Il Cantiere n° 9 Settembre 2013

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Il Cantiere n° 9 Settembre 2013
IL CANTIERE
MENSILE DI INFORMAZIONE DELLA PARROCCHIA SAN BERNARDO - CASTEL ROZZONE
SETTEMBRE 2013 - NUMERO 9 ANNO XIV
20 Agosto 2013
in occasione della festività di San Bernardo
don Riccardo, durante la celebrazione della
Santa Messa ha consegnato l’icona fatta a mano
a don Aurelio per i suoi 15 anni di permanenza nella
“IL BUON PASTORE”
Un passo dopo
l' altro ...
con cura e pazienza ...
Rieccoci, dopo «Il Cantiere» di agosto in buona parte dedicato al nostro Patrono San Bernardo Abate, con questo numero
di settembre con il quale ridiamo inizio al cammino pastorale
in sintonia con il nostro Cardinale Arcivescovo Angelo Scola
e la nostra vastissima Arcidiocesi.
Qualche «assaggio» del tema del nuovo Anno Pastorale era
già stato offerto nel numero precedente. Ora, in questo Editoriale, desidero consegnare tre verbi che, mi sembra, possano
introdurci al nuovo percorso di fede per questo anno 2013 2014.
Il primo verbo è «raccogliere» e rimanda alla concreta realtà in cui una Parrocchia, o meglio una Comunità Cristiana, si
tanti passi ed intuizioni sono stati programmati e realizzati,
certo, insieme a tante lentezze, battute di arresto, incomprensioni ... nulla, però, deve essere escluso, ma tutto deve essere
valutato per accogliere e potenziare ciò che è necessario evangelicamente e ciò che è - ora - utile per la nostra Comunità afCosì, anche, si deve avere il coraggio di riconoscere ciò che,
pur bello e simpatico, non risulta, però, più necessario per una
vera e profonda testimonianza evangelica dentro una Comunità Cristiana.
Il secondo dei tre verbi è «valutare». Questo passo richiede
due ulteriori due ulteriori azioni: il fermarsi - con tutte le forze presenti in ciò che il Cardinale ama spesso chiamare
«Comunità Educante» - per riconoscere cosa c’è ora nella nostra realtà parrocchiale (una sorta di ra) ed il condividere corresponsabilmente i passi da compiere insieme per rendere la nostra
Comunità sempre più aderente al Vangelo e, quindi, amante della vita degli uomini e delle donne del
nostro tempo.
rilanciare
doti, non può stare a guardare, ma deve entrare con decisione e lanciare ad ogni realtà umana la prezioCosì, deve trovare nella creativa disponibilità di tutte le forze pastorali o meno in campo, antiche e
nuove, le strade per raggiungere il cuore di tutti ed invaderlo dei doni d’amore, di speranza e di fede che
la Chiesa ha avuto il mandato di portare nella storia degli uomini.
Tutto questo, per la nostra Comunità Parrocchiale si concretizza anche nella direzione di una seria
Madonna delle Lacrime» in
attesa di procedere con adeguati momenti di approfondimenti sulla nuova prospettiva ecclesiale della
Comunità Pastorale
ho raccolto dall’esperienza di due Parrocchie di Milano: Santa Maria Goretti e San Martino in Greco.
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EDITORIALE
IL CANTIERE
In questo numero
PAG. 2
EDITORIALE
UN PASSO DOPO L’ALTRO ... CON CURA E PAZIENZA
PAG. 4
ICONA
ICONA DI GESU’ BUON PASTORE
COMUNITA’ PASTORALE
PAG. 8
10 DOMANDE SULLA COMUNITA’ PASTORALE
PAG. 10 IL CAMPO E’ IL MONDO
MESSAGGIO
PAG. 11 A TUTTO CAMPO
CARITAS
UNA SPERANZA INVINCIBILE
LE SALVEZZE ILLUSORIE
FESTA DEGLI ANZIANI
PAG. 13 STORIA DI UN POMERIGGIO D’ESTATE
PAG. 12
DIRETTORE RESPONSABILE
DON RICCARDO CASTELLI
Tel. Casa Parr. 0363 381022
Cell. 393 4776809
Email. [email protected]
REDAZIONE
Paola Montella
Michela Ferri
Giuseppe Xhilone
SITO WEB PARROCCHIALE
Antonio Bosco
PAGINE & PAROLE
Claudia Brambilla
Michela Cavenago
Massimiliano Lava
Yari Viganò
PAG. 14
COMUNITA’ IN FESTA
NON VOGLIO CRESCERE MAI
PREGHIERA
PAG. 16 PER LA SCUOLA - DELL’ALFABETO
PAG. 17
CULTURA
LE STIMMATE DI SAN FRANCESCO
PAG. 18
PREPARAZIONE
PERCORSO FIDANZATI 2013
CELEBRAZIONE COMUNITARIA
PAG. 19 CALENDARIO DEI BATTESIMI 2013-2014
CARTOLINE DA ...
PAG. 20 PRAGA
PAG. 21
MUSICA
IL RAP CON FLO RIDA
CUCINA
PAG. 22 RICETTA SALENTINA
PAG. 23 CAMPAGNA SOSTEGNO 2013
PAG. 24 PATRONALE 2013
Il Cantiere
www.parrocchiasanbernardo.it
Notiziario mensile
della Parrocchia San Bernardo
di Castel Rozzone
Stampato in proprio
Per informazioni e corrispondenza
rivolgersi alla Redazione presso
la Casa Parrocchiale o scrivere all’indirizzo
di posta elettronica
[email protected]
Direttore Responsabile Don Riccardo Castelli
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ICONA DI GESÙ
BUON PASTORE
LA FIGURA DEL CRISTO
È CENTRALE
E FA UN TUTT’UNO COL RAGAZZO,
CONTEMPLIAMO LE DUE FIGURE
Posiamo lo sguardo su Gesù,
rosso indica anche la sua potestà regale e sacerdotale messa in evidenza dalla stola d’oro posta sulla
spalla destra.
Gesù è vero Dio. Gesù è vero uomo.
Gesù di Nazareth, il Cristo, è il Verbo di Dio che si è
fatto uomo come noi, è entrato nella nostra storia,
è diventato nostro compagno di viaggio. «Il Verbo
di Dio si fece carne e pose la sua tenda in mezzo a
noi» (Gv 1, 14).
Dio condivide in tutto, eccetto il peccato, la nostra
condizione umana e l’uomo è chiamato a condividere in tutto la condizione divina di Gesù. Nell’incarnazione si fondono due movimenti: quello di
Dio che si vuole far simile all’uomo e quello dell’uomo che è chiamato a farsi simile a Dio. Gesù, che si
denomina Buon Pastore, ci conosce e ci chiama per
nome, vuole avvicinarci e ci guida assicurando di
condurci ai pascoli della vera vita e al cibo necessario, ci comunica l’energia nuova, l’energia divina.
Gesù vero Dio e vero uomo ci introduce nella vita
intima di Dio non solo al termine del nostro peregrinare sulla terra ma anche oggi, quando camminiamo sulle sue orme, in una vita colma della sua
luce, della sua forza e del suo amore: respiriamo
già il respiro di Dio.
Gesù ha il capo circonfuso da un nimbo dorato (aureola), è simbolo della luce di Dio, ci suggerisce che
egli è il Santo dei Santi. Ci invita a diventare santi,
ad avere il nimbo dorato simbolo dei somigliantissimi», cercando di assomigliare sempre di più a
sono santo» (Lv 19, 2), è l’invito che ci viene rivolto.
Diventare santi, perfetti come il Padre nostro che è
nei cieli è semplicemente realizzare il progetto che
il padre celeste ha su ciascuno di noi. Gesù vuole
che anche noi diventiamo beati, felici, e questo può
succedere solo se ascoltiamo la sua voce, se lasciamo guidare sui pascoli erbosi, sulla via della vita,
store e chi lo segue sperimenterà la pienezza della
vita.
La carnagione del volto è di una tonalità che si può
è rappresentato con il manto blu e la tunica rossa,
colori che indicano le due nature, il rosso la natura
ta con la tecnica della illuminazione, tonalità di coumana ed il blu la natura divina; la stola d’oro silore che si realizza usando delle terre (ocra gialla
e ocra rossa) e ci rammenta che il volto di Cristo è
L’azzurro ed il blu indicano il cielo, tradizionalil volto del genere umano, tutte le culture e razze
mente simboleggiano il colore delle sfere celesti,
in esso si riconoscono. Il collo robusto, leggermendella trascendenza, in riferimento a tutto ciò che
è sensibile e terrestre, il mistero della vita divina.
Il rosso richiama il sangue, il fuoco, l’umanità; sima creazione dell’uomo (Gen 2, 7), suggerisce che
porta agli uomini con l’effusione del suo sangue. Il
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ICONA
Gesù in noi compie una nuova creazione.
Il bastone rosso riprende l’immagine dei bastoni
degli Angeli della Ospitalità di Abramo. La Trinità
Nello stesso tempo le labbra socchiuse invitano al
silenzio, ad ascoltare e riconoscere la sua voce.
Il Signore pronuncia il mio nome la mia verità, sulla sua bocca il mio nome dice intimità, mi avvolge
come un abbraccio. Egli entra in me e conosce il
mio cuore, lo pesa. Mi chiama per nome desidera
che partecipi alla relazione che lui ha col Padre
suo, in un rapporto di amicizia, di intesa profonvoce sia una voce familiare, le pecore si abituano
alla presenza di un pastore particolare e alla sua
del pastore.
di Gesù si posa amorevolmente sul ragazzo.
Contemplando il volto sentiamo il suo sguardo podi Gesù. Fermiamoci, lasciamoci scrutare, permettiamogli di volerci bene così come siamo, oggi, in
questo momento. Lui è il Pastore che «conosce le
sue pecore e chiama ciascuna per nome»
(Gv 10, 3 - 14).
Egli rivolge al ragazzo uno sguardo d’amore, pieno di luce che avvolge tutta la persona. Il suo volto
ha un’espressione buona, tenera, accogliente. Con
gli occhi guarda e ama, guarda e ascolta, guarda
e chiama, guarda partendo dal cuore. Si rivolge
al ragazzo invitandolo al dialogo, a dargli del tu.
Con amorevole umanità gli chiede di abbandonare
suo grande lavoro è offrire la vita, il pastore belforme.
Gesù ci dà la vita, non per prima cosa morendo, ma
ci comunica una linfa vitale, la vita divina, come
accade ai tralci uniti alla vite e all’ulivo innestato,
viene trasmessa potenza buona al ramo selvatico.
La bellezza del pastore che ci dà in continuazione
la vita, è il fascino di assaporare uno slancio di vita
inarrestabile che ci fa vivere, respirare col respiro
che in questo momento, sul mio cuore di pietra, il
pastore bello il pastore buono crea, inventa, scrive
parole di vita.
Gesù buon pastore ci insegna che la vita è dono,
che il segreto della vita è dare, che ogni uomo per
stare bene deve offrire, questa è la legge, il segreto
della vita! Così fa Dio, la Trinità si mette in viaggio
per amore, il comando che Gesù ha ricevuto dal
Padre è che abbiano la vita e l’abbiamo in abbondanza, questo è anche il nostro compito: offrire il
segreto della vita.
La mano destra benedicente è posata sul capo del
ragazzo.
Mani di Gesù, del pastore che difende dai lupi, che
occhi del cieco, che non scagliano mai pietre mani
verso il cielo.
Nessuno ci potrà mai rapire dalle mani del pastore
generoso. Il suo sguardo penetrante richiama alla
mente le parole del salmista: «Il Signore è il mio no caldo rifugio, mani che diventano nido per noi
pastore, non manco di nulla» (Sal 23, 1). «Egli è il piccoli passeri, in cerca di casa.
nostro Dio e noi il popolo che egli pasce»
Benedire è dire bene è affermare che è cosa buona
(Sal 95, 7).
gradita. Egli rende grazie. Ha parole di vita eterna.
Il Signore da sempre ci benedice, dice bene di me.
Tiene nella mano sinistra il vincastro, segno del ba- «Ti ho chiamato per nome, tu mi appartieni ... Tu
sei prezioso ai miei occhi ... Tu vali molto per me:
pellegrino Gesù si è messo in cammino per amore io ti amo» (Is 43, 1). «Ti ho disegnato sulle palme
dell’uomo, lo segue come un pastore, lo cura amo- delle mie mani ...» (Is 49, 16).
revolmente, lo protegge, gli indica la strada, dà la
sua vita per lui.
In ogni istante della nostra esistenza Dio ci ama di
«Come un pastore egli fa pascolare il gregge e con amore eterno.
il suo braccio lo raduna; porta gli agnellini sul seno Ci ama tanto da far pazzie per noi, egli è presente
e conduce pian piano le pecore madri» (Is 40, 11). e operante nella nostra vita. La misura della sua
Questa immagine ideale di pastore trova la sua benedizione sorpassa di molto la nostra fedeltà a
piena realizzazione in Cristo. Egli è il buon pastore Lui, alla sua Parola.
che va in cerca della pecorella smarrita.
Sentiamo la mano di Gesù sul nostro capo, sentiaICONA
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mo scendere la sua benedizione come olio profumato, lasciamola scorrere nella nostra vita.
Posiamo lo sguardo sul ragazzo
Il ragazzo è colto nell’attimo in cui si mette in diasi sente amato ed accolto.
C’è una conoscenza reciproca tra pecore e pastore: «Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono». In certi paesi gli ovini
sono allevati principalmente per le carni; in Israele
erano allevati soprattutto per la lana e il latte. Esse
perciò rimanevano per anni e anni in compagnia
riso risplenderà anche su di noi.
Sullo sfondo si stagliano i monti sono un simbolo antico. La roccia è simbolo della Teofania, è il
luogo della rivelazione divina dove si manifesta la
presenza di Dio. Il monte viene considerato, dalla maggior parte delle religioni, il punto in cui il
un luogo di rivelazione, di culto. Nell’icona i monti
sono disposti con una struttura geometrica particolare, a talloni.
L’iconografo non rappresenta l’ambiente naturale
come è narrato nel Vangelo, ma lo abbozza solo
schematicamente, arricchendolo con montagne
ognuna e chiamarla con qualche affettuoso nomi- inondate di luce dorata per evidenziare come il fatto rappresentato, renda operante la presenza del
tutti gli uomini «per nome» che per la Bibbia vuol regno di Dio. Non solo l’uomo ma anche la natura
dire nella loro più intima essenza. Egli li ama con è testimone di questa manifestazione e viene traun amore personale che raggiunge ciascuno come
scono
la
divina
presenza,
si
rivolgono
inchinandosi
se fosse il solo ad esistere davanti a lui. «Cristo non
verso il Signore della Vita. Gesù è partecipe della
stessa potenza creatrice del Padre e come il Padre
noi».
sostiene nell’essere e nella vita tutte le creature.
Il Ragazzo è rivestito di un abito bianco simbocontempla l’icona, il bianco della veste illumina le
mondo divino, la sua azione è quella della luce. Ma
il bianco è tipico anche di coloro che sono penetrati nella luce di Dio come gli angeli, è il colore che
sottolinea la vittoria per la fedeltà al Vangelo: «Il
vincitore sarà vestito di bianche vesti» (Ap 3, 5).
gurazione.
Questo elemento vuol sottolineare come il ragazzo, si sia lasciato inondare dalla forza che Lui
emanava, aderendo pienamente al «Signore che dà
accogliere la vita che Egli offre che è vita eterna, divina, pienezza. Donandoci la vita, non solo ci libera
dal male e ci salva, ma attua il progetto creativo del
Il ragazzo è nell’atto di indicare, offrire accogliere
la vita che Gesù gli sta offrendo.
Egli diventa discepolo autentico di Gesù, si fa lumidell’amore divino, brilla su di lui; egli viene reso
incandescente dall’energia dello Spirito Santo. Il
Signore elimina la morte dalla sua vita, vive nel
Se ascoltiamo la voce che ci chiama e facciamo
«tutto quello che Gesù ci dice» (Gv 2, 5) il suo sor-
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ICONA
Al centro del monte notiamo un antro nero. Il colore nero è assenza di luce, indica le tenebre, il dolore, il male, la morte. Se Cristo è disceso dal cienoi potessimo risuscitare con Lui. Egli raggiunge
la grotta nera che è in noi, le nostre oscurità più
profonde, le nostre debolezze, i difetti più incalliti,
i nostri peccati, le paure più nascoste ... e ci salva!
L’agnello rappresenta la pecorella smarrita narrata nel Vangelo.
Non ha riconosciuto la voce del pastore, forse non
le era così familiare e si è persa. Ma rappresenta
anche ciascuno di noi ... a volte incontriamo ostacoli che ci impediscono di sentire la voce del pastore, abbiamo preoccupazioni o siamo bombardati
da immagini sensoriali che non ci fanno vedere
della sua premura e neanche ci accorgiamo del suo
abbraccio. Ma anche qui il bel pastore è buono, lacupazione, ci cerca, viene in nostro aiuto e quando ci trova il pastore bello ci carica sulle spalle e
continua a sussurraci parole piene di bontà, di predilezione. Il suo è un fermo ma dolce rimprovero,
pieno di gioia per averci ritrovato. A volte siamo
attorniati da un rumore continuo, dal frastuono
che non lascia spazio al silenzio ed alla meditazione. Gesù ci invita a ritirarci in camera nostra, nel
segreto, a imparare a spegnere i media, a far tacere
le mille preoccupazioni, ascoltare è fondamenta- un personaggio ha in mano il cartiglio con la frale per sentire la sua voce. Non la riconosciamo se se presa dal vangelo da cui prende vita l’icona del
siamo abituati ad altre voci. Per impedire che altre Buon Pastore, l’atteggiamento dei Giudei dà signidi noi, abituiamoci a percepire la voce chiara del
buon pastore che ci parla in molti modi nella Parola viva della Scrittura, nella voce del fratello che
il Signore ha posto accanto a me, nei sacramenti
... Più attenti siamo a questa voce, più diventa familiare a noi, più scappiamo da altre voci che non
conducono alla vita ed alla felicità.
Il gruppo di persone alla destra della scena, alle
spalle di Gesù rappresentano i discepoli nell’atto
di ascoltare la sua Parola, senz’altro rappresentano i dodici apostoli ma anche tutti i credenti della
Chiesa.
Cristo ha dimostrato di essere il buon pastore che
dà la vita per le pecore, nessuno potrà rapirgliele;
l’incubo dei pastori di Israele sono le iene, i lupi
e i briganti che in luoghi così isolati sono una minaccia costante. Il vero pastore pasce le pecore di
famiglia, ha la vocazione del pastore, affronta coraggiosamente il pericolo per salvare il gregge.
Il salariato è pagato non ha a cuore il gregge anzi a
volte odia il suo lavoro, davanti a un pericolo non
protegge le pecore, ma fugge. Questo spiega perstore nel tempo pasquale: la Pasqua è stata il momento in cui Cristo ha dimostrato di essere il buon
pastore che dà la vita per le sue pecore.
Gesù ha voluto nella Chiesa il sacerdote come
«Buon Pastore».
i Giudei per queste parole». Ai piedi di Gesù sono
rappresentati le pecore: gli uomini. Gesù si impiesenza pastore» (Mt 9, 36); chiama i suoi discepoli
«il piccolo gregge» (Lc 12, 32). Pietro chiama Gesù
«il pastore delle nostre anime» (1 Pt 2, 25) e la Lettera agli Ebrei «il grande pastore delle pecore»
(Eb 13, 20). I due gruppi di persone poggiano i piedi sull’erba, sono i pascoli erbosi di un verde intenso che sottolinea come tutte le realtà sono rese
vive, fertili, sono animate dalla presenza del Cristo.
La vegetazione e i personaggi si inchinano davanti
a Lui e lo indicano Signore della Vita.
illuminati dall’esempio del buon pastore continuino la missione e il compito di Gesù «pascere il
gregge» insegnando, istruendo, offrendo la grazia,
difendendo le anime dall’errore e dal male, consolando, aiutando, ma soprattutto amando.
Ma ogni cristiano, in forza del battesimo, è chiamato ad essere lui stesso un «buon pastore» nell’amdevono essere improntate all’esempio del buon
pastore così che la famiglia sia davvero chiesa
domestica. Così pure nella scuola, sul lavoro, nei
luoghi del gioco e del tempo libero, negli ospedali
e dove si soffre, sempre ognuno ascoltando la sua
voce che sussurra il nostro nome cerchi di essere
«buon pastore» come Gesù, donando la propria
vita, con gioia vivendo e offrendo il segreto della
vita.
Alla sinistra di Gesù sono rappresentati i Giudei,
ICONA
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10 domande sulla Comunità Pastorale
1. CHE COS’È LA COMUNITÀ PASTORALE?
Arcivescovo Dionigi Tettamanzi nell’omelia del Giovedì Santo
del 2006.
unità pastorale
vivere un cammino condiviso e coordinato di autentica comunione, attraverso la realizzazione di un
concreto, preciso e forte progetto pastorale Missionario».
2. PERCHÉ LA COMUNITÀ PASTORALE?
La pastorale diocesana sta da tempo cercando forme nuove dell’annuncio del Vangelo, della celebrazione liturgica, della testimonianza della Carità.
Sta ripensando come «abitare il territorio», cioè la vita quotidiana delle persone, in modo adeguato
all’oggi e al prossimo futuro, senza perdere nulla del passato.
3. SOLO PERCHÉ MANCANO I SACERDOTI?
La riduzione del numero dei preti è un elemento della situazione, ma nemmeno il più importante.
La costituzione delle Comunità Pastorali è invece l’interpretazione profetica della stessa;
cioè il modo di obbedire allo Spirito di Dio che continua ad accompagnare la Chiesa e le suggerisce
che questo tempo e questa situazione sono il contesto adatto alla missione.
4. COME VIENE STRUTTURATA?
La Comunità Pastorale si caratterizza:
per una pastorale unitaria di più parrocchie;
può essere composto da presbiteri, diaconi, consacrati/e, laici, e che trova nel Responsabile il suo
centro di unità;
della Comunità.
5. COSA RIGUARDA IL PROGETTO PASTORALE?
La Comunità Pastorale è chiamata a realizzare un progetto pastorale comune, che riguardi:
l’annuncio della Parola,
la liturgia e la vita di preghiera,
storale dei malati e l’animazione della vita cristiana nei diversi ambiti della vita culturale e sociale.
6. QUAL È LA VERA NOVITÀ?
La novità è la corresponsabilità.
I collaboratori ci sono sempre stati. La Comunità Pastorale è l’invito ad un salto di qualità.
Costituire una comunione corresponsabile per la missione, essere un cuore solo e un’anima sola,
speranza fondata nel Signore Gesù Risorto.
In questa comunione alcuni sono poi chiamati ad assumere, secondo le loro doti e condizioni, speci7. CHE RAPPORTO C’È TRA DIAKONÌA E CONSIGLIO PASTORALE DELLA COMUNITÀ?
Il Consiglio Pastorale ha il compito di elaborare il progetto pastorale, di compiere le scelte che qua-
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ANNO PASTORALE
ra la conduzione «quotidiana» e continuativa della Comunità Pastorale.
8. CHI AMMINISTRA LA COMUNITÀ PASTORALE?
Economici della Comunità, formato da almeno tre rappresentanti per parrocchia.
La Comunità Pastorale, però, non sostituisce le parrocchie: perciò ogni parrocchia mantiene la sua
soggettività giuridica e amministra i suoi beni, in un contesto però di pastorale di insieme e quindi
in modo coordinato con le altre e con le linee decise a livello di Comunità Pastorale.
Nella gestione della Comunità Pastorale è molto opportuno, se non necessario, che il sacerdote responsabile sia assistito da un Economo.
9. QUALI CONSIGLI DARE PER INIZIARE?
Decisiva è la disponibilità a vivere un’esperienza spirituale.
Non si tratta solo di riorganizzare il territorio o di «spremere» il più possibile le risorse disponibili.
Che cosa fa lo Spirito Santo? Anzitutto ci persuade a «
quindi a obbedire alla sua Parola, perciò ad essere missionari.
» (cf Ebrei 12, 2),
10. QUALI SONO I PERICOLI DA EVITARE?
l’improvvisazione e l’inerzia;
l’enfasi sullo smarrimento;
la nostalgia;
il campanilismo;
la burocrazia soffocante.
Inoltre, consegno il Logo che condensa ed esplicita il tema dell’Anno Pastorale 2013 - 2014:
ANNO PASTORALE
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il Campo è il Mondo
Vie da percorrere incontro all’umano
Per la proposta pastorale, attiva dal settembre 2013,
Il Campo è il Mondo - Vie da percorrere intorno all’umano indetta dall’Arcivescovo di Milano il cardinale Angelo Scola,
mi è ritornata alla mente la frase che amava citare Mies van der Rohe,
quando affermava: “Il meno è il più”.
La sintesi è meravigliosa, quando la usi, tutti te ne sono grati.
Essere conciso, essenziale nel segno e nella forma, la sintesi,
intesa non come aridità,
ma come valore aggiunto, l’immediatezza, la riproducibilità e l’applicabilità,
sono le caratteristiche che ho voluto imprimere in questo simbolo.
Partendo dal presupposto
che in comunicazione il messaggio deve arrivare forte e chiaro,
ho utilizzato tutti gli elementi
facendoli esaltare in modo calibrato, festoso e moderno.
In questo simbolo campeggiano, su un’ideale tondo,
che rappresenta il nostro Pianeta,
due fasce dinamiche, una verticale e una orizzontale,
che evocano la croce, simbolo del Cristianesimo.
Queste due fasce simboleggiano anche
due grandi strade che tagliano il nostro Pianeta
da nord a sud, da oriente a occidente,
strade sulle quali tutta la Chiesa Universale, quindi tutti noi,
siamo chiamati a percorrere per incontrare l’Umano.
La Terra è rappresentata invece da variegate forme poligonali
i cui colori sottolineano la varietà e la molteplicità dell’Umanità tutta.
L uigi Belicchi
Restando in tema, auguro a tutti - perché c’è l’impegno effettivo ed affettivo di tutti per la
nostra Comunità Parrocchiale - di portare buoni frutti in un mondo che, senza fare o sembrare
smi e personalismi che minano rapporti belli e duraturi.
Il Signore, che mette in cuore a tutti «il buon seme», ci dia il coraggio di estirpare il tanto male
che c’è dentro ed attorno a noi con carità nella verità!!!
Vostro
don Riccar do
10
ANNO PASTORALE
«A TUTTO CAMPO»
Messaggio per la Festa di apertura degli oratori 2013
Carissimi,
con l’ormai tradizionale Festa di apertura degli oratori, riprendono in tutte le comunità della
diocesi le attività educative ordinarie. Ho potuto sperimentare di persona come gli oratori non chiudano
La scelta educativa dei nostri oratori per il nuovo anno pastorale «A tutto campo» si innesta nella
proposta diocesana denominata «Il campo è il mondo: vie da percorrere incontro all’umano». In questo
inizio di millennio la nostra Chiesa è chiamata a documentare il fascino della sequela di Cristo abitando
il mondo e la storia attraverso l’incontro ed il dialogo sincero e appassionato con tutti. I cristiani, come
tutti gli uomini, sono immersi nell’umano, sia a livello personale, sia a livello sociale. A partire dall’umanità di Gesù, essi incontrano la Sua divinità. In Lui e attraverso Lui è possibile riconoscere che tanto più
l’uomo si abbandona a Dio tanto più si scopre pienamente uomo.
Vogliamo, quindi, mostrare che Cristo «svela anche pienamente l’uomo a se stesso e gli manifesta
la sua altissima vocazione» (Gaudium et spes 22). Si tratta dunque di documentare la qualità fortemente
umanizzante del Vangelo. Gesù Cristo è sorgente dell’umanesimo.
L’oratorio, per la sua stessa natura, si propone come luogo privilegiato per apprendere e vivere
tutto ciò. In particolare vorrei indicare due
a partire dalla parabola evangelica del
buon grano e della zizzania.
La prima pista da seguire è quella di valorizzare ogni aspetto della vita dei ragazzi come ambito
di evangelizzazione: negli affetti e nello studio, attraverso il tempo libero e l’appartenenza alla comunità
cristiana e alla società civile. Il campo della nostra vita è il mondo e niente di meno che il mondo. Del
resto la fede se è autentica non può mai essere separata dalla vita. In tal senso il compito principale degli educatori - dai sacerdoti alle religiose, ai genitori, ai catechisti, agli insegnanti, agli accompagnatori
sportivi e agli animatori - sarà quello di tener sempre presente, in tutta la sua interezza, la persona del
ragazzo e del giovane.
Un secondo suggerimento per questo anno pastorale è quello di riconoscere, custodire e valorizzare il buon grano, ovvero tutto il bene che c’è nella vita dei nostri ragazzi. Non si tratta di ingenuo
ottimismo, ma di realismo cristiano. Non è da tutti saper cogliere il tanto bene che c’è nel mondo e negli
altri. Tale atteggiamento è decisivo soprattutto per quanti sono chiamati alla responsabilità educativa.
colare riferimento alla Peregrinatio dell’urna di don Bosco e al centenario della FOM.
Comunità educante»
secondo le indicazioni e gli appuntamenti che verranno segnalati, in particolare nell’ambito della Settimana dell’educazione.
Su tutti coloro che vivono a diverso titolo nei nostri oratori invoco di cuore la benedizione della
Angelo Card. Scola
Arcivescovo
Milano, 15 agosto 2013
MESSAGGIO
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IX
UNA SPERANZA INVINCIBILE
Chi va in chiesa solo la notte di Natale, non si può
tento, riceve un messaggio che è la sintesi di tutto ciò
che all’uomo importa sapere: Vi è nato un salvatore
(Lc 2,11).
E’ grande la notizia che il cielo regala alla terra. Questo salvatore - dice ai pastori l’angelo - è il Cristo nostro Signore.
Di Gesù la cosa più elementare e più necessaria che
bisogna sapere è che egli è il Salvatore: il Salvatore di
tutti e quindi anche il mio. Questa prerogativa in lui è
costitutiva e intrinseca: tanto è vero che il suo nome
vuol dire il Signore salva. Ed è un nome che egli non
porta a caso: è stato pensato e voluto direttamente
da Dio.
Così è stato detto a sua madre. E similmente a Giuseppe, il capo della famiglia di Nazaret, è stato ordinato:
polo dai suoi peccati (Mt 1,21).
Dal segreto dell’eterna vita divina, il Creatore ha pensato a Cristo come a uno che può e vuole salvare tutti;
e a me, come a qualcuno che, se non si opporrà, sarà
infallibilmente salvato da Lui. Nessuna paura, dunque e nessun avvilimento può togliermi più la speranza.
X
LE SALVEZZE ILLUSORIE
Il messaggio natalizio - vi è nato un Salvatore - non
è raccolto da tutti. C’è chi, a proposito di salvezza,
non ritiene di aspettarsi aiuto da qualcuno: l’uomo
vuole spesso salvarsi con le sole sue forze. Ci sono
stati e ci sono tra gli uomini diversi tentativi di autoredenzione.
Gli illuminati scientisti dell’Ottocento pensavano
teoria copernicana, il darwinismo e il sistema metrico decimale. Altri hanno creduto che bastasse
l’attesa del “sol dell’avvenire” di una società senza
classi e senza ingiustizie.
Oggi alcuni sembrano essere convinti che la salvezza dell’uomo sta nel “salutismo” (e così si impongono le diete ferree che li fanno vivere malati
in modo da farli morire da sani); o nelle tecniche
sessuali (e cosi riducono l’amore a una specie di
12
CARITAS
tempo reale ci fanno sapere tutto, tranne ciò che
davvero conta).
Questa “salvezza laica” davanti alla realtà autentica si dissolve. All’apparire del vero - tu misera
cadesti per dirla col Leopardi. La salvezza va cercata altrove, e precisamente nell’unico Salvatore
che Dio nostro Padre ci ha dato.
Caritas
STORIA DI UN
POMERIGGIO D’ESTATE
L’estate, i negozi chiusi e i paesi quasi deserti sono spesso considerate sinonimo di solitudine.
I giovani cercano il divertimento che i mesi di scuola proibiscono, le famiglie uno spazio per restare insieme lontane dagli
affanni del lavoro. Chi tutto questo lo ha già vissuto spesso rimane solo in case dove non risuonano voci di bambini, in strade dove il silenzio prende il sopravvento.
Per questo, per festeggiare il nostro Santo Patrono, come gruppo Caritas Parrocchiale abbiamo deciso di dedicare un pomeriggio a quelle “fanciulle” e a quei “fanciulli” che non cercano
più divertimenti fuori dall’ordinario e che sorridono quando
piccoli uomini li chiamano nonni.
Li abbiamo invitati per il 20 Agosto in Chiesa Parrocchiale, alle
tre del pomeriggio, per condividere con loro un momento di
preghiera. Abbiamo pensato di iniziare con uno stare insieme
che ci permettesse di condividere spiritualità e speranza, di
sempre questo paese e di comprendere ciò che ci spinge a trasformare una calda giornata estiva in un momento di festa e di
Con questo spirito nel cuore ci siamo poi trasferiti in Oratorio,
dove i toni si sono fatti più leggeri e abbiamo goduto ognuno
della compagnia degli altri grazie anche alla convivialità del
cibo con cui era allestita una tavola rotonda così da permetterci di guardarci tutti in faccia.
Siamo riusciti ad allestire una “Tombolata” che ha premiato
quasi tutti i partecipanti e che ha insegnato a don Riccardo che
i terni verticali non valgono.
Il pomeriggio è trascorso quasi senza che ce ne accorgessimo
sorridendo e ridendo di cuore, come si fa quando ci si sente a
casa, liberi di prendersi anche un po’ in giro.
Forse non abbiamo messo insieme una di quelle giornate memorabili che per forza devono essere ricordate, non era la nostra ambizione, ma speriamo davvero di aver lasciato in piccolo segno in tutti coloro che hanno partecipato.
Ciò che volevamo veramente era donare un po’ di spensieratezza dal momento che a volte dimentichiamo che è il regalo
più bello che possiamo farci ad ogni età.
Francesca D’Alfonso
a nome della Caritas Parrocchiale
FESTA DEGLI ANZIANI
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NON VOGLIO CRESCERE MAI
Piccole trottole di legno si trasformano in un arcosottraggono nemmeno le mamme e i papà.
Un vecchio lenzuolo è diventato il gioco del Mondo
che non si cancella con la prima pioggia.
La magia di vedere un serpente che mangia un Quattro hula hoop e un buon numero di fogli di reelefante in un disegno che assomiglia a un vecchio cupero si sono trasformati in un’autentica pista di
cappello logoro è una dote che posseggono tutti i volo dove diventava indispensabile anche scegliere il giusto aereo per fare centro.
bambini ma che spesso gli adulti dimenticano.
Crediamo esista un solo modo per risvegliare quella magia che se ne sta sopita in noi: il gioco.
Per questo motivo come associazione abbiamo voluto che il nostro contributo alla festa patronale
fosse strettamente legato all’animazione per bambini di tutte le età.
Il pomeriggio del 25 Agosto, con la manifestazione “Come una volta”, abbiamo cercato di portare
in via San Bernardo i ricordi delle nostre giornate estive, provando a ricreare le avventure che la
mente dei bambini sa costruire intorno alle cose
più semplici.
Ovviamente le persone che hanno lavorato per
realizzare tutto questo sono state tante e tutte indispensabili per la riuscita della giornata. Anche i
lavori più semplici hanno bisogno di tempo per essere realizzati e la spontaneità con cui tante persone si sono rese disponibili è stata veramente meravigliosa. Ci sembra doveroso ringraziarli tutti, uno
ben accetta.
I materiali con cui abbiamo costruito i giochi dovevano dimostrare quanto poco ci vuole per creare
divertimento e aggregazione.
Tappi a corona riciclati e un percorso disegnato su
di un foglio possono trasformarsi in un autodromo
di Formula Uno dove si possono vedere sfrecciare
insieme le macchine che spesso abbiamo visto in
Due scatoloni ottagonali diventano un castello da
conquistare con tanto di baldi cavalieri a sua difesa.
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COMUNITA’ IN FESTA
Grazie a:
Fausto, Fernando, Antonella, Franca, Anna Maria, Sabrina, Sofra, Shiko, Devis, Andrea, Pierpaolo,
Federico, Mario, Giovanni Sebastiano, Roberto, Lina, Lucrezia, Martina, Emilio, Alessio, Gianni e
Davide.
Grazie a Serena del “Bar Collo” per aver dissetato tutti i volontari.
Grazie alle associazioni “Le Botteghe del Castello” e “Work in Progress” che ci hanno fornito i premi.
Grazie anche alla Protezione Civile che come sempre ha vegliato sulla chiusura delle strade.
due di noi Cavalieri di San Bernardo.
Grazie a tutti voi che avete partecipato e siete stati tantissimi, il sorriso dei bambini e la gioia di una
Non possiamo che salutarvi dicendo: arrivederci al prossimo anno.
“THE GAME’S REBELS” Associazione Ludico – Culturale Castel Rozzone
COMUNITA’ IN FESTA
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PREGHIERA PER LA SCUOLA
Noi ti lodiamo, Padre buono, che ci hai creato e ci hai donato intelligenza e
cuore per costruire insieme con te la vera città dell’uomo.
Aiuta ciascuno di noi a sentirsi parte di questo grande progetto di civiltà e
donaci la fede necessaria per comprendere che solo con il tuo sostegno riusciremo a
realizzare pienamente la nostra vita.
Noi ti lodiamo, Gesù Cristo figlio di Dio, che hai condiviso con noi la fatica di
diventare uomo. Come noi hai imparato attraverso l’obbedienza al Padre e l’accoglienza fiduciosa della sua volontà.
Aiuta tutti i ragazzi e i giovani a scoprire la bellezza della ricerca, della scoperta e della conquista di sé e del mondo, anche attraverso una fruttuosa esperienza scolastica.
Noi ti lodiamo, Spirito Santo, amore di Dio che ti fai presente in ciascuno di
noi e ci spingi ad impegnarci per gli altri.
Aiuta i genitori, gli insegnati e tutti gli educatori a riscoprire ogni giorno il
coraggio di educare, senza rinunciare di fronte alle ineludibili difficoltà, ma recuperando la forza di una testimonianza seria e serena.
PREGHIERA DELL’ ALFABETO
Aiutami a fare la tua volontà.
Benedici la mia famiglia e me.
Confortami.
Donami la pace interiore.
Eleva i pensieri della mia mente.
Fammi trovare amici veri.
Guidami.
Ho bisogno di te.
Illuminami.
Lavami dalle colpe passate.
Mantienimi nella tua grazia.
Non lasciare che mi scoraggi.
O
Perdona i miei peccati.
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PREGHIERA
Quando mi dimentico di te non dimenticarti di me.
Resta sempre con me.
Sostienimi nella tentazione.
Tienimi nella tua grande mano.
Usami come strumento della tua pace.
Visitami nelle ore buie della solitudine.
Zuccherami a volontà, perchè c’è troppa
gente acida quaggiù.
Amen.
Luca Coletta
LE STIMMATE DI SAN FRANCESCO
Ricordiamo la festività liturgica delle Stimmate di San Francesco,
che cade ogni anno il 17 settembre.
Autore
Data
Tecnica
Dimensioni
Ubicazione
Gentile da Fabriano
1420 circa
tempera e oro su tavola
87 cm × 64 cm
Fondazione Magnani-Rocca,
Mamiamo di Traversetolo
Le Stimmate di san Francesco è un dipinto a tempera e oro
su tavola (87x64 cm) di Gentile da Fabriano, databile al
1420 circa e conservato nella Fondazione Magnani-Rocca
di Mamiamo di Traversetolo (Parma). L’opera era il lato
posteriore di uno stendardo processionale, sul cui recto si
trovava la scena dell’Incoronazione della Vergine, oggi al
Storia
Lo stendardo venne dipinto per una confraternita domiciliata presso il convento di San Francesco
a Fabriano, città natale del pittore in cui aveva fatto ritorno da Brescia, dopo i successi veneziani,
nella primavera del 1420, ma solo per pochi mesi: ad agosto egli risultava già a Firenze.
Probabilmente fece da intermediario tra i confratelli e il pittore Ambrogio de’ Bizochis, cugino del
cognato Egidio, che aveva infatti sposato la sorella di Gentile.
Descrizione e stile
La scena ha una composizione abbastanza tradizionale, derivata da moduli giotteschi. Francesco,
ferite della Passione partono raggi che vanno a creare le stimmate del santo. La scena è ambientata
sullo sfondo di una roccia ispida punteggiata da alberi e arbusti, mentre a destra si vede fra Leone,
fedele compagno di Francesco, che, sdraiato, si copre gli occhi con una mano per pararsi dall’apparizione sfolgorante di Cristo, mentre più indietro si vede una chiesetta che simboleggia il santuario
della Verna.
Il fascino dell’opera risiede soprattutto nella luce intensa, che invade la scena ed ha un valore inQueste ricerche luministiche, ben visibili anche nelle pieghe del saio di san Francesco, dalla massa
così scultorea, divennero da quegli anni una delle caratteristiche più marcate dello stile maturo
Nel nimbo di Francesco si trova l’iscrizione del nome “Franciscus”.
Fonte: Wikipedia.
Michela Ferri
CULTURA
17
1.
Venerdì 25 Ottobre
Ore 20.45
Oratorio San Zeno
Via Camillo Terni, 24
2.
Martedì 29 Ottobre
Ore 20.45
Oratorio San Zeno
Via Camillo Terni, 24
3.
Martedì 05 Novembre
Ore 20.45
Oratorio San Zeno
Via Camillo Terni, 24
4.
Venerdì 08 Novembre
Ore 20.45
Oratorio San Zeno
Via Camillo Terni, 24
5.
Martedì 12 Novembre
Ore 20.45
Oratorio San Zeno
Via Camillo Terni, 24
6.
Venerdì 15 Novembre
Ore 20.45
Oratorio San Zeno
Via Camillo Terni, 24
7.
Martedì 19 Novembre
Ore 20.45
Oratorio San Zeno
Via Camillo Terni, 24
8.
Venerdì 22 Novembre
Ore 20.45
Oratorio San Zeno
Via Camillo Terni, 24
9.
Martedì 26 novembre
Ore 20.45
Oratorio San Zeno
Via Camillo Terni, 24
10.
Venerdì 29 Novembre
Ore 20.45
Oratorio San Zeno
Via Camillo Terni, 24
11.
Domenica 01º Dicembre
Ritiro Spirituale
e Consegna degli «Attestati»
Oratorio San Zeno
Via Camillo Terni, 24
CELEBRAZIONE
COMUNITARIA
DEL SANTO BATTESIMO
DOMENICA 27 OTTOBRE 2013
ORE 10.00
DOMENICA 24 NOVEMBRE 2013
ORE 16.00
DOMENICA 12 GENNAIO 2014
ORE 10.00
DOMENICA 02 FEBBRAIO 2014
ORE 16.00
DOMENICA 16 MARZO 2014
ORE 11.15
SABATO SANTO
19 APRILE 2014
SOLENNE VEGLIA PASQUALE
ORE 20.30
DOMENICA 27 APRILE 2014
ORE 16.00
DOMENICA 25 MAGGIO 2014
ORE 11.15
DOMENICA 06 LUGLIO 2014
ORE 16.00
DOMENICA 07 SETTEMBRE 2014
ORE 11.15
PER PRESENTARE DOMANDA
DI BATTESIMO
RIVOLGERSI DIRETTAMENTE
A DON RICCARDO
CHE DARA’ POI TUTTE LE INDICAZIONI NECESSARIE.
CELEBRAZIONE COMUNITARIA
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CARTOLINE DA ...
Ciao a tutti! La cartolina di questo mese arriva da PRAGA, la capitale della Repubblica Ceca. Nel periodo in cui ci sono stata io
(era il gennaio del 2012) faceva molto freddo ma non nevicava,
Ma ora parliamo dei monumenti!!!
Cominciamo appunto da PONTE CARLO, lo storico ponte in pietra sul
di souvenirs durante tutto l’ anno. La sua costruzione iniziò nel 1357 e fu
commissionata da Carlo IV, in quell’epoca Re di Boemia e Imperatore del
distrutto da una piena della Moldava nel 1342. Una simpatica leggenda
vuole che, insieme alla malta usata nell’impasto, si aggiungessero anche i tuorli delle uova, con lo scopo
di rendere la struttura più solida. Quindi Carlo IV chiese ai villaggi del regno di inviare dei carri pieni di
uova, in modo da contribuire alla costruzione del ponte. In corrispondenza delle colonne che sostengono gli archi, vi sono parecchie statue molto antiche.
Passiamo ora alla CHIESA DI SAN NICOLA, nella Città Vecchia. Questa si
può confondere con l’ omonima chiesa situata nel quartiere Malà Strana. Qui sorgeva un tempio che fungeva da chiesa parrocchiale della Città
di Santa Maria di Týn. Dopo una battaglia nel 1620, essa divenne parte
di un monastero benedettino. La chiesa attuale fu terminata nel 1735,
poi venne spogliata nel 1781, in quell’anno Giuseppe II fece chiudere
tutti i monasteri che non svolgevano attività socialmente utili. Durante
per restaurarla.
rlerò dell’OROLOGIO ASTRONOMICO DI PRAGA, situato sul lato
sud del municipio della Città Vecchia. Ha un meccanismo molto particolare: sul
quadrante astronomico (quello superiore) sono rappresentate, oltre all’ora, le
posizioni nel cielo del Sole e della Luna. Sopra c’è il “Corteo degli Apostoli”, meccanismo che, allo scoccare di ogni ora, mette in movimento delle statuine rappresentanti i 12 Apostoli. Sotto l’orologio si trova un secondo quadrante con
anello con i segni zodiacali, un anello esterno rotante e due lancette, una con il
sole e una con la luna. Il calendario che si trova sotto l’orologio astronomico è
stato aggiunto nel 1870 ed è la copia di un dipinto del pittore ceco Josef Manes.
Questo quadrante è formato da 12 medaglioni rappresentanti delle scene di vita
il secondo, che tiene in mano un cannocchiale, rappresenta l’astronomia; a sinistra, l’angelo con la spada e lo scudo simboleggia la teologia, mentre lo studioso, che esamina una pergamena, rappresenta la
matematica.
Ciao e alla prossima cartolina!!!
Irene B.
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CARTOLINE DA ...
IL RAP
CON ...
Buon giorno a tutti!!! Come state? Anche questo mese,
a farci compagnia c’è un rapper, americano
questa volta: FLO RIDA!!!
Flo Rida, nome d’arte di Tramar Dillard, è un rapper statunitense
che ha debuttato con la canzone Bitch I’m From Dade County, inserita nell’album We the Best di DJ Khaled. Il 18 marzo 2008 è stato
pubblicato il suo primo album, Mail on Sunday, lanciato dai singoli
Low ed Elevator, che hanno raggiunto rispettivamente la 1ª e la 16ª
posizione della Billboard Hot 100. Low è stata usata per la colonna
Step Up 2.
Nel 2009 il rapper ha lanciato il brano Right Round, che fa parte del
secondo album R.O.O.T.S., raggiungendo successivamente la prima
zioni in questo secondo album ci sono, per esempio, Ne-Yo con “Be on
you”
Jump
Available”. Ottiene
un buon riscontro anche il successivo Sugar.
Il primo singolo dal quarto album di Flo Rida, Wild Ones, è Good Feeling, pubblicato il 29 agosto 2011. Il secondo singolo è Wild Ones,
pubblicato il 19 dicembre 2011, in collaborazione della cantante australiana Sia. Il singolo Whistle è diventato un tormentone dell’estate
2012. Il 28 luglio 2013 esce il singolo Can’t Believe It, in collaborazione con Pitbull.
Potente, ecco l’aggettivo giusto per descrivere questo
fantastico rapper!!! Troppo bravo!!!
Ciao ragazzi, alla prossima :)
la vostra Chiara :]
MUSICA
21
RICETTA SALENTINA
Ciao a tutti e bentornati dalle vacanze (per chi è riuscito a partire).
Io ho avuto la grande fortuna di andare al mare in un posto fantastico della nostra bella penisola: il Salento. Posto nel tacco d’Italia sulla
costa Ionica, il Salento offre un mare pari a quello caraibico: sabbia
vare una grande varietà di pesce e oggi vorrei proporvi un secondo
Gamberoni alla Graziella.
il terzo anno che ci rechiamo a Porto Cesareo per le vacanze e lì abbiamo coltivato una bella amicizia con una famiglia fantastica e Graziella
ne è un componente. Mia mamma dice che, nonostante la mancanza
di lavoro (quel poco che c’è non è nemmeno ‘’regolare’’), le fatiche per
‘tirare a campà’, le preoccupazioni per il futuro dei giovani, la gente di
questo posto assomiglia molto al popolo africano: ti accoglie sempre
col sorriso sulle labbra e gioia che sprizza da tutti i pori. In loro compagnia ci si diverte davvero molto e nella semplicità. Ma torniamo a
noi, in cucina ...
a cura di Massimiliano
Ingredienti per 4 persone:
20 gamberoni interi
1 bicchiere e mezzo di vino bianco
Mezzo bicchiere di aceto di vino
1 limone grande
Pepe q.b.
Prezzemolo q.b.**
2 spicchi di aglio
Procedimento:
Lavate bene i gamberoni senza sgusciarli e lasciando anche la testa. Disporli in una teglia cercando di non sovrapporli. Irrorare con il vino, il limone e l’aceto. Spolverare
con un po’ di pepe e disporre i due spicchi di aglio interi
tra i gamberoni.
il guscio dei gamberoni non è diventato biancastro (segno
che il pesce è cotto anche all’interno) e il liquido non si è
ristretto ed è diventato della consistenza di una salsina.
Come vedete è una ricetta semplicissima, ma ne potrete
assaporare il gusto agrodolce sgusciando i gamberoni e intingendoli nella salsa che si è formata durante la cottura.
**Il prezzemolo è ricco di
vitamina A – B e C e sali minerali come ferro, fosforo,
calcio e magnesio. Ha proprietà digestive e diuretiche. Le foglie masticate
crude rinfrescano l’alito;
impacchi di prezzemolo
servono per disinfettare
ferite e punture d’insetti.
Buon appetito e alla prossima ricetta.
Il vostro futuro chef Massimiliano
Ah, non dimenticatevi di succhiare le teste dei gamberoni:
è proprio lì che si conserva intatto il sapore del mare!!!
22
CUCINA
CAMPAGNA SOSTEGNO 2013
“ IL CANTIERE ”
CARO LETTORE,
CONTINUA LA CAMPAGNA
PER SOSTENERE IL NOSTRO NOTIZIARIO
CON UNA NOVITA’:
PER DARE UN SERVIZIO PIU’ CONTINUATIVO
A CHI HA SOTTOSCRITTO
IL SOSTEGNO ANNUALE, O VORRA’
FARLO IN FUTURO,
‘IL CANTIERE’
VERRA’ CONSEGNATO IN FORMA CARTACEA
TUTTI I MESI.
COSA ASPETTI ALLORA?
RICORDIAMO INOLTRE CHE, PER CHI GIA’
SCRIVE SUL NOTIZIARIO
O PER CHI VOLESSE INIZIARE A FARLO,
GLI ARTICOLI DEVONO PERVENIRE
ALLA REDAZIONE
ENTRO
IL 15 DI OGNI MESE ALL’INDIRIZZO
[email protected]
PARROCCHIA SAN BERNARDO ABATE
SETTEMBRE 2013
ORARIO S. MESSE
FERIALI:
FESTIVI:
ORE 08,30
MARTEDI’
GIOVEDI’
ORE 09,15
ORE 20,30
SABATO
ORE 18,00
ORE 08,00
DOMENICA ORE 10,00
ORE 18,00
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PATRONALE 2013
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