Ingrossodef copia - Università Popolare "Aldo Vallone"

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Ingrossodef copia - Università Popolare "Aldo Vallone"
LUCIANA INGROSSO
MURE YŌKO TRA JORYŪ BUNGAKU E INFLUENZE CONTEMPORANEE
Nella postfazione a Kitchen, a proposito della letteratura giapponese recente, Giorgio Amitrano osserva:
«Negli ultimi decenni del Novecento non sono mancati scrittori di
grande interesse, ma nessuno sembrava veramente rappresentare il clima
a-ideologico di un paese che, riassorbiti i conflitti degli anni sessanta,
vive la condizione di ricchezza e status internazionale, in un’atmosfera
[...] quasi di malinconico ripiegamento e inquietudine. C’era l’attesa, soprattutto, di voci che sapessero raccontare la sensibilità delle nuove generazioni nutrite dai manga e dalla televisione, ossessionate dall’estetica,
indifferenti alla politica, ma sensibili all’ecologia»1.
È proprio su questa scia che si inserisce la produzione letteraria di famosi
scrittori contemporanei, quali Yoshimoto Banana e Murakami Haruki, ormai
conosciuti a livello internazionale e quella di figure ancora poco note, ma non
per questo meno affascinanti, come Hayashi Mariko, Mure Yōko e Saimon
Fumi.
La letteratura di questi autori mette in evidenza la loro abilità nell’interpretare, anche se con modalità diverse, il rapporto con i media, e in particolare
G. Amitrano, «Postfazione a Yoshimoto Banana», in Kitchen, Milano, Feltrinelli, 1991,
p. 138.
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Luciana Ingrosso
con il genere dello shōjo manga2, il fumetto per ragazze, per creare modalità
espressive nuove e all’avanguardia. Quindi:
«La letteratura femminile degli anni Ottanta è il frutto di una ri-definizione del rapporto tra i sessi. Scrittrici come Hayashi Mariko, Yamada
Eimi, Yoshimoto Banana danno vita a una sorta di scrittura post-femminista, che supera le collocazioni in generi, in virtù delle sue frequenti incursioni nel mondo del cinema, dell’anime (cartoni animati) e del manga.
I lavori di queste scrittrici hanno quasi sempre protagoniste femminili,
si rivolgono ad un pubblico femminile, si caratterizzano per una netta
impronta realistica, con aperti riferimenti alla propria storia personale o a
esperienze comuni alle loro coetanee. Il tema centrale è la ricerca dell’io,
la definizione della propria identità in una società che sembra finalmente
offrire alle donne opportunità finora negate»3.
Allo stesso tempo, però, in questi autori è evidente un profondo legame
con la tradizione letteraria giapponese, che rappresenta anche il tratto distintivo di una cultura contemporanea che opta sempre per soluzioni di continuità
tra passato e presente.
La produzione di Mure Yōko rientra in questa categoria. L’attrazione per il
fumetto e per l’arte figurativa in generale è sempre accompagnata da una profonda conoscenza della produzione femminile del novecento, etichettata dalla
critica come joryū bungaku («letteratura femminile»), da cui si riprendono le
tematiche e lo stile velatamente introspettivo.
Temi e opere
Mure Yōko, al secolo Kihara Hiromi, nasce a Tōkyō nel 1954. Trascorre un’infanzia difficile segnata dall’instabilità economica e dal difficile rapporto tra i genitori. Dopo essersi laureata in Belle Arti presso la Nihon Daigaku cambia più volte
professione, finché non viene assunta dalla casa editrice Hon no Zasshisha4, prima
come responsabile degli ordini, poi contabile e infine responsabile delle spedizioni. Inizia a scrivere i primi articoli per la rivista Today, poi su invito dei capo
redattori della Hon no Zasshisha, ideatori tra l’altro del suo nome d’arte «Mure
Yōko», inizia a scrivere anche per loro, ottenendo subito un grande successo.
2
Con il termine manga si indica il fumetto giapponese, distinto a sua volta in diverse tipologie a seconda del pubblico cui le opere si rivolgono. Ad esempio, gli shōjo-manga si caratterizzano per le tematiche legate al mondo femminile.
3
Cfr. Letteratura giapponese 2. Dalla fine dell’Ottocento all’inizio del terzo millennio, a
cura di L. Bienati, Torino, Einaudi, 2005, p. 79.
4
Casa editrice, fondata nell’aprile 1976 da Meguro Kōji, Shīna Makoto, Sawano Hitoshi e
Kimura Shinsuke. Si occupa principalmente di critica letteraria.
Mure Yōko tra Joryū bungaku e influenze contemporanee
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In riferimento alla sua popolarità, si è espressa Fujita Kaori (1999)5 nell’articolo «Mure Yōko, Ninki no Himitsu» («Mure Yōko, il segreto del suo successo»)6, in cui afferma che le scrittrici che hanno riscosso grande successo per sei
anni di seguito e che si sono alternate ai primi tre posti delle classifiche editoriali giapponesi, sono state Hayashi Mariko (1954-)7, Saimon Fumi (1957-)8 e
Mure Yōko, appunto, seguite da celebri autori quali Murakami Haruki (1949-)9,
Akagawa Jirō (1948-)10 e Sakura Mamoko (1965-)11. Sebbene sia comprensibile capire il motivo della popolarità delle prime due scrittici, che affrontano
tematiche care al pubblico femminile, il caso Mure risulta un mistero, dato che
nella produzione letteraria di questa «cronista della vita di tutti i giorni» non c’è
civetteria, né frivolezza, non si parla di feste, shopping, concerti e di cose grandiose; inoltre l’amore è solo un argomento marginale. Tuttavia le percentuali
parlano chiaro. Nel sondaggio presentato nel medesimo articolo, è emerso che
Mure Yōko piace alle donne dai 10 ai 50 anni, che il 90% del suo pubblico è
donna e che più dell’80% ha letto più di un suo libro. La stessa critica Fujita si
è imbattuta per la prima volta in un libro di Mure all’età di 14 anni, afferma di
continuare a leggerli e di essersi accorta con grande sorpresa di possedere più di
quarantatre opere della scrittrice nella sua libreria.
Mure debutta nel 1984 con Gozen reiji no genmai pan («Pane al riso integrale a mezzanotte»), in cui raccoglie tutti gli articoli pubblicati sulle riviste
Today e Hon no Zashi e i suoi primi saggi, e racconta alcuni episodi autoScrittrice nata nel 1968 nella prefettura di Mie. Attualmente, si occupa di saggi critici e
scrive per numerose riviste femminili e giornali d’informazione.
6
Cfr. Y. Mure, Jūgonen me no genmai pan, Tōkyō, Gentosha, 1999, pp. 274-292.
7
Hayashi Mariko, al secolo Tōgō Mariko, è nata nel 1954. Ha debuttato nel 1982 come
saggista con la raccolta Ran Ran wo katte Ouchi ni kaerō («Compriamo ran ran e ritorniamo a
casa»). Tra i suoi titoli più famosi: Minna no Himitsu («Il segreto di tutti»), Byakuren Ren Ren
(«Nient’altro che fiori di loto»), Saishūbin ni maniaeba («Se ce la faccio per l’ultimo volo») e
Kyōto made («Sino a Kyoto»). Le sono stati attribuiti numerosi premi letterari, tra cui il premio
Naoki nel 1985.
8
Fumettista e scrittrice di Tokushima. Tra le sue opere più famose si ricorda Dō-Kyū-Sei
(«Compagni di classe») e Tōkyō rabu sutori («Storia d’amore a Tōkyō»), da cui sono state tratte
molte serie televisive negli anni ‘90. Descrive donne forti e decise, poco conformi all’ideale del
kawaii giapponese, termine con cui si descrive una donna frivola e civettuola.
9
Scrittore e traduttore di grandi scrittori americani quali Fitzgerald e Carver. Alcune delle
sue opere più importanti sono state tradotte in italiano da Giorgio Amitrano.
10
Narratore giapponese di Fukuoka, profondamente influenzato dalla produzione fumettistica a lui contemporanea. Rappresenta «il campione di prolificità e di successo, in grado di
pubblicare più di venti libri l’anno, di conferire umorismo e leggerezza al ‘romanzo giallo’,
estendendolo al pubblico femminile»: Letteratura giapponese 2., cit. p. 91.
11
Fumettista e saggista originaria della prefettura di Shizuoka. Tra i suoi personaggi si
ricorda la celebre Chibi Maruko Chan.
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Luciana Ingrosso
biografici quali il primo amore e la sua esperienza lavorativa presso la casa
editrice.
All’inizio della sua carriera, l’autrice cerca di conciliare l’attività di saggista
con il lavoro alla casa editrice, ma con l’aumentare degli impegni editoriali,
decide di dedicarsi completamente alla scrittura. La scelta fu molto sofferta, poiché dopo aver vissuto nell’instabilità economica per tutta l’infanzia, non avrebbe mai pensato di lasciare un lavoro sicuro per quello di scrittrice free lance.
Nel dicembre 1985, lascia il lavoro e pubblica una autobiografia: Betsujin
‘Mure Yōko’ no dekiru made («Fino alla nascita di ‘Mure Yōko’, l’altra me
stessa»), in cui narra la sua vita, prima di diventare scrittrice ed esplora per la
prima volta il genere del romanzo autobiografico, distinguendosi per la capacità di osservare e descrivere, con semplicità, i piccoli fatti della vita quotidiana. In Now and Then12, afferma, tuttavia, di non impegnarsi nella scrittura
di romanzi, ma di scriverli solo perché sono i suoi lettori a chiederglielo e dichiara di non interessarsi del giudizio della critica, in quanto non si ritiene un
romanziere. Secondo Mure, il racconto e il romanzo, rispetto al saggio, sono
di facile elaborazione, perché si tratta di «creazioni del momento» che «escono proprio così dalla mia mente»13. Non ama «impastarli» più volte, come per
creare un’opera letteraria; il racconto è, quindi, qualcosa di estemporaneo che
non richiede più alcun ritocco dopo essere stato creato.
Nel gennaio 1986, con il saggio Mujirushi ryōhin («Brave donne senza marca»), inaugura una lunga serie di opere, che si riveleranno dei best seller, contenenti nel titolo il termine mujirushi (letteralmente: «senza marca»). Nei romanzi
di questa serie emergono aspetti del vissuto personale, della famiglia, del carattere, dei sentimenti e delle difficoltà di Mure.
Al centro delle sue storie c’è l’universo femminile presentato nelle sue diverse età e nei suoi diversi contesti sociali, mentre gli uomini, cui non risparmia
critiche e sarcasmo, sono solo degli elementi di contorno o causa di incomprensioni e infelicità. La donna di cui parla Mure è proprio come quella descritta da
Bugin (2000):
«una donna insoddisfatta del suo ruolo, spesso immersa nella propria solitudine e nelle proprie fantasie. È una donna che vuole la sua indipendenza e la sua libertà, ma si sente soffocare. È una persona sensibilmente insicura di ciò che è e di ciò che fa, ma è allo stesso tempo una
donna forte e che cerca di reagire. La figura maschile non è ora per nulla
al centro della sua vita ma è piuttosto lei stessa a porsi delle domande
Cfr. Y. Mure, Now and Then Mure Yōko, Tōkyō, Kadokawa, 1997, pp. 6-41.
Cfr. intervista consultabile al sito www.bunka-kaigi.com, ultima data di consultazione:
5 maggio 2007
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Mure Yōko tra Joryū bungaku e influenze contemporanee
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e a cercare di rispondervi. È cosciente del fatto che comprendendo se
stessa può vivere bene nella società di oggi. Deve capire i suoi desideri
repressi, le sue fantasie, i suoi gusti per vivere più attivamente»14.
Mure cerca di aiutare le sue lettrici a essere indipendenti, a trovare una
propria posizione all’interno della società e a interpretare, capire e soddisfare
i desideri, per lungo tempo, nascosti e ignorati. Parla con chiarezza e scorrevolezza della felicità delle donne e di come vivere bene la vita di tutti i giorni,
assicurandosi così un ampio pubblico in virtù della sua capacità di descrivere
le emozioni e gli stati d’animo di donne che vivono un’esistenza modesta e
per questo motivo vicine alle esperienze delle sue lettrici.
Oltre al già citato Mujirushi ryōhin, con Mujirushi OL Monogatari (1989)
(«OL senza marca») si occupa del mondo del lavoro al femminile, descrivendo
nel romanzo la famosa figura della Office Lady15. In Hataraku onna («Donne
che lavorano») riprende il tema delle donne che lavorano, mentre in Demo onna
(«Ma le donne») del 1997, la protagonista, una studentessa della scuola superiore, osserva diverse tipologie di donna, come le madri di famiglia e le donne in
carriera, e riflette sull’universo femminile. Altri titoli su questo argomento sono
Hitori no onna («Donne sole») e Idomu onna («Donne combattive»).
Ha anche redatto diari di viaggio sulle sue esperienze all’estero, e in particolare nel sud-est asiatico. Con Ajia fumu fumu kikō («Viaggio a piedi in Asia»),
parla della Tailandia, di Puket, di Shangai, di Taiwan e di Pechino che l’autrice
ha avuto modo di visitare tra il 1994 e il 1995. Questo tipo di saggio è ritenuto il
più semplice perché si possono inserire informazioni sui luoghi visitati. Tuttavia,
è necessario saper ricreare tra le righe l’atmosfera del luogo di cui si parla. Non
si tratta di guide di viaggio vere e proprie, ma di testi che hanno la capacità di
portare il lettore nei luoghi della narrazione con la sola forza del pensiero. Altri
titoli sono Amerika hajikaki hitori tabi («Viaggio da sola in America») del 1987 e
Donichi Hōrōki («Cronache di vagabondaggi nei fine settimana») pubblicato nel
2002, che ricorda nel titolo lo stretto legame con la celebre Hayashi Fumiko16.
14
Cfr. S. Bugin, Le protagoniste e il loro doppio nella letteratura di Takahashi Takako, tesi
di laurea, Università Cà Foscari, Venezia, a.a. 1999/2000: www.nipponico.com/tesi/bugin_silvia/, ultima data di consultazione: 1 maggio 2007.
15
Con questo termine, abbreviato con la sigla O.L si indica l’impiegata della ditta giapponese. È uno dei tanti esempi di parole che sembrano all’apparenza inglesi. In realtà sono state
coniate arbitrariamente in Giappone. «Difficilmente una O.L. può rifiutare le avance e respingere le molestie dei colleghi maschi»: S. Lucianetti - A. Antonini, Manga Immagini del Giappone
contemporaneo, Roma, Castelvecchi, p. 142.
16
Nata a Shimonoseki nel 1903, si trasferisce a Tōkyō dove inizia a scrivere fiabe e poesie.
Nel 1929 pubblica un romanzo a puntate sulla rivista «Kaizō», che sarà poi pubblicato l’anno
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Un volume ricco d’informazioni sull’autrice è Jūgonenme no genmai pan
(«Pane al riso integrale: quindicesimo anno»), pubblicato nel 1999, che richiama il titolo della sua prima opera (Gozen reiji no genmai pan) e con cui si
festeggiano i primi quindici anni di carriera, raccogliendo in un unico volume
annotazioni, saggi, interviste, articoli critici e la lista completa delle opere.
Tra le pubblicazioni più recenti: Jizō wa minna shitteiru («I jizō17 sanno
tutto») del 2003 e il romanzo Kamome shokudō18 («Al ristorante ‘Il gabbiano’»), pubblicato nel 2006, con cui Mure Yōko dà prova della sua poliedricità
artistica, cimentandosi nel mondo della cinematografia. La trama del romanzo
è stata infatti scritta per l’omonimo film diretto dalla regista Naoko Ogigami.
Come si è già detto, l’opera di Mure si pone l’obiettivo di aiutare le donne a trovare la propria forma di felicità e soddisfazione personale, escludendo
qualsiasi forma di generalizzazione. Tuttavia, le soluzioni che si propongono o
meglio si suggeriscono non possono e non devono essere considerate come le
uniche vie da seguire per raggiungere la felicità, anche perché l’autrice è fortemente consapevole dei propri limiti e delle proprie contraddizioni, sia come
donna che come scrittrice. Nella nota esplicativa di Hontorimushi («L’insetto
acchiappa libri»), Tsuruta Hikari19 afferma, infatti, che Mure è una delle poche
donne ad aver capito che libertà e solitudine vanno di pari passo. Non è una di
quelle donne moderne («comprendo anche me stessa in questa categoria») che
pensano: «voglio essere libera, non sola» e che si considerano delle donne indipendenti solo quando conviene loro20.
successivo con il titolo Hōrōki («Cronahe di un vagabondaggio») l’opera più significativa della
sua produzione letteraria. È conosciuta anche per il romanzo Ukigumo («Nuvole fluttuanti»), in
cui narra la sua esperienza di corrispondente di guerra in Cina e in vari paesi del sud-est asiatico, al seguito delle truppe giapponesi. Muore a Tōkyō nel 1951.
17
Jizō è il nome con cui è conosciuto in Giappone il Bodhisattva Ksitigarbha, divinità del
buddhismo Mahayana che generalmente assume le sembianze di un monaco. La sua immagine
è molto diffusa in Giappone, soprattutto nei cimiteri, perché considerata protettrice dei defunti,
dei neonati prematuri, malformati, e degli aborti. È molto diffusa anche per le strade, perché
protegge i viaggiatori.
18
È una storia insolita, che ruota intorno ad una tavola calda sotto il cielo azzurro di Helsinki. Kamome Shokudō mette sullo schermo l’amicizia femminile tra persone semplici e spontanee e l’intimità della vita di ogni giorno, senza cadere nel sentimentalismo. Anche se i personaggi principali sono tre donne, il film non è soltanto un ritratto dell’universo femminile: www.
kamome-movie.com/, ultima data di consultazione: 5 maggio 2007.
19
È la curatrice dei saggi e delle raccolte di racconti di Mure.
20
Cfr. Mure, Jūgonen me no genmai pan, cit., pp. 274-292.
Mure Yōko tra Joryū bungaku e influenze contemporanee
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Il legame con il joryū bungaku
La produzione letteraria di Mure Yōko si contraddistingue per una profonda conoscenza della tradizione letteraria femminile del Giappone, definita
dalla critica con il termine joryū bungaku21. Mure, come donna e come scrittrice, non può non tenere in considerazione le opere di tutte quelle autrici che
hanno cercato di migliorare la condizione femminile nella società attraverso
la scrittura, e grazie alle quali la donna giapponese di oggi gode di uno status
migliore rispetto al passato. Tuttavia, essendo figlia del suo tempo, non ha più
bisogno di denunciare a viva voce i soprusi e le prepotenze del maschilismo,
come facevano le esponenti della letteratura femminile a partire dalla seconda
metà dell’Ottocento, ma può avvalersi di un’ironia sottile e di una buona dose
di humor per mettere in ridicolo l’ottusità degli uomini di oggi.
Prima grande opera di formazione per Mure è sicuramente lo Hōrōki
(«Cronache di un vagabondaggio») di Hayashi Fumiko, in cui l’autrice
«presenta se stessa come una shiseiji, una figlia illegittima, che lotta
contro i valori della società patriarcale per affermarsi non solo come
scrittrice, ma anche come donna che lavora»22.
Il prototipo di tutti i personaggi femminili della Hayashi è costituito
«da donne sfortunate, povere ma piene di energia e forza di volontà,
pronte a lottare per trovare la propria felicità, a costo di disattendere le
aspettative della società e della famiglia».
Come Mure ricorda nell’intervista pubblicata in Jūgonenme no genmai
pan, la lettura di questo romanzo fu una rivelazione. Cominciò a leggerlo al
quarto anno delle scuole elementari, nonostante fosse un testo molto difficile
per la sua età. Fu proprio grazie a Hōrōki che comprese che una donna poteva
anche non sposarsi e condurre un tipo di vita diverso da quello tradizionalmente affidatole. Attraverso questo romanzo comprese che, contrariamente
Come ricorda L. Bienati la critica ha incominciato a utilizzare il termine joryū «stile
femminile», a partire dagli anni trenta del novecento, per riferirsi a tutte le opere scritte dalle
donne, definite anche joryū bungaku, una produzione che si pone ai margini rispetto alle grandi
correnti della letteratura e che si caratterizza per il lirismo e l’attenzione agli aspetti della vita
quotidiana. Nonostante il nuovo ruolo conquistato dalle donne, però, anche in periodo moderno, le scrittrici continuano a non essere considerate alla stessa stregua degli scrittori. Con il
termine joryū bungaku non ci si riferisce a una scuola letteraria con una tradizione o un progetto
letterario unitario, ma solo al sesso che accomuna le scrittrici: Letteratura giapponese 2., cit.,
pp. 72-78.
22
Cfr. Letteratura giapponese 2., cit., pp. 229-230.
21
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alla celebre frase: «si sposarono e vissero felici e contenti», le donne potevano
diventare libere e indipendenti, grazie al proprio lavoro e che il lieto fine non
era necessariamente il matrimonio. Inoltre, visto che i suoi genitori non andavano d’accordo, si convinse che le donne potessero fare anche altre scelte
nella vita, tanto da arrivare a pensare che la proposta di Hayashi Fumiko fosse
la soluzione migliore per vivere «felici».
Nella stessa intervista, racconta inoltre che ai tempi del liceo si interessò al
naturalismo francese e in particolare, fu colpita dalla lettura di Nanà di Émile
Zola, romanzo sulla prostituzione femminile, in cui la protagonista, una donna
spregiudicata, cerca in tutti i modi il «rispetto» nella società parigina. Sebbene
quest’opera parli di una anti-eroina, è importante notare come Mure Yōko
apprezzi nelle donne la sicurezza e il desiderio di realizzarsi.
Dichiara di ammirare Higuchi Ichiyō (1872-1896)23, Kimura Akebono
(1872-1890)24, Mori Mari (1903-1987)25 e la già citata Hayashi Fumiko, scrittrici che si caratterizzano per la volontà di realizzarsi attraverso la scrittura, di
denunciare abitudini e comportamenti sociali che discriminano il mondo femminile e di affrontare tematiche che si oppongono alla morale comunemente
accettata (per esempio l’omosessualità).
La scrittrice si ispira anche a un’altra esponente del joryū bungaku, Hirabayashi Taiko (1905-1981)26, molto sensibile ai problemi sociali, che lancia
attraverso la sua scrittura:
Celebre scrittrice dell’era Meiji, morta prematuramente nel 1896, la cui effige è sulle
banconote di 5000 yen. I titoli principali sono Takekurabe («Gare di altezza»), sul passaggio
della giovane protagonista dai giochi con i coetanei alla realtà dei quartieri di piacere, Nigorie
(«Acque torbide»), la storia di una prostituta che muore per disperazione e Jūsan ya («La tredicesima notte») sulla difficile scelta di abbandonare la famiglia e il marito.
24
Figlia di Kimura Shōei, famoso uomo politico. Avrebbe voluto studiare l’arte del ricamo
in Europa, tuttavia, il padre la costrinse al matrimonio con un uomo ricco, da cui successivamente divorziò. Scrisse il romanzo Fujin no Kakami («Lo specchio della signora») pubblicato
a puntate nel 1889 sul quotidiano Yomiuri, con cui sembra esaudire il suo desiderio di libertà e
indipendenza dalla figura paterna.
25
Figlia primogenita dello scrittore Mori Ōgai, da cui sarà profondamente influenzata. È
abile nel descrivere mondi affascinanti utilizzando la fantasia. Le sue opere più importanti sono
Chichi no bōshi («Il cappello di papà»), Amai mitsu no heya («La stanza di miele») e Koibitotachi no mori («La foresta degli innamorati») sull’amore omosessuale, da cui prenderà le mosse
il manga del genere detto Yaoi.
26
Nasce a Nagano, da una famiglia di piccoli industriali, ben presto ridotta in povertà. Nel
1922 si trasferisce a Tōkyō, dove inizia a scrivere fiabe e romanzi gialli. Frequenta l’ambiente
degli intellettuali anarchici e sperimenta più volte l’arresto. Scrive diversi racconti brevi classificati nel genere della letteratura proletaria, per l’impegno sociale cui si ispirano. Al termine
della guerra, si converte ad una letteratura non più orientata politicamente.
23
Mure Yōko tra Joryū bungaku e influenze contemporanee
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«un grido di protesta contro la guerra appena conclusa e denuncia le
ferite profonde che l’intera società giapponese porta nel cuore»27.
Tuttavia, Mure si rende perfettamente conto della distanza tematica e stilistica che intercorre tra lei e questa scrittrice del dopoguerra. Mentre Hirabayashi Taiko sa far ricorso alla finzione, per non far coincidere quello che
scrive con la sua esperienza personale, nei romanzi di Mure, la protagonista
e l’autrice si sovrappongono. Inoltre, pur descrivendo entrambe con realismo
la società del proprio tempo, a mio parere, le due scrittrici si propongono due
obiettivi diversi. Hirabayashi denuncia i mali del suo tempo, Mure ironizza
sulla società odierna.
Tra le scrittrici a lei contemporanee, l’autrice nutre una profonda ammirazione per Hayashi Mariko. La cita come modello ispiratore di un genere a
lungo considerato minore, vale a dire il saggio. Proprio grazie a lei, infatti, il
saggio non sarà più visto come una produzione letteraria di second’ordine, ma
come un genere su cui fondare la propria attività letteraria. Sono due scrittrici
molto vicine per età, per studi e per esperienze. Hanno entrambe frequentato
la stessa università, hanno avuto un’infanzia difficile e hanno lavorato per
mantenersi agli studi. Entrambe hanno iniziato la loro carriera come saggiste
per poi cimentarsi nel romanzo. Nonostante i molti aspetti in comune, Hayashi
risulta essere molto più attenta al suo pubblico e alla critica: mescola infatti
elementi futili, come shopping e moda, ad argomenti ben più seri, mentre
Mure descrive con semplicità il Giappone di oggi e parla delle donne e del
modo per sentirsi realizzate.
È, inoltre, necessario ricordare che Mure ha scritto opere critiche sul ruolo
della donna e sul joryū bungaku, quali Anata mitaina Meiji no onna («Una
donna dell’era Meiji, proprio come te») del 1999 in cui racconta la vita di otto
donne scrittrici dell’epoca Meiji, fornendo così alle sue contemporanee spunti
di riflessione sul ruolo della donna nella società e riportando alla mente il lungo e faticoso cammino verso l’emancipazione percorso attraverso la letteratura; Ichiyō no kuchibeni akebono no ribon («Un nastro d’alba su un rossetto
qualunque») del 1996, che rappresenta un esplicito riferimento alle scrittrici
Higuchi Ichiyō e Kimura Akebono riprendendone i nomi nel titolo ed infine
Ue («Carestia») del 1998. In particolare in quest’ultima opera, partendo dalla
vita della famosa scrittrice Hayashi Fumiko:
«una ragazza solare, senza soldi, ma che ce la mette sempre tutta»,
27
Cfr. Letteratura giapponese 2., cit., p. 237.
128
Luciana Ingrosso
immaginata:
«mentre scrive i suoi manoscritti sulle scatole di mandarini»28.
Mure ritorna all’età di dieci anni, quando per la prima volta ebbe modo di
leggere il romanzo Hōrōki e come per incanto ebbe la rivelazione sulla sua missione letteraria: aiutare le donne a trovare la felicità nella vita quotidiana.
Mure e il manga
Il secondo elemento che influenza la produzione letteraria di Mure, e quella di tutte le sue contemporanee, è lo shōjo manga, a lungo considerato un
fenomeno di subcultura. Tuttavia,
«quando critica e pubblico in coro hanno riconosciuto il rapporto tra
alcuni dei libri più venduti in Giappone negli ultimi anni, Kitchen e Tsugumi (1989) della Yoshimoto e Noruwei no mori (1987) di Murakami Haruki
e il manga per ragazze, questo genere è balzato di colpo all’attenzione della stampa e della critica letteraria [...] molti hanno così avuto la sorpresa di
accorgersi che lo shōjo manga si era evoluto in un genere narrativo sofisticato e complesso e che si era formata una cultura sommersa che dal manga
si irradiava nella letteratura, nel cinema, nella musica e nella moda».29
A livello stilistico, lo shōjo manga presenta le seguenti caratteristiche:
«il fulcro delle storie è l’amore, in tutte le sue forme, c’è sempre
uno standard narrativo che prevede le immancabili traversie, [...], che
la protagonista deve affrontare, ed infine l’immancabile lieto fine. [...]
Inoltre, le mangaka rivestono i loro personaggi con abiti dal design molto
accurato, seguendo meticolosamente la moda del periodo storico in cui
la vicenda è ambientata. Lo stesso vale per le acconciature che possono
essere particolarmente sofisticate e piene di riccioli [...] A completare la
gamma di sensazioni e sentimenti sono gli enormi occhi, che si aprono
come finestre sull’anima di queste dolci e coraggiose creature, occupando
gran parte del volto e ospitando a loro volta stelline e raggi di luce»30.
A livello invece ideologico e femminista, nel capitolo intitolato «Occhioni
e sentimento: lo shōjo manga», Lucianetti e Antonini ricordano che:
«per secoli il mondo femminile giapponese è stato regolato da una
singolare quanto sofferta scelta: sacrificarsi ad essere mogli e madri serCfr. www.bunka-kaigi.com, ultima data di consultazione: 18 marzo 2007.
Cfr. Amitrano, «Postfazione a Yoshimoto Banana», cit., p. 140.
30
Lucianetti - Antonini, Manga Immagini del Giappone contemporaneo, cit., p. 117.
28
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Mure Yōko tra Joryū bungaku e influenze contemporanee
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vizievoli e sottomesse. [...] la donna risultava ingabbiata da una rete di
condizionamenti prestabiliti e inviolabili, una limitazione costituzionalizzata che sembra vacillare solo ultimamente, sollecitata da esigenze di
svecchiamento e dalla voglia, finora sedata, di affermarsi, di lottare, di
rompere schemi obsoleti e in definitiva di scegliere di essere artefici del
proprio destino. [...] Mentre la televisione non perde occasione di sottolineare l’importanza del matrimonio e tutto ciò che ne consegue, la letteratura e il manga, più liberi dai condizionamenti politici conservatori, danno
libero sfogo agli ideali di emancipazione e autoaffermazione femminile e
sembrano in qualche modo perorare un’immagine nuova della donna»31.
Oltre al già ricordato interesse per la letteratura femminile del Novecento, l’influenza del manga sull’autrice è una diretta conseguenza del fatto che
in questo settore, una volta esclusivo appannaggio maschile, operano ormai
donne che ne hanno saputo modificare i canoni estetici e narrativi e ne hanno
acquisito in breve tempo l’esclusivo monopolio.
Come ricorda nell’intervista rilasciata a Shiriagari Kotobuki (1958-)32 in
Jūgonenme no genmai pan33, questa passione per il fumetto la accompagna
sin dall’infanzia quando, si divertiva a realizzare detective story a fumetti.
L’autrice dedicava molto tempo alla lettura e amava anche i fumetti. Pur non
essendo molto portata per il disegno, spesso dipingeva e si divertiva anche a
ricalcare e ritagliare i libri di Ishino Mori Shōtarō (1938-1998)34, tra cui Mangaka nyūmon («Guida ai fumettisti») o Ryūjinnuma («Lo stagno del drago»)
e a leggere i fumetti che parlavano di danza come quelli di Watanabe Masako
(1929-)35 o Maki Miyako (1935-)36. Già al secondo anno di scuola elementare
leggeva riviste di manga quali Shōjo furendo e Māgaretto. Le piacevano anLucianetti - Antonini, Manga Immagini del Giappone contemporaneo, cit., pp. 115-116.
Fumettista giapponese, conosciuto per Mayonaka no Yajisan Kitasan («Yaji e Kita in
piena notte»), sull’amore omosessuale e per Hinshi no Essayisto («Il saggista alle porte della
morte»), in cui si medita sulla morte.
33
Cfr. Mure, Jūgonenme no genmai pan, cit., pp. 40-63.
34
Fummettista giapponese, vincitore della seconda edizione del premio Tezuka Osamu Bunkashō nel 1998. Ha contribuito allo sviluppo di nuove forme compositive all’interno del manga.
35
Ha iniziato la sua carriera di fumettista per aiutare economicamente il marito, ancora studente universitario. Dopo la seconda guerra mondiale, conobbe Tezuka e decise di dedicarsi al
fumetto come professione, contribuendo così allo sviluppo dello shōjo manga. Tra le sue opere più
importanti si ricorda Mikan no Hana saku oka («Le colline dove fioriscono i fiori di mandarino»),
Mitsuboshi no Uta («La canzone delle tre stelle») e Tenshi no Komichi («Il sentiero dell’angelo»).
36
Nata a Kobe, questa pioniera dello shōjo manga ha debuttato nel 1958 con Haha koi
warutsu («Valzer per mia madre»), seguito da Ribon («Il nastro») negli anni ‘60. Ha pubblicato
solo pochi titoli, a causa del marito Matsumoto Reiji, che non accettava la carriera artistica della
moglie. Nonostante ciò, il suo stile ha avuto un forte impatto nel mondo del fumetto giapponese
e Rika, la bambola più famosa in Giappone, è stata creata a partire da un suo personaggio.
31
32
130
Luciana Ingrosso
che gli shōnen manga e comprava spesso le riviste Shōnen Magazine, Shōnen
Sunday, Bōkenō e Shōnen manhō. Inoltre, all’epoca della scuola elementare
viveva a Nerima dove abitavano molti fumettisti che fermava per gli autografi.
Racconta, inoltre, che una volta si recò nell’abitazione di Watanabe Masako,
ma sfortunatamente non la trovò in casa. Lasciò quindi il suo recapito alla
domestica e con sua grande sorpresa ricevette per capodanno un bellissimo
nengajō (la cartolina per gli auguri di buon anno) disegnato e firmato dall’autrice. Ne fu così felice che decise di diventare fumettista, sebbene non sapesse
nemmeno prendere in mano un pennello.
A Shiriagari, racconta inoltre di essere stata una bambina che non accettava
le imposizioni. Quando il padre, poi, le suggerì di non badare alle correzioni
dell’insegnante di disegno, iniziò a fare di testa sua, e così facendo, finì per
rinunciare al sogno di diventare una disegnatrice. Questo tema si ritrova anche
nei suoi racconti, come ad esempio in Omekakesan («L’amante») contenuto
nella raccolta Atashi ga kaeru ie («La casa in cui far ritorno») in cui la protagonista ricorda l’episodio di uno scontro tra il padre di una compagna di scuola della protagonista del racconto e il suo maestro, riguardo alla didattica del
disegno. Il padre afferma che bisogna lasciare i bambini liberi di disegnare ciò
che vogliono, senza obbligarli a riprodurre fedelmente le immagini proposte
a scuola. Queste righe rivelano una critica di Mure sui metodi di educazione
utilizzati nelle scuole giapponesi.
Come ha dichiarato nell’intervista rilasciata nel 1987 e pubblicata in Now
and Then Mure Yōko (1997), la scrittrice trae ispirazione da fumettisti e illustratori che mettono al centro delle loro storie donne e bambine descritte nella loro
quotidianità, come ad esempio Tsuchihashi Toshiko (1969)37 e Saibara Rieko
(1964-)38. In particolare, quest’ultima ha molti aspetti in comune con Mure. Ha
vissuto infatti un’infanzia difficile, segnata dalla mancanza della figura paterna,
dalla povertà familiare e da una lunga e ingiusta causa legale per avere fatto uso
di sostanze alcoliche prima della maggiore età. Proprio come Mure, affronta
Illustratrice, autrice di romanzi illustrati e di fumetti. Nel famoso shōjo manga Chibi
Marukochan («La piccola Mariko») di Momoko Sakura, appare un personaggio che ha il suo
stesso nome.
38
Fumettista di Kochi, trasferitasi a Tōkyō per frequentare l’università. Non ha mai conosciuto il padre naturale ed è cresciuta insieme al nonno e alla madre. Durante gli anni del liceo,
subì l’accusa da parte della scuola di non rispettare le norme per l’assunzione di bevande alcoliche. È stata scoperta dalla casa editrice Shogakukan. Nel 2003, divorzia dal marito alcolizzato,
un tempo famoso reporter di guerra Kamoshida Yutaka. Le opere che le hanno fatto vincere
l’Osamu Tezuka Cultural Prize nel 2005, sono Jōkyō monogatari («La storia di un viaggio a
Tōkyō») in cui descrive i suoi primi anni a Tōkyō e Mainichi kāsan («Mamma tutti i giorni»)
in cui parla della sua esperienza di madre.
37
Mure Yōko tra Joryū bungaku e influenze contemporanee
131
spesso il tema della lite coniugale, connessa a problemi di carattere economico e disprezza profondamente gli uomini. Dall’intervista intitolata «Drawing
on experience» rilasciata al Japan Times, si evince che per Saibara le cose più
importanti nella vita sono i figli e i soldi, perché quando manca la disponibilità
economica anche la famiglia più affiatata perde il suo equilibrio. È entusiasta del
suo ruolo di madre tanto da affermare in Mainichi Kāsan:
«Non importa quante volte vivrò, ma tutte le volte voglio essere
mamma!»39.
Nell’intervista Saibara dichiara inoltre di essere molto delusa dagli uomini, nonostante sia convinta che due persone di sesso diverso possano comprendersi attraverso il dialogo, di fatto nessun uomo della sua vita ha mai
mantenuto le promesse o veramente capito cosa avrebbe dovuto fare per lei.
Osservando suo figlio, la fumettista si è resa conto che gli uomini annuiscono
quando si parla, ma in realtà non ascoltano. È fermamente convinta che la vita
al femminile sia molto più bella e interessante, perché le donne possono dare
alla luce i bambini, crescerli, lavorare e anche sbagliare. Gli uomini al contrario non possono e non lo sanno fare. In poche parole, «è mille volte meglio
essere donna».
Aspetto in comune con Mure è il mancato interesse per i premi e i riconoscimenti della critica, dato che il suo obiettivo principale è piacere al pubblico.
Un altro fumettista molto amato da Mure è Shiriagari Kotobuki (1954-). Su
un sito francese, viene presentato come un disegnatore da
«le trait qui est à la fois fragile et spontané, donnant l’impression de
dessins au stylo jetés sur la feuille par un auteur dilettante. [...] Décors
à peine esquissés, économie de moyens à chaque case, et pourtant l’on
ne peut que rester impressionné par ce talent qui sait s’attarder sur un
regard, saisir à merveille une expression, capturer la pureté d’un instant
de grâce»,
inserendosi nella categoria di
«ces auteurs à deux visages, partagés entre le gros rire d’un côté et
la douleur intime de l’autre, dans cette contradiction apparente que les
Japonais semblent pouvoir entretenir sans effort»40.
Cfr. http://search.japantimes.co.jp/cgi-bin/fl20070401x1.html, ultima data di consultazione: 29 maggio 2007.
40
Cfr. www.du9.org, ultima data di consultazione: 24 maggio 2007.
39
132
Luciana Ingrosso
Questa caratteristica è presente anche nell’opera di Mure, la quale riesce
ad affrontare argomenti tristi con disinvoltura, riuscendo a far emergere il lato
comico anche nelle situazioni più difficili. Tuttavia soltanto un lettore attento
riesce a cogliere l’amarezza nascosta tra le righe.
Mure apprezza anche i fumetti di Sugiura Shigeru (1908-2000)41, considerato insieme a Tezuka uno dei padri del manga moderno, e famoso per aver
saputo mescolare le influenze del fumetto americano dell’ante-guerra alla cultura popolare giapponese. L’amore di Mure per le tecniche e la grafica del
manga è evidente anche nelle copertine di molti suoi libri, affidate a noti fumettisti contemporanei.
Questo interesse per il mondo del manga è evidente anche nei racconti e
nel film Kamome shokudō («Al ristorante ‘Il gabbiano’»), per il quale, come
si è già accennato, Mure ha scritto la sceneggiatura.
Nella raccolta di novelle Atashi ga kaeru ie del 1994, e in particolare, nel
racconto Omekakesan, c’è un riferimento ad un famoso fumetto degli anni
’60, Tetsujin 28 gō42, realizzato da Mitsuteru Yokohama. Questo fumetto è
considerato uno dei primi esempi di Robot Manga, ossia un tipo di manga i
cui protagonisti sono dei robot e il fatto che sia stato menzionato dall’autrice è
indice di una conoscenza approfondita del mondo del fumetto.
Sempre in Omekakesan, le due bambine si ingegnano a scoprire il significato della parola che dà il titolo al racconto, il cui equivalente italiano è «amante». Quando finalmente una delle due scopre l’amara verità, riflette così:
«Ero contenta di aver capito la vera natura della parola omekake.
Visto che aveva già una moglie e dei figli, chissà cosa c’era di così
divertente nell’andare a casa di un’altra donna e non tornare più. Poiché ero finalmente a conoscenza del significato di questa parola, volevo
subito andare ad informare la mia amica Teruyo, ma iniziò la lezione
di giapponese. Il mio racconto entusiasmante avrebbe dovuto attendere
l’ora della mensa»43.
Quando la protagonista spiega il significato della parola omekake alla sua
compagna di classe Teruyo, la definisce in questi termini:
41
È uno degli autori più prolifici degli anni d’oro del fumetto giapponese, le cui opere non
sono ancora conosciute al di fuori del Giappone. Ha adattato a fumetto Godzilla e L’ultimo dei
Moicani: www.maxoe.com/, ultima data di consultazione: 20 maggio 2007.
42
È conosciuto in America con il nome di Gigantor, ma non è mai stato tradotto in Italia. È
stata tuttavia trasmessa la serie televisiva a esso ispirata e conosciuta negli USA come Gigantor. Cfr. Robot - Fenomenologia dei giganti di ferro giapponesi, a cura di G. di Fratta, Caserta,
L’Aperia, 2007, pp. 48-49.
43
Dove non altrimenti specificato le traduzioni sono mie.
Mure Yōko tra Joryū bungaku e influenze contemporanee
133
«L’omekakesan è una donna. Una donna giovane e molto bella! Vive da sola in una casa immensa, viaggia spesso a Parigi, studia danza e
nel suo giardino ci sono tante rose e tre bellissimi volpini».
L’immagine che ne emerge sembra essere tratta quindi da uno shōjo manga. Il nome della omekake, Tachibana Mary, ricorda le eroine del fumetto per
ragazze e la descrizione della casa piena di rose e volpini riporta alla mente
le immagini che abbiamo visto leggendo un manga o guardando un cartone
animato. Si tratta di un’atmosfera onirica in cui si dimentica l’amara verità di
un padre che abbandona la famiglia per andare a vivere con una ragazza più
bella, giovane e ricca e il lettore si addentra nel mondo della fantasia infantile,
lasciandosi travolgere.
Nel film Kamome shokudō44, diretto da Naoko Ogigami che sarà poi pubblicato dall’autrice in forma di romanzo nel 2006, invece, la richiesta del primo
cliente della tavola calda, di conoscere le parole della sigla di Gatchaman45,
famoso cartone animato giapponese degli anni settanta, fungerà da pretesto
per far incontrare la proprietaria dello shokudō Sachie, che aveva dimenticato il testo della canzone, con Midori, una ragazza giapponese trasferitasi per
caso a Helsinki. Questo incontro sarà molto importante per l’evoluzione della
storia, perché porrà le basi della futura amicizia tra queste due donne. A loro
si aggiungerà un terzo personaggio, Masako, che porterà dei cambiamenti nel
locale e al successo del ristorante.
In particolare, il fatto che il primo cliente del ristorante sia proprio un ragazzo interessato al mondo del fumetto è segno che, grazie alla globalizzazione, le
distanze culturali si accorciano notevolmente e che come afferma Amitrano:
Il film parla di Sachie una donna di 38 anni, che apre il ristorante-tavola calda «Il gabbiano» in una strada di Helsinki, con la speranza che possa diventare un luogo di incontro per
i vicini. Tuttavia all’inizio, nessuno sembra intenzionato a metterci piede. Sachie però non si
perde d’animo e giorno dopo giorno trascorre le sue giornate nel locale vuoto, carica di nuove
aspettative e speranze per il futuro. Finchè non arriverà il suo primo avventore che cambierà la
vita di Sachie e del suo locale.
45
Gatchaman (sta per Kagaku Ninjatai Gatchaman Fighters: Gruppo Scientifico Ninja
Guerrieri Gatchaman) è un anime, suddiviso in tre serie, ideato da Satō Keīchi e prodotto dalla
Tatsunoko negli anni settanta. La serie consolida le basi dell’action team, solitamente composta
da cinque elementi, che incarnano i cinque «tipi» umani, in cui gli spettatori si identificano.
Ogni personaggio è caratterizzato da un colore specifico e da un’arma o stile di combattimento
personale. I Gatchman hanno avuto una vita televisiva un pò particolare in Italia: mentre la prima serie è giunta dopo l’adattamento americano («La Battaglia dei Pianeti»), con pesantissimi
tagli ed inserimenti di scene create ex-novo negli USA, la seconda e la terza serie sono state
adattate partendo direttamente da quelle giapponesi e quindi sono state trasmesse in maniera
integrale, benché con qualche errore di adattamento.
44
134
Luciana Ingrosso
«per i giovani di oggi manga e anime, con i loro particolari codici
espressivi e i riferimenti al mondo giapponese, sono stati, nel bene e
nel male, strumento di intrattenimento e formazione nella stessa misura
di quanto lo siano stati in passato i fumetti e i cartoni animati della
Walt Disney. Il Giappone è entrato a far parte, non solo dell’immaginario, ma del loro bagaglio di conoscenze con una naturalezza ignota
alla mia generazione e a quelle precedenti, non come modello culturale
egemonizzante, ma in un graduale trasfondersi, attraverso la fantasia
del video-game, la libertà espressiva del fumetto, la forza visuale del
cartone animato, d’immagini contenenti stimoli culturali ma anche informazioni e frammenti di stili di vita»46 .
La raccolta Atashi ga kaeru ie
Tra le numerose opere di Mure Yōko, ho voluto analizzare la raccolta di
racconti intitolata Atashi ga kaeru ie («La casa in cui far ritorno»)47.
È una raccolta di nove racconti da cui emerge il ritratto di una tipica famiglia giapponese vista attraverso gli occhi di una bambina delle elementari.
Il punto di vista è insolito, perché riporta il lettore ai tempi dell’infanzia. I
racconti sono ambientati nel trentesimo anno dell’era Shōwa, corrispondente
al 1955 e parlano di una famiglia segnata dal difficile rapporto tra i genitori.
Il tema della lite coniugale è frequente nelle nove storie e sembra riflettere il
vissuto personale di Mure Yōko, la cui infanzia è stata caratterizzata dall’instabilità economica dovuta all’attività lavorativa del padre, libero professionista che alternava periodi di ricchezza a periodi di ristrettezze economiche,
e dall’instabilità del rapporto tra i genitori, che si separarono nel 1971 per
poi divorziare nel 1975. Questi eventi hanno avuto ripercussioni sul modo di
pensare e di vivere dell’autrice, che ha saputo affrontare e superare con forza
e determinazione anche il terribile male dell’anoressia.
Le novelle di questa raccolta sono: Sentakuki («La lavatrice»), Omekakesan
(«L’amante»), Terebi («La televisione»), Kuruma («L’automobile»), Reizōko
(«Il frigorifero»), Obāchan («La nonna»), Negurijī («La camicia da notte»),
Kazoku Ryokō («Viaggio di famiglia») e Chokin Bako («Il salvadanaio»). Alcuni degli oggetti che danno il titolo alle novelle sono degli elettrodomestici,
facilmente reperibili in una casa giapponese. Simboleggiano l’ascesa economica che il Giappone viveva in quegli anni; altri, come il salvadanaio, sono
legati al mondo dell’infanzia, rivissuta sempre con un pizzico di amarezza,
46
G. Amitrano, «Si può tradurre il Giappone? Riflessioni sulla traduzione letteraria dal
giapponese», in Italia-Giappone 450 anni, a cura di, A. Tamburello, Istituto Italiano per l’Africa e l’Oriente, Roma - Università degli Studi di Napoli «L’Orientale», 2003, p. 600.
47
Y. Mure, Atashiga kaeru ie, Tōkyō, Bunshun Bunko, 1997.
Mure Yōko tra Joryū bungaku e influenze contemporanee
135
perché si tratta di un’infanzia per alcuni versi negata; altri ancora si riferiscono a eventi come il viaggio, di solito ricordato nel tempo come un felice
momento della storia familiare, ma che in questi brevi racconti diventa l’elemento scatenante di liti burrascose; altri sono incentrati su figure, come quella
della nonna, che fanno parte della famiglia giapponese media.
La raccolta si apre con la novella Sentakuki («La lavatrice»), l’elettrodomestico preferito dalla protagonista, che nei momenti difficili, osserva le bolle
di sapone nell’oblò. La bambina lascia subito intendere la sua avversione nei
confronti del padre, considerato un fannullone, sconsiderato ed egoista, che,
invece di farsi in quattro per la famiglia e portare i soldi a casa, preferisce godersi la vita, sebbene non ne abbia le possibilità, per poi rivolgersi agli usurai e
mettersi nei guai. Liti violente e profonde delusioni fanno da sfondo ai racconti. La protagonista, osservando l’infelicità materna, arriva a non sopportare
più la sua casa e ad avvertire un sentimento di odio nei confronti di un padre
che è causa di tutti i loro mali. Davanti alle violenze e alle assenze ingiustificate del padre, la bambina si propone quindi di intervenire per salvare la madre
e il fratellino minore. Escogita quindi un piano per avvelenare il padre, prima
con i semi della prugna giapponese (umeboshi), poi con la schiuma della lavatrice e infine, ricordando i film visti in televisione, opta per il soffocamento
nel sonno. Ovviamente, i suoi tentativi non vanno a buon fine, e ciò determina
nel lettore un senso di comicità ed ilarità nel seguire i ragionamenti di una
bambina di nove anni. Allo stesso tempo, però emerge nell’animo del lettore
una certa amarezza per questo rapporto conflittuale con la figura paterna.
Anche la seconda novella della raccolta (Omekakesan), rivela una certa
dose di pessimismo nei confronti degli uomini. A una prima lettura, sembrerebbe descrivere l’universo infantile alle prese col significato di una parola
ignota, omekakesan, appunto, appartenente al mondo degli adulti. La stessa
curiosità per le parole usate dai «grandi» si ritrova in Negurijī, il racconto sulla bella camicia da notte della madre di Taekochan. Nonostante le apparenze,
un lettore adulto avverte la velata ironia della scrittrice che sa nascondere in
una storia divertente la sua disillusione nei confronti dell’universo maschile.
La sfiducia nei confronti degli uomini e i litigi familiari sono quindi i temi
ricorrenti nei nove racconti ed in particolare in: La televisione, Il salvadanaio,
L’automobile e Il viaggio di famiglia. Questo sentimento si manifesta sotto
forma di contesa per un oggetto desiderato, La televisione, o come insofferenza, disprezzo e rifiuto della figura paterna, in L’automobile, Il viaggio di
famiglia e Il salvadanaio.
Le uniche due novelle che sembrano mettere tra parentesi queste tematiche
sono invece Il frigorifero, che descrive la mania quasi patologica della bam-
136
Luciana Ingrosso
bina di andare a casa degli amici e dei conoscenti per sbirciare il contenuto
del frigorifero, e La nonna, da cui emerge il tema della convivenza nella tipica
famiglia allargata giapponese, in cui oltre al nucleo famigliare propriamente
detto, si insinua la presenza costante e a volte invadente dei nonni paterni e in
particolare della suocera.
Oltre a far riassaporare il tempo dell’infanzia che non c’è più, le novelle della
raccolta sono dei bozzetti che catapultano il lettore nel Giappone di quegli anni e
mettono in risalto le caratteristiche tipiche della società giapponese. Infatti, leggendo Atashi ga kaeru ie e in generale tutte le opere di Mure Yōko, si ha l’impressione di trovarsi proprio all’interno della società giapponese e di osservarne
fenomeni e situazioni tipiche. Questa caratteristica di far immergere il lettore in
un tempo preciso e in un luogo specifico, si riscontra anche nei diari di viaggio
come Ajia fumu fumu keikō («Viaggio a piedi in Asia»), in cui l’autrice, pur
allontanandosi dal suo ambiente naturale, riesce a far percepire al lettore l’atmosfera dei paesi asiatici visitati, mentre in Kamome shokudō, la città di Helsinki
viene descritta dettagliatamente, nonostante l’autrice non ci sia mai stata.
Nell’articolo di Fujita Kaori è stato fatto notare che le opere di Mure Yōko,
nonostante la trama accurata, i sentimenti che esprimono e lo stile chiaro e
scorrevole, che cattura e ipnotizza il lettore, non possono essere definite grandi
opere letterarie (bunkeidaisaku). La stessa Mure ha dichiarato di non scrivere
per ottenere premi e riconoscimenti, ma per intrattenere i suoi lettori. In fin dei
conti, quello che dovrebbe interessare di più, è proprio il successo editoriale, e
di questo Mure non può assolutamente lamentarsi. Pur non essendo dei capolavori, i suoi scritti sono comunque delle letture molto piacevoli e interessanti.
Per questo motivo, si ritiene necessario rivalutare il ruolo di questa autrice nel
panorama letterario giapponese contemporaneo e incentivare la ricerca sulle
sue opere, per far conoscere e apprezzare anche all’estero la bellezza di un
Giappone non più così lontano.
Sul problema delle contaminazioni culturali, connesse al fenomeno della
globalizzazione, si è espresso G. Amitrano in un articolo sulle difficoltà della
traduzione dal giapponese. Grazie al successo dei manga e degli anime, il
Giappone è entrato a far parte, non solo dell’immaginario, ma anche del bagaglio di conoscenze delle nuove generazioni:
«Presto non sarà più necessario, traducendo dal giapponese, tradurre il Giappone»48.
Amitrano, «Si può tradurre il Giappone? Riflessioni sulla traduzione letteraria dal giapponese», cit., p. 600.
48
Mure Yōko tra Joryū bungaku e influenze contemporanee
137
Non sarebbe quindi azzardato presentare all’estero delle opere profondamente legate ai valori e alla cultura del paese d’appartenenza, perché in virtù
di questa contaminazione globalizzante:
«le generazioni più giovani avranno la possibilità di entrare in contatto col Giappone, senza lo sforzo di decodificazione, i sospetti e le
rigidità che hanno finora caratterizzato l’approccio occidentale»49.
e di penetrare e afferrare una cultura diversa e proprio per questo affascinante.
Amitrano, «Si può tradurre il Giappone? Riflessioni sulla traduzione letteraria dal giapponese», cit., p. 600.
49
138
Luciana Ingrosso
Abstract
The article deals with a contemporary Japanese writer Mure Yōko, a best
seller author in Japan, but whose vast literary production is not known abroad.
According to G.Amitrano’s opinion on contemporary Japanese literature,
who stated that «in the last decades of the previous century, the literary world
was waiting for new voices able to express the sensibility of new generations
grown up among mangas and tv programs, but still influenced by traditional
Japanese literature and culture», the aim of this paper is to prove how Mure
is deeply influenced by these contemporary trends, showing at the same time
a strong knowledge of traditional Japanese literature and in particular of the
so-called joryū bungaku, the literature written by women.
The work is divided into four sections. In the first part, there is an introduction to Mure’s works and themes. The second one explores the influences
of joryū bungaku on her books, while the third paragraph deals with Japanese cartoons and literature. The last section introduces a collection of novels
Atashi ga kaeru ie (The house I go back) focusing on its plot and themes, in
order to verify the initial hypothesis, based on G.Amitrano’s critical view.
Luciana INGROSSO ([email protected]) si è laureata in Lingue e Letterature Straniere
nel 2004 all’Università degli Studi di Lecce, con una tesi di laurea dal titolo: «Italiano - giapponese a contatto. Competenze linguistiche in un gruppo giapponese». Ha conseguito nel 2001 il
Diploma Universitario per Traduttori ed Interpreti in lingua francese e giapponese all’Università
di Lecce. È stata Coordinatrice delle Relazioni Internazionali per la città di Sabae - Prefettura di
Fukui, nell’ambito del Jet Programme, dal 2004 al 2005 e ha avuto esperienza di insegnamento
della lingua italiana a studenti di nazionalità giapponese.
Si interessa di letteratura giapponese contemporanea, linguistica e traduzione.

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