefonica con gli operatori del Settore Educazione
alla Pace ed alla Mondialità
1.5.d la scrittura di un report mensile
1.5.e incontri di confronto e verifica con gli operatori del SEPM nei periodi di rientro in
Italia
Obiettivo 2 - Stare accanto. sperimentare nel quotidiano le sofferenze delle persone che
vivono la povertà e l’esclusione in contesti internazionali segnati da guerre, disperazione e
disagio socio-economico. L’incontro diventa necessario e irrinunciabile così da rendere
vitale verificarsi sulle proprie capacità di accogliere, di lasciarsi interrogare dalle situazioni,
di inventare nuovi linguaggi e nuove chiavi di lettura di fronte a problematiche che, seppur
parzialmente, si ha l’opportunità di vivere in maniera diretta.
Le azioni
Per quanto concerne l’obiettivo 2 le azioni sono differenziate a seconda del contesto
nazionale in cui si realizza il progetto personale
MOZAMBICO
L’intervento dei giovani in servizio civile si inserisce nel “disegno progettuale” in campo sociale
avviato da circa 15 anni dalla Chiesa Locale, in particolare la Parrocchia Nossa Senhora
Aparecida, le Commisioni Cemirde e Giustizia e Pace, che ha visto negli ultimi anni il forte
contributo della Caritas Italiana. In questa sede sono stati sviluppati progetti di Servizio Civile per
Caschi Bianchi della Caritas Italiana e nel 2004-2005 e 2006/2007 è stato sviluppato un progetto
di Servizio Civile all’estero con la presenza rispettivamente di 3 ragazze e di 3 tra ragazzi e
ragazze della Caritas Diocesana di Roma
Per comprendere il significato dell'iniziativa, ancor prima delle azioni che verranno realizzate, è
utile premettere che i due soggetti istituzionali nell'avviare il rapporto di partenariato hanno
maturato la consapevolezza di condividere, oltre alle rispettive vision e mission, anche e
soprattutto la stessa metodologia. La Caritas Diocesana di Roma, infatti, fin dalla sua
fondazione nel 1979 adotta la sopra menzionata metodologia "vedere, giudicare, agire"; ciò ha
favorito la piena comprensione delle dinamiche sociali in corso, di analisi e di progettazione. Per
questo motivo, le due organizzazioni hanno intuito di poter realmente rafforzare la proprie
capacità istituzionali, partendo semplicemente dalla condivisione e lo scambio sinergico.
Alla conoscenza sociale del territorio, all'inserimento e al progressivo livello d'integrazione e di
"armonizzazione" dei volontari in servizio civile col team locale rispetto alle modalità operative,
verranno dedicati in particolare i primi tre mesi di permanenza.
Le attività svolte dai giovani in servizio civile saranno articolate in 3 ambiti di servizio.
35
1° ambito di servizio: Centro Dia + Commissione Giu stizia e Pace.
Centro Dia: attività relative alle adolescenti (due o tre gruppi di età differente). Attività previste:
preparazione e programmazione degli incontri, visite alle famiglie, partecipazione agli incontri
settimanali, coordinamento con le altre attività previste nel centro (attività manuali, di studio ecc),
organizzazione due sabati al mese di attività ricreative.
Commissione Giustizia e Pace: ricevimento dei carcerati presso la sede, monitoraggio delle
attività svolte dalla Commissione, preparazione e consegna dei vari documenti, visita settimanale
in carcere.
2° ambito di servizio: Centro Dia.
Centro Dia: Organizzazione, programmazione e realizzazione di tutte le attività della sezione del
centro dedicata ai bambini dai 5 ai 12 anni
3° ambito di servizio: Commissione Cemirde.
Cemirde: Centro d'ascolto per i rifugiati; elaborazione e aggiornamento database rifugiati; visite
alle famiglie; accompagnamento nelle parrocchie per favorire e promuovere il lavoro pastorale
con i rifugiati/immigrati; presenza e accompagnamento a Ressano Garcia all'arrivo dei rimpatriati
mozambicani. E’ richiesta la conoscenza della lingua francese.
REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO
Attraverso le azioni previste nell’ambito del presente progetto di Servizio Civile, la Caritas
diocesana di Roma intende contribuire all’ampliamento delle relazioni e delle potenzialità di
Caritas Goma inserendosi ed affiancando l’equipe nel piano strategico sviluppato da Caritas
Développement.
L'obiettivo generale da raggiungere, per quanto concerne la presenza dei giovani in servizio
civile a Goma, col contributo del presente progetto di Servizio Civile è il rafforzamento
dell'impegno della società civile di Goma per la prevenzione e la lotta alla povertà e
all'esclusione sociale di particolari gruppi e/o categorie sociali a rischio (bambini soldato,
malati di AIDS, soprattutto donne sole con a carico uno o più figli) favorendo il dialogo
interetnico.
Nella stesura del piano strategico 2003-2008 la Caritas di Goma cerca di coinvolgere al massimo
i beneficiari, la società civile, comprese le istituzioni a vario livello e i donors. Questo perché le
problematiche vengano sentite da tutti e vi sia uno sforzo comune nel tentare di far fronte ai
bisogni ed ai problemi della comunità.
Con il presente progetto i volontari devono sentire come propria la missione di “ponte”, non solo a
livello istituzionale fra la Caritas di Roma e la Caritas di Goma ma anche a livello umano e di
relazione con le persone che incontreranno durante il loro servizio.
I volontari della Caritas di Roma, attraverso le sottoelencate attività, dovranno perseguire i
seguenti obiettivi specifici e risultati attesi lavorando a stretto contatto con l’equipe di Caritas
Goma:
1) “Programma di sensibilizzazione della popolazione alla lotta contro l’aids”
Obiettivo: Riduzione del tasso di propagazione della malattia, sensibilizzare la popolazione sui
temi delle malattie sessualmente trasmissibili, migliorare le condizioni sanitarie e sociali dei
malati.
Risultati
• Il 70% della popolazione sensibilizzata accetta volontariamente il test HIV gratuito
• Monitoraggio della situazione socio-economica dei malati di HIV
• Le attività pianificate vengono valutate durante e dopo l’esecuzione del progetto.
Attività
pianificazione e programmazione delle attività di sensibilizzazione nelle scuole e nelle parrocchie,
selezione e formazione, monitoraggio della situazione socio economica dei malati, stesura dei
rapporti
2) Programma di Microfinanza Tujenge Pamoja
Obiettivo: aumentare il numero di gruppi di credito solidali, aprire due nuovi uffici del programma
dislocati in luoghi strategici nella città di Goma per favorire un’assistenza più globale ai poveri,
36
svolgere uno studio di impatto sociale sul primo anno di attività del programma, aumentare il
numero di clienti del programma di risparmio al fine di favorire l’autonomia finanziaria del
programma, rafforzamento delle capacità imprenditoriali dei gruppi di credito solidali per
migliorare la redditività delle loro attività economiche.
Risultati:
• Identificazione e formazione di nuovi gruppi di credito solidali.
• Apertura di due nuovi uffici su Goma.
• Accompagnamento e monitoring dei gruppi di credito solidali già esistenti.
• Studio di impatto sociale dell’attività di microfinanza sui gruppi di credito solidale.
• Aumento dei conti correnti di risparmio.
• Formazione continua per il rafforzamento delle capacità imprenditoriali dei gruppi di
credito solidali.
Attività:
• Formazione dei gruppi di credito solidali.
• Visite ai membri dei gruppi di credito solidali a domicilio o sul luogo di lavoro.
• Indagine per lo studio di impatto sociale del programma di microfinanza.
3) “Sostegno alle associazioni/cooperative intercomunitarie per la
ricostruzione socio-economica sostenibile”
Obiettivo: aumentare il numero di associazioni e cooperative intercomunitarie, diversificare la
tipologia di progetti e le attività generatrici di reddito, aumentare attraverso la formazione la
capacity building di queste associazioni.
Risultati
• Formazione di nuove cooperative strutturate
• Le cooperative già esistenti sono rinforzate e hanno raggiunto una buona produzione
• Animatori e comitato di gestione delle cooperative sono eletti e operativi sul territorio
• Raggiungimento dell’autosostenibilità dei progetti già avviati
Attività
Progettazione e monitoraggio delle attività delle associazioni, visite alle associazioni.
4) “Coordinamento Commissione Giustizia e Pace”
Obiettivi: aumentare il numero di club di pace e mediazione dei conflitti nelle scuole superiori e
nelle università, realizzare sessioni di sensibilizzazione, conferenze, incontri, attività ricreative sui
temi della pace e della riconciliazione.
Risultati
• Partecipazione attiva degli studenti agli incontri e alle attività organizzate
• Creazione di nuovi club di pace e riconciliazione nelle scuole
• Monitoraggio delle violazioni dei diritti umani
Attività
Pianificazione, organizzazione di seminari, dibattiti e attività culturali nelle scuole sui temi della
pace, riconciliazione, educazione civica, promozione dei diritti umani, organizzazione dei club di
pace e mediazione.
la formazione di “club di pace e di mediazione dei conflitti”.
5) “Smobilitazione dei bambini soldato”
Obiettivi: sensibilizzare la società civile sull’importanza di allontanare i minori dalle forze armate,
ottenere la liberazione dei bambini da parte dei comandati e dei capi dei vari gruppi armati,
reinserire i minori nelle loro famiglie e comunità di origine, assicurare il reinserimento socioeconomico dei minori.
Risultati
• Il 40% dei minori sia allontanato dai gruppi armati
• Il 90% dei minori smobilitati sia reinserito nella società civile
• Pagamento delle spese mediche dei bambini affetti da malattie sessualmente trasmissibili
e da traumi subiti nei combattimenti
Attività
Compilazione delle schede di individuazione, sensibilizzazione sulla smobilitazione dei bambini
soldato, stesura del rapporto annuale.
LIBANO
Nell’ambito dei diversi settori in cui opera il Foyer de l’Amitie, verranno realizzate, anche grazie
all’operato dei giovani in servizio civile, le seguenti attività.
37
1 - Case di accoglienza per minori
− Attività di animazione
− Supporto scolastico
− Condivisione del tempo e delle attività quotidiane di vita della casa
− Lavori manuali nel giardino o nella cucina della casa
− Corsi di italiano
− Divulgazione del progetto di adozione a distanza attraverso internet, posta elettronica e
posta ordinaria.
− Traduzione e pubblicazione di lettere e dossier in italiano
− Sviluppo del sito internet
2 - Assistenza domiciliare
− Visite domiciliari
− Distribuzione di generi alimentari, di abbigliamento e medicinali
− Divulgazione del progetto di adozione a distanza attraverso internet, posta elettronica e
posta ordinaria.
− Traduzione e pubblicazione di lettere e dossier in italiano
− Sviluppo del sito internet
3 - Assistenza particolare
− Visite domiciliari
− Distribuzione di generi alimentari, di abbigliamento e medicinali
− Traduzione e pubblicazione di lettere e dossier in italiano
− Sviluppo del sito internet
4 - Scuola primaria e secondaria
− Supporto scolastico
5- Istituto Tecnico del Focolare dell'Amicizia
− Corsi annuali di elettricista, meccanica, elettromeccanica, falegnameria, costruzione
metallica, agricoltura, cucitura, informatica, lingue. (in cooperazione con il ministero
degli affari sociali e l'istituzione nazionale dell'occupazione)
− Sessioni intensive da 3 mesi a 12 mesi (in partenariato con istituzioni locali e straniere)
delle materie sopraelencate
− Sessioni specializzate.
− Formazione tecnica: preparazione al brevetto professionale (BP), alla maturità tecnica
(BT) ed al diploma di tecnico superiore (TS) in una decina di branche.
6 - Laboratori tecnici
− Attivazione di laboratori di falegnameria, di lavorazione metalli, di elettromeccanica, di
cucito, di elettronica, di elettronica
− Ricerca di borse di studio
7 - Volontariato
− Organizzazione eventi
− Sviluppo del sito internet
8 - Gli ex-allievi del Focolare dell'Amicizia
− Organizzazione eventi
− Sviluppo del sito internet
9 - Attività culturali, di formazione e di svago
− Organizzazione eventi
− Sviluppo del sito internet
10 - Lo sviluppo (progetto di microcredito o cassa locale del credito)
− Sensibilizzazione sui bisogni della popolazione libanese e ricerca di progetti di sviluppo
− ricerca di risorse internazionali al programma di microcredito
BRASILE
38
Nell’ambito dei diversi ambiti di azione del Gruppo Jandira ONLUS all’interno della Parrocchia
San Francisco di Assis verranno realizzate, anche grazie all’operato dei giovani in servizio civile,
le seguenti attività
1. Attività educative
− Servizio di asilo
− Servizio di doposcuola
− Attività di sostegno scolastico
− Corsi di italiano
2. Casa famiglia
− Gestione della quotidianità di vita della casa famiglia che ad oggi accoglie 30 minori e
giovani affidati attraverso il tribunale dei minori
3. Cooperativa artigianale
− Corsi di formazione professionale per adolescenti
4. Assistenza ai carcerati
− Visite ai carcerati
− Visite alle famiglie
− Adozioni a distanza
− Sostegno economico alle famiglie povere
5. Promozione sociale nelle favelas
− Visita agli abitanti delle favelas
− Asilo
− Corsi di formazione professionale
6. Corso popolare
− Corso di formazione all’esame di ammissione all’università
7. Pastorale dell’infanzia
− Assistenza alla gravidanza
− Assistenza alla maternità
8. Gemellaggio con i Sem terra
− sostegno ai gruppi di Sem terra
9. Promozione Caritas parrocchiali
− formazione degli operatori
− promozione della Caritas presso il pubblico
− mantenimento contatti con il gemellaggio con la sede di Roma del gruppo Jandira
ONLUS
Obiettivo 3 - Raccontare. Far in modo che i giovani partecipanti al progetto diventino
elementi attivi del Laboratorio di Animazione Territoriale della Caritas di Roma e che,
rielaborando in termini culturali e pedagogici l’esperienza di solidarietà internazionale
vissuta, sensibilizzino e animino altri giovani del territorio sui temi della solidarietà
internazionale, della pace, della nonviolenza, della cooperazione fraterna, dei diritti
umani e delle dinamiche tra Nord e Sud del mondo, realizzino incontri, laboratori e
percorsi formativi a livello locale, ed elaborino strumenti di animazione e di divulgazione
per comunicare con efficacia l’esperienza vissuta e farne patrimonio condiviso dal
territorio di riferimento.
Le azioni
Il progetto prevede 1 periodo, di almeno 30 giorni complessivi, di rientro in Italia durante il
servizio per ogni partecipante al progetto, per realizzare in maniera specifica questo obiettivo,
che verrà comunque sviluppato anche nelle sedi estere.
Nel corso del primo mese di progetto, che si svolgerà comunque in Italia, verrà definito un
calendario dei rientri in modo da prevedere quanto più possibile la presenza a Roma, a turno, di
uno dei partecipanti al progetto.
– Laboratorio di Animazione Territoriale (LAT)
I partecipanti al progetto durante la permanenza in Italia parteciperanno alle attività del
Laboratorio di Animazione Territoriale, attraverso il quale il settore propone alla comunità
una serie di possibilità formative con l’obiettivo di capire davvero cos’è la pace e favorire
ed iniziare percorsi personali e comunitari di educazione alla pace e al contempo offre ai
volontari partecipanti al LAT di formarsi all’animazione lavorando in affiancamento
all’equipe di formatori del SEPM in fase di progettazione, programmazione, conduzione e
39
verifica degli interventi.
L’animazione del territorio avviene tramite la realizzazione di incontri, percorsi formativi e
laboratori nelle scuole, nelle parrocchie, nei gruppi giovanili e nelle associazioni di Roma
Prima di ogni incontro, gli animatori del Laboratorio di Animazione Territoriale si
riuniscono con il coordinatore di progetto e/o i formatori del SEPM per la predisposizione
dell’offerta didattica, l’organizzazione logistica e la preparazione del materiale occorrente.
3.1.a Gli incontri
Gli incontri sono momenti formativi monotematici rivolti ai giovani e agli studenti del
territorio di Roma con l’obiettivo di sviluppare in modo approfondito alcuni temi collegati
all’impegno per la pace e per la giustizia.
I partecipanti a questo progetto potranno portare il loro specifico contributo di
testimonianza dell’esperienza che stanno vivendo
3.1.b Percorsi formativi e laboratori
Le tematiche della Pace e della Mondialità attraversano i molteplici aspetti del percorso
formativo di ognuno di noi, in particolar modo dei ragazzi in ambito scolastico. Il
Settore, quindi, collabora anche con scuole ed insegnanti per valorizzare all’interno dei
loro contesti il lavoro di approfondimento delle tematiche della Solidarietà e della Pace.
Spesso gli insegnanti manifestano l’esigenza di proporre ai propri studenti
un’occasione per avvicinarsi alle tematiche dell’educazione alla pace, troppo spesso
dimenticate, ritenendo che solo la conoscenza sia la base per poter poi intraprendere
un percorso di impegno e di azione. Il laboratorio, dunque, è visto come il primo passo
di un percorso che possa poi essere sviluppato da ognuno sia singolarmente che
collettivamente.
Le modalità di intervento nelle scuole variano rispetto agli obiettivi didattici che il corpo
docenti o i singoli insegnanti si pongono. Il Settore offre percorsi formativi e laboratori
articolati su più momenti che hanno come obiettivo la crescita di una coscienza capace
di comprendere le diversità e di accoglierle.
Ogni percorso formativo e laboratorio è strutturato in più incontri, da concordare con i
docenti, con l’obiettivo di permettere al gruppo classe di migliorare la conoscenza e le
dinamiche di relazione, di approfondire le tematiche della pace e della nonviolenza, dei
diritti umani, della risoluzione dei conflitti, del rapporto nord-sud del mondo e della
cooperazione fraterna, favorendo la possibilità da parte dei partecipanti di
intraprendere percorsi di impegno personale.
I percorsi formativi e i laboratori sono proposti e richiesti anche da gruppi parrocchiali e
intra-parrocchiali per attività di animazione e formazione sulla gestione dei conflitti. Il
SEPM è convinto che, valorizzando la realtà parrocchiale e la sua dimensione
educativa, la parrocchia può diventare il luogo-laboratorio di riconoscimento,
accettazione e soluzione di conflitti per educare alla nonviolenza.
Anche all’interno dei percorsi e dei laboratori i giovani in servizio civile partecipanti al
progetto potranno trovare occasione di presentare la loro esperienza
contestualizzandola quale elemento specifico di una azione più ampia e potranno
valorizzare gli strumenti di animazione specifici elaborati (vedi il seguente punto 3.2)
- Elaborazione di strumenti di animazione
Facendo leva sull’acquisizione della consapevolezza che l’esperienza vissuta non deve
essere considerata solo come patrimonio personale, ma come risorsa al servizio della
comunità, l’animazione della comunità civile ed ecclesiale della città di Roma non può
avvenire solo attraverso il racconto dell’esperienza, ma necessita anche
dell’elaborazione di strumenti di animazione e di divulgazione per promuovere con
efficacia l’educazione alla pace.
È per questo motivo che ai partecipanti al progetto si richiede la produzione di almeno
uno strumento formativo diverso in base al contesto geografico in cui è stata svolta e
vissuta l’esperienza di solidarietà internazionale.
Si prevede la realizzazione di un quaderno sull’esperienza in Mozambico, in Congo, in
Libano ed in Brasile, stampato in 3000 copie.
40
Gli strumenti hanno lo scopo di presentare l’esperienza vissuta, informare, sensibilizzare
e accrescere la consapevolezza di cosa significa vivere oggi in Brasile, in Congo, in
Mozambico e in Libano, favorire la condivisione di possibili strategie di impegno.
– Organizzazione dei percorsi estivi di solidarietà internazionale per i giovani della
Diocesi
Il presente progetto di servizio civile prende le mosse dall’esperienza che la Caritas
Diocesana di Roma ha attivato fin dal 2001 promuovendo percorsi di solidarietà
internazionale per i giovani della Diocesi che contemplano un’esperienza estiva di circa
15 giorni nelle realtà in cui questo progetto si sviluppa.
I giovani in servizio civile partecipanti a questo progetto contribuiranno all’organizzazione
dei percorsi previsti per l’estate 2009, in coordinamento con il coordinatore del progetto,
sia per quanto concerne il supporto logistico e l’attivazione dei contatti con le realtà locali,
sia per quanto concerne l’accompagnamento dei giovani partecipanti all’esperienza
estiva durante i campi stessi.
– Organizzazione di un evento pubblico
Per mantenere viva la relazione tra il territorio romano e le persone incontrate durante le
esperienze di solidarietà internazionale, si intende realizzare una giornata-evento a Roma
nel mese di gennaio (che la Chiesa Cattolica celebra quale mese della Pace) per
promuovere la solidarietà e testimoniare la vicinanza.
L’evento è organizzato dagli Operatori del Settore con il contributo dei volontari del LAT. I
giovani in servizio civile partecipanti a questo progetto parteciperanno direttamente
all’organizzazione dell’evento; coloro i quali si troveranno in quel momento all’estero
contribuiranno attraverso la realizzazione di documenti e materiali di testimonianza
dell’esperienza.
9.3 RISORSE UMANE COMPLESSIVE NECESSARIE PER L’ESPLETAMENTO DELLE
ATTIVITÀ PREVISTE, SPECIFICANDO SE VOLONTARI O DIPENDENTI A QUALUNQUE
TITOLO DELL’ENTE.
Obiettivo 1 - Formare giovani operatori di solidarietà internazionale, persone attente al
mondo che ci circonda, con una specifica attenzione al disagio delle persone che vivono nei
luoghi più svantaggiati della terra, vittime della violenza umana e della povertà. Fornire i
contenuti, gli strumenti, le riflessioni di carattere pastorale, metodologico e politico per
approfondire ed affrontare i problemi locali con una visione globale, favorendo la presa di
coscienza delle cause delle situazioni di crisi e non solo delle conseguenze.
Le attività previste per il raggiungimento dell’obiettivo 1 vengono realizzate presso il Settore
Educazione alla Pace ed alla Mondialità (SEPM) della Caritas Diocesana di Roma
Il Settore Educazione alla Pace ed alla Mondialità svolge le sue attività avvalendosi del lavoro di 4 operatori
con contratto a tempo indeterminato, affiancati per quanto concerne specifiche attività di animazione del
territorio da circa 50 volontari che partecipano al Laboratorio di Animazione Territoriale.
Il SEPM è inoltre sede operativa di un progetto di servizio civile nazionale, che vede impiegati 4 giovani in
servizio civile
Obiettivo 2 - Stare accanto. sperimentare nel quotidiano le sofferenze delle persone che
vivono la povertà e l’esclusione in contesti internazionali segnati da guerre, disperazione e
disagio socio-economico. L’incontro diventa necessario e irrinunciabile così da rendere
vitale verificarsi sulle proprie capacità di accogliere, di lasciarsi interrogare dalle situazioni,
di inventare nuovi linguaggi e nuove chiavi di lettura di fronte a problematiche che, seppur
parzialmente, si ha l’opportunità di vivere in maniera diretta.
Le attività previste per il raggiungimento dell’obiettivo 2 vengono realizzate presso le 4 sedi estere
del progetto. Per ognuna di esse viene presentato il complesso delle risorse umane coinvolte
nella realizzazione del progetto oltre i giovani in servizio civile
MOZAMBICO
Il personale della Parrocchia conta 23 operatori remunerati, considerando tutte le attività
41
presso le scuole (esclusi gli insegnanti della tre scuole, che sono pagati dallo stato), presso il
Centro Dia, i programmi di microcredito, la gestione dei progetti generatori di reddito, eccetera.
Il personale delle Commissioni Cemirde e Giustizia e Pace conta invece circa dodici operatori
pagati, tenendo in considerazione le due équipe di riferimento delle rispettive commissioni, tre
avvocati impiegati in attività di formazione e consulenza giuridica e quattro animatori di
comunità impiegati presso le comunità di emigrati delle periferie di Johannesburg.
REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO
La Caritas di Goma è composta dal suo Direttore e da 26 persone stipendiate divise nei vari uffici.
Inoltre in ogni CTO (Centri di Transito e Orientamento) vi sono 4 animatori.
I Volontari in Servizio Civile si inseriscono nell’equipe Caritas, affiancandola nelle attività di
planning e organizzazione delle attività, nella realizzazione e nella verifica dei progetti.
LIBANO
Il Foyer de l’Amitie porta avanti le sue attività avvalendosi del lavoro di 86 operatori stipendiati. Di
questi, 57 sono insegnanti e formatori alla scuola tecnica, 5 presso l’Atelier, 8 sono educatori e
educatrici, 16 lavoratori generici.
Vi sono inoltre 26 operatori presso la scuola accademica
Durante l'estate si aggiungono 20 operatori che lavorano alla piscina.
I volontari che collaborano a vario titolo sono più di 150 tra medici, avvocati, formatori, giovani.
BRASILE
La parrocchia è formata da comunità di base, che sono dei gruppi di persone dello stesso
quartiere che fanno vita di fede in modo piuttosto autonomo, all’interno della comunità di base
vengono formati dei ministri che aiutano l’unico prete a gestire la quotidianità religiosa; ci sono
ministri della parola che leggono e commentano il vangelo tutte quelle volte che nella
celebrazione eucaristica il prete fa la messa in un’altra comunità, ci sono i ministri del battesimo, i
catechisti e i ministri dell’estreme unzioni. Ogni comunità di base si incontra insieme con le altre
comunità e con i parroco periodicamente e anche i ministri hanno degli incontri comuni di
formazione e di scambio.
Il risultato di questa organizzazione, che da molti anni fa parte della cultura religiosa brasiliana, è
una chiesa molto viva, gestita dal basso, dove le problematiche sociali, molto presenti nella vita di
tutti, rientrano spesso tra gli impegni parrocchiali. Molto interessante è un gruppo di Fede e
politica che da formazione ai giovani che riflettono sul legame tra la vita e la politica, l’obiettivo è
coscientizzare e rendere le persone attive nella vita sociale e politica.
Infine c’è un Consiglio di gestione che supervisiona le attività della parrocchia formato da un
rappresentante per ogni attività sociale, dalle attività nelle favelas alla pastorale della criança, e
che coordina la vita parrocchiale e mantiene i contatti con il gruppo di Roma
Obiettivo 3.
Le attività previste per il raggiungimento dell’obiettivo 1 vengono realizzate presso il Settore
Educazione alla Pace ed alla Mondialità (SEPM) della Caritas Diocesana di Roma
Il Settore Educazione alla Pace ed alla Mondialità svolge le sue attività avvalendosi del lavoro di 4 operatori
con contratto a tempo indeterminato, affiancati per quanto concerne specifiche attività di animazione del
territorio da circa 50 volontari che partecipano al Laboratorio di Animazione Territoriale.
Il SEPM è inoltre sede operativa di un progetto di servizio civile nazionale, che vede impiegati 4 giovani in
servizio civile
9.4 RUOLO ED ATTIVITÀ PREVISTE PER I VOLONTARI NELL’AMBITO DEL PROGETTO.
Obiettivo 1 - Formare giovani operatori di solidarietà internazionale, persone attente al
mondo che ci circonda, con una specifica attenzione al disagio delle persone che vivono nei
luoghi più svantaggiati della terra, vittime della violenza umana e della povertà. Fornire i
contenuti, gli strumenti, le riflessioni di carattere pastorale, metodologico e politico per
approfondire ed affrontare i problemi locali con una visione globale, favorendo la presa di
coscienza delle cause delle situazioni di crisi e non solo delle conseguenze.
1.1 - corso di formazione generale sulla solidarietà internazionale,
−
−
Partecipazione agli incontri d’aula settimanali nel corso del primo mese di
realizzazione del progetto
Confronto continuo sia tra i partecipanti al progetto che con gli operatori del
Settore Educazione alla Pace ed alla Mondialità
42
1.2 corso di formazione specifica sul Mozambico, sul Congo, sul Libano e sul
Brasile
−
−
Partecipazione agli incontri d’aula
Consultazione e studio individuale di materiali predisposti dalla Caritas
Diocesana
− Consultazione e studio individuale di testi presenti presso il Centro
Documentazione “don Lorenzo Milani”
− Contatto e incontro con altre realtà romane operanti sui territori di riferimento
e/o con rappresentanti di comunità locali
− consultazione dei siti internet di riferimento più significativi
− partecipazione, qualora in calendario in quel momento sul territorio di Roma,
a convegni, incontri, manifestazioni relative al paese specifico di interesse
1.3 corso di lingua portoghese (per il Mozambico ed il Brasile) e della lingua
francese (per la Repubblica Democratica del Congo ed il Libano)
−
studio individuale o di gruppo della lingua
1.4 La formazione specifica al servizio
Realizzata nei singoli contesti esteri dagli operatori locali di progetto (vedi formazione
specifica)
Obiettivo 2 - Stare accanto. sperimentare nel quotidiano le sofferenze delle persone che
vivono la povertà e l’esclusione in contesti internazionali segnati da guerre, disperazione e
disagio socio-economico. L’incontro diventa necessario e irrinunciabile così da rendere
vitale verificarsi sulle proprie capacità di accogliere, di lasciarsi interrogare dalle situazioni,
di inventare nuovi linguaggi e nuove chiavi di lettura di fronte a problematiche che, seppur
parzialmente, si ha l’opportunità di vivere in maniera diretta.
MOZAMBICO
Il servizio dei giovani partecipanti al progetto si svilupperà, attraverso l'inserimento nei team
locali, secondo le modalità d'impiego ed i piani d'attività precedentemente descritte. Si fa
riferimento, in particolare, al ruolo dei volontari in servizio civile, avendo già sottolineato
l'appartenenza ad un consolidato team più ampio, professionale e/o volontario.
Nell’ambito delle attività sopra delineate, il ruolo previsto per i giovani in servizio civile
riguarderà:
1° ambito di servizio: Centro Dia + Commissione Giu stizia e Pace.
Centro Dia: accompagnamento delle attività del centro relative alle adolescenti (due o tre gruppi
di età differente) in affiancamento alla referente mozambicana. Attività previste: preparazione e
programmazione degli incontri, visite alle famiglie, partecipazione agli incontri settimanali,
coordinamento con le altre attività previste nel centro (attività manuali, di studio ecc),
organizzazione due sabati al mese di attività ricreative.
Commissione Giustizia e Pace: partecipazione al ricevimento dei carcerati presso la sede,
monitoraggio delle attività svolte dalla Commissione, sostegno nella preparazione e consegna dei
vari documenti, visita settimanale in carcere.
2° ambito di servizio: Centro Dia.
Premessa: è stato comperato ed edificato un terreno accanto al Centro. Questa nuova sezione è
interamente dedicata ai bambini dai 5 ai 12 anni, è strutturata in sale per attività
ricreative/artistiche e uno spazio aperto dedicato al gioco.
Centro Dia: collaborazione nell'organizzazione, programmazione e realizzazione di tutte le attività
di questa nuova sezione del centro.
3° ambito di servizio: Commissione Cemirde.
Cemirde: servizio nel centro d'ascolto per i rifugiati; elaborazione e aggiornamento database
rifugiati; accompagnamento nelle visite alle famiglie; accompagnamento nelle parrocchie per
favorire e promuovere il lavoro pastorale con i rifugiati/immigrati; presenza e accompagnamento a
Ressano Garcia all'arrivo del treno con i rimpatriati mozambicani. E’ richiesta la conoscenza della
lingua francese.
43
REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO
Nell’ambito delle attività sopra delineate, il ruolo previsto per i giovani in servizio civile
riguarderà:
1)
“Programma di sensibilizzazione della popolazione alla lotta contro l’aids”
a) Pianificazione, programmazione e realizzazione delle attività da svolgere nelle scuole e
nelle parrocchie di Goma, attività concordate con l’equipe durante la riunione trimestrale,
in modo da poter formare nuovi Club di sensibilizzazione alle malattie sessualmente
trasmissibili.
b) Implementazione di un sistema di monitoraggio sulla situazione socio-economica dei
beneficiari. Questo attraverso la visita nelle case dei beneficiari e delle loro attività
generatrici di reddito.
c) Stesura dei rapporti descrittivi semestrali e annuali da presentare alla Caritas
Développement e ai donors.
2) Programma di Microfinanza Tujenge Pamoja
I Volontari affiancheranno l’equipe degli Agenti di Credito nelle attività sul territorio.
In particolare, seguiranno le fasi della preparazione delle formazioni per i gruppi di credito
solidale; incontreranno i membri dei gruppi sia in occasione dei loro incontri settimanali che delle
visite individuali a domicilio o sul posto di lavoro; interverranno nell’elaborazione di piani di
sviluppo per le attività commerciali dei membri dei gruppi di credito.
Per quanto riguarda lo studio di impatto sociale del programma, i Volontari collaboreranno con lo
staff del programma per concepire un questionario di inchiesta e stabilire indicatori efficaci per
misurare l’impatto stesso. I volontari dovranno inoltre aiutare lo staff a redigere il rapporto del
monitoraggio ed a completarlo con grafici e tabelle.
3) “Sostegno alle associazioni/cooperative intercomunitarie per la ricostruzione
socio-economica sostenibile”
Il lavoro dei Volontari si limita alla città di Goma per questioni di sicurezza e si concentrerà su tre
associazioni: Adebuki, Adika e Cuprofav. Insieme al responsabile del progetto dovranno seguire e
verificare le attività produttive già in essere. In una seconda fase, con la partecipazione delle
associazioni e del responsabile del progetto, si cercherà di sviluppare nuovi progetti generatori di
reddito e/o nuove strategie di commercializzazione dei prodotti. Le attività di queste cooperative
sono: allevamento, orticoltura, falegnameria, rimboschimento, trasformazione di prodotti
alimentari.
4) “Coordinamento Commissione Giustizia e Pace”
L’attività dei Volontari si concentrerà nelle scuole, sia per un fatto di prossimità con i giovani ma
anche per un motivo linguistico. Con l’equipe della commissione e in coordinamento con le
scuole, il volontario dovrà stendere un programma semestrale delle attività. Dovrà inoltre, sempre
con l’equipe progettare i laboratori e i seminari di formazione previsti nel programma semestrale.
Contestualmente alle attività di programmazione e progettazione dovrà accompagnare gli
operatori locali nelle sessioni di animazione dei giovani, nei seminari di formazione degli
insegnanti e degli animatori parrocchiali in modo da comprendere la metodologia utilizzata dalla
commissione e poter affiancare l’equipe nei laboratori che si svolgeranno nelle scuole. Attraverso
queste attività il volontario dovrà porre un forte accento sull’importanza dell’aggregazione
giovanile intorno a questi temi, favorendo così la formazione di “club di pace e di mediazione dei
conflitti”.
5) “Smobilitazione dei bambini soldato”
Il Volontario avrà il compito di raccogliere i dati sui bambini che verranno smobilitati e compilare le
schede di individuazione dei bambini. Con l’equipe pianificherà e progetterà sia da un punto di
vista logistico che dei contenuti i seminari ed i laboratori di sensibilizzazione rivolti alle
amministrazioni, ai capi militari e agli studenti. Questi seminari fanno leva sulla costituzione di
transizione congolese e nello specifico all’articolo 184 che cita “Nessuno può essere reclutato
nelle forze armate della Repubblica Democratica del Congo ne prendere parte ai conflitti o alle
ostilità, se non possiede l’età di 18 anni al momento del reclutamento”.
Collaborerà con l’equipe alla stesura del rapporto annuale
LIBANO
I giovani in servizio civile lavoreranno insieme all’equipe del Foyer de l’Amitie inserendosi, con un
graduale accrescimento dei compiti di responsabilità acquisiti e sulla base delle proprie particolari
44
competenze, nelle diverse attività. In particolare ai giovani italiani in sevizio civile viene richiesto di
dare un esempio di responsabilità e solidarietà, di dialogo, del rispetto della legalità e dell’essere
umano, e dunque di farsi testimoni di pace.
In particolare nell’ambito delle attività sopra delineate, il ruolo previsto per i giovani in servizio
civile riguarderà:
1 - Case di accoglienza per minori
− Progettazione, attivazione e verifica delle attività di animazione
− Affiancamento di minori per il supporto scolastico
− Condivisione del tempo e delle attività quotidiane di vita della casa
− Realizzazione di lavori manuali nel giardino o nella cucina della casa
− Ideazione e conduzione di corsi di italiano
− Sviluppo del sito internet
2 - Assistenza domiciliare
− Supporto agli operatori nelle attività di assistenza a domicilio
− Supporto alla distribuzione di generi alimentari, di abbigliamento e medicinali
− Sviluppo del sito internet
3 - Assistenza particolare
− Supporto agli operatori nelle attività di assistenza a domicilio
− Supporto alla distribuzione di generi alimentari, di abbigliamento e medicinali
− Sviluppo del sito internet
4 - Scuola primaria e secondaria
− Affiancamento di minori per il supporto scolastico
5 - Laboratori tecnici
− Ricerca di borse di studio
6 - Volontariato
− Partecipazione all’organizzazione di eventi
− Sviluppo del sito internet
7 - Gli ex-allievi del Focolare dell'Amicizia
− Partecipazione all’organizzazione di eventi
− Sviluppo del sito internet
8 - Attività culturali, di formazione e di svago
− Partecipazione all’organizzazione di eventi
− Sviluppo del sito internet
10- Lo sviluppo (progetto di microcredito o cassa locale del credito)
− Sensibilizzazione sui bisogni della popolazione libanese e ricerca di progetti di sviluppo
− ricerca di risorse internazionali al programma di microcredito
BRASILE
I volontari opereranno in costante affiancamento con gli operatori della Parrocchia e della Società
Caritas San Francisco, con l’obiettivo di una crescente e graduale autonomia. Particolare
attenzione sarà inoltre dedicata alle fasce giovanili, i volontari saranno chiamati ad una presenza
attiva presso le realtà aggregative promosse dalla chiesa locale.
In particolare nell’ambito delle attività sopra delineate, il ruolo previsto per i giovani in servizio
civile riguarderà:
1. Attività educative
− Supporto nelle attività di animazione e di sostegno scolastico
− Ideazione e conduzione di corsi di italiano
2. Casa famiglia
− Partecipazione alla vita quotidiana della casa famiglia
3. Cooperativa artigianale
− Supporto organizzativo e gestionale per i corsi di formazione professionale per
45
adolescenti
4. Assistenza ai carcerati
− Partecipazione, insieme agli operatori locali, alle visite ai carcerati ed alle loro famiglie
− Gestione della documentazione relativa alle adozioni a distanza
5. Promozione sociale nelle favelas
− Partecipazione, insieme agli operatori locali, alle visite agli abitanti delle favelas
− Attivazione e gestione delle attività di asilo e dei corsi di formazione professionale
6. Corso popolare
− Collaborazione all’organizzazione e conduzione del corso di formazione all’esame di
ammissione all’università
7. Pastorale dell’infanzia
− Partecipazione, insieme agli operatori locali, alle visite alle famiglie seguite nell’ambito
di questa attività
8. Gemellaggio con i Sem terra
− Partecipazione alle attività di sostegno ai gruppi di Sem terra
9. Promozione Caritas parrocchiali
− mantenimento contatti con il gemellaggio con la sede di Roma del gruppo Jandira
ONLUS
Obiettivo 3 - Raccontare. Far in modo che i giovani partecipanti al progetto diventino
elementi attivi del Laboratorio di Animazione Territoriale della Caritas di Roma e che,
rielaborando in termini culturali e pedagogici l’esperienza di solidarietà internazionale
vissuta, sensibilizzino e animino altri giovani del territorio sui temi della solidarietà
internazionale, della pace, della nonviolenza, della cooperazione fraterna, dei diritti
umani e delle dinamiche tra Nord e Sud del mondo, realizzino incontri, laboratori e
percorsi formativi a livello locale, ed elaborino strumenti di animazione e di divulgazione
per comunicare con efficacia l’esperienza vissuta e farne patrimonio condiviso dal
territorio di riferimento.
3.1 – Laboratorio di Animazione Territoriale (LAT)
I partecipanti al progetto durante la permanenza in Italia parteciperanno alle attività del
Laboratorio di Animazione Territoriale,
3.2 - Elaborazione di strumenti di animazione
Ai partecipanti al progetto si richiede la produzione di almeno uno strumento formativo
diverso in base al contesto geografico in cui è stata svolta e vissuta l’esperienza di
solidarietà internazionale.
3.3 – Organizzazione dei percorsi estivi di solidarietà internazionale per i giovani
della Diocesi
I giovani in servizio civile partecipanti a questo progetto contribuiranno all’organizzazione
dei percorsi previsti per l’estate 2009, in coordinamento con il coordinatore del progetto,
sia per quanto concerne il supporto logistico e l’attivazione dei contatti con le realtà locali,
sia per quanto concerne l’accompagnamento dei giovani partecipanti all’esperienza
estiva durante i campi stessi.
3.4 – Organizzazione di un evento pubblico
I giovani in servizio civile partecipanti a questo progetto parteciperanno direttamente
all’organizzazione dell’evento; coloro che si troveranno in quel momento all’estero
contribuiranno attraverso la realizzazione di documenti e materiali di testimonianza
dell’esperienza.
10) Numero dei volontari da impiegare nel progetto:
Paese estero
MOZAMBICO
Città
MAPUTO
Cod. ident.
sede
20254
N. vol. per sede
3
46
REP. DEM. DEL CONGO
LIBANO
BRASILE
GOMA
ZAHLE
SAN PAOLO
40491
64932
65608
TOTALE
3
2
2
10
11) Modalità di fruizione del vitto e alloggio:
Mozambico
Sistemazione in appartamento
Autonomia dei volontari nell’acquisto di generi alimentari e prodotti di prima necessità e nella
preparazione dei pasti, oppure autonomia nella fruizione di pasti presso i numerosi piccoli e medi
ristoranti presenti nel territorio.
Repubblica Democratica del Congo
Sistemazione in appartamento
Autonomia dei volontari nell’acquisto di generi alimentari e prodotti di prima necessità e nella
preparazione dei pasti, oppure autonomia nella fruizione di pasti presso i numerosi piccoli e medi
ristoranti presenti nel territorio.
Libano
Sistemazione in una stanza autonoma all’interno dell’abitazione del Foyer de l’Amitie.
La cucina comune è a disposizione di tutti. La fruizione dei pasti, preparati di volta in volta da
persone presenti nella struttura, avviene in comunità
Autonomia dei volontari nell’acquisto di generi alimentari e prodotti di prima necessità.
Brasile
Sistemazione in appartamento
Autonomia dei volontari nell’acquisto di generi alimentari e prodotti di prima necessità e nella
preparazione dei pasti, oppure autonomia nella fruizione di pasti presso la Società Caritas che
prepara i pasti per gli asili e i dopo scuola per 5 giorni alla settimana.
12) Numero posti senza vitto e alloggio:
13) Numero ore di servizio settimanali dei volontari, ovvero monte ore annuo:
14) Giorni di servizio a settimana dei volontari (minimo 5, massimo 6):
0
40 ore
settimanali
6
15) Mesi di permanenza all’estero ed eventuali particolari obblighi dei volontari durante il periodo di
servizio:
Il progetto prevede una permanenza all’estero non inferiore a 7 mesi.
Partecipazione al percorso formativo previsto a livello diocesano e ai corsi di formazione
residenziali organizzati a livello diocesano, regionale, interdiocesano (corso di inizio, metà e fine
servizio) anche fuori dal comune e della provincia ove si svolge il proprio progetto, così come
previsto dal percorso di formazione; ogni corso ha la durata di tre giorni complessivi.
Stesura delle relazioni mensili da inviare in Italia (report), incontri settimanali dell’équipe locale di
progetto, seguire le indicazione dei referenti dei progetti, comunicazione costante (mails, telefono)
con la Caritas diocesana, comportamento improntato ad uno stile di vita sobrio, responsabile ed
armonico rispetto al lavoro di equipe.
Rispetto della cultura locale.
Inoltre, flessibilità a svolgere il servizio in numerosi e differenti settori, ambiti e fasi di intervento
(esecuzione operativa, studio ed analisi, progettazione, sperimentazione e verifica), possibile
impiego nei giorni festivi, alternanza di lavoro individuale ed in équipe.
Disponibilità per missioni di breve durata in altre zone del paese ed in altri paesi.
47
Obbligo di svolgimento delle attività di animazione e sensibilizzazione in Italia con la propria
Caritas diocesana e con la Caritas diocesana capofila del progetto.
Disponibilità al trasferimento temporaneo della sede in caso di:
- eventi di formazione e sensibilizzazione diocesani, regionali o nazionale (es.
incontro nazionale giovani in servizio civile)
- campi estivi in Italia e all’estero
- intervento in caso calamità naturali
- missioni umanitarie
48
CARATTERISTICHE ORGANIZZATIVE
16) Particolari condizioni di rischio connesse alla realizzazione del progetto:
Mozambico
La violenza in città costituisce ormai un elemento caratterizzante, non solo per opera di
ragazzi e bambini di strada ma anche attraverso bande organizzate. Lo straniero europeo,
inoltre, disponendo generalmente di maggiori ricchezze, è più spesso soggetto a rapine,
furti ed aggressioni. Ciò può accadere nelle strade principali, in macchina o a piedi, in casa
e nei quartieri e nei posti di lavoro.
Repubblica Democratica del Congo
La città di Goma presenta gli stessi rischi di un grande centro urbano nel quale i problemi
sociali sono numerosi ed acuti. Non va sottovalutato il rischio di rapine, furti ed aggressioni,
soprattutto perchè un europeo viene ritenuto a priori più ricco.
La presenza delle truppe delle Nazioni Unite (MONUC) garantisce una certa sicurezza, se
non altro perché evita che gli scontri armati tra gruppi ribelli ed esercito nazionale si
estendano alla città.
Il contesto di conflitto in corso nella provincia del Nord Kivu rappresenta un problema da
non sottovalutare. In città c’è una grande concentrazione di militari che spesso e volentieri
attaccano la popolazione locale. È alto il numero degli omicidi, delle rapine e delle violenze
sessuali sulle donne locali. Inoltre, la grande diffusione di armi automatiche rappresenta un
rischio non indifferente.
La situazione di incertezza che ancora perdura nella provincia del Nord Kivu, richiede di
prestare la massima attenzione alla situazione politica generale.
Libano
I rischi sono legati principalmente alle conseguenze della guerra dell’agosto 2006. In
particolare nel sud del Libano possono essere presenti oggetti esplosivi inesplosi. E’
pertanto opportuno astenersi dal recarsi soli in zone pericolose. Al pari di qualunque altro
grande centro urbano non va sottovalutato il rischio di rapine, furti ed aggressioni,
soprattutto perchè un europeo viene ritenuto a priori più ricco. Il livello di rischio è tuttavia
contenuto e non necessita di speciali accorgimenti.
Brasile
La violenza nella grande metropoli di San Paolo costituisce ormai un elemento
caratterizzante, e anche a Jandira è un problema reale e quotidiano. Questa violenza si
manifesta non solo per opera di ragazzi e bambini di strada ma anche attraverso bande
organizzate. Lo straniero europeo, inoltre, disponendo generalmente di maggiori ricchezze,
è più spesso soggetto a rapine, furti ed aggressioni. Ciò può accadere nelle strade
principali, in macchina o a piedi, in casa e nei quartieri e nei posti di lavoro.
17) Accorgimenti adottati per garantire i livelli minimi di sicurezza e di tutela dei volontari a fronte dei
rischi evidenziati al precedente punto 16):
Mozambico
I volontari sono informati dei rischi e invitati alla prudenza e alla costante vigilanza. Si ritiene che la
scelta di uno stile di vita sobrio, da parte dei giovani, possa diminuire la probabilità d’essere soggetti a
rapine ed aggressioni.
Di seguito vengono elencate alcune precauzioni e scelte adottate dall'organizzazione Caritas per
aumentare la tutela degli operatori:
abitazione: i giovani in servizio civile risiedono in un quartiere centrale (nella cosiddetta "città di
cemento"), in un appartamento al terzo ed ultimo piano di un condominio sorvegliato giorno e
notte da una guardia non armata. Tutte le finestre sono protette da inferiate e lo stessa porta
d'ingresso è preceduto da un'altra porta in spranghe di ferro dotata di lucchetto. In casa non ci
sono computer fissi, televisione, stereo. Il team di volontari in Servizio Civile non ha in dotazione
alcuna automobile o altro veicolo, potendo utilizzare i mezzi disponibili di Caritas Mozambicana o
più comunemente i mezzi pubblici. La manutenzione dell'appartamento è completamente
autogestito e non prevede l'assunzione, nemmeno temporanea, di personale domestico.
ufficio: una base operativa di riferimento per svolgere attività di reporting, ricerca internet, … è
rappresentata dall'Ufficio della Caritas Italiana, presso un complesso della Conferenza
Episcopale Mozambicana (CEM), che ospita sia gli uffici di altre Caritas (Mozambicana,
49
-
-
Spagnola, …), altre Commissioni della CEM, altre Organizzazione internazionali, nonché una
guesthouse. Il complesso è cintato con sistemi di protezione, sorvegliato giorno e notte dal
personale di una compagnia di security armata in collegamento con un'unità centrale e mobile a
sistemi d'allarme che prevedono l'intervento rapido di squadre specializzate.
Coordinamento: Caritas Italiana partecipa regolarmente agli incontri organizzati dalla
Cooperazione Italiana e l'Ambasciata Italiana con le ONG presenti nel Paese, seguendo le norme
previste e recependo l’informazione su fatti ed eventuali accorgimenti suggeriti. Una riunione
settimanale tra i giovani in servizio civile e il coordinatore di Caritas Italiana in loco assicurano
l'aggiornamento delle informazioni. Inoltre, tutti gli operatori di Caritas sono segnalati
all'Ambasciata come cittadini italiani residenti all'estero, godendo i privilegi di sicurezza previsti
(una delle pratiche burocratiche che vengono avviate prioritariamente all'arrivo è proprio quella
finalizzata all'ottenimento del "DIRE", un documento di identità e di residenza temporanea
all'estero).
"terreno": non ci sono particolari accorgimenti personali presso le strutture di servizio (Comunità
di base parrocchiali, Centro Dia, …), essendo tutti luoghi che godono di buona "sicurezza sociale"
(non si registrano particolari fatti avvenuti nel passato, tipo gravi furti, minacce armate od altro).
Con riferimento ai luoghi più esposti (strade, case, luoghi a rischio reale come la "lixeira", ossia la
discarica, …) il volontario sarà accompagnato sin dall'inizio dagli operatori locali o quelli italiani
già integrati da tempo. Il volontario lavorerà in maniera autonoma progressivamente al livello di
"riconoscimento sociale" raggiunto; infatti l’inserimento positivo nelle comunità di riferimento
rappresenta il principale deterrente ad una possibile aggressione da parte di estranei. Soprattutto
in questi ambienti, al volontario è raccomandata vigilanza, prudenza (senza arrivare alla
diffidenza) e particolare attenzione a vivere uno “stile di relazioni” innanzitutto corrette e
rispettose delle norme civili locali, nonché cordiali, anche in caso di situazioni di stress di
qualsiasi tipo (secondo le pratiche e le tecniche classiche di training autogeno e i principi di
nonviolenza).
Repubblica Democratica del Congo
I volontari sono informati dei rischi e invitati alla prudenza ed alla costante vigilanza. Si ritiene che la
scelta di uno stile di vita sobrio, da parte dei giovani, possa diminuire la probabilità d’essere soggetti a
rapine ed aggressioni.
Di seguito vengono elencate alcune precauzioni e scelte adottate dall'organizzazione Caritas per
aumentare la tutela degli operatori.
Abitazione: i giovani in servizio civile risiedono in una casa all’interno di un compound della
diocesi di Goma nel quale si trovano anche una falegnameria, una scuola di alfabetizzazione ed
una panetteria. La manutenzione dell'appartamento è completamente autogestita e non prevede
l'assunzione, nemmeno temporanea, di personale domestico. I volontari in Servizio Civile hanno
in dotazione un’automobile della Caritas diocesana di Goma.
Ufficio: la sede di riferimento per svolgere attività di ufficio (rapporti, contabilità, ricerca
internet,…) è rappresentata dall'Ufficio della Caritas diocesana e dalla sede del programma di
microfinanza “Tujenge Pamoja”
Attività ordinarie: i volontari si muovono preferibilmente in compagnia degli operatori della
Caritas diocesana ed il lavoro viene svolto solo durante le ore diurne. L’integrazione nella
“comunità” di Goma, ed in particolare nel quartiere di residenza permette un riconoscimento del
ruolo e della funzione che rappresentano il principale deterrente ad una possibile aggressione da
parte di estranei. Particolare attenzione va posta al vivere uno “stile di relazioni” corretto e
rispettoso delle norme civili locali e di quanto la popolazione ha vissuto in questi anni di conflitto.
Coordinamento: i volontari mantengono contatti costanti con il l’Ambasciata Italiana a Kinsahsa
per ricevere informazioni ed indicazioni sulle norme da seguire. Scambi periodici con altre Ong ed
organismi umanitari (agenzie ONU, CICR…), permettono di raccogliere informazioni ed opinioni
sulla situazione nel paese e nella regione dei Grandi Laghi. Tali informazioni vengono quindi
analizzate con il responsabile del Programma paese di Caritas Italiana.
Libano
I volontari sono informati dei rischi e invitati alla prudenza e alla costante vigilanza. Si ritiene che la
scelta di uno stile di vita sobrio, da parte dei giovani, possa diminuire la probabilità d’essere soggetti a
rapine ed aggressioni.
Di seguito vengono elencate alcune precauzioni e scelte adottate dall'organizzazione Caritas per
aumentare la tutela degli operatori:
abitazione: i giovani in servizio civile risiedono all’interno della struttura del Foyer de insieme alla
comunità degli operatori e dei giovani residenti
Ufficio: la sede di riferimento per svolgere attività di ufficio (rapporti, contabilità, ricerca
internet,…) è rappresentata dall'Ufficio dello stesso Foyer de l’Amitie
Attività ordinarie: i volontari si muovono preferibilmente in compagnia degli operatori locali ed il
lavoro viene svolto durante le ore diurne.. Particolare attenzione va posta al vivere uno “stile di
relazioni” corretto e rispettoso delle norme civili locali e di quanto la popolazione ha vissuto in
questi anni di conflitto.
- "terreno": non ci sono particolari accorgimenti personali presso le strutture di servizio, essendo
tutti luoghi che godono di buona "sicurezza sociale" (non si registrano particolari fatti avvenuti nel
50
passato, tipo gravi furti, minacce armate od altro). Il volontario sarà comunque accompagnato sin
dall'inizio dagli operatori locali. Il volontario lavorerà in maniera autonoma progressivamente al
livello di "riconoscimento sociale" raggiunto; infatti l’inserimento positivo nelle comunità di
riferimento rappresenta il principale deterrente ad una possibile aggressione da parte di estranei.
Soprattutto in questi ambienti, al volontario è raccomandata vigilanza, prudenza (senza arrivare
alla diffidenza) e particolare attenzione a vivere uno “stile di relazioni” innanzitutto corrette e
rispettose delle norme civili locali, nonché cordiali, anche in caso di situazioni di stress di
qualsiasi tipo (secondo le pratiche e le tecniche classiche di training autogeno e i principi di
nonviolenza).
Brasile
I volontari sono informati dei rischi e invitati alla prudenza e alla costante vigilanza. Si ritiene che la
scelta di uno stile di vita sobrio, da parte dei giovani, possa diminuire la probabilità d’essere soggetti a
rapine ed aggressioni.
Di seguito vengono elencate alcune precauzioni e scelte adottate dall'organizzazione Caritas per
aumentare la tutela degli operatori:
abitazione: i giovani in servizio civile risiedono in una casa in quartiere centrale che è accanto
alla casa del parroco e ad un asilo. Tutta la zona è recintata da un muro e ha un cancello elettrico
che la protegge. Il team di volontari in Servizio Civile ha in dotazione i mezzi di trasporto
disponibili della Sociedade Caritas o più comunemente i mezzi pubblici. La manutenzione
dell'appartamento è completamente autogestito e non prevede l'assunzione, nemmeno
temporanea, di personale domestico.
ufficio: una base operativa di riferimento per svolgere attività di reporting, ricerca internet, è
rappresentata dall'Ufficio della Sociedade Caritas, che si trova non lontano dalla casa di
abitazione. Il complesso è cintato con sistemi di protezione, sorvegliato giorno e notte daun
guardiano che vive nello stabile.
- "terreno": non ci sono particolari accorgimenti personali presso le strutture di servizio (Asili, dopo
scuola, …), essendo tutti luoghi che godono di buona "sicurezza sociale" (non si registrano
particolari fatti avvenuti nel passato, tipo gravi furti, minacce armate od altro). Con riferimento ai
luoghi più esposti (strade, case, luoghi a rischio reale come la favela) il volontario sarà
accompagnato sin dall'inizio dagli operatori locali o quelli italiani già integrati da tempo. Il
volontario lavorerà in maniera autonoma progressivamente al livello di "riconoscimento sociale"
raggiunto; infatti l’inserimento positivo nelle comunità di riferimento rappresenta il principale
deterrente ad una possibile aggressione da parte di estranei. Soprattutto in questi ambienti, al
volontario è raccomandata vigilanza, prudenza (senza arrivare alla diffidenza) e particolare
attenzione a vivere uno “stile di relazioni” innanzitutto corrette e rispettose delle norme civili locali,
nonché cordiali, anche in caso di situazioni di stress di qualsiasi tipo (secondo le pratiche e le
tecniche classiche di training autogeno e i principi di nonviolenza).
18) Particolari condizioni di disagio per i volontari connesse alla realizzazione del progetto:
Mozambico
Nessuna particolare condizione di disagio connessa alla realizzazione del progetto; infatti la
selezione e la formazione propedeutica ed ad interim mirano a prevenire gravi forme di
disagio che sarebbero legate maggiormente alla personalità del volontario e non tanto alla
situazione in loco. Si ritiene, invece, che l’esperienza stessa inevitabilmente esporrà il
volontario a dover affrontare difficoltà di natura ambientale, climatica, socioculturale,
linguistica, facilmente affrontabili e superabili da una persona preparata e disponibile a
partire per un’esperienza di questo tipo
Repubblica Democratica del Congo
Non vi sono particolari condizioni di disagio connesse alla realizzazione del progetto. La
selezione, la formazione propedeutica e quella effettuata durante il primo rientro in Italia
mirano a prevenire gravi forme di disagio che potrebbero essere legate maggiormente alla
personalità del volontario e non tanto alla situazione in loco. Si ritiene, invece, che
l’esperienza stessa inevitabilmente esporrà il volontario a dover affrontare difficoltà di
natura ambientale, climatica, socioculturale, linguistica, facilmente affrontabili e superabili
da una persona preparata e disponibile a partire per un’esperienza di questo tipo
Libano
Non vi sono particolari condizioni di disagio connesse alla realizzazione del progetto. La
selezione, la formazione propedeutica e quella effettuata durante il primo rientro in Italia
mirano a prevenire gravi forme di disagio che potrebbero essere legate maggiormente alla
personalità del volontario e non tanto alla situazione in loco. Si ritiene, invece, che
l’esperienza stessa inevitabilmente esporrà il volontario a dover affrontare difficoltà di
51
natura ambientale, climatica, socioculturale, linguistica, facilmente affrontabili e superabili
da una persona preparata e disponibile a partire per un’esperienza di questo tipo
Brasile
Non ci sono particolari condizioni di disagio legate al progetto; infatti la selezione dei
volontari verrà svolta nell’ottica di scegliere persone in grado di adattarsi alla situazione e
anche il monitoraggio in itinere dell’esperienza volontaria a Jandira sarà un elemento
importate per gestire eventuali difficoltà normali per chi vive un’esperienza così forte
emotivamente. Anche la fase del rientro verrà curata con particolare attenzione dal gruppo
missionario Jandira onlus di Roma perché è una fase delicata di rielaborazione che già
conosciamo grazie alle molteplici esperienze già fatte.
52
19) Sede/i di attuazione del progetto di appoggio in Italia ed Operatori Locali di Progetto:
L’Ente presso il quale devono essere indirizzate le domande è:
CARITAS DIOCESANA DI ROMA – SETTORE EDUCAZIONE ALLA PACE ED ALLA MONDIALITA’
PIAZZA SAN GIOVANNI IN LATERANO 6/A
00184
ROMA
Tel. 06.69886383
Fax 0669886250
E-mail [email protected]
Persona di riferimento: Andrea L.M. Guerrizio
N.
1
2
Sede di
attuazione del
progetto
CARITAS
DIOCESANA DI
ROMA 1
CARITAS
DIOCESANA DI
ROMA 1
Comune
ROMA
ROMA
Indirizzo
PIAZZA S.
GIOVANNI IN
LATERANO 6/A
PIAZZA S.
GIOVANNI IN
LATERANO 6/A
Cod.
ident.
sede
N. vol.
per
sede
2948
3
2948
3
Nominativi degli Operatori Locali di Progetto
Cognome e nome
Data di nascita
C.F.
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
20) Sede/i di attuazione del progetto all’estero ed ente/i partners:
53
N.
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20
Ente che ha presentato il
progetto
PAROQUIA DE NOSSA
SENHORA APARECIDA DE
MAVALANE
CARITAS GOMA
Paese estero
Città
Cod.
ident.
sede
N. vol.
per
sede
MOZAMBICO
MAPUTO
20254
3
CONGO
GOMA
40491
3
Ente partner paese
estero
Personale di
riferimento sede
estera (cognome e
nome)
54
21) Modalità di comunicazione della presenza dei volontari all’autorità consolare o diplomatica italiana
presso il paese in cui si realizza il progetto:
Mozambico
1) Entro 5 giorni dall’arrivo nel Paese dichiarazione presso l’Ambasciata d’Italia di
permanenza temporanea in Mozambico come cittadini italiani; 2) avvio pratiche
burocratiche secondo l’iter definito dall’accordo tra Ambasciata d’Italia e Ministro
dell’Immigrazione del Mozambico per l’ottenimento del DIRE (documento d’identità e
residenza all’estero); 3) frequenza costante agli incontri periodici promossi da Ambasciata e
Unità Tecnica Locale di Cooperazione Italiana con le ONG italiane per varie questioni (tra
cui quello della sicurezza), da parte del coordinatore in loco di Caritas Italiana e,
conseguentemente, riunioni di aggiornamento settimanale da parte di quest’ultimo con tutti i
volontari in sevizio civile.
Repubblica Democratica del Congo
Informazione all'Ambasciata Italiana in Congo
Libano
Informazione all'Ambasciata Italiana in Libano
Brasile
Richiesta del visto per un anno come volontario presso l’Ambasciata brasiliana a Roma.
Informazione all'Ambasciata Italiana in Brasile
22) Modalità di collegamento e comunicazione con la sede italiana dell’ente proponente il progetto
assicurata ai volontari:
Il collegamento con la sede centrale della Caritas Diocesana di Roma viene garantito attraverso i
contatti telefonici fissi (06.69.88.63.83) e mobili (348.7602641), fax (06.69.88.62.50) e della posta
elettronica ([email protected])
23) Modalità e tempi di eventuali rientri in Italia dei volontari durante il periodo di permanenza all’estero:
Si prevede un unico rientro della durata orientativa di un mese, non prima del terzo mese di
servizio all’estero. Tale periodo permette di effettuare una prima verifica dell’inserimento dei
volontari nel progetto all’estero ed ha lo scopo di svolgere il corso di formazione di metà
servizio e di porre in essere il cosiddetto “piano di animazione”, vale a dire il coinvolgimento
dei volontari in una serie di attività di promozione, animazione e sensibilizzazione sulle
tematiche riguardanti il servizio svolto ed i valori ad esso riconducibili (vedi voce 25)
24) Eventuale assicurazione integrativa di quella stipulata dall’Ufficio a favore dei volontari:
Verrà stipulata apposita polizza integrativa.
Al momento non è possibile fornirne gli estremi in quanto la realizzazione del progetto è
prevista con molti mesi di differenza dal momento della stesura, e pertanto ci si riserva di
attivare la polizza in prossimità dell’attivazione del progetto.
25) Eventuali attività di promozione e sensibilizzazione del servizio civile nazionale:
L’azione di promozione del servizio civile volontario rientra in un’iniziativa allargata di
promozione generale del servizio civile e dell’obiezione di coscienza e del servizio civile
della Caritas Italiana.
La campagna permanente di promozione del servizio civile si propone di sensibilizzare
l’opinione pubblica ai valori della solidarietà, della pace, della nonviolenza e della mondialità
e in particolare alle possibilità offerte dal servizio civile e/o altre forme di impegno civile dei
giovani.
55
ATTIVITA’ PERMANENTI DI PROMOZIONE E SENSIBILIZZAZIONE A LIVELLO
NAZIONALE
Sito Caritas Italiana www.caritasitaliana.it
Foglio informativo quindicinale on line InformaCaritas di Caritas Italiana
Mensile della Caritas Italiana Italia Caritas
Sito del tavolo ecclesiale www.esseciblog.it
Almeno 4 incontri l’anno di coordinamento e promozione con il Tavolo ecclesiale per il
servizio civile, composto dalla Caritas Italiana, alcuni Uffici della Conferenza Episcopale
Italiana e l’Azione Cattolica Italiana. Il Tavolo ecclesiale ha l’obiettivo di promuovere il
servizio civile presso le articolazioni territoriali (a livello diocesano) dei membri del Tavolo.
Stand sul servizio civile a Civitas e Terra Futura in collaborazione con il Tavolo ecclesiale
per il servizio civile..
In collaborazione con la Conferenza Nazionale Enti per il Servizio Civile (CNESC), di cui la
Caritas Italiana è socia, presentazione pubblica del rapporto annuale degli enti membri della
CNESC
Stampa di pieghevoli, poster e segnalibro sul servizio civile.
Incontro nazionale dei giovani in servizio civile in occasione di San Massimiliano martire (12
marzo).
ATTIVITA’ DI PROMOZIONE E SENSIBILIZZAZIONE A LIVELLO LOCALE SVOLTE
PRIMA DELL’AVVIO DEL PROGETTO
a. Pubblicizzazione sul sito internet www.caritasroma.it
b. Pubblicizzazione sui siti delle sedi legate da accordo di partenariato
www.consultorioquadraro.it e www.ilcarro.org
c. Pubblicizzazione sul Foglio di collegamento del SEPM “Operatori di pace”,
distribuito telematicamente a oltre 1100 contatti
d. Mailing list della Caritas Diocesana di Roma
e. Progetto Informapace
f. Realizzazione di depliant informativi distribuiti a tutte le 336 parrocchie romane
g. Realizzazione di manifesti pubblicitari distribuiti ed affissi nelle 336 parrocchie
romane, le Facoltà delle diverse Università pubbliche e private presenti sul territorio
di Roma
h. Comunicati stampa
i. Promozione ed organizzazione di incontri di sensibilizzazione / approfondimento
con gruppi parrocchiali, associazioni e scuole per diffondere capillarmente la cultura
del Servizio Civile, con la partecipazione di Giovani in Servizio Civile in qualità di
testimoni privilegiati.
j. Comunicazione alle Caritas parrocchiali
Totale ore dedicate prima dell’avvio del progetto:20
ATTIVITA’ DI PROMOZIONE E SENSIBILIZZAZIONE A LIVELLO LOCALE SVOLTE
DURANTE LO SVOLGIMENTO DEL PROGETTO
a. Testimonianze e resoconti sul servizio civile sul Foglio di collegamento del SEPM
“Operatori di pace”, distribuito telematicamente a oltre 1500 contatti
b. Comunicazioni attraverso la Mailing list della Caritas Diocesana di Roma
c. Progetto Informapace
d. Promozione ed organizzazione di incontri di sensibilizzazione / approfondimento
con gruppi parrocchiali, associazioni e scuole per diffondere capillarmente la cultura
del Servizio Civile, con la partecipazione di Giovani in Servizio Civile in qualità di
testimoni privilegiati.
Totale ore dedicate durante il servizio civile:30
Totale complessivo ore di promozione e sensibilizzazione:50
56
26) Eventuali autonomi criteri e modalità di selezione dei volontari:
Fermo restando i criteri della determinazione del Direttore Generale dell’UNSC del 30
maggio 2002, si rinvia alle modalità del sistema di selezione verificato in sede di
accreditamento
27) Ricorso a sistemi di selezione verificati in sede di accreditamento (eventuale indicazione dell’Ente di
1^ classe dal quale è stato acquisito il servizio):
SI
28) Piano di monitoraggio interno per la valutazione dei risultati del progetto:
Si rinvia al sistema di monitoraggio verificato dall’UNSC in sede di accreditamento
29) Ricorso a sistemi di monitoraggio verificati in sede di accreditamento (eventuale indicazione
dell’Ente di 1^ classe dal quale è stato acquisito il servizio):
SI
30) Eventuali requisiti richiesti ai canditati per la partecipazione al progetto oltre quelli richiesti dalla
legge 6 marzo 2001, n. 64:
31) Eventuali risorse finanziarie aggiuntive destinate in modo specifico alla realizzazione del progetto:
32) Eventuali copromotori e partners del progetto con la specifica del ruolo concreto rivestito dagli stessi
all’interno del progetto:
Conferenza Nazionale Enti peri l Servizio Civile (CNESC), codice fiscale: 97104610585
− collaborazione nell’attività di monitoraggio attraverso la realizzazione del rapporto
annuale del servizio civile degli enti membri della Cnesc, attraverso l’Istituto per la
Ricerca Sociale;
− collaborazione nelle attività di promozione del servizio civile attraverso la pubblicazione
e la presentazione attraverso conferenza stampa del rapporto annuale della CNESC
(vedi anche voce 25).
CGM - Consorzio Nazionale della Cooperazione di Solidarietà Sociale “Gino matterelli”.
Codice fiscale: 01845670403
− Collaborazione nella promozione del progetto attraverso il riconoscimento e la
certificazione delle competenze ai giovani che svolgono il servizio civile nel progetto
33) Risorse tecniche e strumentali necessarie per l’attuazione del progetto:
CARATTERISTICHE DELLE CONOSCENZE ACQUISIBILI
34) Eventuali crediti formativi riconosciuti:
Riconosciuti sino a 10 crediti formativi dalla Facoltà di Sociologia dell’ Università Cattolica
di Milano come da convenzione allegata.
57
Riconosciuti sino a 18 crediti formativi dalla Facoltà di Scienze della Formazione
dell’Università degli Studi ROMA TRE, come da convenzione allegata
35) Eventuali tirocini riconosciuti:
Riconosciuti per tutti i corsi di laurea della Facoltà di Sociologia dell’ Università Cattolica di
Milano che prevedono attività di tirocinio, come da convenzione allegata. Nelle attività di
tirocinio riconosciute sono compresi anche i tirocini utili per l’iscrizione agli albi professionali
previsti nei corsi di laurea della Facoltà di Sociologia.
36) Competenze e professionalità acquisibili dai volontari durante l’espletamento del servizio, certificabili
e validi ai fini del curriculum vitae:
Per tutti coloro che concludono il Servizio Civile è previsto il rilascio di un attestato da parte
di Caritas Italiana in cui vengono riportate la tipologia del servizio svolto e le competenze
che vengono conseguite durante il servizio (modello consegnato all’UNSC da Caritas
Italiana).
La singola Caritas diocesana rilascia –su richiesta dell’interessato e per gli usi consentiti
dalla legge- ulteriore documentazione più dettagliata e particolareggiata.
Tutti i progetti presentati dalla Caritas Italiana
competenze
consentono l'acquisizione delle seguenti
COMPETENZE TRASVERSALI
- Costruire messaggi chiari, al fine di fornire informazioni corrette ai giovani interessati
alle attività organizzate dall’associazione.
- Adottare stili di comportamento propositivi, improntati alla cordialità e alla cortesia
- Collaborare con i professionisti coinvolti nel progetti, in relazione ai propri compiti e ai
risultati da raggiungere
- Integrarsi con altre figure/ruoli professionali e non
- Adeguarsi al contesto: linguaggio e atteggiamenti, rispetto delle regole e orari
- Gestire la propria attività con la dovuta riservatezza ed eticità
- Controllare la propria emotività rispetto alla sofferenza
- Lavorare in team per produrre risultati collettivi
- Assumere le necessarie decisioni gestionali in sufficiente autonomia, seppur nell’ambito
di sistemi e procedure già calibrati e condivisi
- Collaborare con il Personale dell’Ente e con i colleghi.
Le stesse competenze trasversali e le seguenti competenze specifiche del progetto sono
riconosciute e certificate mediate rilascio di un attestato da parte dell’Ente terzo CGM
- Consorzio Nazionale della Cooperazione di Solidarietà Sociale “Gino matterelli”
come da convenzione allegata.
Competenze specifiche riconosciute e certificate da CGM:
- Tecniche di gestione dei conflitti in modo nonviolento
- Conoscere i principi di base per l’educazione alla pace e alla nonviolenza.
- Elementi teorici e pratici di base sulla relazione d’aiuto
- Fronteggiare situazioni di emergenza/imprevisti
- Conoscere lei metodologie di ascolto e autoascolto
- Capacità di instaurare relazioni empatiche
- Capacità di documentazione sia attraverso l'uso di materiale predefinito (schede questionari,ecc. cartelle) sia con modalità maggiormente libere (verbali - report relazioni- videoregistrazioni).
- Essere in grado di realizzare prodotti divulgativi (depliant - video - articolo di giornale foto- gadget ecc).
- Sapere promuovere attività socio-culturali per la sensibilizzazione del territorio
- Applicare tecniche di animazione, socializzazione e di gioco per favorire l’integrazione
dei singoli e dei gruppi.
- Collaborare alla progettazione, organizzazione e conduzione di attività di
socializzazione, di ricostruzione della rete relazionale.
58
-
-
Orientare verso percorsi di crescita etici e morali
Saper lavorare in rete e in équipe
Promuovere il coordinamento di attività tra enti diversi operanti nei campi giustizia, pace
e solidarietà
Avere capacità di presentazione, ad un pubblico vasto e articolato, di strumenti che
incidendo sugli stili di vita quotidiani permettano un consumo ed un investimento
rispettosi dei diritti umani e dell’ambiente
Conoscere gli elementi teorici e pratici di base nel campo della progettazione sociale in
ambito internazionale (metodo Project cycle management e SWOT)
Conoscere gli elementi teorici e pratici di base nel campo della cooperazione
internazionale e solidale.
Conoscere gli elementi teorico pratici nel campo della relazione interculturale
Conoscere gli elementi teorico pratici nel campo della tutela dei diritti umani
Avere la capacità di adeguarsi al contesto: linguaggio ed atteggiamenti
Avere la capacità di assumere le necessarie decisioni gestionali in sufficiente
autonomia
Conoscere e saper convivere con situazioni climatiche e culturali differenti;
Saper realizzare attività educative con mezzi poveri.
Saper convivere con persone con cultura e fedi religiose differenti.
Aver Acquisito stili di comportamento propositivi, improntati alla cordialità e alla cortesia;
Conoscere la lingua del paese di destinazione
Conoscere elementi teorico-pratici del quadro istituzionale nell'ambito dei progetti di
cooperazione.
Aver sviluppato capacità di problem solving;
Formazione generale dei volontari
37) Sede di realizzazione:
Gli incontri di formazione generale verranno realizzati
c/o il Seminario Romano Maggiore
Piazza San Giovanni in Laterano 4
Roma
e, per la formazione residenziale, Santa Maria dell’Acero a Velletri, oppure Convento dei
Padri Cappuccini di Fiuggi , oppure S,Maria del Giglio a Magliano Sabina
38) Modalità di attuazione:
La formazione è effettuata in proprio, presso l’Ente, con formatori dell’Ente.
39) Ricorso a sistemi di formazione verificati in sede di accreditamento ed eventuale indicazione
dell’Ente di 1^ classe dal quale è stato acquisito il servizio:
SI
40) Tecniche e metodologie di realizzazione previste:
A partire dai contenuti previsti per la formazione generale nella circolare “Linee guida per la
formazione generale dei volontari”, ed il sistema di formazione verificato dall’UNSC in sede di
accreditamento, il percorso di formazione generale si attua con le seguenti tecniche e metodologie.
3.1 Nella fase di accesso al servizio civile:
Il progetto prevede un percorso di ingresso per la conoscenza della proposta, allo scopo di creare le
condizioni ottimali di inserimento.
Metodologia
- lezioni frontali;
- gruppi di approfondimento;
- confronto sulle motivazioni;
59
- riflessioni personali.
Numero ore di formazione previste
Il corso ha una durata massima di 12 ore di formazione.
3.2 Durante il servizio civile:
3.2.a formazione generale
Metodologia
Per ogni obiettivo formativo viene considerato:
- la coscientizzazione: essere/divenire consapevoli di sé, dell’altro, del mondo
- dalla conoscenza della realtà al saper comunicare la realtà
- dal sapere di essere nella realtà al saper stare nella realtà
- dal saper fare al saper fare delle scelte
- dallo stare insieme al cooperare
ed in relazione a questi livelli la dimensione:
- individuale della persona
- la famiglia, il gruppo, la comunità di appartenenza
- la società, il mondo
attraverso:
- lezioni frontali (almeno il 50% del monte ore complessivo)
- elaborazione dei vissuti personali e di gruppo, simulazioni, lavori in gruppo e riflessioni personali
(almeno il 20% del monte ore complessivo)
- testimonianze e/o visite ad esperienze significative
Numero ore di formazione previste;
totale durante l’anno di 72 ore.
La proposta è articolata in un percorso di formazione caratterizzato da 3 momenti residenziali:
- corso di inizio servizio (1-3 giornate) nel primo mese di servizio
- corso di metà servizio (1-3 giornate), dopo circa 6 mesi dall’avvio al servizio
- corso di fine servizio (1-3 giornate) nell’ultimo mese di servizio
e da incontri di formazione permanente settimanale/quindicinale di 2-4 ore.
Numero verifiche previste e relativi strumenti utilizzati anche per la misurazione dei livelli
di apprendimento raggiunti;
Nella fase di accesso al servizio: verifica attraverso scheda conforme a livello nazionale per la
valutazione del tirocinio osservativo e del successivo tirocinio pratico .
Durante il servizio civile: valutazione attraverso scheda di verifica a conclusione dei singoli moduli
formativi. Successive condivisioni e confronti in gruppo.
41) Contenuti della formazione:
A partire dai contenuti previsti per la formazione generale nella circolare “Linee guida per la
formazione generale dei volontari”, ed il sistema di formazione verificato dall’UNSC in sede di
accreditamento, si propone una formazione generale che preveda due fasi (istituzionale e
permanente).
Una prima fase di 30 ore (da realizzare nei primi 4 mesi) che tiene conto delle indicazioni delle
“Linee guida per la formazione generale dei volontari”in cui presentare ad un primo livello i
singoli argomenti che saranno poi, dove necessario, approfonditi a partire dalle esigenze del
gruppo.
Verranno unificate alcune tematiche all’interno dei momenti istituzionali previsti e verrà dedicato
il primo periodo all’aspetto formativo istituzionale (una giornata settimanale).
La tempistica verrà modulata secondo la tabella sottostante:
60
Moduli formativi UNSC
1) L’identità
del
gruppo
in
formazione
Si tratta di un modulo/laboratorio nel
quale il formatore, utilizzando
tecniche
formative
appropriate,
lavorerà
alla
definizione
di
un’identità di gruppo dei volontari in
servizio civile che esprimeranno le
loro idee sul servizio civile, le
proprie aspettative, le motivazioni e
gli obiettivi individuali. Il formatore,
partendo dai concetti di “patria”,
“difesa
senza
armi”,
“difesa
nonviolenta”, ecc., avrà come
obiettivo non la condivisione e/o
accettazione del significato che le
istituzioni attribuiscono a tali parole,
bensì quello di creare nel volontario
la consapevolezza che questo è il
contesto che legittima lo Stato a
sviluppare l’esperienza di servizio
civile. Questo modulo, dato il suo
contenuto,
dovrebbe
essere
propedeutico a tutti gli altri
moduli.
2) Dall’obiezione di coscienza al
servizio civile nazionale: evoluzione
storica, affinità e differenze tra le
due realtà
Partendo dalla presentazione della
legge n. 64/01, si evidenzieranno i
fondamenti istituzionali e culturali
del
servizio
civile
nazionale,
sottolineando
gli
elementi
di
continuità e di discontinuità fra il
“vecchio” servizio civile degli
obiettori di coscienza e il “nuovo”
servizio civile volontario, con ampi
riferimenti alla storia del fenomeno
dell’obiezione di coscienza in Italia e
ai contenuti della legge n. 230/98.
3) Il dovere di difesa della Patria
A partire dal dettato costituzionale,
se ne approfondirà
la sua
attualizzazione anche alla luce della
recente
normativa
e
della
giurisprudenza costituzionale. In
particolare,
si
illustreranno
i
contenuti delle sentenze della Corte
Costituzionale nn.164/85, 228/04,
229/04 e 431/05, in cui si dà
contenuto al concetto di difesa civile
o difesa non armata. Possono
inoltre essere qui inserite tematiche
concernenti la pace e diritti umani
alla luce della Costituzione italiana,
della Carta Europea e degli
ordinamenti delle Nazioni Unite.
4) La difesa civile non armata e
nonviolenta
Questo modulo, nei contenuti, è
Moduli formativi Caritas
Roma
Tempistica e modalità
Corso di Orientamento al
Servizio Civile
½ h.
100% I
Corso di Inizio Servizio
1 h.
50% F 50%
I
Verifiche trimestrali del
servizio
1 ½ h.
60 % F 40%
I
Laboratori residenziali
1 ½ h.
100% I
Laboratori tematici
3 h.
100% I
Corso di Orientamento al
Servizio Civile
2 h.
85 % F 15
%I
Verifiche trimestrali del
servizio
2 h.
50% F 50 %
I
Corso Orientamento al
Servizio Civile
2 h.
100% F
Corso Inizio Servizio
½ h.
50% F 50%
I
Laboratorio tematico Diritti
Umani
2 h.
50 % F 50
%I
Laboratorio tematico
Nonviolenza
6 h.
50% F 50%
I
61
Questo modulo, nei contenuti, è Laboratorio residenziale “la
strettamente collegato ai moduli di
gestione del conflitto a
cui ai punti 2) e 3). Muovendo da
livello interpersonale”
alcuni cenni storici di difesa Laboratorio residenziale “I
popolare
nonviolenta,
si conflitti nei nostri territori:
presenteranno le forme attuali di
costruire reti di Pace
realizzazione della difesa alternativa
partendo dai poveri”
sul piano istituzionale, di movimento
e della società civile. Nell’ambito di
riferimenti al diritto internazionale si
possono inoltre approfondire le
tematiche relative alla “gestione e Laboratorio residenziale “I
conflitti dopo le guerre:
trasformazione
nonviolenta
dei
abitare
la complessità alla
conflitti”, alla ”prevenzione della
ricerca
della speranza.”
guerra” e alle “operazioni di polizia
internazionale”, nonché ai concetti
di
“peacekeeping”,
“peaceenforcing” e “peacebuilding”.
5) La protezione civile
In questo modulo verranno forniti
elementi di protezione civile intesa
come collegamento tra difesa della
Patria e difesa dell’ambiente, del
Corso di Inizio Servizio
territorio e delle popolazioni. Si
evidenzieranno le problematiche
legate alla previsione e alla
prevenzione dei rischi, nonché
quelle relative agli interventi di
soccorso.
6) La solidarietà e le forme di
cittadinanza
Laboratorio tematico Nord –
In questo modulo si partirà dal
Sud
principio costituzionale di solidarietà
8 h.
50% F 50%
I
8 h.
50% F 50%
I
8 h.
50% F 50%
I
1 h.
50% F 50%
I
5 h.
50% F 50%
I
62
povertà economiche e all’esclusione
sociale, al problema della povertà e
del sottosviluppo a livello mondiale,
alla lotta alla povertà nelle scelte
politiche italiane e negli orientamenti
dell’Unione Europea, al contributo
degli Organismi non Governativi.
Verrà inoltre presentato il concetto
di cittadinanza e di promozione
sociale, come modo di strutturare,
codificando
diritti
e
doveri,
l’appartenenza ad una collettività
che abita e interagisce su un
determinato territorio; si insisterà sul
concetto di cittadinanza attiva, per
dare ai volontari il senso del servizio
civile come anno di impegno, di
condivisione e di solidarietà. Si
evidenzierà il ruolo dello Stato e
della società nell’ambito della
promozione umana e della difesa
dei diritti delle persone ed il rapporto
tra le istituzioni e le organizzazioni
della società civile. Inoltre, partendo
dal principio di sussidarietà, si
potranno
inserite
tematiche
concernenti le competenze dello
Stato, delle Regioni, delle Province
e dei Comuni nei vari ambiti in cui
opera il servizio civile, con
riferimenti
al
Terzo
Settore
nell’ambito del welfare.Sarà infine
importante assicurare una visione
ampia di queste tematiche, nel
senso di evidenziare sempre le
dinamiche internazionali legate alla
globalizzazione
che
investono
anche le questioni nazionali e
territoriali e di offrire un approccio
multiculturale nell’affrontarle.
7) Servizio
civile
nazionale,
associazionismo e volontariato
In
questo
modulo
verranno
evidenziate le affinità e le differenze
tra le varie figure che operano sul
territorio. Sarà chiarito il significato
di “servizio” e di “civile”.
8) La normativa vigente e la Carta
di impegno etico
Verranno illustrate le norme previste
dal legislatore, nonché quelle di
applicazione che regolano il sistema
del servizio civile nazionale.
9) Diritti e doveri del volontario del
servizio civile
In
tale
modulo,
strettamente
collegato al precedente, occorrerà
mettere in evidenza il ruolo e la
funzione del volontario e illustrare la
circolare
sulla
gestione,
concernente
la
disciplina
dei
rapporti tra enti e volontari del
Laboratorio tematico Diritti
Umani
5 h.
Corso di Orientamento al
Servizio Civile
1 h.
Corso di Inizio Servizio
1 h.
Corso di Formazione al
Servizio
2 h.
75% F 25 %
I
Corso Orientamento al
Servizio Civile
2 h.
75% F 25 %
I
Corso di inizio servizio
1 ½ h.
75% F 25 %
I
Corso di inizio servizio
1 h.
100% F
50% F 50%
I
75% F 25 %
I
75% F 25 %
I
63
servizio civile nazionale.
10) Presentazione dell’Ente
In questo modulo, per fornire ai
volontari gli elementi di conoscenza
del contesto in cui si troveranno a
prestare l’anno di servizio civile,
verranno presentate la storia, le
caratteristiche specifiche e le
modalità organizzative ed operative
dell’Ente accreditato.
11) Il lavoro per progetti
Questo
modulo,
collegato
al
precedente, illustrerà il metodo della
progettazione nelle sue articolazioni
compresa la fase della valutazione
di esito, di efficacia ed efficienza del
progetto e la valutazione della
crescita umana dei volontari in
servizio civile.
Corso di Orientamento al
Servizio Civile
2 h.
50% F 50%
I
Corso di Inizio Servizio
½ h.
50% F 50%
I
Corso di Formazione al
Servizio
3 ½ h.
70%F 30%I
(1) F: lezione frontale; I:dinamiche non formali
Fermo restando le ore complessive di formazione ed i temi, l’articolazione della proposta sarà
adattata in base al gruppo dei volontari in formazione.
Al termine della prima fase verranno proposti alcuni strumenti per verificare il gradimento e
l’interesse dei giovani rispetto a tutte le tematiche presentate, in modo da programmare il
restante percorso formativo.
Una seconda fase (42 ore), definita come formazione permanente, dove sarà possibile dedicare
più attenzione e tempo ad alcune tematiche rispetto ad altre partendo dalle esigenze e dalle
risorse dei giovani e delle realtà locali. Si approfondiranno gli stessi contenuti affrontati nelle
prime 30 ore,attraverso la realizzazione dei laboratori di formazione del progetto “Sapere Non
Basta” del SEPM.
Laboratori tematici di Educazione alla Pace
I laboratori tematici, che il SEPM propone a partire del 2000, sviluppano in maniera sistematica
i tre temi principali caratterizzanti l’operato del Settore: diritti umani, nonviolenza, nord-sud.
L’obiettivo è quello di offrire una panoramica di conoscenza dell’argomento e degli strumenti di
approfondimento dello stesso, secondo il metodo del “vedere - giudicare - agire”. La
conclusione del percorso ha portato, talvolta, all’individuazione di un progetto di animazione
sviluppato e seguito dalle persone interessate.
Sono articolati in 3 moduli trimestrali di cinque incontri ciascuno; tutti i moduli sono condotti da
un operatore del SEPM ed prevedono per alcuni incontri anche l’intervento di esperti esterni.
Questo il programma dei 3 laboratori tematici:
MODULO NORD/SUD
Nord/Sud, la linea ricchezza/povertà
Globalizzazione e potere economico
Globalizzazione e potere politico-militare
Cooperazione e solidarietà internazionale
Sviluppo sostenibile, Commercio equo e solidale, finanza etica…..
MODULO DIRITTI UMANI
La dichiarazione universale dei diritti dell’uomo
64
Il diritto alla vita: le minoranze
Il diritto d’asilo: le persecuzioni razziali e politiche, l’immigrazione
I diritti dei minori: il lavoro minorile e i bambini soldato
Il diritto al futuro: ambiente e diritti umani
MODULO NONVIOLENZA
Le radici della nonviolenza
La nonviolenza nella storia
La personalità nonviolenta
Il conflitto e la trasformazione nonviolenta del conflitto
L’Azione Diretta Nonviolenta
Ogni incontro sarà strutturato in 3 momenti:
1) introduzione al problema;
2) approfondimento e dibattito;
3) strumenti e fonti per approfondire il tema.
Laboratori residenziali di Educazione alla Pace
Con i Laboratori Residenziali il SEPM intende valorizzare la dimensione della condivisione
come strumento educativo.
Nel corso dell'anno pastorale vengono proposti 3 Laboratori nei quali viene affrontato il tema del
conflitto nelle diverse dimensioni:
- la dimensione interpersonale nel laboratorio " La gestione del conflitto";
- la dimensione sociale nel laboratorio "la costruzione di reti di pace",
- la dimensione globale nel laboratorio "i conflitti dopo le guerre" .
La scelta della residenzialità offre l'opportunità di valorizzare le dimensioni di condivisione e
confronto, nella convinzione che educarci alla pace significa in primo luogo educarci ad un
positiva relazione con l'altro":
Lo stile di essenzialità e di cooperazione alla gestione dei tempi e dei luoghi del laboratorio è
dimensione fondante del laboratorio stesso.
In occasione dei laboratori residenziali il SEPM produce specifici dossier di approfondimento
Laboratorio Base della Scuola di Educazione alla Pace
Il Laboratorio Base della Scuola di Educazione alla Pace è un’occasione per entrare in contatto
con il territorio. Pertanto la scelta fatta sin dall’inizio è stata quella di individuare per ogni
edizione del corso una diversa parrocchia nella quale svolgere gli incontri. Per cercare di
raggiungere realtà diverse, le parrocchie sono state scelte ogni volta in un Settore diverso della
Diocesi di Roma. Il laboratorio viene inoltre proposto agli Obiettori ed ai volontari interessati a
svolgere servizio civile presso le nostre strutture, ed è parte costitutiva del Corso di
Orientamento al Servizio Civile. L’idea di attivare un “corso base” nasce dall’esigenza di
proporre alle nostre comunità un’occasione di approcciare, appunto “dalle basi”, le tematiche
dell’educazione alla pace, troppo spesso dimenticate. Alla base di questa proposta c’è l’idea
che solo la conoscenza sia la base per poter poi intraprendere un percorso di impegno e di
azione. Il Corso dunque è visto come il primo passo di un percorso che possa poi essere
sviluppato da ognuno sia singolarmente che collettivamente. Il Corso si svolge 2 volte l’anno,
ogni volta in una parrocchia romana diversa ed è costituito da 5 incontri a cadenza settimanale
secondo il seguente programma:
- Informazione e pace: le guerre dimenticate
- Informazione e pace: squilibri economici e ingiustizia globale
- Un approccio cristiano: Magistero della Chiesa e Pace
- Il servizio agli altri come scelta di relazioni di pace
La pace tutti i giorni: stili di vita, rispetto delle risorse e cittadinanza responsabile per costruire
una società nonviolenta
42) Durata:
Il progetto prevede un percorso formativo generale di 72 ore totali.
65
Formazione specifica (relativa al singolo progetto) dei volontari
43) Sede di realizzazione:
Nel periodo di permanenza in Italia la formazione specifica si svolgerà presso:
Caritas Diocesana di Roma – Settore Educazione alla Pace ed alla Mondialità
Piazza San Giovanni in Laterano 6a 00184 Roma
Nel periodo di permanenza all’estero, nelle singole sedi di attuazione
44) Modalità di attuazione:
La formazione specifica è effettuata In proprio, presso l’ente con formatori dell’ente.
45) Nominativo/i e dati anagrafici del/i formatore/i:
46) Competenze specifiche del/i formatore/i:
47) Tecniche e metodologie di realizzazione previste:
Come indicato ai punti 8 e 9 del presente progetto, la formazione è elemento specifico e costitutivo del
progetto stesso ed è articolata in diverse fasi
1.1 - corso di formazione generale sulla solidarietà internazionale, articolato in incontri d’aula
settimanali nel corso del primo mese di realizzazione del progetto cui si aggiunge il confronto
continuo tra i partecipanti al progetto e con gli operatori del Settore Educazione alla Pace ed alla
Mondialità presso il quale si svolge il servizio nei periodi di permanenza in Italia
1.2 corso di formazione specifica sul Brasile, corso di formazione specifica sul
Mozambico, corso di formazione specifica sul Congo e corso di formazione specifica
sul Libano, realizzato contestualmente al corso di formazione generale sulla solidarietà
internazionale di cui all’azione precedente, che prevede:
1.2.a 2 incontri d’aula per ogni singolo contesto
1.2.b la consultazione e lo studio di materiali predisposti dalla Caritas Diocesana
1.2.c la consultazione e lo studio di testi presenti presso il Centro Documentazione “don Lorenzo
Milani”
1.2.d il contatto e l’incontro con altre realtà romane operanti sui territori di riferimento e/o con
rappresentanti di comunità locali
1.2.e la consultazione costante dei siti internet di riferimento più significativi
1.2.f la partecipazione, qualora in calendario in quel momento sul territorio di Roma, a convegni,
incontri, manifestazioni relative al paese specifico di interesse
1.3 corso di lingua portoghese (per il Mozambico e il Brasile ) e della lingua francese (per
la Repubblica Democratica del Congo e il Libano)
1.4 La formazione specifica al servizio
Nei singoli contesti verranno attivati percorsi formativi specifici relativi alle mansioni di servizio dei
singoli partecipanti al progetto. Questi percorsi si realizzeranno attraverso:
1.4.a l’affiancamento agli operatori locali, in particolar modo nel periodo iniziale del progetto
1.4.b il confronto continuo con gli Operatori locali
1.4.c un incontro quindicinale di verifica con gli Operatori Locali di Progetto
1.5 La formazione occasionata dalla rilettura delle esperienze vissute nel corso del servizio.
Questa si realizzerà attraverso:
1.5.a il confronto continuo con gli Operatori locali
1.5.b un incontro quindicinale di verifica con gli Operatori Locali di Progetto
1.5.c la comunicazione via e-mail e/o telefonica con gli operatori del Settore Educazione alla Pace
ed alla Mondialità
1.5.d la scrittura di un report mensile
1.5.e incontri di confronto e verifica con gli operatori del SEPM nei periodi di rientro in Italia
Ai volontari verrà proposto un percorso formativo complessivo comprendente:
- incontro di accoglienza iniziale: presentazione della sede di realizzazione del progetto,
delle attività svolte, del ruolo e delle responsabilità richieste al volontario;
- incontri di verifica e programmazione insieme agli operatori della sede di realizzazione del
progetto al fine di confrontarsi sui casi, confrontarsi sulle difficoltà incontrate e per
trasmettere i contenuti formativi affinché il volontario possa raggiungere gli obiettivi
previsti;
- incontri specifici di approfondimento tematico su argomenti relativi al progetto;
- possibile partecipazione a eventi formativi rivolti agli operatori dei centri;
66
incontro di bilancio finale per effettuare una valutazione condivisa dell’esperienza del
volontario; presentazione da parte dei volontari di una relazione di “fine servizio” per una
“restituzione” dell’esperienza.
che andrà ad integrare la formazione al servizio attuata quotidianamente attraverso
- accompagnamento ed affiancamento personale stabile
- training by doing
-
48) Contenuti della formazione:
La solidarietà internazionale e lo stile Caritas per fornire indicazioni di impegno e
presenza in contesti internazionali segnati dal conflitto e affrontare i temi inerenti alle
dinamiche di gruppo, all’incontro con l’altro che è diverso, al rispetto della storia e della
quotidianità di ogni persona.
Le aree tematiche affrontate sono:
l’area motivazionale, per favorire la conoscenza del gruppo per socializzare e
condividere il percorso di avvicinamento e la proposta nella sua globalità;
l’area politico culturale, per acquisire consapevolezza della complessità di un
intervento in aree di crisi. Fornire elementi di conoscenza e di comprensione della realtà
dell’Africa in generale e del Mozambico e del Congo in particolare; dei Balcani in
generale e della Bosnia in particolare;
l’area pedagogico pastorale, per una conoscenza e condivisione delle linee
guida dell’azione di solidarietà internazionale della Caritas Diocesana di Roma;
l’area metodologica, per verificare e condividere lo stile e la metodologia del
progetto; con riferimento specifico ad uno stile di presenza vissuta come testimonianza e
vicinanza a persone in aree di crisi e con particolare attenzione alla ricaduta pastorale
per vivere e sperimentare rapporti tra chiese locali per Conoscere, Testimoniare e
Comunicare;
l’area organizzativa, per condividere una modalità di lavoro che valorizzi il lavoro
d’equipe, sia negli aspetti organizzativi che relazionali.
I contesti di servizio per fornire ai singoli partecipanti informazioni più dettagliate sul
contesto specifico in cui svolgerà il proprio servizio, sul significato di emergenza e sullo
stile di presenza e offrire strumenti di lettura di situazioni di crisi complesse e definire
strategie di partecipazione e di azione.
La lingua locale portoghese (per il Mozambico e il Brasile), della lingua francese
(per la Repubblica Democratica del Congo e il Libano)
La formazione specifica al servizio
La formazione occasionata dalla rilettura delle esperienze vissute nel corso del servizio
49) Durata:
75 ore
Altri elementi della formazione
50) Modalità di monitoraggio del percorso di formazione (generale e specifica) predisposto:
Si rinvia al sistema di monitoraggio verificato dall’UNSC in sede di accreditamento
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