Kjell Espmark - Italian - Blocco note

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Kjell Espmark - Italian - Blocco note
Kjell Espmark - Italian
“Quando un amico mi parla di Taormina cerco la poesia Vägen till Taormina (La
strada per Taormina) di cui ho in mente alcuni frammenti. Si trova in una
silloge di Carl Snoilsky, la cui liriche furono una fanfara per gli svedesi
entusiasti dell’Italia. Ma non la ritrovo come credevo. Trovo una poesia
mitologica dove Eos dalle dita rosate solleva «il velo di nebbia dalla neve
dell’Etna», il mandorlo riceve lo sguardo della driade rosseggiante e il mare
lascia udire «le rapsodie dell’Odissea». Non è il pezzo che ricordavo e mi rendo
conto che il brano che sto cercando non esiste.
Nelle ‘antimemorie’ che ho pubblicato l’anno scorso, I ricordi
mentono, ho voluto far vedere come la nostra coscienza trasformi le reminiscenze
nei miti di cui abbiamo bisogno per continuare a vivere ma anche come, nello
stesso tempo, questi ricordi alterati rivelino molto di piú su chi siamo e su
ciò che inconsapevolmente cerchiamo di quanto non facciano gli avvenimenti
originali e spesso grigi dell’esistenza.
E cosí dunque mi sono fabbricato un ricordo falso. La poesia su
Taormina esiste solo nella mia mente. È uno dei miti di cui ho avuto bisogno. Il
mio viaggio a Taormina alla fine di quella calda estate del 1954 fu
un’esperienza cosí forte da dare vita ad un testo immaginario. Italo Calvino –
l’autore de Le città invisibili – mi avrebbe capito.
Al centro di quell’esperienza c’è il magnifico anfiteatro col suo
colonnato greco e gli archi a volta, uno scenario dove l’Etna e lo scintillante
cielo stellato formano lo sfondo naturale per un dramma senza pari. Lo
spettacolo di quella sera era il Giulio Cesare di Shakespeare, in italiano. Con
le mie conoscenze della lingua, ancora rudimentali, non ci fu molto, oltre alle
parole «E tu Brute», che potessi percepire direttamente, ma la rappresentazione
illustrava bene un’impressione formulata da T.S. Eliot durante le sue letture di
Dante: la vera poesia può essere comunicata prima di venire capita.
A quell’esperienza nell’anfiteatro di Taormina contribuí il fatto che
non era soltanto un pezzo del passato di Roma ad essere evocato sulla scena.
Taormina è un archivio discreto della Storia europea. Qui i siculi furono vinti
dai cartaginesi, i greci dai romani, gli arabi dai normanni, i tedeschi dai
francesi, gli spagnoli dagli austriaci, fino al Risorgimento, la rivolta che
creò l’Italia unita. Tutti i loro passi si sono immersi nelle strade di
Taormina, tutte le loro voci si sono fuse nella sua dolce brezza.
Goethe, Nietzsche e Wagner sono tra i molti che hanno ricevuto
un’impressione profonda da Taormina e dal suo passato. Personalmente ricordo
Taormina come una città priva di gravità, sospesa con le sue case rosa e i suoi
cipressi verde scuro qualche centinaio di metri sopra l’acqua e la terra. La
vista sui campi, sui boschi e sul mare infiammato dal sole era inebriante.
Nella memoria cerco di passeggiare lungo Corso Umberto e i vicoli
serpeggianti. Non c’era una funivia che portava al golfo enon c’era una spiaggia
lucente? E una fortezza saracena sull’altura? Ma invano cerco immagini e
profumi. Come ci ha insegnato Proust, non riusciamo mai a dare vita ai ricordi
forzando la nostra volontà. I ricordi arrivano per uno stato di grazia ad un
segnale inatteso, una fragranza dimenticata da tempo o un grido di richiamo.
Attendo il sorprendente suono che faccia apparire di nuovo il campanile,
l’inatteso profumo che dia improvvisamente vita al vicolo con i suoi venditori
di pesce e di frutta.
Ero uno studente di ventiquattro anni in quei giorni e stavo per scrivere
la mia prima raccolta di poesie. Era un periodo critico della mia vita, il
capitolo finale di una storia d’amore, un racconto di inganni che corrispondeva
a quanto allora si stava rappresentando nel teatro greco di Taormina.
L’esperienza composita di una città sospesa in aria, del respiro della Storia, e
dell’infedeltà si sono fatti strada nelle righe del libro che scrivevo e ci sono
rimasti come un refolo di vento materiato di comprensione e di nostalgia.
Nella pubblicità turistica Napoli viene presentata come la città che
bisogna vedere prima di lasciare la vita terrena. Per conto mio è Taormina che
rivendica questo diritto. Quell’esperienza forte non mi ha mai abbandonato. E
attraverso il flusso degli anni la città si è lentamente trasformata in una
poesia che aleggia nella mia mente ma che non esiste sulla carta.”
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KJELL ESPMARK (Premio Nobel per la Letteratura, segretario generale del Premio
Nobel)
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